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Corte costituzionale, ordinanza n. 11/1963

Il prof. Giorgio La Pira aveva fatto proiettare senza la licenza del

Questore e nonostante il divieto della Commissione di censura, la

pellicola cinematografica "Tu ne tueras point" (Non uccidere) nel corso

di una riunione non avente carattere privato.

Il giudice a quo sosteneva che la Commissione di censura si fosse

espressa con criteri diversi (apologia di reato) rispetto al quello del

buon costume, che invece avrebbe dovuto essere l’unico parametro da

considerare.

La Corte ha ordinato la restituzione degli atti al giudice a quo poiché la

legge n. 161/1962 era entrata in vigore successivamente al fatto

commesso; quindi era necessario un nuovo esame della questione per

vedere quali effetti retroattivi detta legge (comportando aspetti penali)

potesse avere.

Casi celebri di film censurati (dopo il 1962)

La censura ha colpito maggiormente prima del 1962.

Invece successivamente:

- “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci, ritenuto osceno dalla

Cassazione penale nel 1976, quindi escluso dalla programmazione

obbligatoria e poi “riabilitato” dal Tribunale penale di Roma nel 1987.

- “Teorema” di Pasolini, assolto dal Tribunale di Venezia

dall’imputazione di oscenità nel 1968

-“Rocco e i suoi fratelli” di Viconti, censurato già nel 1960

(oscuramento di alcune sequenze) e definitivamente “riabilitato” nel

1966.

- “Illibatezza” di Rossellini e “La ricotta” di Pasolini, episodi facenti

parte del film miscellaneo “Ro.go.pag”, vietato ai minori di 18 anni

(1963). La censura sugli spettacoli: il teatro

La base normativa è la stessa che per il cinema.

Tuttavia, il d. lgs. n. 3/1998 ha eliminato la censura per le opere

teatrali.

In precedenza, invece, l’obbligo del prevenivo “nulla osta” ministeriale

era previsto solo per i lavori teatrali eseguiti in rivista o commedia

musicale a musica ed azione coreografica; il “nulla osta” poteva essere

negato solo per violazione del limite del buon costume.

Per le altre opere teatrali, invece, il “nulla osta” era condizione

necessaria solo per l’ammissione dei minori di anni 18. Se si adottava

spontaneamente il divieto per i minori, era possibile evitare l’esame

della commissione.

La censura sugli spettacoli: la commissione di revisione

La commissione incaricata della revisione è composta da:

- un docente in materie giuridiche (presidente)

- un docente di psicologia dell’età evolutiva

- un docente di pedagogia

- due esperti di cultura cinematografica

- due rappresentanti designati dalle associazione dei genitori

- un rappresentante designato dalle associazioni per la protezione degli

animali.

La decisione della commissione viene presa in contraddittorio con le

parti interessate, che possono ricorrere ad una commissione di secondo

grado (sezioni unite e persone diverse della commissione di primo

grado) e poi al Consiglio di Stato.

La censura sugli spettacoli: la protezione dei minori

L’art. 9 del regolamento di esecuzione della legge n. 161/1962 (d.p.r. n.

2029/1963) precisa che debbono ritenersi in ogni caso vietate ai minori le

opere cinematografiche e teatrali che, pur non costituendo offesa al buon

costume ai sensi dell’art. 6 della legge, contengono battute o gesti volgari,

indulgono in comportamenti amorali, contengono scene erotiche o di

violenza verso uomini o animali oppure scene relative ad operazioni

chirurgiche o a fenomeni ipnotici o medianici (se rappresentati in forma

particolarmente impressionante o riguardante l’uso di stupefacenti),

fomentano l’odio e la vendetta, presentano crimini in forma tale da indurre

alla loro imitazione o al suicidio in forma suggestiva.

Inoltre, la legge n. 203/1995 ha stabilito che le fiction televisive o i film in

TV con immagini che possono incidere negativamente sulla sensibilità dei

minori possono essere trasmessi solo fra le 23 e le 7.

I produttori, i distributori o i concessionari possono richiedere alla

commissione una deroga (una sorta di revisione facoltativa).

La censura sugli spettacoli:

la repressione delle rappresentazioni abusive

Art. 668 c. p.: la mancata sottoposizione alla revisione, ove obbligatoria

in relazione alla tutela dei minori, è punita con ammenda.

Art. 528, 3° comma, c. p. p.: è punito con reclusione da tre mesi a tre

anni e/o con multa chi dà pubblici spettacoli teatrali o cinematografici

ovvero audizioni o recitazioni pubbliche che abbiano carattere di

oscenità.

La legge n. 153/1994 prevede la possibilità per l’autorità di p. s. di

sequestrare il film e di interdirne la proiezione in pubblico, mentre

l’autorità giudiziaria, in caso di sentenza di condanna, oltre a interdire

la proiezione in pubblico del film può dispone automaticamente (non

facoltativamente) anche la chiusura del locale per almeno 10 giorni.

La censura sugli spettacoli: gli organi di controllo

Dopo la soppressione, nel 1993, del Ministero del turismo e dello

spettacolo, le sue funzioni erano state attribuite (d. l. n. 495/1993) al

Garante per la radiodiffusione e l’editoria istituito con la legge n.

223/1990.

Poi, con legge n. 203/1995, le medesime funzioni sono state attribuite

alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, presso cui veniva istituito un

Dipartimento per lo spettacolo.

In seguito all’istituzione del Ministero per i beni e le attività culturali, il

Dipartimento per lo spettacolo e le relative funzioni sono state ad esso

trasferite (d. lgs. n. 36/1998).

Gli interventi promozionali nel settore dello spettacolo

Sotto la vigilanza del Ministero del Turismo e dello spettacolo

hanno continuato ad operare gli enti creati in epoca fascista, quali

l’ETI (riforma con legge n. 836/1978), l’INDA (teatri di Siracusa e

di Ostia), il Centro sperimentale di cinematografia (ri-

disciplinato da legge n. 153/1994 e poi trasformato in Scuola

nazionale del cinema con il d. lgs. n. 20/1997 e ancora in

Fondazione centro sperimentale di cinematografia con d. lgs. n.

32/2004), l’Accademia di arte drammatica (inquadrata sotto il

Ministero della pubblica istruzione).

In seguito alla legge n. 59/1997 “Bassanini” e ai relativi decreti

delegati, questi enti – inizialmente pubblici – sono stati trasformati

in fondazioni (con personalità giuridica privata), pur avendo finalità

pubbliche, contributi pubblici e conseguente sottoposizione alla

vigilanza del Governo.

Gli interventi promozionali nel settore dello spettacolo (segue)

E’ stato poi istituito ex novo l’Ente cinema s.p.a. (d.p.r. n. 575/1958 e

legge n. 1330/961), dapprima come ente pubblico, poi come società per

azioni a totale partecipazione pubblica.

Nell’ambito dell’Ente sono inquadrati l’Istituto Luce (s.p.a. con lege n.

1330/1961) e Cinecittà (passata all’Ente cinema con legge n.

649/1960).

Lo scopo sarebbe quello di promuovere la cinematografia italiana

(produzione, distribuzione, promozione, circuiti di sale

cinematografiche) attraverso un sostegno anche economico da parte

dello Stato, in modo da garantire uno sviluppo pluralistico al riparo dalle

strozzature del mercato.

Nel 1998 l’Ente ha assunto il nome di Cinecittà Holding s.p.a., che

detiene tutte le partecipazioni dell’Istituto Luce e di varie altre società

operanti nel settore della produzione e della distribuzione

cinematografica, fra cui Filmitalia s.p.a., istituita nel 2006.

Gli interventi promozionali nel settore dello spettacolo (segue)

La legge n. 800/1967 ha istituito gli Enti lirici, attribuendo ad alcuni teatri

lirici di particolare importanza nazionale la personalità giuridica pubblica e

prevedendo a loro favore un sistema di provvidenze.

Tali Enti sono presieduti dal Sindaco della città e prevedono, fra i membri del

CdA, rappresentanti del Comune, della Provincia e della Regione. Il CdA

designa una persona di chiara fama per il ruolo di sovrintendente, incaricato

dell’attività artistica.

Tali Enti erano finanziati in massima parte dallo Stato, dalle Regioni e dagli

enti locali e quindi il consiglio dei revisori era (è tuttora) di nomina

governativa.

Oggi gli Enti lirici sono diventati fondazioni di diritto privato, di prioritario

interesse nazionale (d. lgs. n. 367/1996, d. lgs. n. 134/1998, d. l. n. 345/2000,

legge n. 6/2001).

Il patrimonio della fondazione può essere al 40% costituito da privati e i

privati entrano anche nel CdA. Il resto dallo Stato e dagli enti territoriali.

Gli interventi promozionali nel settore dello spettacolo (segue)

Nel secondo dopoguerra sorsero i teatri stabili, ora denominati

“organismi stabili di produzione teatrale” (d. d. n. 470/1990).

Sono istituiti per iniziativa degli enti locali, solitamente in forma

associativa e, se rispondono a determinati requisiti, possono

beneficiare di contributi pubblici (vedi slides succesive).

Il sostegno economico allo spettacolo (in generale)

La legge n. 163/1985 ha istituito il Fondo unico per lo spettacolo,

in cui sono confluiti tutti i finanziamenti precedentemente concessi

alle varie forme di spettacolo (cinema, teatro, musica, danza, circo,

spettacolo viaggiante).

L’entità del Fondo è determinata ogni anno con la legge finanziaria.

Inizialmente, le varie forme di spettacolo beneficiano di quote

proporzionali del fondo (musica 45%, cinema 35%, teatri di prosa

15%, circo e spettacolo viaggiante 1%).

Poi, con varie leggi successive, è stato creato il Comitato per i

problemi dello spettacolo nell’ambito del Ministero di settore, che

deve formulare proposte di ripartizione del fondo.

Sulla base di queste proposte, il Ministero del tesoro determina un

piano triennale di ripartizione.

Il sostegno economico allo spettacolo: il teatro

La legge n. 650/1996 ha affidato al Governo il compito di fissare i criteri e le modalità con

cui le sovvenzioni del Fondo unico per lo spettacolo andassero devolute alle attività

teatrale.

Il Governo ha provveduto con d. m. n. 479/1999:

- i beneficiari dei contributi sono in primo luogo i teatri stabili, poi le compagnie teatrali,

poi i soggetti privati che svolgono attività di di promozione e formazione del pubblico ed

infine i gestori di sale teatrali;

- i contributi vengono ripartiti tenendo conto soprattutto di parametri qualitativi, nonché

dell’impegno e dei costi delle varie iniziative;

- la definizione dei parametri qualitativi non è affidata discrezionalmente al ministero, ma

deve seguire una serie di regole procedurali.

Altri interventi a favore del teatro:

- Legge n. 800/1967: credito agevolato per gli operatori nel settore teatrale, tramite la

BNL;

- Legge n. 163/1985: agevolazioni fiscali per le imprese teatrali sul 70% degli utili

investiti;

- Legge n. 444/1998: stanziamento di fondi per il restauro, la ristrutturazione,

l’adeguamento funzionale degli immobili ad uso teatrale.

Il sostegno economico allo spettacolo: il cinema

Legge n. 1213/1965: Nuovo ordinamento dei provvedimenti a favore della

cinematografia (modificata con legge n. 287/1975).

Gli esercenti sono tenuti a riservare almeno 25 giorni a trimestre alla

programmazione obbligatoria di film prevalentemente italiani (oppure dei

paesi Cee), che abbiano anche requisiti di qualità tecnica, artistica, culturale,

spettacolare sulla base di apposita Commissione di valutazione di nomina

ministeriale (diversa da quella di censura).

Questi film beneficiano anche di contributi alla produzione (13% dell’introito

loro per il produttore in 5 anni, 0,40% per regista e autore del soggetto e della

sceneggiatura).

Inoltre possono ricevere attestato di qualità da parte di altra Commissione di

esperti di nomina ministeriale.

La medesima legge ha potenziato il credito agevolato per gli operatori del

settore cinematografico (mediante la BNL) attraverso il fondo ordinario e vari

fondi speciali, alcuni istituiti anche con leggi successive (n. 819/1971 e n.

378/1980).

Il sostegno economico allo spettacolo: il cinema (segue)

Legge n. 163/1985: Nuova disciplina degli interventi dello Stato a

favore dello spettacolo

Ha istituito il Fondo unico per lo spettacolo (vedi slides precedenti).

Ha previsto agevolazioni fiscali per l’esercizio, la produzione e la

distribuzione.

In particolare, fino il 70% degli utili derivanti da film

prevalentemente italiani o da coproduzioni con parte italiana

maggioritaria non contribuisce a formare la base di reddito

imponibile. (segue ...)

Il sostegno economico allo spettacolo: il cinema (segue)

D. l. n. 26/1994 convertito in legge n. 153/1994: Interventi urgenti in

favore del cinema

Sono state apportate varie modifiche e integrazioni alla vecchia legge

del 1965.

Scompare l’istituto della programmazione obbligatoria inteso come

obbligo agli esercenti, che viene invece trasformato in incentivo a

proiettare opere prevalentemente italiane attraverso sgravi fiscali

(abbuono di parte dell’imposta sugli spettacoli a seconda della qualità

artistica e culturale del film in programmazione).

I contributi alla produzione vengono concessi a film di nazionalità

italiana di particolare qualità: diversa e più stringente definizione dei

criteri.

Le opere cinematografiche prodotte o importate in Italia devono

iscriversi in un apposito registro tenuto dalla Siae. (segue...)

Il sostegno economico allo spettacolo: il cinema (segue)

D. l. n. 26/1994 convertito in legge n. 153/1994: Interventi urgenti in

favore del cinema (segue)

Alcune modifiche apportate al sistema di gestione dei fondi per il

credito agevolato e predisposizione di un novo fondo di garanzia.

Anche le Regioni e gli Enti locali, attraverso la Conferenza

permanete Stato-Regioni, partecipano alle varie iniziative di

promozione e sostegno del cinema.

Estensione al cinema della normativa antitrust prevista dalla legge

287/1990: è in posizione dominante chi detiene più del 25% del

fatturato della distribuzione cinematografica o più del 25% delle sale

cinematografiche in una zona (individuate 12 città “capozona”). Sugli

eventuali abusi di posizione dominante vigila l’Autorità garante per la

concorrenza ed il mercato. (segue ..)

Il sostegno economico allo spettacolo: il cinema (segue)

D. l. n. 26/1994 convertito in legge n. 153/1994: Interventi urgenti in

favore del cinema (segue)

Le emittenti televisive devono inserire nella loro programmazione una

certa percentuale di opere cinematografiche nazionali o di interesse

culturale nazionale. Tale obbligo è più stringente per le Tv in chiaro

rispetto a quelle criptate.

Comunque il film non può essere trasmesso in tv prima di 12 mesi

dall’uscita nelle sale.

Anche le emittenti criptate sono tenute a non trasmettere film per cui

sia stato negato il nulla osta, di segnalare se il film è vietato ai

minori di 14 o 18 anni e a rispettare le fasce orarie a tutela dei

minori.

Esse devono inoltre investire almeno il 10% degli utili annuali nella

produzione cinematografica nazionale.

La riforma del 2004: il cinema

La legge n. 137/2002 (Delega per la riforma dell'organizzazione del

Governo e della Presidenza del Consiglio dei ministri, nonché di enti

pubblici) ha conferito al Governo l’adozione di uno o più decreti

legislativi per il riassetto e la codificazione delle disposizioni legislative

in materia di beni culturali ed ambientali, cinema, teatro, musica, danza

e altro forme di spettacolo dal vivo.

Il Governo ha risposto, fra l’altro, con il d. lgs. n. 28/2004 (Riforma

della disciplina in materia di attività cinematografiche).

Il d. l. n. 72/2004 (c. d. decreto Urbani), convertito in legge n. 128/2004

(c. d. legge Urbani), recante interventi per contrastare la diffusione

telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle

attività cinematografiche e dello spettacolo , oltre a vietare la

diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, modifica in

parte il d. lgs. n. 28/2004 relativamente al funzionamento del Fondo.

(segue...)

La riforma del 2004: il cinema

Sono previste varie forme di contributi:

- incentivi alla produzione;

- concessione di mutui fino al 50% del costo totale delle opere prime o

seconde;

- contributi per lo sviluppo di sceneggiature originali e di particolare

rilievo culturale e sociale;

- contributi anche alle imprese di distribuzione, agli esercenti (per

realizzazione o ristrutturazione di sale), per i cineclub.

La quota massima dei costi di produzione che possono essere coperti

dai contributi statali è stata ridotta rispetto alla precedente disciplina.

I contributi statali derivano da un Fondo per la produzione, la

distribuzione l’esercizio e le industrie tecniche, che sostituisce tutti i

fondi precedentemente istituiti. E’ posto presso il Ministero e gestito

dalla BNL. La riforma del 2004: il cinema (segue)

Per ottenere i contributi, le imprese di produzione devono iscriversi in appositi

elenchi presso il Ministero e possono farlo solo se hanno tre requisiti:

- qualità dei film prodotti;

- stabilità dell’attività svolta;

- capacità commerciale dimostrata.

Per ottenere i contributi occorre anche ottenere il riconoscimento di

nazionalità italiana del film e, per ottenere il premio di qualità, anche il

riconoscimento dell’interesse culturale.

Sono stati introdotti parametri automatici per valutare i requisiti di cui sopra,

in modo da evitare la discrezionalità.

E’ stata inoltre prevista la possibilità del product placement (prima illegale)

per contribuire ai costi di produzione del film (apposito avviso nei titoli, per

non apparire come pubblicità occulta). (segue ...)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico, dell'informazione e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allegri Maria Romana.

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