Le forme di stato
Le forme di Stato sono principalmente due: quella democratica e quella autocratica. Si dice autocratico uno Stato non democratico, il concetto è quindi residuale. Per stato democratico scomodiamo invece due nozioni: la nozione procedurale per cui uno stato è democratico quando democratiche sono le procedure di assunzione delle decisioni (rispettati i principi di maggioranza e di rispetto delle minoranze) e la sostanziale (con il tempo poi messa da parte a causa del fallimento dell’URSS) per cui invece uno stato è democratico quando i diritti sociali sono considerati diritti fondamentali. Se nel primo caso parliamo quindi della modalità delle scelte, nel secondo ci riferiamo al valore delle scelte.
La differenza sta quindi nella modalità di assunzione delle decisioni, tra stato democratico e autocratico. Non è una forma di Stato la dittatura. La dittatura viene dal “dictator” romano, il quale durante un periodo di emergenza manteneva il potere, che gli era quindi concesso temporaneamente. La dittatura è infatti da intendere come fase transitoria di accentramento del potere, fase quindi limitata.
L’accentramento può avere due scopi: preservare la forma di Stato esistente (commissariale) o creare una nuova forma di Stato (dittatura sovrana). L’esito della prima è quindi preservare il vecchio ordinamento, quello della seconda il cambio di ordinamento costituzionale.
Forme di stato storico
La forma di stato autocratica non va fraintesa con quella autoritaria, che è invece una forma illiberale di destra e che nella storia ha portato al fascismo o al franchismo. La prima forma di Stato storicamente affermatasi è stata quella assoluta. Lo stato assoluto nasce per la prima volta nel ‘400 in Francia, dall’affrancarsi del papato e dell’impero. Va ricordato che uno Stato è tale quando è sovrano e quindi non riconosce alcun potere a sé superiore.
Stato liberale
La seconda forma di Stato è quella liberale, la cui caratteristica essenziale è il diritto di voto esclusivamente ai ceti più abbienti. Da questo elemento scaturiscono le diverse caratteristiche di questa forma:
- Monoclasse: È uno stato in cui il riconoscimento avviene attraverso il censo e perciò una sola classe è rappresentata in Parlamento.
- Costituzione flessibile: Ha una costituzione che accoglie le istanze della borghesia, tuttavia questa è anche l’unica ad essere rappresentata in Parlamento. Per questo motivo non ha senso rendere aggravate e complicate le procedure di modifica della costituzione. La rigidità è infatti necessaria solo quando la Costituzione è un patto tra parti diverse e va perciò tutelata.
- Separazione tra potere legislativo ed esecutivo.
- No autonomia del potere giudiziario.
- Riconosciuti solo i diritti civili.
Lo stato liberale si evolve poi in stato democratico attraverso il suffragio universale, che caratterizza questa forma di Stato.
- Costituzione rigida: per rappresentare le varie istanze.
- Controllo di costituzionalità: organo che controlli che i provvedimenti del Parlamento non siano anticostituzionali.
- Autonomia del potere giuridico.
- Stato pluriclasse.
- Diritti politici e diritti sociali.
Tipi di diritti
- Diritti civili: libertà negative o libertà dallo stato: astensione dei poteri pubblici che non invadono la sfera privata dei cittadini. Proprietà privata, libertà di stampa o di espressione.
- Politici: libertà nello Stato. Elettorato attivo e passivo, libero associazionismo, libertà di riunione.
- Sociali: libertà positive o libertà mediante lo Stato: diritti di prestazione, la cui garanzia consiste nell’erogazione di prestazioni materiali ad opera dello Stato. Ospedali per diritto alla salute, scuole per diritto all’istruzione.
Tipi di stato
Categorie che descrivono la distribuzione verticale del potere tra i vari livelli territoriali, ovvero lo Stato centrale, gli stati federati o le regioni. Abbiamo quattro categorie:
- Confederazione: in realtà questo non è un vero e proprio tipo di Stato in quanto non è una categoria di distribuzione del potere ma è un modello di organizzazione internazionale di Stati. È comunque una forma iniziale che si evolve nello stato federale.
- Accentrato: è assente la distribuzione del potere agli enti territoriali, i quali non hanno quindi autonomia politica ma hanno al più autonomia amministrativa. (es: lo stato francese)
- Federale: c’è un maggior riconoscimento di autonomia in capo agli enti territoriali, la distribuzione del potere è sancita dalla costituzione. La costituzione è sempre scritta e rigida e vi sono scritti i criteri in base ai quali è conferita la potestà legislativa: vi è prima un elenco delle materie sulle quali le leggi vengono approvate dallo stato federale e poi una clausola di residualità che afferma che su tutte le altre materie gli enti territoriali hanno autonomia (questa clausola opera quindi a favore degli stati federati). Questi stati hanno sempre un parlamento nello stato centrale bicamerale. La seconda camera (camera alta) ha i rappresentanti degli altri stati con una rappresentanza paritaria differenziata (stesso numero per tutti) o (in base alla popolosità). Inoltre, abbiamo due modelli, ovvero il Senato (USA) dove i rappresentanti degli enti territoriali siedono nella seconda camera senza vincolo di mandato, esercitando quindi il loro mandato parlamentare liberamente senza dover seguire necessariamente le indicazioni dell’ente di appartenenza, oppure il Consiglio (Germania, Bundesrat), in cui i rappresentanti hanno vincolo di mandato, rispettano cioè il land di provenienza. In questi stati vi è anche la corte suprema, sulla cui composizione incidono, avendo un ruolo essenziale nella scelta, gli enti territoriali. Gli enti inoltre hanno un ruolo importante anche nella revisione della Costituzione, per preservare la loro autonomia.
- Regionale: Gli stati regionali hanno caratteristiche speculari allo stato federale, vengono infatti racchiuse nella più generale categoria di "stato composto", termine usato proprio per indicare un modello di stato in cui è riconosciuta autonomia politica agli enti territoriali. Diverse sono le caratteristiche di questi stati:
- Riconoscimento costituzionale degli enti.
- Le regioni non hanno costituzioni ma statuti. Non hanno perciò autonomia costituzionale e non possono quindi disciplinare le materie tipiche della costituzione, ma presentano comunque questi documenti fondamentali approvati dalle stesse regioni.
- Criterio con il quale vengono distribuite le competenze legislative: nella costituzione sono elencate le materie di competenza delle regioni e la clausola di residualità si occupa invece delle materie di competenza dello Stato centrale.
- Controllo di costituzionalità: la Corte costituzionale si occupa di garantire il rispetto delle parti di competenza.
Teorie giuridiche sugli stati federali
Esistono alcune teorie giuridiche sulla natura degli stati federali: teorie statiche e teorie dinamiche.
Teorie statiche
Tra le teorie che cercano di descrivere la natura giuridica dello Stato federale indicando l’ente titolare della sovranità, abbiamo:
- La teoria della sovranità condivisa del Federalist. Lettura fornita dagli autori di questa raccolta di pamphlet con la finalità di convincere gli stati americani a firmare la costituzione di Philadelphia. Ognuno degli stati ha quindi una certa sovranità nelle materie che gli competono.
- La teoria della sovranità degli enti federati. Lettura di Calhoun, teorico della guerra di secessione americana, che ritiene che ogni stato abbia il diritto alla secessione perché ogni stato è sovrano.
- Teoria della sovranità dello Stato centrale. Nel corso della storia, con l’esito della guerra civile americana e dall’evoluzione degli stati federati, si è visto come quest’ultima teoria sia quella più giusta. Considerando anche alcuni elementi giuridici, tra i quali il principio della prevalenza della costituzione dello stato federale su quella degli stati federati, possiamo affermare che la terza teoria sia quella che maggiormente si attiene alla realtà dei fatti.
Teorie dinamiche
Le teorie dinamiche derivano invece dalla convinzione che non si possa inquadrare lo stato federale in una forma statica in quanto soggetto ad un continuo processo di trasformazioni. Karl Friederich fu tra i primi ad elaborare questo concetto analizzando il sistema statunitense. La storia degli stati federali quindi si articolerebbe in tre momenti:
- Il federalismo duale: Federalismo tipico degli stati liberali (stati “minimi”, intervento minimo dello Stato). Prevede una rigida separazione delle competenze tra lo stato centrale e gli enti territoriali e prevede che la federazione eserciti poche competenze e quindi conferisce una forte autonomia agli enti federati.
- Il federalismo cooperativo: Tipico degli stati liberal-democratici (dal secondo dopoguerra), in questo caso lo stato federale aumenta la sua competenza riducendo fortemente l’autonomia degli enti. Si ha quindi un’espansione delle competenze.
- Nuovo federalismo: Nasce con gli anni 70 e con la crisi fiscale dello stato sociale, alla quale si aggiungono le richieste degli enti di maggiore autonomia politica. Si ha quindi una rinnovata autonomia politica garantita da revisioni delle Costituzioni.
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Diritto costituzionale comparato - 2 parziale
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Diritto costituzionale comparato - terzo parziale
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Diritto costituzionale comparato - 1 parziale
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Diritto costituzionale comparato - 3 parziale