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Forme di stato e tipi di stato

Con il termine “forma di stato” si intende l'insieme dei principi e delle regole fondamentali che caratterizzano un ordinamento statale e quindi disciplinano i rapporti tra Stato e la comunità dei cittadini, singoli o associati. A volte il termine si usa per definire l'insieme di regole che disciplinano i rapporti fra lo Stato centrale e gli enti autonomi territoriali. → Questo secondo significato si basa su una divisione fra i poteri di tipo verticale (tra Stato centrale e poteri dislocati autonomi). Questo significato inoltre non può sovrapporsi al primo, ma è ad esso trasversale (infatti in varie forme di Stato c'è un decentramento territoriale).

Stato unitario e Stato composto

Stato unitario → il potere è solo nelle mani dello Stato centrale o di soggetti periferici ad esso dipendenti. Si parla dunque di decentramento burocratico perché questi organi fanno parte dell'organizzazione dello Stato. (Francia, Spagna, Italia)

Stato composto o autonomico → il potere viene distribuito fra lo Stato centrale ed enti territoriali con poteri propri. In questo caso si parla di decentramento politico perché si tratta di istituzioni autonome dallo Stato. (USA, Germania, Svizzera)

Negli ultimi decenni, su spinta di rivendicazioni autonomistiche, si sono verificati processi di decentramento mettendo in crisi la tradizionale concezione della sovranità assoluta dello Stato. Ci sono dunque ora ipotesi di tipo federativo non racchiudibili nella precedente classificazione. Ad esempio, la Confederazione di Stati, in cui vari Stati indipendenti danno vita ad un'organizzazione comune per affrontare questioni economiche o militari. Ciò però non dà vita a un nuovo tipo di Stato, ed ogni membro può revocare in qualsiasi momento la sua adesione. Le caratteristiche essenziali sono: l'esistenza di un'organizzazione comune semplificata, con un organo rappresentativo di ogni Stato; pariteticità della rappresentanza degli Stati; unanimità nell'adozione delle principali decisioni; carattere vincolante di queste nei confronti degli Stati. La fragilità di questa organizzazione porta inevitabilmente al passaggio da Confederazione a Stati federali.

Lo stato federale

Il federalismo si configura come teoria politico-filosofica, teorizzato da Kant, Proudhon e Friedrich come unità di tipo superiore, governo mondiale dell'umanità volto a garantire l'uguaglianza; si pone dunque in antitesi ad ogni concezione nazionalistica. Il federalismo inteso come categoria giuridica nasce storicamente come associazione o integrazione di Stati indipendenti, a volte derivando da precedenti Confederazioni, a volte uno Stato nasce come Stato federale oppure si costituisce per dissociazione di un precedente Stato unitario.

I caratteri giuridici comuni dello Stato federale sono:

  • Esistenza di un ordinamento statale federale, con una costituzione scritta e superiore che riconosce l'autonomia dei vari enti.
  • Previsione nella costituzione federale della ripartizione delle competenze tra Stato centrale e Stati membri (riguardo i tre poteri fondamentali).
  • Assetto bicamerale del Parlamento: costituito da una camera espressione dell'intero corpo elettorale e una seconda camera rappresentativa degli Stati membri composta in base paritetico (ad ogni Stato stesso numero di rappresentanti) o differenziali (rappresentati in proporzione alla popolazione degli Stati). I due modelli sono il Senato, in cui i senatori esprimono il loro voto individuale, o il Consiglio dove i delegati seguono le indicazioni del rispettivo Governo.
  • Composizione del Governo rappresentativa della natura composita dello Stato.
  • Partecipazione degli Stati membri al procedimento di revisione costituzionale.
  • Istituzione di un organo federale di tipo giurisdizionale che deve risolvere i conflitti tra Stato federale e Stati membri.

Le teorie sulla natura giuridica dello stato federale

Secondo il criterio dell'individuazione del soggetto titolare della sovranità, la teoria alla base dello Stato federale ritiene che la sovranità sia ripartita tra Stato centrale e Stati membri e lo Stato federale è dunque uno Stato di Stati. Come afferma Madison nel Federalist, il potere dello Stato centrale è limitato e non superiore a quello degli Stati membri. Una seconda teoria ritiene che gli Stati membri siano i titolari della sovranità, ma questa teoria è stata avanzata solo in particolari situazioni come nel 1861 quando secessionisti del Sud rivendicavano la loro indipendenza dagli Stati Uniti.

La teoria oggi prevalente è quella che attribuisce la sovranità allo Stato federale sulla base di enunciati contenuti nelle costituzioni federali: 1) la superiorità della costituzione federale su quella statale e del diritto federale su quello degli Stati; 2) riconoscimento ad un organo federale il potere di revisione costituzionale; 3) potere di intervento dello Stato federale su affari interni degli Stati membri. Gli Stati membri sono dunque enti non sovrani, ma autonomi; c’è chi considera lo Stato federale come una sorta di Stato unitario, chi invece come Stato decentrato distinto dallo Stato unitario.

Un'altra teoria tedesca è quella basata su uno schema tripartito che considera lo Stato federale come l'insieme di tre ordinamenti giuridici: 1) Stati membri; 2) Stato centrale; 3) Stato totale, sintesi dei primi due. → questa teoria tuttavia non trova riscontro nella realtà. Altre teorie si basano sul riconoscimento della supremazia dello Stato federale.

  • Autonomia costituzionale o residua → distingue gli Stati membri dalle regioni e dagli enti locali.
  • Partecipazione → che si concretizza nell'esistenza di una seconda Camera direttamente rappresentativa degli Stati membri e nella necessità del consenso della maggioranza degli Stati membri alla revisione costituzionale.

Per i sostenitori di queste teorie lo Stato federale è dunque uno Stato politicamente decentrato basato su forti autonomie territoriali e lo Stato federale è il solo titolare della sovranità.

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Scienze giuridiche IUS/21 Diritto pubblico comparato

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