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Diritto processuale civile II - opposizione

Appunti di Diritto processuale civile II sull'opposizione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l’opposizione all’esecuzione, l’opposizione agli atti esecutivi, l’opposizione del terzo nel processo esecutivo, l'iter procedimentale.

Esame di Diritto Processuale Civile II docente Prof. A. Carratta

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LE OPPOSIZIONI NEL PROCESSO ESECUTIVO

Non esiste, nel processo esecutivo, un vero e proprio contraddittorio: del quale

non c'è necessità per il semplice motivo che non c'è luogo ad alcun giudizio

poiché l'esecuzione deve effettuarsi con riferimento a quella situazione giuridica

che è rappresentata nel titolo, prescindendosi da tutto ciò che dal titolo non

risulta.

Per evitare di compromettere quell'efficacia incondizionata o «isolante» del

titolo, che è essenziale per la funzionalità dell'esecuzione, non c'è che un modo:

consentire di far valere quelle eventuali discordanze dalla realtà o quelle

eventuali illegittimità, anziché nel processo esecutivo in un'autonoma sede di

cognizione, quella appunto, delle opposizioni nel processo esecutivo.

Sede di cognizione, poiché si tratta di un accertamento, che è compito tipico del

giudice, in sede di cognizione; autonoma, nel senso che postula un autonomo

atto introduttivo di un giudizio che - per quanto funzionalmente coordinato col

processo esecutivo, si svolge in modo autonomo, ad iniziativa di chi vuol far

valere quella discordanza o illegittimità.

Colui che assume questa iniziativa - debitore o terzo - assume la veste di

opponente e, come tale, è un vero e proprio attore, mentre convenuto è il credito

re o colui che si vanta tale con una concreta iniziativa di avvio o di preannuncio

del processo esecutivo.

Processo autonomo, ma funzionalmente coordinato col processo esecutivo.

Infatti, le opposizioni sono determinate da un processo esecutivo iniziato o

almeno preannunciato e per questo motivo, esse debbono poter influire - sia

pure indirettamente - su quel processo. Più esattamente, l'opposizione opera sul

titolo, togliendolo di mezzo quando con essa si contesta il «se» dell'esecuzione

(opposizione all'esecuzione); oppure opera sugli atti del processo esecutivo,

quando con essa si contesta il «come» dell'esecuzione (opposizione agli atti

esecutivi e opposizione del terzo nel processo esecutivo). L'eliminazione del

titolo o la dichiarazione di illegittimità di determinati atti del processo esecutivo

travolge o arresta questo processo; e questa è l'efficacia indiretta che le

parentesi di cognizione in argomento producono sul processo esecutivo nel

quale si inseriscono o che comunque le occasiona.

L’opposizione all’esecuzione

Le opposizioni nel processo esecutivo del debitore sono: 1) l'opposizione

all'esecuzione; 2) l'opposizione agli atti esecutivi.

Con l’opposizione all'esecuzione si contesta il «se» dell'esecuzione, e più

precisamente «si contesta il diritto della parte istante di procedere ad esecuzione

forzata».

Sotto il profilo soggettivo attivo, risulta evidente che l'opposizione in esame può

essere proposta (nella veste di opponente o attore in opposizione) da tutti coloro

che in concreto subiscono l'esecuzione (o il suo preannuncio, con l'intimazione

del precetto), coloro ai quali la parte istante attribuisce o pretende di attribuire il

ruolo di «debitore».

Sotto il profilo oggettivo, «il diritto di procedere ad esecuzione forzata» non è

altro che!'azione esecutiva che si fonda sul titolo esecutivo. Si tratta dunque di

contestare il tipico effetto processuale del titolo attraverso la negazione dell’

esistenza di un titolo, fin dall'origine, o per sopravvenuta caducazione; o

attraverso la negazione della idoneità soggettiva del titolo a fondare l'esecuzione

ad opera di quel soggetto o contro quel soggetto; o attraverso la negazione della

idoneità del titolo a fondare quella esecuzione; o attraverso la negazione della

corrispondenza della misura richiesta col contenuto del titolo; oppure per

ragioni di merito, attraverso la negazione dell'esistenza attuale del diritto per la

cui attuazione si procede ad esecuzione forzata, contestando la situazione

sostanziale così come è enunciata nel titolo, attraverso la allegazione di fatti

impeditivi o estintivi.

In quest'ultimo caso (c.d. opposizione di merito all'esecuzione) l'ambito delle

possibilità di contestare da parte del debitore è diverso a seconda che il titolo

sulla cui base si procede sia giudiziale oppure stragiudiziale; ed infatti nel caso

dell'opposizione di merito, come anche in quello in cui si fanno valere i vizi

processuali di formazione del titolo (c.d. vizi di costruzione), la natura

giudiziale del titolo fa sì che le contestazioni di merito o processuali incontrano

il limite generale e assoluto determinato dal giudicato che copre il dedotto ed il

deducibile e sana i vizi processuali; e perciò tali contestazioni possono fondarsi

soltanto su fatti estintivi ed impeditivi successivi alla formazione del giudicato.

Inoltre le contestazioni in discorso incontrano il limite, ugualmente generale,

determinato dalla litispendenza o dalle preclusioni eventualmente verificatesi,

nel senso che le eccezioni e contestazioni di merito o processuali costituiscono,

presumibilmente, già oggetto del giudizio di impugnazione comunque non

possono essere sollevate se non in quella sede salvi solo i vizi di inesistenza.

Se l’esecuzione non ancora iniziata, l’opposizione si instaura con un normale

atto di citazione innanzi al giudice competente.

Ma poiché, in pratica, il debitore della consegna o del rilascio teme le

conseguenze del possibile inizio dell'esecuzione, il nuovo testo dell'art. 615,

venendo incontro a queste esigenze in modo che supera gli espedienti ai quali la

giurisprudenza era solita ricorrere, dispone che «il giudice, concorrendo gravi

motivi, sospende su istanza di parte l’efficacia esecutiva del titolo».

Si svolgerà così, ad iniziativa del debitore (che diviene opponente, ossia attore

in opposizione) o di colui che è equiparato al debitore, un normale giudizio di

cognizione (destinato a concludersi con una sentenza ora non impugnabile, ma

solo ricorribile per cassazione ex art. 111 cost.) il cui collegamento con

l'esecuzione sta in ciò che la sentenza alla quale tende è destinata ad influire sul

titolo o per negare o per riaffermare la sua efficacia, ossia per negare o

riaffermare l'esistenza dell'azione esecutiva.

Diversamente, quando l'esecuzione è già iniziata, da un lato, occorre evitare il

già attuale pericolo in ipotesi irreparabile - che venga esecutivamente attuato un

diritto che si assume inesistente; e perciò occorre poter fermare

provvisoriamente l'esecuzione.

Per tali ragioni l’art. 615, 2° comma dispone che, quando l'esecuzione è già

iniziata, l'opposizione all'esecuzione va proposta con ricorso al giudice

dell'esecuzione, il quale fissa, con decreto in calce al ricorso stesso, l'udienza di

comparizione delle parti davanti a sé (udienza che per il nuovo art. 185 disp.

att., si svolge con le forme del giudizio camerale) ed un termine perentorio per

la notificazione del ricorso e del decreto. Alla udienza così fissata, il giudice

dell'esecuzione - che in quel momento assomma le funzioni di organo del

processo esecutivo e di giudice dell'opposizione si pronuncia sull'eventuale

istanza di sospensione dell'esecuzione, concedendo tale sospensione qualora

sussistano gravi motivi.

Pertanto, il giudizio di opposizione si svolgerà d'ora innanzi in modo autonomo

secondo le consuete regole del giudizio di cognizione, a cominciare da quelle

sulla competenza: nell'ipotesi che queste regole sulla competenza indichino

come competente per la causa di opposizione il tribunale al quale appartiene il

giudice dell'esecuzione, i due processi (quello esecutivo e quello di

opposizione) procederanno in modo autonomo l'uno dall'altro sicché le funzioni

di giudice istruttore potrebbero essere affidate ad altro magistrato designato dal

presidente. In questa ipotesi – così l'art. 616 nel testo integrato della L. 52/2006,

che competente per la causa sia l'ufficio giudiziario al quale appartiene il

giudice dell'esecuzione, questo «fissa un termine perentorio per l'introduzione

del giudizio di merito secondo le modalità previste in ragione della materia e del

rito, previa iscrizione a ruolo, a cura della parte interessata, osservati i termini a

comparire di cui all'art. 163 bis, o altri, se previsti; ridotti alla metà. Altrimenti

rimette la causa dinanzi all'ufficio giudiziario competente assegnando un

termine perentorio per la riassunzione della causa».

Così se le regole della competenza indicano come competente un altro giudice

mentre i criteri della competenza per territorio riconducono al luogo

dell'esecuzione, la norma sopra riportata dispone che il giudice dell'esecuzione,

con ordinanza, rimette le parti davanti all'ufficio giudiziario competente,

assegnando un termine perentorio per la riassunzione della causa davanti a

quest'ultimo. Si tratta di provvedimento ordinatorio che non implica pronuncia

sulla competenza e perciò non è impugnabile col regolamento.

La parte convenuta - che è la parte che chiede l'esecuzione - si può costituire

con comparsa di risposta e può svolgere la sua attività difensiva che di solito

consisterà nella richiesta del rigetto dell' opposizione con la contestazione del

suo fondamento sia processuale che di merito; si ritiene, d'altra parte, che il

creditore opposto possa anche superare l'ambito della semplice attività difensiva

e proporre anche domanda riconvenzionale (ad es. per chiedere la condanna, se

l'esecuzione si svolge sul fondamento di un titolo stragiudiziale), ma non

sarebbe corretto configura re questo potere come un onere perché l'oggetto del

processo consiste nella contestazione del diritto di procedere ad esecuzione

soltanto per il motivo dedotto dall' opponente e non per tutti i possibili motivi.

Se la parte istante. rinuncia al precetto, non ne consegue l'estinzione del

giudizio di opposizione, ma la cessazione della materia del contendere, mentre

la decisione avverrà con sentenza; in caso di competenza del tribunale, di regola

senza previa rimessione al collegio, per cui la decisione di queste cause spetta al

tribunale in composizione monocratica.

La sentenza che conclude il giudizio dopo l'eventuale istruzione, e che, come si

è veduto, è dichiarata non impugnabile, sarà di accoglimento o di rigetto dell'

opposizione. In quest'ultimo caso la sentenza passata in giudicato ha portata di

mero accertamento del legittimo svolgimento e della proseguibilità


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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