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Riassunto esame Diritto, prof. Falzea, libro consigliato Diritto pubblico, Martines

Sunto per l'esame di Diritto pubblico, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente Falzea, Diritto pubblico, Martines. Gli argomenti trattati sono:
Parte prima
Capitolo 1: lineamenti di teoria generale
Capitolo 2: il soggetto di diritto e le situazioni giuridiche soggettive
Capitolo 3: lo stato
Capitolo 4: l’organizzazione dello... Vedi di più

Esame di diritto pubblico docente Prof. P. Falzea

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il sistema proporzionale ha il vantaggio di rispecchiare maggiormente la composizione politica del Paese.

Tuttavia, se l’elettorato non ha un orientamento politico omogeneo, allora non si forma una vera e propria

maggioranza e, di conseguenza, governare diventa più complicato.

4) Il procedimento elettorale e l’assegnazione dei seggi

In Italia è stato abbandonato il procedimento elettorale misto del 1993 ed è stato adottato il sistema

proporzionale, con competizione tra liste e premio di maggioranza.

Inoltre, sono state introdotte alcune correzioni che snaturano il sistema proporzionale. Infatti, sono stati

introdotti vari tipi di sbarramento, di coalizioni tra partiti o gruppi politici organizzati e l’assegnazione del

premio di maggioranza.

Si afferma che il sistema proporzionale è un sistema più democratico in quanto si rappresenta

maggiormente la composizione politica del paese. In realtà non è così in quanto i vari partiti hanno

introdotto le cosiddette liste bloccate e, di conseguenza, l’elettore si trova di fronte ad una scelta forzata.

Quindi, i rappresentanti vengono scelti dai partiti politici e dalle segreterie del partito, e non dall’elettore

(cioè l’elettore non sceglie il nome del rappresentante ma deve votare la lista. È il partito a stabilire una

graduatoria tra i propri candidati. Il cosiddetto porcellum).

Per questo motivo, il sistema proporzionale viene definito come un sistema di democrazia apparente.

Il procedimento elettorale si apre con il decreto del Presidente della Repubblica su deliberazione del

Consiglio dei Ministri, che indice le elezioni delle due Camere.

La seconda fare del procedimento riguarda la designazione dei candidati e la presentazione delle

candidature.

Con la presentazione e la pubblicazione della candidature, si apre la campagna elettorale che dura fino al

giorno precedente la votazione. Per la campagna elettorale, è stata introdotta una legge per garantire la

par condicio tra i partiti ed i candidati.

Per quanto riguarda la distribuzione dei seggi, vediamo che alla Camera:

1. 617 deputati vengono eletti nelle 26 circoscrizioni;

2. 12 deputati vengono eletti nella circoscrizione Estero;

3. 1 deputato viene eletto nel collegio uninominale della Valle d’Aosta.

Per quanto riguarda il Senato, è previsto una distribuzione analoga, ad eccezione dei senatori eletti

all’estero che, in questo caso, sono solamente 6.

I candidati eletti deputati entrano nel pieno esercizio delle loro funzioni all’atto di proclamazione (art. 1

regolamento della Camera). N 28 F

5) Il voto dei cittadini italiani residenti all’estero

Nel 2000 attraverso una legge costituzionale è stato introdotto la circoscrizione Estero, in modo tale da

dare la possibilità ai cittadini italiani residenti all’estero di poter votare.

Alla circoscrizione Estero sono stati assegnati 12 seggi per i deputati e 6 per i senatori. Si divide in

ripartizioni che comprendono Stati e territori di:

1. Europa, comprendendo anche i territori asiatici della federazione Russa e della Turchia;

2. America Meridionale;

3. America Settentrionale e Centrale;

4. Africa, Asia Oceania e Antartide.

I candidati nelle liste della circoscrizione Estero devono essere residenti nelle varie zone delle ripartizioni.

Il voto dei cittadini italiani residenti all’estero può essere espresso per corrispondenza oppure in Italia.

L’opzione per il voto in Italia, però, deve essere esercitata di volta in volta (dovranno comunicare di voler

votare in Italia eventualmente, quando vogliono).

6) I caratteri del voto

Secondo quanto afferma l’art. 45 comma II della Costituzione, il voto è personale ed eguale, libero e

segreto.

Il voto è personale in quanto deve essere esercitato personalmente e non è, quindi, ammesso il voto per

procura.

Il voto è eguale in quanto il voto di ciascun elettore ha la stessa valenza (quindi, non esistono voti che

valgono più dei voti di altri persone).

Il voto è libero in quanto il nostro ordinamento prevede che nessun elettore può subire pressioni da partiti

politici o candidati. Quindi, il voto deve essere espresso in modo libero e autonomo.

Il voto è segreto proprio per garantire la libertà del voto.

Il voto viene espresso nei vari seggi, in delle apposite cabine isolate dove è proibito introdurre fotocamere,

cellulari o qualsiasi altro oggetto che possa fotografare il voto. Pena la reclusione da 3 a 6 mesi con

un’ammenda tra i 300€ ed i 1000€.

L’art. 48 comma III della Costituzione afferma che il voto è un dovere civico. Tuttavia, vediamo che adesso

non viene più registrato nel certificato di buona condotta se un elettore non esprime il proprio voto. Di

conseguenza, il voto non è più un obbligo, ma è un diritto e un dovere civico.

7) Differenziazione fra le due Camere

Il nostro Stato ha adottato il sistema del bicameralismo, cioè sono presenti due Camere che hanno le

stesse funzioni e nessuna delle due prevale sull’altra. Le due Camere prendono il nome di Camera dei

Deputati e Senato della Repubblica. N 29 F

Tra queste due Camere, però, sono presenti alcune differenze:

1. È richiesta un’età diversa per l’elettorato attivo. Possono votare per la Camera dei Deputati tutti

coloro i quali hanno compiuto 18 anni mentre possono votare per il Senato tutti coloro i quali

hanno compiuto 25 anni;

2. È richiesta un’età diversa per l’elettorato passivo. Possono essere eletti come deputati tutti coloro

i quali hanno compiuto almeno 25 anni mentre possono essere eletti come senatori tutti coloro i

quali hanno compiuto almeno 40 anni;

3. La Camera dei deputati è composta da 630 membri mentre il Senato da 315 membri, più i senatori

di diritto (ex Presidenti della Repubblica) più i senatori a vita;

4. Il rapporto rappresentativo, cioè il senato rappresenta maggiormente il popolo in quanto il numero

di senatori eletti è inferiore a quello dei deputati eletti;

5. La Camera dei deputati è interamente elettiva, mentre in quella del Senato fanno parte anche i

senatori di diritto ed i senatori a vita.

8) Ineleggibilità ed incompatibilità parlamentari

Si parla di ineleggibilità quando alcune categorie di persone non possono essere elette. Questo si ha:

1. Per i consiglieri regionali;

2. Per i sindaci con popolazione superiore a 20000 abitanti;

3. il capo ed il vice capo della polizia;

4. I prefetti;

5. Ecc.

Si parla di incompatibilità quando alcune categorie di persone non possono ricoprire contemporaneamente

all’ufficio di parlamentare (deputato o senatore) un altro ufficio e devono, quindi, optare fra uno dei due.

L’incompatibilità si può avere, ad esempio:

1. Tra senatore e deputato;

2. Tra membro del Parlamento e Presidente della Repubblica;

3. Tra membro del Parlamento e membro del Consiglio superiore della Magistratura o della Corte

Costituzionale ecc.

9) La verifica delle elezioni

Appena proclamato eletto, il parlamentare assume la qualità di deputato o senatore.

Tuttavia, prima di proclamare parlamentare, viene effettuato un controllo sulle elezioni da parte della

Giunta delle elezioni, costituita presso ciascuna Camera.

La Giunta delle elezioni ha il compito di verificare eventuali cause di ineleggibilità o incompatibilità del

candidato, di verificare se il candidato eletto ha l’età idonea a ricoprire l’incarico, di verificare il regolare

svolgimento delle elezioni ecc. N 30 F

Se la Giunta decide di convalidare l’elezione, verrà comunicato all’assemblea che prenderà atto della

convalida. Se la Giunta decide di non convalidare l’elezione, la contesta. Contro le decisioni della giunta

possono essere fatti reclami o proteste.

Sezione 2: LO STATUS DI MEMBRO DEL PARLAMENTO

1) Irresponsabilità per le opinioni ed i voti

Per permettere ai parlamentare di poter svolgere la propria funzione in modo libero e senza essere

influenzati dagli altri poteri dello Stato e dagli elettori, sono state stabilite una serie di garanzie che

prendono il nome di guarentigie.

Quindi, è stato stabilito che non possono rispondere per le opinioni espresse (ad eccezione degli insulti) e

pei il voto manifestate durante lo svolgimento della propria funzione.

Quindi, i parlamentari hanno una forma di irresponsabilità per quanto riguarda le opinioni ed i voti.

2) Le guarentigie della libertà personale e domiciliare e della libertà di comunicazione e corrispondenza

Inoltre, per quanto riguarda i parlamentari sono state stabilite anche altre garanzie. Nessun membro del

Parlamento può essere, senza autorizzazione della Camera in cui appartiene:

1. Sottoposto a perquisizione personale o domiciliare;

2. Arrestato o privato di libertà personale o mantenuto in detenzione;

3. Sottoposto ad intercettazioni, sotto forma di conversazioni o comunicazioni ed a sequestro di

corrispondenza.

Nel 1993 è stata abolita la richiesta alla Camera di appartenenza di poter procedere legalmente contro un

parlamentare nel caso in cui abbia fatto un’azione fuori dalla sfera politica.

La Corte Costituzionale ha esteso al domicilio del parlamentare anche la sede del proprio partito. Inoltre,

sempre la Corte Costituzionale ha stabilito che in caso di processo penale, se le date del processo

coincidono con quelle di impegni parlamentari, allora gli impegni parlamentari prevalgono e, quindi,

dovranno essere rinviate le date del processo. Quindi, il processo deve adattarsi agli impegni parlamentari.

Sempre La Corte Costituzionale ha stabilito la sospensione dei processi in corso nei confronti del Presidente

della Repubblica, del Presidente del Senato, del Presidente della Camera dei Deputati, del Presidente del

Consiglio dei Ministri e del Presidente della Corte Costituzionale. Una vota terminato il loro incarico, allora

il processo potrà continuare. Tuttavia, i vari presidenti possono rinunciare alla sospensione e farsi

processare durante il proprio incarico. N 31 F

2) Sanzioni disciplinari a carico dei parlamentari

Per quanto riguarda i parlamentari, sono previste una serie di sanzioni disciplinari. Queste sono:

1. Il richiamo all’ordine, cioè quando il parlamentare pronuncia parole sconvenienti o turba la libertà

delle discussioni della seduta;

2. L’esclusione dall’aula per il resto della seduta, dopo un secondo richiamo all’ordine (oppure per

ingiuria a colleghi, oltraggio, minacce ecc);

3. Nella censura, con l’interdizione a partecipare ai lavori parlamentari per un determinato periodo di

tempo (da 2 a 15 giorni per la Camera, non più di 10 giorni per il Senato).

3) Divieto di mandato imperativo

I parlamentari rappresentano la nazione ed esercitano la propria funzione senza vincolo di mandato. Di

conseguenza, i parlamentari svolgono la propria funzione in modo libero e autonomo e non possono essere

influenzati dagli elettori del proprio collegio (dai propri elettori) in quanto è previsto il divieto di mandato

imperativo.

Dal divieto di mandato imperativo deriva l’irresponsabilità politica dei parlamentari, cioè i parlamentari

possono svolgere la propria funzione liberamente e il loro mandato non può essere revocato.

4) L’indennità parlamentare

Tutti i parlamentari hanno diritto ad un’indennità il cui importo verrà stabilito dagli Uffici di Presidenza

delle due Camere.

Inoltre, i parlamentari hanno diritto al rimborso di tutte le spese di soggiorno a Roma.

Hanno, inoltre, diritto alla Carta di libera circolazione sulle linee delle ferrovie dello Stato e sulle linee

aeree. Infine, hanno diritto ad un assegno vitalizio dopo aver svolto la propria funzione per un determinato

periodo di tempo.

5) I parlamentari pubblici impiegati

Per quanto riguarda i pubblici impiegati che vengono eletti come parlamentari, questi non perdono diritto

al proprio incarico pubblico ma vengono collocati in aspettativa per la durata del proprio mandato e non

possono ottenere promozioni, se non per anzianità.

6) Le guarentigie delle Camere nel loro complesso

Le Camere nel loro complesso hanno diritto a determinate guarentigie, cioè a delle garanzie.

Vediamo che speciali norme penali puniscono gli attentati diretti ad impedire l’esercizio delle funzioni delle

Camere. N 32 F

Inoltre, è prevista l’immunità della sede, cioè è previsto il divieto di accesso nelle sedi delle Camere alla

forza pubblica. Comunque, la sicurezza all’interno delle sedi è garantita dalle guardie di servizio.

Infine vediamo che le Camere dispongono di autonomia contabile, cioè determinano autonomamente il

loro fabbisogno finanziario e gestiscono i fondi somministrati dal Tesoro dello Stato senza essere sottoposti

a nessuna forma di controllo esterno.

Sezione 3: L’ORGANIZZAZIONE ED IL FUNZIONAMENTO DELLE CAMERE

1) I regolamenti parlamentari

Le norme relative all’organizzazione interna e allo svolgimento delle funzioni delle Camere sono contenute

nella Costituzione (per entrambe le Camere) e nei regolamenti parlamentari (per ogni singola Camera).

I regolamenti parlamentari sono i regolamenti che ciascuna Camera vota per stabilire la propria

organizzazione e lo svolgimento delle proprie funzioni.

2) Il Presidente e l’Ufficio di Presidenza

L’art. 63 della Costituzione afferma che ciascuna Camera elegge tra i suoi componenti il Presidente e

l’Ufficio di Presidenza che per il Senato prende il nome di Consiglio di Presidenza.

L’Ufficio di presidenza è formato da 4 vice presidenti, da 8 segretari e da 3 questori.

Il Presidente rappresenta la Camera ed ha il compito di assicurare il buon andamento dei lavori in

assemblea, facendo osservare il regolamento, e di gestire l’amministrazione interna (dirige le discussioni, le

modera, stabilisce l’ordine di votazione ecc).

L’Ufficio di Presidenza (e il Consiglio di Presidenza) ha il compito di deliberare il prospetto di bilancio

preventivo ed il rendiconto consuntivo delle Camere. Inoltre deve nominare, su proposta del Presidente, il

segretario generale ed ha il compito di decidere in via definitiva i ricorsi dei dipendenti delle Camere.

3) I gruppi parlamentari, le commissioni permanenti, le giunte, le commissioni di inchiesta, le deputazioni

All’interno del Parlamento si formano dei gruppi parlamentari. Il numero dei gruppi parlamentari è uguale

al numero di partiti politici che sono rappresentati nel Parlamento.

I deputati devono comunicare entro 2 giorni dalla prima seduta il gruppo di appartenenza mentre i senatori

dovranno comunicare il proprio gruppo di appartenenza entro 3 giorni dalla prima seduta.

Alcuni parlamentari possono stabilire di non far parte di nessun gruppo parlamentare. In questo caso si dice

che fanno parte di un gruppo misto. Altri parlamentari che non sono dello stesso partito politico possono

riunirsi in gruppi politici quando sono uniti da un impegno comune (come, ad esempio, i verdi).

All’interno del Parlamento possiamo trovare anche le commissioni parlamentari. Le commissioni

parlamentari sono delle commissioni costituite dove sono inclusi in modo proporzionale una parte di

N 33 F

parlamentari di ciascun gruppo politico. Quindi, vengono stabiliti dai partiti politici i membri di queste

commissioni.

Esistono diverse commissioni permanenti, cioè delle commissione che hanno competenze specifiche su

determinate materie. Esse svolgono un importantissimo ruolo per la formazione delle leggi e possono

essere chiamate anche per prestare attività di consulenza e assistenza.

Dalle commissioni permanenti si distinguono le giunte, che sono delle commissioni in cui i membri vengono

nominati dal Presidente stesso. Alla Camera abbiamo:

1. La Giunta per il regolamento;

2. La Giunta per le elezioni;

3. La Giunta per le autorizzazioni;

4. Ecc.

Al Senato abbiamo:

1. La Giunta per il regolamento;

2. La Giunta per le elezioni e delle immunità parlamentari;

3. La Giunta per gli affari delle Comunità europee.

Le commissioni di inchiesta (che possono essere monocamerali o bicamerali) sono delle commissioni che si

riuniscono per effettuare indagini su fatti di interesse collettivo come, ad esempio, la mafia.

Le deputazioni sono degli organi straordinari che vengono costituiti ogni qualvolta se ne presenta la

necessità.

NB:

Le commissioni monocamerali sono commissioni che vengono costituite all’interno di una Camera (solo

deputati o solo senatori) e possono agire soltanto all’interno di essa.

Le commissioni bicamerali sono commissioni che vengono costituite per entrambe le Camere (con deputati

e senatori) e possono agire in entrambe le Camere.

4) Le legislatura, la prorogatio, la finnvocazione, la decadenza del progetto di legge

Col termine legislatura si indica il periodo che va dalla prima riunione delle assemblee fino al giorno del

loro scioglimento, che può essere normale (dopo 5 anni) o anticipato (su ordine del Presidente della

Repubblica).

Con la fine della legislatura decadono tutti i progetti di legge presentati alle camere e non ancora

approvati. Quindi, dovranno essere nuovamente presentati alle nuove camere.

Per quanto riguarda le proposte di legge di iniziativa popolare, queste non decadono e quindi non

dovranno essere presentate nuovamente alle nuove Camere. N 34 F

Fin quando non sono riunite le nuove Camere, vengono prorogati i poteri alle vecchie Camere. In questo

caso si parla di prorogatio e le vecchie Camere possono svolgere soltanto la normale amministrazione e

pratiche urgenti.

5) Il funzionamento, la pubblicità delle sedute, il numero legale, la determinazione della maggioranza, i

sistemi di votazione, l’ordine del giorno, la programmazione dei lavori

Le sedute di ciascuna Camera sono pubbliche ma ciascuna di esse ed il Parlamento in seduta comune

possono riunirsi in segreto.

La pubblicità delle sedute può essere fatta ammettendo il pubblico alle sedute oppure trasmettendo le

sedute in televisione (con le trasmissioni televisive).

Perché la deliberazione di ciascuna Camera e del Parlamento in seduta comune siano valide è necessaria la

presenza alla seduta della maggioranza dei componenti, cioè il numero legale.

Tuttavia, nei regolamenti parlamentari si parla di un numero legale presunto in quanto non viene

verificato. Il numero legale può essere verificato soltanto su richiesta di 20 deputati (Camera dei Deputati)

e su richiesta di 12 senatori (Senato).

Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento in seduta comune per essere valide devono essere

adottate a maggioranza dei presenti (maggioranza semplice), tranne nel caso in cui la Costituzione prevede

una maggioranza speciale che può essere:

1. Maggioranza assoluta, quando serve la metà più 1 dei componenti dell’assemblea;

2. Maggioranza qualificata, quando si richiede una percentuale più alta come, ad esempio, i ¾ o i

3/5.

Le votazioni delle Camere possono essere palesi o segrete.

La votazione palese viene effettuata per alzata di mano, per divisione in due settori dell’aula,per

procedimento elettronico in cui figurano i nomi, per appello nominale (si, no, mi astengo). Quest’ultima

forma viene utilizzata per dare la fiducia al Governo e alla Camera.

La votazione segreta è un tipo di votazione che viene utilizzata soltanto per le votazioni riguardanti le

persone. Non è consentito lo scrutinio segreto nelle votazioni che riguardano la legge finanziaria, la legge di

bilancio o altre leggi collegate a queste ultime.

Le Camere non possono discutere o deliberare su materie che non sono all’ordine del giorno, che viene

reso noto almeno il giorno precedente la seduta.

Infine, vediamo che le Camere organizzano il proprio lavoro attraverso la programmazione che viene

effettuata da tutti i presidenti dei vari gruppi politici.

Se i presidenti non raggiungono un accordo, nella Camera dei Deputati sarà il Presidente della Camera a

stabilire la programmazione mentre nel Senato il Presidente del Senato predispone uno schema dei lavori

per il periodo di una settimana. N 35 F

6) L’ostruzionismo

L’ostruzionismo consiste nell’utilizzo di tutti i mezzi a disposizione per impedire o rallentare i piani politici

del gruppo di maggioranza, cioè per impedire che i piani politici di maggioranza si concretizzino in

provvedimenti concreti.

L’ostruzionismo può essere:

1. Tecnico, quando vengono utilizzati tutti gli strumenti riconosciuti dalla legge (ad esempio,

assentarsi dall’aula ecc). Si parla di ostruzionismo lecito;

2. Fisico, quando vengono utilizzati strumenti non riconosciuti dalla legge (ad esempio, violenza). Si

parla di ostruzionismo illecito. N 36 F

Capitolo 2: IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

1) L’elezione

Il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune integrato da 3 delegati per

ogni regione eletti nei vari consigli regionali, in modo tale da assicurare le minoranze.

L’elezione del Presidente della Repubblica viene effettuata a scrutinio segreto ed a maggioranza dei due

terzi dell’assemblea. Quando questa maggioranza non viene raggiunta dopo tre scrutini, allora basterà la

maggioranza assoluta (la metà più 1).

La nostra Costituzione, quindi, stabilisce che il Presidente della Repubblica non sia eletto direttamente

dall’elettorato, ma che sia eletto da deputati e senatori riuniti in seduta comune. (Questo, perché la

funzione di indirizzo politico non appartiene al Presidente della Repubblica ma appartiene ai senatori ed ai

deputati, quindi soltanto essi possono essere eletti dagli elettori).

Per essere eletto Presidente della Repubblica è sufficiente essere cittadino italiani, avere compiuto 50 anni

di età e godere di diritti civili e politici.

2) La durata in carica

Il Presidente della Repubblica dura in carica 7 anni dal giorno in cui effettua il giuramento di fedeltà alla

Repubblica di fronte al Parlamento.

Solitamente, il Presidente della Repubblica non viene rieletto in quanto una sua rielezione non comporta

equilibrio ma rappresenterebbe un elemento di freno (un Presidente durerebbe in carica per 14 anni

mentre i vari governi cambiamo più volte).

3) Le incompatibilità, la cessazione dall’ufficio, la supplenza

L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.

La cessazione dell’ufficio può avvenire:

1. In via normale, per la scadenza dei sette anni;

2. Per impedimento permanente;

3. Per morte o dimissioni;

4. Per decadenza della carica in seguito, ad esempio, alla perdita dei diritti civili e politici.

Nel caso in cui il Presidente della Repubblica sia impedito temporaneamente o permanentemente (come

nel caso si una malattia grave) ad esercitare le proprie funzioni, la Costituzione non prevede un ufficio di

vice presidenza.

Di conseguenza, il Presidente verrà sostituito dal Presidente del Senato, che non avrà bisogno di nessun

atto di investitura e non dovrà effettuare il giuramento. N 37 F

Il supplente del Presidente acquista tutti i poteri del Presidente della Repubblica. Tuttavia, per correttezza

(visto che lo sostituisce per un determinato periodo), il supplente non effettuerà atti che condizionano

l’equilibrio dei rapporti fra gli organi costituzionali (come, ad esempio, lo scioglimento delle Camere).

4) Irresponsabilità del Presidente della Repubblica e suoi limiti, i suoi limiti, la controfirma costituzionale

Il Presidente della Repubblica durante il suo mandato gode dell’irresponsabilità politica e

dell’irresponsabilità giuridica.

Per quanto riguarda l’irresponsabilità politica, vediamo che il Presidente della Repubblica non è

responsabile degli atti degli atti compiuti durante le sue funzioni. Per questi atti è prevista la controfirma

del ministro (o dei ministri) proponente. Grazie alla controfirma, la responsabilità sugli atti sarà quindi dei

Ministri proponenti.

Per quanto riguarda l’irresponsabilità giuridica, il Presidente della Repubblica non è responsabile

civilmente e penalmente sugli atti compiuti durante il proprio mandato.

Tuttavia, come privato cittadino egli è pienamente responsabile ma, in materia penale, soltanto alla

scadenza del proprio mandato.

Due eccezioni all’irresponsabilità giuridica sono:

1. L’alto tradimento, cioè quando il Presidente si accorda con dolo con i poteri di altri Stati per

danneggiare gli interessi del proprio Stato;

2. Per attentato alla Costituzione, cioè quando con dolo emana un atto o una serie di atti per

modificare la Costituzione (come, ad esempio, per instaurare un regime dittatoriale).

In entrambi i casi, il Parlamento in seduta comune decide di mettere in stato di accusa il Presidente della

Repubblica, che dovrà essere giudicato dalla Corte Costituzionale.

5) Le attribuzioni

Il Presidente della Repubblica, nella nostra Costituzione, è posto al di fuori dei tre poteri fondamentali

dello Stato. Esso, infatti, non è un organo di questi poteri, ma è il Capo dello Stato.

Per quanto riguarda i tre poteri fondamentali, Il Presidente della Repubblica ha determinati poteri.

Per quanto riguarda il potere legislativo:

1. Indice le elezioni delle Camere e ne fissa la prima riunione e può convocare ciascuna Camera in via

straordinaria;

2. Può inviare messaggi alle Camere;

3. Prima di promulgare una legge, può chiedere con un messaggio motivato alle Camere una nuova

deliberazione;

4. Può nominare cinque senatori a vita;

5. Ecc. N 38 F

Per quanto riguarda il potere esecutivo e la funzione amministrativa:

1. Nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri, i sottosegretari di Stato ed i commissari

straordinari di governo;

2. Nomina i funzionari dello Stato, nei casi indicati dalla legge;

3. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici;

4. Dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere;

5. Ecc.

Per quanto riguarda il potere giudiziario ed alla relativa funzione:

1. Presiede il Consiglio Superiore della Magistratura;

2. Concede la grazia e commuta le pene;

3. Nomina cinque giudici della Corte Costituzionale;

4. Ecc.

6) I messaggi ed il potere di esternazione

Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare una legge, può chiedere una nuova deliberazione alle

Camere attraverso un messaggio motivato.

Mediante questo messaggio, il Presidente può segnalare agli organi legislativi gravi necessità comuni o

l’esigenza di provvedere a determinate situazioni. Il tutto, senza prendere posizioni a favore di nessuna

parte politica.

Per quanto riguarda l’esternazione, il Presidente può e deve manifestare il proprio pensiero nelle forme e

nei limiti voluti dalla Costituzione, cercando chiaramente di evitare di schierarsi con i vari partiti politici e di

evitare che sorga il “partito del Presidente”.

Quindi, il Presidente della Repubblica non deve assolutamente svolgere funzioni di indirizzo politico.

7) Lo scioglimento delle Camere

Il Presidente della Repubblica ha il potere di sciogliere le Camere al verificarsi di determinati avvenimenti.

Le Camere possono essere sciolte:

1. In seguito a contrasti tra Parlamento e Governo, dove il Parlamento promuove la mozione di

sfiducia contro il Governo;

2. Quando le Camere non rispecchiano più la volontà del corpo elettorale;

3. Quando le Camere non riescono a formare una maggioranza stabile e, di conseguenza, si

compromette il buon andamento dello svolgimento delle funzioni.

Nel caso in cui il Governo venga battuto da un voto di sfiducia, il Presidente della Repubblica può:

1. Sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni;

2. Cercare di formare un nuovo Governo, cercando di eliminare i vari contrasti interni. N 39 F

Il Presidente della Repubblica, prima di sciogliere le Camere ha l’obbligo di sentire il parere dei Presidenti

delle Camere. Tale parere è obbligatorio ma non è vincolante (può prendere la propria decisione,

indipendentemente da quello che dicono i Presidenti delle Camere).

Inoltre, il Presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del proprio

mandato, tranne nel caso in cui gli ultimi sei mesi del suo mandato coincidono con gli ultimi sei mesi delle

Camere.

Secondo una teoria, il Presidente non può sciogliere le Camere negli ultimo sei mesi del proprio mandato

per evitare che speri nelle nuove Camere per cercare di essere rieletto.

8) Classificazione degli atti presidenziali

Gli atti presidenziali possono essere classificati in tre grandi categorie:

1. Atti formalmente presidenziali ma sostanzialmente governativi, (sono ad esempio i decreti legge,

decreti legislativi, regolamenti) sono degli atti che vengono formulati dal Governo. Al Presidente

della Repubblica spetta soltanto il controllo di legittimità di tali atti. Il Presidente, però, può inviare

un messaggio alle Camere per chiedere il riesame. Se la Camera conferma l’atto, però, il Presidente

della Repubblica dovrà accettarlo;

2. Atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, sono la nomina di 5 senatori a vita, la nomina di

5 giudici della Corte Costituzionale, il rinvio al Parlamento di una legge e così via. Questi atti

vengono emanati direttamente dal Presidente della Repubblica. La controfirma dei Ministri ha la

funzione di controllo per verificare se tali atti sono Costituzionali o meno (conformi alla

Costituzione o meno).

3. Atti sostanzialmente complessi, che sono la nomina del Presidente del Consiglio, lo scioglimento

delle Camere, la concessione della grazia ecc.

9) La posizione giuridica

Il Presidente della Repubblica viene qualificato come un organo neutro, posta al di sopra delle parti e non

svolge nessuna funzione di indirizzo politico

Proprio per questo motivo, il Presidente della Repubblica è il rappresentante dell’unità nazionale e ne è il

simbolo.

Egli ha il compito di vigilare sul funzionamento del meccanismo costituzionale ed interviene nel momento

in cui le regole che lo disciplinano non vengono osservate al fine di garantire il rispetto, formale e

sostanziale, della Costituzione. N 40 F

Capitolo 3: IL GOVERNO

1) Il potere esecutivo: il Governo e gli organi dipendenti

Con la funzione amministrativa lo Stato svolge un’attività concreta diretta a raggiungere i suoi fini

immediati.

Ad esempio, con le forze armate assicura la difesa verso l’esterno, con gli istituti scolastici e le biblioteche

assicura l’istruzione e l’educazione dei cittadini, con gli interventi nel settore economico cerca di effettuare

una più uguale distribuzione delle ricchezze e così via.

Il potere esecutivo è costituito da un complesso di organi al vertice dei quali si trova il Governo.

Il Governo è formato da singoli organi come dal Presidente del Consiglio e dai Ministri, che insieme

formano un unico organo che prende il nome di Consiglio dei Ministri.

I Ministri possono essere con o senza portafoglio, a seconda se hanno a disposizione un’organizzazione di

uffici o meno.

2) La formazione del Governo

La formazione del Governo costituisce un procedimento in quanto è formato da una serie di atti che

servono a formulare l’atto conclusivo, che è appunto la nomina del Governo.

La nostra Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica ha il potere di nomina del Presidente del

Consiglio e, su indicazioni di quest’ultimo, dei vari ministri.

Quindi, il Capo dello Stato deve formare un governo che sia in grado di ottenere una maggioranza stabile

in Parlamento per garantire il buon andamento delle varie funzioni.

In seguito all’introduzione del sistema elettorale prevalentemente maggioritario e dell’attuale sistema

elettorale misto, il Presidente della Repubblica si deve limitare a nominare Presidente del Consiglio il

leader della coalizione vincitrice delle elezioni.

In caso di crisi del Governo (mozione di sfiducia del Parlamento), il Presidente della Repubblica dovrà

cercare di formulare un nuovo Governo che abbia una maggioranza stabile in Parlamento e per cercare di

eliminare i vari contrasti esistenti.

Il procedimento di nomina del Governo inizia con le consultazioni del Presidente della Repubblica, che non

seguono uno scema preciso. Esso può consultarsi con gli ex Presidenti della Repubblica, con i Presidenti

delle Camere, con i leader delle varie coalizioni politiche ecc.

Lo scopo di queste consultazioni è quello di cercare di individuare una personalità politica in grado di

formare un governo stabile per garantire il buon andamento delle funzioni.

Una volta individuato, il Presidente della Repubblica gli conferisce l’incarico di formare un nuovo Governo.

L’incaricato, di regola, non accetta ma si riserva di accettare, cioè effettua delle piccole consultazioni con i

vari gruppi politici per fare accordi e formulare una lista dei vari Ministri. N 41 F

Se l’incaricato non riesce nel suo intento, allora tornerà dal Presidente della Repubblica per dichiarare la

rinuncia all’incarico. Il Capo dello Stato, quindi, lo affiderà ad altri.

Se il Presidente della Repubblica non troverà nessuno, allora scioglie le Camere ed indice nuove elezioni.

Se, invece, l’incaricato conclude i suoi colloqui positivamente, consegnerà al Presidente della Repubblica la

lista dei Ministri e si dichiarerà pronto a presiedere il nuovo Governo.

Il procedimento si conclude con la nomina del Presidente del Consiglio e dei Ministri con decreto del

Presidente della Repubblica.

Una volta nominati, il Presidente del Consiglio e i Ministri dovranno prestare giuramento nelle mani del

Presidente della Repubblica e, successivamente, dovranno presentare alle Camere il proprio programma.

Una volta approvato, il programma diventa l’indirizzo politico dello Stato e bisognerà lavorare per attuarlo.

Per quanto riguarda la nomina dei ministri, possono essere nominate anche persone estranee al

Parlamento e che non sono iscritte a nessun partito politico, cioè persone che hanno competenze tecniche

per lo svolgimento del proprio compito.

3) Il Presidente del Consiglio dei Ministri

Il Presidente del Consiglio dei Ministri è l’organo che dirige la politica generale del Governo, di cui è

responsabile, e mantiene l’unità di indirizzo politico e amministrativo, promuovendo e coordinando

l’attività dei Ministri.

Esso non è un organo gerarchicamente superiore agli altri, ma è “primus inter pares”, cioè il prima tra pari.

Proprio per questo motivo, l’attività che esso svolge viene effettuata anche dall’intero Consiglio dei

Ministri.

Inoltre, il Presidente del Consiglio, insieme al Consiglio dei Ministri, è responsabile della propria attività.

Per quanto riguarda le funzioni, il Presidente del Consiglio:

1. Comunica alle Camere la composizione del Governo e ogni mutamento che avverrà in futuro;

2. Controfirma gli atti più importanti del Presidente della Repubblica, tra questi abbiamo la

promulgazione delle leggi ed il decreto di scioglimento anticipato delle Camere;

3. Controfirma tutti gli atti aventi forza di legge;

4. Chiede alle Camere la fiducia;

5. Ecc.

4) I Ministri, i sottosegretari di Stato, i commissari straordinari del Governo

I Ministri sono organi individuali che compongono il Governo ma che, al tempo stesso, assumono una

duplice funzione, cioè:

1. Sono un organo di direzione politica, in quanto fanno parte del Consiglio dei Ministri; N 42 F

2. Sono organi di vertice dell’apparato amministrativo di cui sono a capo, che prende il nome di

ministero.

Per quanto riguarda i ministri, bisogna fare una distinzione tra:

1. Ministri con portafoglio, che sono quei ministri a capo di un apparato amministrativo organizzato

in uffici, cioè il ministero;

2. Ministri senza portafoglio, che sono quei ministri che non sono a capo di un apparato

amministrativo organizzato in uffici, ma svolgono la propria attività presso gli uffici di Presidenza

del Consiglio.

Con il trasferimento di alcune funzioni dallo Stato centrale ad altri enti territoriali (come le Regioni,

Provincie, Comuni ecc), è stato ridotto il numero dei Ministri.

Infatti, oggi sono riconosciuti 11 Ministri. Alcuni di essi sono stati incorporati tra loro mentre altri, che

prima facevano parte di un altro ministero, sono diventati autonomi.

Ad esempio, è presente un unico ministero dell’Economia (nato dalla fusione tra il ministero del tesoro ed il

ministero delle Finanze), oppure sono nati il ministero della Salute, che prima faceva parte del ministero del

Lavoro e Politiche sociali, e il ministero delle Comunicazioni.

L’attuale riassetto prevede come Ministeri con portafoglio:

1. Quello degli Affari Esteri;

2. Quello della Giustizia;

3. Quello della Difesa;

4. Quello dell’Economia e Finanze;

5. Ecc.

I Sottosegretari di Stato sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del

Presidente del Consiglio. Essi non hanno funzioni proprie e non entrano a comporre il Governo, ma si

devono limitare ad esercitare i compiti assegnati dal Governo.

Infine, la legge n.81 del 2001 ha introdotto la figura dei viceministri, che può essere attribuita (per

particolari funzioni) a non più di 10 sottosegretari, che possono sedere in Consiglio dei Ministri ma non

hanno diritto di voto.

5) Il Consiglio di Gabinetto, i Comitati di ministri, i Comitati interministeriali

Il Consiglio di Gabinetto è un organo non deliberante interno al Consiglio dei Ministri, che consente una più

rapida consultazione per decisioni gravi ed urgenti, da sottoporre successivamente al Consiglio dei Ministri.

È formato dai Ministri titolari dei ministeri più importanti e da altri Ministri scelti per le loro competenze.

I Comitati di Ministri sono istituiti dal Presidente del Consiglio ed hanno il compito di esaminare in via

preliminare, questioni di comune competenza e di esprimere parere su direttive dell’attività del Governo o

su problemi importanti da sottoporre al Consiglio dei Ministri. N 43 F

I Comitati interministeriali sono costituiti da più Ministri e, in alcuni casi, anche da funzionari ed esperti. Il

loro compito è quello di preparare e coordinare l’attività del Consiglio dei Ministri in determinati settori.

Tra i più importanti ricordiamo il CIPE, cioè Commissione Interministeriale per la programmazione

economica, che ha il compito di delineare gli indirizzi della politica economica nazionale.

6) Le cause di cessazione del Governo

La crisi del Governo si ha nel momento in cui il Governo non gode più della fiducia di entrambe le Camere.

Essa può essere determinata:

1. Da un voto di sfiducia delle Camere, in questo caso il Governo non ha più la maggioranza e quindi

ha l’obbligo di dimettersi. L’obbligo di dimissioni non è previsto espressamente dalla legge, ma si

intuisce in quanto nell’art. 94 comma I si afferma che il Governo per governare deve avere la

fiducia di entrambe le Camere;

2. Dal ritiro dell’appoggio al Governo da parte di alcuni gruppi Parlamentari, e quindi il Governo non

ha più la maggioranza;

3. Dalla decisione del Governo di dimettersi, quando in seguito a discussioni Parlamentari si rende

conto di non avere più la maggioranza oppure di essere sostenuta da gruppi parlamentari che

inizialmente non facevano parte della maggioranza e, quindi, rifiuta il suo appoggio.

Una diversa crisi di Governo si ha quando il Governo, presentatosi alle Camere per la sua formazione, non

ottiene la fiducia. In questo caso si parla di mancata costituzione iniziale della maggioranza e non della

rottura del rapporto fiduciario (in quanto il Governo ancora doveva formarsi e non aveva mai ottenuto la

fiducia delle Camere in precedenza).

Inoltre, bisogna fare una distinzione tra:

1. Crisi parlamentare, che si ha quando le Camere promuovono la mozione di sfiducia nei confronti

del Governo e, quindi, il Governo non ha più la maggioranza;

2. Crisi extraparlamentare, che si ha quando alcuni gruppi Parlamentari non sostengono più il

Governo oppure quando il Governo si rende conto che non ha più la maggioranza (e quindi la

fiducia) in entrambe le Camere).

Inoltre, il Governo può dimettersi:

1. Per la morte del Presidente del Consiglio o perla cessazione o sospensione della sua carica a causa

di motivi che riguardano la propria persona;

2. Per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Una volta eletto, però, il nuovo Capo dello

Stato rifiuterà le dimissioni del Governo;

3. In seguito a elezioni generali, al fine di accertare la permanenza del rapporto fiduciario. Anche in

questo caso, il Presidente della Repubblica rifiuterà le dimissioni.

Dalla crisi di Governo va distinto il rimpasto. Si ha il rimpasto quando il Presidente del Consiglio sostituisce

qualcuno dei Ministri (in quanto, ad esempio, non intende più condividere la linea politica del Governo),

fermo restando il rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento. N 44 F

7) La responsabilità dei Ministri

Il Presidente del Consiglio ed i Ministri sono responsabili collegialmente degli atti emanati dal Consiglio

dei Ministri. Inoltre, i Ministri sono responsabili individualmente per gli atti emanati dal ministero di cui

essi sono titolari.

Gli atti del Presidente della Repubblica devono essere controfirmati dai Ministri proponenti. Con la

controfirma i Ministri proponenti si assumono la responsabilità dell’atto.

Per quanto riguarda gli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, la controfirma ha valore di

controllo (se l’atto è costituzionale o meno). In questo caso, la controfirma viene messa dal Ministro

competente.

Il Presidente del Consiglio ed i Ministri hanno responsabilità giuridica e politica. Per quanto riguarda la

responsabilità giuridica, distinguiamo:

1. La responsabilità civile, cioè sono responsabili per i danni commessi verso i terzi durante lo

svolgimento delle proprie funzioni;

2. La responsabilità penale, cioè sono responsabili per i cosiddetti reati ministeriali, cioè abuso di

potere, corruzione o altro durante lo svolgimento delle proprie funzioni. In questo caso, sono

giudicati dalla magistratura ordinaria, previa autorizzazione delle Camere;

3. La responsabilità amministrativa, cioè sono responsabili per i danni causati alla pubblica

amministrazione nello svolgimento delle proprie funzioni. In questo caso, sono giudicati dalla Corte

dei Conti.

Per quanto riguarda la responsabilità politica, essa si basa sul rapporto di fiducia esistente tra Governo e

Parlamento. Vediamo che il Governo deve rendere atto alle due Camere dei propri comportamenti, degli

atti emanati e della propria attività. Nel momento in cui viene meno questa fiducia, allora le Camere

possono promuovere la mozione di sfiducia, costringendo il Governo a dimettersi. La mozione di sfiducia

può essere promossa anche nei confronti di un singolo Ministro. N 45 F

Capitolo 5: GLI ORGANI AUSILIARI

1) Gli organi ausiliari: Il Consiglio di Stato

Gli organi ausiliari sono:

1. Il Consiglio di Stato;

2. La Corte dei Conti;

3. Il Consiglio Nazionale dell’economia e del Lavoro;

4. L’Avvocatura dello Stato.

Questi organi si dicono ausiliari in quanto non svolgono una funzione amministrativa attiva, ma svolgono

una funzione di iniziativa, di controllo o consultiva.

Il Consiglio di Stato è un organo di consulenza giuridico-amministrativa del Governo. In particolare:

1. Da pareri sopra le proposte di legge;

2. Da pareri su affari di qualsiasi Natura su richiesta dei vari Ministri;

3. Formula i progetti di legge e regolamenti;

4. Da pareri sui regolamenti, sui contratti della Pubblica Amministrazione e sui ricorsi straordinari al

Capo dello Stato.

2) La Corte dei Conti

La Corte dei Conti effettua:

1. Il controllo sulla gestione del Bilancio dello Stato, cioè su tutti i decreti e provvedimenti che

prevedono una spesa;

2. Un controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria;

3. Funzioni giurisdizionali, in materia contabile e finanziaria ed in materia di pensioni.

3) Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è un organo di consulenza delle Camere e del Governo.

È composto da 111 membri più il presidente. I membri sono i rappresentanti delle categorie produttive

(99), ed in particolare da rappresentanti del lavoratori dipendenti (44), dei lavoratori autonomi (18), degli

imprenditori (37) e da 12 esperti.

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro svolge un’attività consultiva e di iniziativa legislativa e si

possono rivolgere ad esso il Governo, le Camere, le Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

N 46 F

4) L’avvocatura dello Stato

L’Avvocatura dello Stato è un organo che svolge il compito primario di assistere e difendere lo Stato e le

Pubbliche Amministrazioni nei giudizi.

Inoltre, l’Avvocatura svolge anche una funzione consultiva e ad essa possono chiedere pareri le Pubbliche

Amministrazioni.

I pareri richiesti sono principalmente rivolti a consigliare alle Pubbliche Amministrazioni l’opportunità o la

convenienza di promuovere un giudizio o di recedere da un giudizio instaurato. N 47 F

Capitolo 6: LA CORTE COSTITUZIONALE

1) La Corte Costituzionale come organo di giustizia

La Corte Costituzionale è l’organo che garantisce l’osservanza della Costituzione da parte dei supremi

organi dello Stato, dei pubblici poteri e degli enti pubblici territoriali.

La Corte Costituzionale:

1. Giudica sulle controverse relative alla legittimità costituzionale delle leggi, dei decreti legislativi e

degli atti aventi forza di legge;

2. Giudica sui conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato, fra lo Stato e le Regioni e fra le Regioni;

3. Giudica sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica;

4. Giudica sull’ammissibilità del referendum abrogativo.

2) La composizione

La Corte Costituzionale è composta ordinariamente da 15 giudici. Vediamo che:

1. Un terzo dei giudici (5) viene scelto dal Presidente della Repubblica con decreto che deve essere

controfirmato dal Presidente del Consiglio;

2. Un terzo dei giudici (5) viene scelto dal Parlamento in seduta comune con scrutinio segreto;

3. Un terzo dei giudici (5) viene scelto dalle supreme magistrature, sia ordinaria che amministrativa.

In particolare:

- 3 dalla Corte di Cassazione;

- 1 dal Consiglio di Stato;

- 1 dalla Corte dei Conti.

Per quanto riguarda il decreto di nomina dei 5 giudici da parte del Presidente della Repubblica, questo

rientra tra gli atti formalmente e sostanzialmente presidenziali, cioè vengono scelti dal Capo dello Stato e

non è il Governo a proporli al Presidente (Questo perché il Parlamento elegge 5 membri, se il Governo

scegliesse altri 5 membri allora sarebbe la maggioranza a scegliere 10 membri su 15 della Corte

Costituzionale).

I giudici della Corte Costituzionale devono essere scelti:

1. Fra i magistrati, ance a riposo, delle giurisdizioni superiori, ordinaria e amministrativa;

2. Fra i professori ordinari di università in materie giuridiche;

3. Fra gli avvocati dopo venti anni di esercizio professionale.

Nei giudici sulle accuse contro il Presidente della Repubblica, ai 15 giudici ordinari vengono aggregati altri

16 membri, che prendono il nome di giudici aggregati.

I 16 giudici aggregati vengono scelti a sorte da una lista di persone che hanno i requisiti per essere eletti

senatori. Questa lista viene redatta ogni 9 anni dal Parlamento in seduta comune.

I giudici, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento di osservare la Costituzione e le leggi nelle

mani del Presidente della Repubblica, in presenza dei Presidenti delle due Camere. N 48 F

Una volta eletti, il loro incarico dura 9 anni dal loro giuramento e non possono essere rieletti. I giudici

godono di un particolare status, in parte assimilato a quello di parlamentare. Ad esempio, sono

insindacabili, godono delle guarentigie accordate dall’art. 68 comma II ecc.

3) Il Presidente

Il presidente viene eletto tra i membri della Corte Costituzionale e deve ottenere la maggioranza assoluta.

Se per due votazioni consecutive non si riesce a ottenere la maggioranza assoluta, allora si va al ballottaggio

tra i due candidati che hanno preso più voti. Se ci sarà parità, allora verrà proclamato eletto il più anziano di

carica o, in sua assenza, il più anziano di età.

Il Presidente rappresenta la Corte, la convoca, presiede le sedute ed esercita gli altri poteri che gli sono

attribuiti per legge e dai regolamenti.

In particolare, il Presidente:

1. Nomina, nei giudizi di legittimità costituzionale, un giudice per l’istruzione e la relazione e convoca

entro i 20 giorni successivi la Corte per la discussione;

2. Quando lo ritiene necessario, può ridurre a metà i termini dei procedimenti;

3. Fissa con decreto il giorno dell’udienza pubblica e la convoca;

4. Ecc.

Dal punto di vista formale, il Presidente della Corte può considerarsi in una posizione di primus inter pares

(primo tra pari). Dal punto di vista sostanziale, invece, il Presidente della Corte si trova in una posizione di

reale preminenza in quanto svolge un ruolo di coordinamento della Corte Costituzionale.

4) Il funzionamento

Per quanto riguarda le disposizioni sul funzionamento della Corte Costituzionale, sono contenute nella

legge dell’ 11 marzo del 1953. Vediamo:

1. Le udienze della Corte sono pubbliche ma il Presidente può disporre che si svolgano a porte chiuse;

2. I membri della Corte hanno l’obbligo di intervenire alle udienze, tranne nel caso in cui siano

legittimamente impediti;

3. La Corte funziona con l’intervento di almeno 11 membri;

4. Le decisioni vengono prese con la maggioranza assoluta dei votanti. In caso di parità di voto,

prevale il voto del Presidente;

5. La Corte giudica in via definitiva con sentenze, cioè esprime le proprie decisioni attraverso

sentenze;

6. La Corte può disporre l’audizione di testimoni. N 49 F

Capitolo 7: LA MAGISTRATURA

1) Giudici ordinari e giudici speciali, le sezioni specializzate, il divieto di istituire giudici straordinari

La funzione giurisdizionale nelle materie civili e penali è amministrata dai magistrati ordinari, in particolare

dal giudice di pace, dal tribunale ordinario, dalla corte d’appello, dalla corte di cassazione, dal tribunale per

i minorenni, dal magistrato di sorveglianza e dal tribunale di sorveglianza.

Tuttavia, la Costituzione attribuisce l’esercizio della funzione giurisdizionale alla Corte Costituzionale, al

Parlamento in seduta comune, dai Tribunali Militari, dal Consiglio di Stato, dalla Corte dei Conti e dai

Tribunali Amministrativi Regionali (TAR).

La Costituzione ha stabilito il divieto di istituire giudici ad hoc, cioè giudici speciali o straordinari per

giudicare determinati casi. Questo perché si deve garantire ad ogni singolo individuo di sapere da chi verrà

giudicato dopo aver commesso un determinato reato.

Di conseguenza, la Costituzione afferma che la funzione giurisdizionale può essere esercitata soltanto dai

magistrati ordinari, tranne nelle eccezioni espressamente previste dalla legge.

Il Consiglio di Stato (formato da 4 sezioni con funzioni consultive e da 3 sezioni con funzioni giurisdizionali)

svolge la funzione consultiva, giurisdizionale ed è diventato un organo di appello contro le sentenze dei

Tribunali Amministrativi Regionali (TAR).

La Corte dei Conti (formata da due sezioni giurisdizionali centrali più le sezioni giurisdizionali regionali) ha

giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e in altri casi previsti dalla legge, che sono:

1. Giudica sulla responsabilità e sui danni provocati dai funzionari pubblici all’erario;

2. Giudica sui ricorsi in materia di pensioni ordinarie (civili o militari) e di pensioni di guerra;

3. Deve bilanciare il rendiconto generale consultivo dell’amministrazione dello Stato ed i rendiconti

delle aziende autonome prima che siano presentati al Parlamento.

I Tribunali Militari di Pace (divisi in Tribunali Militari e Corte Militare d’appello) giudicano esclusivamente i

reati commessi da tutti coloro i quali appartengono alle forze armate.

Alle sentenze di questi tribunali, gli appartenenti alle forze armate possono presentare ricorso alla Corte

Militare d’appello.

I Tribunali Amministrativi Regionali (TAR) sono organi giurisdizionali statali (e non regionali!!!) che hanno

competenza a giudicare gli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, degli enti pubblici

ultraregionali, territoriali e non territoriali, lesivi di un diritto soggettivo o un interesse legittimo a causa di

incompetenza, eccesso di potere e di violazione di legge.

Il TAR, inoltre, ha competenza esclusiva:

1. Sui rapporti di pubblico impiego relativi a particolari categorie come magistrati, avvocato e

procuratori dello Stato, professori universitari, militari, dipendenti della Polizia di Stato ecc;

2. Nell’ambito del pubblico impiego ha competenza esclusiva sulle procedure concorsuali finalizzata

ad assunzione in posti di lavoro;

3. Sulle controversie in materia di pubblici servizi, sulle procedure di appalto ecc;

4. Sulle controversie relative alle espropriazioni per pubblica utilità; N 50 F

5. Ecc.

2) Gli ausiliari del giudice

Nello svolgimento delle proprie funzioni, i giudici possono avvalersi della collaborazione di persone

appartenenti alla stessa amministrazione della giustizia o a persone estranee ad essa.

Le persone appartenenti alla stessa amministrazione della giustizia sono:

1. Il cancelliere, che ha il compito di documentare la propria attività e l’attività degli organi giudiziari.

Inoltre, ha il compito di rilasciare copie, estratti autentici di documenti e di iscrivere al ruolo le

cause;

2. L’ufficiale giudiziario, che assiste il giudice nelle udienze ed ha il compito di rendere esecutive le

decisioni prese dal giudice e di notificare gli atti.

Le persone esterne all’amministrazione della giustizia che possono collaborare col giudice sono:

1. Il consulente tecnico, cioè una persona dotata di competenze specifiche che può assistere il giudice

per il compimento dei singoli atti o per tutto il processo;

2. Il custode, che ha il compito di custodire, ad esempio, gli oggetti pignorati;

3. Gli esperti in una determinata arte o professione, che aiutano il giudice a compiere atti che non

potrebbe effettuare da solo;

4. Il notaio, su richiesta del giudice, per la formulazione di determinati atti.

3) L’autonomia e l’indipendenza della magistratura ordinaria

La Costituzione garantisce ai magistrati ordinari una posizione di autonomia ed indipendenza rispetto ai

poteri dello Stato. Per questo motivo è stato istituito il Consiglio Superiore della Magistratura, cioè un

organo che ha il compito di gestire l’attività dei magistrati e, in particolare:

1. Decidere sulle assunzioni;

2. Decidere sui trasferimenti;

3. Decidere sulle promozioni;

4. Decidere sui provvedimenti disciplinari;

5. Ecc.

Il Consiglio Superiore della Magistratura è composto da 27 membri:

1. È Presieduto dal Presidente della Repubblica;

2. Fanno parte di diritto il Presidente ed il Procuratore generale della Corte di Cassazione;

3. 2/3 dei membri (16) è eletto da tutti i magistrati ordinari;

4. 1/3 dei membri (8) è eletto dal Parlamento in seduta comune, che sceglierà tra i professori ordinari

di Università in materie giuridiche e tra avvocati che esercitano la professione da almeno 15 anni.

L’autonomia e l’indipendenza della Magistratura sono garantite dalla Costituzione. N 51 F

Vediamo che secondo la Costituzione, le decisioni dei giudici non possono essere influenzate da altri

individui o organi, ma i giudici devono prendere le proprie decisioni in modo autonomo, secondo le proprie

conoscenze e secondo la legge.

Tra i vari giudici non vi è una gerarchia in quanto sono tutti uguali. L’unica cosa che cambia sono le funzioni

che essi assumono.

I magistrati sono inamovibili, cioè non possono essere trasferiti in altre sedi, non possono essere cambiate

le proprie funzioni e non possono essere sospesi, tranne nel caso in cui queste decisioni vengano prese dal

Consiglio Superiore della Magistratura. (i magistrati possono richiedere il trasferimento il altre sedi o in

altre funzioni).

Le nomine dei magistrati vengono affidate tramite concorso, in modo tale da assicurare una selezione

migliore e affidare le funzioni alle persone più qualificate e per evitare che le nomine avvengano per

accordi politici.

Infine, vediamo che la polizia giudiziaria dipende direttamente dall’autorità giudiziaria, cioè dalla

magistratura. Tuttavia, l’organizzazione interna della polizia dipende dall’organo esecutivo, cioè dal

Ministero della Giustizia.

4) La responsabilità dei giudici

Per quanto riguarda la responsabilità dei giudici, vediamo che chi ha subito un danno ingiusto per effetto

di un comportamento, di un atto o provvedimento effettuato dal magistrato con dolo o colpa, può

richiedere il risarcimento del danno.

L’azione, però, dovrà essere fatta nei confronti dello Stato (l’attività dei giudici è insindacabile). Sarà lo

Stato, successivamente, a decidere se rivalersi sul giudice o meno.

5) La riforma dell’ordinamento giudiziario

Con la riforma dell’ordinamento giudiziario del 2004 si introducono diverse novità per quanto riguarda

l’ordinamento giudiziario. Vediamo che:

1. Si ha una separazione tra le funzioni, cioè tra la funzione giudicante e la funzione inquirente;

2. Ogni magistrato dovrà specificare nel concorso quale funzione vorrà svolgere. Successivamente,

per effettuare il passaggio di funzioni, occorreranno ulteriori esami;

3. Inoltre, per essere magistrati in passato occorreva soltanto la laurea in giurisprudenza, mentre oggi

occorrono anche altri titoli;

4. I magistrati di nuova nomina dovranno seguire un particolare tirocinio e saranno soggetti a

valutazioni periodiche (ogni 4 anni), dove saranno valutate le competenze, la diligenza e la

professionalità dei magistrati;

5. È presente una progressione di carriere sulla base di concorsi per titoli;

6. È presente il divieto di passaggio dalle funzioni inquirenti a quelle giudicanti (e viceversa) penali,

nell’ambito di uno stesso distretto o della stessa regione; N 52 F

7. La Corte Suprema della Magistratura nomina 7 dei 12 componenti della scuola della Magistratura

(gli altri saranno nominati dal Ministro della Giustizia).

8. Infine, vediamo che i magistrati non possono iscriversi e partecipare a nessun partito politico, in

quanto devono svolgere la propria funzione in maniera autonoma e indipendente, senza alcun

condizionamento.

6) Le giurisdizioni non statali e le giurisdizioni internazionali

La Corte Internazionale di Giustizia, organo dell’ONU, giudica:

1. L’interpretazione di un trattato;

2. Qualsiasi questione di diritto internazionale;

3. L’esistenza di qualsiasi fatto che costituirebbe una violazione di un obbligo internazionale

La Corte di Giustizia della Comunità Europea, con sede a Lussemburgo, giudica sui ricorsi per violazione del

trattato di uno Stato membro e sulle questioni pregiudiziali, cioè sul dubbio riguardante l’interpretazione

delle norme del Trattato CE.

La Corte Europea dei diritto dell’uomo ha sede a Strasburgo ed è composta da un giudice per ciascuno

Stato membro della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Essa può conoscere i ricorsi introdotti sia da

uno Stato membro, sia da qualsiasi persona fisica o giuridica che afferma di essere vittima della

Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. N 53 F

Capitolo 8: GLI ENTI TERRITORIALI

1) Il problema delle autonomie regionali

Le Regioni sono state istituite con la Costituzione Repubblicana del 1947, dove il titolo V della Costituzione

disciplina le Regioni, le Province ed i Comuni.

Esistono 19 Regioni ordinarie e 5 Regioni a Statuto Speciali. Le Regioni rappresentano l’ente intermediario

tra lo Stato e le Provincie ed i Comuni.

Recentemente, in seguito a delle riforme, è stata introdotta la figura delle Città Metropolitane.

2) I caratteri dell’autonomia regionale

Le Regioni sono dotate di autonomia. L’autonomia regionale si manifesta sotto tre aspetti fondamentali

che sono:

1. L’autonomia normativa, cioè il potere da parte delle Regioni di poter emanare norme che valgono

all’interno del proprio territorio (territorio regionale) che servano a regolare la propria attività e le

proprie funzioni;

2. L’autonomia organizzatoria, cioè l’autonomia delle Regioni di organizzare in modo autonomo la

propria attività e le proprie funzioni. Ad essa è collegata l’autonomia finanziaria, cioè

l’autosufficienza delle Regioni di procurarsi i mezzi necessari per lo svolgimento della propria

attività;

3. L’autonomia politica, cioè le Regioni possono prendere un indirizzo politico differente da quello

statale, purché vengano comunque rispettati i principi essenziali dell’indirizzo politico statale.

Dall’autonomia regionale va distinta l’autarchia, cioè il potere che hanno le regioni (e altri enti territoriali)

di emanare atti amministrativi che hanno la stessa valenza (valore, peso) degli atti amministrativi statali.

Sotto alcuni punti di vista, l’autonomia regionale si trova in una posizione gerarchicamente superiore

rispetto all’autonomia delle Provincie e del Comuni. Nonostante questo, però, è presente un collegamento,

o meglio un coordinamento tra l’autonomia regionale e l’autonomia provinciale, comunale e quella delle

Città Metropolitane.

3) Gli elementi costitutivi della regione: Il territorio, la comunità regionale, l’apparato autoritario

Gli elementi costitutivi della Regione sono:

1. Il territorio;

2. La comunità regionale;

3. L’apparato autoritario.

Il territorio è l’elemento essenziale della Regione. Esso non deve essere inteso in senso (ambito) fisico o

geografico, ma rappresenta il centro di riferimento degli interessi comunitari (che si trovano al suo

interno). La dimensione del territorio regionale è inferiore a quella del territorio statale in quanto

N 54 F

quest’ultimo comprende anche il mare territoriale, le acque interne, lo spazio aereo sovrastante ed il

sottosuolo.

La comunità regionale viene intesa come destinataria sia delle norme regionali che delle norme statali.

Essa esprime interessi che danno luogo a servizi personali ed esprime anche l’interesse di partecipare al

governo della Regione. Infatti, possono far parte del Consiglio Regionale soltanto i residenti della Regione.

Per quanto riguarda l’apparato autoritario, vediamo che la Regione è un soggetto di diritto, dotato di

personalità giuridica, e di conseguenza è dotata di un proprio apparato autoritario, di un proprio governo

(in senso lato) e di una propria organizzazione.

Tuttavia, la Regione non è un ente sovrano il quanto dipende dallo Stato (il suo ordinamento non è

originario, ma deriva da quello dello Stato).

Per quanto riguarda i poteri propri delle Regioni, vediamo che:

1. Il potere legislativo è affidato al Consiglio Regionale;

2. Il potere esecutivo è affidato al Presidente della Regione ed alla Giunta Regionale;

3. Inoltre, il Consiglio può esercitare anche altre funzioni attribuitegli dalla Costituzione o dalle leggi.

4) I due “tipi” di Regione

L’ordinamento costituzionale italiano riconosce due tipi di regioni che sono quelle a statuto ordinario e

quelle a statuto speciale.

Le Regioni a Statuto Ordinario sono regolate da norme contenute all’interno del titolo V della Costituzione.

Le Regioni a Statuto Speciale sono disciplinate da uno speciale statuto. Per le materie non trattate dallo

statuto, allora verranno applicate le norme contenute nel titolo V della Costituzione.

Le Regioni a Statuto Speciale possiedono un certo grado di autonomia rispetto a quelle ordinarie. Vediamo

che queste vengono individuate in base a caratteristiche geografiche (la Sicilia e La Sardegna sono isole),

orientamento politico e carattere etnico. Inoltre, vediamo che:

1. Nelle Regioni ordinarie, lo statuto viene approvato con una doppia deliberazione del consiglio

regionale e può essere impugnato dal Governo davanti alla Corte Costituzionale;

2. Nelle Regioni a statuto speciale, lo statuto deve essere approvato con una legge costituzionale.

Sezione 2: L’ORGANIZZAZIONE DELLE REGIONI

1) Premesse

L’organizzazione delle Regioni è stata recentemente sottoposta ad una revisione. Gli organi della Regione

sono:

1. Il Consiglio Regionale;

2. La Giunta Regionale;

3. Il Presidente della Giunta; N 55 F

4. In seguito alla revisione, è stato introdotto un altro organo che è il Consiglio delle autonomie locali.

2) Il corpo elettorale regionale

Al governo della Regione partecipa anche il corpo elettorale, cioè tutte le persone che sono iscritte nelle

liste elettorali dei vari comuni della Regione, che esercitano la propria sovranità tramite il voto.

Inoltre, il corpo elettorale esercita la propria sovranità proponendo il referendum abrogativo di leggi.

Inoltre, i referendum possono riguardare anche la nascita di una nuova Regione oppure la fusione tra due o

più Regioni oppure per consentire a province e comuni di staccarsi da una Regione e fare parte di un’altra.

3) Il Consiglio Regionale

Il Consiglio Regionale è l’organo deliberativo delle Regioni e svolge funzioni legislative. Esso è eletto ogni 5

anni a suffragio universale e diretto dal corpo elettorale (cioè dalle persone iscritte nelle liste elettorali dei

vari comuni della regione).

Il numero di consiglieri varia in proporzione alla popolazione della Regione. I casi di ineleggibilità e di

incompatibilità degli organi elettivi sono trattati dall’articolo 122 della Costituzione e dai vari Statuti

Regionali.

Inoltre, il Consiglio Regionale ha il compito di svolgere le funzioni dello Stato trasferite alla Regione

4) La Giunta Regionale

La Giunta Regionale è l’organo esecutivo della Regione. Essa provvede all’esecuzione delle leggi e delle

deliberazioni del Consiglio, predispone il bilancio preventivo e consuntivo, amministra il patrimonio della

Regione ecc.

La Giunta Regionale è formata dal Presidente della Giunta che nomina gli assessori (cioè i componenti della

Giunta). Gli assessori possono essere un numero fisso o variabile che va da 6 a 12 componenti, in

proporzione agli abitanti della Regione.

5) Il Presidente della Giunta

Il Presidente della Giunta Regionale è al tempo stesso il capo dell’ente Regione. Esso rappresenta la

Regione all’esterno, promulga le leggi ed emana i regolamenti dirige la politica della giunta e ne è

responsabile, rappresenta l’ente in giudizio, indice i referendum previsti dagli statuti ecc.

I Presidenti delle Regioni a Statuto speciale partecipano alle sedute del Consiglio dei Ministri, con un voto

consultivo, nei casi in cui il Consiglio tratta un argomento che riguarda la propria Regione.

Il Presidente della Giunta, inoltre, ha il compito di dirigere le attività che sono state assegnate alla Regione

dallo Stato N 56 F

6) La forma di governo regionale

Dopo le riforme costituzionali, possiamo dire che le Regioni presentano una forma di governo

semipresidenziali in quanto:

1. È presente un’elezione diretta del Presidente della Giunta;

2. Il Presidente della Giunta ha il potere di nomina e revoca dei componenti della Giunta;

3. Il Presidente della Giunta dirige la politica della Giunta e ne è responsabile.

Inoltre, le Regioni possono presentare anche la forma di governo parlamentare e neoparlamentare. Per

questo motivo, la decisione sul tipo di governo da adottare dovrà essere effettuata nel più breve tempo

possibile.

Sezione 3: I RACCORDI FRA LO STATO E LE REGIONI

1) Il regionalismo cooperativo

Con l’autonomia regionale, non significa che le Regioni possono svolgere determinate attività in

determinate materie in modo autonomo, ma devono svolgere sempre cooperando con lo Stato.

Quindi vediamo che determinate attività di una stessa materia vengono svolte in modo cooperativo tra

Stato e Regione in modo da raggiungere una maggiore efficienza nella cura degli interessi pubblici. Questo

fenomeno prende il nome di regionalismo cooperativo.

In passato era presente molta confusione in quanto queste attività svolte in modo cooperativo venivano

svolte da organismi misti, formati cioè sia dallo Stato che dalla Regione.

Successivamente, il Governo ha soppresso gli organismi misti ed ha dato origine alla Conferenza

Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome.

2) La Partecipazione delle Regioni ad attività dello Stato

Le Regioni possono partecipare all’attività dello Stato sia singolarmente che collettivamente.

Singolarmente, vediamo che:

1. I Consigli Regionali possono presentare proposte di legge alle Camere in materie di interesse

regionale;

2. I Consiglio Regionali sono chiamati ad esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante sulla

decisione di creazione di una nuova Regione o per la fusione tra due o più Regioni;

3. Le Regioni partecipano all’elezione del Presidente della Repubblica, ciascuna con tre delegati che

saranno presenti in Parlamento in seduta comune per l’elezione. I tre delegati vengono eletti

all’interno del Consiglio Regionale. La Valle d’Aosta avrà soltanto un delegato. N 57 F

4. Collaborano, inoltre, con lo Stato, per la procedura di emanazione delle norme di attuazione degli

statuti speciali, attraverso una commissione paritetica fra Stato e Regione, ed emanate con

decreto del Presidente della Repubblica;

5. Ecc.

Le Regioni partecipano collettivamente all’attività dello Stato:

1. Per la richiesta di referendum abrogativi, che deve essere effettuata da almeno 5 Consigli

Regionali;

2. Per la richiesta di referendum di revisione Costituzionale.

3) La Conferenza Permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome

I rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome sono coordinati dal Presidente del Consiglio

attraverso la Conferenza Permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome.

La Conferenza ha sede presso l’ufficio di Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La Conferenza viene consultata per quanto riguarda:

1. L’attività normativa che interessa direttamente le Regioni o le Province Autonome;

2. Per quanto riguarda le funzioni di indirizzo e coordinamento per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e

le Province Autonome;

3. Inoltre, il Presidente del Consiglio può consultare la Conferenza ogni qual volta lo reputa

opportuno.

La Conferenza è composta da dai Presidenti delle Regioni, sia ordinarie che a statuto speciale, dai

Presidenti delle Province Autonome. È presieduta dal Presidente del Consiglio che potrà invitare a

partecipare i vari Ministri per le materie che li riguardano.

4) La funzione statale di indirizzo e coordinamento

Lo Stato svolge l’importante funzione di indirizzo e coordinamento delle attività delle Regioni. Tuttavia, lo

Stato non potrà esercitare questa funzione per quanto riguarda le materie di competenza esclusiva delle

Regioni, indicate nell’articolo 117 della Costituzione.

[[Con la riforma del titolo V della Costituzione le Regioni assumono maggior potere legislativo. Infatti,

vediamo che per quanto riguarda le materie nel secondo comma, queste sono di competenza dello Stato

(esclusiva). Per quanto riguarda le materie del terzo comma, lo Stato indica le regole fondamentali e le

Regioni ne curano i particolari (concorrente). Per quanto riguarda tutte le materie non indicate, queste

sono di competenza esclusiva delle Regioni (art. 117).]]

Inoltre, la legge istituisce la figura del Rappresentante dello Stato in ogni Regione a Statuto Ordinario. Esso

avrà il compito di regolare i rapporti tra lo Stato e la Regione e di risolvere le eventuali controversie tra di

essi, senza far ricorso alla Corte Costituzionale.

L’autonomia finanziaria N 58 F

Prima della riforma del titolo V della Costituzione, gli enti territoriali (Regioni, Provincie e Comuni) erano

enti a finanza derivata, cioè avevano autonomia per quanto riguarda le spese ma non avevano autonomia

per quanto riguarda le entrate. Le entrate, infatti, erano rappresentate dalle risorse inviate dallo Stato.

Dopo la riforma, tutti gli enti territoriali assumono autonomia anche per quanto riguarda le entrate. Di

conseguenza, le Regioni hanno la libertà di fissare propri tributi, purché siano in armonia con la

Costituzione e con i principi fondamentali dei tributi.

Inoltre, le Regioni dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferiti al loro territorio.

L’autonomia finanziaria porta sempre di più al federalismo fiscale.

Inoltre, la legge prevede la Costituzione di un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale

in modo tale da promuoverne lo sviluppo economico e sociale.

Sezione 5: LO SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO REGIONALE

1) Lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta

Per quanto riguarda lo scioglimento del Consiglio Regionale e la rimozione del Presidente della Giunta si

può avere per diversi motivi:

1. Nel caso in cui commettono atti contrari alla Costituzione;

2. Nel caso di gravi violazioni di legge;

3. Per ragioni di sicurezza nazionale;

4. Gli altri casi di scioglimento potranno essere previsti all’interno dei vari statuti regionali.

Per quanto riguarda gli atti contrari alla Costituzione, questi comprendono tutti quegli atti che vogliono

infrangere l’unità nazionale e gli atti che tentano di modificare i principi fondamentali della Costituzione.

Per quanto riguarda le gravi violazioni di legge, questi comprendono l’inadempimento di un dovere da

parte del Consiglio Regionale o del Presidente di un obbligo imposto dalla legge ordinaria.

Per quanto riguarda le ragioni di sicurezza nazionale, queste non sono molto certe. Queste, comprendono

tutti i comportamenti talmente gravi da minacciare il normale svolgimento della vita dello Stato.

Per quanto riguarda il procedimento dello scioglimento del Consiglio Regionale e la rimozione del

Presidente della Giunta, esso si divide in due fasi:

1. La fase preparatoria, dove una Commissione Parlamentare discute sullo scioglimento o meno degli

organi direttivi della Regione;

2. La fase costitutiva, dove gli ordini direttivi regionali vengono sciolti con decreto motivato da parte

del Presidente della Repubblica.

Altri casi di cessazione degli organi direttivi della Regione si possono avere quando:

1. Il Consiglio Regionale propone una mozione di sfiducia contro il Presidente della Giunta. Nel caso

in cui verrà approvata, allora il Presidente dovrà dimettersi ed il Consiglio verrà sciolto; N 59 F

2. Nel caso di impedimento permanente, di morte o di dimissioni volontarie da parte del Presidente

della Giunta. In questo caso, anche il Consiglio Regionale avrà il dovere di dimettersi.

NB:

Nei casi di dimissioni, morte o impedimento permanente da parte del Presidente, il Consiglio Regionale

dovrà dimettersi solo nel caso di elezioni dirette (cioè i membri vengono scelti direttamente dai cittadini,

quindi dovranno essere sostituiti da essi con il voto).

Le elezioni indirette sono, invece, quelle del Presidente della Repubblica, dove non viene eletto

direttamente dai cittadini ma viene eletto dai parlamentari (eletti dai cittadini).

Sezione 6: LE PROVINCE, LE CITTÀ METROPOLITANE E I COMUNI

1) I Comuni

Il Comune è l’ente più vicino al cittadino. Esso rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne

promuove lo sviluppo.

I Comuni sono titolari:

1. Di funzioni proprie, che sono quelle amministrative che riguardano il territorio e le persone;

2. Di funzioni conferite con legge dello Stato e della Regione, secondo il principio di sussidiarietà.

Per la determinazione dei costi e del fabbisogno standard dei Comuni, delle Provincie e delle Città

Metropolitane, è stato adottato il criterio del finanziamento integrale della spesa per quanto riguarda le

funzioni fondamentali.

Per i comuni, le funzioni fondamentali sono quelle generali di amministrazione, quelle di istruzione

pubblica, quelle della viabilità, quelle della gestione del territorio e dell’ambiente, le funzioni di polizia

locale ecc.

Inoltre, i Comuni hanno una propria autonomia statutaria (autonomia nel proprio Statuto) e hanno la

potestà regolamentare, cioè hanno il potere di emanare regolamenti per lo svolgimento delle proprie

funzioni (attività).

Gli organi del Comune sono:

1. Il Consiglio Comunale;

2. La Giunta Comunale;

3. Il Sindaco.

2) Le Provincie

La Provincia è l’ente territoriale intermedio tra il Comune e la Regione. N 60 F

Essa, come i comuni, ha una propria autonomia statuaria e gode della potestà regolamentare. Inoltre, la

Provincia ha il compito di amministrare e coordinare l’attività non di un singolo comune ma dell’intera

provincia.

Le funzioni amministrative della Provincia riguardano la difesa del suolo, la tutela e la valorizzazione dei

beni culturali, la tutela del territorio, la viabilità, la pesca, lo sport, la caccia ecc.

Gli organi della Provincia sono:

1. Il Consiglio Provinciale;

2. La Giunta Provinciale;

3. Il Presidente della Provincia.

3) Città Metropolitane, Comunità montane e unioni di comuni

La riforma del titolo V della Costituzione prevede la copertura costituzionale delle Città Metropolitane, che

sono menzionate (nella Costituzione) tra Provincie e Regioni.

Le aree metropolitane individuate sono quelle di Torino, Milano, Venezia, Bologna, Roma ecc.

Nelle aree metropolitane il comune capoluogo e gli altri comuni uniti per caratteristiche territoriali e per

rapporti di stretta integrazione nell’attività economica, di servizi essenziali, di caratteri ambientali, di

relazioni sociali e culturali possono costituirsi in Città Metropolitana ad ordinamento differenziato.

(costituiscono un nuovo ente).

Le Comunità Montane sono prive di copertura costituzionale e sono unioni di più comuni montani, anche

se si trovano in Provincie diverse.

Questi comuni si riuniscono in delle comunità in modo tale da poter svolgere determinate funzioni. La legge

stabilisce degli interventi specifici a favore di tali territori.

Identici alle comunità montane sono la comunità isolana e dell’arcipelago.

Infine, le Unioni di Comuni sono dei veri e propri enti locali costituiti da due o più comuni allo scopo di

esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza.

Questo scopo può essere raggiunto anche senza istituire un nuovo ente (quindi i comuni mantengono la

loro autonomia) attraverso l’esercizio associato di funzioni e servizi o attraverso accordi di programma, o

la stipula di convenzioni o la creazione di consorzi.

(ad esempio, due piccoli comuni si riuniscono per il servizio dell’istruzione pubblica. Un comune costruisce

la scuola mentre l’altro garantisce il servizio di pullman per gli studenti). N 61 F

PARTE TERZA: LE ATTIVITÀ E LE FUNZIONI DEI PUBBLICI POTERI

Capitolo 1: L’ATTIVITÀ DI INDIRIZZO POLITICO

1) L’indirizzo politico

In ogni comunità politica l’attività di governo deve svolgersi secondo un programma, in modo tale da

raggiungere tutti gli obbiettivi prefissati.

Questa regola vale sia a livello Statale che per quanto riguarda gli enti politici minori come le Regioni,

Province e Comuni.

L’indirizzo politico prende corpo con la determinazione dei fini da raggiungere mediante l’attività politica.

Successivamente dovranno essere determinati i mezzi necessari e l’apparato organizzativo per attuare

questi fini. Infine, dovranno essere realizzati i fini (o obbiettivi) prefissati.

L’indirizzo politico è quindi quella complessa attività che a livello statale viene affidata al Governo ed al

Parlamento.

Questa attività non comprende soltanto gli atti, ma comprende anche i fatti ed i comportamenti. Ad

esempio, i politici devono partecipare alle cerimonie ufficiali.

All’attività di indirizzo politico vanno collegate anche le mozioni di fiducia e sfiducia, la dichiarazione dello

stato di guerra, le procedure di controllo per verificare se il Governo ha operato come aveva annunciato di

fare ecc.

2) Componenti e vicende del rapporto di fiducia fra le Camere ed il Governo: la mozione di fiducia

La mozione di fiducia è strettamente collegata all’attività di indirizzo politico.

Il Governo, infatti, entro 10 giorni dalla sua formazione, dovrà presentare alle Camere il proprio

programma e chiedere la mozione di fiducia (l’approvazione).

Se il programma ottiene la mozione di fiducia, allora diventa l’indirizzo politico dello Stato ed il Governo

dovrà fare di tutto per cercare di attuare gli obbiettivi prefissati.

3) Le procedure di indirizzo, di controllo e di informazione

Il programma sul quale il Governo ha ottenuto la fiducia dalle Camere deve essere di continuo specificato,

integrato e, nel caso in cui occorra, anche modificato.

Gli atti mediante i quali le Camere esercitano la loro attività di direzione politica prende il nome di direttive

parlamentari. Esse si dividono in:

1. Mozione, attraverso la quale si promuove una deliberazione dell’assemblea su un determinato

argomento;

2. Risoluzione, attraverso la quale si manifesta un orientamento su specifici argomenti. N 62 F

Il Governo è sottoposto ad un continuo controllo da parte delle Camere, che verificano se l’attività del

Governo è effettuata seguendo i programmi annunciati.

Gli strumenti attraverso i quali le Camere esercitano il controllo sul Governo sono:

1. L’interrogazione, dove un parlamentare in forma scritta chiede al Governo o ad un Ministro rivolge

una semplice domanda su un determinato fatto. Il Governo può rispondere il forma scritta o

oralmente;

2. L’interpellanza, dove un parlamentare in forma scritta chiede al Governo o ad un Ministro dei

chiarimenti sulla condotta del Governo;

3. Le inchieste possono essere fatte singolarmente dalle Camere oppure dalle Camere unite che

formano una commissione bicamerale. Attraverso le inchieste verranno richiesti chiarimenti su

materie di pubblico interesse;

4. Le indagini e le attività conoscitive sono svolte dalle commissioni parlamentari che chiedono ai

rappresentanti del Governo dei chiarimenti su questioni politiche, procurandosi direttamente dai

Ministri competenti delle informazioni, notizie e documenti.

Infine, un particolare tipo di indagine conoscitiva è rappresentato dalle udienze legislative, cioè indagini

condotte in occasione dell’esame di un progetto di legge da parte di una commissione parlamentare.

4) Segue: la mozione di sfiducia

Le Camere possono porre fine al rapporto di fiducia nei confronti del Governo proponendo la mozione di

sfiducia nei confronti del Governo.

La mozione di sfiducia deve essere motivata e votata per appello nominale. Se viene approvata, allora il

Governo dovrà dimettersi e inizierà così la crisi di Governo.

Bisogna fare una distinzione tra:

1. Mancata fiducia iniziale, che si ha quando il Governo si insedia e presenta il programma al

Parlamento. Se non ottiene la fiducia, allora questa non esiste sin dall’inizio;

2. Voto di sfiducia, che si ha quando il Governo in passato aveva la fiducia del Parlamento ma questa

viene revocata attraverso la mozione di sfiducia.

Dalla mozione di fiducia e sfiducia va distinta la questione di fiducia.

La questione di fiducia è proposta direttamente dal Governo. Esso la propone, ad esempio, prima

dell’approvazione di un atto importante per il continuo svolgimento della propria attività.

Se il Governo non ottiene la fiducia, allora si dimetterà e inizierà la crisi di Governo. Se ottiene la fiducia,

allora l’atto verrà automaticamente approvato (è una forma di dittatura).

Inoltre vediamo che la questione di fiducia rappresenta un importante strumento per superare

l’ostruzionismo di minoranze parlamentari. N 63 F

5) a) Le leggi di indirizzo politico: la legge di bilancio e la legge finanziaria

Le leggi di indirizzo politico sono tutte quelle leggi attraverso le quali il Parlamento partecipa all’attività di

indirizzo politico dello Stato.

Infatti, con le leggi di indirizzo politico il Parlamento partecipa:

1. Alla determinazione dei fini da raggiungere;

2. Alla determinazione dei mezzi necessari per raggiungere questi fini;

3. Alla formazione dell’apparato organizzativo necessario per raggiungere questi fini e svolgere

l’attività prefissata.

Sono leggi di indirizzo politico la legge di approvazione del bilancio preventivo e la legge finanziaria, le

leggi di approvazione dei programmi economici, le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati

internazionali e le leggi di amnistia e di indulto.

Attraverso la legge di bilancio e la legge finanziaria, il Governo ripartisce i vari mezzi finanziari tra i vari

rami dell’amministrazione in modo tale da garantire il normale svolgimento dell’attività ed il

raggiungimento dei fini stabiliti.

Ogni anno, le Camere approvano i bilanci ed il rendiconto consuntivo presentato dal Governo.

L’approvazione serve ad autorizzare il Governo a riscuotere le imposte ed a pagare le varie spese.

Le Camere devono approvare il bilancio per l’esercizio che va dal 1 gennaio al 31 dicembre. Se il bilancio

non verrà approvato prima dell’inizio dell’esercizio, allora le Camere approveranno un’apposita legge che

autorizza il Governo all’esercizio provvisorio del Bilancio, per un periodo non superiore ai 4 mesi (durante i

quali dovrà essere approvato definitivamente il bilancio).

Con la legge di bilancio non possono essere introdotti nuovi tributi o nuove spese in quanto, per introdurli,

occorrerà un’apposita legge con la relativa discussione parlamentare.

6) Segue: b) le leggi di approvazione dei programmi economici

Tra le leggi di indirizzo politico rientrano anche le leggi di approvazione dei programmi economici. Tramite

queste leggi, le Camere determinano una serie di direttive necessarie per lo sviluppo economico del Paese.

Le leggi di approvazione dei programmi economici sono strettamente collegate alle leggi di bilancio.

Infatti, con le leggi di bilancio vengono raccolti i mezzi necessari per lo svolgimento dell’attività dello Stato

e all’interno del bilancio verrà specificato la parte dei mezzi finanziari destinata allo sviluppo economico del

Paese (quindi alle leggi di approvazione dei programmi economici).

7) Segue: c) le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali

Tra le leggi di indirizzo politico rientrano anche le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati

internazionali. N 64 F


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Nico--91

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DESCRIZIONE APPUNTO

Sunto per l'esame di Diritto pubblico, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente Falzea, Diritto pubblico, Martines. Gli argomenti trattati sono:
Parte prima
Capitolo 1: lineamenti di teoria generale
Capitolo 2: il soggetto di diritto e le situazioni giuridiche soggettive
Capitolo 3: lo stato
Capitolo 4: l’organizzazione dello stato
Capitolo 5: forme di stato e forme di governo
Capitolo 5: la costituzione

Parte seconda: l’ordinamento della repubblica
Capitolo 1: il parlamento
Sezione 1: la formazione delle camere
Sezione 2: lo status di membro del parlamento
Sezione 3: l’organizzazione ed il funzionamento delle camere
Capitolo 2: il presidente della repubblica
Capitolo 3: il governo
Capitolo 5: gli organi ausiliari
Capitolo 6: la corte costituzionale
Capitolo 7: la magistratura
Capitolo 8: gli enti territoriali
Sezione 2: l’organizzazione delle regioni
Sezione 3: i raccordi fra lo stato e le regioni
Sezione 5: lo scioglimento del consiglio regionale
Sezione 6: le province, le città metropolitane e i comuni

Parte terza: le attività e le funzioni dei pubblici poteri
Capitolo 1: l’attività di indirizzo politico
Capitolo 2: la funzione di predisposizione normativa
Sezione 1: le leggi costituzionali
Sezione 2: le leggi ordinarie e gli atti aventi forza di legge
Sezione 3: le fonti regolamentari
Sezione 4: le fonti sindacali
Capitolo 5: la funzione giurisdizionale
Sezione 1: nozioni generali
Sezione 2: il processo
Sezione 3: la giurisdizione costituzionale


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze economiche
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nico--91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di diritto pubblico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Falzea Paolo.

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