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solo caso del provvedimento inaudita altera parte, destinato ad essere

confermato, revocato o modificato dalla successiva ordinanza; ciò che si

verifica nel caso dell' art. 669 sexies, 2° comma, ma che la giurisprudenza

ammette anche nelle ipotesi di rigetto immediato della domanda per motivi di

rito, ma non anche per motivi di merito. In merito al contenuto, la prima ipotesi

che la legge prende in considerazione (all'art. 669 septies) è il provvedimento a

contenuto negativo, stabilendo che esso è pronunciato sempre con ordinanza,

distinguendo poi l'ipotesi della pronuncia di incompetenza da quella di rigetto in

merito. Con riferimento alla prima ipotesi, il 1 comma dell'articolo in esame,

senza occuparsi della pronuncia di difetto di giurisdizione, dispone che

l'ordinanza di incompetenza non preclude la riproposizione della domanda. Tale

riproposizione è possibile anche dopo l'ordinanza di rigetto in merito, ma a

condizione che si verifichino mutamenti nelle circostanze (ivi compreso lo jus

superveniens) o vengano dedotte nuove ragioni di fatto o di diritto.

I commi successivi di questo articolo dispongono poi, che se l'ordinanza di

incompetenza o di rigetto è pronunciata nel procedimento autonomo introdotto

con la domanda prima dell'inizio della causa, il provvedimento negativo, che

così chiude il procedimento cautelare, pronuncia definitivamente sulle spese di

detto procedimento (art. 669 septies 1 comma), La condanna alle spese è

immediatamente esecutiva, ma opponibile con le forme dell'opposizione al

decreto ingiuntivo, in quanto applicabili, nel termine perentorio di venti giorni

dalla pronuncia dell'ordinanza, se avvenuta in udienza o, altrimenti dalla sua

comunicazione (art. 669 septies, 3° comma, che richiama l'art. 645 c.p.c.).

Veniamo ora al provvedimento di accoglimento e alle vicende eventuali che

possono influire sulla stabilità del provvedimento stesso, incominciando con

quelle che concernono la sua efficacia ed evidenziando in primo luogo le

situazioni - che possono dar luogo ad inefficacia - alle quali si riferiscono gli

artt. 669 octies e 669 undecies.

L'art. 669 octies si riferisce all'ipotesi del provvedimento di accoglimento, per

disciplinare - con riferimento alla sola ipotesi che la domanda sia stata proposta

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prima dell'inizio della causa di merito un meccanismo (analogo a quello che la

legge previgente prevedeva per i provvedimenti d'urgenza pronunciati ante

causam) che fa dipendere il permanere dell'efficacia del provvedimento

dall'introduzione del giudizio di merito, innanzi all'ufficio giudiziario che ha

pronunciato il provvedimento cautelare, in un termine perentorio non superiore

a sessanta giorni, da fissarsi con l'ordinanza di accoglimento (art. 669 octies, l°

comma) e che, in mancanza di fissazione, è comunque di sessanta giorni (art.

669 octies, 1 ° e 2° comma come modificato dalla L. 80/2005); termine che

decorre dalla pronuncia dell'ordinanza se avvenuta in udienza, o altrimenti dalla

sua comunicazione ed entro il quale, va proposta la domanda introduttiva del

giudizio di merito.

La L. 80/2005, accogliendo una proposta già contenuta nel «Disegno di legge

per provvedimenti urgenti», ha aggiunto all'arto 669 octies tre nuovi commi

(6°,7° e 8°) che esibiscono una disciplina tutta particolare per l'efficacia dei

provvedimenti d'urgenza di cui all'art. 700 e per altri provvedimenti anticipatori,

nel senso che - con qualche analogia a quanto già previsto per alcuni

provvedimenti nel rito societario sommario e in quello abbreviato - questi

provvedimenti restano efficaci (ma di un'efficacia esecutiva che non implica il

giudicato) anche in mancanza di proposizione del giudizio di merito (che

peraltro può essere proposto) salva la loro revocabilità e modificabilità in caso

di mutamento delle circostanze.

«Le disposizioni di cui al presente articolo e al primo comma dell'art. 669

novies - così il nuovo 6° comma dell'arto 669 octies - non si applicano ai

provvedimenti di urgenza emessi ai sensi dell'art. 700 e agli altri provvedimenti

cautelari idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito, previsti dal

codice civile o da leggi speciali; nonché ai provvedimenti emessi a seguito di

denunzia di nuova opera o di danno temuto ai sensi dell'art.688, ma ciascuna

parte può iniziare il giudizio di merito.L'estinzione del giudizio di merito non

determina l'inefficacia dei provvedimenti di cui al primo comma, anche quando

la relativa domanda è stata proposta in corso di causa.

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L'autorità del provvedimento cautelare non è invocabile in un diverso

processo».

L'art. 669 undecies, dispone, quale ulteriore ipotesi che può eventualmente dar

luogo all'inefficacia, che il provvedimento di accoglimento o di conferma o di

modifica può contenere l'imposizione alla parte istante, previa valutazione di

ogni circostanza, di una cauzione per l'eventuale risarcimento dei danni. Il

relativo provvedimento deve presentare i requisiti di cui all'arto 119 c.p.c., tra i

quali la fissazione del termine per la prestazione, dalla cui inosservanza può

derivare l'inefficacia del provvedimento.

La legge affida all' art. 669 novies il compito di esplicitare e disciplinare la

sanzione dell' inefficacia del provvedimento cautelare nelle diverse ipotesi

0

specificate nel lO nel 3 o e nel 4 comma. Quelle prese in considerazione nel l

comma sono quella, già veduta, del mancato inizio del giudizio di merito nel

termine perentorio di cui all'art. 669 octies (nei casi diversi da quelli di cui al

nuovo 6° comma dell'art. 669 octies) in caso di provvedimento cautelare ante

causam, nonché quella dell'estinzione di questo giudizio successivamente al suo

inizio, senza che occorra il provvedimento di dichiarazione di questa estinzione.

Il 2" comma di questo art. 669 novies disciplina l'iter di dichiarazione della

suddetta inefficacia nelle ipotesi di cui al l comma. La parte interessata a tale

dichiarazione propone un ricorso al giudice che ha emesso il provvedimento; in

calce a tale ricorso, lo stesso giudice stende un decreto che convoca le parti,

decreto che va notificato all'altra parte. All'udienza, se non c'è contestazione (e

quindi anche nel caso di mancata replica o comparizione all'udienza), il giudice

dichiara con ordinanza l'inefficacia del provvedimento dando «le disposizioni

necessarie per ripristinare la situazione precedente» comprensive della

responsabilità aggravata ex art. 96 c.p.c., ma non necessariamente del

risarcimento dei danni. «In caso di contestazione, l'ufficio giudiziario al quale

appartiene il giudice che ha emesso il provvedimento cautelare, decide con

sentenza provvisoriamente esecutiva salva la possibilità di emanare in corso di

causa i provvedimenti di cui all'art. 669 decies».

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Il 3° comma dell’art. 669 novies prende in considerazione altre ipotesi di

inefficacia e cioè quella che, nel caso di imposizione di una cauzione previsto

dall'art. 669 undecies ed al quale abbiamo fatto cenno poc'anzi, sia mancato il

versamento di detta cauzione; nonché quella della dichiarazione dell'inesistenza

del diritto a cautela del quale il provvedimento stesso era stato concesso, in

quanto detta dichiarazione sia avvenuta con una sentenza anche non passata in

giudicato. La norma precisa che in questa ipotesi la dichiarazione di inefficacia

del provvedimento è compiuta dalla stessa sentenza o, in mancanza, con

ordinanza a seguito di ricorso al giudice che ha emesso il provvedimento.

Infine l'ultimo comma dell'art. 669 novies disciplina la perdita di efficacia del

provvedimento cautelare nei casi in cui la causa di merito appartiene alla

giurisdizione di un giudice straniero o ad arbitrato italiano o estero. La norma

dispone che, in questi casi, il provvedimento cautelare perda efficacia, oltre che

nei casi previsti nel 1 ° e nel 3° comma (ossia mancato inizio del giudizio di

merito nel termine perentorio - che dunque va osservato anche in questi casi, ciò

che prima della L. 5 gennaio 1994 n. 25 creava qualche problema per il giudizio

arbitrale - o mancato versamento della cauzione): 1) nel caso che dopo la

pronuncia della sentenza straniera o del lodo arbitrale, la parte che aveva chiesto

il provvedimento cautelare non presenti domanda di esecutorietà in Italia della

sentenza straniera o del lodo arbitrale entro i termini eventualmente previsti a

pena di decadenza dalla legge o dalle convenzioni internazionali; 2) se sono

pronunciati sentenza straniera (anche non passata in giudicato) o lodo arbitrale

che dichiarino inesistente il diritto per il quale il provvedimento era stato

concesso. In questo caso la dichiarazione di inefficacia avviene con le modalità

0

di cui al 2 comma.

A queste ipotesi di inefficacia va poi aggiunta quella che l'art. 675 c.p.c.

prevede per i sequestri e nonché, per il solo sequestro conservativo, quelle di cui

agli artt. 156 e 156 bis disp. att. c.p.c.

La revoca e alla modifica del provvedimento cautelare nel corso dell'istruzione.

Premesso che l'iniziativa rivolta alla revoca (o alla modifica) si distingue da

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quella propria del reclamo perché, a differenza di quest'ultima, non contesta

l'originaria concedibilità del provvedimento, ma fa valere mutamenti

sopravvenuti (ciò che tra l'altro esclude la revocabilità d'ufficio), l'art. 669

decies, che nel suo nuovo testo fa opportunamente salvo il caso che sia stato

proposto reclamo ai sensi dell'art. 669 terdecies, dispone al riguardo che nel

corso dell'istruzione (e mai prima dell'inizio del giudizio di merito, ma per tutto

il corso di questo fino alla rimessione o riserva in decisione e non nella

pendenza o nella proponibilità del reclamo), la revoca e la modifica possono

essere disposte dal giudice istruttore della causa di merito, su istanza di parte e

con ordinanza, anche se il provvedimento cautelare è stato emesso

anteriormente alla causa, ma solo se si siano verificati mutamenti nelle

circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è acquisita conoscenza

successivamente al provvedimento cautelare (nel qual caso l'istante deve fornire

la prova del momento in cui ne è venuto a conoscenza). Rimane salva l'ipotesi,

tuttora prevista, per il sequestro conservativo, dall'immutato art. 684 c.p.c., di

offerta di cauzione da parte del debitore. Questo potere del giudice istruttore mi

sembra, d'altra parte, sussistente anche nei confronti dei provvedimenti

modificati o confermati o concessi in sede di reclamo ai sensi dell'art. 669

terdecies. Il procedimento, nel silenzio della legge, sembra doversi modellare

secondo l'interpretazione analogica dell'art. 669 sexies, senza escludere la

possibilità della richiesta verbale all'udienza. È dubbio se il provvedimento di

revoca o di modifica sia impugnabile col reclamo come parrebbe preferibile.

Quanto ora esposto è contenuto nel nuovo l comma dell'art. 669 decies come

modificato dalla L. 80/2005, che a tale l comma fa ora seguire un nuovo 2

comma che così dispone: «Quando il giudizio di merito non sia iniziato o sia

stato dichiarato estinto, la revoca e la modifica dell' ordinanza di accoglimento,

esaurita l'eventuale fase del reclamo proposto ai sensi dell'art, 669 terdecies,

possono essere richieste al giudice che ha provveduto sull'istanza cautelare se si

verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si è

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acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso

l'istante deve fornire la prova del momento in cui ne è venuto a conoscenza».

Se però la causa di merito è devoluta alla giurisdizione di un giudice straniero o

ad arbitrato, ovvero se l'azione civile è stata esercitata o trasferita nel processo

penale, la revoca o la modifica vanno chiesti al giudice che ha pronunciato il

provvedimento cautelare (art. 669 decies, 3° comma).

Venendo alla fase di esecuzione delle misure cautelari, l'art. 669 duodecies

disciplina le modalità dette di attuazione o esecuzione dei provvedimenti

cautelari enunciando che - salvo il disposto degli artt. 677 e ss. (ossia le norme

che disciplinano autonomamente l'esecuzione dei sequestri e che pertanto si

sostituiscono a questa disciplina generale che si applica a tutti gli altri

provvedimenti cautelari) - i provvedimenti cautelari si attuano: a) quelli aventi

ad oggetto somme di denaro nelle forme degli artt. 491 e ss. (ossia le forme del

pignoramento) in quanto compatibili; b) quelli aventi ad oggetto obblighi di

consegna, rilascio, fare o non fare, «sotto il controllo del giudice che ha

emanato il provvedimento cautelare, il quale ne determina anche le modalità di

attuazione e, ove sorgano difficoltà o contestazioni, dà con ordinanza i

provvedimenti opportuni, sentite le parti. Ogni altra questione (comprese

eventuali istanze di revoca e salvo il mutamento delle circostanze) va proposta

nel giudizio di merito». Viene così delineato un iter attuativo che, salvi i

richiami espliciti, assume talora aspetti autonomi dalle forme dell'esecuzione

forzata, pur nell'ambito di un tipo di tutela esecutiva che implica il richiamo alle

forme dei corrispondenti procedimenti di esecuzione.

Naturalmente le modalità dell'attuazione non possono coinvolgere terzi salvo

che si tratti di terzi investiti di funzioni nella veste di ausiliari del giudice.

Il silenzio della norma sulle opposizioni all'esecuzione delle misure cautelari va

spiegato col rilievo che mentre, per quanto concerne l'attuazione delle misure

aventi ad oggetto obblighi di consegna, rilascio, fare o non fare l'art. 669

duodecies attribuisce ogni potere al giudice che ha concesso la misura cautelare,

anche per quanto concerne l'attuazione delle misure aventi ad oggetto somme di

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denaro, lo spazio per eventuali opposizioni è estremamente ridotto, oltre che dai

poteri di controllo da parte del giudice che ha concesso la misura cautelare,

dalle riserve in tema di reclamo, di dichiarazione di inefficacia e di

sopravvenute ragioni di merito.

Veniamo ora, infine, alla fase di impugnazione, che, come già più volte

accennato, costituisce una delle più rilevanti novità della nuova disciplina.

La natura non decisoria e provvisoria dei provvedimenti investiti dalla nuova

disciplina comune, dovrebbe escluderne l'impugnabilità, poiché si tratta di

provvedimenti destinati ad essere superati ed assorbiti dalla pronuncia sul

merito, la cui fruttuosità sono destinati a tutelare. Ma poiché i tempi lunghi del

giudizio sul merito protraggono in maniera abnorme l'efficacia di provvedimenti

spesso pronunciati in un affrettato clima di tensione, talora debordando dal loro

specifico ambito e qualche volta creando situazioni difficilmente reversibili, il

rigore dei principi deve cedere alla più impellente esigenza di consentire un più

ponderato - e tuttavia immediato - riesame di questi provvedimenti.

Pertanto, sulla spinta delle sollecitazioni in questo senso, per la verità espresse

soltanto con riguardo ai provvedimenti d'urgenza, e tenendo conto delle diverse

esperienze di ordinamenti stranieri, il legislatore del 1990 ha introdotto il nuovo

istituto del reclamo contro i provvedimenti cautelari, configurandolo, più che

come una vera e propria impugnazione, come una sorta di prosecuzione del

giudizio cautelare unitario; ciò in funzione di una nuova pronuncia nell'esercizio

degli stessi poteri da parte di un giudice che è diverso da quello che ha

pronunciato il primo provvedimento, solo perché opera in una composizione

sempre collegiale per lo più nell'ambito dello stesso ufficio giudiziario; e tutto

ciò con l'attribuzione alla nuova pronuncia della portata di sostituirsi alla prima.

E naturalmente anche questa nuova pronuncia ha il carattere della provvisorietà,

che ne implica, oltre che la revocabilità e la modificabilità in pendenza del

giudizio, la naturale caducazione per effetto della pronuncia negativa sul merito.

Il procedimento per il reclamo è strutturato dal legislatore secondo la falsariga

dei procedimenti in camera di consiglio alla cui disciplina compie diversi

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richiami, che però debbono intendersi come limitati alle disposizioni

espressamente richiamate.

I provvedimenti impugnabili col reclamo di cui trattasi nel termine perentorio di

quindici giorni dalla pronuncia in udienza ovvero dalla comunicazione o

notificazione se anteriore sono - così l'art. 669 terdecies, 1" comma - tutte le

ordinanze (e quindi esclusi i decreti di cui all'art, 669 sexies, 2° comma) con le

quali «sia stato concesso il provvedimento cautelare»,

Tenendo conto anche dell'enunciazione della portata dell'intera disciplina di cui

alla prima sezione in esame, compiuta dall'art. 669 quaterdecies, il riferimento

va inteso a tutti i provvedimenti in forma di ordinanza pronunciati in tema di

sequestri (sezione 2") di denunce (sezione 3") e di provvedimenti d'urgenza

(sezione 5") e possessori nonché a tutti i provvedimenti cautelari previsti dal

codice civile e dalle leggi speciali.

Giudice competente per il reclamo contro i provvedimenti del giudice singolo

del tribunale è il tribunale a mezzo dell' organo collegiale (art. 669 terdecies, 2°

comma), «del quale non può far parte il giudice che ha emanato il

provvedimento reclamato». «Quando il provvedimento cautelare è stato emesso

dalla Corte d'appello - prosegue la norma in esame, che così conferma che la

mancata previsione di questa ipotesi nell'art. 669 quater non è stata voluta - il

reclamo si propone ad altra sezione della corte o, in mancanza, alla Corte

d'appello più vicina». Nei casi in cui il tribunale decide sempre in veste

collegiale il reclamo andrà proposto ad altra sezione o, in mancanza, al tribunale

più vicino.

Il procedimento sul reclamo (al quale, secondo la giurisprudenza prevalente,

possono allegarsi nuovi documenti) è disciplinato dagli articoli 737 e 738, dai

quali si desume che il tribunale può assumere informazioni, ma senza che ciò

implichi attribuzione di poteri inquisitori e che il presidente nomina tra i

componenti del collegio un relatore che riferisce in camera di consiglio.

«Le circostanze e i motivi sopravvenuti al momento della proposizione del

reclamo - così il nuovo 4° comma dell'art. 669 terdecies debbono essere

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proposti; nel rispetto del principio del contraddittorio, nel relativo

procedimento. Il tribunale può sempre assumere informazioni e acquisire nuovi

documenti. Non è consentita la rimessione al primo giudice».

«Il collegio - così il 5° comma dell'art. 669 terdecies in esame convocate le

parti, pronuncia, non oltre venti giorni dal deposito del ricorso, ordinanza non

impugnabile con la quale conferma, modifica o revoca il provvedimento

cautelare» nonché - nei casi di reclamo contro provvedimento di rigetto -

concede la misura cautelare qualora ne sussistano i presupposti. Si tratta di un

provvedimento a carattere sostitutivo che implica riesame della domanda

cautelare nel suo complesso e non del solo provvedimento e che lascia alla

riproposizione solo il fondamento su motivi sopravvenuti, esclusa ogni

possibilità di rimessione al primo giudice, naturalmente esclusa ogni

impugnabilità, compresa quella ex art. 111 Cost.

«Il reclamo - prosegue e termina il 6" comma - non sospende l'esecuzione del

provvedimento; tuttavia, il presidente del tribunale o della corte investiti dal

reclamo, quando per motivi sopravvenuti (si noti questa ripresa del requisito del

«mutamento delle circostanze» che è una costante nella nuova disciplina della

revoca o modifica dei provvedimenti cautelari) il provvedimento arrechi grave

danno,può disporre, con ordinanza non impugnabile, la sospensione

dell'esecuzione o subordinarla alla prestazione di congrua cauzione».

Il provvedimento sul reclamo, certamente non impugna bile, neppure ex art. 111

Cost., può tuttavia essere revocato ai termini dell'art. 669 decies. D'altra parte,

va senz'altro ammesso il reclamo nei confronti dei provvedimenti di revoca e di

modifica. 17

I SEQUESTRI

Sequestro giudiziario e sequestro conservativo; distinzione in relazione alla loro

funzione

Il sequestro costituisce il provvedimento cautelare più caratteristico e di più

frequente utilizzazione. La legge dedica ad esso (ossia alla configurazione della

fattispecie e alla residua disciplina del relativo procedimento) la sezione

seconda del capo intitolato ai procedimenti cautelari. Va precisato che questa

disciplina non contiene più la regolamentazione delle fasi di autorizzazione e di

eventuale cauzione, perché sostituita dalla disciplina generale che la sezione

prima, già esaminata, detta per tutti i procedimenti cautelari (artt. 672, 673, e

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674 ora abrogati) così come non contiene più la regolamentazione della fase di

convalida ora eliminata (artt. 680,681, 682, 683 ora abrogati) e sostituita dalle

nuove fasi di revoca e di reclamo pure disciplinate con portata generale nella già

esaminata sezione prima. È rimasta pertanto solo la configurazione dei diversi

tipi di sequestro (artt 670, 671, 687), la regolamentazione del termine di

efficacia (art. 675), della custodia nel caso di sequestro giudiziario (art. 676),

dell'intera fase di esecuzione (artt. 677,678 e 679), della vendita di cose

deteriorabili (art. 685) e della conversione del sequestro conservativo in

pignoramento (art. 686).

Questa disciplina - che incominciamo ad esaminare - è dettata congiuntamente

con riguardo ai due tipi di sequestro ai quali il codice si riferisce, e cioè il

sequestro giudiziario da un lato e il sequestro conservativo dall' altro lato, dopo

la configurazione di questi due istituti.

La distinzione tra gli stessi si fonda su elementi in parte funzionali ed in parte

strutturali. Ed infatti mentre, dal punto di vista strutturale, il sequestro

giudiziario si contrappone al sequestro conservativo nel senso che (come

vedremo) il primo si esegue con forme assimilabili a quelle dell'esecuzione

specifica e l'altro con forme assimila bili a quelle dell'espropriazione, dal punto

di vista funzionale lo stesso sequestro giudiziario si presenta in due figure

distinte (in relazione al suo diverso possibile oggetto) che assolvono a funzioni

nettamente diverse. Conseguentemente, con riguardo alla funzione è opportuno

affiancare al sequestro conservativo le due figure nelle quali si articola il

sequestro giudiziario e così evidenziare tre figure di sequestro. E precisamente:

1. Sequestro (giudiziario) in funzione della fruttuosità dell'eventuale esecuzione

diretta, o sequestro di beni. È quello che l'art. 670, n. 1 individua pure in

relazione al suo oggetto, disponendo che «il giudice - abbiamo già veduto quale

e come - può autorizzare il sequestro giudiziario di beni mobili o immobili

aziende o altre universalità di beni». In questo caso il sequestro può essere

concesso quando del bene di cui trattasi è controversa la proprietà o il possesso

ed è opportuno (in quanto sussista il periculum in mora, che qui è pericolo di

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alienazione, sottrazione, gestione rovinosa dell'azienda, ecc.) provvedere alla

custodia o alla gestione temporanea.

2. Sequestro (giudiziario) in funzione della /fruttuosità della cognizione o

sequestro di prove. È quello che l'art. 670, n. 2 individua, in relazione al suo

oggetto, disponendo che il giudice «può autorizzare il sequestro di libri; registri;

documenti; modelli; campioni e ogni altra cosa da cui si pretende desumere

elementi di prova». In questo caso il sequestro può essere concesso «quando è

controverso il diritto alla esibizione o alla comunicazione» di libri o registri,

ecc.; ed è opportuno (in quanto sussista il periculum in mora, che qui si

specifica nel pericolo della sottrazione dei suddetti necessari mezzi di prova)

«provvedere alla loro custodia temporanea».

3. Sequestro (conservativo) in funzione della fruttuosità dell'eventuale

esecuzione per espropriazione. È quello configurato dall'art. 671 c.p.c. che così

dispone: «il giudice, su istanza del creditore, che ha fondato timore di perdere la

garanzia del proprio credito, può autorizzare il sequestro conservativo dei beni

mobili o immobili del debitore o delle somme o cose a lui dovute, nei limiti in

cui la legge ne permette il pignoramento».

La funzione di questo provvedimento cautelare sta nell'ovviare al periculum in

mora (del creditore) di perdere la garanzia del proprio credito, e ciò in relazione

al fatto che a tale garanzia è destinato il patrimonio del debitore (art. 2740 c.c.)

e al conseguente interesse del credito re alla conservazione dell'integrità del

suddetto patrimonio del debitore, nei limiti del proprio credito. È infatti su tale

patrimonio che il creditore non soddisfatto può trovare la sua soddisfazione

coattiva attraverso l'espropriazione forzata, secondo il disposto dell'art. 2910

c.c.. E poiché, da questo punto di vista, i singoli beni del debitore vengono in

rilievo non per la loro individualità, ma in relazione al loro valore - ossia in

relazione alla loro attitudine ad essere trasformati in denaro anche la disciplina

del sequestro conservativo li prende in considerazione globalmente e

genericamente (beni mobili o immobili, somme di denaro, crediti). Perciò anche

il giudice, nel pronunciare il provvedimento autorizzativo del sequestro

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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto processuale civile II sui procedimenti cautelari. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: generalità sui procedimenti cautelari (richiamo) e possessori, cenni sui provvedimenti anticipatori o interinali, la nuova disciplina dei procedimenti cautelari in generale, la domanda, la competenza, il procedimento per l'autorizzazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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