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La Direttiva Ce è stata attuata con legge n. 122/1998

Questa legge, oltre ad occuparsi delle interruzioni pubblicitarie, posticipa di

9 mesi il termine previsto dalla l. 249/1997 (30 aprile 1998) per

l’assegnazione delle frequenze ad altri concessionari privati ed il passaggio

della terza rete eccedente al satellite.

Il termine sarà poi posticipato ancora.

Inoltre la legge stabilisce che:

Deve essere riservato alle opere europee più della metà del tempo mensile di

trasmissione, escluso il tempo dedicato a notiziari, manifestazioni sportive,

giochi televisivi, pubblicità, servizi teletext, talk show o televendite, anche

con riferimento alle fasce orarie di maggiore ascolto. Tale percentuale deve

essere ripartita tra i diversi generi di opere europee e deve riguardare opere

prodotte, per almeno la metà, negli ultimi cinque anni.

Le quote di riserva comprendono anche i film e i prodotti di animazione

specificamente rivolti ai minori. (segue ...)

Legge n. 112/1998 (segue)

I concessionari televisivi nazionali riservano di norma alle opere europee

realizzate da produttori indipendenti almeno il 10% del tempo di

diffusione, escluso il tempo dedicato a notiziari, manifestazioni sportive,

giochi televisivi, pubblicità, servizi teletext, talk show o televendite. Per

le stesse opere la società concessionaria del servizio pubblico riserva ai

produttori indipendenti una quota minima del 20%.

Le emittenti televisive riservano almeno il 40% dei loro introiti netti

annui derivanti da pubblicità alla produzione e all'acquisto di programmi

audiovisivi di produzione europea.

Recepisce pedissequamente le disposizioni della Direttiva Ce 97/36 in

materia di interruzioni pubblicitarie, tranne il fatto che non reca la

distinzione fra pubblicità e televendita.

Non si pronuncia sulle sponsorizzazioni perché erano state già regolate

dalla l. 483/1982 conformemente alle indicazioni della Ce.

D. l. n. 15/1999, convertito in legge n. 78/1999: Disposizioni

urgenti per lo sviluppo equilibrato dell'emittenza televisiva e per

evitare la costituzione o il mantenimento di posizioni dominanti

nel settore radiotelevisivo.

Il termine per l’assegnazione delle frequenze ad ulteriori soggetti privati

da parte dell’Agcom e per la trasformazione di Rai 3 e Rete 4 viene

posticipato ancora al 30 giugno 1999.

Si vieta ai soggetti titolari di concessione o di autorizzazione per

trasmissioni radiotelevisive anche da satellite o via cavo, con sede o

impianti in territorio nazionale o anche in Stati membri dell'Unione

europea, di acquisire, sotto qualsiasi forma e titolo, direttamente o

indirettamente, anche attraverso soggetti controllati e collegati, più del

60% dei diritti di trasmissione in esclusiva in forma codificata del

campionato di calcio di serie A o, comunque, del torneo o campionato di

maggior valore che si svolge o viene organizzato in Italia. (segue ...)

D. l. n. 15/1999, convertito in legge n. 78/1999 (segue)

I decodificatori devono consentire la fruibilità delle diverse offerte di

programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi

radiotelevisivi digitali in chiaro mediante l'utilizzo di un unico apparato.

Le emittenti televisive le cui trasmissioni consistono esclusivamente in

programmi di televendita e non trasmettono pubblicità, sono abilitate a

proseguire in via transitoria l'esercizio delle reti su frequenze terrestri a

condizione che, all'atto della presentazione della domanda, si impegnino a

trasferire entro tre anni dal rilascio della concessione l'irradiazione dei

propri programmi esclusivamente da satellite o via cavo.

I soggetti titolari di emittenti televisive locali legittimamente operanti alla

data del 31 gennaio 1999, che dismettano la propria attività e si impegnino

a non acquisire partecipazioni di alcun genere per almeno cinque anni in

società titolari di emittenti televisive o in società direttamente o

indirettamente controllate o collegate alle stesse, possono ottenere un

indennizzo.

D. l. 433/1999, convertito in l. n. 5/2000: Disposizioni urgenti in

materia di esercizio dell'attività radiotelevisiva locale e di termini

relativi al rilascio delle concessioni per la radiodiffusione televisiva

privata su frequenze terrestri in ambito locale.

Il termine di assegnazione delle frequenze è posticipato ancora al 31

maggio 2001.

Un medesimo soggetto non potrà ottenere più di una concessione per

bacino in ambito locale. Lo stesso soggetto può ottenere concessioni

in più bacini regionali e provinciali purché riferiti rispettivamente a

regioni o province limitrofe, che servano una popolazione

complessiva non superiore a 15 milioni di abitanti con il limite

massimo complessivo di tre regioni al nord ovvero di cinque regioni

al centro e al sud. Chi abbia ottenuto una concessione per bacino

regionale non può ottenere concessioni per bacini provinciali nella

stessa regione.

D. l. n. 5/2001, convertito in legge n. 66/2001: disposizioni urgenti

per il differimento di termini in materia di trasmissioni radiotelevisive

analogiche e digitali, nonché per il risanamento di impianti

radiotelevisivi.

Il termine per assegnare le frequenze ai concessionari che trasmettono in

tecnica analogica è fissato al 15 marzo 2001.

Il piano di assegnazione delle frequenze per le trasmissioni in tecnica digitale

è fissato al 31 dicembre 2001 per la radio e 31 dicembre 2002 per la TV.

Alla concessionaria pubblica dovranno essere riservati un blocco di diffusione

di programmi radiofonici in chiaro e almeno un blocco di diffusione di

programmi televisivi in chiaro.

Dovranno essere risanati gli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva,

che superano o concorrono a superare in modo ricorrente i limiti e i valori

stabiliti dalla legge.

Si avvia la sperimentazione della trasmissione in tecnica digitale, con presunta

fine della fase sperimentale nel 2006. (segue ..)

D. l. n. 5/2001, convertito in legge n. 66/2001 (segue):

Al fine di consentire l'avvio dei mercati di programmi televisivi digitali su

frequenze terrestri, i soggetti che eserciscono legittimamente l'attività di

radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri, da satellite e via cavo sono

abilitati alla sperimentazione di trasmissioni televisive e servizi della società

dell'informazione in tecnica digitale (c. d. “digitale terreste”).

Ciascun soggetto che sia titolare di più di una concessione televisiva deve

riservare, in ciascun blocco di programmi e servizi diffusi in tecnica digitale,

pari opportunità e comunque almeno il 40% della capacità trasmissiva del

medesimo blocco di programmi e servizi a condizioni eque, trasparenti e non

discriminatorie, per la sperimentazione da parte di altri soggetti che non siano

società controllanti, controllate o collegate (separazione fra gestione della rete

e trasmissione di programmi)

Autorizzazione anche per la sperimentazione di trasmissioni radiofoniche in

digitale.

Per avviare la sperimentazione, il Ministero dovrà rilasciare apposite licenze,

alle emittenti che già operano e anche ad altri soggetti.

La (presunta) fine del periodo transitorio

Con delibera n. 326 del 2001 l’Agcom individuava finalmente al 31

dicembre 2003 la data entro cui la rete privata eccedente avrebbe

dovuto abbandonare le frequenze terrestri e Rai 3 trasformarsi in

una rete priva di pubblicità, in modo da poter assegnare le

frequenze liberate alle altre reti.

Si ipotizzava (erroneamente) che entro tale data, nonostante la

sperimentazione del digitale fosse ancora a metà, almeno un quarto

degli utenti avrebbe avuto accesso al digitale terrestre.

Tuttavia, l’Agcom si riservava di valutare nuovamente la situazione

entro un anno, per prorogare eventualmente ancora il termine.

Ogni ulteriore proroga del termine, però, è stata ritenuta illegittima

dalla Corte costituzionale (sent. 466/2002, vedi slides successive).

Urge una nuova legge di sistema!

Il messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica

Il 23 luglio 2002 il Presidente Ciampi ha inviato alle Camere un

messaggio formale nel quale, in previsione dell’emanazione di una

nuova legge di sistema in materia di assetto radiotelevisivo, ha

richiamato l’attenzione dei parlamentari sull’assoluta importanza

dei valori del pluralismo e dell’imparzialità dell’informazione e ha

precisato tre punti essenziali:

1) «... la sola presenza dell'emittenza privata (cosiddetto

pluralismo "esterno") non è sufficiente a garantire la completezza e

l'obiettività della comunicazione politica, ove non concorrano

ulteriori misure "sostanzialmente ispirate al principio della parità

di accesso delle forze politiche" (cosiddetto pluralismo "interno")».

(segue ...)

Il messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica

(segue)

2) «... il pluralismo e l'imparzialità dell'informazione non potranno

essere conseguenza automatica del progresso tecnologico.

Saranno, quindi, necessarie nuove politiche pubbliche per guidare

questo imponente processo di trasformazione».

3) «Il trattato di Amsterdam, che vincola tutti i paesi dell'Unione

Europea, muove dal presupposto "che il sistema di radiodiffusione

pubblica negli Stati membri è direttamente collegato alle esigenze

democratiche, sociali e culturali di ogni società, nonché

all'esigenza di preservare il pluralismo dei mezzi di

comunicazione"».

Corte costituzionale, sentenza n. 284/2002

La questione (ritenuta dalla Corte infondata) riguardava la

presunta incostituzionalità delle norme che obbligavano al

pagamento del canone Rai, ritenendo che caduto il monopolio

statale delle trasmissioni radiotelevisive, il servizio reso dalla

RAI non si differenziava da quello "offerto al pubblico" dalle

emittenti radiotelevisive private.

La Corte ha precisato che il canone non è una tassa, ma una

imposta collegata alla detenzione di apparecchi televisivi; che

non sono affatto venute meno le ragioni dell’esistenza di un

servizio pubblico televisivo; che comunque il pagamento del

canone non è incompatibile con esse. (segue ...)

Corte costituzionale, sentenza n. 284/2002 (segue)

«L'esistenza di un servizio radiotelevisivo pubblico, cioè promosso

e organizzato dallo Stato, non più a titolo di monopolista legale

della diffusione di programmi televisivi, ma nell'ambito di un

sistema misto pubblico-privato, si giustifica però solo in quanto chi

esercita tale servizio sia tenuto ad operare non come uno qualsiasi

dei soggetti del limitato pluralismo di emittenti, nel rispetto, da tutti

dovuto, dei principi generali del sistema, bensì svolgendo una

funzione specifica per il miglior soddisfacimento del diritto dei

cittadini all'informazione e per la diffusione della cultura, col fine

di ampliare la partecipazione dei cittadini e concorrere allo

sviluppo sociale e culturale del Paese [...]»

Corte costituzionale, sentenza n. 466/2002

La questione riguardava la presunta incostituzionalità delle

disposizioni della legge 249/1997 che demandavano all’Agcom la

facoltà di prorogare discrezionalmente il termine transitorio, facoltà

di cui l’Agcom si era largamente servita.

La Corte ha precisato vari punti:

1) «Il regime transitorio, agganciato al criterio dello sviluppo

effettivo e congruo dell'utenza dei programmi radiotelevisivi via

satellite e via cavo (art. 3, comma 7, della legge n. 249 del 1997),

non è destinato a concludersi in tempi ragionevolmente brevi. Tutti

gli elementi raccolti dall'istruttoria conducono, anzi, a ritenere

irrealizzabile, in periodi prossimi o almeno ragionevolmente

susseguenti in maniera certa e definitiva, il rispetto del termine ...»

(segue ...)

Corte costituzionale, sentenza n. 466/2002 (segue)

2) «La formazione dell'esistente sistema televisivo italiano privato

in ambito nazionale ed in tecnica analogica trae origine da

situazioni di mera occupazione di fatto delle frequenze (esercizio di

impianti senza rilascio di concessioni e autorizzazioni), al di fuori

di ogni logica di incremento del pluralismo nella distribuzione delle

frequenze e di pianificazione effettiva dell'etere».

3) «La protrazione del termine è stata motivata: fino al luglio 1997,

dall'attesa della riforma complessiva del sistema radiotelevisivo e

della predisposizione del nuovo piano di assegnazione delle

frequenze ...» (segue ...)

Corte costituzionale, sentenza n. 466/2002 (segue)

4) Nonostante il piano nazionale di assegnazione delle frequenze

approvato nel 1998, «la situazione di ristrettezza delle frequenze

disponibili per la televisione in ambito nazionale con tecnica

analogica si è, pertanto, accentuata, con effetti ulteriormente

negativi sul rispetto dei principi del pluralismo e della concorrenza

e con aggravamento delle concentrazioni. Si è passati, infatti, da

una previsione di 12 reti nazionali (9 private, 3 pubbliche), ad 11

reti (8 private, 3 pubbliche), oltre alle televisioni criptate a

pagamento. [...] La descritta situazione di fatto non garantisce,

pertanto, l'attuazione del principio del pluralismo informativo

esterno, che rappresenta uno degli "imperativi" ineludibili

emergenti dalla giurisprudenza costituzionale in materia.».

(segue ...)

Corte costituzionale, sentenza n. 466/2002 (segue)

5) «La illegittimità costituzionale non investe il regime transitorio in

deroga e nemmeno l'attuale prosecuzione, purché temporaneamente

limitata, dell'esercizio delle emittenti in eccedenza rispetto ai limiti

anzidetti ...»

6) «L'individuazione di un termine finale, entro il quale possa

avvenire la cessazione definitiva del regime transitorio [...] può

essere ricavata dalla valutazione di congruità tecnica dei tempi di

passaggio al regime definitivo effettuata dalla Autorità per le

garanzie nelle comunicazioni con la delibera n. 346 del 2001.

L'Autorità ha indicato la data del 31 dicembre 2003 ...» (segue ...)

Corte costituzionale, sentenza n. 466/2002 (segue)

7) « ... deve dichiararsi l'illegittimità costituzionale dell'art. 3,

comma 7, della legge 31 luglio 1997, n. 249, nella parte in cui non

prevede la fissazione di un termine finale certo, e non prorogabile,

che comunque non oltrepassi il 31 dicembre 2003, entro il quale i

programmi, irradiati dalle emittenti eccedenti i limiti di cui al

comma 6 dello stesso art. 3, devono essere trasmessi esclusivamente

via satellite o via cavo».

Verso una nuova riforma del sistema radiotelevisivo

Il 25 settembre 2002, due mesi dopo il messaggio presidenziale (e due

mesi prima della sentenza della Corte costituzionale 466/2002), viene

presentato alla Camera dei deputati il disegno di legge governativo sulla

riforma del sistema radiotelevisivo.

In seguito alla sentenza 466/2002 i lavori parlamentari subiscono

un’accelerazione e il testo della legge (c. d. Gasparri) è approvato in via

definitiva dalle Camere il 2 dicembre 2003.

Però il 15 dicembre 2003 il Presidente Ciampi, anziché promulgare la

legge, la rinvia alle Camere.

In questo modo la legge non può entrare in vigore, come previsto, entro il

31 dicembre 2003.

Viene allora approvato il d. l. n. 352/2003 c. d. “salva Rete 4” (convertito

in legge n. 43/2004) che consentiva alle reti eccedenti di continuare la

programmazione e anticipava i tempi di accertamento, da parte

dell’Agcom, dello sviluppo del digitale terrestre (30 aprile 2004).

Il messaggio presidenziale di rinvio della legge Gasparri

La legge sarebbe incostituzionale perché:

1) il sistema integrato delle comunicazioni (Sic) - assunto dalla

legge in esame come base di riferimento per il calcolo dei ricavi

dei singoli operatori di comunicazione - potrebbe consentire, a

causa della sua dimensione, a chi ne detenga il 20% di disporre

di strumenti di comunicazione in misura tale da dar luogo alla

formazione di posizioni dominanti;

2) l’assenza di seri limiti alla raccolta pubblicitaria da parte della

radiotelevisione potrebbe pregiudicare la libera stampa,

inaridendone le fonti di finanziamento;

3) la legge non precisa cosa accadrebbe se l’Agcom dovesse

accertare, entro la data stabilita, che non sussistono sufficienti

condizioni di sviluppo del digitale terrestre;

In seguito al messaggio presidenziale, il testo della legge Gasparri

è stato riesaminato dalle Camere, parzialmente modificato e

riapprovato.

Ora vige quindi la:

Legge 3 maggio 2004, n. 112 (c. d. Gasparri)

Norme di principio in materia di assetto del sistema

radiotelevisivo e della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, nonché

delega al Governo per l’emanazione del testo unico della

radiotelevisione

In particolare, la delega è stata esercitata con il d. lgs. n.

177/2005: Testo unico della radiotelevisione.

La legge Gasparri: l’art. 1

1. La presente legge individua i princìpi generali che informano

l’assetto del sistema radiotelevisivo nazionale, regionale e locale, e

lo adegua all’avvento della tecnologia digitale e al processo di

convergenza tra la radiotelevisione e altri settori delle

comunicazioni interpersonali e di massa, quali le

telecomunicazioni, l’editoria, anche elettronica, ed INTERNET in

tutte le sue applicazioni.

2. Sono comprese nell’ambito di applicazione della presente legge

le trasmissioni di programmi televisivi, di programmi radiofonici e

di programmi-dati, anche ad accesso condizionato, nonché la

fornitura di servizi interattivi associati e di servizi di accesso

condizionato, su frequenze terrestri, via cavo e via satellite.

La legge Gasparri: i soggetti

Operatore di rete: il titolare del diritto di installazione, esercizio e

fornitura di una rete di comunicazione elettronica e di impianti di

messa in onda, multiplazione, distribuzione e diffusione delle

frequenze.

Fornitore di contenuti: colui che ha la responsabilità editoriale nella

predisposizione dei programmi televisivi o radiofonici e dei relativi

programmi-dati destinati alla diffusione e che è legittimato a svolgere

le attività commerciali ed editoriali ad essa connesse.

Fornitore di servizi: colui che fornisce, attraverso l’operatore di rete,

servizi al pubblico di accesso condizionato mediante chiavi numeriche

per l’abilitazione alla visione dei programmi, alla fatturazione dei

servizi ed eventualmente alla fornitura di apparati, ovvero che fornisce

servizi della società dell’informazione. (segue...)

(... segue)

Questi tre ruoli possono essere ricoperti da un medesimo

soggetto, senza limiti, ma con clausole a garanzia del pluralismo

e della concorrenza:

- previsione di titoli abilitativi distinti;

- obbligo di separazione contabile;

- obbligo di separazione societaria per operatore di rete che sia

anche fornitore di contenuti;

- obbligo di non discriminare e, per gli operatori di rete, di

garantire parità di accesso;

- obbligo per i concessionari di trasmettere gli stessi contenuti in

tutto il territorio (nazionale o locale) per cui si ha la

concessione.

La legge Gasparri: principi generali dell’informazione

L’attività di informazione radiotelevisiva, da qualsiasi emittente

esercitata, costituisce un servizio di interesse generale.

La disciplina dell’informazione radiotelevisiva, comunque, garantisce:

a) la presentazione veritiera dei fatti e degli avvenimenti, in modo tale da favorire la

libera formazione delle opinioni, comunque non consentendo la sponsorizzazione dei

notiziari;

b) la trasmissione quotidiana di telegiornali o giornali radio da parte dei soggetti

abilitati a fornire contenuti in ambito nazionale o locale su frequenze terrestri;

c) l’accesso di tutti i soggetti politici alle trasmissioni di informazione e di propaganda

elettorale e politica in condizioni di parità di trattamento e di imparzialità, nelle forme

e secondo le modalità indicate dalla legge;

d) la trasmissione dei comunicati e delle dichiarazioni ufficiali degli organi

costituzionali indicati dalla legge;

e) l’assoluto divieto di utilizzare metodologie e tecniche capaci di manipolare in

maniera non riconoscibile allo spettatore il contenuto delle informazioni.

ATTENZIONE:

Nella legge Gasparri manca qualsiasi riferimento al diritto

dei cittadini all’informazione!

(si parla però di accesso dell’utente, del rispetto dei diritti

fondamentali delle persone, di televendite leali ed oneste, di

tutela dei cittadini disabili, di sponsorizzazioni non invadenti ...)

La legge Gasparri: il servizio pubblico radiotelevisivo

La società concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo ha il

compito di favorire l’istruzione, la crescita civile e il progresso sociale, di

promuovere la lingua italiana e la cultura, di salvaguardare l’identità

nazionale e di assicurare prestazioni di utilità sociale.

Il contributo pubblico percepito dalla società concessionaria del servizio

pubblico generale radiotelevisivo, risultante dal canone di abbonamento alla

radiotelevisione, è utilizzabile esclusivamente ai fini dell’adempimento dei

compiti di servizio pubblico generale affidati alla stessa.

Ferma la possibilità per la società concessionaria di stipulare contratti o

convenzioni a prestazioni corrispettive con pubbliche amministrazioni, sono

escluse altre forme di finanziamento pubblico in suo favore.

I compiti specifici del servizio pubblico radiotelevisivo sono elencati in

dettaglio agli artt. 17-19 della legge (vedi slide successiva).

Si abbandona la previsione della trasformazione di Rai 3 in una rete senza

pubblicità a vocazione regionale.

La legge Gasparri: gli obblighi della RAI

Garantire l’imparzialità ed il pluralismo interno.

Garantire una adeguata distribuzione dei diversi generi di

programmazione.

Trasmettere messaggi di utilità sociale, di comunicati ufficiali di

organi pubblici e sulla viabilità di strade e autostrade.

Garantire il diritto di accesso paritariamente alle forze politiche.

Tutela dei minori, dei portatori di handicap, delle minoranze.

Conservazione degli archivi storici.

Riservare il 15% del tempo di trasmissione ad opere europee.

Coprire integralmente il territorio nazionale.

Attuare il passaggio al digitale terrestre secondo le scadenze.

In generale, nella legge Gasparri scompare la nozione della

specifica missione del servizio pubblico radiotelevisivo.

Non c’è più alcun riferimento alla sua necessaria indipendenza

editoriale ed istituzionale.

Viene anche abrogato l’art. 1 della l. 103/1975:

La indipendenza, l'obiettività e l'apertura alle diverse tendenze

politiche, sociali e culturali, nel rispetto delle libertà garantite dalla

Costituzione, sono principi fondamentali della disciplina del

servizio pubblico radiotelevisivo.

Al contrario, si precisa che:

L’attività di informazione radiotelevisiva, da qualsiasi emittente

esercitata, costituisce un servizio di interesse generale.

La legge Gasparri: la privatizzazione della RAI

Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge è completata

la fusione per incorporazione della RAI-Radiotelevisione italiana

Spa nella società RAI-Holding Spa.

Per effetto della fusione, la società RAI-Holding Spa assume la

denominazione sociale di «RAI-Radiotelevisione italiana Spa».

Entro quattro mesi dalla data di completamento della fusione è

avviato il procedimento per l’alienazione della partecipazione dello

Stato nella RAI-Radiotelevisione italiana Spa, mediante offerta

pubblica di vendita.

Una quota delle azioni alienate è riservata agli aderenti all’offerta

che dimostrino di essere in regola da almeno un anno con il

pagamento del canone di abbonamento.

L’alienazione delle partecipazioni statali non è ancora iniziata.

La legge Gasparri: il nuovo assetto della RAI

La concessione del servizio pubblico generale radiotelevisivo è

affidata, per la durata di dodici anni alla RAI-Radiotelevisione

italiana Spa.

Fino a che il numero delle azioni alienato non superi la quota del

10% del capitale della RAI-Radiotelevisione italiana Spa, in

considerazione dei rilevanti ed imprescindibili motivi di interesse

generale connessi allo svolgimento del servizio pubblico generale

radiotelevisivo da parte della concessionaria, 7 membri del

Consiglio di Amministrazione della Rai sono eletti dalla

Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza

dei servizi radiotelevisivi (4 dalla maggioranza e 3

dall’opposizione) e i restanti 2 membri, tra cui il Presidente, dal

socio di maggioranza (cioè il Ministro dell’Economia). (segue ...)

La legge Gasparri: il nuovo assetto della RAI (segue)

Successivamente, il Consiglio di amministrazione della RAI-

Radiotelevisione italiana Spa sarà composto da 9 membri e nominato

dall’assemblea dei soci.

I membri dovranno essere soggetti aventi i requisiti per la nomina a

giudice costituzionale o, comunque, persone di riconosciuto prestigio

e competenza professionale e di notoria indipendenza di

comportamenti, che si siano distinte in attività economiche,

scientifiche, giuridiche, della cultura umanistica o della

comunicazione sociale, maturandovi significative esperienze

manageriali.

La nomina del Presidente del CdA sarà effettuata dal Consiglio

nell’ambito dei suoi membri e diverrà efficace dopo l’acquisizione del

parere favorevole, espresso a maggioranza dei due terzi dei suoi

componenti, della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale

e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

La legge Gasparri: l’emittenza radiotelevisiva locale

L’emittenza radiotelevisiva di ambito locale valorizza e promuove

le culture regionali o locali, nel quadro dell’unità politica, culturale

e linguistica del Paese. Restano ferme le norme a tutela delle

minoranze linguistiche riconosciute dalla legge.

All’emittenza locale sono riservate un terzo della capacità

trasmissiva delle frequenze televisive terrestri.

Un medesimo soggetto non può detenere più di tre concessioni o

autorizzazioni per la radiodiffusione televisiva all’interno di ciascun

bacino di utenza in ambito locale e più di sei per bacini regionali

anche non limitrofi.

La legge Gasparri: la tutela dei minori

Le emittenti televisive sono tenute a garantire l’applicazione di

specifiche misure a tutela dei minori nella fascia oraria di

programmazione dalle ore 16,00 alle ore 19,00 e all’interno dei

programmi direttamente rivolti ai minori, con particolare riguardo ai

messaggi pubblicitari, alle promozioni e ad ogni altra forma di

comunicazione commerciale e pubblicitaria.

L’impiego di minori di anni quattordici in programmi radiotelevisivi

è vietato per messaggi pubblicitari e spot (disposizione poi

abrogata).

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni presenta al

Parlamento, entro il 31 marzo di ogni anno, una relazione in materia

di tutela dei diritti dei minori, sui provvedimenti adottati e sulle

eventuali sanzioni irrogate.

La legge Gasparri: la promozione delle opere europee

I fornitori di contenuti televisivi favoriscono lo sviluppo e la

diffusione della produzione audiovisiva europea, anche con

riferimento ai produttori indipendenti, e riservano comunque ad

opere europee la maggior parte del loro tempo di trasmissione in

ambito nazionale su frequenze terrestri, escluso il tempo

destinato a notiziari, a manifestazioni sportive, a giochi

televisivi, alla pubblicità oppure a servizi di teletext, a dibattiti e

a televendite.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico, dell'informazione e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Allegri Maria Romana.

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