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ESTRATTO DOCUMENTO

- consegna di copia dell’atto all’interessato e a chi ha l’attuale disponibilità del luogo o, se mancano, a

un congiunto o coabitante o collaboratore o portiere

- diritto di farsi assistere dal difensore, che dev’essere avvisato almeno 24h prima

- facoltà di farsi assistere da persona di fiducia, sempreché questa sia prontamente reperibile

se ha per oggetto il domicilio: tra le 7 e le 20.

In caso di sequestro conseguente a perquisizione, le cose rinvenute sono sottoposte a sequestro con

osservanza delle prescrizioni ex artt. 259-60.

È considerato valido anche il sequestro effettuato in conseguenza di perquisizione illegittima perché secondo

interpretazione della cass. se il risultato della perquisizione è dato dal sequestro del corpo di reato o delle

cose pertinenti, il sequestro è un atto dovuto la cui omissione determinerebbe responsabilità penali.

3. sequestro (artt. 253 ss.)

È un vincolo posto dal magistrato alla libera disponibilità di cose pertinenti al reato, di durata proporzionale

alle necessità cautelari o probatorie, di tre tipi:

preventivo: misura cautelare reale disposta quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa

• pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso o agevolare la commissione di

altri reati

conservativo: disposto quando vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le

• garanzie per il pagamento della pena pecuniaria

probatorio: è il vero e proprio mezzo di ricerca della prova

Oggetto: il corpo del reato o cose pertinenti al reato. NON di carte o documenti relativi all’oggetto della

difesa, salvo che costituiscano il corpo del reato.

Sequestro di corrispondenza: se vi procede un ufficiale di polizia, gli è vietato aprire o alterare o prendere

conoscenza del contenuto degli oggetti sequestrati.

Sequestro di dati informatici: presso ISP, mediante copia dei dati su supporto.

Disposizione: con decreto motivato dell’autorità giudiziaria, d’ufficio o su richiesta di determinati soggetti,

tra cui la persona offesa.

Le cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria o alla segreteria o, ove ciò non sia possibile, in

altro luogo determinando modo e custode; quando le cose siano di difficile custodia o la custodia risulti

onerosa o pericolosa per salute e igiene pubblica possono essere distrutte anche prima della definizione del

processo penale.

Le cose sequestrate ancora integre sono restituite in ogni caso al termine del procedimento penale, se non

vengono sottoposte a confisca, con decreto del p.m. nelle indagini, con ordinanza del giudice nel

dibattimento, oppure dal giudice dell’esecuzione.

4. intercettazioni (artt. 266 ss.)

Definizione: l’atto col quale un soggetto prende conoscenza di una conversazione o comunicazione riservata

intercorrente tra due soggetti, caratterizzata dal fatto di essere ottenuta dal terzo:

con ausilio di uno strumento elettronico o meccanico

• all’insaputa di tutti gli interlocutori

Oggetto:

- colloqui tra perone presenti (c.d. intercettazioni ambientali)

- comunicazioni telefoniche o altre forme di telecomunicazione

- flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici

- NON ascolto clandestino effettuato dall’agente con normali capacità sensoriali

- NON ascolto meccanico del terzo effettuato all’insaputa di uno solo dei colloquianti

- NON registrazione clandestina del colloquio effettata da uno dei colloquianti all’insaputa dell’altro

Presupposti: 37

gravi indizi di reato (non di colpevolezza, quindi anche procedimenti a carico di ignoti), nella cui

• valutazione non si può tener conto di informazioni degli informatori di polizia giudiziaria che non siano

stati interrogati o assunti a sommarie informazioni testimoniali

assoluta indispensabilità al fine del proseguimento delle indagini

• anche in assenza dei primi due presupposti, nelle indagini relative a:

• a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel

massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4;

b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non

inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4;

c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;

d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

e) delitti di contrabbando;

f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni

privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del

telefono (locuzione da applicarsi a tutte le fattispecie della f, o sarebbe assurdo che si possa

usare intercettazione per un qualunque banale reato di ingiuria e non per tuti gli altri)

g) f-bis) delitti previsti dall'articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale, anche se relativi al

materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater del medesimo codice, nonché dall'art. 609-

undecies

f-ter) delitti previsti dagli articoli 444, 473, 474, 515, 516 e 517-quater del codice penale;

f-quater) delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale

con art. 266-bis, anche nei procedimenti relativi a reati commessi mediante l’impiego di tecnologie

informatiche o telematiche, ma con presupposti minori:

sufficienti indizi di reato

• necessità dell’interecettazione

se l’intercettazione avviene nei luoghi di cui all’art. 614 c.p. c’è ulteriore presupposto:

fondato motivo di ritenere che in detto luogo si stia svolgendo l’attività criminosa (per alcuni

• ricollegabile alla inviolabilità del domicilio perché vi si dovrebbe entrare per installare i dispositivi, per

altri ad una maggior esigenza di tutela di conversazioni effettuate in privata dimora); ovviamente

questo limite cade in caso di indagini di criminalità organizzata

Disposizione: con decreto motivato dal p.m. in seguito a autorizzazione del GIP, che verificherà l’esistenza

dei presupposti; nei casi di urgenza, il p.m. dispone l’intercettazione prima di rivolgersi al giudice, ma poi

deve presentargli il decreto per la convalida entro 24h; inutilizzabilità per mancata convalida.

Durata: non può superare 15 gg ma può essere prorogata purché permangano i presupposti; 40 gg in caso di

criminalità organizzata e minaccia col mezzo del telefono.

Modalità: il p.m. dovrebbe procedervi personalmente ma può farsi coadiuvare da un ufficiale di polizia o

anche un agente nei procedimenti per criminalità organizzata. Le intercettazioni vengono registrate e delle

operazioni va redatto verbale contenente trascrizione sommaria del contenuto delle intercettazioni; verbali e

registrazioni sono trasmesse al p.m. e depositate in segreteria entro 5 gg o ritardatamente se dal deposito può

derivare grave pregiudizio per le indagini. I difensori ricevono avviso del deposito e hanno facoltà di

esaminare atti e ascoltare registrazioni.

Scaduto il termine, il GIP dispone l’acquisizione delle sole registrazioni non manifestamente irrilevanti,

procedendo allo stralcio, cui hanno diritto di partecipare p.m. e difensori.

Trascrizioni e stampe di quelle acquisite sono inserite nel fascicolo per il dibattimento.

Utilizzazione: vietata in procedimenti diversi, a meno che risultino indispensabili per accertamento di delitti

per cui è obbligatorio arresto in flagranza. Divieti di utilizzazione ex art. 271:

- esecuzione fuori dai casi consentiti dalla legge

- inosservanza delle disposizioni di artt. 267.268 38

- conversazioni o comunicazioni di persone di cui all’art. 200 quando hanno a oggetto fatti conosciuti

per ragioni del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli

stessi o li abbiano divulgati

INDAGINI PRELIMINARI

1. profili funzionali e strutturali

Il procedimento penale ordinario è strutturato secondo il tradizionale schema bifasico ricerca-giustificazione

- prima fase preparatoria, tendenzialmente segreta, in cui un magistrato inquirente svolge indagini

finalizzate a un primo sondaggio di fondatezza e plausibilità dell’accusa

- seconda fase, eventuale, in cui un magistrato requirente procede all’acquisizione di prove nel

contraddittorio tra le parti e perviene a una sentenza di condanna o proscioglimento

A questo schema si sono ispirati i vari modelli dei codici italiani, fino al codice dell’88, che introduce la

novità della diversa dislocazione dell’atto di esercizio dell’azione penale.

Sistema del codice abrogato

Nel codice abrogato → esercizio dell’azione penale all’inizio della fase accertativa prodromica al dibatt:

1) sommario sondaggio di fondatezza della notizia di reato

2) richiesta di archiviazione a giudice istruttore oppure esercizio dell’azione penale

3) eventuale avvio della fase cognitiva preliminare destinata a verificare se l’accusa fosse sostenibile in

dibattimento, condotta da p.m. (istruzione sommaria) o giudice su richiesta p.m. (istruzione formale)

Dalla collocazione iniziale discendevano varie conseguenze:

a) fase accertativa (detta fase istruttoria) già di natura processuale e giurisdizionale

b) il soggetto che subiva l’attività accertativa era già imputato

c) nel corso dell’istruzione sono acquisita già prove

d) la constatata infondatezza sfociava nell’emanazione di una sentenza (detta sentenza istruttoria o di

proscioglimento) già dotata di efficacia preclusiva

Il problema era che la successiva fase dibattimentale risultava pesantemente condizionata dai contenuti

dell’attività preparatoria, specie dai materiali probatori raccolti, per varie ragioni:

per la fragilità degli sbarramenti normativi al loro ingresso (bastava una difformità tra dichiarazione

• dibattimentale e dichiarazioni precedenti che ne era consentito il recupero con la lettura nonché lo

stesso valore probatorio; inoltre spesso al testimone veniva solo chiesto di confermare le dichiarazioni)

per la natura stessa di quei materiali, di prova vera e propria acquisita in fase processuale, che

• rendeva impossibile predicarne l’irrilevanza probatoria

per la tendenziale completezza dell’accertamento svolto nella prima fase

col risultato di mortificare i principi di oralità, immediatezza e contraddittorio.

Sistema del codice dell’88

Nel codice attuale → esercizio dell’azione penale alla fine della fase accertativa prodromica al dibattimento.

Per restituire la centralità al dibattimento, il legislatore è intervenuto sulla struttura della fase preparatoria,

oggi fase delle indagini preliminari, intervenendo:

sulla sua dimensione quantitativa, ossia sulla natura degli atti di indagine:

 eliminando figura del giudice istruttore e affidando la gestione al solo p.m.

o spostando al termine della fase preparatoria l’alternativa tra azione e archiviazione

o 39

rendendo così gli atti investigativi funzionali a decidere se esercitare l’azione penale, NON più già ad

instaurare il dibattimento (vd. art. 326 …determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale)

Dalla collocazione finale discendevano varie conseguenze:

a) fase accertativa priva di natura processuale e giurisdizionale

b) il soggetto che subisce le indagini è persona sottoposta alle indagini

c) nel corso dell’istruzione sono acquisiti solo elementi di prova

d) la constatata infondatezza sfocia nell’emanazione di un provvedimento di archiviazione della notizia di

reato, non in una sentenza dotata di efficacia preclusiva

sulla sua dimensione qualitativa, ossia sul contenuto degli atti di indagine, al fine di scongiurare il

 gigantismo processuale della vecchia fase istruttoria:

tendenziale incompletezza delle indagini: il p.m. non era tenuto a saggiare ogni circostanza

o rilevante per la decisione, bastavano elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio (125, d.a.)

deformalizzazione e unilateralità degli atti di indagine, che tanto non erano destinati ad

o assumere rilevanza in fase decisionale (vd. documentazione con verbali in forma riassuntiva o

mediante semplice annotazione, vd. non necessità della presenza del difensore)

rigide scansioni temporali, mediante apposizione di termini perentori a pena di inutilizzabilità

o

Crisi e trasformazione di un modello

A distanza di 25 anni dall’entrata in vigore, l’impalcatura sistematica ha mostrato tutti i suoi problemi:

polifunzionalità degli atti di investigazione preliminare che, lungi dal servire unicamente alle determi-

• nazioni del p.m. all’esercizio dell’azione penale costituiscono piattaforma cognitiva di varie decisioni:

le decisioni con cui il GIP dispone limitazione di diritti fondamentali dell’individuo, come

o applicazione di misure cautelari personali o autorizzazione a intercettazioni

i provvedimenti che definiscono i riti alternativi al dibattimento, nel cui ambito sono proprio gli

o atti di indagine preliminare, col consenso dell’imputato, a fornire materiale per la decisione

le stesse sentenze dibattimentali nei casi eccezioni dell’art. 111 comma 5

o

Servendo a tutte le funzioni probatorie di cui sopra, tali atti perdono la configurazione minimalistica:

crisi della distinzione tra prove ed elementi di prova, perché inizia a sembrare assurdo non

o applicare anche agli elementi di prova la disciplina per le prove in senso stretto

incompatibilità con istanze antiformalistiche (alla base di documentazione degli atti)

o incompatibilità con riduzione del diritto di difesa (alla base dello stretto spazio per le indagini

o difensive come solamente diretto a fornire controprova, dopo decisamente allargato)

formalismo e nominalismo della scelta normativa di trasportare la formulazione dell’imputazione, e

• quindi l’alternativa tra azione penale e archiviazione, all’esito della fase inquirente: sembra assurdo che

un’indagine condotta con riferimento a un addebito già delineatosi, pur non formalizzato, possa

concludersi con archiviazione, rimanendo totalmente estraneo all’ambito proccessuale, a fortiori nel

caso in cui siano state applicate misure restrittive della libertà.

A questo proposito si pone la questione dell’efficacia preclusiva del provvedimento di archiviazione:

nel silenzio del codice, tutto sembrerebbe propendere per l’inesistenza di preclusioni per nuove

indagini e effettivo esercizio di un’azione penale; ma questo sembra concretamente assurdo se si pensa

che l’indagato potrebbe aver subito una lunga indagine, sicuramente frutto di sofferenza, e che nulla

impedirebbe che la subisse nuovamente → Corte cost. ha finito per riconoscere al provvedimento di

archiviazione un’efficacia sostanzialmente preclusiva all’esercizio dell’azione penale per il

medesimo fatto e contro il medesimo soggetto → svelando così la natura sostanzialmente processuale

e giurisdizionale delle indagini, attenuando notevolmente differenza tra provvedimento archiviativo e

vecchia sentenza di proscioglimento istruttorio.

Questo ha contribuito a delineare una sorta di “diritto all’archiviazione” dell’imputato quando

manchino le condizioni per agire, che rende indispensabile che l’indagato e il suo difensore ne siano

40

informati → le indagini non possono più concludersi all’insaputa dell’indagato, ma è stato predisposto

nuovo meccanismo imperniato su avviso di conclusione delle i.p.

tendenziale completezza delle indagini: le modifiche normative di udienza preliminare e giudizio

• abbreviato, imponendo al GUP di effettuare accertamenti di merito e sottraendo al p.m. il potere di

opporsi alla richiesta di giudizio abbreviato, hanno reso indispensabile che il p.m. si presentasse alla

udienza preliminare con materiale sufficiente per sostenere l’accusa sulla sola base dei materiali finora

raccolti, ovviamente incompatibile con l’incompletezza delle indagini

incongruenza della permanente imposizione di termini perentori, posto che si è ormai chiaramente

• abbandonata l’idea di un’indagine preliminare “rapida e indolore”

3. soggetti dell’indagine preliminare

P.m., polizia giudiziaria, parti private

Vd. appunti o altra parte di libro

Giudice per le indagini preliminari

Nel corso della fase investigativa, l’esercizio delle funzioni giurisdizionali è riservata alla competenza

funzionale di un giudice monocratico, il GIP.

Egli è privo di poteri di iniziativa nella conduzione dell’inchiesta (per, non delle) e chiamato unicamente a

provvedere sulle richieste di p.m., parti private, persona offesa (art. 328) nei casi stabiliti dalla legge →

ha le seguenti funzioni:

garantire il rispetto di taluni diritti fondamentali, provvedendo personalmente a applicazione di misure

• cautelari, intercettazioni ecc. verificandone i presupposti legali e autorizzandole

provvedere all’acquisizione anticipata della prova nei casi di incidente probatorio (art. 392 ss.)

• supplire all’assenza di poteri coercitivi del difensore nello svolgimento di indagini difensive

• controllare rispetto dei tempi di indagine e nell’ambito della procedura di proroga

• controllare rispetto del principio di obbligatorietà dell’azione penale

In base allo stesso criterio di individuazione del p.m. competente per le indagini, tali funzioni sono esercitate:

- di norma, da un magistrato del tribunale nel cui circondario è stato commesso il reato

- nei procedimenti in cui le funzioni investigative sono eccezionalmente attribuite a procure distrettuali,

da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto in cui ha sede il giudice competente

Giudice per l’udienza preliminare

La sua competenza territoriale è individuata allo stesso modo del GIP e del p.m.

Non può essere la stessa persona fisica del GIP → il GIP non può fare anche il GUP nello stesso

procedimento, a meno che il suo coinvolgimento nelle indagini sia coinciso con la sola adozione di uno o più

provvedimenti o col il solo esercizio di una o più attività di cui all’art. 34 (attività tali da non compromettere

l’imparzialità del giudizio).

6. avvio delle indagini preliminari: iscrizione della notizia di reato

Le indagini preliminari iniziano formalmente con iscrizione della notizia di reato.

Notizie e “non-notizie” di reato

È notizia di reato (secondo definizione dottrinale, essendo inesistente definizione codicistica) qualunque

rappresentazione non manifestamente inverosimile di uno specifico accadimento storico, attribuito o no a

soggetti determinati, dalla quale emerga la possibile violazione di una disposizione penale incriminatrice.

Le notizie di reato vanno iscritte in apposito registro custodito presso l’ufficio del p.m., che deve farlo subito

dopo averla ricevuta o acquisita di propria iniziativa (art. 335). Nel registro deve annotare:

- la notitia criminis 41

- il nome della persona cui è attribuito il reato

- la qualificazione giuridica del fatto e le circostanze

È non-notizia o pseudonotizia di reato ogni atto o informativa privo di rilevanza penale, in cui rientrano:

- rappresentazioni verosimili di fatti palesemente leciti

- rappresentazioni manifestamente inverosimili di fatti illeciti, per contrarietà a elementari leggi logiche

o scientifiche, o per incompatibilità con fatti notori

Queste vanno invece annotate nel registro delle non-notizie di reato o “modello 45”.

In merito a queste, il p.m. può astenersi dall’esercitare l’azione penale senza chiedere l’archiviazione ma se

decide comunque di farlo il giudice deve disporre l’archiviazione.

7. notizie di reato ricercate

Il p.m. (ex art. 330) e la polizia giudiziaria (ex art. 55) possono sia ricevere, sia ricercare di propria iniziativa

notizie di reato, e il p.m. ha l’obbligo di iscrivere tanto le une quanto le altre.

Questa prerogativa del p.m. è molto contestata perché potrebbero intervenirvi condizionamenti politici e

potrebbe travolgere il principio di legalità e obbligatorietà dell’azione penale.

8. notizie di reato ricevute: qualificate e non qualificate.

Si definiscono qualificate le notizie di reato ricevute da p.m. o polizia giudiziaria quelle disciplinate ex lege.

Si definiscono non qualificate o atipiche quelle che pervengono attraverso strumenti di conoscenza diversi da

quelli tipizzati dal legislatore.

Quando il p.m. riceve direttamente la notizia di reato, provvede a iscriverla come abbiamo visto.

Quando la riceve la polizia giudiziaria, deve riferirla tempestivamente al p.m. affinché questi possa

procedere all’iscrizione, trasmettendogli la relativa documentazione e indicandogli per iscritto (art. 347):

- elementi essenziali del fatto e altri elementi raccolti

- fonti di prova

- attività compiute

- quando è possibile, generalità, domicilio e altri elementi identificatori di indagato, persona offesa e

chiunque sia in grado di riferire su circostanze rilevanti

Sono notizie qualificate denuncia, referto e, quando la legge richiede come condizione di procedibilità la

presentazione di querela, istanza o richiesta, anche le relative dichiarazioni.

NON costituiscono atti processuali, per cui non soggiaciono alla loro disciplina.

Denuncia

È la segnalazione di un reato procedibile d’ufficio indirizzata a p.m. o polizia giudiziaria, da parte di una

qualsiasi persona fisica; si distingue a seconda della provenienza:

denuncia di pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio che, nell'esercizio o a causa delle loro

• funzioni o del loro servizio, hanno notizia di reato perseguibile di ufficio, hanno obbligo di denuncia

(penalmente sanzionato) anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito

(art. 331), mentre hanno semplice facoltà se ne siano venuti a conoscenza fuori dall’esercizio…

formalità: per iscritto

contenuto (art. 332): esposizione degli elementi essenziali del fatto, giorno dell'acquisizione della

notizia, fonti di prova già note, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga alla

identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito, della persona offesa e di coloro che siano in

grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti.

denuncia di privati, che hanno normalmente semplice facoltà di denuncia e solo in casi eccezionali

• un obbligo di denuncia (delitti contro personalità dello Stato puniti con ergastolo, fatti o circostanze

relativi a sequestro di persona a scopo di estorsione, delitti da cui provengono denaro o cose di cui

siano venuti in possesso senza conoscerne la provenienza delittuosa, furto di armi o esplosivi)

formalità: personalmente o a mezzo di procuratore speciale, oralmente o per iscritto

contenuto: manca previsione specifica, si guarda a 332 42

denuncia anonima (che è impossibile attribuire a un soggetto determinato) non costituisce vera e

• propria notizia di reato, ma va annotata nel modello 46; non può essere utilizzata, salvo eccezioni:

salvo quanto previsto da art. 240;

o la giurisprudenza ammette infatti che se ne possa trarre spunto per svolgimento di attività pre-

o investigative di ricerca della notizia di reato

quando costituisce corpo del reato

o quando proviene comunque dall’imputato, ossia quando egli ne sia autore o latore

o

Referto

Denuncia che va obbligatoriamente presentata da chi, esercitando una professione sanitaria, abbia prestato la

propria assistenza o opera in un caso che possa presentare i caratteri di un delitto per cui si procede d’ufficio

(art. 365); si tratta di un obbligo di denuncia penalmente sanzionato, destinato a prevalere sul segreto

professionale, ma che non sussiste quando esporrebbe la persona assistita a un procedimento penale.

Formalità: Dev’essere fatto pervenire entro 48 h al p.m. o qualsiasi ufficiale di polizia del luogo in cui a

prestato la propria opera o assistenza o, in mancanza, all’ufficiale di polizia più vicino.

Contenuto (art. 334):

- persona alla quale è stata prestata assistenza e, se è possibile, le sue generalità, luogo dove si trova

attualmente e quanto altro valga a identificarla

- luogo, tempo e altre circostanze dell'intervento

- notizie che servono a stabilire le circostanze del fatto, i mezzi con i quali è stato commesso e gli effetti

che ha causato o può causare.

Notizie non qualificate

Pervengono di solito ai magistrati casualmente, per percezione diretta dei fatti, voce pubblica, fonte

confidenziale, per la giurisprudenza anche attività investigative illegittime

Anch’esse dovrebbero essere obbligatoriamente iscritte nel registro di cui all’art. 335, ma la loro stessa

natura rende difficile il controllo del rispetto di quest’obbligo; inoltre una legge dell’ord. giud. prevede che

un magistrato che ne venga a conoscenza fuori dall’esercizio delle sue funzioni ha una mera facoltà di

comunicare al procuratore della rep. i fatti appresi informalmente.

Registro delle notizie di reato e tempistica dell’iscrizione

Il p.m. è tenuto a iscrivere immediatamente la notizia crimininis e contestualmente gli elementi visti.

Dalla data di iscrizione decorrono alcuni importanti termini:

- entro 6 mesi dall’iscrizione nel registro del nome della persona sottoposta ad indagini il p.m. è tenuto a

concludere le indagini

- entro 6 mesi il p.m. può richiedere decreto penale di condanna

- entro 30 giorni il p.m. è tenuto a formulare la richiesta di autorizzazione a procedere

- entro 30 giorni il p.m. può esercitare l’azione penale in forma di giudizio direttissimo nei confronti

dell’indagato che abbia reso confessione

- entro 90 giorni il p.m. può esercitare l’azione penale in forma del giudizio immediato

In realtà, tra la data di effettiva ricezione o acquisizione della notizia di reato e la data di iscrizione può

intercorrere un significativo lasso di tempo, che può essere:

- fisiologico quando la notizia sia stata acquisita o ricevuta dalla polizia giudiziaria, che è tenuta a

comunicarla al p.m. senza ritardo (ex art. 347), criterio temporale elastico, tranne che nei casi in cui:

siano stati compiuti atti che richiedevano la presenza del difensore → entro 48 h dal compimento

o dell’atto

la notizia riguardi delitti di cui all’art. 407 lett. a) 1-6 → immediatamente, ma anche oralmente

o sussistano ragioni di urgenza → immediatamente, ma anche oralmente

o sia avvenuto l’arresto in flagranza → immediatamente

o 43

- patologicamente quando:

la polizia non abbia rispettato i termini di cui sopra → nessuna conseguenza processuale, solo

o responsabilità disciplinare del funzionario

il p.m. abbia colposamente o dolosamente ritardato l’iscrizione → secondo il disposto dell’art.

o 347 sono inutilizzabili gli atti investigativi compiuti oltre lo scadere del termine decorrente dalla

iscrizione della notizia, ma sez. unite hanno detto che la ritardata iscrizione è priva di conseguenze

processuali perché gli atti sarebbero compiuti formalmente nel termine e il giudice non può

retrodatare l’iscrizione per evidenziare il compimento fuori termine

23. indagini preliminari della polizia giudiziaria

Art. 326: il p.m. e la polizia giudiziaria svolgono, nell’ambito delle relative attribuzioni, le indagini

necessarie per le determinazioni inerenti all’azione penale.

Art. 348: Anche successivamente alla comunicazione della notizia di reato, la polizia giudiziaria continua a

svolgere le funzioni indicate nell'articolo 55 raccogliendo in specie ogni elemento utile alla ricostruzione del

fatto e alla individuazione del colpevole. Al fine indicato nel comma 1, procede, fra l'altro:

a) alla ricerca delle cose e delle tracce pertinenti al reato nonché alla conservazione di esse e dello stato

dei luoghi;

b) alla ricerca delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti;

c) al compimento degli atti indicati negli articoli seguenti

Prima che il p.m. assuma la direzione delle indagini la polizia compie:

attività autonoma d’indagine (art. 327)

Dopo che il p.m. ha assunto la direzione delle indagini la polizia compie:

attività delegata di indagine, quando il p.m. le delega specificamente degli atti, osservando le stesse

• regole dettate per le indagini del p.m. in materia di garanzie difensive e documentazione (artt. 55, 348)

attività guidata d’indagine, quando il p.m. impartisce delle direttive, nell’ambito di quelle direttive

• (art. 348, comma 3)

attività parallela d’indagine, per accertare i reati o per l’emersione di altri elementi, per procurare

• nuove fonti di prova, informandone prontamente il p.m. (art. 348, comma 3), che però non devono

essere in contrasto con le direttive ricevute (anche se la loro violazione si risolve in un mero illecito

disciplinare)

L’attività di indagine della polizia giudiziaria può essere:

indagine tipica → gli ufficiali di polizia giudiziaria devono compiere tutti gli atti di loro competenza

• non appena se ne realizzino le condizioni MA possono ometterli o ritardarli quando sia necessario per

acquisire rilevanti elementi probatori o individuare o catturare i responsabili di specifici reati indicati

(art. 9, l. 146/2006).

indagine atipica, come si ricava dal …fra l’altro dell’art. 348

Indagini atipiche

Si svolgono alle stesse condizioni cui l’art. 189 subordina l’acquisizione delle prove atipiche; si pone il

problema di atti investigativi lesivi di diritti inviolabili, la cui violazione può sussistere solo in presenza di

previsione legislativa e autorizzazione dell’autorità giudiziaria (per alcuni inutilizzabili tout court, per altri

perfettamente utilizzabili secondo l’assetto normativo ma la corte cost. dovrebbe censurare la mancata

previsione di limiti ulteriori rispetto all’art. 189, insufficienti).

NON possono in ogni caso trasformarsi in uno strumento per sottrarsi all’osservanza delle forme stabilite

dalla legge per l’attività tipiche.

Indagini tipiche

Attività identificative 44

Art. 349: La polizia giudiziaria procede alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte

le indagini e delle persone in grado di riferire su circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti, allorché

ne siano ignote le generalità.

Quando vi procede, segue le disposizioni di cui all’art. 66 disp. att.: invita l’indagato a dichiarare le proprie

generalità e quanto altro occorre per identificarlo, ammonendolo circa le conseguenze del rifiuto e a

dichiarare o eleggere domicilio per le notificazioni.

Alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini può procedersi anche

eseguendo, ove occorra, rilievi dattiloscopici, fotografici e antropometrici nonché altri accertamenti.

2-bis. Se gli accertamenti indicati dal comma 2 comportano il prelievo di capelli o saliva e manca il consenso

dell'interessato, la polizia giudiziaria procede al prelievo coattivo nel rispetto della dignità personale del

soggetto, previa autorizzazione scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, del p.m.

Se taluna delle persone indicate nel comma 1 rifiuta di farsi identificare ovvero fornisce generalità o

documenti di identificazione in relazione ai quali sussistono sufficienti elementi per ritenerne la falsità, la

polizia giudiziaria la accompagna nei propri uffici e ivi la trattiene per il tempo strettamente necessario per la

identificazione (c.d. fermo identificativo).

Acquisizione di sommarie informazioni dall’indagato (art. 350)

1) interrogatorio delegato (art. 370): interrogatorio effettuato da ufficiale o agente dietro delega del p.m.

condizioni: stato di libertà + obbligatoria presenza del difensore

utilizzabilità dibattimentale delle dichiarazioni: possono assumere valore di prova sia in seguito a

contestazione nel corso di esame dell’imputato, sia a seguito di lettura in caso di imputato assente o

deciso a non sottomettersi a esame

2) quasi-interrogatorio o assunzione di sommarie informazioni dall’indagato (commi 2-3):

interrogatorio effettuato di iniziativa della polizia giudiziaria, assunte con modalità del. 64 ma non 65

condizioni: stato di libertà + obbligatoria presenza del difensore

utilizzabilità dibattimentale delle dichiarazioni: non possono essere acquisite mediante lettura e

possono essere usata per le contestazioni solo a norma del 503 comma 3, quindi non possono assumere

valore probatorio ma solo di elemento per giudizio di credibilità

3) assunzione di dichiarazioni sul luogo e nell’immediatezza del fatto dall’indagato (commi 5-6): i soli

ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere a raccogliere notizie e indicazioni utili ai fini della

prosecuzione delle indagini

condizioni: ANCHE in stato di arresto + in assenza del difensore

utilizzabilità dibattimentale delle dichiarazioni: NESSUNA se assunte in assenza del difensore

4) dichiarazioni spontanee (comma 7): quando l’indagato si rivolge spontaneamente al funzionario di

polizia per rendere dichiarazioni

condizioni: ANCHE in stato di arresto + in assenza del difensore

utilizzabilità dibattimentale delle dichiarazioni: non possono essere acquisite mediante lettura e

possono essere usata per le contestazioni solo a norma del 503 comma 3, quindi non possono assumere

valore probatorio ma solo di elemento per giudizio di credibilità; nella vecchia formulazione c’era

scritto che erano inutilizzabili in giudizio, ora c’è in dibattimento → sono utilizzabili con valore di

prova nell’ambito dei riti alternativi

Assunzione di sommarie informazioni dai potenziali testimoni (art. 351)

La polizia giudiziaria assume sommarie informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili ai

fini delle indagini. Modalità:

- divieto di formulargli domande su quanto avvenuto nell’ambito di investigazione difensiva, se è già

stato sentito (richiamo art. 362) 45

- incompatibilità a testimoniare, testimonianza assistita, obblighi del testimone, astensione dei prossimi

congiunti, segreti (richiamo artt. 197-203)

- obbligo di rispondere secondo verità (e non esistendo reato di false informazioni alla polizia potrà

rispondere della falsità nel caso in cui la condotta integri favoreggiamento o calunnia, ma ne è

comunque vietato l’arresto in flagranza)

- nei procedimenti di cui al comma 1-ter, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria

infantile, nominato dal pubblico ministero

- estensione delle garanzie ex art. 63

Utilizzabilità: possono essere utilizzate a fini contestativi a norma dell’art. 500 e se ne può dare lettura ex art.

512 in caso di irripetibilità sopravvenuta imprevedibile.

Accertamenti urgenti

perquisizioni (art. 352): gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere a perquisizione personale

• o locale in assenza di preventivo decreto del p.m. in due casi:

nella flagranza del reato o nel caso di evasione, quando vi è fondato motivo di ritenere che sulla

o persona si trovino occultate cose o tracce pertinenti al reato che possono essere cancellate o

disperse ovvero che tali cose o tracce si trovino in un determinato luogo o che ivi si trovi la

persona sottoposta alle indagini o l'evaso

quando si deve procedere alla esecuzione di un'ordinanza che dispone la custodia cautelare o di

o un ordine che dispone la carcerazione nei confronti di persona imputata o condannata per uno

dei delitti previsti dall'articolo 380 ovvero al fermo di una persona indiziata di delitto, quando

ricorrono i presupposti di cui sopra (fondato motivo…) + sussistono particolari motivi di urgenza

che non consentono emissione di un tempestivo decreto di perquisizione

dovendo poi essere convalidate dal p.m. entro le successive 48 h

accertamenti urgenti su luoghi, cose e persone (art. 354): ufficiali e agenti hanno il compito di curare

• che le tracce e le cose pertinenti al reato siano conservate e che lo stato dei luoghi o delle cose non

venga mutato prima dell’intervento del p.m. (c.d. attività di conservazione); se vi è pericolo di

alterazione o dispersione e se il p.m. non ha ancora assunto direzione, compiono i necessari:

rilievi (constatazione o raccolta di dati materiali)

o accertamenti (studio e elaborazione critica dei dati)

o

sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti in occasione di perquisizioni e accertamenti, di cui

• la polizia deve trasmettere verbale entro 48 h al p.m. per convalida; il p.m. convalida o dispone la

restituzione; se non vi provvede tempestivamente, il sequestro perde di efficacia e l’interessato può

avviare procedura di restituzione; contro decreto di convalida, l’interessato può proporre richiesta di

riesame anche nel merito

acquisizione di plichi e corrispondenze (art. 353): la polizia trasmette il plico intatto al p.m. per

• l’eventuale sequestro; può chiedere autorizzazione all’apertura immediata e accertamento del contenuto

quando ci sia fondato motivo di ritenere che i plichi contengano notizie utili alla ricerca e

all'assicurazione di fonti di prova che potrebbero andare disperse a causa del ritardo

26. indagini preliminari del p.m.

Anche queste possono svolgersi in forma tipica o atipica.

Art. 358: il p.m. compie ogni attività necessaria ai fini indicati all’art. 326 e svolge anche accertamenti su

fatti e circostanze a favore dell’indagato.

Sono strutturati come atti omologhi di indagine, equipollenti ai rispettivi mezzi di prova, per cui sono

richiamate le relative discipline:

accertamenti tecnici alias perizia

• individuazione di persone e di cose alias ricognizione

• assunzione di sommarie informazioni alias testimonianza

• 46

interrogatorio alias esame di imputato di reato connesso o collegato

• confronto alias confronto

Il p.m. invita l’indagato a presentarsi ogni volta che si debba procedere ad atti di indagine che ne richiedono

la presenza (interrogatorio, confronto, individuazione); l’invito contiene sempre:

a) generalità o altre indicazioni personali che valgono a identificare la persona sottoposta alle indagini;

b) giorno, ora, luogo della presentazione e l'autorità davanti alla quale la persona deve presentarsi;

c) il tipo di atto per il quale l'invito è predisposto;

d) avvertimento che il p.m. potrà disporre accompagnamento coattivo (con autorizzazione del

giudice) in caso di mancata presentazione senza che sia stato addotto legittimo impedimento.

e va notificato almeno 3 gg prima del giorno fissato per la comparizione.

Interrogatorio della persona sottoposta a indagini

Può essere frutto di un’iniziativa dell’indagato o del magistrato inquirente.

Interrogatorio su iniziativa dell’indagato (art. 374): chi ha notizia che nei suoi confronti sono svolte

indagini ha facoltà di presentarsi e rilasciare dichiarazioni al p.m. senza che ciò pregiudichi l’eventuale

applicazione di misure cautelari.

Il p.m. sceglie se:

- limitarsi a ricevere le dichiarazioni spontanee, senza contestare all’indagato il fatto per cui si procede,

senza rivolgergli domande e senza rispettare gli adempimenti degli artt. 64, 65, 364 (avvisi, discovery

degli elementi e delle fonti di prova, nomina del difensore)

- trasformarle in un vero e proprio interrogatorio, rispettando gli adempimenti, ma avendo poi dopo la

facoltà di utilizzare le dichiarazioni per le contestazioni a norma del 503 comma 5

Interrogatorio su iniziativa del p.m. (artt. 375-76): il p.m. invita l’indagato a presentarsi, con l’indicazione

degli elementi generalmente stabiliti + altro:

a) sommaria enunciazione del fatto quale risulta dalle indagini fino a quel momento compiute.

b) indicazione degli elementi e delle fonti di prova

c) avvertimento che potrà essere presentata richiesta di giudizio immediato

Nel codice dell’88: il p.m. non aveva alcun obbligo di interrogare l’indagato nelle indagini preliminari,

quindi poteva accadere che venisse a conoscenza del procedimento a suo carico solo dopo l’esercizio della

azione penale → considerata ingiustificata limitazione del diritto di difesa.

Con l. 234/1997: obbligo del p.m. di interrogare l’indagato a pena di nullità di richiesta di rinvio a giudizio.

Con l. 479/1999, che ha introdotto art. 415-bis: diritto dell’indagato di farsi interrogare dal p.m., esercitabile

grazie all’obbligatorio avviso di conclusione delle indagini.

Interrogatorio o dichiarazioni alla conclusione delle indagini preliminari: ricevuto avviso, l’indagato può:

- presentarsi per dichiarazioni spontanee, qui sembrerebbe senza possibilità per gli inquirenti di

trasformare l’audizione in interrogatorio

- chiedere di essere interrogato, e in questo caso il ministero ha obbligo di notificargli l’avviso ex art.

375 e procedere all’interrogatorio, a pena di nullità della richiesta di rinvio a giudizio

Resta il fatto che l’esercizio del diritto di difesa è collocato solo alla conclusione delle indagini, salvi:

diritto a essere ascoltato dal giudice nel corso di udienza di convalida di arresto e fermo

• interrogatorio di garanzia

Assunzione di informazioni da “potenziali testimoni”

Art. 362 …dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini.

Stessa disciplina di quelle assunte dalla polizia giudiziaria, con unica fondamentale differenza: la persona

sentita risponde penalmente del rifiuto a rispondere o della falsità delle sue dichiarazioni, di reato di false

informazioni al p.m. (art. 371-bis c.p.), per cui non è consentito arresto in flagranza ma è stabilita:

- immediata procedibilità in caso di rifiuto a rispondere 47

- sospensione del procedimento in caso di sospetta falsità delle dichiarazioni, fino a quando quello in

corso si sia concluso con sentenza di primo grado o sia stato definito con archiviazione o sentenza di

non luogo a procedere

Interrogatorio di imputati in procedimento connesso o di reato collegato

Va condotto dal p.m. nelle forme dell’art. 210, cioè:

- possibilità di disporre accompagnamento coattivo

- obbligo di assistenza difensiva

- facoltà di non rispondere e obbligatorio avvertimento di questa

- nei casi di connesso debole o collegato, possibile trasformazione in testimone assistito e avvertimento

di questa possibilità

Individuazione di persone o cose

Art. 361: Quando è necessario per la immediata prosecuzione delle indagini, il pubblico ministero procede

alla individuazione di persone, di cose o di quanto altro può essere oggetto di percezione sensoriale,

presentandogli o sottoponendoglieli in immagine.

Se ha fondata ragione di ritenere che la persona chiamata alla individuazione possa subire intimidazione o

altra influenza dalla presenza di quella sottoposta a individuazione, il pubblico ministero adotta le cautele

previste dall'articolo 214 comma 2.

È svolgo in maniera del tutto informale e priva di garanzie, a causa della sua valenza meramente

investigativa e propulsiva; tuttavia l’individuazione può assumere valore di prova:

- ai fini dell’applicazione di misure cautelari

- nell’ambito dei riti alternativi

- nel dibattimento nelle ipotesi disciplinate da artt. 500-512

In tutti questi casi, laddove sia necessaria la presenza di persone informati dei fatti ex art. 377: può

emettere decreto di citazione quando deve procedere ad atti che richiedono la presenza della persona offesa

e delle persone in grado di riferire su circostanze utili ai fini delle indagini, contenente le stesse cose

dell’invito a comparire dell’indagato.

Accertamenti tecnici

Art. 359: Il pubblico ministero, quando procede ad accertamenti, rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e

ad ogni altra operazione tecnica per cui sono necessarie specifiche competenze, può nominare e avvalersi di

consulenti, che non possono rifiutare la loro opera.

Il consulente può essere autorizzato dal pubblico ministero ad assistere a singoli atti di indagine.

Art. 360: Quando gli accertamenti previsti dall'articolo 359 riguardano persone, cose o luoghi il cui stato è

soggetto a modificazione (c.d. accertamenti non ripetibili), il pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la

persona sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno, dell'ora e del luogo

fissati per il conferimento dell'incarico e della facoltà di nominare consulenti tecnici.

A questo punto, la persona sottoposta ad indagine ha un’alternativa:

nominare un consulente tecnico che ha diritto di assistere e formulare osservazioni

• prima del conferimento dell’incarico, formulare riserva di promuover incidente probatorio, ossia

• comunicare intenzione di chiedere al GIP che l’accertamento tecnico sia effettuato nelle forme più

garantite dell’art. 392

In questo secondo caso, il p.m. è tenuto a disporre che non si proceda agli accertamenti SALVO CHE questi,

se differiti, non possano più essere utilmente compiuti; se dispone ugualmente di compierli, i relativi risultati

non possono essere utilizzati in dibattimento (ma sì nei riti alternativi).

30. collegamento investigativo 48

Quando il p.m. non è in grado di svolgere adeguatamente le proprie indagini in relazione a un determinato

fatto di reato se non estendendole ad altri fatti illeciti (legati al primo da vincoli probatori o di altro tipo), il

magistrato titolare dell’investigazione può svolgere un’unica indagine (che coinvolga più soggetti o più

addebiti) ad alcune condizioni:

- che gli altri reati in questione siano ancora oggetto di investigazione

- che gli altri reati appartengano alla competenza di un medesimo giudice

- che ricorra una delle ipotesi di riunione dei processi di cui all’art. 17

Nel codice abrogato: l’esistenza di un vincolo probatorio determinava connessione dei procedimenti e loro

attribuzione alla cognizione di un unico giudice, e di conseguenza del relativo ufficio del p.m. → problema

di favorire enorme concentrazioni processuali (c.d. maxi-processi).

Nel codice vigente: il meccanismo prevede che rimangono competenti i diversi giudici individuati e le

indagini sono svolte dai corrispondenti uffici del p.m. MA tali uffici sono tenuti a coordinarsi fra loro

(c.d. maxi-indagini) → art. 371 prevede obbligo di coordinamento investigativo per la speditezza,

economia ed efficacia delle indagini, provvedendo a:

- scambio di atti e informazioni

- comunicazione delle direttive impartite alla polizia

- compimento congiunto di specifici atti

Tale obbligo scatta nei seguenti casi:

a) connessione dei procedimenti: se i procedimenti sono connessi a norma dell'articolo 12;

b) procedimenti per reati collegati: se si tratta di reati dei quali gli uni sono stati commessi:

in occasione degli altri,

 per conseguirne o assicurarne al colpevole o ad altri il profitto, il prezzo, il prodotto o l'impunità,

 da più persone in danno reciproco le une delle altre

 se la prova di un reato o di una sua circostanza influisce sulla prova di un altro reato o di un'altra

 circostanza (collegamento probatorio)

c) stessa fonte probatoria: se la prova di più reati deriva, anche in parte, dalla stessa fonte.

Artt. 118-bis e 372 regolano le conseguenze della violazione dell’obbligo.

Art. 118-bis d.att. quando il coordinamento non è stato promosso o non risulta effettivo, il procuratore

generale della corte d’appello (o della corte di cass. se i magistrati interessati appartengono a distretti

diversi) può disporre la riunione delle indagini;

Art. 372: se tali riunioni non hanno dato esito, nei procedimenti degli artt. indicati o per cui è previsto

arresto in flagranza obbligatorio, dispone con decreto motivato avocazione delle indagini.

Art. 372-bis: fanno eccezione indagini preliminari diverse da quelle affidate alle procure distrettuali dall’art.

51, per cui il coordinamento investigativo è garantito in ogni caso dal procuratore generale anti-mafia.

31. documentazione delle indagini di p.m. e polizia (art. 373)

P.m. e polizia giudiziaria hanno obbligo di documentare la propria attività di indagine nel momento stesso

in cui viene svolta o in momento immediatamente successivo quando ricorrono insuperabili circostanze.

Vi provvedono gli stessi funzionari di polizia (alla propria) e l’ufficiale di polizia o ausiliario che assiste il

magistrato (a quella del p.m.). È prevista nullità dell’atto documentato se vi è incertezza assoluta su chi vi

sia intervenuto o manca la sottoscrizione di chi lo ha redatto.

Degli atti investigativi degli uni e degli altri più importanti è redatto verbale:

a) delle denunce, querele e istanze di procedimento presentate oralmente;

b) degli interrogatori e dei confronti con la persona sottoposta alle indagini;

c) delle ispezioni, delle perquisizioni e dei sequestri;

d) delle sommarie informazioni assunte a norma dell'articolo 362;

d-bis) dell'interrogatorio assunto a norma dell'articolo 363;

e) degli accertamenti tecnici compiuti a norma dell'articolo 360. 49

Degli altri atti della polizia giudiziaria può esser fatta semplice annotazione (art. 357).

Degli altri atti del p.m. può essere redatto verbale in forma riassuntiva o annotazione per atti di contenuto

semplice o di limitata rilevanza.

Tutta questa documentazione e l’atto contenente la notizia di reato sono conservati nel fascicolo del p.m.

32. esercizio del diritto di difesa nelle indagini preliminari e informazione di

garanzia

Presupposto per l’esercizio dei diritti di difesa nel corso della fase investigativa è che la persona sottoposta

alle indagini sia a conoscenza del fatto che si sta procedendo a suo carico per un determinato addebito →

conoscenza che le può derivare da:

autonoma richiesta dell’indagato (o del suo difensore) alla procura della rep. per ricevere la

• comunicazione di eventuali iscrizioni a su carico nel registro delle notizie di reato, che il p.m. è tenuto

a fornirgli insieme a qualificazione giuridica e eventuali circostanze aggravanti A MENO CHE:

stia procedendo per uno dei delitti dell’art. 407, comma 2, lettera a

o abbia disposto con decreto motivato da specifiche esigenze il segreto sulle iscrizioni per periodo

o non superiore a 3 mesi e non rinnovabile

compimento di atto investigativo garantito, ossia cui l’indagato ha diritto di assistere (interrogatorio,

• ispezione, confronto, accertamento tecnico irripetibile, sequestro, prelievo di campioni biologici): in

questo caso, all’indagato e alla persona offesa deve essere inviata per posta o, in casi eccezionali,

notificata, informazione di garanzia (art. 369), un atto col seguente contenuto:

a) l'informazione della obbligatorietà della difesa tecnica nel processo penale, con l'indicazione della

facoltà e dei diritti attribuiti dalla legge alla persona sottoposta alle indagini;

b) il nominativo del difensore d'ufficio e il suo indirizzo e recapito telefonico;

c) l'indicazione della facoltà di nominare un difensore di fiducia con l'avvertimento che, in

mancanza, l'indagato sarà assistito da quello nominato d'ufficio;

all’informazione di garanzia la giurisprudenza considera equivalenti gli atti del p.m. prodromici al

compimento dell’attività investigativa garantita, purché contenenti queste indicazioni e l’invito (es.

invito a presentarsi per interrogatorio, decreti di perquisizione ecc.)

si precisa che il p.m. è tenuto a inviarla solo quando deve compiere un atto investigativo garantito, e

non più sin dal compimento → riforma finalizzata a ridurre al minimo il pregiudizio all’immagine

pubblica dell’indagato, ma che ha finito per ridurre al minimo anche la portata garantistica dell’istituto

e alimentare i dubbi di costituzionalità in relazione a art. 111, comma 3 Cost.

compimento di altri atti considerati equipollenti a informazione di garanzia, come applicazione di una

• misura cautelare o precautelare, avviso di esame della documentazione di un’intercettazione, richiesta

di incidente probatorio, richiesta di proroga di termini investigativi

soltanto alla conclusione delle indagini, tramite avviso di conclusione delle indagini (art. 415-bis):

• prima della scadenza del termine dell’indagine il p.m., se non decide di formulare la richiesta di

archiviazione, fa notificare all’indagato questo avviso, contenente:

sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede,

o norme di legge che si assumono violate,

o data e luogo del fatto

o 50

avvertimento che la documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la

o segreteria del pubblico ministero e che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne

visione ed estrarne copia

con tale avviso quindi l’indagato non solo viene a conoscenza dell’indagine in sé, ma anche di tutti i

suoi contenuti (c.d. discovery degli atti investigativi) e viene messo in condizione di esercitare una

serie di facoltà difensive volte a convincere il p.m. a desistere dall’esercizio dell’azione penale.

quando il p.m. ha formulato richiesta di archiviazione e il giudice, anziché accoglierla de plano, ha

• fissato udienza in camera di consiglio a seguito di opposizione dell’offeso, tramite notifica

dell’avviso di fissazione dell’udienza camerale

Se invece il p.m. chiede l’archiviazione e il giudice formula decreto di archiviazione senza udienze,

l’indagato che non sia mai stato sottoposto a misure cautelari rimane del tutto all’oscuro delle indagini.

Nomina del difensore

L’indagato deve essere assistito nel corso della fase investigativa da uno o due difensori → al compimento

del primo atto garantito, cui il difensore è tenuto ad assistere, o al più tardi contestualmente all’avviso di

conclusione delle indagini, il p.m. deve a pena di nullità degli atti successivi notificargli la comunicazione

della nomina del difensore d’ufficio, contenente (ex art. 369-bis):

l'indicazione della facoltà di nominare un difensore di fiducia con l'avvertimento che, in mancanza,

• l'indagato sarà assistito da quello nominato d'ufficio;

l'indicazione dell'obbligo di retribuire il difensore d'ufficio ove non sussistano le condizioni per

• accedere al beneficio di cui alla lettera e) e l'avvertimento che, in caso di insolvenza, si procederà ad

esecuzione forzata;

l'informazione del diritto all'interprete ed alla traduzione di atti fondamentali;

• l'indicazione delle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato

Mentre non è richiesto per gli atti di iniziativa della polizia giudiziaria.

Il mandato difensivo può essere eccezionalmente conferito prima delle indagini preliminari → possibilità

prevista da art. 391-nonies per cui l’attività di investigazione difensiva o l’assistenza ad altri atti per cui è

richiesta la sua presenza può esser svolta dal difensore cui sia stato conferito mandato per l’eventualità che

si instauri un procedimento penale.

Nel corso delle indagini, il diritto dell’indagato alla difesa tecnica può esplicarsi in tre modi:

assistenza del difensore agli atti investigativi di polizia o ministero

A. presentazione di memorie o richieste a p.m. e GIP

B. svolgimento di investigazioni difensive

C. più quelle previste in incidenti cautelari e precautelari

D.

A) Assistenza del difensore agli atti investigativi

Tale assistenza è posta a presidio:

- della regolarità formale dell’atto e della genuinità dei suoi esiti cognitivi

- dei diritti fondamentali dell’individuo

e a questi scopi prevede che il difensore possa presentare richieste, formulare osservazioni, avanzare riserve.

A questo fine la legge processuale individua quattro categorie di atti:

1) atti cui il difensore ha facoltà di assistere con diritto di preavviso:

interrogatorio, ispezione e confronto, con obbligo di avviso almeno 24h prima, ritardabile solo in

o casi di assoluta urgenza ma comunque obbligo di avviso tempestivo e senza ritardo, omissibile

quando il p.m. procede a ispezione e vi è fondato motivo di ritenere che tracce o effetti materiali

possano essere alterati

accertamenti tecnici non ripetibili

o 51

2) atti cui il difensore ha obbligo di assistere con diritto di preavviso:

sommarie informazioni dall’indagato, con assistenza obbligatoria e obbligo di tempestivo avviso

o interrogatorio delegato

o interrogatorio di garanzia

o prelievo coattivo di campioni biologici

o

3) atti cui il difensore ha facoltà di assistere senza diritto di preavviso, da cui può risultare pregiudizio

per diritti fondamentali ma per cui è indispensabile effetto sorpresa; in questi casi condizione per

l’assistenza è la pronta reperibilità del difensore di fiducia:

perquisizioni, apertura immediata del plico, accertamenti urgenti, sequestro (atti della polizia)

o perquisizione o sequestro (atti del p.m.), in cui è però prevista designazione di difensore d’ufficio

o

4) atti cui il difensore non ha diritto di assistere:

assunzione di informazioni da potenziali testimoni

o interrogatorio di imputato in procedimento connesso

o individuazione di persone o cose

o

I verbali degli atti compiuti ai quali il difensore ha diritto di assistere sono depositati nella segreteria entro 3

gg dall’atto → il deposito ha funzione diversa a seconda che il difensore fosse presente o meno:

- se era presente, gli permette di verificare correttezza della documentazione

- se non era presente, può apprenderne i contenuti

e se non era presente gli è notificato avviso di avvenuto deposito, dandogli termine di 5 gg per esaminarli.

B) Presentazione di memorie o richieste

Ex art. 367 risulta chiaramente che il difensore possa rivolgere richieste difensive al p.m. nel corso della

fase investigativa, che non è tenuto a pronunciarsi o attivarsi con due eccezioni:

- richiesta di audizione congiunta della persona informata sui fatti avvalsasi della facoltà di non risp.

- richiesta di effettuare un sequestro

- richiesta di imporre alla p.a. di rilasciare determinati atti, in seguito a rifiuto di questa

- richiesta di revoca di sequestro preventivo

negli ultimi tre casi, in caso di rigetto, il p.m. deve trasmettere richiesta al GIP.

Nelle varie ipotesi stabilite, il difensore può rivolgere direttamente richieste al GIP (es. incidente probatorio,

sostituzione o revoca di misure cautelari).

Ricevuto l’avviso di conclusione, l’indagato ha facoltà di presentare memorie al p.m. e richiedere il

compimento di nuovi atti di indagine.

Indagini difensive

Consistono nell’attività di ricerca delle prove da parte del difensore a favore di indago, persona offesa o altre

potenziali parti private.

Nel vecchio codice, il difensore doveva accuratamente evitare ogni contatto con le fonti di prova, a rischio di

sanzioni disciplinari.

Nel codice dell’88, art. 38 disp. att. configurava in capo ai difensori, ai fini di esercitare il diritto alla prova

dell’art. 190 una facoltà di svolgere investigazioni per ricercare e individuare elementi a favore del proprio

assistito e di conferire con persone in grado di dare informazioni. Rimaneva tuttavia una grande incertezza

sulla disciplina di queste indagini (documentazione, dovere di collaborazione ecc.).

Si pongono maggiori problemi con modifica di art. 111 Cost. → “condizioni di tendenziale parità” e

“condizioni necessarie per preparare la difesa”.

Con l. 397/2000 → art. 327-bis: il difensore ha facoltà (dovere sul piano deontologico) di svolgere

investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito, nelle forme e per

le finalità stabilite nel titolo VI- bis del presente libro. La facoltà indicata al comma 1 può essere attribuita

per l'esercizio del diritto di difesa, in ogni stato e grado del procedimento, nell'esecuzione penale e per

promuovere il giudizio di revisione. 52

Le attività previste dal comma 1 possono essere svolte, su incarico del difensore, dal sostituto, da

investigatori privati autorizzati e, quando sono necessarie specifiche competenze, da consulenti tecnici; agli

investigatori privati si estendono le garanzie previste per il difensore.

Acquisizione di notizie da fonti dichiarative

Per quanto riguarda la presa di contatto, il difensore e il suo sostituto hanno a disposizione 3 modalità:

limitarsi a conferire con le persone informate nell’ambito di un colloquio non documentato, al fine di

• un generico sondaggio delle conoscenze del dichiarante

chiedere alle persone informate di rilasciare una dichiarazione scritta, sottoscritta dal dichiarante e

• autenticate dal difensore, che deve farne apposita relazione

chiedere alle persone informate di rendere informazioni documentate da difensore o sostituto, di cui è

• redatto verbale e relazione

Art. 390-bis: In ogni caso, il difensore, il sostituto, gli investigatori privati autorizzati o i consulenti tecnici

avvertono le persone indicate nel comma 1:

a) della propria qualità e dello scopo del colloquio;

b) se intendono semplicemente conferire ovvero ricevere dichiarazioni o assumere informazioni

indicando, in tal caso, le modalità e la forma di documentazione;

c) dell'obbligo di dichiarare se sono sottoposte ad indagini o imputate nello stesso procedimento, in un

procedimento connesso o per un reato collegato;

d) della facoltà di non rispondere o di non rendere la dichiarazione;

e) del divieto di rivelare le domande eventualmente formulate dalla polizia giudiziaria o dal pubblico

ministero e le risposte date;

f) delle responsabilità penali conseguenti alla falsa dichiarazione (a titolo di reato di false dichiarazioni

al difensore ex art. 371-ter c.p., per cui valgono stessi discorsi del p.m.

Se la persona informata sui fatti si avvale della facoltà di non rispondere o addirittura non si presenta, il

difensore che non voglia rinunciarvi ha due rimedi processuali, della cui esistenza non è tenuto ad avvertire:

chiedere al p.m. di disporne l’audizione, con richiesta che il p.m. è quasi obbligato ad accogliere, che

• si svolge in presenza di entrambi: prima domande dell’avvocato, poi eventuali domande del p.m. ma

entro il tema della difesa

chiedere al GIP che l’esame si svolga nelle forme dell’incidente probatorio, anche al di fuori delle

• ipotesi del 392; infatti nella richiesta l’avvocato non dovrà indicare i motivi per cui la prova non è

rinviabile a dibattimento; il giudice vi provvede con ordinanza dell’art. 398

Vi si applicano più o meno stesse regole dell’assunzione di informazioni da pare del p.m.

Ricerca delle prove reali

Art. 391-quater (richiesta di documentazione alla p.a.): ai fini delle indagini difensive, il difensore può

chiedere i documenti in possesso della pubblica amministrazione e di estrarne copia a sue spese. L'istanza

deve essere rivolta all'amministrazione che ha formato il documento o lo detiene stabilmente.

Art. 391-sexies (accesso ai luoghi e documentazione): quando effettuano un accesso per prendere visione

dello stato dei luoghi e delle cose ovvero per procedere alla loro descrizione o per eseguire rilievi tecnici,

grafici, planimetrici, fotografici o audiovisivi, il difensore, il sostituto e gli ausiliari indicati nell'articolo 391-

bis possono redigere un verbale. Se è necessario accedere a luoghi privati o non aperti al pubblico e non vi

è il consenso di chi ne ha la disponibilità, l'accesso, su richiesta del difensore, è autorizzato dal giudice, con

decreto motivato che ne specifica le concrete modalità. Non è consentito l'accesso ai luoghi di abitazione e

loro pertinenze, salvo che sia necessario accertare le tracce e gli altri effetti materiali del reato.

Valore probatorio delle investigazioni difensive 53

Nell’assetto originario, il difensore non aveva alcuna possibilità di presentare direttamente al giudice gli

elementi probatori raccolti a favore del proprio assistito e nessun giudice poteva avvalersene → evidente

deficit di tutela difensiva e disparità di trattamento → vari rimedi provati, ma inefficaci:

- ritenere ammissibile la testimonianza del difensore sul contenuto di quelle informazioni assunte

- considerare la documentazione delle indagini come prova documentale, acquisiti secondo la disciplina

dei documenti e inseriti nel fascicolo per il dibattimento → non aveva senso perché avevano connotati

dell’atto più che del documento, in quanto nati proprio in funzione probatoria

- pretendere che il difensore si rivolgesse al p.m. perché gli acquisisse i medesimi elementi nell’ambito

della propria indagine, senza ovviamente che questo vi fosse obbligato

Con la legge del 2000:

- previsione di incompatibilità a testimoniare per il difensore che abbia svolto attività investigativa

- manifestazione della natura di atto processuale delle indagini investigative, ora formalizzate

- rimaneva l’ultimo canale

La disciplina più recente permette invece al difensore di presentare i risultati direttamente al giudice:

1. al giudice per le indagini preliminari:

se deve adottare una decisione con l’intervento di una parte privata, il difensore può presentare al

o giudice gli elementi di prova favorevoli solo dopo che sia chiamato a adottare una certa decisione

se deve adottare una decisione per cui non è richiesto l’intervento di una parte privata, il difensore

o può presentarli preventivamente, nell’eventualità che debba essere adottata una decisione

tramite lo strumento del c.d. fascicolo d’ufficio, formato e conservato presso l’ufficio del GIP, di cui il

p.m. può prendere visione solo dopo adozione di una decisione su richiesta o con intervento delle parti,

a meno che il difensore decida di presentarglieli

2. al giudice per l’udienza preliminare: il difensore può presentarli, che siano stati compiuti prima o

dopo la richiesta di rinvio a giudizio; se però è richiesto giudizio abbreviato, diventano utilizzabili pur

contenendo materiali cognitivi non formati in contraddittorio

3. al giudice del dibattimento: il difensore può presentarglieli, e possono eccezionalmente assumere

valore di prova anche a dibattimento (come quelli del p.m.) inserendoli nel fascicolo per il dibattimento

alla fine dell’udienza preliminare, gli atti di investigazione difensiva non ripetibili, per la lettura

o alla fine dell’udienza preliminare e in apertura al dibattimento, gli atti di documentazione

o investigativa per cui le parti hanno concordato l’inserimento → trattandosi di atti formati fuori

dal contraddittorio della prova, che entrerebbero nel processo con consenso dell’imputato, qui va

andrebbe inteso con consenso delle altre parti; ma la Corte cost. lo ha espressamente negato

perché ha ritenuto il contraddittorio una garanzia individuale per l’imputato

Sgravato di questi, il fascicolo del difensore confluisce nel fascicolo del p.m. e delle dichiarazioni ivi

inserite le parti potranno servirsi a norma degli artt. 500, 512, 513 (trasformandosi in prova o in

elemento di valutazione nei casi di contestazione e lettura); possono invece essere usati SOLO per

richieste al giudice del dibattimento gli atti di indagine integrativa del difensore post rinvio a giudizio

In ogni caso, il difensore non ha obbligo di presentare al p.m. o al giudice tali risultanze, ma se decide di

farlo deve presentarli documentati in maniera fedele e completa perché in quel momento operava come

pubblico ufficiale (se no falsità ideologica in atto pubblico) e non può introdurre nel processo elementi

cognitivi della cui falsità sia consapevole né disperdere prove.

Questo a fortiori dopo le sezioni unite che hanno equiparato atti investigativi del difensore e del p.m. quanto

a utilizzabilità e valore probatorio.

41. incidente probatorio

Strumento processuale per anticipare attività di acquisizione probatoria a indagini o udienza preliminare. 54

Casi e presupposti

Nei casi tassativamente previsti, è possibile per le parti chiedere al GIP o al GIUP di assumere la prova con

le forme proprie del dibattimento (quanto meno nel rispetto del principio del contraddittorio, pur nel

sacrificio del principio di pubblicità e di oralità).

Nella legge delega: nei casi di non rinviabilità della prova → incerto.

Nella disciplina attuale: in casi più specifici, raggruppabili sotto due categorie:

casi in cui aspettando l’assunzione a dibattimento la prova risulterebbe non più acquisibile o non più

 genuinamente acquisibile → si può procedere con incidente probatorio:

a) all'assunzione della testimonianza di una persona, quando vi è fondato motivo di ritenere che la

stessa non potrà essere esaminata nel dibattimento per infermità o altro grave impedimento;

b) all'assunzione di una testimonianza quando, per elementi concreti e specifici, vi è fondato

motivo di ritenere che la persona sia esposta a violenza, minaccia, offerta o promessa di

denaro o di altra utilità affinché non deponga o deponga il falso;

c) all'esame della persona sottoposta alle indagini su fatti concernenti la responsabilità di altri e

all'esame dei duocentodiecisti, sempre

d) al confronto tra persone che in altro incidente probatorio o al pubblico ministero hanno reso

dichiarazioni discordanti, quando ricorre una delle circostanze previste dalle lettere a) e b);

e) a una perizia o a un esperimento giudiziale, se la prova riguarda una persona, una cosa o un

luogo il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile;

f) a una ricognizione, quando particolari ragioni di urgenza non consentono di rinviare l'atto

l’attività cognitiva non sarebbe reiterabile a dibattimento: prevista da art. 117 disp. att., è l’ipotesi

 dell’accertamento tecnico che determina modificazioni tali da rendere l’atto non ripetibile per la stessa

natura dell’atto (es. esame del DNA), diverso da quello della lettera e) che è irripetibile per la natura

della cosa da eaminare

l’attività cognitiva appare inconciliabile con la serrata tempistica dell’istruzione dibattimentale: si

 tratta delle perizie che, se disposte a dibatt, potrebbero determinare sospensione superiore a 60 gg

l’attività cognitiva coinvolge soggetti deboli: nei procedimenti per reati particolari, il minore o la

 persona offesa maggiorenne sono sentiti in incidente probatorio per tutelarne dignità, riservatezza e

equilibrio emotivo; questi soggetti possono poi, se l’imputato lo chiedere, essere riesaminati a dibatt.

ma solo sulla base di specifiche esigenze

l’attività cognitiva comporta l’esercizio di poteri coercitivi sulla persona: le due ipotesi in cui un

 soggetto sentito dal difensore si sia avvalso della facoltà di non rispondere e in cui si debba disporre

una perizia che comporta accertamenti prelievi su persona vivente

l’attività cognitiva si inscrive in procedure incidentali alla fase investigativa: nell’ipotesi in cui sia

 necessario disporre perizia per accertare la capacità o le condizioni di salute dell’indagato

Procedura

Nelle indagini preliminari: su Nelle indagini preliminari Nell’udienza preliminare

richiesta di p.m. o indagato (la persona offesa può richiesta di p.m., imputato, altre

Richiesta solo chiedere al p.m. di promuovere l’incidente) parti private

a) la prova da assumere, i fatti che ne costituiscono l'oggetto e le ragioni della sua

rilevanza per la decisione dibattimentale;

Contenuto della b) le persone nei confronti delle quali si procede per i fatti oggetto della prova;

richiesta c) le circostanze che, a norma dell'articolo 392, rendono la prova non rinviabile al

dibattimento

Termini per la Entro la scadenza dei termini investigativi e

richiesta comunque in tempo utile sufficiente per assumere la 55

prova prima della scadenza.

Anche tra l’avviso di conclusione e l’inizio

dell’udienza preliminare

Deposito nella cancelleria del GIP

Presentazione Notificazione a chi non l’ha presentata e a chi deve

della richiesta esser oggetto di assunzione della prova

La decisione del giudice sulla richiesta può esser

Contraddittorio proceduta da contraddittorio cartolare (art. 396)

Con ordinanza di ammissibilità o rigetto / di

accoglimento, con cui il giudice stabilisce:

a) l'oggetto della prova nei limiti della richiesta e

delle deduzioni;

b) le persone interessate all'assunzione della

prova individuate sulla base della richiesta e

Decisione sulla delle deduzioni;

richiesta c) la data dell'udienza

in caso di assunzione della prova su minore, infermo

di mente, o maggiorenne in condiz. di vulnerabilità:

stabilisce anche tempo luogo e modalità particolari

di incidente

Si svolge in camera di consiglio con la

partecipazione necessaria di p.m. e difensore

dell’indagato + facoltativa di persona offesa e

Udienza indagato sempre quando si procede a esaminare

testimone, in altri casi su autorizzazione del giudice.

Le prove sono assunte con le forme stabilite per il

dibattimento,

Le prove acquisite sono inserite nel fascicolo per il

dibattimento e potranno acquisire valore di prova

Utilizzo delle dopo lettura, ma non potranno essere utilizzate in

prove dibattimento contro gli imputati o danneggiati dal

reato che non hanno assistito.

43. segreto investigativo

Gli atti del procedimento penale si distinguono in:

atti coperti da segreto, la cui indebita rivelazione (o meglio la rivelazione delle notizie segrete in essi

• contenute) è punita con reclusione fino a un anno e la cui arbitraria pubblicazione con arresto fino a 30

gg e ammenda

atti non coperti da segreto ma non pubblicabili (o meglio pubblicabili solo nel contenuto), la cui

• rivelazione non è punibile ma la cui pubblicazione è punita a norma del 684 c.p.

atti non coperti da segreto e pubblicabili, di cui è lecita sia rivelazione, sia pubblicazione

Gli atti di indagine preliminare compiuti da p.m. e polizia sono coperti da segreto fino a che l’indagato sia

messo nelle condizioni di averne conoscenza (art. 329):

- atti cui l’indagato o il difensore possono partecipare in prima persona e quelli che vengono portati a sua

conoscenza subito dopo (es. intercettazioni) perdono immediatamente segretezza

- tutti gli altri atti, di norma, la perdono alla chiusura delle indagini e gli atti della seconda categoria

diventano pubblicabili nel solo contenuto, quelli della terza in ogni forma

Ma il p.m. può modificare questo regime sia ampliando, sia riducendo la portata dei divieti: 56

- quando sono ancora coperti da segreto ma è necessario per la prosecuzione delle indagini, può

consentire la pubblicazione di singoli atti o parti di essi (desegretazione)

- quando non sono più coperti da segreto ma è necessario per la prosecuzione delle indagini, può imporre

su singoli atti obbligo del segreto (se la conoscenza può ostacolare le indagini o in ogni caso col

consenso dell’indagato) o divieto di pubblicarne il contenuto (segretazione); il divieto si estende anche

al semplice rivelare i fatti riferiti a polizia e p.m. solo eccezionalmente, quando il p.m. eserciti il potere

di segretazione del 391-quinquies

44. termini di durata delle indagini preliminari

La previsione di termini investigativi risponde a due esigenze:

- ridurre i tempi dell’indagine per contenere costi e lasciare maggior peso al dibattimento

- garantire osservanza di obbligatorietà dell’azione penale fissando in anticipo quando dovranno essere

attivati i controlli gerarchici e giurisdizionali rispetto a questo

Tuttavia, con l’affermarsi del principio di completezza, la prima finalità è passata in secondo piano → ora

prevale il principio di obbligatorietà, quindi piuttosto viene concesso un supplemento di indagine.

Quando si svolgono contro soggetti determinati

Durata: 6 mesi o 1 anno se si procede per delitti dell’art. 407 lettera a), a pena di inutilizzabilità degli atti

successivi (come previsto all’art. 405).

Decorrenza:

- di norma dal giorno in cui viene iscritto il nome della persona cui è attribuito il reato

- se è necessaria querela, istanza o richiesta, dal momento in cui queste pervengono al p.m.

- se è necessaria autorizzazione a procedere, dai momenti previsti sopra ma con sospensione tra la

richiesta e la ricezione dell’autorizzazione da parte del p.m.

Per rispettare il termine, entro la scadenza il p.m. deve:

se intende richiedere l’archiviazione, presentare la richiesta al giudice

• se intende chiedere rinvio a giudizio, notificare avviso di conclusione delle indagini

Gli atti compiuti oltre la scadenza sono sanzionati con inutilizzabilità (che colpisce i soli atti di indagine,

non la richiesta di archiviazione o rinvio a giudizio).

Proroghe e deroghe

Al p.m. è però concesso di chiedere una proroga per giusta causa per non più di 6 mesi: deve farne richiesta

al giudice, che la notifica a indagato e persona offesa, i quali hanno facoltà di presentare memorie → si

instaura così un contraddittorio cartolare, sulla base del quale il giudice decide:

- se autorizza la proroga → ordinanza emessa in camera di consiglio senza intervento di nessuno

- se ritiene di negarla, fissa udienza in camera di consiglio → o autorizza con ordinanza, o nega e fissa

un termine perché il p.m. eserciti l’azione penale, ovviamente se il termine è già scaduto

Nei procedimenti del 407, invece, il giudice decide sulla proroga inaudita altera parte, per tutelare

segretezza delle indagini, sempre con ordinanza.

È possibile richiedere ulteriori proroghe per particolare complessità o impossibilità di chiudere indagini.

Il tempo complessivo delle indagini non può superare 18 mesi nei casi ordinari, 2 anni se le indagini

riguardano delitti particolarmente gravi, notizie di reato che rendono complesse le investigazioni, richiedono

compimento di atti all’estero, procedimenti in cui serve collegamento tra più uffici del p.m.

Al di fuori di queste richieste di proroghe il p.m. tenuto a innescare la procedura di archiviazione, potrà

ancora ottenere dal giudice l’invito a svolgere ulteriori indagini per la loro oggettiva necessità (quindi

presupposto ancora più ampio).

Ancora, il p.m. potrà ulteriormente prolungare le indagini nell’ipotesi in cui l’indagato gli chieda di svolgere

nuove investigazioni nell’ambito della procedura di conclusione delle indagini, in ulteriore termine di 30 gg

prorogabili dal giudice fino a 60, e gli atti risultanti saranno comunque utilizzabili. 57

45. scelte del p.m. relative all’esercizio dell’azione penale

Concluse le indagini preliminari, con cui ha espletato tutte le attività necessarie ai fini delle determinazioni

inerenti all’azione penale (art. 326 e 358) il p.m. si trova di fronte all’alternativa tra esercizio dell’azione

penale e richiesta di archiviazione (art. 50, 405, 412).

L’azione penale è l’atto con cui il p.m. formula l’imputazione, instaurando il processo (richiesta di rinvio a

giudizio e tutti gli altri introduttivi dei procedimenti speciali).

La richiesta di archiviazione è l’atto con cui il p.m. manifesta la volontà di non esercitare l’azione penale.

Art. 50: Il p.m. esercita l’azione penale, formulando l’imputazione, quando non ricorrono i presupposti per

l’archiviazione → espressione del principio di obbligatorietà dell’azione penale, che consiste in:

- dovere di agire, se si realizzano le condizioni previste per l’esercizio dell’azione penale, che ricava da

una preliminare valutazione di fondatezza della notitia criminis

- dovere di chiedere archiviazione nel caso opposto

MA la violazione di questi è improduttiva di effetti.

Su queste scelte del p.m., in rispetto dell’obbligatorietà, sono previsti:

controllo giurisdizionale, con la procedura di archiviazione

 controllo gerarchico, con l’avocazione delle indagini preliminari

46. archiviazione

Presupposti

Risultano da un insieme di disposizioni normative:

1) infondatezza della notizia di reato (art. 408), perché gli elementi acquisiti nelle indagini non sono

idonei a sostenere l’accusa in giudizio (art. 125 disp. att.) → richiede al p.m. una valutazione

prognostica di superfluità o non superfluità del dibattimento → valutata secondo due interpretazioni:

il dibattimento è utile solo quando risulti probabile la conferma dibattimentale di responsabilità

o il dibattimento è utile quando non appare evidente l’innocenza dell’imputato

o

Corte cost. ha suggerito un criterio intermedio → nel dubbio si esercita l’azione, perché il dibattimento

è utile quando risulti utile un accertamento giudiziale condotto nel contraddittorio, quindi anche in

ipotesi di insufficienza o contraddittorietà delle prove

Problema di questa interpretazione è che in seguito a recenti modifiche, siccome l’imputato può

accedere a giudizio abbreviato anche senza consenso del p.m., questi deve presentarsi con elementi

sufficienti per sostenere una sentenza di condanna → perciò il p.m. è ora obbligato a chiedere

archiviazione in tutte le situazioni di insufficienza o contraddittorietà della prova.

In questo primo step, il p.m. richiede l’archiviazione quando il fatto non sussiste, l’imputato non ha

commesso il fatto (infondatezza in senso stretto), il fatto non costituisce reato, l’imputato non è

punibile per difetto di punibilità o imputabilità (ma in questo caso deve esercitare l’azione comunque

se ritenga che vi siano condizioni per applicare una misura di sicurezza.

2) mancanza di condizione di procedibilità,

3) estinzione del reato

4) il fatto non è previsto come reato (art. 411)

5) particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.): Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non

superiore nel massimo a cinque anni o pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è

esclusa quando:

- per le modalità della condotta

- per l’esiguità del danno o del pericolo

l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale. 58

L’offesa NON può essere ritenuta di particolare tenuità, quando l’autore ha agito per motivi abietti o

futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle

condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la

condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni

gravissime di una persona.

6) l’autore del reato è rimasto ignoto (art. 415)

Nel valutare questi presupposti, certamente il p.m. ha un margine di discrezionalità → questo non contrasta

col principio di obbligatorietà perché i presupposti sono tassativamente indicati e in ogni caso l’ordinamento

prevede un controllo giurisdizionale sulla sua scelta.

Procedura (artt. 408-410)

La procedura tradizionale si usa solo per i presupposti 1, 2, 3, 4; per 5 e 6 ce ne sono altre due.

Infatti il p.m. non può archiviare la notizia di reato personalmente, ma deve fare richiesta di archiviazione

al GIP, trasmettendogli il fascicolo contenente notizi di reato, documentazione delle indagini, verbali di

quanto compiuto davanti al giudice. Sulla richiesta del p.m. si possono innestare due diversi moduli rituali:

1) se ritiene di accogliere la richiesta de plano, pronuncia decreto di archiviazione motivato e restituisce

gli atti al p.m.; il provvedimento è notificato all’indagato solo se è stato sottoposto a misure cautelari

2) se non ritiene di accogliere la richiesta o se la persona offesa fa opposizione (e questa è ammissibile),

fissa udienza in camera di consiglio dandone avviso a indagato, p.m., persona offesa

Se la persona offesa ha dichiarato di voler essere informata sull’eventuale archiviazione o se si procede per

delitti commessi con violenza alla persona, il p.m. deve dargliene avviso, precisando che può prendere

visione degli atti e presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini, indicante a

pena di inammissibilità oggetto di investigazioni suppletive e elementi di prova (art. 410).

All’esito dell’udienza camerale, il giudice può adottare tre diverse decisioni:

a) se ritiene mancanti le condizioni per esercitare l’azione, ma che questa derivi da incompletezza

delle indagini, provvede affinché il p.m. compia ulteriori indagini

b) se non ritiene sussistenti presupposti per archiviazione, dispone con ordinanza che entro 10 gg il

p.m. formuli l’imputazione (nel vecchio codice la formulava direttamente il giudice, ma fu

ritenuto contrario a ne procedat iudex ex officio), ma formulandola non dovrà anche richiedere

rinvio a giudizio o inviarne avviso del 415-bis; sarà il giudice a emanare decreto di fissazione

dell’udienza preliminare con stessi contenuti di richiesta di rinvio a giudizio

c) se ritiene di accogliere la richiesta, pronuncia ordinanza di archiviazione

Il decreto di archiviazione è inoppugnabile.

L’ordinanza di archiviazione è ricorribile per Cass. ma solo nei casi di nullità dell’art. 127, comma 5:

- mancata o intempestiva notificazione della fissazione dell’udienza

- mancato rispetto dei diritti partecipativi

ma la giurisprudenza, forzando il principio di tassatività delle nullità, ritiene comunque ammissibile il ricorso

per altri problemi facendo ricorso a abnormità o interpretando estensivamente.

47. riapertura delle indagini

Dopo l’emanazione del provvedimento archiviativo, il p.m. che voglia svolgere nuove investigazioni nei

confronti del medesimo soggetto e per il medesimo fatto è tenuto chiedere al GIP di emanare un decreto di

riapertura delle indagini (art. 414).

Presupposti: esigenza di nuove investigazioni, coincidente con quella prospettata dal p.m.

Stando alla legge, se il giudice non concede il decreto, è vero che saranno inutilizzabili gli ulteriori atti

investigativi compiuti (perché dopo scadenza del termine), ma sarà comunque valido ed efficace l’atto di

esercizio dell’azione penale → volto a disconoscere ogni efficacia preclusiva all’archiviazione.

Ma la giurisprudenza ritiene che la mancanza del provvedimento di riapertura determina anche preclusione

dall’esercizio dell’azione penale in assenza di elementi cognitivi nuovi. 59

48. avocazione delle indagini preliminari alla scadenza dei termini

Sulle scelte rinunciatarie del p.m. in ordine all’esercizio dell’azione penale interviene il controllo del giudice,

ma questo è condizionato al fatto che lo stesso p.m. vi si sottoponga; per ovviare a questo problema è

prevista anche una forma di controllo gerarchico: il procuratore generale presso la corte d’appello

disponecon decreto (sollecitabile da indagato e persona offesa) avocazione delle indagini se il p.m. né

esercita l’azione penale, né richiede l’archiviazione nel termine predefinito; infatti è previsto che la segreteria

del p.m. gli trasmetta ogni settimana un elenco delle notizie di reato nominative. Questa è:

facoltativa:

• quando il GIP abbia fissato l’udienza camerale del 409

o quando il GIP abbia disposto ulteriori indagini

o

obbligatoria

• nelle ipotesi regolate da artt. 412-413

o quando il p.m. non svolga le indagini ordinate dal GIP

o quando il p.m. si astenga dal formulare l’imputazione nell’ipotesi del 409 comma 5

o quando il p.m. non rispetti i vincoli impostigli dal giudice nell’atto imputativo

o quando il p.m. ometta di iscrivere la notizia di reato in apposito registro

o

49. indagini a carico di soggetti ignoti (art. 415)

Disciplina particolare in cui il p.m. è tenuto a rivolgersi al GIP in diversi momenti delle indagini:

in ogni momento, per chiedere archiviazione per esser ignoto l’autore del reato,

• quando ritiene di non aver elementi di prova idonei a condurre all’identificazione

o quando ritiene di aver svolto tutte le indagini necessarie all’identificazione

o

all’esito dell’eventuale udienza camerale, il giudice decide o per l’archiviazione o ordina al p.m.

ulteriori indagini o ordina al p.m. di iscrivere le notizia se ritiene, sulla base del fascicolo investigativo,

che sia da attribuire ad una persona già individuata

decorsi 6 mesi dalla registrazione della notizia senza che sia stato possibile imprimerle alcuna

• direzione soggettiva, per chiedere autorizzazione a proseguire le indagini; il giudice o autorizza con

decreto, o ordina al p.m. di iscrivere come sopra, NON può ordinare archiviazione tout court

decorsi i termini investigativi, per chiedere una proroga

• NON può mai chiedere riapertura delle indagini

50. avviso di conclusione delle indagini preliminari

Quando il p.m. ritiene che non sussistano i presupposti per l’archiviazione deve notificare a indagato e suo

difensore (e a persona offesa secondo quanto abbiamo visto) avviso di conclusione delle indagini

preliminari (previsto da art. 415-bis) contenente: sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede,

delle norme di legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto, con l'avvertimento che la

documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la segreteria del pubblico ministero e

che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione ed estrarne copia.

SCOPO di consentire all’indagato di esercitare attività argomentative e integrative del materiale cognitivo

per convincere il p.m. a desistere dall’esercitare l’azione penale

UDIENZA PRELIMINARE

Nei procedimenti di competenza della corte d’assise e del tribunale collegiale e nei procedimenti di

competenza del tribunale monocratico per cui non sia prevista citazione diretta a giudizio, l’ atto di esercizio

dell’azione penale è la richiesta di rinvio a giudizio (art. 416), con cui il p.m. chiede che l’imputato sia

chiamato a rispondere in sede dibattimentale del reato descritto nel capo di imputazione. 60

La decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio viene adottata all’esito dell’udienza preliminare, celebrata

da un altro magistrato appartenente allo stesso ufficio del GIP.

FUNZIONI dell’udienza preliminare:

- impedire l’instaurazione di dibattimenti superflui

- permettere l’accesso ai riti alternativi

- permettere un’ulteriore esplicazione del diritto alla prova (secondo Lozzi)

L’udienza può concludersi con:

decreto che dispone il giudizio

• sentenza di non luogo a procedere

o svilupparsi con accesso a un rito alternativo, nel qual caso l’udienza preliminare si trasforma in giudizio.

51. fase di instaurazione dell’udienza e atti introduttivi

La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non preceduta da avviso di conclusione delle indagini e invito a

presentarsi per rendere interrogatorio qualora l’indagato ne abbia fatto richiesta.

Deposito del p.m. nella cancelleria del giudice con fascicolo delle indagini preliminari (contenente notizia di

reato, documentazione indagini, verbali atti davanti al giudice).

Contenuto (art. 417):

a) le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le

generalità della persona offesa dal reato qualora ne sia possibile l'identificazione;

b) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono

comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli di legge;

c) l'indicazione delle fonti di prova acquisite;

d) la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;

e) la data e la sottoscrizione

Secondo la dottrina, la genericità dell’imputazione dovrebbe determinare nullità della richiesta.

Secondo le Sez. unite così non è, ma in quel caso il GUP invita al p.m. a precisare l’addebito e, se questi non

lo fa, gli ritrasmette gli atti per un nuovo esercizio dell’azione penale.

Fissazione dell’udienza entro 5 gg da deposito della richiesta con decreto, precisando ora e luogo (camera

di consiglio) e nomina del difensore dell’imputato privo di difensore di fiducia.

Notifica a imputato e persona offesa di avviso contenente

decreto di fissazione udienza

• richiesta di rinvio a giudizio

• avvertimento all’imputato che, se non si presenterà, si applicheranno artt. 420-bis ss.

e comunicazione al p.m.

Il diritto all’udienza preliminare è diritto cui l’imputato può rinunciare con richiesta di giudizio immediato.

52. costituzione delle parti (art. 420) e assenza dell’imputato

L’udienza si svolge in camera di consiglio con la partecipazione:

- obbligatoria di p.m. e difensore dell’imputato

- facoltativa dell’imputato

L’imputato ha diritto di presenziare all’udienza, ma se non è presente bisogna verificare se la sua mancata

comparizione sia realmente frutto di una scelta difensiva o non dipenda da altre ragioni → a questo fine, il

giudice deve effettuare tre verifiche:

1) verificare se l’imputato ha avuto conoscenza legale dell’udienza, cioè se non ricorrano cause di nullità

dell’avviso o della sua notificazione → se ne dichiara la nullità, il giudice deve ordinare rinnovazione

dell’avviso o della notificazione 61

2) verificare se l’imputato, regolarmente avvisato, abbia avuto effettiva conoscenza dell’atto di chiamata

in giudizio o quanto meno dell’esistenza del procedimento penale a suo carico

3) verificare se l’imputato, regolarmente avvisato, sia impossibilitato a comparire per caso fortuito,

forza maggiore o altro legittimo impedimento

Assenza dell’imputato

Fino alla legge. 67/2014 l’ordinamento accettava che udienza preliminare e dibattimento si celebrassero

all’insaputa dell’imputato → al giudice era consentito procedere, previa emanazione di una ordinanza

dichiarativa di contumacia, accontentandosi della probabilità che l’imputato avesse avuto effettiva

conoscenza del procedimento.

Da nuova legge il giudice rinvia l’udienza e dispone che l’avviso sia notificato personalmente all’imputato

dalla polizia giudiziaria; se anche questo tentativo fallisce e se non sussistono i presupposti per un immediato

proscioglimento, emana ordinanza di sospensione del processo:

- quando NON vi sia ragionevole certezza che l’imputato abbia avuto effettiva conoscenza quanto meno

del procedimento, sulla base di indici

- quando non ritenga provato o probabile un legittimo impedimento

La sospensione perdura, e viene poi revocata, fin quando non sopravvenga certezza della conoscenza

effettiva del procedimento, anche qui sulla base di alcuni indici:

a) esito positivo delle ricerche dell’imputato, che il giudice ha obbligo di disporre alla scadenza di 1 anno

dall’ordinanza di sospensione

b) nomina di difensore di fiducia

c) in ogni altro caso in cui ve ne sia prova certa

Dispone invece con ordinanza di procedimento in assenza in presenza dei seguenti presupposti:

a) l’imputato ha dichiarato o eletto domicilio nel corso del procedimento

b) l’imputato è stato sottoposto a misura precautelare o cautelare

c) l’imputato ha nominato un difensore di fiducia

d) l’imputato ha rinunciato espressamente ad assistere all’udienza

e) l’imputato ha ricevuto personalmente la notificazione di avviso dell’udienza

f) la sua conoscenza del procedimento risulti comunque con certezza

g) risulti con certezza che si sia volontariamente sottratto alla conoscenza degli atti

L’imputato giudicato in assenza potrà chiedere la riapertura del processo dopo il passaggio in giudicato.

Nella vecchia disciplina poteva ottenere solo restituzione nel termine per proporre impugnazione; ora può

chiedere alla Cassazione rescissione del giudicato ottenendo una nuova celebrazione del processo, a

condizione che:

- risulti ex post la sua incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo (di cui deve

fornire la prova, mica semplice)

- fosse stato condannato

Assenza del difensore dell’imputato

Nel caso in cui non sussista legittimo impedimento, è nominato un difensore d’ufficio.

Nel caso in cui sussista un legittimo impedimento, A CONDIZIONE CHE:

- l’impedimento sia stato prontamente comunicato

- l’imputato non sia assistito da due difensori e l’impedimento riguardi solo uno

- il difensore impedito non abbia nominato un sostituto

- l’imputato non conceda di procedere in assenza del difensore

l’udienza è rinviata.

53. svolgimento dell’udienza e attività di integrazione del materiale probatorio 62

Effettuati gli accertamenti sulla costituzione delle parti e deliberato sull’ammissione dei documenti di cui

all’art. 421 comma 3

1) il giudice dichiara aperta la discussione (art. 421)

2) il p.m. espone sinteticamente i risultati delle indagini e gli elementi di prova che giustificano la richiesta

di rinvio a giudizio (o, più rato, l’emanazione della sentenza di non luogo a procedere);

3) i difensori prendono la parola uno per volta, finendo con l’imputato, per una sola replica

4) il giudice dichiara chiusa la discussione

5) il giudice procede alla deliberazione e dà immediata lettura del provvedimento; se si tratta di sentenza

di non luogo a procedere dovrebbe leggerne subito la motivazione, ma può depositarla entro 30 gg

Il provvedimento viene depositato e notificato alle parti assenti.

Di tutta l’udienza preliminare è redatto verbale.

Durante l’udienza preliminare è possibile che le parti sollevino alcune questioni:

- incompetenza per territorio e connessione, nullità degli atti delle indagini preliminari, dell’incidente

probatorio, della stessa udienza → fino alla conclusione dell’udienza o prima che sia pronunciato

provvedimento dell’art. 424

- ricusazione del giudice → fino alla conclusione degli accertamenti relativi alla costituzione

Il materiale probatorio su cui il giudice basa la decisione è, di norma:

fascicolo dell’art. 416

• prove documentali prodotte dalle parti a norma dell’art. 419

• documentazione delle attività investigative del difensore presentata dalle parti private

• documentazione delle eventuali indagini suppletive espletate da p.m. o difensore dopo richiesta di

• rinvio a giudizio a norma

Questo materiale può poi essere ampliato con 4 forme di integrazione probatoria, che modificano le modalità

di svolgimento dell’udienza:

dichiarazioni spontanee o interrogatorio dell’imputato che lo richieda; l’interrogatorio è condotto dal

• giudice o, se così dispone, con le modalità dell’esame incrociato; può essere reso prima che i difensori

prendano la parola o in occasione dell’assunzione delle prove

prove acquisite nelle forme dell’incidente probatorio

• materiale risultante da ulteriori indagini ordinate dal GUP, che ritenga incomplete quelle già svolte,

• entro un certo termine e fissando nuova udienza preliminare (il che esclude ogni possibile regressione

del procedimento); può ordinarle al p.m. (dandone comunicazione al procuratore generale per fargli

esercitare la facoltà di avocarle) e anche al difensore

prove di cui il giudice abbia disposto assunzione d’ufficio, esercitando il suo potere di integrazione

• probatoria, a condizioni molto restrittive → possono essere assunte le sole prove di cui appaia evidente

la decisività ai fini della sentenza n.l.p.; se non è possibile provvedervi immediatamente, il giudice fissa

nuova udienza e dispone citazione di chi voglia sentire, che sentirà personalmente

54. modifica dell’imputazione (art. 423)

Nel corso dell’udienza preliminare l’imputazione può subire modificazioni e integrazioni analoghe a quelle

consentite in sede dibattimentale dagli artt. 516-518 → 2/3 situazioni:

fatto diverso da quello descritto nell’imputazione (es. commesso in luogo diverso), fatto nuovo

• connesso ex art. 12, lett. b), emersione di circostanza aggravante → il p.m. modifica l’imputazione e

la contesta all’imputato presente oppure la comunica al difensore ai fini della contestazione (c.d.

contestazione suppletiva); se omette la modifica, applicando analogicamente art. 521, il GUP non potrà

decidere sul fatto originariamente contestato e dovrà disporre trasmissione degli atti al p.m. perché

63

eserciti ex novo l’azione penale per il fatto diverso (secondo le sez. unite, queste dopo aver vanamente

invitato il p.m. a modificarla)

fatto nuovo e ulteriore rispetto a quello descritto nell’imputazione (per il quale si debba procedere

• d’ufficio e che non sia legato da vincolo di cui sopra) → il p.m. può modificare l’imputazione SOLO

col consenso dell’imputato

La diversità del fatto e i fatti nuovi devono risultare nel corso dell’udienza (non è chiaro se da mutamenti del

quadro ricostruttivo o diversa lettura degli atti).

È evidente che il principio della necessaria correlazione tra imputazione e provvedimento terminativo di u.p.

NON si estende alla qualificazione giuridica.

55. sentenza di non luogo a procedere

Art. 425 indica cause di proscioglimento in udienza preliminare:

a) se sussiste una causa che estingue il reato

b) se sussiste una causa per cui l’azione penale non doveva essere iniziata o proseguita

c) se il fatto non è previsto dalla legge come reato

d) se risulta che il fatto non sussiste

e) se risulta che l’imputato non ha commesso il fatto

f) se risulta che il fatto non costituisce reato

g) se risulta che l’imputato non è punibile

cfr. art. 530 che indica cause di proscioglimento in dibattimento, dove c’è ipotesi in più:

h) se risulta che la persona non è imputabile → può esser fatto rientrare nel “non punibile”, col limite che

risulta dal comma 4 che non può pronunciare sentenza di non luogo a procedere se ritiene che vi sia

spazio per applicargli una misura di sicurezza

Nel pronunciarla, il giudice può tener conto delle circostanze attenuanti e effettuare bilanciamento.

È stata poi aggiunta invece un’ulteriore ragione da legge del 1999:

i) quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque inidonei a sostenere

l’accusa in giudizio → mentre prima l’unica regola di giudizio era la prova positiva della sussistenza

delle cause di cu sopra, così se n’è aggiunta un’altra → di fatto però le due regole sono sovrapponibili.

Allora questa regola è interpretata come riguardante NON tutti i casi di insufficienza probatoria, ma

tenendo conto della possibile metamorfosi dibattimentale del quadro probatorio

Art. 426 contiene contenuti necessari, previsti a pena di nullità.

Art. 427 contiene contenuti eventuali (es. pronuncia su spese).

Tale sentenza è dal 2006 impugnabile solo con ricorso per cassazione, cui sono legittimati:

- procuratore della repubblica e procuratore generale

- imputato, salvo che sia stato dichiarato non luogo a procedere perché il fatto non sussiste o perché

l’imputato non l’ha commesso

- persona offesa, ma solo nei casi di nullità della notificazione di avviso di fissazione udienza; se invece

si è costituita parte civile per tutti i motivi

La sentenza non più impugnabile è dotata di efficacia preclusiva allo stato degli atti, quindi acquista

efficacia di giudicato ma non, come le altre sentenze, il carattere di “irrevocabilità” → è suscettibile di

revoca, ma in assenza di revoca il p.m. non potrebbe validamente esercitare l’azione penale contro lo stesso

soggetto per il medesimo fatto.

Revoca

Presupposti per la revoca (art. 434): scoperta di nuove fonti di prova.

Procedura: richiesta del p.m. al medesimo giudice che ha emesso la sentenza, con o senza contestuale

richiesta di riapertura delle indagini, a seconda che le nuove prove siano o meno già state acquisite,

(intendendosi nel corso di indagini estranee, o provenienti da altri procedimenti perché il p.m. non può

compiere indagini ulteriori senza riapertura). 64

Decisione: ordinanza del giudice che fissa udienza preliminare o ordina riapertura delle indagini.

Possibili conclusioni delle indagini: rinvio a giudizio o archiviazione → il provvedimento archiviativo

sarebbe una situazione peggiore di quella risultante dalla sentenza di non luogo a procedere, perciò vi si pone

rimedio accordandogli stavolta efficacia preclusiva.

56. decreto che dispone il giudizio

In assenza dei presupposti per l’emanazione della sentenza di non luogo a procedere il GUP emana il decreto

che dispone il giudizio, coi contenuti dell’art. 429:

a) le generalità dell'imputato e le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo nonché le generalità

delle altre parti private, con l'indicazione dei difensori;

b) l'indicazione della persona offesa dal reato qualora risulti identificata;

c) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono

comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli di legge;

d) l'indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui esse si riferiscono;

e) il dispositivo, con l'indicazione del giudice competente per il giudizio;

f) l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione, con l'avvertimento all'imputato che non

comparendo sarà giudicato in contumacia;

g) la data e la sottoscrizione del giudice e dell'ausiliario che l'assiste.

Il decreto è nullo se l’imputato non è identificato in modo certo o se sono insufficienti le indicazioni c e f; la

sua nullità deve essere eccepita subito dopo il compimento degli accertamenti sulla costituzione delle parti.

Tra data del decreto e data fissata per il giudizio: termine di almeno 20 gg o 60 gg per art. 589 comma 2.

Il decreto è letto in udienza e notificato alle parti non presenti almeno 20 gg prima della data del giudizio.

formazione dei fascicoli

all’emanazione del suddetto decreto segue la formazione del fascicolo per il dibattimento, che si svolge

nel contraddittorio tra le parti, cui il giudice provvede immediatamente o, se una parte ne fa richiesta, in una

udienza successiva. L’adempimento consiste in distribuzione degli atti del procedimento in due fascicoli:

fascicolo per il dibattimento, che verrà tramesso alla cancelleria del giudice del dibattimento

• fascicolo del p.m., che rimarrà conservato nella segreteria del suo ufficio, a disposizione dei difensori

La ratio del c.d. sistema del doppio fascicolo è impedire che il giudice del dibattimento possa essere

influenzato nella decisione dal contenuto degli atti di indagine preliminare, che non hanno valore di prova e

servono all’unico scopo di permettere il rinvio a giudizio.

Nel fascicolo per il dibattimento confluiscono gli atti di cui all’art. 431:

a) gli atti relativi alla procedibilità dell'azione penale e all'esercizio dell'azione civile;

b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria;

c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico ministero e dal difensore;

d) i documenti acquisiti all'estero mediante rogatoria internazionale e i verbali degli atti non ripetibili

assunti con le stesse modalità;

e) i verbali degli atti assunti nell'incidente probatorio;

f) i verbali degli atti, diversi da quelli previsti dalla lettera d), assunti all'estero a seguito di rogatoria

internazionale ai quali i difensori sono stati posti in grado di assistere e di esercitare le facoltà loro

consentite dalla legge italiana;

g) il certificato generale del casellario giudiziario e gli altri documenti indicati nell'articolo 236;

h) il corpo del reato e le cose pertinenti al reato, qualora non debbano essere custoditi altrove.

e gli altri atti per cui le parti hanno concordato l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento.

Nel fascicolo del p.m. finiscono tutti gli altri atti. 65

57. indagini integrative

L’emissione del decreto che dispone il giudizio non impedisce a p.m. e difensori lo svolgimento di ulteriori

indagini, dette indagini integrative, con dei limiti:

- NON possono esser svolte le attività investigative che richiederebbero presenza di imputato o difensore

- NON possono essere sentite persone che non siano state indicate nelle liste presentate a norma del 468

- in particolare, art. 430-bis vieta di sentire persone la cu audizione sia stata disposta d’ufficio dal

giudice dibattimentale a norma del 507 o indicate nella richiesta di incidente probatorio

Le informazioni assunte in violazione di questi divieti sono inutilizzabili.

La documentazione relativa è depositata nella segreteria del p.m. e confluisce nel fascicolo del p.m. quando

le parti se ne siano servite per formulare richieste al giudice.

DIBATTIMENTO

Il giudizio consta di tre fasi:

1) fase degli atti preliminari al dibattimento

2) dibattimento

3) fase postdibattimentale

1. fase degli atti preliminari al dibattimento

La fase predibattimentale ha funzione preparatoria del dibattimento, ma ha importanza minore rispetto al

codice abrogato e rispetto ai procedimenti con citazione diretta davanti al tribunale mono.

1) Preparazione delle prove:

deposito delle liste testimoniali entro 7 gg prima del dibattimento, contenenti nomi dei testimoni,

• periti e consulenti tecnici da esaminare e circostanze della loro deposizione, a pena di inammissibilità

del loro esame (art. 468); a seguito del deposito il presidente esclude le testimonianze vietate dalla

legge o manifestamente superflue o irrilevanti e autorizza la citazione di questi; ciascuna parte può

chiedere la citazione a prova contraria che depongano sulle medesime circostanze, che non fossero già

presenti nella loro lista

richiesta di acquisire verbali di prove di altri procedimenti penali; se riguardano dichiarazioni,

• l’acquisizione è autorizzata dal presidente solo dopo citazione o presentazione dei dichiaranti

NON si assumono prove in questa fase, se non nei casi in cui è consentito incidente probatorio

2) Eventuale pronuncia di sentenza pre-dibattimentale (art. 469): Salvo quanto previsto da art. 129 co. 2:

- se l'azione penale non doveva essere iniziata o proseguita (mancanza di condizione di procedibilità)

- se il reato è estinto e se per accertarlo non è necessario procedere al dibattimento (sussistenza di causa

inequivocabile di estinzione del reato)

il giudice, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero e l'imputato e se questi non si oppongono,

pronuncia sentenza di non doversi procedere inappellabile enunciandone la causa nel dispositivo.

Art. 469 è in rapporto di specialità rispetto a art. 129, in quanto limita la dichiarabilità delle cause di non

punibilità a quelle soltanto “procedimentali”, mentre è impossibile in fase pre-dibattimentale prosciogliere

nel merito. Quell’inciso iniziale sta a significare che anche se vi fosse una causa di estinzione del reato ma

una prova evidente che il fatto non sussiste o non è stato commesso ecc. si dovrebbe andare a dibattimento.

3) Accertamento relativo alla costituzione delle parti e eventuale designazione di un difensore

4) Trattazione delle questioni preliminari che ex art. 491 sono precluse se non proposte subito dopo che è

stato compiuto accertamento della costituzione delle parti:

- incompetenza per territorio o connessione

- inosservanza di composizione numerica

- nullità relative, indicate nell’art. 181 66

- costituzione di parte civile

- citazione o intervento di responsabile civile, civilmente obbligato per la pena pecuniaria ecc.

- contenuto del fascicolo per dibattimento

- riunione o separazione dei giudizi

5) Dichiarazione di apertura del dibattimento.

3. principi del dibattimento

Principio della pubblicità

Art. 471 è rubricato pubblicità dell’udienza → è principio che informa l’intero giudizio, non solo il

dibattimento, in quanto riferito all’udienza in generale infatti

L’udienza è pubblica a pena di nullità, ma ci sono casi in cui è possibile limitare l’accesso all’aula per motivi

di ordine pubblico (art. 471) o addirittura è doveroso procedere a porte chiuse (artt. 472-473) come per

pubblica igiene, buon costume, manifestazioni che turbano lo svolgimento, sicurezza di testimoni o imputati.

Sono consentite anche riprese audio-visive, quando le parti vi consentano o quando il giudice ritenga che

sussista un interesse sociale particolarmente rilevante.

Principio della concentrazione/continuità

Art. 477: Quando non è assolutamente possibile esaurire il dibattimento in una sola udienza, il presidente

dispone che esso venga proseguito nel giorno seguente non festivo.

Il giudice può disporre sospensione del dibattimento soltanto per ragioni di assoluta necessità e per un

termine massimo che, computate tutte le dilazioni, non oltrepassi i dieci giorni, esclusi i festivi.

Art. 509 specifica le esigenze istruttorie per cui è possibile la sospensione:

- eccezioni proposte sull’ammissibilità di prove

- intervento del presidente nell’esame di testimoni delle parti private

- ammissione di nuove prove disposte d’ufficio

Sempre a salvaguardare la concentrazione, va disposta in incidente probatorio la perizia che potrebbe causare

sospensione del dibattimento di più di 60gg.

È stata però introdotta una nuova singolare ipotesi di sospensione facoltativa → al fine di conseguire la

rapida definizione dei processi relativi ai delitti del 407, che meritano trattazione prioritaria, è possibile per

il presidente disporre sospensione per quelli diversi.

Principio di immediatezza / immutabilità del giudice

È enunciato direttamente da art. 525: alla deliberazione concorrono, a pena di nullità assoluta, gli stessi

giudici che hanno partecipato al dibattimento e che quindi hanno assistito alla formazione della prova.

Tale finalità risulta però frustrata dagli incidenti probatori.

Principio dispositivo

Art. 190 comma 1: le prove sono ammesse a richiesta di parte (regola); la legge stabilisce i casi in cui le

prove sono ammesse d’ufficio (eccezione) [l’articolo è rubricato “diritto alla prova” ma ha duplice contenuto,

il principio dispositivo come esclusiva nell’iniziativa di far entrare una prova, il diritto alla prova come

diritto all’ammissione della prova pressoché sempre].

Ci si chiede se sia ravvisabile anche nella procedura penale iudex iudicare debet secundum alligata (a

partibus) et probata (a partibus). Sì, perché il giudice deve essere super partes; alligata è pressoché

inderogabile, perché il giudice non può formulare autonomamente ipotesi ricostruttive dei fatti (vd.

correlazione accusa-sentenza); probata è invece derogabile.

Deroghe al principio dispositivo

Regola“ne eat iudex ultra petita partium” → secondo questa parte del principio dispositivo, il giudice dovrà

giudicare solo ciò che le parti gli chiedono, quindi attenersi al thema probandum da loro enunciato.

Deroga 1 (ex art. 506): …può indicare alle parti temi di prova nuovi o più ampi… 67

Limiti alla deroga 1: in base ai risultati delle prove assunte a dibattimento a iniziativa delle parti o a seguito

delle letture disposte a norma degli articoli 511, 512 e 513… utili per la completezza dell'esame

Deroga 2: …può rivolgere domande a testimoni, periti, consulenti…

Limiti alla deroga 1: …solo dopo l’esame e il conteoesame.

Regola “iudex iudicare debet secundum probata partium” → art. 190.

Deroga (ex art. 507): …può disporre anche di ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova.

Limiti alla deroga: Terminata l'acquisizione delle prove, il giudice, se risulta assolutamente necessario… →

nuove prove la cui assoluta necessità emerga dalla istruzione dibattimentale.

In realtà il potere del giudice di cui al 507 è interpretato come potere suppletivo, come se l’assoluta

necessità potesse prescindere dall’istruzione, ma potesse riguardare una generale carenza nell’attività di una

delle parti → come sostenuto da:

- la decadenza delle parti dal diritto alla prova non impedisce l’iniziativa del giudice, perché ad essere

inammissibile è la richiesta e non la prova in sé

- è consentito al giudice d’appello rinnovare l’istruzione dibattimentale, assumendo d’ufficio nuove

prove, quindi perché non dovrebbe essere concesso al giudice di primo grado

- secondo la corte cost. il potere del giudice è legittimato dal fatto che il processo penale ha come fine

ultimo la ricerca della verità

questa è l’interpretazione maggioritaria, che però certamente scalfisce il principio dispositivo.

Principio dell’oralità e del contraddittorio nella formazione della prova

Devono essere letti insieme → l’oralità è inutile se manca il contraddittorio (vd. lettura).

Deroghe

1) contestazioni nell’esame testimoniale e delle parti (artt. 500 e 503): la contestazione è il meccanismo

con cui le parti, quando un testimone o un altro dei dichiaranti renda in dibattimento dichiarazioni

diverse da quelle rese in indagini o udienza preliminare e contenute nel fascicolo del p.m. possono,

leggendo loro le precedenti dichiarazioni, chiedere conto al teste della discrasia (ovviamente SOLO sule

parti su cui ha già deposto e NON PIU’ se rifiuti o ometta di rispondere, A MENO CHE presti consenso

al loro utilizzo):

se questi adegua la dichiarazione dibattimentale a quella precedente, questa diventa a tutti gli effetti

o dichiarazione resa nel contraddittorio e può essere valutata come prova

se questi mantiene la dichiarazione difforme, il giudice NON utilizzare la dichiarazione precedente

o come prova del fatto, ma può essere valutata solo ai fini della credibilità del teste, A MENO CHE →

tre eccezioni in parte riconducibili a eccezioni al contraddittorio del 111 Cost, comma 5:

vi sono elementi concreti per ritenere che il testimone è stato sottoposto a violenza, minaccia,

 offerta o promessa di denaro o di altra utilità, affinché non deponga ovvero deponga il falso

(cfr. provata condotta illecita)

su accordo delle parti (cfr. per consenso dell’imputato)

 le dichiarazioni sono state rese in udienza preliminare a norma del 422

 SOLO per l’esame delle parti private: se le dichiarazioni assunte da p.m. o polizia sono state

 rese nel contesto di un atto cui il difensore aveva diritto di assistere

e anche in questo caso possono essere valutate come prove

2) lettura di atti provenienti da indagini o udienza preliminare, consentita per:

atti contenuti nel fascicolo per il dibattimento (art. 511) (oppure in luogo della lettura il giudice

o può limitarsi a indicare quali atti siano utilizzabili per la decisione)

verbali degli atti assunti in incidente probatorio (art. 514) → deroga solo parziale perché oralità

o e contraddittorio hanno trovato espressione in un altro momento 68


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Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camsca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Caprioli Francesco.

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