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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

L’attività della P. A. si distingue in attività amministrativa autoritativa ed attività amministrativa di

erogazione di servizi; le due attività spesso si realizzano insieme.

L’amministrazione dello Stato può essere:

Diretta o governativa : ovvero svolta da organi statali al centro, con una competenza estesa

 all’intero territorio nazionale.

Diretta locale o periferica : svolta da enti governativi periferici o locali; si realizza in questo

 modo un decentramento visto sotto il profilo funzionale distaccando una serie di poteri

dall’amministrazione centrale e affidandoli ad un’amministrazione autonoma, avente competenza

nazionale ma indipendente dall’amministrazione centrale (di regola un ministero).

Indiretta : si realizza mediante l’affidamento da parte dello Stato ad enti pubblici minori del

 conseguimento di scopi generali collettivi; questi enti pubblici minori possono avere competenza

generale o territoriale e sono comunque sottoposti ad un controllo dello Stato stesso. Gli enti

pubblici minori posseggono una loro propria funzione di indirizzo politico locale minore. Tali

enti vengono detti autarchici (se possono autoamministrarsi) o autonomi (se possono darsi

proprie norme).

Il decentramento trova la sua ragione di essere nell’art. 5 C.

Le persone preposte ai pubblici uffici (per effetto di un obbligo o per accettazione di una nomina) si

distinguono in:

funzionari : che hanno il compito i formare, manifestare, esprimere ed attuare la volontà dello

 Stato e degli enti pubblici;

impiegati : che hanno il compito di eseguire la volontà dello Stato e degli enti pubblici .

I sistemi di assunzione ai pubblici uffici più comuni sono due:

elezione : quando un collegio elettorale designa la persona o le persone che devono occupare

 l’ufficio;

nomina : quando un determinato organo designa la persona o le persone che occuperanno

 l’ufficio; la nomina può essere libera, discrezionale (quando la legge pone alcune caratteristiche

da rispettare) o vincolata (quando l’organo non può scegliere liberamente come nel caso del

concorso).

La regola del concorso è divenuta generale in quanto costituzionalizzata dall’art. 97 C. salvo i casi

stabiliti dalla legge.

Per quello che riguarda l’amministrazione centrale periferica dello Stato questa viene affidata ad

organi periferici con competenze in determinate circoscrizioni. Vi sono organi con competenza

generale quali il Commissario di Governo, il Presidente della Giunta regionale ed il Prefetto ed

organi con competenza particolare.

Il Commissario di Governo (art. 124 e 127 C.) risiede nel capoluogo della Regione e sovrintende

alle funzioni amministrative esercitate dallo Stato e le coordina con quelle esercitate dalle Regioni.

Egli inoltre deve vistare ogni legge regionale nel termine di trenta giorni dalla comunicazione.

Il Presidente della Giunta regionale rappresenta la Regione e promulga le leggi ed i regolamenti

regionali (art. 121 C.), inoltre dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione

conformandosi alle istruzioni del Governo.

Il Prefetto è un organo con competenza generale gerarchicamente dipendente dal ministero

dell’interno, ed ha il compito di far eseguire nella Provincia gli ordini di tutti i ministeri. Egli non

dispone degli uffici giudiziari e militari della Provincia. I Prefetti sono nominati dal capo dello Stato

su proposta del ministro dell’interno, previa deliberazione del Consiglio dei ministri. 10

Organi periferici con competenza particolare sono:

le questure : che sono uffici provinciali di polizia di Stato e dipendono dal ministero dell’interno

 tramite il Prefetto;

le Direzioni regionali delle entrate : che sono uffici direttivi provinciali che dipendono dal

 ministero delle finanze;

i Provveditorati agli studi : dipendenti dal ministero della pubblica istruzione;

 gli Uffici del genio civile : che dipendono dal ministero dei lavori pubblici e dalle Regioni;

Per tali organi la competenza coincide con la circoscrizione della Provincia.

 le Direzioni compartimentali dell’amministrazione ferroviaria;

 le Direzioni compartimentali delle poste e telecomunicazioni;

 i Provveditorati regionali alle opere pubbliche;

 le sezioni regionali della Corte dei conti;

 le avvocature distrettuali dello Stato;

 le Zone marittime.

i quali hanno competenza coincidente col territorio della Regione.

Inoltre organo decentrato dell’amministrazione diretta centrale è il Comune. Sono a lui affidate nella

persona del Sindaco (che esercita funzioni di ufficiale di Governo) le seguenti funzioni:

 la tenuta dei registri di stato civile e la celebrazione dei matrimoni;

 la tenuta del registro della popolazione e l’esercizio di tutte le funzioni in materia di anagrafe e di

residenza;

 la vigilanza sull’ordine pubblico;

 i poteri di ordinanza, per casi urgenti e in materia di sanità, edilizia e polizia locale;

 i servizi elettorali;

 la tenuta delle liste di leva;

 l’organizzazione degli uffici di statistica. 11

LE FUNZIONI PUBBLICHE

LA FUNZIONE COSTITUENTE

È la più alta tra le funzioni dello Stato ed appartiene al popolo, più che al corpo elettorale, in quanto

si esplica non solo a mezzo di atti che nascono da votazioni ma anche e soprattutto a mezzo di fatti

normativi, ovvero atti di instaurazioni di un nuovo ordinamento giuridico.

La funzione costituente pone in essere la Costituzione, ovvero determina il sorgere dello Stato e lo

caratterizza nei suoi elementi essenziali. È dunque una funzione del tutto libera in quanto prima

della Costituzione non esistono regole.

FUNZIONE DI REVISIONE COSTITUZIONALE

Ha la stesso natura della funzione costituenda ma, a differenza di questa, è determinata dal diritto

positivo ed in parte limitata nel fine. La funzione di revisione costituzionale è il potere di emendare

la Costituzione mutandone alcuni particolari, aggiungendovi regole o abrogandone altre.

LA FUNZIONE DI INDIRIZZO POLITICO

La funzione di indirizzo politico è la funzione in primissimo luogo esecutiva delle Costituzione;

questa è la funzione dinamica della funzione legislative e consiste nella preventiva determinazione

dei fini che la funzione legislativa deve porsi.

FUNZIONE LEGISLATIVA

Organi titolari della funzione legislativa sono il Parlamento, il Governo ed il corpo elettorale. La

prima fase della funzione legislative consiste nell’iniziativa, ovvero l’introduzione del procedimento

legislativo su una determinata materia. Pur essendo prescritto che l’iniziativa legislativa si eserciti

attraverso presentazione di progetti redatti in articoli, tali progetti possono essere anche totalmente

modificati da parte del Parlamento nelle successive fasi dell’iter legislativo (art. 71 C.).

LA FUNZIONE AMMINISTRATIVA

La funzione amministrativa si esercita tramite normazione sub-primaria (che regola materie

indifferenti alla normazione primaria) e la normazione secondaria (che regola nel dettaglio materie

che già formano oggetto di normazione primaria). Accanto ai regolamenti troviamo provvedimenti

(riguardanti singoli o determinate categorie di persone) ed atti generali (diretti ad indeterminati

soggetti). I regolamenti sono stati classificati dall’art. 17 della legge 400/88.

LA FUNZIONE GIURISDIZIONALE

La funzione giurisdizionale in Italia non è affidata ad organi costituzionali fatta eccezione per la

Corte costituzionale. I caratteri che differenziano la finzione giurisdizionale dalle altre funzioni

sono la terzietà del giudice ed il vincolo sulla pronunzia all’esistenza dell’esercizio del potere di

azione. Per quanto riguarda la responsabilità de magistrati questa sussiste solo in caso di dolo o

colpa grave e per diniego di giustizia. L’azione di risarcimento va proposta contro lo Stato che a sua

volta avrà potere di rivalsa sul magistrato. 12

I RIMEDI GIURISDIZIONALI ED AMMINISTRATIVI CONTRO L’ATTIVITÀ

ANTIGIURIDICA DELLA P.A.

I ricorsi amministrativi possono essere presentati solo da coloro che hanno un interesse diretto ed

attuale alla rimozione di un atto della pubblica amministrazione illegittimo o inopportuno: tramite

questi ricorsi si attua la tutela non giurisdizionale dei soggetti privati contro la pubblica

amministrazione. Principi generali in materia sono:

 possono essere proposti per la violazione di diritti soggettivi o interessi legittimi;

 possono contenere censure di legittimità o di merito;

 hanno precisi termini di decadenza;

 le autorità a cui sono proposti hanno l’obbligo di prenderli in considerazione.

Il nostro ordinamento prevede l’esistenza di questi ricorsi per dare la possibilità alla pubblica

amministrazione, prima che questa sia chiamata in giudizio, di rimediare agli errori commessi.

I ricorsi amministrativi sono i seguenti:

Opposizione : diretta alla stessa autorità che ha posto in essere l’atto contiene le ragioni per cui il

 privato invita la pubblica amministrazione alla ritrattazione dello stesso atto. Questo è un

rimedio di carattere eccezionale previsto solo in determinate materie: il privato ha sempre la

facoltà di rivolgersi all’autorità che ha emanato l’atto, ma solo nella materie di cui sopra

l’autorità sarà obbligata a prendere in considerazione il ricorso.

Ricorso gerarchico : viene proposto alle autorità sovraordinate a quelle che hanno posto in essere

 l’atto (di regola i ministeri). Questo rimedio, a differenza dell’opposizione, ha carattere generale.

Il termine di decadenza è di trenta giorni dalla data della comunicazione. Il ricorso gerarchico

può contenere censure sia di legittimità che di merito. E’ previsto il silenzio rigetto della

pubblica amministrazione: passati novanta giorni dalla data del ricorso senza che l’organo

preposto abbia formulato una decisione, questo si intenderà respinto.

Ricorso straordinario al capo dello Stato : è un rimedio alternativo al ricorso giurisdizionale, in

 quanto l’uso dell’uno preclude l’uso dell’altro (fermo restando il potere degli interessati di

pretendere che il ricorso sia trasferito in via giurisdizionale). E’ un ricorso ammesso solo per

motivi di legittimità, ed il provvedimento che si intende impugnare deve essere definitivo. Ha un

termine di decadenza di centoventi giorni. La pronuncia su ricorso è obbligatoria e deve essere

preceduta dal parere del Consiglio di Stato; tale parere è vincolante se l’amministrazione non

decide di andarvi contro, nel qual caso la questione sarà proposta al Consiglio dei ministri che

fornirà una decisione motivata. Il procedimento si chiude con decreto del Presidente della

Repubblica che, essendo un atto amministrativo, è a sua volta impugnabile.

Per quanto riguarda la difesa in via giurisdizionale del privato contro gli atti della pubblica

amministrazione debbono essere ricordati i seguenti principi:

 l’art. 24 C. offre a tutti il potere di azione;

 l’art. 103 C. prevede il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa che hanno

giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e,

in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi;

2

l’art. 125. C. dice che nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo

 grado, secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica.

La giurisdizione amministrativa si occupa della violazione di interessi legittimi ed è affidata ai

Tribunali amministrativi regionali, al Consiglio di Stato ed a varie giurisdizioni speciali.

I TAR hanno sede nei capoluoghi delle Regioni e sono composti da un Presidente, consigliere di

Stato, e da non meno di cinque magistrati inamovibili. Il ricorso giurisdizionale al TAR deve essere

notificato nel termine di sessanta giorni dalla data di conoscenza del provvedimento all’autorità che

ha emanato lo stesso provvedimento. 13

Il Consiglio di Stato è composto da tre sezioni giurisdizionali, ed è competente principalmente in

appello. La sua competenza in primo grado è rimasta solo per i regolamenti di competenza

territoriale fra i TAR e i giudizi di ottemperanza nel caso di provvedimenti ultraregionali.

Competenze dei TAR e del Consiglio di Stato al di fuori della competenza generale di legittimità

sono:

 competenza di merito in materie tassativamente determinate (tra cui i giudizi di ottemperanza);

 competenza esclusiva in materie anche qui tassativamente determinate (tra cui il pubblico

impiego);

 quando non vi è competenza esclusiva il giudice amministrativo è autorizzato a decidere su tutte

le questioni pregiudiziali o incidentali relative a diritti (la cui risoluzione è necessaria per la

pronuncia finale) e sulla capacità della persone.

Esistono ancora diverse giurisdizioni amministrative speciali che talvolta giudicano anche in

materia di diritti soggettivi.

Tra queste giurisdizioni la Corte dei conti è indicata nell’art. 103 C. ed ha competenza nelle

seguenti materie:

 contabilità pubblica (art. 103 C.);

 giudizi di responsabilità a carico dei pubblici funzionari non contabili per danni recati

all’amministrazione dello Stato; giudizi sulla concessione di pensioni; giudizi sul diritto di

ottenere collocamento a riposo; giudizi sul riconoscimento della pensione per cause di guerra;

 ricorsi dei magistrati di grado inferiore a consigliere, e degli impiegati della Corte stessa contro i

provvedimenti relativi al loro rapporto di impiego.

In ogni capoluogo di Regione è presente una sezione giurisdizionale della Corte dei conti. Contro le

decisioni della Corte sono ammessi:

 il ricorso per revocazione;

 il ricorso alle sezioni unite della Corte di cassazione.

Sono inoltre istituite commissioni tributarie regionali e provinciali che giudicano, le seconde in

primo grado e le prime in appello, in merito alle controversie tra i privati e l’amministrazione

finanziaria. Queste hanno competenza esclusiva su determinati tributi. 14

LE AUTONOMIE IN GENERALE

Tra le autonomie possiamo distinguere:

autonomia normativa : consiste nel potere riconosciuto ad enti non sovrani di emanare una

- propria normazione avente medesimo valore sia all’interno che all’esterno;

autonomia istituzionale : comprende le varie ipotesi di relazione tra ordinamenti giuridici ed ha

- lo scopo di stabilire il grado di autonomia di ciascuno rispetto agli altri;

autonomia organizzativa : consiste in un rapporto di organizzazione corrente tra soggetti.

-

Le autonomie degli enti pubblici non appartenenti allo Stato apparato e quelle degli enti locali

rientrano nella prima categoria. Le autonomie locali sono caratterizzate da un proprio territorio e da

un proprio corpo elettorale che fornisce loro un limitato potere di indirizzo politico.

Le manifestazioni di autonomia possono essere raggruppate in due categorie:

autonomie pubbliche : sono quelle politiche e quelle proprie degli enti pubblici non territoriali

- e degli enti locali;

autonomie dei privati : sono quelle degli individui e dei gruppi intermedi.

-

LE AUTONOMIE POLITICHE

Referendum : il corpo elettorale è chiamato a giudicare della opportunità o meno di una legge ;

Plebiscito : il corpo elettorale è chiamato ad approvare o meno un fatto normativo.

L’art. 75 C. introduce il referendum abrogativo.

Promotori : Ufficio centrale per i referendum : Corte costituzionale : Presidente della Repubblica

I criteri di ammissibilità della Corte costituzionale sono (art. 75 C.):

- non sono ammessi referendum per leggi tributarie e di bilancio, per leggi di amnistia e di

indulto, per leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali ;

- sono inammissibili proposte di referendum relative a norme costituzionali, leggi costituzionali,

leggi di revisione della Costituzione ;

- anche le leggi ordinarie a contenuto costituzionalmente vincolato non possono essere oggetto di

referendum ;

- caratteristiche dei referendum devono essere “univocità, chiarezza e semplicità”.

Iniziativa popolare : propone all’attenzione del Parlamento un disegno di legge (art. 71 C.).

Petizione : invoca dal Parlamento stesso l’esame di fatti da cui si adduce che nascano comuni

necessità.

L’art. 49 C. fornisce il precetto della libertà e della pluralità dei partiti politici. Il partito democratico

contemporaneo ha bisogno di altri partiti per poter esistere; esso accetta a priori l’esistenza degli

altri partiti.

LE AUTONOMIE TERRITORIALI

Secondo l’art. 116 C. gli statuti speciali sono adottati con legge costituzionale perché derogano alle

norme costituzionali stabilite per le Regioni di diritto comune. Gli statuti speciali derogano alla

Costituzione soprattutto perché attribuiscono loro una funzione legislativa che esclude, in taluni

campi, quella statale, funzione che alle Regioni di diritto comune non è stata concessa. Le norme di

attuazione delle disposizioni dei statuti sociali vengono approvate dal governo con decreti legislativi

tenendo conto di dover armonizzare la legislazione nazionale con quella delle Regioni autonome.

In base all’art. 123 C. non è previsto l’intervento di leggi costituzionali, è previsto però che queste

debbano rispettare la Costituzione.

Art. 119 C. : concede alla Regioni l’autonomia finanziaria.

Art. 122 C. : il sistema elettorale regionale deve essere stabilito con legge nazionale.

Art. 125 C. : il controllo sugli atti della Regione è esercitato da un organo dello Stato. 15

Sempre secondo l’art. 123 C. lo statuto è deliberato dal Consiglio regionale ed approvato con legge

della Repubblica. È quindi un atto complesso, cioè richiede più organi.

Legge 16 Maggio 1970, n°281 : enuclea alcune direttive da parte del parlamento al governo :

 trasferimento di particolari funzioni alle Regioni attraverso il trasferimento di uffici ;

 indirizzo politico unitario resta allo Stato ;

 lo Stato non si tiene la competenza quando delega le funzioni.

Legge 382 del 1970 : le funzioni sono ripartite nei seguenti settori:

 servizi sociali ;

 settore dello sviluppo economico ;

 assetto ed utilizzazione del territorio.

Legge 142 del 1990 : alle Regioni viene affidato il potere legislativo mentre alle provincie ed ai

comuni il potere esecutivo.

Organi regionali (art. 121 C.):

 corpo elettorale ;

 Consiglio regionale ;

 Giunta ;

 Presidente.

la Giunta viene eletta dal Consiglio regionale, ha funzioni di governo ed un numero variabile di

membri detti assessori.

Il rapporto tra Giunta e Consiglio regionale non è standard ma dipende da vari statuti.

Il Consiglio regionale ha potestà legislativa ed elegge la Giunta.

L’art. 119 C. parla di autonomia finanziaria delle Regioni che viene regolata dalla legge 14 Giugno

1990, n° 158 la quale afferma che l’autonomia finanziaria è garantita da:

 tributi ;

 trasferimenti dello Stato per investimenti ;

 contributi speciali (Mezzogiorno) ;

 indebitamento attraverso i BOC.

Per quanto riguarda i tributi la legge 16 Maggio 1970, n° 281 afferma che questi sono garantiti da

 imposta sulle concessioni statali dei beni del demanio e del patrimonio indisponibile ;

 tassa sulle concessioni regionali ;

 tassa automobilistica regionale ;

 tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche TOSAP ;

La legge 281 del 1970 ha istituito un fondo comune nel quale confluiscono i finanziamenti di parte

corrente previsti da leggi statali per interventi rientranti nelle materie di competenza regionale.

La funzione amministrativa delle Regioni può essere di due categorie (art.118 C.):

propria : nelle stesse materie in cui possiede potestà legislativa;

 delegata : affidata dallo Stato mediante leggi;

Lo Stato esercita un controllo sulle Regioni tramite diversi organi:

 Il commissario di governo sovrintende le funzioni amministrative esercitate dallo Stato

coordinandole con quelle esercitate dalle Regioni. Questo esegue anche un controllo sugli

atti legislativi regionali; infatti è comunicata a lui ogni legge approvata dal Consiglio

regionale.

La commissione di controllo sulla amministrazione regionale : è un organo decentrato dello

 Stato che effettua un controllo sulla legittimità degli atti amministrativi della Regione.

 Può essere disposto lo scioglimento del Consiglio regionale quando questo si trova

nell’impossibilità di poter funzionare. Lo scioglimento è disposto con decreto del Presidente

della Repubblica. 16

Gli i locali a cui la Costituzione dal rilievo sono il Comune e la Provincia. Il Comune è considerato

l’elemento politico elementare in quanto il più vicino ai cittadini.

I principi generali sull’ordinamento delle autonomie locali sono dettati dalla legge 8 giugno 1990,

n° 142. Tale legge attua la previsione dell’art. 123 C. : “Provincie e i Comuni sono enti autonomi

nell’ambito dei principi fissati da leggi generali della Repubblica, che ne determinano le funzioni ”.

Il Comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove

lo sviluppo.

La Provincia, ente locale intermedio tra il Comune e la Regione, cura gli interessi e promuove lo

sviluppo della comunità provinciale.

Altri livelli di Governo locale sono costituiti dalle aree metropolitane e dalle comunità montane.

Organi del comune:

: Consiglio

: Giunta

: Sindaco

Organi della Provincia:

: Consiglio

: Giunta

: Presidente

Il Consiglio comunale o provinciale è l’organo di indirizzo e di controllo politico amministrativo

dell’ente locale. Ha competenza limitatamente agli atti fondamentali.

La Giunta provinciale e la Giunta comunale collaborano con il Sindaco o il Presidente

nell’amministrazione del Comune o della Provincia ed operano attraverso deliberazioni collegiali.

Il Sindaco e il Presidente rappresentano l’ente, convocano e presiedono il Consiglio e la Giunta,

soprintendono al funzionamento dei servizi e degli uffici, nominano e revocano gli assessori,

deliberano sugli incarichi dirigenziali.

LE AUTONOMIE DEI PRIVATI

Il campo delle autonomie dei singoli è previsto nei primi cinquantaquattro articoli della

Costituzione.

L’art. 2 C. dice che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come

singolo, sia nelle formazioni sociali dove svolge la sua personalità, e nel contempo, richiede

l’adempimento dei così detti doveri inderogabili. Per quanto riguarda i diritti del singolo questi si

ritrovano specificati negli artt. 13 e seguenti. Per quel che riguarda i doveri inderogabili questi sono

l’obbligo di leva (art. 52 C.), il concorrere alla pubblica spesa (art. 53 C.) ed il dovere di fedeltà alla

Repubblica (art. 54 C.).

L’art. 4 C. dice che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, e promuove la

condizioni che rendano effettivo questo diritto. Questa norma seppur programmatica permette

interventi statali nell’economia tendenti a raggiungere il pieno impiego ; questa è inoltre

3

coordinabile col l’art. 41. C. che consente la formulazione di programmi legislativi e di controllo

sull’iniziativa privata, allo scopo di indirizzarla a fini sociali. Il secondo comma dell’articolo pone il

dovere del lavoro, da svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta : fino al momento in

cui lo Stato non sarà in grado di offrire il lavoro per tutti i cittadini questo resterà un precetto

morale.

Eguaglianza formale e sostanziale 17

Nel primo comma dell’art. 3 della Costituzione c’è l’affermazione di eguaglianza formale (i diritti

garantiti) secondo la quale i cittadini sono eguali davanti alla legge e non possono essere

riconosciuti privilegi in relazione al sesso, alla razza, alla lingua, alla religione, alle opinioni

politiche, alle condizioni personali e sociali.

Il secondo comma fornisce principi di eguaglianza sostanziale (i diritti effettivamente concessi)

laddove si afferma che per rendere effettiva l'eguaglianza fra i cittadini, lo Stato deve fare interventi

che tutelino e migliorino le condizioni delle categorie svantaggiate .

Quali sono le situazioni che lo Stato deve migliorare e perché?

Gli esempi possono essere di vario tipo: bassi o nulli livelli di istruzione, impossibilità di

mantenersi, invalidità che impedisce o limita il lavoro, condizioni di infermità che impediscono di

muoversi liberamente, disoccupazione ecc. In tutti questi casi le condizioni di vita sono tali da

rendere vuota di significato l'uguaglianza davanti alla legge. Lo Stato perciò deve impegnarsi per

ridurre il disagio di questi cittadini e per restituire loro una eguale dignità. In quest'affermazione

della necessità dell'intervento dello Stato c'è la definizione del nostro Paese come Stato sociale

(welfare).

Dal principio di eguaglianza va tenuto assolutamente distinto il principio di imparzialità che trova,

anch'esso, riconoscimento nella carta costituzionale all'articolo 97 relativo alla Pubblica

Amministrazione. Secondo questo principio i pubblici uffici, generalmente intesi, sono obbligati a

rispettare un comportamento imparziale, cioè sono tenuti ad applicare la legge in modo eguale e

senza differenziazioni che possano favorire o danneggiare i singoli interessati. Ed allora, mentre il

principio di eguaglianza attiene al riconoscimento della pari dignità dei soggetti, quello di

imparzialità afferisce ad una forma concreta di applicazione del principio di eguaglianza.

L’art. 29 C. vieta ogni diseguaglianza all’interno del matrimonio. La pari posizione dei coniugi è

stata regolata dal nuovo diritto di famiglia (legge 151/75).

L’art. 37 C. vieta ogni discriminazione contro le donne lavoratrici, concedendo loro gli stessi diritti

e, a parità di lavoro, la stessa retribuzione degli uomini.

L’art. 51 C. esclude che il sesso possa essere compreso tra i requisiti di legge.

L’art. 6 C. rafforza il principio di eguaglianza senza distinzione di lingua affermando che la

Repubblica tutela con apposite norme le minoranza linguistiche. Gli statuti delle Regioni dotate di

speciale autonomia provvedono in tal senso.

L’art. 7 C. relativamente ai rapporti fra Stato e Chiesa cattolica (ordinamenti che hanno in comune

due dei tre elementi costitutivi : territorio e popolazione) dice che sono entrambi indipendenti e

sovrani, e demanda ai Patti lateranensi la regolamentazione dei loro rapporti. Le modifiche dei Patti,

se accettate da entrambe le parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale. Alla

Chiesa è conferita una posizione di privilegio rispetto alle altre confessioni religiose in materie

come il diritto matrimoniale, il diritto penale, la scuola.

L’art. 8 C. stabilisce l’eguale libertà davanti alla legge di tutte le confessioni religiose.

L’art. 19 C. stabilisce la libertà di professare la propria fede religiosa in qualsiasi forma (purché non

contraria al buon costume). 18


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summerit

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Cortese Fulvio.

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