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solamente quelle previste dalla legge ed in particolare dall’art. 272 cpp; il terzo è quello della c.d. domanda cautelare

nel senso che il giudice può disporre l’applicazione della misura cautelare, ovvero la sostituzione di quella in atto con

altra più gravosa, solamente a seguito di esplicita richiesta da parte del pubblico ministero.

Le misure cautelari si distinguono in le quali vanno ad incidere direttamente sulla persona,

misure cautelari personali,

e le quali vanno ad incidere sul patrimonio della persona.

misure cautelari reali,

MISURE CAUTELARI PERSONALI

Tali misure cautelari si distinguono in le quali vanno ad incidere sulla libertà

misure cautelari personali coercitive,

della persona, e sono:

1. Custodia cautelare in carcere

2. Arresti domiciliari

3. Custodia cautelare presso luogo di cura

4. Divieto di espatrio

5. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

6. L’allontanamento dalla casa familiare

7. l’obbligo o il divieto di dimora

Ed in le quali interdicono l’esercizio di una specifica attività o funzione, e sono:

misure cautelari interdittive

1. Sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori

2. La sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio

3. Il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali

Al fine di poter applicare qualsiasi misura cautelare il giudice deve accertarsi che sussistono i presupposti per

l’applicazione delle stesse, tali presupposti sono:

GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA

Per quanto riguarda i gravi indizi l’art. stabilisce, innanzitutto, che non è possibile applicare alcuna misura

273 c.p.p.

cautelare se il reato è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione ovvero in presenza di una causa di

estinzione del reato.

La norma in esame individua nei gravi indizi di colpevolezza i presupposti in presenza dei quali può essere applicata

una misura cautelare. Il termine assume un significato diverso da quello dell’art. 192 cpp: qui con il termine

indizio

indizio ci si riferisce alle risultanze dell’indagine che non possono assumere il termine prove perché non c’è ancora

stato il vaglio del dibattimento. Mentre il termine cautelare considera tutti gli elementi capaci di dimostrare la

responsabilità penale, anche se solo in chiave probabilistica.

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La va invece intesa sia in termini quantitativi che qualitativi, nel senso che gli elementi raccolti devono

gravità

raggiungere un tale livello di consistenza tale da far ritenere che il soggetto nei cui confronti si dirigono sia

responsabile.

Tra le condizioni in presenza delle quali va applicata una misura cautelare vi rientra anche il nel senso

limite di pena,

che vi sono dei limiti al di sotto dei quali non è possibile applicare una misura cautelare. ( vedi dopo ).

ESIGENZE CAUTELARI necessari ma non sufficienti, occorrono infatti anche le esigenze

Le condizioni indicate dall’art. 273 cpp sono elementi

cautelari.

Le esigenze cautelari sono disciplinate dall’art. , in questo articolo sono considerate tre diverse esigenze:

274 c.p.p.

1. Quando vi è un concreto ed attuale pericolo in relazione alla genuinità della prova art. 274 lett.a c.p.p.

(l’applicazione di una misura cautelare avente questa esigenza rappresenta l’unico caso nel quale il giudice

deve indicare nell’ordinanza applicativa la durata della stessa). Tale pericolo è detto di inquinamento

nel senso che si vuole evitare il compimento di atti da parte dell’ indagato che ledano la genuinità

probatorio,

delle prove. Il pericolo deve essere concreto ed attuale.

2. Quando l’imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo di fuga art. 274 lett.b c.p.p.

3. Quando sussiste pericolo concreto che la persona sottoposta alle indagini ovvero l’imputato commetta un grave

delitto con uso di armi o con altri mezzi di violenza personale, ovvero compia delitti di criminalità organizzata

della stessa specie Questa esigenza è meglio conosciuta con il termine di

art. 274 lett.c c.p.p.

PERICOLOSITA’ SOCIALE. Questa ultima esigenza è quella che ha dato luogo a maggiori dibattiti in

dottrina : il problema nasce dal fatto che la norma nella sua formulazione letterale è molto generica, infatti il

pericolo dovrebbe risultare da una situazione concreta che permette di fondare un giudizio in tal senso. Quindi

giocano un ruolo importante l’imparzialità del giudice e la terzietà.

Bisogna chiarire che al fine di applicare una misura cautelare non è necessario che concorrano tutte le esigenze cautelari

sopra descritte, essendo sufficiente la presenza di una sola tra le esigenze indicate.

L’applicazione di una qualsiasi presuppone inoltre anche dei limiti di pena; per meglio

misura cautelare coercitive

intenderci l’art. stabilisce che le misure coercitive possono essere applicate solamente per quei reati puniti

280 c.p.p.

con la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a 3 anni.

Se ritratta di allora il reato, per consentire l’applicazione della misura cautelare, deve

custodia cautelare in carcere

essere punito con la pena dell’ergastolo ovvero con la reclusione non inferiore a 4 anni.

Per quanto invece riguarda le esse possono applicarsi solamente quando si tratti di un

misure cautelari interdittive

reato punito con la pena dell’ergastolo ovvero della reclusione superiore nel massimo a 3 anni.

27

Al fine di applicare una misura cautelare il giudice procedente deve tenere conto di due principi fondamentali, quelli

dell’adeguatezza e dalla (art.

proporzionalità 275 c.p.p.).

Per quanto riguarda il primo, il giudice deve adeguare la misura cautelare alle esigenze concrete scaturenti dal tipo di

reato compiuto, in tal senso la custodia in carcere costituisce, in una immaginaria scala di valori, l’extrema ratio tra le

misure applicabili.

Per quanto invece riguarda la proporzionalità il giudice prima di applicare una misura cautelare deve fare un

bilanciamento tra la gravità del fatto e l’entità della sanzione che, presumibilmente, per quel reato verrà irrogata

all’imputato ritenuto colpevole.

Per quanto riguarda il giudice competente ad emettere la misura cautelare, l’art. ci informa che è sempre il

279 c.p.p.

giudice che procede (per cui se ci si trova nella fase delle indagini preliminari allora sarà il se ci si trova in

gip;

dibattimento allora sarà il etc. etc.).

giudice del dibattimento

Bisogna ora sottolineare come si svolge il procedimento che porta all’applicazione di una misura cautelare:

PROCEDIMENTO APPLICATIVO DELLE MISURE CAUTELARI

L’applicazione di una misura cautelare viene sempre richiesta dall’organo che in quella fase è organo di accusa (

2 ; il giudice procedente deve sempre valutare, prima di applicare la

pubblico ministero, procuratore generale etc. etc.)

misura richiesta, se sussistono i gravi indizi e le esigenze cautelari.

Nel momento in cui ritiene sussistenti i presupposti di cui sopra (gravi indizi ed esigenze cautelari) emette ordinanza

applicativa della misura cautelare; in questa ordinanza, a pena di nullità devono essere indicate: tutte le generalità

dell’imputato; i gravi indizi e le esigenze cautelari, motivando circa i fatti concreti sui quali gravi indizi ed esigenze si

poggiano; la fissazione della data di scadenza della misura ( se l’esigenza considerata è quella di cui all’art. 274 lett.a

la data e la sottoscrizione del giudice; ed inoltre il giudice deve indicare anche perché gli elementi portati a

c.p.p.);

favore dell’indagato, o imputato, da parte dell’accusa non sono stati ritenuti rilevanti.

Una volta applicata la misura cautelare, la persona ad essa sottoposta deve essere interrogata dal giudice che ha emesso

tale misura (art. 294 c.p.p.)

Tale interrogatorio è chiamato di GARANZIA.

Il motivo di tale interrogatorio consiste nel fatto che la misura cautelare viene emessa senza che vi sia un contraddittorio

tra le parti per cui è necessario che la persona sottoposta alla misura abbia comunque la possibilità di difendersi, ed il

giudice constatare di persona la reale sussistenza delle esigenze cautelari.

L’interrogatorio deve avvenire entro termini ben precisi:

2 L’organo di accusa nella richiesta ha il dovere anche di indicare eventuali elementi a favore dell’indagato, o imputato,

che potrebbero valere ad evitare l’applicazione della misura cautelare.

28

1. Se la misura applicata è quella della allora l’interrogatorio deve avvenire entro

custodia cautelare in carcere

dall’applicazione della misura.

5 giorni

2. Per qualsiasi altra misura, coercitiva o interdittiva, l’interrogatorio deve avvenire entro 10 giorni

dall’applicazione della misura.

A questa regola generale fa eccezione la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o

in quanto in questo caso l’interrogatorio del giudice deve procedere l’eventuale applicazione della misura

servizio

cautelare.

Le misure cautelari sono sottoposte a dei termini scaduti i quali la misura perde efficacia.

TERMINI DI DURATA DELLE MISURE CAUTELARI

Ovviamente le misure cautelari non possono durare in eterno perciò il legislatore ha previsto dei termini ben precisi

scaduti i quali, come già detto, la misura cautelare perde efficacia.

Il codice stabilisce la durata massima delle misure cautelari sia coercitive che interdittive; per le quali individua un

(es. la fase delle indagini preliminari, la fase del dibattimento, etc. etc.), facente riferimento ad ogni

termine di fase

singola fase processuale, ed un che non può mai essere complessivamente superato.

termine finale

Particolare attenzione il codice dedica alla in quanto vi dedica una disciplina precisa

custodia cautelare in carcere

in queste due norme il legislatore specifica analiticamente i vari termini suddistinguendoli, a seconda

art. 303 c.p.p.

del reato e a seconda delle pena prevista, fase per fase e stabilendo termini finali.

I termini possono essere (art. ciò allorquando nel corso del processo di merito è disposta una

prorogati 305 c.p.p.)

perizia sullo stato di mente dell’imputato; ovvero quando, nel corso delle indagini preliminari, i termini sono prossimi

a scadere e sussistono gravi esigenze cautelari che portano il pubblico ministero a chiedere la proroga dei termini.

In tali casi il pubblico ministero chiede la proroga ed il giudice procedente decide con ordinanza, sentito il difensore.

I termini possono anche essere in una serie di casi previsti dall’art. tra i quali: rinvio del

sospesi 304 c.p.p.,

dibattimento per impedimento dell’imputato o del difensore, ovvero durante il tempo necessario per il deposito della

motivazione della sentenza.

Ovviamente la sospensione va ad incidere sui termini sia di fase che finali aumentandoli.

Infine l’art. prevede i termini di durata massimi per le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare e

308 c.p.p.

per le misure interdittive.

In caso di trasgressione della misura imposta il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave,

tenuto conto dell’entità , dei motivi e delle circostanze della violazione ( art. 276 cpp ). Tale principio costituisce una

29

deroga al principio della domanda contenuto nell’art. 299 cpp ; infatti in questo caso il giudice può sostituire o

cumulare la misura cautelare anche senza richiesta o parere del PM.

Le misure cautelari possono anche essere revocate, sostituite o possono estinguersi.

REVOCA E SOSTITUZIONE DELLE MISURE CAUTELARI

La revoca e la sostituzione sono previste dall’art. 299 c.p.p..

La consiste nell’eliminazione della misura cautelare applicata allorquando vengono meno i presupposti che ne

revoca

avevano giustificato l’applicazione.

La invece prevede una modifica della misura cautelare originariamente applicata. Tale modifica però può

sostituzione

essere tanto migliorativa quanto peggiorativa della misura cautelare applicata.

I soggetti che intervengono nel procedimento di modifica o revoca sono: Il giudice. Il pubblico ministero, l’indagato,

o imputato, ed il suo difensore. L’unico soggetto che può decidere è ovviamente sempre il quale può

il giudice

revocare o sostituire la misura cautelare dopo assunto l’interrogatorio della persona sottoposta alla restrizione, ovvero

quando deve decidere sulla richiesta di proroga avanzata dal pubblico ministero.

Per quanto riguarda le altre parti. Se la richiesta è avanzata dall’imputato personalmente o tramite difensore, il giudice

dovrà decidere entro dalla richiesta previo parere del pubblico ministero che deve essere emesso entro

5 giorni 2

3

dalla richiesta .

giorni

Per quanto riguarda la richiesta del pubblico ministero, la quale sarà presumibilmente di sostituzione peggiorativa, il

giudice se ritiene che le esigenze cautelari risultano aggravate sostituisce la misura cautelare in atto con altra più

gravosa.

ESTINZIONE DELLE MISURE CAUTELARI

Le misure cautelari possono estinguersi per effetto della pronunzia di determinate sentenze (es. si pensi al caso in cui

il gup emetta sentenza di non luogo a procedere, ovvero nel caso in cui vi sia una sentenza di assoluzione nel corso del

dibattimento) ovvero per lo scadere dei termini di fase o massimi, in questo il pubblico ministero ha la possibilità di

richiedere o l’applicazione o della stessa misura cautelare o di altra misura cautelare, se comunque continuano a

sussistere le esigenze cautelari che hanno giustificato l’applicazione della misura estinta.

Ancora, comporta l’estinzione della misura cautelare, in particolar modo quella stabilita per esigenze probatorie, il

venir meno del termine indicato nell’ordinanza dal giudice al momento dell’applicazione della stessa.

3 Il parere del pubblico ministero non è vincolante per il giudice, il quale può tranquillamente decidere in maniera

difforme dal parere espresso dal p.m. 30

Infine si ha estinzione anche nel caso in cui sia stato omesso l’interrogatorio di garanzia.

LA RIPARAZIONE PER INGIUSTA DETENZIONE

Essa è prevista nel caso in cui ad un soggetto sia stata applicata la misura della custodia cautelare, e lo stesso sia stato

successivamente prosciolto con sentenza definitiva perchè il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto,

perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato.

In tali casi il soggetto ha diritto ad un’equa riparazione per il periodo in cui è stato detenuto (art. 314 1°comma

c.p.p.).

Il dello stesso articolo prevede la possibilità di ottenere l’ingiusta detenzione per quel soggetto, prosciolto

2° comma

per qualsiasi causa o condannato, nei confronti del quale è stato emesso o mantenuto un provvedimento cautelare

senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli artt. 273 280 c.p.p.

La parte lesa può chiedere che sia risarcita, giudice competente è la Corte di Appello del luogo in cui a sede il

giudice che ha emesso la sentenza o il provvedimento divenuto esecutivo.

MISURE CAUTELARI REALI

Come detto in precedenza le misure cautelari reali vanno ad incidere sul patrimonio del soggetto ad esse sottoposto,

esse sono:

1. Sequestro preventivo

2. Sequestro conservativo

tale sequestro ha ad oggetto una cosa pertinente al reato tutte le volte in cui la sua

Il Sequestro preventivo

disponibilità potrebbe aggravare le conseguenze del reato stesso oppure agevolare il compimento di altri reati.

In tal caso il pubblico ministero effettua richiesta di sequestro al giudice che procede il quale verifica che sussistano

le condizioni previste dall’art. ed emette decreto applicativo del sequestro.

321 1° comma c.p.p.

Durante la fase delle se non è possibile attendere il decreto del giudice allora il sequestro può

indagini preliminari

essere disposto, con decreto motivato, direttamente dal nelle stesse condizioni possono

pubblico ministero,

provvedere anche gli i quali nelle successive devono trasmettere

ufficiali ed agenti della polizia giudiziaria 48 ore

il verbale di sequestro al p.m. del luogo in cui il sequestro è avvenuto.

Successivamente, entro le successive che decorrono dal momento in cui è avvenuto il sequestro, se è disposto

48 ore

dallo stesso p.m., ovvero da quando il p.m. riceve il verbale di sequestro, se disposto dalla polizia giudiziaria, il

31

pubblico ministero deve chiedere, al giudice, la convalida del sequestro eseguito e l’emissione del decreto di

sequestro.

Il giudice procedente emette nei successivi ordinanza, con la quale convalida il sequestro già avvenuto, e

10 giorni

decreto, che consiste nel provvedimento cautelare reale vero e proprio.

interviene quando vi è la fondata ragione di ritenere che possano andare disperse o che

Il sequestro conservativo

vengano a mancare le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria a seguito di condanna in giudizio (art. 316

c.p.p.)

A chiedere il sequestro può essere il pubblico ministero o la parte civile; esso può avvenire solamente nel processo

quindi è escluso sia durante le indagini preliminari che durante il giudizio di legittimità.

di merito,

Presupposti del sequestro conservativi sono:

1. ossia l’esistenza dell’imputazione

Il fumus boni iuris

2. ossia la possibilità di disperdere o di sottrazione dei beni atti a garantire il credito

Il periculum in mora

LE IMPUGNAZIONI DELLE MISURE CAUTELARI PERSONALI

Avverso l’ordinanza che applica una qualsivoglia misura cautelare personale è possibili, oltre al ricorso per

(art. anche il duplice rimedio del e dell’appello, v’è subito da fare una

Cassazione 311 c.p.p.), riesame

considerazione preliminare, cioè bisogna dire che sia il riesame che l’appello si svolgono entrambi innanzi allo

stesso giudice ossia il presente nel capoluogo del distretto di Corte di Appello nel quale è

Tribunale del riesame

stata emessa la misura.

IL RIESAME

Il riesame può essere proposto nei confronti delle ordinanze che dispongono una misura coercitiva (art. 309

lo scopo è quello di verificare se sussistono o meno i presupposti che giustificano il provvedimento

c.p.p.),

cautelare.

Soggetti legittimati a chiedere una pronunzia del tribunale sono l’indagato, o imputato, ed il suo difensore.

Caratteristica del procedimento di riesame e che non è necessaria la presentazione dei motivi di gravame (cioè la

richiesta di riesame non deve essere motivata dalle parti), dal momento che si decide sullo status libertatis del

soggetto.

Il primo passo consiste nel, proporre la richiesta di riesame entro dall’esecuzione o notifica,

10 giorni

all’imputato, del provvedimento cautelare.

Il secondo passo per addivenire alla pronuncia è la da parte del giudice che ha emesso il

trasmissione degli atti

provvedimento impugnato al tribunale del riesame che deve decidere, il codice prevede che tale trasmissione deve

avvenire nel termine perentorio di che decorrono dal momento nel quale è presentata istanza di riesame.

5 giorni 32

Successivamente il tribunale fissa l’udienza e fa notificare avviso, almeno prima dell’udienza,

3 giorni

all’imputato e al suo difensore ed anche al pubblico ministero.

Successivamente entro dalla ricezione degli atti il tribunale, a seguito di udienza in

10 giorni camera di

deve decidere, con ordinanza, se confermare, riformare, solamente in melius, ovvero annullare la

consiglio,

misura cautelare applicata.

Tutti i termini nel riesame sono perentori.

Contro questa ordinanza è ammissibile il ricorso in Cassazione.

L’APPELLO

I provvedimenti che possono essere sottoposti al giudizio di appello innanzi al Tribunale del riesame sono le

ordinanze relative a misure cautelari diverse da quelle assoggettabili a riesame (per cui non è possibile proporre

appello avverso un’ordinanza che applica una misura cautelare coercitiva) (art. 310 c.p.p.)

Per cui per quanto riguarda le ordinanze per le quali è proponibile appello esse sono:

1. Ordinanze che applicano una misura interdittiva

2. Ordinanze che decidono sulla richiesta di sostituzione o revoca di una misura cautelare già in atto (es. il

difensore chiede al gip la revoca della misura della custodia cautelare nei confronti del proprio assistito.

Il gip, sentito anche il parere del pubblico ministero, rigetta la richiesta del difensore. Avverso

l’ordinanza di rigetto del gip il difensore ha come rimedio quello di esperire appello al Tribunale del

riesame)

Altri numerosi esempi è possibile effettuare relativamente ai provvedimenti appellabili, ma quello che è

importante apprendere è che il giudizio di appello al Tribunale del riesame ha un carattere residuale rispetto al

procedimento di riesame vero è proprio.

Per quanto riguarda i soggetti che possono proporre appello abbiamo: il pubblico ministero presso il giudice che

ha emesso il provvedimento impugnato, all’indagato, o imputato, ed al suo difensore.

A differenza del riesame devono essere indicati i motivi a pena di inammissibilità; quindi la cognizione del

giudice di appello è limitata ai punti della decisione indicati nei motivi.

Per quanto riguarda il procedimento, esso in larga misura è simile a quello previsto per il riesame; il termine per

proporre appello è di che decorrono dalla notificazione o dalla comunicazione o dall’avviso di deposito

10 giorni

dell’atto.

La domanda di appello deve essere motivata, questa è una differenza rispetto al riesame nel quale la domanda non

necessariamente deve essere motivata. 33

Anche in tale procedura devono essere trasmessi al giudice di appello gli atti di cui ha tenuto conto il gip nel

provvedimento impugnato, solamente che in questo caso non vi è un termine perentorio oltre il quale, in caso di

mancato rispetto, decade la misura.

L’avviso dell’udienza deve essere dato alle parti almeno prima della stessa.

10 giorni

Il procedimento avviene in e la decisione deve avvenire entro dall’udienza e tale

camera di consiglio 20 giorni

termine non è perentorio.

A differenza che nel riesame, in appello gli unici provvedimenti che possono essere emessi sono: o la riforma

dell’ordinanza impugnata ovvero la conferma della stessa.

Anche avverso l’ordinanza emessa in sede di appello è ammesso ricorso in Cassazione.

LE IMPUGNAZIONI DELLE MISURE CAUTELARI REALI

Anche per le misure cautelari reali sono previsti il riesame e l’appello.

Per quanto riguarda il l’art. prevede come possibili impugnazioni solamente il

sequestro conservativo 318 c.p.p.

riesame ed il ricorso per Cassazione.

Per quanto riguarda il v’è da dire che il procedimento non si discosta particolarmente da quello previsto

riesame

per le misure cautelari, l’unica sostanziale differenza riguarda i soggetti legittimati a proporre riesame, in quanto

essi sono tutti coloro che hanno interesse a ciò; per cui non è concesso di proporre riesame al pubblico ministero

ed alla parte civile.

Avverso il provvedimento del Tribunale del riesame è ammissibile il ricorso per Cassazione.

Per quanto invece riguarda il oltre al riesame ed al ricorso per Cassazione è ammesso anche

sequestro preventivo

il giudizio di Appello innanzi al Tribunale del riesame.

Riassumendo le differenze tra il riesame delle misure cautelari personali ed il riesame delle misure cautelari reali

esse consistono nel fatto che in queste ultime:

1. La legittimazione a proporre la richiesta di riesame spetta, oltre che all’indagato, o imputato, ed al suo

difensore anche alla persona alla quale il bene è stato sequestrato o che ha diritto alla restituzione nel

caso di sequestro preventivo; ovvero, nel caso di sequestro conservativo, alla persona che ha interesse.

2. La trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria non deve essere effettuata nel breve termine di 5 giorni

previsto per il riesame delle misure personali

3. Il Tribunale del riesame può mantenere il sequestro rinviando la controversia al giudice civile laddove sia

stata contestata la proprietà del bene soggetto a vincolo.

34

LE INDAGINI PRELIMINARI

che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio

Le indagini preliminari costituiscono la fase procedimentale

avanzata dal pubblico ministero.

L’aggettivo PRELIMINARE indica il complesso di attività che compie il PM, direttamente o a mezzo di PG per

verificare se sussistono o meno, in relazione ad un certo fatto, le condizioni per l’esercizio dell’azione penale.

Con la legge del 2000 n. 397 sono state previste le indagini difensive cioè viene data la possibilità al difensore di

svolgere indagini a favore del proprio assistito, anche avvalendosi di propri investigatori.

La fase delle indagini preliminari è caratterizzata dal segreto investigativo per singoli atti di indagine individuati

dall’articolo 329, che viene rispettato attraverso il divieto di pubblicazione.

Questo segreto subisce :

sia una disposta dal PM quando sia necessario per la prosecuzione delle indagini;

deroga

• sia una sempre per la medesima necessità, quando il PM dispone per atti di indagine non più segreti, la

ultrattività

• segretazione con decreto motivato e con il consenso dell’imputato.

Le indagini rappresentano una fase procedimentale e non processuale perché non è ancora stata esercitata l’azione

penale, quindi manca il rapporto processuale tra giudice PM ed imputato.

Tuttavia la giurisdizione si individua nell’articolo 328 che ha ad oggetto il GIP il quale ha competenza funzionale

limitandosi all’emanazione solo di alcuni atti ed interviene per dirimere i conflitti intersoggettivi tra PM e difesa.

Il dominus delle indagini è il PM che ex 370: personalmente o avvalendosi della pg compie le attività di indagine. Per le

indagini da compiersi fuori dalla circoscrizione del proprio tribunale, il PM procedente può delegare il PM di altro

tribunale che per ragioni urgenti procedere anche di propria iniziativa.

Nell’ambito delle indagini preliminari il GIP (giudice PER le indagini preliminari, e non DELLE ) interviene solamente

a richiesta del pubblico ministero, della persona sottoposta alle indagini ovvero della persona offesa dal reato, al fine di

compiere determinati atti.

La giurisdizione del gip è particolare, in quanto si tratta di un giudice che interviene in una fase del procedimento nel

quale non è stata ancora esercitata l’azione penale, e non è detto che essa venga esercitata, per cui appare corretto

parlare del gip come di un giudice di garanzia e di controllo: di garanzia della libertà personale, dell’inviolabilità del

domicilio e di tutte le libertà costituzionalmente garantite; di controllo della legittimità dell’attività di accusa.

Le indagini preliminari prendono spunto dalla c.d. notizia criminis; tale notizia può essere o se il reato è stato

specifica,

commesso da una o più persone specificate, ovvero se non è noto l’autore del reato.

generica,

Le notizie di reato si distinguono, inoltre, in ossia disciplinate dalla legge, ed se non sono disciplinate

tipiche, atipiche,

dalla legge.

Per quanto riguarda le notizie tipiche esse sono:

1. La è la dichiarazione con la quale una persona informa la polizia giudiziaria, ovvero il pubblico

denuncia

ministero, che è stato commesso un reato perseguibile di ufficio. Mentre i privati cittadini hanno la facoltà di

presentare denuncia all’autorità giudiziaria, tale facoltà si tramuta in obbligo quando si tratta di un reato punito

35

con l’ergastolo ovvero si tratta di delitto contro la personalità dello stato, e per il reato di sequestro di persona;

per quanto riguarda gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria essi hanno l’obbligo di presentare denuncia

al procuratore della Repubblica dei reati di cui hanno avuto conoscenza, anche al di fuori dell’esercizio delle

loro funzioni. Tale obbligo riguarda anche gli ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio che abbiano avuto

notizia di un reato nell’esercizio o a causa delle loro funzioni (artt. 331-333 c.p.p.)

2. Il è la dichiarazione con cui l’esercente una professione sanitaria informa il pubblico ministero o la

referto

polizia giudiziaria di un reato, perseguibile di ufficio, di cui ha avuto notizia in occasione della sua attività

(art. V’è però da dire che il codice prevede la possibilità per il medico di non presentare il referto

334 c.p.p.).

quando tale referto esporrebbe la persona assistita ad un procedimento penale.

Non sempre i reati sono perseguibili di ufficio, vi sono dei casi in cui il pubblico ministero, pur sapendo che un reato è

stato compiuto non esercitare l’azione penale se non in presenza di una condizione definita di procedibilità.

Le condizioni di procedibilità sono:

1. La ossia la dichiarazione della persona offesa dal reato, presentata personalmente o a mezzo di

querela

procuratore speciale, attraverso la quale chiede al pubblico ministero di procedere penalmente nei confronti di

un dato soggetto. La parte querelante può anche alla querela tramite una

rinunciare espressamente

dichiarazione scritta rilasciata all’interessato o ad un suo legale rappresentante (art. Accanto alla

339 c.p.p.).

rinuncia si ha anche la della querela, tale atto si differenzia dalla rinuncia per il fatto che esso deve

remissione

essere accettato dalla controparte. La querela deve essere proposta, a pena di decadenza, entro 90 tale

giorni,

termine decorre dal momento nel quale è stato compiuto il reato o la persona offesa è venuta a conoscenza del

reato.

2. L’istanza è la facoltativa manifestazione di volontà con la quale la persona offesa da un reato commesso

all’estero chiede che il pubblico ministero proceda per quel reato che se fosse stato compiuto nel territorio

dello stato sarebbe perseguibile di ufficio.

3. è presentata al PM dal Ministro della Giustizia in relazione ad alcuni delitti

Richiesta di procedimento

indicati dagli articoli 8 – 11 cp

4. L’autorizzazione è la dichiarazione con la quale un organo pubblico, estraneo all’autorità

a procedere

giudiziaria, consente, a seguito di richiesta da parte del pubblico ministero, che venga esercitata l’azione

penale nei confronti di una determinata persona. Tale procedura avviene allorquando occorre indagare nei

confronti di un parlamentare o di un giudice costituzionale, per cui è necessaria l’autorizzazione data

dall’assemblea parlamentare (Camera dei deputati o Senato della Repubblica ) alla quale il soggetto

appartiene, o della Corte Costituzionale se il soggetto è un giudice costituzionale.

36

5. consente invece il compimento di alcuni atti limitativi della libertà, quali: ad

L’autorizzazione ad acta

esempio perquisizioni, arresto, intercettazioni, etc. )

Nel momento in cui il pubblico ministero ha conoscenza che si è verificato un reato, iscrive tale notizia in un apposito

registro definito appunto nel quale vengono indicate tutte le generalità del soggetto al

registro delle notizie di reato,

quale, presumibilmente è attribuito il reato.

La funzione di tale registro è di estrema importanza in quanto è possibile per chiunque sapere se nei propri riguardi è in

corso o meno un’indagine.

La funzione di tale registro è ,inoltre, tanto più importante soprattutto se si tiene cono che non sempre la persona

sottoposta alle indagini viene avvertita tramite il canonico avviso di garanzia.

Per quanto riguarda le indagini preliminari esse possono essere compiute sia dalla prima che la

Polizia giudiziaria,

direzione delle stesse venga assunta dal pubblico ministero, sia dal stesso.

pubblico ministero

INDAGINI COMPIUTE dalla Polizia.Giudiziaria.

La pg è soggetto del procedimento, ma non parte del processo penale, non essendo portatrice di una situazione giuridica

sostanziale innanzi al giudice dell’udienza preliminare o dibattimentale.

Ad essa è affidato il compimento degli atti investigativi.

Essa può operare:

in via autonoma, di propria iniziativa fino a quando la direzione delle indagini non sia stata ancora assunta dal PM;

• su delega del PM.

Dobbiamo sottolineare che il seconda parte, aggiunto nel 2001 ( norma politica), affida alla PG la possibilità di

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proseguire in via autonoma l’attività anche dopo aver consegnato le notizie al PM.

Secondo l’art 109,la polizia giudiziaria dipende funzionalmente dalla magistratura mentre l’organizzazione della PG

dipende dall’esecutivo.

La vera novità avutasi nel 1989 è stata la tripartizione di funzioni tra:

servizi o nuclei di pg: svolgono le attività di pg ( es squadre mobili); esse dipendono esclusivamente dal potere

• esecutivo, cioè dal ministro dell’interno);

sezioni: organo che ha una stretta dipendenza con la magistratura mentre dal punto di vista strutturale dipende

• dall’esecutivo;

agenti o uffici di pg.

Tali indagini consistono:

1. Nella possibilità di assumere sommarie informazioni dalla persona nei cui confronti si svolgono le indagini

alla presenza del difensore di quest’ultima, in quanto se ciò non avvenga, se cioè non sia presente il difensore,

non vi è la possibilità né di documentarle in alcun modo, né tanto meno di utilizzarle.

Le sommarie informazioni vanno tenute distinte dalle le prime sono informazioni

spontanee dichiarazioni;

rilasciate dall’ indagato e che prevedono una serie di cautele da parte della PG : necessaria assistenza del

difensore, impossibilità di assunzione dall’indagato in vinculis. Mentre le seconde sono dichiarazioni che

l’indagato rende di sua spontanea iniziativa senza che siano sollecitate da domande o contestazioni degli

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inquirenti. Si tratta di un mezzo di autodifesa e di collaborazione spontanea, utilizzabile anche dall’ indagato in

vinculis e senza l’assistenza del difensore.

L’art. 350 c.p.p. prevede diverse modalità con cui la PG può assumere informazioni dall’ indagato. La PG

innanzitutto può assumere informazioni dalla persona sottoposta ad indagini con l’assistenza necessaria del

difensore; questi deve essere preavvisato. Se manca un difensore di fiducia viene nominato un difensore di ufficio,

se il difensore non compare la PG chiede al PM di designare un difensore di ufficio immediatamente reperibile.

Delle dichiarazioni viene redatto verbale che può essere utilizzato sia in fase endoprocessuale che in dibattimento.

Il quinto comma dell’articolo in questione ( art. 350 cpp ) prevede la possibilità che sul luogo o nell’immediatezza

del fatto, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono assumere sommarie informazioni nei confronti della persona

sottoposta ad indagini anche senza la presenza del difensore. In tal caso però tali dichiarazioni sono utilizzabili solo ai

fini interni delle indagini, ed in alcun modo sono utilizzabili in giudizio. In giudizio si possono utilizzare solo per le

contestazioni.

L’assenza di garanzie difensive qui si giustifica dalla necessità urgente dello sviluppo immediato dell’azione

investigativa; tali dichiarazioni però non sono utilizzabili in dibattimento. La polizia giudiziaria però ha il potere –

dovere di sviluppare le indagini sulla base di quanto appreso, sicché nel processo restano validi ed utilizzabili i risultati

dell’attività investigativa compiuti sulla base di quanto appreso.

2. Nella possibilità di procedere all’identificazione della persona nei cui confronti si svolgono le indagini,

procedendo all’accompagnamento presso i propri uffici nel caso in cui la persona rifiuti di rilasciare queste

generalità ovvero rilasci generalità false.

3. Nella possibilità di procedere, in casi di elevata urgenza, a sequestro (probatorio o preventivo) trasmettendo

poi il verbale di sequestro al pubblico ministero per gli adempimenti del caso. Il verbale è trasmesso senza

ritardo e comunque nelle 48 ore al PM del luogo dove è stato eseguito il sequestro. Il PM nelle successive 48

ore con decreto motivato convalida il sequestro se ne ricorrono i presupposti ovvero dispone la restituzione

delle cose sequestrate.

4. Nella possibilità di ricevere dichiarazioni spontanee da parte della persona sottoposta alle indagini, le quali

dichiarazioni possono, in dibattimento, essere utilizzate solamente ai fini delle contestazioni ex art. 503

c.p.p.

5. Nella possibilità di acquisire informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle

indagini; ferma restando che se nel corso di questa dichiarazione emergono indizi di reità a carico della

persona dichiarante, l’ufficiale o l’agente di polizia giudiziaria deve immediatamente interrompere l’atto ed

avvertire la persona dichiarante che nei suoi riguardi potranno essere compiute indagini, e la invita a nominare

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un difensore di fiducia. Tali dichiarazioni non possono comunque essere utilizzate contro la persona che le ha

rese (art. 63 c.p.p.).

6. Il potere di perquisizione di regola spetta all’ A.G. ( PM e giudice ) che emette decreto di perquisizione che la

polizia giudiziaria consegna in copia all’interessato prima del compimento delle operazioni; tuttavia gli

ufficiali ma non gli agenti possono procedere d’iniziativa nei casi di urgenza presunta: cioè in caso di

evasione o di flagranza di reato. Presupposto comune ad entrambe le ipotesi è il motivo di ritenere che sulla

persona o nel luogo sottoposto alla perquisizione si trovino occultate cose o tracce pertinenti al reato. La

perquisizione effettuata di iniziativa della PG va convalidata dal PM cui il verbale va trasmesso nelle 48 ore,

ed il PM nelle successive 48 ore deve convalidare.

La perquisizione è un atto a sorpresa e quindi irripetibile, il cui verbale va inserito fra gli atti dibattimentali; è

inoltre un atto cui il difensore ha diritto di assistere ma non di essere preavvisato.

INDAGINI COMPIUTE DAL P.M.

Il pubblico ministero è il vero dominus della fase delle indagini preliminari, infatti egli dirige e coordina la polizia

giudiziaria nello svolgimento di tali indagini.

Per quanto riguarda le attività che possono essere compiute dal p.m. esse consistono:

1. Nella possibilità di invitare la persona sottoposta alle indagini a presentarsi quando bisogna compiere atti

(interrogatorio, confronto, ispezione, perquisizione personale) che ne richiedono la presenza. Bisogna a tal

proposito ricordare che nel caso in cui all’indagato sia applicata una misura cautelare l’interrogatorio del

pubblico ministero non può mai precedere l’interrogatorio di garanzia effettuato dal gip, ed inoltre

l’interrogatorio assume le forme indicate dall’art. L’invito a presentarsi per compiere

64 c.p.p.

l’interrogatorio contiene all’enunciazione del fatto quale risulta dalle indagini anche, la dove possibile,

l’indicazione degli elementi e delle fonti di prova.

2. Nella possibilità di procedere, tramite decreto motivato, a del corpo del reato o delle

sequestro probatorio

cose appartenenti al reato. Inoltre può anche rigettare la richiesta di dissequestro presentata dalla parte

interessata, la quale avverso tale rigetto ha la possibilità di presentare opposizione al giudice.

3. Nella possibilità di procedere, nei casi di urgenza tramite decreto, a delle cose

sequestro preventivo

pertinenti al reato la cui disponibilità possa protrarre le conseguenze del reato ovvero favorire l’esecuzione di

altri reati. Successivamente il pubblico ministero dovrà poi chiedere al giudice procedente la convalida di tale

sequestro.

4. Nella possibilità di chiedere al gip l’autorizzazione a disporre le intercettazioni telefoniche ed ambientali di

conversazioni riguardanti la persona o le persone sottoposte alle indagini. Il PM richiede al gip

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l’autorizzazione a disporre le intercettazioni. L’intercettazione è data con decreto motivato quando vi sono

gravi indizi di reato e l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.

In caso di urgenza il pubblico ministero, con decreto motivato, può disporre l’intercettazione senza attendere

il decreto autorizzativo del gip, fermo restando però l’obbligo di trasmettere entro tale decreto al

24 ore

giudice per le indagini preliminari per la convalida dello stesso.

Il gip poi nelle successive 48 ore decide se convalidare o meno con decreto motivato; se non convalida i risultati

delle intercettazioni effettuate fino a quel momento non sono utilizzabili.

Le intercettazioni hanno una durata di 15 giorni prorogabili di volta in volta quando sussistono i presupposti. I

risultati delle intercettazioni non sono utilizzabili in altro procedimento, salvo che risultano indispensabili per

accertare delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.

5. Nella possibilità di interrogare la persona sottoposta alle indagini che spontaneamente, avendo appreso che nei

propri confronti vi sono in corso delle indagini, si presenta al pubblico ministero.

Durante la fase delle indagini preliminari vi è la possibilità di procedere all’arresto di persona colta nella flagranza di

commettere un delitto, ovvero al fermo di persona indagata.

ARRESTO

Al fine di procedere all’arresto di un qualsivoglia soggetto è necessario che la persona sia colta nella di

flagranza

commettere un reato.

Essere colto in flagranza significa essere colto nel momento in cui il reato si sta compiendo (flagranza propria)

ovvero nel momento in cui ci si allontana dal luogo in cui il reato è stato compiuto con il corpo del reato (quasi

flagranza).

Procedono all’arresto gli agenti e gli ufficiali di polizia giudiziaria, ma talvolta anche i privati cittadini possono

procedere, nell’ipotesi di arresto obbligatorio, all’arresto della persona colta in flagranza di reato, fermo restando la

necessità di consegnare senza ritardo la persona arresta alla polizia giudiziaria.

L’arresto può essere: nei casi previsti dall’art. Tale norma prevede varie ipotesi di arresto: a seconda

1. Obbligatorio 380 c.p.p..

della pena comminata per quel delitto (si procede all’arresto per delitti puniti con la pena dell’ergastolo,

ovvero con la pena della reclusione non inferiore nel minimo a e nel massimo a ovvero

5 anni 20 anni);

per categorie delitti puniti con una determinata pena (es. delitti contro la personalità dello stato puniti con

la reclusine non inferiore nel minimo a o nel massimo a ovvero, infine, per delitti

5 anni 10 anni);

specifici (es. spaccio di sostanze stupefacenti, associazione a delinquere e associazione a delinquere di

stampo mafioso etc. etc.). 40

allorquando pur in presenza di una flagranza di reato gli ufficiali e gli agenti di p.g. hanno la

2. Facoltativo

facoltà di arrestare o meno il soggetto. Tali ipotesi sono previste dall’art. ed in questo caso è

381 c.p.p.

necessario verificare, al fine di procedere all’arresto, la gravità del fatto ovvero la pericolosità sociale del

soggetto o le circostanze del fatto stesso.

CONVALIDA DELL’ARRESTO

Una volta proceduto all’arresto la p.g. deve porre l’arrestato a disposizione del pubblico ministero,

entro 24 ore

conducendolo nella casa circondariale del luogo in cui è avvenuto l’arresto trasmettendo contestualmente anche il

verbale dal quale risulta il giorno l’ora ed il luogo dell’arresto e l’eventuale nomina del difensore di fiducia

dell’arrestato.

Il pubblico ministero, se non deve ordinare l’immediata liberazione dell’arrestato (es. l’arresto potrebbe essere

stato compiuto per errore di persona, ovvero per un reato che non prevede l’arresto), ed una volta eventualmente

eseguito l’interrogatorio investigativo alla presenza del difensore, deve, chiedere al gip la convalida

entro 24 ore,

dell’arresto.

Il gip, dalla richiesta del pubblico ministero, fisserà l’udienza di convalida, in camera di consiglio,

entro 48 ore

per la quale è prevista la presenza obbligatoria dell’arrestato e del suo difensore, e la presenza facoltativa del p.m.

Se non compare, il pubblico ministero, trasmetterà al giudice le proprie richieste in ordine alla libertà personale

dell’arrestato e i motivi di esse. Se invece compare il p.m. provvederà direttamente ad indicare i motivi dell’arresto

ed effettuerà eventualmente la richiesta di applicazione di una misura cautelare. All’ udienza di convalida il gip

procede ad interrogatorio dell’arrestato.

Il gip se ritiene che l’arresto sia stato compiuto secondo la legge lo convalida; la convalida dell’arresto non

presuppone però che automaticamente il giudice emetta anche una misura cautelare, in quanto potrebbe ben darsi

che lo stesso ritenga giusto l’arresto ma non ritenga invece che vi siano i presupposti per l’applicazione di una

misura cautelare. In questo caso il soggetto arresto sarà immediatamente rimesso in libertà. Il provvedimento con

cui il giudice convalida l’arresto ed eventualmente dispone sulla misura cautelare è l’ordinanza.

FERMO

Il fermo è previsto dall’art. esso è disposto dalla polizia giudiziaria o dal p.m. nei confronti di indiziato

384 c.p.p.

di reato, per il quale la legge presuppone la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a 2

e superiore nel massimo a se vi sono elementi che fanno ritenere fondato il pericolo di fuga.

anni 6 anni,

CONVALIDA DEL FERMO

Vi sono le stesse regole previste per la convalida dell’arresto (ad essa si rinvia).

INFORMAZIONE DI GARANZIA 41

L’informazione di garanzia ex 369 è inviata dal PM all’indagato e alla persona offesa dal reato solo quando deve

compiere un atto al quale il difensore ha diritto di assistere; essa contiene:

- indicazione delle norme che si assumono violate;

- data e luogo del fatto;

- invito a nominare un difensore di fiducia;

- l’eventuale omissione dell’invio dell’informazione di garanzia comporta una nullità a regime intermedio, perché

lede il diritto all’intervento e all’assistenza dell’imputato.

SSUU hanno stabilito che non sussiste l’obbligo del PM di inviare l’informazione di garanzia, prima dell’esecuzione

della perquisizione e del sequestro, trattandosi di atti a sorpresa altrimenti vanificati.

L’informazione di garanzia va distinta dall’informazione sul diritto di difesa; essa come l’informazione di garanzia è

inviata al compimento del primo atto a cui il difensore ha diritto di assistere e comunque prima dell’invito a presentarsi

per rendere l’interrogatorio quando la persona sottoposta ad indagine abbia chiesto di essere interrogata ex art 416.

Anche nel caso dell’omissione dell’invio di tale informazione è prevista la nullità a regime intermedio e cioè la nullità

degli atti successivi. la differenza tra le due informazioni sta nel contenuto.

ACCERTAMENTO TECNICO NON RIPETIBILE ( art. 360 ):

( autopsia): ACCERTAMENTO TECNICO NON RIPETIBILE: nel senso che è una attività che non può

ART 360

essere rinviata alla fase del giudizio, perché è caratterizzata da una irripetibilità tale da non permettere di attendere il

dibattimento. Infatti riguarda persone cose o luoghi, soggetti a modificazioni.

Questo è un atto garantito, a differenza del 359. ( perquisizione e sequestro) e

Esso viene assunto nel fascicolo del dibattimento [assieme agli atti non ripetibili

non tipicamente disciplinata ( es sopralluogo, stub)] quindi la sua finalità è sia investigativa ( art.

all’attività materiale

326 ) sia ai fini della decisione del giudice, nel senso che si tratta di prove utilizzabili ai fini della decisione ( art. 526 );

costituisce materiale su cui si fonda la decisone del giudice, in deroga al principio dell’immediatezza che impone il

contatto diretto tra giudice e prova.

Tuttavia sono previste comunque una serie di garanzie per l’indagato: il PM infatti dispone ( non c’è bisogno

dell’autorizzazione del giudice, perché il PM è obbligato) l’accertamento, ma scattano una serie di avvisi nei confronti

dell’indagato e della persona offesa, per permettere all’ indagato:

di sollevare riserva di incidente probatorio in cui sarà garantito il contraddittorio contrariamente all’accertamento;

• consentirgli il diritto di difesa ex 24 co 2 ( non 111 dibattimento).

• L’indagato ha dunque la facoltà di opporsi a tale procedura facendo riserva di incidente probatorio; di fronte a tale

opposizione il PM ha due possibilità: aderire alla richiesta formulata dall’indagato ed attivarsi per dar luogo

all’incidente probatorio; oppure ritenere che i tempi per l’incidente probatorio siano eccessivi rispetto all’esigenza

di procedere con urgenza e procedere ugualmente all’accertamento tecnico non ripetibile ( ad esempio la

rilevazione di alcool nel sangue ). La scelta di procedere ugualmente all’accertamento tecnico non ripetibile

comporta per il PM il rischio che qualora risluti che l’accertamento avrebbe potuto essere differito sino al

momento dell’incidente probatorio i relativi risultati non possono essere utilizzati agli effetti del giudizio, con la

conseguenza che, se si tratta di atti non ripetibili la prova andrà perduta.

Bisogna a questo punto distinguere tra accertamento tecnico non ripetibile e l’incidente probatorio.

Prima di tutto l’incidente probatorio è disciplinato e consiste nell’anticipazione della formazione della

dall’art 392

prova nella fase delle indagini o in udienza preliminare e non nella sua sede naturale che è il dibattimento.

L’incidente può essere chiesto dal PM o dalla persona sottoposta ad indagine e può avere ad oggetto:

- testimonianza;

- esame delle persone;

- esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità altrui 64 co 3;

- confronto tra persone che hanno reso dichiarazioni discordanti;

- perizia o esperimento giudiziale riguardanti persone o cose soggetti a modificazioni che se disposta in dibattimento

darebbe luogo ad una sospensione superiore a 60 giorni;

- ricognizioni che nei casi urgenti non consentono il rinvio al dibattimento;

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- esame di persone indicate nell’art 210.

La richiesta è presentata entro i termini per la conclusione delle indagini preliminari e comunque in tempo sufficiente

per l’assunzione della prova prima della scadenza dei medesimi termini e indica a pena di inammissibilità:

la prova da assumere;

• le persone nei confronti delle quali si procede per i fatti oggetto della prova;

• circostanze che rendono la prova non rinviabile al dibattimento.

Con la richiesta di incidente probatorio il PM deposita in cancelleria del GIP o GUP tutti gli atti di indagini compiuti.

La richiesta va notificata dal richiedente al PM o alle persone nei cui confronti si procede e lo stesso richiedente deve

depositare in cancelleria la prova della notificazione.

della richiesta:

Entro due giorni dalla notificazione

i destinatari della richiesta possono depositare deduzioni e documenti;

• il PM può chiedere di disporre il differimento dell’incidente chiesto dall’indagato quando la sua esecuzione

• pregiudicherebbe uno o più atti di indagine preliminare. Il differimento non è consentito quando pregiudicherebbe

l’assunzione della prova.

Entro due giorni dal deposito della prova della notifica, il giudice pronuncia ordinanza con cui:

accoglie;

• dichiara inammissibile;

• rigetta la richiesta.

Con la stessa ordinanza il giudice stabilisce:

l’oggetto della prova nei limiti della richiesta e delle deduzioni;

• le persone interessate all’assunzione della prova individuate sulla base delle richieste e delle deduzioni;

• la data dell’udienza.

Il giudice fa notificare almeno due giorni prima all’indagato, alla persona offesa e ai difensori, l’avviso del giorno

dell’ora e del luogo in cui deve procedere all’incidente, con l’avvertimento che entro due giorni si possono estrarre

copie delle dichiarazioni già rese dalla persona da esaminare .

Se l’indagato la cui presenza è obbligatoria per compiere l’incidente, non si presenta senza legittimo impedimento, il

giudice ne ordina l’accompagnamento coattivo.

L’udienza si svolge in camera di consiglio ex 127 e la presenza del PM e del difensore di fiducia è necessaria.

Le prove sono assunte con le forme previste per il dibattimento.

E’ vietato l’assunzione della prova a fatti che riguardano persone diverse da quelle i cui difensori partecipano

estendere

all’incidente ex 401 co6, a meno che il PM o il difensore dell’indagato ne facciano richiesta e il giudice lo autorizzi

notificando alle persone l’avviso e rinviando l’udienza per il tempo necessario e comunque non oltre 3 giorni ex 402.

La sanzione prevista ex 403 in caso di inosservanza del divieto posto dal 401 co6 è l’inutilizzabilità in dibattimento

della prova assunta con l’incidente probatorio.

Dobbiamo distinguere il 392 dal 467.

In casi urgenti si possono acquisire le prove anche prima del dibattimento vero e proprio.

ART 467: Nei casi previsti dal 392, il presidente del tribunale o della corte di assise dispone a richiesta di parte,

l’assunzione delle prove non rinviabili, osservando le forme per il dibattimento.

I verbali degli atti compiuti, entreranno a far parte del fascicolo per il dibattimento.

Il rinvio all’articolo 392 circa l’incidente probatorio, vale solo per:

- tipologia delle prove assumibili;

- alle situazioni legittimanti l’acquisizione;

- particolare urgenza che non rende rinviabili al dibattimento l’assunzione della prova stessa.

Il richiamo al 392 non vale per quanto riguarda l’iter procedurale. Infatti si tratta di un procedimento probatorio pre -

dibattimentale che si differenzia dall’incidente probatorio poiché non costituisce un procedimento incidentale.

43

DIFFERENZE TRA INCIDENTE PROBATORIO ED ACCERTAMENTO TECNICO:

l’accertamento è a due (manca il giudice) e manca il contraddittorio

• l’incidente è a tre;

• l’accertamento deroga il principio dell’immediatezza;

• l’incidente probatorio si attua con un mini dibattimento anticipato;

• nell’accertamento l’esercizio di diritto di difesa si esplica ex 24 co 2;

• nell’incidente la difesa si esplica ex 111 Cost;

• il PM dispone l’accertamento senza necessaria autorizzazione del giudice , quando la realtà fenomenica è

• caratterizzata dalla non ripetibilità;

il PM non è obbligato ad accogliere la riserva di incidente quando chiesto in seguito all’accertamento, l’incidente

• pregiudicherebbe l’acquisizione della prova, che è caratterizzata da una irripetibilità tale da non poter attendere i

tempi dell’incidente. LE INVESTIGAZIONI DIFENSIVE

La legge 397/2000 ha introdotto le indagini difensive ex art 391 bis, per dare attuazione al:

diritto di difesa;

• giusto processo;

• parità tra le parti.

Finalità di queste indagini è quella di raccogliere in ogni stato e grado del procedimento ( ma anche nell’esecuzione

penale e per promuovere il giudizio di revisione)elementi a favore dell’assistito e non a carico dei terzi avvalendosi

anche di investigatori privati e consulenti tecnici.

L’attività investigativa del difensore può esser di tre tipi:

in caso di preventivo mandato nell’eventualità che si instauri un procedimento penale;

preventiva,

• dopo il rinvio a giudizio e l’inizio della discussione nell’udienza preliminare;

suppletiva,

• successiva all’emissione del decreto che dispone il giudizio ai fini delle proprie richieste al giudice del

integrativa,

• dibattimento, fatta eccezione degli atti per i quali è prevista la partecipazione dell’imputato e del difensore.

Le attività che il difensore può compiere sono:

Le dichiarazioni rese in sede di audizione devono essere ex art 391 ter;

documentate

• il difensore può rivolgere alla pa, ;

richiesta di documenti

• il difensore può effettuare e redigono il verbale che deve essere sottoscritto dalle persone

l’accesso ai luoghi

• intervenute;

il difensore può chiedere accertamento tecnico non ripetibile;

• può nominare consulenti: se è già disposta la perizia, il difensore può nominare propri consulenti in un numero non

• superiore a quello dei periti; se non è disposta la perizia, il difensore può nominare non più di due consulenti.

ART 391 octies: nel corso delle indagini o dell’udienza, il giudice deve adottare una decisione con l’intervento della

parte privata, il difensore può presentargli direttamente gli elementi di prova a favore del proprio assistito.

Della documentazione il PM può prendere visione ed estrarre copia prima che venga adottata una decisone.

dopo le IP, il fascicolo del difensore è inserito:

- ex 433 nel fascicolo del PM;

- ex 431 se atti irripetibili(accesso ai luoghi) nel fascicolo per il dibattimento.

Le dichiarazioni rese dal teste che poi si rifiuta di rendere esame e controesame sono inutilizzabili.

DIFESA DURANTE LE INDAGINI:

il difensore, nel corso delle indagini svolte dalla pg, ha:

- l’obbligo di presenziare nell’assunzione delle sommarie informazioni;

- il diritto di presenziare nella perquisizione locale o personale, sequestro, rilievi, e accertamenti.

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Ulteriore garanzia è data dal deposito dei verbali di questi atti presso la segreteria del PM entro tre giorni dal

compimento degli atti e per 5 giorni affinché il difensore possa prendere visione ed estrarne copia.

nel corso delle indagini preliminari svolte dal PM , il difensore ha:

- diritto ( e non l’obbligo ) di presenziare all’interrogatorio al confronto, alle ispezioni personali, all’accertamento

tecnico irripetibile, e senza preavviso alle perquisizioni e sequestri, trattandosi di atti a sorpresa.

AUDIZIONE DI PERSONE

Tale indagine consiste nella possibilità di acquisire informazioni o da persone in grado di riferire notizie utili ai

fini delle indagini, ovvero da persona imputata o indagata, nello stesso reato ovvero in un reato connesso o

collegato.

In questi ultimi tre casi all’audizione della persona deve parteciparvi anche il proprio difensore al quale deve

essere dato avviso almeno prima del compimento dell’atto; se la persona è detenuta il difensore che

24 ore

intende ascoltarla deve a ciò essere autorizzato dal giudice procedente sentiti il difensore della persona detenuta

ed il p.m.

Prima di iniziare il colloquio il difensore deve procedere ad una serie di avvertimenti tra gli altri quello sulla

possibilità di non rispondere; quello sul divieto di rivelare le domande eventualmente formulate dalla polizia

giudiziaria o dal p.m.; quello sull’obbligo di dichiarare se essa è imputata o indagata nello stesso procedimento o

in procedimento connesso o collegato.

Se la persona si rifiuta di rispondere il difensore ha due alternative:

1. Se si tratta di persona semplicemente in grado di riferire circostanze utili, allora il difensore ha la

possibilità di chiedere al p.m. di disporre l’audizione Ed il p.m. è obbligato a fissare entro

coattiva. 7

l’audizione della persona.

giorni

2. Se si tratta di imputato o indagato nello stesso procedimento o in procedimento connesso ovvero in

procedimento collegato, allora il difensore può chiedere al giudice di procedere con incidente probatorio

anche fuori dei casi previsti dall’art. 392 c.p.p.

L’articolo in questione prevede vari modi in cui il difensore può sentire la persona in grado di riferire

elementi utili alla sua difesa, ed in particolare:

con un COLLOQUIO che è una conversazione cui non segue alcuna documentazione; oppure con

ASSUNZIONE DI INFORMAZIONI che è un colloquio documentato fondato su domande del difensore; o

con RICEZIONE DI INFORMAZIONI che consiste nel riprodurre in un atto scritto , autenticato dal

difensore, quanto dichiarato dal soggetto. 45

Tale potere del difensore incontra però due limiti : 1) nel caso in cui la persona dovesse cominciare a fare

dichiarazione da cui emergono a suo cari indizi il difensore è tenuto ad interrompere l’attività cognitiva con

conseguente inutilizzabilità a carico del dichiarante di quanto reso fino al quel momento; ciò perché il

difensore deve trovare elementi favorevoli al suo assistito e non a carico di terzi; 2) non può interpellare

coloro che già sono stati sentiti dagli investigatori pubblici sulle domande formulate da questi o sulle risposte

da loro date a queste domande.

Circa la documentazione delle dichiarazione ed informazione da lui ricevute, il difensore può procedere in

due modi: o mediante dichiarazione scritta realizzata direttamente dall’informatore e da lui firmata oppure

con verbale redatto da lui stesso o da un suo sostituto.

ACCESSO AI LUOGHI

Il difensore ha anche la possibilità di accedere in luoghi privati o non aperti al pubblico, per accertare tracce del

reato etc. etc.

Nel caso vi sia un rifiuto a tale accesso da parte della persona nella cui disponibilità è il luogo in questione, allora

il difensore ha la possibilità di ottenere dal giudice un decreto motivato con il quale viene autorizzato l’accesso.

Se in tale luogo bisogna compiere atti irripetibili è necessaria anche la presenza del p.m. il quale ha il diritto di

assistere a tali operazioni.

RICHIESTA DI DOCUMENTI ALLA P.A.

Il difensore ha la possibilità, anche grazie alla legge 241/90, di chiedere alla p.a. di estrarre copia di un

determinato documento ovvero di prenderne visione.

Ove la p.a. rifiuti tale accesso, il difensore ha la possibilità di recarsi dal p.m. per chiedere il sequestro del

documento, se il p.m. rifiuta tale sequestro, rimette questa richiesta, corredata del proprio parere negativo, al gip il

quale a sua volta decide su di essa.

ACCERTAMENTO TECNICO NON RIPETIBILE

Tali accertamenti sono di natura conservativa, ossia allorché cioè avviene la rappresentazione di una persona di

un luogo soggetti a modificazione.

Prima di compiere tale accertamento il difensore deve informare il p.m. il quale può formulare la riserva di

incidente probatorio; il difensore quindi dispone il differimento dell’accertamento sempre che esso risulti

indifferibile. 46

Nel caso in cui non sussiste la necessità di compiere l’accertamento prima dell’incidente probatorio, e nonostante

ciò il difensore procede lo stesso a tale accertamento, allora i risultati di quest’ultimo sono inutilizzabili in

dibattimento.

CONSULENZA TECNICA

Esistono due tipi di consulenza:

La prima è quella redatta da consulenti tecnici nel caso in cui In tale caso

1. non è stata disposta perizia.

il difensore può nominare consulenti in numero non superiore a due; tali consulenti hanno la possibilità

di vedere, previa autorizzazione del p.m., le cose sequestrate nel luogo ove tali cose si trovano, di

presentare memorie etc. etc. Nel caso in cui il p.m. non autorizzi tale visione allora il difensore ha la

possibilità di opporsi al gip . Nel caso in cui sia iniziata l’azione penale la richiesta di visionare la cose

sequestrate va fatta direttamente al giudice che procede.

Nel caso in cui allora il difensore può nominare propri consulenti in un numero pari a

2. è disposta perizia

quello dei periti; tali consulenti hanno la possibilità di affiancare i periti nell’espletamento delle attività

peritali proponendo al perito specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve.

Infine i risultati delle indagini difensive sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento (ovviamente solamente i

verbali degli atti irripetibili che il difensore abbia presentato al p.m. o al gip durante le indagini preliminari).

Il difensore inoltre forma il cd. fascicolo DEL DIFENSORE in cui inserisce tutti gli atti di indagine da lui

compiuti; tale fascicolo è conservato presso l’ufficio del GIP, il PM ha diritto di accedere agli atti ivi contenuti.

E’ previsto che il fascicolo del difensore venga inserito all’esito delle indagini nel fascicolo del PM.

Per quanto riguarda le indagini preliminari esse sono sottoposte a TERMINI scaduti i quali il p.m. o chiede

l’archiviazione ovvero esercita l’azione penale.

I termini normalmente sono prorogabili più volte per un tempo comunque non superiore a

6 mesi 18 mesi.

Quando invece ci si trova nell’ipotesi di cui all’art. (es. si indaga su un reato di associazione di

407 2°comma c.p.p.

stampo mafioso) allora la durata è di prorogabile anche più di una volta per un tempo comunque non superiore a

1 anno

2 anni.

La proroga del termine delle indagini è previsto dall’art. 406 cpp che prevede la possibilità per il PM di chiedere la

prima proroga al gip per giusta causa; la genericità dell’espressione usata dal legislatore lascia presumere che la prima

proroga possa essere concessa con maggiore facilità. La possibilità di concedere proroghe successive alla prima è

collegata a presupposti più rigorosi: la particolare complessità delle indagini; l’oggettiva impossibilità di concludere le

indagini nel termine prorogato. 47

La richiesta di proroga viene indirizzata dal PM al GIP e prevede la possibilità per l’indagato e la persona offesa nonché

per i difensori la possibilità di partecipare tramite la presentazione di memorie o altri scritti.

Se il GIP ritiene fondata la richiesta di proroga, dispone direttamente la proroga in camera di consiglio, senza

l’intervento del PM o dei difensori.

Se, invece, il GIP non ritiene possibile decidere soltanto sulla base del carteggio presentato dalle parti, fissa la data

dell’udienza in camera di consiglio cui parteciperanno le parti. Al termine dell’udienza il GIP emette il provvedimento

che ha per contenuto l’autorizzazione della proroga o il suo diniego.

In caso di diniego il PM , entro il termine fissato dal GIP, dovrà decidere se esercitare l’azione penale o archiviare.

Tale procedimento non si segue per le indagini relative ai reati di cui all’art. 407 c.p.p., in tali casi il giudice decide

entro 10 giorni dalla richiesta.

Nel momento in cui il pubblico ministero non ritiene di poter esercitare l’azione penale (es. perché il fatto non è

previsto come reato dalla legge, ovvero perché non sono emersi elementi di prova a carico della persona sottoposta alle

indagini etc. etc.) allora lo stesso chiederà al gip l’archiviazione.

L’ ARCHIVIAZIONE

Quando il pubblico ministero non esercita l’azione penale perché ritiene che la notizia criminis sia infondata allora

richiede al giudice per le indagini preliminari di emettere decreto (decreto di archiviazione) con il quale viene archiviato

il procedimento.

Il PM presenta al giudice richiesta di archiviazione non solo quando la notitia criminis è infondata, ma anche quando

ritiene che gli elementi acquisiti dalle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio, quindi

quando le fonti di prova appaiono insufficienti o contraddittorie.

In definitiva il PM chiede al GIP l’archiviazione quando:

1) è infondata la notizia di reato ( nel senso che il PM non ha a disposizione elementi di prova idonei a sostenere

l’accusa in giudizio );

2) manca una condizione di procedibilità,

3) il reato è estinto;

4) il fatto non è previsto dalla legge come reato;

5) è rimasto ignoto l’autore del reato.

Come si coniuga il 125 disp att e il 112 cost?

L’art 125 disp. att (stabilisce che il PM presenta al giudice richiesta di archiviazione quando ritiene infondata la notizia

di reato perché gli elementi acquisiti durante le indagini non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio )è compatibile

con il l’art. 112 Cost. ( che stabilisce che il PM ha l’obbligo di esercitare l’azione penale ). In passato prima del codice

48

del 1988, vi era una obbligatorietà in senso astratto che comportava l’esercizio dell’azione penale senza valutazione

della fondatezza dei risultati di indagine. Infatti nel codice del 1930 era previsto che la pg, appresa la notizia di reato e

svolte le indagini, depositava presso il PM “ rapporto conclusivo delle investigazioni” cui seguiva immediatamente la

cd comunicazione giudiziaria che era connessa all’esercizio dell’azione . Invece nel codice del 1988 è prevista una

obbligatorietà dell’azione in senso concreto, cioè tanto il PM esercita l’azione, quando ne abbia verificato la fondatezza

e il possibile esito positivo.

In caso di mancata verifica della fondatezza il rischio è quello che venga emessa una sentenza assolutoria e per il

principio del ne bis in idem, rispetto allo stesso fatto non vi potrà essere una seconda valutazione. L’azione in relazione

a quel fatto sarà stata malamente esercitata dunque non sarà osservato il principio di obbligatorietà.

Applicando invece il 125 il PM in futuro qualora emergano altri elementi, potrà richiedere la riapertura delle indagini

mediante la revoca dell’archiviazione.

In questo modo preserva l’esercizio dell’azione che potrà svolgere in seguito in modo fondato.

Sulla richiesta del PM il Gip può concordare, e se la persona offesa non si è opposta alla richiesta di archiviazione,

allora emette decreto motivato di archiviazione e restituisce gli atti al PM. Questo tipo di archiviazione non è soggetto

ad alcuna forma di archiviazione, restando escluso anche il ricorso per Cassazione. Infatti dal principio della tassatività

dei mezzi di impugnazione si desume che il provvedimento di archiviazione è ricorribile soltanto se è stata attivata la

procedura dell’art. 409 c.p.p. riservata ai casi di opposizione della persona offesa o di non immediato accoglimento

della richiesta da parte del GIP.

Il giudice però può anche ritenere che allo stato degli atti non vi siano i presupposti per archiviare il caso, per cui egli

fissa un’udienza in camera di consiglio dandone avviso al pubblico ministero, alla persona offesa, alla persona

sottoposta alle indagini ed al procuratore generale presso la Corte di Appello, nel caso voglia quest’ultimo esercitare il

diritto di avocazione.

All’esito dell’udienza il gip pronuncia un’ordinanza con la quale:

1. Può invitare il pubblico ministero a compiere altre indagini, ritenendo incomplete le indagini preliminari

fino a quel momento realizzate, indicando quali egli ritiene opportune e fissando un termine per il

compimento di tali indagini. All’esito delle quali il p.m. potrà poi decidere se chiedere nuovamente

l’archiviazione oppure esercitare l’azione penale.

2. Può ritenere convincenti le ragioni del PM ed , eventualmente delle altre parti privati intervenute , ed

accogliere, con ordinanza, la richiesta di archiviazione del pubblico ministero. Quest’ordinanza è

ricorribile per Cassazione soltanto per le nullità attinenti la convocazione e la partecipazione delle parti

all’udienza in camera di consiglio.

3. Può ritenere anche senza ulteriori indagini che la richiesta di archiviazione non sia accoglibile, ed in tal

caso dispone, con ordinanza, che il PM formuli entro dieci giorni, l’imputazione ( cd. imputazione coatta

). Entro dalla imputazione formulata il giudice fissa l’udienza preliminare.

2 giorni 49

Può capitare che la persona offesa abbia chiesto al pubblico ministero di essere informata dell’eventuale richiesta di

archiviazione, in tal modo essa ha che decorrono dal momento in cui il pubblico ministero gli ha

10 giorni, al gip (art.

notificato la richiesta di archiviazione, per proporre 410 c.p.p.).

OPPOSIZIONE

Tale opposizione va presentata nella cancelleria del pubblico ministero, il quale nei successivi trasmette

10 giorni

l’intero fascicolo corredato anche dalla richiesta di archiviazione al gip. L’atto di opposizione deve contenere non

solo l’opposizione, ma anche l’indicazione specifica delle circostanze che debbono formare oggetto di ulteriori

indagini; l’indicazioni delle fonti di prova ( testi, documenti etc. ). La mancanza di tali indicazioni determina

l’inammissibilità dell’opposizione; cioè in altri termini la persona offesa non può limitarsi ad una generica protesta

contro la richiesta di archiviazione, ma al contrario deve formulare in maniera completa una precisa ipotesi

accusatoria. Se l’opposizione è inammissibile il GIP dispone l’archiviazione degli atti con decreto motivato e li

restituisce al PM; se invece è ammissibile il GIP fissa udienza in camera di consiglio per poi procedere nelle forme

dell’art. 409 c.p.p. che abbiamo appena visto.

Nel caso in cui resti ignoto l’autore del reato, il pubblico ministero, entro dal giorno dell’iscrizione della

6 mesi

notizia nel registro delle notizie di reato, deve chiedere al gip o l’autorizzazione a proseguire le indagini ovvero

deve presentare la richiesta di archiviazione; il gip o autorizza il p.m. a proseguire le indagini ovvero può emettere

anche il decreto di archiviazione.

Ma il giudice può anche ritenere che la persona alla quale attribuire il reato sia già individuata, per cui egli ordina

l’iscrizione del nome di questa nel registro delle notizie di reato, e da quel momento decorrono i normali tempi per

l’espletamento delle indagini.

Anche in questo caso vi è la possibilità di proporre, da parte della persona offesa, opposizione alla richiesta di

archiviazione fatta dal pubblico ministero; in tale caso il gip fisserà l’udienza all’esito della quale o emetterà

ordinanza di archiviazione, accogliendo la richiesta del pubblico ministero; o ordinerà l’iscrizione nel registro delle

persone indagate del soggetto che ritiene responsabile del fatto; ovvero ordinerà il compimento di ulteriori indagini.

dopo il decreto di archiviazione contro ignoti il PM

Prima della riforma della legge CAROTTI ( legge 479/99 )

poteva riaprire le indagini senza alcuna autorizzazione da parte del giudice; dopo tale riforma, invece è necessaria

l’autorizzazione del giudice.

L’ordinanza di archiviazione è ricorribile in Cassazione solamente nei casi di nullità previsti dall’art. 127 5°

ossia per mancato avviso dell’udienza, per mancato rinvio dell’udienza allorchè la persona

comma c.p.p.,

sottoposta all’indagine, detenuta presso lo stesso luogo in cui il giudice ha la propria sede, sia impossibilitata a

comparire. 50

E’ inoltre ricorribile per Cassazione se adottata violando il diritto di informativa e di intervento della persona

offesa.

Al termine delle indagini il pubblico ministero deve avvertire, appunto di tale conclusione, la persona sottoposta

alle indagini ed il suo difensore, ciò avviene attraverso la notifica dell’AVVISO DI CONCLUSIONE DELLE

INDAGINI ex art. 415 bis c.p.p.( novità della legge CAROTTI ).

In tale atto il pubblico ministero informa la persona indagata del fatto per cui è indagata, delle norme di legge che si

ritengono violate, del fatto che è possibile visionare la documentazione delle indagini. L’avviso deve inoltre

contenere anche l’avvertimento che l’indagato può presentare memorie difensive, può richiedere l’espletamento di

nuove indagini, ma soprattutto che può chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio da parte del pubblico

ministero.

La richiesta di interrogatorio è l’unica che vincola il p.m. nel senso che il rappresentante della pubblica accusa non

può rifiutarsi di interrogare la persona indagata.

Mentre per quanto riguarda la richiesta di nuove indagini, il p.m. decide discrezionalmente se compierle o meno.

Una volta concluse le indagini preliminari, e inviato all’indagato l’avviso ex il pubblico ministero

art. 415 bis,

effettua la richiesta di rinvio a giudizio ex art. 416 c.p.p..

Se manca l’avviso dell’art. 415 bis la successiva richiesta di rinvio a giudizio è nulla.

RATIO:

il 415 bis serve a garantire il diritto di difesa; infatti se la richiesta di rinvio a giudizio non viene preceduta da questo

avviso, è nulla. Ciò si evince dalla lettura dell’articolo 416 co 1.

E’ altresì nulla se la richiesta non viene preceduta dall’invito a presentarsi per rendere interrogatorio ex art 375 co 3

qualora l’indagato ne abbia fatto richiesta entro il termine.

Quindi l’avviso è obbligatorio nel caso di rinvio a giudizio.

E’ altresì obbligatorio nel caso della citazione diretta a giudizio; questo si evince dalla lettura del 550 co 1.

Ma nelle altre forme di esercizio dell’azione penale, l’avviso è obbligatorio?

AA: dalla lettura dell’articolo 415 sembrerebbe di poiché esso richiama solo il 405 ( rinvio a giudizio) e questo

no

sembrerebbe escludere l’avviso nelle altre forme di esercizio dell’azione.

Di ciò vi è riscontro anche nel 416: la richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall’avviso di cui al 415.

Inoltre nella citazione diretta a giudizio vi è un’estensione del 415 bis prevista dal 550. Il fatto che in tale caso il

richiamo all’obbligo sia esplicito dimostra quindi che il 415 non ha portata generale.

AA: l’avviso è necessario anche nei riti perché:

- garantisce il diritto di difesa;

- il mancato avviso comporta una disparità di trattamento;

- viola il diritto all’ascolto;

AA: tale avviso non è necessario solo nell’immediato, perché l’esigenza rappresentata dal 415 bis è già soddisfatta

dall’interrogatorio che è presupposto del g.i.

Ma nell’imputazione coatta l’avviso è necessario?

NO, poiché essendo il 415 bis estrinsecazione del diritto di difesa, non c’è bisogno dell’avviso dato che tale diritto già è

stato esercitato in sede di udienza fissata dal gip in contraddittorio tra le parti, all’esito della quale è stata disposta

l’imputazione coatta.

Il 415 bis tende secondo RICCIO a garantire quella che è la fase dell’ascolto.

Sappiamo infatti che si può distinguere l’iter procedimentale processuale penalistico in tre fasi:

accesso:

• 51

ascolto;

• decisione.

Proprio nel codice del 1988, in quanto codice accusatorio, è stato inserito questo secondo momento che come noto

caratterizza l’accusatorietà. Ed è in tale fase dell’ascolto che si collocano il 415 bis nonché il contraddittorio per la

formazione della prova.

Tale richiesta ( che è uno dei modi con cui il PM esercita l’azione penale ) viene depositata nella cancelleria del

gup (giudice per l’udienza preliminare) e deve contenere:

1. Generalità imputato

2. Imputazione, cioè enunciazione in forma chiara è precisa del fatto costituente reato

3. Fonti di prova

4. Domanda di emissione del decreto che dispone il giudizio.

Il p.m. deve depositare anche il fascicolo delle indagini, ossia l’intera documentazione raccolta nel corso delle

indagini. Tali atti sono tutti utilizzati dal gup per vedere quale decisione adottare: cioè se rinviare a giudizio

oppure pronunciare sentenza di non luogo a procedere ). Per il PM vi è l’obbligo di trasmettere al gup tutti gli atti

contenuti nel fascicolo di indagine; l’inosservanza di tale obbligo è sanzionata con l’inutilizzabilità degli atti non

trasmessi. Gli atti contenuti nel fascicolo del PM non sono utilizzabili in dibattimento, salve le dovute eccezioni

previste dal codice ( es. contestazioni ).

Una volta presentata la richiesta è irrevocabile.

L’UDIENZA PRELIMINARE

Una volta concluse le indagini preliminari il pubblico ministero, se non decide di archiviare il procedimento,

esercita l’azione penale chiedendo al gup il rinvio a giudizio dell’imputato.

La funzione dell’udienza preliminare è quella di filtro tra la fase delle indagini preliminari e quella del

dibattimento, infatti in tale udienza viene esercitato, da parte del gup, un controllo sulla fondatezza dell’azione

penale.

Attualmente dopo le modifiche apportate a tale udienza da parte della legge n. 479/1999 è

(la c.d. legge Carotti)

possibile sostenere che questo controllo è sensibilmente aumentato.

In tal senso vi è da dire che la legge suddetta ha sensibilmente accresciuto il ruolo del giudice, egli infatti ha la

possibilità sia di ordinare al pubblico ministero il compimento di ulteriori indagini (art. sia la

421 bis c.p.p.)

52

possibilità di assumere nuove prove delle quali risulta evidente la decisività al fine di emettere la sentenza di non

luogo a procedere (art. 422 c.p.p.).

Al fine di dare luogo all’udienza preliminare è necessario che vi sia da parte del pubblico ministero la

tale richiesta rappresenta il presupposto dell’udienza preliminare,

,

RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO

ossia attraverso tale richiesta si ha l’esercizio dell’azione penale da parte del rappresentante della pubblica accusa.

Tale richiesta deve contenere: le generalità dell’imputato (nel momento in cui si esercita l’azione penale la

persona, che fino a quel momento era indagata, diviene formalmente imputata), l’indicazione delle fonti di prova

acquisite, la richiesta di emissione del decreto che dispone il giudizio, l’enunciazione del fatto e delle eventuali

circostanze aggravanti che lo accompagnano in forma chiara e precisa.

Una volta intervenuta la richiesta il giudice entro dalla stessa fissa con decreto l’udienza preliminare. Il

5 giorni

termine di 5 giorni ha natura ordinatoria, nel senso che la violazione non comporta alcuna sanzione di carattere

processuale.

Tra la data di deposito della richiesta e la data fissata per l’udienza non può intercorrere un termine superiore a 30

giorni.

L’udienza preliminare si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del pubblico ministero e

del difensore dell’imputato, il giudice quindi fa notificare all’imputato ed alla persona offesa l’avviso dell’udienza

almeno prima dell’udienza stessa ( tale termine ha natura dilatoria ). Per costituire un valido rapporto

10 giorni

processuale è necessario che all’imputato ed alla persona offesa oltre l’avviso di udienza , sia notificata anche la

richiesta di rinvio a giudizio.

L’omissione della citazione dell’imputato genera una nullità assoluta insanabile; l’omesso avviso alla persona

offesa produca, invece, una nullità relativa, eccepibile soltanto da questa. L’omessso avviso al difensore detrmina

una nullità assoluta ed insanabile. Il primo atto dell’udienza è quello che riguarda l’accertamento delle parti.

A tal fine bisogna distinguere:

1. disposto anche di ufficio dal giudice, quando è provato o appare

Il rinnovo dell’avviso dell’udienza,

probabile che l’imputato non abbia avuto conoscenza dell’avviso, sempre che tale non conoscenza non

sia dovuta a sua colpa (art. 420 bis c.p.p.).

2. in tal caso il

L’imputato, o il suo difensore, non è comparso all’udienza per legittimo impedimento,

giudice rinvia l’udienza (art. 420 ter c.p.p.).

Nel momento in cui l’imputato non compare all’udienza senza che ricorrano le condizioni su indicate, allora il

giudice dichiara la dell’imputato, l’ordinanza che dichiara la contumacia dell’imputato è nulla se

contumacia 53

risulta che l’assenza dell’imputato è dovuta a causa a lui non imputabile (es. l’imputato prova che non è venuto a

conoscenza dell’avviso, ovvero che l’impedimento è dovuto a una causa di forza maggiore) (art. 420 quater).

La è la situazione processuale dell’imputato il quale, benchè ritualmente citato, non compare

CONTUMACIA

all’udienza, senza che sussista un legittimo impedimento.

Si parlerà, invece di e non di contumacia, quando sarà l’imputato a chiedere che l’udienza si celebri senza

assenza

la sua presenza.

Una volta concluso l’accertamento delle parti, il giudice dichiara aperta la discussione e dà la parola al p.m: il

quale espone i risultati delle indagini e degli elementi di prova che giustificano la richiesta di rinvio a giudizio; al

termine di tale esposizione l’imputato o ha la possibilità di rendere dichiarazioni spontanee ovvero può chiedere di

essere interrogato.

Dopo l’esposizione dei fatti da parte del p.m., e dopo le eventuali dichiarazioni spontanee ovvero l’interrogatorio

dell’imputato, la parola passa alle parti private, ovviamente tramite i rispettivi difensori, (parte civile, responsabile

civile, persona civilmente obbligata) ed infine all’imputato, sempre ovviamente tramite il proprio difensore.

Una volta concluse le discussioni il giudice deve decidere sostanzialmente se rinviare a giudizio, emettendo il

decreto che dispone il giudizio, o meno l’imputato; qualora il giudice ritenga di non poter decidere allo stato degli

la legge Carotti, come già detto, attribuisce allo stesso due possibili vie:

1. il giudice quando ritiene che le indagini preliminari sono incomplete

Compimento di ulteriori indagini,

emette ordinanza attraverso la quale impone al p.m. il compimento di ulteriori indagini fissando il

termine entro il quale tale indagini devono essere compiute e fissando contemporaneamente la data della

nuova udienza (art. 421 bis c.p.p.).

Il gup nel momento in cui emette tale ordinanza muove al PM una censura, nel senso che gli muove il

rilievo che le indagini sono incomplete, e quindi vi è la possibilità per il Procuratore Generale presso la

Corte di Appello a se le ulteriori indagini da espletare.

avocare

Però tale ordinanza non comporta la regressione del processo alla fase del procedimento perché il giudice

fissa subito la data della nuova udienza preliminare ed inoltre il PM all’esito delle indagini non deve fare

una nuova richiesta di rinvio a giudizio.

2. il giudice dell’udienza preliminare ha anche la possibilità

Integrazione probatoria da parte del giudice,

di disporre d’ufficio, anche su sollecitazione delle parti, l’assunzione delle prove delle quali appare

evidente la necessità al fine di pronunciare sentenza di non luogo a procedere. Tale articolo è stato

sostituito dalla legge CAROTTI, perché prima delle riforma il giudice aveva un potere di assunzione

probatoria limitato all’indicazione dei temi di prova nuovi o incompleti. Per effetto della nuova legge il

54

GUP può pronunciare sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano

insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio secondo la regola

dell’art. 125 disp. att.

Nel caso non sia possibile procedere immediatamente all’assunzione della prova il giudice rinvia ad un

udienza successiva citando contestualmente il, o i, testimoni ovvero i periti etc., dei quali sia stato ammesso

l’audizione o l’interrogatorio. Comunque in ogni caso l’imputato, dopo l’escussione delle prove può

comunque chiedere di essere interrogato (art. quest’ultima regola affermata nell’ultimo comma

422 c.p.p.);

dell’art. 422 c.p.p. è un’altra novità della CAROTTI : le parti possono chiedere che l’interrogatorio

dell’imputato sia reso nelle forme previste per il dibattimento e cioè nelle forme dell’esame e del

controesame.

V’è da dire inoltre che le parti hanno la possibilità di chiedere durante l’udienza preliminare l’incidente probatorio

(che come sappiamo è un’attività che si realizza durante le indagini preliminari) al fine di anticipare la formazione

della prova in un momento precedente al dibattimento.

MODIFICA DELL’IMPUTAZIONE

Durante l’udienza preliminare può ben darsi che il risulti rispetto a quello prescritto dal p.m.

fatto diverso

nell’imputazione ovvero risulti un o un ovvero risulta una

reato in concorso formale reato continuato

circostanza aggravante.

In tal caso è fatto obbligo al p.m. di modificare l’imputazione e di contestarla all’imputato presente ovvero, se

assente, al suo difensore, in modo da consentire loro di effettuare le scelte che l’udienza propone (es. chiedere di

essere giudicato con il rito abbreviato, richiesta di patteggiamento). La modifica dell’imputazione non legittima il

difensore a chiedere termini a difesa.

Può anche capitare che l’imputazione sia ampliata o totalmente modificata in quanto risulta a carico dell’imputato

un per il quale debba procedersi di ufficio; in primo luogo diciamo che per si intende un

fatto nuovo fatto nuovo

fatto – reato diverso ed ulteriore rispetto a quello per cui si procede e non legato ad esso dal vincolo del concorso

formale o della continuazione ( per esempio nel corso di un processo per rapina l’imputato confessa di aver

sottoposto a violenza carnale la vittima ). In tal caso il pubblico ministero dovrebbe esercitare una nuova azione

penale, ma se non è necessario esperire ulteriori indagini, il PM può contestare l’imputazione all’imputato presente

in udienza alle seguenti condizioni: con il consenso dell’imputato e che il gup autorizzi la contestazione,

valutando che essa non incida sulla speditezza del processo; se ciò non avviene, se cioè il giudice non autorizza la

contestazione ovvero l’imputato non presta il proprio consenso, gli atti sono restituiti al pubblico ministero

55

affinché eserciti la nuova azione penale, cioè procede separatamente per il nuovo reato emerso in udienza

preliminare (art. 423 c.p.p.).

Subito dopo che è stata dichiarata chiusa la discussione il giudice provvede alla deliberazione pronunciando o

sentenza di non luogo a procedere oppure decreto che dispone il giudizio.

1) La è quel provvedimento giurisdizionale che chiude in modo definitivo e

sentenza di non luogo a procedere

favorevole all’imputato l’udienza preliminare. La sentenza ex art. 425 c.p.p. non ha idoneità a divenire definitiva a

differenza delle altre sentenze di proscioglimento emanate in sede dibattimentale o di giudizio abbreviato. I casi in cui il

GUP può pronunciare sentenza di non luogo a procedere sono tassativamente indicati dall’art. 425 c.p.p., inoltre a

seguito della Carotti il gup nel pronunciare sentenza di non luogo a procedere può valutare anche le circostanze

attenuanti; questa è una vera e propria novità perché si tratta di un potere prima attribuito solo al giudice del

dibattimento.

Inoltre il gup pronuncia sentenza ex art. 425 c.p.p. anche quando ritiene che gli elementi probatori raccolti dal pubblico

ministero siano insufficienti, contraddittori o comunque non siano tali da sostenere l’accusa in giudizio nei confronti

dell’imputato; questa è un’altra novità della Carotti, mentre prima il previgente art. 425 c.p.p. imponeva il rinvio a

giudizio lasciando così al giudice del dibattimento il compito di valutare la sufficienza della prova.

Con la sentenza di non luogo a procedere il gup non si pronuncia sulla colpevolezza dell’imputato, bensì sull’idoneità

degli elementi raccolti dal PM per sostenere l’accusa in giudizio, ed è in tal senso che si parla di sentenza processuale.

Inoltre l’ambito di operatività dell’art. 425 c.p.p. è diverso da quello di cui all’art. 129 c.p.p., rispondendo ad esigenze

diverse; infatti se il gup sulla richiesta del PM ravvisa un’ evidente sussistenza di una causa di non punibilità prevista

dal codice può adottare la formula dell’art. 129 c.p.p.; se invece manca un’evidente causa di non punibilità e quindi si

rende necessario un approfondimento dell’indagine, ovvero se la causa non si è ancora verificata al momento della

fissazione dell’udienza preliminare il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere.

Contro le sentenze di non luogo a procedere possono proporre appello il procuratore della Repubblica ed il procuratore

Generale , nonché l’imputato purché con la sentenza non si sia dichiarato che il fatto non sussiste o l’imputato non lo ha

commesso dal momento che sono le uniche formule più favorevoli all’imputato.

La persona offesa in caso di mancata notifica dell’avviso dell’udienza preliminare non può proporre appello, per il

principio della tassatività; mentre può ricorrere per Cassazione.

2) Se non pronuncia sentenza di non luogo a procedere il gup emette tale

decreto che dispone il giudizio;

decreto deve contenere a pena di nullità: le generalità dell’imputato, l’indicazione della persona offesa,

l’enunciazione chiara e precisa del fatto, l’enunciazione delle fonti di prova raccolte, l’indicazione del

56

giudice competente, l’indicazione del giorno del luogo e dell’ora della comparizione, la data e la

sottoscrizione del giudice.

Una volta emesso il decreto che dispone il giudizio, il PM ed il difensore possono compiere attività integrativa

, fatta eccezione per gli atti per i quali è prevista la partecipazione del difensore o dell’imputato. Tale

di indagine

attività integrativa di indagine va espletata dopo la celebrazione dell’udienza preliminare, e va quindi tenuta

distinta dalle ulteriori indagini che sono quelle che il PM compie dopo la richiesta di rinvio a giudizio e prima

dell’udienza preliminare. Subito dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio il giudice provvede nel

contraddittorio alla che è quel fascicolo formato dal gup in

formazione del fascicolo per il dibattimento,

contraddittorio con le parti, in tale fascicolo saranno inseriti tutti gli atti che dovrà poi conoscere il giudice del

dibattimento. Questa modalità di formazione del fascicolo è una novità introdotta dalla legge CAROTTI; infatti

prima della riforma il fascicolo in questione veniva formato dalla cancelleria del giudice del dibattimento.

Appare quindi logico che in tale fascicolo andranno inseriti non tutti gli atti compiuti dal pubblico ministero

durante la fase delle indagini, ma semplicemente gli atti irripetibili (es. verbale di sequestro, verbale di incidente

probatorio, verbale di ispezione etc. etc.), ciò in quanto il giudice dibattimentale non deve essere affatto

condizionato nel suo giudizio dall’attività di indagine compiuta dal p.m. Inoltre su accordo delle parti nel

fascicolo possono confluire anche atti delle indagini del PM nonché documentazione relativa alle indagini

difensive.

Alla formazione del fascicolo si procede o durante la stessa udienza nella quale il gup ha emesso il decreto che

dispone il giudizio, ovvero, se vi è richiesta di una parte, in una successiva udienza fissata, dal gup, a distanza di

15 giorni.

La sentenza di non luogo a procedere non è idonea a passare in giudicato e quindi può anche essere a

revocata

richiesta del p.m. quando vi siano nuove fonti di prova le quali da sole o unitamente a quelle già acquisite

possano determinare il rinvio a giudizio dell’imputato. Competente a pronunciarsi sulla richiesta del PM è il GIP

e non il GUP.

A tal punto bisogna vedere se le nuove fonti di prova sono già state acquisite ( per esempio le dichiarazioni di un

collaboratore di giustizia assunte in altro processo ) allora il PM chiede oltre alla revoca della sentenza, il rinvio a

giudizio; se le nuove fonti di prova non sono state ancora acquisite allora il PM, oltre alla richiesta di revoca,

deve avanzare istanza di riapertura delle indagini. Se il GIP non deve dichiarare inammissibile la richiesta fissa la

data della nuova udienza preliminare (ciò allorquando le nuove fonti di prova siano già acquisite), ovvero dispone

la riapertura delle indagini preliminari (al fine di acquisire le nuove fonti di prova) le quali debbono esaurirsi in

un tempo non superiore a non prorogabile.

6 mesi 57

Contro l’ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile la richiesta di revoca il PM può proporre ricorso per

Cassazione solo per i motivi indicati nell’art. 606 comma 1 lettere b,d,e. c.p.p.

I PRINCIPI DEL PROCESSO PENALE

I principi guida del processo sono quei principi ai quali le parti devono attenersi al fine di avere un processo

giusto nel quale si sia in grado di accertare la eventuale responsabilità penale dell’imputato.

Analiticamente considerati questi principi sono:

1. tale principio vuole che l’imputato sia messo a conoscenza di cosa esso

Principio della contestazione

sia accusato, infatti non è ammissibile che si processi alcuno senza che questi sappia il motivo per cui vi

è processo. Tale principio lo si ritrova nell’ambito degli (di cui

artt. 516- 517- 518 c.p.p.

successivamente si dirà più diffusamente) nel caso cioè in cui all’imputato debba essere contestato un

fatto diverso o diversamente circostanziato ovvero un fatto nuovo. La contestazione deve essere

puntualmente descritta dal p.m. all’atto dell’esercizio dell’azione penale.

2. tale principio indica che le decisioni del ,giudice in un processo devono

Principio del contraddittorio

avvenire sempre audita altera parte. Ciò significa che nel processo penale è fondamentale avere un

dibattito tra l’accusa e la difesa. Costituzionalmente tale principio è sancito dall’art. dal quale

111 cost.

innanzitutto si evince che il processo si svolge nel contraddittorio delle parti (p.m. e imputato) innanzi ad

un giudice terzo ed imparziale; da ciò se ne desume che per quanto riguarda l’imputato egli ha il diritto

di difesa esercitatile in ogni grado del processo mediante il diritto alla prova. Per quanto riguarda il

diritto alla prova tale norma costituzionale è di fondamentale importanza in quanto il di tale

3° comma

norma stabilisce che per quanto riguarda la formazione della prova essa avviene nel contraddittorio delle

parti. Tale norma, allo stesso tempo, prevede però una serie di deroghe a tale principio: innanzitutto si

prescinde dal contraddittorio allorquando l’imputato presta il proprio consenso accettando che la

decisione sia adottata sulla base di elementi di prova formatisi in assenza di contraddittorio. La seconda

si riferisce ai casi in cui vi sia un impossibilità di natura oggettiva alla formazione della prova in

deroga

contraddittorio, la si ha allorquando l’impossibilità di formare la, prova in contraddittorio

terza deroga

dipende da condotta illecita.

3. l’art. sancisce il diritto di difesa come diritto inviolabile di ciascuno, ciò

Principio della difesa 24 cost.

significa che chiunque ha diritto di difendersi; tale diritto di difesa si esplica innanzitutto attraverso la

presenza in ogni fase del giudizio dell’imputato, fermo restando che all’imputato è anche consentito di

58

assentarsi nel corso del giudizio o addirittura di non presentarsi mai (in tal caso egli sarà giudicato in

contumacia). Inoltre l’imputato ha l’ “ultima parola” nel senso che il proprio difensore prenderà la parola

per ultimo (dopo cioè il,p.m. e le altre parti private).Sempre in applicazione di tale principio l’imputato

ha la possibilità di scegliere di celebrare il processo attraverso dei riti alternativi.

4. il giudice deve venire a conoscenza delle prove in maniera diretta ossia

Principio dell’immediatezza

nel momento stesso in cui essa si forma o viene assunta.

5. il giudice deve valutare gli elementi di prova acquisiti

Principio del libero convincimento del giudice

in totale libertà senza che vi siano elementi che possano vincolare il proprio convincimento.

6. le prove devono formarsi oralmente anche se poi tutti gli atti probatori vengono

Principio dell’oralità

trasfusi in verbali (verbali di udienza)

7. il processo penale è essenzialmente pubblico nel senso che vi è la libera

Principio della pubblicità

partecipazione del pubblico alle udienze, salvo casi in cui si tratta di udienze in camera di consiglio.

8. in base al quale il processo dovrebbe concludersi nello stesso giorno nel

Principio di concentrazione

quale ha inizio o perlomeno avere una ragionevole durata (art. ovviamente ciò

111 2° comma Cost.);

nella maggior parte dei processi è impossibile per cui il giudice ha la possibilità di suddividere

ilprocesso in più udienze.

9. tale principio è collegato al principio di

Principio di economia e di speditezza processuale

concentrazione, ovviamente tale principio deve però essere bilanciato dalle concrete esigenze delle parti.

LE PROVE

Per affermare la responsabilità penale di qualcuno è necessario che essa sia provata; ossia nessuno può essere

ritenuto colpevole di un qualcosa se la sua responsabilità non è provata.

Per questo nel processo penale assumono una funzione vitale le prove che vengono assunte o formate nel corso

del processo.

Per parlare compiutamente del mondo probatorio bisogna preliminarmente chiarirsi alcuni termini:

MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA

Sono attività di natura investigativa che si compiono per reperire mezzi di prova o elementi di rilevanza

probatoria; sono cioè strumentali all’individuazione degli elementi di prova.

Essi sono:

1. che è un attività tesa a ricercare tracce del reato, viene compiuta dall’autorità giudiziaria che

Ispezione

la dispone con decreto; essa può avere luogo su persone, in tal caso avremo un’ispezione personale,

59

ovvero su luoghi, in tal caso avremo un’ispezione Per quanto riguarda la prima essa deve essere

locale.

compiuta su persone sulle quali si ritiene possano essere rilevate tracce del reato essa deve essere

compiuta nel rispetto della dignità personale della persona ispezionata la quale può farsi assistere da

persona di sua fiducia. E’ inoltre possibile che ad eseguire l’ispezione sia persona dello stesso sesso di

quella ispezionata. Per quanto riguarda quella locale essa avviene in luoghi nei quali si presume che vi

siano tracce del reato e deve essere preceduta dalla consegna, all’indagato o all’imputato, del decreto di

sequestro.

2. è un’attività tesa a ricercare il corpo del, reato o tracce pertinenti al reato o anche

Perquisizione

dell’evaso o della persona sottoposta alle indagini. Anch’essa così come l’ispezione può essere personale

o locale e valgono per entrambi le stesse regole valide per le ispezioni.

3. il quale consiste nel sequestrare o il corpo del reato ovvero delle cose pertinenti

Sequestro probatorio

al reato. Tale tipo di sequestro si differenzia dal sequestro conservativo e preventivo in quanto qui si

tratta di un atto d’indagine e non di una misura cautelare. Tale sequestro è compiuto dall’autorità

giudiziaria tramite decreto, avverso tale sequestro è ammesso ricorso al tribunale del riesame. Può

capitare che ad eseguire tale sequestro sia la polizia giudiziaria la quale allorquando vi è un’urgenza

procede a sequestrare il corpo del reato fermo restando che in tal caso è comunque necessaria la

convalida da parte del p.m. entro dal compiuto sequestro

48 ore art. 355 c.p.p.

4. ossia quando vengono captate le conversazioni telefoniche ed

Intercettazioni telefoniche ed ambientali

ambientali dell’indagato o imputato. Tali intercettazioni sono disposte con decreto motivato da parte del

gip. previa richiesta autorizzativa del p.m. Affinché si possa procedere ad intercettazioni il legislatore

all’art. ha previsto che debba trattarsi di reati non colposi puniti con la pena dell’ergastolo o

266 c.p.p.

con quella della reclusione superiore nel massimo a ovvero una serie di reati elencati

5 anni,

analiticamente da tale norma. Occorre poi che l’intercettazione sia assolutamente indispensabile al fine

della prosecuzione dell’indagine e sussitano gravi indizi di reato. Il gip con il decreto indica anche la

durata di tali intercettazioni (15 prorogabili più di una volta). Nel caso in cui vi sia un’urgenza è il

giorni

p.m a disporle con decreto motivato che entro va comunicato al gip affinché decida se

24 ore

convalidare o meno tale decreto entro le successive 48 ore.

MEZZI DI PROVA

Per quanto riguarda i mezzi di prova essi non sono altro che lo strumento processuale attraverso il quale è

possibile produrre un elemento di conoscenza che occorre al giudice per la formazione del suo convincimento e

quindi per la decisione del processo. 60

Tali mezzi sono:

LA TESTIMONIANZA

è certamente il mezzo di prova maggiormente adoperato nei processi penali, tale prova si

La testimonianza

forma nel processo (ciò in quanto la dichiarazione del testimone non preesiste al processo). La testimonianza è un

mezzo di prova dichiarativo che consente di approfondire circostanze utili per il processo, testimone non può mai

essere una parte processuale (es. testimone non può mai essere il p.m. ovvero l’imputato), unica eccezione a

questa regola è la parte civile la quale nonostante sia parte processuale può comunque assumere l’ufficio di

testimone.Per quanto riguarda il contenuto della testimonianza l’art. ci informa che essa deve avere ad

194 c.p.p.

oggetto solo i fatti da provare, per cui il testimone deve riferire semplicemente sui fatti descritti nel capo di

imputazione; inoltre la testimonianza non può avere ad oggetto voci correnti nel pubblico per cui essa deve

vertere esclusivamente su fatti specifici (art. E’assolutamente fatto divieto al testimone di

194 2° comma c.p.p.).

esprimere propri apprezzamenti personali circa i fatti di causa o la personalità dell’imputato.Una forma

particolare di testimonianza è la essa la si ha quando un testimone dichiara

testimonianza indiretta (o de relato)

di aver appreso il fatto da altra fonte . Per cui l’art. afferma che in questo caso le parti possono

195 c.p.p.

chiedere al giudice che sia chiamata a deporre la fonte dalla quale il teste ha appresola notizia.

Nel caso in cui il testimone non riferisca le generalità della fonte, in poche parole si rifiuti di indicare chi è la

persona dalla quale ha appreso questa informazioni, allora la sua dichiarazione sarà totalmente inutilizzabile.

Tale dichiarazione sarà invece utilizzabile allorquando le parti non chiedono che la fonte di riferimento sia

escussa (sia cioè chiamata a testimoniare), ciò non toglie che il giudice, di ufficio, possa chiamare a deporre

questa fonte di riferimento.

Vi sono due eccezioni nelle quali la testimonianza indiretta è esclusa, tali eccezioni sono: quella prevista nell’art.

che vuole che le dichiarazioni rese nel corso del procedimento dall’indagato non possono formare

62 c.p.p.

oggetto di testimonianza, la seconda è prevista dal che vieta agli agenti ed agli ufficiali

4° comma art. 195 c.p.p.

di p.g. di riferire su dichiarazioni ricevute nel corso delle indagini preliminari dall’indagato o da persone che

possono assumere la veste di testimoni.

Per quanto riguarda la il legislatore ha ritenuto nell’art. che ognuno ha la

capacità a testimoniare 197 c.p.p.

capacità a testimoniare, per cui sarà poi il giudice che caso per caso deciderà se effettivamente il soggetto sarà o

meno in grado di testimoniare.

Un discorso a parte merita quello sulle a fungere da testimoni, l’art. indica una serie

incompatibilità 197 c.p.p.

di ipotesi in cui si realizza tale incompatibilità, precisamente:

61

1. La lettera di tale articolo indica che non possono assumere la veste di testimoni soggetti che rivestono

a)

la qualità di coimputati o imputati in un procedimento connesso a norma dell’art. salvo

12 lett a) c.p.p.

che nei loro confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna, o di

patteggiamento.

2. La lettera di tale articolo fa riferimento alle persone imputate in un procedimento connesso a norma

b)

dell’art. ovvero in un reato collegato ex salvo che nei loro confronti sia

12 lett c) c.p.p. art. 371 c.p.p.

stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna, o di patteggiamento.

3. La lettera di tale norma riguarda il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena

c)

pecuniaria

4. La lettera riguarda chi nel medesimo processo ha svolto la funzione di giudice , di p.m. etc. etc.

d)

Significativo è quanto disposto dall’art. il quale articolo prevede

197 bis c.p.p., la cd. testimonianza assistita,

delle eccezioni circa l’incapacità a essere testimoni, tali eccezioni riguardano le ipotesi considerate nella lett. b)

(imputato in procedimento connesso ex art. 12 lett. c) ovvero imputato in un reato collegato)

dell’art. 197 c.p.p.

in quanto questi soggetti non sono incompatibili con l’ufficio di testimone, quando nei loro confronti è stata

pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento ovvero di condanna ovvero di patteggiamento, quando

hanno reso, in sede durante le indagini preliminari, dichiarazioni che riguardano l’altrui responsabilità ex art. 64

3° comma c.p.p.

In questi casi il testimone è assistito da un difensore, ecco perché si parla di testimonianza assistita perché nella

normalità dei casi il testimone non ha diritto al difensore.

Inoltre il testimone non può essere obbligato a rispondere su fatti che concernono la propria responsabilità in

ordine al reato per cui si procede o si è proceduto, se nel procedimento aveva negato la propria responsabilità

ovvero non aveva reso alcuna dichiarazione. La ratio della regola è semplice : nessuno è tenuto a danneggiarsi.

Il comma 5 dell’art. 197 bis prevede una regola importante: l’ INUTILIZZABILITA’ SOGGETTIVA, cioè ogni

dichiarazione del teste su temi su cui aveva diritto di tacere è inutilizzabile, mentre tutto ciò che ha liberamente

dichiarato sarà valutabile in chiave probatoria nei riguardi di altri soggetti, ma inutilizzabile nei suoi confronti.

Infine per quanto riguarda gli obblighi del testimone egli deve sempre dire la verità, inoltre, nel caso in cui non si

presenti in udienza nel giorno prestabilito, deve addurre una causa di giustificazione altrimenti il giudice può

condannarlo al pagamento di una sanzione pecuniaria e può talvolta anche ordinarne l’accompagnamento

coattivo.

Deve sempre dire la verità ed inoltre il teste non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe

emergere la sua responsabilità penale. 62

I parenti ed i prossimi congiunti dell’imputato hanno la facoltà di astenersi dall’obbligo di testimoniare, ma tale

facoltà non sussiste ove i parenti o i prossimi congiunti dell’imputato abbiano presentato denuncia, querela o

istanza ( art. 199 c.p.p. ).

Per alcuni testimoni che rivestono particolari qualifiche (avvocati, preti, medici , farmacisti etc.etc.) l’art. 200

concede la facoltà di non rispondere a determinate domande quando attraverso la risposta si possa violare

c.p.p.

il segreto professionale. Il giudice se dubita dell’esistenza del segreto può disporre accertamenti in tema; se poi

l’opposizione del segreto dovesse risultare infondata, il giudice ordinerebbe al testimone di deporre.

Lo stesso vale per il segreto di ufficio: che è uno dei doveri fondamentali del pubblico ufficiale, del pubblico

impiegato e dell’incaricato di un pubblico servizio.

Diversa è la disciplina per il segreto di Stato che è più complessa, data la natura degli interessi coinvolti; ove il

testimone opponga l’esistenza di un segreto di stato il giudice ne dà immediata comunicazione al Presidente del

Consiglio dei Ministri, chiedendo a lui conferma dell’esistenza del segreto. Qualora entro 60 giorni dalla

notificazione della richiesta, il Presidente del Consiglio dei Ministri non dia conferma, il giudice ordina che il

testimone deponga; se al contrario viene confermata l’esistenza del segreto e la prova sia essenziale ai fini del

processo, il giudice dichiara di non doversi procedere per l’esistenza di un segreto di Stato.

ESAME DELLE PARTI

Per quanto riguarda questo mezzo di prova esso riguarda specificamente le parti (imputato, parte civile,

responsabile civile etc. etc.), tale mezzo di prova differisce dalla testimonianza in quanto le parti possono essere

esaminate se ne fanno richiesta o se acconsento alla richiesta formulata dalla controparte (p.m.), inoltre esse non

hanno l’obbligo di dire la verità e possono anche tacere del tutto. Mentre come abbiamo visto per la

testimonianza, essa è un’attività doverosa ed inoltre vi è l’obbligo di dire la verità.

ESAME DI PERSONA IMPUTATA IN PROCEDIMENTO CONNESSO

Tale mezzo di prova ci è indicato dall’art. tali persone sono indicate nel di tale articolo e

210 c.p.p. 1° comma

sono gli imputati in un procedimento connesso ex nei confronti dei quali si procede o si è

art. 12 lett a) c.p.p.

proceduto separatamente e che non possono assumere l’ufficio di testimone.

Tali persone sono esaminate a richiesta di parte devono essere assistite da un difensore di fiducia; hanno l’obbligo

di presentarsi al giudice il quale ha anche la facoltà di predisporre l’accompagnamento coattivo; ed inoltre tali

persone hanno anche la facoltà di non rispondere.

CONFRONTO 63

Tale mezzo di prova consiste nel confrontare due persone le quali abbiano reso in precedenza dichiarazioni

contrastanti su fatti fondamentali per il tema probandum, il confronto può anche riguardare più persone e le fonti

di prova possono essere sia testimoni, sia imputati, sia imputati in un procedimento connesso.

RICOGNIZIONE

E’ un mezzo di prova per consentire il riconoscimento di persone, suoni, cose. Per cui avremo ricognizione

e

personale, ricognizione reale ricognizione sensoriale.

La ricognizione avviene nell’aula di udienza senza particolari accorgimenti salvo che vi possa essere pericolo per

il ricognitore ed in tal caso saranno adottate misure idonee a tutelare il ricognitore.

La ricognizione avviene in questo modo: accanto alla persona o alla cosa da riconoscere il giudice, fatto

allontanare il ricognitore, dispone che siano poste due persone o cose il più possibile somiglianti a quella da

riconoscere, reintrodotto il ricognitore in udienza egli deve poi eseguire la ricognizione.

L’ESPERIMENTO GIUDIZIALE

Tale mezzo di prova consiste invece nella possibilità di accertare se un fatto sia o possa essere avvenuto in un

certo modo; consiste quindi nel controllo sperimentale di un certo accadimento, attraverso la riproduzione della

situazione di fatto e la ripetizione delle sue modalità di svolgimento. tutte le operazioni sono dirette dal giudice.

PERIZIA

Questo mezzo di prova è necessario allorquando l’accertamento dei fatti presuppone particolari conoscenze

tecnico – scientifiche per cui è necessario affidarsi a colui il quale possiede tali caratteristiche.

La nomina del perito avviene in udienza, nella quale il giudice affida, nel contraddittorio delle parti, l’incarico

formulando nel contempo anche i requisiti ai quali la perizia dovrà dare risposta. In quanto ausiliario del giudice

il perito deve avere una posizione di terzietà e quindi di imparzialità, analoga a quella del giudice. Così come per

il giudice anche il perito quando ricorre una causa di incompatibilità, ha l’obbligo di astenersi; le cause sono di

astensione sono quelle indicate nell’art. 222 c.p.p. , a queste vanno aggiunte anche le cause di astensione del

giudice ai sensi dell’art. 36 c.p.p. Se in presenza di una causa di incompatibilità non si astiene, egli può essere

ricusato dalle parti, tranne che per il motivo di cui all’art. 36 lett. H. Dopo le formalità di conferimento

dell’incarico, il perito procede immediatamente agli accertamenti; se per la complessità dei quesiti non può dare

risposta immediata può chiedere un termine al giudice. Se il giudice ritiene di non poter accogliere la richiesta

provvederà a sostituirlo; altrimenti fissa la data, non oltre 90 giorni, nella quale il perito deve depositare la

risposta ai quesiti. Quando gli accertamenti sono abbastanza complessi il termine può essere prorogato dalgiudice

anche più volte per periodi non superiori a il termine anche se prorogato non può superare

30 giorni; in ogni caso

i 6 mesi. 64

All’esito della perizia il perito esporrà in udienza i risultati ai quali è giunto, ed esso verrà esaminato secondo le

modalità previste per l’esame dei testimoni.

LA CONSULENZA TECNICA

Tale mezzo di prova si avvicina sensibilmente alla perizia in quanto altro non è se non la possibilità data alle parti

(p.m., imputato, parte civile etc. etc.) di nominare propri consulenti da affiancare ai periti, laddove essi siano

nominati.

Bisogna distinguere se il consulente sia nominato a seguito di una perizia disposta dal giudice o sia nominato

dalle parti.

Nel le parti hanno facoltà di nominare consulenti in numero non superiore a quello dei periti, tali

primo caso

consulenti possono affiancare i periti durante il corso delle operazioni peritali, nel caso in cui il consulente sia

nominato successivamente all’assegnazione dell’incarico peritale egli non potrà chiedere la ripetizione delle

attività già compiute dal perito ma potrà solamente osservare il luogo o l’oggetto della perizia previa

autorizzazione del giudice.

Nel anche nel corso delle indagini preliminari le parti possono nominare propri consulenti, in

secondo caso

numero non superiore a e l’attività del consulente si svolge in maniera autonoma.

due,

PROVA DOCUMENTALE

La prova documentale 234

Nel processo penale la regola generale è che le prove si formino in dibattimento nel tra le parti.

contraddittorio

Tuttavia esistono prove che per loro natura non sono suscettibili di formazione in dibattimento essendo precostituite.

Deve trattarsi di documenti formatisi fuori dal processo e che in questo entrano con finalità probatorie.

è consentita l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose, mediante

Art 234:

fotografia o qualsiasi altro mezzo.

E’ vietata l’acquisizione di documenti riguardanti informazioni sulle voci correnti nel pubblico.

il documento per assurgere a mezzo di prova deve avere requisiti di certezza in ordine alla paternità o provenienza;

pertanto è vietata l’acquisizione di documenti anonimi, apocrifi di quelli che hanno contenuto inattendibile.

Il documento è mezzo di prova poiché attraverso di esso il giudice può ritenere provato il fatto rappresentativo; ci sono

dei limiti all’ammissibilità:

- il documento deve essere sempre acquisto in originale;

- è vietata l’acquisizione di voci correnti nel pubblico;

- è vietata l’acquisizione di documenti di cui si ignori l’autore;

In ogni caso vanno sempre acquisiti i documenti che costituiscono il corpo del reato.

Rientrano tra i documenti, anche le sentenze pronunciate in altri procedimenti sia civili che penali che amministrativi

che siano divenuti irrevocabili.

VERBALI DI PROVE DI ALTRI PROCEDIMENTI

Tale mezzo di prova consente di assumere come prova i verbali di altri procedimenti (art. 238 c.p.p.).

Per quanto riguarda le prove assunte in un i relativi verbali possono essere acquisiti se il processo

giudizio civile

civile al quale si riferiscono tale prove è stato definito con sentenza definitiva.

65

Per quanto invece riguarda i verbali di prova assunti in altro essi possono essere acquisiti

procedimento penale

allorquando siano stati formati nel pieno rispetto del contraddittorio tra le parti.

Tali verbali possono essere adoperati contro l’imputato allorquando il proprio difensore abbia materialmente

partecipato all’assunzione della prova; per quanto riguarda i verbali di dichiarazioni rese in altro procedimento ed

in sedi nelle quali non è garantito il contraddittorio, allora possono essere acquisiti solamente se vi è il consenso

dell’imputato.

Le parti possono sempre e comunque chiedere l’esame della persona che abbia reso le dichiarazioni acquisite.

Una volta eseguita la distinzione tra mezzi di ricerca della prova e mezzi di prova, bisogna brevemente

distinguere tra:

1. ossia la cosa, il documento, la persona che possa offrire spunti conoscitivi al giudice al

Fonte di prova

giudice.

2. ossia il dato obbiettivo offerto dalla fonte di prova

Elemento di prova

3. la situazione di fatto ricostruita attraverso il mezzo di prova.

Risultato probatorio

Nel corso del dibattimento è il giudice che, previa richiesta delle parti, decide, tramite ordinanza, se ammettere o

meno le prove richieste. Al fine di decidere il giudice deve avere ben presenti i parametri indicati dall’art. 190

ossia la prova richiesta per essere ammessa deve essere non vietata, non superflua e rilevante. Quando è

c.p.p.

richiesta una prova non disciplinata dalla legge il giudice può assumerla se essa risulta idonea ad accertare i fatti e

non pregiudica la libertà morale della persona.

La fase dell’assunzione si atteggia in maniera duplice: infatti si parla di quando si tratta di una prova

acquisizione

precostituita (es. documento), si parla di quando si tratta di una prova dichiarativa (es.

formazione

testimonianza).

Come detto il giudice decide con ordinanza se ammettere o meno al prova, egli deve decidere immediatamente e

soprattutto, ed è forse la nota più importante, il giudice ha la possibilità rivedere la precedente decisione di ufficio

o su sollecitazione della parte, egli cioè può ammettere una prova prima esclusa, o può escludere una prova prima

ammessa.

Una volta che la richiesta della parte è stata ammessa la stessa non ha più la possibilità di revocarla

unilateralmente, cioè se la parte rinuncia ad una prova tale rinuncia ha effetto solamente se vi è il consenso della

controparte.

Un discorso a parte meritano gli recita infatti l’art. che l’esistenza di un fato non può essere

indizi 192 c.p.p.

desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti; l’indizio in sé per sé è un fatto che da solo

non è sufficiente a dimostrare il tema probandum, per cui affinché tali indizi assurgano a prova è necessario che

66

essi siano innanzitutto più di uno, inoltre è necessario che siano quando la convinzione logica da esso si

gravi

ricava è cosi forte da resistere alle eventuali obbiezioni (es. dopo un omicidio si rinvengono le impronte digitali di

A, ciò non togli però che B, il vero autore dell’omicidio, abbia avuto cura di eliminare le sue impronte lasciate

sul posto al momento dell’omicidio).

L’indizio deve essere inoltre riprendendo l’esempio fatto in precedenza la precisione si ha allorquando è

preciso

possibile affermare senza ombra di smentita che tali impronte sono dell’imputato; cioè l’indizio deve garantire la

certezza della circostanza rappresentata.

Infine gli indizi devono essere devono cioè condurre verso un’unica soluzione e non devono

concordanti

contrastare tra loro.

Allorquando si tratti di dichiarazioni rese da un coimputato nel medesimo reato ovvero da una persona imputata

in un procedimento connesso nel valutare dichiarazioni il giudice deve preliminarmente valutare l’attendibilità

del dichiarante, attendibilità sia ossia il giudice valuta se il dichiarante ha qualche motivi di contrasto

intrinseca

con l’imputato, valuta la personalità del dichiarante etc. etc.; sia ossia il giudice valuta se la

estrinseca

dichiarazione del coimputato o del imputato connesso rispecchiano i fatti come si sono realmente svolti.

Inutilizzabilità della prova

La inutilizzabilità rientra nel novero delle invalidità degli atti, ed è la sanzione tipica prevista dalla legge per gli atti di

contenuto probatorio.

Essa incide sul libero convincimento del giudice sottraendogli un elemento da valutare per l’accertamento dei fatti.

La dottrina ha distinto tra:

- gli elementi di prova sono assunti in violazione di un espresso divieto probatorio;

inutilizzabilità patologica:

- gli elementi pur non presentando nessun vizio intrinseco non possono comunque essere

inutilizzabilità fisiologica:

valutati dal giudice del dibattimento perché formate senza il rispetto del contraddittorio.

Ma se facciamo riferimento al 111 co 4: la sanzione dell’inutilizzabilità è soggetta alle deroghe espressamente stabilite:

- quando vi sia il consenso dell’imputato;

- quando la prova non può essere assunta in contraddittorio per accertata impossibilità di natura oggettiva o per

effetto di provata condotta illecita;

- nelle ipotesi del 512.

Nel nostro sistema vi è una previsione GENERALE dell’istituto ex 191 e poi una serie di previsioni di inutilizzabilità

cd. SPECIALI, riferiti a singoli atti.

ART 191 co 1: le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate.

L’inutilizzabilità è rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento.

Il vizio che abbia reso inutilizzabile l’atto non si sana con il passaggio in giudicato della sentenza: quindi seppure il

vizio non viene rilevato nel processo in cui l’atto è compiuto, ciò non toglie che potrà comunque essere rilevato

successivamente al passaggio in giudicato della sentenza, in un procedimento in cui si voglia utilizzarlo.

67

IL DIBATTIMENTO

Una volta emesso il decreto che dispone il giudizio, con il quale il gup rinvia a giudizio l’imputato, si entra nella

fase del dibattimento vera e propria.

Prima però che formalmente si apra il dibattimento vi sono due fase che precedono tale apertura esse sono: quella

degli atti preliminari al dibattimento, e quella degli atti introduttivi.

ATTI PRELIMINARI AL DIBATTIMENTO

ANTICIPAZIONE E DIFFERIMENTO DELL’UDIENZA

Il primo di questi atti è indicato nell’art. in base al quale il presidente del collegio giudicante può (

465 c.p.p.

Tribunale o Corte di Assise) può, per giustificati motivi e per una sole volta, anticipare o differire la data

dell’udienza indicata nel decreto che dispone il giudizio. Tale decisione avviene con decreto il quale deve essere

comunicato, nel caso di anticipazione dell’udienza, alle parti almeno prima dell’udienza.

7 giorni

ACQUISIZIONI PROBATORIE URGENTI

In tal caso l’art. prevede la possibilità che il presidente del collegio giudicante a richiesta di parte, nei casi

467

indicati dall’art. dispone l’assunzione anticipata delle prove non rinviabili. Quanto descritto

392 c.p.p.,

rappresenta una forma atipica di incidente probatorio ciò in quanto oltre a necessitare dei requisiti richiesti

dall’art. 392 è anche necessario che l’assunzione anticipata sia imputabile alla particolare urgenza che non

consente affatto di attendere che tale prova sia formata in dibattimento.

Tale procedimento comunque si differenzia dall’incidente probatorio per il fato che comunque attiene alla fase

dibattimentale.

DEPOSITO DELLA LISTA TESTIMONIALE

L’art. stabilisce la possibilità per la parte che voglia chiedere l’esame di testimoni o di periti ovvero di

468 c.p.p.

consulenti tecnici o delle persone indicate nell’art. di depositare la nella cancelleria del

210, lista testimoniale

giudice procedente almeno prima dell’udienza; tale termine è previsto a pena di inammissibilità.

7 giorni

Insieme alla lista deve, eventualmente essere presentata anche la richiesta di ammissione di verbali di prova di

altro procedimento penale.

La lista deve indicare oltre ovviamente le persone che saranno chiamate a testimoniare anche su quali fatti verterà

la testimonianza.

Il presidente del collegio giudicante, una volta verificata l’insussistenza di impedimenti legislativi che possono

riguardare il singolo mezzo di prova ovvero la manifesta sovrabbondanza delle richieste, autorizza con decreto la

citazione delle persone indicate nella lista per l’udienza fissata o per un udienza successiva.

68

L’autorizzazione del presidente è un qualcosa di diverso dall’ammissione delle prove, regolata dall’art. di

495

cui si dirà dopo, in quanto quest’ultima è decisa in udienza dall’intero collegio dopo aver effettuato una

valutazione più penetrante sul merito della prova stessa.

Inoltre il controllo esercitato dal presidente riguarda solamente la prova testimoniale non anche la citazione dei

periti o dei consulenti etc. etc.

Inoltre la funzione di tale lista è anche quella di consentire alla controparte di presentare prove a proprio

discarico.

LA SENTENZA ANTICIPATA DI PROSCIOGLIMENTO

L’art. prescrive la possibilità di pronunciare prima del

469 c.p.p. sentenza di non doversi procedere

dibattimento quando: l’azione penale non doveva essere iniziata o non proseguita ovvero quando il reato è

estinto.

Tale norma prevede l’emissione di tale sentenza quando l’accertamento di tali cause non necessita il dibattimento.

Il giudice però prima di decidere in camera di consiglio deve comunque sentire le parti le quali possono

comunque opporsi; solamente se non vi è opposizione il giudice può pronunziare la sentenza di non doversi

procedere la quale è inappellabile; ma è ammissibile ricorso in Cassazione per violazione di legge.

Tale sentenza si differenzia dalla emessa all’esito dell’udienza preliminare in

sentenza di non luogo a procedere

quanto essa è comunque una sentenza che, pur incidendo sul rito, investe anche il merito, mentre quella emessa

dal gup è meramente processuale in quanto essa riguarda solamente l’azione penale esercitata dal p.m.; poi perché

la sentenza di cui si tratta è inappellabile mentre quella emessa dal gup può sempre essere revocata.

Ovviamente se però dagli atti risulta che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto

non costituisce reato allora sarà applicato la norma prevista nell’art. che comunque prevede

129 2° comma c.p.p.

la possibilità di assolvere nel merito l’imputato.

ATTI INTRODUTTIVI AL DIBATTIMENTO

COSTITUZIONE DELLE PARTI

E’ il primo atto introduttivo del dibattimento, con esso il giudice verifica che le parti siano state regolarmente

avvisate della data, del giorno, del luogo e dell’ora dell’udienza. Viene cioè verificata la vocativo in iudicium

dell’imputato art. 484 c.p.p.

QUESTIONI INCIDENTALI E PREGIUDIZIALI

L’478 prevede la possibilità per il giudice di decidere le proposte dalle parti tali

c.p.p. questioni incidentali

questioni attengono solamente al rito e non al merito del processo.

69

L’art. prevede la possibilità per il giudice di sospendere, con ordinanza, il dibattimento allorquando

479 c.p.p.

l’esistenza del reato dipenda dall’accertamento di una questione civile o amministrativa di particolare complessità

e sia già in corso un procedimento presso il giudice competente.

Ovviamente il processo non può rimanere sospeso in eterno per cui il di questo articolo prevede che se

3 ° cooma

la questione, civile o amministrativa, non sia definita entro un anno il giudice può revocare l’ordinanza di

sospensione.

Molto importante sono anche le che si hanno allorquando sorge una questione circa

questioni costituzionali

l’eventuale incostituzionalità di una norma penale; in tal caso il giudice verifica prima se tale questione non è

manifestamente infondata e poi successivamente sospende il dibattimento per rimettere la questione innanzi la

Corte Costituzionale.

QUESTIONI PRELIMINARI

Tali questioni sono indicate nell’art. esse riguardano la competenza per materia, in eccesso, per

491 c.p.p.

territorio, per connessione, le nullità relative, la costituzione di parte civile etc. etc. Le quali possono essere

eccepite non oltre tale fase.

Il riguarda questioni che possono però essere eccepite anche nel corso del dibattimento, allorquando

2° comma

mese sorgano nel corso di questo, e riguardano il fascicolo per il dibattimento, la riunione e la separazione dei

processi.

Tali questioni sono decise dal giudice immediatamente con ordinanza previo contraddittorio tra le parti. Tali

questioni possono comunque anche essere rilevate ex officio dal giudice.

Una volta terminata tale fase il giudice dichiara aperto il dibattimento.

L’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE presentata dalle parti (p.m. e parti private) al

L’istruzione dibattimentale si apre con la RICHIESTA DI PROVE

giudice il quale decide immediatamente con ordinanza revocabile anche nel corso del processo (è

art. 493 c.p.p.

importante sottolineare che le parti possono anche chiedere l’ammissione di prove non comprese nella lista

testimoniale quando dimostrano di non averle potute indicare tempestivamente 2° comma art. 493 c.p.p.)

E’ importante sottolineare che le parti possono anche accordarsi per acquisire al fascicolo del dibattimento atti

contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o anche atti che si riferiscono alla fase investigativa, inoltre le parti

possono anche chiedere l’ammissione di prove non comprese nella lista quando le stesse dimostrino di non averle

potute indicare tempestivamente. 70

L’art. prevede che il giudice, una volta esaurite le richieste probatorie e prima di decidere

494 c.p.p.

sull’ammissione delle stesse, avverte l’imputato che egli ha la possibilità di rendere sempre in ogni stato e grado

del processo dichiarazioni spontanee sempre che esse si riferiscano all’oggetto del processo.

L’art. prevede che il giudice decide con ordinanza circa l’ammissione delle prove, il criterio da seguire

495 c.p.p.

nella valutazione di tali richieste è quello indicato nell’art. infatti il giudice deve ammettere tutte

190 c.p.p.,

quelle prove che non siano contrarie alla legge, manifestamente irrilevanti e superflue.

Una particolare disposizione è indicata dall’art. il quale prevede che per taluni categorie di delitti

190 bis c.p.p.

gravi (associazione camorristica , associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti etc. etc.) quando è

richiesto l’esame di persone indicate dall’art. se queste persone hanno già reso dichiarazioni nel corso

210 c.p.p.,

dell’incidente probatorio o nel dibattimento in contraddittorio con l’imputato, il giudice ammette l’esame di

queste persone solo se esso concerne fatti differenti da quelli precedentemente dichiarati.

Il dell’articolo in questione ammette la possibilità per le parti di vedersi ammesse prove a discarico sui

2° comma

fatti oggetto delle prove a carico.

Infine una volta ammessa la prova, la parte nel cui interesse tale prova è stata ammessa non può rinunciare a tale

prova senza il consenso della controparte.

Come detto in precedenza la prova si forma nel processo, bisogna a questo punto verificare in che modo la prova

viene formata. L’art. prevede un ordine di assunzione della prova, in primis vengono assunte le prove

496 c.p.p.

richieste dal p.m. successivamente vengono assunte le prove richieste dalla parte civile, dal responsabile civile,

dalla persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria ed infine dall’imputato.

ESAME TESTIMONIALE

L’esame testimoniale (art. consente, alla parte che ha chiesto l’assunzione di tale prova, di interrogare

498 c.p.p.)

il testimone, il testimone dovrà osservare gli obblighi imposti dalla legge.

Nel moderno processo penale la prova testimoniale si forma attraverso l’esame ossia

incrociato dei testimoni,

nella possibilità di interrogare e contro interrogare il teste; il procedimento è il seguente:

1. del teste a carico della parte che ne ha chiesto l’escussione, le domande formulate dalla parte non

Esame

possono essere suggestive, non possono cioè suggerire la risposta (es. una cosa è chiedere “Sig. Tizio

dove si trovava la sera del 20 Aprile ?”, altra cosa è chiedere “E’ vero che lei la sera del 20 Aprile non

si trovava sul luogo dell’omicidio?” quest’ultima domanda è una domanda suggestiva). Inoltre in sede di

esame il giudice può intervenire per assicurare le pertinenza delle domande con il tema probandum, e la

genuinità delle risposte. L’esame è un mezzo di prova orientato, nel senso che la parte lo finalizza alla

dimostrazione della propria tesi. 71

2. del teste è a carico della controparte la quale ha il diritto a controesaminare il teste per

Controesame

cercare eventualmente delle contraddizioni con quanto dichiarato durante l’esame. In tale fase è

possibile anche porre domande suggestive, in modo da saggiare la sincerità del testimone. Anche questo

è un atto finalizzato, ma a scopi opposti. Il riequilibrio tra le situazioni è ristabilito con il riesame, ossia

con la facoltà concessa a chi ha chiesto l’esame di formulare ulteriori domande all’esito del

controesame.

3. da parte di chi ha effettuato l’esame in modo da completare l’esame recuperando l’originaria

Riesame

sequenza dei fatti.

Tale meccanismo è detto della cross examination.

Fondamentale nel nostro sistema processuale è la norma che prevede la possibilità di effettuare

(art.

CONTESTAZIONI all’esame testimoniale 500 c.p.p.).

Si ha contestazione allorché la parte che esamina, o quella che controesamina, contestano quanto

precedentemente dichiarato dal teste e contenuto nel fascicolo del p.m.

La contestazione presuppone quindi che vi sia stata una discordanza tra quanto dichiarato dal teste in dibattimento

e quanto dichiarato dalla stessa persona nel corso delle indagini preliminari.

Nel caso in cui il teste rifiuta di sottoporsi all’esame di una parte ovvero rifiuta di rispondere al controesame di

una parte allora le sue dichiarazioni non possono essere adoperate nei confronti di tale parte senza il consenso di

quest’ultima (art. Questa è una modificazione apportata dalla legge sul giusto processo in

500 comma 3°).

ossequio al canone del contraddittorio; infatti tale comma prevede l’inutilizzabilità soggettivamente orientata che

spiega i suoi effetti soltanto nei confronti della parte che si è vista negare il diritto al contraddittorio a meno che

questa non presti il consenso all'utilizzazione.

Gli atti che sono utilizzati per le contestazioni non possono acquisire il valore di prova ma possono essere

utilizzati solamente ai fini di verificare la credibilità del teste; se però nel corso del dibattimento emerge che il

teste sia stato sottoposto a violenza, stato minacciato ovvero corrotto, allora le dichiarazioni utilizzate per le

contestazioni vengono acquisite al fascicolo del dibattimento e possono valere come prova, ed inoltre possono

anche essere utilizzate, anche senza consenso, nei confronti della parte prevista nel di questo articolo

3° comma

(art. Si tratta di una deroga al principio dell’inutilizzabilità delle dichiarazioni rese nelle

500 comma 4°).

indagini; attraverso tale previsione si concretizza l’eccezione alla regola del contraddittorio prevista dal comma 5

dell’art. 111 Cost. Il giudice infatti acquisisce le dichiarazioni contenute nel fascicolo del PM e può valutarle

come prova. 72

Le parti possono comunque accordarsi affinché siano acquisite al fascicolo per il dibattimento le dichiarazione

utilizzate per le contestazioni.

Va considerata l’evoluzione dell’articolo 500 scandita nelle seguenti fasi:

che rifletteva lo sbarramento di fasi del sistema inquisitorio, cioè tra fase investigativa

l’originaria formulazione

• quella dibattimentale. Infatti non era consentito il transito del materiale utilizzato per le contestazioni, dal fascicolo

del PM a quello del dibattimento con un’unica eccezione: se la dichiarazione resa nella fase investigativa fosse

stata assunta nel corso delle perquisizioni o sul luogo e nell’immediatezza del fatto in una irripetibilità del contesto

storico ambientale. Al di fuori di questa eccezione, la dichiarazione resa al PM o alla pg, poteva essere utilizzata

solo per verificare la credibilità del teste.

su questa formulazione è intervenuta la che lo ha dichiarato costituzionalmente illegittima perché

corte nel 1992

• violava il principio di “ non dispersione delle prove” che era ritenuto il cardine del sistema processuale penale

italiano;

Il intervenne sempre nel novellando l’articolo 500 per adeguarlo alla sentenza della corte: venne

legislatore 1992

• stabilito che la dichiarazione utilizzata per le contestazioni poteva essere acquisita al fascicolo del dibattimento ed

essere valutata come prova , ma solo se la sua attendibilità fosse confermata da altri elementi.

dopo 5 anni nel è intervenuta che ha modificato l’art 513 e che pur avendo riguardo al solo esame

1997 la novella

• dell’imputato e delle persone ex 210, aveva comunque ad oggetto l’ontologia della prova dichiarativa: le

dichiarazioni rese al PM o alla pg non potevano valere come prova dei fatti ivi affermati se l’imputato non rendeva

l’esame perché si rifiutava o restava assente o contumace, o si avvaleva della facoltà di non rispondere.

Su quest’ultimo intervento del legislatore del 97, è intervenuta la costituzionale nel ribadendo il

corte 1998,

• principio di non dispersione della prova, con una declaratoria di legittimità costituzionale.

Ma la modifica più rilevante che ha inciso sull’acquisizione probatoria ed in particolare sul regime delle

• contestazioni è stata quella apportata del della costituzione. in seguito a

dal legislatore 1999 all’articolo 111

questa modifica, l’art 500 ha assunto la formulazione attuale secondo cui:

1) presupposto della contestazione è l’esistenza di un contrasto tra le dichiarazioni rese dal teste in dibattimento e le

dichiarazioni rese dallo stesso nella fase delle indagini ( es se ha reso interrogatorio ex 294, oppure nell’udienza di

convalida ex 391);

2) lo svolgimento si realizza mediante lettura delle precedenti dichiarazioni e deposizioni del teste;

- la regola base è stabilita dal comma 2 cui seguono le eccezioni alla stessa nei commi successivi che si ricollegano

alle deroghe previste dall’articolo 111. Regola base è la valutazione degli atti utilizzati per le contestazioni ai soli

fini della credibilità del teste ed è quindi esclusa la loro utilizzabilità come prova. Le eccezioni sono previste dai

commi 3 4 6 7.

ESAME DELLE PARTI PRIVATE

L’art. disciplina compiutamente l’esame delle parti private che ne abbiano fatto richiesta (ricordiamo

503 c.p.p.

che tale mezzo di prova presuppone, affinché possa avvenire, il consenso della parte interessata).

L’esame delle parti private (parte civile, responsabile civile, persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria,

imputato; in rigoroso ordine) ha le stesse regole che abbiamo visto applicate all’esame del testimone (esame,

controesame, riesame); è inoltre anche possibile contestare alle parte le dichiarazioni rese nel dibattimento

utilizzando le dichiarazioni dalla stessa rese e contenute nel fascicolo del p.m.

Vi è una differenza fondamentale rispetto alle contestazioni effettuate al testimone, in questo caso il penultimo

prevede che i verbali delle dichiarazioni, rese al p.m. o alla polizia giudiziaria su

comma dell’art. 503 c.p.p.

delega del p.m., adoperate per le contestazioni possono essere acquisiti al fascicolo del dibattimento quando si

tratta di dichiarazioni alle quali il difensore aveva il diritto di assistere; ciò in quanto essendo dichiarazioni alle

73


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niobe

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto processuale penale sui seguenti argomenti: i soggetti del processo penale: il giudice, il Pubblico Ministero, l’imputato, il difensore, la parte civile, il responsabile civile, la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, e la persona offesa, le parti essenziali e le parti eventuali del processo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Camon Alberto.

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