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Diritto pubblico, dell'informazione e della comunicazione - la disciplina della comunicazione politica Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto pubblico, dell’informazione e della comunicazione per l'esame della professoressa Allegri sulla disciplina della comunicazione politica. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il diritto d'accesso, le campagne elettorali, il codice di autoregolamentazione.

Esame di Diritto pubblico, dell'informazione e della comunicazione docente Prof. M. Allegri

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ESTRATTO DOCUMENTO

La “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, proprietario di tre reti

televisive, pone l’esigenza di una nuova regolamentazione della

comunicazione politica.

In vista delle elezioni amministrative di aprile 1995, è stato

approvato il d. l. n. 83/1995, intitolato Disposizioni urgenti per la

parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne

elettorali e referendarie, che però è stato reiterato (illegittimamente)

ben otto volte e mai convertito in legge (il governo Prodi, nel luglio

1996, ha presentato un disegno di legge per la convalida degli

effetti). Il d. l. 83/1995: il contenuto

La propaganda elettorale è consentita solo nelle forme di tribune politiche,

dibattiti, tavole rotonde, conferenze, discorsi, presentazione dei candidati e dei

loro programmi politici, confronti, relativi annunci.

Forme diverse di propaganda elettorale sono sempre vietate dalla

convocazione dei comizi elettorali fino alla chiusura delle operazioni di voto.

Occorre evitare anche propaganda “occulta” in programmi di intrattenimento

o di altro genere Per cui occorre prestare attenzione al contegno del

conduttore, alla scelta degli ospiti, a mantenere comunque l’equilibrio fra le

diverse correnti politiche.

Nello stesso periodo è vietata anche propaganda di qualsiasi genere da parte

delle amminstrazioni pubbliche.

Dalla data di convocazione dei comizi elettorali è consentita solo la pubblicità

che contenga unicamente gli elementi necessari all’identificazione del

soggetto politico (denominazione, contrassegno, forza politica di

appartenenza), nella forma di inserzioni e spot recanti esplicitamente la

dicitura “pubblicità elettorale”. (segue ...)

Il d. l. 83/1995: il contenuto (segue)

Questa forma di pubblicità in tale periodo, però, è vietata nella concessionaria

pubblica e possibile solo nelle emittenti private.

E’ sempre vietata la pubblicità elettorale falsa ed ingannevole.

Nei trenta giorni precedenti le elezioni è vietata ogni forma di pubblicità

elettorale.

Le emittenti televisive private devono offrire a tutti i soggetti politici, con

parità di trattamento, spazi per la pubblicità e la propaganda elettorali,

tenendone informati la Commissione parlamentare ed il Garante.

La Commissione parlamentare ed il Garante stabiliscono i criteri cui deve

uniformarsi l’informazione elettorale nel periodo compreso fra la

convocazione dei comizi e la chiusura delle operazioni di voto.

Il divieto di diffusione dei risultati dei sondaggi elettorali va dai venti giorni

antecedenti alle votazioni fino alla chiusura delle operazioni di voto. Nono si

possono effettuare comunque sondaggi sulle preferenze elettorali a partire

dalla dalla di convocazione dei comizi. (segue ....)

Il d. l. 83/1995: il contenuto (segue)

La Commissione parlamentare ed il Garante stabiliscono le regole sulla par

condicio in relazione all’informazione, alla propaganda e alla pubblicità

elettorale, attribuendo tempi d’accesso alle diverse forze politiche in relazione

alla quota di rappresentanza in Parlamento.

Quindi, non più una distribuzione paritaria degli spazi, ma una distribuzione

proporzionale, che favoriva chi era già presente in Parlamento.

Tutte le trasmissioni contenenti messaggi politici devono essere registrate, per

essere sottoposte al controllo del Garante.

Il Garante può adottare vari provvedimenti (misure compensative,

risarcimento, obbligo di rettifica, inibizione delle trasmissioni, sanzioni

pecuniarie) in relazione al tipo di violazione commessa, contro i quali è

possibile il ricorso al TAR.

Corte costituzionale, sentenza n. 161/1995

I promotori dei referendum in materia di commercio, di elezioni comunali e

di contributi sindacali hanno sollevato conflitto di attribuzioni nei confronti

del Governo, chiedendo l’annullamento del d. l. n. 83/1995, ritenendo

irragionevole l'estensione alle campagne referendarie della rigida disciplina

relativa alle elezioni politiche e amministrative e, in generale, scorretto

l’utilizzo dello strumento del decreto-legge, che presupporrebbe i requisiti

della necessità e dell’urgenza, per disciplinare la materia referendaria.

La Corte ha ritenuto che nel caso di specie non vi fosse alcuna evidente

mancanza dei requisiti della necessità e dell’urgenza e che pertanto il ricorso

allo strumento del decreto-legge era legittimo.

Analogamente infondate apparivano le censure relative all’irragionevolezza:

«Nulla vieta cioè che il legislatore, nell'esercizio della sua discrezionalità,

possa di massima regolare elezioni e referendum in termini identici, una

volta constatata, rispetto al profilo della parità di trattamento cui sono tenuti

i mezzi di informazione di massa nei confronti dei soggetti politici,

l'unitarietà della ratio della disciplina da adottare». (segue ...)

Corte costituzionale, sentenza n. 161/1995 (segue)

Tuttavia, in relazione alla norma che vietava la pubblicità referendaria

(come quella elettorale) nei trenta giorni antecedenti al voto, la Corte ha

accolto la censura di irragionevolezza: «... mentre per le campagne

elettorali la presenza di un limite temporale ragionevolmente contenuto per

lo svolgimento della pubblicità può trovare giustificazione nel fatto di

privilegiare la propaganda sulla pubblicità, al fine di preservare l'elettore

dalla suggestione di messaggi brevi e non motivati, eguale esigenza non

viene a prospettarsi per le campagne referendarie, dove i messaggi tendono,

per la stessa struttura binaria del quesito, a risultare semplificati, così da

rendere sfumata la distinzione tra le forme della propaganda e le forme

della pubblicità. Nelle campagne referendarie le forme espressive della

propaganda vengono, invero, in larga parte a coincidere con le forme

proprie della pubblicità, con la conseguenza che, per queste campagne, gli

effetti delle limitazioni introdotte in materia pubblicitaria possono risultare

aggravati fino a ridurre al di là della ragionevolezza gli spazi informativi

complessivamente consentiti ai soggetti interessati alla promozione o alla

opposizione ai quesiti referendari».

Negli anni successivi, le campagne elettorali e referendarie si sono svolte, fra

mille polemiche, nel tentativo di fare in modo che i mezzi di comunicazione –

soprattutto la televisione – mantenessero una linea di imparzialità e di parità

di accesso fra tutti gli esponenti politici.

Mancava però una disciplina adeguata: la legge 515/1993, che prescriveva il

criterio della parità di accesso, era fortemente criticata e comunque non

rispettata nella sostanza.

Il d. l. n. 83/1995 – che prescriveva invece il criterio dell’accesso

proporzionale alla rappresentanza in Parlamento – non era stato convertito.

Occorreva una nuova legge!

Legge n. 28/2000 (Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di

informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la

comunicazione politica) poi integrata dalla legge n. 313/2003 (Disposizioni

per l'attuazione del principio del pluralismo nella programmazione delle

emittenti radiofoniche e televisive locali )

Questa è la disciplina attualmente vigente.

La legge n. 28/2000

Scompare la nozione di “propaganda”, sostituita da quella di “comunicazione

politica” radiotelevisiva, con cui si intende «la diffusione sui mezzi

radiotelevisivi di programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche».

L'offerta di programmi di comunicazione politica radiotelevisiva è

obbligatoria per le concessionarie radiofoniche nazionali e per le

concessionarie televisive nazionali con obbligo di informazione che

trasmettono in chiaro. La partecipazione ai programmi medesimi è in ogni

caso gratuita.

È assicurata parità di condizioni nell'esposizione di opinioni e posizioni

politiche nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nelle

presentazioni in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle

interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante

l'esposizione di opinioni e valutazioni politiche.

Le regole per l’applicazione del contenuto della legge sono determinate dalla

Commissione parlamentare e dall’Agcom. (segue ...)

La legge n. 28/2000 (segue)

La concessionaria pubblica è obbligata (e le emittente private possono farlo

discrezionalmente) ad offrire spazi gratuiti per i messaggi politici autogestiti

(prima del 2003, anche a pagamento) in condizioni di parità.

I messaggi politici autogestiti recano la motivata esposizione di un

programma o di una opinione politica e hanno una durata compresa tra uno e

tre minuti per le emittenti televisive e da trenta a novanta secondi per le

emittenti radiofoniche. Deve essere evidente l’indicazione “messaggio

politico autogestito”. Essi possono essere trasmessi a partire dalla data della

presentazione delle candidature.

Le emittenti private che accettano di farlo hanno diritto ad un rimborso da

fondi statali.

Dalla data di convocazione dei comizi elettorali la comunicazione politica

radio-televisiva si svolge nelle seguenti forme: tribune politiche, dibattiti,

tavole rotonde, presentazione in contraddittorio di candidati e di programmi

politici, interviste e ogni altra forma che consenta il confronto tra le posizioni

politiche e i candidati in competizione. (segue...)

La legge n. 28/2000 (segue)

L’ attribuzione degli spazi è definita dalla Commissione parlamentare e dall’Agcom

secondo i seguenti criteri:

a) per il tempo intercorrente tra la data di convocazione dei comizi elettorali e la data

di presentazione delle candidature, gli spazi sono ripartiti tra i soggetti politici

presenti nelle assemblee da rinnovare, nonché tra quelli in esse non rappresentati

purché presenti nel Parlamento europeo o in uno dei due rami del Parlamento;

b) per il tempo intercorrente tra la data di presentazione delle candidature e la data di

chiusura della campagna elettorale, gli spazi sono ripartiti secondo il principio della

pari opportunità tra le coalizioni e tra le liste in competizione che abbiano presentato

candidature in collegi o circoscrizioni che interessino almeno un quarto degli elettori

chiamati alla consultazione, fatta salva l'eventuale presenza di soggetti politici

rappresentativi di minoranze linguistiche riconosciute tenendo conto del sistema

elettorale da applicare e dell'ambito territoriale di riferimento;

c) per il tempo intercorrente tra la prima e la seconda votazione nel caso di

ballottaggio, gli spazi sono ripartiti in modo uguale tra i due candidati ammessi;

gli spazi sono ripartiti in misura uguale fra i favorevoli e i

d) per il referendum,

contrari al quesito referendario. (segue...)

La legge n. 28/2000 (segue)

La Commissione e l‘Agcom definiscono, non oltre il quinto giorno successivo

all'indizione dei comizi elettorali, i criteri specifici ai quali, fino alla chiusura delle

operazioni di voto, debbono conformarsi la concessionaria pubblica e le emittenti

radiotelevisive private nei programmi di informazione, al fine di garantire la parità di

trattamento, l'obiettività, la completezza e l'imparzialità dell'informazione.

Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni

di voto in qualunque trasmissione radiotelevisiva è vietato fornire, anche in forma

indiretta, indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze di voto.

I registi ed i conduttori sono altresì tenuti ad un comportamento corretto ed

imparziale nella gestione del programma, così da non esercitare, anche in forma

surrettizia, influenza sulle libere scelte degli elettori.

Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino a tutto il penultimo giorno

(ad eccezione degli

prima della data delle elezioni, gli editori di quotidiani e periodici

organi ufficiali di partito), qualora intendano diffondere a qualsiasi titolo messaggi

politici elettorali, devono darne tempestiva comunicazione sulle testate edite, per

consentire ai candidati e alle forze politiche l'accesso ai relativi spazi in condizioni di

parità fra loro. (segue ...)

La legge n. 28/2000 (segue)

è vietato rendere

Nei quindici giorni precedenti la data delle votazioni

pubblici o, comunque, diffondere i risultati di sondaggi demoscopici sull'esito

delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali

sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto.

Al di fuori del periodo indicato, i risultati dei sondaggi possono essere diffusi

solo se accompagnati da indicazioni relativi, all’autore, al committente, al

campione intervistato, al tipo di domande, al periodo, al metodo di raccolta e

di elaborazione dei dati, ecc.

Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle

operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di

svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma

impersonale ed indispensabili per l'efficace assolvimento delle proprie

funzioni. (segue...)

La legge n. 28/2000 (segue)

Chiunque può denunciare all’Agcom le violazioni alla legge ed essa

può anche perseguirle d’ufficio. imporre risarcimenti,

L’Agcom può comminare sanzioni pecuniarie,

disporre misure compensative o correttive oppure poteri inibitori.

Contro i suoi provvedimenti si può ricorrere al Tar e poi al Consiglio di

Stato.

Entro trenta giorni dalla consultazione elettorale i titolari di emittenti

radiotelevisive, nazionali e locali, e gli editori di quotidiani e periodici

comunicano ai Presidenti delle Camere nonché al Collegio regionale di

garanzia elettorale i servizi di comunicazione politica ed i messaggi

politici effettuati ai sensi dei precedenti articoli, i nominativi di coloro

che vi hanno partecipato, gli spazi concessi a titolo gratuito o a tariffa

ridotta, gli introiti realizzati ed i nominativi dei soggetti che hanno

provveduto ai relativi pagamenti.

Corte costituzionale, sentenza n. 155/2002

Alcune emittenti radiotelevisive hanno chiesto al Tar Lazio l’annullamento di alcune

delibere dell’Agcom relative all’attuazione della disciplina della legge n. 28/2000 per

le elezioni amministrative del giugno 2000.

Il Tar ha adito la Corte, ritenendo che:

- la disciplina della "comunicazione politica" radiotelevisiva ex legge n. 28 del 2000

non fisserebbe "limiti" all'esercizio di specifiche attività, ma renderebbe il mezzo

radiotelevisivo funzionale all'interesse per il quale è stato posto il limite, e ciò in

contrasto con il riconoscimento della libertà dei mezzi di diffusione garantita dall'art.

21 della Costituzione;

- le disposizioni impugnate non terrebbero conto che l'emittente privata, in quanto

"impresa di opinione", sarebbe titolare di un'autonoma posizione soggettiva tutelata

dall'art. 21 della Costituzione, e, nonostante abbia la "paternità" del programma

trasmesso, la esproprierebbero del diritto di manifestare una propria identità politica;

- le emittenti radiotelevisive nazionali sarebbero svantaggiate rispetto a quelle locali

perché per esse non è previsto il rimborso per i messaggi politici autogestiti gratuiti.

(segue...)

Corte costituzionale, sentenza n. 155/2002 (segue)

La Corte ha ritenuto non fondate le questioni di incostituzionalità perché:

- la diffusione di programmi radiofonici e televisivi, realizzata con qualsiasi mezzo

tecnico, ha carattere di preminente interesse generale e quindi anche gli imprenditori

privati sono tenuti al rispetto del pluralismo, dell'obiettività, della completezza e

dell'imparzialità della informazione, dell'apertura alle diverse opinioni, tendenze

politiche, sociali, culturali e religiose;

- occorre soprattutto tutelare il diritto alla completa ed obiettiva informazione del

cittadino, consentendo il corretto svolgimento del confronto politico;

- «Ed è in questa stessa prospettiva che deve essere valutato se il c.d. pluralismo

"esterno" dell'emittenza privata sia sufficiente a garantire, in ogni caso, la completezza

e l'obiettività della comunicazione politica, o se invece debbano concorrere ulteriori

misure sostanzialmente ispirate al principio della parità di accesso delle forze politiche

e dei rispettivi candidati, tenendo presente che nei principali Paesi europei la

disciplina della comunicazione politica, in questi ultimi anni, si è orientata, pur

nell'inevitabile diversità dei criteri ispiratori, su modelli di regolazione degli spazi

radiotelevisivi caratterizzati in generale dalla regola della parità di chances»

Corte costituzionale, sentenza n. 155/2002 (segue)

- in ogni caso non è esatto ritenere che in questo modo si pervenga ad espropriare in

toto di ogni manifestazione politica le emittenti private, poiché l'art. 2, comma 2,

della legge censurata stabilisce espressamente che le disposizioni che regolano la

comunicazione politica radiotelevisiva non si applicano alla diffusione di notizie nei

programmi di informazione;

- durante le campagne elettorali sono previsti criteri limitativi sia in ordine alla

comunicazione politica radiotelevisiva, sia in ordine ai programmi di informazione,

ma solo nel ragionevole intento di prevenire in ogni modo qualsiasi influenza, anche

"in forma surrettizia", sulle libere e consapevoli scelte degli elettori, in momenti

particolarmente delicati della vita democratica del Paese;

- stante la rilevante differenza di ordine fattuale e giuridico tra emittenti ad ambito

nazionale ed emittenti ad ambito locale ed in considerazione della limitatezza delle

risorse finanziarie disponibili per queste ultime, appare del tutto giustificata la

previsione di un rimborso da parte dello Stato delle loro spese per la trasmissione di

messaggi autogestiti. La legge n. 313/2003

Ha eliminato la possibilità, per le emittenti televisive private, di trasmettere

messaggi politici autogestiti anche a pagamento (per un tempo uguale a quello dei

messaggi gratuiti) ed ha dettato una nuova disciplina della comunicazione politica

sulle emittenti locali.

Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, le organizzazioni che

rappresentino almeno il 5% del numero totale delle emittenti radiofoniche o

televisive locali o dell'ascolto globale televisivo o radiofonico di queste presentano

al Ministro delle comunicazioni uno schema di codice di autoregolamentazione

sul quale – prima che il codice sia emanato dal Ministro – devono essere acquisiti i

nazionale dei

pareri della Federazione nazionale della stampa italiana, dell'Ordine

giornalisti, della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e

le province autonome di Trento e di Bolzano e delle competenti Commissioni

della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Il codice di autoregolamentazione deve regolare la comunicazione politica

secondo una effettiva parità di condizioni tra i soggetti competitori e disciplinare le

condizioni economiche di accesso ai messaggi politici autogestiti a pagamento

secondo un principio di parità di costo.

Il codice di autoregolamentazione

Il codice è stato emanato il 30 novembre 2004, in allegato alla delibera 43/04/CPS

dell’Agcom.

Nel periodo elettorale o referendario, i programmi di comunicazione politica che le

emittenti televisive e radiofoniche locali intendono trasmettere devono consentire una

effettiva parità di condizioni tra i soggetti politici competitori, anche con riferimento

alle fasce orarie e al tempo di trasmissione.

Nei programmi di informazione le emittenti radiofoniche e televisive locali devono

garantire il pluralismo, attraverso la parità di trattamento, l’obiettività, l’imparzialità e

l’equità. che, in

Resta comunque salva per l’emittente la libertà di commento e di critica,

chiara distinzione tra informazione e opinione, salvaguardi comunque il rispetto delle

persone.

In periodo elettorale o referendario, in qualunque trasmissione radiotelevisiva diversa

da quelle di comunicazione politica e dai messaggi politici autogestiti, è vietato

fornire, anche in forma indiretta, indicazioni o preferenze di voto. (segue...)

Il codice di autoregolamentazione (segue)

Al di fuori del periodo elettorale o referendario le emittenti radiofoniche e televisive

locali possono trasmettere messaggi politici autogestiti a pagamento, mentre in tale

periodo possono farlo sia a pagamento che gratuitamente.

Per i messaggi politici autogestiti a pagamento in periodo elettorale o referendario

devono essere praticate condizioni economiche uniformi a tutti i soggetti politici;

deve essere dato preventivo avviso dell’offerta degli spazi, in modo che tutti possano

farne richiesta; gli spazi devono essere concessi seguendo l’ordine di prenotazione; le

tariffe massime non possono superare il 70% del listino di pubblicità tabellare.

In periodo non elettorale/referendario, l’unica regola è quella di indicare chiaramente

"Messaggio politico a pagamento", con l’indicazione del soggetto politico

committente. sono regolati dalla legge n. 28/2000.

I messaggi politici gratuiti

Le sanzioni in caso di violazione sono le stesse di quelle previste dalla legge n.

28/2000.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico, dell'informazione e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allegri Maria Romana.

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