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Atto pubblico

L’atto pubblico è il doc redatto, con le richieste formalità, da un pubblico ufficiale (di regola un notaio)

che fa piena prova, fino a querela di falso:

- della provenienza del doc dal p.u. che lo ha redatto,

- delle dichiarazioni delle parti (ma non della loro veridicità!

Prova solo che le parti hanno fatto quelle dichiarazioni davanti al notaio.

In tal senso la pubblica fede riguarda solo l’estrinseco, ciò che appare, e non l’intrinseco dell’atto);

- e degli altri fatti che il p.u. attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti.

Se mancano le formalità prescritte, il doc, se sottoscritto dalle parti, può essere convertito in scrittura

privata.

La forma dell’atto pubblico è la forma documentale usata per gli atti più importanti (es. trasferimenti

immobiliari) e a volte è imposta dalla legge ad substantiam (es. donazione).

Scrittura privata

La scrittura privata è il doc sottoscritto da un privato e recante dichiarazioni imputabili al

sottoscrittore (documento autografo. Invece l’atto pubblico è eterografo perchè l’autore dà forma

documentale a dichiarazioni altrui).

La scrittura privata fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza delle dichiarazioni (e non

della loro veridicità) da chi l'ha sottoscritta, solo se colui contro il quale la scrittura è prodotta ne

riconosce la sottoscrizione, o se questa è legalmente considerata come riconosciuta.

La firma s’intende riconosciuta se:

- è stata autenticata da un p.u.;

- se il firmatario la riconosce come sua o non la disconosce nella 1 udienza o nella 1 risposta

a a

successiva alla sua produzione in giudizio.

Infatti colui contro il quale la scrittura è prodotta ha l’onere di disconoscimento, in mancanza del quale

si ha riconoscimento tacito o presunto;

- se il firmatario è stato dichiarato contumace.

 mia,

In questi casi, cioè se la firma è pur riconoscendola mia, posso negare di aver reso tali

dichiarazioni, proponendo querela di falso.

E quindi dovrò provare che è stato commesso un falso materiale.

Es. la dichiarazione che ho sottoscritto diceva “100 mila £” e qualcuno ha fraudolentemente sostituito

Euro a £.

 non è mia

Se invece la firma (è apocrifa) la devo disconoscere alla 1 occasione processuale.

a

In tal modo io non devo esperire alcuna querela di falso.

Spetterà invece alla controparte provare la provenienza della scrittura e quindi chiederne la

verificazione indicando le scritture utili per la comparazione.

- Il giudice in genere nomina un consulente tecnico.

- Se non esistono scritture di comparazione, il g.i. può ordinare alla parte di scrivere sotto dettatura.

- Se la parte non si presenta o rifiuta di scrivere senza motivo, la scrittura si può ritenere riconosciuta.

- La verificazione della scrittura privata può essere chiesta sia in via incidentale che principale con

citazione. Ma in tal caso la parte deve dimostrare uno specifico interesse alla verificazione.

La scrittura privata diventa certa riguardo ai terzi (per tutelarli da altrui collusioni, come ante o retro

datazioni di atti) solo dal giorno:

- in cui la scrittura è stata registrata;

- della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui che l'ha sottoscritta;

- in cui si verifica un altro fatto che comunque assicura l'anteriorità del doc (es. il timbro postale).

Querela di falso

La querela di falso è l’istanza di accertamento della falsità di un atto pubblico o di una scrittura privata

riconosciuta o autenticata.

Il falso è:

ideologico, quando il p.u. ha attestato cose diverse da quelle che sono avvenute in sua presenza;

1) materiale, quando l’atto viene successivamente contraffatto.

2)

Del falso ideologico è responsabile solo il p.u., del falso materiale può esserlo anche qualcun’altro.

Pertanto la querela di falso può avere ad oggetto, per:

scrittura privata, solo il falso materiale,

la pubblico, anche il falso ideologico.

l’atto

La querela di falso può essere proposta in via principale (con citazione) o incidentale (con

dichiarazione messa a verbale), indicando, a pena di nullità, le prove di falsità.

Sulla querela di falso decide sempre il collegio (il Tribunale) con sentenza ed è obbligatoria la presenza

del pm.

Quindi se la querela è proposta in via incidentale di fronte ad altro giudice, la causa è sospesa finché il

Tribunale non abbia deciso sulla querela.

Però la sospensione del processo principale può non essere totale: su istanza di parte, il g.i. può

continuare la causa per le domande indipendenti dal documento impugnato.

Se la querela è proposta in via incidentale, il g.i. interpella (cd interpello) la parte che ha prodotto il

documento chiedendole se intende valersene in giudizio. Se la risposta è:

il documento non è utilizzabile nel processo;

negativa, il g.i., se ritiene il documento rilevante, autorizza la presentazione della querela in

affermativa,

udienza.

Scritture contabili

Le scritture contabili delle imprese soggette a registrazione fanno prova contro l’imprenditore.

 Es: dal libro giornale risulta che il giorno X l’imprenditore ha ricevuto un pagamento.

Tuttavia chi vuol trarne vantaggio non può scinderne il contenuto.

 Es: il cliente che voglia avvalersi del libro giornale da cui risulta il suo pagamento, deve accettare che

risulti provata eventualmente anche la non imputazione alla merce di cui si discute, ma ad un’altra.

Però fanno prova a favore del loro autore:

 quando la controversia intercorra tra imprenditori.

Quindi l’imprenditore può usare le sue scritture contro un altro imprenditore, ma non contro un consumatore;

 ai fini della concessione di decreto ingiuntivo.

Infatti provano l’avvenuta somministrazione di merci e danaro o la prestazioni di servizi, anche a

consumatori, da parte di imprenditori che esercitano un'attività commerciale.

Riproduzioni e copie

Le riproduzioni meccaniche di fatti o cose (filmati, registrazioni, ecc…) formano piena prova se colui

contro cui sono prodotte non ne disconosca la conformità ai fatti e alle cose medesime.

In caso di disconoscimento, la prova diviene liberamente valutabile dal giudice.

Parimenti, le fotocopie (cd copie fotografiche di scritture) hanno la stessa efficacia dell’originale se la

loro conformità all’originale non è disconosciuta dalla controparte.

La ricognizione o rinnovazione fa piena prova delle dichiarazioni contenute nel documento originale.

Prova che può essere combattuta solo producendo l’originale che dimostri che c’è stato un errore nella

ricognizione o rinnovazione.

Il documento informatico

Si definisce documento informatico “la rappresentazione informatica di atti, fatti o dati

giuridicamente rilevanti”.

Ci sono diversi tipi di documenti informatici:

 doc informatico rappresentativo di fatti o cose;

 doc informatico che rappresenti copia di documenti;

 doc informatico che sia invece formato all’origine tramite computer e che a sua volta può essere:

- privo di firma;

- dotato di una firma semplice, ossia una firma elettronica;

- dotato di una firma forte, ossia una firma digitale, o elettronica qualificata o elettronica avanzata;

- un atto pubblico informatico, ossia dotato di una firma forte e formato innanzi a un notaio.

Viene riconosciuta una diversa efficacia probatoria ai diversi tipi di documenti, in quanto si ritengono

maggiormente affidabili le firme forti, in quanto ricollegate a metodi informatici più sicuri.

 In particolare, la determinazione del valore probatorio da attribuire ai documenti privi di firma o dotati

di una firma semplice, è rimessa al prudente apprezzamento del giudice.

 Invece i documenti con una firma forte o gli atti pubblici informatici formano piena prova legale della

provenienza delle dichiarazioni dal sottoscrivente.

Le prove atipiche

Le prove atipiche o innominate sono prove che la giurisprudenza tende ad ammettere nei processi

quando non sia possibile fornire una prova che sia espressamente regolata dalla legge.

Ad es la prova del DNA, gli accertamenti di velocità compiuti dagli autovelox, ecc…

Il problema dell’efficacia probatoria da riconoscere alle prove atipiche viene affrontato prevalentemente

con lo strumento dell’analogia. CAP. 22

DINAMICHE ALTERNATIVE DEL PROCESSO

Mancata costituzione di entrambe le parti

Può accadere che attore e convenuto, o solo 1 dei 2, non si costituiscano tempestivamente e cioè:

- l’attore entro 10 gg dalla notifica della citazione;

- il convenuto 20 gg prima della udienza di 1 comparizione.

a

entrambi

A) Se non si sono costituiti tempestivamente il processo rimane quiescente.

Affinché il processo possa riprendere deve essere riassunto, altrimenti si estingue.

Riassunto davanti al giudice di fronte al quale pende dalla notifica della citazione.

Riassunto nel termine perentorio di 1 anno dalla scadenza del termine di costituzione del convenuto.

Quindi non basta che la parte interessata alla ripresa si costituisca.

La costituzione deve essere preceduta dall’atto di riassunzione che fissa l’udienza di comparizione e

integra la citazione originaria identificando giudice, parti, atto introduttivo del giudizio.

Contumacia

Si parla invece di contumacia quando una parte si è costituita, e l’altra no.

La contumacia è ben diversa dalla mera assenza all’udienza della parte già costituita.

convenuto

B) Se si è costituito solo l’attore, il è libero di costituirsi fino alla 1 udienza, ferme restando

a

però le decadenze ex art 167.

- Ma se il convenuto non si costituisce neanche in tale udienza il g.i. lo dichiara contumace, dopo aver

controllato la regolarità della citazione per essere certo che la mancata costituzione sia stata volontaria.

- Pertanto se il g.i. rilevi un vizio che comporta la nullità della notifica della citazione fissa all’attore un

termine perentorio per rinnovarla. La rinnovazione impedisce ogni decadenza.

- Se la notifica non viene rinnovata il processo si estingue.

Se è rinnovata, il convenuto è rimesso in termini per costituirsi.

C) Se invece si è costituito solo il convenuto, l’inerzia dell’attore è stata supplita dal convenuto che,

sostituendosi all’attore, ha domandato l’iscrizione a ruolo.

Il g.i. dichiara contumace l’attore e, ma solo se il convenuto ne fa richiesta, ordina che il giudizio

prosegua.

Se invece il convenuto non lo richiede, la causa è cancellata dal ruolo e il processo si estingue.

Status di contumace

Il contumace:

- non può compiere attivamente gli atti del procedimento;

- però è parte del processo; la sentenza ha effetto anche per lui; può sempre costituirsi fino all’udienza

di precisazione delle conclusioni (depositando in cancelleria il fascicolo o comparendo all’udienza);

- non subisce alcuna presunzione di torto: la controparte resta onerata della prova dei fatti.

Per tutelare il contumace, gli vanno notificate personalmente (né del resto sarebbe possibile notificarle

all’avvocato visto che il contumace non ha un avvocato costituito nel processo):

 l’ordinanza che ammette l’interrogatorio formale o il giuramento.

Tali atti vanno portati a conoscenza del contumace perché impongono oneri al destinatario sotto pena di

subire effetti negativi;

 le comparse contenenti domande nuove o riconvenzionali.

E quindi il contumace che, beninteso non si è costituito volontariamente, va informato degli atti che

modificano la materia del contendere per poter decidere se restare ancora contumace o costituirsi;

 il verbale che dà atto del deposito di scrittura privata, per consentirgli di costituirsi e disconoscerla.

Rimessione in termini del contumace involontario: il contumace che si costituisce può essere ammesso

a compiere attività che gli sarebbero ormai precluse, se dimostra che:

- la nullità della citazione gli ha impedito di avere conoscenza del processo; o

- la costituzione è stata impedita da causa a lui non imputabile.

N.B. La contumacia non va confusa con l’assenza. La parte già costituita può infatti essere assente ad

una udienza senza per questo diventare contumace.

CAP. 23

ORDINANZE ANTICIPATORIE

La riforma del ’90 cerca di accelerare il processo civile italiano (affetto da lunghezza patologica)

attraverso meccanismi di:

 concentrazione = il fatto che il processo in tribunale era distribuito tra g.i. e collegio allungava i

tempi.

Di qui l’eliminazione del collegio (se non per poche cause) e la concentrazione dinanzi al g.i. delle

potestà istruttorie e decisorie;

 preclusione = per cui le parti non possono modificare la materia del contendere durante tutto il

processo.

La riforma ha introdotto non solo meccanismi acceleratori, ma anche anticipatori che mirano ad

ottenere, prima della fine del processo, una condanna immediata nella forma dell’ordinanza:

A) se le somme da pagare non sono contestate.

Ex art 186 bis “ORDINANZA PER IL PAGAMENTO DI SOMME NON CONTESTATE”:

 “Su istanza di parte (non quindi d’ufficio, come pure l’ordinanza post-istruttoria) il g.i. può

condannare,

 fino al momento della precisazione delle conclusioni (come l’ordinanza ingiuntiva),

 al pagamento delle somme non contestate dalle parti costituite

(l’ordinanza quindi non può essere pronunciata contro il contumace. Ed è detta “ordinanza

preistruttoria” perché la non contestazione elimina l’onere della prova, l’esigenza dell’istruttoria).

 L'ordinanza (come pure l’ordinanza post-istruttoria) costituisce titolo esecutivo

(quindi legittima il creditore a procedere immediatamente in caso di inadempimento).

 L'ordinanza, come le normali ordinanze, è sempre modificabile e revocabile durante il processo”. Ciò

significa che:

1) non può pregiudicare la decisione della causa. Infatti il g.i., nonostante abbia emesso tale ordinanza,

deve cmq pronunciare la sent di merito;

2) diventerà stabile solo quando il processo si estingue: sopravviverà (a differenza delle normali

ordinanze) all’estinzione del processo e non potrà più essere impugnata;

B) se esiste prova scritta del diritto al pagamento o alla consegna di un bene mobile (art 186 ter “ORD

INGIUNTIVA” che ricalca il decreto ingiuntivo). Sono prove scritte:



le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata;



i telegrammi, anche se mancanti dei requisiti previsti dal cc;



le scritture contabili delle imprese, per crediti relativi a somministrazioni di merci e denaro o per

prestazioni di servizi fatte da imprenditori.

Quindi in quest’ultimo caso la prova scritta è, eccezionalmente, un documento proveniente dal creditore,

anziché dal debitore.

A diff delle altre 2 ordinanze anticipatorie che sono sempre esecutive, l’ord 186 ter è dichiarata

provvisoriamente esecutiva solo a certe condizioni:



obbligatoriamente, se il credito sia fondato su un documento molto attendibile (es. cambiale, assegno

bancario, atto pubblico) e vi sia istanza di parte;



facoltativamente, se vi sia grave pregiudizio nel ritardo o il debitore confessi per iscritto il diritto;



se la controparte si sia costituita e non fonda la sua difesa su prova scritta o di pronta soluzione.

Se la controparte disconosce la scrittura privata prodotta contro di lei, o propone querela di falso contro

l’atto pubblico, la provvisoria esecutività non può invece essere disposta perché non si può rischiare di

avvantaggiare chi si sia fabbricato una prova falsa!

A differenza dell’ord 186 bis, l’ord ingiuntiva può essere emessa anche contro un contumace.

La si notifica al contumace, avvertendolo che se non si costituisce entro 20 gg dalla notifica, l’ordinanza

diventerà esecutiva (e quindi il contumace dovrà subire l’esecuzione forzata).

L’istituto dell’ordinanza ingiuntiva all’interno del procedimento ordinario di cognizione, nonostante il

creditore munito di prova scritta potrebbe comunque domandare decreto ingiuntivo, è utile perché:

1) le prove scritte talvolta sopraggiungono dopo, quando il procedimento ordinario è già iniziato.

E quindi è meglio farle valere al suo interno piuttosto che chiedere in separata sede decreto ingiuntivo,

per poi magari dover riunire le 2 cause;

2) il documento che prova il credito, talvolta richiede indagini che il g.i. può svolgere solo in presenza

di contraddittorio delle parti.

Contraddittorio che manca nell’adozione di un decreto ingiuntivo.

Quindi se venisse chiesto un decreto ingiuntivo, è facile che il g.i., nell’incertezza, non condanni il

debitore, non potendolo sentire!

C) se alla fine dell’istruzione, è provato in modo evidente il diritto al pagamento, consegna o rilascio di

un immobile (art 186 quater “ORD POST-ISTRUTTORIA”).

A differenza della ord 186 bis che è revocabile durante tutto il giudizio tramite un’ordinanza uguale e

contraria, l’ord 186 quater è revocabile solo con la sent che definisce il giudizio.

Il g.i. condanna alle spese processuali già con l'ord post-istruttoria (come pure con l’ord 186 ter),

anziché con la sent finale, perché il processo potrebbe non giungere alla sent finale.

Infatti pronunciata l’ordinanza ci sono 3 alternative:

estingue.

1) il processo si

L’ord post-istruttoria, come l’ord 186 bis, sopravvive all’eventuale estinzione del processo, però, a

differenza dell’ord 186 bis che diventa definitiva, è impugnabile sull’oggetto dell’istanza.

Nel senso che il giudicato copre (e quindi non sarà più contestabile) non solo il decisum, ma anche il

negato: insomma il petitum!

Es. chiedo 1000 Euro e il g.i. mi dà 900.

Io posso appellarmi per i 100 che mi sono stati negati; e la parte soccombente può appellarsi per i 900 o

richiedere la sentenza.

Ma se non mi appello entro i termini perderò definitivamente quei 100.

Invece l’ord 186 bis sopravvive all’estinzione solo per quello che dice, e non per quello che non dice.

Quindi quei 100 saranno liberamente domandabili in un altro processo.

conclude con l’ordinanza,

2) il processo si se entro 30 gg dalla sua pronuncia, l’intimato (cioè la parte

contro cui è pronunciata l’ordinanza) non richieda la sent.

E anche in questo caso l’ord acquista l’efficacia della sent impugnabile sull’oggetto dell’istanza.

sentenza

3) si giunge alla finale di merito, ma solo su richiesta dell’intimato.

- La sent, se conferma l’ordinanza, la sostituisce.

Se invece è di diverso avviso, deve disporre la restituzione di quanto adempiuto in ottemperanza

all’ordinanza.

- La legge favorisce la conclusione del processo con ord perché così l’intimato (ma anche colui che ha

richiesto l’ordinanza, se la domanda è stata accolta solo in parte) può immediatamente appellarsi contro

l’ordinanza e così far sospendere l’esecuzione.

Queste ordinanze, come le sent di merito, riguardano il merito, a differenza delle comuni ordinanze che

riguardano invece il procedimento. CAP. 24

PROCESSO OGGETTIVAMENTE CUMULATO:

PLURALITÀ DI DOMANDE E DI DECISIONI

Pluralità di sentenze nello stesso processo e separazione di giudizi

Nello stesso processo possono essere emesse più sent perché:

1) il g.i. può decidere questioni preliminari di merito (es. prescrizione) o pregiudiziali di rito (es.

competenza) con sent non definitive (cd interlocutorie o parziali). Non definitive = il processo prosegue.

Però le sent con cui il g.i. decide separatamente tali questioni possono anche essere definitive e quindi

chiudere il processo.

Es. se il g.i. accoglie l’eccezione di prescrizione del diritto, chiude il processo.

Ma se invece la respinge, il processo prosegue e quindi la sent non è definitiva.

2) il processo ha ad oggetto più domande (es. la domanda di risoluzione di un contratto e di

risarcimento dei danni derivanti dall’inadempimento della controparte).

Ecco, tali domande, cumulate nello stesso processo, possono essere decise da:

- un’unica sentenza (che quindi racchiude più decisioni);

- o più sentenze = solo la sentenza resa sull’ultima domanda esaurirà quel grado di giudizio.

Le sentenze precedenti invece sono dette parzialmente definitive perché sono decisioni definitive

rispetto alla domanda, ma non rispetto al processo.

Quando invece lo stesso processo si fraziona in più giudizi distinti si parla di separazione di processi.

La separazione può essere disposta, nel corso dell’istruzione o nella decisione:

- su istanza di tutte le parti;

- o quando la continuazione della loro riunione ritarderebbe o renderebbe più gravoso il processo.

Quindi il g.i. può decidere con sentenze alcune delle cause cumulate del processo e disporre con

ordinanza la separazione del processo e la sua prosecuzione.

A differenza delle sent precedenti, parzialmente definitive, queste sono definitive, considerato lo

scioglimento del cumulo processuale.

Sentenza di condanna generica

Dispone l’art 278 cpc:

 “Se è certo il diritto di credito (l’an), ma è ancora controverso il quantum,

 il g.i. può limitarsi, su istanza di parte, a pronunciare sentenza di prestazione,

condanna generica alla

 disponendo con ordinanza che il processo prosegua per la liquidazione.

 E, se una prima, seppure parziale, quantificazione è stata raggiunta,

 con la stessa sentenza e su istanza di parte, può anche condannare a pagare ciò che è già provato.

 Questo ordine di pagare è detto provvisionale.”

La condanna generica può essere chiesta dall’attore:

 fin dall’inizio, con riserva di domandare in un futuro processo la liquidazione del quantum.

In tal caso la condanna generica avrà il carattere della sentenza definitiva;

 o nel corso del processo, essendo sorte delle difficoltà per la determinazione del quantum.

In tal caso la condanna generica avrà il carattere della sentenza non definitiva del giudizio.

Sentenza non definitiva che:

2) non contiene condanna alle spese;

3) è soggetta al possibile differimento dell’impugnazione, essendo contro di essa consentita (oltre

all’impugnazione immediata) la riserva di appello e di ricorso per cass.

 La sent di condanna generica non è un titolo esecutivo (cioè non è sufficiente a instaurare

un’esecuzione forzata) perché manca la quantificazione del credito.

Mentre il titolo esecutivo può avere ad oggetto solo un credito “certo, liquido ed esigibile”.

 La sent di condanna generica è una sentenza dichiarativa, cioè di mero accertamento della

responsabilità del debitore. 

Non è una condanna in senso proprio, tuttavia ne produce 2 effetti: 1)

prescrizione = è idonea a trasformare in prescrizione ordinaria (decennale) l’eventuale prescrizione +

breve del diritto accertato;

2) ipoteca giudiziale = a differenza delle sentenze puramente dichiarative, consente di iscrivere ipoteca

giudiziale sui beni del debitore.

L’ipoteca giudiziale è la garanzia ipotecaria collegata alle sentenze di condanna (ma anche al decreto

ingiuntivo esecutivo e all’ordinanza ingiuntiva).

Nel senso che il creditore risultante da tali sentenze è autorizzato a iscrivere ipoteca sul patrimonio del

debitore, con conseguente diritto di prelazione sui beni ipotecati in caso di concorso di altri creditori, in

deroga al principio della par condicio creditorum.

Infatti ex art 2740 cc (pari trattamento) i creditori hanno uguale diritto di soddisfarsi sui beni del

debitore, salve le cause legittime di prelazione: privilegio, pegno e ipoteca (legale, convenzionale o

giudiziale).

L’ipoteca vincola il bene al soddisfacimento del credito per cui è stata iscritta. Il che vuol dire:

 che gli atti dispositivi del bene ipotecato non sono opponibili al creditore (che potrà quindi far

espropriare il bene stesso anche nei confronti del III acquirente);

 e che, a seguito di pignoramento, il creditore potrà soddisfarsi sul ricavato della vendita del bene a

preferenza degli altri creditori. CAP. 25

PROCESSO PLURISOGGETTIVO

Quando nel processo c’è pluralità di parti si parla di cumulo soggettivo.

Infatti il cumulo di domande è solo oggettivo (cd processo oggettivamente cumulato) o anche

soggettivo a seconda che l’attore proponga più domande contro 1 unico convenuto o rispettivamente più

convenuti.

Cumulo soggettivo dal lato passivo

L’art 33 parla solo del cumulo soggettivo passivo, mentre l’art 103 parla anche di quello attivo.

Ex art 33 Cumulo soggettivo

- “Le cause contro più persone che dovrebbero essere proposte davanti a giudici diversi,

- se sono connesse per oggetto o titolo

- possono essere proposte davanti al giudice del luogo di residenza o domicilio di una di esse, per

essere decise nello stesso processo” anche in deroga alle norme sulla competenza.

 Es. ritengo che il mio brevetto sia stato contraffatto.

Posso agire sia contro il rivenditore che il produttore, sia separatamente sia cumulativamente nello

stesso processo (essendo connesse le loro responsabilità).

Se agisco separatamente devo convenire davanti al Trib di MI il produttore, e al Trib di RM il rivenditore.

Se invece agisco cumulativamente l’art 33 consente di convenire anche il produttore davanti al

Tribunale di RM, in deroga alle norme sulla competenza.

Litisconsorzio facoltativo

Ex art 103 Litisconsorzio facoltativo

-“Più persone possono agire (litisc attivo = più attori. Per es. quando ci sono più creditori solidali di un

unico debitore) o essere convenute (litisc passivo = più convenuti) nello stesso processo se:

- fra le cause proposte esista connessione per oggetto o titolo (litis proprio);o

- la decisione delle cause dipenda dalla soluzione di identiche questioni pregiudiziali (litis improprio).

Il litisconsorzio facoltativo, a differenza di quello necessario, non è imposto dalla legge, ma è scelto

dalle parti. E serve a realizzare l’economia dei giudizi ed evitare giudicati contrastanti.

A tal fine quindi più cause vengono riunite in un unico processo.

Il litisconsorzio può essere:

- originario = se la pluralità di parti è presente nel processo fin dall’origine;

- successivo = se alle parti originarie si aggiungano altre durante il processo per intervento di terzi.

Il litisconsorzio facoltativo è disciplinato da 2 principi:

 unità formale del procedimento: la nullità di un atto rileva nei confronti di tutti; le prove prodotte da

uno sono comuni a tutti, ecc...;

 indipendenza sostanziale delle cause cumulate: la sent è formalmente unica, ma contiene più

autonomi provvedimenti. Di qui la possibilità di:

- separate impugnazioni,

- autonome acquiescenze a singoli capi di sentenza,

- passaggio in giudicato di singoli capi.

Un tipo particolare di litisconsorzio facoltativo è il litisconsorzio cd unitario o quasi necessario nel

quale ad una pluralità di parti non corrisponde una pluralità di cause. Emblematico il caso della delibera

assembleare della s.p.a. che può essere impugnata da vari soggetti.

CAP. 26

(SEGUE) IL SOGGETTO PLURISOGGETTIVO

INTERVENTO

A differenza del litisconsorzio che nasce già con una pluralità di parti, l’intervento si verifica quando,

in un processo già iniziato, subentra un terzo, diverso dalle parti originarie (attore e convenuto).

Il interviene nel processo per evitare di essere pregiudicato indirettamente dalla sentenza emessa nel

III

processo in cui non sia parte.

Indirettamente perché una sentenza pronunciata tra altri (inter alios) non può pregiudicare direttamente i

terzi, non è opponibile ai terzi, insomma i terzi, poichè non sono stati ammessi al contraddittorio,

potranno metterla in discussione.

Infatti una sentenza produce effetti (in gergo: fa stato) solo per le parti e le loro proiezioni soggettive

(loro eredi e aventi causa).

Il potrà essere parte della sentenza solo partecipando al processo.

III

E appunto il diventa parte del processo con l’intervento.

III

L’intervento può essere di 3 tipi:

VOLONTARIO

1) (art 105)

Il interviene di sua iniziativa, presentando in udienza o depositando in cancelleria una propria comparsa.

III fino alla precisazione delle conclusioni.

Può intervenire solo

L’intervento volontario può essere:

principale

a) (o ad excludendum: cioè contro tutte le parti), quando l’interveniente afferma un diritto

proprio in contrasto sia con l’attore, sia con il convenuto.



Es. Tizio rivendica nei confronti di Caio la proprietà di una cosa, ma Sempronio interviene

sostenendo che la cosa è sua;

adesivo autonomo

b) (o litisconsortile), quando l’interveniente, pur facendo valere un proprio diritto

autonomo, assume una posizione uguale o parallela a una delle parti, affiancandosi ad essa contro

l’altra parte.

Egli è comunque in una posizione diversa da quella delle parti originarie, sicché la sua difesa, pur

coincidendo con quella di una delle parti, rimane distinta da essa.



Es: un socio interviene nel processo in cui un altro socio ha impugnato una delibera assembleare

ritenuta invalida;

adesivo dipendente

c) (o adesivo, o ad adiuvandum), quando il interviene solo per sostenere le

III

ragioni di una delle parti in modo da evitare il pregiudizio che gli deriverebbe dalla sconfitta di questa.

A differenza degli altri interventi, quello adesivo dipendente non incrementa la materia del contendere

perché il non fa valere propri diritti.

III



Es : il creditore Caio interviene nella lite del suo debitore Tizio con Sempronio perché teme che tale

1

lite possa ridurre il patrimonio del suo debitore Tizio;



Es : se il conduttore-dante causa è condannato a restituire il bene al locatore, per efficacia riflessa, la

2

risoluzione del rapporto a monte (tra conduttore e locatore) comporta l’automatica risoluzione anche del

rapporto a valle (tra conduttore e subconduttore-avente causa).

Per questo il subconduttore ( rispetto al locatore e conduttore) può intervenire per evitare la

III

formazione di una sentenza di condanna alla restituzione.

A questo scopo potrà far valere tutte le difese e le eccezioni del conduttore-convenuto che questi (per

inerzia o collusione con la controparte) trascuri di sollevare.

COATTO SU INIZIATIVA DI PARTE

2) (art 106). Cd chiamata ex parte.

Ciascuna parte può chiamare nel processo un quando:

III

a) (l’attore o il convenuto) ritiene che la causa sia comune al . E cioè:

III

- il convenuto o l’attore possono contestare la legittimazione passiva, indicando un III come il vero

responsabile;

- il convenuto può contestare la legittimazione attiva, indicando un III a cui spetta in realtà il diritto fatto

valere dall’attore. Il convenuto vuole così evitare di essere condannato 2 volte;

b) o (solo il convenuto) pretenda di essere garantita dal (garanzia propria o impropria).

III

COATTO PER ORDINE DEL GIUDICE

3) (art 107). Cd chiamata jussu judicis.

Il g.i. in ogni momento può ordinare la chiamata di un , quando ritiene che la causa sia comune al .

III III

In altri termini il g.i. ordina alla parte di provvedere alla chiamata.

Se la parte non lo chiama nel termine assegnato dal giudice, la causa viene cancellata dal ruolo.

L’ordine di intervento non è diretto al perché il , non essendo parte nel processo, non potrebbe

III III

essere destinatario diretto di un ordine del giudice.



Es . A chiede la costituzione di una servitù di passaggio sul confinante fondo B.

1

Ma B eccepisce che un altro fondo confinante, quello di C, consente un passaggio migliore.

Allora il g.i. ordina la chiamata di C.



Es . Il mediatore chiede al venditore il pagamento della provvigione.

2

Ma il venditore eccepisce un patto per cui la provvigione è posta a carico dell’acquirente.

Allora il g.i. ordina la chiamata dell’acquirente.

CAP. 27

(SEGUE). IL PROCESSO PLURISOGGETTIVO

LITISCONSORZIO NECESSARIO

Si ha litisconsorzio necessario (art 102) quando la sent dev’essere pronunciata nei confronti di più

persone

 perché lo prescrive la legge.

Es : “ Nel giudizio di disconoscimento di paternità il presunto padre, la madre e il figlio sono

 1

litisconsorti necessari”;

Es : “Le domande di divisione ereditaria o di scioglimento di ogni altra comunione devono proporsi

 2

nei confronti di tutti gli eredi o condomini”).

 o altrimenti, nel silenzio della legge, data la contitolarità del rapporto sostanziale affermato.



Beninteso, il litisconsorzio non è necessario per tutti i rapporti plurilaterali.

Es. in caso di obbligazione con più creditori solidali, ogni creditore può ottenere dal debitore l’intero,



senza che sia necessario che partecipino al processo anche gli altri concreditori.



Insomma, è necessario quando non solo il rapporto è plurilaterale, ma la sua plurilateralità non è

scindibile in più rapporti bilaterali.

Es. se la comunione intercorre tra A, B e C, una sent di divisione resa solo tra A e B sarebbe inutiliter



data perché C rimarrebbe contitolare.

Insomma il giudizio di divisione deve valere verso tutti o verso nessuno!

Litisconsorzio necessario si ha anche quando agisce il sostituto processuale, cioè il soggetto che ha la

legittimazione cd straordinaria di dedurre in giudizio un diritto altrui.

In tal caso il titolare del diritto dev’essere reso parte del processo in qualità di litisconsorte necessario.

L’ipotesi più importante è l’azione surrogatoria: il surrogante (legittimato straordinario) agisce al posto

del surrogato (titolare del diritto) inerte, contro il debitore del surrogato.

Pertanto se al processo non partecipano tutti i litisconsorti, il g.i. deve ordinare l’integrazione del

contraddittorio nei confronti delle altre parti nel termine perentorio da lui stabilito.

Cioè ordina alle parti di chiamare in giudizio il terzo.

Scaduto inutilmente il termine, il processo si estingue.

In ogni caso se il g.i. non si è accorto che si versava in un caso di litisconsorzio necessario e non ha

ordinato l’integrazione, la sentenza pronunciata nei confronti solo di alcuni dei litisconsorti nec, è

inutiliter data, cioè non acquisterà mai definitività, potrà sempre essere messa in discussione.

Infatti il giudice di appello (o di cass) annullerà la sent con rinvio al giudice che avrebbe dovuto

ordinare l’integrazione. CAP. 28

IL VENIR MENO DI UNA PARTE E LA SUCCESSIONE NEL

DIRITTO CONTROVERSO

Il mutamento della parte nel corso del processo può verificarsi per successione a titolo universale o

particolare (a sua volta inter vivos o mortis causa).

Successione nel processo a titolo universale (art 110)

Quando la parte viene meno per morte della persona fisica o per estinzione della persona giuridica (es.

fusione di società), il successore universale (ossia l’erede) subentra nel processo, cioè nello status di

parte, prendendo il posto del defunto/estinto.

Se ci sono più successori, tutti entreranno nel giudizio nella veste di litisconsorti necessari.

Quindi dopo la morte/estinzione il processo si interrompe temporaneamente per poi riprendere dal

punto in cui si trovava al momento della successione.

Però se:

 si tratta di diritti intrasmissibili, personalissimi (es. morte dell’usufrutturio) l’erede succede nel

processo, ma non nello specifico diritto controverso;

 si ha successione universale senza che sia venuto meno il dante casa (es. cessione di azienda), il

successore succede nel diritto controverso, ma non nel processo.

Insomma il processo continua nei confronti della parte originaria e il successore subisce gli effetti della

sentenza indipendentemente dalla sua partecipazione al processo.

Insomma in questo caso, a differenza del 1°, si applica il 111, anziché il 110.

Successione nel diritto controverso a titolo particolare (art 111)

Invece il trasferimento a titolo particolare del diritto controverso è inefficace nel giudizio, cioè non

comporta la successione nel processo.

Se nel corso del processo il diritto controverso è trasferito a titolo particolare:

1) per atto inter vivos (alienazione):

- il processo prosegue tra le parti originarie (altrimenti si consentirebbe di liberarsi del processo

semplicemente alienando il rapporto giuridico conteso);

- e il g.i. deve decidere come se l’atto di disposizione non fosse stato compiuto, cioè valutando il

rapporto giuridico sostanziale considerato al momento della domanda, e non dopo l’atto dispositivo.

Però ci sono casi in cui la successione è rilevante nel processo.

Es. se l’attore creditore, in corso di causa, cede a un III il proprio credito;

2) mortis causa (legato) il processo è proseguito dal successore universale (anziché dal legatario).

Es. Aulo Attore, attore in rivendica del fondo “Roccafredda” contro il possessore Caio Convenuto,



morendo lascia erede Emilio Erede, ma attribuisce con un legato a Luigi Legatario il diritto di proprietà

del fondo.

Il processo continua tra Emilio Erede (parte formale) e Caio Convenuto.

Ma la sentenza spiega i suoi effetti anche contro Luigi Legatario (parte sostanziale), successore a titolo

particolare nello specifico diritto controverso.

A proposito del legato, la successione a titolo particolare nel diritto controverso può aversi solo in

presenza di un legato di specie, anziché di genere.

Infatti mentre nel 1° si trasmette al legatario la proprietà di un bene determinato, nel 2° il legatario

consegue solo un diritto di credito verso l’onerato.

Quindi solo nel 1° caso la cosa, oggetto del legato, può consistere in una res litigiosa.

Principio del contraddittorio

In entrambi i casi (trasferimento inter vivos/mortis causa) la sent estende i suoi effetti al successore a

titolo particolare, anche se non è subentrato nel processo.

È quindi evidente la deroga al principio del contraddittorio. Ma è anche vero che:

- il successore a titolo particolare può sempre intervenire (volontariamente o su chiamata) schierandosi

a fianco del suo dante causa (similmente a un intervento adesivo dipendente);

- o può impugnare la sent sfavorevole al suo dante causa;

- e, con l’accordo delle parti in causa, l’alienante (nella successione per atto tra vivi) o il successore

universale (nella successione mortis causa) possono essere estromessi dal processo.

L’estromissione è l’uscita di una parte dal processo nel senso che non vi partecipa più attivamente, però

ne può subire gli effetti.

Se quindi l’acquirente o il legatario entrano nel processo (e quindi si trasformano in parti formali), essi

possono restarvi da soli perché la presenza dell’alienante e del successore non serve più a garantire la

prosecuzione del processo e il contraddittorio.

Nullo no, ma inopponibile sì!

La legge, per evitare che il trasferimento a titolo particolare (alienazione o legato) del diritto controverso

comportasse anche la successione nel processo, avrebbe potuto semplicemente vietare l’alienazione

della res litigiosa.

Invece ha scelto una soluzione meno estrema: lo ha reso, anziché proprio nullo, inefficace

(inopponibile) nel giudizio.

L’atto è quindi valido, ma colui che subentra nel diritto non può farlo valere nei confronti della

controparte del suo dante causa.

Fanno eccezione all’efficacia della sentenza nei confronti del successore a titolo particolare, per cui

l’acquisto da parte di questi in corso di causa è salvo e opponibile al vincitore del processo, le

norme:

 sull’acquisto in buona fede dei beni mobili.

Infatti il 1153 cc afferma che il possesso vale titolo: “Colui a cui sono alienati beni mobili da chi non ne

è proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso, purché sia in buona fede.

Nello stesso modo si acquistano i diritti di usufrutto, uso e pegno (cd diritti reali minori)”;

 e sulla trascrizione delle domande giudiziali.

Premetto che le domande devono essere trascritte quando riguardano atti che, riguardando il

trasferimento di diritti su beni immobili, sono soggetti a trascrizione

(la mancata trascrizione rende l’atto inopponibile, sebbene sempre valido inter partes).

Ebbene, se la trascrizione dell’atto di alienazione al III è anteriore alla data della trascrizione della

domanda giudiziale, l’acquisto del III è fatto salvo.

CAP. 29

RIUNIONE DI PIÙ CAUSE CONNESSE. PROCESSO SIMULTANEO

Art 40

Se sono proposte davanti a giudici diversi cause che, per connessione (accessorietà, garanzia,

pregiudizialità, compensazione, riconvenzionalità. NB: escluso il cumulo soggettivo) possono decidersi

in un solo processo, ai fini di economia processuale, il giudice, d’ufficio o su richiesta di parte,

comunque non oltre la 1 udienza, fissa con ordinanza il termine perentorio per la riassunzione della

a

causa davanti al giudice adito per 1°.

Con un’eccezione alla regola della prevenzione (regola per cui le controversie successive sono attratte

dalla 1 causa): la causa accessoria va riassunta davanti al giudice della causa principale (anche se la

a

causa principale è stata proposta dopo la causa accessoria).

La riunione delle cause va evitata se non consente l'esauriente trattazione delle cause connesse.

L’ordinanza sulla connessione è impugnabile con regolamento di competenza.

Il regolamento è necessario quando l’ordinanza non decide il merito della causa.

Beninteso l’art 40 parla di giudici diversi.

Per es una causa è proposta innanzi al Trib di Roma e una di fronte al Trib di Perugia.

Se invece entrambe le cause sono proposte ad es di fronte al Trib di Roma:

- poiché l’ufficio giudiziario è unico, non c’è un problema di competenza;

- e la riunione può (e non ‘deve’) essere disposta.

Se le cause connesse sono assoggettate a riti diversi, uno ordinario e uno speciale, prevale:

- il rito del lavoro, in presenza di cause di lavoro o previdenziale;

- ma in tutti gli altri casi, il rito ordinario che quindi prevale sugli altri riti speciali.

Se invece si tratta di riti speciali differenti, allora prevale il rito della causa:

- che determina la competenza (cd connessione per accessorietà: la domanda accessoria è proposta al

giudice della causa principale);

- o, in subordine, di maggior valore.

La causa di competenza del g.d.p. (giudice di pace) connessa con una causa di competenza del Trib, può

essere proposta direttamente al Trib (in deroga alla competenza esclusiva per materia del g.d.p.).

E se è proposta anche dinanzi al g.d.p., il g.d.p. deve pronunciare anche d’ufficio la connessione a

favore del Trib (e senza il limite temporale della 1 udienza!).

a

Però la deroga alla competenza esclusiva del g.d.p. non vale se le domande connesse siano proposte fin

dall’inizio davanti al g.d.p.

Quindi nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo proposta innanzi al g.d.p. che ha emesso il

decreto, se l’opponente proponga domanda riconvenzionale eccedente la competenza del g.d.p.: il g.d.p.

dovrà separare la causa di opposizione dalla causa riconvenzionale.

Trattenendo la 1 (perché rientra nella sua competenza esclusiva, cioè nella competenza di chi ha emesso

a

il decreto) e rimettendo la 2 al tribunale.

a

L’art. 40 c.p.c. non specifica il rito applicabile alla riunione di cause connesse davanti alle sezioni

specializzate in materia di impresa.

Pertanto, applicando i principi che regolano la materia si può affermare che:

a) la causa devoluta ratione materiae a tali sezioni si comporta come “causa principale”, con la

conseguenza che la causa connessa va riassunta davanti alla sezione anche se anteriormente proposta;

b) anche la causa connessa viene decisa in composizione collegiale (in quanto la sezione può decidere

solo in tale composizione);

c) se la causa attratta dalla sezione specializzata è di lavoro o previdenziale, dovrebbe trovare

applicazione il rito del lavoro (debitamente adattato alla collegialità del giudice).

CAP. 30

MODIFICAZIONI DELLA COMPETENZA PER RAGIONI DI

CONNESSIONE

Varie cause possono modificare la competenza provocando spostamenti del processo da un giudice a un

altro.

Cause accessorie

Premetto che l’accessorietà è una particolare connessione tra cause per cui alla domanda principale si

aggiunge una domanda accessoria.

Ad es la domanda di risarcimento danni è accessoria alla domanda di condanna al capitale.



Ex art 31 “Cause accessorie”:

“La domanda accessoria può essere proposta al giudice territorialmente competente per la domanda

principale affinché siano decise nello stesso processo (cumulo oggettivo), ma nel rispetto dei limiti di

competenza per valore di questo giudice (infatti viene richiamato l’art 10: per determinare la

competenza per valore, le varie domande proposte verso la stessa persona si sommano tra loro)”.

Quindi la domanda accessoria può essere trattata da un giudice territorialmente incompetente, ma non

incompetente per valore.

Per es è proposta la domanda principale al g.d.p. secondo il criterio del valore.



Ecco, se la somma del valore della domanda di risarcimento danni e della domanda principale supera il

tetto di competenza del g.d.p., non potrà aversi simultaneo processo di fronte al g.d.p, cioè un processo

in cui si cumulano la domanda principale e accessoria.

Cause di garanzia

Premetto che la garanzia può essere:

- propria quando, in virtù della legge o di un contratto, un soggetto è obbligato a tenere indenne un

altro.

A sua volta la garanzia propria può essere formale o semplice a seconda che il garante, oltre a tener

indenne il garantito, abbia o no anche l’obbligo di assumerne la difesa processuale.

Per es per legge il venditore non solo deve risarcire il danno subito dal compratore in caso di evizione,

ma deve anche difenderlo in giudizio dal III che pretende di avere diritti sulla cosa;

- impropria quando manca un obbligo, nascente dalla legge o da un contratto, di tenere indenne un altro

soggetto e sussiste solo una dipendenza meramente fattuale tra la responsabilità del garante e

garantito: insomma se il garantito è condannato a pagare 1000 E a un III, allora in virtù di questo fatto,

anche il garante deve pagargli 1000 E.

catena: dettagliante che chiama il grossista; grossista che chiama a sua volta il

Per es le vendite a

produttore.

Ex art 32 “Cause di garanzia”:

“La domanda di garanzia può essere proposta al giudice competente per la causa principale affinché

siano decise nello stesso processo (cd simultaneo processo).

Se la causa di garanzia ecceda la competenza per valore del giudice adito (g.d.p.), questi rimette

entrambe le cause (principale e di garanzia) al giudice superiore (Trib)”.

Per la giurisprudenza l’art 32 si applica solo alla garanzia propria.

Quindi in caso di garanzia impropria il processo simultaneo può realizzarsi solo se causa principale e

causa di garanzia appartengano alla competenza dello stesso ufficio giudiziario.

Cumulo soggettivo

Ex art 33 “Cumulo soggettivo”:

“Le cause contro più persone che, per ragioni di competenza, dovrebbero essere proposte davanti a

giudici diversi, se sono connesse per oggetto o titolo possono essere proposte davanti al giudice del

luogo di residenza o domicilio o sede di una di esse, per essere decise nello stesso processo”.

Ovvio, la deroga della competenza prevista dall’art 33 non si applica al “convenuto fittizio”che non ha

nulla a che fare con la controversia e che l’attore cita in giudizio solo perché, risiedendo altrove,

consente di spostare la causa in altro foro.

Accertamenti incidentali e questioni pregiudiziali

Ex art 34 “Accertamenti incidentali”:

“Il giudice (g.d.p.), se per legge o su domanda di parte deve decidere con efficacia di giudicato una

questione pregiudiziale che appartiene alla competenza per materia o valore di un giudice superiore

(Trib), rimette tutta la causa a quest'ultimo (e cioè sia la causa nuova che originaria)”.

Le questioni pregiudiziali sono questioni la cui soluzione è necessaria per emanare la decisione

giudiziale.

In genere vengono sciolte incidenter tantum, al limitato fine cioè di decidere la domanda.

Però a volte la legge o una parte può chiedere che il giudice le decida, anziché in via incidentale, con

efficacia di giudicato. E quindi la questione pregiudiziale si trasforma in una causa pregiudiziale, cioè in

un’autonoma causa.

Per es in un giudizio di impugnazione del matrimonio sorge una questione di nullità del precedente



matrimonio.

Ecco, la legge di fronte a una questione così delicata non tollera situazioni ambigue: la questione non

può essere decisa incidentalmente, bensì con efficacia di giudicato, cioè con un provvedimento che

faccia stato, che definisca una volta per tutte il precedente matrimonio.

Altro es: un creditore del de cuius agisce contro l’erede.



Ma l’erede dice: “Ho accettato l’eredità con beneficio d’inventario, quindi non sono responsabile!”.

Ecco, il convenuto può chiedere che la questione sulla validità dell’accettazione con beneficio

d’inventario si trasformi in un’autonoma causa.

Ma per pretendere questa trasformazione deve provare un interesse effettivo alla decisione con efficacia

di giudicato: e cioè la soluzione della questione può influire anche su liti diverse.

Eccezione di compensazione

Un’obbligazione può estinguersi anziché per adempimento, per compensazione: quando 2 persone sono

obbligate l’una verso l’altra, i 2 debiti si compensano.

Sempre se liquidi, esigibili e aventi per oggetto una somma di denaro o una quantità di cose fungibili

dello stesso genere.

Se il valore del credito opposto in compensazione:

- sia inferiore al valore del credito vantato dall’attore, il giudice dichiara compensato il credito

dell’attore nei limiti del controcredito e condanna il convenuto a pagare la differenza;

- se invece lo supera, il convenuto:



può chiedere all’attore la differenza a proprio favore. In tal caso il convenuto formula una vera e

propria controdomanda che si cumula alla domanda originaria;



o può non chiederla, limitandosi a eccepire la compensazione.

In tal caso se l’attore:

- non contesta il controcredito, la compensazione semplicemente rigetterà la domanda, senza

condannare l’attore a pagare la differenza;

- lo contesta, l’art 35 prevede che il giudice deve decidere con efficacia di giudicato.

Ebbene ex art 35 “Eccezione di compensazione”:“Quando è opposto in compensazione un credito che

è contestato ed eccede la competenza per valore del giudice adito, il giudice rimette al giudice

superiore sia la causa del controcredito, che del credito originario.

Però se il credito vantato dall’attore sia evidente, può rimettere al giudice competente la sola causa sul

controcredito, eventualmente subordinando l'esecuzione della sentenza alla prestazione di una cauzione

(per garantire al convenuto la restituzione di quanto intanto ottenuto dall’attore in della

esecuzione

condanna del convenuto, prima del controcredito. Cd condanna con riserva)”.

dell’accertamento

L’eccezione di compensazione non è rilevabile d’ufficio e deve quindi essere fatta valere dalla parte

che vuole servirsene.

Perché il credito non può più essere riscosso se viene usato per compensare un credito altrui.

Quindi al convenuto conviene che il rigetto della domanda avvenga su un piano diverso dalla

compensazione.

Cause riconvenzionali

Ex art 36 “Cause riconvenzionali”: “In genere il giudice della causa principale decide anche delle

cause riconvenzionali (connesse o no alla causa principale).

Ma se eccedono la sua competenza si applicano gli artt:

- 34: il giudice deve in genere rimettere sia la causa originaria sia riconvenzionale al giudice competente; e

- 35: può però, se la domanda originaria è fondata su un titolo evidente, trattenerla, rimettendo al giudice

competente solo la causa riconvenzionale.” CAP. 31

LA DISCIPLINA DELLA LITISPEDENZA E CONTINENZA

Effetti della litispendenza sulla competenza

Per litispendenza si può intendere:

- sia la pendenza della lite;

- sia la pendenza della stessa causa davanti a 2 giudici diversi (ad es Trib di Mi e To).

Se invece pendano cause identiche davanti allo stesso giudice, anche d’ufficio ne ordina la riunione.

Per essere identica la causa devono essere identici: parti, petitum e causa petendi.

Affinché il petitum (oggetto) sia identico, non basta che sia in gioco lo stesso diritto.

Occorre che si chieda lo stesso provvedimento.

Pertanto non c’è litispendenza se Tizio domanda, nel processo A, la risoluzione del contratto stipulato

con Caio; mentre nel processo B, l’adempimento di Caio.

Invece la causa petendi (titolo) coincide in genere quando ciò che si chiede al giudice è domandato allo

stesso titolo in ambedue i casi.

Però per i diritti autoindividuati (che non sono individuati per mezzo del loro fatto costitutivo), come i

diritti reali, la litispendenza è assicurata anche se i fatti costitutivi sono diversi: ad es Tizio rivendica il

suo diritto di proprietà dichiarando che il fatto costitutivo del diritto sia, nel processo A, un’usucapione;

mentre nel processo B, una successione mortis causa.

In caso di doppia pendenza, uno dei 2 processi deve essere neutralizzato.

- Quindi è competente il giudice adito per 1°, avuto riguardo alla data in cui è stata notificata la

citazione o depositato il ricorso (cd regola della prevenzione).

- Il giudice successivamente adito dichiara con ordinanza la litispendenza e dispone che la causa sia

cancellata dal ruolo.

Insomma il 2° giudice (prevenuto) si spoglia della causa a favore del 1° (preveniente), anche se il 2° è

competente e il 1° incompetente.

Sarà poi eventualmente il 1° a dichiarare la propria incompetenza a favore del 2°.

- L’ordinanza sulla litispendenza o continenza può essere impugnata con reg di competenza.

Litispendenza internazionale

In caso di litispendenza internazionale, se il provvedimento straniero sia idoneo a produrre effetti

nell’ordinamento italiano, il giudice italiano deve sospendere il giudizio.

Idoneità che nella litispendenza comunitaria si presume.

Invece il giudice può (e non “deve”) sospendere il processo, se invece di una litispendenza in senso

stretto, si tratta di una causa pregiudiziale (la decisione del giudice straniero è pregiudiziale rispetto

alla decisione del giudice italiano).

Quindi a differenza della litispendenza interna, in quella internazionale il processo davanti al giudice

adito per 2° non si conclude: è solo sospeso e può riprendere se =

- il giudice straniero declini la propria giurisdizione;

- o la decisione straniera non è riconosciuta nell’ordinamento italiano.

La prevenzione della lite non coincide necessariamente con la notifica della citazione perché va

determinata secondo le regole dell’ordinamento straniero in cui il processo si svolge.

Effetti della continenza sulla competenza

Si ha continenza quando una causa contiene in sé un’altra causa (identici sono parti e causa petendi,

mentre c’è una differenza quantitativa del petitum perché viene chiesto un quid pluris.

Tale differenza impedisce di parlare di litispendenza).

Per es Tizio chiede al g.d.p. di Frascati la condanna di Caio al pagamento di una merce; e al Trib di

Velletri la condanna al pagamento della merce e in più il risarcimento dei danni.

Se il giudice adito per 1°:

- non è competente per la causa proposta successivamente dichiara con ordinanza la continenza e fissa

il termine per la riassunzione davanti al 2° giudice (criterio dell’assorbimento);

- è competente anche per la 2 causa, il 2° giudice dichiara la continenza e fissa un termine perentorio

a

per la riassunzione davanti al 1° giudice (criterio della prevenzione).

La riassunzione del processo di fronte al giudice a favore del quale è dichiarata la continenza, non apre

un processo nuovo: prosegue il processo pendente. Quindi sono salvi gli atti già compiuti.

CAP. 32

FASE DECISORIA DAVANTI AL TRIBUNALE COLLEGIALE

Rimessione al collegio e precisazione delle conclusioni

Dopo la trattazione e istruzione della causa segue la fase decisoria.

- Quando il g.i. ritiene la causa matura per la decisione (senza bisogno di mezzi di prova o dopo averli

esauriti)

- o quando sorgono questioni preliminari di merito (es. prescrizione) o pregiudiziali di rito (es.

competenza) in grado di definire il giudizio

- il g.i. rimette la causa in decisione, quindi invita le parti a precisare le conclusioni.

significa fissare in modo definitivo e preciso il contenuto delle domande ed

Precisare le conclusioni

eccezioni nei limiti di quelle formulate negli atti introduttivi e nel corso del processo:

- le domande nuove sono dichiarate inammissibili anche d’ufficio.

- l’abbandono di alcune domande/eccezioni già formulate nel corso del processo, esime il collegio dal

potere-dovere di pronunciarsi;

- dimenticanze dei difensori nella formulazione delle domande/eccezioni comportano una presunzione

di abbandono delle relative istanze.

Se invece una parte proprio omette di precisare le conclusioni, s’intendono confermate tutte le richieste

già formulate (all’inizio o nel corso del processo).

La precisione delle conclusioni può avvenire:

immediatamente davanti al g.i. al termine dell’ultima udienza di trattazione; o

 in una apposita udienza.



Se il g.i. ritiene fondata la questione preliminare o pregiudiziale, le parti sono invitate a precisare le

conclusioni, non solo su quella sola questione, ma su tutto l’oggetto del processo.

Perché anche se la rimessione è stata originata da una preliminare/pregiudiziale, il collegio è comunque

investito della decisione dell’intera causa.

Quindi il collegio, anche se ritiene infondata la questione che invece il g.i. aveva ritenuto fondata (e

quindi la valutazione del g.i. non vincola il collegio), può comunque decidere il merito della causa.

Le preliminari/pregiudiziali, se fondate, possono provocare una sentenza definitiva che chiude il

processo e, nel caso delle preliminari, decide sul merito.

Invece le pregiudiziali non comportano una pronuncia sul merito perché chiudono il processo per

mancanza di un presupposto processuale.

Ad es un’ordinanza che nega la competenza del g.i chiude il processo senza entrare nel merito del diritto

azionato.

Mentre una sentenza che riconosce la prescrizione chiude il processo e decide il merito, affermando che

il diritto s’è estinto.

Comparse conclusionali / memorie di replica e decisione della causa 60 gg

Le comparse conclusionali devono (onere, non obbligo) depositarsi in cancelleria entro

20 gg) 20 gg

(abbreviabili dal g.i. sino a dalla rimessione della causa e le memorie di replica nei

successivi.

Se vengono depositate oltre tali termini perentori non possono essere esaminate dal giudice.

Né possono contenere domande/eccezioni nuove di cui, se proposte, il giudice non può tenerne conto.

- Le comparse conclusionali sono scritti difensivi con cui le parti possono riepilogare i provvedimenti

richiesti al giudice, indicando le ragioni di fatto e di diritto che li giustificano.

- La memoria di replica è uno scritto difensivo (l’ultimo del processo) con cui una parte risponde alla

comparsa conclusionale altrui. 60 gg

La sentenza deve essere deliberata in camera di consiglio e depositata in cancelleria entro (e 30

gg in caso di giudice termine ordinatorio: nulla garantisce che il

monocratico. Comunque è solo un

giudice lo osservi):

dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica; o

 dall’udienza di discussione orale, se richiesta dalle parti (succede raramente).



Infatti ciascuna parte, al momento della precisazione delle conclusioni, può chiedere la discussione

orale davanti al collegio.

Questa istanza, una volta scaduto il termine per il deposito delle memorie di replica, deve essere

ripetuta al Presidente del Tribunale. 60 gg

Il quale fissa con decreto la data dell’udienza di discussione, da tenersi entro dalla richiesta (30

per il giudice monocratico).

In udienza il g.i. fa la relazione orale della causa e poi ammette le parti alla discussione.

La sentenza deve essere depositata entro 60 gg.

Alla decisione possono partecipare solo i giudici che hanno assistito all’eventuale discussione. Quindi

dall’inizio della discussione il collegio è immodificabile.

Tramite deposito in cancelleria alla sentenza viene data pubblicazione.

A questo punto diventa atto ufficiale dello Stato, non più modificabile dal giudice.

Il secondo comma dell’art. 101 c.p.c. stabilisce che se il giudice rileva d’ufficio una questione non

previamente discussa che ritiene di dover porre a fondamento della decisione, non può risolverla da

solo: deve quindi assegnare alle parti un termine entro il quale produrre una memoria illustrativa della

propria posizione sulla questione sollevata dal giudice. Il mancato rispetto della norma determina

addirittura la nullità della sentenza rilevabile impugnando la sentenza stessa.

CAP. 33

COLLEGIALITÀ E MONOCRATICITÀ.

FASE DECISORIA DAVANTI AL TRIB MONOCRATICO

Tribunale collegiale e monocratico

Il tribunale giudica sempre in composizione monocratica, tranne nelle ipotesi dell’art 50-bis in cui

giudica in composizione collegiale e cioè nelle cause:

1) in cui è obbligatorio l’intervento del pm;

2) in materia fallimentare o societaria;

3) devolute alle sezioni specializzate;

4) di omologazione del concordato fallimentare e preventivo;

5) per responsabilità civile dei magistrati;

6) in camera di consiglio.

Le controversie a decisione monocratica non sono decise nella sede centrale del tribunale, bensì nelle

sezioni distaccate del tribunale, se il luogo che determina la competenza per territorio rientra nella

circoscrizione delle sezioni.

Quindi nelle sezioni distaccate non possono trattarsi:

1) le controversie riservate al tribunale collegiale; e

2) nemmeno quelle in materia di lavoro e di previdenza e assistenza obbligatorie perché, nonostante

spettino al tribunale monocratico, possono essere trattate solo nella sede centrale.

Errore nella composizione del tribunale

1) Se viene rimessa al collegio una causa che dovrebbe essere decisa dal giudice monocratico o

viceversa, il collegio rimette la causa al g.i. o, rispettivamente, il g.i. al collegio.

2) In caso di connessione tra cause che debbono essere decise, le une dal tribunale collegiale, le altre dal

tribunale monocratico, sono riunite per essere decise dal Collegio.

3) L’art 50-quater stabilisce che i vizi della distribuzione delle cause tra giudice collegiale e

monocratico non riguardano la costituzione del giudice.

- Ciò significa che non comportano nullità insanabile (si sana invece con il passaggio in giudicato della

sentenza) e rilevabile d’ufficio (è rilevabile solo su istanza di parte).

- E poi il rimedio contro l’errata individuazione del giudice (mono o collegiale) è solo preventivo.

Infatti la denuncia dell’errore come vizio della sent, non può determinare annullamento e riforma della

sentenza, se questa non presenta altre nullità.

Procedimento davanti al tribunale monocratico.

Decisione a seguito di trattazione orale

Il procedimento davanti al tribunale monocratico ricalca in linea generale quello davanti al tribunale

collegiale.

Però l’art 281-sexies consente al g.i. che all’udienza di precisazione delle conclusioni ritiene facile la

decisione, di optare per la “decisione a seguito di trattazione orale”, anziché “scritta”.

Cioè di servirsi di forme semplificate rispetto alla procedura decisoria normale di cui all’art 281-quinquies.

- In tal caso il g.i. fatte precisare le conclusioni, invece di disporre lo scambio degli scritti (a norma

dell’art 281-quinquies), ordina la discussione orale della causa nella stessa udienza di precisazione delle

conclusioni e decide subito al termine della discussione.

- Salva la possibilità per le parti, che non siano pronte a discutere oralmente la causa, di chiedere al g.i.

di spostare la discussione orale a un’udienza successiva (per prepararsi meglio).

- La pronuncia della sentenza avviene tramite lettura in udienza del dispositivo e della coincisa

delle ragioni di fatto e di diritto della decisione (la facilità della decisione giustifica la

esposizione

motivazione in forma semplice e abbreviata).

- Il verbale d’udienza, contenendo dispositivo e motivazione, funge da sentenza.

Pertanto i termini d’impugnazione decorrono dal suo deposito.

sent pronunciata ai sensi dell’art 281­sexies non può

- La Corte di cass ha precisato:“Una

essere nulla per difetto di indicazione delle parti processuali…perché il contenuto

necessario della sent è ricostruito sulla scorta di tutti i verbali di causa, dai quali tale

indicazione emerge chiaramente!”.

La “decisione a seguito di trattazione orale” è simile all’“ordinanza successiva alla chiusura

dell’istruzione” di cui all’art 186-quater.

Ma se ne differenzia perché:

1) è sempre ammessa, mentre l’ordinanza ex art 186-quater solo per alcuni oggetti di domande;

2) è rimessa al giudice, mentre l’ordinanza è richiesta dalla parte;

3) conduce a una vera e propria sentenza, a differenza dell’ordinanza.

CAP. 34

SPESE PROCESSUALI

Per la regola dell’anticipazione dei costi ciascuna parte deve anticipare di tasca propria le spese degli

atti processuali che compie (deve pagare il proprio avvocato, eventuali consulenti d’ufficio o di parte…)

Se però è stata ammessa al patrocinio a carico dello Stato le spese sono anticipate dall’erario.

A parte l’onorario dell’avvocato (salvo eccezioni, nel processo civile si sta in giudizio a mezzo di

rappresentante tecnico), i costi obiettivi di giustizia sono calcolati forfettariamente e consistono nel

versamento di un’imposta, il cd contributo unificato di iscrizione a ruolo.

Se poi il convenuto anziché limitarsi a formulare difese o sollevare eccezioni propone una domanda

riconvenzionale che aumenta il valore della causa, deve pagare un’integrazione del contributo unificato.

La l. 228/2012, infine, sanziona con il raddoppio del contributo unificato l’impugnazione dichiarata

inammissibile, improcedibile o infondata.

Liquidazione delle spese

Ma l’onere del pagamento a carico di chi chiede è solo la regola provvisoria.

Infatti il g.i., con la sentenza che chiude il processo davanti a sé:

- condanna il soccombente a rimborsare le spese a favore della parte vittoriosa

- e, presa visione delle “note spese”, ne liquida l’ammontare insieme agli onorari di difesa.

Questo significa che il g.i.:

1) intanto liquida le spese processuali alla fine di ciascun grado di giudizio, perché a quel momento non

si sa ancora se quel processo avrà un seguito o finirà lì;

2) e poi, se alla liquidazione si provvede al termine di una fase di impugnazione della sentenza, liquida

le spese non solo per il grado corrente, ma per l’intero processo (riallocazione delle spese).

Nella nota spesa che l’avvocato unisce al fascicolo di parte, l’avvocato indica onorari e spese.

Ma il g.i. può ridurle se le ritenga eccessive.

In genere le spese sono liquidate a favore del rappresentato.

Però il rappresentante può chiedere al g.i. di liquidarle direttamente in suo favore per spese anticipate o

onorari non riscossi.

Il difensore, per ottenere dal proprio cliente il pagamento dell’onorario, in alternativa alla distrazione,

può domandare che sia pronunciato un decreto ingiuntivo in suo favore.

La liquidazione delle spese è fatta anche:

dalla Corte di cassazione all’esito del regolamento di competenza, perché non è sicuro che la causa



proseguirà di fronte al giudice indicato come competente;

dal giudice che abbia rigettato o concesso un provvedimento cautelare anticipatorio.



Nel 1° caso perché chiude il processo davanti a sé, nel 2° perché questo provvedimento non onera la

parte dell’instaurazione del giudizio.

La rif ’09 ha aggiunto che se il giudice accoglie la domanda in misura non superiore all’eventuale

proposta conciliativa, condanna la parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta, a pagare

le spese. Una sorta di punizione per aver dato vita a un processo sostanzialmente inutile.

Compensazione delle spese

Il g.i. può compensare le spese tra le parti:

- se vi è soccombenza reciproca;

- o, anche se vi è soccombenza totale di una parte, se concorrono gravi e eccezionali ragioni,

indicate in motivazione (per consentire al giudice dell’impugnazione di valutarne la

esplicitamente

ragionevolezza).

La sostituzione di ‘gravi e eccezionali ragioni’ ai ‘giusti motivi’, operata dalla rif ’09, rileva lo sfavore

per la compensazione.

La compensazione può essere:

- parziale (se una parte è condannata a un rimborso solo parziale delle spese sostenute dall’altra)

- o x intero (le spese restano a carico delle parti che le hanno effettuate senza possibilità di ripetizione).

Condanna al risarcimento dei danni: responsabilità aggravata

Cosa diversa dalla condanna alle spese è la responsabilità aggravata.

Ebbene è condannata, su istanza di parte, al risarcimento dei danni per fatto illecito:

colpa grave mala fede

1) la parte soccombente che ha agito o resistito in giudizio con o (cioè sapendo

di avere sicuramente torto);

2) se è accertata l’inesistenza del diritto per cui è stato:

- eseguito un provvedimento cautelare; o

- trascritta una domanda giudiziale o iscritta ipoteca giudiziale; o

- iniziata l’esecuzione forzata normale prudenza

se la controparte ha agito senza la (quindi in tal caso non occorre dimostrare dolo

o colpa grave).

In entrambi i casi la liquidazione è fatta dal g.i. in sentenza anche d’ufficio (nel senso che non è



necessario che l’istante quantifichi la somma richiesta a titolo di risarcimento).

Giudicare della responsabilità aggravata compete solo al g.i. che ha pronunciato nel merito della



causa: la relativa domanda va proposta all’interno dello stesso processo e non in separata sede.

La rif ’09 ha aggiunto un’altra, discutibile, condanna ai danni: il giudice può, anche d’ufficio,

condannare il soccombente a pagare alla controparte una somma equitativamente determinata (cioè

sganciata da ogni criterio di colpa o danno effettivamente accertato).

CAP. 35

IL REGIME DELL’ESECUTIVITÀ DELLA SENTENZA

L’esecutività della sentenza di primo grado e l’inibitoria in appello

- L’art. 282 c.p.c. stabilisce che la sentenza di primo grado è “provvisoriamente esecutiva”.

- “Provvisoriamente” perché può essere riformata dalla sentenza d’appello, e ciò comporta il rischio che

la sua esecuzione si riveli ingiustificata, con gravi conseguenze (obblighi di restituzione e risarcimento

dei danni).

- Pertanto l’appellante può chiedere al giudice d’appello di sospendere l’efficacia esecutiva della

sentenza (cioè la capacità della sentenza di fungere da titolo esecutivo), o l’esecuzione, se questa è già

iniziata.

- Tale richiesta dovrà essere fondata su “gravi e fondati motivi”.

 “Fondati” nel senso che l’appello appare fondato, ossia è probabile che venga accolto (il cd. fumus

dell’impugnazione).

 Un motivo “grave”può essere ad es il fatto che l’esecuzione provocherebbe il fallimento del debitore.

- Per evitare il proliferare di istanze di sospensione pretestuose, l’art. 283 u.c. stabilisce che qualora tali

istanze siano inammissibili o manifestamente infondate il giudice, con ordinanza non impugnabile,

può condannare l’istante a una pena pecuniaria.

- Il giudice d’appello provvede con ordinanza nella 1 udienza. Però in caso di urgenza, la parte può

a

anche rivolgersi al Presidente del collegio, chiedendogli con un ricorso l’immediata sospensione della

sentenza prima dell’udienza di comparizione.

- L’ordinanza è non impugnabile, né ricorribile in cassazione, in quanto priva dei requisiti della

decisorietà e definitività.

- Tuttavia, può essere revocata con la sentenza che definisce il giudizio, in quanto in caso di

accoglimento dell’appello, l’ordinanza può rivelarsi ingiusta. La trattazione dell’istanza di sospensione

può inoltre condurre a una decisione anticipata del merito: il giudice investito dell’istanza inibitoria,

qualora ritenga la causa già matura per la decisione, può pronunciarsi direttamente sia sulla sospensione

che sul merito dell’impugnazione.

L’inibitoria della sentenza d’appello

Invece nel giudizio di cassazione è il giudice della sent impugnata, ossia il giudice dell’appello (e non

la Corte Suprema di Cass perché giudice di sola legittimità) a decidere se sospendere l’esecuzione della

sentenza d’appello, ma solo se dall’esecuzione possa derivare “grave e irreparabile danno” (formula

evidentemente più restrittiva rispetto ai “gravi e fondati motivi”).

Pertanto la proposizione del ricorso in cassazione non sospende di per sé l’esecuzione della sentenza

CAP. 36

EFFETTI DELLA SENTENZA E IL GIUDICATO

Introduzione

La sent definitiva si dice passata in giudicato perché non è più impugnabile.

Ma si distingue tra giudicato:

formale

- individuato dall’art 324 cpc “la sent passata in giudicato non è più soggetta ad appello,

ricorso per cass, revocazione o regolamento di competenza”;

sostanziale

- individuato dall’art 2909 cc “la decisione contenuta nella sentenza passata in giudicato

fa stato tra le parti, i loro eredi o aventi causa” (in contrapposizione al giudicato formale che si riferisce

invece solo alla consumazione delle impugnazioni).

Il giudicato ha un effetto:

- negativo, ossia impedisce di riproporre la domanda in giudizio, altrimenti questa andrà rigettata, in

nome del principio del ne bis in idem che esclude la reiterazione del giudizio sullo stesso oggetto; e uno

- positivo: rende incontrovertibili anche altre situazioni legate alla “cosa passata in giudicato”. Ad es. se

con sentenza passata in giudicato si è riconosciuta la paternità di Tizio nei confronti di Caio, non solo

nessun giudice potrà tornare successivamente a decidere sul riconoscimento della paternità, ma anche il

giudice adito successivamente per decidere del diritto del figlio agli alimenti, dovrà dare per accertato il

rapporto di parentela tra Tizio e Caio.

Sentenze che determinano giudicato sostanziale

- Tutte le sent (di rito o merito) possono diventare definitive.

- Ma solo le sentenze di merito (di accoglimento o di rigetto) possono “fare stato” perché sono le sole

che, decidendo del diritto controverso, esercitano effetti sui rapporti sostanziali delle parti

- La sentenza in genere produce tali effetti subito.

- A volte però la produzione degli effetti è subordinata al passaggio in giudicato della sentenza.

Questo vale in particolare per le sentenze costitutive.

Ad es la sentenza “che dichiara gli effetti del riconoscimento”: sarebbe paradossale che Tizio potesse

godere per un certo periodo dello status di figlio naturale, per poi perderlo per una sentenza d’appello

contraria.

Limiti oggettivi del giudicato (ambito della cosa giudicata)

In generale, a passare in giudicato è l’accertamento del rapporto giuridico controverso.

giudicato si forma su quello che la sent ha detto”,

“Il cioè sul decisum, e non sul petitum.

Cioè il giudicato copre (nel senso che non può più essere contestato) quanto deciso, e non quanto

chiesto .

Infatti il giudice può anche:

- pronunciare su domande che non erano state proposte, o

- non pronunciarsi su alcune domande.

In tali casi si ha violazione dell’art 112, ma se l’interessato non impugna la sentenza, questa passerà in

giudicato. Però, ovvio, la domanda su cui il giudice non si è pronunciato non è toccata dal giudicato.

giudicato copre il dedotto e il deducibile”,

“Il cioè non si può impugnare la sentenza adducendo

eccezioni, di fatto o di diritto,

- già proposte, ma rigettate dal giudice (dedotto),

- o non prese in considerazione perché non proposte, pur essendo proponibili (deducibile). Infatti queste

eccezioni dovevano essere spese nel corso del giudizio…non è avvenuto?...non potranno più essere

spese!

Il giudicato può invece essere superato da eventi cronologicamente successivi: al giudicato sono

opponibili i fatti nuovi successivi alla sua formazione. Intendendo per fatti successivi, beninteso, i fatti

accaduti dopo la precisazione delle conclusioni, cioè dopo il passaggio della causa dalla fase della

trattazione a quella decisoria. Infatti dopo questo momento la situazione di fatto si cristallizza: nessuna

allegazione può essere più compiuta, e degli eventuali fatti nuovi non se ne potrà più tenere conto.

Ius superveniens

Lo ius superveniens (come una legge o una sent di incostituzionalità della legge sopravvenute al

giudicato) è irretroattivo rispetto al giudicato. Cioè una legge nuova trova immediata applicazione nel

processo, a meno che non s’è già formato un giudicato.

- Ad es una norma nuova introduce la nullità del contratto di locazione in forma orale perché impone la

forma scritta. Ecco, un contratto orale già giudicato resta salvo: la nuova norma riguarda solo i futuri

contratti. Beninteso, ciò vale anche se la legge nuova sia di per sé retroattiva: la retroattività infatti

trova il suo limite proprio nel giudicato. Però se una legge nuova retroattiva incide su rapporti di

durata che si proiettano nel futuro, mentre il passato è coperto dal giudicato, gli adempimenti

successivi subiranno la novità normativa.

Limiti soggettivi (soggetti vincolati al giudicato)

Abbiamo detto che la sent vincola le parti, i loro eredi (successori a titolo universale) e i loro aventi

causa (successori a titolo particolare).

parti

Per s’intende le parti della sentenza e quindi le parti del processo (attore, convenuto, terzi che si



sono trasformati in parti attraverso chiamate o interventi).

Infatti il principio del contraddittorio impone che possano prodursi effetti giuridici solo verso chi abbia

partecipato, o sia stato messo in condizione di partecipare al processo.

Per cui la sentenza non può produrre effetti su soggetti estranei alla controversia: i terzi non possono

essere pregiudicati da una sentenza pronunciata inter alios.

- Ad es l’accertamento della proprietà farà stato solo tra attore e convenuto, e non impedirà a un III

(estraneo al processo e alla sent) di agire nei confronti del vincitore.

successori dopo il

La sent vincola i delle parti che subentrano nel rapporto giuridico della parte



giudicato.

Ad es la sent che accerta che Caio è debitore di Tizio vincola non solo Tizio e Caio, ma anche i loro

successori prima

Invece per i successori che subentrano del giudicato, occorre distinguere un subentro prima o

proposizione della domanda.

dopo la Cioè prima del processo o in corso di causa.

1) Ebbene la successione ante causam nei rapporti controversi impone all’attore di proporre la

domanda direttamente al successore.

Ad es Caio, prima della domanda di Tizio, vende il proprio fondo a Sempronio.

Ecco, Tizio dovrà chiedere la servitù di passaggio direttamente a Sempronio, avente causa di Caio.

Insomma non si può avere una sentenza di condanna di Caio da opporsi poi a Sempronio.

2) Invece in caso di “successione nel diritto controverso” (cioè nel diritto sotto giudizio), l’art dice

111

che il successore subirà gli effetti della sentenza che è comunque resa nei confronti delle parti

originarie.

Però qui il successore, a differenza di chi succede dopo il giudicato (e quindi trova i giochi chiusi!),

potrà partecipare alla formazione della decisione, intervenendo o impugnando la sent.

CAP. 37

FASI DI QUIESCENZA DEL PROCEDIMENTO

Sospensione e interruzione del processo sono arresti temporanei del processo, stati di quiescenza che

comportano:

- divieto di compiere atti del procedimento (che saranno altrimenti nulli);

- interruzione dei termini in corso (torneranno a decorrere dalla ripresa della procedura);

- e se non vengono compiuti determinati atti di impulso, il processo si estingue.

Sospensione

Il cpc distingue:

1) la sospensione su concorde richiesta delle parti: “non può superare 3 mesi” (4 mesi, prima della

riforma del ’09). Ma la sospensione concordata è ormai un istituto morto, visto che i tempi tra udienza e

udienza sono in media superiori a 3-4 mesi;

2) la sospensione necessaria o per pregiudizialità:

“Il processo è sospeso se il giudice ravvisa che egli o altro giudice deve risolvere una causa

pregiudiziale pendente tra le stesse parti, dalla cui definizione dipende la decisione della causa”.

Beninteso, si può avere la sospensione solo se non sia possibile la riunione delle 2 cause di fronte al

giudice preventivamente adito.

E la riunione è impossibile:

- se la connessione è eccepita tardivamente, cioè dopo la 1 udienza;

a

- se la riunione non consentirebbe l'esauriente trattazione delle cause connesse, a causa del differente

stato di trattazione delle 2 cause.

Es. la causa di riconoscimento della paternità è pregiudiziale rispetto alla causa di alimenti: gli alimenti

sono dovuti solo se sussiste il rapporto di parentela.

Di norma il giudice della causa alimentare conosce solo incidentalmente del rapporto di filiazione.

Se però di fronte ad altro giudice, penda un autonomo giudizio su tale rapporto, egli deve sospendere il

processo.

Malgrado la formulazione della norma, in realtà se la causa pregiudiziale pende di fronte allo stesso

giudice della causa pregiudicata, non si può avere sospensione, bensì:

- simultaneo processo o riunione di cause connesse (peraltro la riunione, in genere facoltativa, diviene

doverosa quando l’alternativa è la sospensione);

- dovrà rimettere al giudice competente entrambe le cause, se è incompetente sulla causa pregiudiziale.

La causa pregiudiziale può essere:

- civile o amministrativa.

Però è difficile trovare casi di pregiudizialità tra processo civile e amministrativo, perchè la causa non

deve essere sospesa, potendo il giudice civile disapplicare direttamente l’atto amministrativo illegittimo;

- o penale.

In genere il processo civile è libero rispetto a quello penale: non deve essere sospeso anche quando la

sua decisione dipenda dall’esito del processo penale.

- Però il processo civile è sospeso fino alla pronuncia della sent penale definitiva,

- se l’azione è proposta in sede civile nei confronti dell’imputato

- dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sent penale di 1°.

- Sempreché se, e solo se, nel processo civile si controverta su diritti risarcitori-restitutori dipendenti

dal fatto giudicato reato.

Oltre a queste 2, la legge prevede altre numerose figure di sospensione, ad es per:rimessione alla CGUE

o alla Corte Cost;

- pendenza di un processo straniero;

- proposizione della querela di falso o del regolamento di competenza o di giurisdizione.

A torto, alcuni definiscono “improprie” le sospensioni diverse da quella necessaria, cd propria.

E la improprietà starebbe nel fatto che mentre nella sospensione necessaria effettivamente il processo

resterebbe fermo in attesa della conclusione di un diverso processo, negli altri casi la sospensione

sarebbe solo apparente perché in realtà il processo continuerebbe deviato di fronte ad altro organo.

Il provvedimento di sospensione è l’ordinanza. E di regola non è impugnabile.

- E quindi è insindacabile l’ordinanza che:

- rigetta l’istanza di sospensione;

- o che la accoglie, ma fuori dalle ipotesi di sospensione necessaria.

- È impugnabile solo, e solo con il regolamento di competenza, l’ordinanza che dispone la sospensione

necessaria.

In tal caso la Corte di cassazione potrà annullare o confermare l’ordinanza a seconda che riconosca o

meno un nesso di pregiudizialità.

Infine l’art 337 cpc contempla un’ipotesi di sospensione discrezionale che presuppone che il g.i. non

abbia l’obbligo di conformarsi alla sentenza invocata: “Quando l'autorità di una sentenza è invocata in

un diverso processo, questo può essere sospeso se tale sentenza è impugnata.”

Interruzione

L’interruzione mira ad assicurare l’effettività del contraddittorio, di fronte a eventi che compromettono

la partecipazione delle parti:

1) morte (estinzione in caso di persona giuridica) o perdita della capacità della parte (ad es per

fallimento della parte-imprenditore) o del rappresentante legale;

2) cessazione della rappresentanza legale (ad es raggiungimento dei 18 anni da parte del minore).

;

Invece le vicende estintive della rappresentanza organica o volontaria non comportano interruzioni

3) radiazione dall’albo o sospensione del procuratore.

Revoca della procura o rinuncia alla procura non causano interruzione.

Data l’ultrattività della procura fino a che il procuratore non sia sostituito.

Non sono soggetti a interruzione perché la presenza attiva della parte non è necessaria:

giudizio di cassazione e i procedimenti di esecuzione forzata;

il fase del processo successiva alla scadenza del termine di deposito dell’ultimo atto difensivo.

la

Scaduto, all’attività delle parti si sostituisce solo il dovere decisorio del giudice.

Se gli eventi interruttivi ( della capacità) accadono e:

morte/perdita dopo l’inizio della litispendenza

 prima della costituzione della parte (o in caso di parte costituitasi personalmente, cioè non a mezzo di

procuratore) = il processo è interrotto di diritto, senza bisogno del provvedimento del giudice o della

comunicazione di parte dell’evento.

Anche morte, radiazione e sospensione del procuratore provocano un’interruzione automatica e

immediata;

 dopo la costituzione = l’interruzione non è automatica, opera solo se il difensore, e solo lui, le abbia

dichiarate in udienza o notificate alle altre parti (quindi non sono rilevabili d’ufficio).

La ratio della necessità della dichiarazione sta nel fatto che l’eventuale silenzio del procuratore non

pregiudicherebbe il contraddittorio che sarebbe continuato dall’attività del difensore: il mandato subisce

un’eccezionale prorogatio sopravvivendo alla morte (o perdita di capacità) del mandante.

Se invece gli eventi interruttivi si verificano prima della litispendenza, cioè della proposizione della

domanda, non c’è alcun processo che si può interrompere e occorre distinguere:

- la sentenza che concluda un processo contro un defunto considerata

(o persona giuridica estinta) è

inesistente;

- la perdita della capacità o la cessazione della rappresentanza legale sono vizi rilevabili dal g.i.

L’interruzione può concludersi con la ripresa del procedimento o la sua estinzione:

il processo deve essere proseguito o riassunto entro 3 mesi

 dall'interruzione (originariamente dalla “data” dell’interruzione. Oggi x intervento della Corte cost



dalla conoscenza dell’interruzione. Conoscenza, non psicologica (evanescente), ma legale. E cioè

l’interruzione deve risultare da atti processuali, come i verbali…),

altrimenti si estingue.



Si ha: quando la parte toccata dall’evento interruttivo (e il nuovo soggetto che deve prenderne

prosecuzione

il posto, come erede o curatore fallimentare) si costituisca volontariamente in udienza o cancelleria;

quando è la controparte (di chi è toccato dall’evento interruttivo) a rimettere in moto il

riassunzione

procedimento, citando in riassunzione le parti che devono proseguire il processo.

L’atto di riassunzione assume la forma:

- della citazione, se un’udienza è già fissata,

- del ricorso se, non essendo fissata un’udienza, occorre stabilirne la data.

Se la parte che ha ricevuto la notifica del ricorso o del decreto che fissa l’udienza non compare

all’udienza si procede in sua contumacia. Ciò significa che:

1) la costituzione originaria della parte colpita dall’evento interruttivo non vale come costituzione del

successore;

2) anche le altre parti costituite non toccate dall’evento (e non,

potranno essere dichiarate contumaci

contrariamente alla regola generale, semplicemente assenti se non compaiono all’udienza).

CAP. 38

ESTINZIONE

(NB: Questa disciplina riguarda l’estinzione solo del giudizio ordinario d 1°.

E non anche del procedimento di esecuzione, del giudizio di rinvio, dell’appello, della revocazione

ordinaria, del giudizio conseguente ad opposizione a decreto ingiuntivo. In particolare l’estinzione del

giudizio d’appello provoca il passaggio in giudicato della sentenza impugnata)

L’estinzione è la cessazione anticipata del processo per:

rinuncia agli atti del giudizio.

A)

 Anzitutto solo l’attore può effettuare questa rinuncia: il convenuto no.

 Le cause possono essere varie: consapevolezza sopravvenuta del proprio torto, stanchezza, un cambio

di strategia, un accordo con il convenuto.

 La rinuncia è efficace se è accettata, senza riserve o condizioni, dalle parti costituite. Ma solo da quelle che

potrebbero avere interesse alla prosecuzione. E cioè che hanno esperito difese di merito.

Quindi non occorre l’accettazione:

- del contumace perché non costituendosi non mostra interesse al processo;

- delle parti che hanno sollevato eccezioni di rito (o anche, di rito e di merito) perché dimostrano che,

esattamente come chi rinuncia, sarebbero soddisfatte se il processo si chiudesse senza esame di merito.

 Le dichiarazioni di rinuncia/accettazione sono fatte personalmente dalle parti o da procuratori

speciali (quindi solo da difensori autorizzati ad hoc), verbalmente all'udienza o con atto notificato alle

parti.

altre

E al giudice non resta che dichiarare estinto il processo.

 Il rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti, salvo diverso accordo delle parti.

 La rinuncia agli atti, a differenza della rinuncia all’azione non comporta della

l’irriproponibilità

giudiziale. È solo una rinuncia al processo, ma non all’azione, cioè al diritto tutelato dal

domanda

processo.

inattività delle parti

B) o che si ha:

 quando le parti cui spetta di proseguire, riassumere o integrare il giudizio, non vi provvedono entro

il termine perentorio stabilito dalla legge o dal giudice; o

 quando il processo non sia stato riassunto entro 3 mesi:

- dalla scadenza del termine per la costituzione del convenuto (quando non si è costituita nessuna parte,

cioè quando la causa non è mai stata iscritta a ruolo); o

- dal provvedimento di cancellazione (se il g.i. ha ordinato di cancellare la causa dal ruolo).

Precisato che il giudice ordina la cancellazione dal ruolo quando:

nessuna delle parti costituite è comparsa all’udienza di recupero fissata dal giudice quando un’udienza



è andata deserta;

nessuna parte ha provveduto alla citazione del III ordinata dal giudice;

 costituitosi tardivamente sia l’attore che il convenuto, il convenuto eccepisca l’intempestività della



costituzione dell’attore.

Se invece il processo è stato riassunto, si estingue immediatamente se nessuna parte si costituisce o se

la causa è cancellata di nuovo: la legge non ammette che un 2° periodo di quiescenza possa succedere al

1°.

Rilevazione e pronuncia

L’estinzione del processo “opera di diritto ed è dichiarata, anche d’ufficio”.

“Opera di diritto” significa che l’estinzione non è l’effetto della pronuncia la quale è meramente

ricognitiva: si limita a riconoscere la già avvenuta estinzione del processo e retroagisce al momento in

cui si è verificata.

Se invece l’estinzione, che si produce ipso iure, non viene rilevata, né dal g.i., né dalla parte, il processo

prosegue, rivive.

L’estinzione può essere dichiarata con ordinanza del giudice istruttore (o g.e. nel processo esecutivo) o

con sentenza del collegio.

Effetti

L'estinzione del processo:

 impedisce di compiere ulteriori atti;

 rende le prove “a valutazione libera” (le prove legali formano invece piena prova) raccolte nel

processo estinto valutabili nell’eventuale nuovo processo (tra le stesse parti sullo stesso oggetto) come

argomenti di prova. Anziché con “prudente apprezzamento”.

Ma in pratica la differenza è minima: il giudice sarà solo onerato di uno sforzo argomentativo maggiore,

dovendo spiegare in maniera più analitica le sue convinzioni;

rende inefficaci gli atti compiuti, le sentenze di rito rese nel corso del processo e le ordinanze

istruttorie (dato che tali provvedimenti regolano il rapporto processuale che viene meno);

 invece sopravvivono all’estinzione:

- le pronunce che regolano la competenza (nel senso che mantengono la loro efficacia in eventuali

nuovi processi);

- le sentenze non definitive di merito pronunciate nel corso del processo;

le ordinanze di condanna anticipatorie emesse nel corso del processo (cd eccezione apparente alla

-

perdita di efficacia delle ordinanze dovuta al fatto che il legislatore equipara tali ordinanze alle sentenze

di merito. Tenendo conto più della sostanza che della forma di ordinanza);

- l'azione perché non è colpita da nessun giudicato.

Però non sempre la domanda sarà ancora proponibile.

Infatti per l’effetto sospensivo della prescrizione “la prescrizione non corre fino al momento in cui

passa in giudicato la sentenza di merito che definisce il giudizio”.

Ma in caso di estinzione il processo non si chiude con una sent di merito e quindi il corso della

prescrizione non è sospeso.

Il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell’atto interruttivo (che coincide con la

proposizione della domanda).

Ne segue che, se il processo estinto è durato più del termine di prescrizione del diritto, la domanda sarà

riproponibile, ma il convenuto potrà eccepire la prescrizione.

 Infine le spese restano a carico di chi le ha anticipate perché manca una parte soccombente

condannabile al rimborso delle spese. CAP. 39

IMPUGNAZIONI IN GENERALE

Le impugnazioni sono i rimedi che la parte soccombente ha a disposizione per ottenere un successivo

grado di giudizio, il controllo e eventualmente la rimozione della sentenza precedente

I mezzi per impugnare le sentenze sono:

1) regolamento di competenza;

2) + 3) appello e ricorso per cassazione;

4) + 5) revocazione e opposizione di terzo.

Non costituisce invece mezzo di impugnazione:

- né il regolamento preventivo di giurisdizione, in quanto volto a determinare la giurisdizione e non

ad aggredire sentenze;

- né il rimedio della correzione degli errori materiali che sono stati causati da una semplice svista

nella redazione della sentenza. Ad es. il giudice scrive Maria Rossi, invece di Mario, ma non vi è dubbio

che si tratti di Mario.

In questi casi se le parti concordano nel chiedere la stessa correzione, il giudice provvede con decreto.

Viceversa, se la correzione è chiesta solo da una parte, il giudice fissa l’udienza di comparizione e

decide poi con una ordinanza che deve essere annotata sull’originale del provvedimento.

Dal mero errore materiale che dà luogo a una semplice correzione, va distinto poi l’errore revocatorio

di fatto che incide invece sulla portata della decisione e dà luogo all’impugnazione per revocazione.

Peraltro si distinguono le impugnazioni in senso stretto (come il ricorso) e i gravami (come l’appello)

per i diversi poteri del giudice dell’impugnazione (giudice d’appello o Corte di Cass).

- Infatti il giudice d’appello ha maggiori poteri perché non si deve limitare a controllare gli errori del

giudice precedente (come invece la Corte di Cass).

Deve piuttosto ri-decidere la controversia, a prescindere da vizi della sentenza.

- Invece la Corte di Cass può accogliere il ricorso solo se rileva un vizio allo scopo di annullare la

sentenza impugnata (giudizio rescindente). E solo dopo tale cassazione potrà procedersi a eventuale

nuova decisione (giudizio rescissorio).

Soccombenza

Per soccombente si intende la parte che ha subito l’accoglimento delle altrui richieste o le cui richieste

non sono state accolte.

Beninteso, si intendono solo le richieste precisate nelle conclusioni finali (perché possono essere

diverse dalle quelle contenute nell’atto introduttivo).

La soccombenza può essere

 totale quando la sent integralmente attribuisce o nega ciò che è stato chiesto; o

 parziale quando riconosce alla stessa parte una quota di ragione e una quota di torto.

- Ad es chiedo 100 a titolo di risarcimento.

Il giudice riconosce il mio diritto al risarcimento dei danni, ma li liquida nella misura di 50.

Ecco sono vincitore al 50 %. Posso impugnare il capo della sentenza che definisce l’ammontare della

liquidazione dei danni, ma non quello che mi riconosce titolare di una situazione risarcibile, perché su

questo punto non sono soccombente.

Impugnazione del provvedimento decisorio o in forma erronea o prescritto dalla legge

Oggetto di impugnazione sono di regola le sentenze (e quindi non le ordinanze o i decreti) però:

1) per la teoria della prevalenza della sostanza sulla forma del provvedimento, l’ordinanza o il decreto,

erroneamente pronunciati al posto di una sentenza, andranno soggetti al rimedio prescritto per la forma

(la sent) che la legge prescriveva per l’oggetto trattato.

- Ad es se un giudice dichiara la propria incompetenza, non tramite la sentenza come invece dovrebbe,

ma per errore tramite un’ordinanza, questa sarà impugnabile;

2) come si ricava dall’art 111 Cost tutti i provvedimenti a contenuto decisorio (che decidono cioè sui

diritti soggettivi), che non rivestono forma di sentenza per legge (stavolta non per errore del giudice),

sono ricorribili in Cass, purché definitivi

(persino se la legge tace o prescrive espressamente la non impugnabilità del provvedimento).

Termini per l’impugnazione e il giudicato

Le impugnazioni vanno proposte entro termini perentori, a pena di decadenza.

Decadenza che determina il passaggio in giudicato della sent e che è rilevabile d’ufficio.

In altri termini la sentenza non passa in giudicato finché sia proponibile un’impugnazione, ordinaria.

Invece le impugnazioni straordinarie (opposizione straordinaria) non impediscono il

di III e revocazione

passaggio in giudicato della sentenza impugnata perché non aprono un nuovo grado del processo: danno

vita a un nuovo processo, sia pure collegato a quello in cui fu pronunciata la sentenza impugnata.

Quindi le impugnazioni straordinarie vengono esperite contro sentenze già passate in giudicato.

Del resto le impugnazioni straordinarie per alcuni aspetti sono mezzi di impugnazione e per altre

autonome azioni di accertamento esercitate nella forma delle impugnazioni.

Termine breve e lungo

Il termine per impugnare è di:



30 gg per proporre appello e 60 gg per il ricorso in cass.

Termine cd breve che decorre dalla notifica della sentenza.

La notifica è un atto successivo al deposito e solo eventuale perché dipende dalla volontà della parte che

sceglie di notificare la sentenza alla controparte per far scattare il termine perentorio per impugnare.

Termine che, beninteso, scatta anche per il notificante, per la comunanza del termine a entrambe le parti.

E affinché la notifica faccia scattare il termine breve per l’impugnazione deve essere fatta al domicilio

del procuratore (e non personalmente alla controparte);



6 mesi dalla pubblicazione della sentenza, se non è stata notificata (termine cd lungo).

Se durante il termine lungo una parte vuole accelerare il passaggio in giudicato della sentenza, può

sempre notificare la sent. Ma non allo scopo di allungare il termine.

- Per es se notifico la sentenza 10 gg prima della scadenza dei 6 mesi dalla pubblicazione, per

impugnare rimangono non i 30 gg del termine breve, bensì i 10 gg residui del termine lungo.

Quindi in caso di notifica il passaggio in giudicato consegue alla consumazione del 1° dei termini

(breve e lungo) concorrenti.

Al termine vanno eventualmente aggiunti anche i 46 gg della sospensione feriale (1° ag-15 sett).

Ad es se una sentenza è notificata il 1° luglio, i 60 gg scadono, non il 30 agosto, ma il 15 ottobre.

Interruzione del termine breve e proroga del termine lungo

Se sopravviene morte/incapacità di una parte o del difensore durante la decorrenza del termine:



breve, il termine è interrotto e ricomincia a decorrere dalla rinnovazione della notifica.

La rinnovazione (come pure la notifica dell’impugnazione) può essere fatta agli eredi collettivamente,

nell’ultimo domicilio del defunto;



lungo, il termine è prorogato (nessuna interruzione!) di 6 mesi dall’evento. Automaticamente.

Eccezione al termine lungo: il contumace

Un’eccezione alla decadenza dal diritto di impugnare decorsi 6 mesi dal deposito della sentenza è

prevista per il contumace che dimostri di non aver avuto conoscenza del processo per nullità della

citazione o della sua notifica.

Quindi il contumace involontario può impugnare senza limiti di tempo, purché sia provata non solo la

nullità dell’atto, ma anche l’effettiva mancata conoscenza del processo.

Acquiescenza

L’impugnazione può essere preclusa, oltre che per scadenza dei termini, anche per acquiescenza della

parte soccombente alla sentenza. Cioè per accettazione della sentenza.

L’acquiescenza può essere:

dichiarazione della parte o del suo procuratore speciale, di non volere impugnare la

espressa:

sentenza; o

comportamento concludente, cioè atti incompatibili con la volontà di impugnare.

tacita:

- Ad es l’esecuzione spontanea di una sentenza vale come acquiescenza tacita, ma solo se tale sentenza

non sia munita di efficacia esecutiva.

Altrimenti l’adempimento è solo un atto dovuto e non va confuso con la rinuncia ad impugnare.

L’acquiescenza può essere poi totale o parziale (o impropria).

L’impugnazione parziale (art 329 ) importa acquiescenza agli altri capi della sentenza non impugnati.

2

Che quindi passano automaticamente in giudicato, purché autonomi dal capo impugnato.

Infatti l’art 336 sancisce:

 al 1° c “l’effetto espansivo interno” dell’impugnazione: i capi di sentenza non impugnati (e quindi

apparentemente passati in giudicato), ma dipendenti dal capo riformato o cassato, risentono comunque

della riforma o cassazione parziale della sentenza.

- Es. una sentenza condanna il convenuto a pagare capitale e interessi.

Il convenuto impugna solo il capo relativo al capitale.

Se per il giudice dell’impugnazione tale obbligazione (cd principale) non esiste, ciò si espande al capo

relativo agli interessi (obbligazione dipendente), malgrado la sua mancata impugnazione;

 al 2° c “l’effetto espansivo esterno”: la riforma o la cass delle sentenze estende i suoi effetti anche

agli atti dipendenti dalla sentenza riformata o cassata.

Notificazione dell’impugnazione

L’impugnazione viene notificata:

- se nella notifica della sentenza la parte ha domicilio,

dichiarato la sua residenza o eletto nel luogo

;

indicato

- altrimenti presso il domicilio del procuratore;

- al contumace personalmente;

- se l'impugnazione sia presentata dopo 6 mesi dalla pubblicazione della sent, personalmente.

Impugnazioni incidentali

 L’impugnazione principale è quella proposta inizialmente.

 L’impugnazione incidentale è invece quella proposta dalle parti a cui è stata notificata l’impugnazione

principale.

Ed è detta incidentale perché tutte le impugnazioni successive a quella principale devono essere

proposte nello stesso processo derivante dall’impugnazione principale (principio della unitarietà del

procedimento di impugnazione).

Onde evitare, in procedimenti distinti, decisioni contrastanti.

Beninteso una pluralità di impugnazioni contro la stessa sentenza implica una pluralità di soccombenti

ognuno legittimato a impugnare i capi della sentenza ad esso sfavorevoli.

Infatti l’acquiescenza parziale impedisce a un singolo soccombente di frazionare la sentenza,

impugnandone prima un capo e poi un altro.

Malgrado il divieto di distinte impugnazioni principali, è sempre possibile che contro la stessa sentenza

siano concretamente proposte più impugnazioni principali.

Magari perché una parte ignora che anche la controparte abbia già impugnato.

Qui si hanno 2 distinti procedimenti di impugnazione che il giudice deve, anche d’ufficio, riunire in un

solo processo (simultaneus processus).

Impugnazione incidentale tardiva

L’art 334 “Impugnazioni incidentali tardive” consente

- alle parti contro cui è stata proposta l’impugnazione principale

- e, in caso di pluralità di parti, alle parti necessarie, nei cui confronti occorre integrare il contraddittorio

in cause inscindibili (l’impugnazione incidentale tardiva è invece preclusa alle parti non necessarie in

cause scindibili),

- di proporre impugnazione incidentale anche se per esse è scaduto il termine per impugnare o hanno

fatto acquiescenza alla sentenza.

- In tal caso, se l'impugnazione principale è dichiarata inammissibile, l’impugnazione incidentale

tardiva perde ogni efficacia.

La ratio dell’art 334 è semplice.

- Se non fosse ammessa un’impugnazione incidentale tardiva (dopo la scadenza del termine),

- io, che rinuncio a impugnare il capo che mi dà torto, purché te non impugni il capo che mi dà ragione

- di fronte alla tua impugnazione all’ultimo momento, non ho il tempo di impugnare a mia volta.

Quindi il soccombente parziale impugnerebbe sempre, solo per paura di non aver tempo in caso di

iniziativa dell’altro!

Conseguenze esterne dell’accoglimento dell’impugnazione

Per l’effetto espansivo esterno la riforma o la cassazione della sentenza estende i suoi effetti agli atti

dipendenti dalla sentenza.

L’effetto espansivo interno riguarda invece il fenomeno della espansione di riforma e cassazione sui

capi della sentenza non impugnati.

Costituiscono “atti dipendenti” che vengono meno in seguito alla riforma del provvedimento da cui

dipendono:

- gli atti di esecuzione (ad es. un atto di pignoramento) che si fondano su un titolo esecutivo costituito

da una sentenza;

- le sentenze definitive dipendenti da sentenze non definitive. Ad es. se viene riformata in appello una

sentenza di condanna generica a cui era seguita una sentenza di liquidazione del danno, quest’ultima

viene travolta dalla cancellazione della prima sentenza;

- il decreto ingiuntivo di pagamento chiesto sulla base di una sentenza di accertamento del credito;

- i provvedimenti istruttori per l’ulteriore istruzione della causa assunti con l’ordinanza accoppiata a

una sentenza non definitiva.

L’effetto espansivo è immediato e non subordinato al passaggio in giudicato della sentenza di riforma:

pertanto il riflesso sugli atti non viene meno in caso di ricorso per cassazione contro la sentenza

d’appello. Con la conseguenza dannosa che se la sentenza d’appello venga poi annullata in cassazione,

viene meno il titolo della rimozione dell’atto dipendente, ma quest’ultimo ormai è stato travolto e non

può rivivere…sicchè occorre ricominciare tutto daccapo!

CAP. 40

IL REGIME DELLE IMPUGNAZIONI NEI GIUDIZI CON

PLURALITÀ DI PARTI

In caso di pluralità di parti in 1° grado, a volte il giudizio di impugnazione deve svolgersi tra tutte le

parti del 1° grado, altre volte invece può svolgersi tra un n° minore di soggetti.

Quando deve svolgersi tra tutte le parti del 1° grado?

1) Quando la sentenza ha deciso un processo unico con pluralità di parti

(Pensiamo al litisconsorzio necessario: quando la pluralità di parti è necessaria, deve permanere anche

nel giudizio di impugnazione… “o tutti o nessuno”!

secondo la logica del

2) Quando la sent ha deciso più cause cumulate, purché però il cumulo sia inscindibile.

E quando il cumulo è scindibile?

Il cumulo è scindibile quando l’accoglimento dell’impugnazione soggettivamente incompleta è

compatibile con il passaggio in giudicato del capo non impugnato relativo al soggetto che non partecipa

al giudizio di impugnazione (quindi le cause originariamente cumulate vengono separate).

Il cumulo è invece inscindibile se l’eventuale riforma (o cassazione) del capo di sentenza impugnato tra

A e B entra in contraddizione con il capo restato immutato tra B e C, rivelando così un rapporto di

interdipendenza tra le decisioni.

Es. una sentenza pronuncia tra:

- A, attore che fa valere i vizi di un bene acquistato;

- B, venditore-convenuto;

- C, produttore chiamato da B in rivalsa.

C appella nei soli confronti di B.

Questo appello soggettivamente limitato (cioè non coinvolgente A) è possibile?

- Sì, se C sostiene l’insussistenza dell’obbligo di rivalsa.

È possibile perché il fatto che C possa essere liberato dell’obbligo di rivalsa verso B è compatibile con

l’obbligo di B di sostituire la cosa ad A.

- No, se C ritiene di non essere tenuto a indennizzare il convenuto perché la denuncia dei vizi da parte

dell’attore è inaccoglibile perché tardiva.

Regime processuale

Se la sent non è stata impugnata nei confronti di tutte le parti, se la sent è stata resa in cause:

a) inscindibili o tra loro dipendenti, il giudice ordina l’integrazione del contraddittorio.

Insomma se mancano parti necessarie il processo non può svolgersi…“o tutti o niente”!

Infatti se nessuna parte provvede all’integrazione nel termine fissato dal giudice, l’impugnazione è

dichiarata inammissibile e la sentenza passa in giudicato;

b) scindibili, il giudice ne ordina la notifica alle altre.

Se la notifica non viene eseguita nel termine fissato dal giudice, il processo rimane sospeso fino a che

non siano decorsi (per le parti che non hanno impugnato) i termini previsti per l’impugnazione.

CAP. 41

L’APPELLO

Giudice dell’appello

- L’appello è l’impugnazione della sentenza di 1° grado e costituisce il 2° grado del giudizio.

- L'appello contro le sentenze del g.d.p. e del Trib si propone rispettivamente al Trib e alla Corte

d’appello territorialmente competente (nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha pronunciato la

sentenza).

Ad es se la sent è stata pronunciata dal Trib di Velletri, il giudice d’appello sarà la Corte d’appello di

Roma (perché Velletri rientra nel distretto di tale Corte).

- Quando esercita la funzione di giudice d’appello , la Corte d’appello giudica sempre in formazione

E la collegialità è piena.

collegiale.

A differenza della collegialità del Trib (e della Corte d’appello nei giudizi in unico grado) che è limitata

al momento decisorio perché fino alla rimessione la causa è trattata dal singolo g.i.

Tuttavia la l. 183/2011, per rimediare all’eccessiva rigidità della formazione collegiale, ha previsto che il

presidente del collegio possa delegare per l’assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti.

- La disciplina dell’appello è stata modificata dalla l. 134/2012 che rappresenta un goffo tentativo di

scoraggiare l’uso dell’appello, considerato come un lusso.

Sentenze appellabili

Sono appellabili le sentenze di 1° grado. Purché l'appello non sia escluso dalla legge o dall'accordo

delle parti a ricorrere direttamente in cass (ricorso per saltum).

E appunto sono per legge inappellabili le sentenze:

 di opposizione agli atti esecutivi;

 rese dal giudice del lavoro sulle controversie in materia di invalidità assoggettate dalla legge

all’accertamento tecnico preventivo obbligatorio;

 che decidono solo sulla competenza (impugnabili invece con regolamento di competenza).

Sono invece appellabili le sentenze che pronunciano sia sulla competenza, sia sul merito.

Ma l’appello non può limitarsi alla sola competenza;

 in unico grado (che sono comunque ricorribili in cass) e cioè:

- quando la Corte d’appello ha giudicato non in funzione di giudice d’appello, ma su domanda ad essa

proposta direttamente;

- quando il giudice ha giudicato secondo equità su richiesta delle parti.

Invece le sentenze del g.d.p. pronunciate secondo equità sono appellabili.

Ma limitatamente, come per violazione di norme costituzionali, comunitarie o sul procedimento;

pregiudiziale sull’efficacia, validità e

- le sentenze del giudice del lavoro contenenti accertamento

interpretazione dei e

contratti accordi collettivi.

Riserva d’appello

 Contro le sentenze non definitive, e cioè la sentenza

- di condanna generica,

- o che decide questioni pregiudiziali o preliminari senza definire il giudizio (sentenze non definitive in

senso proprio),

- o parzialmente definitiva, cioè non conclusiva del processo, ma decisoria di una domanda

la parte può o fare appello immediato o differirlo a un momento successivo tramite riserva di appello.

 La riserva di appello:

- va proposta entro il termine per appellare e comunque entro la 1 udienza successiva alla

a

comunicazione della sentenza;

- non può farsi se la sentenza non definitiva è appellata immediatamente dall’altra parte.

 Se però la sentenza non definitiva non viene impugnata al momento dell’impugnazione della sentenza

definitiva, la riserva perde effetto.

E la sentenza non definitiva il cui passaggio in giudicato era stato sospeso dalla riserva, passerà in

giudicato retroattivamente, cioè a partire dalla data di scadenza del termine per impugnare.

Effetto devolutivo e sostitutivo

L’appello ha effetto devolutivo e sostitutivo.

 Effetto devolutivo significa trasferimento della controversia in appello affinché il giudice di 2°

riesamini la vicenda, nei limiti di quanto appellato.

Ad es se dei 2 capi di decisione (uno capitale, interessi) impugno solo la condanna

relativo al l’altro agli

al pagamento del capitale il giudice d’appello non può riesaminare anche la condanna agli interessi.

 Effetto sostituivo è l’attitudine della sentenza d’appello a sostituirsi integralmente alla sentenza

impugnata, riformata o confermata che sia stata.

Riproposizione delle eccezioni

All’art 329 “L’impugnazione parziale importa acquiescenza alle parti della sentenza non impugnate” va

aggiunto l’art 346 “Le domande e le eccezioni non accolte in 1°, che non sono espressamente riproposte

in appello, s’intendono rinunciate”.

Es: l’attore chiede la condanna del convenuto.

Il convenuto eccepisce sia che il credito si è prescritto, sia che il contratto è nullo.

Il giudice rigetta la domanda dell’attore perché accoglie l’eccezione di nullità del contratto.

Ora di fronte all’attore appellante, il convenuto deve riproporre in appello l’eccezione di prescrizione

rigettata in 1°. Perché altrimenti l’art 346, in caso di accoglimento dell’appello in punto di nullità,

impedirebbe al giudice di rivedere la questione della prescrizione.

L’onere di riproposizione espressa delle eccezioni rigettate (o anche non esaminate) in 1° va distinto

dall’appello incidentale perchè:

1) non proviene dal soccombente reale, bensì dal vincitore (soccombente virtuale);

2) l’appello incidentale, a differenza della riproposizione dell’eccezione, presenta oneri di forma &

termini propri.

Forme e modalità dell’appello

Come stabilisce l’art 359 (norma di chiusura) per quanto non specificamente disciplinato per l’appello,

si osservano le norme del procedimento di 1° grado innanzi al Trib, in quanto compatibili.

Infatti modi e termini di costituzione delle parti in appello sono quelli della costituzione in 1°.

L’appello nei processi iniziati da ricorso (es. il rito del lavoro), si propone con ricorso.

Ma in tutti gli altri casi l’appello si propone con citazione. In ogni caso deve essere motivato.

E, in particolare, la motivazione deve contenere, a pena di inammissibilità:

a) le parti del provvedimento che si intendono appellare;

b) le modifiche richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di 1° grado;

c) la indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini

della decisione impugnata.

L’appellante deve inserire nel proprio fascicolo copia della sentenza impugnata.

L’appellato si costituisce depositando comparsa di risposta in cui si difende dall’appello sostenendo:

- inammissibilità: la sentenza non è appellabile o sono scaduti i termini per impugnare;

- infondatezza: la sentenza è giusta e corretta;

- o improcedibilità.

L’appello è dichiarato improcedibile, anche d’ufficio, se l’appellante:

- non si costituisce nei termini. Nel qual caso l’appello viene subito dichiarato improcedibile.

Invece in 1° grado se l’attore non si è costituito nel termine, può ancora costituirsi il convenuto. E se

neanche il convenuto si costituisce nel proprio termine, il processo ancora non si estingue, potendo

essere riassunto;

- o, costituitosi, non compare alla 1 udienza. Nel qual caso il giudice rinvia a un’udienza successiva e

a

se l’appellante non compare nemmeno a questa, l’appello è dichiarato improcedibile.

L’improcedibilità dell’appello impedisce la riproposizione dell’appello anche se non è ancora decorso il

termine per proporlo. Il che significa che la sentenza di 1° passa in giudicato.

Appello incidentale

L’appello incidentale si propone:

- nella comparsa di risposta all’atto della costituzione in cancelleria;

- ma se l’interesse all’appello incidentale sorge dall’impugnazione di chi non è appellante principale,

nella 1 udienza successiva a questa impugnazione.

a

Trattazione e decisione

Nella 1 udienza di trattazione il giudice d’appello:

a

1) verifica la regolare instaurazione del giudizio, ordinando, se occorre, l’integrazione del

contraddittorio o la notifica dell’impugnazione relativa a cause scindibili;

2) dichiara la contumacia dell’appellato;

3) riunisce gli appelli proposti contro la stessa sentenza;

4) procede al tentativo di conciliazione;

5) provvede sull’istanza di sospensione dell’esecuzione o dell’efficacia esecutiva della sentenza.

Esaurita la trattazione e l’eventuale istruzione il giudice invita le parti a precisare le conclusioni e

dispone lo scambio delle comparse conclusioni e delle memorie di replica. Segue il deposito della

sentenza. CAP 42 (SEGUE). L’APPELLO

I nova in appello

In appello non possono proporsi:



nuove domande (s’intende rispetto a quelle già proposte in 1°).

Se proposte, sono dichiarate inammissibili d’ufficio.

Salvo che riguardino: interessi, frutti, accessori o danni che discendono dalla sentenza di 1°.

Queste domande, cd consequenziali, sono ammissibili in 2°, per economia processuale, cioè per evitare

che diano luogo a un autonomo giudizio;



nuove eccezioni, salvo che siano rilevabili anche d’ufficio.

Es: l’eccezione di nullità del contratto (a differenza dell’eccezione di prescrizione) è rilevabile d’ufficio

e quindi può proporsi per la 1 volta in appello.

a

La ratio è semplice: se l’eccezione è rilevabile dal giudice, perché vietare alla parte di sollevarla?

Il divieto di nuove domande e eccezioni (nova) è considerato di ordine pubblico, sicché è irrilevante

l’eventuale accettazione delle parti del contraddittorio su tali domande;



nuove prove e nuovi documenti, salvo quelli che la parte dimostri di non aver potuto esperire in 1°

per causa ad essa non imputabile (prima della l. 134/2012, erano ammesse anche prove che si

ritenessero “indispensabili”. Possibilità che nel rito del lavoro è rimasta tutt’oggi).

Quindi in linea di principio l’appello è privo di attività probatoria.

Beninteso, il divieto di prove nuove, vale solo per le prove di fatti che sono già stati trattati in 1°.

Invece per le questioni che in 1° non furono trattate, vale al contrario il “diritto alla prova”.

Inammissibilità dell’appello per motivi di solo rito.

Eccezioni: rimessione della causa al 1° giudice

L’appellante ha l’onere di censurare sempre nel merito la sentenza di 1°.

Però la regola dell’inammissibilità dell’appello limitato ai soli vizi processuali (nullità del procedimento

o della sentenza di 1°) subisce alcune eccezioni.

In questi casi, tassativi, la nullità del giudizio di 1° grado è così grave che il giudice d’appello, rilevata

la nullità e dichiaratala, deve annullare la sentenza (momento rescindente) e rimettere la causa al giudice

di 1°, chiamato a pronunciarsi di nuovo nel merito (momento rescissorio).

Ebbene il giudice d’appello deve rimettere la causa al giudice di 1° quando:

1) il 1° giudice si era erroneamente spogliato della causa, negando la giurisdizione che invece, secondo

il giudice d’appello, gli competeva;

2) il 1° giudice ha erroneamente chiuso il processo dichiarandone l’estinzione;

3) la notifica della citazione introduttiva è nulla (è il caso del contumace involontario).

NB: causa la rimessione la nullità della notifica della citazione, ma non anche la nullità dell’atto di

citazione;

4) in 1° grado, doveva essere integrato il contraddittorio o non doveva essere estromessa una parte (in

questi casi il giudice dell’appello riconosce che è mancata una parte necessaria, quindi occorre

ricominciare da capo il processo di 1°);

5) la sentenza di 1° è nulla per mancata sottoscrizione (la giurisprudenza estende tale previsione a tutti i

casi di nullità insanabile della sentenza, cd inesistenza. Ad es quando la sentenza è pronunciata da un

collegio giudicante diverso da quello che ha discusso della causa).

La riforma del 2012

La l. 134/2012 ha aggiunto un’altra ipotesi di inammissibilità dell’appello basata su una prognosi di

infondatezza in merito dell’impugnazione, ossia sull’opinione che l’appello probabilmente non è

accoglibile. In tal senso il nuovo art. 348 ter stabilisce che l’impugnazione è dichiarata inammissibile,

con ordinanza succintamente motivata, “quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolta”

(a meno che l’appello non sia proposto relativamente a cause in cui è obbligatorio l’intervento del PM o

quando la procedura di 1° grado ha seguito il rito sommario).

La pronuncia dell’inammissibilità dell’appello dovrebbe potersi impugnare direttamente per cassazione,

e invece il nuovo art. 348 ter prescrivendo che “Quando pronunciata l’inammissibilità, contro il

provvedimento di 1° grado può essere proposto ricorso per cassazione” ha prodotto un folle giro di

giostra per cui:

a) la sentenza di primo grado viene appellata;

b) è confermata dalla pronuncia di inammissibilità dell’appello;

c) diviene impugnabile con ricorso per cassazione e viene impugnata con tale ricorso;

d) a ricorso accolto, la causa viene rinviata al giudice d’appello che, fuorviata da una erronea

impressione di inaccoglibilità, aveva rifiutato la trattazione dell’appello e che

e) pronuncerà una sentenza a sua volta ricorribile per cassazione!

L’impugnabilità per cassazione della sentenza di primo grado sembra impedire ogni autonoma

impugnabilità dell’ordinanza. Tuttavia questa ordinanza contiene anche il regolamento delle spese,

capo di decisione autonomo a contenuto sostanziale, sicchè per questo capo di decisione è giocoforza

ammettere il ricorso straordinario. Però così si rischia la pendenza di una doppia impugnazione di

fronte alla cassazione: la sentenza di primo grado di cui l’appello è stato dichiarato inammissibile e

l’ordinanza di inammissibilità sotto il profilo delle spese. Un pasticcio che mostra bene quanto sia stato

sprovveduto il legislatore del 2012.

Intervento di terzi in appello

Nel giudizio d’appello è ammesso solo l’intervento:

successore a titolo particolare nel diritto controverso; e

del

art 344 dei III che potrebbero proporre opposizione a norma dell’art 404 (opposizione di III).

ex

Tale opposizione di III è un rimedio successivo. Invece l’art 344 offre una tutela anticipata, consentendo

al III di intervenire prima che sia emessa la sentenza che potrebbe pregiudicarlo e contro la quale

potrebbe opporsi ex art 404. CAP. 43

GIUDIZIO DI CASSAZIONE E FASE DI RINVIO

Giudizio di cassazione

La Corte di Cass, oggi organo supremo della giurisdizione, inizialmente, agli albori dello Stato di

diritto (cioè nella Francia postrivoluzionaria) non era un organo giurisdizionale.

Era un organo ausiliario del potere legislativo, di “controllo esterno della giurisdizione”.

Controllava che i giudici applicassero la legge e nient’altro che la legge. Pena la cassazione della

sentenza.

Oggi la Corte di cass ha sede in RM e oltre a esercitare la funzione giurisdizionale:

 controlla la giurisdizione; e

 svolge la funzione nomofilattica, cioè assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della

legge.

Infatti le sent della Cass sono:

- “massimate” (da esse cioè l’ufficio del Massimario ricava la massima, cioè il principio di diritto

impiegato per la decisione). Poi le massime vengono raccolte nei repertori di giurisprudenza; e

- pubblicate sulle riveste giuridiche (quindi influenzano l’attività di giudici e avvocati).

A volte si parla indifferentemente di ricorso in / per cassazione. In realtà il ricorso:

 IN Cass è fatto alla Corte di Cass (all’organo);

 PER Cass è fatto per ottenere la cassazione della sentenza.

Divieto di nuovo giudizio di fatto

La Cass (a differenza del giudice d’appello) è “giudice del solo diritto” (o di legittimità) e non “giudice

del fatto” (o di merito) perchè può solo verificare la correttezza del ragionamento espresso nella sentenza

impugnata.

Ma non può accertare se i fatti in questione si siano prodotti o no

(es. non indagherà se Tizio, al momento dell’incidente, guidava tenendo la sinistra).

Provvedimenti impugnabili

Sono ricorribili in cass:

 le sent d’appello (pronunciate dalla Corte d’appello come giudice d’appello o dal tribunale come

giudice di 2° rispetto alle sent del g.d.p.) o pronunciate in unico grado;

 le sent del tribunale, quando le parti abbiamo deciso di omettere l’appello e esperire il ricorso per

saltum.

Però solo per violazione o falsa applicazione di norme di diritto o dei contratti e accordi collettivi

nazionali di lavoro.

Le parti possono accordarsi sul salto anche prima dell’emissione della sentenza di 1°;

 le sent parzialmente definitive e le sentenze di condanna generica, passibili di ricorso immediato o

differito, previa riserva.

Invece il ricorso avverso le sentenze non definitive in senso proprio può essere proposto (non

immediatamente) solo quando sia impugnata la sentenza definitiva, e, ovviamente, senza necessità di

riserva;

 le sentenze della commissione tributaria regionale;

 con ricorso straordinario i provvedimenti, decisori e definitivi, emessi in forma diversa dalla

sentenza (ordinanze, decreti);

 le decisioni in grado d’appello o in unico grado di un giudice speciale (ossia Consiglio di Stato o

Corte dei Conti), ma solo per motivi di giurisdizione.

Motivi di ricorso

Il ricorso (come la revocazione e a differenza dell’appello) è un’impugnazione a critica vincolata,

perché è ammesso solo per motivi tassativi (art 360):

1) per violazione delle norme sulla giurisdizione.

Ad es il giudice si è attribuito poteri giurisdizionali che non gli spettavano o si è erroneamente

dichiarato carente di giurisdizione.

La Cass infatti non solo è l’organo di vertice della ordinaria, ma è anche l’organo

giurisdizione regolatore

del riparto della giurisdizione sia tra giudice italiano e straniero, sia tra giudice ordinario e speciali;

2) per violazione delle norme sulla competenza, se non è prescritto il regolam. di competenza;

3) per violazione o falsa applicazione di norme:

- di diritto sostanziale (compreso un decreto, una consuetudine, una regola del processo…)

- o di norme poste da contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro (cd clausole normative, cioè

regole contrattuali generali con cui la contrattazione individuale)

collettiva condiziona la contrattazione

“Violazione” = erronea della norma (cioè erronea della astratta)

interpretazione ricostruzione fattispecie

“Falsa applicazione” = erronea riconduzione del caso concreto alla fattispecie normativa;

4) per nullità della sent o del procedimento;

5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione.

Prima della l. 134/2012 invece il 5° motivo era più ampio in quanto costituito dalla “omessa,

insufficiente o contraddittoria motivazione della sentenza circa un fatto controverso e decisivo per il

giudizio”, e quindi consentiva al ricorrente di lamentare che il ragionamento del giudice fosse

logicamente scorretto.

Nel processo tributario continua ad applicarsi il testo previgente dell’art. 360, n. 5 e quindi il ricorso per

cassazione continuerà ad essere possibile per omessa insufficiente o contraddittoria motivazione della

sentenza.

Infine se una sentenza è erroneamente motivata in diritto, ma ha deciso bene (il dispositivo è conforme

al diritto), la Corte non cassa la sentenza, si limita a correggere la motivazione.

L’ammissibilità dei motivi di ricorso

L’art 360 bis, per arginare l’abuso del ricorso, aggiunge 2 nuove figure di inammissibilità del ricorso,

quando:

1) il provvedimento impugnato ha deciso questioni di diritto in modo conforme a un precedente

giurisprudenziale della Cass e l’esame dei motivi non offre elementi per confermarla o mutarla;

2) è manifestamente infondata la censura di violazione dei principi regolatori del giusto processo.

Funzione nomofilattica

La Cass deve enunciare il principio di diritto (per esercitare la funzione nomofilattica) quando decide

il ricorso proposto:

 a norma del n° 3 dell’art 360, sempre;

 negli altri casi, se risolve una questione di diritto di particolare importanza.

Per “particolare importanza” s’intende una soluzione nuova e idonea ad applicarsi a una casistica aperta

(anziché al solo caso sottoposto a giudizio).

Ex art 363 - Principio di diritto nell'interesse della legge

 “Quando le parti non hanno proposto ricorso nei termini o vi hanno rinunciato o il provvedimento

non è impugnabile, il Procuratore generale presso la Corte di cass (superando così sia la volontà delle

parti sia la non impugnabilità del provvedimento) può chiedere al 1° presidente che la Corte enunci,

nell'interesse della legge, il principio di diritto a cui il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi.

Il 1° presidente può disporre una pronuncia a SU, se ritiene la questione di particolare importanza.

 Ma la Corte può pronunciare il principio di diritto anche d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle

parti è dichiarato inammissibile, se ritiene la questione di particolare importanza.

 La cassazione della sent (sia nel caso di ricorso proposto dal PG, sia nel caso di ricorso di parte

inammissibile) non può però giovare alle parti che resteranno soggette alla pronuncia cassata”.

La Corte di Cass in genere decide a sezione semplice (4 membri + il presidente).

Decide a sezioni unite (8 membri + il 1° presidente) quando si tratta di questioni:

 di massima importanza; o

 sulle quali tra le sezioni semplici è insorto un contrasto.

Peraltro la sezione semplice è vincolata al precedente delle sezioni unite:

- se non condivide il principio di diritto enunciato dalle SU, non può decidere difformemente,

- è obbligata a rimettere, con ordinanza motivata, alle SU la decisione del ricorso,

- saranno le SU a decidere se conservare o no la propria precedente giurisprudenza.

Procedimento

Il ricorso per cass deve essere:

- sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore abilitato al patrocinio presso le magistrature

superiori e munito di procura speciale;

- notificato alle controparti prima della scadenza del termine breve o lungo per ricorrere.

Se il ricorrente non ha eletto domicilio in RM, le notifiche gli sono fatte presso la cancelleria della Cass;

- depositato in cancelleria entro 20 gg dall’ultima notifica alle parti, insieme alla copia autentica della

sent impugnata, alla procura speciale e alla richiesta alla cancelleria del giudice d’appello di trasmettere

d’ufficio il fascicolo dell’appello e di 1° grado alla cancelleria della Corte di Cass.

Nel giudizio di cassazione non è ammesso il deposito di atti e documenti non prodotti nei precedenti

gradi di giudizio. Fanno eccezione gli atti e i documenti riguardanti la nullità della sentenza e

l’ammissibilità del ricorso e controricorso.

Controricorso & ricorso incidentale

La parte contro la quale è diretto il ricorso (cd intimato o resistente. “Convenuto” è più che altro la parte

chiamata in giudizio con atto di citazione), può presentare controricorso.

Da notificare al ricorrente entro 20 gg dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso e depositare

entro 20 gg dalla notificazione.

Se non lo presenta, non può presentare memorie, ma solo partecipare alla discussione orale.

Una volta instaurato il giudizio di cass, il procedimento prosegue comunque fino alla sentenza

(non si può interrompere, né estinguere per inattività delle parti).

Se invece il resistente non si vuole limitare a replicare ai motivi contenuti nel ricorso (controricorso),

ma vuole a sua volta impugnare la sentenza, per motivi diversi da quelli indicanti dal ricorrente, può

proporre controricorso con ricorso incidentale.

La prassi ha introdotto la figura del ricorso incidentale condizionato, cioè del ricorso proposto dalla

parte totalmente vittoriosa nel giudizio di merito che ne subordina l’esame al riconoscimento della

fondatezza del ricorso principale. Solo infatti se il ricorso principale venga riconosciuto fondato il

ricorrente incidentale acquista l’interesse alla decisione a proprio favore della questione sollevata con

ricorso incidentale condizionato.

Una volta instaurato il giudizio di cassazione con la proposizione del ricorso, il procedimento si svolge

senza necessità di atti di impulso di parte (pertanto non può trovare spazio l’estinzione del processo

per inattività delle parti, ma solo quella per rinuncia al ricorso).

Verrà fissata una udienza di discussione di cui verrà dato avviso alle parti che potranno, fino a 5 gg

prima, depositare una memoria esplicativa senza possibilità di aggiungere nuovi motivi.

All’udienza il giudice relatore riassume i fatti e i motivi del ricorso e controricorso, quindi il presidente

invita le parti a svolgere le proprie difese.

Segue l’esposizione orale delle conclusioni motivate del Pubblico Ministero.

La Corte, al termine della discussione di tutte le cause trattate nel giorno d’udienza, delibera nella stessa

seduta la causa in camera di consiglio.

Decisioni della Corte di cassazione

La forma normale delle decisioni della Cassazione è la sentenza.

Tuttavia decide con ordinanza quando deve dichiarare l’inammissibilità o la manifesta infondatezza

del ricorso, all’esito di una procedura in camera di consiglio.

Infatti, a seguito della riforma di cui alla legge 69/2009, il primo presidente della Corte di Cassazione se

ritiene opportuno, assegna il ricorso a una apposita sezione che deve svolgere un esame preliminare del

ricorso teso a scremare immediatamente i ricorsi palesemente inammissibili.

Le decisioni della Cass nascono “in giudicato”, ossia in genere non sono impugnabili. Salvo:

- correzione di errori materiali o di calcolo,

- revocazione per errore di fatto,

- impugnazione straordinaria, e

- opposizione di terzo.

Se la Corte:

 rigetta il ricorso (“è infondato!”), la sentenza impugnata passa in giudicato;

 accoglie il ricorso (“è fondato!”), cassa la sentenza impugnata, in tutto o in parte (in tal caso passa in

giudicato la restante parte della sent), con o senza rinvio.

caso di cassazione con rinvio, il processo è rinviato non allo stesso giudice che ha pronunciato la

In

sentenza cassata, bensì ad altro giudice di pari grado di quello che ha reso la decisione impugnata.

Il giudice di rinvio deve uniformarsi al principio di diritto formulato dalla Corte.

senza rinvio:

Cassa

1) perché è la stessa Corte di cass a prendere la nuova decisione, in quanto non occorrono ulteriori

accertamenti di fatto (cd cassazione sostitutiva);

2) o perché non c’è nulla da aggiungere alla cassazione della sent. E cioè:

a) in caso di difetto assoluto di giurisdizione.

Nessun giudice italiano poteva pronunciare quel provvedimento perché spettava a un giudice straniero o

alla p.a.;

b) o se il processo non poteva essere proseguito dato il verificarsi di un certo evento;

c) o se la domanda era improponibile perché l’ordinamento non accorda affatto la tutela giurisdizionale

richiesta o perché il giudice della sentenza cassata ha pronunciato su oggetti non richiesti (cd vizio di

ultrapetizione) o ha accolto la domanda in difetto di legittimazione dell’attore

Es. se prima del ’70 si fosse chiesto il divorzio, e un il giudice avesse sciolto il matrimonio, la Cass

avrebbe dovuto cassare la sent senza rinvio per improponibilità della domanda.

La cassazione senza rinvio può dare luogo ad obblighi di restituzione o di riduzione in pristino. In

questi casi, le relative domande vanno presentate al giudice che ha pronunciato la sent cassata.

La considerazione che la maggioranza delle sentenze pronunciate in rinvio viene impugnata di nuovo in

cassazione, induce ad approvare l’impiego della cassazione senza rinvio di tipo sostitutivo.

Giudizio di rinvio

la Corte cassa con rinvio, il processo va riassunto di fronte al giudice di rinvio, a cura delle

Quando

parti, entro 3 mesi dalla pubblicazione della sent di cass.

la causa non è riassunta o se dopo la riassunzione si verifica una causa di estinzione del giudizio di

Se

rinvio, l’intero processo si estingue.

Compresa la sentenza d’appello, cassata e, addirittura, la sentenza di 1° sostituita dalla sentenza

d’appello.

Sopravvive solo la sentenza di cass (e il suo principio di diritto): rimarrà vincolante anche nell’eventuale

nuovo processo instaurato con la riproposizione della domanda.

giudizio di rinvio è regolato dalle norme applicabili al procedimento davanti al giudice investito del

Il

rinvio (Corte d’appello, tribunale…).

Quindi nel caso (normale) di rinvio a grado d’appello, la sentenza del giudice di rinvio è ricorribile per

cass. parti non possono proporre conclusioni diverse da quelle prese nel giudizio nel quale fu

Le

pronunciata la sentenza poi cassata (il giudizio di rinvio è quindi un giudizio chiuso, in cui le parti non

possono introdurre nuovo materiale assertorio probatorio).

Salvo che la necessità di nuove conclusioni sorga dalla sentenza di cass.

Infatti se la cassazione della sentenza è dovuta a vizi, non della sentenza, ma del procedimento, occorre,

in sede di rinvio, non proseguire, bensì reiterare il procedimento dal punto viziato in poi.

Cd un rinvio restitutorio, anziché prosecutorio.


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ele2704

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ele2704 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Sassani Bruno.

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