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Forma di governo regionale con presidente eletto

9) . La legge costituzionale 1/1999 ha modificato

gli articoli da 121 a 126 della Costituzione introducendo una forma di governo regionale basata

sull’ELEZIONE POPOLARE DIRETTA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE. Più precisamente è stata

individuata una forma di governo transitoria, vigente fino a quando la Regione attraverso il

proprio statuto e una propria legge elettorale individuerà autonomamente la propria forma di

governo e la propria legge elettorale, in ARMONIA CON LA COSTITUZIONE. Questo sistema, pur

basato sulla formula elettorale proporzionale, prevede: Un PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA LISTA

o alla COALIZIONE DI LISTE che ottiene più voti a livello regionale; La caratterizzazione delle liste

regionali attraverso il CAPOLISTA DESIGNATO PER LA PRESIDENZA DELLA GIUNTA e alcuni

candidati espressivi dell'intera Regione. Con la riforma questa designazione si è trasformata in

elezione diretta del Presidente della Regione; Una disincentivazione alla presentazione di liste di

piccoli partiti mediante l'introduzione di una CLAUSOLA DI SBARRAMENTO. Il cuore del sistema

elettorale regionale consiste nel prevedere che l'80% dei SEGGI ATTRIBUITI ALLA REGIONE sia

ripartito fra i COLLEGI PROVINCIALI, mentre il residuo 20% venga assegnato a LIVELLO

REGIONALE attribuendolo alla lista più votata. Questo viene fatto per assicurare alla Regione

stessa la maggioranza assoluta nel Consiglio regionale. Le liste regionali sono RIGIDE, quindi

l'elettore non può esprimere preferenze tra i candidati.

Di quali autonomie godono le regioni

10) ? La Costituzione italiana, del 1948, aveva previsto uno

Stato regionale e autonomista, basato su Regioni dotati di:

a. AUTONOMIA POLITICA (art. 114 Cost.), cioè sulla capacità di darsi un proprio indirizzo

politico, anche diverso da quello dello Stato;

b. AUTONOMIA LEGISLATIVA (art. 117) e AMMINISTRATIVA nella materie costituzionali (art.

118);

c. AUTONOMIA FINANZIARIA (art. 119), cioè l'attribuzione di risorse finanziarie necessarie

per esercitare le loro competenze..

Le Regioni, a cui veniva applicata questa disciplina, erano 15, aggiungendosene altre 5 dotate di

una diversa autonomia, più ampia e definita nei suoi contenuti dallo statuto di ciascuna di esse,

approvato con legge costituzionale. Le Regioni disciplinate direttamente dalla Costituzione sono

denominate REGIONI ORDINARIE, mentre le altre REGIONI SPECIALI. Condizioni di ulteriore

specificità sono state inoltre attribuite alle Province autonome di Trento e Bolzano. Infine la

Costituzione riconosceva l’autonomia di enti territoriali di livello inferiore a quello regionale, cioè

i COMUNI e le PROVINCE. La loro autonomia doveva essere disciplinata da leggi generali dello

Stato. Le Regioni ordinarie sono state istituite nel 1970. L’esercizio effettivo delle funzioni da

parte delle Regioni richiedeva che lo Stato, con legge (DECRETI DI TRASFERIMENTO), trasferisse

loro le funzioni amministrative, insieme al personale. Il concreto trasferimento di funzioni

amministrative dallo Stato alle Regioni è avvenuto prima nel 1972 e poi nel 1977, ma si è

trattato di un trasferimento parziale perché i ministeri hanno conservato numerose competenze

nell’ambito delle materie che la Costituzione affidava alle Regioni. Nel 2001, il Parlamento ha

approvato la legge costituzionale 3/2001 con l’idea di disegnare una REPUBBLICA DELLE

AUTONOMIE articolata su più livelli territoriali di governo, ciascuno dotato di autonomia

costituzionalmente garantita. La riforma costituzionale 1/1999 aveva invece modificato la forma

di governo regionale, introducendo l’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e

ampliando l’autonomia statutaria in materia di forma di governo.

Composizione organi politici europei e quali sono i rapporti di fiducia

11) .

a. Il CONSIGLIO EUROPEO è l’organo di impulso politico, chiamato a definire gli orientamenti

politici generali, ma privo di poteri normativi propri. E’ composto dai capi di Stato (o di

Governo) di ciascun Stato membro e dal Presidente della Commissione. Esso, che

rappresenta l'UE all'esterno, è eletto a maggioranza qualificata e dura in carica 2 anni e

mezzo, non può ricoprire cariche nazionali. Il Presidente è eletto dal Consiglio.

b. Il CONSIGLIO esercita, insieme al Parlamento europeo, la funzione legislatica e di

bilancio; coordina le politiche generali di tutti gli Stati membri. È composto da un

rappresentate per ogni Stato (secondo l'ambito di competenza) ed è presieduto da

ciascuno dei suoi membri a rotazione per un periodo di 6 mesi ciascuno. Le deliberazioni

del Consiglio sono generalmente assunte a maggioranza qualificata che tiene conto

anche della popolazione rappresentata da ogni suo membro. In casi particolari è richiesta

l'unanimità degli Stati. Al Consiglio è affiancato il COMITATO DEI RAPPRESENTANTI

PERMANENTI (COREPER), organo composto dai rappresentanti permanenti degli Stati

membri, incaricato di preparare il lavoro del Consiglio e di sottoporre al suo esame gli atti

da deliberare;

c. la COMMISSIONE EUROPEA si può considerare come il centro dei processi di decisione e

come l'organo di propulsione dell'ordinamento comunitario. Dispone di poteri d'iniziativa

normativa per gli atti che il Consiglio adotta, di poteri di decisione amministrativa e di

regolamentazione; di poteri di controllo nei confronti degli Stati membri. La commissione

esercita un controllo indiretto sugli Stati membri tramite le segnalazioni di soggetti

3

privati, cittadini ed imprese relative alla mancata attuazione del diritto comunitario. Si

crea così un rapporto trilatero (Commissione, Amministrazioni nazionali, privati).

Rilevante è il ruolo della Commissione nella gestione dei finanziamenti comunitari, ne

stabilisce l'ammontare e la ripartizione. La Commissione è composta da un numero di

componenti pari a quello degli Stati membri, che durano in carica 5 anni. Il Parlamento

europeo elegge il presidente su proposta del Consiglio ed approva la composizione della

Commissione e, inoltre, può censurare la Commissione costringendola alle dimissioni. I

membri della Commissione sono designati dal Consiglio su proposta degli Stati e il

Presidente della Commissione deve esserne d'accordo.

d. Il PARLAMENTO EUROPEO è composto dai rappresentanti dei cittadini dell'Unione, eletti

in ciascun Stato, per 5 anni e a suffragio universale e diretto. Esso è un organo

rappresentativo e dotato di legittimazione democratica, che partecipa pienamente al

processo di formazione degli atti normativi attraverso la procedura legislativa ordinaria.

L'adozione degli atti normativi, proposti dalla Commissione, richiede il consenso sia del

Parlamento Europeo sia del Consiglio, dove il dissenso è superabile con la convocazione

di un apposito Comitato di conciliazione che cerca di trovare accordo tra le due parti.

Esso dispone di un potere di iniziativa indiretta tramite la Commissione. Inoltre, esso

risponde alle petizioni dei cittadini comunitari e nomina un Mediatore, chiamato ad

indagare sui casi denunciati dagli stessi cittadini. Il PE è titolare dei poteri di controllo

verso la Commissione tramite commissioni temporanee di inchiesta, presentazione di

interrogazioni, mozioni di censura e voto di fiducia iniziale sul presidente e sui membri

della Commissione;

e. La CORTE DI GIUSTIZIA è l’organo giurisdizionale comunitario, chiamato ad assicurare il

rispetto del diritto nell’interpretazione ed applicazione del Trattato. E’ composta da tanti

giudici quanti sono gli Stati membri ed ha il compito di giudicare sulla violazione del

diritto comunitario, sulla legittimità degli atti normativi comunitari e di interpretare il

diritto comunitario in via pregiudiziale. La Corte è coadiuvata dal Tribunale di primo grado

le cui sentenze possono essere impugnate di fronte alla Corte stessa per motivi di solo

diritto;

f. La CORTE DEI CONTI è l’organo di controllo contabile della Comunità, chiamata ad

esaminare le entrate e le spese della stessa e degli organi da essa creati;

g. Il COMITATO ECONOMICO E SOCIALE è un organo consultivo del Consiglio, della

Commissione e del PE. E ‘ composto dai rappresentanti delle diverse categorie

economiche e sociali ed esprime pareri obbligatori ove richiesto dal Trattato;

h. Il COMITATO DELLE REGIONI è un organo consultivo delle istituzioni europee. E’ composto

dai rappresentanti delle collettività regionali e locali, delle quali esprime le istanze a

livello comunitario. Il Comitato è consultato obbligatoriamente dalle istituzioni

comunitarie nei casi previsti dal Trattato.

Da chi è composta la commissione europea

12) . La Commissione è composta da 28 commissari (uno

per stato membro compreso il presidente), scelti tra le personalità di spicco dello Stato membro

di appartenenza. Tra i membri sono compresi il presidente e l'alto rappresentante dell'Unione

per gli affari esteri e la politica di sicurezza (PESC) in veste di vicepresidente. Il presidente può

nominare altri vicepresidenti. I commissari non sono legati da alcun titolo di rappresentanza con

lo Stato da cui provengono, in quanto i commissari devono agire nell'interesse generale

organo di individui" a

dell'Unione; per tale motivo la Commissione viene definita come "

differenza del Consiglio qualificato come "organo di Stati ". Un tempo erano gli stati membri che

nominavano tutta la Commissione di comune accordo, ma successivamente il ruolo del

Parlamento crebbe d'importanza. Attualmente, il presidente della Commissione è proposto

dal Consiglio europeo, che decide a maggioranza qualificata. Il trattato di Lisbona impone che,

nella scelta, sia tenuto conto dei risultati delle elezioni europee. Il candidato deve poi essere

eletto dal Parlamento europeo a maggioranza assoluta. Se il candidato non ottiene l'elezione, il

Consiglio europeo, entro un mese, deve presentare un altro candidato. Alla conferma della

carica, il presidente della Commissione, in accordo con il Consiglio, sceglie i rimanenti

commissari sulla base delle nomine proposte da ognuno degli Stati membri. Alla fine l'intera

Commissione deve essere approvata dal Parlamento europeo (che ha anche facoltà di porre in

essere audizioni per vagliare le candidature dei singoli commissari), per poi essere

definitivamente nominata dal Consiglio europeo

Cittadinanza europea.

13) Il Trattato sull'Unione Europea del 1992 (noto come trattato di Maastricht)

ha introdotto l'istituto della cittadinanza dell'Unione. Presupposto per la cittadinanza dell'Unione

è la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell'Unione "completa la cittadinanza

nazionale e non la sostituisce". Tra i diritti garantiti a livello comunitario dalla cittadinanza

dell'Unione troviamo:

a. "il diritto di circolare liberamente ne territorio degli Stati membri [...]";

b. "tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro [...]"; 4

c. diritto di petizione al Parlamento europeo e il diritto di rivolgersi al mediatore europeo;

d. diritto di elettorato passivo ed attivo alle elezioni comunali nello Stato membro in cui

risiede e alle elezioni del parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede. In

entrambi i casi, il diritto di elettorato viene riconosciuto al cittadino dell'Unione alle

stesse condizioni dei cittadini dello Stato in cui risiede.

L'Unione si impegna a rispettare i diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione europa per la

salvaguardia dei diritti dell'uomo e del cittadino.

PRIMA PARTE

I PARAMETRI DI MAASTRICHT: L’unione monetaria europea stabilisce una serie di vincoli alle

politiche di bilancio dei Paesi membri . Agli Stati, infatti, viene imposto il rispetto di finanze pubbliche

sane e il Trattato prevede che due volte l’anno gli Stati membri sottopongano i loro bilanci, quello in

corso e quello previsto, ad una procedura di esame. L’obiettivo è quello di evitare i disavanzi eccessivi.

Secondo il Trattato CE ed il Protocollo aggiuntivo un disavanzo è ritenuto eccessivo se: il disavanzo

supera la soglia del 3% del Prodotto Interno Lordo e se il debito pubblico supera la soglia del 60% del

PIL. Qualora in un Paese membro un disavanzo risulti eccessivo, la Commissione europea deve

preparare un rapporto al Consiglio, che può fare delle raccomandazioni al Paese in questione. Ove

queste non siano prese in considerazione possono essere emesse delle sanzioni pecuniarie. Questa

disciplina è stata completata dal cosiddetto Patto di stabilità e crescita, concordato in occasione del

Consiglio europeo di Amsterdam nel giugno 1997.

UNIONE MONETARIA EUROPEA: Il mercato unico è stato completato dalla creazione di una moneta

unica, l’Euro, nonché dalla definizione e dalla conduzione di una politica monetaria e di una politica del

cambio uniche, gestite dal Sistema europeo di banche centrali. Tra le finalità principali dell’Unione

europea vi è quello di mantenere la stabilità dei prezzi, fatto salvo questo obiettivo, si cerca di

sostenere le politiche generali dell’Unione conformemente al principio di un’economia di mercato

aperta e in libera concorrenza. Solo dopo avere assicurato questo obiettivo, può iniziare a sostenere le

altre politiche della Comunità, ma anche qui conformandosi ad un altro principio, quello della libertà di

concorrenza. L’unione economica e monetaria comporta una moneta ed una politica monetaria unica

gestite dal Sistema europeo di Banche centrali, che è un organismo di tipo federale composto dalle

banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea.

EQUILIBRIO≠PAREGGIO DI BILANCIO, CICLO DI BILANCIO: L’equilibrio di bilancio si misura in

termini di saldo e il saldo che rileva in sede europea è l’indebitamento netto strutturale. Questo

significa che nelle fasi negative del ciclo, si può finanziare la spesa con il ricorso all’indebitamento

senza che la misura dell’indebitamento pari alla componente clinica determini un saldo negativo. Una

volta superata la fase negativa del ciclo, il bilancio va ricondotto verso il pareggio, non potendosi più

fare ricorso al debito. L’equilibrio di bilancio consente di tenere sotto controllo il debito pubblico, ma di

per sé non porta alla riduzione di un elevato debito pubblico accumulato negli anni. Il pareggio di

bilancio, invece, citato nel quarto comma dell’art.81, impone l’obbligo di copertura delle leggi di

spesa, cioè che ogni nuova spesa debba essere coperta con una nuova corrispondente entrata

tributaria o con una riduzione delle spese previste. Infine, con il ciclo di bilancio, il Governo è tenuto

ad inviare, entro il 15 luglio, le linee guida per la realizzazione degli obiettivi della finanza pubblica.

Sulla base di questo, il Governo definisce, nell’ambito della Decisione di finanza pubblica, il contenuto

del Patto di stabilità interno, nonché le eventuali sanzioni nei confronti degli enti locali inadempienti.

SEMESTRE EUROPEO: Il semestre europeo è un ciclo di coordinamento delle politiche economiche e

di bilancio nell’ambito dell’UE. Durante il semestre europeo gli Stati membri allineano le rispettive

politiche economiche e di bilancio agli obiettivi e alle norme convenuti a livello dell’UE. Il semestre

europeo si articola intorno a tre nuclei di coordinamento della politica economica: riforme strutturali,

politiche di bilancio e squilibri macroeconomici. Il semestre europeo è nato in quanto gli Stati membri

hanno avvertito la necessità di razionalizzare il processo e allineare meglio gli obiettivi delle politiche

nazionali in materia di bilancio, crescita e occupazione, tenendo conto nel contempo degli obiettivi che

si sono dati a livello di UE. Inoltre si è imposta la necessità di estendere la sorveglianza e il

coordinamento a politiche macroeconomiche più ampie. 5

SESSIONE DI BILANCIO: E’ il periodo di tempo destinato all’esame del disegno di legge di

approvazione del bilancio e di legge finanziaria. Tale sessione ha la durata massima di quaranta giorni

in prima lettura, quando i documenti di bilancio sono presentati al Senato e di trentacinque giorni

quando l’esame è in seconda lettura. È prassi l’alternanza tra Camera e Senato per la prima lettura.

Durante questo periodo le Commissioni non possono svolgere altre attività, tranne quella relativa ai

disegni di legge collegati. A questa regola viene apportata un’eccezione per l’esame dei disegni di

legge di conversione dei decreti-legge e per altri disegni di legge che siano ritenuti di assoluta

indifferibilità dall’unanimità della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

GRUPPI≠COMMISSIONI PARLAMENTARI: Ciascuna Camera è al suo interno organizzata in gruppi

parlamentari. Ciascun partito ha il suo gruppo parlamentare che in ciascuna Camera riunisce gli eletti

nelle liste. Esistono anche i gruppi misti, che raccolgono i parlamentari che non fanno parte di altri

gruppi o quelli che durante la legislatura si staccano dal partito con cui sono stati eletti. La

partecipazione ad un gruppo è obbligatoria per ogni parlamentare. Oltre ai gruppi parlamentari, ci

sono le Commissioni parlamentari, che possono essere permanenti e di inchiesta. Le Commissioni

permanenti sono in entrambe le Camere e sono competenti ciascuna per tematiche specifiche e

restano in carica per tutta la legislatura. Le Commissioni di inchiesta, sono di solito bicamerali, cioè

composte di deputati e senatori. Esse hanno il compito di indagare su avvenimenti di grande rilievo

per la vita del Paese

USO E ABUSO DELLA QUESTIONE DI FIDUCIA: Oggi è molto frequente l’uso della questione di

fiducia da parte dei governi italiani. Le conseguenze di un insistente ricorso allo strumento della

fiducia sono decisamente gravi , soprattutto per il valore e il significato politico che in sé racchiudono.

Un simile istituto dovrebbe in realtà essere contraddistinto da un carattere speciale e straordinario,

così da intendere un uso modesto, se non addirittura raro. Vi è la consapevolezza di un attacco ai

principi base della rappresentanza e della sovranità politica che varrebbe la pena interrompere,

ripristinando completamente la separazione dei poteri fra Governo e Parlamento o, più

semplicemente, recuperando il rispetto delle prerogative affermate.

CONTROFIRMA DEGLI ATTI DEL PRES. REP.: La controfirma ministeriale è uno degli istituti

caratterizzanti la forma di governo parlamentare. Tramite essa, si cerca di conciliare l’idea

dell’irresponsabilità giuridica e soprattutto politica del Capo dello Stato, con la responsabilità politica

del Governo nei confronti del Parlamento. Storicamente, la controfirma ministeriale è stata il

meccanismo in base al quale si è potuto passare da una forma di governo monarchico-costituzionale

ad una forma di governo parlamentare, in cui il Governo risponde politicamente del suo operato nei

confronti del Parlamento, attraverso la fiducia parlamentare. La Costituzione repubblicana prevede che

nessun atto del Presidente della Repubblica sia valido se non controfirmato dai Ministri proponenti, che

ne assumono la responsabilità. Per gli atti che hanno valore legislativo e gli altri atti indicati dalla

legge è necessaria la controfirma anche da parte del Presidente del Consiglio dei ministri.

FORMA DI GOVERNO REGIONALE IN CASO DI ELEZIONE INDIRETTA: Prima della riforma

costituzionale del 1999, le Regioni avevano una forma di governo parlamentare a predominanza

assembleare, per effetto della disciplina costituzionale, delle scelte degli Statuti e di un sistema

elettorale di tipo proporzionale. Questo sistema ha favorito la notevole instabilità delle Giunte

regionali, determinata da frequenti crisi. Il primo tentativo di rafforzare il Governo regionale e

accrescerne la stabilità c’è stato nel 1995 con la riforma del sistema elettorale delle Regioni

ordinarie. Quest’ultimo sistema, prevede: un premio di maggioranza alla lista o alla coalizione di

liste che ottiene più voti a livello regionale, la caratterizzazione delle liste regionali attraverso il

capolista designato per la Presidenza della Giunta e alcuni candidati espressivi dell’intera Regione

e una disincentivazione alla prestazione di liste di piccoli partiti mediante l’introduzione di una

clausola di sbarramento. Il sistema elettorale regionale consiste nella previsione che l’80% dei

seggi attribuiti alla Regione sia ripartito fra i collegi provinciali, mentre il residuo 20% venga

assegnato a livello regionale ed attribuito alla lista più votata, in modo di assicurare ad essa la

maggioranza assoluta nel Consiglio regionale. Le liste regionali sono rigide, perciò l’elettore non

può esprimere preferenze fra i candidati.

TIPI DI AUTONOMIA TRA REGIONI E STATO: Le autonomie riconosciute alla regione e garantite a

livello costituzionale nei confronti dello Stato e degli enti territoriali minori sono: l’autonomia statuaria,

l’autonomia legislativa, l’autonomia regolamentare, l’autonomia amministrativa e l’autonomia

finanziaria. Solo le regioni a statuto ordinario sono dotate di autonomia statuaria. Ciascuna regione 6

ordinaria adotta con legge regionale uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la

forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola

l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della regione

e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali. In seguito alla riforma costituzionale del 2001,

la potestà legislativa appartiene allo Stato e alle regioni, posti sullo stesso piano. La competenza è

attribuita per materie e può essere: esclusiva dello Stato, concorrente o residuale delle regioni.

L’autonomia regolamentare della regione è definita dall’art. 117 della Costituzione, sesto comma. La

regione ha potestà regolamentare nelle materie su cui ha competenza esclusiva e su quelle in cui la

competenza tra Stato e regione è di tipo concorrente. Ha potestà regolamentare nelle materie di

competenza esclusiva dello Stato in quanto sia ad essa delegata. L’autonomia amministrativa della

regione è stabilita con l’art. 118 della Costituzione. L’autonomia amministrativa della regione, come di

tutte le pubbliche amministrazioni, deve aderire ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed

adeguatezza. Infine, l’autonomia finanziaria della regione è stabilita con l’art. 119 della Costituzione.

Esso prevede il cosiddetto federalismo fiscale, ma finora non ha trovato attuazione. La regione ha

autonomia finanziaria di entrata e di spesa. Stabilisce e applica tributi ed entrate propri, in armonia con

la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Dispone di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al proprio territorio.

COMPOSIZIONE RAPPORTI POLITICI UE: Per realizzare i propri obiettivi e servire gli interessi dei

suoi cittadini, l’Unione europea dispone di alcune importanti istituzioni. Il Consiglio europeo è

l’organismo che delibera le scelte politiche fondamentali per l’Unione europea. Ha sede a Bruxelles, in

Belgio. È composto dai capi di Stato e di Governo degli Stati membri. I membri del Consiglio europeo

eleggono un loro Presidente, che rimane in carica per non oltre cinque anni e avrà il compito di

presiedere le riunioni, garantire la continuità dei lavori e rappresentare l’UE sulla scena internazionale.

Il Trattato di Lisbona ha previsto che il Presidente del Consiglio europeo non sia più il Primo ministro del

Paese che ha la presidenza semestrale dell’Unione, ma sia eletto dal Consiglio per un periodo di due

anni e mezzo, rinnovabili. Il Consiglio dell’Unione europea, o Consiglio dei ministri, è l’organo

decisionale della Comunità europea e ha sede a Bruxelles. La sua principale attribuzione è quella di

emanare le norme comunitarie, compito che, viene svolto in collaborazione con il Parlamento europeo.

Le deliberazioni del Consiglio sono generalmente adottate a maggioranza qualificata, il cui calcolo è

legato non ai singoli ministri, ma all’importanza demografica e politica che ogni Stato riveste

nell’Unione. La Commissione europea, che ha sede a Bruxelles, è l’organo comunitario titolare del

potere esecutivo. Tra i compiti principali della Commissione rientrano: l’iniziativa legislativa, la vigilanza

sul rispetto dei trattati e delle norme comunitarie da parte degli Stati membri, la predisposizione del

Bilancio, il ruolo di rappresentanza dell’Unione e di negoziatrice negli accordi commerciali e di

cooperazione con gli altri Paesi. Il Parlamento europeo è un organo di indirizzo e di controllo politico,

eletto dai cittadini europei, che partecipa alla formazione delle norme comunitarie. Il Parlamento viene

eletto ogni cinque anni dai cittadini degli Stati membri. Esso esercita la funzione legislativa insieme al

Consiglio dell’Unione ed approva il Bilancio comunitario. Il PE è, infine, titolare dei poteri di controllo

verso la Commissione, che si sostanziano nell’istituzione di commissioni temporanee di inchiesta o

nella presentazione di interrogazioni. Ma soprattutto, nel voto di fiducia iniziale sul presidente e sui

membri della Commissione e nella possibilità di approvare una mozione di censura verso la stessa, che

ne provoca le dimissioni. La Corte di Giustizia è l’organo giurisdizionale comunitario, chiamato ad

assicurare il rispetto del diritto nell’interpretazione ed applicazione del Trattato. La Corte dei Conti è

l’organo di controllo contabile della Comunità, chiamata ad esaminare le entrate e le spese della stessa

e degli organi da essa creati. Il Comitato economico e sociale è un organo consultivo del Consiglio, della

Commissione e del PE e il Comitato delle Regioni che è anch’esso un organo consultivo delle istituzioni

europee.

CITTADINANZA EUROPEA: Il Trattato sull’Unione europea del 1992 ha introdotto l’istituto della

cittadinanza dell’Unione. Presupposto della cittadinanza dell’Unione è la cittadinanza di uno Stato

membro. La cittadinanza dell’Unione completa la cittadinanza nazionale e non la sostituisce. I diritti di

cittadinanza fanno riferimento a quel complesso di situazioni soggettive che sorgono in base al Trattato

UE e alle relative norme di attuazione. Queste situazioni soggettive comprendono il diritto di circolare e

di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, fatte salve le limitazioni e le condizioni

previste dal presene Trattato e dalle disposizioni adottate in applicazione di esso. La possibilità di 7

godere della tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle

stesse condizioni dei cittadini dello Stato, qualora lo Stato di nazionalità non sia rappresentato nello

Stato terzo. Il diritto di petizione al Parlamento europeo ed il diritto di rivolgersi al mediatore europeo.

Ma la caratteristica più importante della cittadinanza europea è l’attribuzione al cittadino dell’Unione

del diritto di elettorato attivo e passivo.

SECONDA PARTE

Il meccanismo delle tre letture

14) . L’approvazione delle leggi: L’art. 72.1 vieta che un progetto di

legge sia discusso direttamente dalla Camera senza prima essere stato esaminato dalla

commissione permanente competente. In relazione alle diverse funzioni che svolgono la

commissione e l’aula, si distinguono 3 procedimenti principali: Procedimento ordinario (per

COMMISSIONE REFERENTE). Spetta al Presidente della Camera individuare la commissione

competente per materia, salvo che nella Camera dei deputati un presidente di gruppo o 10

deputati propongano un'assegnazione diversa. Il presidente della commissione espone le linee

generali della proposta di legge e si passa poi alla discussione articolo per articolo e alla

votazione degli eventuali EMENDAMENTI. Per facilitare questi passaggi è possibile creare un

COMITATO TECNICO RISTRETTO. Il testo viene approvato insieme ad una relazione finale, nella

quale vengono esposti l'attività svolta e gli orientamenti emersi durante i lavori. Inoltre, viene

nominato un relatore con l’incarico di riferire in aula: se le divergenze d'opinione sono forti,

possono essere presentate relazioni di minoranze.In aula la discussione procede per 3 letture:

a. la prima lettura è introdotta dai relatori e consiste nella discussione generale e può

chiudersi con il voto di un "ordine del giorno di non passaggio agli articoli", che

decreterebbe la conclusione (negativa) del procedimento. Altrimenti, senza che vi sia una

votazione,

b. si passa alla seconda lettura che prevede la discussione dei singoli articoli, eventuali

emendamenti e la votazione del testo definitivo di ogni articolo. E' questa la fase più

lunga e complessa.

c. Si passa poi alla terza lettura, che consiste nell'approvazione finale dell'intero testo della

legge. Per le votazioni si procede per voto palese mediante procedimento elettronico

dove la maggioranza richiesta è quella semplice o relativa;

Il criterio di gerarchia tra le fonti di diritto

15) . Le ANTINOMIE si chiamano i contrasti tra norme. E’

compito dell’interprete risolvere le antinomie, individuando la norma applicabile al caso.

Talvolta, con un’INTERPRETAZIONE SISTEMATICA, è possibile risolvere le antinomie, cioè

attribuendo alle disposizioni in gioco un significato che le renda compatibili. Qualora

un’interpretazione sistematica non risolve le antinomie di taluni provvedimenti, quattro sono i

criteri stabiliti dall’ordinamento per la risoluzione delle contraddizioni: il criterio cronologico, il

criterio gerarchico, il criterio di specialità e quello della competenza.

a. Il CRITERIO CRONOLOGICO dice che in caso di contrasto tra due norme si deve preferire

quella più recente (LEX POSTERIOR DEROGAT PRIORI). La prevalenza della nuova norma

sulla vecchia si esprime attraverso l’ABROGAZIONE che sancisce il termine

dell’EFFICACIA della norma precedente.

b. Il CRITERIO GERARCHICO dice che in caso di contrasto tra due norme si deve preferire

quella che nella GERARCHIA DELLE FONTI occupa il posto più elevato (LEX SUPERIOR

DEROGAT LEGI INFERIORI). La Costituzione (art. 134) disegna implicitamente una

gerarchia dove la Costituzione prevale sulla legge. Analogamente le Preleggi disegnano

una gerarchia tra la legge, i regolamenti e le consuetudini dove la legge prevale sul

regolamento e questo sulle consuetudini. La prevalenza della norma superiore su quella

inferiore si esprime attraverso l’ANNULLAMENTO.

c. Il CRITERIO DELLA SPECIALITA’ dice che in caso di contrasto tra due norme si deve

preferire la norma speciale a quella generale, anche se questa è successiva

d. Il CRITERIO DI COMPETENZA non si presta a una definizione stringente in forma di regola

per l’interprete. Esso serve a spiegare come è organizzato attualmente il sistema delle

fonti, piuttosto che ad indicare all'interprete come risolvere le antinomie. Il problema da

cui nasce questo criterio è l'introduzione della Costituzione rigida, che ha comportato

che, accanto alla legge formale, siano presenti altre leggi equiparate alla legge formale a

cui la Costituzione assegna “competenze” particolari. Esempi possono essere:

REGOLAMENTE PARLAMENTARI, cui la Costituzione riserva la competenza a disciplinare il

procedimento di formazione delle leggi; la LEGGE REGIONALE dove la Costituzione

sembra delineare una riserva di competenza generale residuale, salvo le materie

riservate alla legge di Stato.

Differenza tra abrogazione e annullamento delle fonti del diritto.

16) a. Effetti temporali dell’abrogazione: Il principio di irretroattività vale anche per

l’abrogazione. Se questa è effetto prodotto dal nuovo atto sulle norme precedenti, opera

8

in mancanza di disposizioni contrarie, solo per il futuro. La norma abrogata quindi sarà la

norma che il giudice dovrà applicare per i vecchi rapporti intercorsi fino all’entrata in

vigore della nuova normativa. Si dice che l’abrogazione opera EX NUNC (da ora). Tipi di

abrogazione: L’art. 15 delle Preleggi elenca tre ipotesi di abrogazione:

Per dichiarazione espressa dal legislatore (ABROGAZIONE ESPRESSA). Essa è il

 contenuto tipico di una disposizione e possiede una valenza ERGA OMNES;

Per incompatibilità tra le nuove disposizioni e le precedenti (ABROGAZIONE

 IMPLICITA). L’abrogazione implicita è in tutto simile negli effetti all’abrogazione

tacita. Quest’ultima si differenzia perchè si basa su un contrasto tra singole norme

e porta a ritenere abrogata una o più disposizioni; mentre, l'implicita si basa sul

fatto che la disciplina della materia è stata riformata e porta a ritenere abrogata

una o più leggi;

Perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore

 (ABROGAZIONE TACITA). Essa presenta un'antinomia perchè il legislatore non si è

preoccupato, emanando le nuove disposizioni, di eliminare le vecchie. Quindi, il

giudice deve far prevalere la più recente e questo può farlo solo con gli strumenti

dell'interpretazione. Quindi l’abrogazione tacita è temporalmente identica a quella

espressa, ma non spazialmente, poiché se le disposizione del legislatore valgono

erga omnes, le interpretazioni valgono nel singolo giudizio (INTER PARTES).

Abrogazione, deroga e sospensione: Diversa dall’abrogazione è la DEROGA. La

deroga nasce da un contrasto tra norme di tipo diverso, nel senso che la norma derogata

è una norma generale, mentre la norma derogante è una norma particolare: è

semplicemente un’eccezione alla regola. La norma abrogata perde efficacia per il suo

futuro e può riprendere a produrre effetti solo nel caso in cui il legislatore emani una

ulteriore disposizione che o prescriva (è il caso della RIVIVISCENZA DELLA NORMA

ABROGATA). La norma derogata non perde efficacia ma viene limitato il suo campo di

applicazione. Simile alla deroga è la SOSPENSIONE dell’applicazione di una norma, è una

sospensione limitata ad un certo periodo e spesso a singole categorie o zone.

b. L’annullamento è l’effetto di una DICHIARAZIONE DI ILLEGITTIMITA’ che un giudice

pronuncia nei confronti di un atto che quindi perde VALIDITA’. La validità è una figura

generale del diritto e consiste nella conformità alle norme che lo disciplinano, un caso

ristretto della LEGITTIMITA’. L'atto invalido è un atto viziato. I vizi possono essere di due

tipi: FORMALI o SOSTANZIALI. I primi riguardano la “forma” dell'atto e sarà l'intero atto ad

essere viziato. I secondi riguardano i contenuti normativi di una disposizione, cioè le

norme: la disposizione sarà viziata perchè produce un'antinomia. In linea generale

quando un giudice dichiara l’illegittimità di un atto normativo, questa dichiarazione ha

effetti generali (erga omnes): dopo ciò l'atto annullato non può essere più applicato a

nessun rapporto giuridico. Al contrario dell’abrogazione, l’annullamento opera anche per

il passato (EX TUNC) solo per quei RAPPORTI ancora PENDENTI (o aperti). I RAPPORTI

ESAURITI (chiusi) non possono più essere dedotti davanti a un giudice. I rapporti possono

chiudersi per PRESCRIZIONE (estinzione del diritto), DECADENZA (perdita della possibilità

di esercitare il diritto) del diritto, per volontà cioè ACQUIESCENZA (per volontà

dell'interessato) oppure in GIUDICATO (perchè il rapporto è stato definito con una

sentenza non più impugnabile).

Oggetti e limiti espressi dal regolamento abrogativo art 75

17) . Il referendum abrogativo richiede un

procedimento lungo e difficile, disciplinato dalla legge 352/1970. L’art. 75 della Cost. prevede

che esso possa essere proposto da 500.000 elettori o da 5 Consigli regionali: il procedimento

quindi si differenzia per un primo tratto in ragione di chi richiede il referendum:

a. Richiesta popolare: l’iniziativa parte dai promotori, un gruppo di almeno 10 cittadini

iscritti nelle liste elettorali, i quali depositano presso la cancelleria della Corte di

cassazione il quesito che intendono sottoporre a referendum. Ne viene data notizia sulla

Gazzetta Ufficiale e entro 3 mesi devono essere raccolte 500.000 firme;

b. Richiesta regionale: i Consigli di almeno 5 Regioni devono approvare la richiesta a

maggioranza assoluta indicando ovviamente lo stesso quesito. Le richieste vanno

depositate tra il 1° gennaio e il 30 settembre di ciascun anno;

c. Presso la Cassazione si costituisce l’Ufficio centrale per il referendum, che esamina le

richieste per giudicarne la conformità alla legge. Entro il 31 ottobre può rilevare le

eventuali irregolarità, che possono essere sanate. Entro il 15 dicembre si chiude la fase di

valutazione assunta con ordinanza;

d. I quesiti dichiarati legittimi vengono trasmessi alla Corte costituzionale per il giudizio di

ammissibilità. Il parametro di giudizio è la Costituzione. La Corte decide entro il 10

febbraio dell’anno successivo; 9

e. Se la Corte dichiara ammissibile il referendum, il PdR deve fissare il giorno della

votazione tra il 15 aprile e il 15 giugno. Gli elettori troveranno sulla scheda il quesito e

potranno votare con un sì o con un no;

f. L'Ufficio centrale accerta che alla votazione abbia preso parte la maggioranza degli

aventi diritto al voto e solo allora procede alla conta dei voti validi, proclamando il

risultato. Se i “no” superano i “sì” lo stesso quesito non potrà essere riproposto prima che

siano trascorsi 5 anni;

g. Se il risultato è favorevole all’abrogazione, il PdR decreta l’avvenuta abrogazione. Il d.P.R.

è pubblicato immediatamente sulla Gazzetta Ufficiale e l'abrogazione ha effetto dal

giorno successivo alla data di pubblicazione. Tuttavia, il PdR può ritardare, su richiesta

del Governo, fino a 60 giorni l’entrata in vigore dell’abrogazione;

In due casi le procedure sopra descritte si interrompono:- In caso di scioglimento anticipato delle

Camere: il procedimento è sospeso e riprende un anno dopo l'elezione;Nel caso in cui, prima

dello svolgimento del referendum, la legge venga abrogata. L’Ufficio centrale dichiara che le

operazioni non hanno più corso.

Differenza tra regolamento e direttive (art 282).

18) a. REGOLAMENTI UE: hanno le caratteristiche che sono tipiche, all’interno del nostro

ordinamento, della legge. Hanno portata generale, sono obbligatori in tutti i loro elementi

e direttamente applicabili in ciascuno degli Stati membri. La DIRETTA APPLICABILITA’

significa che non è necessario un atto dello Stato che ne ordini l’esecuzione

nell’ordinamento nazionale, perché il regolamento s'impone per forza propria e la sua

applicazione è obbligatoria per tutti;

b. DIRETTIVE UE: sono atti normativi che hanno come destinatario gli Stati membri e li

vincolano per quanto riguarda il risultato da raggiungere, ferma restando la competenza

degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi. Quindi, lo Stato ha un obbligo di

risultato che deve raggiungere entro il termine fissato dalla direttiva e, invece,

discrezionalità per quando riguarda la scelta delle forme e mezzi. Come spesso avviene,

la direttiva UE non si limita a fissare "obiettivi", ma detta discipline assai

particolareggiate (dette DIRETTIVE DETTAGLIATE), in modo da limitare la discrezionalità

degli Stati ed ottenere un'attuazione uniforme nei vari ordinamenti;

La DIRETTA APPLICABILITA’ è una qualità di determinati atti europei che producono immediatamente

i loro effetti giuridici nell’ordinamento nazionale senza la interposizione di un atto normativo

nazionale. Questa qualità è una caratteristica tipologica dei regolamenti UE che li differenzia dalle

direttive UE.

Revisione costituzionale e i suoi limiti art 138 e art 139

19) . Il processo di revisione costituzionale è

sempre più gravoso del normale procedimento legislativo. Se per fare una legge basta una

maggioranza parlamentare, per modificare la Costituzione bisogna raggiungere consensi più

ampi. Questo procedimento cambia di paese in paese. Ogni Costituzione cerca di raggiungere

un punto di equilibrio tra due esigenze contrastanti: quella della stabilità delle regole

costituzionali e delle sottrazioni di esse alla volontà delle maggioranze politiche che si alternano

al potere, e quella del mutamento, dell'adeguamento delle regole ai problemi che l'esperienza

costituzionale pone; Non tutta la Costituzione è revisionabile. Vi è un limite esplicito posto

dall’art. 139 rispetto alla revisione: “la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione

costituzionale”. L'art. 139 è "dichiarativo" di un limite imposto dallo stesso referendum

istituzionale. Per questo si dovrebbe optare per un'interpretazione restrittiva della "forma

repubblicana", cioè la scelta della repubblica che gli elettori espressero nel 1946. Invece, è

prevalsa, in Italia, un'interpretazione estensiva tale da comprendere il carattere elettivo del

Capo dello Stato e il principio della sovranità popolare. Perciò, l'art. 139 viene connesso con l'art.

1, cioè "la forma repubblicana" è considerata inscindibile dal carattere "democratico" della

Repubblica e dall'appartenenza della sovranità al popolo (art. 1). In questo modo, il limite

esplicito alla riforma costituzionale si allarga molto perché si pongono al riparo dalla revisione

anche quei principi che sembrano indispensabili per poter definire "democratico" un

ordinamento politico. Un'altra via per l'estensione e l'arricchimento dei limiti alla revisione è

stata elaborata sulla base dell'interpretazione di altre disposizioni costituzionali: l'art. 2 che

dichiara "inviolabili" i diritti dell'uomo, porrebbe a riparo dalla revisione anche tutte quelle

libertà che sono elencata dagli artt. 13 e successivi; l'art. 5, dichiarando la Repubblica "una e

indivisibile", escluderebbe invece ogni ipotesi legale di secessione o divisione del paese.

CSM funzione, composizione e poteri.

20) A garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della

magistratura, la Costituzione ha previsto il CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA (CSM).

Si è voluto così evitare che il Governo utilizzasse strumenti amministrativi relativi alla carriera e

allo status dei magistrati (che sono funzionari pubblici) per condizionarne l’autonomia. Il CSM è

composto da (art. 104.2): Da 3 MEMBRI DI DIRITTO: il Presidente della Repubblica che lo

presiede, il primo Presidente della Cassazione e il Procuratore Generale della Corte di

Cassazione; Da membri eletti dai magistrati ordinari che devono rappresentare i 2/3 del Collegio

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Università: Ferrara - Unife
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher letiziapresentati di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ferrara - Unife o del prof Guazzarotti Andrea.

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