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Riassunto esame Diritto Processuale Generale, prof. Querzola, libro consigliato La Giustizia Civile e Penale in Italia Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Diritto Processuale Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Giustizia Civile e Penale in Italia, Biavati, Guarnieri, Orlandi, Zanon. Gli argomenti trattati sono: la magistratura nello Stato moderno, la figura dell'arbitro, il concetto di indipendenza, il Consiglio Superiore della Magistratura,... Vedi di più

Esame di Diritto processuale generale docente Prof. L. Querzola

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CAPITOLO 10 – STRUMENTI DI TUTELA DELL’INDIPENDENZA E

DELL’AUTONOMIA

Tra gli strumenti offerti dalla costituzione e dalla legge alla magistratura contro le

lesioni all’indipendenza e all’autonomia causate da soggetti esterni all’ordine

giudiziario vi è quello della proposizione della questione di legittimità costituzionale

se l’interferenza proviene dalla legge e del conflitto di attribuzione fra poteri dello

stato negli altri casi. L’elemento di maggiore interesse sta non solo nella circostanza

che la tutela dell’indipendenza costituisce l’oggetto dei conflitti ma anche nel fatto

che l’indipendenza costituisce il principio da tenere presente per individuare il

soggetto legittimato a promuovere il giudizio per conflitto o a resistervi.

Viene in rilievo il concetto di indipendenza interna nell’individuare quel organo

giudiziario può stare in giudizio mentre si guarda alla distinzione tra indipendenza

istituzionale e funzionale nel precisare quale è l’oggetto da tutelare tramite il

conflitto.

Quanto al profilo soggettivo possono promuovere il conflitto gli organi competenti a

dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartengono.

I giudici all’interno dell’ordine giudiziario non si distinguono se non per le funzioni

esercitate e quindi questo esclude l’esistenza di un sistema gerarchico.

Il potere giudiziario è da concepire quale sistema diffuso che ogni organo giudiziario

si in grado di esprimere la volontà del potere a cui appartiene e quindi che ogni

magistrato possa essere parte di un conflitto fra poteri.

Il giudice è potere dello stato solo quando si trova nell’esercizio attuale di funzioni

giurisdizionali cioè quando sin investito di un processo.

Ciò significa che il giudice non può difendere con lo strumento del conflitto di

attribuzioni funzioni diverse da quella giurisdizionale.

Il conflitto fra poteri può essere lo strumento principe anche per difendere i tratti

essenziali dell’indipendenza istituzionale e dell’autonomia.

Si è già accennato al fatto che il csm opera talvolta interventi libero cioè secondo

strumenti non previsti dalla legge o dalla costituzione, a tutela dell’autonomia e

dell’indipendenza della magistratura. Questo avviene attraverso delibere, mozioni,

documenti caratterizzati dal fatto che si presentano come prese di posizione solenni

da parte del consiglio contro attacchi a singolo magistrati o all’intero ordine

giudiziario.

Si tratta di una funzione extra ordinem del consiglio non prevista da specifiche

disposizioni di legge e che discende dal ruolo costituzionale che il consiglio ritiene di

dover svolgere quale organo chiamato a difendere autonomia e indipendenza della

magistratura.

CAPITOLO 11 – GIUDICI ORDINARI E GIUDICI SPECIALI

L’attribuzione del potere giurisdizionale in rapporto a una data singola controversia

fra giurisdizione ordinaria e giurisdizione speciale è fatta dalla legge. Non esiste la

possibilità di scegliere fra l’una e l’altra : l’inserimento di una data materia nel potere

di una giurisdizione esclude il potere delle altre. I sistemi di controllo sulla

giurisdizione appartiene al diritto processuale.

CAPITOLO 12 – LA MAGISTRATURA ORDINARIA

L’organizzazione della giustizia civile presuppone che vengano individuati gli organi

giudiziari chiamati a svolgere il compito. La giustizia civile è assicurata sia da giudici

di carriera sia da giudici di non carriera. La differenza sta nel fatto che i giudici non

di carriera, definiti onorari, accedono alle funzioni giudiziarie per nomina e non per

concorso. I giudici onorari fanno quindi parte del sistema giudiziario.

Appartengono all’ordine giudiziario come magistrati onorari in sede civile i giudici di

pace, i giudici onorari di tribunale, gli esperti de tribunale de della sezione della corte

d’appello per i minorenni.

In questo caso occorre distinguere fra:

Giudici onorari: si distinguono dai magistrati in carriera perché l’incarico gli

 viene attribuito per nomina e non per concorso e perché le funzioni che gli

vengono assegnate sono quelle spettanti ai giudici singoli. I giudici onorari

comprendono i giudici di pace, i giudici onorari aggregati e i giudici onorari di

tribunale

L’ufficio del giudice di pace è ricoperto da un magistrato onorario appartenente

all’ordine giudiziario. I giudici di pace sono retribuiti con indennità commisurata alla

quantità e alla tipologia del lavoro svolto quindi percepisce un compenso tanto più

alto quante sono il numero delle sentenze rese. Gli uffici dei giudici di pace hanno

sede nei capoluoghi dei mandamenti.

I giudici di pace fanno parte dell’ordine giudiziario ma non della magistratura

ordinaria ma sono soggetti all’applicazione delle norme che pongono diritti e doveri

ai magistrati.

I giudici di pace sono nominati con decreto del ministro della giustizia quindi né

tramite concorso né tramite elezione. I giudici di pace cessano le loro funzioni in caso

di dimissioni volontarie, per la mancanza dei requisiti fissati dalla legge o per il

sopraggiungere di una causa di incompatibilità. Per quanto riguarda la durata

dell’incarico, inizialmente era di 4 anni con una sola possibilità di rinnovo. Un nuovo

decreto legge invece ha ammesso più rinnovi fino ad un massimo di 14 anni e nel

limite dei 75 anni di età.

Al giudice di pace sono attribuite in sede civile sia funzioni contenziose sia funzioni

di natura conciliativa. Si cerca di assegnare a questo giudice, meno professionale

rispetto ad un giudice togato, una competenza limitata sia dal punto di vista del valore

sia dal punto di vista dei poteri esercitati.

Il giudice di pace è quindi competente per tutte le controversie relative a beni mobili

per un valore non superiore 2.500€. È competente per le cause relative a risarcimenti

di danni prodotti dalla circolazione di veicoli con un limite di 15.500€.

Il giudice di pace non può operare ne su procedimenti cautelari ne su esecuzioni

forzate.

Per quanto riguarda la funzione di natura conciliativa i giudici di pace oltre a tentare

la conciliazione delle liti possono svolgere la conciliazione non contenziosa per tutte

le controversie in materia di diritti disponibili, senza limiti di competenza.

Si evince quindi che il giudice di pace svolge soprattutto funzioni decisorie in materia

di contenzioso minore con la pura e semplice finalità di alleggerire il lavoro dei

giudici togati.

Si sono venuti a creare ultimamente due nuove figure destinale al lavoro di

smaltimento di lavoro arretrato. Si tratta di:

GOA: giudici onorari aggregati. Sono di carattere straordinario di durata

 temporanea fino alla conclusione dei procedimenti che gli vengono affidati.

Fanno parte dell’ordine giudiziario

GOT: giudici onorari di tribunale. Hanno compiti marginali di supplenza dei

 magistrati ordinari. Svolgono il lavoro che gli viene assegnato dal presidente

del tribunale o delle sezioni e possono tenere udienza solo nei casi di

impedimento o mancanza dei giudici ordinari

Sia per i Goa che per i Got la nomina e la durata sono uguali: possono essere

nominati avvocati, magistrati, professori e ricercatori universitari confermati in

materie giuridiche, laureati in giurisprudenza.

CAPITOLO 13 – I GIUDICI CIVILI DI MERITO

Gli organi giudiziari chiamati a conoscere il merito delle controversie sono il

tribunale e la corte d’appello.

Il tribunale concorre con il giudice di pace a esercitare la giurisdizione civile in primo

grado. È formato esclusivamente da giudici togati. I tribunali sono di solito articolati

in più sezioni e i giudici assegnati ad ogni sezione non possono essere meno di 5

Le sezioni rappresentano una forma di divisione solo interna del lavoro

Di grande rilievo è la figura del presidente del tribunale che è il capo dell’ufficio

giudiziario e che ha il compito, oltre alle singole attribuzioni che riceve dalla legge,

anche il compito di distribuire il lavoro fra le sezioni.

La competenza per ogni organi giudiziario civile è determinata con criteri per

materia, del valore del territorio. Nel caso del tribunale vi è un attribuzione di

competenza generale nel senso che esso è competente per tutte le cause che non sono

di competenza di un altro giudice. Quindi il tribunale è il giudice comune a tutte le

cause civile in primo grado.

Per una questione organizzativa sono state previste delle sezioni distaccate nel

territorio del tribunale con il potere di trattare i soli affari civili per i quali il tribunale

giudica in composizione monocratica e con esclusione di controversie in materia di

lavoro e di previdenza e dei processi di esecuzione forzata. Le sezioni distaccate si

sono create in concomitanza con la soppressione delle preture con lo scopo di

mantenere una sede giudiziaria in centri che altrimenti ne sarebbero stati privati.

Un altro criterio di suddivisione è quello collegato alla specializzazione del giudice

ad esempio riguardo le controversie in materia di lavoro e di previdenza per la

sezione fallimentare. Solo in 12 tribunali è prevista la sezione specializzata in materia

di proprietà industriale e intellettuale.

La corte d’appello è un organo giudiziario ordinario composto solo da giudici togati

che decide in composizione collegiale con un numero invariabile di 3 votanti. Anche

la corte d’appello come il tribunale può essere divisa in sezioni fra le quali una

incaricata solo per le controversie in materia di lavoro e previdenza.

La principale competenza della corte d’appello è quella di decidere sugli appelli

proposti contro le sentenze dei tribunali.

Nel sistema italiano di giustizia civile si ha per regola il doppio grado di giurisdizione

in base al quale è previsto un duplice livello di decisione sulla materia oggetto di

causa prima dell’eventuale giudizio in cassazione. Non si tratta di un principio

costituzionale ma da una regola posta dalla legge ordinaria e che ammette possibili

eccezioni.

Occorre ora esaminare aspetti importanti che condizionano il buon funzionamento

degli organi giudiziari. Si prenderanno quindi in esame la distribuzione degli organi

sul territorio, la composizione monocratica e collegiale e le modalità di

organizzazione interna.

La legge prescrive la costituzione di una corte d’appello e di un tribunale ordinario

nel capoluogo di ciascun circondario ma non è proprio così.

Gli organi giudiziari possono avere composizione monocratica, quando decide un

solo giudice o collegiale quando decidono più giudici.

La scelta fra giudice monocratico e collegiale è difficile ma sotto il profilo teorico il

giudice collegiale offre più garanzie anche se questo presuppone l’impegno di più

persone per la risoluzione della controversia. Il giudice monocratico è più esposto al

rischio di errori ma assicura maggior efficienza.

La normalità attuale è il giudice monocratico: così il giudice di pace, il tribunale.

Hanno invece composizione collegiale la corte d’appello in sede di appello, il

tribunali per alcuni casi previsti dalla legge, la corte di cassazione.

Quando il tribunale opera in modo collegiale si affida a 3 membri.

Al pubblico ministero sono affidate alcune funzioni anche nel processo civile. Il pm

può promuovere l’azione civile e interviene necessariamente o facoltativamente in

alcune categoria di processi.

CAPITOLO 14 - LA CORTE DI CASSAZIONE

La corte di cassazione occupa il vertice dell’ordinamento giudiziario. È un organo

collegiale con sede a Roma e con giurisdizione su tutto il territorio nazionale. Le

norme di ordinamento giudiziario e del codice di procedura civile segnano due

distinte funzione della corte:

Impugnatoria: si occupa di sindacare l’applicazione o l’interpretazione del

1. diritto nel singolo procedimento costituendo l’ultima e la più alta istanza di

impugnazione rispetto a un dato processo.

Nomofilattica: svolge anche una funzione di interesse generale esercitando la

2. cosiddetta nomofilachia, cioè assicura l’uniforme interpretazione della legge.

La struttura della corte è fatta di sezioni semplici di cinque membri dove a capo di

ciascuna delle quali si trova un presidente. Le sezioni semplici operano

disgiuntamente salvo i casi in cui la corte decide in composizione allargata di nove

votanti cioè a sezioni unite.

I casi portati davanti alla corte di cassazione sono decisi da una sezione semplice. Il

primo presidente può vedere di rimettere la causa alle sezioni unite quando si tratta di

questioni di diritto già decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, oppure di

questioni che presentano particolare importanza.

Con una riforma si è cercato di combattere il fenomeno dei contrasti giudiziari

all’interno della cassazione quindi la sezione semplice, se non condivide il principio

di diritto enunciato dalle sezioni unite, non può decidere in via autonoma ma deve

rimettere alle sezioni unite la decisione led ricorso, con ordinanza motivata. Nessuna

sanzione è però prevista in caso di disaccordo della sezione semplice.

Da un punto di vista organizzativo bisogna ricordare che presso la corte è costituito

un apposito ufficio del massimario e ruolo composto da numerosi magistrati con il

compito di estrarre da ogni sentenza un a sintesi dell’enunciazione del diritto di

formula che riassume e generalizza l’interpretazione della norma suggerita dalla

corte.

PRINCIPIO DI DIRITTO: deve essere enunciato:

quando la cassazione decide il ricorso per violazione o falsa applicazione delle

 norme di diritto e poi rinvia al giudice di merito

in tutti i casi in cui, decidendo su altri motivi di ricorso, risolve una questione

 di diritto di particolare importanza

d’ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti è dichiarato inammissibile se la

 corte ritiene che la questione decisa sia di particolare importanza.

Su richiesta del procuratore generale

È onere della parte ricorrente, a pena di inammissibilità del proprio ricorso, formulare

uno specifico quesito di diritto a conclusione di ogni motivo di impugnazione.

Il cuore della funzione di legittimità della corte di cassazione è l’esercizio del

compito di custodia dell’esatta interpretazione dell’ordinamento da svolgersi con il

supporto del pubblico ministero. Questo compito costituisce la funzione dei

nomofilachia della corte suprema.

La riforma del 2006 può essere vista come il tentativo del legislatore di restaurare la

capacità nomofilattica della cassazione. Si tratta di un tentativo non riuscito e

probabilmente impossibile.

Il tentativo di restaurare la funzione nomofilattica della cassazione si scontra poi con

le difficoltà pratiche di gestione di un organo giudiziario costretto a esaminare un

numero eccessivo di ricorsi.

L’art 111 della costituzione prevede che contro le sentenze e contro i provvedimenti

sulla libertà personale pronunciati dagli organi giudiziari ordinari o speciali, è sempre

ammesso ricorso in cassazione per violazione di legge.

Non tutte le sentenze possono essere portate davanti alla corte suprema ma sono

quelle che rispondono a determinati requisiti come l’importanza in diritto della

questione o il valore della controversia. L’obiettivo comune è quello di limitare il

numero dei ricorsi e di accrescere l’autorevolezza delle corti.

Un rapido cenno può essere dedicato al rapporto della corte di cassazione con le due

corti europee:

la corte di giustizia Ce : è riservato l’intero monopolio del diritto comunitario.

 Esiste una nomofilachia europea che vincola tutti i giudici interni compresa la

cassazione. Ogni volta che si presenta una questione di diritto comunitario, la

cassazione la deve rinviare alla corte di giustizia

la corte europea dei diritti dell’uomo: le sue pronunce non enunciano regole di

 diritto ma si limitano ad individuare violazioni da parte di autorità dei paesi

aderenti alla convenzione.

CAPITOLO 15 – IMPARZIALITA’ E RESPONSABILITA’DEL GIUDICE CIVILE:

GLI STRUMENTI PROCESSUALI

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti in condizioni di parità davanti

a un giudice terzo e imparziale. Qui l’art. 111 della costituzione vuole specificare

l’imparzialità del giudice. Il giudice imparziale non deve prendere la parti di nessuno

dei contendenti e la sua decisione deve discendere da una oggettiva comprensione

dalla fattispecie e da una corretta applicazione della norma giuridica.

Nell’ambito della giustizia civile il dibattito sull’imparzialità è collegato

essenzialmente a due aspetti:

il ruolo del giudice nel processo: anche se non indaga direttamente sulla

 questione, ha ampi poteri inquisitori finalizzati alla ricerca della verità

le condizioni personali del giudice e il suo rapporto con le parti della lite

l’istituto dell’astensione comprende i casi in cui il singolo magistrato, inteso come

persona fisica, deve o può rinunciare a decidere un dato processo civile.

Il cpc prevede che il giudice ha l’obbligo di astenersi quando ricorrono le specifiche

condizioni elencate di seguito:

se ha interesse nella causa

1. se è coniuge o partente fino al quarto grado, oppure convivente abituale di una

2. delle parti

se egli stesso o il coniuge hanno una causa pendente o rapporti di credito o

3. debito con una delle parti o uno dei difensori

se ha dato consiglio o dato assistenza nella causa

4. se è tutore, curatore o amministratore di una delle parti oppure se è

5. amministratore o gerente di una associazione riconosciuta che ha interesse in

causa.

Al dovere di astensione del giudice corrisponde il potere di ricusazione in capo a

ciascuna delle parti. Mediante l’istanza di ricusazione, la parte chiede che quella

singola persona fisica sia sostituita da un'altra nell’ambito dello stesso ufficio

giudiziario.

La ricusazione è possibile solo quando il giudice si trovi in una delle condizioni

dell’art 51 cioè se ha interesse nella causa o in altro ambito.

Mentre l’astensione ha effetti automatici, la ricusazione prevede una istanza in cui il

ricusante deve precisare i motivi della propria iniziativa e le prove che la sostengono.

A giudicare sulla ricusazione sono in genere i colleghi del ricusando.

Prima di giungere all’ordinanza decisoria, viene ascoltato il giudice ricusando e

vengono assunte le eventuali prove senza che il ricusante possa essere sentito.

Il diritto è difficile ed è evidente che il magistrato può sbagliare. La sua decisione

esatta può essere ritenuta errata da quella di un giudice superiore.

Sia l’esigenza di rispettare il buon funzionamento dell’esercizio della giurisdizione

sia quella di garantire alla persona fisica del magistrato una sufficiente serenità

impongono di essere molto cauti nell’attribuire una responsabilità civile con il

conseguente dovere risarcitorio a carico dei giudici. Occorre anche evitare il pericolo

di minaccia e pressione sul singolo giudice.

Nonostante queste precisazioni la legge impone una riparazione agli errori giudiziari

e quindi una tutela per il cittadino leso.

La soluzione è quella di attribuire al cittadino , che lamenti di essere stato

ingiustamente danneggiato, un risarcimento dei danni patrimoniali da proporre però

contro lo stato e non contro il magistrato. Lo scopo è quello di evitare uno scontro

diretto fra cittadino e magistrato mettendo lo stato in una posizione intermedia.

La legge precisa che costituiscono colpa grave:

la grave violazione di legge per negligenza

a. l’affermazione o la negazione di determinate negligenze

b. l’emissione di un provvedimento riguardante la libertà di una persona fuori dai

c. casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione

il primo mezzo del cittadino per un provvedimento giudiziario ingiusto è quello

dell’impugnazione. L’azione risarcitoria è possibile solo dopo aver usato tutti i mezzi

ordinari di impugnazione.

L’approvazione o meno della domanda di risarcimento spetta al tribunale nella sede

della corte d’appello del distretto più vicino.

Il tribunale deve emettere un giudizio sull’ammissibilità della domanda

pronunciandosi con un decreto motivato. Se la domanda supera questo primo scalino

ha luogo il proseguimento del giudizio.

Se la domanda viene accolta e lo stato è condannato al risarcimento, il presidente del

consiglio dei ministri è tenuto a esercitare entro un anno, l’azione dei rivalsa nei

confronti del magistrato.

Oltre all’azione risarcitoria, il magistrato riconosciuto responsabile è soggetto anche a

responsabilità disciplinare.

CAPITOLO 16 – GIURISDIZIONE PENALE ORDINARIA

Giudici ordinari: appartengono alla magistratura penale ordinaria i giudici previsti

dalla normativa sull’ordinamento giudiziario. Sono menzionati nell’ordine:

i giudici di pace

 il tribunale ordinario

 la corte d’appello

 la corte di cassazione

 il tribunale per i minorenni

 il magistrato di sorveglianza

 il tribunale di sorveglianza

viene a mancare il riferimento al pretore in quanto questo organo è stato soppresso

nel 1998 con l’entrata in vigore della normativa sul giudice unico di primo grado.

La funzione del giudicare è divisa fra diversi organi ognuno con una propria

competenza divisa per gradi di giudizio compresa la fase esecutiva della pena.

GIUDICI DI PRIMO GRADO: rientrano in questa categoria i giudici monocratici o

collegiali che si occupano della prima fase del procedimento che assolve o condanna

l’imputato. Non sempre però il procedimento arriva a questa fase in quanto si

potrebbe arrivare ad un provvedimento di archiviazione o di non luogo a procedere.

Giudice di pace: con il giudice di pace si è creata una giurisdizione capillare diffusa

su tutto il territorio e più vicina la cittadino. Il giudice di pace ha il compito di

agevolare la mediazione fra autore del reato e parte offesa per vedere di conciliare. Se

questi tentativi falliscono può applicare sanzioni lievi come le pene pecuniarie, arresti

domiciliari per una durata massima di 45 giorni oppure condanna a lavori

socialmente utili.

La sua competenza è di solito limitata a casi punibili con sanzioni pecuniarie:

esempio reati di percosse, lesioni personali dolose, ingiurie e diffamazioni.

Il giudice di pace è un magistrato onorario non di carriera nominato con decreto del

ministro della giustizia. Resta in carica 4 anni rinnovabili per 2 volte per un periodo

complessivo di 12 anni con un limite di età massimo di 65 anni.

Il giudice di pace opera sempre come organo monocratico, come giudice del merito o

come organo giurisdizionale di garanzia nel corso delle indagini preliminari.

Non esiste un ufficio del pubblico ministero presso il giudice di pace. Le

corrispondenti funzioni sono svolte dai magistrati della procura della repubblica.

Tribunali: il tribunale si occupa dei reati assegnai alla giurisdizione ordinaria e si

occupa di tutti i reati che non vengono assegnati alla corte d’assise o alla corte

d’appello o al giudice di pace.

Il tribunale può giudicare i reati che sarebbero di competenza della corte d’assise se

l’imputato sceglie il rito abbreviato prima che sia convocato il dibattimento.

Come organo giudicante il tribunale penale si articola in collegiale e monocratico. Le

distinzione non rispecchia la distinzione di competenze la semplicemente la necessità

di ripartire il lavoro all’intero dello stesso ufficio giudiziario.

Davanti al tribunale collegiale hanno luogo i dibattimenti per reati gravi che

riguardano casi con pene superiori a 10 anni.

I reati di minore gravità sono invece giudicati dal tribunale monocratico: per minore

gravità si intendono casi in cui la pena non supera i 10 anni.

Presso ogni tribunale deve essere presente una sezione di giudici che hanno la

funzione di indagine e udienza preliminare.

Sia il Gip che il Gup sono organi monocratici chiamati a decidere su questioni molto

delicate come ad esempio la richiesta di custodia cautelare, sequestri, intercettazioni

telefoniche.

Per evitare confusione è bene ricordare che rientrano nell’organizzazione del

tribunale due organi diversi che sono:

tribunale del riesame: organo collegiale competente a pronunciarsi sulle

 impugnazioni proposte contro le misure cautelari

tribunale dei ministri: si usa per indicare l’organo collegiale che esercita

 attività d’indagine e promuove l’accusa in luogo del pubblico ministero. La

sua istituzione è coincisa con la soppressione della commissione inquirente che

un tempo aveva il compito di investigazione e accusa per reati ministeriali il

cui accertamento era poi riservato alla corte costituzionale.

Corte d’assise: ha competenza esclusiva sulla questione riguardante la

responsabilità penale dell’imputato. La nostra giuria composta da giudici popolari e

da 2 giudici togati, forma un unico organismo competente a decidere sia le questioni

di fatto che le questioni di diritto.

Nel nostro ordinamento, il giudice togato anche se di numerica inferiore, è di grado

superiore su quelle popolare. Appartiene alla corte d’assise la competenza a giudicare

tutti i reati di maggiore gravità come l’ergastolo o la pena non inferiore a 24 anni.

Vi rientrano tutti i delitti dolosi o preterintenzionali dai quali derivi la morte di una

persona.

I giudici che compongono la corte d’assise non sono giudici straordinari ma giudici

specializzati. I giudici popolari che entrano a comporre il collegio della corte d’assise

sono chiamati in base ad un meccanismo lungo e complesso che seleziona cittadini

comuni, con media cultura , senza distinzione di ceto o di opinione politica.

Il giudice popolare chiamato dal collegio è un obbligo al quale si può sottrarre solo

per legittimo impedimento esempio malattia.

Nel momento in cui prendono servizio i giudici popolari devono prestare giuramento.

Una volta fatto giuramento, il giudice popolare è pronto ad assolvere la propria

funzione dalla quale può essere eliminato solo in caso di motivata astensione,

ricusazione, sopraggiunta incompatibilità o per condotte non conformi al suo ruolo.


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Riassunto per l'esame di Diritto Processuale Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Giustizia Civile e Penale in Italia, Biavati, Guarnieri, Orlandi, Zanon. Gli argomenti trattati sono: la magistratura nello Stato moderno, la figura dell'arbitro, il concetto di indipendenza, il Consiglio Superiore della Magistratura, l'indipendenza funzionale, l'indipendenza istituzionale esterna.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Querzola Lea.

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