Che materia stai cercando?

Diritto pubblico - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto pubblico per l’esame del professor Buquicchio. Gli argomenti trattati sono i seguenti: l'ordinamento giuridico e il diritto costituzionale, gli organi costituzionali, gli organi di rilevanza costituzionale, l’ordinamento costituzionale.

Esame di Diritto pubblico docente Prof. M. Buquicchio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

L’ordinamento costituzionale aiuta a:

1. interpretare meglio le norme costituzionali tenendo conto delle trasformazioni intervenute;

2. individuare i limiti al potere di revisione;

3. stabilire se una carta costituzionale è in vigore o no.

Distinguiamo tra:

- Costituzione: la carta costituzionale entrata in vigore il 1 gen 1948;

- Ordinamento costituzionale: complesso di principi e norme costituzionali legati insieme

da un progetto.

Diritto costituzionale: nucleo dell’ordinamento da cui ripartono gli altri rami.

Diritto privato: affidato all’autonomia dei privati che regolano da soli i propri rapporti attraverso i

contratti; lo stato non è del tutto assente si limita a definire il quadro generale assicurando che esista

una parità fra i soggetti e che l’attività non contrasti l’interesse generale;

Diritto pubblico: rapporti per l’ordinamento più essenziali affidati a poteri pubblici. Appartengono:

- dir. Costituzionale: studia ordinamento cost nel complesso;

- dir. Parlamentare: studia organizzazione e funzionamento del parlamento;

- dir. Ecclesiastico: disciplina rapporti fra Stato, Chiesa cattolica e altre confessioni religiose;

- dir. Penale;

- ecc…

Oltre all’interpretazione letterale:

Interpretazione logico-sistematica: riguarda la connessione tra gli enunciati e come questi si

inseriscano in un altro sistema;

Interpretazione analogica: l’interprete da vita a nuovi norme per casi non previsti dal testo scritto.

Distinguiamo tra:

Disposizioni: formulazioni linguistiche suscettibili di diverse interpretazioni;

Norme: risultato delle interpretazioni.

Lo stato

Lo Stato è caratterizzato da elementi di:

- politicità: indica che l’ordinamento statale assume fra le sue finalità la cura di tutti gli

interessi generali che riguardano la collettività di un determinato territorio;

- sovranità: la supremazia rispetto ad ogni altro potere costituito al suo interno e la sua

indipendenza rispetto ai poteri esterni.

Lo stato si dice tale se consegue il monopolio della forza, se è in grado di agire senza resistenze

all’interno e senza interferenze dall’esterno. Esercita il monopolio della forza in forma:

diretta: con l’uso della forza legale (tribunali, forze di polizia);

indiretta: ponendosi come unico soggetto in grado di legittimare altri all’uso della forza.

Si parla di Stato quando una popolazione, sottomettendosi ad un potere politico, da vita ad un

ordinamento in grado di soddisfare i suoi interessi generali.

In questo modo una popolazione diviene popolo, un insieme di persone legate dalle stessa

cittadinanza.

Per avere uno stato devono sussistere 3 elementi:

- popolo anche plurietnico con un unico ordinamento costituzionale;

- territorio non necessariamente contiguo;

- governo sovrano. 3

Stato e sovranità non sono in contrapposizione anche se nell’ordinamento italiano la sovranità

appartiene al popolo. Tale affermazione induce 2 aspetti:

- il popolo è la fonte di legittimazione di ogni potere statale;

- il popolo, ossia il corpo elettorale, è il titolare dei poteri sovrani.

La sovranità ha 2 limiti:

limiti di fatto derivanti da sviluppo e globalizzazione, che rendono difficile il controllo della

circolazione delle informazioni; e limiti giuridici derivanti dall’evoluzione dell’ordinamento

internazionale che considera tra i propri soggetti anche popoli e individui da proteggere in nome dei

diritti umani.

Forme di governo: riguardano il modo come si distribuisce il potere politico fra gli organi dello

stato, come vengono assunte le decisioni politiche di una determinata collettività.

Forme di stato: riguardano il rapporto fra i cittadini e il potere politico e i fini che l’ordinamento si

pone. Si individuano le seguenti forme di stato:

1. stato assoluto: si ha dopo la dissoluzione dell’ordinamento feudale. Si caratterizza per:

- legittimazione del sovrano direttamente da dio;

- accentramento di tutto il potere al sovrano;

- divisione in classi sociali e riconoscimento all’aristocrazia di privilegi e immunità.

2. stato liberale: (fine 600-fine 700) frutto della lotta vittoriosa della borghesia nei confronti di

aristocrazia e alto clero. Il diritto di voto a riservato a coloro i quali posseggono un

determinato censo. Definito perciò stato monoclasse;

3. stato liberaldemocratico: sviluppo dello stato liberale che si afferma agli inizi del 900.

- estensione del suffragio ai ceti esclusi;

- riconoscimento dei diritti politici a tutti i maggiorenni;

- favorisce l’organizzazione di partiti politici e sindacati per tutelare i ceti più deboli.

Definito stato pluriclasse. Queste esigenze dopo il crollo di Wall Street (1929) portarono ad

un intervento dello stato nell’economia e al riconoscimento di diritti civili, politici e sociali;

di qui stato sociale definito stato costituzionale perché fissa costituzioni rigide a tutela dei

diritti civili, politici e sociali;

la Repubblica italiana può definirsi uno stato sociale che si ispira al costituzionalismo

liberaldemocratico ed ha caratteristiche di stato costituzionale.

Valori, principi e tecniche che caratterizzano la costituzione italiana:

- i diritti dell’uomo hanno il primato su ogni altro valore;

- i titoli che legittimano il riconoscimento di diritti e doveri sono la cittadinanza e la

condizione di persona umana;

- è garantito il rispetto del principio d’uguaglianza;

- la sovranità appartiene al popolo;

- tecnica di adozione delle decisioni politiche è il principio di maggioranza;

- ecc…

Fra la 2 GM, mentre la crisi dello stato liberale ha portato in alcune società allo stato sociale,

in Italia Germania e Spagna si affermò lo stato fascista e in Russia lo stato socialista.

4. stato fascista: si ispirava alla concezione autoritaria dello stato;

5. stato socialista: si ispirava alla concezione della lotta di classe;

L’ordinamento internazionale

Il diritto internazionale è l’ordinamento della comunità degli stati. Il trattato di Vestfalia del 1648

è la data di nascita.

L’ordinamento internazionale rispetto agli ordinamenti giuridici non ha una base sociale costituita

da persone fisiche, ma solo da stati, ossia entità collettive. 4

Diversità con gli ordinamenti statali:

- è anarchico; non c’è un ente che si ponga nei confronti dei consociati in posizione

sovraordinata;

- non ha un organo legislativo che produca norme che abbiano come destinatari tutti i soggetti

che ne fanno parte;

- le norme di diritto internazionale, che obbligano tutti, sono prodotto di fonti fatto (cioè di

formazione consuetudinaria).

Diversi sono trattati e accordi che danno luogo a norme di diritto internazionale o pattizio

(vincolano solo gli stati che li sottoscrivono);

- manca meccanismo di risoluzione delle controversie; vi sono corti e tribunali internazionali

costituiti in base a trattati.

Soffermandoci sul tema dei rapporti tra ord. Internazionale e ord. Italiano, distinguiamo tra:

concezione monista: tende a ridurre a unità ord. Internazionale e ord. Statale indicando quale dei 2

è originario ed ha il primato e l’ultima parola nei rapporti;

concezione pluralista: i 2 ordinamenti sono indipendenti e separati.

Le modalità mediante le quali lo stato contrae obblighi di diritto internazionale possono avere

origine consuetudinaria o pattizia, quest’ultimi possono derivare da trattati o accordi.

I trattati richiedono la ratifica (con la quale lo stato esprime il consenso ad essere obbligato da un

trattato); per gli accordi la semplice firma vincola lo stato.

In dir.internazionale si chiama ratifica l’istituto giuridico mediante il quale un soggetto (lo stato) fa

propri gli effetti conclusi con terzi da un proprio rappresentante. Nel caso italiano la ratifica è atto

presidenziale (art 87Cost) che in alcuni casi deve essere autorizzato dal parlamento, secondo

l’art 80Cost riguarda trattati la cui esecuzione comporta:

- variazioni del territorio;

- oneri finanziari a carico dello stato;

- trattati di natura politica (spesso non serve ratifica).

Lo stato, ratificato un trattato o aderito ad un accordo, si obbliga verso gli altri stati contraenti ad

adattare il proprio ordinamento. Resta padrone di introdurre le disposizioni necessarie a conformarsi

al trattato oppure no. L’adattamento può avvenire in diverse forme:

1. ricorso a procedimenti ordinari;

2. ricorso a procedimenti speciali: viene approvata una legge che dispone

l’adattamento dell’ordinamento interno; il testo del trattato viene allegato alla legge

e l’adattamento è completo;

3. terzo modo: prevede l’adattamento in forma automatica. In tal modo l’adattamento è

immediato, completo e continuo. È possibile se l’ord.interno lo prevede (così come

la nostra costituzione).

Le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute:

- principio pacta sunt servanda (i patti conclusi vanno rispettati);

- altri principi: uguale sovranità degli stati;

 immunità agenti diplomatici;

 divieto di pirateria e tratta degli schiavi.

Dopo la 2GM il diritto internazionale si è sviluppato con particolare riferimento al campo dei diritti

umani, fondati sull’idea che ciascun essere umano sia titolare di un patrimonio di diritti che gli stati

hanno il dovere di tutelare.

Sotto il profilo processuale è stata istituita la Corte penale internazionale tramite accordo

sottoscritto da 139 paesi; tribunale permanente che giudica le persone fisiche che siano macchiati di

crimini internazionali:

- genocidio; 5

- crimini contro l’umanità;

- crimini di guerra.

Altra organizzazione internazionale è la Cedu (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti

umani e delle libertà fondamentali).

Le org.internazionali raccolgono stati con scopi comuni. La principale è l’ONU (Organizzazione

delle Nazioni Unite) creata dalla carta di San Francisco nel 1945 e sottoscritta da 50 paesi.

Principali organi:

1. assemblea generale: composta da tutti gli stati membri (192). Per le semplici decisioni

(ammissione nuovi membri) delibera a maggioranza semplice, per quelle più delicate a

maggioranza dei 2/3;

2. consiglio di sicurezza: 15 membri di cui 5 permanenti (vincitori della 2GM: Cina, Francia,

R.Unito, Russia, Usa) gli altri eletti dall’assemblea generale (2 anni);

3. consiglio economico e sociale: 54 membri eletti dall’assemblea generale (2 anni);

4. corte internazionale di giustizia: 15 giudici (9 anni);

5. segretario generale: eletto dall’assemblea su proposta del consiglio di sicurezza (5 anni).

Non sono organi ma collegati all’ONU:

- Fao, Unesco, Unicef,…

Nell’Onu l’uso della forza è centralizzato nel consiglio di sicurezza. I singoli stati non possono

ricorrervi salvo per difendersi o difendere un paese aggredito.

L’Italia fu ammessa all’Onu nel 1955. Adesione coerente all’art 11Cost in base al quale il nostro

paese ripudia la guerra come strumento di offesa o come mezzo per risolvere le controversie.

Dal 1949 fa parte della NATO (Organizzazione del trattato del nord Atlantico), sede a Bruxelles,

costituita da 26 paesi. Principio cardine stabilisce l’obbligo per ciascun paese alleato di prestare

assistenza in caso di attacco ad uno dei paesi membri.

L’ordinamento dell’Unione Europea

L’Unione Europea (Ue) nasce nel 1993 dopo l’entrata in vigore del Trattato sull’Unione Europea

(Trattato di Maastricht). L’Ue è frutto di un processo durato 40 anni, dal Trattato di Parigi (1951)

che dette vita alla CECA (Comunità Europea del carbone e dell’acciaio). Dopo La 2GM nacque

una strategia volta al superamento dell’antagonismo tra Francia e Germania; si pensò di mettere in

comune le loro risorse: acciaio e carbone.

La Comunità si allarga e si inizia a parlare di Unione Europea. Viene firmato il trattato di

Maastricht il quale modifica il trattato della Cee ponendo le basi della moneta unica (euro); un

nuovo trattato che si aggiunge al Tce, il Trattato sull’Unione Europea.

Organizzazione dell’Unione:

1. consiglio europeo: organo di indirizzo politico, delinea la politica generale. Formato dai

capi di stato o governo, assistiti dai ministri degli esteri, di ciascun membro e dal presidente

di commissione. Si riunisce 2 volte l’anno ed è presieduto a rotazione semestrale da ciascun

capo si stato o governo. Delibera all’unanimità.

2. consiglio: composto da un rappresentante per ogni stato è presieduto per 6 mesi. Prende

decisioni in politica estera seguendo le direttive del consiglio europeo. Esercita funzioni

decisionali: insieme al parlamento europeo adotta il bilancio;

 conclude accordi internazionali;

 ammette gli stati membri all’euro.

A seconda del tema da affrontare, cambia la composizione; è composto dai: ministri

dell’agricoltura per politica agricola; ministri dell’ambiente per politica ambientale; ecc…

Le riunioni sono preparate dal Co.re.per (comitato rappresentanti permanenti). 6

Figura importante è quella del segretario generale del consiglio che è l’Alto

rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune dell’Unione.

3. parlamento europeo: 736 membri, eletti per 5 anni dai cittadini dell’Unione, con formule

elettorali diverse a seconda dei paesi. Il parlamento è diviso in gruppi politici di almeno 20

deputati. Non ha un regolamento e delibera a maggioranza dei voti espressi. Non ha sede

unica ma la sua attività si divide tra Bruxelles, Strasburgo o Lussemburgo.

Poteri:

- approvare i trattati di adesione di nuovi stati; accordi internazionali che comportano spese;

sanzioni contro chi violi i principi dell’Unione;

- potere di concorrere alla funzione legislativa: per alcune materie con procedura di

codecisione (è necessario il non dissenso del parlamento) in altre con procedura di

cooperazione (il parlamento può solo obbligare il consiglio a riesaminare il testo);

- potere di partecipare alla procedura di bilancio insieme al consiglio;

- potere di controllo sulla commissione: può istituire commissioni di inchiesta e fare

interrogazioni a commissione e consiglio.

4. commissione: 27 commissari, uno per ogni stato. È l’organo esecutivo. In carica per 5 anni

salvo mozione di censura da parte del parlamento a maggioranza dei 2/3. I governi

designano il presidente di commissione che deve essere approvato dal parlamento, se lo è

designano i membri.

Poteri:

- potere di vigilanza sull’attuazione del diritto comunitario. Se uno stato non adempie agli

obblighi comunitari, la commissione interviene mettendolo prima in mora (intimandogli di

provvedere) poi facendo ricorso alla corte di giustizia;

- gestione bilancio comunitario;

- pareri agli altri organi comunitari.

5. corte di giustizia: 27 giudici e 8 avvocati nominati dai governi per 6 anni e al loro interno

eleggono il presidente. Ha uno statuto proprio e regolamento. Alla corte di giustizia si

affianca il tribunale di primo grado che si occupa di giudicare le controversie di minor

importanza.

6. banca centrale europea: gli organi (presidente e comitato esecutivo che insieme ai

governatori delle banche centrali nazionali costituiscono il consiglio direttivo) sono

nominati, per 8 anni, dai governi. La bce ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di

banconote all’interno della comunità. Ha il compito con le banche centrali, con il quale

costituisce il sistema europeo delle banche centrali, di assicurare il mantenimento della

stabilità dei prezzi.

altri organi:

- corte dei conti;

- mediatore europeo: nominato dal parlamento; chiunque può rivolgersi per denunciare la

cattiva amministrazione da parte degli organi della comunità, meno che della corte di

giustizia.

L’ordinamento dell’Ue si fonda sui trattati (durata illimitata) i quali costituiscono le fonti originarie,

e un complesso di norme adottate sulla base dei trattati (fonti derivate).

Secondo le fonti originarie i principi dell’Ue:

1. trasparenza delle decisione collettive;

2. sussidiarietà (se un obiettivo non può essere raggiunto dallo stato membro allora la comunità

può intervenire; qualora la comunità non può far meglio dello stato, deve astenersi e lasciare

la competenza allo stato);

3. cittadinanza europea: riconosciuta di diritto a tutti i cittadini di uno stato membro; conferisce

diritto di libera circolazione e soggiorno nel territorio degli stati membri. Diritto di rivolgere

petizioni al parlamento e al mediatore;

4. rispetto dei diritti fondamentali; 7

5. parità tra uomini e donne;

6. elevato livello di protezione dell’ambiente.

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione consta di 54 artt con diritti attinenti:

- dignità della persona;

- libertà;

- uguaglianza;

- cittadinanza;

- giustizia.

Fonti derivate:

1. regolamenti: atti normativi obbligatori applicabili in tutti gli stati membri;

2. direttive: atti che vincolano uno o più stati, in vista di un risultato entro un certo termine;

3. decisioni: destinatari sono persone fisiche e giuridiche o stati membri. Servono a

disciplinare fatti concreti;

4. raccomandazione e pareri: atti non vincolanti; non fanno sorgere, nei destinatari, diritti o

obblighi.

Per gli atti normativi da adottare (regolamenti, direttive, decisioni) il Tce prevede 3 procedure:

- codecisione: la proposta parte dalla commissione, si fa ricorso ad un comitato. Se il comitato

raggiunge l’accordo entro 6 settimane questo va al consiglio e al parlamento per

l’approvazione finale, altrimenti respinto;

- cooperazione: in ambiti dell’economia politica e monetaria;

- consultazione: in ambiti del fisco, politica industriale…il consiglio deve sentire il

parlamento; questo è un parere obbligatorio non vincolante.

Procedura diversa è prevista per il bilancio: l’ultima parola spetta al parlamento che deve

pronunciarsi in tempi ristretti a maggioranza qualificata sulla proposta del consiglio.

Finora abbiamo descritto procedure comunitarie; ci sono quelle intergovernative assunte dai

rappresentanti dei governi. Si tratta di:

1. modificazioni dei trattati che richiedono ratifica di tutti i membri;

2. accordi di adesione di nuovi membri;

3. sanzioni contro chi violi i principi dell’Unione.

Dall’inizio del nuovo millennio si prese atto di cambiare l’assetto organizzativo dell’Ue con

l’ingresso di 10 membri nel 2004 e 2 nel 2007. Nella Dichiarazione di Laeken i membri

affermarono che L’Ue doveva cambiare di qui l’ipotesi di un unico testo costituzionale. Si affidò la

revisione dei trattati ad un nuovo organo: convenzione sul futuro dell’Ue che concluse i lavori con

il progetto di trattato che istituisce una costituzione per l’Europa. Il trattato fu ratificato da 22

stati meno che Francia e P.bassi. I problemi si accentuarono ciò portò alla firma del trattato di

Lisbona (2007).

Innovazioni del trattato di Lisbona:

- viene introdotto il principio di attribuzione: Ue agisce solo nell’ambito delle competenze

attribuitegli dai membri;

- cambia la maggioranza qualificata;

- non più presidenza semestrale, nasce il Presidente del consiglio europeo (2 anni ½); la

commissione composta dai 2/3 degli stati (18 su 27) scelti a rotazione;

- introdotta la clausola di solidarietà in caso di attacco terroristico l’Ue mobilita strumenti e

mezzi militari degli stati per prestare assistenza. 8

Le fonti del diritto

Fonti del diritto: atti o fatti che l’ordinamento giuridico abilita a produrre norme giuridiche.

Distinguiamo tra:

fonti di produzione: i fatti (eventi naturali o comportamenti umani non volontari) o atti

(comportamenti umani volontari) ai quali l’ordinamento attribuisce la capacità di produrre obblighi;

fonti sulla produzione: norme che disciplinano i modi di produzione del diritto (individuano i

soggetti abilitati a stabilire norme giuridiche mediante atti o fatti e le procedure). Le fonti sulla

produzione hanno la funzione di individuare i modi mediante i quali le norme prodotte devono

essere portate a conoscenza dei destinatari, parliamo di fonti di cognizione (atti senza natura

normativa con l’unica funzione di far conoscere il diritto oggettivo).

Fonti fatto: quando l’ordinamento riconosce al corpo sociale la capacità di produrre norme in via

autonoma;

fonti atto: la norma prodotta da un soggetto istituzionale (es: di fonti atto: costituzione).

Per le fonti è prevista:

- pubblicazione in forma ufficiale;

- ricorso in cassazione per violazione di legge.

La Costituzione stabilisce i processi di produzione del diritto più importanti:

- quelli che permettono di produrre norme di rango costituzionale (leggi di revisione

costituzionale e leggi costituzionali);

- quelli che permettono di produrre norme di rango primario (decreti legislativi e legge,

regolamenti parlamentari).

Il sistema delle fonti del diritto è un sistema chiuso, significa che non sono configurabili atti fonte

primaria al di là di quelli previsti dalla legge, e che ciascun atto normativo non può disporre di una

forza maggiore di quella che la costituzione gli attribuisce.

Agli atti fonte primaria è riconosciuta forza di legge. La forza o efficacia di un atto ha 2 profili:

- attivo: capacità di innovare, abrogando o modificando atti fonte equiparati o subordinati;

- passivo: capacità di resistere all’abrogazione o modifica da parte di atti fonte non dotati

della stessa forza.

Nell’ordinamento i criteri per risolvere i contrasti tra norme si effettuano non in sede di produzione

del diritto ma in sede dall’applicazione, dall’interprete. I criteri sono:

1. criterio cronologico: in caso di contrasto tra fonti del medesimo rango ossia fonti

equiparate prevale quella posta successivamente nel tempo. La disposizione precedente è

abrogata da quella successiva. Tali atti normativi valgono solo per fatti e rapporti sorti

successivamente alla loro entrata in vigore, non hanno efficacia retroattiva.

L’abrogazione può essere:

- espressa: è disposta direttamente dal legislatore quando nel testo di una legge vengono

indicate le disposizioni preesistenti specificamente abrogate;

- per incompatibilità: viene accertata dall’interprete quando rileva contrasto tra 2 norme

incompatibili e deve sceglierne una;

- per nuova disciplina: la nuova disciplina si sostituisce alla precedente.

Clausole di abrogazione espressa casi in cui la legge prevede che la disciplina non possa

essere abrogata o modificata se non in modo espresso.

2. criterio della gerarchia: quando il contrasto è posto da fonti non equiparate, prevale la

norma posta dalla fonte superiore. In questo caso la norma inferiore non è abrogata ma

invalida; eliminata tramite annullamento;

3. criterio della competenza: si applica quando le fonti hanno diversa competenza. La norma

non competente è invalida; eliminata tramite annullamento.

L’applicazione del diritto presuppone un’attività interpretativa:

• interpretazione letterale o testuale;

• interpretazione teleologica: secondo il fine del legislatore; 9

• interpretazione logico-sistematica: secondo la connessione delle disposizioni all’interno

dell’atto normativo;

• interpretazione analogica: rimedio per colmare le lacune utilizzando lo strumento

dell’analogia, che consiste nell’applicare ad un caso non previsto una disciplina prevista per

casi simili. Distinguiamo:

analogia legis: la lacuna è colmata con una disciplina prevista per un caso simile;

 analogia iuris: nel caso in cui manchino casi simili, la lacuna è colmata facendo ricorso

 ai principi generali dell’ordinamento.

Tipologia delle fonti del diritto

1. Costituzione e fonti costituzionali. La Costituzione è l’atto supremo dell’ordinamento; tutti

gli atti sono subordinati in quanto prodotti da poteri costituiti, cioè disciplinati dalla

Costituzione. Caratteristica è la rigidità, ossia può essere modificata solo con procedimento

di revisione costituzionale.

Secondo l’art 138Cost tra le fonti del diritto di rango costituzionale: leggi di revisione

costituzionale eleggi costituzionali prescrivendo lo stesso procedimento di formazione ma

diverso contenuto:

leggi di revisione cost hanno come oggetto la modificazione di parti della Costituzione;

 leggi cost sono espressamente richiamate da disposizioni della Costituzione per integrare

 alcune materie. Affiancano la Costituzione pur non facendone parte.

Il procedimento di formazione delle leggi di rango cost è detto procedimento aggravato,

prevede duplice lettura da parte di entrambe le Camere: la prima lettura si svolge secondo le

regole previste per ogni procedimento legislativo; la seconda (distanza non inferiore a 3

mesi) richiede maggioranze qualificate.

Nella seconda lettura:

se il progetto di legge è approvato a maggioranza assoluta da ogni camera, viene

pubblicato in Gazzetta Ufficiale a scopo notiziale senza essere subito promulgato dal PdR.

Dalla pubblicazione decorrono 3 mesi entro cui 1/5 dei componenti di una camera, 5

consigli regionali o 500mila elettori possono richiedere referendum costituzionale. In questo

caso la legge è promulgata solo se approvata dalla maggioranza dei voti validi. Se entro il

termine non viene presentata richiesta referendaria si procede alla promulgazione e

pubblicazione della legge di revisione;

se il progetto è approvato a maggioranza dei 2/3 di ciascuna camera, non vi è la

possibilità di richiedere referendum e la legge di revisione viene promulgata e pubblicata.

Ci sono limiti alla revisione costituzionale:

limite espresso stabilito dall’art 139Cost secondo cui la forma repubblicana non può essere

oggetto di revisione costituzionale;

limiti impliciti coincidono con i principi supremi dell’ordinamento e se intaccati nel loro

contenuto darebbero luogo non a revisione ma ad un mutamento costituzionale.

2. Fonti comunitarie. Sono i regolamenti e le direttive. Questione fondamentale è

l’assunzione da parte del nostro ordinamento degli obblighi comunitari. Le autorità italiane

applicano il diritto comunitario adeguando l’ordinamento interno e disapplicando il diritto

italiano eventualmente incompatibile (primato del diritto comunitario).

3. Fonti legislative ordinarie. La legge può essere definita come atto fonte abilitato a produrre

norme primarie e dotato di forza di legge. Alla legge la Costituzione affida importanti

materie mediante le riserve di legge: istituto che designa i casi in cui disposizioni

costituzionali attribuiscono la disciplina di una determinata materia alla sola legge

sottraendola alla disponibilità di atti fonte ad essa subordinati. Vari tipi di riserve:

• riserve assolute: quando l’intera disciplina della materia è riservata alla legge;

• riserve relative; 10

• riserve rinforzate: quando la Costituzione stabilisce che l’intervento legislativo

debba avvenire secondo certe procedure, debba avere certi contenuti prestabiliti.

4. Fonti legislative equiparate. La Costituzione attribuisce poteri normativi di rango primario

al governo che può adottare decreti legislativi o legge, i quali hanno la stessa forza della

legge ordinaria (competenza a disciplinare materie che la Costituzione riserva alla legge,

sottoponibilità a controllo di costituzionalità). la Costituzione richiede l’intervento del

Parlamento in funzione di garanzia del potere governativo; il governo non può adottare

decreti legislativi senza previa legge di delegazione, mente i decreti legge adottati in casi di

necessità hanno efficacia promissoria e devono essere convertiti in legge dalle Camere.

• Decreti legislativi. Il procedimento di delegazione legislativa spetta insieme al

Parlamento (approva la delega mediante legge) e al governo (approva sulla base di

quella legge il decreto legislativo delegato). La legge di delegazione deve contenere

l’individuazione dell’oggetto definito (deve trattarsi non di generiche materie ma di

specifici oggetti); stabilire i principi (norme generali che regolano la materia) e i

caratteri direttivi (regole procedurali); il termine entro il quale la delega può essere

esercitata. Il decreto legislativo è l’atto che il governo adotta in attuazione della

legge di delegazione, deliberato dal Consiglio dei ministri ed emanato dal PdR.

• Decreti legge. Il governo può adottare decreti legge, provvedimenti promissori

deliberati dal Consiglio dei ministri ed emanati dal PdR. Possono essere adottati solo

in casi straordinari di necessità ed urgenza; deve essere presentato alle Camere per la

conversione lo stesso giorno in cui è adottato e le Camere si riuniscono entro 5 gg;

dura solo 60 gg ed ha efficacia provvisoria, se non convertito in legge la perde

dal’inizio. I decreti legge non possono riprodurre le disposizioni di decreti legge dei

quali sia già stata negata la conversione in legge; non possono regolare rapporti

giuridici sorti sulla base di decreti legge non convertiti.

Appena adottato dal governo, il decreto diventa oggetto di disegno di legge di

conversione e in questa forma presentato a Camera o Senato. La legge di

conversione è lo strumento mediante il quale il Parlamento si riappropria della

funzione legislativa eccezionalmente esercitata dal governo. Le Camere non possono

modificare il testo, gli emendamenti approvati dalle Camere hanno efficacia dal

giorno successivo alla pubblicazione della legge di conversione.

Qualora il decreto legge non venga convertito, il Parlamento può adottare una legge

regolatrice dei rapporti che si sono venuti a creare nel periodo di provvisoria

vigenza del decreto.

5. Fonti legislative specializzate. Fonti caratterizzate de procedimenti di formazione

particolare; dal fatto che esiste dissociazione tra forma e forza dell’atto; dal fatto di essere

chiamate a disciplinare determinate materie: tra queste fonti:

• Leggi di esecuzione dei Patti lateranensi cui spetta disciplinare i rapporti tra Stato

e Chiesa Cattolica;

• Leggi che disciplinano i rapporti tra Stato e le altre confessioni religiose, sulle

base di intere stipulate fra governo e le varie confessioni;

• Leggi che staccano provincia o comune da una regione per aggregarli ad

un’altra, approvate sulla base di referendum;

• Leggi di amnistia e indulto.

6. Fonti espressione di autonomia degli organi costituzionali.

• Regolamenti parlamentari: ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a

maggioranza assoluta dei suoi componenti. I regolamenti parlamentari sono atti fonte

di rango primario in quanto attuano direttamente la Costituzione. Sono fonti del

diritto perché disciplinano organizzazione e funzioni spettanti alle Camere e

regolano i loro rapporti con altri organi. I regolanti delle Camere prevedono 11

l’adozione a maggioranza assoluta di regolamenti parlamentari speciali che

disciplinano organizzazione e funzionamento di particolari organi delle Camere (es:

giunta delle elezioni).

• Regolamenti degli altri organi costituzionali: per la Corte cost, questa può adottare

un regolamento che disciplini l’esercizio delle sue funzioni. Per la presidenza della

Repubblica la legge prevede di adottare regolamenti interni ma solo per

organizzazione e funzionamento dell’apparato amministrativo (non per l’esercizio

delle funzioni presidenziali). Per la presidenza del Consiglio la legge prevede una

generale autonomia organizzativa, contabile e di bilancio tipica dell’autonomia

riconosciuta a Camere e Corte cost.

7. Fonti regolamentari. I regolamenti sono fonti secondarie, subordinate a quelle primarie. La

potestà regolamentare per essere esercitata deve trovare fondamento in una norma di legge

che attribuisca al titolare il relativo potere, secondo il principio di legalità. Il contrasto tra

norma di regolamento e norma di legge deve essere risolto dal giudice ordinario in base al

principio di preferenza della legge con disapplicazione dell’atto regolamentare.

La legge distingue tra:

• Regolamenti governativi approvati dal Consiglio dei ministri con il parere del

Consiglio di stato entro 45 gg dalla richiesta. Vari tipi:

regolamenti di esecuzione per rendere più agevole l’applicazione di leggi, decreti

legislativi;

regolamenti di organizzazione per disciplinare organizzazione e funzionamento

delle amministrazioni pubbliche;

regolamenti di delegificazione a differenza degli altri regolamenti, possono

determinare l’abrogazione di norme di legge. La loro adozione avviene secondo un

procedimento:

1. deliberazione della legge di autorizzazione, deve determinare le norme generali della

materia oggetto di delegificazione;

2. emanazione del regolamento di delegificazione;

3. abrogazione delle norme legislative.

• Regolamenti ministeriali e interministeriali è necessaria una disposizione

legislativa che autorizzi l’esercizio del potere regolamentare. Regolamenti

ministeriali adottati nelle materie di competenza di un solo ministro; interministeriali

adottati in materie di competenza di più ministri.

8. Fonti del diritto regionale.

• Statuti ordinari. Il procedimento di approvazione e revisione consta di 2 fasi; una

riguarda l’approvazione dello statuto da parte del consiglio regionale ed avviene in 2

deliberazioni a distanza di almeno 2 mesi (in ogni deliberazione a maggioranza

assoluta), l’altra riguarda l’intervento del corpo elettorale tramite referendum.

• Legge regionale. Approvata nelle forme e modi previsti dallo statuto regionale.

L’art 117Cost individua le materie di competenza dello Stato e concorrente tra Stato

e regioni, e le materie di competenza residuale delle regioni.

• Regolamenti regionali. La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di

competenza esclusiva; per tutte le altre materie spetta alle regioni. Il consiglio

regionale esercita le podestà legislative attribuite alla regione, il presidente di regione

promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali.

Statuti speciali. L’art 116Cost stabilisce che Friuli, Sardegna, Sicilia, Trentino e Valle

d’Aosta dispongono di forme particolari di autonomia secondo i rispettivi statuti adottati

con legge costituzionale. Quando la revisione è richiesta dal governo o Parlamento il

progetto di legge deve essere comunicato all’assemblea regionale la quale ha 2 mesi per

esprimere il parere; non si fa luogo a referendum. 12

9. Fonti degli enti locali.

• Statuti. Costituisce l’atto fondamentale dell’organizzazione dell’ente locale. Gli

statuti di comuni e province sono deliberati dai rispettivi consigli a maggioranza dei

2/3; se non viene raggiunta si vota nelle sedute successive entro 30 gg ed è approvato

se in 2 successive deliberazioni ottiene la maggioranza assoluta. Incontra come

limite solo la legge dello Stato, perciò non è fonte primaria.

• Regolamenti. Ne dispone ogni ente locale per l’esercizio delle proprie funzioni.

Incontrano limiti sia nella legge statale che regionale.

10. Fonti espressione di autonomia collettiva. Presupposto perché siano fonti del diritto è che

esse abbiano come contenuto norme generali ed astratte anche se riferite a determinate

categorie sociali; siano abilitate a produrre atti a efficacia erga omnes. Tra queste i contratti

collettivi di lavoro, disciplinano il rapporto di lavoro tra datori di lavoro e lavoratori.

11. Fonti esterne riconosciute. Costituiscono fonti del diritto nell’ordinamento italiano anche

fonti appartenenti ad altro distinto ordinamento cui il nostro faccia rinvio. Ciò si ha quando

si attribuisce a fonti normative esterne l’attitudine a produrre norme giuridiche

nell’ordinamento interno. Non tutte le norme straniere possono essere applicate, ci sono

limiti sia nel caso in cui ci sono norme italiane di necessaria applicazione, sia quando gli

effetti dell’applicazione straniera sono contrari all’ordine pubblico.

12. Fonti fatto. Tipica fonte fatto è la consuetudine, deve essere un comportamento ripetuto

nel tempo; deve esserci la convinzione che ripetere quel comportamento sia giuridicamente

dovuto. Ove questa convinzione venisse meno saremmo di fronte ad una prassi

(comportamento ripetuto ma non vincolante). Le consuetudini per esser valide devono

essere conformi alle norme giuridiche o al di fuori di qualsiasi norma. Le fonti fatto in

materia costituzionale integrano le norme costituzionali. Si tratta di consuetudini

costituzionali le quali hanno rango costituzionale.

Si dicono fonti di cognizione gli atti scritti, non aventi forza normativa (a differenza delle fonti di

produzione), volti a rendere conoscibile il diritto oggettivo. Possono avere natura di fonti di

produzione o cognizione i testi unici (testi che raccolgono atti normativi che sebbene posti in tempi

diversi, disciplinano la stessa materia). Distinguiamo i testi unici di mera compilazione (hanno il

fine di agevolare la conoscenza del diritto esistente in una certa materia; lasciano immutata la

legislazione preesistente) dai testi unici normativi (innovano il diritto abrogando gli atti

preesistenti). Esempio di testo unico è la Gazzetta ufficiale. Tutti gli atti normativi devono essere

pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale; questa pubblica: leggi e regolamenti delle regioni e province

autonome; direttive e regolamenti dell’Ue; il testo completo delle sentenze della Corte cost.

Viene disciplinata anche la denominazione degli atti:

• L’atto attribuito alle Camere viene promulgato dal PdR col nome di legge e pubblicato

come tale; lo stesso per le leggi costituzionali;

• Gli atti del governo vengono emanati con decreto del PdR ma indicati con nomi diversi a

seconda della natura: decreto legislativo o legge; nel caso dei regolamenti: DPR. Per i

regolamenti non deliberati dal Consiglio dei ministri l’emanazione la denominazione è

decreto del presidente del Consiglio (se adottato e decretato da questi), oppure decreto

ministeriale (se adottato e decretato dal singolo ministro), o decreto interministeriale (se

adottato e decretato d più ministri).

In tutti i casi le leggi e gli atti normativi si citano indicando gg/mm/aa della promulgazione più il

numero progressivo in base all’ordine di pubblicazione.

Atti legislativi e regolamenti entrano in vigore dal 15° gg dopo la pubblicazione (l’atto può

prevedere termine diverso; anche il giorno stesso o successivo tipico dei decreti legge).

Le fonti comunitarie pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue nelle 23 lingue. Regolamenti e

direttive entrano in vigore dalla data da essi stabilita (in mancanza il 23° gg dopo la pubblicazione).

13

I diritti fondamentali

Il primo riconoscimento delle libertà fondamentali è considerata la Dichiarazione dei diritti

dell’uomo e del cittadino con la quale nel 1789 i francesi proclamarono i diritti naturali,

inalienabili e sacri dell’uomo. Si affermano i diritti civili, una sfera in cui l’individuo potesse

essere autonomo e indipendente rispetto allo stato (libertà personale, di domicilio, di proprietà,

religiosa…).

Con l’emergere delle rivendicazioni del proletariato, iniziò la lenta affermazione dei diritti politici:

diritto di voto (riservato a pochi), diritto di associazione in partiti e sindacati. L’affermazione di

questi diritti coincise con l’evoluzione da stato liberale (monoclasse, con l’egemonia della sola

borghesia) a liberaldemocratico (pluriclasse, emerge il ruolo politico e sociale del proletariato).

Dopo la 1GM vennero riconosciuti i diritti sociali (diritto all’istruzione, alla salute, alla previdenza

sociale, al lavoro, all’abitazione).

Distinguiamo:

- diritti fondamentali: diritti civili, politici e sociali;

- diritti umani: diritti che l’ordinamento internazionale, attraverso le Nazioni Unite e altre

organizzazioni, riconosce a tutti i popoli e persone.

Sono soggetti di diritto coloro che godono della capacità giuridica (attitudine ad essere titolari di

situazioni giuridiche. Secondo art 1cc si acquista alla nascita): persone fisiche e persone

giuridiche (pluralità di persone fisiche o beni riconosciute titolari di situazioni giuridiche).

Differente dalla capacità giuridica è la capacità d’agire (capacità di esercitare i diritti di cui si è

titolare e assumere obblighi) che secondo l’art 2cc si acquista con la maggior età.

Situazioni giuridiche favorevoli:

potere giuridico: possibilità di ottenere determinati effetti giuridici (es: potere di accedere a

cariche elettive);

diritto soggettivo: al titolare l’ordinamento riconosce la pretesa di condizionale il

comportamento degli altri;

interesse legittimo: il titolare gode di poteri strumentali per tutelare un proprio interesse.

Situazioni giuridiche sfavorevoli:

obblighi: comportamento che un individuo deve detenere per rispettare un diritto altrui;

 doveri: comportamenti dovuti indipendentemente dall’esistenza di un diritto altrui;

 soggezioni: situazione di chi è soggetto ad un potere (es: situazione dell’imputato nel processo).

Modi di acquisto della cittadinanza:

• per nascita il figlio di un cittadino italiano, chi nasce nel territorio della Repubblica da

genitori ignoti, apolidi o che non possono trasmettere la cittadinanza di un altro paese;

per estensione o trasmissione da un coniuge che è cittadino ad un altro che non lo è, o da

genitori italiani a figli adottivi o riconosciuti dopo la nascita;

per concessione: straniero legalmente residente da almeno 10 anni; cittadino dell’Ue

residente da almeno 4; apolide residente da almeno 5; discendente straniero di chi è stato

cittadino italiano residente in Italia da 3 anni. In questi casi si parla di naturalizzazione.

• Ammessa la doppia cittadinanza.

La cittadinanza si perde per espressa rinuncia in caso di acquisto di un’altra e residenza all’estero;

di diritto nel caso in cui il cittadino che ha un rapporto di lavoro con altro stato ignori l’intimazione

del governo a cessarlo. 14

Varie forme di riacquisto della cittadinanza.

La Costituzione afferma che:

- nessun cittadino può essere privato della cittadinanza per motivi politici;

- il cittadino italiano non può essere estradato (consegnato ad uno stato straniero dove abbia

compiuto reato per essere sottoposto alla giustizia di tale paese);

- il cittadino italiano è anche cittadino dell’Ue;

- def di straniero: colui che non è cittadino italiano o apolide; extracomunitario colui che

non è cittadino italiano o di altro paese dell’Ue (americani, giapponesi);

- la disciplina dell’ingresso, del soggiorno e dell’espulsione dello straniero riconosce:

allo straniero presente nel territorio, indipendentemente dal suo arrivo o presenza

irregolare, i diritti fondamentali della persona umana;

agli stranieri in possesso del permesso di soggiorno (per tempi determinati) o della

carta di soggiorno (consente permanenza illimitata) i diritti civili riconosciuti al cittadino

italiano;

a tutti i lavoratori stranieri regolarmente soggiornanti parità di trattamento rispetto ai

lavoratori italiani.

La Costituzione riconosce il diritto d’asilo allo straniero che lascia il proprio paese perché non può

esercitare in modo effettivo le libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione.

Chi abbandona il proprio paese perché discriminato o perseguitato può richiedere rifugio politico

sulla base della Convenzione di Ginevra.

La Costituzione prevede l’estradizione dello straniero tranne che nel caso di reati politici (tranne

nel caso in cui il reato politico sia genocidio – obiettivo di distruggere un gruppo etnico).

L’espulsione dello straniero è prevista:

- nel caso in cui violi le norme sull’ingresso e il soggiorno;

- come misura di sicurezza o sanzione sostitutiva o alternativa alla detenzione;

- per motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato, disposta dal ministro dell’interno.

L’espulsione è eseguita dal questore tramite accompagnamento alla frontiera. Diverso è il

respingimento alla frontiera disposto dalla polizia di frontiera nei confronti di stranieri privi dei

requisiti per l’ingresso.

Secondo l’art 2Cost la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo. Ai diritti

inviolabili sono riconosciute alcune caratteristiche:

• assolutezza: possono essere fatti valere nei confronti di tutti;

• inalienabilità e indisponibilità: non possono essere trasferiti;

• imprescrittibilità: il mancato esercizio anche prolungato non comporta estinzione;

• irrinunciabilità.

I diritti inviolabili sono riconosciuti a tutti gli uomini.

Diritti della personalità

• diritto alla vita e integrità fisica: tutelato da leggi civili che consentono la donazione di

sangue e trapianto di organi, vietando atti che cagionino una diminuzione permanente

dell’integrità fisica. Gode del diritto alla vita anche colui che non è ancora nato; nei paesi in

cui viene riconosciuta alla donna la possibilità di interrompere la gravidanza, questa è

concessa entro un determinato periodo di tempo dal concepimento (in Italia entro 90 gg);

• diritto all’onore: tutela all’integrità morale, del decoro, della reputazione

indipendentemente dalla veridicità dei comportamenti;

• diritto all’identità personale: diritto ad essere se stesso, con le proprie idee, convinzioni

ideologiche, religiose, morali e sociali. In quanto strumento identificativo della persona il

cognome è tutelato;

• diritto alla libertà sessuale: diritto di disporre liberamente della propria sessualità; 15

• diritto alla riservatezza: cioè alla segretezza e intimità della vita privata. L’ordinamento

italiano riconosce il diritto alla riservatezza in base all’art 8 della Cedu che ha istituito il

Garante per la protezione dei dati personali costantemente minacciati dallo sviluppo di

nuove tecnologie.

La seconda parte dell’art 2Cost parla dell’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà

politica, economica e sociale. Sono previsti: il dovere dei genitori di mantenimento, istruzione ed

educazione dei figli; dovere sacro del cittadino di difesa della Patria; dovere di fedeltà alla

Repubblica e di osservanza della Costituzione.

Libertà individuali

Libertà personale

Secondo l’art 13Cost la libertà personale è inviolabile. Non ammessa alcuna forma di detenzione o

perquisizione personale, né altra restrizione della libertà personale se non per atto motivato

dell’autorità giudiziaria e per i casi previsti dalla legge. La Costituzione punisce qualsiasi tipo di

violenza, morale o fisica, esercitata nei confronti dei soggetti sottoposti a misure di libertà

personale; stabilisce i limiti massimi della scarcerazione preventiva.

Libertà di circolazione e soggiorno. Libertà di espatrio.

L’art 16Cost garantisce al cittadino la libertà di circolare e soggiornare liberamente all’interno del

territorio dello Stato, la libertà di entrare e uscire (libertà di espatrio). Tale libertà può incontrare

solo limiti disposti dalla legge per motivi di sanità o sicurezza; sono escluse limitazioni per motivi

politici. Per disporre della libertà di espatrio l’interessato deve aver adempiuto agli obblighi di

legge. Sono specificati i soggetti che non possono ottenere passaporto: i minori; coloro nei confronti

dei quali sia stato emanato un ordine di cattura; chi deve adempiere al servizio militare. Alla libertà

di espatrio si collega la libertà di emigrazione (diritto di recarsi all’estero per svolgere attività

lavorativa); i cittadini dell’Ue godono sia della libertà di circolazione sia del diritto di stabilimento

in ciascuno degli Stati membri.

Libertà di domicilio

L’art 14Cost tutela la libertà di domicilio la quale ha uno stretto legame con la libertà personale.

Non si possono eseguire ispezioni, perquisizioni o sequestri se non nei casi e modi stabiliti dalla

legge. Per domicilio si intende qualunque luogo in cui la persona abbia diritto di coltivare i propri

interessi, affetti o la propria attività professionale.

La libertà o segretezza della corrispondenza

L’art 15Cost garantisce a tutti la libertà di comunicare con una o più persone determinate,

escludendo gli altri; la loro limitazione può avvenire solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria

con le garanzie stabilite dalla legge. È punito ogni comportamento diretto a prendere cognizione, in

modo fraudolento, di comunicazioni telegrafiche o telefoniche.

Libertà di manifestazione del pensiero

L’art 21Cost riconosce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola,

lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Strumenti di diffusione del pensiero:

• la stampa: mezzo principale di esercizio della libera manifestazione del pensiero è la

libertà di stampa sottoposta a 3 principi fondamentali: divieto di sottoporre la stampa a

autorizzazioni o censure; divieto di sottoporre la stampa a sequestro; possibilità che sia

richiesto l’obbligo di rendere noto i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Unico

limite previsto è rappresentato dal buon costume;

• radiotelevisione: non disciplinata dalla Costituzione. Inizialmente il sistema del monopolio

pubblico prevedeva la concessione esclusiva del servizio radiotelevisivo alla RAI Spa 16

sottoposta a controlli da parte del Governo. Ora il principio cardine è quello del pluralismo

informatico (accesso all’attività radiotelevisiva di un ampio numero di imprese).

Attualmente il sistema vive in un regime di duopolio: da un lato l’emittente pubblica e

dall’altro un operatore privato (Mediaset).

Libertà della scienza, dell’arte e dell’insegnamento

Libertà dell’arte e della scienza sono disciplinate dall’art 21Cost che le tutela con varie garanzie

consistenti nell’impegno dei pubblici poteri di promuovere lo sviluppo della cultura e della ricerca

scientifica. A tale scopo lo Stato provvede attraverso il sostegno finanziario alla ricerca svolto

attraverso il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Stretto legame tra libertà dell’arte e della scienza e libertà di insegnamento. Si prevede

nell’art 33Cost la creazione di scuole private parificate a quelle statali, in grado di rilasciare gli

stessi titoli.

L’art 34Cost pone 2 principi: libertà di accesso al sistema scolastico e quello dell’intervento dello

Stato a garanzia del diritto allo studio per capaci e meritevoli, ma privi di mezzi economici.

Libertà collettive

Libertà di riunione

L’esercizio presuppone il concorso di una pluralità di soggetti accomunati dalla realizzazione di

comuni finalità. Una volta fissato il principio generale, valido per ogni genere di riunione, tutti sono

liberi di riunirsi purché la riunione sia pacifica e senza armi. Per le riunioni svolte in luogo

pubblico, gli organizzatori hanno l’obbligo di avvisare l’autorità di pubblica sicurezza del giorno,

ora e luogo. L’autorità può vietare la riunione o imporre limitazioni. Il preavviso deve essere dato al

questore almeno 3 gg prima pena l’arresto o un’ammenda. Riunione senza preavviso che si dimostri

pericolosa può essere sciolta secondo i modi previsti dalla legge.

Libertà di associazione

Unici limiti alla liberà di associazione da parte dei cittadini è il perseguimento di fini vietati dalla

legge. Sono vietate le associazioni segrete e quelle che perseguano fini politici avvalendosi di

un’organizzazione di carattere militare (ossia aventi una struttura gerarchica, corpi, reparti o nuclei).

Legata alla libertà di associazione è la libertà sindacale disciplinata dall’art 39Cost che richiede

l’obbligo per le organizzazioni sindacali della registrazione presso appositi uffici. Devono darsi un

ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica e possono

stipulare contratti di lavoro con efficacia erga omnes. L’approvazione dello Statuto dei lavoratori

assicura a lavoratori e associazioni sindacali diritti da esercitare all’interno degli ambienti di lavoro

e punisce la condotta antisindacale del datore di lavoro.

Legata è anche la libertà di associazione politica, dando vita ai partiti. Garantiscono ai cittadini di

concorrere democraticamente a determinare la politica nazionale.

Libertà economiche

Libertà di iniziativa economica privata

La Costituzione contiene disposizioni che danno vita alla costituzione economica. Nucleo centrale è

rappresentato dalla disciplina dell’esercizio del diritto di proprietà (diritto di godere in modo

esclusivo di un determinato bene, di cederlo e ricavarne utilità), e dalla disciplina della libera

iniziativa economica (libertà di organizzare i mezzi attraverso i quali produrre bb o ss da vendere

sul mercato). Secondo l’art 41Cost l’iniziativa economica privata è libera, non può svolgersi in

contrasto con l’utilità sociale. La legge determina programmi e controlli perché l’attività sia

indirizzata per il perseguimento di fini sociali.

Diritto di proprietà 17

Secondo l’art 42Cost la proprietà è pubblica o privata. La proprietà privata è riconosciuta e garantita

dalla legge che determina modi di acquisto, di godimento e limiti allo scopo di assicurarne la

funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. Nei casi previsti dalla legge può essere, salvo

indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale.

Diritti sociali

Diritto al lavoro

L’art 4Cost afferma che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le

condizioni che rendano effettivo questo diritto. Il cittadino ha la libertà di scegliere l’attività

lavorativa da esercitare. Il lavoratore ha diritto a non essere licenziato in modo arbitrario; il

licenziamento può aversi solo per giusta causa. Ha diritto ad una giusta retribuzione proporzionale

alla quantità e qualità del lavoro e sufficiente ad assicurare a se e alla sua famiglia un’esistenza

libera e dignitosa. Ha diritto al riposo settimanale e alle ferie, entrambe retribuite e alle quali il

lavoratore non può rinunciarvi.

Diritto alla salute

Tutelato dall’art 32Cost la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo

garantendo cure gratuite agli indigenti. Esso comprende l’interesse alle cure in caso di malattia e a

condizioni di vita o di lavoro che non mettano in pericolo la salute. La lesione di tale diritto può dar

luogo a risarcimento anche nel caso di danno biologico.

In Italia una sentenza della Cassazione ha deciso che il giudice può autorizzare l’interruzione del

trattamento sanitario in presenza di 2 circostanze concorrenti: che la condizione di stato vegetativo

del paziente sia irreversibile e che sia accertato che il paziente se cosciente non avrebbe prestato il

consenso alla continuazione del trattamento.

Doveri pubblici

La Costituzione prevede l’adempimento di doveri pubblici:

1. dovere al lavoro: come prevede l’art 4Cost ogni cittadino ha il dovere di svolgere

un’attività o funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

2. dovere di difesa: prevede l’art 52Cost che la difesa della Patri è sacro dovere del cittadino.

3. dovere di contribuire alle spese pubbliche: l’art 53Cost afferma che tale dovere va

adempiuto in ragione della capacità contributiva di ciascuno, la quale fa riferimento alla

situazione economica del soggetto.

4. dovere di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione e delle leggi: lo impone

l’art 54Cost.

Principio di eguaglianza

L’art 3Cost afferma che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge

senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali o

sociali. È compito dello Stato rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando

di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e

l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione economica, politica e sociale del

Paese. Vieta che possano essere previsti trattamenti differenziati a causa di uno dei motivi elencati

nella disciplina:

1. divieto di discriminazione in base al sesso: trova applicazione nei rapporti di lavoro; alla

donna devono essere riconosciuti gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni

del lavoratore. Tutti possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive.

2. divieto di discriminazione in base alla razza.

3. …in base alla lingua nazionale. 18

4. …in base alla religione: l’art 19Cost afferma il diritto di professare liberamente la propria

religione, di farne propaganda e di esercitarne in pubblico o privato il culto, con limite ai

riti contrari al buon costume.

5. …in base alle proprie opinioni politiche.

6. …in base alle diverse condizioni personali o sociali: si ritengono gli atti illegittimi da

parte dei poteri pubblici o privati che possano ledere l’onore dei singoli.

L’organizzazione e l’esercizio del potere politico

La forma di governo attiene al modo come fra gli organi di una comunità politica organizzata si

distribuisce il potere di indirizzarla verso determinati fini generali.

Forme di governo in ordine cronologico.

Il primo fu la monarchia inglese del 600-700 (monarchia costituzionale). L’Inghilterra non aveva

e non ha tuttora una carta costituzionale scritta, un ordinamento costituzionale caratterizzato dal

progressivo affermasi della supremazia del Parlamento.

L’idea dei poteri separati ebbe successo in Francia e Europa continentale e fu seguita dagli

americani. Quest’ultimi non avevano mai avuto un re e non intendevano darselo elessero un

presidente. Delinearono in termini di separazioni i rapporti tra presidente che deteneva il potere

esecutivo e il Congresso; il presidente non poteva mandare a casa il Congresso e quest’ultimo non

poteva liberarsi del presidente, salvo l’ipotesi di messa in stato di accusa (impeachment). La

separazione dei poteri è rimasta fino ad oggi caratteristica del governo presidenziale.

Al contrario in Inghilterra la monarchia costituzionale si era evoluta verso il governo

parlamentare (l’indirizzo politico dipendeva solo dai rapporti fra governo e parlamento).

All’interno del governo di sua maestà ci furono delle innovazioni: emerse la figura del primo

ministro; La Camera dei Comuni pose le basi del rapporto fiduciario secondo il quale il governo

non poteva continuare ad esercitare le funzioni se veniva meno la fiducia del Parlamento.

In Francia si affermò un assetto che fu chiamato monarchico orleanista di tipo dualista: il governo

rispondeva sia al re che al parlamento.

Nel secondo dopoguerra in Europa si ebbero nuove costituzioni: negli anni ’40 Francia, Germania e

Italia, negli anni ’70 Grecia, Portogallo, Spagna.

Tipologia di forme di governo:

• forma di governo presidenziale. Titolare del potere esecutivo è il presidente, si tratta di

forma di governo a direzione monocratica. Modello di riferimento è quello degli USA. Il

presidente è scelto direttamente dal corpo elettorale che elegge anche il parlamento (ossia il

Congresso formato dalla Camera dei rappresentanti e dal Senato). Regime di separazione

dei poteri, da un lato il Congresso non può sfiduciare il presidente dall’altro il presidente

non può sciogliere il Congresso. Le leggi le fa il Congresso e il presidente ha solo un potere

di veto (può rimandare una legge al Congresso); il presidente deve esercitare il suo potere di

nomina di giudici, ambasciatori e ministri con il parere favorevole del Senato. Si può

verificare il caso del governo diviso (quando il presidente appartiene ad un partito e le

Camere vedono in maggioranza l’altro), dal momento che gli elettori eleggono presidente e

Congresso come organi separati.

• Forma di governo parlamentare. Così chiamata perché l’esecutivo è espressione del

parlamento. L’esecutivo è in genere nominato dal capo dello stato. In questa forma di

governo il capo dello stato ha funzioni limitate. L’esecutivo è collegiale si tratta solitamente

di un consiglio di ministri, ma emerge con compiti di direzione politica il primo ministro.

• Forma di governo semi-presidenziale. Così chiamata perché combina caratteristiche della

forma di governo presidenziale e parlamentare. Ai poteri del presidente si aggiunge la

presidenza del consiglio dei ministri. Presidente e parlamento eletti dal corpo elettorale

separatamente: il presidente ha il potere di condizionare la durata del parlamento (con

scioglimento) e questo ha il potere di far dimettere il governo sfiduciandolo. Il governo è di

19


PAGINE

38

PESO

282.00 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio (BARI, TARANTO)
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilindag di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Buquicchio Michele.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto pubblico

Diritto pubblico
Appunto
Istituzioni di diritto pubblico - forme di Stato e forme di governo
Appunto
Riassunto esame Diritto Privato, prof. Panza, libro consigliato Manuale di Diritto Privato, Torrente, Schlesinger
Appunto
Riassunto esame Diritto del Lavoro, prof. Chieco
Appunto