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In tale ambito la corte cost (sent. 543 e 573/89 –sentenze di rigetto, non vincolanti-) ha specificato che il

legislatore, nel prescrivere un determinato procedimento alla tutela di un diritto, è solamente vincolato dal

principio di ragionevolezza e dagli altri principi supremi della costituzione. Pertanto l’utilizzazione dei

procedimenti cautelari per la tutela di diritti è incostituzionale a meno che il procedimento stesso non si

“ammanti” (e quindi garantisca) del principio di difesa e del principio del contraddittorio.

La corte di cassazione prima dell’89 aveva previsto che, nel caso con il procedimento camerale si regolino

diritti soggettivi, deve essere possibile, ex art 111 comma 7 cost., l’impugnazione del provvedimento con

ricorso speciale in cassazione (come terzo grado, dopo l’esperimento del reclamo). La cassazione ha

giustificato ciò sull’interpretazione della disposizione per cui tale impugnazione è esperibile verso non solo

le sentenza, ma contro tutti i provvedimenti di natura decisoria (interpretazione sostanzialistica).

Successivamente, nel ’96, la stessa corte ha recepito l’indicazione della corte cost., indicando il

procedimento camerale come “contenitore neutro”, ma necessitante, nella regolazione dei diritti

soggettivi, di norme che impongano il rispetto dei principi costituzionali supremi.

Successivamente il legislatore è stato quindi costretto a integrare la disciplina dei procedimenti camerali

riguardanti diritti soggettivi con norme formalizzatrici del procedimento (ossia che ne prevedono una

regolazione più analitica), ovvero a sostituire, per la tutela di determinati diritti, la previsione dello stesso

con il procedimento sommario di cognizione.

 La prima scelta viene preferita per la regolazione dei procedimenti FALLIMENTARI. In particolare

l’art 99 l.fall., disciplinante le opposizioni che i creditori possono fare avverso il decreto del giudice

delegato di accertamento del passivo, le quali aprono un particolare procedimento in camera di

consiglio. Qui infatti sono indicati dei requisiti per la presentazione del ricorso, l’istaurazione

obbligatoria del contraddittorio, ecc., ossia tutte regole che prevedono un maggiore

formalizzazione del procedimento camerale, meno lasciato all’arbitrio del giudice. Qui il

provvedimento finale è comunque il decreto.

 La seconda scelta invece è stata presa nel d.lgs 150/2012 (decreto sulle semplificazioni) ad es.

all’art 14 sulla liquidazione degli onorari degli avvocati, precedentemente trattato in camera di

consiglio, ma anche all’art 18, sull’espulsione degli stranieri non appartenenti alla UE,

precedentemente trattati in camera di consiglio.

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Il Processo di Esecuzione Forzata

L’attività giurisdizionale esecutiva si contrappone alla cognizione nel senso che, mentre con quest’ultima si

passa dall’affermazione di un diritto al suo accertamento, con l’esecuzione si passa dall’accertamento

all’attuazione materiale coattiva della relativa pronuncia (e su questo presupposto si giustifica la

tendenziale assenza di contraddittorio). Ovviamente il procedimento esecutivo è un rito distinto da quello

di merito, il quale si instaura con un’autonoma domanda, la quale è specificamente intesa unicamente ad

ottenere la prestazione giurisdizionale coattiva.

Anche tale procedimento trova il suo fondamento nell’art 24 cost., ma nel senso di tutelare la necessità di

conformare la realtà materiale ai diritti soggettivi la cui esistenza sia stata accertata.

In questo giudizio le parti saranno chiamate rispettivamente creditore (la parte attrice, creditrice della

prestazione –attutiva del diritto- oggetto della sentenza di condanna) e debitore (convenuto, inteso in

senso lato, dato che il contraddittorio in tale giudizio di instaura solo in un secondo momento). In

particolare qui l’eguaglianza delle parti sarà solo formale, in quanto l’esecuzione si compie per attuare il

diritto di una sull’altra, e quindi il contraddittorio concernerà solamente le modalità dell’esecuzione. Si avrà

invece un contraddittorio a struttura dialettica, proprio del giudizio di cognizione, nel caso sia data

opposizione all’esecuzione: in tal caso però il procedimento passerà ad una sub-fase di cognizione, nella

quale si faranno valere diritti soggettivi, e nella quale pertanto verranno ad applicarsi tutti i principi

fondamentali del processo, compresi quelli inerenti le prove, che nel procedimento esecutivo invece non

compaiono affatto.

Non è neanche compito del processo esecutivo lo stabilire se un diritto è suscettibile di esecuzione

specifica, ovvero, a causa di ostacoli materiali o di diritto (es. il bene è stato ceduto a terzi in buona fede,

ovvero la sua distruzione potrebbe creare un ingente danno all’economia nazionale), deve essere

soddisfatto in una forma diversa; è invece sempre compito del procedimento di cognizione, al termine del

quale le forme di esecuzione devono già essere state determinate in concreto dal giudice.

Pertanto, mentre l’attività di cognizione si fonda sull’affermazione del diritto sostanziale per pervenire al

suo accertamento, l’attività di esecuzione forzata si fonda sull’accertamento per pervenire alla sua

attuazione concreta in via coattiva.

Tale accertamento, costituente il c.d. TITOLO ESECUTIVO, è quindi condizione necessaria e sufficiente

dell’azione esecutiva. I titolo esecutivo costituisce un atto formale, anche se si ritiene che con tale termine

ci si puossa riferire in realtà sia al documento incorporante l’atto di accertamento, sia l’atto d’accertamento

stesso, base formale del diritto di credito fatto valere in sede esecutiva.

Ovviamente, L’AZIONE ESECUTIVA spetta al soggetto che risulti dal titolo come creditore, nei confronti del

soggetto che risulti dal titolo come debitore (elementi soggettivi); in questo senso si può ritenere che il

titolo esecutivo implichi direttamente la legittimazione ad agire (attiva e passiva) e la possibilità giuridica

(meritevolezza della tutela), oltre che l’interesse ad agire, il quale discende dalla circostanza che si faccia

valere un diritto già accertato come esistente ed eseguibile, ma ancora insoddisfatto. D’altro canto, anche

petitum e causa petendi sono direttamente contenuti nel titolo (elementi oggettivi).

I diritti di credito corrispondenti ad obbligazioni a contenuto generico (crediti di denaro) possono essere

eseguiti mediate il principale procedimento di esecuzione, detto ESPROPRIAZIONE FORZATA il quale

permette l’aggressione diretta del patrimonio del debitore (con il quale –si ricordi- egli risponde totalmente

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delle proprie obbligazioni ex art 2140 cc); tale espropriazione può essere attuata i confronti di beni mobili,

immobili e di eventuali crediti che lo stesso debitori vanti nei confronti di terzi.

Per quanto riguarda invece le obbligazioni a contenuto specifico, allora dovrà essere esperita L’ESECUZIONE

FORZATA PER CONSEGNA DI COSE MOBILI, il quale si attuerà non nei confronti del patrimonio del debitore

in senso generico, ma appunto nei confronti del bene/i mobile/i oggetto/i del diritto di credito. D’altro

canto, quando invece l’oggetto sia invece un bene immobile, allora l’azione sarà di ESECUZIONE FORZATA

PER RILASCIO DELL’IMMOBILE.

Quando invece il diritto di credito abbia come contenuto l’obbligo del debitore di fare o non fare, allora

l’esecuzione forzata sarà detta “DEGLI OBBLIGHI DI FARE O NON FARE”; in tal caso la pretesa del creditore

sarà soddisfatta trovando un soggetto, sostituto del debitore, che compia le azioni che quello si sia rifiutato

di fare, ovvero ripristini la situazione previgente alla violazione dell’obbligo di non fare (es. istruzione di

quanto compiuto), a spese dell’obbligato inadempiente. Qualora invece il facere del debitore sia di natura

infungibile, allora l’unica soluzione sarà l’applicazione di misure coercitive che, indirettamente, mediante lo

stimolo della sanzione pecuniaria, inducano questi ad adempiere.

Il giudice COMPETENTE ad effettuare il procedimento di esecuzione forata civile è il tribunale, per

competenza per materia ex art 9. Per quanto riguarda l’individuazione del foro, l’art 26 dispone che per

l'esecuzione forzata su cose mobili o immobili è competente il giudice del luogo in cui le cose si trovano; se

le cose immobili soggette all'esecuzione non sono interamente comprese nella circoscrizione di un solo

tribunale, si applica l'art. 21. Per l'espropriazione forzata di crediti è competente il giudice del luogo dove

risiede il terzo debitore. Per l'esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare è competente il giudice

del luogo dove l'obbligo deve essere adempiuto.

 La giurisdizione ovviamente è del giudice civile, nei limiti dei suoi poteri giurisdizionale.

Le attività materiali di esecuzione non saranno attuate dal giudice, ma dall’UFFICIALE GIUDIZIARIO. Compito

fondamentale del giudice in sede esecutiva è invece quello di dirimere eventuali contestazioni che sorgano

nel corso dello svolgimento delle attività esecutive. L’ufficiale giudiziario ha COMPETENZA esclusiva per

compiere gli atti del proprio ufficio nell’ambito della circoscrizione alla quale è addetto, con riferimento al

luogo di compimento materiale dell’atto.

Si è già accennato al fatto che sono parti del procedimento esecutivo i soggetti individuati come creditore e

debitore nel titolo esecutivo; sono pertanto terzi tutti coloro che non lo sono. Ciò in realtà non è del tutto

vero: vi sono infatti determinati terzi che, a certe condizioni, possono essere ritenuti parti del processo, in

posizione debitoria o creditizia (ad es. nella espropriazione presso terzio, ovvero nel concorso di

espropriazione). In più, non essendoci parti, ma solo un creditore insoddisfatto e un debitore resistente, è

ovvio che le spese processuali saranno unicamente in capo a quest’ultimo.

Come si è visto, tutto il processo di esecuzione si fonda (e dipende) esclusivamente sul titolo esecutivo (c.d.

efficacia incondizionata): pertanto, per fermare l’esecuzione (per motivi contingenti, es. per adempimento

spontaneo precedente all’istaurazione del procedimento esecutivo), è necessario CONTESTARE il titolo

stesso.

Ex art 474, L'ESECUZIONE FORZATA NON PUÒ AVERE LUOGO CHE IN VIRTÙ DI UN TITOLO ESECUTIVO PER

UN DIRITTO CERTO (o sufficientemente certo secondo il legislatore), LIQUIDO (determinato nel suo

ammontare) ED ESIGIBILE. Sono titoli esecutivi: 41

1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva

(es. no la sentenza di condanna generica, ove sia accertato solo l’an, e non il quatum) -TITOLI GIUDIZIALI-;

2) SOLO relativamente alle obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le scritture private

autenticate (e non anche quelle giudizialmente verificate), le cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai

quali la legge attribuisce espressamente tale efficacia -TITOLI STRAGIUDIZIALI 1-;

 Per cui, secondo la lettera della norma, per quanto riguarda l’efficacia di titolo esecutivo delle

scritture private autenticate, nel caso con tale atto le parti si accordino per una compravendita,

detta efficacia può essere utile per richiedere il pagamento del prezzo, ma non per conseguire

invece la consegna della cosa.

3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli [si ritiene che

anche in questo caso l’efficacia sia limitata solo agli atti che si riferiscono ad obbligazioni aventi ad oggetto

somme di denaro]-TITOLI STRAGIUDIZIALI 2-.

Per quanto riguarda i atti giudiziali, ricordi che, ex art 282 cpc, le sentenze di condanna costituiscono titoli

esecutivi fin dalla pronuncia in primo grado, con efficacia provvisoria; hanno invece efficacia esecutiva

definitiva le sentenze di condanna passate in giudicato. Con “provvedimenti” l’art 474 identifica le

pronunce diverse dalle sentenze, ossia le ordinanze a i decreti, cui è attribuita efficacia esecutiva (come ad

es. il decreto ingiuntivo ovvero l’ordinanza di rilascio), la cui qualità dell’accertamento è indubbiamente

minore di quella dell’accertamento contenuta nella sentenza di primo grado, ancor più quando sia passata

in giudicato. Sono invece “altri atti” (giudiziali) tutti gli atti formati con la partecipazione del giudice, ma che

NON costituiscono una pronuncia, come ad es. la conciliazione giudiziale, dove la qualità dell’accertamento

sarà ancora minore, in quanto il giudice effettuerà un accertamento nemmeno sommario (in quanto ci si

limita qui, stando all’esempio, meramente a riconoscere la conciliazione delle parti).

 Si ricordi che le sentenze possono essere fatte valere come titoli esecutivi ENTRO 10 anni

(prescrizione formale) dal loro passaggio in giudicato.

Anche con gli atti stragiudiziali, d’altro canto, si è difronte ad un diritto reso certo dalla volontà negoziale

delle parti, mediante la scelta di utilizzare una determinata veste formale per suggellare il proprio accordo.

In particolare si ritiene che i titoli di credito siano adatti a formare titoli esecutivi in quanto dotati della c.d.

“astrattezza”, ossia capacità di circolare a prescindere dal destino del rapporto causale che ne sia

all’origine. Invece, in caso di procedimento esecutivo attivato in base ad una scrittura privata autenticata, il

precetto deve contenere trascrizione integrale, ai sensi dell'articolo 480, secondo comma.

Sono invece atti speciali provvisti di efficacia di titolo esecutivo sia le pronunce di determinate istituzioni UE

(es, la CdG), sia il c.d. “titolo esecutivo europeo”, oggi previsto limitatamente ai crediti non contestati.

Sempre ex art 474, ultimo comma, L'ESECUZIONE FORZATA PER CONSEGNA O RILASCIO NON PUÒ AVER

LUOGO CHE IN VIRTÙ DEI TITOLI ESECUTIVI DI CUI AI NUMERI 1) E 3) DEL SECONDO COMMA [pertanto gli

atti di cui al n°2) potranno essere utilizzati come titoli esecutivi SOLO in caso di azione di esecuzione forzata

per crediti di denaro, ossia per ESPROPRIAZIONE FORZATA].

Ex art 475, le sentenze e gli altri provvedimenti dell'autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro

pubblico ufficiale, per valere come titolo per l'esecuzione forzata, debbono essere MUNITI DELLA FORMULA

1

ESECUTIVA, salvo che la legge disponga altrimenti ( attività extrprocessuale preparatoria, richiesta per

poter effettuare l’azione esecutiva). La spedizione del titolo in forma esecutiva (tramite copia autentica

42

certificata –appunto dall’apposizione della formula esecutiva- dell’atto) può farsi soltanto alla parte a

favore della quale fu pronunciato il provvedimento o stipulata l'obbligazione, o ai suoi successori, con

indicazione in calce della persona alla quale è spedita (al fine di evitare eventuali richieste illegittime) [gli

atti originali saranno custoditi nella cancelleria del giudice, in caso di provvedimenti giurisdizionali, ovvero

dal notaio in caso di atti da lui redatti; ovviamente, la formula esecutiva NON potrà/dovrà essere apposta

sugli atti i cui originali siano nel possesso delle parti, come le ambiali o le scritture private].

 La spedizione in forma esecutiva consiste nell'intestazione: " Repubblica italiana - In nome della

" e nell'apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico ufficiale, sull'originale

legge

o sulla copia, della seguente formula: " Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a

chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e

".

a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti

Ex art 479, se la legge non dispone altrimenti, L'ESECUZIONE FORZATA DEVE ESSERE PRECEDUTA DALLA

2

NOTIFICAZIONE DEL TITOLO IN FORMA ESECUTIVA E DEL PRECETTO ( attività extrprocessuale preparatoria,

richiesta per poter effettuare l’azione esecutiva). La notificazione del titolo esecutivo deve essere fatta alla

parte personalmente a norma degli artt. 137 e seguenti. Il precetto può essere redatto di seguito al titolo

esecutivo ed essere notificato insieme con questo, purché la notificazione sia fatta alla parte

personalmente (al fine di far sapere al debitore quali titoli si stiano facendo valere contro di lui)

[ovviamente tale ultimo onere non vale per quei titoli esecutivi di cui il creditore sia in possesso

unicamente dell’originale (atti di cui al n° 2 art 474), il quale notificherà quindi unicamente il precetto].

 Ex art 477 invece, il titolo esecutivo contro il defunto ha efficacia contro gli eredi (ed eventuali

legatari), MA si può loro notificare il precetto SOLTANTO dopo dieci giorni dalla notificazione del

titolo. Entro un anno dalla morte, le notificazioni possono farsi agli eredi collettivamente e

impersonalmente, nell'ultimo domicilio del defunto [parte della dottrina ritiene che, per effetto

dell’art 111 cpc, l’efficacia di tali titoli deve considerarsi estesa anche ai successori a titolo

particolare; la questione è controversa].

o Cosa accade però ne caso il soggetto debitore sia una società che si estingua, ma non per

fusione o scissione? In tal caso, gli eventuali rapporti creditori che sopravvivono nei

confronti della società potranno essere fatti valere nei confronti dei singoli soci, nei limiti

della responsabilità sociale che essi avevano quando la società ancora esisteva (ossia nei

limiti del patrimonio che era da oro posseduto) –pro quota- e ciò anche quando il titolo

esecutivo si fosse formato nei confronti dell’ex società. Tale responsabilità persisterà entro

i limiti della prescrizione legale.

Non si applicherà qui la disposizione che permette al creditore di effettuare la notificazione

collettiva agli eredi all’ultimo domicilio del decuius entro un anno dalla morte, e pertanto le

notificazioni dovranno essere fatte individualmente e personalmente agli ex soci.

Ex art 480, il PRECETTO consiste NELL'INTIMAZIONE di adempiere l'obbligo risultante dal titolo esecutivo

entro un termine non minore di dieci giorni, salva l'autorizzazione di cui all'articolo 482, con l'avvertimento

3

(comunque non richiesto a pena di nullità) che, in mancanza, si procederà a esecuzione forzata ( attività

extrprocessuale preparatoria, richiesta per poter effettuare l’azione esecutiva).

1 2.1

Il precetto DEVE CONTENERE A PENA DI NULLITÀ l'indicazione delle parti, della data di

2.2

notificazione del titolo esecutivo, ma solo se questa è fatta separatamente, ovvero la trascrizione

integrale del titolo stesso, quando è richiesta dalla legge (ad es. quando si tratti di scrittura privata

autenticata, cambiale o altro titolo di credito); in quest'ultimo caso l'ufficiale giudiziario, prima della

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relazione di notificazione, deve certificare di avere riscontrato che la trascrizione corrisponde esattamente

3

al titolo originale. Il precetto deve (altresì) essere sottoscritto a norma dell'articolo 125 (quindi dal

4

creditore personalmente o dal proprio difensore cui sia concessa l’apposita procura) e notificato alla parte

personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti [il precetto è quindi un atto ricettizio, che non ha

effetto se non viene notificato].

5

Il precetto deve inoltre contenere (MA NON A PENA DI NULLITÀ) la dichiarazione di residenza o

l'elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per l'esecuzione.

IN MANCANZA, le opposizioni al precetto si propongono davanti al giudice competente per materia (e

valore) del luogo in cui è stato notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno presso la cancelleria

del giudice stesso.

 Un vizio da cui discenda la nullità deve però sempre essere di natura sostanziale, per cui, ad

esempio, l’intimazione di pagamento per una somma superiore a quella dovuta non renderà nullo il

precetto, che invece rimarrà valido ed efficace solo per la somma dovuta; oppure, la concessione di

un termine per adempiere inferiore ai 10 gg, ovvero la sua omissione, renderà semplicemente

applicabile il termine minimo legale; ecc.

 Data la portata della norma, non è necessario per il creditore inserire nel precetto su quali beni

intenda promuovere pignoramento (dovendo al massimo indicare all’ufficiale giudiziario se

procedere mediante pignoramento di beni mobili, immobili, ecc.).

 Si ricordi che il precetto è un atto preliminare del processo esecutivo, il quale avrà inizio solo col

pignoramento.

Ex art 481, il precetto diventa INEFFICACE, SE nel termine di novanta giorni dalla sua notificazione non è

iniziata l'esecuzione. Se contro il precetto è proposta opposizione, il termine rimane sospeso e riprende a

decorrere a norma dell'articolo 627 (sulla riassunzione del processo esecutivo) –TERMINE PERENTORIO-.

Ex art 482, non si può iniziare l'esecuzione forzata prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e

in ogni caso non prima che siano decorsi dieci giorni dalla notificazione di esso –TERMINE DILATORIO-; MA

il presidente del tribunale competente per l'esecuzione o un giudice da lui delegato, se vi è pericolo nel

ritardo, può autorizzare L'ESECUZIONE IMMEDIATA, con cauzione o senza. L'autorizzazione è data con

decreto scritto in calce al precetto e trascritto a cura dell'ufficiale giudiziario nella copia da notificarsi.

La “domanda” del creditore si intende esercitata nel momento in cui questi si rivolga all’ufficiale giudiziario

competente , esibendogli il precetto ed il titolo esecutivo correttamente notificati, gli chieda di procedere

in esecuzione forzata.

Il debitore PUO’, nell’ambito del procedimento esecutivo, sia far valere una contestazione del titolo

esecutivo per mancanza di requisiti formali (contestazione formale), sia contestare l’esistenza del diritto

(contestazione di merito) fatto valere col titolo esecutivo (tale seconda contestazione può farsi per fatti

sopravvenuti all’emissione del titolo, ad esempio l’avvenuta prescrizione del diritto che si voglia far valere,

ovvero l’aver il debitore già adempiuto, anche solo parzialmente, alla sua obbligazione, che invece il

creditore chiede per intero). Ciò è possibile grazie all’OPPOSIZIONE, la quale, apre un giudizio di merito

autonomo, avente lo scopo di accertare la legittimità dell’azione esecutiva o della degli atti del processo

esecutivo, così da influire direttamente sul procedimento di esecuzione stesso; come è naturale, in tale

processo il debitore diventerà “attore in opposizione”. L’eliminazione del titolo o la dichiarazione di

illegittimità di determinati atti del processo esecutivo avrà l’effetto di travolgerà o arresterà il processo.

Ovviamente è esattamente nei poteri del giudice dell’esecuzione di accertate che il titolo esecutivo fatto

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valere sia stato rilasciato legittimamente a favore del creditore istante e che sia suscettibile di fondare la

relativa richiesta di esecuzione, cosi come accertare la correttezza degli atti del processo. 1

Per quanto riguarda la CONTESTAZIONE FORMALE, ex art 617, le opposizioni relative alla REGOLARITÀ

OPPOSIZIONE AGLI ATTI ESECUTIVI

FORMALE del titolo esecutivo e del precetto (c.d. ) si propongono,

PRIMA che sia iniziata l'esecuzione, davanti al giudice indicato nell'articolo 480 terzo comma (giudice

dell’esecuzione nel caso sia stato fissato domicilio della parte istante nel relativo comune, o altrimenti il

giudice del luogo nel quale sia stato notificato il precetto –che ex art 9 cpc è sempre il tribunale-), con atto

di citazione da notificarsi nel termine perentorio di venti giorni dalla notificazione del titolo esecutivo o del

precetto.

 Ex art 618, le sentenze pronunciate in tale ambito NON sono impugnabili, salva l’applicazione del

ricorso speciale per cassazione ex art 111 cost. Tale non impugnabilità si giustifica per il fatto che la

pronuncia del giudice ha qui sì la forma della sentenza, in quanto seguente un processo di

cognizione, ma non ne ha la sostanza, disponendo su diritti processuali e non sostanziali.

o Questo è quindi rimedio esperibile sia dal debitore che dal creditore, il quale sarà fatto

valere con atto di citazione in un autonomo processo di cognizione, con azione di

accertamento della regolarità formale degli atti del processo esecutivo (e non già di diritti

sostanziali). 2

Le opposizioni di cui al comma precedente che sia stato IMPOSSIBILE PROPORRE PRIMA dell'inizio

3 3.1 3.2 4

dell'esecuzione e quelle relative alla notificazione del titolo esecutivo e del precetto e ai singoli atti di

esecuzione, si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione nel termine perentorio di venti giorni dal

primo atto di esecuzione, se riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure dal giorno in cui i singoli atti

furono compiuti.

Si è qui in presenza di due fasi: la prima camerale e la seconda con le regole proprie del giudizio di

cognizione. Il giudice dell'esecuzione deve quindi fissare con decreto l'udienza di comparizione delle parti

davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto (a pena di inammissibilità

dell’opposizione), e dà nei casi urgenti, i provvedimenti opportuni. All'udienza dà con ordinanza i

provvedimenti che ritiene indilazionabili OVVERO sospende la procedura. In ogni caso fissa un termine

perentorio per l'introduzione del giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo a cura della parte interessata,

osservati i termini a comparire [di cui all'articolo 163-bis, o altri se previsti] ridotti della metà [in tal caso, ex

art 186 bis disposizioni di attuazione del cpc, il presidente del tribunale dovrà affidare il processo di

opposizione ad un altro magistrato del medesimo ufficio]. Anche in questo caso, la causa è decisa con

sentenza non impugnabile (salva l’impugnazione straordinaria ex art 111 cost.).

 L’eventuale atto che sarà dichiarato viziato con sentenza passata in giudicato sarà quindi nullo (così

come gli atti successivi da esso dipendenti), salva la sanatoria di tali vizi in tempi utili per la

prosecuzione del processo (e salvi i diritti dei terzi acquirenti in buona fede). Secondo un indirizzo

della cassazione sulla propagazione dei vizi agli atti successivi, qualora tale impugnazione non sia

effettuata entro il termine di 20 gg questa potrà comunque essere fatta successivamente, potendo

ritenersi sanati i vizi di natura processuale per gli atti nei quali questi si sono concretizzati, ma non

per quelli successivi da loro dipendenti (salvo ovviamente il termine di 20 gg decorrente dal

compimento dell’atto successivo stesso). 45

OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE

Diversa è invece la CONTESTAZIONE DEL MERITO (c.d. ): ex art 615 cpc,

quando si contesta il DIRITTO della parte istante a procedere ad esecuzione forzata (e quindi l’esistenza di

1

un suo diritto di credito nei suoi confronti) e questa NON È ANCORA INIZIATA, si può proporre opposizione

al precetto con atto di citazione [il quale apre un vero e proprio processo di cognizione, con azione di

accertamento “negativo”] davanti al giudice competente per materia (es. materia di lavoro) o valore [della

domanda, ossia del credito contestato (essendo questa una domanda sostanzialmente di merito, può essere

competente per il giudizio anche il giudice di pace)] e per territorio a norma dell'articolo 27 cpc (ossia il

giudice dove si svolge l’esecuzione se c’è stata la relativa elezione di domicilio da parte dl creditore,

altrimenti nel luogo dove si è svolta la notificazione ).

Il giudice, concorrendo gravi motivi (ossia dimostrando l’esistenza di un fumus boni iuris, e quindi la

fondatezza dell’opposizione), sospende, su istanza di parte, l'efficacia esecutiva del titolo esecutivo (con

tutela piena, quindi, delle ragioni del debitore).

o [Ovviamente questo è un RIMEDIO RESIDUALE per far valere tutte quelle ragioni che non

potrebbero essere fatte valere con rimedi specifici diversi, come ad es. l’appello contro la

sentenza di primo grado immediatamente esecutiva, con il quale infatti al massimo non

possono essere fatti valere fatti sopravvenuti al passaggio in giudicato della sentenza (es.

l’aver già pagato la somma richiesta a titolo di credito); IN CASO FOSSE POSSIBILE FAR

VALERE UNA SPECIFICA RAGIONE DI OPPOSIZIONE CON ALTRI RIMEDI, NON SARÀ POSSIBILE

UTILIZZARE L’OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE].

2

Quando invece E’ GIÀ INIZIATA L'ESECUZIONE, l'opposizione di cui al comma precedente E quella che

riguarda la pignorabilità dei beni si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione stessa. Questi fissa

con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del

ricorso e del decreto. Ex art 624 anche in questo caso il giudice, qualora sussistono gravi motivi, possa

sospendere l’efficacia dell’atto esecutivo.

 Ovviamente l’accertamento negativo che potrà farsi in tale giudizio sarà inversamente

proporzionale alla qualità dell’accertamento sottesa all’atto costituente titolo esecutivo –tanto è

minore l‘accertamento, tanto maggiore è la possibilità di contestazione nel merito.

o Non è stabilito un termine per fare opposizione all’esecuzione ma, logicamente, questa

dovrà avvenire prima dell’emanazione del provvedimento che chiude l’esecuzione stessa.

Anche qui vi saranno le due fasi successive (come nell’opposizione agli atti esecutivi fatta dopo che sia

iniziata l’esecuzione), una camerale ed una di cognizione. Ex art 616 infatti, SE competente per la causa (di

opposizione all’esecuzione) è l’ufficio giudiziario al quale appartiene il giudice dell’esecuzione, questi fissa

un termine perentorio per l’introduzione del giudizio di merito secondo le modalità previste in ragione della

materia e del rito, previa iscrizione a ruolo, a cura della parte interessata, osservati i termini a comparire [di

cui all’articolo 163-bis, o altri se previsti] ridotti della metà; ALTRIMENTI rimette la causa dinanzi all’ufficio

giudiziario competente assegnando un termine perentorio per la riassunzione della causa.

 Trattasi quindi di processo di merito, il quale verrà decisa con sentenza la quale, mancando una

disposizione al riguardo, risulta impugnabile con i mezzi ordinari. Una sentenza di rigetto

semplicemente avrà valore di accertamento del legittimo svolgimento e della perseguibilità

dell’esecuzione; anche in caso di sentenza di accoglimento questa avrà portata di accertamento

(secondo alcuni costitutiva), di negazione dell’esistenza o dell’efficacia attuale del titolo esecutivo o

comunque dell’azione esecutiva, con la conseguente invalidazione degli atti compiuti.

46

Ex art 624, se è proposta opposizione a norma degli articoli 615 e 619, il giudice dell’esecuzione,

concorrendo gravi motivi, sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o senza. Contro

l’ordinanza che provvede sull’istanza di sospensione è ammesso reclamo ai sensi dell’articolo 669-terdecies

(sul reclamo contro i provvedimenti cautelari).

o La disposizione di cui al periodo precedente si applica anche al provvedimento di cui

all’articolo 512 secondo comma (sulle controversie in sede di distribuzione

nell’espropriazione).

Nei detti casi di sospensione del processo, se l’ordinanza non viene reclamata o viene confermata in

sede di reclamo e il giudizio di esecuzione non è stato introdotto nel termine perentorio assegnato ai sensi

dell’articolo 616, il giudice dell’esecuzione dichiara, anche d’ufficio, con ordinanza, l’estinzione del processo

e ordina la cancellazione della trascrizione del(l’eventuale) pignoramento, provvedendo anche sulle spese.

L’ordinanza è reclamabile ai sensi dell’articolo 630 terzo comma. Tale disposizione si applica, in quanto

compatibile, anche al caso di sospensione del processo disposta ai sensi dell’articolo 618.

Legittimato attivo per tape processo sarà il debitore del processo esecutivo, ovvero il terzo assoggettato

all’esecuzione (o meglio, agli atti di espropriazione, ex art 604 cpc); questo potrà altresì proporre, con il

medesimo atto, sia opposizione all’esecuzione che opposizione agli atti esecutivi. Il convenuto sarà invece

il creditore procedente, il quale si costituirà in prima udienza con la comparsa di risposta, opponendosi alla

contestazione; si ritiene che questi possa chiedere anche domanda riconvenzionale, ad esempio in caso di

altri crediti aggiuntivi.

Si è già detto che il titolo esecutivo non ha alcuna efficacia contro terzi; tuttavia fattualmente può accadere

che l’ufficiale giudiziario pignori, nell’ambito del procedimento di espropriazione, i beni di un terzo nella

convinzione che essi appartengano al debitore (ad es. per il fatto che questi si trovino in luoghi che

appartengono al debitore). Da ciò la possibilità, anche per il terzo ingiustamente coinvolto, di fare

opposizione.

Ex art 619 il terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati (unici motivi di

interesse ad agire) può proporre opposizione con ricorso al giudice dell'esecuzione, PRIMA che sia disposta

la vendita o l'assegnazione dei beni. Il giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti (terzo,

creditore, eventuali creditori aggiuntivi, e debitore –per litisconsorzio necessario-) davanti a sé e il termine

perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto.

Se all'udienza le parti RAGGIUNGONO UN ACCORDO il giudice ne dà atto con ordinanza, adottando

ogni altra decisione idonea ad assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo esecutivo ovvero ad

estinguere il processo, statuendo altresì in questo caso anche sulle spese; ALTRIMENTI il giudice provvede

ai sensi dell'articolo 616 (sulla competenza del giudizio di opposizione all’esecuzione) tenuto conto anche

della competenza per valore.

 Parte della dottrina ritiene che quest’accertamento, una volta intervenuto il giudicato, abbia

efficacia anche al di fuori dell’esecuzione. L’eventuale accoglimento dell’opposizione del terzo

implicherà comunque il prevalere dei diritti del terzo opponente su quello delle parti del

procedimento esecutivo (ed in particolare dei creditori).

Ex art 620, SE in seguito alla opposizione il giudice NON sospende la vendita dei beni mobili O se

l'opposizione è proposta DOPO la vendita stessa, i diritti del terzo si fanno valere sulla somma ricavata

[sempreché questa non sia stata ancora distribuita, salvo poter agire per danni contro il creditore

47

procedente in malafede] (a tutela degli acquirenti di buona fede; in caso di acquirenti in malafede, il terzo

potrà rivendicare la cosa in un autonomo processo) –c.d. OPPOSIZIONE TADIVA DEL TERZO-.

 Ovviamente detta disciplina si riferisce alle cose mobili, in quanto per quelle immobili (o immobili

registrate) si fa riferimento non alla buona fede, ma all’istituto della trascrizione.

Anche per evitare l’eventuale collusione tra il debitore ed il terzo (es. acquiescenza in malafede fatta dal

debitore alle pretese del terzo), ex art 621 il terzo opponente NON può provare con testimoni il suo diritto

sui beni mobili pignorati nella casa o nell'azienda del debitore, SALVO che l'esistenza del diritto stesso sia

resa verosimile dalla professione o dal commercio [ma anche mestiere o arte] esercitati dal terzo o dal

debitore (ciò in quanto, per superare la presunzione che gli oggetti nella disponibilità del debitore non gli

appartengono, vi devono essere circostanze rilevanti e non ambigue).

 Si deve far presente che secondo la cassazione, quando in una casa convivano più persone, tutti i

beni ivi esistenti possono essere pignorati per i debiti di ciascuno. Sempre secondo la cassazione, il

terzo non avrà solo l’onere di provare i fatti costitutivi della proprietà sulle cose pignorate, ma

anche l’affidamento di esse al debitore.

Per quanto riguarda la SOSPENSIONE del processo esecutivo, anche qui, come nel procedimento di

cognizione, questa produce l’arresto della sequenza degli atti processuali, per cui nessun atto esecutivo può

essere compiuto, salva diversa disposizione del giudice dell’esecuzione.

Ex art 623, salvo che la sospensione sia disposta dalla legge (es. ex art 601, nel caso in cui il bene da

espropriare sia una quota di un bene indiviso) o dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo esecutivo

(ad es, nel caso di impugnazione dei provvedimenti giudiziari già esecutivi ma non passati in giudicato – ex

art 273, appello della sentenza di primo grado già esecutiva con richiesta di sospensione dell’esecutività o

dell’esecuzione della sentenza impugnata), L'ESECUZIONE FORZATA NON PUÒ ESSERE SOSPESA CHE CON

PROVVEDIMENTO DEL GIUDICE DELL'ESECUZIONE.

Ex art 624, SE È PROPOSTA OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE a norma degli articoli 615 (caso di opposizione

all’esecuzione che sospende l’esecutività del titolo quando il procedimento non sia ancora iniziato –ad es. in

caso di opposizione al precetto (con competenza del giudice ex art 480 comma 3)- e sospende invece

l’esecuzione quando sia proposta successivamente all’inizio del procedimento esecutivo) e 619 (opposizione

di terzo), IL GIUDICE DELL’ESECUZIONE, CONCORRENDO GRAVI MOTIVI (da valutare caso per caso, anche in

riferimento all’incontrovertibilità degli effetti dell’esecuzione in caso di mancata sospensione), SOSPENDE,

SU ISTANZA DI PARTE, IL PROCESSO, CON CAUZIONE O SENZA.

o In caso di opposizione agli atti esecutivi, la sospensione dell’esecuzione forzata si ha con

ordinanza del giudice ex art 618 cpc comma 2. Può essere disposta la sospensione altresì

anche nel caso di opposizione alla distribuzione del ricavato della vendita dei beni del

debitore ex art 512 comma 2.

Contro l’ordinanza che provvede sull’istanza di sospensione È AMMESSO RECLAMO ai sensi

dell’articolo 669-terdecies (sul reclamo contro i provvedimenti cautelari, da ritenere unico rimedio

esperibile in questo caso –dall’applicabilità di tale norma la cassazione desume la natura cautelare di tale

norma e pertanto l’applicabilità anche almeno degli artt.669 novies e decies; per parte della dottrina però

tale natura non è condivisibile, e invece dovrebbe ritenersi che l’applicabilità del reclamo ex art 669-terdecis

abbia ratio di mera opportunità processuale). 48

 Tale disposizione si applica anche al provvedimento di cui all’articolo 512 comma 2 (sulla

sospensione totale o parziale della distribuzione della somma ricavata dalla vendita della cosa

pignorata in caso di controversie in sede distributiva).

o Il reclamo sarà deciso, in caso di controversia davanti al giudice di pace, quado si tratti di

opposizione al precetto (e quello si competente per valore), il reclamo andrà rivolto al

tribunale nella cui circoscrizione ha il giudice di pace; quando invece il giudice

dell’esecuzione che decide sula sospensione sia monocratico, il reclamo sarà proposto

davanti a collegio della medesima sezione; quando invece il giudice dell’esecuzione sia

collegiale, allora quando si tratti del tribunale, il reclamo si proporrà alla corte d’appello,

quando si tratti della corte d’appello, allora il reclamo si proporrà al collegio di un’altra

sezione della medesima corte, ovvero alla corte d’appello più vicina.

In detti casi di sospensione del processo, se l’ordinanza (di sospensione) non viene reclamata o

viene confermata in sede di reclamo, e il giudizio di merito NON è stato introdotto nel termine perentorio

assegnato, il giudice dell’esecuzione DICHIARA, anche d’ufficio, con ordinanza, L’ESTINZIONE DEL

PROCESSO e [quando sia stato fatto] ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento,

provvedendo anche sulle spese.

 Tale ordinanza è reclamabile ai sensi dell’articolo 630, terzo comma [

che recita: contro l’ordinanza che

dichiara l’estinzione ovvero rigetta l’eccezione relativa è ammesso reclamo da parte del debitore o del

creditore pignorante ovvero degli altri creditori intervenuti nel termine perentorio di venti giorni dall’udienza

o dalla comunicazione dell’ordinanza e con l’osservanza delle forme di cui all’articolo 178 terzo, quarto e

].

quinto comma; il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza

o Tale disposizione si applica, in quanto compatibile, anche al caso di sospensione del

processo disposta ai sensi dell’articolo 618 (sull’opposizione agli atti esecutivi).

Ex art 624 bis invece, IL GIUDICE DELL'ESECUZIONE, SU ISTANZA DI TUTTI I CREDITORI MUNITI DI TITOLO

ESECUTIVO, PUÒ, SENTITO IL DEBITORE, SOSPENDERE (con ordinanza) IL PROCESSO FINO A 24 MESI.

 L'istanza può essere proposta fino a venti giorni prima della scadenza del termine per il deposito

delle offerte di acquisto o, nel caso in cui la vendita senza incanto non abbia luogo, fino a quindici

giorni prima dell'incanto. Sull'istanza, il giudice provvede nei dieci giorni successivi al deposito e, se

l'accoglie, dispone, nei casi di cui al secondo comma dell'articolo 490 che (espropriazione di beni

mobili registrati di valore superiore a 25mila euro e di beni immobili), nei cinque giorni successivi al

deposito del provvedimento di sospensione, lo stesso sia comunicato al custode e pubblicato sul

sito Internet sul quale è pubblicata la relazione di stima.

LA SOSPENSIONE È DISPOSTA PER UNA SOLA VOLTA. L'ORDINANZA È REVOCABILE IN QUALSIASI

MOMENTO, ANCHE SU RICHIESTA DI UN SOLO CREDITORE E SENTITO COMUNQUE IL DEBITORE.

Entro dieci giorni dalla scadenza del termine la parte interessata deve presentare istanza per la

fissazione dell'udienza in cui il processo deve proseguire (a pena di estinzione del processo).

 Nelle espropriazioni mobiliari l'istanza per la sospensione può essere presentata non oltre la

fissazione della data di asporto dei beni ovvero fino a dieci giorni prima della data della vendita se

questa deve essere espletata nei luoghi in cui essi sono custoditi e, comunque, prima della

effettuazione della pubblicità commerciale ove disposta.

49

Nelle espropriazioni presso terzi l'istanza di sospensione non può più essere proposta dopo la

dichiarazione del terzo.

 Ex art 628 l’opposizione ai singoli atti esecutivi sospende il decorso del termine previsto

nell'articolo 497 (sulla cessazione di efficacia del pignoramento per inazione dei creditori).

Sul tale istanza per la sospensione (c.d. SU ISTANZA DELLE PARTI) del processo, il giudice dell'esecuzione

provvede con ordinanza, sentite le parti. Nei casi urgenti, il giudice può disporre la sospensione con

decreto, nel quale fissa l'udienza di comparizione delle parti E all’udienza provvede con ordinanza [ex art

625].

Ex art 627, il processo esecutivo deve essere RIASSUNTO CON RICORSO NEL TERMINE PERENTORIO FISSATO

DAL GIUDICE DELL'ESECUZIONE E, IN OGNI CASO, NON PIÙ TARDI DI 6 MESI DAL PASSAGGIO IN GIUDICATO

DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO O DALLA COMUNICAZIONE DELLA SENTENZA D'APPELLO CHE RIGETTA

L'OPPOSIZIONE.

 Nel procedimento esecutivo non opera l’istituto dell’interruzione.

Per quanto riguarda invece l’ESTINZIONE DEL PROCESSO ESECUTIVO, anche questa, come nel

procedimento di cognizione, è un’ipotesi di fine anormale del processo.

Ex art 629, il processo si estingue SE, prima dell'aggiudicazione o dell'assegnazione, il creditore pignorante e

quelli intervenuti muniti di titolo esecutivo RINUNCIANO AGLI ATTI (non è invece richiesto l’accordo del

debitore esecutato). Dopo la vendita il processo si estingue se rinunciano agli atti tutti i creditori

concorrenti (anche non titolati, e ciò perché questi assumono rilevanza solo nella fase distributiva, ove

emerge il loro diritto alla soddisfazione dei rispettivi crediti). In quanto possibile, si applicano le disposizioni

dell'articolo 306 (sulla rinuncia agli atti nel processo di cognizione).

 Secondo una criticata pronuncia della cassazione, la rinuncia dei creditori non basterebbe a

determinare l’estinzione del processo, essendo comunque necessaria anche la relativa

dichiarazione del giudice.

Ex art 630 invece, oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge il processo esecutivo si estingue

QUANDO le parti non lo proseguono o non lo riassumono nel termine perentorio stabilito dalla legge o dal

giudice (c.d. ESTIONZIONE PER INATTIVITA’ DELLE PARTI).

L’ESTINZIONE OPERA DI DIRITTO (ossi può essere eccepita ex officio) ED È DICHIARATA, ANCHE

D’UFFICIO, CON ORDINANZA DEL GIUDICE DELL’ESECUZIONE, NON OLTRE LA PRIMA UDIENZA SUCCESSIVA

AL VERIFICARSI DELLA STESSA (qui si fa un rimando improprio al processo di cognizione piena, in quanto non

è detto che nel procedimento esecutivo ci sia un’udienza successiva: in tal caso sarà necessaria un’istanza di

parte per far dichiarare l’estinzione). L’ordinanza è comunicata a cura del cancelliere, se è pronunciata fuori

dall’udienza.

Contro l’ordinanza che dichiara l’estinzione ovvero rigetta l’eccezione relativa è ammesso reclamo

da parte del debitore o del creditore pignorante ovvero degli altri creditori intervenuti, nel termine

perentorio di 20 giorni dall’udienza o dalla comunicazione dell’ordinanza e con l’osservanza delle forme di

cui all’articolo 178 terzo, quarto e quinto comma; il collegio provvede in camera di consiglio con sentenza

(tale controllo ha quindi natura di cognizione).

 I citati commi dell’art 178 dispongono che il reclamo deve essere proposto al collegio nel termine perentorio

di dieci giorni decorrente dalla pronuncia della ordinanza se avvenuta in udienza, o altrimenti decorrente

dalla comunicazione dell'ordinanza medesima. Il reclamo è presentato con semplice dichiarazione nel verbale

50

d'udienza, o con ricorso al giudice istruttore. Se il reclamo è presentato in udienza, il giudice assegna nella

stessa udienza, ove le parti lo richiedono, il termine per la comunicazione di una memoria, e quello

successivo per la comunicazione di una replica. Se il reclamo è proposto con ricorso, questo è comunicato a

mezzo della cancelleria alle altre parti, insieme con decreto, in calce, del giudice istruttore, che assegna un

termine per la comunicazione dell'eventuale memoria di risposta. Scaduti tali termini, il collegio provvede

entro i quindici giorni successivi.

Ex art 631 invece, se nel corso del processo esecutivo NESSUNA DELLE PARTI SI PRESENTA ALL'UDIENZA,

fatta eccezione per quella in cui ha luogo la vendita, IL GIUDICE DELL'ESECUZIONE FISSA UNA UDIENZA

SUCCESSIVA DI CUI IL CANCELLIERE DÀ COMUNICAZIONE ALLE PARTI. SE NESSUNA DELLE PARTI SI

PRESENTA ALLA NUOVA UDIENZA, IL GIUDICE DICHIARA CON ORDINANZA L'ESTINZIONE DEL PROCESSO

ESECUTIVO (si tratta qui sempre di ESTIONZIONE PER INATTIVITA’ DELLE PARTI). E’ possibile fare reclamo a

norma dell’'ultimo comma dell'articolo 630.

 La cassazione ha però specificato che tale assenza deve riguardare sia il creditore procedente che i

creditori intervenuti muniti di titolo.

Va rilevato che invece, il venir meno dei presupposti del processo esecutivo (ad es. l’efficacia del titolo

esecutivo) NON causa l’estinzione del processo, potendo al massimo essere oggetto di un atto di

opposizione all’esecuzione, il quale avrebbe quindi come effetto di aprire un procedimento di esecuzione

nel quale potrà, eventualmente, essere dichiarato estinto il processo (es. per cessazione della materia del

contendere), a meno che questo non prosegua ad opera dei creditori intervenuti (salvo il caso in cui sia

stata fatta eccezione di nullità o inesistenza originaria dell’atto di pignoramento iniziale).

Ex art 632, CON L'ORDINANZA CHE PRONUNCIA L'ESTINZIONE È DISPOSTA SEMPRE LA CANCELLAZIONE

DELLA TRASCRIZIONE DEL PIGNORAMENTO (quando si tratti di pignoramento di beni immobili). Con la

medesima ordinanza il giudice dell'esecuzione provvede alla liquidazione delle spese sostenute dalle parti,

se richiesto e alla liquidazione dei compensi spettanti all'eventuale delegato ai sensi dell'articolo 591-bis.

SE L'ESTINZIONE DEL PROCESSO ESECUTIVO SI VERIFICA PRIMA DELL'AGGIUDICAZIONE O

DELL'ASSEGNAZIONE, ESSA RENDE INEFFICACI GLI ATTI COMPIUTI (ciò ad eccezione dell’opposizione

all’esecuzione o all’esecuzione di terzo, i quali, avendo ad oggetto diritti sostanziali, possono proseguire

nonostante l’estinzione del processo esecutivo qualora ‘opponente ne abbiano l’interesse); SE AVVIENE

DOPO L'AGGIUDICAZIONE O L'ASSEGNAZIONE, LA SOMMA RICAVATA (che fino al provvedimento di

distribuzione appartiene ancora al debitore) È CONSEGNATA AL DEBITORE (in caso di assegnazione

satisfattiva, non sarà restituito nulla al debitore). […]

Si applica la disposizione dell'articolo 310 ultimo comma (per cui l’estinzione rende inefficaci gli atti

compiuti, ma non le sentenze di merito pronunciate nel corso del processo e le pronunce che regolano la

competenza).

La disciplina fin qui vista è comune alle varie tipologie di rito esecutivo. Bisogna ora passare allo studio

specifico della disciplina: 1) dell’ESPROPRIAZIONE, 2) dell’ESECUZIONE FORZATA PER RILASCIO DI BENI

IMMOBILI, o 3) per la CONSEGNA DI BENI MOBILI, e 4) dell’esecuzione forzata DEGLI OBBLIGHI DI FARE O

NON FARE. 51

L’ESPROPRIAZIONE (esecuzione forzata di crediti di denaro)

Ex art 2910 cc, il creditore, per conseguire quanto gli è dovuto (in termini di crediti di denaro), può fare

espropriare i beni del debitore, secondo le regole stabilite dal Codice di procedura civile. Possono essere

1

espropriati anche i beni di un terzo quando sono vincolati a garanzia del credito (espropriazione nei

2

confronti di un terzo proprietario) o quando sono oggetto di un atto che è stato revocato perché compiuto

in pregiudizio del creditore (ossia sia stata esperita vittoriosamente un’azione revocatoria, la quale abbia

sancito l’inefficacia dell’atto conseguito unicamente in danno del creditore).

L’espropriazione forzata è in pratica quel procedimento esecutivo consistente nel sottrarre coattivamente

al debitore determinati beni appartenenti al suo patrimonio e quindi trasformarli in denaro, al fine di

destinarli alla soddisfazione delle pretese del creditore, in conseguenza della responsabilità patrimoniale ex

art 2740 cc.

La disciplina dell’espropriazione concerne quindi le modalità per sottrarre i beni dalla disponibilità giuridica

del debitore (PIGNORAMENTO), e la loro trasformazione coattiva in denaro (Vendita Forzata o

Assegnazione Diretta). È altresì possibile che al procedimento di espropriazione aderiscano anche dei

creditori terzi, c.d. “intervenienti”, al fine di partecipare ala ripartizione della somma ricavata dalla vendita

forzata. A differenza dei beni oggetto dell’espropriazione, questa può essere mobiliare, immobiliare, ovvero

può essere “presso terzi”. Tali azioni di espropriazione possono altresì essere cumulate, salvo la possibilità

del debitore di chiedere al giudice dell’espropriazione di limitare l’espropriazione al mezzo che esso scelga,

ovvero in mancanza scelto dal giudice, quando l’azione cumulativa risulti eccesiva e non sia necessaria in

relazione dall’entità del credito da soddisfare, tenuti conto anche dei crediti degli intervenienti.

 Ad esempio l’art 517 cpc prevede in particolare che il pignoramento deve essere eseguito sulle

cose che l'ufficiale giudiziario ritiene di più facile e pronta liquidazione, nel limite di un presumibile

valore di realizzo pari all'importo del credito precettato aumentato della metà. In ogni caso

l'ufficiale giudiziario deve preferire il denaro contante, gli oggetti preziosi e i titoli di credito e ogni

altro bene che appaia di sicura realizzazione.

Ex art 484 cpc, l'espropriazione è diretta da un giudice. La nomina del giudice dell'esecuzione è fatta dal

presidente del tribunale, su presentazione a cura del cancelliere del fascicolo (fascicolo dell’esecuzione)

entro due giorni dalla sua formazione. Si applicano al giudice della esecuzione le disposizioni degli articoli

174 (sull’immutabilità del giudice istruttore) e 175 (sui poteri direttivi ed ordinatori del procedimento del

giudice istruttore).

Ex art 487 cpc, salvo che la legge disponga altrimenti, i provvedimenti del giudice dell'esecuzione sono dati

con ordinanza, che può essere dal giudice stesso modificata o revocata finché non abbia avuto esecuzione

[la cassazione è comunque orientata a limitare tale modificabilità/revocabilità solo sussistendo ragioni di

ordine oggettivo].

 Per le ordinanze del giudice dell'esecuzione si osservano le disposizioni degli articoli 176 (che

dispone che le ordinanze del giudice istruttore si ritengono conosciute dalle parti presenti e da

quelle che dovevano comparire se pronunciate in udienza, e che dovranno invece essere date in

comunicazione dal cancelliere in caso siano pronunciate fuori udienza) e seguenti in quanto

applicabili e quella dell'articolo 186 (per cui sulle domande ed eccezioni delle parti il giudice

istruttore, sentitele loro ragioni, darà in udienza i provvedimenti opportuni, salvo potersi riservare di

pronunciarsi entro i 5 gg successivi). 52

Ex art 488 cpc il cancelliere forma per ogni procedimento d'espropriazione un fascicolo (c.d. fascicolo

dell’esecuzione), nel quale sono inseriti tutti gli atti compiuti dal giudice, dal cancelliere e dall'ufficiale

giudiziario, e gli atti e documenti depositati dalle parti e dagli eventuali interessati. Il presidente del

tribunale competente per l'esecuzione o il giudice dell'esecuzione stessa può autorizzare il creditore a

depositare (nel fascicolo), in luogo dell'originale, una copia autentica del titolo esecutivo, con obbligo di

presentare l'originale a ogni richiesta del giudice.

Ex art 485 cpc quando la legge richiede o il giudice ritiene necessario che le parti ed eventualmente altri

interessati siano sentiti, il giudice stesso fissa con decreto l'udienza alla quale il creditore pignorante, i

creditori intervenuti, il debitore ed eventualmente gli altri interessati debbono comparire davanti a lui; il

decreto è comunicato dal cancelliere. Se risulta o appare probabile che alcuna delle parti non sia comparsa

per cause indipendenti dalla sua volontà, il giudice dell'esecuzione fissa una nuova udienza della quale il

cancelliere dà comunicazione alla parte non comparsa.

Ex art 486, le domande e le istanze delle parti, se la legge non dispone altrimenti, sono proposte al giudice

dell'esecuzione oralmente quando avvengono all'udienza, e con ricorso da depositarsi in cancelleria negli

altri casi.

Per quanto riguarda le comunicazioni da effettuarsi verso le parti, ex art 489 le notificazioni e le

comunicazioni ai creditori pignoranti si fanno nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nell'atto di

precetto; quelle ai creditori intervenuti, nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nella domanda

d'intervento. In mancanza di dichiarazione di residenza o di elezione di domicilio le notificazioni possono

farsi presso la cancelleria del giudice competente per l'esecuzione.

Ex art 490, quando la legge dispone che di un atto esecutivo sia data pubblica notizia, un avviso contenente

tutti i dati, che possono interessare il pubblico, deve essere affisso per tre giorni continui nell'albo

dell'ufficio giudiziario davanti al quale si svolge il procedimento esecutivo. Il giudice deve altresì disporre

che l'avviso sia inserito almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte

o della data dell'incanto una o più volte sui quotidiani di informazione locali aventi maggiore diffusione

nella zona interessata o, quando opportuno, sui quotidiani di informazione nazionale e, quando occorre,

che sia divulgato con le forme della pubblicità commerciale. La divulgazione degli avvisi con altri mezzi

diversi dai quotidiani di informazione deve intendersi complementare e non alternativa. Sono equiparati ai

quotidiani, i giornali di informazione locale, multisettimanali o settimanali editi da soggetti iscritti al

Registro operatori della comunicazione (ROC) e aventi caratteristiche editoriali analoghe a quelle dei

quotidiani che garantiscono la maggior diffusione nella zona interessata. Nell'avviso è omessa l'indicazione

del debitore.

 In caso di espropriazione di beni mobili registrati, per un valore superiore a 25mila euro, e di beni

immobili, lo stesso avviso, unitamente a copia dell'ordinanza del giudice e della relazione di stima

redatta ai sensi dell'articolo 173-bis delle disposizioni di attuazione del presente codice, è altresì

inserito in appositi siti internet almeno quarantacinque giorni prima del termine per la

presentazione delle offerte o della data dell'incanto. PIGNORAMENTO

Ex art 491, la prima fase dell’espropriazione forzata è costituita dal (fatta eccezione

unicamente per l’espropriazione delle cose soggette a pegno o ipoteca). Funzione del pignoramento è

quella di VINCOLARE I BENI DEL DEBITORE ALLA SODDISFAZIONE DEL CREDITO PER IL QUALE IL CREDITORE

PROCEDENTE AGISCE, NONCHÉ DI QUELLI PER I QUALI I CREDITORI TERZI SIANO SUCCESSIVAMENTE

INTERVENUTI (c.d. “cristallizzazione dello stato giuridico” dei beni pignorati). I beni rimangono quindi nella

53

disponibilità materiale del debitore: difatti il pignoramento serve unicamente a rendere INEFFICACI nei

confronti del creditore/i gli atti con i quali il debitore intenda alienare le cose pignorate (o comunque

disporne in modo da farle uscire dal suo patrimonio). Tale inefficacia è però RELATIVA nel senso che varrà

solo nei confronti dell’espropriazione: un eventuale atto di cessione del bene pignorato infatti sarà di per sé

formalmente valido ed efficace, ma comunque sia non impedirà al processo esecutivo di procedere con la

vendita forzata degli stessi [pertanto l’eventuale estinzione del processo prima della vendita restituirà

all’atto di cessione piena efficacia].

 Tale inefficacia è generalmente definita come SOSTANZIALE (Mandrioli) ma dovrebbe ritenersi più

corretto definirla come PROCESSUALE, dato che i suoi effetti sono legati all’esistenza ed agli scopi

dell’esecuzione forzata, non rilevando invece per i rapporti tra le parti esterni a tale procedimento.

A tal proposito l’art 2913 cc dispone difatti che NON HANNO EFFETTO IN PREGIUDIZIO DEL CREDITORE

PIGNORANTE E DEI CREDITORI CHE INTERVENGONO (a cui si estendono gli effetti dell’azione del creditore

procedente) NELL'ESECUZIONE GLI ATTI DI ALIENAZIONE DEI BENI SOTTOPOSTI A PIGNORAMENTO

(inefficacia relativa), SALVI GLI EFFETTI DEL POSSESSO DI BUONA FEDE PER I MOBILI NON ISCRITTI IN

PUBBLICI REGISTRI.

 Parte della dottrina ritiene che si tratti questa però di una inefficacia (relativa) meramente

processuale e non sostanziale, pertanto tuti i rapporti tra il bene e il creditore al di fuori del

processo avranno come controparte l’avente causa del debitore, e non il debitore stesso (fermo

restando che non può l’acquirente fare opposizione di terzo facendo valere NEL processo esecutivo il

trasferimento della proprietà del bene pignorato anche per effetto dell’art 111 cpc sulla successione

a titolo particolare nel diritto controverso).

 Il pignoramento è anche detto “vincolo a porta aperta” in quante questo ha effetti nei confronti sia

del creditore procedente, sia dei creditori intervenuti successivamente (è invece “vincolo a porta

chiusa” ad es. la trascrizione della domanda giudiziale, che produce i suoi effetti solo nei confronti

di chi l’abbia richiesta).

Ex art 559 cpc, col pignoramento (salvo eccezioni) il debitore è costituito custode dei beni pignorati e di

tutti gli accessori, comprese le pertinenze, e i frutti senza diritto a compenso.

Su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto, il giudice dell'esecuzione, sentito

il debitore, può nominare custode una persona diversa dallo stesso debitore. Il giudice provvede (sempre) a

nominare una persona diversa quando l'immobile non sia occupato dal debitore. Il giudice provvede alla

sostituzione del custode in caso di inosservanza degli obblighi su di lui incombenti.

Il giudice, se custode dei beni pignorati è il debitore e salvo che per la particolare natura degli stessi

ritenga che la sostituzione non abbia utilità, dispone, al momento in cui pronuncia l'ordinanza con cui è

autorizzata la vendita o disposta la delega delle relative operazioni, che custode dei beni medesimi sia la

persona incaricata delle dette operazioni o l'istituto di cui al primo comma dell'articolo 534. Qualora tale

istituto non sia disponibile o debba essere sostituito, è nominato custode altro soggetto.

I provvedimenti di cui ai commi che precedono sono pronunciati con ordinanza non impugnabile.

Ex art 2914 cc poi, NON HANNO EFFETTO IN PREGIUDIZIO del creditore pignorante e dei creditori che

intervengono nell'esecuzione, sebbene anteriori al pignoramento:

1) le alienazioni di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri, che siano state trascritte

successivamente al pignoramento; 54

2) le cessioni di crediti che siano state notificate al debitore ceduto o accettate dal medesimo

successivamente al pignoramento;

3) le alienazioni di universalità di mobili che non abbiano data certa;

4) LE ALIENAZIONI DI BENI MOBILI DI CUI NON SIA STATO TRASMESSO IL POSSESSO ANTERIORMENTE AL

PIGNORAMENTO (con perdita della proprietà per il terzo cessionario), SALVO CHE RISULTINO DA ATTO

SCRITTO AVENTE DATA CERTA [nel caso non sia stato trasferito il possesso] (resa tale o per autentica di

notaio, o grazie ad altri atti che abbiano l’effetto di renda conoscibile per i terzi) –questa sembra

un’eccezione alla regola generale per cui il possesso in buon fede vale titolo ex art 1155 cc, ma in realtà non

lo è perché il creditore NON acquista, con il pignoramento, il possesso del bene.

Ex art 2915 cc, NON HANNO EFFETTO IN PREGIUDIZIO del creditore pignorante e dei creditori che

intervengono nell'esecuzione (5) gli atti che importano vincoli di indisponibilità (es. sequestro conservativo,

servitù, ecc.), se NON sono stati trascritti PRIMA del pignoramento, quando hanno per oggetto beni

immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri e, negli altri casi, se non hanno data certa anteriore al

pignoramento.

NON HANNO EFFETTO IN PREGIUDIZIO del creditore pignorante e dei creditori che intervengono

nell'esecuzione (6) GLI ATTI E LE DOMANDE PER LA CUI EFFICACIA RISPETTO AI TERZI ACQUIRENTI LA LEGGE

RICHIEDE LA TRASCRIZIONE, SE SONO TRASCRITTI SUCCESSIVAMENTE AL PIGNORAMENTO.

 Quindi ad es. l’eventuale trascrizione di una domanda di rivendicazione di un bene già sottoposto a

pignoramento non sarà opponibile ai ceditori pignoranti (ed infatti l’eventuale proprietario effettivo

del bene sottoposto a pignoramento dovrà agire con opposizione di terzo all’esecuzione, e NON

quindi con una domanda autonoma nei confronti del debitore).

Ex art 2917 cc, SE oggetto del pignoramento è un credito, (7) l'estinzione di esso per cause verificatesi in

epoca successiva al pignoramento NON HA EFFETTO IN PREGIUDIZIO del creditore pignorante e dei

creditori che intervengono nell'esecuzione.

 Ex art 2916 cc, DOPO il pignoramento sono INEFFICACI sia l’iscrizione di ipoteche sia la costituzione

di privilegi sui beni del debitore.

Ex art 492 comma 1 salve le forme particolari previste, IL PIGNORAMENTO CONSISTE IN UNA INGIUNZIONE

CHE L'UFFICIALE GIUDIZIARIO FA AL DEBITORE DI ASTENERSI DA QUALUNQUE ATTO DIRETTO A SOTTRARRE

ALLA GARANZIA DEL CREDITO ESATTAMENTE INDICATO I BENI CHE SI ASSOGGETTANO ALLA

ESPROPRIAZIONE E I FRUTTI DI ESSI (infatti sono sottoposti a pignoramento anche i frutti dei beni pignorati

dal momento del pignoramento stesso).

 Come già detto, l’ufficiale giudiziario porrà in essere tale atto su prima istanza verbale del creditore,

dietro l’esibizione del titolo esecutivo e del precetto debitamente notificati. Si noti che qui non è

richiesta l’indicazione di beni determinati, ma solo il tipo di pignoramento con cui si voglia agire (es.

verso beni mobili, immobili, ecc.). Con quest’atto infatti si concreta nel caso specifico il generico

assoggettamento di tutti i beni del debitore alla soddisfazione dei suoi debiti derivante dalla

responsabilità patrimoniale ex 2740 cc.

 [Ovviamente sarà il creditore che dovrà indicare all’ufficiale giudiziario, all’atto della esibizione del

precetto, se intende procedere con pignoramento mobiliare, immobiliare, ecc.; tale indicazione non

55

può essere eccessivamente generica, ne in senso positivo, con indicazione di tutti i pignoramenti

esperibili, ne in senso negativo].

L’articolo quindi continua, sancendo nei commi successivi che il pignoramento deve altresì contenere [A

PENA DI NULLITA’] l'invito rivolto al debitore ad effettuare presso la cancelleria del giudice dell'esecuzione

la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio in uno dei comuni del circondario in cui ha sede il

giudice competente per l'esecuzione con l'avvertimento che, in mancanza ovvero in caso di irreperibilità

presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o comunicazioni a lui dirette

saranno effettuate presso la cancelleria dello stesso giudice. Il pignoramento deve anche contenere

l'avvertimento al debitore della facoltà ex art 495 cpc (sostituzione dei beni pignorati con una somma di

denaro).

Quando per la soddisfazione del creditore procedente i beni assoggettati a pignoramento appaiono

INSUFFICIENTI ovvero per essi appare manifesta la LUNGA DURATA della liquidazione l'ufficiale giudiziario

invita il debitore ad INDICARE ULTERIORI BENI utilmente pignorabili (al fine quindi di allargare il

pignoramento), i luoghi in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo della sanzione

penale prevista per l'omessa o falsa dichiarazione ad un’autorità pubblica. Della dichiarazione del debitore

è redatto processo verbale che lo stesso sottoscrive.

 Se sono indicate cose mobili queste, dal momento della dichiarazione, sono considerate pignorate anche agli

effetti dell'articolo 388 terzo comma cp e l'ufficiale giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si trovano

per gli adempimenti di cui all'articolo 520 oppure, quando tale luogo è compreso in altro circondario,

trasmette copia del verbale all'ufficiale giudiziario territorialmente competente. Se sono indicati crediti o

cose mobili che sono in possesso di terzi il pignoramento si considera perfezionato nei confronti del debitore

esecutato dal momento della dichiarazione e questi è costituito custode della somma o della cosa anche agli

effetti dell'articolo 388 quarto comma cp quando il terzo, prima che gli sia notificato l'atto di cui all'articolo

543, effettua il pagamento o restituisce il bene. Se sono indicati beni immobili il creditore procede

(automaticamente) ai sensi degli articoli 555 e seguenti (sulle modalità di espropriazione dell’immobile).

In più, ex comma 6, qualora a seguito di intervento di altri creditori chirografari il compendio pignorato sia

divenuto insufficiente, il creditore procedente può richiedere all'ufficiale giudiziario di procedere ai sensi

dei precedenti commi, al fine dell’esercizio della facoltà ex art 499 comma 4 (riguardante la possibilità per il

creditore procedente di essere preferito in sede di distribuzione qualora i creditori intervenuti non abbiano

esteso il pignoramento agli ulteriori beni da lui indicati nonostante il suo invito).

 In ogni caso l'ufficiale giudiziario, ai fini della ricerca delle cose e dei crediti da sottoporre ad

esecuzione, quando non individua beni utilmente pignorabili oppure le cose e i crediti pignorati o

indicati dal debitore appaiono insufficienti a soddisfare il creditore procedente e i creditori

intervenuti, su richiesta del creditore procedente, rivolge richiesta ai soggetti gestori dell'anagrafe

tributaria e di altre banche dati pubbliche. La richiesta, eventualmente riguardante più soggetti nei

cui confronti procedere a pignoramento, deve indicare distintamente le complete generalità di

ciascuno, nonché quelle dei creditori istanti. L'ufficiale giudiziario ha altresì facoltà di richiedere

l'assistenza della forza pubblica, ove da lui ritenuto necessario.

o Ex comma 8 altresì, se il debitore è un imprenditore commerciale l'ufficiale giudiziario, negli stessi

casi di cui al settimo comma e previa istanza del creditore procedente, con spese a carico di questi,

invita il debitore a indicare il luogo ove sono tenute le scritture contabili e nomina un commercialista

o un avvocato ovvero un notaio iscritto nell'elenco di cui all'articolo 179-ter delle disposizioni per

l'attuazione del presente codice per il loro esame al fine dell'individuazione di cose e crediti

pignorabili. Il professionista nominato può richiedere informazioni agli uffici finanziari sul luogo di

56

tenuta nonché sulle modalità di conservazione, anche informatiche o telematiche, delle scritture

contabili indicati nelle dichiarazioni fiscali del debitore e vi accede ovunque si trovi, richiedendo

quando occorre l'assistenza dell'ufficiale giudiziario territorialmente competente. Il professionista

trasmette apposita relazione con i risultati della verifica al creditore istante e all'ufficiale giudiziario

che lo ha nominato, che provvede alla liquidazione delle spese e del compenso. Se dalla relazione

risultano cose o crediti non oggetto della dichiarazione del debitore, le spese dell'accesso alle

scritture contabili e della relazione sono liquidate con provvedimento che costituisce titolo esecutivo

.

contro il debitore

Quando la legge richiede che l'ufficiale giudiziario nel compiere il pignoramento sia munito del titolo

esecutivo, il presidente del tribunale competente per l'esecuzione può concedere al creditore

l'autorizzazione a depositare, in luogo dell’originale, una copia autentica dello stesso titolo esecutivo.

1

Quando il pignoramento non sia stato ancora effettuato, ex art 494, Il debitore può EVITARE IL

PIGNORAMENTO, VERSANDO nelle mani dell'ufficiale giudiziario la somma per cui si procede e l'importo

delle spese, con l'incarico di consegnarli al creditore (come forma di ADEMPIMENTO LIBERTORIO, in forza di

una esecuzione indiretta). All'atto del versamento si può stabilire riserva di ripetere la somma versata.

 In tal caso, non avvenendo il pignoramento, non si avrà proprio l’inizio del processo espropriativo. Il

denaro quindi verrà consegnato direttamente dall’ufficiale giudiziario al debitore, con

soddisfazione delle sue ragioni.

2

Si può invece EVITARE IL PIGNORAMENTO DI COSE, DEPOSITANDO nelle mani dell'ufficiale giudiziario, in

luogo di esse come oggetto di pignoramento, una somma di denaro eguale all'importo del credito o dei

crediti per cui si procede e delle spese, aumentato di due decimi [c.d. CONVERSONE DEL PIGNORAMENTO

c.d. antecedente].

 In tal caso quindi il pignoramento avverrà comunque, ma invece che sui beni del debitore sulla

somma che questi metta a disposizione dell’ufficiale giudiziario. Il debitore può gire in tal senso

qualora voglia comunque agire in opposizione, ma anche proteggere la disponibilità sui suoi beni.

Ex art 495, DOPO l’effettuazione del pignoramento, e PRIMA che sia disposta la vendita o l'assegnazione, il

debitore può chiedere di SOSTITUIRE alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle

spese di esecuzione, all'importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del

capitale, degli interessi e delle spese (c.d. CONVERSIONE IN SENSO STRETTO o successiva). Unitamente

all'istanza deve essere depositata in cancelleria, a pena di inammissibilità, una somma non inferiore ad un

quinto dell'importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori

intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data

prova documentale. La somma è depositata dal cancelliere presso un istituto di credito indicato dal giudice.

A

LA SOMMA DA SOSTITUIRE AL BENE PIGNORATO È DETERMINATA CON ORDINANZA DAL GIUDICE

DELL'ESECUZIONE (totale ammontare dei crediti fati valere nel processo), SENTITE LE PARTI IN UDIENZA

NON OLTRE TRENTA GIORNI DAL DEPOSITO DELL'ISTANZA DI CONVERSIONE.

Qualora le cose pignorate siano costituite da beni immobili, il giudice con la stessa ordinanza può

disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine

massimo di 18 mesi la somma data in sostituzione, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale

pattuito ovvero, in difetto, al tasso legale. I beni immobili sono liberati dal pignoramento con il versamento

dell'intera somma. 57

B

CON L'ORDINANZA CHE AMMETTE LA SOSTITUZIONE, IL GIUDICE DISPONE CHE LE COSE

PIGNORATE SIANO LIBERATE DAL PIGNORAMENTO E CHE LA SOMMA VERSATA VI SIA SOTTOPOSTA IN

LORO VECE. L'istanza può essere avanzata una sola volta a pena di inammissibilità.

Qualora il debitore ometta il versamento dell'importo determinato dal giudice, ovvero ometta o

ritardi di oltre 15 giorni il versamento anche di una sola delle rate previste, LE SOMME VERSATE SARANNO

INGLOBATE NEI BENI PIGNORATI. Il giudice dell'esecuzione, su richiesta del creditore procedente o

creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, dispone senza indugio la vendita di questi ultimi.

 In caso di conversione in senso stretto, il valore di riferimento non è il valore del bene ma il valore

del credito complessivo di tutti i creditori (procedente e intervenuti).

Ex art 496, su istanza del debitore o anche d'ufficio, quando il valore dei beni pignorati è superiore

all'importo delle spese e dei crediti di cui all'articolo 495, il giudice, sentiti il creditore pignorante e i

creditori intervenuti, può disporre la RIDUZIONE del pignoramento.

Ex art 497, il PIGNORAMENTO PERDE EFFICACIA QUANDO DAL SUO COMPIMENTO SONO TRASCORSI

NOVANTA GIORNI SENZA CHE SIA STATA RICHIESTA L'ASSEGNAZIONE O LA VENDITA [tale efficacia cessa in

ogni caso di chiusura anticipata del processo esecutivo].

 La legge dichiara espressamente l’impignorabilità di determinati beni mobili: sono i beni della PA

che appartengono al patrimonio indisponibile o che abbiano una destinazione effettiva e già

determinata ad un pubblico servizio (in base a tale ragionamento si giustifica l’impignorabilità del

denaro della PA, il quale sarebbe già sottoposto a vincolo di destinazione dovuto al suo necessario

inserimento nel bilancio).

Per quanto riguarda la FORMA del pignoramento, questa deve essere fatta con atto scritto

nell’espropriazione presso terzi ed in quella immobiliare, verbalmente nell’espropriazione mobiliare presso

il debitore, anche se in questo caso deve comunque essere immediatamente redatto processo verbale.

L’atto o il verbale vengono poi depositati in cancelleria, per la formazione del fascicolo dell’esecuzione.

È però previsto all’art 502 che, salve le disposizioni speciali del codice civile, per l'espropriazione delle cose

date in pegno e dei mobili soggetti ad ipoteca si seguono le norme del presente codice, ma l'assegnazione o

la vendita può essere chiesta SENZA che sia stata preceduta da pignoramento. In tal caso il termine per la

istanza di assegnazione o di vendita decorre dalla notificazione del precetto.

Ex 493, più creditori possono con unico pignoramento colpire il medesimo bene. Il bene sul quale è già

stato compiuto un pignoramento può essere pignorato successivamente su istanza di uno o più creditori

(prima della sua vendita forzata, ovviamente). Ogni pignoramento ha effetto indipendente, anche se è

unito ad altri in unico processo.

Ex art 498, debbono essere AVVERTITI DELL'ESPROPRIAZIONE I CREDITORI CHE SUI BENI PIGNORATI

HANNO UN DIRITTO DI PRELAZIONE RISULTANTE DA PUBBLICI REGISTRI (ad es. oltre ai creditori ipotecari,

anche coloro che sono titolari di servitù iscritte nei pubblici registri). A tal fine è notificato a ciascuno di essi,

a cura del creditore pignorante ed entro cinque giorni dal pignoramento, un avviso contenente l'indicazione

del creditore pignorante, del credito per il quale si procede, del titolo e delle cose pignorate. In mancanza

della prova di tale notificazione, il giudice non può provvedere sull'istanza di assegnazione o di vendita.

Ex art 499 cpc, possono INTERVENIRE NELL'ESECUZIONE i creditori che nei confronti del debitore hanno un

1

credito fondato su titolo esecutivo, nonché i creditori che, al momento del pignoramento, avevano

58

2 3 4

eseguito un sequestro sui beni pignorati ovvero avevano un diritto di pegno o un diritto di prelazione

risultante da pubblici registri (ivi compresi i beneficiari di un provvedimento cautelare per somma di denaro)

5

ovvero erano titolari di un credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili obbligatorie

dell’imprenditore commerciale ( ).

di cui all'articolo 2214 del codice civile

 Si ricordi che (ex art 2741 cc) il creditore procedente NON è solo per tale posizione, rispetto agli

altri creditori intervenienti, preferito in sede di esecuzione, conseguendo tale preferenza soltanto

in forza di un diritto di prelazione [ossia ipoteca (la quale è garantita dall’iscrizione della stessa in

pubblici registri), pegno (ricordando però l’istituto dell’apprensione, il quale già rende il bene

protetto da pignoramento a meno che non si agisca con pignoramento presso terzi) o privilegio (che

tra i tre è il meno tutelato, in quanto generalmente non risultante da pubblici registri ne tutelato da

apprensione o ritenzione)].

Il ricorso (redatto con l’assistenza di un difensore munito di procura) deve essere depositato prima che

sia tenuta l'udienza in cui è disposta la vendita o l'assegnazione (RICORSO TEMPESTIVO), deve contenere

l'indicazione del credito e quella del titolo di esso, la domanda per partecipare alla distribuzione della

somma ricavata [atto con cui il creditore interveniente esercita la propria azione esecutiva] e la

dichiarazione di residenza o la elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente per

l'esecuzione. Se l'intervento ha luogo per un credito di somma di denaro risultante dalle scritture suddette,

al ricorso deve essere allegato, a pena di inammissibilità, l'estratto autentico notarile delle medesime

scritture rilasciato a norma delle vigenti disposizioni.

Il creditore PRIVO DI TITOLO ESECUTIVO che interviene nell'esecuzione deve notificare al debitore,

entro i dieci giorni successivi al deposito, copia del ricorso, nonché copia dell'estratto autentico notarile

attestante il credito se l'intervento nell'esecuzione ha luogo in forza di essa.

 L’efficacia dell’intervento non dipende dal permanere dell’efficacia del pignoramento originario,

purché la prosecuzione dell’esecuzione avvenga su impulso di un creditore intervenuto titolato

(sent. cass. 427/78). D’altra parte, tale soluzione può essere ricavato per analogia anche alla

circostanza per cui il procedimento esecutivo può estinguersi, per rinuncia agli atti, solo se tutti i

ceditori dotati di titolo esecutivo accettino di rinunciarvi.

Con la sent 21/2014 la cassazione ha specificato i limiti di tale istituto, per cui: 1) i creditori

intervenuti muniti di titolo possono proseguire il processo esecutivo solo nel caso in cui siano

intervenuti prima della dichiarazione di estinzione del processo; 2) è comunque necessario che il

vizio del titolo esecutivo del creditore procedete non sia originario, ma meramente sopravvenuto.

Sempre la cassazione nel 2009 (sent. 3531) aveva sostenuto una tesi parzialmente diversa, per cui

in realtà, anche se gli interventi titolati si giovano dell’azione del procedente il cui titolo venga

successivamente dichiarato invalido, il procedimento terminerebbe per tutti qualora i creditori

intervenuti non abbiano fatto dei pignoramenti successivi integrativi.

L’intervento TARDIVO da diritto soltanto a partecipare alla distribuzione della parte del ricavato

rimanente dopo la soddisfazione dei diritti del creditore pignorante, di quelli privilegiati e degli

intervenienti tempestivi, purché avvenga PRIMA del provvedimento di distribuzione nell’espropriazione

mobiliare, ovvero dopo l’udienza per la formazione del progetto di distribuzione nell’espropriazione

immobiliare. Tale limite temporale non vale però per i creditori dotati di autonomo titolo esecutivo, ne

quelli privilegiati. 59

1 2

 Ex art 500 cpc l'intervento dà diritto a partecipare alla distribuzione della somma ricavata, a

3

partecipare all'espropriazione del bene pignorato e a provocarne i singoli atti.

Al comma 4 dell’art 499 è stabilito poi che ai CREDITORI CHIROGRAFARI, intervenuti tempestivamente, il

creditore pignorante ha facoltà di indicare, con atto notificato o all'udienza in cui è disposta la vendita o

l'assegnazione, l'esistenza di altri beni del debitore utilmente pignorabili, e di invitarli ad estendere il

pignoramento se sono forniti di titolo esecutivo o, altrimenti, ad anticipare le spese necessarie per

l'estensione. SE i creditori intervenuti, senza giusto motivo, NON estendono il pignoramento ai beni indicati

entro il termine di trenta giorni, il creditore pignorante ha diritto di essere loro preferito in sede di

distribuzione.

Con l'ordinanza con cui è disposta la vendita o l'assegnazione il giudice fissa, altresì, udienza di

comparizione davanti a sé del debitore e dei creditori intervenuti privi di titolo esecutivo, disponendone la

notifica a cura di una delle parti. Tra la data dell'ordinanza e la data fissata per l'udienza non possono

decorrere più di sessanta giorni.

All'udienza di comparizione il debitore deve dichiarare quali dei crediti per i quali hanno avuto

luogo gli interventi egli intenda riconoscere in tutto o in parte, specificando in quest'ultimo caso la relativa

misura. Se il debitore non compare, si intendono riconosciuti tutti i crediti per i quali hanno avuto luogo

interventi in assenza di titolo esecutivo. In tutti i casi il riconoscimento rileva comunque ai soli effetti

dell'esecuzione (cioè non ha valore confessorio, e comunque meramente endoprocessuale).

I creditori intervenuti i cui crediti siano stati RICONOSCIUTI da parte del debitore partecipano alla

distribuzione della somma ricavata per l'intero ovvero limitatamente alla parte del credito per la quale vi sia

stato riconoscimento parziale. I creditori intervenuti i cui crediti siano stati viceversa DISCONOSCIUTI dal

debitore hanno diritto all'accantonamento delle somme che ad essi spetterebbero, ai sensi dell'articolo 510

terzo comma (per il tempo necessario a conseguire titolo esecutivo, e comunque per massimo 3 anni),

sempre che ne facciano istanza e dimostrino di avere proposto, nei trenta giorni successivi all'udienza di cui

al presente comma, l'azione necessaria affinché essi possano munirsi del titolo esecutivo.

 L’art 499 da per presupposto che, se il creditore intervenuto non titolato non sia riconosciuto,

questo debba necessariamente avviare un giudizio, senza tenere conto della possibilità che questo

sia già in corso (nel qual caso tale riconoscimento dovrà essere fatto valere in quest’ultimo).

Qualora poi l’intervento dovesse avvenire dopo l’istanza di assegnazione/vendita (il che è possibile

in determinate ipotesi, prese in considerazione dagli artt. 528, 551 e 564), il giudice d’esecuzione

dovrà comunque, con ordinanza autonoma, qualora si tratti di credito no titolato, richiedere il

riconoscimento del credito a norma dell’ultimo comma dell’art 499. In più l’art 499 da per scontato

che il titolo esecutivo sia giudiziale: nel caso non lo fosse l’accantonamento prescritto dall’ultimo

comma non sarà pertanto necessario.

Ex art 501, L'ISTANZA DI ASSEGNAZIONE O DI VENDITA DEI BENI PIGNORATI NON PUÒ ESSERE PROPOSTA

(da uno qualsiasi dei creditori) SE NON DECORSI DIECI GIORNI DAL PIGNORAMENTO (termine dilatorio),

tranne che per le cose deteriorabili, delle quali può essere disposta l'assegnazione o la vendita immediata.

Questa deve comunque essere fatta entro il termine perentorio di 90 GG dal pignoramento (termine

acceleratorio). 60

La vendita forzata può farsi con incanto (asta con offerte successive in aumento) o senza, secondo le forme

previste. Se la vendita è fatta in più volte o in più lotti, deve cessare quando il prezzo già ottenuto raggiunge

l'importo delle spese e dei crediti menzionati nell'articolo 495 comma primo.

Parte della dottrina ritiene che lo Stato, nella vendita forzata, non sottrae il bene al debitore, ma solo il

potere di alienarlo: tale opinione è avvalorata dal fatto che il denaro ricavato della vendita ancora gli

appartiene, venendogli restituita la parte residua dopo la spartizione tra i creditori. Si è comunque in

presenza di un acquisto a titolo derivativo, il quale avviene non in forza di uno scambio dei consensi, ma di

una serie di atti appartenenti al procedimento giudiziale: si ha da una parte l’agire dell’ufficio esecutivo, che

risponde ad una disciplina processualistica, idonea a produrre effetti sostanziali, e dall’altra l’agire

negoziale dell’acquirente. È comunque fatto salvo il principio del colpevole affidamento del terzo

acquirente ( ad es. affidamento alla serietà della procedura esecutiva, per cui restano fermi tutti gli atti a favore degli

aggiudicatari/acquirenti in caso di estinzione o chiusura anticipata del procedimento esecutivo, dovendo, nel caso non

).

fosse ancora terminata, proseguire l’individuazione del migliore offerente fino all’aggiudicazione definitiva

Ed infatti, ex art 2919 cc, la VENDITA FORZATA trasferisce all'acquirente i diritti che sulla cosa spettavano a

colui che ha subito l'espropriazione SALVI gli effetti del possesso di buona fede (possesso dell’acquirente

riguardante beni mobili, nel caso gli siano stati trasferiti beni che in realtà non erano del debitore –potendo

in tal caso il terzo proprietario eventualmente agire o con opposizione di terzo PRIMA della vendita, o con

azione di arricchimento senza causa contro il debitore nel caso agisca DOPO la vendita e il ricavato della

vendita sia già stato distribuito tra i creditori, ovvero, dimostrandone la mala fede, potrebbe agire in

rivendicazione contro l’acquirente o con azione di responsabilità contro il pignorante; qualora si trattasse di

beni immobili, il terzo proprietario, fermo che se titolare di una trascrizione anteriore al pignoramento

questo non gli è opponibile, potrà comunque agire in rivendicazione anche successivamente alla vendita del

bene, sul presupposto che il debitore non aveva diritto i disporre del bene pignorato; in tal caso, ex art 2927

l’acquirente potrà ripetere eccezionalmente quanto già pagato ai singoli creditori, potendo altresì agire

contro il pignorante, dimostrandone la malafede ).

NON sono però opponibili all'acquirente i diritti acquistati da terzi sulla cosa, SE i diritti stessi non

hanno effetto in pregiudizio del creditore pignorante e dei creditori intervenuti nell'esecuzione (anche

qualora non sono opponibili ai creditori intervenienti più diritti rispetto a quelli opponibili al procedente, ad

es. si tratti di creditori ipotecari).

L’ASSEGNAZIONE è invece l’attribuzione diretta del bene pignorato al creditore sulla base di un

determinato valore, su richiesta del creditore pignorante; se sono intervenuti altri creditori, l'assegnazione

può essere chiesta a vantaggio di uno solo o di più, d'accordo fra tutti.

 Però, ex art 2926, se l'assegnazione ha per oggetto beni mobili, i terzi che ne avevano la proprietà

possono, entro il termine di sessanta giorni dall'assegnazione, rivolgersi contro l'assegnatario che

ha ricevuto in buona fede il possesso, al solo scopo di ripetere la somma corrispondente al suo

credito soddisfatto con l'assegnazione (fermi i metodi detti in precedenza per rifarsi sul residuo del

valore del bene eventualmente distribuito –o non- tra gli altri creditori). La stessa facoltà spetta ai

terzi che avevano sulla cosa altri diritti reali, nei limiti del valore del loro diritto. L'assegnatario

conserva le sue ragioni nei confronti del debitore, ma si estinguono le garanzie prestate da terzi.

Ex art 507, l'assegnazione si fa mediante ordinanza del giudice dell'esecuzione contente l'indicazione

dell'assegnatario, del creditore pignorante, di quelli intervenuti, del debitore, ed eventualmente del terzo

proprietario, del bene assegnato e del prezzo di assegnazione.

61

 Ex art 508, nel caso di vendita o di assegnazione di un bene gravato da pegno o da ipoteca,

l'aggiudicatario o assegnatario, con l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione, può concordare col

creditore pignoratizio o ipotecario l'assunzione del debito con le garanzie ad esso inerenti,

liberando il debitore. In tal caso nel provvedimento di vendita o di assegnazione si deve menzionare

l'assunzione del debito.

Alla vendita forzata segue quindi la DISTRIBUZIONE DELLA SOMMA RICAVATA. Tale somma è formata da

quanto ricavato a titolo di prezzo della vendita (o assegnazione) delle cose pignorate.

Ex art 510, se vi è un solo creditore, allora detta somma gli verrà attribuita, sentito il debitore, fino alla

concorrenza del suo credito, interessi e spese processuali, restituendosi il residuo al debitore [è dubbio se,

qualora tale somma invece sia insufficiente a soddisfare le spese del procedente, questo potrebbe far valere

in altra sede il relativo credito].

In caso diverso la somma ricavata è dal giudice distribuita tra i creditori (procedente e

intervenienti), con riguardo alle cause legittime di prelazione e previo accantonamento delle somme che

spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte

riconosciuti dal debitore. Tale accantonamento è disposto dal giudice dell'esecuzione per il tempo ritenuto

necessario affinché i predetti creditori possano munirsi di titolo esecutivo e, in ogni caso, per un periodo di

tempo non superiore a tre anni.

Decorso il termine fissato, su istanza di una delle parti o anche d'ufficio, il giudice dispone la

comparizione davanti a sé del debitore, del creditore procedente e dei creditori intervenuti, con l'eccezione

di coloro che siano già stati integralmente soddisfatti, e dà luogo alla distribuzione della somma

accantonata tenuto conto anche dei creditori intervenuti che si siano nel frattempo muniti di titolo

esecutivo. La comparizione delle parti per la distribuzione della somma accantonata è disposta anche prima

che sia decorso il termine fissato se vi è istanza di uno dei predetti creditori e non ve ne siano altri che

ancora debbano munirsi di titolo esecutivo. Il residuo della somma ricavata, dopo l'ulteriore distribuzione

ovvero dopo che sia decorso il termine suddetto, è consegnato al debitore o al terzo che ha subito

l'espropriazione.

 La distribuzione fra i veri creditori è effettuata secondo un “progetto di distribuzione” costituito dal

giudice, il quale prevede in genere il riparto proporzionale ai crediti di ognuno, tenendo conto però

di eventuali privilegi (es. spese di giustizia) e cause di prelazione, nonché delle modalità di

distribuzione proprie di ciascun tipo di espropriazione.

Ex art 511, i creditori di un creditore avente diritto alla distribuzione possono chiedere di essere a lui

sostituiti, proponendo domanda a norma dell’articolo 499 secondo comma (sui tempi e contenuti del

ricorso). Il giudice dell’esecuzione provvede alla distribuzione anche nei loro confronti, MA le contestazioni

relative alle loro domande NON possono ritardare la distribuzione tra gli altri creditori concorrenti.

 Vi è in merito a tale istituto (c.d. sostituzione) un contrasto tra la giurisprudenza della cassazione e

quella di merito: per la prima infatti questo sarebbe un istituto di tipo “surrogatorio”, il quale

legittimerebbe il terzo creditore anche a provocare i singoli atti di espropriazione, mentre per la

seconda questi sarebbe legittimato unicamente a partecipare “passivamente” alla ripartizione del

ricavato. Parte della dottrina poi ritiene che, in base al richiamo all’art 499 la domanda, dovrebbe

presentare i medesimi requisiti richiesti per l’intervento ordinario, potendo però essere proposta

senza limiti temporali fino al deposito del provvedimento di distribuzione; la cassazione invece

62

ritiene che tale richiamo debba essere limitato, sei suoi effetti, alle sole modalità d’intervento nel

procedimento di esecuzione.

Ex art 512, SE, in sede di distribuzione, sorge CONTROVERSIA TRA I CREDITORI CONCORRENTI ovvero TRA

CREDITORE E DEBITORE O TERZO assoggettato all'espropriazione, CIRCA LA SUSSISTENZA O L'AMMONTARE

DI UNO O PIÙ CREDITI o CIRCA LA SUSSISTENZA DI DIRITTI DI PRELAZIONE, il giudice dell'esecuzione, sentite

le parti e compiuti i necessari accertamenti provvede con ordinanza (procedimento di cognizione

sommaria), impugnabile nelle forme e nei termini di cui all'articolo 617 secondo comma (sulle forme

dell’opposizione agli atti esecutivi effettuata dopo l’inizio dell’esecuzione –es. termine decdenziale di 20 gg).

Il giudice può, anche con tale l'ordinanza, sospendere, in tutto o in parte, la distribuzione della somma

ricavata (tale sospensione verrà comunque revocata automaticamente quando l’ordinanza diventerà

. CONTESTAZIONE IN SEDE DI DIRTRIBUZIONE

definitiva) [c.d ].

Il debitore ovviamente non potrà proporre con la contestazione in sede di distribuzione una medesima

contestazione fatta già valere in precedenza con l’opposizione all’esecuzione (ciò in quanto la natura della

contestazione ex art 512 presenta medesima natura della contestazione all’esecuzione, ossia la

contestazione nel merito del diritto ad agire in esecuzione). Non sarà possibile utilizzare la contestazione ex

512 neanche contro uno dei creditori intervenuti (ad es. non titolato e non riconosciuto), qualora fosse già

stata presentata domanda giudiziale autonoma avente medesimo contenuto (anche parziale) da quello (ad

es. al fine di ottenere un titolo esecutivo), potendo al massimo il debitore (ma anche eventualmente gli altri

creditori), in tal caso, far valere le proprie ragioni in quel procedimento (ovvero di intervenire con intervento

volontario adesivo autonomo ex art 105 comma 1 cpc, quando il contestante sia uno dei ceditori –il quae

agirà infatti non contro entrambe le parti del processo, ma solo contro il creditore terzo-).

 Parte della dottrina ritiene che l’ordinanza del giudice dell’esecuzione che dirime a contestazione

non abbia efficacia decisoria ma meramente endoprocessuale. Una diversa opinione ritiene che si

tratti invece di ordinanza sommaria con efficacia decisoria, per cui: 1) acquisterà efficacia di

giudicato se non impugnata; 2) la sua impugnazione farà accedere ad un processo di cognizione

piena di primo grado, la cui sentenza sarà impugnabile con i rimedi ordinari: ciò perché in questo

caso l’opposizione agli atti esecutivi è qui richiamata non nel suo contenuto sostanziale, ma solo

nelle sue forme, in quanto l’oggetto è la contestazione di un aspetto di merito della controversia e

non meramente di forma; tale lettura è rinforzata anche dal fatto che l’art 618, che dispone la non

impugnabilità della sentenza che decide sull’opposizione, non è richiamato dall’art 512, che invece

fa riferimento solo all’art 617, appunto sulle forme dell’opposizione agli atti esecutivi.

La dottrina prevalente è invece del parere che detta sentenza sia non impugnabile (restano

esperibile al massimo l’impugnazione straordinaria ex art 111 cost), e ciò in quanto si apre, in caso

di impugnazione nelle forme dell’opposizione agli atti esecutivi, una fase cognitiva di appendice

secondo il dettato dell’art 618 cpc, nella quale in più ogni creditore concorrente dovrebbe essere

litisconsorte necessario, cosi come il debitore. Secondo tale dottrina passerebbero comunque in

giudicato unicamente gli aspetti endoprocessuali della suddetta sentenza.

L’ESPROPRIAZIONE MOBILIARE (presso il debitore)

Abbiamo quindi visto che il pignoramento è atto dell’ufficiale giudiziario, il quale agisce a seguito

dell’istanza del creditore, dietro esibizione del titolo esecutivo e del precetto, entrami previamente

notificati. 63

Ex art 513 quindi, l'ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto, può ricercare le cose da

1 2 3

pignorare nella casa del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti. Può anche ricercarle sulla persona

del debitore, osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro. Quando è necessario aprire porte,

ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o da terzi, oppure allontanare persone che

disturbano l'esecuzione del pignoramento, l'ufficiale giudiziario provvede secondo le circostanze,

richiedendo, quando occorre, l'assistenza della forza pubblica. Il presidente del tribunale o un giudice da lui

delegato, su ricorso del creditore, può autorizzare con decreto l'ufficiale giudiziario a pignorare cose

4

determinate che non si trovano in luoghi appartenenti al debitore, MA delle quali egli può direttamente

disporre (agendosi altrimenti con le forme del pignoramento presso terzi). In ogni caso (senza

l’autorizzazione del presidente del tribunale) l'ufficiale giudiziario può sottoporre a pignoramento, secondo

le norme della presente sezione, le cose del debitore che il terzo possessore consente di esibirgli.

 Si ricordi che è possibile per il terzo, che pretenda avere la proprietà o altro diritto reale sui beni

pignorati, ricorrere all’ “opposizione di terzo” ex art 619. Se questo non dovesse attivarsi per

tempo, allora, salvo la possibilità di rivalersi sul debitore, non potrà può far valere i propri diritti sui

beni venduti/assegnati.

Si ricordi che NON saranno comunque pignorabili i beni mobili del terzo nella disponibilità del

creditore quando quello possa provare i propri diritti con atto scritto avente data certa.

Ex art 519, il pignoramento non può essere eseguito nei giorni festivi, né fuori delle ore indicate

nell'articolo 147 [prima delle 7 e dopo le 21], salvo che ne sia data autorizzazione dal presidente del

tribunale o un giudice da lui delegato. Il pignoramento iniziato nelle ore prescritte può essere proseguito

fino al suo compimento.

Quindi, ex art 517, il pignoramento deve essere eseguito sulle cose che l’ufficiale giudiziario ritiene di più

facile e pronta liquidazione, nel LIMITE DI UN PRESUMIBILE VALORE DI REALIZZO PARI ALL'IMPORTO DEL

CREDITO PRECETTATO (oggetto del precetto) AUMENTATO DELLA METÀ. In ogni caso l’ufficiale giudiziario

deve preferire: 1) il denaro contante, 2) gli oggetti preziosi, 3) i titoli di credito e 4) ogni altro bene che

appaia di sicura realizzazione.

Ex art 514 però, oltre alle cose dichiarate impignorabili da speciali disposizioni di legge, non si possono

pignorare (impignorabilità c.d. ASSOLUTA): 1) le cose sacre e quelle che servono all'esercizio del culto; 2)

l'anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli

armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la

lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto

indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i

mobili, meno i letti, di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;

3) i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre

persone indicate nel numero precedente; […] 5) le armi e gli oggetti che il debitore ha l'obbligo di

conservare per l'adempimento di un pubblico servizio; 6) le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in

generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione.

Gli artt. 515 e 516 invece prevedono casi di impignorabilità RELATIVA, per cui: 1) le cose, che il proprietario

(o il coltivatore) di un fondo vi tiene per il servizio e la coltivazione del medesimo, possono essere

pignorate separatamente dall'immobile soltanto in mancanza di altri mobili; tuttavia il giudice

dell'esecuzione, su istanza del debitore e sentito il creditore, può escludere dal pignoramento, con

ordinanza non impugnabile, quelle tra le cose suindicate che sono di uso necessario per la coltura

64

del fondo, o può anche permetterne l'uso, sebbene pignorate, con le opportune cautele per la loro

conservazione e ricostituzione; 2) gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l'esercizio della

professione, dell'arte o del mestiere del debitore possono essere pignorati nei limiti di un quinto,

quando il presumibile valore di realizzo degli altri beni rinvenuti dall'ufficiale giudiziario o indicati dal

debitore non appare sufficiente per la soddisfazione del credito; il predetto limite non si applica per i

debitori costituiti in forma societaria e in ogni caso se nelle attività del debitore risulta una prevalenza del

capitale investito sul lavoro; 3) i frutti non ancora raccolti o separati dal suolo non possono essere pignorati

separatamente dall'immobile a cui accedono, se non nelle ultime sei settimane anteriori al tempo ordinario

della loro maturazione, tranne che il creditore pignorante si assuma le maggiori spese della custodia […].

 Ovviamente tali limiti valgono solo per il debitore persona fisica, e non nel caso il debitore sia

invece una società.

In caso di errore dell’ufficiale giudiziario, tale impignorabilità potrà essere eventualmente fatta valere dal

debitore con l’opposizione all’esecuzione ex art 615 coma 2, in quanto non si tratterebbe di un vizio

formale, ma errore nell’esercizio dell’azione esecutiva.

L’ufficiale giudiziario quindi, scelte le cose da pignorare in base al loro valore (eventualmente coadiuvato da

un opportuno consulente) ingiunge il debitore di non sottrarre le cose scelte alla garanzia del credito,

provvedendo immediatamente a redigere processo verbale di tali operazioni, dando quindi atto

dell’ingiunzione compiuta e descrivendo le cose pignorate con la determinazione del loro valore.

Ex art 518, l'ufficiale giudiziario redige delle sue operazioni processo verbale nel quale dà atto

dell'ingiunzione [di cui all'articolo 492] e descrive le cose pignorate, nonché il loro stato, mediante

rappresentazione fotografica ovvero altro mezzo di ripresa audiovisiva, determinandone

approssimativamente il presumibile valore di realizzo con l'assistenza, se ritenuta utile o richiesta dal

creditore, di un esperto stimatore da lui scelto. Se il pignoramento cade su frutti non ancora raccolti o

separati dal suolo, l’ufficiale giudiziario ne descrive la natura, la qualità e l'ubicazione.

 Quando ritiene opportuno differire le operazioni di stima l'ufficiale giudiziario redige un primo

verbale di pignoramento, procedendo senza indugio e comunque entro il termine perentorio di

trenta giorni alla definitiva individuazione dei beni da assoggettare al pignoramento sulla base dei

valori indicati dall'esperto, al quale è consentito in ogni caso accedere al luogo in cui i beni si

trovano. Il giudice dell'esecuzione liquida le spese ed il compenso spettanti all'esperto, tenuto

conto dei valori di effettiva vendita o assegnazione dei beni o, in qualunque altro caso, sulla base

dei valori stimati.

Nel processo verbale l'ufficiale giudiziario fa relazione delle disposizioni date per conservare le cose

pignorate. SE il debitore NON è presente, l'ufficiale giudiziario rivolge l'ingiunzione alle persone indicate

nell'articolo 139 secondo comma [persona di famiglia o addetta alla casa, all’ufficio o all’azienda, purché

non minore di 14 anni e non palesemente incapace –capaci a ricevere la notificazione nel caso il destinatario

non si trovi nei luoghi indicati dalla legge-], e consegna loro un avviso dell’ingiunzione stessa per il debitore.

In mancanza di dette persone affigge l'avviso alla porta dell'immobile in cui ha eseguito il pignoramento.

Il processo verbale, il titolo esecutivo e il precetto devono essere depositati in cancelleria entro le

ventiquattro ore dal compimento delle operazioni. Il cancelliere al momento del deposito forma il fascicolo

dell’esecuzione. L’ufficiale giudiziario trasmette copia del processo verbale al creditore e al debitore che lo

richiedono a mezzo posta elettronica certificata ovvero, quando ciò non è possibile, a mezzo telefax o a

mezzo posta ordinaria. 65

Su istanza del creditore, da depositare non oltre il termine per il deposito dell’istanza di vendita, il

giudice, nominato uno stimatore quando appare opportuno, ordina L’INTEGRAZIONE DEL PIGNORAMENTO

se ritiene che il presumibile valore di realizzo dei beni pignorati sia inferiore a quello indicato nel primo

comma. In tale caso l’ufficiale giudiziario riprende senza indugio le operazioni di ricerca dei beni.

 Per quanto riguarda la pignorabilità delle quote delle SRL, l’art 2471 cc prescrive oggi che la

partecipazione (societaria) può formare oggetto di espropriazione. Il pignoramento si esegue

mediante notificazione al debitore e alla società e successiva iscrizione nel registro delle imprese.

L’ordinanza del giudice che dispone la vendita della partecipazione deve essere notificata alla

società a cura del creditore. Se la partecipazione NON è liberamente trasferibile e il creditore, il

debitore e la società non si accordano sulla vendita della quota stessa, la vendita ha luogo

all’incanto; ma la vendita è priva di effetto se, entro dieci giorni dall'aggiudicazione, la società

presenta un altro acquirente che offra lo stesso prezzo. Le disposizioni del comma precedente si

applicano anche in caso di fallimento di un socio. Ex art 2471 bis la partecipazione può altresì

formare oggetto di pegno, usufrutto e sequestro.

 Ex art 137 CPI sono altresì pignorabili i diritti patrimoniali di proprietà industriale.

Ex art 520, il danaro, i titoli di credito e gli oggetti preziosi colpiti dal pignoramento devono essere

consegnati dall'ufficiale giudiziario al cancelliere del tribunale. Il danaro deve essere depositato dal

cancelliere nelle forme dei depositi giudiziari, mentre i titoli di credito e gli oggetti preziosi sono custoditi

nei modi che il giudice dell'esecuzione determina. Per la conservazione delle altre cose l'ufficiale giudiziario

provvede, quando il creditore ne fa richiesta, trasportandole presso un luogo di pubblico deposito oppure

affidandole a un custode diverso dal debitore; nei casi di urgenza l’ufficiale giudiziario affida la custodia agli

istituti autorizzati di cui all'articolo 159 delle disposizioni per l'attuazione del presente codice.

 Il custode non ha diritto a compenso se non l'ha chiesto e se non gli è stato riconosciuto

dall'ufficiale giudiziario all'atto della nomina. Nessun compenso può attribuirsi alle persone indicate

nel primo comma dell'articolo 521.

Ex art 521, NON possono essere nominati custode il creditore o il suo coniuge senza il consenso del

debitore, né il debitore o le persone della sua famiglia che convivono con lui senza il consenso del creditore.

Il custode sottoscrive il processo verbale dal quale risulta la sua nomina. Al fine della conservazione delle

cose pignorate, l'ufficiale giudiziario autorizza il custode a lasciarle nell’immobile appartenente al debitore

ovvero a trasportarle altrove. Il custode NON può usare delle cose pignorate senza l'autorizzazione del

giudice dell'esecuzione e deve renderne conto a norma dell'art. 593.

Quando è depositata l’istanza di vendita il giudice dispone la sostituzione del custode nominando

un apposito istituto [di cui al primo comma dell'articolo 534] che entro trenta giorni, previo invio di

comunicazione contenente la data e l'orario approssimativo dell'accesso, provvede al trasporto dei beni

pignorati presso la propria sede o altri locali nella propria disponibilità. Le persone incaricate dall’istituto,

quando risulta necessario per apprendere i beni, possono aprire porte, ripostigli e recipienti e richiedere

l’assistenza della forza pubblica. Per i beni che risultano difficilmente trasportabili con l’impiego dei mezzi

usualmente utilizzati l'istituto può chiedere di essere autorizzato a provvedere alla loro custodia nel luogo

in cui si trovano.

Ex art 523, l'ufficiale giudiziario, che trova un PIGNORAMENTO GIÀ INIZIATO da altro ufficiale giudiziario,

continua le operazioni insieme con lui. Essi redigono unico processo verbale. Ex 524 invece, l'ufficiale

giudiziario, che trova un PIGNORAMENTO GIÀ COMPIUTO (c.d. SUCCESSIVO), ne dà atto nel processo

66

verbale descrivendo i mobili precedentemente pignorati, e quindi procede al pignoramento degli altri beni

o fa constare nel processo verbale che non ve ne sono.

Il processo verbale è depositato in cancelleria e inserito nel fascicolo formato in base al primo

A

pignoramento, SE quello successivo è compiuto ANTERIORMENTE alla udienza prevista nell’articolo 525

primo comma [udienza per l’autorizzazione della vendita o per l’assegnazione], ovvero alla presentazione

del ricorso per l'assegnazione o la vendita dei beni pignorati il cui valore non super i 20mila euro; in tal caso

il cancelliere ne dà notizia al creditore primo pignorante (il quale eventualmente potrà così chiedere

l’estensione del pignoramento fatto a tutela del proprio credito) e l’esecuzione si svolge in unico processo. Il

B

pignoramento successivo, SE è compiuto DOPO l'udienza di cui sopra ovvero dopo la presentazione del

ricorso predetto, ha gli effetti di un intervento tardivo rispetto ai beni colpiti dal primo pignoramento,

mentre se invece colpisce altri beni, per questi avrà luogo separato processo.

Nell’ambio dell’espropriazione forzata ex art 525 l'intervento dei creditori terzi deve avere luogo non oltre

la prima udienza fissata per l'autorizzazione della vendita o per l'assegnazione. Di tale intervento il

cancelliere dà notizia al creditore pignorante. Qualora il valore dei beni pignorati, determinato a norma

dell'articolo 518, non superi 20mila euro, l'intervento di cui al comma precedente deve aver luogo non oltre

la data di presentazione del ricorso, prevista dall'articolo 529 [di distribuzione del denaro e vendita dei

beni]. Ex art 526 questi partecipano all’espropriazione dei mobili pignorati e, se muniti di titolo esecutivo,

possono anche provocarne i singoli atti.

 Ex art 528, i creditori chirografari che intervengono successivamente ai termini di cui all’articolo

525 ma prima del provvedimento di distribuzione (INTERVENTO TARDIVO), concorrono alla

distribuzione della parte della somma ricavata che sopravanza dopo soddisfatti i diritti del creditore

pignorante, dei creditori privilegiati e di quelli intervenuti in precedenza. I creditori che hanno un

diritto di prelazione sulle cose pignorate, anche se intervengono a norma del comma precedente,

concorrono alla distribuzione della somma ricavata in ragione dei loro diritti di prelazione.

Come già visto, ex art 501, l’istanza di assegnazione o di vendita dei beni pignorati non può essere proposta

se non decorsi dieci giorni dal pignoramento, tranne che per le cose deteriorabili, delle quali può essere

disposta l'assegnazione o la vendita immediata. Ex art 529, decorso il termine di cui all’articolo 501, il

creditore pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono chiedere (tramite

ricorso) la distribuzione del danaro e la vendita di tutti gli altri beni. Dei titoli di credito e delle altre cose il

cui valore risulta dal listino di borsa o di mercato possono chiedere anche l'assegnazione. Al ricorso si deve

unire il certificato d'iscrizione dei privilegi gravanti sui mobili pignorati.

Ex art 530, sull’istanza di cui all’articolo 529 il giudice dell’esecuzione fissa L'UDIENZA PER L'AUDIZIONE

DELLE PARTI. All'udienza le parti possono fare OSSERVAZIONI circa l'assegnazione e circa il tempo e le

modalità della vendita, e debbono proporre, A PENA DI DECADENZA, le OPPOSIZIONI AGLI ATTI ESECUTIVI,

se non sono già decadute dal diritto di proporle (ossia sia già passato il termine decadenziale di 20 gg dl

compimento dell’atto se giudiziale, o dalla sua comunicazione se stragiudiziale –ricordando invece che

l’opposizione all’esecuzione e l’opposizione di terzo invece non sono sottoposte a termini decadenziali-).

Se NON vi sono opposizioni OVVERO se su di esse si raggiunge l'accordo delle parti comparse, il

giudice dell'esecuzione dispone con ordinanza l'assegnazione o la vendita. Se VI SONO opposizioni il giudice

dell'esecuzione le decide con sentenza e dispone con ordinanza l'assegnazione o la vendita (in tal caso

ovviamente NON si avrà automatica sospensione della procedura di esecuzione, ma il giudice potrà decidere

di sospenderla se lo ritiene opportuno, in applicazione della disciplina generale sull’opposizione agli atti

esecutivi ex art 618). 67

[Qualora siano intervenuti creditori terzi] saranno sentiti soltanto i creditori intervenuti nel termine

previsto dal secondo comma dell'articolo 525 (intervento tempestivo, avvenuto entro la prima udienza

fissata per l’assegnazione o la vendita).

 Il giudice può stabilire che il versamento della cauzione, la presentazione delle offerte, lo

svolgimento della gara, l’incanto e il pagamento del prezzo siano effettuati con modalità

telematiche (per eseguire la vendita telematiche è però necessario che il ministero della giustizia

emani un apposito decreto, il quale ne stabilisca le regole tecnico-operative).

 Il giudice può altresì stabilire che la pubblicità di cui all’art 490 comma 2 (in caso di espropriazione

di beni mobili registrati di valore superiore a 25mila euro) sia effettuata almeno 10 gg prima la

scadenza del termine per la presentazione delle offerte/data d’incanto.

Ex art 532, il giudice dell'esecuzione può DISPORRE LA VENDITA (FORZATA) SENZA INCANTO OVVERO

TRAMITE COMMISSIONARIO DEI BENI PIGNORATI. Le cose pignorate devono essere affidate all'ISTITUTO

VENDITE GIUDIZIARIE, ovvero, con provvedimento motivato, ad altro soggetto specializzato nel settore di

competenza, affinché proceda alla vendita in qualità di commissionario. Nello stesso provvedimento di cui

al primo comma il giudice, dopo avere sentito, se necessario, uno stimatore dotato di specifica

preparazione tecnica e commerciale in relazione alla peculiarità del bene stesso, fissa il prezzo minimo della

vendita e l'importo globale fino al raggiungimento del quale la vendita deve essere eseguita, e può imporre

al commissionario una cauzione. Se il valore delle cose risulta dal listino di borsa o di mercato, la vendita

non può essere fatta a prezzo inferiore al minimo ivi segnato.

Ex art 533, il commissionario assicura agli interessati la possibilità di esaminare, anche con modalità

telematiche, le cose poste in vendita almeno tre giorni prima della data fissata per l'esperimento di vendita

e non può consegnare la cosa all'acquirente prima del pagamento integrale del prezzo. Egli è tenuto in ogni

caso a documentare le operazioni di vendita mediante certificato, fattura o fissato bollato in doppio

esemplare, uno dei quali deve essere consegnato al cancelliere col prezzo ricavato dalla vendita, nel

termine stabilito dal giudice dell'esecuzione nel suo provvedimento. Qualora la vendita senza incanto non

avvenga nel termine di un mese dal provvedimento di autorizzazione, il commissionario, salvo che il

termine sia prorogato su istanza di tutti i creditori intervenuti, deve riconsegnare i beni, affinché siano

venduti all'incanto. Il compenso al commissionario è stabilito dal giudice dell'esecuzione con decreto.

 Ex art 169 quater disp. att. cpc il prezzo può essere versato con sistemi telematici di pagamento

ovvero con carte di debito, di credito o prepagate, o con altri mezzi di pagamento con moneta

elettronica disponibili.

Ex art 534, quando la vendita deve essere fatta ai pubblici incanti, il giudice dell'esecuzione, col

provvedimento di cui all'articolo 530, stabilisce il giorno, l'ora e il luogo in cui deve eseguirsi, e ne affida

l'esecuzione al cancelliere o all'ufficiale giudiziario o a un istituto all'uopo autorizzato. Nello stesso

provvedimento il giudice dell'esecuzione può disporre che, oltre alla pubblicità prevista dal primo comma

dell'articolo 490, sia data anche una pubblicità straordinaria a norma del comma terzo dello stesso articolo.

 Ex art 534 bis e ter il giudice può delegare la vendita per beni mobili registrati ai suddetti soggetti

ovvero in mancanza ad un notaio o ad un avvocato o a un commercialista; in tal caso è comunque

possibile per le parti e per il delegato ricorrere al giudice dell’esecuzione a che egli eserciti il suo

potere di controllo sulla regolarità del procedimento o per risolvere eventuali difficoltà. Il reclamo

non sospende il procedimento di vendita, salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi, non

disponga la sospensione. 68

Ex art 535 se il valore delle cose risulta da listino di borsa o di mercato, il prezzo base è determinato dal

minimo del giorno precedente alla vendita. In ogni altro caso il giudice dell'esecuzione, nel provvedimento

di cui all'articolo 530, sentito quando occorre uno stimatore, fissa il prezzo di apertura dell'incanto OVVERO

autorizza, se le circostanze lo consigliano, la vendita al migliore offerente senza determinare il prezzo

minimo.

Ex art 537, le cose da vendere all’incanto si offrono singolarmente oppure a lotti secondo la convenienza,

per il prezzo base di cui all'articolo 535. L'aggiudicazione al maggiore offerente segue quando, dopo una

duplice pubblica enunciazione del prezzo raggiunto, non è fatta una maggiore offerta. Se la vendita non può

compiersi nel giorno stabilito, è continuata nel primo giorno seguente non festivo. Dell'incanto si redige

processo verbale, che si deposita immediatamente nella cancelleria. Ex art 538, quando una cosa messa

all'incanto resta invenduta, il soggetto a cui è stata affidata l'esecuzione della vendita fissa un nuovo

incanto ad un prezzo base inferiore di un quinto rispetto a quello precedente. Ex art 539, gli oggetti d'oro e

d'argento non possono in nessun caso essere venduti per un prezzo inferiore al valore intrinseco. Se

restano invenduti, sono assegnati per tale valore ai creditori.

 Ex art 536 chi è incaricato della vendita fa trasportare, quando occorre, le cose pignorate nel luogo

stabilito per l'incanto, e può richiedere l'intervento della forza pubblica. In ogni caso, prima di

addivenire agli incanti deve fare, in concorso col custode, la ricognizione degli oggetti da vendersi,

confrontandoli con la descrizione contenuta nel processo verbale di pignoramento.

Ex art 540, quando l’asta è vinta, ma il prezzo non è pagato, si procede immediatamente a nuovo incanto, a

spese e sotto la responsabilità dell'aggiudicatario inadempiente. La somma ricavata dalla vendita è

immediatamente consegnata al cancelliere per essere depositata con le forme dei depositi giudiziari.

Ex art 540 bis, quando le cose pignorate risultano invendute a seguito del secondo o successivo

esperimento ovvero quando la somma assegnata non è sufficiente a soddisfare le ragioni dei creditori, il

giudice, ad istanza di uno di questi, provvede a norma dell’ultimo comma dell’articolo 518 (sull’integrazione

del pignoramento). Se sono pignorate nuove cose, il giudice ne dispone la vendita senza che vi sia necessità

di nuova istanza. In caso contrario, dichiara l’estinzione del procedimento, salvo che non siano da

completare le operazioni di vendita

 Tale ipotesi speciale di estinzione si ritiene debba trovare applicazione in via analogica a tutti i tipi

di espropriazione per il caso di mancato risultato del pignoramento.

Già si sono viste le modalità di distribuzione della somma ricavata dalla vendita ex art 510; col

provvedimento che effettua la distribuzione il giudice ordinerà anche il pagamento delle singole quote. Ex

art 541 però, se i creditori concorrenti chiedono la distribuzione della somma ricavata secondo un piano

concordato, il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, provvede in conformità.

L’ESPROPRIAZIONE MOBILIARE PRESSO I TERZI

Ex art 543, il pignoramento di CREDITI DEL DEBITORE VERSO TERZI O DI COSE DEL DEBITORE CHE SONO IN

POSSESSO DI TERZI (ossia che non sono nella sua immediata disponibilità), si esegue (recitus: si inizia ad

eseguire) mediante ATTO notificato personalmente al terzo e al debitore a norma degli articoli 137 e

seguenti [e quindi mediante consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario]. Questo atto deve altresì contenere:

0) l’ingiunzione che deve essere operata ex art 492;

1) l'indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto;

69

2) l'indicazione, almeno generica [a pena di nullità], delle cose o delle somme dovute (dal terzo al debitore)

e l'intimazione al terzo di non disporne senza ordine di giudice [tale intimazione non deve essere confusa

con l’ingiunzione che invece viene fatta al debitore; questa in pratica consiste nella richiesta fatta al terzo di

non adempiere verso il debitore principale fino a quando non si sarà stabilito fino a che misura questo

adempimento dovrà essere compiuto];

3) la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale competente

nonché l'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica certificata del creditore procedente;

4) la citazione del terzo e del debitore (in litisconsorzio necessario) a comparire davanti al giudice del luogo

di residenza del terzo (in quanto territorialmente competente per questo tipo di espropriazione) affinché

questi faccia la dichiarazione di cui all'articolo 547 e il debitore sia presente al momento della dichiarazione

stessa e agli atti ulteriori, con invito altresì al terzo a comparire quando il pignoramento riguarda i crediti di

cui all'articolo 545 commi terzo e quarto (somme dovute per stipendi, salari e assimilati), ovvero negli altri

casi a comunicare la dichiarazione di cui all'articolo 547 al creditore procedente entro dieci giorni a mezzo

raccomandata ovvero a mezzo di posta elettronica certificata. Nell'indicare l'udienza di comparizione si

deve rispettare il termine previsto nell'articolo 501 (10 gg dal pignoramento).

L'ufficiale giudiziario, che ha proceduto alla notificazione dell'atto, è tenuto a depositare immediatamente

l'originale nella cancelleria del tribunale per la formazione del fascicolo previsto nell'articolo 488. In tale

fascicolo debbono essere inseriti il titolo esecutivo e il precetto che il creditore pignorante deve depositare

in cancelleria al momento della costituzione prevista negli artt. 165 e 171.

Ex art 546, dal giorno in cui gli è notificato l'atto previsto nell'art. 543, IL TERZO È SOGGETTO,

RELATIVAMENTE ALLE COSE E ALLE SOMME DA LUI DOVUTE E NEI LIMITI DELL'IMPORTO DEL CREDITO

PRECETTATO AUMENTATO DELLA METÀ, AGLI OBBLIGHI CHE LA LEGGE IMPONE AL CUSTODE (a prescindere

dal fatto che queste siano poi effettivamente dovute). Nel caso di pignoramento eseguito presso più terzi, il

debitore può chiedere la riduzione proporzionale dei singoli pignoramenti a norma dell'articolo 496 ovvero

la dichiarazione di inefficacia di taluno di essi; il giudice dell'esecuzione, convocate le parti, provvede con

ordinanza non oltre venti giorni dall'istanza.

 Dal momento di detta notifica, il debitore principale è soggetto ai vincoli propri del pignoramento.

In più, ex art 2917 cc quando un credito è oggetto del pignoramento, l'estinzione di esso per cause

verificatesi in epoca successiva al pignoramento NON ha effetto in pregiudizio del creditore pignorante e

dei creditori che intervengono nell'esecuzione. [Non è però chiaro in dottrina se con “pignoramento” si

intenda qui il pignoramento già concluso, e quindi dalla dichiarazione del terzo o dall’accertamento

giudiziario, ovvero il precedente momento in cui sia stata fatta l’intimazione al terzo]. Ex 1997 cc altresì,

qualora il credito sia incorporato in un titolo di credito, il pignoramento (così come il sequestro

conservativo) dovrà eseguirsi sul titolo.

Ex art 544, se il credito pignorato è garantito da pegno, s'intima a chi detiene la cosa data in pegno di non

eseguirne la riconsegna senza ordine di giudice. Se il credito pignorato è garantito da ipoteca, l'atto di

pignoramento deve essere annotato nei libri fondiari.

Ex art 545, sono impignorabili i crediti alimentari, tranne che per causa di alimenti, e sempre con

l'autorizzazione del tribunale o di un giudice da lui delegato e per la parte dal medesimo determinata

mediante decreto. Non possono essere pignorati crediti aventi per oggetto sussidi di grazia o di

70

sostentamento a persone comprese nell'elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti per maternità, malattie o

funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

Le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di salario o di altra indennità relative al rapporto

di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento [ma anche le pensioni, gli assegni e

le indennità erogate dall’INPS], possono essere pignorate per crediti alimentari nella misura autorizzata dal

tribunale o da un giudice da lui delegato. Tali somme possono ALTRESÌ essere pignorate nella misura di un

quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito; il

pignoramento per il simultaneo concorso delle cause indicate precedentemente non può estendersi oltre la

metà dell'ammontare delle somme predette. Restano in ogni caso ferme le altre limitazioni contenute in

speciali disposizioni di legge.

 L’impignorabilità dei crediti da luogo ad un vizio di nullità rilevabile ex officio.

Ex art 547, con DICHIARAZIONE all’udienza (o nei casi previsti a mezzo raccomandata inviata al creditore

procedente o trasmessa a mezzo di posta elettronica certificata) il terzo, personalmente o a mezzo di

procuratore speciale o del difensore munito di procura speciale, DEVE SPECIFICARE DI QUALI COSE O DI

QUALI SOMME È DEBITORE O SI TROVA IN POSSESSO E QUANDO NE DEVE ESEGUIRE IL PAGAMENTO O LA

CONSEGNA. Deve altresì specificare i sequestri precedentemente eseguiti presso di lui e le cessioni che gli

sono state notificate o che ha accettato; in tal caso il creditore pignorante deve chiamare nel processo il

sequestrante nel termine perentorio fissato dal giudice.

Ex art 550 il terzo deve altresì indicare i pignoramenti che sono stati eseguiti presso di lui. Se altri

pignoramenti sono eseguiti dopo che il terzo abbia fatto la sua dichiarazione, egli può limitarsi a richiamare

la dichiarazione precedente e i pignoramenti ai quali si riferiva. Si applicano quindi le disposizioni

dell'articolo 524 secondo e terzo comma (sul pignoramento successivo).

La l 228/2012 ha recentemente modificato la disciplina per il caso il terzo si rifiuti di rendere la

dichiarazione/non compaia, ovvero il creditore o il debitore principale abbiano delle contestazioni da fare

circa la dichiarazione di quello.

Ex art 548 se il pignoramento riguarda i crediti di cui all’articolo 545 terzo e quarto comma (crediti da lavoro

dipendente-pensioni, pignorabili entro i limiti di 1/5), quando il terzo NON COMPARE all'udienza stabilita [o

compaia ma non rilasci la dichiarazione], il credito pignorato, nei termini indicati dal creditore, si considera

(giudizialmente) non contestato ai fini del procedimento in corso e dell’esecuzione fondata sul

provvedimento di assegnazione, e il giudice provvede a norma degli articoli 552 o 553

(sull’assegnazione/vendita di crediti/beni dovuti dal terzo). Fuori dai detti casi, quando all'udienza il

CREDITORE DICHIARA DI NON AVER RICEVUTO LA DICHIARAZIONE [quando abbia richiesto al terzo di farla

per mezzo di lettera raccomandata o PEC], il giudice, con ordinanza, fissa un’udienza successiva.

L’ordinanza è notificata al terzo almeno dieci giorni prima della nuova udienza. Se questi non compare alla

nuova udienza, il credito pignorato o il possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati

dal creditore, si considera non contestato (e tale accertamento sarà pertanto sufficiente per procedere

all’assegnazione o alla vendita delle cose o delle somme dovute dal terzo).

Il terzo può impugnare nelle forme e nei termini di cui all'articolo 617 (opposizione agli atti

esecutivi) l'ordinanza di assegnazione di crediti adottata a norma del presente articolo, se prova di non

averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza

maggiore. 71

 Rimane comunque intatta la possibilità del terzo di agire in un autonomo giudizio per ottenere

l’accertamento negativo del suo obbligo e la conseguente restituzione di quanto indebitamente

versato/consegnato.

Ex art 549 poi, se sulla dichiarazione sorgono contestazioni, il giudice dell’esecuzione le risolve, compiuti i

necessari accertamenti, con ordinanza (c.d. DI ASSEGNAZIONE). L’ordinanza produce effetti ai fini del

procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione ed è impugnabile (da

tutte le parti) [solo] nelle forme e nei termini dell’opposizione agli atti esecutivi (ex art 617).

 Non rientrando però l’opposizione agli atti esecutivi nelle questioni di merito, allora queste ultime

potranno essere sollevate solo con autonoma domanda giudiziale. Per parte del dottrina però il

fatto che la possibilità di ricorrere all’art 617 è qui, a differenza che negli altri casi di pronuncia per

ordinanza, espressamente prevista, è indice del fatto che questa debba essere intesa in tal specifico

caso come impugnazione speciale, valida anche per le questioni di merito (con applicazione della

sua disciplina particolare, ad es. termine di 20 gg per impugnare), a cui conseguirà quindi

l’istaurazione di un normale processo di cognizione di primo grado.

 Ex art 551, l’intervento degli altri creditori è regolato a noma degli artt. 525 ss., salvo la necessità

che l’intervento avvenga entro la prima udienza di comparizione delle parti, perché si producano gli

effetti di cui all’art 526 (sulle facoltà dei creditori intervenuti) [qualificandosi gli altri interventi come

tardivi].

Ex art 552 se il terzo si dichiara o è dichiarato POSSESSORE DI COSE appartenenti al debitore, il giudice

dell'esecuzione, sentite le parti, provvede per l'assegnazione o la vendita delle cose mobili a norma degli

articoli 529 e seguenti.

Ex art 553 se il terzo si dichiara o è dichiarato DEBITORE DI SOMME esigibili immediatamente o in termini

non maggiori di novanta giorni, il giudice dell'esecuzione le assegna in pagamento ai creditori concorrenti

(assegnazione diretta ed obbligata, in deroga alle regola sulla precedenza della vendita dei beni pignorati),

salvo esazione [ossia pro solvendo; si intende qui che il creditore assegnatario dovrà prima di tutto escutere

il terzo potendo però, in caso di incapienza, proseguire l’azione esecutiva contro il debitore principale].

Se le somme dovute dal terzo sono esigibili in termine maggiore, o si tratta di censi o di rendite

perpetue o temporanee, e i creditori non ne chiedano d'accordo l'assegnazione, si applicano le regole

richiamate nell'articolo 552 per la vendita (forzata) di cose mobili (in tal caso gli acquirenti dei crediti li

acquistano pro soluto, e non pro solvendo).

 Teoricamente in realtà il fatto che il terzo si sia autonomamente riconosciuto debitore e quello per

cui questo sia invece stato giudizialmente dichiarato debitore non sono tra loro perfettamente

assimilabili: infatti solo nella seconda ipotesi si è in realtà formato titolo esecutivo anche nei suoi

confronti, divenendo così assoggettabile ad esecuzione forzata; nell’altro caso invece l’ordinanza di

assegnazione avrebbe solo efficacia “traslativa” del credito, per cui, nel caso il creditore assegnato

volesse agire forzatamente nei confronti del terzo, dovrebbe prima agire in via di cognizione (ad es.

con procedimento ingiuntivo). Tale opinione non è però condivisa, tanto che la stessa Cassazione

ha in realtà riconosciuto, in talune pronunce, portata di titolo esecutivo per entrambe le ordinanze.

Si ricordi che la chiusura anticipata del processo esecutivo ha come effetto la perdita di efficacia del

pignoramento. 72

L’ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE

Come si è già detto, non è l’ufficiale giudiziario a scegliere quali beni pignorare, ma è il creditore a dover

indiare se procedere con il pignoramento immobiliare piuttosto che mobiliare, presso terzi ecc., e ciò in

base alla sua previgente conoscenza del patrimonio del debitore. In caso richieda l’espropriazione

immobiliare dovrà pertanto essere certo, in base ad una precedente consultazione dei pubblici registri

immobiliari, che il debitore effettivamente abbia degli immobili, e che il loro valore sia

approssimativamente sufficiente per soddisfare il suo credito.

 Particolare limite è previsto ex art 558 per il creditore ipotecario, il quale dovrà innanzitutto

chiedere di sottoporre a pignoramento gli immobili gravati da ipoteca; qualora questo espanda il

pignoramento anche ad altri immobili, il giudice dell’esecuzione potrà decidere di ridurre il

pignoramento ex art 496, ovvero sospendere la vendita fino a che non sia compiuta quella relativa

agli immobili ipotecati.

L’immobile sarà pignorato nella sua unità strutturale. Ex art 2912 cpc il pignoramento [dell’immobile]

comprende gli accessori, le pertinenze e i frutti della cosa pignorata; l’estensione del pignoramento anche a

tali beni sarà automatica. Ex art 556 invece il creditore può (quindi su richiesta) fare pignorare insieme

coll'immobile anche i mobili che lo arredano, quando appare opportuno che l'espropriazione avvenga

unitamente. In tal caso l'ufficiale giudiziario forma atti separati per l'immobile e per i mobili, ma li deposita

insieme nella cancelleria del tribunale.

 Si ha qui un caso di connessione tra connessione tra procedimenti esecutivi, l’uno mobiliare e

l’altro immobiliare.

Data la particolarità dell’oggetto, il pignoramento immobiliare non verrà effettuato oralmente dall’ufficiale

giudiziario, il quale redigerà poi processo verbale, ma, ex art 555 si esegue mediante 1) notificazione fatta

dall’ufficiale giudiziario al debitore di un ATTO, da lui 2) integrato con l'ingiunzione prevista nell'articolo

492, e 3) sua successiva trascrizione.

Immediatamente dopo la notificazione, l'ufficiale giudiziario consegna copia autentica dell'atto con

le note (istanze) di trascrizione (necessarie per effettuare la trascrizione stessa) al competente conservatore

dei registri immobiliari, il quale trascrive l'atto e gli restituisce una delle note. Tali attività possono essere

compiute anche dal creditore pignorante, al quale l'ufficiale giudiziario, se richiesto, deve consegnare gli

atti di cui sopra.

 SOLO CON TALE TRASCRIZIONE IL PIGNORAMENTO È CONSIDERATO PERFEZIONATO E QUINDI

OPPONIBILE AL DEBITORE E AI SUOI AVENTI CAUSA.

Ex art 2668 ter cc, gli effetti della trascrizione del pignoramento immobiliare (e del sequestro

conservativo sugli immobili) sono limitati a 20 anni.

Ex art 170 disp. att. cpc suddetto atto deve essere predisposto e sottoscritto dal creditore procedente

(ossia dal suo difensore munito di procura) ed in questo si devono indicare esattamente [con gli estremi

richiesti dal codice civile per l'individuazione dell'immobile ipotecato] i beni e i diritti immobiliari che si

intendono sottoporre a esecuzione.

 Ex art 557 cpc, l'ufficiale giudiziario che ha eseguito il pignoramento deve depositare

immediatamente nella cancelleria del tribunale competente per l'esecuzione l'atto di pignoramento

e, appena possibile, la nota di trascrizione restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari. Il

creditore pignorante deve depositare il titolo esecutivo e il precetto entro dieci giorni dal

73

pignoramento e, nell'ipotesi di cui all'articolo 555 ultimo comma (abbia lui compiuto le operazioni

di trascrizione), la nota di trascrizione appena restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari.

Il cancelliere al momento del deposito dell'atto di pignoramento forma il fascicolo dell'esecuzione.

o Nell’espropriazione immobiliare il fascicolo dell’esecuzione è sempre unico, anche in caso

di più pignoramenti successivi.

Ex art 561 il conservatore dei registri immobiliari, se nel trascrivere un atto di pignoramento trova che sugli

stessi beni è stato eseguito un ALTRO pignoramento, ne fa menzione nella nota di trascrizione che

restituisce. L'esecuzione si svolge in unico processo (con i creditori in posizione paritaria) e l'atto di

pignoramento con gli altri documenti indicati nell'articolo 557 è depositato in cancelleria e inserito nel

fascicolo formato in base al primo pignoramento, SE quello successivo è compiuto anteriormente

all'udienza fissata per l’autorizzazione della vendita; SE invece il pignoramento successivo è compiuto dopo

l'udienza di cui sopra, si applica l'articolo 524 ultimo comma (e pertanto il pignorante successivo sarà

trattato come interveniente tardivo).

Ex art 559, col pignoramento immobiliare il debitore è costituito CUSTODE dei beni pignorati e di tutti gli

accessori, comprese le pertinenze, e i frutti senza diritto a compenso. Su istanza del creditore pignorante o

di un creditore intervenuto, il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, può nominare custode una

persona diversa dallo stesso debitore. Il giudice provvede a nominare una persona diversa quando

l'immobile non sia occupato dal debitore. Il giudice provvede alla sostituzione del custode in caso di

inosservanza degli obblighi su di lui incombenti. Il giudice, se custode dei beni pignorati è il debitore e salvo

che per la particolare natura degli stessi ritenga che la sostituzione non abbia utilità, dispone, al momento

in cui pronuncia l'ordinanza con cui è autorizzata la vendita o disposta la delega delle relative operazioni,

che custode dei beni medesimi sia la persona incaricata delle dette operazioni o l'istituto di cui al primo

comma dell'articolo 534 (responsabile della vendita all’incanto). Qualora tale istituto non sia disponibile o

debba essere sostituito, è nominato custode altro soggetto. Tali provvedimenti sono pronunciati con

ordinanza non impugnabile.

Ex art 560 cpc il debitore e il terzo nominato custode debbono rendere il conto a norma dell'articolo 593

(deve presentare in cancelleria alla fine di ciascun trimestre il conto sulla gestione e depositare le rendite

disponibili nei modi stabiliti dal giudice; deve presentare il rendiconto finale al termine della gestione). Ad

essi è fatto divieto di dare in locazione l'immobile pignorato se non sono autorizzati dal giudice

dell'esecuzione.

Il giudice, con l'ordinanza di cui al terzo comma dell'articolo 569, stabilisce le modalità con cui il

custode deve adoperarsi affinché gli interessati a presentare offerta di acquisto esaminino i beni in vendita.

Il custode provvede in ogni caso, previa autorizzazione del giudice dell'esecuzione, all'amministrazione e

alla gestione dell'immobile pignorato ed esercita le azioni previste dalla legge e occorrenti per conseguirne

la disponibilità.

Il giudice dell'esecuzione dispone, con provvedimento non impugnabile (secondo la cass. neanche

con ricorso straordinario ex art 11 comma 7 cost. in quanto privo dei requisiti di decisorietà e definitività), la

LIBERAZIONE DELL'IMMOBILE PIGNORATO, quando non ritiene di autorizzare il debitore a continuare ad

abitare lo stesso, o parte dello stesso, ovvero quando revoca la detta autorizzazione, se concessa in

precedenza, ovvero quando provvede all'aggiudicazione o all'assegnazione dell'immobile. Il provvedimento

costituisce titolo esecutivo per il rilascio ed è eseguito a cura del custode anche successivamente alla

pronuncia del decreto di trasferimento nell'interesse dell'aggiudicatario o dell'assegnatario se questi non lo

esentano. 74

Per quanto riguarda l’intervento di terzi creditori, come negli altri tipi di espropriazione, ex art 564 i

creditori intervenuti non oltre la prima udienza fissata per l'autorizzazione della vendita partecipano

all'espropriazione dell'immobile pignorato e, se muniti di titolo esecutivo, possono provocarne i singoli atti;

ex art 565 i creditori chirografari che intervengono oltre l'udienza indicata nell'articolo 564, ma prima di

quella prevista nell'articolo 596, concorrono alla distribuzione di quella parte della somma ricavata che

sopravanza dopo soddisfatti i diritti del creditore pignorante e di quelli intervenuti in precedenza e a norma

dell'articolo seguente; ed ex art 566 i creditori iscritti e i privilegiati che intervengono oltre l'udienza

indicata nell'articolo 564, ma prima di quella prevista nell'articolo 596 (di assegnazione/vendita),

concorrono alla distribuzione della somma ricavata in ragione dei loro diritti di prelazione e, quando sono

muniti di titolo esecutivo, possono provocare atti dell'espropriazione.

Per quanto riguarda la vendita dell’immobile pignorato, ex art 567, decorso il termine di cui all'articolo 501

(dilatorio, di 10 gg), questa può essere richiesta dal creditore pignorante e da ognuno dei creditori

intervenuti muniti di titolo esecutivo [si ricordi che ex art 497 questa deve comunque avvenire entro 90 gg

dal pignoramento –è dubbio se tali termini decorrano dalla trascrizione, ovvero dalla notificazione dell’atto

di pignoramento-].

Il creditore che richiede la vendita deve provvedere, entro centoventi giorni dal deposito del

ricorso, ad allegare allo stesso l'estratto del catasto, nonché i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative

all'immobile pignorato effettuate nei venti anni anteriori alla trascrizione del pignoramento; tale

documentazione può essere sostituita da un certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali

e dei registri immobiliari. Il termine di 120 gg può essere prorogato una sola volta su istanza dei creditori o

dell'esecutato, per giusti motivi e per una durata non superiore ad ulteriori centoventi giorni. Un termine di

centoventi giorni è inoltre assegnato al creditore dal giudice, quando lo stesso ritiene che la

documentazione da questi depositata debba essere completata.

Se la proroga non è richiesta o non è concessa, oppure se la documentazione non è integrata nel

termine assegnato ai sensi di quanto previsto, il giudice dell'esecuzione, anche d'ufficio, dichiara

l'inefficacia del pignoramento relativamente all'immobile per il quale non è stata depositata la prescritta

documentazione. L'inefficacia è dichiarata con ordinanza, sentite le parti. Il giudice, con l'ordinanza,

dispone la cancellazione della trascrizione del pignoramento. Il giudice dichiara altresì l'estinzione del

processo esecutivo se non vi sono altri beni pignorati.

Ex art 569 a seguito dell'istanza di cui all'articolo 567 il giudice dell'esecuzione, entro trenta giorni dal

deposito della documentazione di cui al secondo comma dell'articolo 567, nomina l'esperto convocandolo

davanti a sé per prestare il giuramento e fissa l'udienza per la comparizione delle parti e dei creditori di cui

all'articolo 498 (che abbiano un diritto di prelazione) che non siano intervenuti. Tra la data del

provvedimento (di fissazione dell’udienza) e la data fissata per l'udienza non possono decorrere più di

centoventi giorni.

All'udienza le parti possono fare osservazioni circa il tempo e le modalità della vendita, e debbono

proporre, a pena di decadenza, le opposizioni agli atti esecutivi, se non sono già decadute dal diritto di

proporle (sia passato il termine utile per proporle).

Se non vi sono opposizioni (neanche di terzo) OVVERO se su di esse si raggiunge l'accordo delle parti

comparse, il giudice dispone con ordinanza la vendita, fissando un termine non inferiore a novanta giorni, e

non superiore a centoventi, entro il quale possono essere proposte offerte d'acquisto ai sensi dell'articolo

571.

Il giudice con la medesima ordinanza STABILISCE: A) le modalità con cui deve essere prestata la

cauzione (e anche il termine perentorio entro il quale deve essere prestata), B) fissa, al giorno successivo alla

75

scadenza del termine (per la presentazione delle offerte), l'udienza per la deliberazione sull'offerta e per la

gara tra gli offerenti [di cui all'articolo 573 –se ci sono più offerte non all’incanto-] e C) provvede ad

instaurare la vendita con incanto [ex art 576], per il caso: 1) in cui non siano proposte offerte d'acquisto

entro il termine stabilito, ovvero 2) per il caso in cui le stesse non siano efficaci [ai sensi dell'articolo 571],

ovvero 3) per il caso in cui si verifichi una delle circostanze previste dall'articolo 572 terzo comma (per cui

deve procedersi alla vendita con incanto), ovvero 4) per il caso, infine, in cui la vendita senza incanto non

abbia luogo per qualsiasi altra ragione.

 Con la stessa ordinanza, il giudice può stabilire che il versamento della cauzione, la presentazione

delle offerte, lo svolgimento della gara tra gli offerenti e, nei casi previsti, l'incanto, nonché il

pagamento del prezzo, siano effettuati con modalità telematiche.

Se vi sono opposizioni il tribunale le decide con sentenza e quindi il giudice dell'esecuzione dispone la

vendita con ordinanza. Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale essa deve essere

notificata, a cura del creditore che ha chiesto la vendita o di un altro autorizzato, ai creditori di cui

all'articolo 498 che non sono comparsi (a pena di responsabilità ex art 2043 cc per causata perdita di

garanzia ipotecaria).

 Ex art 568 sono richiamate regole specifiche per determinare il valore dell’immobile pignorato (art

13 ultimo comma e 15 primo comma cpc –es. moltiplicando il reddito dominicale del terreno e la

rendita catastale del fabbricato-); comunque sia, se per qualsiasi ragione il giudice ritiene che il

valore determinato a norma delle dette disposizioni sia manifestamente inadeguato, questo sarà

determinato dal giudice stesso sulla base degli elementi forniti dalle parti e di quelli che gli può

fornire un esperto da lui nominato

Come per la vendita dei beni mobili, questa può avvenire con o senza incanto. In particolare, la disciplina

sulla vendita dei beni immobili pignorati prevede che si debba sempre in primo luogo fare vendita senza

incanto, passando a quella con incanto solo in caso di esito negativo della prima.

La procedura di vendita senza incanto ha inizio con la pubblicazione dell’azione di vendita. Ex art 570,

dell'ordine di vendita è dato dal cancelliere [a norma dell'articolo 490] pubblico avviso contenente

l'indicazione degli estremi previsti nell'articolo 555 (estremi dell’immobile e degli eventuali diritti

immobiliari pignorati), del valore dell'immobile [determinato a norma dell'articolo 568], del sito Internet sul

quale è pubblicata la relativa relazione di stima, del nome e del recapito telefonico del custode nominato in

sostituzione del debitore, con l'avvertimento che maggiori informazioni, anche relative alle generalità del

debitore (che devono essere escluse dalla pubblicazione), possono essere fornite dalla cancelleria del

tribunale a chiunque vi abbia interesse.

Ex art 571, ognuno, tranne il debitore, è ammesso a offrire per l'acquisto (non all’incanto) dell'immobile

pignorato personalmente o a mezzo di procuratore legale anche a norma dell'articolo 579 ultimo comma

(offerta per persona da nominare ex art 583).

L'offerente deve presentare nella cancelleria dichiarazione contenente l'indicazione del prezzo, del

tempo e modo del pagamento e ogni altro elemento utile alla valutazione dell'offerta.

L'offerta NON È EFFICACE se perviene oltre il termine stabilito ai sensi dell'articolo 569 terzo

comma (tra i 90 e i 120 gg), se è inferiore al prezzo determinato a norma dell'articolo 568 o se l'offerente

NON presta cauzione, con le modalità stabilite nell'ordinanza di vendita, in misura [pari o superiore] al

decimo del prezzo da lui proposto. 76

L'offerta È IRREVOCABILE, SALVO che: […] 2) il giudice ordini l'incanto; 3) siano decorsi centoventi

giorni dalla sua presentazione ed essa non sia stata accolta.

 L'offerta deve essere depositata in busta chiusa all'esterno della quale sono annotati, a cura del

cancelliere ricevente, il nome, previa identificazione, di chi materialmente provvede al deposito, il

nome del giudice dell'esecuzione o del professionista delegato ai sensi dell'articolo 591-bis e la data

dell'udienza fissata per l'esame delle offerte. Se è stabilito che la cauzione è da versare mediante

assegno circolare, lo stesso deve essere inserito nella busta. Le buste sono aperte all'udienza fissata

per l'esame delle offerte alla presenza degli offerenti.

 Ex art 583, il procuratore legale, che è rimasto aggiudicatario per persona da nominare, deve

dichiarare in cancelleria nei tre giorni dall'incanto il nome della persona per la quale ha fatto

l'offerta, depositando il mandato. In mancanza, l'aggiudicazione diviene definitiva al nome del

procuratore.

o Se l’offerta è fatta da soggetto provo della qualità di procuratore legale, ciò costituisce

ostacolo solo alla sostituzione dell’aggiudicatario. È poi molto discusso in dottrina se il

mandato dell’avvocato possa essere anche successivo all’aggiudicazione.

Ex art 572, sull'offerta il giudice dell'esecuzione sente le parti e i creditori iscritti non intervenuti. Se l'offerta

è superiore al valore dell'immobile determinato a norma dell'articolo 568, aumentato di un quinto, la stessa

è senz'altro accolta. Se l'offerta è inferiore a tale valore, il giudice NON può far luogo alla vendita SE vi è il

dissenso del creditore procedente, OVVERO se il giudice ritiene che vi è seria possibilità di migliore vendita

con il sistema dell'incanto. In tali casi lo stesso ha senz'altro luogo alle condizioni e con i termini fissati con

l'ordinanza pronunciata ai sensi dell'articolo 569. Si applicano le disposizioni degli articoli 573, 574 e 577.

 Ex art 577, la divisione in lotti non può essere disposta se l'immobile costituisce un'unità colturale o

se il frazionamento ne potrebbe impedire la razionale coltivazione.

Ex art 573, se vi sono PIÙ OFFERTE (per la vendita non all’incanto, nel momento successivo all’apertura delle

“buste chiuse”), il giudice dell'esecuzione invita gli offerenti a una gara sull'offerta più alta. Se la gara NON

può aver luogo per mancanza di adesione degli offerenti, il giudice può disporre la vendita a favore del

maggiore offerente OPPURE ordinare l'incanto.

Ex art 574, il giudice dell'esecuzione, QUANDO FA LUOGO ALLA VENDITA, dispone con decreto il modo del

versamento del prezzo e il termine, dalla comunicazione del decreto, entro il quale il versamento deve farsi;

quando questo è avvenuto, pronuncia il decreto previsto nell'articolo 586 (sul trasferimento del bene

espropriato). Se il prezzo non è depositato a norma del decreto di cui al primo comma, il giudice provvede a

norma dell'articolo 587.

Ex art 587, se il prezzo NON è depositato nel termine stabilito, il giudice dell'esecuzione con decreto

dichiara la decadenza dell'aggiudicatario, pronuncia la perdita della cauzione a titolo di multa e quindi

dispone un nuovo incanto. Per il nuovo incanto si procede a norma degli articoli 576 e seguenti. Se il prezzo

che se ne ricava, unito alla cauzione confiscata, risulta inferiore a quello dell'incanto precedente,

l'aggiudicatario inadempiente è tenuto al pagamento della differenza.

Ex art 576 quindi, il giudice dell'esecuzione, quando ordina l'incanto (ossia la vendita al’asta), stabilisce,

sentito quando occorre un esperto: 1) se la vendita si deve fare in uno o più lotti; 2) il prezzo base

dell'incanto [determinato a norma dell'articolo 568]; 3) il giorno e l'ora dell'incanto; 4) il termine che deve

77

decorrere tra il compimento delle forme di pubblicità e l'incanto, nonché le eventuali forme di pubblicità

straordinaria a norma dell'articolo 490 ultimo comma; 5) l'ammontare della cauzione in misura non

superiore al decimo del prezzo base d'asta (pertanto, in collegamento con l’art 571 comma 3, la cauzione

prestata deve sempre essere pari almeno al 10% dell’offerta corrente) e il termine (perentorio) entro il

quale tale ammontare deve essere prestato dagli offerenti; 6) la misura minima dell'aumento da apportarsi

alle offerte; 7) il termine, non superiore a sessanta giorni dall'aggiudicazione, entro il quale il prezzo deve

essere depositato e le modalità del deposito. L'ordinanza è pubblicata a cura del cancelliere.

 Ex art 159 disp att. cpc le operazioni di vendita all’incanto possono essere affidate ad un istituto

autorizzato e ad un professionista.

Ex art 579, salvo quanto è disposto nell'articolo 580, ognuno, eccetto il debitore (e il coniuge in comunione

de beni), è ammesso a fare offerte all'incanto. Le offerte debbono essere fatte personalmente o a mezzo di

mandatario munito di procura speciale. I procuratori legali possono fare offerte per persone da nominare

(già viste, disciplinate dall’art 583).

Ex art 580 per offrire all'incanto è (quindi) NECESSARIO avere prestato la cauzione a norma dell'ordinanza di

cui all'articolo 576 (che è considerato condizione di efficacia dell’offerta). Se l'offerente non diviene

aggiudicatario, la cauzione è immediatamente restituita dopo la chiusura dell'incanto, salvo che lo stesso

non abbia omesso di partecipare al medesimo, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, senza

documentato e giustificato motivo; in tale caso la cauzione è restituita solo nella misura dei nove decimi

dell'intero e la restante parte è trattenuta come somma rinveniente a tutti gli effetti dall'esecuzione.

 Dalla la sua natura di condizione di efficacia, l’offerta che sia sprovvista di cauzione che non sia

dichiarata inefficace dal giudice dell’esecuzione darà luogo ad un’irregolarità che può essere fatta

valere con opposizione agli atti esecutivi.

Ex art 581, l'incanto ha luogo davanti al giudice dell'esecuzione, nella sala delle udienze pubbliche. Le

offerte non sono efficaci se non superano il prezzo base o l'offerta precedente nella misura indicata nelle

condizioni di vendita. Allorché siano trascorsi tre minuti dall'ultima offerta senza che ne segua un'altra

maggiore, l'immobile è aggiudicato all'ultimo offerente. Ogni offerente cessa di essere tenuto per la sua

offerta quando essa è superata da un'altra, ANCHE se poi questa è dichiarata nulla.

Ex art 584, AVVENUTO l'incanto, POSSONO ancora essere fatte offerte di acquisto entro il termine

perentorio di 10 giorni, ma esse NON sono efficaci se il prezzo offerto NON supera di 1/5 quello raggiunto

nell'incanto.

o Questo termine secondo l’opinione prevalente dovrebbe considerarsi perentorio, ma la

cassazione lo ha ritenuto prorogabile purché con istanza anteriore alla scadenza.

Tali offerte si fanno mediante deposito in cancelleria nelle forme di cui all'articolo 571, prestando

cauzione per una somma pari al doppio della cauzione versata ai sensi dell'articolo 580 (quindi non inferiore

al 20% dell’offerta ex art 571 comma 2).

Il giudice, verificata la regolarità delle offerte (successive), indice [nuova] gara, della quale il

cancelliere dà pubblico avviso a norma dell'articolo 570 e comunicazione all'aggiudicatario, fissando il

termine perentorio entro il quale possono essere fatte ulteriori offerte. Alla gara POSSONO partecipare,

oltre gli offerenti in aumento (successivi) di cui ai commi precedenti e l'aggiudicatario, anche gli offerenti al

precedente incanto che, entro il termine fissato dal giudice, abbiano integrato la cauzione nella misura di

cui si è detto. 78


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iotomeio

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher iotomeio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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