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Riassunto esame Diritto processuale amministrativo, prof. Gagliardi, libro consigliato Diritto processuale e amministrativo, Monduzzi

Riassunto per l'esame di Diritto processuale amministrativo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto processuale amministrativo di Monduzzi, su: distinzione tra diritti soggettivi ed interessi legittimi; principi costituzionali sulla tutela giurisdizionale del cittadino nei confronti della p.a.; i ricorsi amministrativi; i vizi di legittimita’;... Vedi di più

Esame di Diritto processuale amministrativo docente Prof. F. Gagliardi Lagala

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ESTRATTO DOCUMENTO

C) Violazione di legge

Questo vizio ha un carattere residuale, nel senso che si manifesta tutte le volte in cui si è in

presenza di un vizio di legittimità non riconducibile all’incompetenza o all’eccesso di potere

e ricorre ogni qualvolta si violino norme dell’ordinamento giuridico.

I VIZI DI MERITO

Sorgono sulla base della logicità e delle regole tecniche, e non sulla base di norme di legge.

Il G.A. ha giurisdizione di merito solo in casi tassativamente previsti dalla legge

GIURISDIZIONE ORDINARIA

La legge 20 marzo 1865, n.2248, All.E ha deferito le competenze in materia di contenzioso

G.O.[9],

amministrativo al in sostanza abolendo il contenzioso.

L’art.2 della suddetta legge afferma che la competenza al G.O. è devoluta in qualsiasi caso,

sia che si tratti di diritti soggettivi, sia che si tratti di interessi legittimi, sia che riguardi

provvedimenti emanati dal potere esecutivo, sia da altra autorità amministrativa, purché

vi sia interessata la P.A..

Questa competenza è però limitata dall’art.4 della stessa legge, il quale afferma che il G.O.

non potrà mai annullare, revocare o modificare l’atto amministrativo, ma solo

disapplicarlo, soltanto per giudicare l’oggetto della controversia.

A questo punto sono necessarie delle precisazioni circa i criteri di ripartizione delle

competenze e della giurisdizione tra G.A. e G.O.

Il criterio tradizionale di ripartizione teneva conto sia della posizione giuridica soggettiva

che si vuole difendere in giudizio (criterio della “causa petendi”), sia dell’oggetto del

giudizio (criterio del “petitum”). Oggi è venuto meno il criterio del “petitum”, e l’analisi

del giudice si basa solo sul principio della “causa petendi”, e quindi su una reale indagine

del giudice, e mai sulla base delle richieste del ricorrente.

Per quanto riguarda l’oggetto del giudizio civile sulla P.A. sono da tener presente 2

principi fondamentali:

1) in via principale il G.O. conosce solo del comportamento illecito della P.A. e non

dell’illegittimità dell’atto amministrativo;

2) in via incidentale il G.O. conosce dell’illegittimità dell’atto amministrativo.

Se il G.O. effettua solo un giudizio di merito, valuta cioè solo il comportamento illecito

della P.A., allora il giudizio si effettua in via principale. Questo può accadere nei casi in cui:

a) la P.A. eserciti jure privatorum un’attività propria (cioè eserciti un’attività di diritto

privato) e come tale verrà riconosciuta come soggetto di diritto privato;

b) la P.A. eserciti sine titulo un’attività (cioè eserciti un’attività non sulla base di un

potere conferito da un atto amministrativo, ma senza alcun diritto).

I problemi sorgono nel caso in cui la P.A., nell’esercizio della sua funzione pubblica, leda

un diritto soggettivo: in questo caso si tratta di stabilire se il comportamento illecito

deriva necessariamente dall’illegittimità dell’atto.

Durante il giudizio l’atto si presume inesistente, si configura quindi un comportamento

“sine titulo”, e il G.O. ha il potere di disapplicare l’atto.

Qualora il G.O. non riesca a stabilire l’illegittimità dell’atto amministrativo, gli è data facoltà

di sospendere il giudizio, trasmettere gli atti al G.A., che giudica con sentenza

dell’illegittimità dell’atto (con tutti gli effetti che tale sentenza comporta annullamento

dell’atto), oppure sospendere il giudizio e decidere egli stesso sull’illegittimità dell’atto (⇒

disapplicazione).

Tale giudizio avviene incidentalmente (o pregiudizialmente) ed è solamente finalizzato

alla giusta decisione sull’oggetto principale del giudizio.

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Nota: Principio della doppia tutela

Il ricorrente gode di una doppia tutela, in quanto:

a) può ricorrere al G.A. e chiedere l’annullamento dell’atto illegittimo, e dopo averlo

ottenuto, può ricorrere al G.O. al fine di ottenere un risarcimento del danno, sulla base della

sentenza del G.A.;

b) può ricorrere direttamente al G.O. per ottenere il risarcimento del danno. Il G.O.

valuta, se necessario, anche l’illegittimità dell’atto e lo considera tam quam non esset (come

se non fosse mai esistito).

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Riepilogando, può dirsi che, il G.O. è competente a conoscere di tutti i comportamenti della

P.A. lesivi di diritti soggettivi, cioè:

a) meri comportamenti;

b) atti compiuti in esecuzione di provvedimenti amministrativi.

In questo secondo caso il G.O. deve altresì valutare il provvedimento amministrativo della

P.A. e gli artt.4 e 5 della legge abolitiva del contenzioso amministrativo prevedono poteri e

limiti della giurisdizione del G.O.

Da tali norme si ricavano i seguenti principi generali:

- il sindacato del G.O. è limitato alla sola valutazione della legittimità estrinseca

dell’atto, e cioè in casi di: a) eccesso di potere;

b) violazione di legge;

c) eccesso di potere ma solo nei casi che non lasciano margine di

discrezionalità alla P.A., cioè solo in casi evidenti di eccesso di potere

(difetto, insufficienza e contraddittorietà della motivazione);

- il G.O. non può mai incidere sull’atto amministrativo, anche se illegittimo, non può

annullarlo, né revocarlo;

- il G.O. può soltanto dichiarare l’illegittimità dell’atto e quindi disapplicarlo;

- il giudicato è limitato soltanto all’oggetto dedotto in giudizio.

Azioni ammissibili davanti al G.O. contro la P.A.

A) Azioni dichiarative

Azioni destinate all’accertamento della sussistenza di un delitto o di un obbligo in capo al

privato o alla P.A. Le azioni dichiarative sono sempre ammissibili.

B) Azioni costitutive

Sono normalmente escluse perché dirette ad ottenere un provvedimento dalla P.A. Sono

ammissibili solamente nei casi in cui l’amministrazione operi “iure privatorum” o “sine

titulo”.

C) Azioni di condanna

Azioni che condannano la parte soccombente ad un’azione positiva (facere o dare). Queste

azioni non sono ammissibili se tendono ad intaccare l’attività pubblica della P.A.

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Nota: un’eccezione alla suddetta regola è data dall’espropriazione, durante la quale è

esperibile un’azione che va ad intaccare l’attività amministrativa. È il caso dell’esistenza di

un decreto di occupazione d’urgenza, senza che sia ancora intervenuto il vero e proprio

decreto di espropriazione. Esorbitati i limiti materiali e temporali del decreto di occupazione

d’urgenza, è data facoltà al privato di esperire un’azione nei confronti della P.A.

configurandosi un’ipotesi in cui l’Amministrazione opera “sine titulo”.

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D) Azioni possessorie

Azioni rivolte ad ottenere la reintegrazione o la manutenzione di un bene, Normalmente non

sono ammesse se esiste un provvedimento amministrativo che renda legittima l’acquisizione

del bene.

Le eccezioni a questa regola sono 3:

- che la P.A. operi “iure privatorum”;

- che la P.A. operi “sine titulo”;

- che la P.A. esorbiti i limiti temporali e materiali imposti dal provvedimento

amministrativo.

Altre azioni ammissibili nei confronti della P.A.

A) Provvedimenti d’urgenza (ex art.700 c.p.c.) e sequestro

Art.700[10] c.p.c.: consente a colui che ritenga di aver subito un pregiudizio grave ed

irreparabile dalla P.A., di rivolgersi al G.O. per chiedere l’immediata

sospensione del procedimento.

Sono in linea di massima inammissibili nei casi in cui possano comportare la modificazione,

la revoca o la sospensione di un provvedimento amministrativo, ovvero alterare la

destinazione di beni demaniali o patrimoniali indisponibili.

B) Decreto ingiuntivo

Attraverso il decreto ingiuntivo, ci si rivolge al G.O. per ottenere il pagamento di un debito

della P.A., sulla base di un titolo esecutivo (cioè un documento che autorizza la riscossione

del credito). Si può chiedere al G.O. quando si sia in possesso di un documento probatorio

del debito e nessuno faccia opposizione entro il termine di 40 gg.

C) Convalida di sfratto

È sempre ammissibile in quanto il contratto di locazione è stipulato dalla P.A. nella sua

veste di soggetto privato.

Esecuzione delle sentenze di condanna

L’art.2740[11] c.c. dispone che “tutti i beni del debitore sono destinati all’adempimento

dell’obbligazione o al pagamento del debito”. Questo vale anche per la P.A., ma con due

ordini di limiti:

1) il G.O. non può mai sostituirsi alla P.A.: questa dovrà quindi emettere un mandato

di pagamento a favore del creditore;

2) esistenza di beni indisponibili della P.A.: questi non sono soggetti a sequestro,

pignoramento o vendita, a fine di soddisfare il credito. Questi beni sono i beni demaniali, i

beni patrimoniali indisponibili e i crediti (es. tasse).

Beni disponibili della P.A. sono il denaro liquido, ma:

a) lo Stato può apporre un vincolo di indisponibilità, determinato dalla soddisfazione di

preminenti interessi pubblici (ad es. la difesa e la pubblica sicurezza);

b) le amministrazioni locali possono apporre anche altri limiti determinati dalla legge

(es. stipendi degli impiegati). Si deve comunque trattare di cose individuate. Il Tesoriere,

ogni 6 mesi, fa una dichiarazione nella quale individua i fondi disponibili e quelli

indisponibili.

Eccezioni del procedimento amministrativo rispetto al procedimento civile

Il procedimento nelle cause contro la P.A. è regolato dal diritto processuale comune, perciò

ci limiteremo qui ad esaminare le eccezioni rispetto al procedimento ordinario.

A) Capacità processuale

La capacità processuale è la capacità di stare in giudizio. Dobbiamo qui distinguere tra:

a) Stato: sta in giudizio attraverso la persona del ministro competente per la P.A.

chiamata in giudizio. L’errore relativo all’individuazione dell’organo competente deve

essere eccepito alla prima udienza dall’Avvocatura dello Stato, con contestuale indicazione

del ministro competente;

b) altri enti territoriali: stanno in giudizio per mezzo del loro legale rappresentante

protempore, il quale deve essere comunque autorizzato da una delibera dell’organo di

direzione dell’ente.

B) Patrocinio legale delle Amministrazioni statali

Il patrocinio legale spetta obbligatoriamente all’Avvocatura dello Stato. Questo non

significa che è esclusa la presenza di un libero professionista, il quale può coadiuvare

l’Avvocatura dello Stato pur rimanendo estraneo al giudizio.

C) Foro dello Stato

L’Avvocatura dello Stato competente è quella del circondario in cui si trova il giudice

competente secondo le norme ordinarie. L’errata notifica all’Avvocatura competente non

comporta la nullità dell’atto, se poi la P.A. si costituisce lo stesso in giudizio per mezzo

dell’Avvocatura stessa, poiché nel nostro ordinamento vige il principio secondo il quale

quando un atto raggiunge il risultato prefissosi, è sempre valido.

Le regole sub A), B) e C) sono sempre valide per lo Stato e le Regioni a Statuto Speciale,

mentre sono facoltative per gli altri enti locali. Qualora, però, l’Amministrazione locale dà

mandato all’Avvocatura dello Stato, allora il suo patrocinio da facoltativo diventa

obbligatorio[12].

D) Notificazione di atti giudiziari alle P.A.

Le notificazioni devono avvenire presso l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato competente

per territorio e non presso i singoli uffici statali interessati alla controversia.

E) Regime finanziario e tributario degli atti giudiziari della P.A.

Tutti gli atti giudiziari prodotti dalla P.A. non sono soggetti a spese. In caso di

soccombenza del privato, le spese giudiziarie cui egli è condannato comprendono da un lato

tutte le tasse di bollo e di registro che sarebbero dovute dalla controparte secondo il diritto

comune anche nei casi in cui questa è esonerata; dall’altro gli onorari degli avvocati e

procuratori dovuti dalla controparte medesima, anche se alla difesa abbia adempiuto

l’Avvocatura dello Stato.

F) Le prove nel processo cui partecipa la P.A.

La P.A., per il principio della presunzione di legalità degli atti amministrativi, non deve

dimostrare la fondatezza delle sue pretese e delle sue asserzioni.

Un problema è sorto riguardo alla capacità degli enti pubblici di essere sottoposti ad

interrogatorio formale e giuramento. Per ammettere tale capacità si sono dovute superare

2 difficoltà:

1) la confessione e il giuramento devono essere prestati personalmente dalla parte in

giudizio, e personalmente non può, per natura, agire una persona giuridica. Si è quindi

applicato, per analogia, il principio comunemente ammesso, riguardo la confessione e il

giuramento dei rappresentanti legali degli incapaci;

2) la confessione e il giuramento, essendo prove legali, non possono essere prestate se

non da chi ha la piena disponibilità dell’oggetto della lite e tale non è colui che è abilitato alla

rappresentanza processuale dell’ente: a questa difficoltà si è ovviato con un’espressa

autorizzazione dell’organo dell’ente che può disporre della causa, che deve essere approvata

dall’autorità tutoria, a colui che lo rappresenta in giudizio.

GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA

La giurisdizione amministrativa è una giurisdizione speciale, caratterizzata da un rapporto

di gerarchia con la P.A. anche se al G.A. sono attribuite le garanzie proprie del G.O.

(indipendenza e imparzialità).

Organi di giustizia amministrativa

Gli organi di giustizia amministrativa sono:

- TAR;

- Consiglio di Stato;

- Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa per il Trentino Alto Adige;

- Sezione TAR di Bolzano;

- Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia.

A) I Tribunali Amministrativi Regionali (TAR)

Il TAR è l’organo di giustizia amministrativa di 1° grado. Sono stati istituiti dalla L.1034/71

e sono regolati dalla Legge 27 aprile 1982, n.186 e dai regolamenti governativi:

- DPR 21 aprile 1973, n.214;

- DPR 19 marzo 1994, n.282;

- DPR 25 novembre 1995, n.589.

Il reclutamento dei giudici per il TAR avviene, come per la giurisdizione ordinaria, mediante

concorso pubblico, ma differentemente da questi, è un concorso con un vincolo di

specializzazione particolare. In effetti il concorso per il TAR è un concorso riservato:

a) a chi è già un magistrato ordinario;

b) a chi raggiunge una certa anzianità in particolari uffici pubblici (es. prefetture).

I TAR hanno sede nei capoluoghi di Regione, ma in alcuni casi hanno sedi distaccate nelle

altre città della Regione. Il collegio dei TAR è composto da 5 membri, ma il collegio

giudicante è formato da 3 membri (un presidente e due giudici, di cui un relatore).

B) Il Consiglio di Stato (C.d.S.)

Il Consiglio di Stato è l’organo di giustizia amministrativa di 2° grado.

I Consiglieri di Stato vengono nominati:

a) per il 50% tra giudici del TAR con almeno 4 anni di anzianità;

b) per il 25% dal Governo;

c) per il 25% tra i vincitori del concorso riservato.

Il Consiglio di Stato si compone di 7 sezioni:

- 4 consultive, le quali esprimono pareri (I, II, III, VII sezione);

- 3 giurisdizionali (IV, V, VI sezione);

e da un’Adunanza Plenaria, che raggruppa rappresentanti di tutte le sezioni e opera solo

in casi particolarmente importanti (in special modo in casi di contrasti giurisprudenziali).

Ogni sezione è composta da un Presidente, un Presidente aggiunto e 12 Consiglieri, ma il

collegio giudicante opera, a maggioranza assoluta, con un Presidente e 4 Consiglieri.

Le cause vengono smistate tra le sezioni giurisdizionali dal Presidente del Consiglio di

Stato, sentiti i Presidenti di Sezione, che sono competenti per materia.

L’Adunanza Plenaria è composta dal Presidente del Consiglio di Stato, e da 4 Consiglieri

per ogni sezione giurisdizionale, quindi in tutto 12 Consiglieri.

C) Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia è l’organo di appello dei

TAR siciliani (art.23 Statuto della Regione Sicilia) e costituisce una sezione distaccata del

C.d.S.

Quest’organo è composto da:

- un Presidente di Sezione del C.d.S. (sostituito dal Presidente aggiunto in caso di

assenza);

- 4 Consiglieri del C.d.S.;

- 4 Giuristi (avvocati o professori universitari in materie giuridiche) nominati dalla

Giunta Regionale Siciliana.

I suoi membri durano in carica 6 anni e non sono rieleggibili. Il collegio giudicante è

composto da:

- un Presidente;

- 2 Consiglieri;

- 2 Giuristi.

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Nota : se davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia sorge una controversia

che dà origine ad un contrasto giurisprudenziale, allora il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la

Regione Sicilia la rimette all’Adunanza Plenaria, stavolta integrata con 2 membri del Consiglio di

Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia.

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D) Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa per il Trentino Alto Adige

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa per il Trentino Alto Adige è il TAR del

Trentino Alto Adige, istituito con DPR 6 aprile 1984, n.426. Non differisce molto dagli

altri TAR, salvo nella sua composizione, che include 2 Giudici nominati dal Consiglio

Provinciale di Trento.

E) La Sezione TAR di Bolzano

Il TAR di Bolzano è una sezione autonoma rispetto al Tribunale Regionale di Giustizia

Amministrativa per il Trentino Alto Adige. È composto da 2 gruppi da 3 giudici ciascuno:

1) il primo composto da 2 Giudici di lingua tedesca e 1 Giudice di lingua italiana,

nominati dal Consiglio Provinciale di Bolzano, con successiva elezione formalizzata da un

DPR;

2) il secondo composto da 2 Giudici di lingua italiana, nominati dal Governo, e 1 Giudice

di lingua tedesca, anch’esso nominato dal Governo, sentito comunque il parere del

Consiglio Provinciale di Bolzano.

Una peculiarità di questa sezione è il fatto che le sentenze che ledano il principio di parità

linguistica, sono inappellabili al C.d.S.

COMPETENZA DELLA GIURISDIZIONE AMMINISTRATIVA

Gli organi di giustizia amministrativa hanno 3 diverse specie di competenze:

1) competenza generale di legittimità: generale perché opera normalmente in caso di

incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge, anche in mancanza di espresse

norme di legge;

2) competenza speciale di merito: speciale nel senso che deve essere appositamente

prevista da norme di legge (art.7 legge TAR: “i casi in cui il G.A. decide sul merito sono

tassativamente previsti dalla legge”);

3) competenza esclusiva: il G.A. può giudicare, oltre che gli interessi legittimi, anche i

diritti soggettivi, in determinate materie previste dalla legge, escludendo quindi il G.O.

Competenza generale di legittimità

Si distingue per alcuni caratteri particolari:

a) generalità: nel senso sopra descritto, salvo che non vi sia competenza esclusiva dei

giudici speciali; (art.113[13]

b) non può essere esclusa o limitata Cost.);

c) il potere di cognizione del G.A. non si estende alle valutazioni di merito fatte

dalla P.A. (perché sono espressione della discrezionalità della P.A.): il G.A. non valuta il

rapporto giuridico nel suo complesso, ma solo l’atto amministrativo, giudicando solo sul

suo annullamento o meno;

d) consente solo l’annullamento o la conferma di un atto amministrativo, ma mai

la modifica o la riforma dello stesso: il G.A. non può

- sostituirsi alla P.A.;

- condannare la P.A. a fare qualcosa, ma può soltanto annullare l’atto. Sarà poi la

P.A. a fare ciò che è necessario per adeguare la situazione alla sentenza;

e) il G.A. emette solo sentenze costitutive di annullamento e al massimo la

condanna alle spese di giudizio per la P.A..

Competenza speciale di merito

Ha 2 caratteristiche essenziali:

1) eccezionale: nel senso che deve essere espressamente prevista dalla legge, e le leggi

che la prevedono non sono mai suscettibili di interpretazione o estensione analogica;

2) aggiuntiva: nel senso che tutte le volte che viene prevista dalla legge, il G.A. decide

anche sul merito (in aggiunta alla competenza di legittimità).

La competenza di merito conferisce al G.A. maggiori poteri al fine di accertare i fatti alla

base del provvedimento, il suo sindacato, però, non può estendersi a valutare

l’opportunità o la convenienza dell’atto. In tal caso il giudice ha poteri diversi da quelli

solitamente conferiti in caso di competenza di legittimità:

- potere di cognizione: che non conosce i limiti della competenza di legittimità

(autonomia del giudice dalle parti, potere di determinare l’esatta portata del principio di

diritto fissato con la sentenza, che non va comunque mai a sindacare l’opportunità e la

convenienza);

- poteri istruttori uguali a quelli del G.O., salvi i limiti necessari che derivano dalla

natura stessa del giudizio amministrativo (inderogabilità assoluta del libero convincimento

del giudice, inammissibilità del giuramento e dell’interrogatorio formale in quanto vincolanti

per il G.A);

- poteri di decisione: oltre al normale annullamento dell’atto il G.A. può sostituirsi alla

P.A. (⇒giudizio di ottemperanza), modificare l’atto e condannare la P.A. al risarcimento

del danno.

Le materie, tassativamente previste dalla legge, per cui il G.A. ha anche competenza di

merito sono contenute nell’art.27 n.4 del T.U. sul Consiglio di Stato e negli artt.27 e 37

della legge TAR.

Competenza esclusiva

La competenza esclusiva del G.A. è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano nel

1923, a causa delle difficoltà che si venivano a creare in alcune situazioni sulla distinzione

tra interesse legittimo e diritto soggettivo.

Inizialmente la materia fondamentale di competenza esclusiva era il pubblico impiego, ma

questo è stato quasi interamente devoluto al G.O. dal D.Lgs.80/98.

Lo stesso decreto legislativo ha incluso nella competenza esclusiva del G.A., agli artt.33 e

34, le seguenti materie:

- servizi pubblici;

- edilizia;

- urbanistica; D.Lgs.80/98[14])

e ha, inoltre, ampliato i poteri istruttori e decisionali del G.A. (art.35 e ha

dato facoltà al G.A. di giudicare anche sulla legittimità del comportamento della P.A.

Con l’ampliamento dei poteri del G.A. si è profilata una differenza tra competenza di

legittimità e competenza esclusiva sotto 3 aspetti:

1) la competenza esclusiva prescinde dall’impugnazione di un atto amministrativo

illegittimo, in quanto il G.A. può giudicare anche sulla legittimità del comportamento della

P.A. (rimanendo comunque nei limiti dei vizi di legittimità);

2) la competenza esclusiva permette l’emanazione di sentenze dichiarative e di condanna;

3) al G.A. è consentito l’esperimento di quasi tutti i mezzi di prova concessi al G.O.

tranne il giuramento e l’interrogatorio formale, i quali vincolano il G.A. nel suo libero

convincimento sui fatti.

Le più importanti materie della competenza esclusiva sono:

- il pubblico impiego (in maniera solo residuale per quello che è rimasto al G.A.);

- i servizi pubblici;

- l’edilizia;

- l’urbanistica;

- il giudizio di ottemperanza;

- le controversie riguardanti gli oneri di costruzione e le sanzioni edilizie;

- le controversie riguardanti gli accordi sostitutivi dei provvedimenti amministrativi;

- altre controversie individuate da leggi speciali.

D.Lgs.80/98[15])

A) Il pubblico impiego (art.29

La competenza esclusiva del G.A. sul pubblico impiego è stata ridimensionata dal D.Lgs.

80/98, secondo il quale una volta contrattualizzato il rapporto di lavoro di pubblico

impiego, la competenza passa al G.O. (⇒ giudice del lavoro).

Questa impostazione crea però alcuni problemi, riguardanti la possibilità di annullare atti

amministrativi da parte del G.O., che normalmente non può farlo.

Il D.Lgs.80/98 ha risolto la questione devolvendo al G.O. tutte le controversie riguardanti il

pubblico impiego con l’eccezionale potere di annullare l’atto amministrativo.

Rimangono quindi al G.A. le competenze riguardanti:

a) i rapporti di lavoro non contrattualizzati (magistrati, militari, diplomatici, funzionari

delle forze di polizia, dirigenti generali, funzionari della prefettura, funzionari della Banca

d’Italia e dell’Ufficio Cambi, dipendenti dell’Autorità garante per la concorrenza e il

mercato, professori e ricercatori universitari);

b) le controversie relative all’organizzazione della P.A.;

c) le controversie relative ai concorsi pubblici;

d) le controversie relative agli incarichi dirigenziali.

D.Lgs.80/98[16])

B) I servizi pubblici (art.33

È diventata la materia più importante della competenza esclusiva, data la nozione molto

ampia di “servizio pubblico”. Vi rientrano, infatti, tutte le offerte al pubblico di un servizio,

indipendentemente se questo sia effettuato da un soggetto pubblico, da un soggetto privato

(⇒concessionario) o da un ente a capitale pubblico.

Nell’ambito del “servizio pubblico” il legislatore si è limitato a fornire degli esempi in

cui è certamente competente il G.A.:

a) costituzione, modificazione e estinzione dei rapporti inerenti l’ente gestore del servizio;

b) rapporti tra P.A. e ente gestore del servizio;

c) rapporti riguardanti il controllo sui gestori del servizio;

d) rapporti interni tra l’amministratore e i soci dell’ente gestore del servizio;

e) tutte le controversie relative alla prestazione resa dalla P.A. o da enti convenzionati in

materia di Servizio Sanitario Nazionale e Pubblica Istruzione.

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Nota: secondo la dottrina più accreditata, rientrerebbe nella competenza esclusiva, anche il diritto di

accesso ai documenti amministrativi (artt.22 e segg. L.241/90 vedi Appendice 6). In realtà si tratta

solo di un procedimento speciale e non di competenza esclusiva.

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Nota bene: Le pregiudiziali nel processo amministrativo

La giurisdizione normale del G.A. è quella di legittimità, potrebbe però capitare che, al fine dell’oggetto

del giudizio, il G.A. abbia bisogno di valutare la prevalenza o meno di un diritto soggettivo su un

interesse legittimo o viceversa. l’art.295[17]

A rigor di logica, il G.A. dovrebbe applicare c.p.c. secondo il quale, se per la definizione

dell’oggetto del giudizio sia necessaria la decisione di una questione pregiudiziale, il giudice deve

sospendere il processo per prendere la sua decisione o rimetterla al giudice competente.

Questo procedimento allunga molto il processo, perciò si applica l’art.28 del T.U. sul Consiglio di Stato,

il quale permette al G.A. di decidere in via incidentale sulle questioni pregiudiziali. Tale decisione non è

cosa giudicata ma vale solo per il processo in questione. In realtà esistono comunque casi di pregiudiziali

obbligatorie, per le quali la dottrina e la giurisprudenza hanno ammesso l’obbligatorietà della sospensione

del giudizio in corso; esse sono:

a) l’incidente di falso;

b) la capacità dei privati;

c) l’incostituzionalità della legge;

d) l’interpretazione delle norme di diritto comunitario.

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⎯⎯⎯⎯ D.Lgs.80/98[18])

C) Edilizia e urbanistica (art.34

Le materie dell’edilizia e dell’urbanistica rientrano, come detto, nella competenza esclusiva.

Tali materie ineriscono tutto ciò che riguarda il “governo del territorio”, e quindi anche la

tutela del paesaggio, dei beni culturali, dell’ambiente, ecc.

Le controversie escluse dalla competenza sono quelle che sorgono tra privati, nelle quali

non si contesta la legittimità dell’atto o del comportamento.

È altresì di competenza del G.O. l’opposizione alla stime della P.A., in materia di

espropriazione.

Azioni ammissibili per la competenza esclusiva

Le azioni ammesse sono tutte quelle previste per il giudizio civile. In particolare le:

a) azioni dichiarative: perché la valutazione si estende anche alla legittimità del

comportamento;

b) azioni costitutive: sono sempre ammissibili in quanto conseguenza della normale

giurisdizione di legittimità;

c) azioni di condanna: perché la disciplina dettata dal D.Lgs.80/98 ha aperto la questione

della risarcibilità degli interessi legittimi. È data, quindi, facoltà al G.A. di determinare il

risarcimento del “danno ingiusto” provocato dalla P.A. al privato, sia in caso di lesione di

diritti soggettivi, sia in caso di lesione di interessi legittimi.

Competenza per territorio del G.A.

A differenza del giudizio civile, nel procedimento amministrativo non viene adottato il

criterio del foro del convenuto, in quanto, spesso, il convenuto è l’Amministrazione

centrale, e col criterio suddetto si caricherebbe quindi il TAR Lazio di una mole di lavoro

eccessiva, perciò si utilizzano altri criteri:

a) criterio dell’Amministrazione periferica: se la P.A. emanante l’atto è periferica (cioè

non ha sede a Roma), il TAR competente è quello della Regione in cui ha sede la P.A.

emanante l’atto;

b) criterio dell’efficacia dell’atto: se l’atto emanato, indipendentemente se da

un’Amministrazione centrale o periferica, interessa una porzione di territorio, è competente

territorio[19];

il TAR residente in quel

c) criterio della sede in cui un pubblico impiegato presta servizio: questa competenza

vale per tutte le controversie riguardanti il pubblico impiego che sono rimaste al G.A.

In generale può comunque dirsi che la competenza per territorio è derogabile dalle parti

in virtù di un accordo tra di esse.

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Nota Regolamento di competenza

Se il ricorrente si rivolge ad un TAR incompetente, qualunque altra parte del giudizio può eccepire

l’incompetenza di quel TAR proponendo un ricorso per regolamento di competenza. Tale ricorso è di

competenza esclusiva del Consiglio di Stato.

Procedimento del “Regolamento di competenza”

Dopo il ricorso al TAR, presunto incompetente, e l’eccezione dell’incompetenza del TAR stesso, da parte

di qualunque interessato al giudizio (facendo ricorso al presunto TAR incompetente, entro 20 gg. dalla

notifica del ricorso principale), il presunto TAR incompetente effettua dei controlli formali, senza

estendersi mai alla competenza, sulla validità del ricorso, che deve altresì contenere obbligatoriamente:

- l’indicazione del presunto TAR competente;

- la notifica a tutte le parti.

In questa fase il G.A. può sospendere il provvedimento amministrativo, qualora questo possa pregiudicare

gravemente ed irreparabilmente il ricorrente principale, prima della sospensione per il regolamento di

competenza.

Effettuati i controlli sulla validità formale del ricorso, il presunto TAR incompetente redige un’ordinanza

di rimessione al Consiglio di Stato, e sospende il processo.

Il C.d.S., ricevuti gli atti, decide sulla questione, accogliendo o respingendo il ricorso, ma mai indicando

il TAR competente.

Se il ricorso è accolto, allora il TAR competente è quello indicato dal ricorrente per regolamento di

competenza. Dopo questa decisione, il ricorrente principale ha 30 gg. per esperire nuovamente ricorso al

TAR competente.

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RICORSO GIURISDIZIONALE IN SEDE AMMINISTRATIVA

A) Condizioni e presupposti

Le condizioni del ricorso giurisdizionale riguardano la pretesa sostanziale del soggetto

ricorrente sotto gli aspetti:

a) della titolarità di una posizione giuridica soggettiva tutelata dall’ordinamento

(c.d. “capacità processuale”, assimilabile alla capacità giuridica del diritto civile);

b) della legittimazione ad agire (c.d. “capacità di stare in giudizio”, assimilabile alla

capacità di agire del diritto civile);

c) dell’interesse a ricorrere.

I presupposti sono gli elementi necessari alla regolare instaurazione del giudizio sotto gli

aspetti:

a) della giurisdizione e della competenza del G.A.;

b) della presenza di tutti gli elementi del ricorso;

c) della capacità di essere parte di un giudizio;

d) dell’integrità del contraddittorio (⇒ notifica ad almeno uno dei controinteressati e

successiva integrazione del contraddittorio);

e) dell’impugnabilità dell’atto amministrativo;

f) della possibilità di esperire il ricorso (⇒ vedi il principio dell’alternatività col

ricorso straordinario al PdR).

B) Le parti del ricorso

Nel ricorso giurisdizionale vi sono parti:

a) necessarie: senza le quali il giudizio non può instaurarsi;

b) eventuali: la cui mancanza non compromette la regolare instaurazione del processo.

Sono parti necessarie il ricorrente, il convenuto (la P.A.) e i controinteressati. Sono,

invece, parti eventuali i cointeressati, i quali possono comunque intervenire in giudizio in

favore o contro il ricorrente:

a) se hanno lo stesso interesse del ricorrente, il loro intervento è detto “intervento ad

adiuvandum”;

b) se hanno un interesse opposto a quello del ricorrente, il loro intervento è detto

“intervento ad opponendum”.

C) Capacità processuale

Come abbiamo detto, nel diritto amministrativo la capacità processuale è assimilabile alla

capacità giuridica del diritto civile, la quale consente di avere la titolarità di una posizione

giuridica soggettiva da far valere in giudizio.

D) Patrocinio dell’avvocato

Nel ricorso giurisdizionale amministrativo, a differenza di quello ordinario, è

assolutamente obbligatorio. È anche necessario che l’avvocato sia iscritto all’albo, e in

caso di ricorso al C.d.S., che sia anche cassazionista.

E) Interesse a ricorrere

È una condizione processuale, imposta a pena di inammissibilità del ricorso.

Perché ci sia “interesse a ricorrere” deve esserci una lesione (materiale o immateriale)

derivante dall’atto amministrativo e contestualmente l’esistenza di un effettivo

vantaggio per il ricorrente, derivante dall’annullamento dell’atto amministrativo

impugnato.

La sussistenza di questa condizione è la prima cosa che il G.A. deve valutare.

F) Attualità dell’interesse a ricorrere

La lesione che si lamenta in giudizio deve essere attuale, non potenziale o eventuale. Questa

condizione va valutata in 2 momenti:

1) alla proposizione del ricorso;

2) al momento della decisione del ricorso.

G) Atti impugnabili

Sono impugnabili tutti i provvedimenti che provengono da un’Autorità amministrativa,

nell’esercizio della sua funzione amministrativa.

Esistono, comunque, degli atti non impugnabili, per carenza di interesse a ricorrere,

determinati dalla legge:

a) atti su cui vi è un controllo successivo, finchè questo controllo non viene effettuato;

b) atti endoprocedimentali, cioè atti intermedi che portano alla formazione dell’atto

definitivo;

c) regolamenti e circolari, perché sono atti interni che non esplicano effetti verso i terzi.

In sostanza possiamo dire che non sono impugnabili gli atti che non esplicano effetti nei

confronti di terzi, quindi, come eccezione, sono impugnabili gli atti che esplicano effetti

verso i terzi, anche se non sono definitivi.

Caratteri del processo amministrativo

Il processo amministrativo presenta dei caratteri peculiari rispetto al processo ordinario.

Esso è infatti:

a) processo da ricorso: non si fa, quindi, una citazione alla controparte, ma solamente

ricorso al G.A. su un atto amministrativo;

b) processo con una parte necessaria: cioè la P.A., che comunque è messa in una

posizione di parità con il ricorrente, che normalmente è un privato;

c) processo ad iniziativa di parte: nel senso che la parte interessata deve, in ogni fase

del processo, stimolare l’attività del giudice;

d) processo in cui il “petitum” deve essere contenuto nell’atto introduttivo: cioè nel

ricorso, in quanto vige il principio secondo il quale il giudice non può mai giudicare “ultra

petita”.

Oggetto del ricorso giurisdizionale

La domanda rivolta al G.A. è finalizzata ad ottenere l’annullamento dell’atto nel giudizio di

legittimità, previo accertamento dell’illegittimità (attraverso sentenza costitutiva), o la

riforma (attraverso sentenze dichiarative) o la condanna della P.A. ad un’azione positiva

(attraverso sentenze di condanna) nel giudizio di merito.

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Nota PROGETTO DI RIFORMA DEL PROCESSO AMMINISTRATIVO

È attualmente all’esame del Senato della Repubblica, il “Progetto di riforma del processo

amministrativo” (già approvato dalla Camera dei Deputati), il quale porterà queste novità al processo

amministrativo:

a) attribuzione al G.A. di poteri istruttori d’ufficio (attraverso un’ordinanza del Presidente del collegio

giudicante o del magistrato delegato);

b) ammissione di particolari ordinanze cautelari atipiche (⇒ sospensiva provvisoria), perché obbligano la

P.A. ad un’azione positiva;

c) abbreviazione dei termini della decisione, salvo casi particolari;

d) decisioni in forma semplificata (⇒ attraverso un’ordinanza con motivazione succinta);

e) decisione sul merito già in sede sospensiva, per i casi di più semplice definizione.

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Fasi del processo

A) Il ricorso

Il ricorso deve contenere:

- l’indicazione del TAR competente;

- le generalità del ricorrente;

- l’indicazione del provvedimento impugnato;

- l’indicazione della data della notifica al ricorrente, o della sua conoscenza certa;

- l’esposizione dei fatti e dei motivi del ricorso;

- l’indicazione del “petitum”;

- il mandato all’avvocato;

- la sottoscrizione del ricorrente e dell’avvocato;

- la regolarità delle formalità riguardanti il bollo.

B) Termine per la notificazione (art.21 legge TAR)

Il termine per la notificazione al ricorrente dell’atto amministrativo è normalmente di 60 gg.,

ma esistono molte eccezioni che abbreviano o addirittura dimezzano questo termine.

Entro 60 gg. dalla conoscenza dell’atto amministrativo si può proporre ricorso, a pena di

irricevibilità del ricorso stesso, per decorso del termine (questa questione è rilevabile

d’ufficio dal giudice, prima di ogni altra questione).

Per stabilire la data di conoscenza dell’atto da parte del ricorrente, si utilizzano 3 criteri:

1) se l’atto è recettizio, fa fede la data della notifica;

2) se l’atto è sottoposto a pubblicazione, fa fede la data di pubblicazione;

3) se la legge non prevede né la notifica, né la pubblicazione, si utilizza il criterio della

conoscenza certa, secondo il quale il termine decorre dal momento della percezione della

lesività dell’atto (la prova contraria è a carico della P.A:).

La deroga al principio della tassatività del termine è quella dell’errore scusabile (basato

soprattutto sull’interpretazione di norme e provvedimenti), riguardante qualunque malinteso

non imputabile al ricorrente.

C) Notifica

La notifica è necessaria ad almeno uno dei controinteressati, per evitare l’irricevibilità del

ricorso. La notificazione:

a) instaura il contraddittorio (che dovrà poi essere integrato);

b) avviene per mano di un ufficiale giudiziario o di un messo comunale (il quale però

notifica solo atti da parte della P.A.), il quale è tenuto a verbalizzarla.

Per quanto riguarda le modalità della notifica:

a) le persone fisiche vengono cercate nella loro residenza, attraverso la consegna della

copia del ricorso al destinatario o a un suo familiare, convivente o domestico (nella relata di

notifica va indicato il grado di parentela);

b) in caso di irreperibilità alla residenza, la notifica viene lasciata al portiere o al vicino di

casa (viene poi spedita una raccomandata per avvisare il destinatario dell’avvenuta

consegna);

c) in ultima ipotesi, se non è possibile quanto detto sopra, si notifica ad irreperibile, si

affigge cioè un avviso sulla porta del destinatario e copia del ricorso viene depositata presso

il Comune, dandone poi comunicazione al destinatario tramite raccomandata. Eccezioni

sono previste per particolari soggetti (residenti all’estero, nomadi, ecc.).

Un diverso tipo di notifica è la notifica per pubblici proclami, che si utilizza quando il

numero dei destinatari è molto elevato. Questa avviene sul Foglio Annunzi Legali in cui ha

sede la P.A. emanante.

Se la notifica è errata, irrituale o irregolare, la comparsa in giudizio del destinatario sana

l’irregolarità (principio secondo il quale l’irregolarità è sanata se l’atto raggiunge

comunque il suo scopo).

Il ricorso va depositato, con tutte le notifiche alla Cancelleria del TAR, entro 30 gg.

dall’ultima notifica.

D) Le parti

Le parti del giudizio sono:

a) il ricorrente: cioè colui che ha un interesse qualificato e differenziato all’impugnativa

del provvedimento amministrativo;

b) il resistente: è la P.A. emanante, che si difende in giudizio attraverso una memoria

scritta (c.d. “memoria di costituzione e difesa” o “memoria contro ricorso”),

accompagnata dall’atto impugnato e da tutti gli altri atti presupposti e preparatori di

quell’atto. È prassi che la P.A. non debba necessariamente notificare la memoria;

c) i controinteressati: hanno un interesse opposto a quello del ricorrente (cioè al

mantenimento in vita dell’atto). Devono costituirsi 20 gg. prima dell’udienza;

d) i cointeressati: hanno un interesse identico a quello del ricorrente. Possono intervenire

in qualsiasi momento del processo.

E) Ricorso incidentale (art.37 T.U. sul Consiglio di Stato)

Il controinteressato può presentare, a sua volta, ricorso contro l’annullamento (c.d. “ricorso

incidentale”) al fine di neutralizzare il ricorso principale.

Deve essere notificato al ricorrente e alla P.A. entro 30 gg. dal deposito del ricorso

principale e deve essere depositato entro 10 gg. dalla data dell’ultima notifica.

F) Interventi

L’intervento dei controinteressati e dei cointeressati è adesivo e volontario. Adesivo perché

si interviene aderendo ad una delle due posizioni in giudizio, volontario perché ci si

costituisce volontariamente e non si viene citati in giudizio.

Sospensione del provvedimento (fase cautelare)

La presentazione del ricorso giurisdizionale non ha effetto sospensivo del provvedimento

(al fine di non arrecare un pregiudizio all’interesse pubblico). Tuttavia il ricorrente può

chiedere la sospensione del provvedimento quando ritenga che dall’esecuzione del

provvedimento potrebbe derivarne per lui un danno grave ed irreparabile.

L’istanza che chiede la sospensione del provvedimento apre la fase cautelare del

procedimento.

Il giudice dovrà effettuare una valutazione preliminare, effettuando una comparazione tra il

pregiudizio che deriva, al ricorrente, dall’esecuzione immediata del provvedimento e il

pregiudizio che deriva, alla P.A., dalla paralisi del provvedimento.

Dopo questa valutazione preliminare si instaura il giudizio cautelare, attraverso la

valutazione sommaria dell’esistenza di 2 condizioni:

1) fumus boni juris: cioè la fondatezza del ricorso;

2) periculum in mora: cioè l’esistenza del pericolo che dall’esecuzione del

provvedimento amministrativo derivino danni gravi ed irreparabili al ricorrente, che non

potrebbero trovare ristoro alcuno con l’annullamento dell’atto illegittimo.

La sospensiva si concede con un’ordinanza succintamente motivata. Comunque l’istanza

sospensiva cautelare non pregiudica una successiva sospensione per altre questioni

pregiudiziali.

La sospensione del provvedimento può essere anche parziale (cioè limitata ad una parte del

provvedimento), e il giudice può revocarla qualora sia venuto meno l’interesse alla

sospensione.

L’effetto della sospensiva non è retroattivo, perché altrimenti ci troveremmo in casi di

sospensioni cautelari atipiche (non ancora vigenti nel nostro ordinamento vedi

precedente “Progetto di riforma del processo amministrativo”).

A) L’istanza di fissazione d’udienza

Per dare effetto alla sospensiva cautelare il ricorrente deve anche presentare istanza di

fissazione d’udienza definitiva per far continuare il processo.

B) Procedimento del giudizio cautelare

Per prima cosa vanno notificati gli atti alla P.A. e ad almeno uno dei controinteressati

(valgono le stesse regole vigenti per il ricorso), dopo 10 gg. liberi dall’ultima notifica si

fissa l’udienza di sospensione.

L’ordinanza viene adottata il giorno stesso dell’udienza, anche se nel frattempo vengono

sollevate altre questioni pregiudiziali.

Per quanto riguarda gli effetti della sospensiva, la P.A. deve sospendere il provvedimento

e in caso di inadempienza interviene il giudizio di ottemperanza. La sospensione ha efficacia

sino alla decisione finale.

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Nota: L’art.33 della legge TAR è stato dichiarato incostituzionale nella parte in cui non prevede il doppio

grado di giudizio anche nel giudizio cautelare, perciò l’ordinanza di sospensione può essere impugnata in

2° grado dinanzi al Consiglio di Stato.

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Questioni incidentali

Nel corso del giudizio al TAR possono sorgere varie questioni incidentali che influiscono

sullo svolgimento del processo. Per alcune decide lo stesso Tribunale (ricusazione del

giudice}, per altre il G.A. può facoltativamente sospendere il giudizio (istanza di riunione di

ricorsi), per altre ancora la sospensione è obbligatoria in attesa che la questione sia risolta da

altro giudice competente (impugnazione di falso, costituzionalità, regolamento preventivo di

giurisdizione).. Esse sono:

a) Regolamento preventivo di giurisdizione (art.30 legge TAR): è uno strumento

concesso alle parti per ottenere in via preventiva, investendo la Corte di Cassazione, una

statuizione sulla giurisdizione per eliminare qualsiasi dubbio sul giudice da adire in una data

controversia (interesse legittimo o diritto soggettivo?). La domanda può proporsi fino alla

discussione finale che precede la sentenza definitiva della controversia: Essa va notificata a

tutte le parti in causa. Il deposito del ricorso per regolamento di giurisdizione non sospende

necessariamente il giudizio: la sospensione non viene concessa se il giudice ritiene la

domanda manifestamente inammissibile o infondata. Legittimati a proporlo sono tutte le

parti del giudizio, anche gli intervenienti La sentenza della Cassazione comporta la

riassunzione del giudizio di fronte al giudice competente a pena di estinzione del processo,

entro 60 gg. per gli interessi legittimi (davanti al G.A.) e 6 mesi per i diritti soggettivi

(davanti al G.O.);

b) Interruzione del processo: si ha quando si verificano eventi eccezionali corte la morte

o la sopravvenuta incapacità di una delle parti o dei procuratori. L’interruzione è disposta

dai giudice e la parte più diligente dovrà riassumere il giudizio entro 6 mesi dalla

interruzione;

c) Ricusazione del giudice: si può chiedere per parentela, affinità fino ai quarto grado tra

il giudice ed una delle parti in giudizio, interesse personale del giudice nella causa, ecc. Va

chiesta al presidente del Tribunale almeno 3 gg prima dell'udienza oppure nell'udienza

stessa (se non si conoscono prima i nomi dei giudici). Se respinta, la parte proponente viene

condannata ad una multa. Altrimenti il giudice viene sostituito;

d) Sospensione facoltativa in pendenza di altro giudizio: è disposta a discrezione del

giudice quando penda davanti ad altro giudice un giudizio connesso ma non riunibile. La

sua ratio è quella di evitare che ci siano giudicati contrastanti. Il giudizio prosegue,

intervenuta la decisione dell'altro giudice, su istanza di parte attraverso domanda di

fissazione d’udienza;

e) Questione di legittimità costituzionale: rilevabile su istanza di parte o d'ufficio Se

l'ammette (dopo i giudizi di non manifesta infondatezza e rilevanza della questione), il

giudice sospende il giudizio ma non quello cautelare. Terminato il giudizio davanti alla

Corte costituzionale, torna tutto al giudice, ma perchè il processo possa continuare ci vuole

l'istanza di parte con domanda di fissazione d’udienza (entro 6 mesi dalla sentenza della

Corte costituzionale);

f) Questione ex art.177 Trattato CEE: per l'interpretazione delle norme comunitarie da

applicare al giudizio in corso il procedimento è identico a quello relativo alla proposizione di

una questione di legittimità costituzionale (si spediscono gli atti alla Corte di Giustizia delle

Comunità Europee);

g) Sospensione in pendenza di giudizio penale. in base al nuovo c.p.p. la sospensione

è facoltativa per il principio della separazione dei due giudizi. Il giudice cioè può disporre la

sospensione del giudizio amministrativo se i fatti che sono oggetto del suo giudizio siano

contemporaneamente oggetto di accertamento in sede penale;

h) Incidente di falso: se una parte contesta l'autenticità di un documento depositato in

giudizio può chiedere la sospensione del giudizio e la fissazione di un termine per la

proposizione della querela di falso davanti ai giudice competente. Il TAR se riconosce che

l’eventuale riconoscimento della falsità del documento sia rilevante per il giudizio assegna

un termine e sospende il giudizio. Concluso il giudizio di falso la parte che l'ha proposto

deve, entro 30 gg. dalla pubblicazione della sentenza depositane copia al TAR pena di

decadenza.

Giudizio sulla questione

Se non c’è stata istanza cautelare, il ricorrente ha 2 anni di tempo per proporre l’istanza di

fissazione d’udienza (a pena di decadenza per perenzione).

Il G.A. deve fissare l’udienza con Decreto del Presidente del TAR, che potrebbe

eventualmente ordinare incombenti istruttori (⇒ si apre la fase istruttoria).

La comunicazione della fissazione d’udienza alle parti avviene 40 gg. prima dell’udienza. Se

il ricorrente non ha più interesse può chiedere la cancellazione della causa dal ruolo, sia su

istanza, che nell’udienza stessa.

A) Svolgimento dell’udienza

Il Giudice del TAR chiama il ricorso, e il relatore espone la sua relazione sul caso in esame.

Su richiesta delle parti o a discrezione del Presidente del collegio giudicante vi può essere,

eventualmente, la discussione sulla questione.

Durante la discussione si redige il verbale del processo da parte del Presidente e del

Segretario del TAR.

Terminata la discussione i giudici si riuniscono in Camera di Consiglio, per la

deliberazione, che viene presa a maggioranza dei giudici. In Camera di Consiglio, inoltre,

viene redatta sommariamente la sentenza, e il giudice relatore redige la motivazione della

sentenza.

B) Fase istruttoria (eventuale)

La fase istruttoria non è tipica del processo amministrativo, e si apre solo se il giudice

ritenga che i documenti forniti dalle parti non siano sufficienti a formare il suo libero

convincimento.

Diversamente dal processo civile, in cui le parti devono chiedere l’istruttoria, a quale fine e

per quali motivi la vogliono, nel processo amministrativo è il giudice a doverla chiedere, per

assicurare al privato, considerato parte debole del giudizio perché spesso incapace di

produrre il documento amministrativo che comunque esiste (⇒ c.d. “principio di prova”),

un equo trattamento con la P.A.

Questa fase può essere instaurata dal giudice in 3 momenti differenti:

1) prima dell’udienza di discussione mediante l’ordinanza di incombenti istruttori (⇒

decreto del Presidente del TAR);

2) nell’udienza stessa quando le parti (concordi) lo chiedano (⇒ ordinanza collegiale);

3) dopo l’udienza (⇒ sentenza interlocutoria).

I mezzi di prova ammessi sono:

a) l’acquisizione di atti;

b) i chiarimenti: vengono richiesti alla P.A. emanante o a un suo superiore gerarchico e

riguardano il processo logico di formazione dell’atto;

c) le verificazioni: accertamenti tecnici chiesti dal giudice, in contraddittorio con le parti.

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Nota: la Corte Costituzionale, con una sentenza del 1987, ha sancito l’ammissione di ulteriori mezzi di

prova (⇒testimonianza), solo per quello che rimane di pubblico impiego al TAR, e nei casi di

giurisdizione di merito (⇒testimonianze, ispezioni e perizie)

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Sentenze del G.A.

L’art.65 del R.D.642/1907 (c.d. “Regolamento di procedura del Consiglio di Stato”)

disciplina le sentenze del G.A. Queste possono essere di 2 tipi:

a) sentenze in rito;

b) sentenze in merito.

A) Principi comuni

Comuni ad entrambi i tipi di sentenze sono gli elementi che queste devono contenere, e cioè:

a) l’intestazione;

b) la redazione in lingua italiana;

c) l’indicazione, a pena di nullità, dei nomi dei giudici e del giudice relatore/estensore;

d) l’indicazione dei nomi delle parti e dei difensori delle parti;

e) l’esposizione del fatto;

f) le conclusioni delle parti; dell’art.111[20]

g) la motivazione (a norma Cost., la motivazione è un principio di

rigidità giuridica, in quanto garantisce il cittadino contro l’arbitrarietà e gli abusi di un

giudice.);

h) il dispositivo;

i) il luogo e la data di sottoscrizione;

j) disposizioni sulle spese (nel processo amministrativo le spese sono a carico del

soccombente, invece, nel processo ordinario, il giudice può ordinare la compensazione).

B) Sentenze in rito

Le sentenze in rito si pronunciano fondamentalmente sulla procedura, cioè si fermano a

decidere sulle irritualità del procedimento.

Sono vere e proprie sentenze perché concludono il procedimento, ma non si pronunciano

sulla materia del contendere, proprio perché tale decisione è preclusa da un vizio nella

procedura.

Tale vizio può essere:

a) iniziale, rilevabile d’ufficio dal giudice attraverso 3 tipi di sentenze:

- sentenze di irricevibilità: per decadenza dei termini;

- sentenze di nullità: quando mancano i requisiti essenziali del ricorso;

- sentenze di inammissibilità: è una categoria residuale in quanto vi rientrano i

restanti tipi di vizi.

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Nota: Vizi soggetti ad inammissibilità

- difetto di giurisdizione;

- difetto di competenza per materia (l’incompetenza per territorio non è rilevabile d’ufficio dal giudice);

- difetto di legittimazione del ricorrente;

- totale mancanza della notifica alla P.A. o a uno dei controinteressati;

- vizi derivanti dall’impugnabilità dell’atto;

- mancato rispetto del principio dell’alternatività col ricorso straordinario;

- mancanza di capacità processuale di una delle parti.

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b) sopravvenuta: attraverso 5 tipi di sentenze:

- sentenze per cessazione della materia del contendere;

- sentenze per sopravvenuto difetto di interesse;

- sentenze per rinuncia: si hanno quando il ricorrente rinuncia al proseguimento

dell’azione. Nei casi di rinuncia nei ricorsi collettivi, la rinuncia di un ricorrente non

significa la rinuncia di tutti i ricorrenti. Le spese sono sempre a carico del

rinunciante, a meno che la P.A. non chieda la compensazione;

- sentenze di perenzione: quando il giudizio si estingue per decorrenza del

termine (proprio per la natura giuridica del processo amministrativo istanza di

parte);

- sentenze di decadenza: come la perenzione, ma non è rilevabile d’ufficio.

C) Sentenze in merito

Le sentenze in merito sono quelle che si esprimono sulla questione, per le quali vige il

principio della corrispondenza tra chiesto e pronunciato (il G.A. non può mai

giudicare ultra petita).

Le sentenze di merito possono essere:

1) di rigetto: cioè di non accoglimento del ricorso perché l’atto è legittimo per i vizi

dedotti in giudizio. Ciò non toglie che potrebbe esserlo per altri motivi;

2) di accoglimento: a sua volta:

a) totale: se si ritengono fondati tutti i motivi;

b) parziale: se si ritengono fondati solo alcuni dei motivi.

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Nota: Assorbimento dei motivi

Questo fenomeno si concretizza in una sentenza che analizza tutti i motivi, ma alcuni di questi vengono

ricompresi in motivazioni più ampie.

Dato che il giudicato copre solo i vizi espressamente richiamati nella sentenza, mai quelli assorbiti, si

discute sulla legittimità dell’assorbimento dei motivi nelle sentenze di accoglimento del ricorso, perché la

P.A., quando riformulerà l’atto potrà farlo sulla base dei vizi richiamati espressamente nella sentenza, e non

sulla base di quelli assorbiti. Perciò, a tutela dei ricorrenti, è ammesso sempre appello per i motivi

assorbiti.

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Le sentenze di accoglimento possono essere, a seconda del contenuto:

a) costitutive: le quali portano all’annullamento “ex tunc” dell’atto e hanno effetto

conformativo, nel senso che obbligano la P.A. a conformarsi a quello che dice la sentenza

nel momento in cui la stessa P.A. riadotta l’atto;

b) dichiarative: le quali portano all’accertamento di un’incertezza sulla spettanza di una

situazione giuridica soggettiva (sono ammesse nella giurisdizione di merito e in quella

esclusiva quando si tratti di un diritto soggettivo);

c) di condanna: le quali portano ad una condanna della P.A. (qualora pregiudichi il diritto

di un cittadino) ad un’azione positiva.

Sentenze dei giudizi speciali

a) sentenze di merito (revoca / riforma / sostituzione dell’atto): solo per la giurisdizione

di merito e per il giudizio di ottemperanza;

b) sentenze in materia di condotta antisindacale (per quel poco di pubblico impiego

che è rimasto al G.A.): la legge 146/90 ha attribuito al G.A. poteri speciali per la

repressione in via d’urgenza del comportamento antisindacale. La sentenza viene adottata

con decreto, cui si può fare opposizione entro 15 gg. allo stesso TAR (⇒ questo

procedimento speciale si attua per ridurre i termini al minimo, vista l’urgenza);

c) sentenze in materia di accesso ai documenti amministrativi: è un procedimento

speciale, non una giurisdizione esclusiva.

Giudicato ed effetti della sentenza

A) Il giudicato

Il giudicato è visibile giuridicamente sotto 2 aspetti:

1) formale (o processuale): riguarda l’immodificabilità della sentenza, e si raggiunge

quando siano stati esperiti tutti i rimedi di impugnazione (appello, per le sentenze di 1°

grado, revocazione e ricorso per Cassazione per le sentenze di 2° grado), oppure quando

siano decorsi i termini per l’impugnazione. In tali casi la sentenza diventa

inoppugnabile;

2) sostanziale (o materiale): riguarda la forza cogente della sentenza nel mondo dei

rapporti giuridici.

Il giudicato è in sostanza la fusione tra i due aspetti sopracitati. Il passaggio in giudicato

della sentenza comporta l’immutabilità della situazione giuridica che la sentenza stessa ha

creato.

Il giudicato di annullamento della sentenza ha valore “ex tunc” e comporta quindi

l’invalidità dell’atto e di tutti gli atti ad esso inerenti, sia precedenti che successivi e

comporta l’obbligo per la P.A. dell’esecuzione in via amministrativa di quanto

statuito dalla sentenza (comunemente, l’annullamento porta la P.A. a riadottare l’atto

depurandolo dei vizi di legittimità).

Il giudicato ha efficacia tra le parti e si limita al petitum e alla causa petendi, tuttavia la

P.A. può estendere l’efficacia del giudicato ad altre persone, oppure erga omnes (tale

eccezione riguarda soprattutto gli atti indivisibili, che riguardano cioè un’intera categoria di

persone).

B) Effetti della sentenza

Le sentenze sono immediatamente esecutive dal momento del loro deposito nella

cancelleria del TAR (quindi, ancor prima di essere diventate giudicato). La sentenza di 1°

grado può essere sospesa con la stessa procedura usata per la sospensione del

provvedimento.

Per quanto riguarda l’efficacia delle sentenze di 1° grado (per analogia il discorso si

estende anche alle sentenze di 2° grado), l’art.33 legge TAR afferma che le sentenze sono

immediatamente esecutive, e l’appello non sospende l’efficacia della sentenza.

L’immediata esecutività della sentenza comporta 2 effetti:

1) effetto caducatorio per il ricorrente, per il quale vengono meno gli effetti dell’atto

impugnato;

2) effetto preclusivo per la P.A., di emanare qualunque atto in contrasto con la sentenza,

e quindi in esecuzione o adempimento dell’atto annullato.

A seconda del tipo di sentenza, la P.A. dovrà dare esecuzione alla stessa in modi differenti:

a) sentenze autoesecutive: non richiedono alcun tipo di attività da parte della P.A. Sono

sentenze che, per il fatto stesso di aver annullato l’atto, soddisfano pienamente l’interesse

del ricorrente;

b) sentenze di annullamento per vizi formali: si hanno quando si annulla un atto per

difetto di motivazione o vizi procedurali, in tal caso la P.A. non necessariamente dovrà

cambiarne il risultato finale, ma potrà riformare l’atto depurandolo dei vizi formali;

c) sentenze di annullamento per vizi di incompetenza: vale quanto detto sopra;

d) sentenze di rinnovazione del procedimento amministrativo: si hanno quando si è

verificato un vizio all’interno del procedimento amministrativo, la sentenza porterà al

riprendere il procedimento dal momento in cui si è causato il vizio.

Mezzi di impugnazione

I mezzi di impugnazione sono quattro:

1) l’appello;

2) il ricorso per Cassazione;

3) la revocazione;

4) l’opposizione di terzo (quest’ultimo mezzo di impugnazione è stato introdotto nel 1995

da una sentenza della Corte Costituzionale).

Il ricorso in appello al Consiglio di Stato

L’appello è disciplinato dagli artt.28, 29, 33, 34 e 35 della legge TAR. In base all’art.28,

contro le sentenze dei TAR è ammesso ricorso al C.d.S., in sede giurisdizionale, da

proporre nel termine di 60 gg. dalla notifica della sentenza.

Il giudizio di appello davanti al C.d.S. presenta i seguenti caratteri:

- è giudizio di 2° grado;

- è giudizio sia rescindente che rescissorio: annullata la sentenza di 1° grado, il C.d.S.

decide nel merito la controversia già decisa dal TAR, senza alcun rinvio della causa al

giudice di 1° grado;

- è devolutivo: a seguito dell’appello, la cognizione della questione si trasferisce

integralmente al C.d.S. Il giudizio di appello ha pertanto la stessa estensione del giudizio di

1° grado;

- non è sospensivo: le sentenze dei TAR sono esecutive, il ricorso in appello non ne

sospende l’esecuzione (art.33 c.1 e 2 legge TAR). Tuttavia il C.d.S., su istanza di parte, può

disporre, con un’ordinanza emessa in Camera di Consiglio, la sospensione dell’esecuzione

della sentenza qualora dall’esecuzione stessa possa derivare un danno grave ed

irreparabile.

Per quanto riguarda le decisioni appellabili, sono le decisioni dei TAR che siano volte alla

definizione totale o parziale della controversia, e cioè:

1) le sentenze definitive: ovvero le sentenze, di rito o di merito, che pongano fine al

rapporto processuale di 1° grado;

2) le sentenze parziali: di rito o di merito, che decidono su un punto della controversia e

che pregiudicano per il soccombente la decisione definitiva;

3) le ordinanze che abbiano carattere decisorio e non meramente istruttorio o preparatorio

(ad esempio le ordinanze cautelari);

4) le sentenze, sui ricorsi per l’ottemperanza al giudicato, del G.A. di 1° grado (solo,

secondo alcuni autori, allorché non abbiano carattere meramente esecutivo delle statuizioni

contenute nelle sentenze passate in giudicato).

Con riguardo, poi, alla legittimazione ad appellare, sono presupposti essenziali di questa:

1) la qualità di parte sostanziale nel giudizio di 1° grado: detta qualità compete ai soggetti

fra i quali avrebbe dovuto intercorrere il giudizio di 1° grado, a prescindere dalla loro

effettiva costituzione nello stesso;

2) la soccombenza, ovvero il concreto pregiudizio subito ad opera della sentenza di 1°

grado.

A) Il giudizio di appello

Si discute se nel giudizio di appello siano o meno ammissibili domande nuove rispetto a

quelle di 1° grado (c.d. jus novorum). Partendo dal principio che oggetto dell’appello è la

sentenza di 1° grado, si può affermare che con l’appello non si possono denunciare vizi

del provvedimento non denunciati già col ricorso di 1° grado, né si possono presentare

domande modificative di quelle presentate col ricorso. Peraltro la giurisprudenza ha

ammesso la presentazione di motivi aggiunti in appello, quando però siano fondati su

circostanze prima ignote.

Quanto alla procedura, il T.U. sul C.d.S. ha rinviato all’art.29 del Regolamento di

Procedura del C.d.S.

Per sommi capi la procedura può essere così sintetizzata:

- il ricorso in appello va notificato a tutti i soggetti che hanno partecipato, in qualità di

parte, al precedente giudizio;

- insieme al ricorso va depositata, a pena di decadenza, la decisione impugnata;

- le controparti, cui è stato notificato l’appello, possono proporre appello incidentale;

- nel giudizio di appello possono intervenire tutti i legittimati ad intervenire nel giudizio

di 1° grado;

- quanto all’istruzione, valgono i limiti fissati dalla legge sul C.d.S. per cui:

1) nel giudizio di legittimità la prova è limitata soltanto ai seguenti mezzi: acquisizione di

documenti, chiarimenti e verificazioni (accertamenti ed ispezioni);

2) nei giudizi di merito sono ammesse le testimonianze, le ispezioni e le perizie.

Nel giudizio di appello le parti devono essere assistite da avvocati cassazionisti. Trovano

inoltre applicazione le norme relative all’interruzione ed alla riassunzione del giudizio.

B) L’appello incidentale

A causa della equivocità della disciplina legislativa vigente, la regolamentazione dell’appello

incidentale nel processo amministrativo è affidata ai risultati dell’elaborazione

giurisprudenziale.

Al riguardo, parte della giurisprudenza accoglie una nozione ristretta di incidentalità,

ritenendo esperibile l’appello incidentale, sulla base del combinato disposto dell’art.37 T.U.

1054/24, in materia di ricorso incidentale di 1° grado, e dell’art.29 L.1034/71, solo

nell’ipotesi in cui l’impugnativa sia rivolta contro lo stesso capo della sentenza gravato

dall’appello principale, ovvero contro un capo connesso o dipendente; ne consegue

l’inammissibilità dell’appello incidentale avverso capi autonomi della sentenza dovendosi,

in questo caso esperire l’appello in via principale.

Altra e più consistente parte della giurisprudenza ritiene che tutti gli appelli successivi al

primo debbano assumere la veste di appello incidentale anche ove afferiscano a capi della

sentenza autonomi rispetto a quelli investiti dall’appello principale; tale orientamento ritiene

applicabile al processo amministrativo la finalità di concentrazione delle impugnazioni

all’art.333[21]

avverso la medesima sentenza, sottesa c.p.c., sia per ragioni di economia

processuale, sia per evitare la formazione di giudicati contrastanti.

C) La decisione di appello

Per le sentenze, anche qui abbiamo:

a) sentenze in rito (⇒ come 1° grado);

b) sentenze in merito (hanno effetto sia rescissorio che rescindente vedi caratteristiche

del giudizio innanzi al C.d.S.).

La sentenza pronunciata dal C.d.S. in appello può essere:

a) di rigetto: nel caso in cui ritiene infondato l’appello;

b) di accoglimento: il C.d.S. annulla la decisione pronunciata in 1° grado dal TAR.

L’accoglimento, a sua volta, può essere:

a) accoglimento puro e semplice (o senza rinvio): si ha quando il giudice di 1° grado, per

errore, decide del merito della questione, quando si sarebbe dovuto fermare ad una sentenza

in rito. In tal caso il C.d.S. decide egli sulla questione. Il C.d.S. annulla senza rinvio la

sentenza impugnata nei seguenti casi:

- quando accerti il difetto di giurisdizione del TAR;

- quando accerti il difetto di competenza del TAR;

- per nullità assoluta del ricorso al TAR;

- nel caso in cui il TAR avrebbe dovuto dichiarare la inammissibilità, irricevibilità o

improcedibilità del ricorso e non l’ha fatto.

Per il caso di difetto di competenza, la legge (art.34 c.2 legge TAR) prevede che il

Consiglio, se accerti che il ricorso è stato presentato all’autorità incompetente per errore

scusabile, può rimettere in termini il ricorrente per proporre l’impugnativa al giudice

competente, che deve essere indicato nella sentenza del C.d.S., e, nei casi in cui sia stata

dichiarata la irricevibilità o improcedibilità, prevede, sempre laddove risulti accertato

l’errore scusabile, che il C.d.S. rimetta in termini il ricorrente per rinnovare la notificazione

del ricorso.

b) accoglimento con rinvio: si ha quando c’è un vizio di procedura o di forma nel giudizio

di 1° grado. In tal caso si ha il rinvio al TAR della controversia e il giudizio ricomincia se la

parte interessata lo promuove entro 60 gg. dalla pubblicazione della sentenza. Si ha

annullamento con rinvio nel caso in cui il C.d.S. accoglie il ricorso contro una sentenza del

TAR che (erroneamente) ha dichiarato la propria incompetenza o il proprio difetto di

giurisdizione.

In tali casi il giudizio deve essere riassunto davanti al TAR nel termine di 60 gg. dalla

notifica della sentenza del C.d.S.; se tale notifica non vi è stata, il termine è di 1 anno dalla

pubblicazione della sentenza stessa (art.35 legge TAR).

c) accoglimento con esame della questione non effettuato in 1° grado: si ha quando in

1° grado ci si è fermati (erroneamente) ad una sentenza in rito. In tal caso il C.d.S. decide la

questione nel merito.

d) accoglimento con riesame della questione (ipotesi normale): avviene solo in presenza

di determinati vizi:

- violazione di regole logiche (illogicità e contraddittorietà manifesta);

- perplessità o insufficienza della motivazione;

- omissione o errata valutazione dell’atto;

- omissione o errata valutazione delle prove istruttorie.

Il ricorso per Cassazione

È un mezzo di impugnazione delle sentenze del C.d.S. (non vale quindi per i TAR). In

particolare, il ricorso per Cassazione è ammesso solo per motivi attinenti alla giurisdizione

dell’art.362[22]

a norma c.p.c.

In particolare, sono motivi attinenti alla giurisdizione:

- il difetto assoluto di giurisdizione, quando la questione è demandata ad altro potere

dello Stato;

- il difetto di giurisdizione del G.A. rispetto al G.O., per essere la questione demandata

alla esclusiva cognizione di quest’ultimo;

- il difetto di giurisdizione del TAR e del C.d.S. rispetto ad altri giudici amministrativi

(ad esempio la Corte dei Conti);

- il difetto di giurisdizione ove il G.A. abbia esplicato un sindacato di merito su

questione in cui esso aveva solo competenza di legittimità;

- il difetto di giurisdizione per irregolare composizione del collegio giudicante.

La questione di giurisdizione deve essere però proponibile, il che non è possibile:

a) quando ci sia stato già un preventivo regolamento di giurisdizione;

b) quando si sia già formato un giudicato, anche implicito, sulla questione di

giurisdizione;

c) quando non si tratti di questioni di giurisdizione, ma di competenza.

I soggetti legittimati a proporre la questione di giurisdizione sono i soccombenti de4l

giudizio di appello.

I termini sono di 60 gg. per la notifica del ricorso per Cassazione dalla notifica della

sentenza del C.d.S., e 20 gg. per il deposito in Cassazione.

Se la Corte di Cassazione cassa la sentenza, cioè ritiene fondato il ricorso, allora afferma

qual è il giudice competente, e la parte interessata può riassumere la controversia davanti al

giudice competente.

Il ricorso per revocazione

Il ricorso per revocazione è disciplinato dall’art.81 del Regolamento di Procedura del C.d.S.

e dall’art.36 della legge TAR, e sostanzialmente si tratta dell’impugnazione della sentenza

contro lo stesso giudice.

Gli atti impugnabili sono:

- le sentenze dei TAR;

- le sentenze del C.d.S.;

- le ordinanze sospensive;

- le sentenze della Corte di Cassazione (stabilito dalla Corte Costituzionale che ha esteso

il concetto per via analogica).

I legittimati a ricorrere per revocazione sono le parti del giudizio, anche se non costituite

artt.395[23] 396[24]

(è questa l’eccezione alla regola dettata dalla disciplina degli e c.p.c.).

La parte che chiede la revocazione ha l’onere di dimostrare i motivi della sua impugnazione,

in quanto il giudice non può ordinare ulteriori incombenti istruttori, inoltre la domanda

dovrà anche contenere la richiesta di pronunciarsi sul merito della controversia (anche la

revocazione ha effetto rescindente e rescissorio). I termini in cui si può richiedere la

revocazione sono quelli del giudizio al quale ci si è opposti.

I motivi per cui si può richiedere la revocazione “ordinaria”, sono:

- errore di fatto: cioè, un errore grossolano e manifestamente palese sulla valutazione

dei fatti;

- esistenza di giudicati contrastanti, intervenuti tra le stesse parti sul medesimo

oggetto.

I motivi per cui si può richiedere la revocazione “straordinaria”, sono:

- se la sentenza è l’effetto del dolo di una delle parti, a danno dell’altra parte, che abbia

ingannato il giudice;

- se si è giudicato in base a prove riconosciute o, comunque, dichiarate false dopo la

sentenza, oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute e dichiarate tali

prima della sentenza;

- se, dopo la sentenza, sono stati ritrovati uno o più documenti decisivi che la parte non

aveva potuto produrre in giudizio per cause di forza maggiore o per fatto dell’avversario;

- se la sentenza è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

È discordante l’opinione della dottrina e della giurisprudenza sull’ammissibilità della

revocazione straordinaria nel processo amministrativo, anche perché la legge non parla

espressamente di revocazione straordinaria, ma è comunque estensibile il concetto per via

analogica (opinione della professoressa Caputi Jambrenghi).

L’opposizione di terzo

L’istituto dell’opposizione di terzo è stato introdotto da una sentenza della Corte

Costituzionale (sent.177/1995) che ha dichiarato incostituzionali gli artt.28 e 36 della legge

TAR nella parte in cui non prevedono l’opposizione del terzo (nel procedimento civile, tale

dall’art.414[25],

istituto è disciplinato c.1 c.p.c.).

Questa sentenza ha colmato una notevole lacuna del diritto amministrativo, in quanto ha

introdotto il rimedio esperibile dal terzo pregiudicato dalla sentenza passata in giudicato.

Fino al 1995, infatti, i controinteressati non chiamati in giudizio, o i soggetti titolari di una

posizione giuridica soggettiva autonoma rispetto alle parti e incompatibile con la sentenza

stessa, non potevano fare alcunché, dopo il passaggio in giudicato della sentenza.

Per quanto riguarda gli atti impugnabili, questi sono:

- le sentenze del TAR;

- le sentenze del C.d.S.;

- le sentenze provvisoriamente esecutive.

L’opposizione deve essere richiesta allo stesso giudice che ha emesso la sentenza, e non ha

alcun termine. IL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA

Ricordiamo che tutte le sentenze del G.A. devono essere eseguite in via amministrativa dalla

P.A, ma dal 1971 è stato introdotto nel nostro ordinamento il “giudizio di ottemperanza”, il

quale si può considerare come un sistema che permette al giudice di costringere la P.A. a

dare esecuzione ad una sentenza, qualora la P.A. stessa sia inadempiente.

Gli atti che possono essere oggetto di giudizio di ottemperanza sono:

- le sentenze del TAR;

- le sentenze del C.d.S.;

- le sentenze del Consiglio di Giustizia Amministrativa della regione Sicilia;

e comunque solo le sentenze di accoglimento e in merito (mai in rito), e senza che si sia

formato il giudicato (perché le sentenze sono immediatamente esecutive).

Il giudizio di ottemperanza si può chiedere quando:

- vi sia un rifiuto palese da parte della P.A. ad eseguire una sentenza;

- la P.A. emani dei provvedimenti parziali o elusivi, che comunque non soddisfano la

pretesa che aveva il vincitore della controversia;

- la P.A. sia inadempiente.

Per quanto riguarda il procedimento, non esiste l’obbligo di notifica alle parti, e il giudice

mette in mora la P.A., fissa cioè un termine per l’adempimento della sentenza. Se alla

scadenza del termine, la P.A. rimane inadempiente, nei 30 gg. successivi alla scadenza,

l’interessato può proporre il giudizio di ottemperanza, allo stesso giudice cui si è proposto il

ricorso (⇒ Presidente del Collegio giudicante).

Legittimati a proporre il giudizio di ottemperanza sono tutte le parti del giudizio in

questione, purchè vi abbiano interesse.

Anche il giudizio di ottemperanza può chiudersi con una sentenza in rito, qualora nel

frattempo la P.A. abbia dato esecuzione alla sentenza.

Per quanto riguarda i poteri del giudice di ottemperanza, questo ha il potere di nominare un

“commissario ad acta” (normalmente anch’esso facente parte della P.A., in virtù del

principio della separazione dei poteri, e del principio della discrezionalità della P.A., per i

quali il potere giudiziario non può sostituirsi al potere esecutivo).

Dal 1978 in poi, si è però sviluppata una giurisprudenza che ha ammesso l’intervento

diretto del giudice, ma solo nel caso in cui l’atto oggetto della controversia non

presupponga alcuna discrezionalità della P.A.

APPENDICE 1

Legge 20-03-1865, n. 2248

Legge sul contenzioso amministrativo, ALL. E (stralcio)

Art. 1

I tribunali speciali attualmente investiti della giurisdizione del contenzioso amministrativo, tanto in

materia civile, quanto in materia penale, sono aboliti e le controversie ad essi attribuite dalle diverse leggi

in vigore saranno d'ora in poi devolute alla giurisdizione ordinaria, od all'autorità amministrativa, secondo

le norme dichiarate dalla presente legge.

Art. 2

Sono devolute alla giurisdizione ordinaria tutte le cause per contravvenzioni e tutte le

materie nelle quali si faccia questione d'un diritto civile o politico, comunque vi possa essere

interessata la pubblica amministrazione, e ancorché siano emanati provvedimenti del potere

esecutivo o dell'autorità amministrativa.

Art. 3

Gli affari non compresi nell'articolo precedente saranno attribuiti alle autorità amministrative, le quali,

ammesse le deduzioni e le osservazioni in iscritto delle parti interessate, provvederanno con decreti

motivati, previo parere dei consigli amministrativi che nei diversi casi siano dalla legge stabiliti.

Contro tali decreti, che saranno scritti in calce del parere egualmente motivato, è ammesso il

ricorso in via gerarchica in conformità delle leggi amministrative.

Art. 4

1. Quando la contestazione cade sopra un diritto che si pretende leso da un atto dell'autorità

amministrativa, i tribunali si limiteranno a conoscere degli effetti dell'atto stesso in relazione all'oggetto

dedotto in giudizio.

2. L'atto amministrativo non potrà essere revocato o modificato se non sovra ricorso alle

competente autorità amministrative, le quali si conformeranno al giudicato dei Tribunali in

quanto riguarda il caso deciso.

Art. 5

In questo, come in ogni altro caso, le autorità giudiziarie applicheranno gli atti amministrativi, ed i

regolamenti generali e locali in quanto siano conformi alle leggi.

Art. 6

1. Sono escluse dalla competenza delle autorità giudiziarie le questioni relative all'estimo catastale ed al

riparto di quota e tutte le altre sulle imposte dirette sino a che non abbia avuto luogo la pubblicazione dei

ruoli.

2. In ogni controversia d'imposte gli atti d'opposizione per essere ammissibili in giudizio

dovranno accompagnarsi dal certificato di pagamento dell'imposta, eccetto il caso che si

tratti di domanda di supplemento.

3. Nelle controversie relative alle imposte così dirette, come indirette, la giurisdizione

ordinaria sarà sempre esercitata in prima istanza dai Tribunali di circondario, ed in seconda

istanza dalle Corti d'appello.

Art. 7

Allorché per grave necessità pubblica l'autorità amministrativa debba senza indugio disporre

della proprietà privata, od in pendenza di un giudizio per la stessa ragione, procedere

all'esecuzione dell'atto delle cui conseguenze giuridiche si disputa, essa provvederà con

decreto motivato, sempre però senza pregiudizio dei diritti delle parti.

Art. 8

Nelle controversie intorno a contratti di lavoro o somministrazioni è riservata facoltà

all'autorità amministrativa di provvedere anche ad economia, pendente il giudizio, ai lavori

ed alle somministrazioni medesime, dichiarando l'urgenza con decreto motivato e senza

pregiudizio dei diritti delle parti.

Art. 9

Sul prezzo dei contratti in corso non potrà avere effetto alcun sequestro, né convenirsi

cessione, se non vi aderisca l'amministrazione interessata.

Art. 10

Nelle controversie che si agitano dinanzi alle autorità giudiziarie tra privati e pubbliche

amministrazioni il giudizio sarà sempre trattato colle forme ad udienza fissa.

Art. 11

Il modo col quale saranno rappresentate ed assistite le amministrazioni nei giudizi civili, e

così anche il luogo e il modo della citazione delle amministrazioni stesse, saranno

determinati con regolamento da approvarsi con decreto reale.

Art. 12

Con la presente legge non viene fatta innovazione né alla giurisdizione della Corte dei conti

e del Consiglio di Stato in materia di contabilità e di pensioni, né alle attribuzioni

contenziose di altri corpi o collegi derivanti da leggi speciali e diverse da quelle fin qui

esercitate dai giudici ordinari del contenzioso amministrativo.

Art. 13 (abrogato)

[Articolo abrogato dall'art.6, legge 31 marzo 1877, n. 3761.]

APPENDICE 2

Regio decreto 26-06-1924, n. 1054

Approvazione del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato (stralcio)

Titolo III

Capo I

Delle attribuzioni del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale

Art. 26

1. Spetta al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale di decidere sui ricorsi per incompetenza, per eccesso

di potere o per violazione di legge, contro atti e provvedimenti di un'autorità amministrativa o di un corpo

amministrativo deliberante, che abbiano per oggetto un interesse d'individui o di enti morali giuridici;

quando i ricorsi medesimi non siano di competenza dell'autorità giudiziaria, né si tratti di materia spettante

alla giurisdizione od alle attribuzioni contenziose di corpi o collegi speciali.

2. Il ricorso, che non implichi incompetenza od eccesso di potere, non è ammesso contro le decisioni le

quali concernano controversie doganali oppure questioni sulla leve militare.

Art. 27

1. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale decide pronunciando anche in merito:

1) dei sequestri di temporalità, dei provvedimenti concernenti le attribuzioni rispettive delle podestà civili

ed ecclesiastiche, e degli atti provvisionali di sicurezza generale relativi a questa materia;

2) dei ricorsi per contestazioni fra Comuni di diverse Province per l'applicazione della tassa istituita dalla

legge 11 agosto 1870, n. 5784, allegato O;

3) dei ricorsi per contestazioni sui confini di Comuni o di Province;

4) dei ricorsi diretti ad ottenere l'adempimento dell'obbligo dell'autorità amministrativa di conformarsi, in

quanto riguarda il caso deciso, al giudicato dei Tribunali che abbia riconosciuto la lesione di un diritto

civile o politico;

5) dei ricorsi in materia di consorzi per strade, le quali tocchino il territorio di più Province;

6) dei ricorsi contro il diniego dell'autorizzazione a stare in giudizio ad enti morali giuridici, sottoposti alla

tutela della pubblica amministrazione;

7) dei ricorsi sopra tutte le questioni che per leggi speciali non peranco abrogate nelle diverse Province del

Regno siano state di competenza dei Consigli e delle Consulte di Stato;

8) dei ricorsi contro il decreto emanato dal Prefetto per provvedere, ai termini del terzo capoverso dell'art.

132 della legge comunale e provinciale, T.U. 4 febbraio 1915, n. 148, all'amministrazione della proprietà

od attività patrimoniali delle frazioni o agli interessi dei parrocchiani, che fossero in opposizione con quelli

del Comune o di altre frazioni del medesimo;

9) dei ricorsi in materia di consorzi per opere idrauliche per le quali provvede lo Stato in concorso delle

Province e degli enti interessati, o alle quali concorre lo Stato nell'interesse generale;

10) dei ricorsi in materia di concorso di spesa per opere di bonifica di prima categoria costruite dallo Stato

direttamente o per sua concessione da enti o privati, nonché in materia di consorzi per opere di bonifica

della stessa categoria, ai termini dell'art.56, comma primo e secondo del R.D. 30 dicembre 1923, n. 3256;

11) dei ricorsi intorno alla classificazione delle strade provinciali e comunali;

12) dei ricorsi contro provvedimenti della pubblica amministrazione in merito ad opere di privato interesse,

esistenti o che potessero occorrere, attorno alle strade nazionali, od alla costruzione o riparazione dei muri

od altri sostegni attorno alle strade medesime;

13) dei ricorsi contro i provvedimenti del Prefetto e contro le deliberazioni in materia di apertura,

ricostruzione o manutenzione delle strade comunali e provinciali;

14) dei ricorsi contro le deliberazioni in materia di pedaggi sui ponti e sulle strade provinciali e comunali;

15) dei ricorsi contro provvedimenti ordinati dal Prefetto a norma di quanto è prescritto nell'art.378 della

legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, sui lavori pubblici, relativi ad opere pubbliche delle Province e

dello Stato, eccettuati quelli indicati nella 2a parte della lettera b) dell'art.70 del R.D.L. 9 ottobre 1919, n.

2161;

16) dei ricorsi contro le decisioni pronunziate dalle giunte provinciali amministrative in sede

giurisdizionale nei casi in cui le giunte stesse esercitano giurisdizione anche nel merito;

17) dei ricorsi relativi a tutte le controversie, che da qualsiasi legge generale o speciale siano deferite alla

giurisdizione del Consiglio di Stato anche per il merito.

2. Nulla è innovato, anche per le materie prevedute in questo articolo, alle disposizioni delle leggi vigenti,

per quanto riguarda la competenza giudiziaria.

Art. 28

1. Nelle materie in cui il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale non ha competenza esclusiva ai sensi

dell'articolo seguente, esso è autorizzato a decidere di tutte le questioni pregiudiziali od incidentali relative

a diritti la cui risoluzione sia necessaria per pronunciare sulla questione principale di sua competenza.

2. Su dette questioni pregiudiziali e incidentali, tuttavia, la efficacia della cosa giudicata rimane limitata

alla questione principale decisa nel caso.

3. Restano sempre in esclusiva competenza dell'autorità giudiziaria l'incidente di falso, e le questioni

concernenti lo stato e la capacità di privati individui, salvo che si tratti della capacità a stare in giudizio.

Art. 29

1. Sono attribuiti all'esclusiva giurisdizione del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale:

1) i ricorsi relativi al rapporto d'impiego prodotti dagli impiegati dello Stato, degli enti od istituti pubblici

sottoposti a tutela od anche a sola vigilanza dell'amministrazione centrale dello Stato o da agenti di ferrovie

e tramvie concesse all'industria privata ai sensi dell'art.15 del R.D.L. 19 ottobre 1923, n. 2311, quando

non si tratti di materia spettante alla giurisdizione della Corte dei conti o a quella di altri corpi o collegi

speciali;

2) i ricorsi contro i provvedimenti che autorizzano o negano la fondazione di istituzioni pubbliche di

beneficenza, o di istituzioni pubbliche di istruzione e di educazione, o che ne approvano o modificano gli

statuti;

3) i ricorsi relativi al concentramento, al raggruppamento, alla fusione, alla trasformazione, alla costituzione

in consorzio o alla federazione delle istituzioni pubbliche indicate nel numero precedente o ad esse

equiparate a norma dell'art.91 della legge 17 luglio 1890, n. 6972;

4) le controversie tra lo Stato ed i suoi creditori riguardanti la interpretazione dei contratti di prestito

pubblico, delle leggi relative a tali prestiti e delle altre sul debito pubblico; nonché le controversie indicate

nell'art.14 della legge 27 aprile 1885, n. 3048;

5) i ricorsi circa la competenza passiva delle spese ritenute rispettivamente obbligatorie per lo Stato, per la

Provincia e per il Comune, ai termini delle leggi vigenti in materia di sanità pubblica;

6) i ricorsi in materia di spedalità e di ricovero degli inabili al lavoro;

7) le controversie relative alle spese per gli alienati previste dall'art.7 (primo comma) della legge 14

febbraio 1904, n. 36;

8) i ricorsi contro il decreto del Prefetto che, in seguito al reclamo di parte o d'ufficio, abbia provveduto per

regolare o vietare l'esercizio d'industrie insalubri o pericolose ai termini degli artt. 32, 33 e 34 della legge

sulla pubblica sicurezza 30 giugno 1889, n. 6144, e dell'art.68 della legge sanitaria, T.U. 1° agosto 1907,

n. 636;

9) i ricorsi contro le decisioni delle giunte provinciali amministrative emesse in materia di loro esclusiva

giurisdizione.

2. I ricorsi previsti dai nn. 1, 6 e 7 del presente articolo sono ammessi soltanto per incompetenza, per

eccesso di potere o per violazione di legge.

3. Su quelli previsti dai nn. 2, 3, 4, 5, 8 e 9, il Consiglio di Stato pronunzia anche in merito, salvo poi

ricorsi di cui al n. 9 quanto è disposto in contrario dal secondo comma dell'art.22 del testo unico delle

leggi sulla giunta provinciale amministrativa in sede giurisdizionale.

Art. 30

1. Nelle materie deferite alla esclusiva giurisdizione del Consiglio di Stato, questo conosce anche di tutte

le questioni relative a diritti.

2. Restano, tuttavia, sempre riservate all'autorità giudiziaria ordinaria le questioni attinenti a diritti

patrimoniali conseguenziali alla pronunzia di legittimità dell'atto o provvedimento contro cui si ricorre,

nonché le questioni pregiudiziali concernenti lo Stato e la capacità dei privati individui, salvo che si tratti

della capacità di stare in giudizio, e la risoluzione dell'incidente di falso.

Art. 31

Il ricorso al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale non è ammesso se trattasi di atti o provvedimenti

emanati dal Governo nell'esercizio del potere politico.

Art. 32

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale pronunzia sui ricorsi attribuiti alla sua competenza, a norma

dei precedenti articoli, con decisioni motivate, in conformità delle leggi che regolano la materia cui si

riferisce l'oggetto del ricorso, in quanto non siano contrarie alle disposizioni della presente legge.

Art. 33

1. Negli affari che, a norma della presente legge, possono formare oggetto di ricorso al Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale, il Governo, avuto il parere della sezione competente, non può richiedere, in via

amministrativa, l'esame del Consiglio di Stato in adunanza generale.

2. Col preventivo assenso scritto di coloro ai quali il provvedimento direttamente si riferisce, può invece

provocare la decisione del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale. Ma se essi si rifiutano, si intenderà

che vi abbiano rinunziato.

Art. 34

1. Quando la legge non prescrive altrimenti, il ricorso al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale non è

ammesso se non contro il provvedimento definitivo, emanato in sede amministrativa, sul ricorso presentato

in via gerarchica, salva la facoltà dell'assegnazione di un breve termine per riprodurre all'autorità gerarchica

competente il ricorso proposto, per errore ritenuto scusabile contro provvedimenti non definitivi.

2. Tale ricorso non è più ammesso, quando contro il provvedimento definitivo, siasi presentato ricorso al

Re in sede amministrativa, secondo la legge vigente.

3. Tuttavia quando il provvedimento si riferisce direttamente ad altri interessati, il ricorso al Re non può

essere sottoposto se non siano decorsi i termini per impugnare il provvedimento stesso in sede

giurisdizionale; ovvero quando nessuno degli interessati abbia dichiarato, entro quindici giorni dalla

ricevuta comunicazione del ricorso al Re, di fare opposizione. In caso contrario il giudizio avrà luogo in

sede giurisdizionale.

Art. 35

1. I ricorsi presentati al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale sono sottoscritti dalle parti ricorrenti o

da una di esse e firmati da un avvocato ammesso al patrocinio in Corte di cassazione. Se la parte non ha

sottoscritto, l'avvocato che firma in suo nome deve essere munito di mandato speciale.

2. Il ricorrente, che non abbia eletto, nel ricorso, domicilio in Roma, si intenderà averlo eletto, per gli atti

e gli effetti del ricorso, presso la segreteria del Consiglio di Stato.

Art. 36

1. Fuori dei casi nei quali i termini siano fissati dalle leggi speciali, relative alla materia del ricorso, il

termine per ricorrere al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale è di giorni 60 dalla data in cui la

decisione amministrativa sia stata notificata nelle forme e nei modi stabiliti dal regolamento, o dalla data

in cui risulti che l'interessato ne ha avuta piena cognizione.

2. Se il ricorrente ha dichiarato di accettare, a norma dell'art.33, che l'affare sia proposto alla decisione del

Consiglio di Stato, il termine è di giorni 30 dalla data della dichiarazione.

3. Il ricorso è diretto al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale e deve essere, nei termini suddetti,

notificato tanto all'autorità dalla quale è emanato l'atto o il provvedimento impugnato, quanto alle persone,

alle quali l'atto o il provvedimento direttamente si riferisce, salvo la possibilità di rinnovare a integrare la

notificazione, secondo le norme da stabilirsi col regolamento, nei casi di errore che dalla sezione sia

ritenuto scusabile.

4. I termini per ricorrere e per controricorrere sono aumentati di 30 giorni, se le parti o alcune di esse,

risiedono in altro Stato d'Europa, e di 90, se risiedono fuori d'Europa.

5. L'originale ricorso, con la prova delle eseguite notificazioni e con i documenti sui quali si fonda, deve

essere dal ricorrente, entro 30 giorni successivi alle notificazioni medesime, depositato, insieme all'atto o

provvedimento impugnato, nella segreteria del Consiglio di Stato.

6. I termini ed i modi prescritti in quest'articolo per la notificazione ed il deposito del ricorso debbono

osservarsi a pena di decadenza.

Art. 37

1. Nel termine di 30 giorni successivi a quello assegnato per il deposito del ricorso, l'autorità e le parti,

alle quali il ricorso fosse stato notificato, possono presentare memorie, fare istanze, produrre documenti, e

anche un ricorso incidentale, con le stesse forme prescritte per il ricorso.

2. La notificazione del ricorso incidentale sarà fatta nei modi prescritti per il ricorso principale, presso il

domicilio eletto, all'avvocato che ha firmato il ricorso stesso.

3. L'originale del ricorso incidentale, con la prova delle eseguite notificazioni e coi documenti, deve essere

depositato in segreteria nel termine di giorni 10.

4. Se colui che vuole produrre il ricorso incidentale risiede all'estero, il termine per la notificazione è

aumentato nella misura indicata al capoverso secondo dell'art.36.

5. I termini e i modi prescritti nel presente articolo per la notificazione e il deposito del ricorso incidentale

debbono osservarsi a pena di decadenza.

6. Il ricorso incidentale non è efficace, se venga prodotto dopo che siasi rinunziato al ricorso principale, o

se questo venga dichiarato inammissibile, per essere stato proposto fuori termine.

Art. 38

1. Nei casi di urgenza, il Presidente del Consiglio di Stato può abbreviare i termini prescritti per il

deposito del ricorso stesso, per la presentazione e il deposito del ricorso incidentale.

2. Per gravi motivi può anche prorogarli.

3. Nell'uno e nell'altro caso, dovrà essere abbreviato o prorogato, in eguale misura, il termine per la

presentazione delle memorie e la produzione dei documenti relativi al ricorso principale e a quello

incidentale.

Art. 39

I ricorsi in via contenziosa non hanno effetto sospensivo. Tuttavia la esecuzione dell'atto o del

provvedimento può essere sospesa per gravi ragioni, con decreto motivato dalla sezione sopra istanza del

ricorrente.

Art. 40

1. Le parti in causa o la pubblica amministrazione dovranno domandare, con separate istanze, ai presidenti

delle sezioni contenziose, la fissazione dell'udienza per la discussione dei ricorsi.

2. I ricorsi si avranno per abbandonati, se per il corso di due anni non sia fatto alcun atto di procedura.

Art. 41

1. Nel giorno fissato per la discussione del ricorso, il consigliere incaricato fa, in udienza pubblica, la

relazione dell'affare. Dopo la relazione, se le parti si facciano rappresentare da un avvocato, questo può

essere ammesso a svolgere succintamente il proprio assunto.

2. L'autorità che ha emanato il provvedimento impugnato può farsi rappresentare dall'avvocatura erariale o

da un Commissario scelto fra i direttori od ispettori generali dei Ministeri o tra i primi referendari o del

Consiglio di Stato, che non siano addetti alla sezione.

3. La polizia delle udienze, l'ordine della discussione e delle deliberazioni e la pronunziazione delle

decisioni sono regolate dalle disposizioni del c.p.c.

4. Oltre i casi previsti in altre leggi, i ricorsi indicati al n. 5 dell'art.27 e quelli indicati ai nn. 6 e 7 dell'art.

29 sono trattati e decisi in Camera di consiglio, sulle memorie delle parti.

Art. 42

1. I ricorsi principali e incidentali, le memorie, gli atti e i documenti che si producono in sede

giurisdizionale, sono soggetti alle prescrizioni sancite nelle leggi sul bollo, per gli affari da trattarsi in sede

di giustizia amministrativa.

2. Gli originali delle decisioni e dei provvedimenti giurisdizionali di qualsivoglia natura emessi dal

Consiglio di Stato sono esenti da bollo, ma le parti ricorrenti sono obbligate a pagare all'ufficio del

registro, senza riguardo al numero dei fogli, una tassa di bollo di lire 40 per ciascun ricorso principale e di

lire 18 per ciascuna domanda incidentale di sospensione, salvo rimborso a carico delle parti soccombenti

che siano condannate alla rifusione delle spese. Le tasse suddette sono comprensive dell'addizionale.

3. La presentazione dei ricorsi principali, compresi quelli per revocazione, e delle domande di sospensione

si ha per non eseguita se non sia accompagnata dalla bolletta di ricevuta della tassa, indicata nel comma

precedente. In caso di inadempimento a tale prescrizione la sezione, cui sono stati rimessi i ricorsi, ne

dichiara in Camera di consiglio la decadenza.

4. La tassa è irrepetibile anche in caso di rinunzia.

5. Gli atti indicati nel presente articolo non sono soggetti a tassa di registro.

Art. 43

1. Le decisioni in sede giurisdizionale, salvo il disposto dell'art.45, sono prese con l'intervento di sette

votanti a maggioranza assoluta di voti.

2. Non possono prendere parte alle decisioni i consiglieri che avessero concorso a dar parere, nella sezione

consultiva, sull'affare che forma oggetto di ricorso.

Art. 44

1. Se la sezione, a cui è stato rimesso il ricorso riconosce che l'istruzione dell'affare è incompleta, o che i

fatti affermati nell'atto o provvedimento impugnato sono in contraddizione coi documenti, può richiedere

all'amministrazione interessata nuovi schiarimenti o documenti: ovvero ordinare all'amministrazione

medesima di fare nuove verificazioni, autorizzando le parti ad assistervi ed anche a produrre determinati

documenti.

2. Nei giudizi di merito il Consiglio di Stato può inoltre ordinare qualunque altro mezzo istruttorio, nei

modi determinati dal regolamento di procedura.

3. I provvedimenti istruttori preliminari alla discussione del ricorso di cui al presente articolo, potranno

essere disposti anche dal presidente della sezione secondo le norme stabilite dal regolamento.

Art. 45

1. Se il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale riconosce infondato il ricorso, lo rigetta. Se accoglie il

ricorso per motivi di incompetenza annulla l'atto e rimette l'affare all'autorità competente. Se accoglie il

ricorso per altri motivi, nei casi previsti dall'art.26 e dai nn. 1, 6 e 7, dell'art.29, annulla l'atto o

provvedimento, salvo gli ulteriori provvedimenti dell'autorità amministrativa; e negli altri casi, ove non

dichiari inammissibile il ricorso, decide anche nel merito.

2. La sezione, se rileva che il punto di diritto sottoposto al suo esame ha dato luogo o possa dar luogo a

contrasti giurisprudenziali, con ordinanza emanata su richiesta delle parti o di ufficio può rimettere il

ricorso all'Adunanza plenaria.

3. Prima della decisione il Presidente del Consiglio di Stato, su richiesta delle parti o d'ufficio può deferire

all'adunanza plenaria qualunque ricorso che renda necessaria la risoluzione di questioni di massima di

particolare importanza.

Le norme del procedimento sono determinate nel regolamento.

Art. 46

Contro le decisioni delle sezioni è ammesso il ricorso di revocazione nei casi stabiliti dal c.p.c.

Art. 47

L'incompetenza per ragioni di materia può essere opposta e dichiarata in qualunque stato della causa. La

sezione, avanti la quale pende il ricorso, può dichiararla anche di ufficio.

Art. 48

Le decisioni pronunziate in sede giurisdizionale possono, agli effetti della legge 31 marzo 1877, n. 3761,

essere impugnate con ricorso per cassazione. Tale ricorso tuttavia è proponibile soltanto per assoluto difetto

di giurisdizione del Consiglio di Stato.

Art. 49

Dove le leggi speciali ammettono il ricorso alla IV sezione del Consiglio di Stato, il giudizio del

Consiglio Stato in sede giurisdizionale deve intendersi limitato alla sola legittimità, e dove ammettono il

ricorso alla V sezione, deve intendersi che il giudizio predetto sia estensibile anche al merito.

Art. 54

Sono abrogate tutte le disposizioni contrarie alla presente legge.

APPENDICE 3

Regio decreto 17-08-1907, n. 642

Regolamento per la procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del

Consiglio di Stato (stralcio)

Titolo I

Del ricorso

Art. 1

I termini stabiliti dall'art.28 della legge, testo unico approvato con R.D. 17 agosto 1907, n. 638, per

ricorsi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato, decorrono dal giorno della notificazione dell'atto

o provvedimento amministrativo, ovvero dal giorno della dichiarazione che, a norma dell'art.25 della legge,

sia stata fatta dagli interessati, d'intendere che si provochi la decisione della sezione giurisdizionale

competente.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto processuale amministrativo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto processuale amministrativo di Monduzzi, su: distinzione tra diritti soggettivi ed interessi legittimi; principi costituzionali sulla tutela giurisdizionale del cittadino nei confronti della p.a.; i ricorsi amministrativi; i vizi di legittimita’; giurisdizione ordinaria; giurisdizione amministrativa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale amministrativo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Gagliardi Lagala Francesco.

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