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Litis consortio Il litis consortio facoltativo improprio non determina alcuna deroga ai

facoltativo criteri ordinari di competenza, il cumulo tra le varie cause è possibile

improprio: solo se tutte le cause convengono dinanzi allo stesso giudice secondo le

nessuna deroga ai

criteri di regole ordinarie di competenza.

competenza Abbiamo detto che le più cause cumulate se anche vengono trattate nello

stesso giudizio conservano la loro autonomia, quindi la sentenza che

Sentenza nel decide le più cause cumulate sarà formalmente unica, ma

processo sostanzialmente plurima nel senso che essa conterrà tante pronunzie

cumulativo quante sono le cause dedotte, proprio in funzione del l’autonomia di ogni

singola causa.

Separazione del Un ultimo accenno è sulla possibilità di separazione delle cause

processo

cumulativo: cumulate e quindi sebbene sia già in atto il litis consortio facoltativo le

cause possono essere separate quando vi è l’istanza di separazione di

1) Istanza di

separazione tutte le parti, oppure quando lo decide il giudice perché il

di tutte le mantenimento del cumulo rende più gravosa la trattazione delle

parti cause connesse, pensiamo all’es. in cui l’istruzione di una causa è

2) Decisione completa mentre per l’altra causa deve ancora proseguire.

del giudice Veniamo alle ipotesi della pluralità di parti successiva.

Anche successivamente all’instaurazione di un processo possono sorgere

Pluralità di parti interessi che rendono necessaria o opportuna la partecipazione di altri

successiva soggetti oltre a quelli iniziali, come attori o convenuti.

Il mezzo attraverso cui questi soggetti subentrano nel processo è

l’intervento che può essere volontario o necessario.

Intervento

volontario L’intervento volontario è regolato dall’art. 105 c.p.c. che dice:

Art. 105 c.p.c. “ciascuno può intervenire in un processo tra altre persone per far

valere in confronto di tutte le parti, o di alcune di esse, il diritto

relativo all’oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo

medesimo.

Può altresì intervenire per sostenere le ragioni di una delle parti

quando vi ha un proprio interesse”

Notiamo di come si tratti di due figure di intervento diverse quella

disciplinata al primo comma dell’art 105 e quella disciplinata dal

secondo comma dello stesso articolo. Da cosa nasce questa distinzione

tra questi due tipi di intervento? Innanzi tutto bisogna notare che nel

primo comma siamo di fronte alla figura dell’intervento volontario

principale, mentre il secondo comma descrive il c.d. l’intervento adesivo

che è una sottospecie dell’ intervento principale

Intervento Questa distinzione nasce dalla pratica e sono casi in cui il terzo

principale o interviene per far valere come propria una lite altrui o per affermare nei

Ad escludendum

(1° comma ) confronti di entrambe le parti un proprio diritto, pensiamo al terzo che

rivendica la cosa oggetto del diritto ad es. A e B controvertono sulla

proprietà di un bene e il terzo interviene rivendicando lui la proprietà di

quel bene. In questo caso parliamo di intervento principale o ad

escludendum perché l’interesse del terzo che interviene si pone come

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principale rispetto a quello delle parti e tende ad escludere il l’interesse

delle parti.

Sempre nella pratica ci sono casi in cui un terzo interviene perché

Intervento adesivo interessato alla vittoria in giudizio di una delle parti altrimenti ne

o riceverebbe un danno. Quindi il terzo entra nel processo perché

Ad adiuvandum

(2°comma) interessato alla vittoria di una delle parti e perché se questa non vincesse

ne riceverebbe un danno. In questo caso parliamo di intervento adesivo

od ad adiuvandum.

Si dice in dottrina che l’intervento ad escludendum introduce una nuova

causa nella causa già pendente, mentre con l’intervento adesivo si

introduce solo una nuova parte nella causa.

In altri termini l’intervento principale è un mezzo di tutela facoltativo

per il terzo in quanto la sentenza non potrebbe mai avere efficacia

nei suoi confronti e in oltre il terzo ha sempre a disposizione un azione

autonoma. Se ad es. il giudice accerta la proprietà di Tizio rispetto a

Caio su quel bene, il terzo che ritiene di avere lui la proprietà del bene

potrà intentare con una propria azione un altro giudizio in cui dimostrare

che la proprietà è sua.

Con l’intervento adesivo il terzo fa valere una situazione giuridica sulla

Intervento adesivo quale comunque la sentenza esplicherebbe efficacia riflessa.

autonomo o litis Il legislatore italiano ha introdotto un ulteriore distinzione

consortile nell’intervento adesivo e ha distinto: l’intervento adesivo autonomo o

litis consortile, che ha gli stessi presupposti del litis consortio

Intervento adesivo facoltativo ma si realizza in itinere, nel momento in cui la causa è in

dipendente corso, e l’intervento adesivo dipendente in questo caso il terzo

interviene senza dedurre in giudizio una propria posizione sostanziale

ma si limita a sostenere le ragioni di una delle parti perché ha interesse

che essa vinca altrimenti ne riceverebbe un danno. In sostanza

l’interventore adesivo ha un interesse all’esito a lui favorevole della

controversia determinato dalla necessità di impedire che nella sfera

giuridica possano ripercuotersi le conseguenze dannose della sentenza,

cioè la pronuncia del giudice favorevole a una parte piuttosto che ad

un'altra può produrre un danno nei confronti del terzo soggetto, l’es.

classico e quello del notaio che interviene nella causa che decide sulla

falsità dell’atto dal lui erogato, in questo caso è evidente che se la

sentenza darà ragione a chi domanda la falsità dell’atto determinerà

Interesse effetto anche nei confronti del notaio, il quale ha perciò interesse alla

riconosciuto

dall’ordinamento validità dell’atto perché altrimenti ne riceverebbe un danno.

giuridico Ovviamente l’interesse che giustifica l’intervento deve pur sempre

essere riconosciuto dall’ordinamento giuridico, è chiaro che se siamo di

fronte ad un interesse non riconosciuto dall’ordinamento non vi potrà

essere nessun intervento. L’es. tipico è quello della casa vacanze: se io

so che tutti gli anni vado a passare 20 gg. sempre nella stessa casa al

mare che il mio amico prende in sempre in affitto, se sorge una

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controversia sul contratto di locazione tra il locatario e l’affittuario io

non potrò intervenire in giudizio sulla base dell’interesse a passare i 20

gg. di vacanza.

Satta Il Satta dice che se si devono fare delle distinzioni queste on

riguardano la figura dell’interventore che è unitaria, bensì le posizioni

sostanziali che si mira a tutelare attraverso l’intervento. Quindi non più

figure di interventore, ma più posizioni sostanziali che attraverso

l’intervento la legge vuole tutelare.

Dice Satta che esistono posizioni sostanziali assolutamente

autonome tra loro ma che possono interferire nella tutela giudiziaria,

come nel caso della rivendicazione del terzo, che potrebbe proporre un

azione autonoma, ma invece la propone sotto forma di intervento, qui

siamo nel campo dell’intervento principale.

Esistono posizioni sostanziali che pur essendo autonome sono

connesse sostanzialmente, per es. l’ipotesi di contitolarità, il condomino

che interviene nella lite proposta da altro condomino, posizioni

sostanziali autonome quelle dei due condomini ma connesse

sostanzialmente; oppure ancora. l’ipotesi di collegittimazione ad es.

impugnazione di assemblea consentita a più soci. E qui siamo

nell’ambito dell’intervento adesivo autonomo o litis consortile.

Esistono poi situazioni giuridiche che sono in un rapporto di

dipendenza da altre e la posizione dipendente trova la sua tutela nella

tutela della posizione principale, ma non c’è una causa autonoma che

viene ad unirsi a quella principale, la causa è una e il titolare della

situazione dipendente non può più proporla se è stata già proposta dal

titolare della posizione principale, perché si avrebbe litis pendentia (il

caso del notaio) e qui siamo nel caso dell’intervento adesivo dipendente

o ad adiuvandum, ma è bene chiarire che questa denominazione 2ad

adiuvandum” non sta a significare che in questo tipo di intervento ci sia

un desiderio di aiuto ad una parte, c’è solo l’esigenza che ha il terzo di

tutelare attraverso la tutela di una posizione giuridica altrui una propria

posizione giuridica che altrimenti non sarebbe più suscettibile di

Poteri dell’interve- autonoma tutela.

ntore -Vedi sul testo i poteri dell’interventore –

L’intervento Facciamo un breve accenno sull’ultimo tipo di intervento che è

necessario: l’intervento necessario, che è di due tipi: l’intervento necessario su

istanza di parte e intervento necessario per ordine del giudice.

1) Su istanza di L’intervento necessario su istanza di parte lo troviamo all’art.

parte 106 c.p.c. che dice: “ ciascuna parte può chiamare nel processo il terzo

(art.106) al quale ritiene comune la causa, o dal quale pretende di essere

garantito” quindi ciascuna parte può chiamare nel processo un soggetto

terzo perché ritiene che la causa sia comune al quel soggetto o pretende

di essere garantita da quel soggetto. Ad es il convenuto di aver agito non

in nome e per conto proprio, ma in rappresentanza di un altro soggetto, e

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AUTORE

Moses

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del seminario di Diritto processuale civile tenuto dal professor Punzi. Gli argomenti trattati sono i seguenti: pluralità delle parti nel processo, pluralità iniziale, pluralità successiva, litis consortio necessario, litis consortio facoltativo, connessione per oggetto, connessione per titolo, litis consortio improprio, intervento volontario, intervento necessario.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Punzi Carmine.

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