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Diritto processuale prima parte - Balena

Appunti di diritto. In questa guida viene esplicata la prima parte del diritto processuale civile. "L’espropriazione forzata è quel tipo di processo esecutivo costituito da un complesso di atti diretti a sottrarre coattivamente al debitore determinati beni facenti parti del suo patrimonio ed a convertirli in denaro, con cui soddisfare il creditore procedente.
È, quindi, una... Vedi di più

Esame di Diritto processuale amministrativo docente Prof. G. Balena

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SCHEMATIZZAZIONE ESPROPRIAZIONE FORZATA

Pignoramento Intervento Vendita o Distribuzione

creditori Assegnazione somma ricavata

RIPASSO

Per fissare le idee sugli argomenti trattati si cerchi di rispondere ai seguenti quesiti:

1) Quali sono gli atti preparatori del processo esecutivo?

2) Differenze tra espropriazione forzata ed esecuzione diretta.

3) Quando il pignoramento diviene inefficace?

4) Termine per la proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi.

5) Termine entro cui possono intervenire i creditori.

6) È previsto l’istituto dell’interruzione nel processo esecutivo?

UNITA’ DIDATTICA 10

I PROCEDIMENTI SPECIALI

Con riferimento agli argomenti trattati nell’unità didattica precedente si risponda ai

seguenti quesiti:

a) Titolo esecutivo

b) Efficacia dell’atto di precetto

c) Domanda di sostituzione

d) Espropriazione mobiliare presso terzi

e) Vendita con incanto nell’espropriazione immobiliare

f) Opposizioni nell’esecuzione

g) Opposizione di terzo nel processo esecutivo

Il libro IV del codice di procedura civile, disciplina una serie di procedimenti che

hanno in comune esclusivamente la loro “specialità” ossia la divergenza rispetto al

procedimento di cognizione ordinario. In realtà, però, in tale libro non sono

disciplinati tutti i procedimenti speciali; infatti, alcuni sono regolati da leggi speciali

o dal codice civile. Inoltre un importante procedimento speciale, il processo del

lavoro, è disciplinato nel libro II del codice di procedura civile.

I procedimenti speciali anticipano la tutela del diritto, ne garantiscono il risultato o

addirittura si sostituiscono al procedimento ordinario se quest’ultimo non viene

invocato dagli interessati.

Tra i procedimenti speciali assumono particolare rilievo i c.d. “procedimenti

sommari”: sommari per l’incompletezza della cognizione (decisi allo stato degli atti)

o per la superficialità della cognizione in quanto basati sulla probabilità del diritto. La

durata intollerabile dei processi di cognizione ordinaria è alla base di questi istituti,

come lo è per le tutele in corso di causa ex artt. 186 bis, ter e quater.

Tra i procedimenti sommari si distinguono due categorie:

procedimenti non cautelari;

A) procedimenti cautelari.

B)

Procedimenti sommari non cautelari

I provvedimenti sommari non cautelari, mirano all’emanazione di un provvedimento

con cui si perviene immediatamente alla fissazione della normativa del caso concreto

in modo semplificato.

Il provvedimento che ne deriva nasce provvisorio, ma può divenire definitivo se il

soggetto passivo non promuove il processo di cognizione ordinaria. Il collegamento

con il processo ordinario è, dunque, “eventuale”.

Tra i procedimenti sommari non cautelari:

- procedimento di ingiunzione;

- procedimento per convalida di sfratto.

Procedimento di ingiunzione (artt. 633-656 c.p.c.)

Il procedimento di ingiunzione è accertamento a cognizione sommaria (in quanto

superficiale), non necessaria, poiché il soggetto che è in possesso di una prova scritta

dal suo diritto può scegliere se attivare il procedimento sommario o quello ordinario,

con prevalente funzione esecutiva in quanto finalizzato ad ottenere il rapido formarsi

di un titolo esecutivo, ossia il decreto ingiuntivo. Lo schema della procedura è

dunque lineare:

- il giudice, su ricorso del creditore, ordina, con decreto, al debitore di pagare (entro

un termine stabilito) una somma o di versare una determinata quantità di cose

fungibili, o una cosa mobile determinata;

- il debitore può proporre opposizione, e solo in mancanza di essa il decreto acquista

il valore di una sentenza passata in giudicato;

- a seguito dell’opposizione, invece, si apre un normale procedimento di cognizione;

per questo si parla di procedimento a contraddittorio eventuale.

Le condizioni di ammissibilità (artt. 633-634): l’istanza deve avere ad oggetto una

somma liquida di denaro o una determinata quantità di cose fungibili o una cosa

mobile determinata, e deve basarsi su prova scritta. Può riguardare anche onorari per

prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati,

procuratori, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la sua

opera in occasione del processo, nonché onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a

norma della loro legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione

o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata.

Giudice competente (art. 637): per l’ingiunzione è competente il giudice di pace oil

tribunale, in composizione monocratica, che sarebbe competente per la

domanda proposta in via ordinaria.

Forma della domanda (art. 638): la domanda di ingiunzione si propone con ricorso. Il

ricorso è depositato in cancelleria insieme con i documenti che si allegano. Il giudice

emette la decisione sulla base delle prove documentali fornite.

Procedimento

Al riguardo si possono verificare due ipotesi:

1) r

igetto della domanda (art. 640 c.p.c.), se il giudice ritiene non sufficientemente

giustificata la domanda, dispone che il cancelliere ne dia notizia al ricorrente,

invitando a provvedere alla prova. Se il ricorrente non vi provvede o, comunque, se la

domanda non è accoglibile, il giudice lo rigetta con decreto motivato. Il rigetto, non

pregiudica un’eventuale proposizione della stessa domanda;

2) accoglimento della domanda (art. 641 c.p.c.), se esistono le condizioni previste, il

ricorso è accoglibile. Il giudice pronuncia decreto motivato con il quale ingiunge

all’altra parte di pagare la somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose

2

richieste, nel termine di 40 gg , dalla notificazione del ricorso e del decreto, con

l’avvertimento espresso che nello stesso termine può essere fatta opposizione e che,

in mancanza di questa, si procederà ad esecuzione forzata.

Il decreto ingiuntivo è munito di efficacia esecutiva provvisoria su istanza del

ricorrente, se l’istanza è fondata su cambiale, assegno bancario o circolare, su

certificato di borsa o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale; inoltre,

se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, il giudice può concedere la

provvisoria esecutività imponendo al ricorrente una cauzione (art. 642).

Il decreto, insieme con il ricorso, deve essere notificato all’ingiunto entro 60 gg. dalla

pronuncia, a pena di inefficacia del decreto stesso.

Opposizione: l’opposizione è il mezzo con cui l’ingiunto, che ritenga ingiusta la

3

condanna, impugna il decreto ; si propone con atto di citazione davanti al giudice che

2 Termine che può essere ridotto a 10 gg. o aumentato a 60 gg. quando concorrono giusti motivi (art. 641, comma

secondo, c.p.c.).

3 Secondo il S l’opposizione al decreto ingiuntivo va considerata un vero e proprio mezzo di impugnazione.

ATTA

ha emesso il decreto ingiuntivo, che deve essere notificato al ricorrente entro nel

termine di 40 gg. dalla notificazione dal ricorso. L’atto di opposizione sarà formulato

come un comune atto di citazione; il giudizio si svolge nelle forme ordinarie, ma i

termini per la comparizione sono ridotti alla metà. L’opposizione può essere proposta

anche tardivamente, e cioè anche dopo scaduto il termine fissato nel decreto, se

l’intimato prova di non aver avuto tempestiva conoscenza del medesimo per

irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore (art. 650 c.p.c.).

L’opposizione, anche tardiva, non è più ammessa decorsi 10 gg. dal primo atto di

esecuzione.

Se non è stata fatta opposizione nel termine stabilito o se l’opponente non si è

costituito, il giudice, su istanza del ricorrente, dichiara esecutivo il decreto, che

acquista autorità di giudicato sostanziale (art. 647).

L’esecutività provvisoria non concessa al momento della pronuncia, può essere data

in sede di opposizione (art. 648) se l’opposizione non è fondata su prova scritta, o di

pronta soluzione. Di contro, se l’esecutorietà provvisoria è stata concessa già in sede

di emissione del decreto ingiuntivo, il giudice può, su istanza dell’opponente, e

quando ricorrono gravi motivi, concedere la sospensione di essa (art. 649).

Il giudizio di opposizione si conclude con una sentenza che può essere di:

- rigetto, con conseguente conferma del decreto ingiuntivo opposto (art. 653, comma

primo);

- accoglimento parziale, con conseguente modifica del decreto opposto;

- accoglimento integrale, in tal caso si ha revoca del decreto ingiuntivo, e gli atti

esecutivi eventualmente compiuti sono caducati immediatamente.

Procedimento per convalida di sfratto (artt. 657-669 c.p.c.)

Tale procedimento è diretto ad ottenere dal giudice l’emanazione di un

provvedimento (ordinanza), che convalidi la licenza ovvero lo sfratto per scadenza

del termine o per mancato pagamento del canone pattuito, dichiarando altresì la

risoluzione del contratto.

Il procedimento per convalida di sfratto, come quello di ingiunzione, ha carattere non

necessario, potendo l’intimante scegliere tra la tutela in esame e quella ordinaria.

Presupposti: possono valersi della procedura di convalida di sfratto soltanto il

locatore o il concedente in caso di: 1) locazione, 2) affitto a coltivatore diretto,

mezzadria, colonia parziale. Soggetto passivo della procedura sarà nel primo caso il

conduttore, nel secondo l’affittuario coltivatore diretto, il mezzadro o il colono.

La legge prevede tre ipotesi in cui applicare tale procedimento:

- licenza per finita locazione, che si intima prima della scadenza del contratto, per

impedire la rinnovazione tacita di esso;

- sfratto per finita locazione, che si intima dopo la scadenza del contratto;

- sfratto per morosità, che si intima per mancato pagamento dei canoni alle scadenze

stabilito.

Procedimento: in tutti e tre i casi il procedimento inizia con una intimazione, rivolta

dal locatore (o concedente), di lasciar libero l’immobile, con contestuale citazione del

conduttore per convalida. La citazione per la convalida deve contenere l’avvertimento

al conduttore-intimato che in caso di mancata comparizione o di mancata opposizione

il giudice convalida la licenza o lo sfratto (art. 660). Inoltre tra il giorno della

notificazione dell’intimazione e il giorno dell’udienza, devono intercorrere non meno

di 20 gg.

La competenza “inderogabilmente” il tribunale in composizione monocratica del

luogo in cui si trova la cosa locata (art. 661 c.p.c.).

Gli effetti dell’intimazione cessano se il locatore non compare all’udienza fissata

nell’atto di citazione (art. 662).

All’udienza possono verificarsi due ipotesi: a) se l’intimato non compare o

comparendo non si oppone, il giudice convalida la licenza o lo sfratto con ordinanza,

che, in caso di mancata comparizione dell’intimato, produce effetti dopo 30 gg. dalla

sua emanazione (art. 663 c.p.c.); b) se l’intimato compare e propone opposizione

all’intimazione, il giudice dispone il mutamento del rito ex art. 667, essendo la

materia locatizia disciplinata con il rito del lavoro (art. 447 bis).

Lo sfratto per morosità subordina la convalida all’attestazione, resa in giudizio dal

locatore, che la morosità persiste (art. 663, comma terzo, c.p.c.). Inoltre, il locatore,

con lo stesso atto, può chiedere anche l’ingiunzione di pagamento dei canoni scaduti

e di quelli che scadranno fino al rilascio; in questo caso il giudice emette decreto

ingiuntivo in calce ad una copia dell’atto di intimazione (art. 664 c.p.c.).

Procedimenti sommari cautelari

I procedimenti cautelari hanno una funzione di garanzia (garantire il regolare

svolgimento ed il proficuo risultato del giudizio di merito), si concludono con un

provvedimento avente la funzione di salvaguardare il diritto in attesa che si giunga ad

una pronuncia di merito al termine del processo di cognizione. Tali procedimenti

hanno il carattere della provvisorietà e strumentalità rispetto alla cognizione

ordinaria. Provvisori perché sono sempre legati ad un processo di cognizione

ordinario, non hanno possibilità di divenire definitivi; strumentali in quanto sono

collegati alla tutela di merito in quanto devono assicurarne gli effetti.

Presupposti: presupposti indispensabili per l’accoglimento della misura cautelare

sono il fumus boni iuris (parvenza dell’esistenza del diritto a cautela del quale si

agisce) ed il periculum in mora (pericolo di danno derivato dalla durata del processo

ordinario).

Tra i procedimenti sommari cautelari: 1) sequestri, 2) denuncia di nuova opera e

danno temuto, 3) procedimenti di istruzione preventiva, 4) provvedimenti d’urgenza.

Gli artt. 669 bis-669 quaterdecies (introdotti dalla legge n. 353/90), disciplinano il

c.d. “rito cautelare uniforme”, ossia un procedimento valido per tutte le forme

cautelari; in precedenza ogni misura aveva propri termini, forme e contenuti diversi.

Forma della domanda e giudice competente: la domanda volta ad ottenere un

provvedimento cautelare, si propone con ricorso (art. 669 bis c.p.c.). Competente a

pronunciare sulla domanda è ante causam (ossia prima dell’instaurazione del giudizio

di merito) il giudice che sarebbe competente a conoscere del merito (art. 669 ter); in

corso di causa, la competenza spetta al giudice della stessa (art. 669 quater). Il

giudice di pace non può emanare provvedimenti cautelari: le sue competenze passano

al tribunale.

Procedimento: il procedimento di regola si svolge in contraddittorio, e solo in casi

particolari inaudita altera parte (art. 669 sexies). In caso di accoglimento il giudice

autorizzerà l’adozione della misura cautelare (art. 669 octies).; in caso di rigetto

dell’istanza, il provvedimento negativo non preclude la riproposizione dell’istanza

quando si verifichino mutamenti delle circostanze o vengano dedotte nuove ragioni di

fatto o di diritto (art. 669 septies).

Inefficacia del provvedimento (art. 669 novies c.p.c.): il provvedimento cautelare

perde la sua efficacia: se il procedimento di merito non viene iniziato entro 60 gg.

dalla sua pronuncia, ovvero se successivamente al suo inizio si estingue; se è

dichiarato inesistente il diritto a cautela del quale è stato concesso; se non è stata

versata la cauzione che il giudice ha imposto alla parte istante.

Revoca e modifica del provvedimento (art. 669 decies): nel corso dell’istruzione il

giudice istruttore della causa di merito può, su istanza di parte, modificare o revocare

con ordinanza il provvedimento cautelare anche se emesso anteriormente alla causa,

se si verificano mutamenti nelle circostanze.

Reclamo contro i provvedimenti cautelari (art. 669 terdieces): il reclamo contro i

provvedimenti del giudice singolo del tribunale si propone al collegio, del quale non

può far parte il giudice che ha emanato il provvedimento reclamato; quando il

provvedimento è stato emesso dalla Corte di appello, il reclamo si propone ad altra

sezione della stessa Corte o, in mancanza, alla Corte di appello più vicina. Il reclamo

si propone entro 15 gg. dalla comunicazione o dalla notificazione del provvedimento

cautelare, se anteriore. Non sospende l’esecuzione del provvedimento, tranne quando

il presidente del tribunale o della Corte investiti del reclamo, ravvisino un possibile

grave danno per motivi sopravvenuti (art. 669 quaterdecies, comma quinto).

Sequestro (artt. 670-687)

Il sequestro costituisce il provvedimento cautelare più caratteristico e di più largo

impiego nella prassi giudiziaria. Il codice prevede due tipi di sequestro: il sequestro

giudiziario, diretto ad assicurare la conservazione della cosa intorno alla quale si

contende mediante la sua custodia o eventualmente la sua gestione temporanea, e può

avere ad oggetto beni di cui è controversa la proprietà o il possesso, e prove; il

sequestro conservativo, richiesto dal creditore quando ha il fondato timore di perdere

la garanzia del proprio credito, ha per oggetto beni mobili o immobili del debitore o

somme o cose a lui dovute. Il provvedimento che autorizza il sequestro perde

efficacia nel caso in cui non venga eseguito entro 30 gg. dalla pronuncia (art. 675). Il

sequestro giudiziario si esegue con le forme dell’esecuzione per consegna o rilascio;

mentre, il sequestro conservativo con le forme proprie del pignoramento. Il sequestro

conservativo, si converte in pignoramento nel momento in cui il creditore

sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva (art. 686).

Procedimenti di denuncia di nuova opera e di danno temuto (artt. 688-691)

Le azioni di denuncia di nuova opera e denuncia di danno temuto (“azioni di

nunciazione”), sono tipici strumenti di tutela anticipata del diritto, tendenti a

prevenire o arrestare in itinere un danno che se giungesse a determinarsi, sarebbe

antigiuridico. La denuncia di nuova opera è l’azione concessa a chi abbia ragione di

temere che da una nuova opera da altri intrapresa sulla proprietà vicina stia per

derivare un danno alla cosa che forma oggetto del suo diritto o del suo possesso, e

mira ad ottenere dal giudice un provvedimento che sospenda l’esecuzione dell’opera.

Tale azione non può essere proposta se l’opera è terminata e, comunque, non deve

essere trascorso un anno dal suo inizio. La denuncia di danno temuto è diretta contro

il pericolo di un danno grave e prossimo derivante da un edificio, albero o altre cose

già esistenti nel fondo vicino, per ottenere dal giudice un provvedimento che

consente di ovviare al pericolo. L’azione si propone con ricorso al giudice del luogo

in cui p avvenuto il fatto denunciato (art. 688).

Procedimenti di istruzione preventiva (artt. 692-699)

L’istruzione preventiva è un istituto che si differenzia in molti punti dalle altre misure

cautelari. Infatti non tutela un diritto leso o sottoposto a pericolo, ma l’assunzione di

prove fuori dal processo di cognizione. Questa assunzione anticipata è fondata sul

pericolo che il ritardo possa far perdere per sempre determinate prove (es. la

testimonianza di un moribondo, c.d. a futura memoria), oppure l’imminente

modificazione di determinati luoghi od oggetti (accertamento tecnico preventivo).

Provvedimenti d'urgenza (art. 700)

La procedura del provvedimento d'urgenza è azionabile in tutti i casi in cui non sono

utilizzabili, per la mancanza dei relativi presupposti, le misure cautelari sopra viste.

Caratteristiche principali di questa misura sono perciò l’atipicità, e la sussidiarietà. I

presupposti per l’emanazione di tali provvedimenti sono: 1) un fondato motivo di

temere l'insoddisfazione del proprio diritto; 2) un pregiudizio imminente ed

irreparabile, che minacci il diritto, durante il tempo occorrente per farlo valere in via

ordinaria; 3) l’inesistenza di un altro provvedimento cautelare tipico, idoneo, nel caso

concreto, ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito.

Essendo il provvedimento d’urgenza comunque una misura cautelare, il giudice dovrà

preliminarmente accertare il fumus boni iuris, cioè la sussistenza del diritto posto a

fondamento della tutela cautelare. La decisione consiste nell’emanazione dei

provvedimenti più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul

merito.

Procedimenti possessori

Le azioni possessorie hanno funzione di tutela del possesso, nel senso che hanno

come finalità immediata la tutela del possesso contro qualsiasi turbativa. I

procedimenti possessori sono: 1) l’azione di reintegrazione (o di spoglio); 2) l’azione

di manutenzione.

Azione di reintegrazione (art. 1168 c.c.): è l'azione con cui il possessore, entro l’anno

dal sofferto spoglio, chiede di essere reintegrato nel possesso di cui è stato spogliato.

La funzione dell’azione di reintegrazione è dunque essenzialmente recuperatoria, in

quanto mira esclusivamente a reintegrare nel possesso del bene chi ha subito lo

spoglio. Presupposto dellazione di reintegra è uno spoglio violento o clandestino.

Elementi essenziali per l’esistenza dello spoglio sono: a) l’animus spoliandi (la

consapevolezza dello spogliante di operare contro la volontà espressa o presunta del

possessore); b) la privazione del possesso (che consiste nella perdita del potere di

fatto esercitato dal possessore sulla cosa per il fatto dello spogliante, cui può

accompagnarsi, o meno, l'acquisto del possesso da parte dello stesso spogliante o di

altra persona). Il termine per proporre l'azione è quello di un anno dalla sofferta

lesione. Tale termine decorre dalla data dello spoglio se si tratta di spoglio palese, dal

giorno della sua scoperta se si tratta di spoglio clandestino, dal compimento del primo

atto in caso di più atti continuativi di spoglio.

Azione di manutenzione (art. 1170.c.): è diretta a tutelare i possessori contro quella

particolare forma di lesione che è costituita dalla molestia di fatto o di diritto; essa è

altresì concessa contro lo spoglio non violento o non clandestino. Con questa azione è

tutelabile soltanto il possesso avente ad oggetto un bene immobile o un’universalità

di beni mobili. È legittimato a proporre l’azione colui che ha il possesso in modo

continuo ed ininterrotto da oltre un anno, e che non l’ha acquistato con violenza o

clandestinità. Il termine per esperire tale azione è quello di un anno dalla molestia o

dallo spoglio.

Sia l’azione di reintegrazione che di manutenzione si propongono con ricorso al

giudice del luogo in cui è avvenuto il fatto denunciato.

RIPASSO

Per fissare le idee sugli argomenti trattati si cerchi di rispondere ai seguenti quesiti:

1) Quali sono i presupposti per il procedimento di ingiunzione?

2) Quando viene emesso un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo?

3) Che forma ha l’atto introduttivo del procedimento per la convalida di sfratto?

4) Qual’è il giudice competente per il rito cautelare?

5) Differenza tra riesame e reclamo dei provvedimenti cautelari

6) Come si attua il provvedimento che autorizza il sequestro?

UNITA’ DIDATTICA 11

L’ARBITRATO.

IL PROCESSO DEL LAVORO

Con riferimento agli argomenti trattati nell’unità didattica precedente si risponda ai

seguenti quesiti:

a) Procedimento d’ingiunzione

b) Chi è il giudice competente per il procedimento per la convalida di sfratto?

c) Presupposti per i procedimenti cautelari

d) Inefficacia del provvedimento cautelare

e) Conversione del sequestro conservativo in pignoramento

f) Art. 700 c.p.c.

Arbitrato

È potere delle parti “compromettere” la controversia, ossia affidare la decisione a

giudici privati scelti da loro o scelti in un modo da esse stabilito. La possibilità di

ricorrere a tale strumento non è assoluta, ma è circoscritta alle sole controversie

riguardanti diritti disponibili, essendo espressamente sottratte alla disponibilità delle

parti le controversie individuali di lavoro e quelle in materia di previdenza e

assistenza obbligatorie, nonché quelle concernenti questioni di stato e di separazione

personale tra coniugi e le altre che non possono formare oggetto di transazione (art.

806 c.p.c.).

Arbitrato rituale ed arbitrato irrituale: l’arbitrato rituale presenta i caratteri strutturali

e funzionali propri del giudizio, configurandosi, più precisamente, come un giudizio

privato effettuato da soggetti che, in virtù dei poteri conferitigli contrattualmente,

operano come giudici pur essendo privi dei poteri autoritativi di questi. L’arbitrato

irrituale o libero è una forma di risoluzione convenzionale delle controversie, nel

senso che le parti conferiscono agli arbitri il compito di comporre una lite mediante

atto negoziale, impegnandosi a considerare come espressione della propria volontà

quanto deciso dagli arbitri.

Si deve infine specificare che l’arbitrato rituale e l’arbitrato irrituale sono diversi

dall’arbitraggio: questo si configura quando le parti, in sede di conclusione di un

contratto abbiano deferito ad un terzo la determinazione della prestazione in esso

dedotta (art. 1349 c.c.).

Arbitrato rituale (art. 806 e ss.)

Il compromesso (art. 806), è l’accordo tra due o più persone di far decidere da un

terzo (arbitro) la controversia insorta.

La clausola compromissoria (art. 808), è l’accordo che le parti stipulano nel contratto

8° in un atto separato) con il quale stabiliscono chi dovrà dirimere le loro

controversie nascenti dal suddetto negozio, quindi future.

La forma del compromesso e della clausola compromissoria deve essere scritta a

pena di nullità.

Gli arbitri: gli arbitri devono essere determinati in numero dispari. Il compromesso o

la clausola compromissoria deve contenere la nomina degli arbitri oppure stabilire il

numero di essi e le modalità di nomina. In caso di indicazione di un numero pari di

arbitri, l’ulteriore arbitro se le parti non hanno diversamente convenuto è nominato

dal presidente del tribunale del luogo in cui ha sede l’arbitrato. Qualora manchi

l'indicazione del numero degli arbitri e le parti non si accordino al riguardo, gli arbitri

saranno tre (art. 809 c.p.c.).

Quando per qualsiasi motivo vengono a mancare tutti o alcuni degli arbitri nominati,

si provvede alla loro sostituzione.

Gli arbitri possono essere sia cittadini italiani che stranieri. Non possono essere arbitri

i minori, gli interdetti, gli inabilitati, i falliti e coloro che sono sottoposti a

interdizione dai pubblici uffici.

L’accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può risultare dalla

sottoscrizione del compromesso.

Gli arbitri hanno diritto al rimborso delle spese e all’onorario per l’opera prestata,

salvo che vi abbiano rinunciato al momento dell’accettazione o con atto scritto

successivo.

La parte può ricusare l’arbitro che essa non ha nominato per i motivi previsti dall’art.

51 c.p.c. La ricusazione è proposta mediante ricorso al presidente del tribunale entro

il termine perentorio di 10 gg. dalla notificazione della nomina o dalla sopravvenuta

conoscenza della causa di ricusazione. Il presidente del tribunale deciderà con

ordinanza non impugnabile.

Procedimento

Le parti possono stabilire, finché non sia iniziato il giudizio arbitrale, le norme che gli

arbitri dovranno applicare nel procedimento. In mancanza di tale indicazione, gli

arbitri hanno al facoltà di regolare lo svolgimento del giudizio nel modo che

ritengono più opportuno. Gli arbitri devono in ogni caso assegnare alle parti i termini

per presentare documenti e memorie, e per esporre le loro repliche.

Se nel corso del procedimento sorge una questione incidentale che per legge non può

costituire oggetto di giudizio arbitrale, gli arbitri, qualora ritengano che il giudizio ad

essi affidati dipenda dalla definizione di tale questione, sospendono il procedimento.

Il giudizio resta sospeso fino al giorno in cui una delle parti notifichi agli arbitri la

sentenza passata in giudicato che ha deciso la causa incidentale.

Se le parti non hanno disposto altrimenti, gli arbitri devono pronunciare il lodo (la

decisione) nel termine di 240 gg. dall’accettazione della nomina. Il termine decorre

dall’ultima accettazione. Questo è sospeso quando è proposta istanza di ricusazione,

fino alla pronuncia su di essa. È interrotto quando occorre procedere alla sostituzione

degli arbitri.

Gli arbitri decidono secondo le norme di diritto, salvo che le parti li abbiano

autorizzati con qualsiasi espressione a pronunciare secondo equità.

Lodo arbitrale: il lodo è deliberato a maggioranza di voti dagli arbitri ed è redatto per

iscritto. Esso deve contenere: l’indicazione delle parti; l’indicazione dell’atto di

compromesso o della clausola compromissoria e dei quesiti relativi; l’esposizione

sommaria dei motivi; il dispositivo; l’indicazione della sede dell’arbitrato e del modo


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AUTORE

Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di diritto. In questa guida viene esplicata la prima parte del diritto processuale civile. "L’espropriazione forzata è quel tipo di processo esecutivo costituito da un complesso di atti diretti a sottrarre coattivamente al debitore determinati beni facenti parti del suo patrimonio ed a convertirli in denaro, con cui soddisfare il creditore procedente.
È, quindi, una forma di esecuzione indiretta, a differenza dell’esecuzione in forma
specifica, che può definirsi diretta, in quanto ha ad oggetto proprio il bene dovuto.
L’espropriazione forzata a seconda dell’oggetto, si distingue in espropriazione
mobiliare ed espropriazione immobiliare."


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Balena Giampiero.

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