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Diritto processuale civile II - opposizione Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto processuale civile II sull'opposizione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l’opposizione all’esecuzione, l’opposizione agli atti esecutivi, l’opposizione del terzo nel processo esecutivo, l'iter procedimentale.

Esame di Diritto Processuale Civile II docente Prof. A. Carratta

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casi di 0pposizione successiva all'inizio dell'esecuzione. Nella prima ipotesi - in

cui si contesta la regolarità formale del titolo o del precetto, poiché questi sono i

soli atti relativi al processo esecutivo, anteriori all'inizio del processo stesso -

l'art. 617, 1° comma dispone che l'opposizione si propone con atto di citazione.

Più precisamente, essa si propone dal «debitore» con atto di citazione davanti al

giudice da notificarsi entro 20 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo o

del precetto. Ed è bene notare subito che questo termine già di 5 e ora di 20

giorni è un elemento caratteristico e costante dell'opposizione di cui trattasi; si

può dire infatti, in linea generale, che questa opposizione va sempre proposta

entro venti giorni dal compimento o dalla notificazione dell'atto che si assume

viziato o irregolare.

Il termine di 20 giorni decorre dal compimento del primo atto di esecuzione,

quando - venendo così ai casi di opposizione proposta dopo l'inizio

dell'esecuzione - si fa valere il vizio della notificazione del titolo o del precetto,

oppure un vizio di regolarità del titolo o del precetto che non sia stato possibile

far valere prima dell'inizio dell'esecuzione. Infine, tale termine decorre dal

giorno del compimento di ciascun singolo atto, quando si contesta la regolarità

di un qualsiasi atto successivo all'inizio dell' esecuzione e comunque dal

momento in cui le parti del processo esecutivo vengono a conoscenza dell'atto

stesso, o dell'atto conclusivo della relativa fase.

In tutti questi casi di opposizione successiva all'inizio dell'esecuzione, la

opposizione stessa va proposta anziché con citazione, con ricorso al giudice

dell’esecuzione analogamente a quanto si è visto per l'opposizione alla

esecuzione.

Anche qui il giudice dell'esecuzione fissa con decreto l'udienza di comparizione

delle parti davanti a sé e il termine perento rio per la notificazione del ricorso e

del decreto, pronunciando nei casi urgenti gli eventuali provvedimenti

opportuni, inoltre, in questa udienza potrà anche revocare i provvedimenti

urgenti eventualmente già pronunciati.

Ora sia che il giudizio sia stato iniziato con citazione prima dell'inizio

dell'esecuzione, e sia che sia stato iniziato con ricorso dopo tale inizio, esso si

svolge con le regole proprie del giudizio di cognizione, analogamente a quanto

si è visto per il giudizio di opposizione all'esecuzione e fermo restando che

l'opponente si costituisce col semplice deposito del ricorso mentre il convenuto

opposto potrà costituirsi prima dell'udienza fissata per il giudizio di merito,

ferma la validità della prassi secondo la quale, nelle opposizioni ad esecuzione

iniziata, il convenuto suole costituirsi alla prima udienza di comparizione

innanzi al giudice dell'esecuzione,

Tuttavia, rispetto a questo ultimo giudizio, possiamo evidenziare alcune

ulteriori essenziali differenze che inducono una parte della dottrina a

considerare l'opposizione agli atti esecutivi come una fase incidentale inserita

nel processo esecutivo, e che comunque autorizzano a considerare il giudizio

sull'opposizione agli atti esecutivi come meno autonomo rispetto al processo

esecutivo, di quanto non lo sia il giudizio sull'opposizione all'esecuzione.

Ciò va detto specialmente con riguardo alla competenza, che rimane ferma, in

tutto il corso del giudizio, nel giudice (nel senso di ufficio giudiziario)

competente per l'esecuzione; nonché alla non impugnabilità che da sempre è

caratteristica delle sentenze che definiscono questo giudizio (ancorché ora

estesa anche alle sentenze sull'opposizione all'esecuzione). Va peraltro aggiunto

che la suddetta non impugnabilità rimane temperata dalla possibilità - ormai

pacificamente riconosciuta dalla giurisprudenza - di proporre, contro la sentenza

in discorso, il ricorso per cassazione previsto dall'art, 111 della Costituzione che

è ora proponibile per tutti i motivi di cui all'art 360.

L'eventuale accoglimento dell'opposizione di cui trattasi darà luogo alla

dichiarazione di nullità degli atti esecutivi contestati, con la conseguente

eventuale dichiarazione d'invalidità degli atti successivi che ne sono dipendenti

e così, eventualmente, dell'intero processo esecutivo; la nullità non ha effetto

nei confronti dei terzi acquirenti, salvo il caso di collusione.

Col medesimo atto possono invece essere proposte congiuntamente sia

un'opposizione all'esecuzione e sia un'opposizione agli atti esecutivi o che,

d'altra parte, contro due distinte pronunce contenute in una sentenza

formalmente unica, siano proposte le due distinte opposizioni.

L’opposizione del terzo nel processo esecutivo

Con l’opposizione nel processo esecutivo il terzo può far valere eventuali errori

nell’esecuzione che sebbene ritualmente diretta verso il debitore, abbia per

errore colpito beni di sua proprietà.

Questo fenomeno si verifica tipicamente nell’espropriazione, quando accade (e

l'ipotesi è particolarmente frequente nell'espropriazione mobiliare presso il

debitore) che il pignoramento colpisca, per errore, beni appartenenti non al

debitore, ma ad un terzo, per errore, poiché sappiamo che il titolo esecutivo non

ha alcuna efficacia contro il terzo, e l'ufficiale giudiziario non potrebbe colpire

scientemente beni di un terzo, né il creditore procedente avrebbe interesse a che

ciò avvenisse. Tuttavia, può accadere che l'ufficiale giudiziario pignori beni di

un terzo, nella convinzione che essi appartengano al debitore, secondo la

presunzione conseguente al fatto che tali beni si trovano in luoghi appartenenti

al debitore; né sarebbe concepibile che l'ufficiale giudiziario si astenesse dal

pignorare, per il solo fatto che il debitore gli affermasse che quei determinati

beni appartengono ad un terzo; se ciò fosse sufficiente, sarebbe troppo facile,

per il debitore, sottrarsi all' esecuzione forzata. Perciò può accadere che il

pignoramento colpisca beni sui quali un terzo pretenda di avere dei diritti;

dando luogo ad un'esigenza di accertamento tipica de processo di cognizione.

In tali situazioni, la legge lascia l'iniziativa per contestare la legittimità

dell'esecuzione non già al debitore, ma a colui che è direttamente interessato,

ossia il terzo. A questo terzo la legge attribuisce la legittimazione a proporre

un'opposizione, con le forme e le caratteristiche del giudizio di cognizione, in

contraddittorio non solo col creditore, ma anche col debitore (quest'ultimo,

infatti, potrebbe contestare il diritto del terzo; mentre è chiaro che l'eventuale

riconoscimento spontaneo di questo diritto da parte del debitore non potrebbe

essere decisivo, per l’ipotesi della troppo facile collusione) nonché degli

eventuali più creditori pignoranti. Il conseguente autonomo giudizio di

cognizione dà luogo ad un accertamento (sul diritto vantato dal terzo), che è

determinante, in un senso o nell'altro, sulla legittimità del pignoramento e degli

atti successivi e quindi sull'ulteriore procedibilità dell'esecuzione. Si ritiene che

questo accertamento abbia efficacia anche autonoma, ossia al di fuori dell'

esecuzione, naturalmente se ed in quanto su di esso sia sceso il giudicato.

Pertanto, l’art. 619 nel disciplinare questa opposizione, ne determina l'oggetto

nella pretesa del terzo di «avere la proprietà o altro diritto reale sui beni

pignorati), ossia con una formula sembra non lasciar margine né per far valere

vizi del procedimento (salvo specifico interesse), né per una sua applicazione a

fenomeni analoghi. Tali fenomeni analoghi potrebbero essere, da un lato, il caso

in cui, sempre nell'ambito dell'espropriazione, il terzo vanti, sulle cose

pignorate, un diritto non reale, ma personale; e, dall'altro lato, il caso in cui il

processo esecutivo sia diverso dalla espropriazione, ossia consista in una

esecuzione diretta.

Con riguardo al fatto che l'art. 619 fa riferimento, per l'opposizione in discorso,

alla sola espropriazione - che la palese limitazione della formula della legge

all'espropriazione e ai diritti reali eventualmente pregiudicati dal pignoramento,

ha la sua ragion d'essere in ciò che solo l'espropriazione coinvolge, con le sue

particolari modalità, beni diversi da quelli che costituiscono oggetto del diritto

che si porta ad esecuzione, mentre nelle esecuzioni dirette la coincidenza tra il

bene colpito e il bene oggetto del diritto, di solito esclude la stessa possibilità

dell'errore; in altri termini l'errore che sta alla base del fenomeno sopra descritto

è un errore tipicamente inerente a quella scelta dei beni da pignorare che è

propria dell'espropriazione, mentre nell'esecuzione specifica quell'errore è reso

difficilmente immaginabile dal fatto che il titolo esecutivo indica, per eseguire

un diritto ben determinato, un iter altrettanto ben determinato: poiché, di solito,

avuto riguardo alle caratteristiche dell' esecuzione diretta, tale diritto ed iter

risulta, già nel titolo, ingiustamente pregiudizievole per il terzo, questi avrà a

disposizione i consueti rimedi del giudizio di cognizione (tipicamente,

l'opposizione di terzo ex art. 404 c.p.c.

L'opposizione di cui trattasi - che non è proponibile prima del pignoramento -

non è assoggettata a termini di preclusione. Tuttavia, la necessità di tener conto

dei diritti di coloro che, per effetto dell'espropriazione, siano divenuti acquirenti

delle cose pignorate, pone un limite alla funzionalità dell'opposizione, a partire

dal momento della vendita o dell'assegnazione; non che l'opposizione in

discorso non possa essere proposta anche dopo tale momento; solo che, in tal

caso, gli eventuali diritti del terzo non possono essere fatti valere che sulla

somma ricavata e naturalmente se ed in quanto questa somma non sia stata

ancora distribuita.

L'iter procedimentale è analogo a quello contemplato per l'opposizione

all'esecuzione dopo l'inizio dell'esecuzione stessa: ricorso al giudice

dell'esecuzione, fissazione, con decreto, da parte di quest'ultimo, dell’udienza di

comparizione delle parti - che sono, oltre al terzo, anche, necessariamente, il

creditore e il debitore e del termine perentorio per la notificazione del ricorso e

del decreto; designazione del giudice istruttore, quando è competente l'ufficio

giudiziario al quale appartiene il giudice dell'esecuzione o, in caso contrario -

che peraltro potrà difficilmente verificarsi a seguito della soppressione

dell'ufficio del pretore - fissazione all'opponente di un termine perentorio per la

riassunzione della causa davanti all'ufficio giudiziario competente per valore; il

tutto, previo eventuale provvedimento di sospensione della vendita.


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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