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Diritto processuale civile II - procedimenti Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto processuale civile II sui procedimenti di convalida di sfratto. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: forma speciale di procedimento di cognizione, procedimento ordinario di cognizione, procedimento in titolo.

Esame di Diritto Processuale Civile II docente Prof. A. Carratta

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locazione, di affitto, di mezzadria o di colonia, oppure in forza di un contratto di

locazione d'opera avente come corrispettivo (totale o parziale) il godimento di

un immobile.

Tuttavia il diritto al rilascio a favore del locatore può essere (facoltativamente)

fatto valere con le forme di questo procedimento soltanto nei casi espressamente

previsti, mentre in tutti gli altri casi si applicano le norme del giudizio ordinario

in materia locatizia con le forme del rito locatizio salva una residua marginale

applicabilità di talune norme procedimentali contenute nella L. 392/1978 detta

dell'«equo canone».

D'altra parte, il diritto al rilascio può essere fatto valere anche in taluni casi in

cui ciò non sarebbe ancora possibile secondo le regole comuni del diritto

sostanziale e processuale. Più precisamente: mentre, secondo le norme

sostanziali in tema di contratti, e quelle che più specificamente riguardano i

contratti sopra ricordati, il diritto al rilascio sorge solo quando il contratto è

scaduto oppure quando si è verificato un fatto che dà luogo alla risoluzione

l'azione nelle forme speciali di cui trattasi è concessa anche prima della

scadenza ed indipendentemente da un fatto idoneo alla risoluzione. In termini

processuali, ciò significa che l'azione di condanna, sempre con queste forme

speciali, è concessa anche quando, mancando ancora l'attualità del diritto al

rilascio, manca pure, a maggior ragione, la sua violazione. E poiché l'azione è

tuttavia concessa, ciò implica un allargamento eccezionale dell'interesse ad

agire. Un allargamento determinato dal fatto che la legge ha ravvisato

l'opportunità che il futuro creditore del rilascio possa procurarsi il titolo

esecutivo anche prima della scadenza, per poter subito (ossia al momento della

scadenza) far luogo all'esecuzione, nel caso probabile di mancato rilascio in

quel momento.

Un'ulteriore particolarità del procedimento in esame, con riguardo ancora

all'ipotesi dell'azione prima della scadenza è la particolarità per cui l'atto

introduttivo del giudizio si compie contestualmente con un atto di schietta

efficacia sostanziale, ossia l'atto della licenza o disdetta previsto dall'art. 1596 e

che produce l'effetto (sostanziale) di evitare la c.d. tacita riconduzione quando

l'atto contenente tale disdetta sia notificato e la disdetta intimata nei termini

previsti dal contratto, dalla legge o dagli usi. Ed è appunto in relazione a ciò che

l'art. 657, 1 comma qualifica l'atto introduttivo come intimazione della licenza

con testuale citazione per la convalida. «Il locatore o il concedente - recita

dunque la norma in discorso - può intimare al conduttore, all'affittuario

coltivatore diretto, al mezzadro o al colono, licenza per finita locazione prima

della scadenza del contratto, con la contestuale citazione per la convalida,

rispettando i termini prescritti dal contratto, dalla legge o dagli usi locali».

Tali forme sono infatti utilizzabili anche nell'ipotesi in cui il diritto al rilascio è

già attuale perché la scadenza si è già verificata, nonché nell'ipotesi in cui il

diritto al rilascio può divenire attuale in conseguenza della risoluzione del

contratto che il giudice può pronunciare per effetto della morosità.

Con riferimento alla prima di queste due ipotesi il locatore o il concedente può

intimare senz'altro lo «sfratto» e non, dunque, la licenza prevista dal l comma

purché non si sia, in precedenza, già verificata la tacita riconduzione; la quale

tacita riconduzione dovrà essere stata impedita o in virtù del contratto stesso o

per effetto di una disdetta (o licenza) intimata in precedenza nei termini di

legge, di contratto o di uso.

Mentre, per la seconda delle due suddette ipotesi (ossia la morosità), la legge

configura uno strumento che consente di conseguire rapidamente i risultati

propri di un'azione costitutiva di risoluzione del contratto per in adempimento,

nonché quelli di una conseguente, anche se contemporanea, azione di condanna

al rilascio ed al pagamento dei canoni. L'art. 658 c.p.c., infatti, disponendo che

«il locatore può intimare al conduttore lo sfratto con le modalità stabilite

nell'articolo precedente anche in caso di mancato pagamento del canone di

affitto alle scadenze», offre innanzi tutto la possibilità di fruire delle forme

accelerate del procedimento di convalida per ottenere il provvedimento di

rilascio, che naturalmente implica la pronuncia della risoluzione e che perciò ha,

al tempo stesso, natura costitutiva e di condanna. Inoltre offre anche la

possibilità di fruire contemporaneamente delle forme proprie del procedimento

ingiuntivo per ottenere «il pagamento dei canoni scaduti».

L'impiego delle forme del procedimento speciale per convalida implica, innanzi

tutto, l'osservanza di regole inderogabili circa la competenza. Sotto il profilo

della materia, la competenza spetta, inderogabilmente al tribunale. Sotto il

profilo del territorio, è inderogabilmente competente il giudice de1luogo in cui

si trova la cosa locata.

L'atto introduttivo è l'atto di citazione che tuttavia può avere un contenuto più

ampio di quello dei normale atto di citazione poiché può includere, nel suo

contesto, anche un atto di portata sostanziale ossia l'intimazione della licenza o

dello sfratto. La quale intimazione costituisce, anzi, l'elemento che concreta il

contenuto anche della domanda al giudice davanti al quale l'intimato viene

citato, ed al quale viene chiesta, per l'appunto, in contraddittorio con l'intimato,

la convalida dell'intimazione.

La notificazione di questo atto va effettuata con maggiori cautele; perciò, da un

lato, è esclusa la validità della notificazione al domicilio eletto e, dall'altro, si

dispone che quando la notificazione non avviene «in mani proprie», l'ufficiale

giudiziario deve avvertire l'intimato dell'effettuata notificazione, con lettera

raccomandata, allegandone la ricevuta all'originale dell'atto.

Nell'atto di citazione, il locatore deve dichiarare la propria residenza o eleggere

domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito; altrimenti, le notificazioni

delle opposizioni o di ogni eventuale altro atto possono avvenire nella

cancelleria.

In questo procedimento, la prima udienza assurge a particolare importanza,

poiché è appunto in relazione al comportamento delle parti in tale udienza che il

procedimento può sfociare in una immediata pronuncia sommaria, oppure

trasformarsi in un ordinario processo di cognizione.

Avuto riguardo alla suddetta possibilità di pronuncia sommaria, l'art. 660

dispone che, nell'atto di citazione, l'invito e l'avvertimento che, per il giudizio

ordinario sono configurati dall'arto 163,3° comma n. 7, siano formulati in

maniera diversa; dispone, cioè, che la citazione per la convalida contenga, nei

confronti del convenuto, «l'invito a comparire nell'udienza indicata» e

«l'avvertimento che, se non comparisce, o comparendo non si oppone, il giudice

convalida la licenza o lo sfratto ai sensi dell'art. 663».

Il nuovo 4 comma dispone che «tra il giorno della notificazione dell'intimazione

e quello dell'udienza debbono intercorrere termini liberi non minori di venti

giorni», salva abbreviazione alla metà su istanza dell'intimante; mentre il nuovo

5° comma dispone che «le parti si costituiscono depositando in cancelleria

l'intimazione con la relazione di notificazione o la comparsa di risposta oppure

presentando tali atti al giudice in udienza». Il che implica che la costituzione

dell'una e/o dell'altra parte è tempestiva, anche agli effetti delle preclusioni

conseguenti, anche se effettuata all'udienza.

Le diverse situazioni che possono verificarsi alla prima udienza: può accadere,

innanzi tutto, che alla prima udienza non compaia l'intimante: in tale ipotesi -

dispone l'art. 662 - l'intimazione perde efficacia,

Ma l'ipotesi più importante è quella della mancata comparizione dell'intimato,

alla quale la legge equipara, sotto ogni profilo, l'ipotesi in cui l'intimato, pur

essendo comparso davanti al giudice, non si opponga alla convalida. Per queste

ipotesi la legge (art, 663) dispone che il giudice, previo ordine di rinnovare la

citazione ogni qualvolta sussista il dubbio che l'intimato non comparso non ne

abbia avuto conoscenza o non sia potuto comparire per caso fortuito o forza

maggiore, «convalida la licenza o lo sfratto e dispone, con ordinanza in calce


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AUTORE

Sara F

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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