Che materia stai cercando?

Diritto processuale penale - elementi principali

Appunti per l'esame di Diritto processuale penale del professor Giostra sui seguenti argomenti: le indagini preliminari, gli elementi di prova, il Giudice, l'incompatibilità del giudice penale, l'astensione e ricusazione del giudice, la competenza.

Esame di Diritto Processuale Penale docente Prof. G. Giostra

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

MEZZI DI IMPUGNAZIONE

I mezzi di impugnazione previsti nei casi dei provvedimenti applicativi di misure cautelari sono il

riesame, l’appello e il ricorso per cassazione.

Il riesame è previsto per i provvedimenti che dispongono misure coercitive e può essere proposto

dall’imputato entro 10 gg. Dalla esecuzione o notificazione del provvedimento.

Nei confronti della altre ordinanze (che non dispongono l’applicazione di una misura coercitiva) le

parti (imputato, difensore, PM) possono proporre appello enunciandone contestualmente i motivi.

Le decisioni emesse dal tribunale delle libertà in seguito a richiesta di riesame o ad appello sono

suscettibili di ricorso per cassazione entro dieci giorni dalla comunicazione o dalla notificazione

dell’avviso di deposito del provvedimento.

Le misure cautelari reali (sequestro preventivo e conservativo)

Limitano la disponibilità del patrimonio vengono richieste quando esistono fondati motivi che i beni

si disperdano e che quindi manchino le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria

(seq.conservativo) o quando la libera disponibilità di una cosa possa aggravare le conseguenze di un

reato o permettere la commissione di altri reati(seq. Preventivo)

IL PROCEDIMENTO, I RITI SPECIALI,

IL GIUDIZIO ORDINARIO

LE INDAGINI PRELIMINARI

Art. 362 c.p.p.

Con le indagini preliminari il PM acquisisce ELEMENTI DI PROVA al fine di decidere se

esercitare o meno l’azione penale. Gli atti dell’indagine preliminare sono coperti dal segreto (art.

329 c.p.p.) fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la

chiusura delle indagini preliminari, il PM può comunque, con decreto motivato, disporre il segreto

per singoli atti.

CONDIZIONI DI PROCEDIBILITA’

Art. 330 c.p.p. “il PM e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e

ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti”

Art. 331 c.p.p. “DENUNCIA DA PARTE DI PUBBLICI UFFICIALI E INCARICATI DI UN

PUBBLICO SERVIZIO”

Art. 332 c.p.p. “DENUNCIA DA PARTE DI PRIVATI”

Art. 333 c.p.p. “REFERTO”

Si intende per notizia di reato qualunque informazione scritta od orale effettuata all’autorità

giudiziaria o ad un’altra autorità che abbia l’obbligo di riferire alla prima avente ad oggetto un fatto

nel quale siano ravvisabili estremi di reato, una volta pervenuta la notizia di reato il PM ha il dovere

(art. 335 c.p.p.) di iscriverla immediatamente nell’apposito registro custodito presso l’ufficio

nonché il dovere di iscrivere il nome della persona alla quale il reato è attribuito.

I reati di regola sono perseguibili d’ufficio (non serve manifestazione di volontà da parte della

persona offesa) ma in determinati casi tale manifestazione di volontà appare necessaria e deve 1

provenire dalla persona offesa (denuncia o istanza) oppure dalla pubblica autorità (richiesta,

autorizzazione a procedere).

ART. 336 QUERELA

ART. 341 ISTANZA DI PROCEDIMENTO (proposta dalla persona offesa con le forme della

querela)

ART. 342 RICHIESTA DI PROCEDIMENTO (atto scritto dell’autorità competente)

ART. 343 AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE (richiesta a norma dell’art. 344 dal PM)

Le indagini preliminari della polizia giudiziari

A norma dell’art. 347 la polizia giudiziaria riferisce senza ritardo al pubblico ministero gli

elementi essenziali del fatto, la comunicazione della notizia di reato va effettuata entro 48 ore dal

compimento dell’atto quando siano stati compiuti atti investigativi per i quali è prevista

l’assistenza del difensore, la PG può compiere anche autonomamente atti investigativi.

Le indagini preliminari del PM

Costituiscono la parte essenziale della fase del procedimento penale e sono finalizzate all’esercizio

dell’azione penale, la riforma ha inteso ridurre al minimo il valore probatorio delle indagini

preliminari per dare piena attuazione al contraddittorio nel momento di formazione della prova. Il

PM può nominare o avvalersi di consulenti per singoli atti per i quali sia necessaria una particolare

conoscenza tecnica. Le indagini preliminari sono funzionali alle scelte del PM in ordine

all’esecuzione o meno dell’azione penale e non dovrebbero acquisire valore probatorio al di fuori

della fase investigativa.

Esistono tuttavia casi in cui il legislatore riconosce alla indagini preliminari valore probatorio, ma,

essendo una prova formatasi in assenza di contraddittorio il legislatore è vincolato ad attribuire ad

essi valore di prova solo nei casi eccezionali previsti dall’art. 111 cost. :

ACCERTATA IMPOSSIBILITA’ DI NATURA OGGETTIVA

PROVATA CONDOTTA ILLECITA

CONSENSO DELL’IMPUTATO

In accordo con tale disposizione costituzionale alle indagini preliminari viene attribuito valore

probatorio nei seguenti casi:

a) Nel caso di atti di indagine originariamente irripetibili

b) irripetibilità sopravvenuta e non prevedibile

c) lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato nel corso delle indagini preliminari o nell’udienza

preliminare se l’imputato è contumace, assente o rifiuta di sottoporsi all’esame.

d) Nei casi di contestazione dell’esame testimoniale o dell’esame delle parti.

e) Nelle ipotesi in cui l’imputato consente all’impiego probatorio degli atti di indagine preliminare.

IL DIRITTO ALLA DIFESA NEL CORSO DELLE INDAGINI PRELIMINARI

Perché la persona sottoposta alle indagini possa esercitare il diritto alla difesa è essenziale che

venga a conoscenza delle indagini a suo carico L’art 335 c.p.p. dispone che il Pm iscrive

immediatamente la notizia di reato e (3° comma) salvo alcuni reati, ne da immediata comunicazione

alla persona indagata alla persona offesa e ai rispettivi difensori ove ne facciano richiesta. Il PM

però può disporre il segreto per un periodo massimo di 3 mesi. 1

L’indagato può venire a conoscenza delle indagini a suo carico anche con l’informazione di

garanzia (art. 369 c.p.p.)che il PM invia solo nel caso in cui debba compiere (per la prima volta) un

atto per il quale il difensore ha diritto di assistere.

Il PM ha quindi l’obbligo (art. 415 bis) di avvisare l’indagato della conclusione delle indagini

preliminari, il PM il quale intenda esercitare l’azione penale, deve darne avviso all’indagato

affinchè questi possa predisporre le sue difese e addurre le proprie ragioni al fine di convincere il

PM a desistere dal suo proposito e richiedere l’archiviazione.

Molto importante che la richiesta o il decreto di citazione a giudizio sono nulli se non sono

preceduti dall’avviso previsto dall’art. 415 bis c.p.p.

Art. 335 3° comma per alcuni reati

il PM da notizia con l’iscrizione nel

registro all’indagato e alla persone

offesa ed eventualmente ai

difensori Art. 360 informazione di garanzia

se il PM deve compiere un atto per

il quale è richiesta la presenza del

difensore Art. 415 bis avviso di conclusione

delle indagini preliminari sempre

necessario se il PM intende

esercitare l’azione penale

Oltre al diritto di difesa inteso tradizionalmente, nel senso di partecipazione critica della difesa agli

atti istruttori dell’indagante esiste la possibilità di ricercare le prove a favore dell’indagato (art. 327

bis c.p.p.) proprio per il principio dispositivo in materia di prove e per il principio di parità delle

armi tra accusa e difesa.

Gli elementi di prova raccolti del difensore possono essere presentati al PM e circa il valore che a

queste può attribuirsi in dibattimento l’art.391 dispone che delle dichiarazioni inserite nel fascicolo

del difensore le parti possono servirsi per contestazioni nel corso dell’esame testimoniale, nel caso

di atti investigativi irripetibili per impossibilità sopravvenuta imprevedibile, lettura delle

dichiarazioni dell’imputato. Inoltre è previsto che gli atti originariamente irripetibili compiuti dal

difensore siano inseriti nel fascicolo del dibattimento. Infine le parti possono concordare

l’inserimento di atti riguardanti l’attività investigativa nel fascicolo del dibattimento.

L’INCIDENTE PROBATORIO

Necessario quando nel corso delle indagini preliminari si deve assumere prove non rinviabili al

dibattimento, può essere disposto soltanto nei casi tassativamente indicati dall’art. 392 c.p.p. su

richiesta al GIP dal PM o della persona sottoposta alle indagini. Caratteristica più importante

1

dell’incidente probatorio è la sua eccezionalità e la tassatività dei casi in cui si può richiedere

indicate dall’art. 392 c.p.p.; le ipotesi più importanti sono

1. Testimonianza di persona quando esiste fondato motivo che questa non potrà essere esaminata

nel dibattimento

2. Testimonianza di persona quando questa potrebbe essere sottoposta a minaccia o intimidazione

3. Perizia o esperimento su un luogo o cosa soggetta a modificazioni

4. Perizia quando potrebbe determinare una sospensione del processo superiore a 60 giorni

Come si è detto solo il PM o la persona sottoposta alle indagini possono richiedere l’incidente

probatorio, la persona offesa può unicamente chiedere al PM che lo richieda e se questi non lo

riterrà necessario dovrà pronunciare decreto motivato e farlo notificare alla persona offesa,

l’udienza si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del PM e del

difensore della persona sottoposta alle indagini ha diritto di parteciparvi anche il difensore della

persona offesa, la persona offesa e l’indagato.

L’assunzione della prova con incidente probatorio rispetta le forme stabilite per il dibattimento ed è

pienamente utilizzabile in sede dibattimentale ma solo nei confronti degli imputati i cui difensori

hanno partecipato all’assunzione della prova.

DURATA E CHIUSURA DELLE INDAGINI PRELIMINARI

La durata delle indagini preliminari è di 6 mesi dall’iscrizione e registro delle notizie di reato o di

un anno per i reati indicati dall’art. 407 (2° COMMA) (indagini particolarmente complesse)

Ai sensi dell’art. 406 il PM può chiedere al giudice una proroga delle indagini per giusta causa, la

proroga può venire concessa per un termine non superiore a 6 mesi e le indagini preliminari non

possono superare i 18 mesi o 2 anni nei casi previsti dal art. 407 (2° COMMA)

Scaduto tale termine gli atti di indagine preliminare non possono essere utilizzati.

Le indagini preliminari si chiudono con la RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE o con la

RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO.

Se il GIP accoglie la richiesta di archiviazione pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al

PM, l’avviso della richiesta di archiviazione è notificato all’indagato e alla persona offesa la quale

può opporsi entro 10 gg. e con richiesta motivata chiedere la prosecuzione delle indagini.

Se a seguito di questa opposizione o per altri motivi il GIP ritiene di non accogliere la richiesta,

fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso alle parti, dopodichè il GIP se

ritiene siano necessarie ulteriori indagini le indica al PM , se non le ritiene necessarie dispone con

ordinanza che il PM formuli entro 10 gg l’imputazione. In tal modo vi è un controllo giurisdizionale

sull’operato del PM.

Se non vi è richiesta di archiviazione l’atto conclusivo delle indagini preliminari è la richiesta di

rinvio a giudizio formulata ai sensi dell’art, 417 c.p.p., la richiesta e nulla se non è preceduta

dall’avviso di cui all’art. 415 bis nonché dell’invito a presentarsi per rendere interrogatorio

qualora l’indagato ne abbia fatto richiesta. 1

PM

RICHIESTA DI

ARCHIVIAZIONE GIP

NO SI

ARCHIVIAZIONE Restituisce il

fascicolo al PM

UDIENZA IN CAMERADI CONSIGLIO

SI NO

ULTERIORI INDAGINI

INDICA LE CON ORDINANZA IMPONE DI

UNTERIORI FORMULARE L’IMPUZATIONE

INDAGINI ENTRO 10 GG

L’UDIENZA PRELIMINARE

La richiesta di rinvio a giudizio è disposta ex art. 416 c.p.p. nella cancelleria del giudice

dell’udienza preliminare e con essa è trasmesso anche il fascicolo delle indagini preliminari ,

l’avviso del giorno dell’udienza è notificato alla persona offesa e all’imputato con l’avviso che non

comparendo sarà giudicato in contumacia, viene notificato anche al PM e al difensore con

l’avvertimento che possono prendere visione degli atti e produrre documenti.

L’udienza preliminare si svolge in camera di consiglio con la partecipazione necessaria del PM e

del DIFENSORE dell’imputato, il giudice in primo luogo procede agli accertamenti relativi alla

costituzione delle parti ordinando la rinnovazione degli avvisi etc. inoltre può dichiarare la

contumacia dell’imputato salvo il caso in cui l’assenza sia dovuta a causa di forza maggiore o

legittimo impedimento (circostanze liberamente valutate dal giudice), terminati gli accertamenti il

giudice dichiara aperta la discussione: il PM parla per primo e espone sinteticamente i risultati delle

indagini, a questo punto l’imputato può rendere dichiarazioni o chiedere di essere sottoposto a

interrogatorio (se il giudice lo chiede l’interrogatorio si svolge nelle forme dell’esame

dibattimentale e in questo caso le dichiarazioni rese assumono i connotati di PROVA assunta

eccezionalmente nell’udienza preliminare).

Terminata la discussione vi sono due possibilità:

1. Il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti.

2. NON ritiene di poter decidere allo stato degli atti.

Nel primo caso il giudice dichiara chiusa la discussine ed emana il decreto con cui dispone il

giudizio accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio o pronunzia sentenza di non luogo a

procedere(ex art. 425 c.p.p.)

Nel secondo caso il GUP ex art. 421 e 422 c.p.p. Può indicare al PM le ulteriori indagini da

compiere o disporre ANCHE D’UFFICIO l’assunzione delle prove delle quali appare evidente

1

la decisività AI FINI DELL’EMANAZIONE DELLE SENTENZA DI NON LUOGO A

PROCEDERE.

Nel corso dell’udienza preliminare è possibile la modifica dell’imputazione che viene comunicata

dal PM all’imputato presente oppure, in caso di assenza, al suo difensore.

Immediatamente dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio il giudice provvede nel

contraddittorio tra le parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento (art. 431 c.p.p. “le

parti possono concordare l’acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel

fascicolo del PM, nonché della documentazione relativa all’attività di investigazione difensiva”).

Il fascicolo per il dibattimento assieme al decreto che dispone il giudizio è trasmesso alla

cancelleria del giudice competente per il giudizio, alla fine dell’udienza preliminare, oltre al

fascicolo per il dibattimento, è formato anche il fascicolo del PM nel quale sono contenuti tutti gli

atti delle indagini preliminari nonché degli atti acquisiti all’udienza preliminare unitamente al

verbale della stessa.

Le funzioni dell’udienza preliminare:

l’udienza preliminare ha essenzialmente 3 funzioni

Fare da filtro ad imputazioni azzardate

 Garantire l’attuazione del diritto alla prova

 Rendere possibile la scelta di riti differenziati deflattivi del dibattimento

Per la prima funzione si richiama l’art. 425 c.p.p. “il giudice pronuncia sentenza di non luogo a

procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non

idonei a sostenere l’accusa in giudizio”

La seconda funzione dell’Udienza preliminare è la concreta attuazione del diritto alla prova che,

successivamente ad interventi legislativi e della corte costituzionale è stata ampliata consentendo di

colmare nell’udienza preliminare le lacune delle indagini preliminari, potendo richiedere l’incidente

probatorio, potendo il giudice indicare al PM le ulteriori indagini da compiere e di disporre anche

d’ufficio l’assunzione delle prove dalle quali appare evidente la decisività per l’emanazione della

sentenza di non luogo a procedere.

La sentenza di non luogo a procedere è appellabile ai sensi dell’art. 428 c.p.p. dal procuratore della

repubblica, dal procuratore generale della corte d’appello e dall’imputato, la senteza è altresì

soggetta a revoca nel caso in cui emergano successivamente nuove fonti di prova che giustifichino

il rinvio a giudizio 1

NOTIZIA DI REATO

QUERELA – D’UFFICIO,

ISTANZA

PUBBLICO MINISTERE

ARCHIVIAZIONE RICHIESTA DI RINVIO A

GIUDIZIO

GIP GUP (ART. 416 C.P.P.)

ACCOGLIE NON ACCOGLIE FA DA FILTRO PER LE

IMPUTAZIONI AZZARDATE

SI SVOLGE IN CAMERA DI

INDICA LE IMPONE AL CONSIGLIO CON LA

ULTERIORI PM DI PARTECIPAZIONE DEL PM E

INDAGINI AL FORMULARE DEL DIFENSORE

PM L’IMPUTAZIONE

GIUDICA ALLO STATO IMPONE NUOVE ASSUME LE

DEGLI ATTI INDAGINI AL PM PROVE CHE

RITIENE

NECESSARIE PER

LA SENT. DI NON

DISPONE IL GIUDIZIO NON LUOGO LUOGO A PROC.

A PROCEDERE

NEL CONTRADDITTORIO TRA

LE PARTI PROVVEDE ALLA

FORMAZIONE DEL FASCICOLO

PER IL DIBATTIMENTO 1

I RITI (O PROCEDIMENTI) SPECIALI

I procedimenti speciali si possono distinguere in due categorie, quelli diretti a deflazionare il

dibattimento, e cioè l’applicazione della pena su richiesta delle parti, il giudizio abbreviato e il

procedimento per decreto penale (nel quale l’instaurazione del dibattimento è eventuale e

consegue all’opposizione dell’imputato) e quelli che escludono l’udienza preliminare anticipando il

dibattimento stesso, e cioè, il giudizio direttissimo e il giudizio immediato.

Il giudizio abbreviato:

Il giudizio abbreviato è un rito speciale in virtù del quale il processo viene definito nell’udienza

preliminare, può essere richiesto soltanto dall’imputato al quale viene applicata una riduzione della

pena (diminuzione di un terzo).

La richiesta va presentata dall’imputato NEL CORSO DELL’UDIENZA PRELIMINARE fino a

che non siano state formulate le conclusioni.

Sulla richiesta il giudice deve provvedere con ordinanza con la quale dispone il giudizio abbreviato,

in altre parole la semplice richiesta impone al giudice l’obbligo di disporre il giudizio abbreviato,

obbligo che cade solo se l’imputato subordini il giudizio abbreviato ad un integrazione probatoria,

in questo caso il giudice dispone il giudizio abbreviato solo nel caso in cui valuti l’integrazione

effettivamente necessaria.

Il giudizio abbreviato si svolge in camera di consiglio, si osservano le disposizioni previste per

l’udienza preliminare tranne l’art. 422 e 423 rispettivamente inerenti l’integrazione probatorio

d’ufficio o su richiesta di parte e la modifica dell’imputazione.

Il giudizio abbreviato comporta una metamorfosi dell’udienza preliminare, la quale da udienza filtro

diventa un udienza in cui si accerta al responsabilità dell’imputato

Se l’imputato richiede incondizionatamente il giudizio abbreviato il giudice dell’udienza

preliminare ha il dovere di disporlo anche se ritenga il processo non decidibile allo stato degli atti.

In tal caso, il giudice avrà il dovere, previsto dall’art. 441 comma 5 c.p.p. di ordinare anche

d’ufficio l’assunzione degli elementi di prova necessari alla decisione. La reiezione della richiesta è

consentita solo se sia lo stesso imputato a renderla possibile condizionando la richiesta stessa ad una

integrazione probatoria ritenuta dall’imputato necessaria ai fini della decisione.

L’adozione del giudizio abbreviato pone dei limiti all’appellabilità della sentenza ex art. 443 c.p.p.

L’applicazione della pena su richiesta delle parti

Il rito dell’applicazione della pena su richiesta delle parti consente di risparmiare tutto il

dibattimento e di eliminare un grado di impugnazione vista l’inappellabilità della sentenza emessa

su accordo delle parti.

L’art. 444 c.p.p. stabilisce che l’imputato e il PM possono chiedere al giudice l’applicazione di una

sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria ovvero di una pena detentiva quando questa non

supera i 5 anni.

Il giudice dispone con sentenza la pena patteggiata solo ove ritenga congrua la pena indicata.

La richiesta di patteggiamento può essere effettuata nel corso delle indagini preliminari, in udienza

preliminare fino alla presentazione delle conclusioni e fino alla dichiarazione di apertura del

dibattimento nel giudizio direttissimo.

La volontà dell’imputato deve essere espressa direttamente o a mezzo di procuratore speciale, la

sentenza emessa ex art. 444 c.p.p. è inappellabile a meno che non vi sia stato il dissenso del PM

che potrà in tal caso proporre appello.

Oltre alla diminuzione di pena l’applicazione della pena su richiesta comporta molti altri benefici

all’imputato quali la non iscrizione nel certificato spedito a richiesta di parte e nel caso di

1

applicazione di pena pecuniaria la stessa non è di ostacolo ad una successiva applicazione della

sospensione condizionale della pena.

Il procedimento per decreto penale.

L’art. 459 dispone che nei procedimenti per reati perseguibili d’ufficio ed in quelli perseguibili a

querela (se il querelante non vi si è opposto) il PM se ritiene sia applicabile soltanto una pena

pecuniaria può presentare al GIP una richiesta motivata di emissione del decreto penale di condanna

indicando la misura della pena. Nello specificare la richiesta della pena il PM può chiedere

l’applicazione di una pena diminuita fino alla metà rispetto al minimo edittale.

Il giudice può accoglierla oppure no, se la accoglie il giudice applica la pena, ha notevoli

connotazioni di premialità quali la non condanna al pagamento delle spese processuali e la non

applicazione delle spese accessorie.

A pena di inammissibilità entro 15 gg. l’imputato o la persona civilmente obbligata possono

proporre opposizione.

Il giudizio direttissimo

Il giudizio direttissimo ed il giudizio immediato sono riti diretti ad anticipare il dibattimento e nei

quali difetta l’udienza preliminare.

Tale giudizio è previsto in 3 ipotesi.

La prima ipotesi (art. 449 c.p.p.) quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato il

PM può presentare direttamente l’imputato in stato di arresto davanti al giudice per il dibattimento,

per la convalida e il contestuale giudizio, entro 48 ore dall’arresto.

La seconda ipotesi è prevista nel caso in cui il PM chieda la convalida dell’arresto al GIP, in tal

caso si procederà al giudizio direttissimo se successivamente alla convalida il PM presenti

l’imputato in udienza non oltre il 15 giorno dall’arresto.

La terza ipotesi si ha nei confronti della persona la quale nel corso dell’interrogatorio abbia reso

confessione che deve però avere per oggetto il reato completo di tutti i suoi elementi e non deve

rendere necessarie quindi ulteriori indagini per acquisire elementi probatori.

Il giudizio immediato

A differenza del giudizio direttissimo in esso non difetta la fase delle indagini preliminari al

dibattimento.

Il giudizio immediato può essere richiesto dal PM o dall’imputato.

Nel caso di richiesta del PM i presupposti per il giudizio immediato sono 3:

1. Evidenza della prova

2. La persona sottoposta alle indagini deve previamente essere interrogata sui fatti dai quali

emerge l’evidenza della prova o deve avere omesso di presentarsi.

3. La richiesta deve essere presentata entro 90 gg. dalla data di iscrizione della notizia di

reato.

Il giudizio immediato può essere richiesto dall’imputato allorquando quest’ultimo rinunci

all’udienza preliminare e richieda il giudizio immediato con dichiarazione presentata in cancelleria,

non è richiesta altra condizione perché il giudice accolga tale richiesta. 2

PROCEDIMENTI SPECIALI

Deflattivi del dibattimento

GIUDIZIO APPLICAZIONE DELLA PENA SU PROCEDIMENTO PER

ABBREVIATO RICHIESTA DECRETO PENALE

Manca il dibattimento Manca il dibattimento Manca il dibattimento

Il processo viene definito in udienza Si ha durante le indagini preliminari o Solo se deve essere applicata una

preliminare prima della conclusione dell’udienza pena pecuniaria

preliminare

Richiesto dall’imputato Richiesto dal PM e dall’imputato

Si svolge in camera di consiglio Il giudice deve ritenere la pena congrua

Diminuzione di pena La pena può essere diminuita fina

alla metà del minimo edittale

Limiti alla possibilità di appello La sentenza è inappellabile (a meno che L’imputato può proporre appello

il PM si sia opposto

PROCEDIMENTI SPECIALI

DEFLATTIVI DELL’UDIENZA PRELIMINARE

GIUDIZIO

DIRETTISSIMO

ARRESTO IN il Pm chiede la se la persona nel

FLAGRANZA convalida al GIP corso dell’interrogatorio

Entro 48 ore il PM il PM e successivamente rende confessione

Richiede la convalida ma non oltre 15 gg dall’

Dell’arresto e il giudizio arresto chiede il giudizio

Visto che manca l’udienza preliminare i testimoni possono essere citati oralmente

L’imputato e il suo difensore possono chiedere un termine per preparare la difesa non

superiore a 10 gg. 2

GIUDIZIO IMMEDIATO

Non mancano completamente le indagini preliminari

Puo essere richiesto

Dal PM DALL’IMPUTATO

evidenza della prova se rinuncia all’udienza preliminare

-

- interrogatorio della parte

o mancata comparizione

richiesta effettuata entro 90 gg

- dall’iscrizione LA RICHIESTA VA PRESENTATA AL G.I.P.

CHE PUO’ ACCETTARLA ED EMETTERE IL

DECRETO CHE DISPONE IL GIUDIZIO

O RIGETTARLA REINVIANDO IL FASCICOLO

AL P.M. (SALVO RICORRA UN CASO DI PROSCIOGLIMENTO

EX. ART. 129 C.P.P. 2

IL GIUDIZIO ORDINARIO

Il giudizio consta di 3 fasi, la fase degli atti preliminari al dibattimento, il dibattimento, la fase

postibattimentale.

La fase predibattimentale ha una funzione preparatoria, in questa fase il presidente del tribunale o

della corta d’assise, una volta ricevuto il decreto che dispone il giudizio, può, ove sussistano

giustificati motivi anticipare l’udienza o differirla per non più di una volta.

Tra la data del decreto che dispone il giudizio e la data dell’udienza deve trascorrere un termine non

inferiore a 20 giorni. La funzione preparatoria delle prove è delineata dall’art. 468 c.p.p. che indica

il termine di 7 giorni prima dell’udienza per presentare la lista dei testimoni e consulenti con

l’indicazione delle circostanze oggetto dell’esame, sarà il giudice ad escludere le testimonianze

vietate dalla legge o quelle manifestamente sovrabbondanti.

Nella fase predibattimentale non si assumono prove se non in via eccezionale (con incidente

probatorio).

Nella fase predibattimentale è consentita l’emanazione di una sentenza di proscioglimento ai sensi

dell’art. 469 c.p.p.

Art. 469 c.p.p. salvo quanto previsto dall’art. 129 c.p.p.

se l’azione penale non doveva essere iniziata o non deve

essere proseguita ovvero se il reato è estinto e se per

accertarlo non è necessario procedere al dibattimento, il

giudice, in camera di consiglio, sentiti il PM e l’imputato

e se questi non si oppongono, pronuncia sentenza

inappellabile di non doversi procedere enunciandone la

causa nel dispositivo.

L’inizio del dibattimento avviene ex art. 492 c.p.p. con la dichiarazione di apertura del

dibattimento, in udienza prima di tale apertura il presidente controlla la regolare costituzione delle

parti, se non è presente il difensore il giudice designa un sostituto, per quanto riguarda la

contumacia, l’impedimento, l’assenza etc. si applicano in quanto compatibili le disposizioni

dell’art. 420 bis – ter - quater – quinquies c.p.p. , nella parte predibattimentale che si svolge in

udienza è importante la trattazione delle questioni preliminari, le quali ex art. 491 c.p.p. sono

precluse se non sono proposte subito dopo compiuto per la prima volta l’accertamento della

costituzione delle parti.

Tali questioni riguardano la competenza e le nullità ex art. 181 c.p.p. (NULLITA’ RELATIVE)

dette questioni sono decise dal giudice con ordinanza.

I principi fondamentali del dibattimento sono la pubblicità, la concentrazione, il principio

dispositivo in tema di assunzione della prova, l’oralità, l’immediatezza, il contraddittorio nel

momento di formazione della prova, la correlazione tra accusa e sentenza, la non regressione ad una

fase antecedente allorquanto si sia giunti validamente alla fase del giudizio.

Il principio fondamentale in ordine all’acquisizione delle prove è quello dispositivo posto dall’art.

190 c.p.p. secondo il quale le prove sono ammesse a richiesta di parte, il secondo comma

dell’articolo sottolinea l’eccezionalità dell’assunzione di prove non richieste dalle parti.

Il principio dispositivo dell’art.190 c.p.p. riserva alle parti l’iniziativa in tema di assunzione della

prova escludendo o prevedendo come eccezionali i poteri di autonoma iniziativa dell’organo

giurisdizionale in tema di assunzione della prova. 2

Esistono alcune deroghe al principio dispositivo e queste sono :

al principio secondo il quale il giudice deve giudicare unicamente sui fatti enunciati dalle parti

A. ai sensi dell’art. 493 c.p.p. (indicazione della parti sui fatti che intendono provare) il giudice

deve quindi attenersi al thema probandum indicato dalle parti; a questo principio si deroga con

l’art. 506 1 comma c.p.p. in base al quale il presidente può in ordine all’esame dei testimoni,

può indicare alle parti nuovi temi di prova più ampi, utili alla completezza dell’esame. Il giudice

può fare ciò solo “in base ai risultati delle prove assunte nel dibattimento a iniziativa di parte o a

seguito delle letture disposte” quindi dovrà attenersi ai temi di prova che emergono dalle prove

assunte a richiesta di parte.

Al principio secondo il quale il giudice deve assumere solo le prove richieste dalle parti, la

B. possibilità di una deroga emerge dall’articolo 190 secondo comma secondo il quale la legge

stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse d’ufficio, l’eccezione più vistosa è quella dell’art.

507 c.p.p. per cui il giudice se risulta assolutamente necessario può disporre anche d’ufficio

l’assunzione di nuovi mezzi di prova.

L’art. 514 c.p.p. vieta la lettura dei verbali a meno che non sia espressamente consentita, tale

lettura è prevista per i verbali degli atti assunti nell’incidente probatorio, ma ciò non deroga al

principio di oralità e contraddittorio nel momento di formazione della prova perché entrambi questi

requisiti hanno trovato attuazione nell’incidente probatorio

Reali deroghe a questi principi si hanno:

Per gli atti originariamente irripetibili

 Per gli atti non originariamente irripetibili ma divenuti irripetibili per fatti

 sopravvenuti

Nella contestazione nel corso dell’esame testimoniale (contraddizione tra

 quanto dichiarato) valido ai fini della credibilità del teste

Nel caso di atti di altro procedimento o nell’incidente probatorio soltanto però

 se il difensore dell’imputato vi ha partecipato

Nel caso in cui l’imputato presti il proprio consenso

 Atti del difensore in caso di sopravvenuta ed imprevedibile impossibilità di

 ripetizione.

Strettamente collegato al contraddittorio appare il principio di correlazione tra accusa e

sentenza dal momento che risulterebbe inutile l’esercizio del diritto alla difesa se fosse consentita la

condanna per fatto diverso da quello contestato o per fatti nuovi esiste però la possibilità di

modificare l’imputazione (art. 516 c.p.p.) semprechè il reato non appartenga alla competenza di un

giudice superiore. Il PM può contestare (art. 518 c.p.p.) all’imputato un fatto nuovo, per cui debba

procedersi d’ufficio e non enunciato nel decreto che dispone il giudizio ma questa contestazione

richiede l’autorizzazione del giudice e il consenso dell’imputato.

L’imputato che ne faccia richiesta ha diritto ad una sospensione del dibattimento per un tempo non

inferiore al termine per comparire ma comunque non superiore a 40 giorni.

Subito dopo l’apertura del dibattimento si ha ai sensi dell’art. 493 c.p.p. l’esercizio del diritto alla

prova, infatti le parti indicano i fatti che intendono provare e chiedono l’ammissione delle prove,

non è ammissibile la richiesta dell’esame di prove non comprese nella lista provista dall’art. 468

c.p.p. a meno che la parte richiedente non dimostri di non averle potuto indicare tempestivamente

nella lista. 2

L’art. 493 comma 3° prevede una sorta di patteggiamento sulla prova del tutto analogo a quello che

le parti possono effettuare all’atto della formazione del fascicolo per il dibattimento.

Una volta disposta con ordinanza l’assunzione delle prove inizia l’istruzione dibattimentale con

l’assunzione delle prove richieste dal PM e dalle altre parti, l’assunzione della prova orale è affidata

essenzialmente all’attività delle parti, il presidente nel corso dell’esame dei testimoni ha un potere

di intervento la cui finalità è quella di integrare l’attività delle parti

La discussione e la deliberazione della sentenza

Esaurita l’assunzione delle prove il PM (art. 523 c.p.p.) e successivamente i difensori di parte civile,

resp.civile, ed imputato formulano le rispettive conclusioni, la parte civile deve presentare

conclusioni scritte indicando, ove sia richiesto il risarcimento dei danni, anche la determinazione

dell’ammontare dei danni stessi. In ogni caso l’imputato e il difensore devono avere, A PENA DI

NULLITÁ, la parola per ultimi se la domandano.

Una volta esaurita la discussione il presidente dichiara chiuso il dibattimento e si passa alla

deliberazione della sentenza, a cui devono concorrere gli stessi giudici che hanno partecipato al

dibattimento. A norma dell’art. 526 comma 1° il giudice non può utilizzare ai fini della decisione

prove diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento, l’art. 526 comma 1° bis

riproduce il dettato dell’art. 111 cost. secondo cui la colpevolezza dell’imputato non può

essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre

volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.

Alla deliberazione collegiale si provvede secondo le regole indicate dall’art. 527 c.p.p., tutti i

giudici votano ed esprimono la loro opinione, nel caso di parità di voti prevale la soluzione più

favorevole all’imputato. Su richiesta di un componente il collegio che non abbia espresso parere

conforme alla decisione è compilato sommario verbale contenente l’indicazione del dissenziente e

della questione e motivi del dissenso.

Le formule di proscioglimento.

Il legislatore ha previsto numerose formule di proscioglimento; se manca una condizione di

procedibilità il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere, mentre le sentenze sul merito

che pronuncia hanno le seguenti formule:

1. IL FATTO NON SUSSISTE se difetta uno degli elementi obbiettivi della fattispecie

2. L’IMPUTATO NON HA COMMESSO IL FATTO se non gli è attribuibile la realizzazione

3. IL FATTO NON COSTITUISCE REATO se difetta l’elemento soggettivo o c’è una causa di

giustificazione

4. IL FATTO NON E’ PREVISTO DALLA LEGGE COME REATO

5. L’IMPUTATO NON E’ IMPUTABILE O NON E’ PUNIBILE PER ALTRA RAGIONE

L’art. 530 impone che il giudice pronunci sentenza di assoluzione anche quando manchi o sia

incompleta o contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso ecc. l’art.

530 secondo comma c.p.p. ha previsto una esplicita regola di giudizio imponendo il

proscioglimento con formula piena sia quando sussista la prova che il fatto è stato commesso in

presenza di una causa di giustificazione o di una causa di personale di non punibilità sia quando vi è

il dubbio sull’esistenza delle stesse.

Per quanto riguarda la sentenza di condanna il giudice se ritiene che l’imputato sia responsabile nel

pronunciare la condanna determina la pena applicando l’eventuale misura di sicurezza ecc. 2

IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL

TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE

MONOCRATICA

La norma di partenza per individuare la disciplina inerente il procedimento davanti al tribunale

monocratico è l’articolo 549 c.p.p. per cui “nel procedimento davanti al tribunale in composizione

monocratica, per tutto ciò che non è previsto dal presente libro o in altre disposizioni, si

osservano le norme contenute nei libri che precedono, in quanto applicabili”.

In questo tipo di procedimento il codice dispone una distinzione tra procedimenti che prevedono la

citazione diretta a giudizio (art. 550 c.p.p. quando si tratta di contravvenzioni ovvero di delitti

puniti con la pena della reclusione non superiore al massimo a quattro anni o con la multa, sola o

congiunta alla predetta pena detentiva) e i procedimenti che vengono instaurati mediante un

ordinaria richiesta di rinvio a giudizio, cui segue la celebrazione dell’udienza preliminare.

Particolarmente semplificato appare il procedimento con citazione diretta a giudizio che richiama

alcuni punti del vecchio procedimento pretorile. Il principale elemento distintivo è la mancanza

dell’udienza preliminare infatti il PM una volta concluse le indagini preliminari esercita l’azione

penale mediante l’emanazione del decreto di citazione diretta (ai sensi dell’art. 552 c.p.p.). Il PM

forma il fascicolo per il dibattimento e lo trasmette con il decreto di citazione al giudice. La prima

udienza è la c.d. “UDIENZA DI COMPARIZIONE” che supplisce almeno in parte alla mancanza

dell’udienza preliminare. Le richieste di prova avvengono analogamente a quanto previsto per il

procedimento ordinario, il giudice verifica (nel caso di reato perseguibile a querela) se il querelante

è disposto a rimettere la querela.

Il dibattimento si svolge secondo le norme stabilite per il procedimento ordinario tuttavia è previsto

che, su accordo delle parti, possa derogarsi al all’esame diretto delle parti, l’esame dei testimoni dei

periti etc. che può essere condotto direttamente dal giudice sulla base delle domande e contestazioni

proposte dal PM e dai difensori.

IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL

GIUDICE DI PACE

Il giudice di pace dal 2000 si è visto assegnare una limitata competenza in materie penale in

situazioni di microconflittualità tra privati e che si caratterizzano per la non particolare complessità

delle decisioni e per la circostanza di prestarsi a soluzioni conciliative e risarcitorie che il giudice di

pace ha lo specifico obbligo di promuovere. Nel procedimento davanti al giudice di pace non esiste

il giudice per le indagini preliminari, competente per gli atti da compiere nella fase investigativa è il

giudice di pace mentre le funzioni di PM sono svolte dal procuratore della repubblica presso il

tribunale nel cui circondario ha sede il giudice di pace oltretutto le funzioni di PM sono delegabili

in maniera molto ampia ad altri soggetti.

L’attività di indagine è affidata (art. 11 comma 1° d.lgs. n. 274/2000) alla polizia giudiziaria che di

propria iniziativa, acquisita la notizia di reato, compie gli atti di indagine necessari e per alcuni atti

(interrogatori, accertamenti tecnici) può richiedere al PM l’autorizzazione a compiere l’atto,

autorizzazione che può essere concessa o negata o può indurre il PM a decidere di svolgere

personalmente l’indagine. 2


PAGINE

34

PESO

247.70 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Giostra Glauco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale penale

Riassunto esame Diritto Processuale Penale, prof. Giostra, libro consigliato Lineamenti di diritto processuale penale, Tonini
Appunto
Diritto romano- Riassunto esame, prof. Mantello
Appunto
Riassunto esame Diritto Processuale Penale, prof. Giostra, libro consigliato Lineamenti di diritto processuale penale, Tonini
Appunto
Riassunto esame Diritto Amministrativo, prof. D'Alberti, libro consigliato Istituzioni di Diritto Amministrativo, Cassese
Appunto