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ESTRATTO DOCUMENTO

In particolare, la sentenza è inesistente quando presenta vizi nei suoi elementi indispensabili (che impediscono

anche il passaggio in giudicato): giudizio pronunciato in forma scritta da un giudice di fronte alle parti. In

particolare, la sentenza non sottoscritta dal giudice è il caso più grave.

125. NULLITA’ DELLA NOTIFICAZIONE

Art. 160, la notificazione è nulla quando:

- Non sono osservate le disposizioni riguardanti la persona alla quale deve essere consegnata la copia

- Vi è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta la consegna

- Vi è incertezza assoluta sulla data della notificazione

Il raggiungimento dello scopo impedisce che il vizio provochi la nullità (es la comparizione del citato)

126. RINNOVAZIONE DELL’ATTO NULLO

È uno dei mezzi che permette di riparare il danno della nullità degli atti processuali.

 La parte interessata all’effetto cui l’atto era destinato può in ogni caso provvedere a rinnovarlo se la

situazione processuale lo consente

 Il giudice che pronuncia la nullità deve disporre quando possibile, la rinnovazione degli atti ai quali la

nullità si estende, art. 162.

 La rinnovazione non è possibile se l’invalidità dell’atto deriva dalla sua tardività per decorrenza di un

termine perentorio che determina decadenza, né se la situazione intervenuta nel frattempo non permette

più al processo di tornare sui propri passi

Se il giudice dispone la rinnovazione degli atti questi prendono il posto di quelli invalidi e li sostituiscono con

effetti ex tunc. L’ATTO GIURISDIZIONALE

L’EFFICACIA DELLA SENTENZA

127. LA SENTENZA

L’efficacia della sentenza non è l’autorità della cosa giudicata, che acquista con il passaggio in giudicato.

L’efficacia è quella che possiede in proprio prima e indipendentemente dal suo passaggio in giudicato. È

l’attitudine della sentenza a produrre i suoi effetti di cui è necessariamente provvista.

La sentenza è efficace fin dal momento in cui il suo iter formativo si perfeziona con la pubblicazione (133 cpc)

Finché le impugnazioni sono proponibili, l’efficacia della sentenza può essere in tutto o in parte sospesa, ma

la sospensione non elimina l’efficacia, le impedisce solo di essere operante finché dura il motivo della

sospensione o finché non venga assorbita da una nuova sentenza.

Quando la sentenza passa in giudicato diventa immutabile e incontestabile e i suoi effetti si consolidano e non

possono più essere rimossi.

che dispone l’immutabilità non crea un’efficacia che prima non c’era, ma le conferisce

Art. 324 cpc: la norma

solo un particolare valore che prima non aveva cioè appunto l’immutabilità sia dell’atto in quanto tale sia dei

suoi effetti. 52

128. L’EFFICACIA DEGLI ATTI DEI PUBBLICI POTERI

Attributo tipico del pubblico potere e quindi dei suoi atti (provvedimenti) è l’imperatività. Essa è indipendente

dalla validità e stabilità formali degli atti, l’invalidità non toglie loro efficacia finché non venga dichiarata da

un’autorità competente. L’atto autoritativo dello stato è imperativo non appena abbia raggiunto la perfezione

per il compimento dell’iter prescritto.

Atti autoritativi sono gli atti normativi, atti amministrativi e atti giurisdizionali.

129. L’EFFICACIA DELLA SENTENZA

Atto giurisdizionale in senso stretto è solo la sentenza che pronuncia totalmente o parzialmente sul merito della

domanda per accoglierla o rigettarla. Le sentenze che pronunciano il processo sono solo collegate in via

strumentale e sussidiaria alla funzione giurisdizionale perché hanno il compito di garantire il suo corretto

svolgimento.

Se la sentenza decide il merito, statuisce sui diritti o sullo status delle persone parti del processo, e questa

statuizione si impone in modo vincolante ad esse.

130. GLI EFFETTI PRINCIPALI DELLA SENTENZA

 Decisioni sul processo: quando sorgono questioni sulla regolarità o validità del processo, il giudice deve

pronunciarsi. La sentenza può definire o no il processo, e può decidere insieme il merito se ritiene valido.

i casi le decisioni sul processo hanno effetti vincolanti solo all’interno del processo senza rilevanza

In tutti

esterna (ad eccezione delle statuizioni della cassazione sulla competenza).

 Decisioni sulle condizioni dell’azione: la sentenza può essere definitiva o meno, ma può essere rilevante

anche fuori dal processo in cui fu pronunciata. Esempio il difetto di legittimazione impedisce la

riproposizione della stessa domanda tra le stesse parti.

 Decisioni sul merito: sulle domande delle parti per accoglierle o rigettarle

 quando la sentenza accoglie un’azione di accertamento o rigetta la domanda (qualsiasi

Accertamento:

tipo) proposta dichiarandola infondata. La decisione ha effetto meramente dichiarativo

 la sentenza oltre ad accertare il diritto e l’inadempimento,

Condanna: condanna il convenuto a subire la

sanzione prevista. Ha sempre efficacia di accertamento più un’efficacia esecutiva (che è efficacia

costitutiva di diritto processuale, dando origine al titolo esecutivo)

 Mutamento giuridico: la sentenza costituisce, modifica od estingue un rapporto giuridico, ha efficacia di

accertamento del diritto al mutamento giuridico ed inoltre ha l’effetto caratteristico di operare il mutamento

Anche le sentenze di merito possono essere definitive o non definitive nel primo caso si decide totalmente il

merito e si pone fine al processo, nel secondo caso si decide solo su alcune domande. In ogni caso la decisione

del merito statuisce sui rapporti giuridici delle parti formulando con diversi tipi di efficacia la regola giuridica

concreta. 131. GLI EFFETTI SECONDARI

Sono gli effetti indiretti disposti dalla legge come conseguenza immediata e automatica di taluno degli effetti

principali. Non sono oggetto di domanda di parte né di apposita pronuncia, ma seguono ex lege al prodursi

dell’effetto principale a cui accedono.

Esempi: la sentenza di condanna è titolo per iscrivere ipoteca giudiziale, quella passata in giudicato prolunga

i termini di prescrizione.

132. EFFICACIA DELLA SENTENZA NELLA PENDENZA DELLE IMPUGNAZIONI 53

può sospendere l’efficacia della sentenza o una sua parte, allo scopo di differire la sua effettiva

La legge

operatività ad un momento successivo.

 Efficacia esecutiva: art. 282, la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti. Art.

della sentenza non è sospesa per effetto della sua impugnazione.

337, l’esecuzione

 Art. 283, il giudice d’appello su istanza di parte, proposta con impugnazione principale o incidentale,

esecutiva o l’esecuzione

quando ricorrono gravi e infondati motivi, sospende in tutto o in parte l’efficacia

della sentenza impugnata.

 La sentenza di condanna pronunciata in seconda istanza è immediatamente esecutiva e le altre

impugnazioni non ne sospendono l’efficacia, a meno che il giudice non ordini la sospensione se dalla

esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno

 art. 337, quando l’autorità di una sentenza è invocata in un diverso

Efficacia dichiarativa e costitutiva:

processo questo può essere sospeso se tale sentenza è impugnata.

Il giudice di un diverso processo è vincolato dagli effetti dichiarativi o costitutivi di una sentenza tuttora

impugnabile che possa incidere sulla sua decisione, ma se la sentenza è impugnata può discrezionalmente

sospendere il processo in attesa dell’esito dell’impugnazione.

Se ha deciso sulla base di una sentenza più tardi riformata o cassata, anche la sua sentenza sarà colpita di

riflesso in forza dell’effetto espansivo esterno della riforma o della cassazione di una sentenza.

134. EFFICACIA INTERNA AL PROCESSO

L’efficacia interna può avere contenuto ordinatorio o decisorio. Ha efficacia interna di contenuto decisorio

tutte le volte che decide questioni relative al processo o preliminari di rito o anche una parte del merito, senza

definire il processo. La sentenza vincola il giudice della causa al proseguimento del processo.

L’efficacia interna opera dal momento stesso in cui la sentenza viene pubblicata ed anche se contro la stessa è

proposta l’impugnazione, ma se la sentenza passata in giudicato cadono anche gli atti o provvedimenti da essa

dipendenti. 135. OGGETTO E LIMITI DELL’IMPERATIVITA’ DELLA SENTENZA

Limiti oggettivi dell’efficacia della sentenza sono i soggetti, il petitum e la causa petendi. L’efficacia della

sentenza rende vincolante il concreto provvedimento contenuto nella sentenza. Sullo stesso oggetto non può

essere proposta una nuova domanda né pronunciata una nuova sentenza.

Se in altro processo viene proposta una domanda diversa ma dipendente dalla prima, la sentenza vincola il

giudice a considerare decisa la premesse conformemente alla prima sentenza.

 l’efficacia della sentenza all’interno dello stesso processo comprende tutte le questioni

Efficacia interna:

decise dal giudice ed esclude che sulle questioni si possa decidere nuovamente nello stesso processo. Sulle

questioni decise, che riguardano questioni processuali o di merito, si forma preclusione della possibilità di

rinnovare la stessa questione nello stesso processo

 Efficacia esterna: è limitata al concreto provvedimento contenuto nella sentenza, senza estendersi alle

questioni esaminate che perdono importanza dopo la decisione sulla domanda proposta. L’efficacia non si

estende ai motivi della sentenza né all’accertamento dei fatti, né alle questioni pregiudiziali. Si concentra

in ogni caso sull’accertamento oltre agli eventuali effetti esecutivi o costitutivi.

136. L’EFFICACIA DELLA SENTENZA, LE PARTI E I TERZI 54

 Le parti: la statuizione contenuta nella sentenza è vincolante per le parti, che però possono ancora ottenere

riforma o annullamento della sentenza con la trafila delle impugnazioni. Non potrebbero farlo proponendo

un nuovo processo sullo stesso oggetto per gli ostacoli di litispendenza e cosa giudicata.

 I terzi: posizioni diverse in base ai rapporti giuridici

 Terzi indifferenti: la sentenza non ha per loro alcun particolare significato

 Terzi titolari di rapporti dipendenti: per cui la decisione sul rapporto oggetto di giudizio influisce sul

rapporto del terzo. In questi casi la sentenza ha un’efficacia riflessa ma è ripercussione sul terzo della

relazione esistente tra i rapporti giuridici, non è effetto diverso.

La soggezione del terzo all’efficacia riflessa della sentenza è accettabile solo se la sentenza è giusta, nel

senso che ha applicato esattamente la legge alla fattispecie. Il terzo ha il potere di contestarla per ottenere

la disapplicazione della decisione alinea nei suoi confronti quando ingiusta. Possibilità di opposizione del

terzo contro la sentenza ex. 404

 all’autorità della cosa

Terzi titolari di rapporti permanentemente dipendenti: soggezione del terzo

giudicata, casi molto particolari. L’esistenza del rapporto del terzo dipende da quello principale anche per

tutte le vicende successive (caso dei sub-contratti)

 Terzi titolari di diritti incompatibili: titolari di diritti autonomi incompatibili con la statuizione contenuta

nella sentenza, possono proporre opposizione ordinaria del terzo contro la sentenza ex art. 404, e se

vengono convenuti in giudizio sul fondamento della sentenza possono anche in quella sede contestarla

semplicemente provando il loro diritto

LA COSA GIUDICATA

137. ESSENZA DELLA COSA GIUDICATA

La sentenza quando passa in giudicato è divenuta immutabile, così come la statuizione che vi è contenuta, con

tutti gli effetti che ne scaturiscono. La sentenza è già efficace ma con il giudicato assume una forza particolare

che la svincola dal procedimento.

 Efficacia negativa: Non potrà proporsi una nuova domanda sullo stesso oggetto tra le stesse parti (se

proposta dovrà essere rigettata in rito in accoglimento dell’eccezione ne bis in idem). In caso di pronuncia

difforme sullo stesso oggetto e parti, se passasse a sua volta in giudicato prevarrebbe sulla precedente.

 Efficacia positiva: se tra le stesse parti sorge una controversia su un rapporto giuridico logicamente

dipendente da quello su cui fu pronunciato, su quel rapporto il giudice non dovrà fare altro che assumerlo

come certo conformandosi alla sentenza già emessa.

138. FORMAZIONE DELLA COSA GIUDICATA

Art. 324 cpc: si intende passata in giudicato la sentenza che non è più soggetta né a regolamento di competenza,

né ad appello, né per cassazione né a revocazione. La legge considera passata in giudicato la sentenza anche

se tuttora soggetta alle impugnazioni straordinarie.

 Cosa giudicata formale: preclusione delle impugnative ordinarie. Determina la fine del procedimento

 Cosa giudicata sostanziale: art. 2909 cc, autorità della cosa giudicata, è effetto della sentenza. Dà forma

definitiva all’efficacia della sentenza e si pone come unica e non più discutibile configurazione del

rapporto o stato giuridico su cui il giudice ha pronunciato 55

Non passano in giudicato i provvedimenti di giurisdizione volontaria (742 cpc)

140. LIMITI OGGETTIVI

La cosa giudicata ha gli stessi limiti dell’efficacia della sentenza, la cosa giudicata si estende all’oggetto del

processo, identificato con soggetti, petitum e causa petendi. Quella che era semplice efficacia diventa autorità

della cosa giudicata.

Art. 2909 cc: l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti,

i loro eredi o aventi causa. Per accertamento si intende anche condanna ed effetto costitutivo. (V. anche art.

324 cpc)

Oggetto del giudicato: la concreta decisione sulla domanda proposta in giudizio, od anche la decisione su una

questione processuale che importi l’ammissibilità o inammissibilità di una decisione nel merito. Riguarda solo

la statuizione (enunciata nel dispositivo ma con riferimento alla causa petendi e al petitum) sulle domande

il merito o l’ammissibilità in quel processo.

proposte dalle parti per deciderne

La cosa giudicata andrebbe estesa alle questioni dibattute e decise nella sentenza?

- Non sono coperte dal giudicato le questioni di fatto e di diritto che il giudice ha esaminato per decidere la

causa, che diventano poi irrilevanti

- Il vincolo del giudicato esclude che si possano far valere questioni che potrebbero rimettere in discussione

la statuizione contenuta nella sentenza

Giudicato implicito: questioni riguardanti il processo, sebbene non esaminate nella sentenza, coperte

dall’autorità del giudicato quando rappresentano il presupposto logico necessario della decisione. Questioni

riproponibili in un nuovo processo purché non dirette a rimettere in discussione il giudicato entro i suoi limiti

oggettivi. 141. LIMITI SOGGETTIVI

L’autorità della cosa giudicata è limitata alle parti del processo.

Art. 2909 cc: l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetti tra le

- parti, i loro eredi o aventi causa.

- Art. 395 cpc: soggetta a revocazione la sentenza contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità

di cosa giudicata.

Cosa giudicata e successori: sono equiparati alle parti, coloro che dopo il passaggio in giudicato della sentenza

sono subentrati alle parti per successione o per atto tra vivi nel rapporto o nella situazione giuridica su cui la

sentenza ha pronunciato

L’avente causa che ha acquistato il diritto precedentemente al processo in cui fu pronunciata la sentenza:

Se è subentrato nell’intero rapporto controverso,

- il dante causa non ne era più titolare e difettava la

legittimazione per essere parte nel processo, e quindi la sentenza non può avere effetti nei confronti del

vero legittimato

- Se ha acquistato un diritto dipendente da quello di cui è titolare il dante causa, la sua posizione è autonoma

ed egli non è soggetto al giudicato formatosi nei confronti del dante causa, ma solo alla sua efficacia.

144. LA COSA GIUDICATA RISPETTO AI TERZI

Tutti devono riconoscere il giudicato fra le parti, ma i terzi non possono essere pregiudicati nei loro diritti.

Il riconoscimento che tutti devono dare è la soggezione all’efficacia della sentenza, possono essere effetti

- di mero fatto o effetti giuridici.

- Pregiudizio è quello che può derivare dagli effetti giuridici, quello che risentirebbe un terzo se la sentenza

altrui negasse o alterasse il suo diritto, senza la possibilità di difendersi in un regolare processo. 56

I terzi sono esenti dai pregiudizi giuridici della sentenza altrui, per cui possono difendere pienamente il loro

diritto contestando la decisione contenuta nella sentenza altrui sia con opposizione ordinaria di terzo sia in

qualsiasi processo in cui taluno voglia valersi contro di loro della sentenza, fino ad ottenere la disapplicazione

(contestazione incidentale). L’interesse ad agire è dato in questi casi dal

della sentenza nei loro confronti

pregiudizio che la sentenza potrebbe recare al loro diritto.

145. CASI SPECIALI

 Successori: trattamento uguale alle parti purché la successione sia posteriore alla formazione del giudicato

o avvenga nel corso del processo in cui la sentenza viene pronunciata

 Sostituzione processuale: il conferimento di legittimazione straordinaria al terzo implica che il suo

operato e la sentenza che ne consegue valgono anche per i titolari del rapporto

 Obbligati solidali: la sentenza pronunciata tra il creditore e uno dei debitori in solido (o viceversa) non

abbia effetto contro gli altri debitori o creditori, ma possa essere da essi opposta al creditore o debitore se

loro favorevole. Nulla è disposto circa i rapporti interni fra condebitori o concreditori.

 Rapporti di stato: i giudicati nelle questioni di stato delle persone sono vincolanti per tutti. Solo il terzo

che si vantasse titolare dello status su cui la sentenza ha pronunciato non sarebbe vincolato dalla cosa

giudicata e potrebbe far valere la sua pretesa sia con opposizione di terzo sia respingendo in ogni altra sede

 Brevetti: le sentenze che dichiarano nullità o decadenza di un titolo di proprietà industriale hanno efficacia

erga omnes

 Concorso soggettivo di azioni: quando a tutti i componenti di un gruppo è riconosciuta la legittimazione

ad impugnare atti che riguardano la collettività (deliberazioni assemblea spa), tutte le impugnazioni

relative alla medesima deliberazione devono essere istruite congiuntamente e decise con unica sentenza.

L’annullamento ha effetto per tutti i soci. Nulla è stabilito in caso di rigetto.

LA PROVA

PRINCIPII GENERALI

L’istruzione probatoria è la parte della fase istruttoria dedicata all’assunzione delle prove e agli atti o

procedimenti che alle prove si riferiscono. Quando giunge a conclusione il giudice istruttore provvede alla

rimessione al collegio. La discussione dei risultati dell’istruzione probatoria trova sede naturale nelle comparse

conclusionali. 148. LA PROVA

Le prove sono i mezzi che servono a dare la conoscenza di un fatto, quindi a fornire la dimostrazione e a

formare la convinzione della verità del fatto. Sono i mezzi che consentono al giudice di verificare le

affermazioni delle parti.

Prova intesa come mezzo di prova è tutto ciò che può convincere il giudice dell’esistenza o inesistenza di un

fatto; ma prova è anche il risultato che i mezzi di prova mirano ad ottenere (si è raggiunta la prova di un fatto)

 i mezzi di prova di cui è consentito l’uso

149. Le norme sulla prova: La legge regola minuziosamente

nel processo, e i modi e le forme della loro produzione e assunzione. 57

 150. La natura delle norme sulla prova: le norme che disciplinano la prova sono strumentali-processuali.

La prova è destinata al giudice per formarne la convinzione sui fatti della causa. Le norme sulla prova si

limitano a disciplinare i modi e le forme della loro evidenza nel processo.

Sono ≠ dalle norme sostanziali che prescrivono requisiti di forma per la validità di un atto.

Le presunzioni non sono prove. Le presunzioni semplici sono le conseguenze che il giudice trae da un fatto

noto per risalire a un fatto ignoto, quelle legali non hanno a che vedere con l’accertamento dei fatti.

L’utilità delle prove fuori dal processo è solo un calcolo anticipato della loro presunta efficacia in un eventuale

futuro processo. Riflesso psicologico della loro vera funzione.

Si applicano le norme sulle prove in vigore nel tempo e nello spazio in cui si svolge il processo, anche se i fatti

da provare sono avvenuti prima della loro promulgazione e/o se il rapporto è regolato da legge straniera.

 151. Graduazioni della prova: non tutte le affermazioni di fatto hanno bisogno di essere provate con lo

stesso rigore

 Prova piena: per i fatti relativi al merito della causa, nel senso che è necessario dare al giudice una sicura

convinzione sulla verità del fatto in modo che il giudizio di verosimiglianza diventi certezza vera e propria

 Semiplena probatio: rendere credibile o verosimile un fatto, in modo che non rimanga esclusa una prova

del contrario. Di solito quando la legge richiede che un’affermazione o domanda venga giustificata o resa

verosimile. È sufficiente per le circostanze preliminari purché non sorga su esse una vera questione

152. OGGETTO DELLA PROVA

Oggetto della prova sono i fatti della causa, cioè tutte le circostanze di fatto allegate dalle parti a fondamento

delle loro domande od eccezioni.

 Onere dell’allegazione: in applicazione del principio della domanda e del principio dispositivo, oggetto

della prova sono solo i fatti allegati dalle parti, che esse ritengono idonei a giustificare le loro domande.

Non è compito del giudice indagare su fatti che pur ritenendo importanti non furono affermati dalle parti

e sottoposti al suo esame.

Se altre circostanze vengono menzionate anche incidentalmente o risultano dagli atti, e al giudice sembrano

rilevanti, può richiamare su di esse l’attenzione delle parti in modo da farle diventare oggetto di prova. Però:

l’istruzione su un fatto giuridico diverso da quello che le parti abbiano fatto valere

- Non può spostare

Può chiedere chiarimenti ed eventualmente dimostrazione dei fatti secondari nell’ambito dello fatto

- giuridico allegato dalle parti.

 Fatti rilevanti: i fatti allegati per divenire oggetto di prova devono essere rilevanti, tali che la loro

dimostrazione apparisca influente per la decisione della causa. Il giudizio di rilevanza di un fatto suppone

una valutazione ipotetica delle conseguenze che potrebbero derivare da fatti dedotti a prova.

La rilevanza di un fatto agli effetti della prova va misurata in concreto con riferimento all’azione effettivamente

proposta nel processo. Questo vuol dire che sono ammessi solo quei fatti che costituiscono:

cui può ricollegarsi un’efficacia costitutiva, estintiva o impeditiva verso la domanda

- Prova diretta: i fatti

fatti dalla cui prova può ricavarsi la conoscenza di fatti aventi quell’efficacia

- Prova indiretta:

 Fatti non contestati: non è necessaria la prova per i fatti allegati concordemente dalle parti o allegati da

una parte ma non contestati nemmeno implicitamente dall’altra. Sono oggetto di prova solo i fatti

controversi. Non si applica nei processi contumaciali e se il processo ha ad oggetto rapporti indisponibili.

58

disciplinato dall’art. 115: il giudice deve porre a fondamento della decisione anche i fatti non

Specificamente

specificamente contestati dalla parte costituita. La contestazione deve essere specifica, con il richiamo al fatto

che si intende contraddire e con le ragioni della contestazione.

 sono note al giudice (iura novit curia). L’attuazione

Le norme giuridiche: non formano oggetto di prova,

delle leggi è specifico compito della funzione giurisdizionale. Dovere/libertà/funzione del giudice:

- Art. 101 cost: i giudici sono soggetti soltanto alla legge

- Art. 113 cpc: nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le norme del diritto

 Casi in cui si devono applicare le norme giuridiche di cui non si pretende e presume la conoscenza da parte

del giudice: consuetudine, diritto straniero cui rinviano le norme di diritto internazionale privato, diritto

antico che può regolare fatti antichi, diritto speciale o locale. l’onere di

Se il giudice le conosce può applicarle secondo la regola generale; altrimenti incombe alle parti

assisterlo nella ricerca delle norme da applicare e in questo senso corrispondere ad un onere della prova

dei fatti, perché se non è dimostrata l’esistenza della norma affermata, la domanda o l’eccezione fondata

su quella norma non può essere accolta.

 152. Fatti notori: fatti che il giudice può porre a fondamento della propria decisione anche senza bisogno

di prova, perché sono noti alla generalità delle persone. La loro prova è superflua.

154. DISPONIBILITA’ DELLA PROVA

Alle parti l’onere di allegare i fatti che ritengono rilevanti nella causa e di fornire le prove dei fatti che hanno

allegato. A ciò corrisponde un limite ai poteri del giudice:

 Principio dispositivo: art. 115 cpc, salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a fondamento

della decisione le prove proposte dalle parti o dal PM, nonché i fatti non specificatamente contestati dalla

parte costituita.

Il giudice non può assumere iniziative istruttorie, per ragioni pratiche: nessuno meglio delle parti conosce i

controversia e i mezzi che possono provarla; assicurare al giudice l’imparzialità.

fatti della

Non costituiscono violazione di questo principio i pochi poteri inquisitori del giudice che hanno carattere

complementare come la consulenza tecnica o l’interrogatorio libero delle parti.

Quando oggetto del processo è un rapporto indisponibile per le parti, il principio è molto attenuato ma chi ha

maggiore iniziativa istruttoria è il PM, non il giudice. della causa per l’accertamento della

Divieto al giudice di servirsi della sua conoscenza personale dei fatti

verità, deve attenersi al materiale di cognizione esistente negli atti.

 anche le risposte nell’interrogatorio libero e il comportamento delle parti nel

Argomenti di prova:

processo possono essere considerati dal giudice per ricavare motivi di convincimento e di valutazione delle

prove. Sono argomenti di prova, complementari e sussidiari alle prove.

Una volta introdotto nel processo un elemento di prova, esso è acquisito alla causa e non può più essere

sottratto, può essere quindi utilizzato sia dalla controparte sia dal giudice.

155. VALUTAZIONE DELLA PROVA

Art. 116 cpc: acquisito alla causa il materiale probatorio, il giudice deve valutarlo liberamente secondo il suo

prudente apprezzamento. Uso della ragione e dell’esperienza, dovrà darne conto nella motivazione della

sentenza. Soggetto a libero apprezzamento è anche il comportamento delle parti nel processo.

La prova legale non è valutata dal giudice, la legge dispone in modo vincolante l’efficacia di alcune prove. 59

Se è necessario il possesso di cognizioni particolari e tecniche, il giudice può farsi assistere da un consulente

tecnico. 156. ONERE DELLA PROVA

Il giudice deve decidere anche di fronte al fatto incerto, per cui soccombe quella delle parti che avrebbe dovuto

provare il fatto rimasto incerto. Ad ogni modo un fatto può essere provato anche in altri modi (se risulta dagli

atti, se viene provato dal PM, se ricavato dal giudice in altro modo) e se di un fatto la prova è comunque

l’indagine diretta ad identificare la parte che avrebbe dovuto fornirla.

raggiunta perde ogni rilievo

Ripartizione dell’onere della prova: art. 2697 cc, chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti

che ne costituiscono il fondamento, e chi ne eccepisce l’inefficacia o eccepisce che il diritto si è modificato o

estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda.

L’attore deve provare i fatti costitutivi fondamento della sua domanda

-

- Il convenuto deve provare i fatti impeditivi, modificativi o estintivi che possono giustificare il rigetto della

domanda dell’attore. Finché l’attore non prova il fatto costitutivo, nessun onere sorge per il convenuto.

La difficoltà è nel distinguere i fatti costitutivi da quegli altri fatti che, sebbene indispensabili alla produzione

dell’effetto giuridico, non devono essere considerati come elementi integranti del fatto costitutivo ma come

elementi che devono concorrere con esso per permettergli di avere quella particolare efficacia

sufficiente per l’accertamento del rapporto o dello

Presunzioni legali: fatti la cui prova deve considerarsi

status, a condizione che non siano provati dati fatti contrari. Stabilite dalla legge. Salvo prova contraria si

presume taluno degli elementi che dovrebbero formare parte integrante della fattispecie costitutiva.

L’onere della prova si risolve in una regola di giudizio, come naturale conseguenza: la sanzione del mancato

adempimento dell’onere della prova ad opera della parte che ne era gravata. In questo senso le regole sull’onere

della prova sono processuali e devono applicarsi le regole stabilite al momento in cui si fa il processo.

157. PROVA DIRETTA, INDIRETTA, CONTRARIA

 Prove dirette e prove indirette:

 Prova diretta: ha per oggetto il fatto stesso che deve essere provato, quel fatto che è immediatamente

rilevante per il giudizio. Sia la prova che offre al giudice il fatto stesso che vuol essere provato, sia quella

che gli presenta un’idonea rappresentazione del fatto stesso.

 Prova indiretta: ha per oggetto un fatto diverso (indizio) dal quale può derivare logicamente il fatto

rilevante per il giudizio. Si parla di presunzione semplice (≠ presunzioni legali che sono relative o assolute)

che è la deduzione dal fatto provato della verità del fatto rilevante. Il giudice le ammette solo se gravi,

precise e concordanti.

 Prova diretta e prova contraria:

 Prova diretta: ha lo scopo di provare la verità di un fatto

 ha lo scopo di provare l’inesistenza del medesimo fatto.

Prova contraria:

o Prova contraria diretta: dimostrare in modo immediato la non verità del fatto addotto a prova

dalla controparte

o Prova contraria indiretta: provare altri fatti da cui sia possibile capire che quel fatto non possa

essere vero I SINGOLI MEZZI PROBATORI ED ISTRUTTORI

LA CONSULENZA TECNICA 60

159. NATURA E FUNZIONE DELLA CONSULENZA TECNICA

Il consulente tecnico presta assistenza al giudice nel compimento di singoli atti istruttori o nell’intero

svolgimento del processo, fino a fornire chiarimenti anche in camera di consiglio. Può anche compiere

determinate indagini da solo per riferirne poi al giudice. La competenza del consulente termina dove inizia la

valutazione giuridica del giudice, il quale è sempre libero di decidere secondo la sua convinzione col limite di

adeguata motivazione.

L’iniziativa della consulenza tecnica spetta al giudice, ha carattere discrezionale e non può essere censurata.

Anche le parti possono proporre la nomina del consulente.

La prestazione del consulente è un mezzo ausiliario d’integrazione delle conoscenze e dell’attività del giudice,

non è un mezzo di prova. 160. NOMINA DEL CONSULENTE TECNICO

Art. 191: Può avvenire nel momento e nell’occasione in cui si ravvisi opportuna. Possono essere nominati più

consulenti solo in caso di grave necessità o quando la legge espressamente lo disponga.

può avvenire con ordinanza al momento dell’ammissione delle prove proposte dalle parti o con

La nomina

altra successiva (anche dal collegio). L’ordinanza di nomina deve contenere la formulazione dei quesiti e deve

fissare l’udienza nella quale deve comparire il consulente. Il consulente:

- Che non è iscritto in un albo può ricusare la nomina

Che è iscritto nell’albo ha obbligo di prestare il suo ufficio (può presentare un motivo di astensione)

- In ogni caso deve proporre la sua istanza al giudice che l’ha nominato almeno 3 giorni prima dell’udienza

- di comparizione. Nello stesso termine le parti possono proporre le loro istanze di ricusazione (v. art. 51)

Art. 193: all’udienza di comparizione il giudice istruttore riceve il giuramento del consulente di bene e

fedelmente adempiere le funzioni affidategli al solo scopo di fare conoscere ai giudici la verità.

161. ATTIVITA’ DEL CONSULENTE

Attività varie che dipendono dalle richieste del giudice istruttore. In ogni caso:

- Le parti possono intervenire alle operazioni del consulente, di persona o a mezzo difensori e consulenti e

possono presentargli osservazioni ed istanze

- Quando il consulente compie indagini senza la presenza del giudice deve comunicare alle parti giorno ora

sui poteri o limiti dell’incarico deve informarne il giudice

e luogo delle operazioni. Se sorgono questioni

- Delle indagini del consulente si forma processo verbale quando compiute in presenza del giudice istruttore,

che può disporre che il consulente rediga anche relazione scritta. Se non c’è intervento del giudice deve

sempre redigere relazione scritta.

- La relazione va trasmessa alle parti che entro il termine fissato dal giudice possono far pervenire al

consulente le loro osservazione. Poi entro il termine fissato il consulente deposita in cancelleria la

relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione delle stesse.

162. ESAME CONTABILE

Caso particolare di consulenza tecnica per i maggiori poteri conferiti al consulente. Art. 198-199-200:

- Quando è necessario esaminare documenti contabili il giudice può darne incarico al consulente

- Gli affida anche il compito di tentare la conciliazione delle parti

 Se riesce, si redige verbale sottoscritto dalle parti a cui il giudice attribuisce con decreto efficacia di

titolo esecutivo 61

 Se non riesce il consulente espone in relazione le dichiarazione delle parti, i risultati delle indagini e

un suo parere depositata in cancelleria. Il giudice li può valutare liberamente come argomenti di prova

- Il consulente sente le parti e previo consenso di tutte può esaminare anche documenti non prodotti in causa

ma non può farne senza consenso menzione nei processi verbali o nella relazione.

163. CONSULENTE TECNICO DI PARTE

Per le parti stessa necessità del giudice di farsi assistere nelle questioni tecniche. Il giudice, con ordinanza di

nomina del consulente, assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare un loro consulente

tecnico. Hanno il compito di assistere a tutte le indagini del consulente del giudice e partecipare alle udienze

tutte le volte che vi interviene il consulente del giudice. Può depositare nel suo interesse una propria relazione.

LA PROVA DOCUMENTALE

I DOCUMENTI

164. IL DOCUMENTO

Il documento è una cosa che rappresenta o raffigura un fatto in modo da dare a chi l’osserva una certa

conoscenza di esso. Interessano dal punto di vista giuridico in quando rappresentino fatti giuridicamente

rilevanti. Elementi del documento:

Materiale (l’estrinseco): carta su cui sono tracciati dei segni

- Contenuto (l’intrinseco): intellettuale o figurativo,

- la rappresentazione del fatto

Possono essere (anche insieme):

Dichiarativi: hanno per contenuto una dichiarazione dell’autore del documento

- Narrativi: tutti gli altri. Può essere narrativo e dichiarativo quando l’autore del documento riferisce una

- dichiarazione fatta da altra persona (l’atto notarile).

L’atto giuridico è dato dalla dichiarazione, e il documento è solo il mezzo materiale che la contiene.

 165. Diverse funzioni del documento: la rilevanza giuridica del documento può assumere gradazioni

diverse:

 Titolo di credito: il diritto menzionato nel documento non può essere esercitato o trasferito senza il

regolare possesso del documento, incorporazione del diritto nel documento

 il documento serve a facilitare l’adempimento

Documento di legittimazione: di una obbligazione con

l’identificazione dell’avente diritto

 la scrittura assunta dalla legge a requisito di forma per l’esistenza dell’atto giuridico,

Ad substantiam:

l’atto è nullo se non è fatto in tale forma

 dalla legge per la prova dell’atto, l’atto può essere sorto

Ad probationem: la scrittura prescritta

validamente in qualsiasi forma ma non è ammessa la prova per mezzo dei testimoni o in via di presunzione

 In tutti gli altri casi la prova scritta concorre con le altre ammesse dalla legge.

Sono processuali solo le norme che disciplinano la funzione probatoria dei documenti

 166. Sottoscrizione e data:

 La sottoscrizione: chi sottoscrive un documento ne assume l’intera paternità. Deve sempre essere

autografa. Quando è vera si dice autentica. Per le scritture private e atti pubblici è solitamente un requisito

di perfezione ed efficacia probatoria 62

 La data: indicazione del tempo e luogo in cui fu formato il documento. È in alcuni casi essenziale

167. L’ATTO PUBBLICO

Art. 2699 cc: l’atto pubblico è il documento redatto con le richieste formalità da un notaio o da altro pubblico

ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto è formato.

Art. 2700 cc: l’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso:

- Della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato

- Delle dichiarazioni delle parti

- Degli altri fatti che egli attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti

L’efficacia probatoria dell’atto pubblico è stabilita dalla legge e non è soggetta al libero apprezzamento del

giudice. La verità delle circostanze indicate nel 2700 cc non può essere combattuta con una semplice prova

contraria ma è necessario proporre contro il documento apposita querela di falso. Il documento fa piena fede,

il giudice è vincolato nelle sue indagini di fatto da quello che risulta dal suo tenore.

La querela di falso è un’azione autonoma diretta ad accertare la falsità del documento e quindi a distruggere

indirettamente la sua efficacia probatoria. Fuori dai limiti del 2700 cessa ogni efficacia legale del documento.

L’atto pubblico prova che le dichiarazioni riferite furono fatte, ma nulla dice sulla corrispondenza delle

dichiarazioni alla reale volontà delle parti, né sulla validità ed efficacia delle dichiarazioni medesime. In questi

casi non è necessaria querela di falso.

Art. 2701 cc: il documento formato da ufficiale pubblico incompetente o incapace o senza l’osservanza delle

formalità prescritte, se è stato sottoscritto dalle parti, ha la stessa efficacia probatoria della scrittura privata.

 documenti formati da pubblici funzionari nell’esercizio di funzioni

168. Altri documenti pubblici:

diverse. Hanno efficacia probatoria intermedia tra quella dell’atto pubblico e quella della scrittura privata:

valgono come prova della data, della provenienza delle dichiarazioni da chi li ha sottoscritti e di ciò che

viene dichiarato, ma tale prova può essere liberamente combattuta con tutti i mezzi consentiti.

169. LA SCRITTURA PRIVATA

La scrittura privata è ogni documento scritto la cui formazione non abbia costituito esercizio di una pubblica

funzione. Deve essere munita di sottoscrizione autografa e autore della scrittura è chi l’ha sottoscritta. La

presenza della sottoscrizione non è sufficiente ad identificare l’autore, occorre accertare la verità della

sottoscrizione e questo si può fare in tre modi:

- Autenticazione: fatta dal notaio o altro pubblico ufficiale a ciò autorizzato, il quale attesti che la

sottoscrizione è stata apposta in sua presenza previo accertamento dell’identità della persona che

sottoscrive

- Riconoscimento: fatto da colui contro cui la scrittura è prodotta in giudizio, può essere anche tacito

- Verificazione: giudiziale, in mancanza di autenticazione e riconoscimento

Art. 2702 cc: quando la sottoscrizione è legalmente considerata autentica la scrittura privata fa piena prova

fino a querela di falso della provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta. Fuori questi limiti resta in

vigore il principio della libera valutazione delle prove.

Per quanto riguarda la data:

l’autenticazione ne fornisce la prova, altrimenti può essere oggetto di contestazione

- Scrittura autenticata:

e prova.

- Tra le parti, la data risultante dalla scrittura riconosciuta o verificata si ha per provata, salva la prova

contraria

- Verso i terzi: la data è certa e computabile dal giorno in cui la scrittura è stata registrata o in cui altre

circostanze permettano di stabilirne l’anteriorità 63

170. IL TELEGRAMMA

Art. 2705 cc: il telegramma ha l’efficacia probatoria della scrittura privata se l’originale consegnato all’ufficio

di partenza fu sottoscritto dal mittente e se la sottoscrizione è autenticata da notaio oppure se il mittente lo

riconosce come proprio o se la provenienza risulta da altri documenti. Altrimenti il destinatario chiede al

giudice:

Che ordini all’amministrazione dei telegrafi di depositare in cancelleria l’originale

-

- Se esso è sottoscritto dal mittente o scritto dal mittente si procederà con il riconoscimento o verificazione

della sottoscrizione o del testo

per la prova (con qualsiasi mezzo) che l’originale fu consegnato o fatto consegnare

- Effetto analogo

all’ufficio di spedizione dal mittente

Art. 2706 cc: per quanto riguarda il contenuto, la legge presume fino a prova contraria la sua conformità con

l’originale. 171. CARTE E REGISTRI DOMESTICI

Art. 2707 cc: fanno prova contro chi li ha scritto quando:

- Enunciano espressamente un pagamento ricevuto

Contengono la menzione espressa che l’annotazione è stata fatta per supplire alla mancanza di titolo in

- favore di chi è indicato come creditore

Analoga efficacia per le annotazioni del creditore (anche non sottoscritte) che tendono ad accertare la

liberazione del debitore

172. SCRITTURE CONTABILI DELLE IMPRESE COMMERCIALI

regola sottoscritte, decisiva è l’appartenenza

Le annotazioni contenute in questi registri non sono di

all’imprenditore o alla società.

Art. 2709: le registrazioni contenute nei libri e nelle altre scritture contabili delle imprese fanno prova contro

l’imprenditore. Chi vuol trarne vantaggio non può scinderne il contenuto.

Poiché non si tratta di dichiarazioni vere e proprie, sono prove soggette al libero apprezzamento del giudice e

ad essa potrà contrapporsi prova contraria.

Efficacia probatoria tra imprenditori, art. 2710 cc: quando i libri contabili (vidimati e bollati, regolarmente

tenuti) sono invocati in una controversia tra imprenditori relativa a rapporti inerenti l’esercizio dell’impresa,

possono far prova non solo contro ma anche a favore dell’imprenditore a cui appartengono. Libero

apprezzamento del giudice. 173. RIPRODUZIONI MECCANICHE

Art. 2712 cc: Le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e,

in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose

rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose

medesime.

Prova soggetta alle regole generali dell’istruzione probatoria, che il giudice apprezzerà liberamente. In

mancanza di disconoscimento, la prova fornita dalle riproduzioni meccaniche può anche da sola essere

sufficiente a formare convincimento del giudice.

173-BIS. IL DOCUMENTO INFORMATICO

 Documento informatico in senso stretto: efficacia probatoria di riproduzione meccanica riguardo ai fatti

e alle cose rappresentate 64

 Documento informatico con firma digitale: rimane soggetto al libero apprezzamento del giudice, ma in

quanto idoneo a garantire univoca attribuzione al firmatario ha efficacia di prova legale ai sensi dell’art.

querela di falso della provenienza delle dichiarazioni da parte di chi l’ha sottoscritto.

2702 fino a 174. LE COPIE DEGLI ATTI

L’efficacia probatoria della copia dipende dalla sua fedeltà nel riprodurre l’originale, oltreché dall’attendibilità

di questo.

 Copie di atti pubblici, art. 2714: spedite nelle forme prescritte da depositari pubblici autorizzati fanno

fede come l’originale, così come le copie delle scritture private depositate presso pubblici uffici e spedite

da pubblici depositari

Mancanza dell’originale o di copia depositata, art. 2716: è rimesso al giudice di apprezzarne l’efficacia

probatoria data l’impossibilità di procedere alla collazione

 Altre copie: copie rilasciate da pubblici ufficiali fuori dei casi precedenti hanno efficacia di un principio

di prova per iscritto.

 o riproduzioni per estratto fanno piena prova solo per quella parte dell’originale che

Le copie parziali

riproducono letteralmente

 Copie fotografiche di scritture: hanno la stessa efficacia delle autentiche se la loro conformità con

l’originale è attestata da pubblico ufficiale competente o non è espressamente disconosciuta

175. DOCUMENTO RICOGNITIVO

È la dichiarazione confessoria dell’esistenza del documento originale, del quale riproduce il contenuto, fa piena

contenute nel documento originale se non si dimostra producendo quest’ultimo che

prova delle dichiarazioni

vi è stato errore nella ricognizione. Deve provenire dalla stessa persona che aveva formato l’originale.

PRODUZIONE, ESIBIZIONE, COMUNICAZIONE DEI DOCUMENTI

176. PRODUZIONE DEI DOCUMENTI

È l’atto con cui i documenti vengono posti dalla parte a disposizione del giudice. Si fa mediante inserzione dei

documenti nell’apposita sezione del proprio fascicolo, che ciascuna parte deve depositare in cancelleria o

consegnare al cancelliere in udienza nel momento in cui si costituisce.

Ciascuna parte ed il suo procuratore costituito hanno il diritto di esaminare i documenti inseriti nei fascicoli

delle altri parti e di farsene rilasciare copia dal cancelliere.

I documenti prodotti sono acquisiti al processo e non possono essere ritirati dal fascicolo in cui essi si trovano

inseriti. 177. ESIBIZIONE DEI DOCUMENTI

Se il documento che può fornire elementi utili per l’accertamento dei fatti di causa è in possesso di un terzo o

la parte che lo detiene non lo produce, sorge il problema di se, quando e come si può costringere il detentore

del documento ad esibirlo in giudizio.

Il giudice ha il potere di ordinare alla parte o al terzo l’esibizione di un documento (o altra cosa di cui ritenga

l’acquisizione) per conoscere i fatti della causa. Al giudice ampio margine di discrezionalità, ma

necessaria

nel rispetto dei presupposti indicati dall’art. 210 cpc (con richiamo all’art. 118):

- Istanza di parte

- La parte o il terzo abbiano il possesso o la disponibilità del documento o della cosa 65

- La parte istante indichi in modo specifico il fatto di cui vuol dare la prova col documento o con la cosa di

cui chiede l’esibizione

L’esibizione del documento o cosa sia indispensabile per conoscere quel fatto (che

- non vi siano altri mezzi)

L’esibizione non procuri un grave danno per la parte o per il terzo

- L’esibizione non costringa la parte o il terzo a violare il segreto professionale o d’ufficio

-

L’art. 670 cpc permette di procedere al sequestro dei libri, registri o documenti di cui sia opportuna la custodia

temporanea.

 178. L’ordine di esibizione: quando concorrono tutti i presupposti il giudice istruttore può ordinare alla

parte o al terzo di esibire in giudizio il documento o la cosa, dando i provvedimenti opportuni circa il

tempo, luogo e il modo dell’esibizione. (Art. 210 cpc)

Se l’esibizione importa una spesa, deve essere anticipata a pena di decadenza dall’esibizione dalla parte

- che ha proposto l’istanza di esibizione

Se l’ordine è rivolto a un terzo o a una parte contumace, l’ordinanza deve anche contenere il termine entro

- il quale deve farsene la notificazione e indicare la parte che deve provvedervi

Quando l’esibizione è ordinata ad un terzo, il giudice prima di ordinarla può disporre che il terzo sia

- citato

in giudizio assegnando alla parte istante un termine per provvedervi. Se il terzo non viene citato potrà fare

opposizione contro l’ordinanza di esibizione intervenendo nel processo prima della scadenza del termine

assegnatogli. di esibizione non si presta obbedienza, art. 118:

- Conseguenze se all’ordine

 Se si rifiuta la parte senza giusto motivo il giudice può desumere argomenti di prova (116 cpc) e

ritenere raggiunta la prova del fatto a cui tendeva la parte istante con la richiesta di esibizione

 Se si rifiuta il terzo il giudice lo condanna a una pena pecuniaria da 250 a 1.500€

179. COMUNICAZIONE ED ESIBIZIONE DELLE SCRITTURE CONTABILI

Art. 2711 cc: nelle controversie relative allo scioglimento della società, alla comunicazione dei beni e alla

successione per causa di morte, il giudice istruttore può ordinare su istanza di parte la comunicazione integrale

dei libri, delle scritture contabili e della corrispondenza.

Elenco tassativo, comunicazione non subordinata ai requisiti dell’art. 118 cpc. Se l’imprenditore non adempie

l’ordine di comunicazione si potrà procedere ad esecuzione forzata.

L’esibizione può essere ordinata (anche d’ufficio) al fine di estrarne determinate partite concernenti la

controversia in corso. Per la formazione degli estratti il giudice può nominare un notaio e un esperto per

assisterlo. 180. RICHIESTA DI INFORMAZIONI ALLA PA

Art. 213 cpc: Fuori dei casi previsti dagli articoli 210 e 211 il giudice può richiedere d’ufficio alla PA le

documenti dell’amministrazione stessa, che è necessario acquisire al

informazioni scritte relative ad atti e

processo. PROCEDIMENTI PER IL CONTROLLO DELL’ATTENDIBILITA’ DEI DOCUMENTI

181. IL PROBLEMA DELLA FALSITA’ DEI DOCUMENTI

 In relazione all’estrinseco: falsità materiale, la verità o falsità di un documento è dato dal rapporto tra

la realtà e l’apparenza del documento. Se il rapporto è di identità il documento è vero (genuino), altrimenti

falso. È il risultato di: 66

 Contraffazione: formazione ex novo di un documento in modo che appaia formato da persona diversa da

colui che ne è stato l’autore o in data o luogo diverso da quello vero. Oppure

 Alterazione: mutamento apportato a un documento già formato, in modo che ne consegua in tutto o in

parte lo stesso risultato della contraffazione

 all’intrinseco:

In relazione falso ideologico, il documento è falso quando il suo contenuto non

corrisponde a verità. Questa figura di falso può verificarsi solo nei documenti narrativi o nella parte

narrativa del documento, ed è la narrazione non vera dei fatti riferiti. Il documento è veridico o veritiero

quando non è ideologicamente falso.

È estranea al problema del falso l’eventuale divergenza interna tra il contenuto e la reale intenzione nelle

dichiarazioni di volontà. 182. RILEVANZA GIURIDICA DELLA FALSITA’

Per quanto riguarda il processo civile la legge ha configurato due procedimenti destinati ad accertare se un

documento è vero o falso: verificazione di scrittura privata e querela di falso.

Oggetto: l’accertamento dell’autenticità o falsità del documento, che imprime al documento una determinata

qualità che lo rende idoneo o meno alla funzione (efficacia) probatoria.

Nei limiti in cui i documenti fanno piena fede, la querela di falso è l’unico mezzo per combattere la loro

efficacia probatoria, cioè non si può semplicemente provare che i fatti da essi risultanti non sono veri ma

bisogna dimostrare tramite querela che i documenti sono falsi.

Sia la verificazione sia la querela possono proporsi oltre che in via incidentale nel corso del processo in cui sia

stato prodotto il documento, anche in via principale in un processo che si propone nei modi ordinari.

183. RICONOSCIMENTO DELLA SCRITTURA PRIVATA

La scrittura privata non reca in se stessa la prova della sua provenienza perché può non essere sottoscritta e

anche se sottoscritta non vi è alcuna garanzia (salva ipotesi di autenticazione). Necessità di accertare

l’autenticità della sottoscrizione o della scrittura. Si può ottenere con:

 Riconoscimento: dichiarazione confessoria di chi ha scritto o sottoscritto il documento e riconosce come

propria la scrittura o sottoscrizione. Colui contro il quale viene prodotta una scrittura privata ha l’onere di

disconoscerla se vuole evitare che sia tenuta per riconosciuta.

Il disconoscimento consiste nella formale e specifica negazione che la scrittura o la sottoscrizione sia di

propria mano di colui che ne appare l’autore. Gli eredi o aventi causa (o ogni caso in cui la scrittura prodotta

è attribuita a un terzo) possono limitarsi a dichiarare di non conoscere la scrittura o la sottoscrizione.

La scrittura privata prodotta in giudizio si ha per riconosciuta:

- Se la parte alla quale la scrittura è attribuita o contro la quale è prodotta, è contumace

- Se la parte comparsa non la disconosce, o non dichiara di non conoscerla nella prima udienza o nella prima

risposta successiva alla produzione

184. VERIFICAZIONE DELLA SCRITTURA DISCONOSCIUTA

Se la parte che ha prodotto la scrittura intende valersene nonostante il disconoscimento, deve chiederne la

verificazione, cioè proporre nel processo pendente una domanda incidentale di accertamento della genuinità

della scrittura (art. 216 cpc).

È vera e propria azione di accertamento, necessita di interesse ad agire che è dato dalla rilevanza della scrittura

come prova nel processo principale e insufficienza di altre prove. 67

 Chi promuove la verificazione deve proporre i mezzi di prova disponibili. In particolare le scritture di

comparazione. Il giudice istruttore:

- Dà le disposizioni opportune per la custodia del documento

- Stabilisce il termine per il deposito delle scritture di comparazione

Nomina un consulente tecnico per l’esame

- Provvede all’ammissione delle altre prove

-

 Nel determinare le scritture di comparazione, il giudice deve ammettere tutte quella concordemente

considerate dalle parti come provenienti dalla persona che appare autore del documento, in mancanza di

accordo quelle che come tali furono accertate per riconoscimento, per sentenza o in atto pubblico.

 o privati e se l’asportazione non è

Se le scritture di comparazione si trovano presso depositari pubblici

vietata, può ordinare il deposito in cancelleria, altrimenti ordina che la comparazione avvenga dove si

trovano le scritture.

 Se mancano le scritture di comparazione, e in ogni caso in cui ciò appaia opportuno, può ordinare alla

parte di scrivere sotto dettatura, anche in presenza del consulente tecnico. Se la parte non si presenta o si

rifiuta di scrivere senza giustificato motivo, la scrittura si può ritenere riconosciuta (è argomento di prova

ex art. 116 cpc).

Sulla verificazione il giudice pronuncia con sentenza, che è definitiva sull’azione incidentale di accertamento.

o la sottoscrizione di mano di chi l’ha negata, questa può essere condannata

Se la sentenza dichiara la scrittura

a pena pecuniaria da 2 a 20€ (obbligo di riconoscere la scrittura o sottoscrizione genuina).

 185. Verificazione in via principale: la domanda di verificazione può proporsi anche in via principale in

processo ad hoc. Interesse ad agire nella possibilità di doversi servire della scrittura a scopo di prova in un

processo da promuovere oppure stragiudizialmente per trascrizioni od iscrizioni. Se il convenuto riconosce

le spese sono a carico dell’attore.

la scrittura 186. QUERELA DI FALSO

Art. 221 cpc: la querela di falso può proporsi in corso di causa in qualunque stato e grado del processo

principale, purchè la sua proponibilità non sia esclusa dalla espressa preclusone di nuove conclusioni (non può

proporsi dopo la precisazione delle conclusioni e la rimessione in decisione). E non può proporsi se la verità

del documento è accertata con sentenza passata in giudicato.

La querela è proponibile contro qualsiasi specie di documento. Deve proporsi dalla parte personalmente o a

mezzo di procuratore speciale con dichiarazione presentata all’udienza e allegata al verbale, con espressa

domanda di accertamento della falsità del documento e l’indicazione degli elementi e prove della falsità.

È obbligatorio l’intervento del PM.

 Interpello della parte che ha prodotto la scrittura, art. 222: avvenuta la proposizione della querela, il

giudice interpella la parte che ha prodotto il documento se intende valersene nel processo.

- Se la risposta è negativa: il documento non è utilizzabile in causa a nessun effetto

- Se è affermativa: il giudice istruttore se ritiene rilevante il documento autorizza la presentazione della

querela nella stessa udienza o in quella successiva, ammette i mezzi istruttori che ritiene idonei e dispone

modi e termini della loro assunzione.

Se il documento impugnato di falso si trova presso un depositario il giudice può ordinare il sequestro, e se non

è possibile il suo deposito in cancelleria dispone le necessarie cautele nel luogo ove il documento si trova.

187. DECISIONE SULLA QUERELA 68

La querela è un’azione di accertamento per sé stante anche quando proposta in via incidentale. Su di essa

pronuncia sempre il collegio (art. 225).

Il giudice istruttore può rimettere le parti al collegio per la decisione sulla querela indipendentemente dal

merito del processo principale (rimessione parziale), e questo implica separazione della causa di falso da quella

principale agli effetti della decisione e la sentenza sarà definitiva.

Il giudice istruttore, in caso di rimessione parziale, può disporre su istanza di parte che la trattazione della

causa principale continui davanti a sé relativamente alle domande che possono essere decise

per l’assunzione di altre prove eventualmente

indipendentemente dal documento impugnato e in ogni modo

proposte.

La sentenza ha per oggetto la dichiarazione della falsità o verità del documento. L’accertamento ha efficacia

per tutti, ma con autorità di giudicato solo per le parti. La sentenza è opponibile dal terzo o contro di lui, ma

se il terzo è titolare di un diritto che sarebbe pregiudicato dalla sentenza può impugnarla con opposizione di

terzo o dimostrazione dell’ingiustizia della sentenza.

Se la sentenza rigetta la querela di falso, ordina la restituzione del documento e dispone che sia fatta menzione

della sentenza sul documento, e condanna la parte querelante a pena pecuniaria. Se accerta la falsità dà le

disposizioni di cui all’art. 537 cpp.

 188. Querela di falso in via principale: art. 221 cpc, processo che ha per unico oggetto la dichiarazione

di falsità del documento.

L’interesse ad agire: necessità di dimostrare falso il documento da cui altri potrebbe valersi come mezzo di

prova di una pretesa contro l’attore.

L’azione si propone con atto di citazione, alla prima udienza davanti al giudice istruttore la parte personalmente

o il procuratore speciale deve confermare la proposizione della querela.

LA CONFESSIONE E L’INTERROGATORIO

190. CONFESSIONE DEFINIZIONE ED OGGETTO

Art. 2730 cc: la confessione è la dichiarazione che una parte fa della verità di fatti ad essa sfavorevoli e

favorevoli all’altra parte.

Sono solo i fatti che possono essere oggetto di confessione, non le norme giuridiche né fatti tendenti a

dimostrare l’esistenza di una consuetudine.

Se la dichiarazione di carattere confessorio ha per contenuto l’intera pretesa avversaria (il diritto o rapporto

giuridico fatto valere da controparte) si ha riconoscimento, ma bisogna distinguere:

- Se la dichiarazione fa riferimento al fatto costitutivo del diritto (o se il riferimento è implicito) il

riconoscimento varrà come confessione del fatto

Se manca ogni riferimento al fatto, il riconoscimento ha solo l’effetto di dispensare l’altra parte dall’onere

- della prova

La confessione è una dichiarazione di verità, nel senso che la parte dichiara quello che sa intorno ai fatti della

causa allo scopo di renderne informati coloro cui la dichiarazione è rivolta, con la volontà di fare la

dichiarazione nella convinzione che sia vero il fatto che viene confessato, indipendentemente dalle

conseguenze che possono derivarne.

È lecito dimostrare la non verità del fatto confessato, quando si provi l’errore del confitente sul fatto medesimo

cioè l’erronea convinzione che il fatto fosse vero. 69

Capacità richiesta per la confessione: art. 2731, per essere efficace la confessione deve provenire da persona

capace di disporre del diritto a cui i fatti confessati si riferiscono, se resa da un rappresentante deve essere fatta

nei limiti e nei modi in cui questi vincola il rappresentato.

191. CONFESSIONE GIUDIZIALE

È giudiziale la confessione resa in giudizio, tanto se spontanea quanto se provocata con interrogatorio formale

(art. 2733 cc e 228 cpc)

 Spontanea:

 In forma orale: se resa al giudice in udienza, deve essere documentata nel verbale. Non valgono come

confessione le risposte che le parti danno al giudice in sede d’interrogatorio non formale, dalle quali il

giudice può desumere elementi di convinzione soggetti a libero apprezzamento ma non prove legali.

 In forma scritta: quando è contenuta in qualsiasi atto processuale firmato personalmente dalla parte (229

cpc).

L’affermazione verbale o scritta di un fatto sfavorevole imputabile al procuratore costituisce ammissione.

- Non contestazione del fatto affermato da controparte: dispensa dalla prova del fatto affermato ma non

impedisce di contestare successivamente il fatto e di renderlo controverso, con la conseguenza che sorga

l’onere di provarlo per chi ha interesse ad accertarlo

- Ammissione del procuratore: rende non controverso il fatto e fa sorgere per la parte che voglia poi

contestarlo l’onere di provare che il fatto non è vero.

 Interrogatorio formale: mezzo per provocare la confessione giudiziale. La parte che vuole interrogare

l’avversario sui fatti della causa deve proporre le domande formulandole con la maggior precisione

possibile (capitoli separati e specifici).

 dell’interrogatorio: art. 230 cpc

Modalità

Il giudice istruttore ammette con ordinanza l’interrogatorio sui singoli capitoli che ritiene ammissibili

- e

rilevanti fissando modi e termini per l’assunzione e l’udienza stabilita

Purchè i fatti siano rilevanti l’interrogatorio è sempre ammissibile, salvo quando si voglia provare un atto

- per il quale è richiesta la forma scritta e sempre il che il fatto dedotto a prova non sia smentito dalle prove

già acquisite agli atti

Nell’assunzione dell’interrogatorio non possono farsi domande su fatti diversi da quelli formulati nei

- capitoli, con eccezione delle domande su cui le parti concordano e che il giudice ritiene utili. Il giudice

può sempre chiedere chiarimenti opportuni sulle risposte date

- La parte interrogata deve rispondere personalmente, non può servirsi di scritti preparati tranne se deve fare

riferimento a nomi o cifre o per particolari circostanze.

- Se la parte non si presenta o rifiuta di rispondere senza giustificato motivo il collegio potrà ritenere come

ammessi i fatti dedotti nell’interrogatorio. Non è semplice elemento del contegno delle parti ma un

elemento che permette di ritenere come provato il fatto su cui la parte era chiamata a rispondere. Se la

parte è giustificata il giudice dispone un’altra udienza anche fuori della sede giudiziaria.

192. EFFICACIA 70

Art. 2733, la confessione giudiziale forma piena prova contro colui che l’ha fatta purchè non verta su fatti

relativi a diritti non disponibili. Efficacia limitata al processo in cui è stata resa, in un altro processo è

liberamente apprezzata dal giudice.

L’efficacia di piena prova esclude il potere discrezionale del giudice, che è vincolato a considerare il fatto

come pienamente provato e il confitente non è ammesso nemmeno a fornire prova contraria (salva revoca).

Se la confessione si riferisce a fatti relativi a diritti indisponibili, essa è liberamente apprezzata dal giudice.

Revoca: art. 2732, la confessione non può essere revocata se non si prova che è stata determinata da errore di

fatto o da violenza. Provare non solo che il fatto confessato non è vero, ma anche che il confitente versava

nell’erronea convinzione che fosse vero. La violenza toglie ogni valore alla confessione. Il dolo se non

determina erronea convinzione della verità del fatto è irrilevante.

Confessione in presenza di litisconsorzio:

- Necessario: la confessione resa da alcuni dei litisconsorti non vale per gli altri ed è liberamente apprezzata

- Facoltativo: la confessione ha gli effetti legali nei confronti del confitente ed è semplice argomento di

prova nei confronti degli altri

Dichiarazioni aggiunte alla confessione: art. 2734, quando alla confessione si accompagna la dichiarazione

di altri fatti o circostanze tendenti a invalidare l’efficacia del fatto confessato (o a modificarne o estinguerne

gli effetti):

Se l’altra parte non contesta la verità dei fatti/circostanze aggiunte, essi fanno piena prova

- il giudice apprezza secondo le circostanze l’efficacia probatoria delle dichiarazioni

- In caso di contestazione 193. CONFESSIONE STRAGIUDIZIALE

 Quando è fatta alla parte o a chi la rappresenta ha la stessa efficacia probatoria di quella giudiziale

 Se è fatta ad un terzo o contenuta in un testamento è liberamente apprezzata dal giudice.

La confessione stragiudiziale deve essere provata in giudizio e non può provarsi per testimoni se verte su un

oggetto per il quale la prova testimoniale non è ammessa dalla legge.

195. INTERROGATORIO LIBERO

Il giudice, in qualunque stato e grado del processo, può ordinare la comparizione personale delle parti in

contraddittorio fra loro per interrogarle liberamente sui fatti della causa. L’interrogatorio deve essere in ogni

caso disposto se vi è richiesta congiunta delle parti. Le parti possono farsi assistere dai difensori.

L’interrogatorio libero non mira a provocare una confessione ma piuttosto a far sì che le parti possano chiarire

le loro allegazioni di fatto e le loro conclusioni quando sembrino al giudice incomplete ed oscure.

Le risposte e il contegno delle parti forniranno al giudice anche elementi di giudizio agli effetti

dell’accertamento dei fatti, ma è escluso che le risposte possano integrare una vera e propria confessione per

cui restano assoggettate al libero apprezzamento del giudice.

IL GIURAMENTO

197. DEFINIZIONE E DISTINZIONI

Giuramento è la dichiarazione con cui una parte asserisce come vero un fatto (favorevole) nella forma grave e

processo l’effetto di determinare l’assunzione del fatto come pienamente

solenne prevista dalla legge. Ha nel

e definitivamente provato. Il giuramento è di due specie, art. 2736 cc:

 quello che una parte deferisce all’altra per farne dipendere la decisione totale o parziale della

Decisorio:

causa 71

 è deferito d’ufficio dal giudice a una delle parti al fine di decidere la causa, quando la

Suppletorio:

domanda o le eccezioni non sono pienamente provate (ma non del tutto sfornite di prova) oppure al fine

di stabilire il valore della cosa domandata se non si può accertarlo altrimenti

È un mezzo di prova che non consente ulteriori discussioni sul suo risultato però sempre relativamente al

singolo fatto che ne formò l’oggetto, il giudice resta fornito di completa autonomia sul resto delle questioni.

Il giuramento è la massima tra le prove legali: vincola il giudice e non può in alcun modo essere combattuta

198. REQUISITI DI CAPACITA’

L’atto di deferire o riferire il giuramento decisorio può provenire soltanto dalla parte personalmente purchè sia

capace di disporre in ordine al rapporto giuridico dedotto in giudizio.

Se la parte è incapace o persona giuridica, l’atto potrà essere compiuto da colui che è legittimato ad agire in

nome e per conto di essa. Non è un potere del difensore.

199. OGGETTO

Art. 2739, il giuramento non può essere deferito quando avrebbe per oggetto un fatto relativo a un rapporto

giuridico indisponibile. La disponibilità è in relazione al rapporto giuridico per il quale il fatto è rilevante, sia

domanda o dell’eccezione.

esso o meno oggetto principale della

Se il processo ha carattere dispositivo, il giuramento può essere deferito su qualsiasi fatto rilevante per la

decisione con i seguenti limiti:

- Il fatto deve essere proprio della parte a cui si deferisce o riferisce. Un fatto da essa compiuta o conosciuto

con certezza

- Non può essere un fatto illecito

- Non può essere un contratto per cui la legge richiede forma scritta ad substantiam. Però si può provare con

giuramento l’esistenza e contenuto del documento andato perduto

- Non può essere diretto a negare un fatto risultante da atto pubblico e coperto da pubblica fede perché

possono essere combattuti solo con querela di falso

200. EFFICACIA

In caso di prestazione il fatto dichiarato rimane pienamente provato e nessuna prova contraria può essere

ammessa. Se colui cui il giuramento è deferito non comparisce all’udienza o rifiuta di prestarlo il fatto rimane

definitivamente provato in senso a lui sfavorevole.

L’effetto del giuramento prestato è sottratto a qualsiasi discussione, e la dichiarazione di falsità in sede penale

non ha alcuna rilevanza nel processo civile (non è nemmeno motivo per sospenderlo). Potrà al limite

domandarsi risarcimento del danno all’autore del falso giuramento.

Il giuramento può eccezionalmente essere soggetto a libero apprezzamento del giudice nel caso di

litisconsorzio necessario se il giuramento è prestato da alcuni soltanto dei litisconsorti. Se i risultati sono

contraddittori e la decisione è necessariamente unica, il giudice valuta la prova liberamente.

201. DEFERIMENTO E RIFERIMENTO

 Deferimento del giuramento decisorio: art. 233 cpc, il giuramento decisorio è deferito da una parte

all’altra. Il deferimento è atto di parte e può essere compiuto in ogni stato e grado della causa finché si

trovi davanti al giudice istruttore.

 La dichiarazione dev’essere fatta in udienza dalla parte o dal procuratore con mandato speciale, o con atto

sottoscritto dalla parte con indicazione in articoli separati del fatto su cui si deve prestare giuramento. 72

 Effetti (in alternativa) per la parte deferita:

Prestare il giuramento: determina l’accertamento del fatto in senso a lei favorevole

-

- Non prestare giuramento: conseguenza opposta

- Riferire il giuramento alla parte che lo ha deferito: il fatto deve essere anche proprio di essa e comune

ad entrambe. Viene addossato al deferente la responsabilità della relativa scelta e quindi dell’esito del

giudizio. L’oggetto è necessariamente il medesimo giuramento precedentemente deferito.

quando l’avversario dichiari di essere pronto a giurare.

Deferimento e riferimento sono revocabili fino a

Il giuramento deve essere ammesso dal giudice (rilevanza del fatto e idoneità a formare oggetto di prova) e

provvede con ordinanza. Se vi sono contestazioni la questione è rimessa al collegio che provvede con

ordinanza. In ogni caso il provvedimento che ammette il giuramento stabilisce l’udienza in cui deve essere

prestato.

 art. 240 cpc, è deferito d’ufficio dal giudice, ed assume la

Deferimento del giuramento suppletorio:

(il fatto è ritenuto credibile ma non c’è ancora un giudizio pienamente

funzione di prova sussidiaria

provante), integra il materiale probatorio esistente. Il giudice deferisce quella parte che gli sembra più

idonea a fornire una notizia certa sul fatto.

202. PRESTAZIONE

Art. 238, il giuramento è prestato personalmente dalla parte ed è ricevuto dal giudice istruttore, il quale deve

ammonire il giurante sull’importanza morale dell’atto e sulle conseguenze penali delle dichiarazioni false, e

quindi lo invita a giurare.

Se la parte a cui fu deferito il giuramento è una persona giuridica o incapace, la prestazione incombe alla

persona che si è costituita in giudizio come suo legale rappresentante.

La prestazione è mancata se la parte che deve giurare non si presenta o rifiuta di prestare giuramento, o se lo

presta apportando alla formula variazioni o aggiunte. Se si tratta di giuramento decisorio la parte può riferire

il giuramento anziché prestarlo. La parte che non si presenta può giustificarsi con i motivi che glielo hanno

e il giudice se li ritiene fondati dispone un’altra udienza e se necessario anche fuori la sede giudiziaria

impedito, 203. GIURAMENTO D’ESTIMAZIONE

Caso particolare di giuramento suppletorio, è deferito d’ufficio dal giudice al fine di stabilire il valore della

cosa domandata se non si può accertarlo altrimenti.

Il giudice deve determinare la somma fino a concorrenza della quale il giuramento avrà efficacia, se il valore

indicato nel giuramento è maggiore l’efficacia della prova è limitata alla somma stabilita dal giudice.

LA PROVA PER TESTIMONI

205. LA TESTIMONIANZA

La testimonianza è la narrazione che fa una persona di fatti a lei noti per darne conoscenza ad altri. Non ha

altro scopo o effetto che comunicare a chi ne è privo la conoscenza di un evento del passato.

Può avere ad oggetto oltre le percezioni immediate e dirette del fatto da parte del testimone, anche il ricordo

di fatti propri, le osservazioni, i rilievi e le deduzioni da lui stesse fatte o sentite da altri in relazione ai fatti.

La legge diffida della prova testimoniale e pone limiti alla sua ammissibilità. Nei limiti in cui è ammissibile,

la prova testimoniale è soggetta al libero apprezzamento del giudice che dovrà valutare i suoi risultati tenendo

presenti tutte le circostanze oggettive e soggettive.

206. LIMITAZIONI ALL’AMMISSIBILITA’ DELLA PROVA 73

 È esclusa la prova per testimoni (come qualsiasi altra, al di fuori di quella scritta) per tutti gli atti per i

quali la forma scritta è stabilita come requisito di validità. Eccezioni:

o Se il contraente ha senza colpa perso il documento la prova testimoniale può essere ammessa per

provare che l’atto fu fatto nella forma scritta.

Ammessa se è diretta a stabilire l’interpretazione del contratto stipulato nella dovuta forma

o

 Non è ammessa quando abbia per oggetto un contratto, un pagamento o una remissione di debito per valore

eccedente 2.58 €. Il giudice può consentire la prova oltre il limite tenuto conto della qualità delle parti,

della natura del contratto e di ogni altra circostanza

 La prova testimoniale è ammessa in ogni caso quando:

o Vi è un principio di prova per iscritto

Il contraente è stato nell’impossibilità morale o materiale di procurarsi una prova scritta

o

o Il contraente ha senza colpa perduto il documento che gli forniva la prova

– CAPACITA’

207. I TESTIMONI

I testimoni sono terzi rispetto alla causa. Sono esclusi dal prestare testimonianza anche coloro cui spetta la

legittimazione formale in sostituzione delle parte che difetta di capacità processuale.

Sono esclusi anche quei terzi che per ragioni diverse hanno nella causa un interesse che potrebbe legittimare

la loro partecipazione al giudizio. Le deposizioni testimoniali assunte in contrasto a questo divieto (246 cpc)

sono considerate inefficaci e il giudice nel decidere la causa non deve tenerne conto.

208. OBBLIGO DI DEPORRE

I testimoni sono obbligati a rendere la loro deposizione. Quest’obbligo implica:

 Obbligo di comparire davanti al giudice nel momento e luogo da lui ordinato. Sanzionato con pena

pecuniaria. Il giudice può disporre accompagnamento forzato del teste in udienza, e deve farlo se è disposta

una nuova comparizione e il teste non si presenta per la seconda volta.

L’obbligo viene meno se il testimone si trovi nell’impossibilità di presentarsi o se è esentato dalle leggi o

convenzioni internazionali. Il giudice procede all’esame recandosi nell’abitazione o ufficio del teste

 Obbligo di fornire gli elementi per la propria identificazione

 Obbligo di rispondere alle domande del giudice dicendo la verità, null’altro che la verità

Se il testimone, presentandosi, rifiuta di giurare o di deporre senza giustificato motivo, o se vi è fondato

sospetto che egli non abbia detto la verità, o sia stato reticente, il giudice istruttore lo denuncia al PM al quale

trasmette copia del verbale.

Il teste ha diritto di astenersi dal deporre per motivi di segreto professionale e d’ufficio.

209. DEDUZIONE DELLA PROVA

La prova testimoniale deve essere proposta dalle parti, precisamente da quella che ha interesse alla sua

assunzione. Spetta al giudice ammetterla caso per caso.

La deduzione della prova avviene nei modi stabiliti dall’art. 244 cpc: formulazione in articoli separati dei fatti

sui quali deve avvenire l’esame e indicazione specifica delle persone da interrogare con indicazione degli

articoli su cui dovrà essere interrogata

Il tribunale può disporre d’ufficio la prova testimoniale nel caso in cui alcuno dei testimoni si riferisce, per la

conoscenza dei fatti, ad altre persone. Nei procedimenti avanti il tribunale in composizione monocratica, lo

74

stesso potere si può esercitare quando siano le stesse parti che pur non hanno fatto istanza di prova ad essersi

riferite nella loro esposizione a persone ce appaiono in grado di conoscere la verità.

210. AMMISSIONE DELLA PROVA

All’ammissione della prova provvede il giudice istruttore con ordinanza, previa decisione su ammissibilità e

rilevanza, possibile ammissione parziale. Stabilisce luogo e giorno dell’assunzione.

I testi ammessi devono di regola essere assunti, ma la parte che li ha indicati può anche rinunciare a farli

ascoltare in tutto o in parte. La rinuncia non è efficace se non vi aderiscono le altre parti e se il giudice non vi

consente. 211. ASSUNZIONE DELLA PROVA

I testimoni ammessi devono comparire nel luogo giorno e ora fissati. Perciò deve essere loro notificata

un’intimazione contenente le indicazioni suddette e il nome del giudice istruttore che assume la prova e la

dell’ufficiale giudiziario o direttamente a cura del difensore. Deve essere

causa. La notifica avviene a mezzo

fatta almeno 3 giorni prima (con autorizzazione del giudice termine minore per casi di urgenza). I testimoni

possono anche comparire spontaneamente senza aver ricevuto intimazione.

Se i testimoni non compariscono e la parte ha omesso di fare intimazione, il giudice può dichiararla decaduta

dalla prova, o se riconosce giustificata l’omissione fissa una nuova udienza per l’assunzione della prova.

Nell’udienza stabilita per l’assunzione:

- I testimoni si presentano al giudice e sono esaminati separatamente uno alla volta

- Il testimone deve prestare giuramento di dire la verità e fornire le sue generalità, dichiarando se ha rapporti

di parentela o dipendenza con alcune delle parti o interesse nella causa. Le parti possono fare osservazioni

sull’attendibilità del testimone o sulle capacità di essere esaminato

- Il giudice assume la deposizione del teste interrogandolo sui fatti per i quali è chiamato a deporre, anche

con domande d’ufficio che ritiene utili a chiarirli. Alle parti e al PM divieto di interrogare il teste

direttamente

- Il teste risponde oralmente e senza scritti (tranne per nomi e cifre o situazioni particolari). Se vi sono

giudice d’ufficio o su istanza di parte può disporre

divergenze nelle disposizioni di due o più testimoni il

che siano messi a confronto

- Al giudice istruttore alcuni poteri complementari:

o Quando ritenga raggiunto un sufficiente risultato probatorio, rinunciare alla deposizione di altri

testimoni per rispondere sugli stessi fatti

o Disporre che siano chiamate a deporre anche persone non comprese fra quelle ammesse quando alcuno

dei testimoni si sia riferito ad esse (giudice unico anche quando riferimento fatto dalle parti)

o Disporre che siano sentiti i testimoni dei quali aveva ritenuto audizione superflua

o Disporre che siano nuovamente esaminati testimoni già interrogati per chiarire loro deposizione

211-BIS. TESTIMONIANZA SCRITTA

Possibilità di assunzione di testimonianza scritta prevista dall’art. 257-bis cpc. Se vi è accordo fra le parti, il

giudice tenuto conto della natura della causa e ogni altra circostanza, può ammettere la testimonianza scritta.

Il teste può così fornire le sue risposte senza comparire in udienza, con la compilazione di un apposito modello

di testimonianza contenente i quesiti a lui rivolti, il testo del giuramento e le responsabilità morali e giuridiche

insite nella deposizione. 75

Il modello è notificato al testimone che deve restituirlo compilato e sottoscritto con sottoscrizione autenticata

con invio per posta raccomandata o consegna diretta alla cancelleria del giudice.

Il giudice, esaminate le risposte, può sempre disporre che il testimone sia chiamato a deporre in udienza.

L’ISPEZIONE

212. L’ISPEZIONE

L’ispezione è l’attività istruttoria del giudice diretta ad esaminare una cosa o un luogo allo scopo di prenderne

conoscenza delle sue caratteristiche rilevanti per la causa.

Ispezione ≠ esibizione, l’ispezione lascia la cosa come e dove si trova e acquisisce al processo non la cosa ma

le osservazioni fatte su di essa dal giudice e può essere da lui disposta discrezionalmente. L’esibizione è un

mezzo per acquisire delle prove rappresentative, e può essere ordinata solo su istanza di parte.

Ordine di ispezione: art. 118, il giudice può ordinare alle parti e ai terzi di consentire sulla loro persona o sulle

cose in loro possesso le ispezioni che appaiano indispensabili per conoscere i fatti della causa purchè ciò possa

compiersi senza grave danno per la parte o il terzo e senza costringerli a violare segreto professionale/d’ufficio

L’ispezione può essere ordinata:

- Per raggiungere la prova diretta dei fatti in causa, non per la ricerca di mezzi di prova da acquisire al

processo. Ispezione non è perquisizione.

- Quando necessaria per conseguire la prova di un fatto rilevante, in quanto tale prova non potrebbe

raggiungersi con altri mezzi. ragioni della persona che dall’ispezione potrebbe ricevere un danno

Il giudice deve tener conto delle legittime

e stabilire le modalità dell’operazione ed eventualmente rinunciarvi se il danno dovesse prospettarsi grave.

 213. Svolgimento dell’ispezione:

 Art. 258 cpc, l’ispezione di luoghi, cose mobili o immobili o delle persone è disposta anche d’ufficio con

ordinanza del giudice istruttore, il quale fissa il tempo il luogo e il modo dell’ispezione.

 All’ispezione procede il giudice personalmente (eventualmente assistito da consulente tecnico) oppure per

l’ispezione corporale può disporre che vi proceda il solo consulente. Astensione a volte obbligatoria e non

potranno assistervi nemmeno le parti ma solo i consulenti.

 Il giudice istruttore:

Può disporre anche durante l’ispezione che siano eseguiti

- rilievi, calchi e riproduzioni di oggetti,

documenti e luoghi

- Può ordinare di procedere alla riproduzione di un fatto di cui occorra accertare se sia o possa essersi

verificato in un dato modo, con eventuali rilevazioni

Presiede all’esperimento e quando occorre ne affida l’esecuzione ad un esperto che presta giuramento

- Nel corso dell’ispezione può sentire testimoni (senza le formalità della prova testimoniale) e dare i

- provvedimenti necessari per la presentazione della cosa da sottoporre a ispezione o per accedere alla

località

Può disporre l’accesso in luoghi di terzi sentiti quest’ultimi e prese tutte le cautele necessarie alla tutela

- dei loro interessi

Se l’ispezione fu ordinata sulla persona di una delle parti o su cosa in suo possesso, e la parte rifiuta di eseguire

l’ordine senza giusto motivo, il giudice può desumere argomenti di prova. Se rifiuta il terzo il giudice lo

condanna a pena pecuniaria. 76

Quando all’ispezione procede il giudice se ne redige processo verbale, quando vi procede il consulente redige

una relazione scritta. 77

Il processo civile di cognizione

IL PROCEDIMENTO DI PRIMO GRADO

PREMESSE

IL GIUDICE UNICO E IL GIUDICE COLLEGIALE

Giudici di primo grado sono il giudice di pace e il tribunale. Il tribunale, in materia civile e penale giudica in

composizione monocratica (regola generale) e nei casi previsti dalla legge in composizione collegiale, e in

quest’ultimo caso (salve le disposizioni sulla composizione delle sezioni specializzate) decide con il numero

di 3 componenti.

Art. 50-bis cpc, cause nelle quali il tribunale giudica in composizione collegiale:

 Nelle cause nelle quali è obbligatorio l’intervento del PM (art. 70 cpc, quelle che potrebbe proporre; cause

matrimoniali; cause su stato e capacità personali; altri casi previsti dalla legge tipo querela di falso)

 Nelle cause di opposizione, impugnazione, revocazione e i quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di

crediti di cui al R.D. 267/42 e alle altre leggi speciali disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa:

I giudizi contenziosi che nascono dall’accertamento

- dello stato passivo, che hanno luogo per le

opposizioni allo stato passivo dei creditori esclusi o ammessi con riserva o l’impugnazione e

revocazione dei crediti ammessi al passivo

- I giudizi sorgenti dalle dichiarazioni tardive di credito

- Giudizi di opposizione regolati dalla legge fallimentare e dalle leggi speciali sulla liquidazione coatta

 Nelle cause devolute alle sezioni specializzate, salve le disposizioni relative alla composizione di esse

 Nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del concordato preventivo

 Nelle cause di impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea e del CDA, nelle cause di responsabilità

da chiunque promosse contro gli organi amministrativi e di controllo, i dirigenti, i liquidatori delle società,

delle mutue assicuratrici e società cooperative, delle associazioni in partecipazione e dei consorzi

 Nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione della legittima

 risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle

Nei giudizi contro lo stato e contro il giudice per il

funzioni giudiziarie e per la responsabilità civile dei magistrati

 Nella azioni di classe: consumatori e utenti tutelano i rapporti giuridici di cui siano parti. L’azione ha per

oggetto diritti individuali omogenei, non interessi collettivi. Azione di tipo risarcitorio di condanna

 Nei procedimenti in camera di consiglio disciplinati dagli art. 737 e seguenti

In corte d’appello la regola generale è la collegialità, che giudica col numero invariabile di 3 votanti. La

Cassazione in ciascuna sezione giudica con 5 votanti e a Sezioni Unite con 9 votanti.

Per quanto riguarda gli altri mezzi di impugnazione: revocazione e opposizione di terzo devono essere decise

dal giudice unico o dal collegio a seconda che la sentenza impugnata sia stata emessa dal tribunale in

composizione monocratica o collegiale.

Il tribunale quando giudica in forma collegiale decide con 3 votanti. La violazione darebbe luogo ad un vizio

di costituzione del giudice e quindi alla nullità della sentenza ex. Artt. 158 e 161 cpc 78

I TERMINI PROCESSUALI E LA RIMESSIONE IN TERMINI

Lo svolgimento del processo è scandito con la fissazione di termini, che collocano nell’iter del giudizio il

compimento di singoli atti processuali. Si distingue tra termini legali e termini giudiziari.

Termini ordinatori: per il compimento di determinati atti, ma nessuna sanzione in caso di inosservanza.

decadenza o preclusione dal compimento dell’atto per il quale erano deputati. I termini

Termini perentori:

perentori possono essere stabiliti dal giudice, anche a pena di decadenza, ma solo se la legge lo permette

espressamente.

Rimessione in termini: la parte che dimostra di essere incorsa in decadenza per causa ad essa non imputabile

può chiedere al giudice di essere rimessa in termini. A tal fine il giudice, se ritiene verosimili i fatti e non

ammette la prova dell’impedimento e provvede alla rimessione in termini delle parti (entrambe).

imputabili, Il calendario del processo

Il giudice è tenuto a fissare un calendario del processo. Questo permette alle parti di preventivare i tempi del

processo e garantirne la ragionevole durata. Si tratta di un potere del giudice, che diventa un dovere in tutti i

casi in cui provvede sulle richieste istruttorie.

Il calendario viene predisposto immediatamente dopo l’ammissione delle prove. Sentite le parti al termine

dell’udienza di trattazione, il giudice provvede alla pianificazione delle attività

I termini così fissati sono solo delle previsioni, e possono essere prorogati sia su istanza di parte che d’ufficio

quando sussistano gravi motivi (in senso flessibile, ogni ipotesi di sopravvenuta carenza in capo al giudice dei

tempi necessari per compiere le attività programmate).

L’eventuale omesso adempimento di un’attività nel tempo programmato non incide in alcun modo sulla

validità del processo, potendo al massimo configurarsi una sanzione disciplinare perlomeno in caso di colpa.

Il processo civile telematico

Obiettivo di realizzare un sistema in grado di consentire l’esecuzione delle operazioni correnti e funzionali al

o i tribunali, operando con l’utilizzo di strumenti

processo senza recarsi fisicamente presso le cancellerie

informatici.

È richiesto che i documenti siano dotati di firma digitale e che le comunicazioni avvengano a mezzo PEC.

Dal 30/6/2014 nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, dinanzi al tribunale, il deposito

degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite, ha luogo

esclusivamente con modalità telematiche. Per i procedimenti instaurati prima, facoltà di scelta ma fino al

30/12/2014, dopodiché anche per questi procedimenti entrerà a regime il sistema telematico.

LA FASE PREPARATORIA

LA STRUTTURA E LA FUNZIONE DELLA FASE PREPARATORIA

Il giudizio ordinario di cognizione si articola in tre fasi successive: fase preparatoria, fase istruttoria, fase

Scopo della fase preparatoria è di individuare i soggetti del processo e delimitarne l’oggetto sul

decisoria.

quale è richiesto l’intervento.

scandisce i tempi di questa fase al fine di evitare l’eccessivo dilatarsi dei tempi

Il principio di preclusione

processuali e di assicurare sviluppo logico allo svolgimento del giudizio

Non è esclusa la possibilità in alcune ipotesi di proporre domande successivamente agli atti introduttivi quando

ciò si renda necessario a seguito delle difese dell’altra parte. Sussiste in altri casi l’eventualità di modificazioni

e anticipazione delle attività previste dalla legge per consenso delle parti o per le condizioni di legge

L’ATTO DI CITAZIONE 79

L’atto di citazione è lo scritto di parte con cui il giudizio prende avvio. I requisiti di forma sono predeterminati

dalla legge. L’atto di citazione assolve una duplice funzione:

 Editio actionis: formulazione della richiesta di tutela giurisdizionale

 Vocatio in jus: instaurare un immediato contatto tra le parti private del processo. È atto recettizio con cui

l’attore cita il convenuto a comparire in udienza.

contenuto dell’atto di citazione

Art. 163 cpc:

1) Tribunale (giudice) davanti al quale la domanda è proposta

2) Parti, individuate per nome, cognome, CF, residenza attore e convenuto o delle persone che li

rappresentano e assistono

3) Oggetto della domanda, ossia il bene giuridico cui si aspira (petitum)

4) Fatti, elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda e del provvedimento richiesto con le

conclusioni (causa petendi)

Indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali l’attore intende valersi, in particolare i documenti

5) Il nome e cognome del procuratore e l’indicazione della

6) procura (più la PEC e il fax)

Indicazione del giorno dell’udienza di comparizione, l’invito al convenuto di comparire nell’udienza

7) indicata e di costituirsi nel termine di 20gg prima l’udienza, con l’avvertimento che la costituzione oltre i

implica le decadenze di eccepire l’incompetenza, di formulare eccezioni di merito, di

suddetti termini

proporre domande riconvenzionali e chiamare in causa un terzo.

L’atto di citazione, completo dei requisiti ex 163 cpc, deve essere notificato al convenuto a mezzo di ufficiale

giudiziario. La notificazione è atto processuale strumentale all’atto sul quale incide ma resta distinta da esso,

per cui c’è diversità di regime per le nullità attinenti all’atto di citazione rispetto quelle della notificazione

LE FORME DELLA PROCURA

Il mandato al difensore si perfezione tramite procura. In virtù di essa il difensore assume il ministero

necessario per rappresentare il suo assistito nel processo, e viene abilitato a compiere e ricevere, nell’interesse

della parte, tutti gli atti del processo che dalla legge non sono ad essa espressamente riservati, ma non può

compiere atti che importino disposizione del diritto in contesa se non ha espressamente ricevuto tale potere.

La procura alle liti può essere generale o speciale. Può essere in ogni momento revocata dalla parte o rinunciata

dal difensore, ma agli effetti del processo in corso revoca e rinuncia non hanno effetto nei confronti dell’altra

parte finché non sia avvenuta la sostituzione.

Forme della procura: art. 83 cpc, deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata, la

procura speciale può essere apposta in calce o a margine degli atti tipizzati dalla legge (e in questi casi viene

sottoscritta dal difensore). Nuove figure di procura in calce:

Procura rilasciata su documento informatico: sottoscritto con firma digitale e congiunta all’atto cui si

- riferisce mediante strumenti informatici

- Procura conferita su supporto cartaceo ma trasmessa su copia informatica autenticata con firma digitale

GLI EFFETTI PROCESSUALI E SOSTANZIALI DELLA DOMANDA

Il processo è pendente dal momento della notificazione della citazione e con riferimento a questo momento si

producono gli effetti processuali della domanda, in particolare:

- Perpetuatio jurisdictionis

- Litispendenza

La notificazione produce specifiche conseguenze sul piano sostanziale: 80

 Effetto interruttivo istantaneo della prescrizione, e ne impedisce l’ulteriore decorso sino al passaggio in

giudicato della sentenza che definisce il giudizio. Quest’ultimo viene meno se il giudizio si estingue

anticipatamente rimanendo fermo solo l’effetto interruttivo e non quello sospensivo

 Impedisce la decadenza se il termine decade dopo la notificazione della domanda

 Consente la produzione degli interessi sugli interessi già scaduti dovuti da almeno 6 mesi

 Obbliga il possessore in buona fede, convenuto in giudizio dal proprietario, a restituire i frutti percepiti dal

giorno della domanda. Se il possessore ha cessato di possedere il bene per fatto proprio dopo la domanda,

o in mancanza di rimborsarne il valore

gli impone di recuperarlo in favore dell’attore

 Se la domanda ha ad oggetto la risoluzione, revoca, rescissione, dichiarazione di simulazione o nullità o

annullamento di contratti o revocazione o riduzioni di donazioni o disposizioni testamentarie su beni

immobili, ove trascritta è opponibile agli eventuali terzi che acquistino diritti sui beni oggetto della

domanda durante il giudizio e successivamente alla trascrizione in cui l’atto di citazione

Regime particolare per la produzione degli effetti processuali e sostanziali nel caso

sia affetto da nullità I TERMINI PER COMPARIRE

tra il giorno della notificazione della citazione e quello dell’udienza di comparizione devono

Art. 163-bis:

intercorrere termini liberi non minori di 90 giorni se il luogo della notificazione si trova in Italia e 150 se si

trova all’estero. Il termine minimo per la difesa è quindi 70 e 130 giorni.

È consentita l’abbreviazione fino alla metà dei termini di comparizione su richiesta dell’attore nelle cause che

come pure l’anticipazione dell’udienza di comparizione su istanza del convenuto

richiedono pronta spedizione,

se il termine assegnato dall’attore ecceda il minimo indicato.

Per l’abbreviazione dei termini su richiesta dell’attore è necessario un giudizio di ammissibilità (discrezionale)

da parte del presidente del tribunale. L’onere della costituzione del convenuto passa ad almeno 10 giorni prima

dell’udienza.

I termini di comparizione stabiliti dall’art. 163-bis devono essere osservati in relazione all’udienza fissata

nell’atto di citazione anche se la causa è rinviata ad altra udienza.

IL REGIME GENERALE DELLE NULLITA’ E LA NULLITA’ DELLA CITAZIONE

 Il regime generale: principio regolatore è quello della strumentalità delle forme, un atto è valido se è

idoneo a raggiungere lo scopo al quale è destinato. Ad esso si aggiungono altri principi e regole

 Principio di libertà delle forme: art. 121 cpc, se la legge non richiede forme determinate, gli atti

processuali possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo. Lo stesso

vale per il giudice, che nello scegliere i suoi provvedimenti, in caso di mancanza di prescrizioni formali

sceglie quello più idoneo al raggiungimento dello scopo

 Rilevanza della nullità: art. 156 cpc, diverse regole tra loro collegate:

- Non può essere pronunciata la nullità per inosservanza di forme di alcun atto processuale se la nullità

non è comminata dalla legge

Può essere pronunciata quando l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento

- dello scopo, anche se non comminata per legge

Non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato

- 81

- Non può pronunciarsi la nullità senza istanza di parte, se la legge non dispone che sia pronunciata

d’ufficio (art. 157 cpc). Eccezione: la nullità derivante da vizi relativi alla costituzione del giudice o

all’intervento del PM è insanabile e deve essere rilevata d’ufficio (salvi gli effetti del giudicato)

Solo la parte nel cui interesse è stabilito un requisito può opporre la nullità dell’atto per la mancanza

- di quel requisito, ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso

- La nullità non può essere opposta dalla parte che via ha dato causa, né da quella che vi ha rinunciato

anche tacitamente

- Estensione della nullità: art. 159, la nullità di un atto non importa quella degli atti precedenti e

di una parte dell’atto non colpisce le altre parti

successivi che ne sono indipendenti. La nullità

indipendenti. Se il vizio impedisce un determinato effetto, può produrre altri effetti ai quali è idoneo.

 Nullità dell’atto di citazione: art. 164 cpc, due categorie di nullità sottoposte a diverso regime

1) Nullità derivanti da:

 Omissione o assoluta incertezza dell’indicazione del tribunale davanti al quale la domanda è proposta;

dell’indicazione delle parti o di una di esse

 Mancata indicazione della data dell’udienza di comparizione

 Assegnazione di un termine a comparire inferiore a quello stabilito per legge

 Mancanza dell’avvertimento di cui al n.7 dell’art. 163 cpc

In questi casi, occorre distinguere se il convenuto si costituisca in giudizio o meno

 il giudice, rilevata la nullità della citazione, ne dispone d’ufficio la

Se il convenuto non si costituisce:

rinnovazione entro un termine perentorio (tra 1 e 3 mesi, deve farlo nella prima udienza, con ordinanza)

- La rinnovazione compiuta nel termine fissato sana i vizi e gli effetti sostanziali e processuali della

domanda si producono sin dal momento della prima notificazione

- Se la rinnovazione non avviene, il giudice istruttore ordina la cancellazione della causa dal ruolo e il

processo si estingue ex art. 307 cpc

 Se il convenuto si costituisce: i vizi della citazione sono sanati e restano salvi gli effetti sostanziali e

Non si distingue tra costituzione tardiva e tempestiva. Se il convenuto deduce l’inosservanza

processuali.

dei termini a comparire o la mancanza dell’avvertimento n.7, il giudice fissa una nuova udienza nel rispetto

dei termini (può depositare altra comparsa di risposta che integri le difese)

2) Nullità derivanti da:

 Omissione o incertezza assoluta della cosa oggetto della domanda

 Mancanza dell’esposizione dei fatti costituenti le ragioni della domanda (tranne per le domande auto-

determinate fondate su diritti reali o diritti assoluti) o delle conclusioni

In questi casi il vizio non può essere sanato dalla costituzione del convenuto perché le sue difese non possono

a queste mancanze. Il giudice, nella prima udienza di comparizione fissa all’attore un termine

sopperire

perentorio per rinnovare la citazione (se il convenuto si è costituito, per integrare la domanda)

Compiuta la rinnovazione o l’integrazione della domanda, restano però ferme le decadenze maturate e i diritti

acquisiti anteriormente alla rinnovazione/integrazione.

In caso di non costituzione e di non osservanza dell’ordine di rinnovazione la causa si cancella dal ruolo. Se il

convenuto si costituisce, la mancata integrazione comporta la definitiva nullità della citazione che il giudice

dichiara con sentenza. 82

Con il provvedimento che ordina l’integrazione, il giudice assegna due termini consecutivi:

All’attore per depositare la comparsa integrativa

-

- Al convenuto per depositare una nuova comparsa di risposta, non meno di 70gg dal primo. La nuova

udienza viene fissata ad almeno 20gg dopo la scadenza del secondo termine

LA COSTITUZIONE DELL’ATTORE

atto di impulso con il quale la parte rende il giudice informato dell’instaurazione

Costituzione in giudizio:

della causa e delle proprie richieste di tutela. Una volta proposta la domanda, è necessaria che almeno una

delle parti si costituisca.

Dopo la costituzione, la parte rimane legalmente presente nel processo per tutta la durata del grado di giudizio,

indipendentemente dalla presenza alle singole udienze o dal compimento di attività a suo carico. Se la

costituzione non avviene il processo può avvenire con dichiarazione di contumacia.

La costituzione deve avere luogo attraverso il difensore, salvi i casi tassativamente indicati in cui la parte possa

stare in giudizio personalmente.

L’attore deve costituirsi in giudizio entro 10gg dalla notificazione dell’atto di citazione (5 in caso di

abbreviazione dei termini). Avviene con deposito, presso la cancelleria del giudice, del fascicolo di parte che

contiene: originale dell’atto di citazione, procura, documenti offerti in comunicazione. La parte che si

costituisce per prima deve presentar anche la nota di iscrizione a ruolo

LA COSTITUZIONE DEL CONVENUTO

Il convenuto deve costituirsi almeno 20gg prima dell’udienza fissata nell’atto di citazione (10 per

abbreviazione dei termini) a mezzo procuratore (di persona quando previsto), depositando in cancelleria la

comparsa di risposta con la copia della citazione notificata, la procura e i documenti che offre in comunicazione

Nel caso in cui il giudice abbia differito la data della prima udienza, il convenuto può costituirsi 20gg prima

tale nuova udienza.

Il convenuto è ammesso a esaminare il fascicolo dell’attore anche prima di una formale costituzione.

Comparsa di risposta: art. 167 cpc, il convenuto nella comparsa di risposta, deve proporre tutte le sue difese

posti dall’attore a fondamento della domanda, indicare i mezzi di prova di cui

prendendo posizione sui fatti

intende valersi e i documenti che offre in comunicazione, formulare le conclusioni. Deve anche proporre le

d’ufficio

eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni che non siano rilevabili

alle parti l’onere di dedurre subito, anche in via tra loro subordinata, tutte le

Principio di eventualità:

allegazioni che possono essere poste a fondamento della pretesa o della difesa. La preclusione non colpisce

per le allegazioni riguardanti i fatti semplici o secondari.

il principio di eventualità vale anche per l’attore per cui i

Nel rispetto del principio della parità delle armi,

fatti (principali) a fondamento della domanda possono essere dedotti solo nell’atto di citazione.

lo stesso regime di nullità della domanda dell’attore

Per la domanda riconvenzionale del convenuto vale

L’ISCRIZIONE DELLA CAUSA A RUOLO E LA DESIGNAZIONE DEL GIUDICE

Una volta proposta, attraverso la notifica dell’atto di citazione, la causa deve giungere al giudice istruttore per

la trattazione (se è giudice unico, anche per la decisione).

all’atto della prima costituzione di una delle parti. Il cancelliere iscrive la causa

La causa viene iscritta a ruolo

al ruolo generale e forma il fascicolo d’ufficio, presentandolo al presidente del tribunale per la nomina del

giudice istruttore (se il tribunale è diviso in sezioni, per l’assegnazione alla sezione e sarà il presidente di questa

a nominare il giudice). Il cancelliere trasmette il fascicolo al giudice subito dopo la sua designazione. 83

La data dell’udienza:

 Se nel giorno fissato il giudice istruttore non tiene udienza, la comparizioni delle parti è d’ufficio rimandata

alla prima udienza successiva tenuta dal giudice designato

 Il giudice può differire, con decreto entro 5gg dalla presentazione del fascicolo, la data della prima udienza

fino ad un massimo di 45gg. Il cancelliere lo comunica alle parti.

I fascicoli delle parti (custoditi nel fascicolo d’ufficio) devono tenersi in maniera ordinata

LA RITARDATA E MANCATA COSTITUZIONE DELLE PARTI

L’art. 163 impone all’attore di costituirsi prima dell’inizio del processo per rendere consultabili al convenuto

la sua procura e i documenti che offre in comunicazione. Esigenza che non c’è nei processi che iniziano con

ricorso, visto che questo assolve sia a proporre la domanda sia a costituirsi. Nel giudizio ordinario:

Ritardata costituzione delle parti: art. 171 cpc:

 Se una delle parti si è costituita entro il termine assegnato, l’altra può costituirsi successivamente fino alla

ferme per il convenuto le decadenze di cui all’art. 167 (domande

prima udienza, ma in tal caso restano

riconvenzionali; eccezioni; chiamata di terzo). anche quando l’attore non si sia ancora costituito,

Il convenuto deve costituirsi nei termini del 166-167

sulla base dell’atto di citazione, se non vuole incorrere in quelle decadenza.

articolando la sua difesa solo

La costituzione del convenuto salva il termine per l’attore, che può costituirsi fino alla prima udienza

 Se nessuna delle parti si costituisce nei termini stabiliti il processo può essere riassunto entro 3 mesi dalla

scadenza del termine stabilito per la costituzione del convenuto, altrimenti si estingue

 Se una sola parte si è costituita in termini, l’altra che non si costituisce entro la prima udienza è dichiarata

ordinanza del giudice istruttore. Se il giudice rileva la nullità della notificazione dell’atto

contumace con

di citazione fissa all’attore un termine per rinnovarla (e questo impedisce ogni decadenza)

IL PROCESSO CONTUMACIALE

Dichiarata la contumacia, il relativo processo si svolge secondo le regole normali, non è prevista una sentenza

contumaciale. La mancata costituzione è un comportamento in sé neutro. Per rafforzare la garanzia del

contraddittorio, devono comunque essere notificate personalmente al contumace:

 L’ordinanza che ammette l’interrogatorio formale o il giuramento. Lo stato di contumace non impedisce a

questi di produrre effetti per mancata risposta o prestazione

 L’ordinanza che dispone l’ispezione sulla persona del contumace o di cose in suo possesso, in

considerazione degli argomenti di prova che possono essere tratti a suo danno dal rifiuto

 L’ordinanza che dispone l’esibizione di un documento o di una cosa in possesso della parte contumace

 Il verbale in cui si dà atto della produzione della scrittura privata non indicata in atti notificati in

precedenza, per consentirne il tempestivo disconoscimento

 Le comparse contenenti domande nuove o riconvenzionali da chiunque proposte

 Le sentenze 84

Le altre comparse sono comunicate con deposito in cancelleria e apposizione del visto del cancelliere, gli atti

sopra non menzionati non sono soggetti a notificazione o comunicazione. quando l’altra parte si sia

Costituzione tardiva: è possibile costituirsi anche dopo la prima udienza,

tempestivamente costituita. Per il convenuto restano ferme le decadenze, per l’attore non sarà possibile

integrare la deduzione di fatti costitutivi del diritto e la formulazione delle domande dell’atto di citazione

Il convenuto può chiedere la rimessione in termini se dimostra che la nullità della citazione o della notificazione

gli ha impedito di avere conoscenza del processo o che la costituzione è stata impedita da causa a lui non

imputabile

Art. 293: in ogni caso il contumace che si costituisce può disconoscere nella prima udienza o nel termine

assegnatogli dal giudice istruttore le scritture private contro di lui prodotte.

LA TRATTAZIONE DELLA CAUSA

Forma di trattazione: art. 180, in massima parte abrogato, si limita oggi a stabilire che la trattazione della

causa è orale, e di essa si redige processo verbale.

L’UDIENZA DI PRIMA COMPARIZIONE E TRATTAZIONE

Prima comparizione delle parti e trattazione della causa: art. 183 cpc, è la prima udienza (quella che viene

nell’atto di citazione) e che costituisce tra l’altro l’ultimo termine utile per la costituzione tempestiva.

fissata

Si verificano prima di tutto le condizioni di carattere processuale sulla regolare e corretta instaurazione del

giudizio, e successivamente la trattazione nel merito.

 Il giudice deve in primo luogo provvedere alla verifica d’ufficio della regolarità del contraddittorio e di

tutte le questioni attinenti ai presupposti processuali rilevabili d’ufficio o rilevati dalle parti, e assumere i

provvedimenti conseguenti. Es: integrazione in caso di litisconsorzio necessario; sanatoria della citazione;

sanatoria dei difetti di rappresentanza, assistenza e autorizzazione, ecc

 In questa fase anche esaminate le questioni pregiudiziali che potrebbero impedire la trattazione nel merito

A questi esami possono seguire provvedimenti ordinatori:

- Di un processo che continua nella stessa fase davanti allo stesso giudice oppure

- Al trasferimento del processo al giudice indicato come competente, oppure

- Alla rimessione della causa in decisione in relazione alle questioni pregiudiziali o preliminari già

sollevate o sull’accordo delle parti

Il giudice, quando pronuncia i provvedimenti, fissa una nuova udienza di trattazione. La nuova udienza sarà

anche una nuova prima comparizione, cioè una seconda udienza nella quale prima di tutto si verifica

nuovamente la regolarità processuale del giudizio e dopo questa verifica preliminare si inizia la trattazione

Il giudizio entra nel vivo con la previsione di una trattazione per il chiarimento delle allegazioni delle parti con

interrogatorio, precisazione e modificazioni delle domande, eccezioni e conclusioni, per la fissazione definitiva

del thema cognoscendum et decidendum

L’udienza di prima comparizione potrà anche contenere la definitiva fissazione del thema probandum, per cui

sarà poi necessario solo l’ammissione dei mezzi di prova per lo svolgimento della fase istruttoria

LA SANATORIA DEL DIFETTO DI RAPPRESENTANZA

L’udienza di prima comparizione è anche la sede per sanare eventuali difetti riguardanti la legittimazione

processuale o la corretta devoluzione del mandato al difensore. 85

 Il giudice istruttore verifica d’ufficio la regolarità della costituzione delle parti e quando occorre, le invita

a completare o a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi

 Quando rileva un difetto di rappresentanza, assistenza o autorizzazione o un vizio che determina la nullità

della procura del difensore, il giudice assegna alle parti un termine perentorio per la sanatoria dei difetti

Il giudice è tenuto a mettere in moto il meccanismo della sanatoria, ed essa opera sempre retroattivamente

L’INTERROGATORIO LIBERO DELLE PARTI E IL TENTATIVO DI CONCILIAZIONE

Il comb. disp. dell’art. 183 e 185 cpc, ha previsto che l’interrogatorio libero abbia luogo sia su istanza delle

parti (congiuntamente) sia su impulso del giudice d’ufficio, in ogni momento del processo.

In ogni caso, il giudice procede liberamente all’audizione di entrambe le parti se compaiono all’udienza, o

anche dell’unica presente. Se entrambe le parti sono presenti il giudice deve interrogarle in contraddittorio fra

loro.

In questo modo l’interrogatorio libero assolve a due funzioni:

- Autorizza il giudice a desumere argomenti di prova dalle risposte delle parti (anche dalla mancata

comparizione di una delle parti può trarre argomenti)

- Far chiarire alle parti i fatti che risultano meno chiari o incompleti

L’interrogatorio è riferito ai fatti di causa ma può estendersi anche agli elementi di diritto perché per il giudice

istruttore è aperta la possibilità di tentare la conciliazione (e anche per poter fornire eventuali chiarimenti)

Ciascuna delle parti può farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale, ma è una rappresentanza

limitata all’interrogatorio e al tentativo di conciliazione, non si estende al resto del processo.

- Può essere conferita anche a chi non sia munito di poteri di rappresentanza sul piano sostanziale

- Deve essere conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata e deve conferire il potere di

conciliare o transigere la controversia

- Il procuratore deve essere a conoscenza dei fatti della causa, le sue risposte saranno valutate come

quelle della parte

- La mancata conoscenza senza giustificato motivo dei fatti da parte del procuratore è fonte di argomenti

di prova ex art. 116 cpc

- Il procuratore non potrà essere successivamente sentito come testimone

Il tentativo di conciliazione può essere rinnovato in qualunque momento dell’istruzione. Il giudice istruttore

può, dalla prima udienza fino alla fine della fase istruttoria, formulare alle parti una proposta transattiva o

conciliativa, per porre fine alla controversia. La proposta di conciliazione non può costituire motivo di

ricusazione o astensione del giudice.

Se la conciliazione riesce, se ne forma verbale sottoscritto dalle parti, dal giudice e dal cancelliere, e il verbale

ha efficacia di titolo esecutivo.

Le parti sono libere di accettare o meno la proposta del giudice. In caso di rifiuto, possibile applicare le

conseguenze dell’art. 91 (condanna alle spese) per le spese relative alla parte del processo svolta

successivamente alla proposta rifiutata.

MODIFICAZIONE E PROPOSIZIONE DI NUOVE DOMANDE ED ECCEZIONI

Fase di trattazione successiva all’eventuale interrogatorio libero delle parti, art. 183 c.5 regola le attività che

possono essere compiute dall’attore: nella stessa udienza l’attore può proporre le domande ed eccezioni che

sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto.

Possibilità per l’attore non solo di proporre eccezioni alla domanda riconvenzionale, ma anche di proporre

domande conseguenti alla domanda riconvenzionale o alle eccezioni del convenuto 86

L’attore può essere autorizzato a chiamare un terzo se l’esigenza è sorta dalle difese del convenuto, e le parti

possono precisare e modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già formulate

Art. 183 c.6: se richiesto, il giudice concede alle parti una serie di termini (perentori) per il completamento

delle proprie difese, tra i quali:

 Ulteriori 30gg per il deposito di memorie limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande,

delle eccezioni e delle conclusioni già proposte

 replicare alle domande ed eccezioni nuove, o modificate dall’altra parte, per proporre

Ulteriori 30 gg per

le eccezioni che sono conseguenza delle domande ed eccezioni medesime

IL DIVIETO DELLE DECISIONI DELLA TERZA VIA

Tutela del principio del contraddittorio: art. 101 cpc

 Impossibilità per il giudice di assumere alcuna decisione vs una parte che non sia regolarmente citata o

non abbia comunque provveduto alla costituzione in giudizio

 d’ufficio deve

C.2: Il giudice che ritenga di porre a fondamento della decisione una questione rilevabile

assegnare alle parti un termine tra 20 e 40gg per il deposito di memorie contenenti osservazioni.

In quest’ultimo caso, la violazione del dovere del giudice comporta nullità rilevabile d’ufficio per violazione

diretta dei principi della costituzione.

È una disposizione di difficile interpretazione perché il legislatore non ha precisato la collocazione degli

adempimenti previsti e perché il giudice ha già il dovere di segnalare alle parti, all’inizio della trattazione, le

d’ufficio (con la conseguenza che la mancata provocazione del contraddittorio legittima la

questioni rilevabili

parte a ottenere la rimessione in termini)

Interpretazione residuale del c.2: lo scambio di memorie qui previso avviene solo al di fuori della fase di

nell’ipotesi in cui una volta precisate le conclusioni e rimessa la causa in decisione, il giudice

trattazione,

ravvisi l’esistenza di questioni rilevanti sulle quali non sia stato compiutamente svolto il contraddittorio.

Il contraddittorio esige una pienezza di poteri delle parti, quindi per osservazioni si intende in senso ampio la

possibilità di difesa, con la possibilità anche di formulare le necessarie istanze istruttorie

L’INTERVENTO VOLONTARIO

litisconsortile, adesivo) la forma dell’intervento

In tutti i casi di intervento volontario (art. 105 cpc: principale,

è sempre la stessa, ed è regolata dagli artt. 267 e 268:

 Il terzo che interviene deve costituirsi presentando in udienza o depositando in cancelleria una comparsa

a norma del 167 (comparsa di risposta)

 L’intervento può avere luogo sino a che non vengono precisate le conclusioni. Il terzo non può compiere

atti che al momento dell’intervento non sono più consentiti ad alcuna altra parte, ad eccezione che il terzo

comparisca volontariamente per l’integrazione necessaria del contraddittorio

Non è ben precisato quale sia il momento per il terzo entro il quale possa esercitare i propri poteri, però:

 Può proporre domande o eccezioni solo entro il termine fissato al convenuto per la costituzione (167)

 Se interviene alla prima udienza di trattazione non può proporre domande autonome, ma solo domande e

eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto

87

LA CHIAMATA DI UN TERZO IN CAUSA

La partecipazione di un terzo può essere anche provocata da una chiamata da parte del giudice o delle parti.

Integrazione del contraddittorio nei confronti del litisconsorte necessario assente: ordine del giudice rivolto

inottemperanza comporta la cancellazione della causa dal ruolo e l’estinzione del giudizio.

alle parti. In caso di

Può essere emanato in qualsiasi momento del primo grado e non comporta per il terzo preclusioni

Intervento del terzo per ordine del giudice: nei casi di comunanza di lite con la posizione soggettiva del terzo

e opportunità di un processo simultaneo. Ordine rivolto alle parti che devono provvedere a citare il terzo in

giudizio pena cancellazione della causa dal ruolo. In ogni momento dal giudice istruttore senza preclusioni per

il terzo

Intervento su istanza di parte: art. 106, quando una delle parti originarie intende ampliare il contraddittorio

citando un terzo al quale ritiene comune la causa o dal quale pretende essere garantita. La parte interessata

a comparire nell’udienza fissata dal giudice istruttore osservati i termini 163-bis.

provvede con citazione Il

regime della chiamata è diverso a seconda che l’istante sia attore o convenuto:

 Il convenuto: deve, pena decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta e chiedere al giudice

istruttore lo spostamento della prima udienza per consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini

del 163-bis. Il giudice provvede con decreto entro 5gg a fissare la data della nuova udienza. La citazione

è notificata al terzo a cura del convenuto.

 L’attore: se a seguito delle difese svolte dal convenuto sia sorto per lui l’interesse a chiamare in causa un

terzo, deve chiedere l’autorizzazione al giudice istruttore per la chiamata, a pena di decadenza, nella prima

udienza. Se il giudice autorizza, fissa una nuova udienza per consentire la citazione ex 163-bis.

Citazione e costituzione del terzo:

 La parte che chiama in causa il terzo deve depositare la citazione notificata entro 10gg dalla notificazione

della citazione stessa. Termine ordinatorio

 Il terzo deve costituirsi a norma del 166, cioè almeno 20gg prima dell’udienza fissata dal giudice istruttore

e indicata nell’atto di citazione

 Il terzo deposita una comparsa di risposta con la copia della citazione, tutte le sue difese, i mezzi di prova

e le conclusioni. A pena di decadenza deve proporre eccezioni e riconvenzioni

 Il chiamato può a sua volta chiamare in giudizio un terzo, deve dichiararlo a pena di decadenza nella

comparsa di risposta ed essere autorizzato dal giudice. Poi il procedimento è lo stesso (fissazione udienza

– –

citazione notificata costituzione del terzo)

Per la difesa delle parti originarie di fronte alle domande o alle eccezioni del terzo chiamato:

- Ferme le preclusioni ricollegate alla prima udienza di trattazione, la chiamata non è motivo di

rimessione in termini per le attività già precluse nel rapporto tra le parti originarie.

- I termini per precisare o modificare le domande ed eccezioni già proposte sono fissati dal giudice

istruttore nell’udienza di comparizione del terzo

IL LITISCONSORZIO

 In caso di litisconsorzio necessario, la mancata evocazione in giudizio di tutti i litisconsorti necessari

rende la sentenza viziata in modo insanabile e questo può essere fatto valere in ogni tempo e con ogni

mezzo. Se la sentenza viene impugnata mediante appello, il giudice dell’appello annulla la sentenza e

rimette la causa al primo giudice. Svolgimento del processo con litisconsorzio necessario:

 Il processo è inscindibile sia in primo grado sia nelle fasi di impugnazione

 Tutti i litisconsorti hanno i medesimi poteri 88

 L’atto compiuto da uno dei litisconsorti ha effetto per tutti, tranne casi che comportano disposizione del

diritto in contesa

 La confessione o giuramento di uno dei litisconsorti è liberamente apprezzato dal giudice

 In caso di litisconsorzio facoltativo, deve sussistere rapporto di connessione per il petitum o la causa

petendi, oppure se decisione di due o più domande dipende dalla risoluzione di identiche questioni.

 Il processo è regolato da due principi:

- Unitarietà del processo dal punto di vista formale

- Indipendenza delle cause dal punto di vista sostanziale e di merito

 I presupposti processuali e le condizioni dell’azione devono sussistere ed essere verificati singolarmente

 Principio di indipendenza dei litisconsorti

 Gli atti di impulso processuale e di composizione del processo valgono solo per chi li compie, così come

valgono singolarmente le cause di sospensione ed estinzione del processo. Valgono per tutti l’iscrizione a

ruolo e l’interruzione del processo

 Le eccezioni processuali proposte da uno operano per tutti solo se sono comuni o investono tutte le cause

 Autonomia nelle allegazione dei fatti principali e nell’affermazione delle ragioni di diritto

 Le prove raccolta valgono identicamente per la decisione, unità dell’istruzione sui fatti comuni

LA FASE ISTRUTTORIA

LE DEDUZIONI ISTRUTTORIE

Gli art. 163 e 167 prescrivono alle parti di indicare specificamente i mezzi di prova e i documenti offerti in

comunicazione (atto di citazione e comparsa di risposta), ma senza che sia ricollegata nessuna specifica

decadenza all’omissione di queste indicazioni.

Il giudice istruttore può ritenere la causa matura per la decisione senza bisogno di assunzione di mezzi di prova:

 Quando si tratti di una causa di puro diritto

 Quando si tratti di una causa documentale e le parti abbiano dichiarato di aver depositato tutti i documenti

a loro disposizione

Non può invece rimettere la causa in decisione affinché sia decisa in senso sfavorevole a una delle parti per la

sola mancata deduzione, con gli scritti introduttivi, di prove precostituite o costituende.

termine dell’udienza di prima comparizione e trattazione

Al le parti possono chiedere:

 delibazione del giudice sull’ammissibilità e rilevanza dei mezzi di prova sino a quel momento proposti,

La

e il giudice provvede sulle richieste istruttorie fissando l’udienza per l’assunzione dei mezzi di prova

ritenuti ammissibili e rilevanti, oppure

 La concessione dei termini di cui al c.6 dell’art.183 cpc:

- 30gg per la precisazione e modificazione delle domande, eccezioni e conclusioni già proposte

- 30gg per replicare alle domande ed eccezioni nuove o modificate, per proporre nuovi mezzi di prova

che siano conseguenza delle attività del primo termine

- 20gg per le sole indicazioni di prova contraria

Queste preclusioni non valgono per:

 contro gli atti e scritture prodotti dall’avversario, che è possibile

Disconoscimento della scrittura privata

nella prima udienza o risposta successiva alla produzione 89

 Istanza di verificazione o per la querela di falso, possono proporsi in qualunque stato e grado del giudizio

finché la verità del documento non sia accertata con sentenza passata in giudicato

 Disconoscimento della riproduzione meccanica o della copia fotografica

 Giuramento decisorio, può essere deferito in qualunque stato della causa davanti al giudice istruttore

 I fatti non contestati non hanno bisogno di prova (principio di non contestazione)

 Deduzione di fatti decisivi sopravvenuti e deduzione di prove su fatti divenuti rilevanti in relazione a uno

jus superveniens o su fatti che integrano eccezioni rilevabili d’ufficio

Tutte queste attività però trovano un limite naturale nella precisazione delle conclusioni. Al giudice non è

consentito alcun controllo preventivo sulle deduzioni istruttorie delle parti.

L’AMMISSIONE DELLE PROVE E L’ESERCIZIO DEI POTERI ISTRUTTORI DEL GIUDICE

Art. 183 c.7: Salva l'applicazione dell'articolo 187, il giudice provvede sulle richieste istruttorie fissando

l'udienza di cui all'articolo 184 per l'assunzione dei mezzi di prova ritenuti ammissibili e rilevanti. Se provvede

mediante ordinanza emanata fuori udienza, questa deve essere pronunciata entro trenta giorni.

 Se le parti non richiedono i termini del c.6 il giudice può provvedere alla delibazione sui mezzi istruttori

all’udienza stessa

 Se le parti richiedono i termini del c.6, il giudice può fissare l’udienza per l’ammissione dei mezzi di prova

oppure si riserva su di essi e scioglie la riserva entro 30gg successivi (ordinatorio) all’ultimo termine del

c.6 (20gg per la prova contraria)

L’unico mezzo di prova che non può essere ammesso direttamente dal giudice istruttore è il giuramento

suppletorio:

- Nelle cause riservate alla decisione collegiale può essere deferito solo dal collegio

- Nelle cause riservate al giudice unico può essere deferito solo nella fase decisoria se la domanda o le

eccezioni non sono pienamente provate o non c’è altro modo di stabilire il valore della cosa domandata

Principio generale che regola l’ammissione e assunzione delle prove: art. 115, salvi i casi previsti dalla legge

il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti o dal PM.

Nel caso in cui vengano disposti d’ufficio dei mezzi di prova deve sempre essere garantita l’integrazione del

contraddittorio: le parti possono dedurre entro un termine assegnato dal giudice i mezzi di prova necessari in

relazione a quelli disposti d’ufficio, possono anche depositare una memoria di replica. Questa necessità per il

giudice può sorgere in ogni momento, quindi i termini sono da lui stabiliti.

Il giudice nella fase istruttoria può in ogni momento nominare un consulente tecnico.

L’ASSUNZIONE DELLE PROVE

Art. 202: quando dispone mezzi di prova, il giudice istruttore, se non può assumerli nella stessa udienza,

stabilisce il tempo il luogo e il modo dell’assunzione.

È consentita la delega al giudice istruttore del luogo per l’assunzione fuori della circoscrizione del tribunale e

la rogatoria alle autorità estere, e per i cittadini italiani residenti all’estero al console italiano.

Il giudice che procede all’assunzione pronuncia con ordinanza su tutte le questioni che sorgono nel corso della

Le parti possono assistere personalmente all’assunzione dei mezzi di prova.

stessa.

La diserzione bilaterale dell’udienza per l’assunzione delle prove comporta il rinvio d’ufficio ad altra udienza.

90

Se non si presenta la parte che ha chiesto l’ammissione, il giudice la dichiara decaduta dal diritto di farla

assumere, salvo che l’altra parte non ne chieda l’assunzione. Può chiedere la revoca dell’ordinanza che dichiara

la decadenza nell’udienza successiva se dimostra che la mancata comparizione è dovuta da causa alla parte

non imputabile.

Per la prova testimoniale, la rinuncia fatta da una parte all’audizione dei testimoni da essa indicati non ha

effetto se le altre parti non vi aderiscono e se il giudice non vi consente

Il giudice istruttore dichiara chiusa l’assunzione quando sono eseguiti i mezzi ammessi o quando (dichiarata

la decadenza e non revocata) non vi sono altri mezzi da assumere, o quando ravvisa superflua l’ulteriore

assunzione per i risultati già raggiunti.

LA CONSULENZA TECNICA

Il consulente tecnico, oltre a compiere tutte le indagini che gli vengono affidate dal giudice, ha il compito di

fornire eventuali chiarimenti che lo stesso organo giudicante gli chiede. delle prove nell’udienza

Il giudice istruttore nomina il consulente tecnico con ordinanza (quella di ammissione

di trattazione o successive). Essa deve precisare anche la fissazione dell’udienza di comparizione e i quesiti

che al consulente tecnico verranno sottoposti. se sono compiute con l’intervento

Il consulente tecnico svolge le sue operazioni redigendo processo verbale

del giudice istruttore, altrimenti una relazione scritta. Deve trasmettere la relazione o il verbale alle parti

Il giudice è tenuto a compiere una serie di attività ex art. 194:

- Fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni

- Fissa il termine entro il quale il consulente deve depositare la sua relazione e le osservazioni delle

parti, con una sua personale e sintetica valutazione delle stesse osservazioni

LE ORDINANZE

I PROVVEDIMENTI ORDINATORI

Art. 175: il giudice istruttore esercita tutti i poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento del procedimento.

Fissa le udienze successive e i termini entro i quali le parti debbono compiere gli atti processuali. Assume tutti

i suoi provvedimenti in forma di ordinanza, salvo che la legge disponga altrimenti. Può essere pronunciata sia

in udienza sia fuori udienza.

Regime di efficacia e stabilità delle ordinanze: art. 177

 Le ordinanze, comunque motivate, non possono mai pregiudicare la decisione della causa. Di regola

possono sempre essere modificate o revocate dal giudice che le ha pronunciate, tranne per le ordinanze:

Pronunciate sull’accordo delle parti (se possono accordarsi). Tornano revocabili se l’accordo cessa

-

- Dichiara espressamente non impugnabili dalla legge (es, ricusazione del giudice)

- Per le quali la legge prevede uno speciale mezzo di reclamo (es, competenza reg. di competenza)

 Le ordinanze sull’ammissibilità e rilevanza dei mezzi di prova non sono reclamabili né impugnabili

 Nei processi a decisione collegiale, le parti (Senza bisogno di mezzi di impugnazione) possono proporre

al collegio, quando la causa gli è rimessa per la decisione, tutte le questioni risolute dal giudice istruttore

con ordinanza revocabile. Lo stesso vale per il giudice unico nel momento della decisione

 Reclamo immediato al collegio contro l’ordinanza del giudice istruttore che non operi in funzione di

giudice unico per l’ipotesi di ordinanza che dichiara l’estinzione del processo. 91

L’ORDINANZA DI PAGAMENTO DELLE SOMME NON CONTESTATE

Art. 186-bis: ordinanza per il pagamento di somme non contestate, provvedimento su istanza di parte (ma non

in accordo), per cui il giudice può disporre, fino al momento della precisazione delle conclusioni, il pagamento

delle somme non contestate dalle parti costituite (non contumaci).

Oggetto dell’ordinanza: solo il pagamento di somme (diritti di credito pecuniario) e non si estende al fatto

costitutivo del diritto

La non contestazione: non è il semplice silenzio di una parte su alcuni fatti, occorre che la sua difesa ammetta

(anche implicitamente e parzialmente) il debito affermato dalla controparte. La non contestazione può sempre

essere revocata dalla parte

È ordinanza soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili: non può pregiudicare la decisione delle causa,

può sempre essere modificata o revocata dal giudice che l’ha pronunciata, può essere riesaminata dal collegio

o giudice unico quando la causa è rimessa per la decisione.

Costituisce titolo esecutivo e conserva la sua efficacia in caso di estinzione del processo. Se il processo si

estingue rimane l’efficacia esecutiva, ma il potere di contestazione può essere esercitato in un nuovo processo.

Ha solo titolo esecutivo, non anche gli altri effetti della condanna (ipoteca giudiziale e prescrizioni)

L’ORDINANZA DI INGIUNZIONE

Art. 186-ter: speciale provvedimento di ingiunzione (ordine di pagamento o consegna). Può essere chiesto

quando l’attore:

- Abbia proposto domanda di condanna

- Si affermi creditore di una somma di denaro o di una determinata quantità di cose fungibili o avente

diritto alla consegna di una cosa mobile determinata

- Del diritto così fatto valere abbia dato prova scritta

La parte può chiederlo al giudice istruttore in ogni stato del processo ma solo fino al momento della

precisazione delle conclusioni.

L’ordinanza contiene l’ingiunzione di pagamento o di consegna: l’ordine all’altra parte di pagare la somma o

di consegnare la cosa. Contiene anche la liquidazione delle spese e la relativa ingiunzione di pagamento.

Questa ordinanza può essere dichiarata provvisoriamente esecutiva quando:

 Il credito sia fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare; ovvero vi sia pericolo di grave

pregiudizio nel ritardo; o il ricorrente produca documentazione sottoscritta dal debitore provante il diritto

 La controparte non sia rimasta contumace e la sua resistenza non sia fondata su prova scritta o di pronta

soluzione

La provvisoria esecutorietà non può essere disposta se la controparte ha disconosciuto la scrittura privata

prodotta contro di lei o abbia proposto querela di falso contro l’atto pubblico.

È soggetta alla disciplina delle ordinanze revocabili. Se però il processo si estingue l’ordinanza assume

efficacia esecutiva in modo definitivo e immutabile.

parte contro cui è pronunciata l’ingiunzione è contumace, l’ordinanza deve essergli notificata

Se la

personalmente entro 60gg (90gg se non è in Italia) e deve contenere l’avvertimento che se la parte non si

costituisca entro 20gg dalla notifica l’ordinanza diventa definitivamente esecutiva e immutabile

Se il contumace non si costituisce entro i termini il giudizio si definisce rispetto a questa domanda (o totalmente

se era l’unica domanda proposta). Se si vuole costituire dopo questi termini deve provare di non aver avuto

tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o forza maggiore. 92

L’ordinanza dichiarata esecutiva costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale sui beni del debitore

L’ORDINANZA SUCCESSIVA ALLA CHIUSURA DELL’ISTRUZIONE

Art. 186-quater: esaurita l'istruzione, il giudice istruttore, su istanza della parte che ha proposto domanda di

condanna al pagamento di somme ovvero alla consegna o al rilascio di beni, può disporre con ordinanza il

pagamento ovvero la consegna o il rilascio, nei limiti per cui ritiene già raggiunta la prova. È titolo esecutivo

(revocabile con la sentenza che definisce il giudizio).

È un provvedimento anticipatorio della sentenza, che si fonda su una cognizione piena dei fatti. Può essere

emanata solo alla chiusura dell’istruzione prima della rimessione in decisione. La prova raggiunta può essere

anche parziale e l’anticipazione sarà solo parziale (separazione delle altre domande, se autonome).

È possibile la conversione dell’ordinanza in sentenza impugnabile se:

 Dopo la pronuncia dell’ordinanza il processo si estingue

 Entro 30gg dalla pronuncia dell’ordinanza, la parte intimata non manifesti espressamente la volontà che

sia comunque pronunciata la sentenza

LE CRISI DEL PROCEDIMENTO

LA RIUNIONE E LA SEPARAZIONE DEI PROCEDIMENTI

La contemporanea pendenza di più processi relativi alla stessa causa o a cause connesse, davanti allo stesso

giudice (ufficio giudiziario) può dar luogo a provvedimenti volti a favorire la realizzazione del simultaneus

processus: assegnazione delle cause allo stesso giudice (persona fisica) per la riunione dei procedimenti.

Non investe questioni di competenza, è una semplice vicenda processuale, bastano provvedimenti ordinatori

 Più procedimenti riguardanti la stessa causa innanzi al medesimo giudice-persona fisica:

 Disposta anche d’ufficio ma necessario previo contraddittorio

 Se la pendenza è davanti a giudici-persone fisiche dello stesso organo giudiziario il potere di dar luogo

alla riunione spetta al presidente dopo aver sentito le parti, con decreto non reclamabile.

 Dopo la riunione la trattazione prosegue in un processo formalmente unico.

 Possibile anche quando le cause si trovino in gradi di giudizio diversi, se è possibile

 Pendenza davanti allo stesso giudice-persona di cause connesse: possibilità della riunione subordinata alla

valutazione di opportunità da parte del giudice

 Pendenza di cause connesse avanti a giudici diversi dello stesso ufficio giudiziario: il presidente può

ordinare che le cause siano chiamate alla stessa udienza con lo stesso giudice-persona per i provvedimenti

opportuni, ma i giudizi mantengono la loro autonomia

Una volta che la riunione è stata ordinata il giudice può sempre provvedere (discrezionale) alla separazione

delle cause riunite quando la continuazione della riunione può provocare ritardi o aggravio nella procedura.

LA SOSPENSIONE DEL PROCESSO

Sono presenti diverse figure di sospensione, ognuna con presupposti e disciplina diversi:

 Sospensione necessaria: art. 295, in ogni caso in cui il giudice stesso o altro giudice deve risolvere una

controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa.

Opera in automatico quando il rapporto di pregiudizialità riguarda controversie devolute a giurisdizioni

diverse. Quando riguarda controversie pendenti dinanzi a giudici civili diversi opera quando: 93

 La controversia pregiudiziale sorga per via di accertamento incidentale, ma le regole della competenza

inderogabile impediscono la rimessione di tutta la causa al giudice superiore

 Non possa operarsi la riunione della causa, per lo stato dei due processi

 Proposizione della querela di falso in un giudizio pendente dinanzi al GdP o alla corte d’appello, perché il

tribunale è inderogabilmente competente

del provvedimento è l’ordinanza,

La forma può essere impugnata con istanza di regolamento di competenza:

 Il processo è sospeso fino alla pronuncia della cassazione in camera di consiglio, che decide se il processo

debba rimanere sospeso o dà i provvedimenti per la ripresa

 Se statuisce che il processo debba continuare immediatamente, fissa i termini (oppure 3 mesi) entro i quali

il processo deve essere riassunto, altrimenti il processo si estingue.

 Sospensione volontaria: art. 296, disposta dal giudice istruttore su istanza di tutte le parti ma solo ove

sussistano giustificati motivi, per una sola volta, per un periodo non superiore a 3 mesi. Il giudice fissa

l’udienza per la prosecuzione del processo.

 Sospensione impropria: il processo in realtà prosegue per lo svolgimento di una sua fase speciale davanti

ad altro giudice che ha competenza esclusiva per determinate questioni. Quando:

 Sia proposto regolamento di giurisdizione; di competenza ad istanza di parte o d’ufficio

 Sia accolta l’istanza di ricusazione del giudice

 Proposizione della questione di legittimità costituzionale alla Corte costituzionale

 Proposizione del ricorso pregiudiziale di validità o interpretazione alla CdG dell’UE

Effetti della sospensione:

 Divieto di compiere atti del procedimento, ad eccezione dei provvedimenti cautelari e urgenti

 Interruzione dei termini processuali, che ricominciano a decorrere dal giorno della nuova udienza

L’INTERRUZIONE DEL PROCESSO

attesa di una sua possibile ripresa, con l’obiettivo di reintegrare il

Arresto temporaneo del giudizio in

contraddittorio tra le parti. Infatti si ha interruzione per il verificarsi:

 Morte o perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti o del suo rappresentante legale

 Cessazione della rappresentanza

 Morte, radiazione o sospensione del procuratore

Se l’evento interruttivo avviene in giudizio della parte: il processo è senz’altro

prima della costituzione volontariamente oppure l’altra parte

interrotto, salvo che coloro ai quali spetta di proseguirlo si costituiscano

provveda a citarli in riassunzione

Se l’evento si verifica per la al procuratore spetta il potere di dichiarare l’interruzione,

parte già costituita:

altrimenti continua il processo in nome e per conto della parte originaria o di chi subentra ad essa.

L’evento non produce effetto (se non nel caso di riapertura dell’istruzione) quando si avvera o è notificato

dopo la chiusura della discussione. Se non ha luogo l’udienza di discussione si considera l’ultimo termine per

il deposito delle memorie di replica.

Per proseguire il processo:

 Costituzione spontanea all’udienza o secondo il 166 (costituzione del convenuto) oppure

 Richiesta di fissazione dell’udienza dell’altra parte, da notificare a coloro che devono costituirsi per

proseguirlo 94

Durante l’interruzione del processo non possono compiersi atti del procedimento e i termini in corso sono

interrotti. Il processo deve essere ripreso nel termine perentorio di 3 mesi.

CANCELLAZIONE DAL RUOLO ED ESTINZIONE DEL PROCESSO

è forma anomala di chiusura anticipata del processo rispetto al naturale epilogo (sentenza). Due

L’estinzione

distinte cause in grado di provocare l’estinzione del processo: rinuncia agli atti, inattività delle parti. Ipotesi:

 Contumacia dell’attore: 290, se l’attore non si è costituito neppure alla prima udienza, essendosi però

art.

costituito il convenuto, se quest’ultimo non fa richiesta di proseguire il giudizio il giudice dispone che la

causa sia cancellata dal ruolo e il processo si estingue

 Mancata costituzione del convenuto: art. 291, se il convenuto non si costituisce per un vizio che importi

nullità della citazione, il giudice fissa all’attore un termine per rinnovarla.

Se l’ordine è eseguito e il convenuto non si costituisce nella nuova udienza,

- è contumace ex art. 171

Se l’ordine all’attore non viene eseguito il giudice cancella la causa dal ruolo e il processo si estingue

-

 Mancata costituzione di tutte le parti: il processo deve essere riassunto entro 3 mesi, altrimenti si estingue

 Altre inattività con cancellazione della causa dal ruolo: mancata chiamata di terzo su ordine del giudice

 Altre inattività che determinano immediata estinzione del processo:

- Se le parti alle quali spetta di rinnovare la citazione, proseguire o riassumere il processo sospeso o

interrotto o rimesso al giudice competente, non vi abbiano provveduto nei termini

- Se non viene chiamato il litisconsorte necessario assente

 Mancata comparizione delle parti all’udienza:

- Di tutte le parti: art. 181, se nessuna è presente il giudice fissa una nuova udienza e se anche questa

andrà deserta ordina la cancellazione dal ruolo e l’estinzione. Vale per la prima ma anche per una

qualunque udienza successiva

Dell’attore costituito: fissazione nuova udienza e se non si presenta alla seconda

- il giudice ordina

cancellazione ed estinzione. Il convenuto può sempre chiedere che si proceda in assenza dell’attore

L’estinzione: opera di diritto ed è dichiarata anche d’ufficio con ordinanza del giudice istruttore o con sentenza

del collegio. È soggetta a reclamo quando emanata dal giudice istruttore nei processi collegiali. Il collegio

il reclamo, con ordinanza non impugnabile se l’accoglie.

provvede entro 15gg con sentenza se respinge

L’estinzione rende inefficaci gli atti processuali compiuti, ma non le sentenze di merito pronunciate e quelle

che regolano la competenza. Le prove raccolte sono valutate a norma del 116.

LA FASE DECISORIA

LA RIMESSIONE DELLA CAUSA IN DECISIONE

Terminata la fase di trattazione si apre la conclusiva fase di decisione. La causa viene rimessa al collegio ma

per tale si intende anche quando la causa viene rimessa al giudice monocratico.

Provvedimenti del giudice istruttore: art. 187, condizioni in presenza delle quali il giudice istruttore rimette

le parti davanti al collegio (in senso ampio):

 Quando la causa si presenta matura per la decisione di merito senza bisogno di assunzione di mezzi di

rimessione può essere disposta anche nell’udienza di prima comparizione

prova. La 95

 Quando occorre decidere una questione di merito avente carattere preliminare che sia tale da poter definire

il giudizio (es, eccezione di prescrizione). Analogamente quando sorgono questioni sulla giurisdizione o

sulla competenza o altre pregiudiziali, in questi casi la decisione sull’opportunità di continuare l’istruzione

o rimettere in decisione è del giudice.

 Quando è stata esaurita l’istruzione della causa.

È possibile una rimessione parziale in ipotesi specifiche, per le decisioni su: querela di falso; verificazione di

scrittura privata; pronuncia della separazione o divorzio chiesta dalla parte; giuramento decisorio (ma il

collegio pronuncia con ordinanza)

ordinanza quando provvede solo su questioni relative all’istruzione, senza definire il

Il collegio pronuncia

giudizio. Può ammettere prove non ammesse dal giudice e in tal caso rimette la causa al giudice istruttore per

l’integrazione dell’istruzione.

LE ATTIVITA’ PRELIMINARI ALLA DECISIONE

Precisazione delle conclusioni: art. 189, il giudice istruttore quando rimette la causa al collegio invita le parti

a precisare davanti a lui le conclusioni che intendono sottoporre al collegio, nei limiti del thema decidendum

(no domande nuove).

Le conclusioni di merito devono essere interamente formulate anche quando la rimessione sia disposta per la

decisione separata di una questione pregiudiziale.

Comparse conclusionali e memorie: art. 190, dopo la precisazione, il giudice istruttore assegna un termine

di 60gg per il deposito delle comparse conclusionali e ulteriori 20gg per le relative memorie di replica. Il

termine di 60gg può essere ridotto fino a 20gg. dinanzi all’istruttore e il compiuto

Le comparse conclusionali devono contenere le sole conclusioni già fissate

svolgimento delle ragioni di fatto e diritto su cui esse si fondano. Le repliche valgono in risposta alle deduzioni

avversarie e non possono contenere nuove conclusioni.

L’UDIENZA DI DISCUSSIONE E LA DECISIONE DEL COLLEGIO

Art. 275, rimessa la causa al collegio, la sentenza è depositata in cancelleria entro 60gg dalla scadenza del

termine per il deposito delle memorie di replica.

Le difese finali sono normalmente solo scritte, ma le parti possono chiedere (nella precisazione delle

conclusioni) che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio. Restano fermi i termini per il deposito

delle conclusioni, poi la richiesta è valutata dal presidente del tribunale che provvede con decreto a fissare la

data dell’udienza di discussione (entro 60gg dalle conclusioni)

Svolgimento dell’udienza di discussione: il giudice istruttore fa relazione orale della causa, dopodiché il

presidente ammette le parti alla discussione. La sentenza è depositata nei 60gg successivi.

Chiusa la discussione, il collegio delibera la sentenza in camera di consiglio. La decisione è presa a

maggioranza. Il presidente redige il dispositivo della decisione, la motivazione di norma dal giudice relatore.

Se uno dei giudici del collegio abbia espresso voto difforme, può ottenere che risulti da verbale.

Forma dei provvedimenti del collegio:

 quando provvede su questioni relative all’istruzione della causa senza definire il giudizio o

Ordinanza: provvedimenti per l’ulteriore istruzione

quando decide solo questioni di competenza. Impartisce i

 Sentenza: quando definisce il giudizio decidendo su giurisdizione, competenza, pregiudiziali processuali

o di merito, decidendo interamente il merito. Anche solo alcune di queste questioni, senza il merito.

per l’ulteriore prosecuzione della causa.

Quando decide solo su alcune questioni prende provvedimenti 96

LA DECISIONE DEL TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

Nel procedimento davanti al giudice monocratico si osservano in quanto applicabili le norme sulla decisione

del collegio. Le cause nelle quali il tribunale giudice in composizione monocratica sono decise (con tutti i

poteri del collegio) dal giudice istruttore. Sono possibili due percorsi processuali alternativi:

 Decisione a seguito di trattazione scritta o mista: art. 281-quinquies

 Dopo la precisazione delle conclusioni il giudice dispone lo scambio delle comparse conclusionali e

repliche, quindi deposita la sentenza entro 30gg

 Ciascuna parte può chiedere (all’udienza di precisazione) la discussione orale, e si dà luogo a trattazione

dopo le sole comparse conclusionali (quindi non ci sono più le repliche), l’udienza

mista. Il giudice fissa,

di discussione non oltre 30gg. La sentenza è depositata entro 30gg l’udienza di discussione

 Decisione a seguito di trattazione orale: art. 281-sexies, dopo la precisazione delle conclusioni il giudice

può ordinare la discussione orale dalla causa nella stessa udienza o in altra successiva, e pronunciare la

sentenza al termine della discussione.

I RAPPORTI TRA GIUDICE MONOCRATICO E COLLEGIO

Disciplina dei casi in cui, in fase decisoria, il giudice investito della causa ritenga che il potere di deciderla non

spetti a lui, ma al tribunale nella alternativa composizione. La decisione spetta in prima battuta al giudice

istruttore, che valuta se dovrà deciderla lui o rimetterla al collegio. Poi:

 Il collegio rileva che la causa deve essere decisa dal giudice istruttore in funzione di giudice monocratico.

Gli rimette la causa con ordinanza non impugnabile. La causa riparte davanti a lui al momento della

precisazione delle conclusioni, e può scegliere tra la decisione a seguito di trattazione scritta o mista o

trattazione orale.

 Il giudice istruttore in funzione di giudice monocratico rileva che la causa deve essere decisa dal tribunale

in composizione collegiale. La valutazione del giudice istruttore non vincola il collegio, che può rimettergli

la causa se ritenga che spetti a lui.

 La nullità della sentenza che deriva dall’inosservanza delle ripartizioni delle cause tra giudice monocratico

sono nullità relative: sono rilevate su istanza di parte dal giudice d’appello, che dovrà procedere

e collegio

alla decisione della causa (non può rimetterla per questo motivo al giudice di primo grado) ed

eventualmente alla rinnovazione degli atti nulli compiuti nel processo.

Possibile ulteriore ricorso in cassazione e il riconoscimento del vizio porta alla cassazione della sentenza

con rinvio della causa ad altro giudice di pari grado a quello che ha pronunciato la sentenza cassata.

 Connessione tra cause che devono essere decise dal tribunale in composizione monocratica e cause del

collegio: il giudice istruttore ne ordina la riunione e all’esito dell’istruzione le rimette al collegio, il quale

si pronuncia su tutte le domande a meno che disponga la separazione.

 Separazione: il collegio decide solo alcune delle cause (mature per la decisione) e dispone per le altre la

separazione e l’ulteriore istruzione o la rimessione al giudice inferiore delle cause di sua competenza 97

I POSSIBILI OGGETTI DELLA SENTENZA: CAUSA E QUESTIONI

Tra i possibili oggetti della sentenza si distinguono causa e questioni.

 Causa: è determinata dalla domanda, il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti

di essa, applicando nella decisione le norme di diritto salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere

secondo equità. Sulla decisione della causa si forma giudicato sostanziale.

 Questioni: punti dubbi attinenti al processo o al merito, di fatto o diritto, che il giudice deve conoscere e

sui quali pronuncia ai fini della decisione della causa. Le decisioni su di esse non sono coperte da giudicato.

Le eccezioni (di merito o processuali, di parte o d’ufficio, sono questioni)

L’art. 279 cpc impone al collegio (o giudice monocratico) di pronunciare sentenza nei seguenti casi:

 Quando definisce il giudizio, decidendo questioni di giurisdizione (possibile che il processo sia trasferito

davanti ad altro giudice)

 Quando definisce il giudizio, decidendo questioni pregiudiziali processuali o preliminari di merito (es,

presenza condizioni dell’azione; prescrizione…)

- La sentenza che dichiara la nullità del procedimento per vizio della vocatio in jus non impedisce la

riproposizione della domanda, ma gli atti compiuti nel processo nullo non conservano efficacia

- La mancanza dei presupposti processuali impedisce la decisione del merito, gli effetti della sentenza

che ne dichiara la carenza sono diversi a seconda della natura del presupposto

- La sentenza che dichiara il difetto di giurisdizione rende improponibile la domanda solo se è difetto

assoluto (ogni altro giudice italiano difetta di giurisdizione), altrimenti sarà possibile riproporre la

domanda davanti al giudice munito di giurisdizione

La mancanza delle condizioni dell’azione, rilevabile anche d’ufficio in ogni stato e grado (interesse ad

- agire per proporre una domanda; legittimazione ad agire come titolarità dell’azione)

 Quando definisce il giudizio decidendo totalmente il merito

 Quando decide solo alcune delle questioni precedenti e non comporti la definizione del processo. La causa

è rimessa al giudice istruttore con ordinanza per l’istruzione probatoria e la seguente pronuncia della

sentenza. La sentenza parziale non è definitiva, nel senso che non chiudono il processo, e possono avere

contenuto processuale o di merito

 Quando si decidono più cause cumulate, il giudice può decidere quali siano quelle mature per la decisione

e disporre con distinti provvedimenti la separazione delle altre cause e l’ulteriore istruzione. La sentenza

può contenere una pluralità di decisioni, che costituiscono distinte parti della sentenza, ogni parte può

essere autonomamente oggetto di impugnazione.

LA TIPOLOGIA DELLE SENTENZE DI MERITO

La sentenza di merito giudica sul rapporto giuridico o sul diritto oggetto della domanda proposta dall’attore (o

dal convenuto in via riconvenzionale o dal terzo intervenuto). Effetti diversi conseguono a seconda che la

sentenza pronunciata abbia ad oggetto una domanda di mero accertamento, condanna, costitutiva, inibitoria.

 Sentenza di accertamento: crea una situazione di certezza legale sul rapporto oggetto di pronuncia. La

sentenza che rigetta la domanda nel merito è sempre un accertamento negativo 98

 il giudice accerta la lesione di un diritto dell’attore derivante da inadempimento

Sentenza di condanna:

o fatto illecito con il conseguente diritto a una prestazione (oggetto dell’obbligazione inadempiuta) e al

titolo per l’iscrizione di ipoteca,

risarcimento del danno. Costituisce titolo esecutivo, actio iudicati. Altre

specie di condanna che producono effetti diversi:

 Condanna con riserva di eccezioni

 Condanna in futuro

 Condanna condizionale

 Condanna a favore di terzi

 Condanna generica e la provvisionale

 Sentenza costitutiva: costituisce, modifica, estingue un rapporto giuridico nei soli casi previsti dalla

legge. Può essere necessaria o non necessaria. Opera di regola ex nunc.

 Sentenza inibitoria: proibiscono la continuazione o reiterazione di un comportamento illegittimo e

impartiscono gli opportuni provvedimenti affinché ne vengano eliminati gli effetti (v. esecuzione

processuale indiretta misure coercitive)

LA PRONUNCIA SULLE SPESE E SUI DANNI

Il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso

delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa. Principio

causalistico e non sanzionatorio.

la domanda in misura non superiore all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte che ha

Se accoglie

rifiutato senza giustificato motivo la proposta al pagamento delle spese del processo maturate dopo la

formulazione della proposta, salvo il caso in cui vi è soccombenza reciproca ovvero nel caso di assoluta novità

della questione trattata o mutamento della giurisprudenza rispetto alle questioni dirimenti, il giudice può

compensare le spese tra le parti, parzialmente o per intero.

Il giudice, nel pronunciare la condanna, può escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice,

se le ritiene eccessive o superflue; e può indipendentemente dalla soccombenza, condannare una parte al

rimborso delle spese, anche non ripetibili, che, per trasgressione al dovere di lealtà e probità (art. 88), essa ha

causato all’altra parte.

Responsabilità aggravata per i danni derivanti dal processo: 3 ipotesi

 Litigante temerario: la parte soccombente ha agito o resistito con mala fede o colpa grava. Il giudice la

condanna oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida d’ufficio nella sentenza.

- Mala fede: consapevolezza di proporre una domanda o resistervi infondatamente

Colpa grave: omissione della elementare diligenza per accorgersi dell’infondatezza della domanda

-

 Accertamento dell’inesistenza del diritto per cui è stato eseguito un procedimento cautelare o trascritta

domanda giudiziaria o iscritta ipoteca giudiziale o iniziata/compiuta esecuzione forzata, su istanza della

parte danneggiata, condanna al risarcimento danni il creditore che ha proceduto senza normale prudenza

 91, il giudice anche d’ufficio, può

In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo

condannare la parte soccombente al pagamento vs controparte, di una somma equitativamente determinata

LA DIVULGAZIONE DELLA SENTENZA

Art. 120 cpc, tra i possibili contenuti della sentenza possibile ordine del giudice di disporre la pubblicità

(divulgazione) della decisione di merito, su istanza di parte, a cura e spese del soccombente, laddove questa

possa contribuire a riparare il danno. 99

Può avere luogo con inserzione per estratto o con comunicazione, nelle forme indicate, in uno o più giornali,

radio, TV e siti web designati dal giudice.

Pubblicità ≠ pubblicazione effettuata con il deposito in cancelleria (art. 133)

Il giudice è vincolato all’istanza di parte e non può disporre la pubblicazione in forme non richieste. Diverse

norme speciali stabiliscono la pubblicazione: norme a tutela del diritto al nome, diritto d’autore, ecc

Pubblicità della sentenza è anche l’ordine impartito a un pubblico ufficio (ufficiale di stato civile e conservatore

dei registri immobiliari) di annotare nei relativi registri il contenuto della decisione.

L’ESECUTORIETA’ DELLA SENTENZA

Art. 282, la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti. Esecutorietà automatica di tutte

le sentenze di primo grado, ma con qualche differenza:

 Sentenze di condanna: certamente esecutive, di per sé idonee a costituire titolo esecutivo

 Sentenze inibitorie: anche queste esecutive, immediatamente applicabili le sanzioni o coercizioni previste

in caso di inottemperanza (tra cui anche le sanzioni ex 614-bis)

 Sentenze di mero accertamento: non sono esecutive

 Sentenze costitutive: è controverso se siano o meno esecutive, si ritiene che acquisti efficacia esecutiva

che anticipino l’effetto al momento

nel momento del passaggio in giudicato, salve particolari disposizioni

della pubblicazione della sentenza di primo grado

La provvisoria esecuzione opera di norma tra le parti, ma può avere tale efficacia anche nei confronti degli

eredi ed aventi causa. LA NOTIFICAZIONE DELLA SENTENZA

Art. 285, la notificazione ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione è fatta dall’ufficiale

giudiziario su istanza di parte a norma dell’art. 170, quindi:

- Deve essere fatta al procuratore costituito o, se la parte si è costituita personalmente, nella residenza o

domicilio eletto

- Per la parte contumace deve essere notificata personalmente

LA CORREZIONE E L’INTEGRAZIONE DEI PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE

La correzione: art. 287, particolare rimedio per ovviare alle ipotesi in cui il giudice sia incorso in omissioni o

in errori materiali o di calcolo. Errori di dichiarazione o espressione emendabili senza necessità di scendere in

nuovi esami di merito o rito.

Mezzo semplificato ed autonomo rispetto alle impugnazioni. Procedimento (presso il giudice che ha

pronunciato il provvedimento che si intende correggere):

 Se chiesto da tutte le parti, il giudice provvede con decreto

 Se chiesto da una sola delle parti, il giudice con decreto fissa l’udienza di comparizione. Provvede, sentite

da annotare sull’originale del provvedimento.

le parti, con ordinanza

La sentenza può essere impugnata, relativamente alle parti corrette, nel termine ordinario ma decorrente dal

giorno nel quale è stata notificata alle parti l’ordinanza di correzione a cura del cancelliere

art. 289, può avere luogo anche d’ufficio, entro termine perentorio

Integrazione dei provvedimenti istruttori:

di 6 mesi, quando essi non contengono la fissazione dell’udienza successiva o del termine entro il quale le parti

devono compiere gli atti processuali. 100

IL PROCEDIMENTO SOMMARIO DI COGNIZIONE

Introdotto nel 2009, affianca il processo ordinario di cognizione. Maggiore elasticità e semplicità delle forme,

destinato a concludersi in tempi più rapidi.

Art. 702-bis: possibilità per le parti di ricorrere a rito sommario solo nelle controversie di competenza del

tribunale in composizione monocratica (art. 50-bis), restando esclusi i giudizi del GdP, nel tribunale collegiale,

delle controversie di lavoro e delle cause in grado d’appello.

Nel 2011 sono state specificamente affidate al rito sommario una serie di controversie: es quelle in materia di

liquidazione degli onorari e diritti degli avvocati; immigrazione; ricongiungimento familiare;

LA FASE PREPARATORIA

La causa è introdotta con ricorso da depositarsi direttamente presso la cancelleria del tribunale. Il presidente

provvede alla designazione del giudice che fisserà la prima udienza. Il ricorso è modellato sulla falsariga

dell’atto di citazione del 163 cpc. d’udienza da parte del giudice, il ricorso deve essere notificato

Una volta ottenuto il decreto di fissazione

dall’attore al convenuto almeno 30gg prima della data fissata per la sua costituzione (40gg prima dell’udienza).

Mancata notificazione o notificazione in tempi insufficienti comporta nullità sanabile ex 164 cpc.

Il convenuto si costituisce almeno 10gg prima dell’udienza. La comparsa di costituzione e risposta ha

contenuto analogo a quello previsto nel processo ordinario di cognizione.

IL PROCEDIMENTO E L’ISTRUTTORIA

Terminato lo scambio degli atti introduttivi, il legislatore disciplina espressamente due ipotesi nelle quali il

processo sommario non è idoneo a proseguire e deve chiudersi con una pronuncia in rito:

 Il giudice dichiara la sua incompetenza con ordinanza

 Inammissibilità delle domande introdotte in forma sommaria quando non sussistono i requisiti dell’art.

702-bis. Ordinanza non impugnabile (la domanda può essere riproposta nella sede corretta)

Possibilità per il giudice di non dare corso al processo in forma sommaria quando tale scelta è incompatibile

con la complessità delle difese tali da rendere preferibile una istruzione da svolgersi nelle forme ordinarie.

Ipotesi in cui la domanda riconvenzionale introdotta in processo sommario possa essere separata dalla causa

principale per essere trattata nelle forme ordinarie. Ipotesi residuale, preferibile convertire l’intera lite.

In tutti i casi in cui il giudice ritiene di convertire il rito da sommario a ordinaria, il procedimento seguirà le

a partire dalla fissazione dell’udienza ex. 183. In caso di continuazione del rito

forme del rito ordinario

sommario, mancano delle disposizioni precise per l’articolazione del procedimento.

L’art. 702-ter si limita a prevedere che il giudice, sentite le parti e omessa ogni formalità non essenziale al

rispetto del principio contraddittorio, possa procedere nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione

rilevanti in relazione all’oggetto del provvedimento.

Comunque non è possibile derogare al principio della domanda, corrispondenza del chiesto e pronunciato,

principio dispositivo. Non può consentire l’introduzione di mezzi di prova atipici o deformalizzati.

LA FORMA DELLA DECISIONE E REGIME DI STABILITA’

Il processo sommario è destinato a concludersi con ordinanza, ma che ha gli effetti e contenuto equiparabile

alla sentenza: l’ordinanza è provvisoriamente esecutiva e costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale

e trascrizione. Contiene anche la statuizione sulle spese della liti ex art. 91ss cpc.

il contenuto dell’ordinanza è idoneo a passare in giudicato quando la parte non

Stabilità: art. 702-quater,

proponga appello entro 30gg dalla notificazione o comunicazione del provvedimento. 101

riguarda le forme dell’appello non sono previste discipline particolari, si applicano le disposizioni

Per quanto

del processo ordinario. È però ammissibile anche a prescindere dalla dimostrazione che ricorra una ragionevole

probabilità che l’impugnazione venga accolta.

Possibile introdurre in appello del processo sommario nuovi mezzi istruttori alla sola condizione che siano

ritenuti dal giudice dell’impugnazione indispensabili ai fini della decisione (cioè che possono sovvertire l’esito

della decisione del primo grado).

IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE

IL GIUDICE DI PACE

La figura del giudice di pace è stata introdotta con la L. 374/1991. Questo ufficio è ricoperto da un magistrato

onorario appartenente all’ordine giudiziario (provengono prevalentemente dall’avvocatura). Sono previste

disposizioni per evitare conflitti di interessi tra la posizione di avvocato e GdP.

LE REGOLE DEL PROCESSO E DEL GIUDIZIO

Il procedimento davanti al GdP è regolato in modo autonomo con forme semplificate (non sempre idonee a

garantire la parità delle parti e il contraddittorio), al quale possono applicarsi le norme relative al procedimento

davanti al tribunale in composizione monocratica in quanto applicabili.

nelle cause il cui valore non eccede i 1.100€,

Davanti al GdP le parti possono stare in giudizio personalmente

negli altri casi serve un difensore (il giudice può comunque autorizzare a stare personalmente)

Il giudice di pace pronuncia secondo equità:

 cause il cui valore non eccedono i 1.100€, con l’eccezione dei giudizi derivanti da rapporti giuridici

Le

relativi a contratti conclusi secondo moduli o formulari (1342 cc).

 Su istanza delle parti per le controversie che vertono su diritti disponibili

L’appello avverso la pronuncia del giudice di pace si propone al tribunale nella cui circoscrizione ha sede il

giudice che ha pronunciato la sentenza, la trattazione e decisione dell’appello devolute al giudice monocratico.

L’INTRODUZIONE DELLA CAUSA

Art. 316, la domanda si propone mediante citazione a comparire a udienza fissa. La domanda può anche essere

proposta oralmente, e il GdP fa redigere verbale che a cura dell’attore è notificato con citazione a comparire a

udienza fissa. deve contenere oltre l’indicazione del giudice e delle parti, l’esposizione dei

La domanda, comunque proposta,

fatti e l’indicazione dell’oggetto. Non è necessario indicare le ragioni di diritto a base della domanda e i mezzi

di prova cui intende valersi (necessarie però l’indicazione delle scritture private offerte in comunicazione).

- Esposizione dei fatti: quelli costitutivi del diritto dedotto in giudizio

L’indicazione dell’oggetto: petitum mediato e immediato

-

I termini liberi a comparire (tra il giorno della notificazione e della comparizione) devono essere non

minori di quelli dell’art. 163-bis ridotti alla metà (45gg in Italia e 75gg estero). Possibilità

dell’abbreviazione dei termini.

LA RAPPRESENTANZA IN GIUDIZIO

Art. 317, entrambi le parti possono farsi rappresentare da persona munita di mandato scritto in calce alla

citazione o in atto separato. Il mandato a rappresentare comprende sempre quello a transigere e conciliare.

Il mandato vale anche per la difesa in giudizio, laddove la parte può stare in giudizio personalmente. 102

Salvo il potere del giudice di ordinare la comparizione personale delle parti, che non vale di per sé come

revoca del mandato ma permette di sentire le parti direttamente.

LA COSTITUZIONE DELLE PARTI

cancelleria la citazione o il processo verbale di cui all’art.

Art. 319, le parti si costituiscono depositando in

316 con la relazione di notificazione e, quando occorre, la procura, oppure presentando tali documenti al

giudice in udienza. (L’attore deposita l’originale con la relazione di notificazione, il convenuto la copia)

LA TRATTAZIONE DELLA CAUSA

Prima udienza: il giudice interroga liberamente le parti e tenta la conciliazione. Se questa riesce se ne

redige verbale che costituisce titolo esecutivo.

Se la conciliazione non riesce, il giudice invita le parti a precisare definitivamente i fatti che ciascuna parte

pone a fondamento delle domanda (ma anche nuovi fatti), difese ed eccezioni, a produrre i documenti e a

richiedere i mezzi di prova da assumere. In prima udienza si precludono le eccezioni rilevabili su istanza

di parte sia le modificazioni della domanda.

Quando sia reso necessario dall’attività svolta dalle parti in prima udienza, il giudice può fissare per una

sola volta una nuova udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova.

L’istruzione probatoria: si svolge secondo le forme previste per il processo dinanzi al tribunale, ma con

il limite che gli atti devono essere assunti dal giudice non oltre la 3 udienza successiva a quella in cui sono

stati ammessi.

Se è proposta querela di falso il GdP (se ritiene il documento rilevante per la decisione) sospende il giudizio

e rimette le parti al tribunale per il relativo procedimento. Può anche disporre che la trattazione continui

davanti a sé per le questioni che possono essere decise indipendentemente dal documento impugnato.

LA DECISIONE DELLA CAUSA

Art. 321, il GdP quando ritiene la causa matura per la decisione, invita le parti a precisare le conclusioni e

a discutere la causa. Lo stesso può avvenire in funzione di una decisione non definitiva su questioni

preliminari di rito o di merito.

delle conclusioni può avvenire nella stessa udienza nella quale si esaurisce l’istruzione o

La precisazione

in udienza successiva. La causa è decisa dal giudice che ha proceduto all’istruzione (salvo che sia

sostituito). La sentenza è depositata in cancelleria entro 15gg dalla discussione.

LA CONCILIAZIONE IN SEDE NON CONTENZIOSA

Possibile proporre presso il GdP istanza per conciliazione in sede non contenziosa (art. 322), anche

verbalmente al giudice competente per territorio. Se è proposta con ricorso il giudice (cancelliere) invita

le parti a comparire davanti a lui per cercare di conciliarle, se è proposta verbalmente redige verbale. Poi:

 Se la parte invitata non si presenta, il giudice ne dà atto nel verbale.

 Se le parti compaiono ma non si conciliano, se ne dà atto nel verbale (possibile conciliazione parziale)

 Quando le parti si conciliano il verbale di conciliazione costituisce titolo esecutivo, se la controversia

rientra nella competenza del giudice di pace (si intende però per valore e quindi materia)

 Se la conciliazione è raggiunta davanti a GdP incompetente per valore o materia il verbale ha valore

di scrittura privata riconosciuta in giudizio. 103

104

Le impugnazioni delle sentenze

LA DISCIPLINA GENERALE DELLE IMPUGNAZIONI

LE IMPUGNAZIONI: NOZIONE E DISTINZIONI

Le impugnazioni o gravami sono i rimedi che l’ordinamento processuale predispone affinché la parte (in tutto

o in parte) soccombente in un giudizio (di primo grado o di impugnazione) possa far valere la ritenuta invalidità

o ingiustizia della decisione.

Tipi di impugnazioni: art. 323 cpc, si distinguono in ordinarie e straordinarie

 si collocano nell’arco di un unico rapporto processuale, e vale a posticipare la formazione della

Ordinarie:

cosa giudicata. Si ha l’onere di dedurre vizi della sentenza entro termini prefissati. Sono:

 L’appello: al giudice superiore denuncia di qualsiasi vizio delle sentenze pronunciate in primo grado

 Il ricorso per cassazione: proponibile contro le sentenze pronunciate in appello per denunciare alla corte

legittimità elencati nell’art. 360 (errori commessi nel decidere la questione di diritto

determinati vizi di

processuale o sostanziale o nell’impostare la motivazione della sentenza sulle questioni di fatto)

 Il regolamento di competenza: solo quello su istanza di parte, può proporsi da solo o in concorso con

l’appello o ricorso in cassazione. Contro le ordinanze rese sulla competenza o sulle sentenze che decidono

anche sulla competenza, per ottenere dalla cassazione una decisione vincolante sulla competenza.

 Straordinarie: sono proponibili anche dopo il passaggio in giudicato, e sono tese a riaprire un processo

già chiuso, dando vita ad una nuova litispendenza seppure collegata a quella vecchia. Sono:

 La revocazione: contro le sentenza non soggette ad appello, per far valere dinanzi allo stesso giudice che

le ha pronunciate determinati sintomi di ingiustizia o vizi tassativamente previsti. Può essere ordinaria,

straordinaria, speciale (per il PM)

 L’opposizione di terzo: permette eccezionalmente ai terzi di impugnare la sentenza nel caso li pregiudichi.

Va proposta allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza. Può essere semplice od ordinaria, o

revocatoria.

L’art. 161 cpc prevede una generale sanabilità della sentenza nulla nell’impugnazione, tranne l’eccezione della

sentenza non sottoscritta dal giudice che non tollera sanatorie (ed è possibile proporre l’azione o eccezione di

nullità senza limiti di tempo, modi e sede).

Errores in iudicando e in procedendo: errori di diritto contenuti in una sentenza (art. 360) la cui correzione

è affidata alla Corte di Cassazione. Tali errori possono essere di due tipi:

 Errores in iudicando (vizi di giudizio): sono gli errori in cui è incorso il giudice nel giudizio di diritto,

cioè nella individuazione e nella applicazione delle norme che regolano il rapporto giuridico dedotto

 Errores in procedendo (vizi di attività): sono gli errori di carattere procedurale, attinenti al rapporto

processuale che si è concluso con la emanazione della sentenza, e cioè gli errori nella osservanza delle

norme giuridiche che regolano lo svolgimento del processo.

Gli organi posti ai vari gradi del processo non sono gerarchicamente disposti, ma sono posti in rapporto di

coordinazione, ciascuno è soggetto soltanto alla legge. Posizione di vertice per la sola cassazione che ha il

compito di dare unità e uniformità all’interpretazione del diritto. 105

Impugnazioni sostitutive e impugnazioni rescindenti:

 Le impugnazioni sostitutive mirano alla sostituzione della pronuncia in questione anche quando la

conclusione è il rigetto dell'impugnazione e la conferma della sentenza di primo grado (appello)

 Le impugnazioni rescindenti sono invece costituite da due fasi:

- Rescissoria: pronuncia di una nuova decisione

- Rescindente: annullamento della pronuncia impugnata

LE CONDIZIONI PER IMPUGNARE

 Legittimazione ad impugnare: di regola solo le parti del grado di giudizio che si è concluso. Altri:

 Il difensore con procura che ha chiesto la distrazione delle spese, può a riguardo impugnare la sentenza

 Il PM può impugnare se interviene nelle cause in cui avrebbe potuto proporre

 Il creditore della parte soccombente può impugnare al posto suo con azione surrogatoria

 I successori universali possono impugnare la sentenza al posto della parte che viene a mancare, quelli

particolari se la sentenza avrà effetto contro di lui.

 Interesse ad impugnare: le parti devono di regola essere soccombenti nel grado di processo concluso

dalla sentenza. Si tratta di soccombenza formale, che può essere anche parziale o reciproca. Altri tipi:

 Soccombenza sostanziale: l’interesse di chi può attendersi dalla nuova decisione una utilità maggiore o un

minore pregiudizio

 Soccombenza virtuale: l’interesse ad impugnare sorge come conseguenza dell’impugnazione della

controparte ed investe solo le questioni pregiudiziali risolte in senso a lui sfavorevole.

L’IMPUGNAZIONE DELLE SENTENZE NON DEFINITIVE

Il nostro ordinamento prevede un regime di impugnazione delle sentenze non definitive in due disposizioni:

gli artt. 340 e 361, a seconda che la sentenza non definitiva si è emanata in primo grado o in appello.

 In appello: possibilità di scelta tra impugnazione immediata e differita (con riserva) per le sentenze di

condanna generica e per tutte le sentenze non definitive (su questioni preliminari di merito, pregiudiziali

di rito o rese su alcune delle domande cumulate)

 In cassazione: non è sempre possibile la scelta tra impugnazione immediata e differita, salva la possibilità

per le sentenze di condanna generica e per le sentenze rese solo su alcune domande cumulate. Mentre le

sentenze non definitive su questioni pregiudiziali di merito o preliminari di rito possono essere impugnate:

- Con ricorso principale in cassazione, per la parte soccombente

- Con ricorso incidentale a fronte del ricorso principale proposto dalla controparte

- Con ricorso immediato in cassazione avverso una sentenza di condanna generica o una sentenza che

decide una delle più cause cumulate

L’appello contro qualunque sentenza non definitiva e il ricorso per cassazione contro le condanne generiche o

non definitive su domande cumulate andranno proposti entro il termine normale previsto per il tipo di

impugnazione di cui si tratti.

Queste impugnazioni possono essere differite purchè la parte soccombente espliciti una riserva in tal senso

entro quello stesso termine. La riserva di impugnazione differita non può essere fatta quando contro la stessa

immediatamente l’impugnazione da alcuna delle altre parti.

sentenza non definitiva sia proposta 106


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Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bigpome di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Vanz Maria Cristina.

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