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L’ORDINAMENTO GIURIDICO gruppo di soggetti dotati di

L’ordinamento giuridico non è altro se non un

un’organizzazione e regolati da norme . Esempi di ordinamenti giuridici sono: l’ordinamento

sindacale, lo stato e l’ordinamento internazionale. Le caratteristiche dell’ordinamento

giuridico in genere sono: una pluralità di soggetti, un sistema di norme ed

un’organizzazione( e può trattarsi di un’equiordinazione oppure d’una subordinazione).

Nel sistema di norme troviamo, per l’appunto, norme condizionali, che disciplinano i

rapporti tra i soggetti dell’ordinamento stesso, e norme finalistiche che, invece,

organizzano e stabiliscono il cosìdetto “programma di attività”.

LE NORME

Quando si parla di norme bisogna innanzi tutto differenziare norma da proposizione

normativa. La proposizione normativa è il documento o comunque l’atto scritto che

contiene il testo; la norma è il precetto o la regola contenuta nel documento.

L’operazione in grado di estrapolare dalla preposizione normativa una norma è detto

interpretazione.

Le fonti del diritto sono gli atti di produzione normativa. Nell’ordinamento italiano esistono

leggi che contengono norme sulla produzione giuridica; sulla base delle fonti traggono

origine regole e divieti alla base dei quali opera la società. Le fonti del diritto possono

essere scritte o fonti-atti(come quelle dell’ordinamento italiano) oppure fonti non scritte o

fonti-fatti(come quelle che si ritrovano nell’ordinamento arabo).

Le fonti sono disposte gerarchicamente e sono:

Costituzionali

 Comunitarie

 Primarie

 Subprimarie

 Secondarie

Una norma posta su un livello superiore nella scala gerarchica non può essere modificata

se non da una norma di livello superiore o dello stesso, e in ogni modo le norme inferiori

devono essere conformi a quelle di livello superiore, stabilendo in questo modo quale atto

ha maggior forza ed è più importante. Oltre al principio della gerarchia s’aggiunge il

principio della competenza. Talune materie o zone del territorio possono essere attribuite

alla disciplina d’organismi non statali ai quali è conferita la potestà di emanare norme

equiparate alle fonti primarie e statali, e proprio per questo motivo costituiscono le fonti

subprimarie.

Le fonti costituzionali sono di due tipi:

Principi istituzionali fondamentali ed immodificabili

.

 Costituzione e leggi costituzionali

. Queste ultime hanno una particolare forza derivante

 dalla speciale procedura di approvazione e modificazione(doppia delibera in ciascun

ramo del Parlamento, in cui la seconda a maggioranza assoluta dei componenti) e dal

controllo della Corte costituzionale. Ed è proprio per questo che la Costituzione è

definita rigida.

regolamenti comunitarie direttive comunitarie

I e, quando dettagliate e precise, le entrano

automaticamente a far parte dell’ordinamenti degli Stati Membri. Tali fonti prevalgono su

quelle interne nel caso in cui non collidano con i principi costituzionali e i diritti inviolabili

dell’uomo. Questo è il principio della preminenza del diritto comunitario su quello

nazionale.

Le fonti primarie sono gli atti con forza di legge ordinaria e cioè:

leggi approvate dal Parlamento

Le , promulgate dal Presidente della Repubblica e

 pubblicate sulla gazzetta ufficiale

decreti legge

I , adottati dal Governo in caso straordinario, se convertiti in legge dal

 Parlamento entro 60 giorni

decreti legislativi delegati

I , adottati dal Governo sulla base di leggi delega, approvati

 dal Parlamento, che deve fissare materia, principi e tempi ai quali attenersi

regolamenti della Comunità economia europea

I , che hanno direttamente forza di

 legge nell’ordinamento italiano

regolamenti parlamentari

I , che ciascuna Camera adotta a maggioranza assoluta dei

 propri componenti.

Le fonti subprimarie sono quelle che pur venendo da altri organismi pubblici sono

equiparate a quelle statali, e sono:

leggi regionali

Le

 regolamenti comunali

I

Le norme subprimarie, pur avendo la stessa forza delle primarie, sono vincolate nel loro

contenuto all’osservata dei principi elencati ed indicati dalle fonti primarie.

Le fonti secondarie sono definite regolamenti, anche se non tutti i regolamenti sono

fonti secondarie.

I regolamenti si distinguono in:

Regolamenti statali

, se promanano da organi dello Stato e a loro volta si distinguono

 in: Regolamenti per l’esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi

 Regolamenti per l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei decreti legislativi

 recanti norme di principio

Regolamenti per le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti

 aventi forza di legge

Regolamenti per l’organizzazione e il funzionamento delle amministrazioni pubbliche

 secondo le disposizioni dettate dalla legge

Regolamenti per l’organizzazione del lavoro e i rapporti di lavoro dei pubblici

 dipendenti in base agli accordi sindacali

Regolamenti non statali se adottati da regioni, enti locali o altri enti pubblici.

Si distinguono due generi di leggi:

Legge formale: approvata dal Parlamento con tutti i caratteri esteriori della legge

 anche se priva degli elementi di generalità ed astrattezza

Legge sostanziale: ha i caratteri generali delle leggi che sono astrattezza, generalità

 e imperatività.

A seguito dell’approvazione della legge da parte del Parlamento, l’atto acquista la proprietà

di produrre effetti giuridici, che possono essere intersoggettivi(nei confronti dei soggetti

della collettività) oppure interorganici(nei confronti degli organi dello Stato).

La fonte-fatto, come già detto, è il diritto non scritto consistente in fatti giuridici. La

consuetudine, composta da un elemento oggettivo(ripetizione del comportamento) ed uno

soggettivo( la convinzione che il comportamento tenuto sia necessario ed obbligato) è un

chiaro esempio di fonte-fatto. In ogni modo la consuetudine contro legge è vietata, quella

secondo legge è efficace solo in quanto richiamata dalla legge stessa.

Nell’utilizzare le leggi occorre domandarsi l’efficacia in quel determinato luogo e tempo di

quella stessa legge.

L’efficacia sul territorio dello Stato in quanto la legge nazionale si applica sul territorio; per

semplificare i rapporti con gli altri stati sono state stabilite delle regole diverse da quelle

della territorialità del diritto e trattano le questioni riguardanti persone( regolate dalla

legge dello Stato a cui appartengono) e le questioni relative ad obbligazioni

contrattuali(regolate se le parti lo vogliono dalla legge del luogo di loro preferenza).

L’efficacia nell’ambito del territorio dello Stato è esemplificata dalle leggi regionali le quali

valgono per la circospezione delle regioni stesse che le emanano.

Le leggi hanno efficacia dal momento in cui entrano in vigore e si estendono in maniera

illimitata al futuro, senza estendersi però retroattivamente. Possono esservi per queste

regole delle eccezioni che si hanno nel caso di leggi espressamente applicabili anche a

rapporti non ancora esauriti, oppure leggi che sono transitorie, o ancora per leggi che

sono espressamente retroattive.

Per poter passare dalla proposizione normativa alla norma bisogna passare dei passi che

sono:

Stabilire la gerarchia delle fonti

 Accertare l’efficacia nello spazio

 Accertare l’efficacia nel tempo

Arrivati a questo punto, per poter applicare le varie norme a determinate circostanze si

ricorre all’interpretazione. Tale operazione compete al giurista e consiste nel trarre dal

materiale legislativo la regola da applicare al caso concreto.

L’articolo 12 delle preleggi del codice civile si propone di limitare la discrezionalità

dell’interpretazione attraverso criteri da seguire per poterla fare. Accanto a norme sulla

produzione giuridica e alle norme sull’efficacia delle leggi, troviamo norme

sull’interpretazione delle norme stesse. Per limitare gli arbitrii che tale operazione

comporta, bisogna far ricorso ad altre norme che stabiliscono il modo di produrre le

norme, quando esse sono efficaci e come poterle interpretare.

strumenti interpretativi

Esistono inoltre degli , da utilizzare uno dopo l’altro, facendo ricorso

a quello successivo solo se il precedente si sia rivelato infruttuoso. E questi sono:

Il significato delle parole della legge

 L’intenzione del legislatore

 Le disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe (all’interpretazione analogica

 si ricorre per colmare le lacune del diritto ossia quando sul problema non vi sono leggi

e si fa ricorso alla disciplina di casi simili)

Il ricorso ai principi generali dell’ordinamento giuridico dello Stato.

L’interpretazione adatta le leggi alla mutevole realtà alla quale vengono applicate, in

questo senso allora si parla di interpretazione estensiva.

L’interpretazione può essere compiuta da:

Il Parlamento: si parla di leggi di interpretazione da distinguere da quelle

 sull’interpretazione

Il giudice

 L’amministrazione

 Dal privato: in tal caso ha solo scopi conoscitivi e vale solo per l’interessato

I codici sono leggi molto ampie che contengono le disposizioni dirette a regolare un rame

del diritto. In Italia ve ne sono 5: codice civile, codice di procedura penale, di procedura

civile, codice penale, codice della navigazione. Il codice civile è composto da 2969 articoli.

Poiché le leggi sono abbondanti e disordinate, le si raccoglie in Testi Unici, che possono

essere di due tipi: possono riprodurre ed ordinare norme senza mutarne il contenuto

oppure riproducono e ordinano modificando ed adattando le leggi esistenti. I testi unici

possono essere redatti solo dal Governo. Per agevolare l’interpretazione in altri paesi,

diversi dall’Italia, si ricorre al metodo del precedente secondo cui si esaminano casi

analoghi e li si adegua al caso in considerazione.

Il cittadino o altro soggetto non può sostenere di non conoscere la legge, per giustificare

un’eventuale inosservanza, secondo il principio che Ignorantia Legis Non Excusat.

LO STATO

Lo Stato per definizione è ordinamento originario e sovrano poiché non dipende da altro

ordinamento. Lo Stato può esser visto come Stato-ente o organizzazione, oppure quale

Stato-ordinamento o comunità.

In passato si sosteneva che lo Stato fosse composto di tre elementi:

Formale: la sovranità

 Materiale: il territorio

 Personale: il popolo, l’unico tra questi ad essere ancora considerato elemento dello

 Stato.

Tradizionalmente lo Stato è considerato sovrano in quanto la sua autorità non ha altre

autorità superiori a cui sottoporsi. Al giorno d’oggi, però, tale concezione non è più vera ed

anzi la sovranità spetta al popolo.

Tradizionalmente, come abbiamo visto, il territorio era considerato un elemento costitutivo

dello Stato perché oggetto di un rapporto giuridico. Esso si compone:

Di uno spazio terrestre compreso nei confini

 Di un soprasuolo e sottosuolo

 Del mare territoriale

 Dei luoghi riconosciuti da altri Stati extraterritoriali o immuni

È evidente, quindi, che esso non è elemento costitutivo dello Stato, ma costituisce

unicamente il limite di validità dell’ordinamento giuridico e quindi è un limite all’azione

dello Stato.

La divisione dei poteri è compiuta attraverso tre apparati:

Le assemblee legislative, che adottano precedetti generali ed astratti(norme)

 L’apparato esecutivo, che esegue e attua la politica statale

 Il potere giudiziario, che giudica le controversie tra i cittadini.

Col passare del tempo, il potere legislativo è arrivato ad essere il potere con maggiore

legittimazione e forza. I parlamenti eletti a suffragio più ampio divennero legislatori

onnipotenti. Contemporaneamente classi e ceti detentori del potere di governo perdevano

importanza, fino a perdere il privilegio del potere di governo. L’uguaglianza del diritto di

voto e l’espansione a ceti fino ad allora esclusi procedendo ad un livellamento. A questo

punto la divisione dei potere è un mero principio di distribuzione delle funzioni tra gli

organi e tale divisione ai giorni d’oggi ha un valore relativo e tendenziale. Le caratteristiche

di tale divisione oggi sono:

La divisione tendenziale dei compiti tra organi di vertice

 Il reciproco bilanciamento e controllo tra tali organi

Negli ordinamenti moderni si sono venuti ad istituire nuove funzioni, quali funzione

costituente, di indirizzo politico e neutrali ed è venuto a scomparire il concetto secondo cui

i poteri legislativi, esecutivi e giudiziari spettino esclusivamente, in ordine, a parlamento,

governo e giudici.

La costituzione in senso formale è un atto, in senso materiale è la situazione di fatto dei

rapporti tra gli organi fondamentali dell’ordinamento.; il potere costituente si aggiunge ai

poteri principali sopra indicati.

La funzione di indirizzo politico risponde all’esigenza che la distribuzione dei vari compiti

statali tra gli organi sia preceduta da un momenti di riflessione unitaria. Funzione

costituente e di indirizzo politico hanno, rispetto alla tripartizione dei poteri, una priorità

logica e cronologica e una funzione integrativa. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziali si

svolgono con atti tipici, nel caso dell’indirizzo politico non vi sono atti tipici; infatti tali

funzioni si attuano attraverso atti di diversa natura.

Negli ordinamenti contemporanei vi sono settori che necessitano un intervento non di

parte dello Stato. Perché gli interventi non siano di parte sono stati creati poteri

indipendenti con compiti di tutela della concorrenza e del mercato, di controllo della borsa

e del mercato finanziario… questi organismi controllano settori dell’economia senza esser

sottoposti a direttive governative e i componenti non sono nominati dal governo.

Non solo il Parlamento ha potere legislativo, infatti anche Governo e regioni possono

emanare atti con forza di legge. La funzione esecutiva non spetta solo a Governo ed

amministrazione, in quanto anche al giudice è data la possibilità di svolgere attività

amministrativa a protezione degli interessi di persone non capaci di intendere e volere. Si

può facilmente intuire che non vi è una perfetta identificazione tra funzioni ed organi

chiamati a svolgerle.

Lo Stato è in un permanente conflitto con la società civile, costituita dai cittadini in lotta

per la libertà. Esso tende a comprimere le libertà, la società ad ampliarle.

La situazione ai giorni d’oggi è cambiata. Non vi è più una separazione netta tra Stato e

società civile, accanto al rapporto di opposizione si affaccia un rapporto nel quale lo Stato

svolge una funzione positiva operando a favole dei privati.

Un modo per diminuire il distacco tra Stato e cittadini è costituito dagli strumenti di

democrazia indiretta: in primo luogo l’elezione dei titolari degli organi principali dello Stato.

Più difficile è la democrazia diretta: consente alla stessa società civile di prendere le

decisioni che la riguardano. Uno strumento simile alla democrazia diretta è stato introdotto

in Italia con il referendum o deliberazione popolare diretta.

La prima forma di Stato che si è avuta fu lo Stato patrimoniale, in cui gli istituti e gli

aspetti principali dello Stato sono ancora regolati dal diritto privato; la persona fisica del

monarca non si distingueva dalla persona giuridica dello Stato. Nel settecento si sviluppò

lo Stato di Polizia che allargò la sua attività a campi lasciati prima alla sfera privata.

Nell’ottocento si sviluppò lo Stato di diritto o Stato liberale che riconosce e tutela i diritti

del cittadino; si diffonde la divisione dei poteri, in modo da non concentrare tutto il potere

in una sola mano consentendo che un potere controlli l’altro. L’ultimo sviluppo conduce

allo Stato sociale, che riduce o corregge gli squilibri economici e sociali e tenta d’assicurare

un’uguaglianza sostanziale.

Le principali forme di stato attuali sono:

In relazione all’equilibrio ed alla distribuzione dei poteri pubblici sul territorio, unitarie,

 federali e regionali

In relazione al rapporto tra società e Stato, democratiche e autoritarie

 In relazione all’assetto dei rapporti economici, capitalistiche e socialiste

Lo stato italiano è

Repubblicano

 Democratico

 Regionale

 Pluralista (si garantiscono diritti ai soggetti ed ai gruppi e formazioni sociali)

I rapporti tra stato e chiesa possono ispirarsi a vari principi:

Laicità (irrilevanza per lo Stato dei rapporti con le confessioni religiose)

 Confessionalismo (l’opposto della laicità)

 Giurisdizionalismo (lo Stato ritiene importante il fenomeno della religione e lo disciplina

 unilateralmente)

Regime concordatario (lo Stato stabilisce accordi bilaterali con la Chiesa)

L’art.7 della Costituzione dice che:

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono indipendenti e sovrani, ciascuno nel proprio ordine

 I rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dai Patti Lateranensi

 Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di

 revisione costituzionale. Esistono modificazioni fatte d’accordo tra Stato e Chiesa,

oppure unilaterali solo da parte dello Stato italiano.

L’art.8 della Costituzione regola i rapporti tra Stato e altre confessioni religiose; questo

stabilisce che tali confessioni sono egualmente libere davanti alla legge ed hanno diritto di

organizzarsi autonomamente purché non contrasti con l’ordinamento giuridico italiano.

L’UNIONE EUROPEA

L'Unione europea (UE) è un'organizzazione di tipo sovranazionale e intergovernativo,

che dal 1° Gennaio 2007 comprende 27 paesi membri indipendenti e democratici. La sua

istituzione sotto il nome attuale risale al Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992.

L'Unione consiste attualmente di una zona di libero mercato caratterizzata da una moneta

unica, l'euro, regolamentata dalla Banca centrale europea e attualmente adottata da 15

dei 27 stati membri; essa presenta inoltre una unione doganale fra i paesi aderenti agli

accordi di Schengen, che garantiscono ai suoi cittadini libertà di movimento, lavoro e

investimento all'interno degli stati membri. L'Unione presenta, inoltre, una politica agricola

comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca.

L'Unione europea è un organismo sui generis, alle cui istituzioni gli stati membri delegano

parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla

difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione

ambientale. essa si fonda tuttora su trattati internazionali recepiti a livello interno da tutti

gli Stati membri, e non costituisce un'entità politica unitaria.

Il problema della definizione dell'attuale status giuridico dell'Unione è sfociato, il 29

ottobre 2004, nella firma, a Roma, del Trattato che istituisce una Costituzione per

cooperazione rafforzata

l’Europa. Tale testo ribadisce la possibilità di una per la

promozione di iniziative di integrazione tra gruppi di paesi, già prevista nel trattato di

Amsterdam e in quello di Nizza. Il processo di ratifica della Costituzione si è interrotto il 29

maggio 2005 con un referendum popolare in cui il 54,7% dell'elettorato francese ha scelto

di non sottoscrivere il Trattato; pochi giorni dopo, il 1°giugno, anche la popolazione dei

Paesi Bassi si è dichiarata contraria all'introduzione del Trattato. il cancelliere tedesco

Angela Merkel ha deciso di rilanciare il processo di riforma con la Dichiarazione di Berlino

del 25 marzo 2007 in cui si esprimeva la volontà di sciogliere il nodo entro pochi mesi al

fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009, anno delle elezioni del

nuovo Parlamento europeo. L'accordo recepisce gran parte delle innovazioni contenute

nella Costituzione, anche se con alcune modifiche per togliere il carattere costituzionale al

testo e meccanismi per alcuni paesi di "chiamarsi fuori" da politiche comuni.

Dopo la conclusione della Conferenza intergovernativa che ha finalizzato il nuovo testo, il

nuovo "Trattato di Lisbona" è stato approvato al Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre

2007 e firmato il 13 dicembre dai capi di Stato e di Governo. Successivamente si prevede

un periodo di ratifica che sarà effettuato in prevalenza con metodo parlamentare in modo

da farlo entrare in vigore entro le elezioni europee del 2009. Nel 1951, la Germania

dell’Ovest, la Francia, l'Italia e gli stati del Benelux istituirono la Comunità Europea del

Carbone e dell’Acciaio, entrata in vigore nel 1952. La prima unione doganale fra paesi

europei, la cosiddetta Comunità Economica Europea, fu istituita mediante il Trattato di

Roma del 1957 e implementata nel 1958; successivamente rinominata Comunità europea,

tre pilastri

è oggi uno dei dell'Unione europea, secondo i dettami del Trattato di Maastricht

che ha introdotto l'unione politica, nei campi della "Giustizia e affari interni" e della

"Politica estera e di sicurezza comune".

L'Unione europea si articola intorno alle istituzioni inizialmente previste nell'ambito delle

Comunità Europee e dei suoi organi specifici.

Le principali istituzioni dell'Unione europea sono:

 il Parlamento europeo, eletto a suffragio universale diretto da tutti i cittadini

dell'Unione ogni cinque anni; ai sensi del Trattato ha sede a Strasburgo, ma svolge i

suoi lavori anche a Bruxelles e a Lussemburgo (sede del segretariato).

Consiglio dei Ministri

 il Consiglio dell’Unione europea (o ), formato dai ministri degli

Stati membri che si occupano della stessa materia (ad esempio al Consiglio dei

ministri convocato per urgenza economica parteciperanno tutti i ministri

dell'economia, ambientale quelli dell'ambiente ecc.), con sede a Bruxelles.

 il Consiglio europeo che comprende un rappresentante per ogni stato: il Capo di

Stato (se si tratta di repubbliche semipresidenziali o presidenziali) o quello di

Governo (se si tratta di monarchie o repubbliche parlamentari). La presidenza è

assegnata a uno stato e ruota ogni 6 mesi; il presidente di turno è anche il

Presidente dell'Unione europea

 la Commissione europea, che rappresenta gli interessi generali dell'UE, formata da

un Commissario per Stato membro, con sede a Bruxelles.

 la Corte di giustizia delle Comunità europee, che vigila sull'applicazione del diritto

comunitario, con sede a Lussemburgo.

 la Corte dei Conti europea, che verifica il finanziamento delle attività dell'UE, con

sede a Lussemburgo.

 Il Mediatore Europeo, che difende i cittadini e le organizzazioni dell'UE dalla cattiva

amministrazione

 Il Garante europeo della protezione dei dati, che assicura che le istituzioni e gli

organi dell'UE, nel trattamento dei dati personali, rispettino il diritto alla privacy dei

cittadini dell'Unione.

 La Banca centrale europea, che è responsabile per la politica monetaria europea;

 La Banca europea degli investimenti, che finanzia i progetti di investimento dell'UE;

 Il Fondo europeo per gli investimenti, che fornisce garanzie e capitale di rischio per

aiutare le piccole e medie imprese.

 Il Comitato economie e sociale europeo, che rappresenta la società civile e le due

componenti dell'industria;

 Il Comitato delle regioni, che rappresenta le autorità regionali e locali.

Il Trattato di Maastricht ha creato l'Unione Europea, strutturandola in tre pilastri:

 Comunità europea: mercato comune europeo, unione economica e monetaria oltre

ad una serie di altre competenze aggiunte nel tempo.

 Politica estera e di sicurezza comune: costruzione di una politica unica verso

l'esterno.

 Cooperazione Giudiziaria e di Polizia in materia penale: costruzione di uno spazio

europeo di libertà, sicurezza e giustizia.

In alcune di queste materie durante il tempo sono stati concessi degli "opt-out"(possibilità

d’opporsi) a diversi paesi membri, che vanno a costituire delle "cooperazioni rafforzate" de

facto.

L'Unione europea ha da sempre assunto il principio dello stato di diritto e la promozione

dei diritti umani come propri valori fondanti; essa difende attivamente tali diritti sia

all'interno dei suoi confini che nelle proprie relazioni estere, ponendo talvolta precisi

requisiti per la concessione di accordi commerciali o di altro genere.

Per quanto riguarda la situazione interna, l'Unione europea si propone di combattere il

razzismo e la xenofobia attraverso il sostegno ad una rete di organizzazioni non

governative ed una specifica Agenzia. Dal punto di vista delle relazioni internazionali i

principali obiettivi sono dichiaratamente il progresso e la pacificazione internazionale,

ritenuti possibili solo nell'ambito di una struttura democratica.

L’EVOLUZIONE COSTITUZIONALE ITALIANA

La crescita della partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato ha permesso a

quest’ultimo di divenire più democratico e d’ampliare le sue funzioni. Tali modifiche si sono

svolte attraverso delle fasi che sono:

La fase oligarchica caratterizzata da cauti e limitati aumenti delle persone con diritto di

1. voto, assenza di sindacati e partiti e predominio del liberismo economico

La fase liberal-democratica in cui vi fu un forte sviluppo, si assicurarono le liberà

2. fondamentali, si creano i primi partiti e sindacati, si allarga notevolmente il numero

d’elettori, si mettono le basi dell’intervento economico e sociale dello Stato

La fase fascista con la quale cessarono le principali libertà, tra le quali quelle di

3. formazione d partiti e sindacati, non si svolgono più elezioni democratiche e lo stato

diventa autoritario

La fase repubblicana con la quale cessano le discriminazioni nella concessione del

4. diritto di voto, si ricostituiscono partiti e sindacati e si allargano i servizi sociali.

Le componenti principali di tali fasi sono quindi: il corpo elettorale, l’organizzazione politica

e sindacale, la costituzione, l’intervento economico e sociale dello Stato ed il rapporto tra

centro e periferia.

Nella prima fase la maggior parte degli italiani non poteva votare, erano esclusi donne,

persone senza istruzione e poveri. Nella seconda fase il voto s’estese a tutti i cittadini

tranne le donne; nella terza si svolsero solo due consultazioni elettorali e comunque senza

connotato di democraticità in quanto vi era la possibilità di votare un unico

partito(fascista). Nella quarta fase il corpo elettorale si estende a tutti i cittadini integrando

anche le donne.

Nella prima fase i principali movimenti erano quello liberale, quello radicale e quello

repubblicano; tali movimenti formavano coalizioni dette Destra e Sinistra, ed i rapporti tra

maggioranza ed opposizione furono sempre fluidi. Nella seconda fase nascono i primi

partiti(il primo in assoluto fu il partito socialista seguito poi dal partito democratico e dal

partito comunista); nella terza fase la diversità di partiti andò scomparendo a favore del

partito unico fascista. Nella quarta fase i partiti furono ricostituiti e si consolidò il

pluripartitismo(più partiti concorrenti tra di loro)già realizzatosi prima del fascismo.

Dal 1861 al 1948 l’Italia è stata retta dallo Statuto Albertino concesso nel 1848 da re Carlo

Alberto. Tale statuto fu elaborato dai consiglieri del re e dal lui concesso agli amatissimi

sudditi, si trattava d’un testo costituzionale breve e flessibile al punto tale da permettere la

trasformazione d’un Presidente del Consiglio in Capo del governo e Duce del fascismo. Ciò

fu permesso dal fatto che lo statuto Albertino altro non fosse se non una norma di legge

ordinaria senza una particolare forza costituzionale. La costituzione del 1948 è

repubblicana, infatti la popolazione tramite il referendum che ne aveva preceduto

l’adozione il popolo italiano opto per la repubblica. La costituzione del ‘48 è democratica

perché ricomprende del corpo elettorale tutti i cittadini di cui garantisce diritti e libertà. La

costituzione è rigida, infatti le leggi di revisione della costituzione devono essere adottate

da ciascuna Camera con due successive deliberazione a distanza l’una dall’altra di almeno

3 mesi e devono essere approvate a maggioranza assoluta dai componenti di ciascuna

delle Camere nella seconda votazione. Il 2 giugno 1946 fu eletta l’Assemblea costituente e

tramite referendum fu decisa la forma repubblicana per l’Italia. La costituzione del ‘48

rappresenta un compromesso tra i vari partiti e movimenti presenti nell’Assemblea che la

discusse e deliberò.

Col passar del tempo il popolo ha cominciato ad organizzarsi in modo tale da far valere i

propri diritti. Classi lavoratrici e meno abbienti hanno chiesto di partecipare al Parlamento

per influenzare l’attività statale a favore delle classi lavoratrici, in modo da introdurre leggi

che limitassero il potere economico privato e stabilissero nuovi diritti per i lavoratori stessi.

Questa è una prima spinta che condusse ad un allargamento dell’attività economica e

sociale dello Stato. Una seconda spinta si ebbe dalle stesse imprese private, accentuata in

periodi di crisi attraverso la ricerca da parte di privati di aiuti da parte dello Stato. In

questo modo l’attività economica e sociale dello Stato cresce a causa di due richieste:

aiuto da parte di imprese private, protezione da parte delle classi lavoratrici.

In una prima fase vi fu il predominio degli interessi della borghesia che spesso ricorreva

all’appoggio dello Stato, quanto all’attività sociale dello Stato questa era limitata alla mera

solidarietà. In una seconda fase si va affermando il principio secondo cui imprese che

maggiormente interessano la collettività devono esser tolte di mano ai privati e messe

sotto gestione pubblica; quindi al liberismo economico si sostituisce l’interventismo

economico, alla solidarietà la protezione sociale. Nella terza fase, quella fascista, l’azione

economico-sociale dello stato si amplia, vengono emanate leggi relative al territori e

crescono le imprese pubbliche ma tali interventi erano destinati ad appoggiare più che

altro le imprese che si vennero a trovare in difficoltà dopo la crisi del ‘29/33. Nella quarta

fase lo stato assume un ruolo predominante nei settori economico-sociali, si estendono le

imprese pubbliche e viene creata una Cassa per il Mezzogiorno, viene assicurata

l’istruzione a tutti, è garantita alla maggioranza dei cittadini l’assistenza e la pensione.

A partire dal 1861 prevalevano esigenze di accentramento amministrativo, sul finire del

XIX secolo inizio XX fiorì una autonomia locale, nel periodo fascista fu compressa tale

autonomia fino ad arrivare al punto in cui i sindaci (potestà) venivano eletti dagli organi

centrali dello Stato. Nel 1948 cominciò l’istituzione delle regioni e dell’autonomia di

province e comuni. Nel 1993 viene disposta l’elezione diretta dei sindaci e presidenti delle

province, nel 1999 vi fu l’elezione diretta delle giunte regionali, rafforzando così l’esecutivo

dei tre enti sub-statali(comuni, province e regioni). Nel 2001 fu modificato il titolo V della

seconda parte della costituzione. Mentre prima l’art 117 elencava le materie di pertinenza

delle regioni e lasciava le materie residue alla gestione statale, ora elenca quelle di

pertinenza statale e lascia le materie residue alla gestione regionale. L’art 118 disponeva

che le regioni avessero compiti amministrativi nelle materie per le quali disponessero di

potestà legislativa, ora il nuovo testo attribuisce le funzioni amministrative ai comuni, salvo

che esse siano conferite a libelli superiori di governo.

In sede nazionale, prospetticamente, vengono ridotti i poteri del PdR, viene istituito un

Primo Ministro con legittimazione popolare diretta ed ampi poteri, il Senato diventa Senato

federale…

IL CITTADINO NELLA COSTITUZIONE: I DIRITTI FONDAMENTALI

La costituzione italiana vigente è una costituzione lunga( a differenza dello Statuto

Albertino che invece era breve), consta di 139 articoli suddivisi in due parti: diritti e doveri

dei cittadini, ordinamento della Repubblica.

La costituzione attualmente vigente contiene la garanzia dei diritti fondamentali

dell’individuo e stabilisce i limiti dell’intervento statale nei loro confronti, disciplina le

organizzazioni sociali e politiche stabilendo regole fondamentali della loro azione, introduce

il principio di uguaglianza sostanziale(definisce gli obblighi di prestazione dello Stato

rispetto ai cittadini per renderli veramente uguali). La garanzia costituzionale dei diritti

fondamentali tutela i cittadini nei confronti degli interventi dei poteri pubblici. Tali garanzie

partono dal rapporto autorità statale-libertà individuale. La costituzione indica, inoltre, le

regole alle quali devono sottostare Stato e cittadini. Le differenze tra garanzia

costituzionale dei diritti fondamentali e la disciplina costituzionale delle organizzazioni

sociali e politiche sono due:

Per la disciplina costituzionale delle organizzazioni sociali e politiche la costituzione non

 si limita a disporre norme difensive ma riconosce funzioni.

Le garanzie costituzionali dei diritto si riferiscono ad individui mentre la tutela

 costituzionale delle organizzazioni si riferisce a gruppi.

Esistono disposizioni costituzionali negative (obblighi di astenersi dello Stato) e positive (

dispongono che lo Stato faccia qualcosa)

I soggetti hanno qualità o posizioni e si trovano in situazioni giuridiche. Le posizioni

giuridiche sono attributi propri dei soggetti, mentre le situazioni giuridiche sono condizioni

in cui il soggetto si viene a trovare a seguito di eventi e nell’ambito di rapporti. La

principale situazione soggettiva è quella diritto(soggettivo)-obbligo. Il diritto soggettivo è

una situazione attiva e di vantaggio che ha riferimento a un bene determinato. Al diritto

soggettivo fa riscontro uno svantaggio. Una seconda coppia è la potestà(potere)-

soggezione; il potere è una situazione preliminare poiché col suo esercizio produce

situazioni soggettive vincolanti per altri soggetti ed il suo corrispettivo è la soggezione.

Una terza coppia di situazioni soggettive è quella doveri-pretese. Esiste in fine la coppia

interesse legittimo-potestà pubbliche. Solitamente alla potestà fa riscontro la soggezione,

in alcuni casi però nei confronti della pubblica amministrazione il privato si vede

riconoscere un interesse legittimo rispetto al diritto soggettivo; l’interesse legittimo è

attribuito per assicurare una tutela ai privati nei confronti appunti degli atti

dell’amministrazione pubblica. La parte prima della costituzione elenca e garantisce le

libertà che non sono riducibili in una particolare situazione giuridica soggettiva, perché

sono un insieme di poteri e diritti, tutelati costituzionalmente.

La costituzione elenca le principali libertà forse nell’ottica di una sfiducia nei riguardi del

legislatore. Essa appare ispirata al principio di sfiducia nell’amministrazione pubblica;

infatti dopo aver sancito la garanzia costituzionale delle libertà più importanti, quando

passa a prevedere i limiti che possono essere stabiliti all’esercizio di tali libertà, dispone

che i limiti stessi siano fissati con legge e applicati nei singoli casi dal giudice. Tale clima di

sfiducia è alimentato dal fatto che proprio dalla pubblica amministrazione diretta dal

Governo sono venute le maggiori interferenze nella libertà dei cittadini. In taluni casi la

costituzione stabilisce una riserva relativa di legge: in una data materia il Parlamento deve

fissare con legge i criteri essenziali, mentre alla loro applicazione provvederà la pubblica

amministrazione.

Le libertà sono:

Libertà personale( in casi eccezionali l’autorità di pubblica sicurezza può limitare tale

 libertà provvisoriamente, con provvedimenti comunicati al giudice entro 48 ore, se il

giudice non convalida il fermo esso è revocato e perde effetto)

Libertà di domicilio

 Libertà e segretezza della corrispondenza

 Libertà di circolazione, di soggiorno, di espatrio e di emigrazione

 Libertà di riunione:

 In luogo aperto al pubblico(senza preavviso)

 In luogo pubblico(preavvisare le autorità di pubblica sicurezza)

Libertà di religione

 Libertà di manifestazione del pensiero(per la stampa, come per le libertà personali, c’è

 riserva di legge e intervento del solo giudice; nel caso della stampa è assolutamente

vietata la censura preventiva)

Libertà di insegnamento della scienza, purché senza oneri per lo Stato

 Libertà di impresa

 libertà di sciopero

 Uguaglianza in senso formale(garante contro le discriminazioni)

Per alcuni, uno dei diritti fondamentali è quello di proprietà; nella costituzione attualmente

vigente la proprietà è riconosciuta e garantita dalla legge.

Il concetto di libertà è dinamico. Ogni periodo storico riconosce spazi autonomi diversi da

quelli precedenti e molti ne conquista di nuovi, mentre altri ne abbandona. I nuovi sviluppi

delle libertà non si esauriscono nella sempre più diffusa richiesta di ampliamento

dell’elenco delle libertà, ma anche nella loro disciplina; quindi occorre introdurre nuove

forme di gestione collettiva e sviluppare le istituzioni delle libertà. Gli strumenti delle

libertà assumono una posizione di rilievo, tanto che la libertà è da ricercarsi

nell’amministrazione che appresta i meccanismi per assicurarla in concreto.

LA STRUTTURA DEL PARLAMENTO

Il parlamento ha origine nell’organizzazione feudale. A quell’epoca il re, che era il

feudatario più potente, ricorreva agli aiuti degli altri feudatari ed in cambio degli aiuti

questi ultimi ottenevano favori dal re. Tali aiuti erano chiesti dal re durante un assemblea

che in Francia si chiamava Stati generali, a Napoli ed in Sardegna si chiamava Parlamento

e in Spagna Cortes. Divenne abitudine inviare alle assemblee rappresentanti eletti a cui

venivano affidati dei compiti, chiedere la trasformazione della promessa fatta dal re ai

feudatari in legge irrevocabile e controllare che tale trasformazione, una volta accettata,

avvenisse. Il Parlamento era composto da una sola assemblea, con la Restaurazione si

fece ricorso ad un bicameralismo in grado di equilibrare sovranità del popolo e sovranità

regia. Entrambe le camere sono elettive e la maggior parte delle volte la volontà legislativa

d’una camera prevale su quella dell’altra. Ciò però non accade in Italia.

Secondo la costituzione repubblicana il parlamento è composto da due camere: camera

dei deputati e senato della repubblica. Tali due camere operano separate tranne in casi

eccezionali in cui vengono a formare un unico organo, ossia il Parlamento in seduta

comune. Il sistema del bicameralismo ha due motivi fondamentali d’essere:

Ottenere decisioni più accurate

 Allargare il consenso nella formazione della legge, sottoponendola all’esame e alla

 deliberazione di un maggior numero di rappresentanti popolari.

Nel 1945 fu istituita la Consulta nazionale i cui membri erano nominati dal Comitato di

liberazione. Tale consulta era un surrogato del parlamento e cessò d’esistere nel ‘46

quando il popolo fu chiamato per votare per scegliere la forma istituzionale dello Stato e

per scegliere l’organo rappresentativo dell’Assemblea costituente, che fu un’assemblea

parlamentare straordinaria, formata da 556 componenti, col compito di elaborare la

costituzione. Nel sistema bicamerale della nostra costituzione le camere sono poste in

condizioni di parità, ossia le decisioni di una camera hanno importanza pari a quelle

dell’altra. Entrambe sono organi elettivi i cui membri sono eletti direttamente dal popolo. Il

senato non è interamente elettivo, al suo interno infatti troviamo 5 senatori a vita nominati

dal PdR in carica, tutti gli ex PdR. La camera ha 630 membri, il senato 315; per essere

senatore occorre aver compiuto 40 anni, per essere deputato ne bastano 25; per votare al

senato occorrono 25 anni, per votare alla camera bastano i 18.

L’assunzione alla carica di parlamentare deve esser preceduta dall’esplicazione di controlli

che accertino la regolarità dell’elezione e l’assenza di cause di ineleggibilità(incapacità di

essere eletto per una causa obiettiva) e di incompatibilità(impossibilità a ricoprire la carica

di parlamentare contemporaneamente con altre cariche). L’assunzione della qualità di

membro eletto del Parlamento di membro eletto dal Parlamento ha luogo con la

proclamazione fatta dal presidente dell’ufficio elettorale. La proclamazione è preceduta

dalla convalida, che è svolta dalla giunta delle elezioni, quest’ultimo è un organo

permanente di ciascuna Camera finalizzato a verificare l’esistenza dei titoli di ammissione.

La cessazione della carica quale membro del Parlamento avviene:

Perché la camera ha terminato la sua vita

 Per dimissioni

 Per decadenza, ossia viene a mancare uno dei requisiti di eleggibilità

Le due camere sono elette per 5 anni, allo scadere dei quali vengono indette nuove

elezioni per tener conto delle variazioni nelle opinioni politiche della popolazione, per tener

conto delle opinioni dei cittadini che hanno acquistato il diritto di voto. Tale data non può

essere prolungata, se non in caso di guerra. La vita delle camere può esser più breve del

previsto; nel caso in cui non si riesce a raggiungere la maggioranza per sostenere il

governo dandogli la fiducia attraverso una votazione. In tal caso si ricorre allo scioglimento

anticipato delle camere, tale atto spetta al PdR e nel caso vengono indette nuove elezioni.

Il periodo di vita delle camere si chiama legislatura.

Le camere sono organi dotati di autonomia che si manifesta con l’adozione del

regolamento e con l’autonomia finanziaria. Ciascuna camera adotta il suo regolamento(col

quale si organizzano la struttura ed il funzionamento di ciascuna camera) a maggioranza

assoluta dei suoi componenti(50.1%).

Le camere sono a base assembleare, le assemblee sono due formate rispettivamente da

senatori e da deputati. Ciascuna camera quando si riunisce per la prima volta elegge i

propri organi interni indispensabili per lo svolgimento delle attività. Tali organi sono:

Il Presidente: è eletto da ciascuna assemblea a maggioranza, deve garantire il buon

 andamento dei lavori parlamentari, dirige e modera la discussione, stabilisce l’ordine

delle votazioni e partecipa alla programmazione dei lavori, non può votare

L’Ufficio di presidenza: composto dal presidente, da 4 vicepresidenti, 3 questori che

 vigilano sull’applicazione del regolamento e delle direttive del presidente, 8 segretari

che sovrintendono alla redazione dei resoconti delle sedute

Le giunte: sono organi creati per risolvere questioni di carattere tecnico

 Le commissioni parlamentari: sono organi permanenti che ciascuna camera forma

 all’inizio della legislatura, sono 14 in ciascun ramo del parlamento, sono composte da

deputati e senati in modo da rispecchiare le forze politiche presenti e sono rinnovate

ogni 2 anni(ogni parlamentare deve far parte di almeno una commissione)

I gruppi parlamentari: sono la proiezione dei partiti politici in parlamento

Esistono inoltre commissioni miste composte da deputati e senatori insieme; alle

commissioni sono affidate competenze per materia; esistono poi ancora commissioni

d’inchiesta(che sono organi temporanei) e le commissioni parlamentari permanenti che

svolgono funzioni necessarie e funzioni eventuali, tra le funzioni necessarie ci sono l’esame

dei disegni di legge che deve esser compiuto prima che il disegno di legge venga discusso

in assemblea. Chi non vuol schierarsi per l’uno o l’altro gruppo può decidere di iscriversi ad

un gruppo misto, in cui comunque è possibile il formarsi di componenti politiche. Ogni

gruppo elegge il proprio presidente che indirizza il comportamento dei parlamentari del

gruppo di cui è capo. Ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le

sue funzioni senza vincoli nei confronti del gruppo parlamentare d’appartenenza. I membri

del parlamento sono sempre liberi di discostarsi dalle indicazioni del presidente del gruppo

sia al momento della discussione sia al momento della votazione.

Le camere per potersi riunire vanno convocate. La convocazione spetta al presidente di

ciascuna delle camere, a un terzo dei membri della camera ed al PdR. La costituzione

prevede due convocazioni automatiche annuali, una a febbraio ed un’altra ad ottobre. La

prima riunione dopo le elezioni deve avvenire a non più di 20 giorni da queste ultime. I

periodi di lavoro continuato delle camere si chiamano sessioni, ogni sessione è composta

da sedute che indicano le volte ed il tempo il cui i parlamentari si sono riuniti in sessione.

Il lavoro delle assemblee è svolto secondo un programma, tale programma è elaborato dal

presidente e discusso ed approvato dalla conferenza dei capigruppo. Tale programma è

approvato con il consenso dei presidenti dei gruppi la cui consistenza numerica sia pari ad

almeno il 75% dei componenti della camera. Il programma può riguardare l’organizzazione

dei lavori delle camere per i successivi due-tre mesi. Sulla base di tale programma gli

stessi presidenti dei gruppi formano il calendario dei lavori. Per ogni programma si fanno

più calendari, tali calendari indicano gli argomenti da trattare ed il numero e le dati delle

singole sedute d’assemblea. Sulla base delle indicazioni del programma il presidente di

ogni camera, al termine della seduta, indica l’ordine del giorno che a sua volta indica

l’elenco degli argomenti e l’ordine in cui verranno trattati.

Le deliberazioni di ciascuna camera non sono valide se non è presente un quorum ossia un

numero minimo di membri. Il quorum è fissato nella misura della metà più1 dei

componenti di ciascuna assemblea. Se manca tale numero la seduta non può aver luogo.

Le deliberazioni devono essere adottate a maggioranza dei presenti, a meno che non sia

espressamente richiesta dalla costituzione una maggioranza particolare.

I lavori del parlamento sono basati sul principio di pubblicità; i membri del governo,

quando non siano anche membri delle camere, hanno diritto e dovere di assistere alle

sedute delle camere e devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono. Le assemblee

sono chiamate ad esprimere le proprie convinzioni attraverso un voto che può essere:

Di approvazione

 Di non approvazione

 Di astensione

Le votazioni sono classificate in tre gruppi in base a che:

Non si richieda l’identificazione delle persone ne il numero dei votanti

 Si richieda l’identificazione delle persone e il numero dei votanti, ma non si richieda la

 pubblicità del contenuto del voto(scrutinio segreto)

Si richieda l’identificazione delle persone, del numero dei votanti ed il contenuto del

 voto(appello nominale).

Lo scrutinio segreto da luogo al fenomeno dei “franchi tiratori” ossia dei parlamentari che

pur avendo votato la fiducia al governo gli negano su singoli progetti di legge il consenso.

Oltre al voto contrario i parlamentari possono far ricordo all’ostruzionismo che è un mezzo

per impedire l’approvazione di deliberazioni da parte della maggioranza. Per ottenere

questo risultato, i rappresentati delle minoranze presentano un gran numero di

emendamenti al testo in discussione e si iscrivono tutti a parlare, ottenendo l’effetto di

ritardare ed impedire la deliberazione.

Altri strumenti, previsti dal regolamento, in grado di ritardare ed ostacolare la discussione

sono:

Questioni incidentali: hanno la precedenza sulla discussione principale, sono di due

 categorie, per questioni procedurali e per questioni che riguardano il contenuto del

progetto

Questioni pregiudiziali: sono proposte dai parlamentari, prima che inizi la discussione,

 adducendo motivi affinché la discussione stessa non abbia luogo

Questioni sospensive: sono proposte per rinviare la discussione al verificarsi di eventi

 specifici

Le questioni pregiudiziali o sospensive sono approvate o respinte dall’assemblea, dopo un

breve dibattito, che si conclude col voto.

Le immunità parlamentari sono una stato di garanzia di cui godono i membri del

Parlamento e sono indisponibili ed irrinunciabili. L’immunità assume due forme:

L’insindacabilità: i parlamentari sono considerati irresponsabili in campo penale, civile

 ed amministrativo e non possono essere perseguitati per opinioni espresse e per i voti

dati nell’esercizio delle funzioni. Tale garanzia non concessa a tutte quelle opinioni che

possono essere ricondotte all’attività solo genericamente politica d’un parlamentare,

infatti secondo la Corte se così non fosse si assisterebbe alla trasformazione della

prerogativa in un privilegio personale

L’inviolabilità: riguarda la responsabilità del parlamentare per i comportamenti tenuti al

 di fuori dell’esercizio delle sue funzioni.

Nel 1993 una legge di revisione costituzionale ha modificato la disciplina dell’inviolabilità

prevedendo che l’autorizzazione della camera d’appartenenza non sia necessaria per la

sottoposizione a procedimenti penali del parlamentare , ma solo per l’adozione di

provvedimenti che ne limitino le libertà, inoltre stabilisce che anche senza autorizzazione il

parlamentare può esser privato della libertà personale nel caso in cui vi sia una sentenza

di condanna irrevocabile, oppure venga colto nell’atto di commettere un delitto per il quale

è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Le due camere si riuniscono insieme formando un unico organo( il parlamento in seduta

comune) nel caso di svolgimenti di determinate funzioni; formano in questo modo un’unica

assemblea presieduta dal presidente della camera dei deputati. Le camere devono riunirsi

in caso d’elezione del PdR, per assistere al giuramento di quest’ultimo, per deliberare

eventuali messe in accusa del PdR per alto tradimento o attentato alla costituzione, per

eleggere alcune alte cariche dello stato. La maggioranza dei componenti è riferita al

numero complessivo dei membri dell’organo senza controllare se sia rispettatala regola

della maggioranza all’interno di ciascuna camera. Tale regola gioca a favore della camera

dei deputati che è l’organo più numeroso. Nelle riunioni il parlamento in seduta comune

applica il regolamento della camera dei deputati, tuttavia potrebbe darsi un regolamento

proprio data la particolarità delle funzioni.

LE FUNZIONI DEL PARLAMENTO

Le funzioni principali del parlamento sono:

Funzione legislativa

 Funzione di controllo sul governo

 Funzione di indirizzo politico

Per funzione legislativa si intende l’attività di preparazione, esame ed approvazione delle

leggi. Le leggi vanno approvate da entrambe le camere e sono esaminate sotto 3 profili:

Contenuti: possono essere diversi, esistono leggi che pongono direttive e leggi che

 erogano benefici e leggi che impongono comando o divieti o che prevedono punizioni

Forma: è una sola ed è assunta attraverso l’approvazione da parte delle due camere ed

 è proprio tramite l’approvazione che l’atto prende forma di legge

Effetti: sono collegati alla forma, ed è proprio la forma a fare contenuto imperativo,

 generale ed astratto alla legge conferendo quindi una forza(tale forza deriva dal fatto

che il Parlamento riflette la sovranità del popolo).

La proceduta legislativa è l’insieme degli atti previsti dalla costituzione e posti in essere da

iter legis

ciascuna camera per approvare la legge. L' , ossia il procedimento che porta alla

formazione di una legge, è così schematizzabile:

iniziativa –> istruttoria -> esame –> approvazione (articolo per articolo e finale) –>

promulgazione –> pubblicazione

L'iniziativa spetta al Governo, ai singoli parlamentari(che devono presentare la proposta di

legge alla loro camera d'appartenenza), ai cittadini (che devono presentare una proposta

formulata in articoli e accompagnata dalle firme di 50.000 elettori), ai singoli Consigli

regionali e al CNEL(consiglio nazionale dell‘economia e del lavoro). L'iniziativa, una volta

pervenuta ad una delle due Camere, deve essere assegnata ad una commissione

competente per materia perché svolga una preliminare attività istruttoria (avvalendosi

anche dei pareri formulati da altre commissioni, e in particolare dalle così dette

«commissioni filtro»).

A questo punto, il procedimento può seguire due strade diverse. Nel procedimento

normale la commissione competente si riunisce in sede referente e, formulata una

relazione e nominato un relatore, trasmette la competenza alla formulazione e

all'approvazione del testo all'assemblea Il tutto deve avvenire in non più di 4 mesi alla

Camera e di 2 mesi al Senato. Una volta approdato in una Camera, avviene la discussione

generale, a cui segue l'esame (e il voto) articolo per articolo, le dichiarazioni di voto ed in

ultimo la votazione generale, che normalmente avviene e in modo palese (il voto segreto è

previsto per materie che implicano scelte dettate dalla coscienza individuale). Se il

progetto ottiene la votazione positiva di una Camera, passa all'altro ramo del parlamento

che la deve votare senza ulteriori modifiche. In caso di modifiche, il testo ritorna all'altra

Camera che lo deve riapprovare. Se il testo ripete questo procedimento più volte si parla

di "navette" o palleggiamento.

Questa procedura è obbligatoria per i disegni di legge in materia costituzionale ed

elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati

internazionali, di approvazione di bilanci e consecutivi. In tutte le altre ipotesi, si potrà

procedura speciale: la commissione permanente potrà riunirsi in sede

avere una

redigente (sarà di competenza dell'assemblea, cioè, la sola approvazione finale) oppure

iter

deliberante o legislativa (l'intero parlamentare si svolge in seno alla commissione),

fatta salva in entrambi i casi la possibilità per 1/10 dei membri della Camera che sta

procedendo, 1/5 dei membri della commissione o per il Governo di chiedere il ritorno alla

procedura normale.

Procedure particolari sono previste per la conversione di decreti legge, la legge annuale, la

legge di bilancio annuale preventivo (e relativa finanziaria), la legge annuale di

semplificazione e altre leggi di cui si decide l'urgenza.

Approvato lo stesso testo in entrambi i rami del Parlamento, questo verrà trasmesso al

PdR, perché entro un mese provveda alla promulgazione, salva la possibilità di chiedere

alle Camere, con messaggio motivato, una nuova deliberazione (ipotesi nella quale la

promulgazione è atto dovuto). Una volta promulgata, la legge sarà quindi pubblicata - a

cura del Ministro della Giustizia - sulla Gazzetta Ufficiale,ed entrerà in vigore dopo il

periodo di vacatio legis (15 giorni, a meno che non sia altrimenti stabilito).

La rigidità della nostra costituzione è garantita dalla predisposizione di organi e misure di

controllo attraverso i quali si apportano le modifiche che il passare o i cambiamenti socio-

politici si rendono indispensabili. In questo consiste la funzione di revisione costituzionale.

Questo processo si articola in 2 possibili fasi la prima in cui le camere procedono ad una

votazione parlamentare attraverso una doppia delibera se in entrambe le camere la

votazione positiva è superiore ai 2/3 la revisione è passata viene direttamente mandata al

presidente della repubblica per la promulgazione, in caso si raggiungesse una

maggioranza assoluta ma non superiore ai 2/3 si prevede che alcuni soggetti : 1/5 dei

componenti di ciascuna camera, 5 consigli regionali, e 500000 elettori possono richiedere

di sottoporre a votazione elettorale il testo votato in parlamento; tale referendum definito

costituzionale può essere esercitato nei 3 mesi successivi alla pubblicazione nella gazzetta

ufficiale ai fini notiziari del testo della deliberazione legislativa. Inoltre doppia delibera dea

parte delle camere avviene attraverso un esame incrociato, cioè una volta approvata in

prima lettura da una camera , la legge viene trasmessa all'altra senza anche la seconda

deliberazione della prima; in seconda lettura difatti si procede con solo una votazione

finale senza la possibilità di introdurre emendamenti. L'art 139 della costituzione stabilisce

l'unico vero limite espresso nell'esercizio del potere di revisione costituzionale è consiste

nella forma repubblicana dello stato. Sussistono inoltre altri limiti considerati impliciti cioè

non vengono modificati gli articoli che contengono i principi supremi dello stato nonché i

valori su cui si fonda la costituzione italiana( sovranità popolare, unità ed indivisibilità dello

stato...)

Il parlamento, oltre alla funzione legislativa, esercita anche funzione di controllo sul

Governo e funzioni di indirizzo politico.

La funzione di controllo si esplica in mozioni, risoluzioni e ordini del giorno, nonché negli

strumenti conoscitivi delle interrogazioni e delle interpellanze.

La funzione di indirizzo politico, invece, si concreta nel rapporto fiduciario che deve

sussistere tra Parlamento e Governo, oggettivizzato nella mozione di fiducia, nella

questione di fiducia e nella mozione di sfiducia (che può essere rivolta all'intero Governo

oppure anche a un singolo ministro). Altri strumenti di indirizzo politico sono le mozioni, le

risoluzioni e gli ordini del giorno di istruzione al governo.

Una profonda integrazione tra funzione legislativa, funzione di controllo e funzione di

indirizzo si registra, infine, negli atti che vengono svolti nella così detta sessione di

bilancio, e che vanno dall'approvazione DPEF del documento di programmazione

economica e finanziaria all'approvazione della legge finanziaria e dei bilanci.

A norma dell'art. 82 della Costituzione, «ciascuna Camera può disporre inchieste su

materie di pubblico interesse. A tale scopo nomina fra i propri componenti una

commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La

commissione d’inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse

limitazioni dell'autorità giudiziaria». Il Parlamento, ossia, per adempiere alla sua funzione

di organo attraverso il quale si esercita in forma ordinaria la sovranità popolare, può

adottare penetranti strumenti conoscitivi e coercitivi (gli stessi poteri dell'autorità

giudiziaria) per sottoporre all'esame proprio - e di conseguenza del popolo sovrano - fatti e

argomenti su cui sia particolarmente viva l'attenzione sociale.

La rigidità della costituzione è garantita da determinati organi e misure di controllo il quale

attraverso "iter precisi" apportano le modifiche che il passare del tempo o i vari

cambiamenti socio-politici si rendono necessari. L'organo competente alla revisione

costituzione è proprio il Parlamento che attraverso una doppia delibera da parte di

ciascuna camera entro tre mesi può approvare tale modifica. La delibera si effettua con un

esame incrociato della legge, cioè viene prima approvata dalla prima camera e poi passa

all'altra senza la seconda delibera dalle prima. Successivamente in meno di tre mesi deve

essere deliberata la seconda votazione della prima casa e anche dell'altra. Questo

particolare iter viene naturalmente bloccato se nel passare le deliberazioni non ottengono

almeno una maggioranza assoluta. Nel caso alla fine di questo procedimento si fosse

raggiunta una maggioranza superiore hai 2/3 la legge passa al Presidente della

Repubblica, che ha la facoltà di promulgarla. Nel caso raggiungesse una maggioranza

assoluta ma inferiore hai 2/3 l'atto può essere impugnato da 1/5 dei componenti di

ciascuna camera, oppure da 5 consigli regionali, 500.000 elettori e può essere richiesto un

referendum costituzionale. Questo deve svolgersi in una domenica tra 50 e 60gg dopo. La

differenza da quello abrogativo è principalmente l'atto di cui si tratta, che al posto di

essere una legge già in vigore in questo caso è una legge costituzionale o di revisione;

altra differenza è che nel suo iter di passaggio non ci sarà un controllo esercitato dalla

corte costituzionale; un'altra differenza inoltre è che non c'è un quorum prestabilito quindi

anche le forze politiche di minoranza potrebbero raggiungere più consensi.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il PdR è un organo costituzionale a carattere monocratico. Può essere eletto PdR

qualunque cittadino italiano che abbia compiuto 50 anni d’età e che goda di diritti civili e

politici, viene eletto dal Parlamento.

L’elezione del PdR avviene ad opera del parlamento in seduta comune, la cui composizione

è integrata dalla presenza di 3 rappresentati per regione(per la Valle d’Aosta solo 1).

L’elezione avviene a scrutinio segreto con la maggioranza dei 2/3 dei componenti

dell’assemblea per le prime 3 votazioni, con tale votazione il presidente si pone al di sopra

dei partiti politici; dalla quarta votazione in poi è sufficiente la maggioranza assoluta

dell’assemblea(50.1%). 30 giorni prima della scadenza del mandato del PdR il presidente

della camera dei deputati convoca il parlamento in seduta comune ed i delegati regionali

per eleggere il nuovo PdR. Se le camere sono sciolte o mancano meno d 3 mesi alla loro

cessazione, la riunione del parlamento in seduta comune ha luogo entro 15 giorni dalla

riunione delle nuove camere. Il PdR una volta eletto deve giurare fedeltà alla repubblica

ed alla costituzione, ha una carica che dura 7 anni ed è rieleggibile.

Per l’incarico di PdR è prevista solo la supplenza in caso di impedimento. Tale

impedimento può essere temporaneo, che da luogo ad una supplenza esercitata dal

presidente del senato, oppure permanente in questo caso la supplenza è assunta dal

presidente del senato in vista di nuove elezioni indette dal presidente della camera entro

15 giorni dall’accertamento dell’impedimento. Nel caso in cui le camere siano sciolte o

manchino meno di 3 mesi alla loro cessazione per procedere alle elezioni occorre aspettare

la costituzione delle nuove camere e l’elezione avrà luogo entro 15 giorni dalla prima

riunione. Nel mentre le funzioni sono esercitate dal presidente del senato che ha poteri

riferiti a campi più ristretti.

30 giorni prima la scadenza del mandato devono essere indette nuove elezioni dal

presidente della camera. Tale disposizione tende ad evitare la prorogatio della carica del

presidente, ossia che possa stare in carica per altro tempo.

Nessun atto del PdR è valido se non è controfirmato dal ministro proponente e gli atti che

hanno valore legislativo e gli altri atti indicati dalla legge debbono essere controfirmati dal

presidente del consiglio dei ministri. Con la controfirma il ministro si assume la

responsabilità politica dell’atto firmato dal PdR. Sono esclusi da tale regola alcuni atti

presidenziali quali le dimissioni, i messaggi e gli atti compiuti dal PdR come presidente del

collegio.

Il PdR è responsabile penalmente nel caso di reati quali l’alto tradimento e l’attentato alla

costituzione. Col la legge 140/2003 è stata riconosciuta l’immunità penale per le più alte

cariche dello stato.

Gli atti del PdR possono essere atti presidenziali oppure atti di partecipazione all’esercizio

dei poteri. Gli atti presidenziali sono:

Messaggi presidenziali inviati alle camere: strumento attraverso il quale si segnalano

 gravi necessità comuni e richiamano esigenze avvertite dal Paese

La nomina di 5 giudici della Corte costituzionale e di 5 senatori a vita

 La nomina de Presidente del consiglio dei ministrie, su proposta di questo, dei membri

 del governo(ministri)

Lo scioglimenti anticipato della camere(e la indizione di nuove elezioni per la creazione

 di camere nuove): tale potere non può essere esercitato nel semestre bianco, ossia nei

sei mesi prima della scadenza del mandato.

Gli atti di partecipazione all’esercizio invece sono:

Partecipazione all’esercizio della funzione legislativa

 Convocazione straordinaria delle camere

 Promulgazione delle leggi

 Autorizzazione alla presentazione dei disegni di legge del governo

 Indizione del referendum dopo la deliberazione del consiglio dei ministri

Partecipazione all’esercizio della funzione amministrativa:

 Nomina del governo e dei più importanti organi amministrativi dello stato

 Presidenza del consiglio supremo di difesa

 Conferimento di onorificenze della repubblica

 Accreditamento di rappresentanti diplomatici dell’Italia all’estero

Partecipazione all’esercizio della funzione giurisdizionale:

 Presidenza del consiglio superiore della magistratura

 Concessione dell’amnistia e dell’indulto

 Concessione della grazia e commutazione delle pene

L’amnistia è un atto con cui si cancella il reato. L’indulto è un atto con cui si condona in

tutto o in parte la pena inflitta o da infliggere per un reato commesso. La grazia è un

provvedimento di clemenza rivolto a un singolo individuo, tale provvedimento è

configurato dalla costituzione quale atto autonomo del PdR senza necessità d’assunzione

di responsabilità da parte del Ministro della giustizia, anche se nella prassi è ritenuto

necessario il consenso di quest’ultimo.

Il PdR ha un ruolo di garante del funzionamento delle istituzioni alle quali spetta la

gestione dello stato e la tutela dei diritti dei cittadini.

Il PdR gode d’un assegno personale e di una dotazione entrambi esenti da tasse; sul

proprio patrimonio personale il PdR versa regolari contributi. L’assegno ha la funzione di

corrispettivo per le prestazioni presidenziali. La dotazione consiste in una serie di beni

immobili messi a disposizione del PdR, insieme ad una somma destinata alla loro

amministrazione.

Alla presidenza della repubblica sono riconosciute autonomia finanziaria e organizzativa.

L’apparato della presidenza della repubblica è diretto dal segretario generale, il cui titolare

è nominato e revocato con Decreto presidenziale.

I presidenti della repubblica sono stati:

De Nicola 1948

1. Einaudi 1948-1955

2. Gronchi 1955-1962

3. Segni 1962-1964

4. Saragat 1964-1971

5. Leone 1971-1978

6. Pertini 1978-1985

7. Cossiga 1985-1992

8. Scalfaro 1992-1999

9. Ciampi 1999-2006

10. Napolitano 2006

11.

IL GOVERNO

Il governo è la parte dell’organizzazione pubblica in cui si accentra la direzione politica

dello Stato.

L’espressione tipo o forma di governo indica il modo in cui le principali funzioni statali sono

distribuite tra gli organi di vertice dello stato, ed il modo in cui questi sono costituiti. Le

forme di governo sono disciplinate dalle Costituzioni. I principali tipi di governo sono:

Governo parlamentare

: la titolarità del potere esecutivo è concepita quale emanazione

 permanente, ottenuta attraverso un rapporto di fiducia dei collegi titolari del potere

legislativo

Governo presidenziale : l’esecutivo è influenzato principalmente dal presidente-capo

 dello Stato.

Una componente essenziale delle forme di governo sono i partiti politici, in base ai quali è

possibile, ancora, distinguere in governi parlamentari a bipartitismo e a multipartitismo.

Il Governo della Repubblica è un organo complesso composto dal Presidente del Consiglio

dei ministri e dai ministri che formano per l’appunto il Consiglio dei Ministri. Il Presidente

del Consiglio concorre alla formazione dell’indirizzo politico del Governo e gli è riconosciuta

una posizione di preminenza manifesta in due momenti:

Nella composizione del governo: i suoi membri sono scelti dal Presidente del Consiglio

 In seno al consiglio dei ministri: il Presidente del Consiglio è responsabile della politica

 generale del Governo, la dirige ed ha il compito di mantenere l’unità di indirizzo.

Il Presidente del Consiglio ha poteri di direzione di organi collegiali, di promozione e

coordinamento dell’attività dei ministri, di esternazione e normativi;

Convoca e preside il Consiglio dei ministri, ne fissa l’ordine del giorno e ne dirige i

 lavori

Indirizza, coordina e promuove l’attività dei ministri

 Può sospendere l’adozione di atti da parte dei ministri e concorda con i ministri le

 dichiarazioni pubbliche che impegnano la politica generale del Governo

Esercita i poteri esterni del Governo

 Esercita un vero e proprio potere normativo in materia sia di ordinamento, sia di

 disciplina

Egli è responsabile politicamente per tutti gli atti del Governo, civilmente e penalmente per

i reati sia propri che comuni.

Il Consiglio dei ministri è un organo collegiale formato dal presidente del consiglio e dai

ministri e dai ministri, questi ultimi sono:

Coloro cui si è affidata la direzione di un apparato amministrativo

 Coloro che assicurano l’esercizio di una funzione per conto dello Stato. Essi partecipano

 all’elaborazione dell’indirizzo politico del Governo e si chiamano ministri senza

portafoglio.

I sottosegretari sono titolari delle funzioni a loro delegate dal ministro, svolgono in ogni

modo rilevanti funzioni nei confronti dell’apparato ministeriale presso il quale sono

nominati; sono nominati dal presidente del consiglio e in caso di dimissioni del Governo

decadono. Il titolo di vice ministro può essere dato a non più di 10 sottosegretari, se ad

essi sono conferite deleghe relative all’intera area di competenza di una o più strutture

dipartimentali. I vice ministri possono essere invitati a partecipare alle riunioni del consiglio

dei ministre per riferire sulle questioni oggetto della loro delega. Posizione permanente è

attribuita al sottosegretario alla presidenza del consiglio che svolge funzioni di segretario

del consiglio dei ministri e vi partecipa e ne redige i verbali che contengono un succinto

resoconto della discussione distinto per argomenti, con il semplice risultato delle votazioni

ed è un atto riservato custodito a cura della presidenza del consiglio dei ministri. Gli alti

commissari o i commissari straordinari hanno partecipato alle sedute del consiglio dei

ministri; questi sono nominati in via temporanea per realizzare specifici obiettivi delineati

dal parlamento o dal consiglio dei ministri, perciò le loro funzioni sono prefigurate e la loro

durata i compiti e i mezzi si evincono dal decreto di nomina. Le deliberazioni del consiglio

dei ministri sono adottate a maggioranza dei votanti, ed una volta adottate vincolano tutti

i ministri. Le funzioni esercitate nel consiglio consistono nella:

Elaborazione del programma di governo

 Deliberazione dei disegni di legge di iniziativa del governo

 Deliberazione dei decreti legge, delle leggi delegate e dei regolamenti; nomina della

 alte cariche dello stato

Deliberazione sulle questioni di ordine interno e internazionale e su tutti gli affari di

 interesse generale che riguardano lo stato e le regioni

Nomina di uno o più vicepresidenti del consiglio

Il consiglio dei ministri non ha atti propri. Il consiglio di gabinetto è costituito dal

presidente del consiglio dei ministri e dai ministri da lui designati, sentito il Consiglio dei

ministri. Il consiglio di gabinetto è un organo di indirizzo e di composizione dei conflitti tra

partiti, ma non ha funzioni deliberative.

Comitati Interministeriali

I sono articolazioni del governo e vengono istituiti con legge e

comprendono tutti i ministri interessati ad una materia cui si aggiungono funzionari ed

esperti, e danno luogo ad una sorta di decentramento di alcune funzioni di governo. Tali

comitati danno luogo ad una decongestione del consiglio dei ministri e consentono un

esami più specializzato ed attento delle varie questioni, questi ultimi presentano anche

inconvenienti, infatti si prestano a scelte eccessivamente settoriali ed ai comitati sono

attribuiti anche compiti amministrativi. I comitati dei ministri possono svolgere funzioni

istruttorie e consultive nei confronti del governo o del consiglio dei ministri e sono formati

da ministri e possono avvalersi di esperti estranei alla pubblica amministrazione.

I ministri fanno parte del consiglio dei ministri e fanno capo ad un ramo

dell’amministrazione. Essi svolgono sia funzioni politiche(elaborazione dell’indirizzo politico)

che funzioni amministrative(attuazione di tale indirizzo). Uno stesso ministro può essere

posto a capo di più ministeri ed è possibile che un ministro ne diriga un altro ad interim,

ossia come reggente(non come titolare), tale tipo di reggenza può essere assunta dallo


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto pubblico comparato in cui vengono analizzati i seguenti argomenti: le fonti del diritto come atti di produzione normativa, le leggi che contengono norme sulla produzione giuridica, regole e divieti alla base dei quali opera la società, le fonti del diritto possono essere scritte o fonti-atti, fonti non scritte o fonti-fatti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Ruggeri Antonio.

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