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Diritto processuale penale - elementi principali Appunti scolastici Premium

Appunti per l'esame di Diritto processuale penale del professor Giostra sui seguenti argomenti: le indagini preliminari, gli elementi di prova, il Giudice, l'incompatibilità del giudice penale, l'astensione e ricusazione del giudice, la competenza.

Esame di Diritto Processuale Penale docente Prof. G. Giostra

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ESTRATTO DOCUMENTO

DIFETTO DI GIURISDIZIONE sussiste quando venga attribuito ad un giudice speciale un

1. reato di competenza del giudice ordinario o viceversa. Ai sensi dell’art. 20 c.p.p. il difetto di

giurisdizione deve essere rilevato anche d’ufficio in ogne stato e grado del procedimento.

DIFETTO DI COMPETENZA PER MATERIA anche in questo caso l’incompetenza può

2. essere eccepita o dichiarata anche d’ufficio in ogni stato e grado del processo ma con due

eccezioni, quando è competente un giudice di grado superiore quando l’incompetenza deriva

da connessione in entrambi i casi l’incompetenza deve essere dichiarata o eccepita durante

l’udienza preliminare o se questa manca subito dopo compiuti per la prima volta gli

accertamenti relativi alla costituzione delle parti.

DIFETTO DI COMPETENZA TERRITORIALE meno rigorosa delle prime DEVE

3. SEMPRE essere eccepita durante l’udienza preliminare o se questa manca subito dopo

compiuti per la prima volta gli accertamenti relativi alla costituzione delle parti.

IL PUBBLICO MINISTERO

La magistratura requirente è organizzata in modo gerarchico ed è costituita da :

1. PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE E LA CORTE D’ASSISE

2. PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE D’APPELLO

3. PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale, obbligo sancito dall’art. 50

c.p.p. e dall’art. 112 COST., nonostante gli uffici della procura siano organizzati in modo

gerarchico il magistrato svolge le proprie funzioni con piena autonomia e può essere sostituito

solo nei casi espressamente stabiliti dalla legge.

L’ESERCIZIO DELL’AZIONE PENALE E LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE.

Il P.M. a conclusione delle indagini può richiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale

formulando l’imputazione ex art. 405 c.p.p. il processo penale inizia appunto con la

formulazione dell’imputazione. Il P.M. NON Può decidere autonomamente sulla richiesta di

archiviazione che deve essere accolta dal GIP che se non l’accoglie fissa la data dell’udienza in

camere di consiglio, e se ritiene necessarie ulteriori indagini le indica al PM potendo arrivare

anche a intimare al PM di procedere alla formulazione dell’imputazione. Questo deroga al

principio di terzietà e di imparzialità del giudice. Il pubblico ministero è comunque una parte

pubblica e con questo si giustifica il fatto che ha il dovere di compiere anche accertamenti sui

fatti a favore dell’imputato, chiederne l’assoluzione o impugnare la sentenza nel suo interesse. 3

NOTIZIA DI REATO

QUERELA D’UFFICIO ISTANZA

P.M.

ARCHIVIAZIONE RICHIESTA DI RINVIO A

GIUDIZIO

G.I.P.

ACCOGLIE NON ACCOGLIE G.U.P. (art. 416 c.p.p.)

Fissa la data per

L’udienza

Inica al PM

Le ulteriori

Indagini Impone al PM

Di formulare l’imputazione

Entro 10 gg.

LE PARTI PRIVATE.

L’IMPUTATO

La qualità di imputato si acquista quando il PM esercita l’azione penale (formula l’imputazione)

momento che segna il passaggio dal procedimento al processo penale. L’imputato ha ovviamente il

diritto di difendersi, un fondamentale diritto dell’imputato è quello in base al quale NESSUNO

PUO’ ESSERE OBBLIGATO A RENDERE DICHIARAZIONI AUTOINCRIMINANTI,

l’imputato deve essere avvertito prima dell’inizio dell’interrogatorio che quanto dirà potrà essere

usato contro di lui e che ha la facoltà di non rispondere, se non viene avvertito le dichiarazioni rese

sono inutilizzabili. Il diritto alla difesa viene inoltre garantito dalla nomina di un difensore d’ufficio

nel caso in cui l’imputato non ne nomini uno di fiducia.

LA PARTE CIVILE

Parte privata solo eventuale è colui che esercita nel processo penale l’azione civile per il

risarcimento del danno. Possono costituirsi parte civile sia persone fisiche sia associazioni o

comitati ma il danno risarcibile deve essere conseguenza immediata e diretta del fatto di reato.

LA PERSONA OFFESA

Non sempre coincide con la persona danneggiata dal reato. Alla persona offesa competono

numerosi diritti quali l’indicazione di elementi di prova, può opporsi alla richiesta di archiviazione,

richiedere un incidente probatorio ed assistervi, ricevere copia dell’informazione di garanzia, la

possibilità di opporsi al emissione del decreto penale di condanna. 4

IL RESPONSABILE CIVILE E LA PERSONA CIVILMENTE OBBLIGATA PER LA

PENA PECUNIARIA.

Parti solo eventuali del processo penale sono indicate dalle leggi civili (responsabilità oggettiva) per

il pagamento del risarcimento del danno o per quanto riguarda la multa o l’ammenda sono

responsabili (art. 196 c.p.p.) i soggetti che erano tenuti alla sorveglianza del colpevole.

I RAPPORTI TRA GIUDIZIO PENALE E GIUDIZIO CIVILE

Le pregiudiziali sono questioni dalla cui risoluzione dipende la definizione del procedimento, la

regola generale è quella secondo cui quando esiste una questione pregiudiziale civile o

amministrativa il giudice penale deve risolverla senza sospendere il procedimento, a questa regola

ci sono delle eccezioni prima tra tutte quella indicata dall’art. 3 c.p.p. secondo cui il giudice PUO’

sospendere il processo quando la decisione dipende dalla soluzione di una controversia sullo stato di

famiglia o di cittadinanza che deve essere SERIA, E L’AZIONE CIVILE DEVE ESSERE IN

CORSO, in questo caso ed a queste condizioni il giudice può sospendere il processo fino al

passaggio in giudicato della sentenza, altra eccezione è determinata dall’art. 479 c.p.p. che rende

possibile la sospensione se la controversia civile è di particolare complessità.

Per quanto riguarda l’efficacia della sentenza penale irrevocabile nel giudizio civile l’art. 651

dispone che questa abbia efficacia di giudicato per quanto riguarda la sussistenza del fatto e la sua

rilevanza penale e che l’imputato lo ha commesso, questo per il risarcimento del danno.

I PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE

L’ART 125 C.P.P. dispone la forma che il provvedimento del giudice deve avere e distingue tra tre

tipi di atto: la sentenza, l’ordinanza e il decreto e la legge stabilisce volta per volta la forma che

deve essere adottata

LA SENTENZA Chiudono una fase processuale e possono essere di merito o meramente

1. processuali a seconda che decidano sull’imputazione o si limitino a decidere su una singola

questione processuale senza pronunziarsi sulla pretesa punitiva. DEVE ESSERE SEMPRE

MOTIVATA.

LA ORDINANZA è l’atto con cui il giudice risolve una fase interlocutoria del processo anche

2. questa deve essere motivata.

IL DECRETO atto di impulso alla prosecuzione del processo (ad es. il decreto che dispone il

3. giudizio emesso dal GUP) non deve essere motivato se non nei casi espressamente previsti.

IL PROCEDIMENTO IN CAMERA DI CONSIGLIO

Sempre con riferimento ai provvedimenti del

ART. 127 c.p.p. quando si deve procedere in giudice l’art. 127 disciplina il procedimento in

camera di consiglio il giudice fissa la data camera di consiglio stabilendo che quando questo

dell’udienza e ne fa dare avviso alle parti 3) il PM sia previsto il giudice fissa la data dell’udienza, fa

e gli altri destinatari dell’avviso sono sentiti se notificare la stessa alle parti che possono fino a 5

compaiono 4)l’udinza è rinviata se sussiste un

legittimo impedimento dell’imputato 5)le disp. 1-3- giorni prima presentare memorie e qualora

4 sono previste a pena di nullità. compaiano le parti possono essere sentite,

l’udienza si svolge senza la presenza del pubblico e

il giudice dispone con ordinanza . 5

OBBLIGO DELLA IMMEDIATA DECLARATORIA DI DETERMINATE CAUSE DI NON

PUNIBILITÁ

L’ART.129 stabilisce al 1° comma che determinati provvedimenti del giudice debbano essere presi

immediatamente disponendo che IN OGNI STATO E GRADO DEL PROCESSO il giudice il quale

riconosce che IL FATTO NON SUSSISTE, CHE L’IMPUTATO NON LO HA COMMESSO, O

CHE IL FATTO NON COSTITUISCE REATO, CHE IL REATO Ė ESTINTO O CHE MANCA

UNA CONDIZIONE DI PROCEDIBILITÁ LO DICHIARA D’UFFICIO CON SENTENZA.

Il 2° comma invece applica il principio del favor innocentiae e dispone che, nel caso in cui ricorra

una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulti evidente che il fatto non sussiste o che

l’imputato non lo ha commesso etc., il giudice pronunci sentenza di assoluzione con le formule

prescritte, con la formula cioè più favorevole (ad es. non che il reato è estinto, ma che il fatto non

sussiste).

I TERMINI

I termini si suddividono in tre categorie: perentori, ordinatori e dilatori.

TERMINE PERENTORIO – termine ENTRO il cui un atto deve essere compiuto a pena di

1. decadenza, l’inutile decorso del termine comporta la perdita della facoltà di compiere l’atto

stesso. I TERMINI SI CONSIDERANO A PENA DI DECADENZA SOLTANTO NEI CASI

STABILITI DALLA LEGGE.

TERMINE ORDINATORIO – anche in questo caso il termine indica il limite entro il quale

2. l’atto deve essere compiuto ma il decorso del termine NON COMPORTA LA DECADENZA

DALLA FACOLTÁ di compierlo ma può comportare l’applicazione di sanzioni disciplinari.

IL TERMINE DILATORIO – sono quelli per cui un atto non può essere compiuto PRIMA

3. del decorso del termine stesso.

Il termine può essere restituito a norma dell’art. 175 c.p.p. quando le parti se provano di non aver

potuto osservarlo per caso fortuito o forza maggiore.

LE FORME DI INVALIDITÁ DELL’ATTO PROCESSUALE PENALE

Le forme di invalidità dell’atto processuale sono : l’inesistenza in senso giuridico, le nullità

assolute, le nullità relative, le nullità di ordine generale, l’inammissibilità e l’inutilizzabilità.

INESISTENZA IN SENSO GIURIDICO non è prevista dal legislatore ma costituisce una

a) elaborazione della dottrina, elaborazione resa necessaria dalla tassatività delle nullità, tale

principio lascerebbe insoluto il problema di abnormi, gravi violazioni che, proprio in

conseguenza della loro abnormità non sono previste dal legislatore, in questi casi si deve fare

ricorso all’inesistenza che oltretutto non è mai suscettibile di sanatoria.

LE NULLITÁ sono tassativamente previste dal legislatore e si dividono in assolute, relative e

b) di tertium genus

Nullità ASSOLUTE sono disciplinate agli articoli 177 – 178 – 179 (capacità del

I) giudice, iniziativa del Pm, presenza dell’imputato e del difensore, o in altri casi stabiliti

dalla legge e da questa definite insanabili) SONO INSANABILI E SONO

RILEVABILI D’UFFICIO IN OGNI STATO E GRADO DEL PROCEDIMENTO

Nullità ORDINE GENERAE (ART. 180) sono quelle per le quali il legislatore prevede

II) LA RILEVABILITÁ D’UFFICIO MA ANCHE LA SANABILITÁ e non possono

essere eccepite dopo la sentenza di 1° grado.

Nullità RELATIVE (art.181) sono RILEVABILI SOLO DALLE PARTI e SONO

III) SANABILI non possono essere eccepite dalla parte di chi vi ha dato o ha concorso a

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darvi corso e non possono altresì essere eccepite da chi non ha interesse all’osservanza

della disposizione violata.

LE SANATORIE DELLE NULLITÁ si realizza una sanatoria dell’atto nullo

IV) allorquando si combina con un altro atto giuridico sostitutivo del requisito mancante.

Anche per le nullità assolute c’è una sanatoria che è data dal giudicato penale mentre

per le nullità relative o di ordine generale sono previste dall’art. 183 l’acquiescenza

“la parte ha rinunciato ad eccepire o ha accettato gli effetti dell’atto” oppure “se la

parte si è avvalsa della facoltà al cui esercizio l’atto omesso o nullo è preordinato”

INUTILIZZABILITÁ concerne unicamente le prove (art.191 c.p.p. le prove acquisite in

c) violazione dei divieti stabiliti dalla legge sono inutilizzabili) l’inutilizzabilità è rilevabile anche

d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento.

INAMMISSIBILITÁ Può derivare dal compimento di un atto dopo la decorrenza del termine

d) perentorio oppure dalla mancanza di un requisito di forma dell’atto stesso

L’INVALIDITÁ DERIVATA ART. 185 la nullità di un atto rende invalidi quelli consecutivi

e) che derivano da quello dichiarato nullo, la dichiarazione di nullità comporta la regressione del

procedimento allo stato o grado in cui è stato compiuto l’atto nullo (non si applica alle nullità

concernenti le prove). 7

Le prove, i mezzi di ricerca delle prove,

le misure cautelari

Il processo penale tende a provare il fatto ipotizzato e le prove sono appunto gli strumenti impiegati

per verificare l’esistenza di tale fatto. Il codice del 1988 ha introdotto una distinzione molto

importante e significativa tra i mezzi di prova e i mezzi di ricerca della prova; l’esame dei testimoni

e delle parti, i confronti, le ricognizione gli esperimenti giudiziali, la perizia e i documenti sono

mezzi di prova che si caratterizzano per l’attitudine ad offrire al giudice risultanze probatorie

direttamente utilizzabili in sede di decisione. I mezzi di ricerca della prova (ispezione,

perquisizione, sequestro, intercettazione) non sono di per sé fonte di convincimento, ma rendono

possibile acquisire cose o dichiarazioni dotate di attitudine probatoria. Fatta eccezione per le prove

non ripetibili in sede dibattimentale nel sistema processuale del codice del 1988 la prova è

UNICAMENTE QUELLA ASSUNTA NEL CONTRADDITTORIO TRA LE PARTI, nel corso

dell’ISTRUZIONE DIBATTIMENTALE o nell’INCIDENTE PROBATORIO. Nelle indagini

preliminari non si assumono prove ma solamente ELEMENTI DI PROVA che diverranno prove

solamente se assunti nel corso dell’istruzione dibattimentale.

L’art. 189 del c.p.p. disciplina l’assunzione della prova che può avvenire quando questa sia idonea

all’accertamento dei fatti e che non pregiudichi la libertà morale della persona.

In tema di valutazione della prova il principio fondamentale è quello del LIBERO

CONVINCIMENTO, in virtù del quale non è prevista una valutazione vincolata di determinate

prove pur dovendo motivare la valutazione – art. 192 il giudice valuta la prova dando conto nella

motivazione dei risultati acquisiti e dei criteri adottati”.

Esistono alcune eccezioni al principio del libero convincimento del giudice due di queste,

richiamate dallo stesso art. 192 c.p.p. sono la PROVA INDIZIARIA e la chiamata in CORREITÁ.

Prova indiziaria – ha per oggetto un fatto diverso mediante il quale usando regole logiche o di

esperienza si può risalire al fatto di reato per essere ammessa gli indizi devono essere GRAVI –

PRECISI E CONCORDANTI

Chiamata in correità – la chiamata in correità deve essere valutata unitamente agli altri elementi di

prova che ne confermano l’attendibilità, il giudice deve valutare prima l’attendibilità delle

dichiarazioni e, se queste sono attendibili, dovrà verificare se esistano ulteriori elementi di prova per

verificare la partecipazione dell’imputato al fatto di reato.

IL PRINCIPIO DISPOSITIVO (= la prova non è in mano al giudice e c’è parità tra accusa e

difesa in ordine all’assunzione delle stesse)

Art. 190 c.p.p. “LE PROVE SONO AMMESSE A RICHIESTA DI PARTE. IL GIUDICE

PROVVEDE SENZA RITARDO CON ORDINANZA ESCLUDENDO LE PROVE VIETATE DALLA

LEGGE E QUELLE CHE SONO MANIFESTAMENTE SUPERFLUE O IRRILEVANTI”.

Il giudice ha poteri estremamente limitati in ordine all’assunzione della prova potendo escludere

solo le prove MANIFESTANENTE superflue o irrilevanti o ovviamente quelle vietate dalla legge.

Il principio dispositivo comporta che le parti le quali intendano chiedere l’esame di testimoni, periti,

consulenti tecnici o altri soggetti indicati dall’art. 210 debbano a pena di inammissibilità depositare

sette giorni prima la lista con l’indicazione delle circostanze su cui deve vertere l’esame e che nelle

richieste di prova effettuate ai sensi dell’art. 493 dopo l’apertura del dibattimento, non è più

consentito fare riferimento a prove non indicate nella lista predetta a meno che la parte non dimostri

di essersi trovata nella impossibilità di indicarle tempestivamente. 8

I MEZZI DI PROVA

La testimonianza

1. la testimonianza è la prova più frequente ma anche la più pericolosa, ha per oggetto tutti i fatti

oggetto di prova ex art. 187 c.p.p. purchè non si tratti di fatti concernenti la personalità

dell’imputato o della persona offesa. La capacità di testimoniare spetta (art. 196) ad ogni

persona, ne segue che tale capacità prescinde dalle qualità psico-fisiche del soggetto chiamato a

testimoniare, a tal fine l’art. 196 2° comma consente al giudice di ordinare anche d’ufficio gli

accertamenti opportuni e consentiti dalla legge.

La testimonianza può essere diretta, se il fatto è stato direttamente percepito, mentre indiretta se

il fatto è oggetto di narrazione altrui percepita dal teste, la testimonianza indiretta non è

consentita su fatti appresi da persone vincolate dal segreto professionale o dal segreto d’ufficio e

non può essere utilizzata se il teste si rifiuta o non è in grado di indicare la persona o la fonte da

cui appreso la notizia dei fatti oggetto dell’esame. L’obbligo di testimoniare stabilito dall’art.

198 subisce numerose deroghe, non è consentita la deposizione su fatti da cui potrebbe

emergere una responsabilità penale del testimone, le dichiarazioni rese non possono formare

oggetto di testimonianza, l’art. 197 prevede alcune situazioni soggettive di incompatibilità a

testimoniare (resp.civile, giudice, Pm), i pubblici ufficiali. Il testimone HA L’OBBLIGO DI

PRESENTARSI al giudice e di rispondere secondo VERITÁ alle domande che gli vengono

poste.

L’esame delle parti

2. l’art.208 c.p.p. stabilisce che nel dibattimento, l’imputato, La parte civile che non debba essere

esaminata come testimone, il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena

pecuniaria sono esaminati se ne fatto richiesta o vi consentono. Pertanto di

INTERROGATORIO si può parlare soltanto nelle indagini preliminari e nel corso della udienza

preliminare ove l’interrogatorio avviene su richiesta dell’imputato.

Il confronto

3. Il confronto è un mezzo di prova consentito ex art. 211 c.p.p. esclusivamente fra persone già

esaminate o interrogate allorquando vi sia disaccordo fra le stesse su fatti o circostanze

importanti

Le ricognizioni

4. si tratta di un mezzo di prova mediante il quale un soggetto viene chiamato ad identificare una

persona ,cosa, voce suono, o qualunque altro oggetto di percezione sensoriale.

L’esperimento giudiziale

5. è un mezzo di prova destinato ad accertare se un fatto sia o possa essere avvenuto in un

determinato modo

La perizia

6. è ammessa ai sensi dell’art.220 quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni

che richiedono una particolare competenza tecnica o scientifica, in deroga al principio

dispositivo l’art. 224 stabilisce che il giudice può disporre l’acquisizione della perizia anche

d’ufficio con ordinanza motivata, le parti hanno però la facoltà di nominare consulenti tecnici.

La prova documentale

7. La prova documentale è SOLTANTO quella che si forma al di fuori del procedimento penale

(art. 234 c.p.p.) i verbali di dichiarazioni rese dall’imputato possono essere utilizzati soltanto se

il suo difensore ha partecipato all’assunzione della prova nel procedimento in cui il verbale è

stato formato. I MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA

L’ISPEZIONE

1. è un mezzo di ricerca della prova diretto ad accertare le tracce e gli altri effetti materiali del

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reato ed è disposta con DECRETO MOTIVATO dell’autorità giudiziaria (Pm o giudice del

dibattimento)

LA PERQUISIZIONE

2. mezzo di ricerca della prova delineato dall’art. 247 il quale prevede la perquisizione personale o

locale, il presupposto è dato dall’esistenza di FONDATI MOTIVI di ritenere che le le cose

(corpo del reato o cose pertinenti al reato) si trovino in un luogo o su una persona. Necessario

anche qui il decreto motivato, il soggetto può farsi assistere da una persona di fiducia semprechè

questa sia prontamente reperibile.

IL SEQUESTRO

3. Vincolo posto dal magistrato alla libera disponibilità di cose pertinenti il reato, può essere

probatorio, preventivo, conservativo.

L’INTERCETTAZIONE

4. Per procedere a intercettazioni è necessario l’atto motivato dell’autorità giudiziaria (perché si

viola una libertà costituzionalmente garantita) devono esistere gravi indizi di reato e tali

intercettazioni devono essere assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle

indagini, può inoltre essere disposta solo per determinati reati. L’INTERCETTAZIONE E’

DISPOSTA CON DECRETO MOTIVATO DEL PM IN SEGUITO AD AUTORIZZAZIONE

CONCESSA DAL GIP IL QUALE DOVRA’ ACCERTARE L’ESISTENZA DEI

PRESUPPOSTI DI AMMISSIBILITA’, l’utilizzazione delle intercettazioni è vietata nei

procedimenti diversi da quelli nei quali l’intercettazione è stata disposta.

LE MISURE PRECAUTELARI E LE MISURE CAUTELARI

Per quanto concerne le misure cautelari, fondamentali garanzie sono previste dalla Costituzione, in

primo luogo viene in considerazione l’art. 27 comma 2 cost. (l’imputato non è considerato

colpevole sino alla condanna definitiva) che implica un divieto di qualunque forma di restrizione

della libertà personale che possa apparire come anticipazione della pena. L’art. 13 cost. prevede

l’inviolabilità della libertà personale ma lo stesso art. 13 al 3° comma stabilisce che in casi

eccezionali di necessità ed urgenza l’autorità di PS può adottare provvedimenti provvisori che

devono essere comunicati entro 48 ore all’autorità giudiziaria per la convalida il 2° comma dell’art.

13 consente limitazioni alla libertà personale nei soli modi e casi stabiliti dalla legge.

LE MISURE PRECAUTELARI

ARRESTO IN FLAGRANZA E FERMO DI INDIZIATI DI DELITTO.

L’ART. 382 c.p.p. prevede lo STATO DI FLAGRANZA in tre distinte situazioni; una persona

viene colta nell’atto di commettere un reato o (quasi flagranza) quando subito dopo il reato un

soggetto è inseguito dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce

dalle quali appaia che abbia commesso il reato immediatamente prima, l’arresto può essere

obbligatorio o facoltativo in base al reato commesso.

La seconda misura precautelare è costituita dal FERMO DI INDIZIATO DI DELITTO (art. 384) in

base al quale quando sussistono elementi che rendano fondato il pericolo di fuga di una persona

gravemente indiziata di un reato per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della

reclusione non inferiore nel minimo a 2 anni e superiore nel massimo a 6.

Nell’ipostesi di applicazione di una delle due misure precautelari incombono dei doveri alla PG (art.

386) questi devono darne immediata notizia al PM e avvertire l’arrestato dalle facoltà di nominare

un difensore di fiducia e quindi devono informare il difensore, debbono porre l’arrestato a 1

disposizione del PM al più presto e non oltre 24 ore. Il PM può procedere all’interrogatorio

dell’arrestato e deve darne notizia al difensore, il PM deve informare l’arrestato dei fatti per cui si

procede, il PM entro 48 ore deve chiedere la convalida della misure precautelare al GIP, l’udienza

di convalida si svolge in camere di consiglio con la partecipazione NECESSARIA del difensore

mentre quella del PM è solo facoltativa, il GIP deve emanare un ordinanza con la quale dispone la

mancata convalida e la liberazione del fermato ovvero, se le condizioni per l’attuazione dell’arresto

sono state rispettate emana un ordinanza di convalida, in questo caso ove il PM NE ABBIA FATTO

ESPLICITAMENTE RICHIESTA il GIP può disporre una misura cautelare. L’arrestato o fermato

può proporre ricorso per cassazione contro l’ordinanza di convalida.

LE MISURE CAUTELARI PERSONALI:

l’applicazione delle misure cautelari personali è subordinata all’esistenza di condizioni generali di

applicabilità. In primo luogo è richiesta l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, le misure

cautelari personali possono essere applicate ex artt. 280 e 287 c.p.p. solo quando si procede per

delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a

tre anni ad eccezione per la custodia cautelare in carcere che può essere disposta solo per i

DELITTI per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.

L’esistenza di queste condizioni generali di applicabilità non basta ma è necessario l’esistenza di

almeno una delle esigenze cautelari dell’art 274 c.p.p. ossia PERICOLO DI INQUINAMENTO

DELLA PROVA, PERICOLO DI FUGA O NELLA PERICOLOSITÁ SOCIALE DELLA

PERSONA SOTTOPOSTA ALLE INDAGINI.

Il giudice deve scegliere tra le varie misure adottabili ispirandosi al criterio della proporzionalità e

della adeguatezza (art. 275 c.p.p)

Le misure cautelari personali si distinguono in misure coercitive e misure interdittive

Le misure coercitive sono :

1. Il divieto di espatrio

2. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria

3. L’allontanamento dalla casa familiare

4. Il divieto e l’obbligo di dimora

5. Gli arresti domiciliari

6. La custodia cautelare in carcere o in luogo di cura

La più importante è sicuramente la custodia cautelare in carcere che non può essere disposta per

alcuni soggetti (malati gravi, donne incinte, uomini con più di 70 anni) e inoltre il giudice non la

può disporre se ritiene che la sentenza possa concedere la sospensione condizionale della pena.

Le misure interdittive sono:

1. Sospensione dell’esercizio della potestà di genitori

2. Sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio o servizio

3. Divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali

APPLICAZIONE DELLE MISURE CAUTELARI

Le misure cautelari sono disposte si richiesta del PM il quale deve presentare gli elementi su cui la

richiesta si fonda nonché tutti gli elementi a favore dell’imputato e le eventuali deduzioni e

memorie difensive già depositate. Sulla richiesta del PM provvede il GIP, per assicurare l’esercizio

del diritto alla difesa l’art.294 dispone che fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento il

giudice che non vi abbia provveduto in sede di convalida del fermo o dell’arresto provvede

all’interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare immediatamente o comunque non oltre

5 gg dall’applicazione. La custodia cautelare ha dei termini tassativi che vanno da 2 a 4 e fino a 6

anni per i reati più gravi la scadenza di tali termini importa la rimessione in libertà imputato. 1

MEZZI DI IMPUGNAZIONE

I mezzi di impugnazione previsti nei casi dei provvedimenti applicativi di misure cautelari sono il

riesame, l’appello e il ricorso per cassazione.

Il riesame è previsto per i provvedimenti che dispongono misure coercitive e può essere proposto

dall’imputato entro 10 gg. Dalla esecuzione o notificazione del provvedimento.

Nei confronti della altre ordinanze (che non dispongono l’applicazione di una misura coercitiva) le

parti (imputato, difensore, PM) possono proporre appello enunciandone contestualmente i motivi.

Le decisioni emesse dal tribunale delle libertà in seguito a richiesta di riesame o ad appello sono

suscettibili di ricorso per cassazione entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione

dell’avviso di deposito del provvedimento.

Le misure cautelari reali (sequestro preventivo e conservativo)

Limitano la disponibilità del patrimonio vengono richieste quando esistono fondati motivi che i beni

si disperdano e che quindi manchino le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria

(seq.conservativo) o quando la libera disponibilità di una cosa possa aggravare le conseguenze di un

reato o permettere la commissione di altri reati(seq. Preventivo)

IL PROCEDIMENTO, I RITI SPECIALI,

IL GIUDIZIO ORDINARIO

LE INDAGINI PRELIMINARI

Art. 362 c.p.p.

Con le indagini preliminari il PM acquisisce ELEMENTI DI PROVA al fine di decidere se

esercitare o meno l’azione penale. Gli atti dell’indagine preliminare sono coperti dal segreto (art.

329 c.p.p.) fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la

chiusura delle indagini preliminari, il PM può comunque, con decreto motivato, disporre il segreto

per singoli atti.

CONDIZIONI DI PROCEDIBILITA’

Art. 330 c.p.p. “il PM e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e

ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti”

Art. 331 c.p.p. “DENUNCIA DA PARTE DI PUBBLICI UFFICIALI E INCARICATI DI UN

PUBBLICO SERVIZIO”

Art. 332 c.p.p. “DENUNCIA DA PARTE DI PRIVATI”

Art. 333 c.p.p. “REFERTO”

Si intende per notizia di reato qualunque informazione scritta od orale effettuata all’autorità

giudiziaria o ad un’altra autorità che abbia l’obbligo di riferire alla prima avente ad oggetto un fatto

nel quale siano ravvisabili estremi di reato, una volta pervenuta la notizia di reato il PM ha il dovere

(art. 335 c.p.p.) di iscriverla immediatamente nell’apposito registro custodito presso l’ufficio

nonché il dovere di iscrivere il nome della persona alla quale il reato è attribuito.

I reati di regola sono perseguibili d’ufficio (non serve manifestazione di volontà da parte della

persona offesa) ma in determinati casi tale manifestazione di volontà appare necessaria e deve 1

provenire dalla persona offesa (denuncia o istanza) oppure dalla pubblica autorità (richiesta,

autorizzazione a procedere).

ART. 336 QUERELA

ART. 341 ISTANZA DI PROCEDIMENTO (proposta dalla persona offesa con le forme della

querela)

ART. 342 RICHIESTA DI PROCEDIMENTO (atto scritto dell’autorità competente)

ART. 343 AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE (richiesta a norma dell’art. 344 dal PM)

Le indagini preliminari della polizia giudiziari

A norma dell’art. 347 la polizia giudiziaria riferisce senza ritardo al pubblico ministero gli

elementi essenziali del fatto, la comunicazione della notizia di reato va effettuata entro 48 ore dal

compimento dell’atto quando siano stati compiuti atti investigativi per i quali è prevista

l’assistenza del difensore, la PG può compiere anche autonomamente atti investigativi.

Le indagini preliminari del PM

Costituiscono la parte essenziale della fase del procedimento penale e sono finalizzate all’esercizio

dell’azione penale, la riforma ha inteso ridurre al minimo il valore probatorio delle indagini

preliminari per dare piena attuazione al contraddittorio nel momento di formazione della prova. Il

PM può nominare o avvalersi di consulenti per singoli atti per i quali sia necessaria una particolare

conoscenza tecnica. Le indagini preliminari sono funzionali alle scelte del PM in ordine

all’esecuzione o meno dell’azione penale e non dovrebbero acquisire valore probatorio al di fuori

della fase investigativa.

Esistono tuttavia casi in cui il legislatore riconosce alla indagini preliminari valore probatorio, ma,

essendo una prova formatasi in assenza di contraddittorio il legislatore è vincolato ad attribuire ad

essi valore di prova solo nei casi eccezionali previsti dall’art. 111 cost. :

ACCERTATA IMPOSSIBILITA’ DI NATURA OGGETTIVA

PROVATA CONDOTTA ILLECITA

CONSENSO DELL’IMPUTATO

In accordo con tale disposizione costituzionale alle indagini preliminari viene attribuito valore

probatorio nei seguenti casi:

a) Nel caso di atti di indagine originariamente irripetibili

b) irripetibilità sopravvenuta e non prevedibile

c) lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato nel corso delle indagini preliminari o nell’udienza

preliminare se l’imputato è contumace, assente o rifiuta di sottoporsi all’esame.

d) Nei casi di contestazione dell’esame testimoniale o dell’esame delle parti.

e) Nelle ipotesi in cui l’imputato consente all’impiego probatorio degli atti di indagine preliminare.

IL DIRITTO ALLA DIFESA NEL CORSO DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Perché la persona sottoposta alle indagini possa esercitare il diritto alla difesa è essenziale che

venga a conoscenza delle indagini a suo carico L’art 335 c.p.p. dispone che il Pm iscrive

immediatamente la notizia di reato e (3° comma) salvo alcuni reati, ne da immediata comunicazione

alla persona indagata alla persona offesa e ai rispettivi difensori ove ne facciano richiesta. Il PM

però può disporre il segreto per un periodo massimo di 3 mesi. 1

L’indagato può venire a conoscenza delle indagini a suo carico anche con l’informazione di

garanzia (art. 369 c.p.p.)che il PM invia solo nel caso in cui debba compiere (per la prima volta) un

atto per il quale il difensore ha diritto di assistere.

Il PM ha quindi l’obbligo (art. 415 bis) di avvisare l’indagato della conclusione delle indagini

preliminari, il PM il quale intenda esercitare l’azione penale, deve darne avviso all’indagato

affinchè questi possa predisporre le sue difese e addurre le proprie ragioni al fine di convincere il

PM a desistere dal suo proposito e richiedere l’archiviazione.

Molto importante che la richiesta o il decreto di citazione a giudizio sono nulli se non sono

preceduti dall’avviso previsto dall’art. 415 bis c.p.p.

Art. 335 3° comma per alcuni reati

il PM da notizia con l’iscrizione nel

registro all’indagato e alla persone

offesa ed eventualmente ai

difensori Art. 360 informazione di garanzia

se il PM deve compiere un atto per

il quale è richiesta la presenza del

difensore Art. 415 bis avviso di conclusione

delle indagini preliminari sempre

necessario se il PM intende

esercitare l’azione penale

Oltre al diritto di difesa inteso tradizionalmente, nel senso di partecipazione critica della difesa agli

atti istruttori dell’indagante esiste la possibilità di ricercare le prove a favore dell’indagato (art. 327

bis c.p.p.) proprio per il principio dispositivo in materia di prove e per il principio di parità delle

armi tra accusa e difesa.

Gli elementi di prova raccolti del difensore possono essere presentati al PM e circa il valore che a

queste può attribuirsi in dibattimento l’art.391 dispone che delle dichiarazioni inserite nel fascicolo

del difensore le parti possono servirsi per contestazioni nel corso dell’esame testimoniale, nel caso

di atti investigativi irripetibili per impossibilità sopravvenuta imprevedibile, lettura delle

dichiarazioni dell’imputato. Inoltre è previsto che gli atti originariamente irripetibili compiuti dal

difensore siano inseriti nel fascicolo del dibattimento. Infine le parti possono concordare

l’inserimento di atti riguardanti l’attività investigativa nel fascicolo del dibattimento.

L’INCIDENTE PROBATORIO

Necessario quando nel corso delle indagini preliminari si deve assumere prove non rinviabili al

dibattimento, può essere disposto soltanto nei casi tassativamente indicati dall’art. 392 c.p.p. su

richiesta al GIP dal PM o della persona sottoposta alle indagini. Caratteristica più importante

1

dell’incidente probatorio è la sua eccezionalità e la tassatività dei casi in cui si può richiedere

indicate dall’art. 392 c.p.p.; le ipotesi più importanti sono

1. Testimonianza di persona quando esiste fondato motivo che questa non potrà essere esaminata

nel dibattimento

2. Testimonianza di persona quando questa potrebbe essere sottoposta a minaccia o intimidazione

3. Perizia o esperimento su un luogo o cosa soggetta a modificazioni

4. Perizia quando potrebbe determinare una sospensione del processo superiore a 60 giorni

Come si è detto solo il PM o la persona sottoposta alle indagini possono richiedere l’incidente

probatorio, la persona offesa può unicamente chiedere al PM che lo richieda e se questi non lo

riterrà necessario dovrà pronunciare decreto motivato e farlo notificare alla persona offesa,

l’udienza si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del PM e del

difensore della persona sottoposta alle indagini ha diritto di parteciparvi anche il difensore della

persona offesa, la persona offesa e l’indagato.

L’assunzione della prova con incidente probatorio rispetta le forme stabilite per il dibattimento ed è

pienamente utilizzabile in sede dibattimentale ma solo nei confronti degli imputati i cui difensori

hanno partecipato all’assunzione della prova.

DURATA E CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI

La durata delle indagini preliminari è di 6 mesi dall’iscrizione e registro delle notizie di reato o di

un anno per i reati indicati dall’art. 407 (2° COMMA) (indagini particolarmente complesse)

Ai sensi dell’art. 406 il PM può chiedere al giudice una proroga delle indagini per giusta causa, la

proroga può venire concessa per un termine non superiore a 6 mesi e le indagini preliminari non

possono superare i 18 mesi o 2 anni nei casi previsti dal art. 407 (2° COMMA)

Scaduto tale termine gli atti di indagine preliminare non possono essere utilizzati.

Le indagini preliminari si chiudono con la RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE o con la

RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO.

Se il GIP accoglie la richiesta di archiviazione pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al

PM, l’avviso della richiesta di archiviazione è notificato all’indagato e alla persona offesa la quale

può opporsi entro 10 gg. e con richiesta motivata chiedere la prosecuzione delle indagini.

Se a seguito di questa opposizione o per altri motivi il GIP ritiene di non accogliere la richiesta,

fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti, dopodichè il GIP se

ritiene siano necessarie ulteriori indagini le indica al PM , se non le ritiene necessarie dispone con

ordinanza che il PM formuli entro 10 gg l’imputazione. In tal modo vi è un controllo giurisdizionale

sull’operato del PM.

Se non vi è richiesta di archiviazione l’atto conclusivo delle indagini preliminari è la richiesta di

rinvio a giudizio formulata ai sensi dell’art, 417 c.p.p., la richiesta e nulla se non è preceduta

dall’avviso di cui all’art. 415 bis nonché dell’invito a presentarsi per rendere interrogatorio

qualora l’indagato ne abbia fatto richiesta. 1

PM

RICHIESTA DI

ARCHIVIAZIONE GIP

NO SI

ARCHIVIAZIONE Restituisce il

fascicolo al PM

UDIENZA IN CAMERADI CONSIGLIO

SI NO

ULTERIORI INDAGINI

INDICA LE CON ORDINANZA IMPONE DI

UNTERIORI FORMULARE L’IMPUZATIONE

INDAGINI ENTRO 10 GG

L’UDIENZA PRELIMINARE

La richiesta di rinvio a giudizio è disposta ex art. 416 c.p.p. nella cancelleria del giudice

dell’udienza preliminare e con essa è trasmesso anche il fascicolo delle indagini preliminari ,

l’avviso del giorno dell’udienza è notificato alla persona offesa e all’imputato con l’avviso che non

comparendo sarà giudicato in contumacia, viene notificato anche al PM e al difensore con

l’avvertimento che possono prendere visione degli atti e produrre documenti.

L’udienza preliminare si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del PM e

del DIFENSORE dell’imputato, il giudice in primo luogo procede agli accertamenti relativi alla

costituzione delle parti ordinando la rinnovazione degli avvisi etc. inoltre può dichiarare la

contumacia dell’imputato salvo il caso in cui l’assenza sia dovuta a causa di forza maggiore o

legittimo impedimento (circostanze liberamente valutate dal giudice), terminati gli accertamenti il

giudice dichiara aperta la discussione: il PM parla per primo e espone sinteticamente i risultati delle

indagini, a questo punto l’imputato può rendere dichiarazioni o chiedere di essere sottoposto a

interrogatorio (se il giudice lo chiede l’interrogatorio si svolge nelle forme dell’esame

dibattimentale e in questo caso le dichiarazioni rese assumono i connotati di PROVA assunta

eccezionalmente nell’udienza preliminare).

Terminata la discussione vi sono due possibilità:

1. Il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti.

2. NON ritiene di poter decidere allo stato degli atti.

Nel primo caso il giudice dichiara chiusa la discussine ed emana il decreto con cui dispone il

giudizio accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio o pronunzia sentenza di non luogo a

procedere(ex art. 425 c.p.p.)

Nel secondo caso il GUP ex art. 421 e 422 c.p.p. Può indicare al PM le ulteriori indagini da

compiere o disporre ANCHE D’UFFICIO l’assunzione delle prove delle quali appare evidente

1

la decisività AI FINI DELL’EMANAZIONE DELLE SENTENZA DI NON LUOGO A

PROCEDERE.

Nel corso dell’udienza preliminare è possibile la modifica dell’imputazione che viene comunicata

dal PM all’imputato presente oppure, in caso di assenza, al suo difensore.

Immediatamente dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio il giudice provvede nel

contraddittorio tra le parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento (art. 431 c.p.p. “le

parti possono concordare l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel

fascicolo del PM, nonché della documentazione relativa all’attività di investigazione difensiva”).

Il fascicolo per il dibattimento assieme al decreto che dispone il giudizio è trasmesso alla

cancelleria del giudice competente per il giudizio, alla fine dell’udienza preliminare, oltre al

fascicolo per il dibattimento, è formato anche il fascicolo del PM nel quale sono contenuti tutti gli

atti delle indagini preliminari nonché degli atti acquisiti all’udienza preliminare unitamente al

verbale della stessa.

Le funzioni dell’udienza preliminare:

l’udienza preliminare ha essenzialmente 3 funzioni

Fare da filtro ad imputazioni azzardate

 Garantire l’attuazione del diritto alla prova

 Rendere possibile la scelta di riti differenziati deflattivi del dibattimento

Per la prima funzione si richiama l’art. 425 c.p.p. “il giudice pronuncia sentenza di non luogo a

procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non

idonei a sostenere l’accusa in giudizio”

La seconda funzione dell’Udienza preliminare è la concreta attuazione del diritto alla prova che,

successivamente ad interventi legislativi e della corte costituzionale è stata ampliata consentendo di

colmare nell’udienza preliminare le lacune delle indagini preliminari, potendo richiedere l’incidente

probatorio, potendo il giudice indicare al PM le ulteriori indagini da compiere e di disporre anche

d’ufficio l’assunzione delle prove dalle quali appare evidente la decisività per l’emanazione della

sentenza di non luogo a procedere.

La sentenza di non luogo a procedere è appellabile ai sensi dell’art. 428 c.p.p. dal procuratore della

repubblica, dal procuratore generale della corte d’appello e dall’imputato, la senteza è altresì

soggetta a revoca nel caso in cui emergano successivamente nuove fonti di prova che giustifichino

il rinvio a giudizio 1


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flaviael

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Giostra Glauco.

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