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Procedimento e Processo

La categoria dei procedimenti

Il procedimento, come categoria generale, può essere definito come la serie di attività

predeterminate da norme procedurali, ai fini dell’attuazione di diritti o interessi sostanziali dei suoi

soggetti.

La predeterminazione delle norme, viene definita come l’aspetto formale del procedimento

(Formalità), mentre i fini perseguiti sono l’aspetto strumentale (Strumentalità).

Il procedimento penale segue in particolare la formalità dettata dalle norme penalprocessuali e la

strumentalità di attuare il diritto sostanziale penale.

Parte della dottrina assorbe il concetto di formalità in quello di strumentalità, sostenendo che anche

dove il procedimento penale detta le forme per l’attuazione della pretesa punitiva, non fa altro che

disciplinare il mezzo per definire il rapporto penale sostanziale. Cioè forma = mezzo per attuazione

diritto sostanziale. Altri esaltano invece l’aspetto formale, asserendo che il procedimento penale e

l’oggetto della domanda giudiziale, non sia l’attuazione del diritto penale, ma bensì della

giurisdizione penale. In tal modo rivendicano l’autonomia formale dell’azione penale, che sarebbe

fine a se stessa, anziché semplicemente strumentale all’applicazione del diritto sostanziale o alla

attuazione della pretesa punitiva.

L’essenza della formalità

Nonostante ci siano stati innumerevoli interventi atti a semplificare le forme del procedimento

penale, l’attuale codice di rito considera essenziale l’osservanza delle forme processuali (Modus

procedendi), presidiandola con sanzioni di varia intensità e natura.

Art. 124 c.p.p. - Obbligo di osservanza delle norme processuali - I magistrati, i cancellieri e gli altri

ausiliari del giudice, gli ufficiali giudiziari, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria sono tenuti

a osservare le norme di questo codice anche quando l'inosservanza non importa nullità o altra

sanzione processuale.

I dirigenti degli uffici vigilano sull'osservanza delle norme anche ai fini della responsabilità

disciplinare.

Nei casi previsti dall’art. 124, le irregolarità si traducono in vizio dell’atto e restano quindi

irrilevanti sul piano processuale, ma fanno nascere responsabilità extraprocessuale disciplinare.

Negli altri casi, la violazione della regola sul modus procedendi, può incidere, a seconda

dell’interesse procedimentale in gioco, sul singolo atto o anche, attraverso questo, nei casi più gravi,

su tutta la serie degli atti conseguanti o dipendenti da esso.

Il rigore delle forme e delle sanzioni processuali aumenta in relazione agli interessi in gioco.

Il procedimento penale è, storicamente, la sede in cui il rigore delle forme ha avuto la massima

affermazione.

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Bonetti Daniele 5

La funzione della strumentalità

Il procedimento si pone come strumento indefettibile per l’accertamento dell’innocenza o della

colpevolezza del prevenuto e per l’irrogazione della pena. Per tanto:

Nulla culpa, nulla poena sine previo sudicio

Il procedimento è quindi strumento necessario per accertare:

- La colpevolezza o l’innocenza in relazione ad una determinata accusa.

- La pena, determinandone la specie (detentiva o pecuniaria) e la misura (Durata o entità).

Va precisato che nel procedimento penale, l’accordo delle parti (P.M. e imputato) sull’esistenza

dell’illecito penale e sulla relativa sanzione, non definisce la contesa, ma costituisce solo una

richiesta al giudice, che potrà decidere di attenersi a quanto concordato o no.

Le azioni in sede penale

L’azione è lo strumento procedurale attivato per far valere nel processo un interesse.

L’azione, intesa come domanda rivolta da una parte al giudice, mira a realizzare l’interesse

sostanziale di cui il soggetto è titolare o per la cui tutela è, almeno, legittimato a agire.

I soggetti titolari di azione sono tutti quelli che possono rivolgere al giudice una domanda a difesa

di un interesse sostanziale, penale o extra-penale accessorio:

- L’imputato, il P.M., la parte civile, gli enti esponenziali di interessi diffusi, il responsabile

civile, il civilmente obbligato per la pena pecuniaria.

Le azioni esercitabili nel corso del processo penale:

Secondo una dottrina tradizionale:

- Azione penale cd. Principale , mirante ad accertare se l’imputato e colpevole e determinare la

sanzione. L’azione non mira ad accertare l’innocenza perché questa è presunta.

- Azioni penali cd. Complementari

, si svolgono separatamente e successivamente al processo,

quando è già stata valutata la colpevolezza e la pena. Esse sono:

 Azione penale esecutiva, tende alla concreta esecuzione della pena.

 Azione penale di sicurezza, tende all’accertamento della pericolosità sociale

dell’imputato.

 Azione di prevenzione, tende a prevenire la possibile commissione di un

delitto.

- Azioni non penali complementari

:

 Azioni civili, atta ad ottenere risarcimento danni o restituzione dell’indebito.

 Azione punitiva amministrativa

- la cd. pre-azione penale (Indagini investigative) , la fase delle indagini preliminari non si può

ancora considerare esercizio dell’azione penale, ma è comunque prodromica alla stessa.

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Bonetti Daniele 6

L’azione penale cd. tipica

La fase giurisdizionale del procedimento e cioè il processo in senso proprio è il luogo in cui si

svolge l’azione penale innanzi ad un soggetto imparziale, il giudice, che in riferimento alla concreta

res judicanda, esercita la sua jurisdictio. Il processo è il mezzo entro il quale viene esercitata

l’azione penale.

Il rapporto tra azione-strumento e diritto sostanziale si riassume in tre posizioni dottrinali differenti:

- Azione come diritto sostanziale in movimento, il processo sarebbe il diritto sostanziale in

movimento.

- Azione quale domanda al giudice, autonomia formale dell’azione rispetto al processo e

quindi essa andrebbe identificata con la domanda giudiziale.

- Azione quale autonomo diritto sostanziale, l’autonomia materiale dell’azione andrebbe

intesa quale interesse o posizione sostanziale autonoma rispetto al diritto materiale

L’azione penale e l’anima del procedimento penale, anche quando essa è latente o potenziale, non

essendo ancora stata esercitata.

La fase delle indagini preliminari pre-giurisdizionale, è sempre rivolta ad acquisire elementi

necessari per l’esercizio dell’azione penale. Alla chiusura delle indagini se l’azione non viene

promossa il procedimento si arresta e muore, se invece l’azione viene proposta il generico

procedimento si evolve nella sua species giurisdizionale che è il processo.

Art. 326 c.p.p. - Finalità delle indagini preliminari - Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria

svolgono, nell'ambito delle rispettive attribuzioni, le indagini necessarie per le determinazioni

inerenti all'esercizio dell'azione penale.

L’azione può definirsi come la domanda formulata dal P.M. al giudice, diretta ad ottenere, previa

verifica dialettica dell’ipotesi di colpevolezza, una decisione di giustizia e quindi una affermazione

di reità dell’imputato o il suo proscioglimento (dichiarazione di non imputabilità, di improcedibilità

dell’azione, di non punibilità o di innocenza).

Il P.M. può proseguire l’esercizio dell’azione penale, di cui è l’esclusivo titolare, anche negli

ulteriori gradi e fasi di giudizio. In sede di gravame, però l’azione del P.M., talvolta può anche non

avere contenuto di pretesa punitiva.

Giurisdizionalità e terzietà

Pubblico ministero (P.M.) e giudice sono entrambi magistrati, appartengono ad un unico ruolo

megistraturale (Ordine giudiziario), ma differiscono per funzioni esercitate. Il P.M. costituisce

l’ufficio dell’accusa e il giudice quello del giudizio.

Il giudice è collocato in una posizione di terzietà e imparzialità ed è l’unico titolare dei poteri

decisionali e dunque giurisdizionali.

La giurisdizionalità, intesa come potestà decisionale affidata ad un giudice, è marginale ed

episodica nel corso della fase investigativa di natura pre-processuale (procedimento in senso

stretto), ma è sistematica e esclusiva nella fase successiva, conseguente all’esercizio dell’azione

penale (Processo in senso proprio).

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Bonetti Daniele 7

La conduzione delle indagini spetta esclusivamente al P.M. e alla polizia giudiziaria (P.G.), di cui

egli dispone. Il giudice per le indagini preliminari (G.I.P.) non è ne il direttore delle indagini ne un

investigatore, egli interviene sporadicamente per garantire i diritti dell’indagato e dei terzi nonché

per assicurare la legalità dell’indagini.

Al G.I.P. non compete assicurare l’efficienza e il buon esito delle indagini, nemmeno in via

integrativa o suppletiva, non essendogli conferiti poteri di indicare temi incompleti o nuove

indagini.

Il G.I.P. è super partes, perché davanti a lui compaiono sia il P.M. che l’inquisito o eventuali terzi,

portatori di interessi contrapposti e autonomi, che egli deve valutare secondo legge.

I sistemi processuali

Tipologia dei sistemi

Il diritto processuale penale rispecchia il bilanciamento tra le esigenze di repressione dei reati e

quelle di salvaguardia degli interessi dei singoli. A seconda del punto di equilibrio vi è una

maggiore o minore valorizzazione del ruolo disegnato per ciascuno dei tre soggetti principali del

procedimento: P.M. o P.G., ufficio di difesa e giudice.

I sistemi processuali sono in linea teorica tre:

- Accusatorio

- Inquisitorio

- Misto

Il sistema Italiano nato come accusatorio è oggi un sistema misto orientato verso l’accusatorio.

Modello accusatorio

Modus procedendi

La sua caratteristica è la parità di posizione tra accusa e difesa, innanzi ad un giudice super partes.

Il processo corrisponde ad un ideale triangolo:

Giudice

Accusa Difesa

(Sono su un piano paritario di facoltà e diritti, ma in posizioni contrapposte)

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Bonetti Daniele 8

Il processo è essenzialmente pubblico non essendo prevista nessuna forma di inquisizione segreta. Il

tutto si svolge innanzi al giudice (Spettatore e arbitro imparziale) che vigila sul rispetto delle norme

processuali.

Nella fase pre-processuale, l’organo d’accusa (Pubblico), raccoglie elementi di prova e ne

acquisisce le fonti in quanto su esso incombe l’onere della prova di reità. (Se il P.M. non prova il

reato, l’inquisito è assolto).

Spetta all’accusa promuovere l’azione penale e sostenerla. L’imputato non deve dimostrare la sua

innocenza che si presume, esso si limita a difendersi e deve eventualmente presentare prove a suo

discarico.

Il giudice non ha iniziativa probatoria. La decisione del giudice avviene fondandosi sulle prove, a

carico o discarico, presentate dalle parti.

Caratteri del sistema accusatorio

- Terzietà del giudice rispetto alla ricerca e formazione delle prove

- Centralità e pubblicità del dibattimento

- Oralità del metodo di assunzione delle prove, con dichiarazioni rese oralmente innanzi al

giudice, senza prove scritte precostituite provenienti da una precedente fase, investigativa o

istruttoria

- Parità tra le parti

- Onere della prova a carico dell’accusa

- Presunzione di innocenza dell’imputato

- Consequenziale eccezionalità della custodia preventiva

Modello inquisitorio

Modus procedendi

Esso si caratterizza per la prominenza dell’ufficio di accusa, esercitato da un organo pubblico dotato

di taluni poteri giurisdizionali.

Nel sistema inquisitorio la funzione dell’accusa è dominata dalle esigenze di tutela sociale.

Vengono insomma sacrificati per il bene pubblico i diritti di difesa e anche quelli di libertà,

l’imputato diventa o tende a divenire un mero soggetto passivo dell’inquisizione pubblica.

Nel sistema inquisitorio puro il processo è scritto e segreto. La figura del giudice è dominante,

questi esplica sia le funzioni dell’inquisizione che del giudizio, anche se attraverso due persone

fisicamente distinte. Nel giudice inquisitore si accentrano le funzioni di ricerca, di acquisizione e in

taluni casi, a fini istruttori, di valutazione delle prove. Come si può notare, di fronte al giudice

accusatore la difesa non può aspirare a parità di diritti o di mezzi.

Caratteri del modello inquisitorio

- Giudice inquisitore (Istruttore) che svolge la fase preliminare e svolge anche funzione di

accusa.

- Prevalenza dei poteri dell’accusa su quelli della difesa

- Prove scritte e segrete e precostituite rispetto al giudizio

- Prevalenza della fase istruttoria su quella dibattimentale

- Marginalità delle prove, orali e pubbliche, eventualmente raccolte nel dibattimento

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Bonetti Daniele 9

- Pre-giudizio preliminare in fase inquirente

- Presunzione di colpevolezza

- Ammissibilità della carcerazione preventiva

Modello misto

Modus procedendi

I sistemi misti fanno seguire ad una fase, di istruzione pre-dibattimentale, di tipo prevalentemente

inquisitorio, una fase di giudizio, di natura preminentemente accusatoria.

Caretti del modello misto

Nella fase inquisitoria dell’istruzione pre-dibattimentale:

- Commissione tra giudice e P.M. con un giudice inquisitore o inquisitore giudice

- Precostituzione di prove, scritte e segrete, utilizzabili dal giudice dibattimentale

- Preminenza dell’inquisitore sull’accusato

- Limitazione dei diritti della difesa

- Ammissibilità della custodia cautelare

Nella fase accusatoria del giudizio:

- Giudice dibattimentale super partes, diverso dall’eventuale giudice inquisitore

- Limitata utilizzazione degli atti dell’istruzione già compiuta e, comunque, rinnovazione

degli stessi

- Espletamento di istruzione dibattimentale, con assunzione di nuove prove, con metodo orale

e pubblico

- Pienezza dei diritti di difesa, anche in ordine all’iniziativa probatoria

Il sistema Italiano

L’attuale sistema italiano è di tipo misto tendenzialmente accusatorio.

L’attenuazione del sistema accusatorio

Sin dall’origine il nostro codice presentava numerosi elementi inquisitori, che sono poi stati

accentuati da numerosi interventi della corte costituzionale da varie interpretazioni giurisprudenziali

e da innumerevoli normative sopravvenute. Tutto ciò per crescenti esigenze di lotta al crimine e di

difesa sociale.

I caratteri accusatori del nostro sistema sono:

- Terzietà del giudice

- Parità formale tra le parti

- Centralità e oralità del dibattimento con formazione in esso della prova

- Assenza di prove pre-costituite

- Diritto dell’imputato a ricercare e produrre prove

- Presunzione di innocenza

- Status libertatis dell’imputato rimesso solo al giudice

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Bonetti Daniele 10

- Valutazione preliminare di ammissibilità del rinvio a giudizio rimessa per i reati oiù gravi ad

un giudice

I caratteri inquisitori sono:

- Ingerenza del giudice nella ricerca e nella formazione della prova, con poteri suppletivi ed

integrativi rispetto alle parti

- Preminenza del P.M. nella fase investigativa

- Formazione della prova anticipata per gli atti irripetibili, non rinviabili (incidente

probatorio) o urgenti

- Utilizzabilità di documenti scritti precostituiti in sede extra-penale e di prove assunte in altri

processi

- Ammissibilità della custodia cautelare con compromissione della presunzione di innocenza.

Presentano aspetti inquisitori:

- la fase delle indagini preliminari, in cui gli atti sono formati dall’ufficio d’accusa

- la successiva fase dell’udienza preliminare che si fonda su tali atti

- i giudizi speciali anticipati, cd. pre-dibattimenti, celebrati in una udienza assimilata a quella

preliminare

Presentano una preminenza di caratteri accusatori:

- Il giudizio ordinario dibattimentale, in cui le parti lottano a parità di armi innanzi al giudice

terzo

- I giudizi speciali dibattimentali

- I giudizi di impugnazione ordinaria e straordinaria, nei quali sono utilizzati gli atti acquisiti

nel precedente grado e l’eventuale attività probatoria è improntata allo schema accusatorio.

I principi processuali vigenti

Le fonti

Il nostro diritto processuale penale trae i suoi principi da:

- Diritto pubblico interno

- Diritto internazionale

- Diritto comunitario (Anche se in maniera marginale)

Tali principi sono immediatamente visibili sia dal c.p.p. che dalla costituzione. Naturalmente vale

anche per i suddetti principi la regola della supremazia gerarchica delle fonti.

La costituzione prevede norme in riferimento all’attività processuale nei titoli “Rapporti civili” e

“Magistratura”.

Il diritto comunitario non prevede espressamente l’armonizzazione dei diritti penali e processual-

penali anche se nella salvaguardia degli interessi comunitari, cerca di limitare le differenze o le

distorsioni tra i vari stati. Per gli stati ne deriva un obbligo di prevedere nei loro ordinamenti ipotesi

uniformi o almeno equivalenti di reato. Sotto il profilo processuale, sono state stipulate tra gli stati

membri apposite convenzioni di cooperazione giudiziaria, estradizione, lotta alla criminalità…

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Bonetti Daniele 11

I principi internazionali

Art. 10 Cost. – “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale

generalmente riconosciute”

I principi cardine del diritto internazionale in materia processual-penale derivano da:

- Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo

- Patto internazionale dei diritti civili e politici

- Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo

I principi internazionali prevalgono sulle disposizioni codicistiche e ne configurano ove ci sia

contrasto illegittimità costituzionale a norma dell’art. 10. Va detto che gran parte dei principi

internazionali sono già previsti dalla nostra costituzione.

I principi di diritto internazionale sono:

- Presunzione di innocenza

- Diritto ad un processo pubblico dibattimentale

- Diritto ad un processo in tempi ragionevoli

- Dritto dell’imputato all’interprete

- Diritto alla contestazione e dunque alla immediata e piena conoscenza dell’imputazione

- Diritto al giusto processo

- Diritto ad essere giudicato da un tribunale indipendente e imparziale

I principi comunitari

La comunità europea non ha ancora elaborato una normativa propria in materia processuale penale

anche se, in sede comunitaria, se ne sente il bisogno.

La normativa europea è comunque immediatamente applicabile nello stato italiano a norma dell’art.

11 Cost. e in questi casi il giudice agisce come giudice europeo avendo anche rivolgersi, per avere

corretta interpretazione del diritto, alla corte di giustizia comunitaria.

I principi comunitari sono:

- Parità di garanzie processuali tra cittadini nazionali e europei

- Diritto all’assistenza giudiziaria da parte delle autorità consolari del proprio stato

- Diritto di avvalersi del proprio difensore nazionale, in associazione con il difensore locale

- Diritto di ritornare nello stato nel quale si svolge il processo per presenziare e difendersi

- Divieto di forme rituali e di riti processuali discriminatori

- Divieto di espulsione in danno di imputati infra-comunitari, se non per gravi motivi di

ordine pubblico

- Obbligo dello stato di adottare forme processuali idonee a reprimere i reati penali comunitari

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Bonetti Daniele 12

Il giusto processo

The due process of law

Nei sistemi di Common law il giusto processo è quello che garantisce la salvaguardia dei diritti

delle parti private ed implica il regolare corso dell’amministrazione della giustizia.

Il giusto processo viene anche presso come strumento di valutazione della normativa sostanziale e

processuale. La legge ed le sentenze che comprimono i diritti dei cittadini e che incidono sui diritti

di libertà e patrimoniali, non possono essere irrazionali, arbitrarie e discriminatorie.

Il giusto processo si sostanzia nel principio che un soggetto non può essere privato della vita, della

libertà o della proprietà se non in conformità delle regole e delle procedure previste dalla legge. Il

giusto processo a valenza:

- Sostanziale, la legislazione deve rispondere a esigenze pubbliche obbiettive e a criteri di

razionalità.

- Processuale, rispetto delle regole procedurali ed correttezza delle stesse.

In sostanza il due process of law mira a garantire all’inquisito la possibilità di fare una scelta

informata sull’alternativa fra l’accettazione o la contestazione dell’accusa, fra il dichiararsi

colpevole o innocente, cosi contribuendo ad assicurare la giustizia sostanziale.

Il giusto processo ex art. 111 Cost.

In Italia il giusto processo è stato inserito con legge costituzionale n.2 del 23/11/1999, entrata in

vigore con l’integrazione dell’art. 111 Cost. nel 2000.

I principi del nuovo art. 111 sono:

- Riserva assoluta di legge per la materia processuale

- Terzietà ed imparzialità del giudice

- Formazione della prova nel contraddittorio delle parti

- Ammissibilità alla deroga della dialettica tra le parti nei casi di consenso dell’imputato,

oggettiva impossibilità di dialettica nella formazione della prova o provata condotta illecita

- Ammissibilità di riti speciali

- Parità tra le parti

- Ragionevole durata del processo

- Diritto ad una tempestiva notifica dei motivi e della natura dell’accusa

- Concreta possibilità di difendersi, sia in termini spaziali che temporali

- Diritto alla confutazione dell’accusa mediante interrogatorio innanzi al giudice

- Diritto alla produzione di prove a discarico

- Limiti al regime dei pentiti

- Diritto all’interprete

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Gli altri principi costituzionali

I principi costituzionali riguardano il profilo generale del processo accusatorio e profili specifici,

che possiamo esaminare in riferimento al soggetto processuale maggiormente interessato.

Principi a tutela dell’imputato

Art. 61 c.p.p. - Estensione dei diritti e delle garanzie dell'imputato - I diritti e le garanzie

dell'imputato si estendono alla persona sottoposta alle indagini preliminari.

Alla stessa persona si estende ogni altra disposizione relativa all'imputato, salvo che sia

diversamente stabilito.

- Inviolabilità del diritto di difesa (Art. 24 Cost.)

- Uguaglianza dei cittadini innanzi alla legge (Art. 3 Cost.)

- Inviolabilità del domicilio, tranne nei casi previsti dalla legge (Art. 14 Cost.)

- Impugnabilità per cassazione di tutte le sentenze e se in materia di libertà di ogni

provvedimento (Art. 111 c. 7 Cost.)

- Non estradabilità del cittadino o dello straniero per reati politici (Artt. 10 e 26 Cost.)

- Presunzione di non colpevolezza (Art. 27 Cost.)

- Limiti alla custodia cautelare (Art. 13 c. 3 Cost.)

- Limiti alle ispezioni e perquisizioni personali (Art. 13 c. 2 Cost.)

Principi relativi al P.M.

- Obbligatorietà dell’azione penale (Art. 107 e 109 Cost.)

- Diretta disponibilità della P.G. (Art. 109 Cost.)

- Autonomia interna e indipendenza esterna del P.M. (Art. 104 c. 1 Cost.)

Principi relativi al giudice

- Naturalità e precostituzione del giudice. Nessuno può essere distolto dal giudice naturale

precostituito per legge (Art. 25 Cost.)

- Divieto di istituire giudici straordinari o speciali (Art. 102 Cost.)

- Soggezione esclusiva della legge (Art. 101 c. 2 Cost.)

- Autonomia della magistratura, nell’ambito interno della strutturazione giudiziaria (Art. 104

Cost.)

- Indipendenza della magistratura dagli altri organi dello stato (Art. 104 Cost.)

- Giurisdizionalità della materia de libertate. Spetta alla A.G. provvedere sullo status

libertatis, che può essere limitato solo con atto motivato e nei soli casi previsti dalla legge.

Tuttavia in casi di urgenza l’autorità pubblica può provvedere alle limitazioni, che devono

essere comunicate entro 48 ore alla A.G., che se non li convalida si intendono privi di effetti.

(Art. 13 Cost.)

- Obbligo di motivazione di tutti i provvedimenti giurisdizionali (Art. 111 Cost.)

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Bonetti Daniele 14

I principi codicistici

I principi codicistici pro imputato

Oltre a recepire i principi internazionali e costituzionali, il codice prevede:

- Favor rei  Il modello Italiano prevede fattispecie processuali dove a volte prevale

l’accusa, a volte la difesa e in alcuni casi si equivalgono.

Se prevale l’accusa, vuole dire che gli interessi di questa ultima sono di

portata pubblica e generale tali da avere preminenza su quelli della difesa.

Se prevale la difesa, vuol dire l’esatto contrario.

Mentre se si equivalgono subentra il favor rei, in forza del quale, tra più

opzioni ugualmente possibili, va prescelta quella più favorevole all’imputato.

Ad es.: Preferenza per l’innocenza, prevalenza della situazione più

favorevole, esecuzione della condanna più lieve in ipotesi di pluralità di

condanne per lo stesso fatto…

- Favor libertatis

 Il principio del favor rei, quando applicato alla specifica materia della libertà

personale, diventa favor libertatis.

Ad es.: L’esclusiva del giudice al giudice di decidere in materie di libertà, la

soppressione nel codice di ipotesi di cattura obbligatori, la configurazione

della custodia cautelare in carcere come estrema ratio…

- Garanzia della contestazione dell’imputazione

 L’imputato ha diritto a non essere condannato per un fatto nuovo o diverso da

quello dell’oggetto della contestazione, deve sussistere corrispondenza tra

litis contestatio e fatto ritenuto in sentenza, a pena della nullità di questa.

I principi codicistici relativi al P.M.

- Titolarità esclusiva dell’azione penale

 La costituzione attribuisce al P.M. la titolarità della azione penale, ma non

l’esclusiva. A questo ci pensa il codice:

Art. 50 c.p.p. - Azione penale - Il pubblico ministero esercita l'azione penale

quando non sussistono i presupposti per la richiesta di archiviazione.

Quando non è necessaria la querela, la richiesta, l'istanza o l'autorizzazione a

procedere, l'azione penale è esercitata di ufficio.

L'esercizio dell'azione penale può essere sospeso o interrotto soltanto nei casi

espressamente previsti dalla legge.

L’esclusività non comporta però l’insidacabilità, infatti ove il G.I.P. non si

d’accordo con l’archiviazione:

Art. 409 c. 5 c.p.p. - Provvedimenti del giudice sulla richiesta di archiviazione

- Fuori del caso previsto dal comma 4, il giudice, quando non accoglie la

richiesta di archiviazione, dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il

pubblico ministero formuli l'imputazione. Entro due giorni dalla formulazione

dell'imputazione, il giudice fissa con decreto l'udienza preliminare. Si

osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 418 e 419.

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Bonetti Daniele 15

- Onere delle prova di reità

 Spetta all’ufficio dell’accusa prova la colpevolezza, dato che fino a prova

contraria e presunta l’innocenza. Al P.M. spetta, in quanto organo di

giustizia, anche addurre prove a favore dell’imputato. Al giudice spettano

poteri suppletivi e integrativi in materia probatoria, nell’interesse della

giustizia.

I principi codicistici comuni alle parti

- Parità dialettica tra accusa e difesa

 La parità e per altro imperfetta. Nella fase delle indagini preliminari non

esiste, in quanto il P.M. può disporre di poteri speciali (Ispezioni,

sequestro…) e può adoperare una struttura operativa (P.G.) che la difesa non

ha. Negli ultimi anni sono comunque stati garantiti dei nuovi poteri e diritti

alla difesa come: La possibilità di svolgere indagini difensive e

l’impossibilità per il P.M. di toccare la sfera della libertà dell’imputato.

Nella fase di giudizio preliminare o di quello ordinario o speciale, sussiste

piena parità, almeno giuridica.

- Poteri dispositivi

 Il procedimento penale è solo parzialmente un processo a parti contrapposte,

giacchè la sua funzione fondamentale è quella dell’accertamento della verità

processuale e possibilmente della realtà. La Corte Costituzionale è orientata

in senso restrittivo in ordine ai poteri dispositivi delle parti.

Rientra nel potere delle parti la ricerca e la produzione in giudizio delle fonti

di prova, salvi i poteri correttivi del giudice.

La disponibilità del modus procedendi è invece in varia misura rimessa alla

volontà di una delle parti o di entrambe, ferma restando la verifica di

legittimità del giudice.

La disponibilità della res judicanda sostanziale le parti hanno potere limitato.

Pertanto esse possono concordare l’applicazione della pena nel cd.

patteggiamento o l’accoglimento dei motivi di gravame.

- Lealtà processuale

 Il principio afferma che le parti e il giudice devono sempre comportarsi in

modo leale, corretto e probo.

Per il difensore, il dovere di lealtà non si estende fino alla collaborazione con

il magistrato nella ricerca della verità processuale, se questa può ritorcersi a

danno del proprio cliente. Il difensore è difensore prima che collaboratore

della giustizia.

- Principio di collaborazione delle parti

 Sentenza Corte di Cassazione 1021/2002 – “Oggi il processo vive

prevalentemente delle iniziative, non solo istruttorie, delle parti anche

private, che hanno il potere di contribuire autonomamente a determinare i

tempi, le modalità e contenuti dell’attività processuale… …Per questo

motivo debbono assumersi conseguentemente gli oneri connessi all’esercizio

dei loro poteri…”. La condivisione con il giudice della responsabilità, trova

espressione in una pluralità di norme: Art. 391 c.p.p. – Se l’imputato non è

stato reperito si può celebrare l’udienza di convalida.

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Bonetti Daniele 16

I principi codicistici relativi al giudice

Il giudice è il primo garante della legalità e della correttezza del procedimento.

- Limitati poteri probatori

 Il giudice possiede poteri integrativi e suppletivi nella ricerca e acquisizioni

di prove nell’interesse della verità materiale. Ad es.: il G.I.P. che dissente con

il P.M. sull’archiviazione può indicare a quest’ultimo che tipo di indagini

fare ancora.

Infine in fase istruttoria e dibattimentale, il giudice ha, in primo luogo, poteri

sollecitatori dell’iniziativa probatoria delle parti, mediante la indicazione alle

stessi di temi di prova nuovi o più ampi, utili per la completezza dell’esame

delle parti stesse o dei testimoni (Art. 506 c. 1 c.p.p.)

In secondo luogo ha poteri integrativi e suppletivi, potendo disporre di ufficio

l’assunzione di nuovi mezzi di prova (Art. 507 c.p.p.)

- Poteri discrezionali

 La cd. discrezionalità del giudice significa che egli ha poteri valutativi e

decisionali, le cui risultanze non sono mai meccanicamente predeterminabili.

Poiché la legge è composta da norme generali e astratte, spetta la giudice

interpretarle e adattarle al caso concreto.

La discrezionalità in materia probatoria si traduce nel principio della libera

valutazione delle prove, ma non include la libertà dalle prove. Non esiste

nessuna gerarchia tra le prove.

- L’obbligo della motivazione dei provvedimenti

 Libera è la valutazione delle prove, ma il convincimento che il giudice ne trae

deve essere adeguatamente e correttamente motivato e giustificato.

Art.125 c.3 c.p.p. - Forme dei provvedimenti del giudice - Le sentenze e le

ordinanze sono motivate, a pena di nullità. I decreti sono motivati, a pena di

nullità, nei casi in cui la motivazione è espressamente prescritta dalla legge.

La motivazione consente in qualsiasi momento la valutazione dei processi

logico giuridici usati dal giudice e rende possibile la critica del

provvedimento.

- Centralità del giudizio

 Nel processo accusatorio è riconosciuto un ruolo centrale al giudizio, specie

nel processo dibattimentale. Il codice considera il dibattimento come luogo e

momento della formazione della prova, giacchè garantisce meglio il

contraddittorio e quindi mezzo più idoneo per l’accertamento della verità.

- Immutabilità del giudice

 Dopo l’apertura della fase di giudizio, la persona fisica del giudice non può

mutare. Se il giudice muta, la fase processuale deve essere rinnovata davanti

ad un altro giudice-persona.

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Bonetti Daniele 17

I principi codicistici relativi al dibattimento

- Tendenziale concentrazione ed immediatezza.

 Si ha dibattimento nei giudizi con rito ordinario, direttissimo e immediato.

La concentrazione del dibattimento significa che in una sola udienza

processuale dovrebbe essere sufficiente a definire il giudizio, senza rinvio

ulteriore ad altra data.

L’immediatezza riguarda la deliberazione della sentenza e la redazione della

sua motivazione. La decisione deve essere presa immediatamente dopo la fine

delle relative discussioni di parti. La motivazione dovrebbe essere redatta

contestualmente alla decisione, anche se risulta in alcuni casi difficile. E’

comunque legittimo il differimento della stesura della motivazione per ragioni

di complessità o difficoltà.

- Pubblicità del dibattimento

 La pubblicità del dibattimento è la regola. Ha la funzione di garantire il

controllo della collettività sull’operato della giustizia. L’obbligo di pubblicità

e prescritto per i procedimenti dibattimentali a pena di nullità.

Le indagini preliminari non sono mai pubbliche.

La ragionevole durata del processo

Art. 6 legge 848/1955 che ha ratificato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà

fondamentali – “Ogni persona ha diritto ad un’equa e pubblica udienza entro un termine

ragionevole, davanti ad un tribunale indipendente e imparziale e costituito per legge, che decide sia

in ordine alla controversia sui diritti e obblighi di natura civile, sia sul fondamento di ogni accusa in

materia penale derivata contro di lei.”

La legge 89/2001 è andata oltre prevedendo un’equa riparazione per mancaza del rispetto dei

ragionevoli termini.

Nell’accertare la violazione il giudice deve tener presente la complessità del caso, il comportamento

delle parti.

Il danno è elargito in conformità dell’ art. 2056 c.c.

La domanda di equa riparazione deve essere presentata contro il ministero di grazia e giustizia

innanzi alla corte di appello del distretto ove è sito il giudice competente. La domanda deve essere

presentata entro 6 mesi dalla avvenuta decisione o nel corso del processo.

Stadi del processo

Differenze terminologiche

Nel nostro sistema di diritto processuale penale esiste una netta separazione tra la fase investigativa

(Indagini preliminari), finalizzata all’accertamento della notizia criminis ed all’eventuale

promozione dell’azione penale, e la fase del processo, di natura giurisdizionale, finalizzata alla

pronuncia di merito dell’imputazione e, quindi, deputata alla raccolta ed alla formazione della

prova.

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Bonetti Daniele 18

Conseguentemente a tale diversità è differente la capacità probatoria degli atti compiuti nell’una o

nell’altra fase e, quindi, il differente regime di utilizzabilità probatoria, che è infatti attenuata per gli

atti della fase investigativa

Le regole procedurali devono dunque cambiare da una fase all’altra, inoltre le regole cambiano a

seconda che esse abbiano ad oggetto l’azione penale principale o le cc. dd. Azioni penali

complementari o le fasi accidentali.

Il concetto di procedimento

L’ampio significato della parola procedimento si riscontra nel codice che lo utilizza in riferimento

ad entrambe le fasi.

Fasi del procedimento

- Fase pre-processuale (Indagini preliminari) anche detta procedimentale

 Rappresentata dagli atti investigativi posti in essere dal P.M. e dalla P.G.. La

fase investigativa non ha natura giurisdizionale, non perché manchi un

giudice (G.I.P.), ma perché esso non è chiamato a pronunciarsi

sull’innocenza o la colpevolezza.

Tale fase comprende anche il decreto di archiviazione, ma non quello di

imputazione. Infatti l’archiviazione, presuppone il mancato esercizio

dell’azione penale, e quindi l’assenza di richiesta di giudizio (Art. 405 c.p.p.).

Tale fase è anteriore sia all’esercizio dell’azione penale che all’eventuale

investitura del giudice di merito della res judicanda.

- Fase giurisdizionale (Processo)

 Si apre con un atto formale di imputazione, la cui redazione rappresenta il

momento iniziale dell’azione penale e termina con una sentenza irrevocabile.

Qui il processo pende dinnanzi ad un giudice chiamato a decidere, in via

preliminare o nel merito, sulla litis contestatio.

Significati del termine procedimento

- Procedimento come modus procedendi

 Indica il modello astratto o tipo di procedura da rispettare, ossia le regoleda

seguire. In tal senso si parla di procedimento sia in riferimento alle azioni

penali principali che accessorie.

- Procedimento come attività storica

 Indica l’insieme di attività o degli atti, concretamente e storicamente

compiuti, tra loro funzionalmente collegati ai fini dell’accertamento di una

specifica notizia criminis e del conseguente giudizio.

Il concetto di processo

Il processo è compreso e racchiuso nel procedimento, ne costituisce una parte solo eventuale. Esso

può definirsi coma lo stadio giurisdizionale del procedimento.

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Bonetti Daniele 19

Il termine iniziale corrisponde al momento in cui, concluse le indagini preliminari, un soggetto

acquisisce la qualità di imputato ed è tratto dinnanzi ad un giudice per il giudizio, eventualmente

anche preliminare.

Il termine finale del processo coincide con il momento in cui è esaurita la pretesa punitiva azionata

dal P.M. e dunque è pronunciata una sentenza irrevocabile o inoppugnabile.

Il rapporto processuale si svolge innanzi ad un giudice, ma questi è giudice del rapporto e non parte

di esso, è arbitro della lite e non contendente, è super partes.

La chiamata del giudice ad esercitare i poteri decisionali nel merito di una formale imputazione

danno natura giurisdizionale al rapporto processuale.

Fasi e gradi del procedimento

Il concetto di grado presuppone lo stadio del processo. I gradi del procedimento sono gli stadi del

processo indicanti la successione dei giudizi in ordine alla res judicanda. Il numero dei gradi varia a

seconda del tipo di giudizio:

- Giudizio di cognizione (relativo all’accertamento della pretesa punitiva):

 Giudizio di primo grado

 Giudizio di appello, può mancare a fronte di sentenza inappellabili.

 Giudizio di cassazione, sempre esperibile a norma dell’art. 111 Cost. Assume

valenza di 3° grado se c’è stato appello.

- Procedimento di esecuzione penale (mirante all’esecuzione della pretesa punitiva):

 Primo Grado innanzi al c.d. giudice di esecuzione

 Procedimento di cassazione, in seguito a ricorso sulla decisione del predetto.

Le fasi del procedimento sono quegli stadi interni a ciascun grado di giustizia. Essi denotano i vari

stati del procedimento.

La distinzione di fasi è ricca nel procedimento di primo grado:

- Indagini preliminari

- Udienza preliminare, relativa alla formale incriminazione della persona già sottoposta ad

indagini.

- Giudizio speciale pre-dibattimentale, o in alternativa,

- Giudizio dibattimentale.

Nei giudizi di appello o cassazione esiste solo la fase dibattimentale.

Le varianti procedimentali

Pluralità dei tipi procedimentali

Il procedimento può svolgersi in udienza pubblica o in camera di consiglio.

La normativa conosce vari tipi di procedimento, i più importanti sono quelli relativi ai vari modelli

di giudizio, ordinari o speciali. Inoltre esistono procedure particolari per le fasi incidentali.

Vi sono ancora il procedimento di sorveglianza o di esecuzione.

Il codice ha però previsto una procedura camerale di tipo generale da utilizzare ove non sia

diversamente previsto.

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Bonetti Daniele 20

Il procedimento camerale tipo

Art. 127 - Procedimento in camera di consiglio - Quando si deve procedere in camera di consiglio,

il giudice o il presidente del collegio fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso alle parti, alle altre

persone interessate e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato almeno dieci giorni prima

della data predetta. Se l'imputato è privo di difensore, l'avviso è dato a quello di ufficio.

Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere presentate memorie in cancelleria.

Il pubblico ministero, gli altri destinatari dell'avviso nonchè i difensori sono sentiti se compaiono.

L'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato o del condannato che ha

chiesto di essere sentito personalmente e che non sia detenuto o internato in luogo diverso da quello

in cui ha sede il giudice.

Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4 sono previste a pena di nullità.

L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico.

Il giudice provvede con ordinanza comunicata o notificata senza ritardo ai soggetti indicati nel

comma 1, che possono proporre ricorso per cassazione.

Il giudice emette sentenza se la decisione definisce il giudizio sulla colpevolezza.

Procedimento de plano

Le semplificazioni procedurali

La c.d. procedura de plano si caratterizza per la sua massima semplificazione e snellezza. Il giudice

decide di ufficio senza che vi siano preventive richieste dalle parti e senza che le stesse diano vita al

contraddittorio. Tale modus è compatibile solo con quei procedimenti che presuppongo l’assenza di

interessi o di parti in concreta contrapposizione. Tale procedura è quindi incompatibile con i giudizi

dove bisogna accertare la colpevolezza dell’imputato.

Il proscioglimento immediato

Unico caso di procedura de plano seguita per definire un giudizio con sentenza.

Art. 129 - Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità - In ogni

stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste o che l'imputato non

lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero

che il reato è estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con

sentenza.

Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta evidente che il fatto non

sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato, o non è previsto

dalla legge come reato, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con

la formula prescritta.

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Bonetti Daniele 21

Atti e loro patologie

Gli atti del procedimento

Forma e contenuto dell’atto

Vi è distinzione tra atti della fase pre-processuale e quelli della fase processuale. La valenza

probatoria è piena solo per gli atti compiuti innanzi al giudice incaricato del giudizio di merito della

res judicanda.

Il soggetto che pone in essere l’attività di riproduzione o documentazione del fatto è l’autore

dell’atto, in quanto a lui risale la paternità dell’attività documentatrice avente finalità processuali.

Egli pone in essere una condotta cosciente e volontaria, diretta ad incorporare in un documento la

rappresentazione del fatto esterno da lui percepita o a lui riferita.

L’attività documentatrice a dunque una caratteristica ben precisa, la volontarietà. Questa

caratteristica differenzia l’atto dal mero fatto giuridico.

L’attività documentatrice a seconda del soggetto, può produrre atti pubblici o atti privati. La non

veridicità del documento costituisce falsità ideologica, mentre la violazione e contraffazione del

documento costituisce falsità materiale.

- Atto contenuto

 E’ il contenuto della documentazione. E’ il fatto esterno, l’evento, il fatto o la

condotta posta in essere dall’interessato, dai terzi o anche dallo stesso

pubblico ufficiale verbalizzante, che nell’atto la riproduce.

- Atto forma  Il fatto esterno penetra nel procedimento penale ed arriva al giudice e ai

soggetti processuali attraverso lo strumento fisico in cui esso è riferito o

riprodotto. Sotto tale profilo, l’atto è il mezzo fisico, che incorpora e

materializza una attività. L’eventuale alterazione o contraffazione dell’atto

forma costituisce falsità materiale.

Il codice distingue tra atto e documento. L’ atto viene in vita quando finalizzato al procedimento, il

documento è, invece, l’ atto, che è posto in essere per finalità extra processuali.

Aspetti formali

La forma dell’atto processuale è il suo modo di apparire nella realtà esterna. Essa costituisce il

mezzo attraverso cui l’atto penetra nel procedimento.

I principi inerenti alla forma sono:

- Tendenziale libertà delle forme. Tale principio è espressione della massima semplificazione

del procedimento. La libertà delle forme è però limitata agli atti cd. ordinari o secondari,

giacchè il codice prescrive forma obbligate per gli atti a rilevanza probatoria o

processualmente rilevanti.

- Forma orale . Talvolta consentita dal legislatore ritenendo che la solo utilizzazione di atti

scritti precostituiti indebolisca il contraddittorio tra le parti.

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Bonetti Daniele 22

- Forma scritta

. Alla forma libera e a quella orale a volte si contrappongono delle necessità di

conservazione e rappresentazione dell’attività compita. Ed allora si pone in essere uno

scritto eventualmente in aggiunta ad altro metodo di documentazione. In ogni caso l’atto

orale è trasfuso in altre forme (scritte, sonore, audiovisive…)

- Lingua italiana . Art. 109 - Lingua degli atti -Gli atti del procedimento penale sono compiuti

in lingua italiana.

Davanti all'autorità giudiziaria avente competenza di primo grado o di appello (Non vale per

la cassazione) su un territorio dove è insediata una minoranza linguistica riconosciuta, il

cittadino italiano che appartiene a questa minoranza è, a sua richiesta, interrogato o

esaminato nella madre lingua e il relativo verbale è redatto anche in tale lingua. Nella stessa

lingua sono tradotti gli atti del procedimento a lui indirizzati successivamente alla sua

richiesta. Restano salvi gli altri diritti stabiliti da leggi speciali e da convenzioni

internazionali.

Le disposizioni di questo articolo si osservano a pena di nullità.

Lo straniero interloquisce nella sua lingua, salvo che non dimostri di comprendere l’italiano.

- Forma integrale o riassuntiva . La documentazione delle attività compiute può avvenire per

riassunto ovvero in forma integrale. In entrambi i casi, tali atti debbono indicare la loro data

di formazione, i soggetti presenti e le attività compiute e sono sottoscritti dagli intervenuti.

La scelta codicistica in ordine alla completezza o no degli atti è in relazione alla maggiore o

minore valenza probatoria.

Tipologia degli atti

- Atti originali e derivati

 Diverso dall’atto originale sono i suoi derivati, e cioè la copia, l’estratto e il

certificato.

La copia è riproduzione o duplicazione integrale dell’atto originale.

L’estratto è una sua riproduzione parziale.

Il certificato è l’attestazione di un fatto desunto dal contenuto di un altro atto

e dunque è qualificato come derivato.

- Notificazioni e comunicazioni

 Sono finalizzate a rendere noto al destinatario l’atto e, quindi, a fornigli

legale conoscenza di esso. Per gli atti definiti recettizi la produzione di effetti

è condizionata all’effettiva conoscenza.

- Atti inutilizzabili

 L’invalidità di un atto consegue come sanzione procedurale in caso di

violazione di regole. La nullità o inammissibilità può anche propagarsi ad atti

successivi e dipendenti.

- Atti segreti  Va intesa come la impossibilità di conoscenza degli atti da soggetti diversi da

chi li ha emessi o dalla cerchia di soggetti legittimati a conoscerli.

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Bonetti Daniele 23

Atti segreti

Le limitazioni di conoscenza riguardano principalmente le attività pre-processuali essendo il

processo, per sua definizione, pubblico.

Le esigenze di segretezza mirano a tutelare una serie di valori tra cui: l’attività investigativa, dignità

dell’indagato, la terzietà del giudice…

La segretezza cozza però con interessi generali come: la libertà di stampa.

Portatore di interessi particolari ad avere conoscenza degli atti è l’indagato, questo per potere

adempiere al meglio alla sua difesa.

Il punto di equilibrio tra segretezza e pubblicità è dettato dalla limitazione quantitativa e temporale

della segretezza e dalla non opponibilità all’inquisito della segretezza di taluni atti (cd. atti

garantiti).

In riferimento al livello di segretezza – conoscibilità si hanno:

- Atti assolutamente segreti

 Sono ignoti a tutti, tranne che ai pubblici ufficiali che li compiono. Sono per

loro natura atti pubblici.

Atti di questo tipo sono gli atti investigativi di cui il difensore non possa

prendere atto. Gli atti non garantiti sono coperti da segreto investigativo fino

alla chiusura delle indagini preliminari.

- Atti relativamente segreti

 Sono gli atti conoscibili dall’indagato (Atti garantiti).

- Atti non più segreti

 Sono atti di cui tutti possono prendere visione.

- Atti segretati o desegretati

 In ragione di talune ipotesi alcuni atti possono ampliare o restringere la loro

segretezza.

Atti pubblicabili

Se un atto è conoscibile al pubblico è anche pubblicabile dai mass media. Il fatto che un atto sia

pubblico (cioè compiuto da pubblico ufficiale) non vuole dire che sia pubblicabile.

Dunque:

- Divieto assolto di pubblicazione per gli atti segreti. Vietata sia la pubblicazione letterale che

la pubblicazione del contenuto da esso desumibile.

- Divieto relativo di pubblicazione per gli atti relativamente segreti. Vietata la pubblicazione

letterale, ma non il contenuto.

- Nessun divieto per gli atti non segreti

Tuttavia anche quando non c’è segretezza un atto non è pubblicabile se lede l’altrui dignità, a meno

che non subentri il cosiddetto diritto di cronaca.

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Bonetti Daniele 24

Particolari tutele sono entrate in vigore in tema di pubblicazione delle generalità e dell’immagine

delle persone private della libertà personale e soprattutto dell’immagine e delle generalità dei

minori, coinvolti, a vario titolo, nelle vicende processuali.

Le notificazioni

Carattere strumentale

L’attività di notificazione integra un atto strumentale, essa è strumentale rispetto agli altri atti che ne

sono l’oggetto.

La notificazione consiste nell’atto del notum facere, nell’attività diretta a far conoscere

all’interessato un atto processuale.

Nella notificazione si possono distinguere:

- L’atto processuale preposto.

- L’atto di notifica.

I soggetti del procedimento

- Richiedente la notificazione

 Soggetto attivo che attiva la procedura. E’ spesso lo stesso autore dell’atto.

Vi è piena liberta di forma per la richiesta di notifica.

Soggetti legittimati a richiedere notifiche sono tutte le persone fisiche e

giuridiche che abbiano interessi sostanziali da far valere nel procedimento e

cioè tutti i soggetti processuali.

- Destinatario

 Soggetto passivo a cui è destinato l’atto. Può anche essere una persona non

portatore di interessi all’interno del procedimento. Può essere sia persona

fisica che giuridica.

- Consegnatario

 Il soggetto in cui l’atto è effettivamente consegnato, può anche essere

persona fisica diversa dal destinatario, ma a questa collegata da particolare

rapporto. Può coincidere con il destinatario.

- Organo notificatore

 E’ il soggetto strumentale rispetto al soggetto richiedente che di esso si

avvale. E’ colui che consegna l’atto, ma non si occupa della parte

preparatoria della notifica.

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Bonetti Daniele 25

Gli organi notificatori tipici

Distinzione tra:

- Funzione di notifica.

 Attiene all’attività con la quale soggetti anche non giudiziari portano nella

sfera di conoscenza del destinatario un determinato atto.

- Organi notificatori

 Sono organi istituzionalmente preposti, in via permanente e continuativa,

all’attività di notifica: Gli ufficiali giudiziari e la polizia giudiziaria. Per

costoro il modus procedendi è dettato dal codice.

Per i provvedimenti del giudice, l’organo notificatore è l’ufficiale giudiziario o in supplenza di

quest’ultimo la polizia giudiziaria.

Per gli atti del P.M., gli organi notificatori sono entrambi, ma dopo l’inizio del processo la P.G.

diventa suppletiva.

Per gli atti dei soggetti privati, non potendo usufruire della P.G., l’unico organo è l’ufficiale

giudiziario, ma essi possono anche in alcuni casi ricorrere alla auto-notifica o al servizio postale.

L’auto-notifica del soggetti atipici

Soggetti atipici sono tutti i soggetti che anche non avendo funzione di notifica, realizzano

quest’ultima in maniera episodica e saltuaria.

Trattasi di auto-notifica in quanto i soggetti atipici provvedono alla notifica di atti di proprio

interesse. In particolare sono:

- I magistrati

 Gli avvisi dati oralmente agli interessati in loro presenza, equivalgono a

notifica. Anche la lettura dl provvedimento, in presenza degli interessati e del

magistrato, equivale a notifica.

- I cancellieri

 Possono provvedere personalmente alla consegna dell’atto o a dare

l’informativa. L’importante è che ne facciano annotazione sul documento

originale che rimane in ufficio.

- I difensori  Le notifiche nell’interesse delle parti private può anche essere effettuato

tramite servizio di posta o consegna diretta da parte dello stesso difensore,

che però dovrà procurarsi prova dell’avvenuta consegna.

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Bonetti Daniele 26

Forma particolari

La forma tipica di notifica consiste nella consegna della copia integrale dell’atto all’interessato.

L’atto ha in genere forma scritta ed è in originale o in copia munita di attestazione di sua conformità

all’originale.

Se trattasi di comunicazione orale, viene redatto apposito verbale, un esemplare del quale viene

consegnato al destinatario. Se la consegna riguarda un atto-documento sull’originale e sulla copia

viene scritta la cosiddetta relazione di notifica.

L’originale dell’atto è poi restituito dall’organo notificatore al richiedente.

Sono forme particolari di notifica:

- Gli avvisi orali e la lettura di provvedimenti fatta dai magistrati

.

- Notificazione mediante mezzi tecnici di trasmissione a distanza , che non garantendo

certezza sull’autenticità dell’atto e sull’identità del mittente, devono essere espressamente

previsti dal giudice o P.M.

- Notificazioni mediante telefono o telegrafo . Il fonogramma vale come notifica se è ricevuto

dall’interessato o da persona che con lui conviva anche temporaneamente e se è

immediatamente confermato mediante telegramma (pena nullità della notifica). La

procedura fonogramma-telegramma deve essere autorizzata per motivi d’urgenza dal

giudice. E’ sempre preclusa nei confronti dell’imputato.

- Annotazione per presa visione ovvero per presa visione e ricezione di copia

. Trattasi di

dichiarazione apposta dall’interessato sull’atto da notificare.

- Pubblici annunzi . Procedimento di notifica collettiva. Pubblicità tramite mezzi di

divulgazione di massa. Non esperibile nei confronti degli imputati.

La notifica per ufficiale giudiziario

L’ufficiale giudiziario è un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. In materia penale,

tali funzioni, sono esecutive dei provvedimenti dei magistrati e del loro personale di cancelleria e

segreteria. Può anche notificare per privati.

Non appena riceve l’atto, ne annota gli estremi in un registro, valutandone la conformità formale.

Ne predispone personalmente le copie, a meno che non sia previsto diversamente dalla legge.

La relata notifica consiste in un atto pubblico, che fa prova, delle attività compiute dall’ufficiale

giudiziario e dei fatti avvenuti in presenza di esso e da lui percepiti de visu o de auditu, ma non

anche della veridicità delle affermazioni da altri a lui rese.

Nella relata il pubblico ufficiale indica:

- L’autorità richiedente

- Le ricerche del destinatario da lui effettuate

- Le generalità del destinatario o del consegnatario

- I rapporti tra destinatario e consegnatario

- Circostanze di tempo e luogo della consegna

La relata è consegnata sia al richiedente che la destinatario, ove non concordino prevale

quest’ultima.

L’ufficiale giudiziario può anche usufruire del servizio di posta.

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Bonetti Daniele 27

Notifiche ai magistrati

Le notifiche a quest’ultimi sono effettuati con consegna nelle mani del rispettivo funzionario di

cancelleria o segreteria.

Gli organi notificatori possono essere L’ufficiale giudiziario o i privati o i loro difensori. Questi

ultimi possono anche avvalersi della raccomandata R/R.

Nei rapporti interni tra P.M. e giudice la notificazione è sostituita con la comunicazione dell’atto,

trasferito da ufficio ad ufficio con raccomandata R/R o con consegna diretta a cura delle cancellerie.

Notifiche alle parti private

Persona offesa

Art. 154 c.p.p. - Notificazione alla persona offesa –

Salvo quanto previsto dagli articoli 161 e 162, la prima notificazione all'imputato non detenuto è

eseguita mediante consegna di copia alla persona. Se non è possibile consegnare personalmente la

copia, la notificazione è eseguita nella casa di abitazione o nel luogo in cui l'imputato esercita

abitualmente l'attività lavorativa, mediante consegna a una persona che conviva anche

temporaneamente o, in mancanza, al portiere o a chi ne fa le veci.

Qualora i luoghi indicati nel comma 1 non siano conosciuti, la notificazione è eseguita nel luogo

dove l'imputato ha temporanea dimora o recapito, mediante consegna a una delle predette persone.

Il portiere o chi ne fa le veci sottoscrive l'originale dell'atto notificato e l'ufficiale giudiziario dà

notizia al destinatario dell'avvenuta notificazione dell'atto a mezzo di lettera raccomandata con

avviso di ricevimento. Gli effetti della notificazione decorrono dal ricevimento della raccomandata.

La copia non può essere consegnata a persona minore degli anni quattordici o in stato di manifesta

incapacità di intendere o di volere.

L'autorità giudiziaria dispone la rinnovazione della notificazione quando la copia è stata consegnata

alla persona offesa dal reato e risulta o appare probabile che l'imputato non abbia avuto effettiva

conoscenza dell'atto notificato.

La consegna alla persona convivente, al portiere o a chi ne fa le veci è effettuata in plico chiuso e la

relazione di notificazione è scritta all'esterno del plico stesso.

Se le persone indicate nel comma 1 mancano o non sono idonee o si rifiutano di ricevere la copia, si

procede nuovamente alla ricerca dell'imputato, tornando nei luoghi indicati nei commi 1 e 2.

Se neppure in tal modo è possibile eseguire la notificazione, l'atto è depositato nella casa del

comune dove l'imputato ha l'abitazione, o, in mancanza di questa, del comune dove egli esercita

abitualmente la sua attività lavorativa. Avviso del deposito stesso è affisso alla porta della casa di

abitazione dell'imputato ovvero alla porta del luogo dove egli abitualmente esercita la sua attività

lavorativa. L'ufficiale giudiziario dà inoltre comunicazione all'imputato dell'avvenuto deposito a

mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Gli effetti della notificazione decorrono

dal ricevimento della raccomandata.

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Bonetti Daniele 28

Parte civile, responsabile civile e civilmente obbligato per la pena pecuniaria

Art. 154 c.p.p. - Notificazioni alla persona offesa, alla parte civile, al responsabile civile e al

civilmente obbligato per la pena pecuniaria –

Le notificazioni alla parte civile, al responsabile civile e alla persona civilmente obbligata per la

pena pecuniaria costituiti in giudizio sono eseguite presso i difensori. Il responsabile civile e la

persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, se non sono costituiti, devono dichiarare o

eleggere il proprio domicilio nel luogo in cui si procede con atto ricevuto dalla cancelleria del

giudice competente. In mancanza di tale dichiarazione o elezione o se la stessa è insufficiente o

inidonea, le notificazioni sono eseguite mediante deposito nella cancelleria.

Notifiche all’imputato

Le formalità di notifica qui assumono valenza garantistica. La loro disciplina è unitaria sia per

l’imputato che per il indagato.

L’essenzialità del ruolo dell’imputato nel processo e il principio di una giusta difesa giustificano le

idonee modalità di notifica, atte a garantire l’effettiva conoscenza degli atti.

L’imputato a l’onere di eleggere domicilio. Per l’imputato è sempre valida la notifica in mani

proprie.

Imputato detenuto

L’atto è consegnato nel luogo di detenzione a mani proprie dell’imputato, o se ciò non è possibile, a

mezzo del direttore dell’istituto.

La sicura reperibilità nel luogo di detenzione rende inefficaci eventuali elezioni di domicilio esterno

e nulle le notifiche con il rito degli irreperibili.

Imputato libero

Art. 157 c.p.p. - Prima notificazione all'imputato non detenuto -

Salvo quanto previsto dagli articoli 161 e 162, la prima notificazione all'imputato non detenuto è

eseguita mediante consegna di copia alla persona. Se non è possibile consegnare personalmente la

copia, la notificazione è eseguita nella casa di abitazione o nel luogo in cui l'imputato esercita

abitualmente l'attività lavorativa, mediante consegna a una persona che conviva anche

temporaneamente o, in mancanza, al portiere o a chi ne fa le veci.

Qualora i luoghi indicati nel comma 1 non siano conosciuti, la notificazione è eseguita nel luogo

dove l'imputato ha temporanea dimora o recapito, mediante consegna a una delle predette persone.

Il portiere o chi ne fa le veci sottoscrive l'originale dell'atto notificato e l'ufficiale giudiziario dà

notizia al destinatario dell'avvenuta notificazione dell'atto a mezzo di lettera raccomandata con

avviso di ricevimento. Gli effetti della notificazione decorrono dal ricevimento della raccomandata.

La copia non può essere consegnata a persona minore degli anni quattordici o in stato di manifesta

incapacità di intendere o di volere.

L'autorità giudiziaria dispone la rinnovazione della notificazione quando la copia è stata consegnata

alla persona offesa dal reato e risulta o appare probabile che l'imputato non abbia avuto effettiva

conoscenza dell'atto notificato.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 29

La consegna alla persona convivente, al portiere o a chi ne fa le veci è effettuata in plico chiuso e la

relazione di notificazione è scritta all'esterno del plico stesso.

Se le persone indicate nel comma 1 mancano o non sono idonee o si rifiutano di ricevere la copia, si

procede nuovamente alla ricerca dell'imputato, tornando nei luoghi indicati nei commi 1 e 2.

Se neppure in tal modo è possibile eseguire la notificazione, l'atto è depositato nella casa del

comune dove l'imputato ha l'abitazione, o, in mancanza di questa, del comune dove egli esercita

abitualmente la sua attività lavorativa. Avviso del deposito stesso è affisso alla porta della casa di

abitazione dell'imputato ovvero alla porta del luogo dove egli abitualmente esercita la sua attività

lavorativa. L'ufficiale giudiziario dà inoltre comunicazione all'imputato dell'avvenuto deposito a

mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Gli effetti della notificazione decorrono

dal ricevimento della raccomandata.

Imputato in servizio militare

Art. 158 - Prima notificazione all'imputato in servizio militare -

La prima notificazione all'imputato militare in servizio attivo il cui stato risulti dagli atti è eseguita

nel luogo in cui egli risiede per ragioni di servizio, mediante consegna alla persona. Se la consegna

non è possibile, l'atto è notificato presso l'ufficio del comandante il quale informa immediatamente

l'interessato dell'avvenuta notificazione con il mezzo più celere.

Imputato irreperibile

Un imputato è considerato irreperibile se sussistono:

- Impossibilità di notifica presso le sue domiciliazioni, come da verbali di omessa notifica.

- Impossibilità di rintracciarlo nei luoghi del suo possibile radicamento, dopo ricerche

effettuate dalla P.G.

Art. 159 - Notificazioni all'imputato in caso di irreperibilità –

Se non è possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dall'articolo 157, l'autorità giudiziaria

dispone nuove ricerche dell'imputato, particolarmente nel luogo di nascita, dell'ultima residenza

anagrafica, dell'ultima dimora, in quello dove egli abitualmente esercita la sua attività lavorativa e

presso l'amministrazione carceraria centrale. Qualora le ricerche non diano esito positivo, l'autorità

giudiziaria emette decreto di irreperibilità con il quale, dopo aver designato un difensore

all'imputato che ne sia privo, ordina che la notificazione sia eseguita mediante consegna di copia al

difensore.

Le notificazioni in tal modo eseguite sono valide a ogni effetto. L'irreperibile è rappresentato dal

difensore.

Imputato con domicilio eletto o legale

L’imputato è chiamato a collaborare al processo con la sollecita elezione o dichiarazione di

domicilio.

La prima consiste nella designazione discrezionale di un luogo, effettuata dall’imputato ai fini della

notifica degli atti a lui destinati. La dichiarazione di domicilio di ha quando il luogo designato

corrisponde al proprio abituale domicilio.

La durata dell’elezione di domicilio è illimitata, salvo revoca.

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Bonetti Daniele 30

Art. 161 - Domicilio dichiarato, eletto o determinato per le notificazioni –

Il giudice, il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, nel primo atto compiuto con l'intervento

della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato non detenuto nè internato, lo invitano a

dichiarare uno dei luoghi indicati nell'articolo 157 comma 1 ovvero a eleggere domicilio per le

notificazioni, avvertendolo che, nella sua qualità di persona sottoposta alle indagini o di imputato,

ha l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio dichiarato o eletto e che in mancanza di

tale comunicazione o nel caso di rifiuto di dichiarare o eleggere domicilio, le notificazioni verranno

eseguite mediante consegna al difensore. Della dichiarazione o della elezione di domicilio, ovvero

del rifiuto di compierla, è fatta menzione nel verbale.

Se la notificazione nel domicilio determinato a norma del comma 2 diviene impossibile, le

notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore. Nello stesso modo si procede quando,

nei casi previsti dai commi 1 e 3, la dichiarazione e l'elezione di domicilio mancano o sono

insufficienti o inidonee. Tuttavia, quando risulta che, per caso fortuito o forza maggiore, l'imputato

non è stato nella condizione di comunicare il mutamento del luogo dichiarato o eletto, si applicano

le disposizioni degli articoli 157 e 159.

Imputato latitante o evaso

Valgono le regole dell’imputato irreperibile, cioè elezione domicilio presso il difensore.

Imputato interdetto o infermo

Notifica al curatore o tutore

Imputato all’estero

Art. 169 - Notificazioni all'imputato all'estero -

Se risulta dagli atti notizia precisa del luogo di residenza o di dimora all'estero della persona nei cui

confronti si deve procedere, il giudice o il pubblico ministero le invia raccomandata con avviso di

ricevimento, contenente l'indicazione della autorità che procede, il titolo del reato e la data e il

luogo in cui è stato commesso nonchè l'invito a dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello

Stato. Se nel termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata non viene effettuata la

dichiarazione o l'elezione di domicilio ovvero se la stessa è insufficiente o risulta inidonea, le

notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore.

Quando dagli atti risulta che la persona nei cui confronti si deve procedere risiede o dimora

all'estero, ma non si hanno notizie sufficienti per provvedere a norma del comma 1, il giudice o il

pubblico ministero, prima di pronunciare decreto di irreperibilità, dispone le ricerche anche fuori

del territorio dello Stato nei limiti consentiti dalle convenzioni internazionali.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 31

I vizi di nullità

L’inosservanza delle regole di notifica è considerata come lesiva del diritto di scienza e quindi

causa di nullità dell’attività notificatoria.

In ordine ai rapporti tra atto di notifica e atto notificato non vi è interdipendenza potendo essere

nullo uno, ma valido l’altro. Tuttavia la nullità della notifica provoca l’inefficacia dell’atto

(inefficacia riflessa).

La nullità della notifica e l’invalidità dell’atto notificato sono rilevabili nei casi più gravi, in

qualsiasi stato o grado del processo.

La notifica costituisce un atto strumentale, sicchè il regime dei vizi è quello dei rispettivi atti

notificati. Anche per le notifica valgono dunque la rilevanza d’ufficio, deducibilità dell’interessato e

la sanatoria.

La notifica nulla, ove sanata, deve essere rinnovata e il dipendente che la emessa, se pubblico, può

andare incontro a sanzioni disciplinari.

Le mere irritualità sono vizi di scarsa importanza che non producono nullità e sono irrilevanti ai fini

processuali.

Le ipotesi di nullità

Art. 177 – Principio di tassatività -

L'inosservanza delle disposizioni stabilite per gli atti del procedimento è causa di nullità soltanto nei

casi previsti dalla legge.

Esistono nullità:

- Speciali  Atto notificato in modo incompleto, salvo che la legge lo consenta.

 Incertezza assoluta dei soggetti, sia attivi che passivi.

 Incertezza assoluta sulla qualità o idoneità del soggetto notificatore o

mancanza della sua sottoscrizione sulla copia notificata.

 Violazioni delle disposizioni concernenti la persona a cui deve essere

consegnata la copia.

 Illegittimità della domiciliazione legale dell’imputato presso il difensore

 Omessa integrazione della procedura di notifica presso la casa comunale con

avviso sulla porta del destinatario

- Generale  È sempre prescritta a pena di nullità l'osservanza delle disposizioni

concernenti l'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione

penale e la sua partecipazione al procedimento e concernenti l'intervento,

l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato e delle altre parti private nonchè

la citazione in giudizio della persona offesa dal reato e del querelante.

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Bonetti Daniele 32

Sono insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del procedimento le nullità derivanti

dalla omessa citazione dell'imputato o dall'assenza del suo difensore nei casi in cui ne è obbligatoria

la presenza.

Le patologie processuali

Tipicità e patologia degli atti

L’atto conforme al suo schema tipico è, per definizione, necessariamente legittimo.

Le regole procedurali possono riguardare sia il singolo atto, sia la concretizzazione di una pluralità

di atti, quando questi costituiscono un procedimento.

Tipicità delle forme e degli atti

Gli atti possono essere:

- Tipici , cioè quelli per cui è prescritta una determinata forma e quindi quelli compiutamente

disciplinati

- Atipici , quelli non espressamente previsti dalla legge, ma ugualmente compatibili con le

funzioni del procedimento penale, e, quindi, a forma libera

Nella fase delle indagini preliminari domina la atipicità degli atti, anche se questa decade quando si

vanno ad intaccare diritti fondamentali dell’imputato o di terzi.

Nella fase del processo domina la tipicità degli atti, la libertà di forma in questa fase attiene

principalmente ad atti posti in essere da privati.

Patologia degli atti

La violazione delle regole formali può inficiare il singolo atto o il rapporto di concatenazione tra

una pluralità di atti.

La violazione procedurale consiste nell’inosservanza della regola rituale e la sanzione procedurale è

la conseguenza negativa, che vizia un singolo atto o una fase del procedimento principale o

accidentale.

Esistono anche regole formali che non prevedono sanzioni procedurali, ma solo sanzioni

extraprocessuali a carico dei pubblici ufficiali.

Tipologia delle patologie

Il codice non fornisce un inquadramento organico delle violazioni e sanzioni procedurali.

La distinzione tra i vari tipi di sanzioni corrisponde alla diversità ontologica dei valori protetti. Il

tipo e l’intensità della sanzione corrisponde alla diversa valenza del bene procedurale violato.

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Bonetti Daniele 33

In base al loro oggetto le violazioni procedurali possono raggrupparsi come segue:

- Vizio del singolo atto

 Nullità

 Inesistenza

 Irregolarità

- Vizio del procedimento

 Decadenza

 Preclusione

 Inammissibilità

 Inutilizzabilità

Le nullità

Natura

La nullità di un atto consiste nella sia invalidità, ossia nella sua incapacità a produrre i suoi tipici

effetti giuridici. La nullità costituisce la sanzione procedurale conseguente alla violazione di una

norma processuale e presuppone la difformità dell’atto rispetto al sua astratto modello procedurale.

Sotto il profilo sostanziale, presuppone la lesione di un particolare valore.

La nullità processuale spesso non impedisce l’efficacia dell’atto, anche se trattasi di efficacia

precaria (Es.: Ordinanza cautelare personale emessa in mancanza di presupposti fino al decreto

d’annullamento del giudice). Gli effetti precari possono anche essere convalidati dal fatto che l’atto

nullo ha ugualmente realizzato la sua funzione tipica o se nessuno ne deduce il vizio entro la fase

processuale.

Esigenze processuali

Due contrapposte esigenze:

- Esigenza di conservazione degli atti del procedimento . L’interesse alla celerità e speditezza

implica la massima riduzione quantitativa delle ipotesi di nullità, il restringimento della

nullità al solo atto viziato e non a tutta la concatenazione, l’attenuazione qualitativa del tipo

di nullità da quella più grave a quella meno grave.

- Esigenza di eliminazione degli atti e del procedimento viziati in quanto non garantiscono più

il giusto processo.

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Bonetti Daniele 34

Fonti e tipi di nullità

Principio di legalità

Le fonti che contemplano le nullità sono quelle normative, in ossequio al principio di legalità.

Corollari di questo sono:

- Art. 177 - Tassatività -

L'inosservanza delle disposizioni stabilite per gli atti del procedimento è causa di nullità

soltanto nei casi previsti dalla legge.

- Il principio di tipicità , che implica la precisa determinazione contenutistica del fatto

costituente nullità.

Fonti generali e particolari

In materia di nullità occorre distinguere tra tipo di nullità e tipo di fonte normativa.

La disposizione che contempla una nullità può avere carattere generale o particolare. La

disposizione è particolare quando detta la sanzione unicamente in riferimento alla violazione di una

singola determinata norma che può a sua volta prevedere un qualsiasi tipo di nullità.

In relazione al tipo di fonte le nullità sono cosi classificabili:

- Nullità di ordine generale

 Art. 178 – Nullità di ordine generale –

E’ sempre prescritta a pena di nullità l'osservanza delle disposizioni

concernenti:

a) le condizioni di capacità del giudice e il numero dei giudici necessari per

costituire i collegi stabilito dalle leggi di ordinamento giudiziario;

b) l'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione penale e la sua

partecipazione al procedimento;

c) l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato e delle altre parti

private nonchè la citazione in giudizio della persona offesa dal reato e del

querelante.

Possono essere assolute o cd. intermedie.

Art. 179 - Nullità assolute -

Sono insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del

procedimento le nullità previste dall'articolo 178 comma 1 lettera a - , quelle

concernenti l'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione penale

e quelle derivanti dalla omessa citazione dell'imputato o dall'assenza del suo

difensore nei casi in cui ne è obbligatoria la presenza.

Sono altresì insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del

procedimento le nullità definite assolute da specifiche disposizioni di legge.

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Bonetti Daniele 35

- Nullità speciali

 Sono quelle specificatamente previste dalla particolare disposizione violata.

Qui è la stessa disposizione a comminare espressamente, per l’ipotesi della

sua violazione, la nullità.

Tipi di nullità

A seconda della forza assegnata all’interesse processuale violato dall’atto nullo e quindi, alla

maggiore o minore gravità del vizio e della esigenza di eliminazione degli atti viziati, le nullità sono

dal codice suddivise in:

- Nullità assolute

- Nullità relativamente assolute

- Nullità relative

Nullità assolute

Sono comminate per i vizi di maggiore gravità, conseguenti alle violazioni lesive dei valori

essenziali del procedimento.

Casistica

La casistica delle nullità assolute comprende:

- Una disposizione generale (Art. 179 – 178 c.p.p.)

 le condizioni di capacità del giudice e il numero dei giudici necessari per

costituire i collegi stabilito dalle leggi di ordinamento giudiziario

 l'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione penale e la sua

partecipazione al procedimento;

 l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato e delle altre parti

private nonchè la citazione in giudizio della persona offesa dal reato e del

querelante.

- Disposizioni speciali, che devono espressamente prevedere la nullità assoluta, in mancanza

di una previsione chiara, bisogna verificare se la violazione sia inquadrabile in una delle

categorie generali.

Regime giuridico

Il regime giuridico delle nullità assolute è caratterizzato dalla massima ampiezza della deducibilità

(Che attiene alle parti) e rilevabilità (Che attiene al giudice).

La deducibilità indica il potere di dolersi dalla nullità, al fine di farla dichiarare dal giudice. La parte

ha il potere, ma non il dovere di dedurre. Le parti diverse da quella interessata non possono dedurre

la nullità, ma possono stimolare il potere-dovere del giudice a rivelare la nullità d’ufficio.

La rilevabilità indica il potere-dovere del giudice di dichiarare d’ufficio la nullità, anche se non

dedotta o denunciata dalle parti.

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Bonetti Daniele 36

La disciplina delle nullità assolute è la seguente:

Art. 179 - Nullità assolute -

Sono insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del procedimento le nullità previste

dall'articolo 178 comma 1 lettera a - quelle concernenti l'iniziativa del pubblico ministero

nell'esercizio dell'azione penale e quelle derivanti dalla omessa citazione dell'imputato o

dall'assenza del suo difensore nei casi in cui ne è obbligatoria la presenza.

Sono altresì insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del procedimento le nullità

definite assolute da specifiche disposizioni di legge.

Dunque:

- Illimitata rilevabilità ex officio

- Illimitata deducibilità delle parti

- Insanabilità assoluta

Possono, in alcuni casi, essere sanate delle nullità assolute su atti di notifica, ma solo dove sia stato

comunque raggiunto lo scopo che l’atto si prefiggeva.

Nullità relativamente assolute

Esse consistono in vizi di minore gravità rispetto alle nullità assolute.

Casistica

Sono contemplate da una norma di carattere generale e in via interpretativa da disposizioni speciali.

La previsione generale (Art. 180) contempla come nullità relativamente assolute quelle conseguenti

a violazioni procedurali concernenti:

- La partecipazione del P.M. al procedimento

- L’intervento l’assistenza e la rappresentanza dell’imputato. Tale violazione diventa però

assoluta nei casi più gravi.

- L’intervento, l’assistenza e la rappresentanza delle altre parti private

- La citazione in giudizio della persona offesa dal reato e del querelante

Regime giuridico

Il regime delle nullità relativamente assolute è:

- Rilevabilità ex officio

 Termine di fase. Sono rilevabili fino alla deliberazione della sentenza di

primo grado, se si sono verificate in fase anteriore a quella del giudizio.

 Termine di giudizio. Sono rilevabili fino alla deliberazione della sentenza di

grado successivo quelle verificatesi durante il precedente grado di giudizio.

- Dedicibilità dalla parte interessata. I limiti temporali coincidono con quelli della rilevabilità.

- Sanabilità. Questa vale a sanare la nullità, ponendosi come causa sopravvenuta estintiva del

vizio.

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Bonetti Daniele 37

Nullità relative

Nozione

Consistono in vizi di lieve entità e si collocano al livello più basso, nella gerarchia delle nullità.

Sono però più gravi delle mere irregolarità, che non sono presidiate da sanzioni.

Casistica

Le nullità relative sono contemplate unicamente da disposizioni specifiche.

In mancanza di una specifica disposizione normativa, l’irregolarità dell’atto si configura solo come

mera irregolarità formale.

Regime giuridico

I caratteri delle nullità relative sono:

- Deducibilità breve. Il termine della deducibilità è ravvicinato a quello della violazione. Le

nullità relative verificatesi in una fase o grado del procedimento, debbono essere dedotte

immediatamente, se possibile, altrimenti entro la fase o grado immediatamente successivo.

La mancanza di una tempestiva deduzione comporta la decadenza del relativo potere di

deduzione.

- Non rilevabilità ex officio

- Ampia sanabilità

La deducibilità della nullità

Variazioni nella deducibilità

Le nullità assolute non presentano limitazioni temporali di deducibilità, a differenza delle nullità

intermedie e relative:

- Termini illimitati per le nullità assolute

- Termini medi di fase o grado per le nullità relativamente assolute

- Termini brevi anche interni alla fase o al grado per le nullità relative

Perenne reiterabilità della deducibilità

La deduzione, tempestivamente proposta, ma erroneamente rigettata dalla A.G. che procede, può

essere riproposta nella fase successiva o grado del giudizio e, in ultimo, con ricorso per cassazione.

In tema di nullità assolute, invece, la deduzione può essere proposta per la prima volta perfino

direttamente in cassazione.

La rilevabilità d’ufficio delle nullità non assolute non può mai rivivere nella successiva fase o grado

di giudizio.

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Bonetti Daniele 38

Indeducibilità

Il potere di deducibilità delle parti può incontrare dei limiti nel caso di nullità relative e a volte

anche in quelle relativamente assolute. I limiti non possono mai sussistere in quelle assolute.

La deducibilità e limitabile in base alla condotta o alla situazione del soggetto nel cui interesse è

prevista la nullità.

La deducibilità non sussiste nei casi di:

- Mancanza, originaria o sopravvenuta, di interesse processuale concreto all’osservanza della

norma violata

- Corresponsabilità nella produzione della nullità

Propagazione delle nullità

A volte la nullità di un atto si propaga agli atti che lo seguono. La effettiva propagazione della

nullità dipende dal valore del rapporto di consecuzione-dipendeza dei due atti.

La nullità si propaga a quegli atti che sono in rapporto di dipendenza causale e necessaria, dall’atto

nullo.

Potenziali effetti dell’atto nullo sono:

- Rimozione dell’atto nullo. Tramite la rinnovazione dell’atto viziato.

- Regressione del procedimento. In caso di propagazione della nullità all’atto cusualmente e

necessariamente dipendente, il procedimento deve essere riportato allo status quo ante.

Sanatoria delle nullità non assolute

La sanatoria è una causa di estinzione della nullità, che può operare solo sulle nullità relative o

relativamente assolute.

Cause di sanatoria sono:

- Rinuncia alla nullità da parte della parte interessata. La rinuncia può essere espressa o tacita.

- Raggiungimento dello scopo dell’atto nullo. Se nonostante il vizio l’atto a raggiunto lo

scopo prefissato, l’interessato non ha più alcuna ragione per dolersi.

L’inesistenza

Inesistente è l’atto privo dei suoi requisiti minimi essenziali.

Essendo una situazione extra legem, l’inesistenza non è sanata dal giudicato ed è sempre deducibile

e rilevabile. Inoltre essendo atipica, l’inesistenza non rientra negli schemi prefissati dal codice e

sfugge al principio di tassatività.

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Bonetti Daniele 39

L’irregolarità formale

L’irregolarità consiste in un vizio più lieve della nullità relativa privo di sanzione procedurale.

L’irregolarità riguarda la difformità dell’atto dal suo modello astratto, ma riguarda i profili

marginali o secondari. E’ quindi un vizio di pura forma che non produce invalidità.

L’irregolarità fa nascere in capo al pubblico ufficiale una responsabilità punita con sanzioni

disciplinari.

L’abnormità

E’ affetto da abnormità qel provvedimento che, per la singolarità e stranezza del contenuto, risulti

avulso dall’intero ordinamento processuale, nonché quello che, pur essendo in astratto

manifestazione di legittimo potere, si esplichi al di fuori dei casi consentiti e delle ipotesi previste,

al di là di ogni ragionevole limite.

Avverso ad un provvedimento abnorme è possibile proporre ricorso per cassazione.

La decadenza dal potere

La decadenza consiste nella perdita o estinzione del diritto o facoltà di porre in essere una atto del

procedimento.

Necessario presupposto è che l’atto non sia stato ancora compiuto.

In riferimento ad un atto, la decadenza si manifesta come:

- Divieto di compiere l’atto (preclusione).

- Invalidità (inammissibilità) dell’atto.

Art. 173 - Termini a pena di decadenza. Abbreviazione -

I termini si considerano stabiliti a pena di decadenza soltanto nei casi previsti dalla legge.

I termini stabiliti dalla legge a pena di decadenza non possono essere prorogati, salvo che la legge

disponga altrimenti.

La parte a favore della quale è stabilito un termine può chiederne o consentirne l'abbreviazione con

dichiarazione ricevuta nella cancelleria o nella segreteria dell'autorità procedente.

La preclusione

Consiste nel divieto di compiere un atto procedurale e, quindi, attiene alla capacità di un soggetto a

porre in essere un atto.

Mentre la decadenza guarda al soggetto che è decaduto, la preclusione guarda all’atto, il cui

compimento è ormai precluso.

La violazione della preclusione porta all’inammissibilità dell’atto.

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Bonetti Daniele 40

Più specificatamente la preclusione può essere:

- Consequenziale alla decadenza. Il soggetto è decaduto e dunque gli è precluso il

compimento dell’atto.

- Consequenziale alla consumazione del diritto. Uso il diritto che poi mi viene precluso.

- Consequenziale al mancato esercizio di un diverso diritto.

L’inammissibilità

Natura

L’inammissibilità riguarda l’atto compiuto in carenza di potere. Consiste nella carenza di potere di

una parte a proporre una domanda, da cui scaturisce l’invalidità consequenziale di questa.

Dal punto di vista procedurale l’inammissibilità consegue alla inosservanza di un termine

procedurale o di una modalità di forma.

Le differenze tra nullità e ammissibilità si vedono in:

Nullità Inammissibilità

Vizio interno all’atto Radicata nella sfera funzionale dell’agente

E’ consentita la rinnovazione Non è consentita la rinnovazione

E’ possibile la regressione del procedimento Non è possibile la regressione del procedimento

Nulla può essere sia l’attività che il documento Inammissibile è solo l’attività

Autore dell’atto nullo può essere anche il L’atto inammissibile può provenire solo dalle

giudice parti

Il contenuto dell’atto nullo può essere di Il contenuto dell’atto inammissibile è solo una

qualsiasi specie domanda

Cause di inammissibilità

Vale il principio di tassatività, ma mancano disposizioni generali.

Le cause sono solo speciali, ricavate da disposizioni specifiche.

Regime giuridico

- Rilevabilità ex officio

- Deducibilità delle parti fino allo sbarramento del giudicato

A volte però l’inammissibilità presenta limiti.

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Bonetti Daniele 41

L’inutilizzabilità

Oggetto è un atto probatorio.

L’inutilizzabilità di un atto consiste nella sua inidoneità all’uso ai fini probatori.

L’inutilizzabilità può essere:

- Patologica (Prova vietata). Nell’ambito della patologia della prova operano sia nullità, sia

inutilizzabilità. La nullità impedisce all’atto di produrre effetti, nella inutilizzabilità il

divieto di utilizzo discende dall’oggetto o contenuto dell’atto e non da un suo vizio formale.

- Genetico – funzionale (Utilizzabilità limitata). La limitata utilizzazione di una prova dipende

dal suo collocamento nella fase investigativa e, quindi, dalla sua genetica utilizzazione

probatoria solo in quella fase.

Figure e parti

Figure e soggetti

Figure processuali

Sono quelle persone fisiche o entità astratte che sono chiamate a svolgere un ruolo nella fase

investigativa o giurisdizionale del procedimento, pur senza avere un interesse personale alla

soluzione della res judicanda.

Esse non sono titolari di alcuna posizione sostanziale inerente all’azione penale principale o a quella

civile.

Posso essere chiamate a svolgere funzioni:

- pubbliche ausiliarie a quelle delle A.G. (Personale di cancelleria, periti del giudice…)

- private ausiliare in favore di soggetti o parti private (Investigatori privati…)

Soggetti processuali

Sono quelle persone che hanno un interesse personale alla res judicanda, penale o civile, sicchè

sono soggetti titolari di posizioni giuridiche nel procedimento ed in taluni casi anche parti

potenziali.

A seconda del loro grado di importanza nel procedimento sono legittimati ad assumere anche la

veste di parte. Nella fase del processo, tali persone, fino a che non si costituiscono come parti

rimangono meri soggetti.

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Bonetti Daniele 42

Sono soggetti processuali:

- Il giudice, che non potrà mai diventare parte.

- Il P.M., che assume la qualifica di parte nella fase processuale

- L’indagato, che diventa parte nel momento in cui è formalmente incriminato

- La persona offesa dal reato, legittimata a costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento

del danno

- Gli enti esponenziali di interessi diffusi lesi dal reato, non assumo mai la veste di parte

- La polizia giudiziaria, mai titolare dell’azione penale

La persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria e il responsabile civile possono apparire solo

nella fase del processo e acquisiscono fin dall’inizio la qualità di parte.

Parti del procceso

Le parti sono i soggetti attivi o passivi dell’azione penale e di quella civile, sulle quali è destinata a

incidere la decisione del giudice.

Per l’azione penale parti essenziali sono il P.M. e l’imputato; parte eventuale è la persona cvilmente

obbligata per la pena pecuniaria.

Per l’azione civile parti essenziali sono la parte civile e il responsabile civile per il fatto commesso

dall’imputato.

Parti sostanziali sono i portatori degli interessi materiali in gioco. Parti formali sono i difensori delle

predette.

Nella azione penale come parte necessaria, ma formale, può essere inquadrato anche il difensore

dell’imputato.

Il momento iniziale e quello finale dell’assunzione della qualità di parte varia a seconda dell’azione:

- Azione punitiva penale

 Momento iniziale: nel momento della formulazione dell’incriminazione e

cioè della vocativo in jus dinnanzi al giudice tutti le parti necessarie

acquisiscono la qualità.

 Momento finale: La perdita della qualità di parte è vincolata all’emissione del

giudicato.

- Azione civile accessoria

 Momento iniziale: il soggetto privato diventa parte quando interviene

volontariamente o è chiamato nel processo.

 Momento finale: Allorché la res judicanda civile è definita dal giudicato di

merito.

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Bonetti Daniele 43

Il giudice

La riforma del giudice unico

Il D.Lgs. 19 Febbraio 1998 n. 51 ha introdotto nel nostro ordinamento la figura del giudice unico di

primo grado, che riunisce in un unico ufficio la pretura e tribunale.

La riforma non è riuscita però ad unificare in un unico ufficio tutta la giurisdizione penale di primo

grado, in quanto sussiste ancora la figura del giudice di pace.

La riforma rappresenta comunque una razionalizzazione del sistema giudiziario.

Giudice super partes

Il giudice non è parte del processo, ma appunto, super partes. Egli ha funzioni di controllo e

garanzia anche della legalità posti in essere dai soggetti o parti processuali.

Il ruolo del giudice è concentrato sulla potere-dovere dello jus dicere procedurale, concernente

l’applicazione delle regole procedurali nel concreto procedimento, a sua volta finalizzata allo jus

dicere sostanziale, relativo alla applicazione della legge penale sostanziale alla specifica fattispecie

di reato.

Imparzialità, indipendenza ed autonomia

L’imparzialità consiste:

- Nella equidistanza del giudice dalle parti processuali

- Nella assenza di pre-giudizio.

Il giudice imparziale è quello predeterminato dalla legge.

Art. 111 Cost. - La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice

terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Indipendenza

Attiene alla posizione del giudice riguardo gli altri poteri e consiste nella sua soggezione esclusiva

alla legge.

Art. 101 Cost. - La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 102. Cost. - La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati

dalle norme sull'ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto istituirsi presso

gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la

partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 44

Sono magistrati ordinari tutti quelli cui la legge ordinaria affida funzioni giurisdizionali in via

generale. Il divieto di istituire giudici speciali è sinonimo di garanzia di indipendenza.

Art. 107 Cost. - I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio

né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della

magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario

o con il loro consenso.

Tale articolo non fa altro che rafforzare l’indipendenza dei giudici, in quanto non soggetti a

ripercussioni in ambito lavorativo.

Autonomia

Attiene al profilo interno della funzione giurisdizionale e consiste nella esclusione di ogni influenza

sulla libertà delle determinazioni del giudice, da parte di altri magistrati.

La rimessione dei procedimenti

Natura

La rimessione consiste nell’idoneità di un intero ufficio giudiziario ad esercitare le proprie funzioni

giudicanti in un determinato processo per cause di tipo ambientale.

Essa comporta l’attribuzione delle competenze ad un giudice diverso da quello previsto dalla legge.

Tale principio non viola però il principio di predeterminazione in quanto costituisce esso stesso un

criterio astratto e prefissato.

Cause e procedimento di rimessione

Art. 45. (Casi di rimessione).

In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali, tali da turbare lo

svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili, pregiudicano la libera determinazione delle

persone che partecipano al processo ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano

motivi di legittimo sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale

presso la corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che procede o dell'imputato,

rimette il processo ad altro giudice, designato a norma dell'articolo 11.

Art. 46. (Richiesta di rimessione).

La richiesta è depositata, con i documenti che vi si riferiscono, nella cancelleria del giudice ed è

notificata entro sette giorni a cura del richiedente alle altre parti.

2. La richiesta dell’imputato è sottoscritta da lui personalmente o da un suo procuratore speciale.

3. Il giudice trasmette immediatamente alla Corte di cassazione la richiesta con i documenti allegati

e con eventuali osservazioni.

4. L’inosservanza delle forme e dei termini previsti dai commi 1 e 2 è causa di inammissibilità della

richiesta.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 45

Art. 47. (Effetti della richiesta).

In seguito alla presentazione della richiesta di rimessione il giudice può disporre con ordinanza la

sospensione del processo fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o

rigetta la richiesta. La Corte di cassazione può sempre disporre con ordinanza la sospensione del

processo.

Il giudice deve comunque sospendere il processo prima dello svolgimento delle conclusioni e della

discussione e non possono essere pronunciati il decreto che dispone il giudizio o la sentenza quando

ha avuto notizia dalla Corte di cassazione che la richiesta di rimessione è stata assegnata alle sezioni

unite ovvero a sezione diversa dall'apposita sezione di cui all'articolo 610, comma 1. Il giudice non

dispone la sospensione quando la richiesta non è fondata su elementi nuovi rispetto a quelli di altra

già rigettata o dichiarata inammissibile.

La sospensione del processo ha effetto fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che rigetta o

dichiara inammissibile la richiesta e non impedisce il compimento degli atti urgenti.

In caso di sospensione del processo si applica l'articolo 159 del codice penale e, se la richiesta è

stata proposta dall'imputato, sono sospesi i termini di cui all'articolo 303, comma 1. La prescrizione

e i termini di custodia cautelare riprendono il loro corso dal giorno in cui la Corte di cassazione

rigetta o dichiara inammissibile la richiesta ovvero, in caso di suo accoglimento, dal giorno in cui il

processo dinanzi al giudice designato perviene al medesimo stato in cui si trovava al momento della

sospensione. Si osservano in quanto compatibili le disposizioni dell'articolo 304.

Art. 48. (Decisione).

La Corte di cassazione decide in camera di consiglio a norma dell'articolo 127, dopo aver assunto,

se necessario, le opportune informazioni.

L'ordinanza che accoglie la richiesta è comunicata senza ritardo al giudice procedente e a quello

designato. Il giudice procedente trasmette immediatamente gli atti del processo al giudice designato

e dispone che l'ordinanza della Corte di cassazione sia per estratto comunicata al pubblico ministero

e notificata alle parti private.

Fermo quanto disposto dall'articolo 190-bis, il giudice designato dalla Corte di cassazione procede

alla rinnovazione degli atti compiuti anteriormente al provvedimento che ha accolto la richiesta di

rimessione, quando ne è richiesto da una delle parti e non si tratta di atti di cui è divenuta

impossibile la ripetizione. Nel processo davanti a tale giudice, le parti esercitano gli stessi diritti e

facoltà che sarebbero loro spettati davanti al giudice originariamente competente.

6. Se la Corte rigetta o dichiara inammissibile la richiesta delle parti private queste con la stessa

ordinanza possono essere condannate al pagamento a favore della cassa delle ammende di una

somma da 1.000 euro a 5.000 euro

L’istituto mira ad evitare il sospetto di parzialità del magistrato procedente.

Incompatibilità

Natura

L’incompatibilità consiste nella inidoneità normativa di un determinato giudice-persona fisica a

pronunciare decisioni in sede di udienza preliminare e/o giudizio e, quindi, comporta l’obbligo della

sostituzione.

L’istituto riguarda il singolo giudice e non l’intero ufficio, come invece accade nella rimessione.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 46

Le ipotesi di incompatibilità si risolvono nei casi di astensione o ricusazione, infatti la sostituzione

del giudice è effetto di sua autodeterminazione (Astensione) o di etero-determinazione (ricusazione

ad opera delle parti.

Cause di incompatibilità

L’incompatibilità deriva da sospetti sull’imparzialità del giudice, sia perché portatore di un

convincimento da già formatosi, sia perché esposto ad anomale influenze di giudizio.

Art. 34. (Incompatibilità determinata da atti compiuti nel procedimento).

Il giudice che ha pronunciato o ha concorso a pronunciare sentenza in un grado del procedimento

non può esercitare funzioni di giudice negli altri gradi, né partecipare al giudizio di rinvio dopo

l’annullamento o al giudizio per revisione.

Non può partecipare al giudizio il giudice che ha emesso il provvedimento conclusivo dell’udienza

preliminare o ha disposto il giudizio immediato o ha emesso decreto penale di condanna o ha deciso

sull’impugnazione avverso la sentenza di non luogo a procedere

Chi ha esercitato funzioni di pubblico ministero o ha svolto atti di polizia giudiziaria o ha prestato

ufficio di difensore, di procuratore speciale, di curatore di una parte ovvero di testimone, perito,

consulente tecnico o ha proposto denuncia, querela, istanza o richiesta o ha deliberato o ha concorso

a deliberare l’autorizzazione a procedere non può esercitare nel medesimo procedimento l’ufficio di

giudice.

Art. 35. (Incompatibilità per ragioni di parentela, affinità o coniugio).

Nello stesso procedimento non possono esercitare funzioni, anche separate o diverse, giudici che

sono tra loro coniugi, parenti o affini fino al secondo grado.

La situazione di incompatibilità obbliga il giudice all’astensione ed, in mancanza di questa,

legittima le parti a formulare la ricusazione. Peraltro il comportamento del giudice incompatibile,

che non si astiene o non viene ricusato dalle parti, non genera nullità.

Astensione

Natura

L’astensione consiste dell’autodeterminazione di un singolo magistrato per provocare la propria

sostituzione nel procedimento con altro magistrato dello stesso ufficio.

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Bonetti Daniele 47

Cause di astensione

Art. 36. (Astensione).

Il giudice ha l’obbligo di astenersi:

- se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore è debitore o

creditore di lui, del coniuge o dei figli;

- se è tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private ovvero se il

difensore, procuratore o curatore di una di dette parti è prossimo congiunto di lui o del

coniuge;

- se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull’oggetto del procedimento fuori

dell’esercizio delle funzioni giudiziarie;

- se vi è inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto e una delle parti private;

- se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge è offeso o danneggiato dal reato o parte

privata;

- se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge o ha svolto funzioni di pubblico

ministero;

- se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilità stabilite dagli artt. 34 e 35 e dalle

leggi di ordinamento giudiziario;

- se esistono altre gravi ragioni di convenienza.

La dichiarazione di astensione è presentata al presidente della corte o del tribunale che decide con

decreto senza formalità di procedura.

Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale decide il presidente della corte di

appello; su quella del presidente della corte di appello decide il presidente della corte di cassazione.

Art. 52 (Astensione P.M.)

Il magistrato del pubblico ministero ha la facoltà di astenersi quando esistono gravi ragioni di

convenienza.

Sulla dichiarazione di astensione decidono, nell`ambito dei rispettivi uffici, il procuratore della

Repubblica presso il tribunale e il procuratore generale.

Sulla dichiarazione di astensione del procuratore della Repubblica presso il tribunale e del

procuratore generale presso la Corte di Appello decidono, rispettivamente, il procuratore generale

presso la Corte di Appello e il procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

Con il provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione, il magistrato del pubblico

ministero astenuto è sostituito con un altro magistrato del pubblico ministero appartenente al

medesimo ufficio.

Dopo l’accoglimento della dichiarazione di astensione, il magistrato richiedente non può più

compiere alcun procedimento. Inoltre con provvedimento di astensione vengono specificati quali

precedenti atti rimangono in vigore.

Ricusazione

Natura

La ricusazione può riguardare solo il giudice e non il P.M.

Essa consiste nella ripulsa dello judex suspectus ad opera di una parte processuale e mira alla sua

sostituzione.

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Bonetti Daniele 48

Ipotesi di ricusazione

Art. 37. (Ricusazione).

Il giudice può essere ricusato dalle parti:

- nei casi previsti dall’art. 36 (Astensione)

- se nell’esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli ha manifestato

indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto dell’imputazione.

Il giudice ricusato non può pronunciare né concorrere a pronunciare sentenza fino a che non sia

intervenuta l’ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione.

Rientrano nei casi di ricusazione anche tutte le ipotesi di incompatibilità.

La Corte costituzionale, con sentenza n. 283 del 14 luglio 2000, ha affermato che si può ricusare il

giudice che, chiamato a decidere sulla responsabilità di un imputato, abbia espresso in altro

procedimento, anche non penale, una valutazione di merito sullo stesso fatto nei confronti del

medesimo soggetto.

La Corte Cost. con sentenza n. 10 del 23.01.97 ha ritenuto illegittimo il divieto al giudice di

pronunciare o concorrere a pronunciare la sentenza fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che

dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, quando la stessa sia stata riproposta e sia stata sui

medesimi motivi di quella rigettata.

Tipologia dei magistrati

Per quanto attiene all’amministrazione della giustizia penale e qui considerando anche gli uffici del

pubblico ministero, si hanno:

- Uffici giudiziari di 1° grado

 Giudici di pace

 Tribunale ordinario

 Tribunale per minorenni

 Corte d’assise

 Procure della repubblica presso il tribunale ordinario

 Procure della repubblica presso il tribunale per i minorenni

- Uffici giudiziari di 2° grado (Appello)

 Corti d’appello

 Corti d’assise d’appello

 Tribunale di sorveglianza

 Procura generale della repubblica presso la corte d’appello

- Ufficio giudiziario di 3° grado

 Corte di cassazione (solo legittimità)

 Procura generale della repubblica presso la corte di cassazione

In base al numero delle persone necessarie ad integrare la composizione dell’organo decidente si

hanno:

- Giudici monocratici. (Es.: Giudice di pace, G.I.P., G.U.P.,…)

- Giudici collegiali. (Es.: Tribunale per i minorenni, corte d’assise d’appello,…)

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Bonetti Daniele 49

I magistrati possono essere in carriera o togati, se sono legati allo stato da rapporto di impiego, o

onorari.

Sono onorari il giudice di pace, i giudici onorari di tribunale e i componenti privati di organi

collegiali.

Sulla base della natura delle funzioni, si hanno:

- Giudici di merito. Essi sono tutti i giudici di primo e secondo grado che giudicano il merito

o fatto oggetto del processo

- Giudici di legittimità. La cui cognizione è limitata ai soli profili di diritto e che sono

rappresentati dalla sola corte di cassazione.

Magistrati ordinari, speciali e specializzati

I magistrati possono essere cosi distinti:

- In base all’inquadramento del magistrato – ufficio, nell’ordinamento giudiziario si hanno:

 Giudici ordinari. Quelli disciplinati dall’ordinamento stesso

 Magistrati – uffici specializzati collegiali. Previsti anch’essi

dall’ordinamento, sono quelli con composizione laico – togata, in cui i laici

componenti privati siedono accanto a magistrati di carriera.

 Giudici speciali. Sono quelli non inquadrati nell’ordinamento giudiziario

della magistratura ordinaria e, quindi, i tribunali militari e la Corte

costituzionale

 Magistrati straordinari. Creati ad hoc per speciali esigenze. Per i magistrati

ordinari vige il divieto di istituzione straordinaria.

- In base alla ampiezza della loro cognizione:

 Magistrati ordinari. Investiti di una competenza penale generale.

 Magistrati speciali. Aventi una cognizione limitata a determinate materie

Tipologia dei provvedimenti

I provvedimenti del giudice possono avere forma:

- Tipica: decreto, ordinanza, sentenza.

- Innominata: atti privi di una specifica denominazione e, quindi, detti genericamente

provvedimenti.

La sentenza è la decisione definitoria che esaurisce il rapporto processuale o almeno una fase di

esso. Essa è procedurale se relativa solo all’iter procedimentale, mentre è di merito se riguarda la

fondatezza della pretesa sostanziale punitiva.

L’ordinanza è il provvedimento che risolve questioni incidentali o singoli punti del processo,

relativi alla procedura o al merito.

Il decreto è la forma più semplice di provvedimento. Non ha obbligo di motivazione almeno che

non sia prescritto dalla legge.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 50

Poteri coercitivi del giudice

Art. 131 ( Poteri coercitivi del giudice )

Il giudice, nell’esercizio delle sue funzioni, può chiedere l’intervento della polizia giudiziaria e, se

necessario, della forza pubblica, prescrivendo tutto ciò che occorre per il sicuro e ordinato

compimento degli atti ai quali procede.

Art. 132 ( Accompagnamento coattivo dell’imputato )

L’accompagnamento coattivo è disposto, nei casi previsti dalla legge, con decreto motivato, con il

quale il giudice ordina di condurre l’imputato alla sua presenza, se occorre anche con la forza.

La persona sottoposta ad accompagnamento coattivo non può essere tenuta a disposizione oltre il

compimento dell’atto previsto e di quelli conseguenziali per i quali perduri la necessità della sua

presenza. In ogni caso la persona non può essere trattenuta oltre le ventiquattro ore.

Art. 133 ( Accompagnamento coattivo di altre persone )

Se il testimone, il perito, il consulente tecnico, l’interprete o il custode di cose sequestrate,

regolarmente citati o convocati, omettono senza un legittimo impedimento di comparire nel luogo,

giorno e ora stabiliti, il giudice può ordinarne l’accompagnamento coattivo e può altresì

condannarli, con ordinanza, al pagamento di una somma da lire centomila a lire un milione a favore

della cassa delle ammende nonché alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato causa.

Si applicano le disposizioni dell’art. 132.

Il pubblico ministero

Il P.M.: Soggetto e parte

Il P.M. è soggetto e parte essenziale di qualsiasi procedimento penale.

Nella prima fase del procedimento è il dominus delle indagini necessarie per l’esercizio o meno

dell’azione penale. Per fare ciò il P.M. ha la disponibilità e la direzione della P.G. Essendo colui che

decide e valuta le indagini al fine di promuovere l’azione ulteriore, il P.M. è il naturale direttore

delle indagini e degli organi che le espletano.

Tutto ciò non compromette in ogni caso una sfera di autonomia che la P.G. mantiene anche nel

momento in cui il P.M. assume la direzione delle indagini.

Il P.M. può svolgere, accertamenti tecnici, interrogatorio dell’indagato, perquisizioni e sequestri, …

e inoltre a poteri coercitivi.

Tuttavia allorché il processo ha inizio dopo la formulazione dell’accusa, il soggetto P.M. è

ricondotto al ruolo di parte innanzi al giudice. Cosi la sua posizione di preminenza diventa quella di

parità dialettica con la controparte – imputato.

Il P.M. è comunque distinto dalla figura delle parti private in quanto rimane pur sempre un organo

pubblico di giustizia, costretto ove ne trovi i fondamenti, a presentare prove anche a discarico

dell’imputato. Rimane sempre e comunque un garante della giustizia, cosa che le parti private non

sono.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 51

Caratteri delle funzioni

Il P.M. ha funzioni di giustizia, anche se non giurisdizionali. E’ parziale alla pari di un avvocato, ma

anche imparziale alla pari di un giudice, sicchè sarebbe una parte imparziale.

Le sua funzioni hanno natura:

- Pubblica  Il fatto che l’azione penale nasce dalla tutela di un interesse pubblico, e la

questione che la tutela della libertà personale viene messa in pericolo dalla

stessa azione, richiedono che sia un’autorità pubblica a occuparsi dell’accusa.

La costituzione affida ciò ai P.M., magistrati nominati per concorso e rende

per essi obbligatorio l’esercizio dell’azione penale.

- Obiettiva  Il P.M. deve essere un magistrato obbiettivo, in modo da tutelare al meglio

gli interessi della collettiva, compresi quelli dell’imputato.

L’obbiettività del P.M. è evidenziata dalla sua esclusiva soggezione alla

legge.

Il P.M. deve attivarsi come organo di giustizia per evitare procedimenti

ingiusti, e ha perfino il dovere di chiedere, in sede esecutiva, la revisione

delle sentenze irrevocabili di condanna.

L’obbiettività della funzione d’accusa è anche garantita dagli istituti di

sostituzione del P.M.:

 Astensione

 Sostituzione d’autorità

Tipologia delle funzioni

Funzione inquirente

Consiste nella attività investigativa preliminare all’eventuale fase del processo e diretta a ricostituire

le modalità del fatto reato ed ad individuarne il colpevole.

Funzione di incriminazione (Azione penale)

Questa consiste nel promuovimento dell’azione penale attraverso una richiesta ad un giudice di

pronunciarsi, in via preliminare o con piena cognizione, in ordine ad un reato ascritto ad un

imputato.

L’atto di incriminazione è strutturato in alternativa alla richiesta di archiviazione.

L’atto di promuovimento dell’azione penale segna l’inizio del processo e costituisce prerogativa

esclusiva del P.M.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 52

Funzione requirente

Consiste nella presentazione di richieste (Requisitorie) al giudice, già investito dell’azione penale,

ed è finalizzata a fare proseguire il processo verso la sentenza irrevocabile.

Le richieste del P.M. hanno contenuto:

- Procedurale, se sono meramente propulsive dell’iter procedurale

- Di merito, se attengono direttamente alla definizione del processo nel merito della res

judicanda e , quindi, alla condanna o al proscioglimento

Strutturazione delle procure

L’organizzazione

Procure della repubblica:

- 164 presso i tribunali ordinari

- 29 presso i tribunali per minorenni

- 26 presso le corti d’appello

- 1 presso la corte di cassazione

La sovraordinazione verticistica

Tra i diversi uffici dei P.M. non esiste un rapporto di dipendenza gerarchica, ma una semplice

relazione di mera sovraordinazione, collegata alla progressione del processo al grado di giudizio

successivo.

In fase di indagini preliminari, il procuratore generale presso la corte d’appello non ha poteri né di

investigazione, né di esercizio dell’azione penale, salvo ipotesi diverse.

Contrasti tra procure

L’attribuzione al P.M. di un caso rispetto ad un altro è strettamente legata alla competenza del

giudice presso il quale il P.M. esercita le sua funzioni.

Il contrasto di attribuzione non è altro che il disaccordo circa l’appartenenza di un procedimento ad

un ufficio piuttosto che ad un altro.

Si ha contrasto negativo quando entrambi i P.M. negano l’appartenenza, positivo nel caso contrario.

Il potere risolutorio dei contrasti spetta al procuratore generale sovraordinato ai due uffici di

procura.

Ovviamente la soluzione intervenuta all’interno degli uffici del P.M. non vincola in nessun caso i

giudici che saranno successivamente investiti della questione.

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Bonetti Daniele 53

Controllo della competenza del P.M.

L’imputato a il potere di sindacare, oltre la competenza del giudice, anche, in fase preliminare, la

competenza del P.M.

Art. 54 quater

Ad evitare abusi di tale potere di controllo, la legge impone all’interssato, a pena di inammissibilità,

di enunciare le ragioni a sostegno della sua prospettazione di difetto di attribuzione del P.M.

procedente, esigendo che essa sia basata su fatti.

In ogni caso gli atti compiuti fino a quel momento conservano la loro valenza, pur in ipotesi di

incompetenza del P.M., ne la richiesta di controllo sospende il corso del procedimento.

Rapporti tra procure e indagini collegate

In tema di rapporti esterni tra uffici è previsto un potere di sorveglianza in linea verticale tra P.M.-

uffici e in senso orizzontale, all’interno di ciascuno di essi, tra P.M.-persona, attribuendolo ai

relativi capi. Infine per tutti gli uffici esiste anche un potere di sorveglianza da parte del ministero di

grazia e giustizia, esercitatile anche mediante ispezioni mirate.

Il collegamento tra indagini consiste in un legame tra investigazioni concernenti diversi reati svolte

da Uffici diversi del pubblico ministero.

Art. 371 - Rapporti tra diversi uffici del pubblico ministero -

Gli uffici diversi del pubblico ministero che procedono a indagini collegate, si coordinano tra loro

per la speditezza, economia ed efficacia delle indagini medesime. A tali fini provvedono allo

scambio di atti e di informazioni nonchè alla comunicazione delle direttive rispettivamente

impartite alla polizia giudiziaria. Possono altresì procedere, congiuntamente, al compimento di

specifici atti.

Le indagini di uffici diversi del pubblico ministero si considerano collegate:

- se i procedimenti sono connessi a norma dell'articolo 12 ovvero si tratta di reati commessi

da più persone in danno reciproco le une delle altre

- se i reati per cui si procede sono stati commessi in occasione di altri (collegamento

occasionale), per conseguire il profitto, il prezzo del reato o l’impunità di un altro reato

(collegamento finalistico)

- se la prova di un reato o di una sua circostanza influisce sulla prova di una altro reato o di

un'altra circostanza (collegamento probatorio)

- se la prova di più reati deriva, anche in parte, dalla stessa fonte.

Se il collegamento riguarda i casi di connessione, i suoi effetti possono portare ad uno spostamento

di competenza.

Il difetto di coordinamento può provocare l’avocazione delle indagini da parte della procura

generale quando trattasi di gravi reati.

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Bonetti Daniele 54

L’avocazione e il coordinamento

L’avocazione consiste nella eccezionale autoassunzione, da parte del procuratore generale presso la

corte d’appello, della funzione investigativa e di promuovimento dell’azione penale in riferimento a

procedimenti pendenti in fase investigativa.

Trattasi di un istituto eccezionale utilizzabile solo nei casi espressamente previsti dalla legge, trova

il suo fondamento in casi di inerzia o incompatibilità del P.M. di primo grado.

L’avocazione può essere:

- Obbligatoria

 Inerzia per scadenza dei termini

 Inerzia nella sostituzione del P.M.

- Facoltativa  Comunicazione del G.I.P. circa il mancato accoglimento, allo stato, della

richiesta di archiviazione proveniente dal P.M.

 Comunicazione del G.U.P. nel corso dell’udienza preliminare, circa,

l’incompletezza delle indagini e l’esigenza di integrarle.

Il coordinamento di più uffici di procura consiste nello svolgimento di comune intesa, da parte di

diversi uffici, di indagini tra loro connesse o collegate.

Diversa cosa è la rogatoria, che consiste nella richiesta da parte di un P.M. ad un altro ufficio dello

stesso tipo di espletare specifiche attività per sua delega e per suo conto.

L’autonomia del P.M.-persona

All’interno di uno stesso ufficio requirente ogni magistrato gode di autonomia, nei limiti

compatibili con l’unitarietà della funzione d’accusa.

Il magistrato del P.M., non è mai mero nuncius del suo procuratore capo. Il potere di impugnazione

spetta sia al procuratore capo, titolare dell’ufficio, sia al rappresentante del pubblico ministero che

nel singolo processo ha presentato le conclusioni.

Il magistrato togato può chiedere al procuratore generale di svolgere le funzioni pubblico ministero

anche nel giudizio di appello e cosi continuare a sostenere l’accusa anche in tale grado.

I sede di udienza, preliminare o dibattimentale, vi è la piena autonomia del sostituto procuratore

designato dal procuratore capo a rappresentare il P.M.

Con la designazione, si verifica, in favore del magistrato togato, la cd. personalizzazione della

funzione di accusa. In virtù di esse il capo dell’ufficio, non può sostituirlo d’autorità, tranne che in

casi specifici di grave impedimento. Ovviamente la sostituzione è sempre ammissibile se vi è

consenso del magistrato interessato.

La polizia giudiziaria

Fare sul libro

Capitolo 12

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 55

L’imputato

L’indagato

L’indagato è la persona fisica nei cui confronti sono in corso indagini o investigazioni preliminari in

ordine ad un addebito che non è ancora una formale imputazione.

All’indagato viene attribuita una mera posizione procedurale e non una qualità sostanziale di

provvisoria o parziale reità che è ancora da provare.

Art. 61 - Estensione dei diritti e delle garanzie dell'imputato -

I diritti e le garanzie dell'imputato si estendono alla persona sottoposta alle indagini preliminari.

Alla stessa persona si estende ogni altra disposizione relativa all'imputato, salvo che sia

diversamente stabilito.

A volte viene anche usato il termine indiziato, che si differenzia dall’indagato in quanto sussistono a

suo carico delle prove che ne gli danno la qualità sostanziale di persona pregiudicata da un’ipotesi

di reità.

La qualità di indiziato o indagato sorge prima dell’invio dell’informazione di garanzia, nel

momento in cui si viene indicati come tali nella notizia di reato.

La qualità di indagato cessa con l’archiviazione del procedimento, altrimenti si configura quella di

imputato.

L’imputato

L’imputato è la persona fisica nei cui confronti il P.M. esercita l’azione penale.

Assunzione di qualità

La qualità di imputato è assunta dall’interessato dal momento in cui è formulata a suo carico

un’imputazione e cioè quando dalla fase pre-processuale delle indagini si passa a quella del

processo innanzi ad un giudice. Attribuisce la qualità uno dei seguenti atti tipici:

- richiesta di rinvio a giudizio

- richiesta di giudizio immediato

- richiesta di decreto penale di condanna

- richiesta di patteggiamento o di giudizio direttissimo

- diretta citazione a giudizio

Cessazione della qualità

La qualità di imputato cessa nel momento della definizione del processo e, quindi, con

l’irrevocabilità o inoppugnabilità della decisione che lo definisce:

- la sentenza di non luogo a procedere pronunciata dal G.U.P.

- la decisione in sede di giudizio ordinario o speciale

Ovviamente la qualità si mantiene in fase di impugnazione dei vari gradi di processo.

Perduta la qualità di imputato si acquista quella di prosciolto o condannato.

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Bonetti Daniele 56

Reviviscenza della qualità

Per l’imputato, si ha riviviscenza della sua qualità, nei casi eccezionali in cui:

- Il G.I.P. revoca la sentenza di non luogo a procedere, già divenuta impugnabile.

- La corte d’appello accoglie la richiesta di revisione (straordinaria) del giudicato e revocala

sentenza di condanna già divenuta irrevocabile.

Per l’indagato la riviviscenza della qualità si ha con la riapertura delle indagini.

I presupposti soggettivi

Individuazione almeno fisica

Se non vi è una individuazione almeno fisica dell’interessato, il procedimento viene archiviato in

quanto l’autore del reato è rimasto ignoto.

L’individuazione fisica basta per approdare alla fase processuale, non è sempre necessaria la

individuazione dei dati anagrafici.

La mancata individuazione fisica non è ostativa delle indagini preliminari, infatti la finalità di esse è

proprio l’individuazione degli autori del reato.

Esistenza in vita

Non si può imputare un reato ad una persona deceduta.

Art. 150 c.p. – La morte è causa estintiva di qualsiasi reato.

A seguito della morte il giudice deve immediatamente pronunciare, con sentenza, l’improcedibilità

dell’azione penale per essere il reato estinto per morte del reo.

Se la morte interviene nella fase delle indagini preliminari il procedimento deve essere

immediatamente archiviato.

Se l’archiviazione o la sentenza di improcedibilità è basata su un erronea valutazione di morte del

reo, il procedimento riprende da dove interrotto.

Capacità processuale

La capacità processuale consiste nella idoneità dall’imputato di intendere e volere, ossia di

comprendere il valore del procedimento penale a suo carico e di sapersi determinare nella strategia

difensiva. Tale capacità consente la cosciente partecipazione al procedimento.

L’incapacità di intendere e volere si traduce in incapacità processuale solo se è successiva al

commesso reato, e non influisce sulla colpevolezza e sulla misura della pena, ma sul procedimento

che rimane sospeso fino a quando perdura l’incapacità.

Può verificarsi cosi la figura dell’eterno indagato e imputato.

Anche se sussiste incapacità processuale, il giudice può pronunciare sentenza a favore dell’impuato.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 57

Durante le indagini preliminari l’incapacità non esclude l’archiviazione, ma solo quegli atti dove è

richiesta una cosciente partecipazione.

In favore dell’infermo di mente scattano le misure protettive, come la nomina di un curatore o il

ricovero in una struttura medico psichiatrica.

Capacità passiva di imputazione (Legitimatio ad causam)

Questa consiste nell’idoneità ad assumere la qualità formale di imputato e quindi la corrispondente

veste di parte processuale.

Le persone prive di legitimatio ad causam, sono generalmente protette da immunità assolute o

relative, ma pienamente capaci di intendere e volere e dunque con piena capacità processuale.

Le garanzie dell’imputato

Le garanzie servono a far valere concretamente il principio di non colpevolezza, e sono:

- Scelta del difensore

- Sindacato su giudice e P.M.

- Presentazione memorie scritte o documenti

- Indicazione e assunzione prove

- Presenza al processo o rinuncia a comparire

- Scelta tra riti preliminari e abbreviati

- Facoltà di impugnazione

- Libertà morale in sede di interrogatorio

Artt. 415 e 416.

La legge sul giusto processo ha modificato molto la normativa sull’interrogatorio specie nelle

cosiddette formalità preliminari.

Se l’imputato ammette le proprie responsabilità assume la qualità di imputato, se invece esprime

dichiarazioni sulla responsabilità di terzi, quella di testimone.

Prima che inizi l’interrogatorio la persona deve sempre essere avvisata che:

- Le dichiarazione potranno essere utilizzate contro di lui

- Ha facoltà di non rispondere, ma il procedimento seguirà comunque il suo corso

- In relazioni a dichiarazioni coinvolgenti la responsabilità altrui, assumerà la veste di

testimone

Se non vengono rispettati, specie i primi due punti, le dichiarazioni diventano inutilizzabili

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 58

Inoltre va aggiunto che:

- Le dichiarazioni rese dall’indagato o imputato non possono essere oggetto di testimonianza

da parte di verbalizzanti o terzi.

- Le dichiarazioni di tipo testimoniale, ma implicanti la propria reità, rese al magistrato o alla

P.G., da una persona conseguentemente indagata o imputata non sono utilizzabili contro la

stessa.

Difesa tecnica e autodifesa

Diritto alla difesa tecnica (professionale) con nomina del difensore di fiducia o d’ufficio e accesso

al pubblico patrocinio.

Autodifesa tramite:

- Produzione di documenti e memorie

- Dichiarazioni spontanee all’A.G.

- Indagini difensive

La parte civile

Fare sul libro

Capitolo 14

Le altre parti alternative

Sono:

- la parte civilmente obbligata per la pena pecuniaria

- il responsabile civile

Fare sul libro

Capitolo 15

La persona offesa e l’ente esponenziale

La persona offesa

La persona offesa da reato

E’ il soggetto titolare dell’interesse, principale o connesso, penalmente protetto, che viene leso dalla

commissione del fatto – reato. E’ la vittima del reato.

E’ soggetto ma non parte del processo, anche se lo può diventare, infatti se lo vogliono possono

sempre costituirsi parti civili.

Tali soggetti hanno anche la possibilità, in casi di reati minori, di condizionare l’azione penale

tramite la cosiddetta querela o la loro remissione.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 59

La persona offesa del reato svolge un ruolo di accusa privata, sussidiaria e accessoria rispetto a

quella pubblica spettante al P.M. Tale ruolo si esplica in forme di adesione o di supporto all’attività

del P.M. o in alcuni casi anche in forme di controllo su di essa.

Questo ruolo vale a rendere la persona offesa rispetto all’azione penale, un mero soggetto

procedimentale, ma non anche contitolare dell’azione stessa.

L’offeso del reato è differente dalla persona danneggiata, il primo è titolare degli interessi privati

direttamente offesi, mentre il secondo è il titolare degli interessi privati conseguenzialmente offesi.

Es.: Nel reato di omicidio l’offeso dal reato è l’assassinato, mentre la persona danneggiata sono i

suoi congiunti.

Soggetti equiparati alla P.O.

I soggetti equiparati alla P.O. sono quelle persone, non titolari dell’interesse penalmente protetto,

ma ugualmente legittimate dalla legge ad esercitare i diritti e le facoltà spettanti all’offeso del reato.

Diritti e facoltà della P.O.

La P.O., in veste di privata accusa, ha una funzione propulsiva ed è titolare sia nella fase

preliminare che in quella processuale di diritti e facoltà.

I suoi diritti sono:

- Nella fase preliminare

 Nomina di un difensore

 Proposizione di querela

 Formulazione di istanza di procedimento

 Assistenza agli atti cd. garantiti compiuti dal P.M.

 Presa visione degli atti depositati

 Richiesta di promuovere l’incidente probatorio e partecipazione allo stesso

 Ricezione dell’informazione di garanzia

 Interloquire sulla proroga delle indagini

 Interloquire sulla richiesta di archiviazione

 Interloquire col G.I.P. se non accoglie la richiesta di archiviazione

 Richiesta di avocazione del P.M.

 Possibilità, se persona offesa – querelante, di opporsi al procedimento per

decreto penale

- Nella fase processuale

 Presentazione memorie e prove

 Avviso dell’udienza preliminare

 Presenza senza possibilità di interloquire all’udienza preliminare

 Coscienza del rinvio a giudizio

 Notifica che dispone il giudizio immediato

 Richiesta al giudice dibattimentale di rivolgere domande a testimoni, periti,

 Richiesta al P.M. di proporre impugnazione avverso capi penali della

sentenza

 Notifica dell’ordinanza di giudizio abbreviato

 Citazione per il giudizio direttissimo

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 60

L’ente esponenziale

E’ quel soggetto processuale eventuale, preordinato alla tutela degli interessi penali accessori,

spettanti alla persona offesa e, quindi, connessi all’interesse principale leso dal reato, la cui tutela è,

invece, istituzionalmente affidata al P.M.

Non può essere mai parte. Si atteggiano ad accusa privata, integrativa o anche sostitutiva della P.O.

Sono portatori di interessi collettivi di una comunità e possono partecipare al processo o alla fase

preliminare previo consenso della persona offesa e se sono dotati dei seguenti requisiti:

- Finalità di interessi

- Rappresentatività di tali interessi in forza di legge

- Preesistenza delle finalità prima del reato

- Assenza di scopo di lucro

L’interesse diffuso

L’interesse diffuso è diverso da quello generale, infatti il secondo è tutelato dallo stato con la figura

del P.M.

L’ente e le sue vicende

Diritti e facoltà

Hanno potere di stimolo in posizione però subordinata rispetto alla P.O., che può anche decidere di

farsi sostituire dall’ente senza partecipare direttamente.

Modalità di intervento

Non potendosi mai costituire parte esso è privo di qualsiasi diritto o facoltà prima del suo ingresso

ufficiale nel procedimento, che avviene mediante l’apposita autorizzazione scritta della P.O.

Tale ingresso deve avvenire entro il dies ad quem dell’apertura del dibattimento.

Estromissione dal procedimento

Può derivare da:

- Revoca del proprio atto d’intervento

- Revoca della persona Offesa

- Etero – esclusione da arte del giudice su richiesta delle parti.

Il difensore

Fare sul libro

Capitolo 17

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 61

Le attività dei soggetti processuali

Competenza e attribuzione

Competenza (Esterna) e Attribuzione (Interna)

La competenza è un rapporto esterno e concernente una pluralità di giudici – uffici, mentre

l’attribuzione è un rapporto interno tra una pluralità di organi giudicanti tutti incardinati nell’ambito

del medesimo ufficio.

In materia penale la competenza è dunque la sfera esterna di giurisdizione che appartiene a ciascun

ufficio giudiziario. La attribuzione è invece una mera distribuzione interna ad un ufficio di

giurisdizione (In particolare tra tribunale monocratico e collegiale).

Sia competenza che attribuzione sono preordinate per legge, nel rispetto dei principi costituzionali

sul giudice naturale.

Ai fini della distribuzione dei procedimenti per competenza e attribuzione, il codice valorizza 4

parametri:

- Materia

- Territorio

- Connessione. Attiene alla pluralità di procedimenti che apparterrebbero ad uffici diversi, ma

in quanto connessi vengono ricondotti alla sfera di un unico ufficio. Deve però esserci una

condizione di convenienza alla trattazione unitaria. La connessione può avversi anche per

procedimenti si del medesimo ufficio, ma di organi interni diversi.

- Funzionale. Trattassi della competenza per gradi e fasi del processo. I gradi misurano la

competenza e le fasi l’attribuzione.

Le tabelle

All’interno del medesimo ufficio, la concreta individuazione del giudice – persona cui spetta la

cognizione di un determinato affare deve essere data dalle cd. tabelle, redatte dal magistrato capo o

dal C.S.M.

Dovrebbero escludere ogni discrezionalità nell’individuazione del giudice e garantire criteri

obbiettivi e sicuri.

Competenza e attribuzione per materia

Essa individua in una molteplicità di giudici – uffici, tutti presenti sullo stesso territorio, quello

competente secondo il tipo di reato materia.

Per il secondo grado, si utilizza il metodo funzionale per l’individuazione del giudice – ufficio

competente. Per il terzo grado è sempre competente la cassazione.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 62

La competenza per materia è cosi articolata:

- Tribunale per i minorenni. Minore di atti 18 alla commissione del reato, qualsiasi sia la

gravità.

- Corte d’assise. Reati più gravi e socialmente allarmanti. Delitti punibili con l’ergastolo o

con una pena non inferiore a 24 anni. Una elencazione normativi di delitti di sangue o di

grave allarme sociale.

- Tribunale collegiale. Competenza esterna rispetto ad altri uffici e attribuzione interna

rispetto al tribunale monocratico. Delitti punibili con reclusione superiore di anni 10 minore

di 24. Una elencazione normativa comprendente i reati consumati o tentati gravi e reati di

allarme sociale che richiedano una valutazione collegiale.

- Tribunale monocratico. L’attribuzione a tale organo a carattere residuale. Secondo una

previsione generale competono ad esso tutti i reati non elencati negli altri giudici – uffici o

nel giudice di pace e tutte le contravvenzioni di competenza del tribunale.

- Giudice di pace. Reati di microcriminalità.

Competenza e attribuzione per territorio

Il criterio territoriale individua la circoscrizione, il criterio per materia il tipo di giudice nell’ambito

di quella circoscrizione.

I criteri sono:

- Luogo di verificazione dell’evento

- Qualora l’evento sia la morte il luogo è quello della condotta omicida

- In tema di delitto tentato, è il luogo di compimento dell’ultimo atto

- Per il reato permanente il luogo dove ha avuto inizio

- In casi in cui il momento di verificazione dell’evento è ignoto valgono criteri sussidiari

(Residenza, Dimora o domicilio dell’imputato, Sede ufficio P.M. che per primo ha

indagato…)

- Nei reati commessi in parte in Italia e in parte all’estero, conta la localizzazione Italiana.

- Nei procedimenti con imputati magistrati, vi è, per ragioni di obbiettività, una spostamento

di competenza territoriale.

Competenza e attribuzione per connessione

Esiste un procedimento principale che attrae a se una serie di procedimenti secondari connessi.

Dunque per il principale la competenza non varia.

- Connessione plurisoggettiva. Pluralità di imputati collegati tra loro dallo stesso reato.

- Connessione monosoggettiva . Pluralità di reati collegati dallo stesso imputato.

- Connessione teleologica. Reati compiuti per occultare o eseguire altri reati.

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Bonetti Daniele 63

Effetti della connessione

La connessione può incidere su:

- Giurisdizione. Prevale la giurisdizione ordinaria su quella militare, quando il reato comune è

più grave.

- Competenza per materia. Il procedimento per il reato di competenza del giudice inferiore è

attratto presso il giudice con maggiorre capacità.

- Competenza per territorio. Si segue la competenza territoriale del reato più grave o in caso

di parità del reato cronologicamente anteriore.

Il parametro della gravità e cosi determinato. I delitti sono più gravi delle contravvenzioni. Delitto

maggiormente punito più grave (Criterio quantitativo).

Per i minorenni, la connessione, dispiega effetti solo a livello territoriale, ossia tra vari tribunali per

minorenni.

La riunione dei processi

Esigenze di convenienza e risparmio di risorse.

La riunione compete sia la fase preprocessuale (Unica indagine) sia quella processuale (Unico

giudizio).

Suoi presupposti sono:

- Identità subiettiva del giudice, che procede

- Identità procedurale. Tutti i procedimenti allo stesso grado o fase.

- Identità di competenza.

- Utilità della riunione

La separazione

E’ obbligatoria quando è possibile definire subito taluno dei processi

E’ facoltativa quando appare utile al fine della speditezza del processo e vi è il consenso delle parti

Il giudice deve inoltre disporre la scadenza quando si tratta di processo con imputati detenuti, per i

quali è prossima la scadenza dei termini di custodia cautelare. In questo caso la separazione può

anche essere proposta dal P.M.

La separazione o la riunione dei processi, non provocano mai spostamenti di competenza, non sono

impugnabili e non producono mai nullità. I procedimenti rimangono nella sfera di competenza del

giudice che era già ab origine competente. A differenza della connessione.

________________________________________________________________________________

Bonetti Daniele 64

Giurisdizione competenza e attribuzione

Il giudice naturale

Art. 25 Cost.

Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.

Inteso sia come organo astratto, predeterminato per legge che abbia, in relazione ad esso,

giurisdizione, competenza ed attribuzione, sia come persona fisica che in concreto sia chiamata a

svolgere funzioni in un procedimento secondo un meccanismo di individuazione oggettivo (Sistema

gabellare).

Le attribuzioni del P.M. sono consequenziali a quelle del giudice e l’individuazione della persona

fisica avviene anche in questo caso tramite tabelle.

Un giudice – persona ha la cognizione di un determinato procedimento quando concorrono i

seguenti presupposti:

- Giurisdizione. Attribuzione del procedimento all’ordine giudiziario di cui fa parte.

- Competenza. Vale ad identificare il giudice fra i medesimi uffici dello stesso ordine.

- Attribuzione. Identificazione all’interno dello stesso ufficio.

- Individuazione tabellare. Tutti i giudici di uno stesso ufficio hanno giurisdizione e

competenza idonea, ma solo uno di essi esercita le funzioni.

L’eventuale violazione dei criteri tabellari non incide sulla validità del processo.

La carenza di cognizione

Il difetto di giurisdizione si ha quando un procedimento pende davanti ad un giudice di un ordine

diverso da quello cui spetta la cognizione. Esso produce la nullità assoluta degli atti, salvo la

potenzialità si sanatoria del giudicato.

Il difetto di competenza si ha quando ha procedere è un giudice dello stesso ordine, ma diverso da

quello a cui spetta. Tale difetto può provocare una nullità assoluta, relativa o intermedia a seconda

del tipo di competenza violata. Il difetto di competenza per materia o il difetto funzionale sono i più

gravi.

Il difetto di attribuzione interna si ha quando a procedere è un giudice del medesimo ordine e

ufficio, ma appartenente ad una diversa articolazione.

Il difetto di cognizione tabellare corrisponde alla violazione di un mero atto amministrativo interno

e conseguentemente non provoca nullità, ma eventualmente solo sanzioni disciplinari.

L’incompetenza

- L’incompetenza per materia. Derivando da incapacità del giudice procedente è per attiene

agli atti di impulso processuale, assimilabile alla nullità assoluta, sicché essa è rilevabile

dalla parte e deducibile dal giudice in ogni stato e grado del processo.

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Bonetti Daniele 65


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto processuale penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto processuale penale, Marcone. In cui gli argomenti trattati sono i seguenti: definizione, la riserva di legge statuale, il sistema delle fonti, la normativa complementare, i limiti di efficacia nello spazio e nel tempo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (AGRIGENTO, PALERMO, TRAPANI)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Militello Vincenzo.

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