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Diritto processuale civile II - ingiunzione

Appunti di Diritto processuale civile II sull'ingiunzione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il procedimento d'ingiunzione, la fase (eventuale) di opposizione, procedimento di cognizione, la sommarietà (c.d. superficialità) della cognizione.

Esame di Diritto Processuale Civile II docente Prof. A. Carratta

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ESTRATTO DOCUMENTO

Mentre l'originale del ricorso, con l'originale del decreto steso in calce ad esso,

rimane depositato in cancelleria insieme con i documenti il ricorrente deve aver

cura di provvedere alla notificazione del ricorso e del decreto in copia autentica.

Se tale notificazione non avviene entro il termine di sessanta giorni dalla

pronuncia del decreto, quest'ultimo perde ogni sua efficacia; salva tuttavia la

possibilità di riproporre la domanda.

L'atto della notificazione del ricorso e del decreto assume un'evidentissima

importanza rispetto alla tecnica su cui è imperniato il procedimento ingiuntivo e

rispetto alla sua funzione. Basti tener presente, al riguardo, che appunto

attraverso quella notificazione l'asserito debitore viene finalmente a conoscere

la domanda del ricorrente, di cui fino a quel momento era rimasto all'oscuro; ed

insieme viene a conoscere il decreto pronunciato contro di lui e senza il suo

contraddittorio. Nel momento in cui apprende tutto ciò, il debitore si sente

provocato al contraddittorio in quanto legge sul decreto che, se ha ragioni da far

valere, e per le quali ritiene ingiusto il decreto, può proporre opposizione nel

termine; e contemporaneamente legge che se lascerà decorrere tale termine

senza aver proposto l'opposizione, egli subirà l'esecuzione forzata; e ciò in forza

di un provvedimento che, sebbene pronunciato senza la sua partecipazione, egli

avrà praticamente accettato con la sua acquiescenza, In relazione a ciò, la legge

enuncia che la notificazione - che, come si ricorderà, costituisce il momento

d'inizio della decorrenza del termine per l'opposizione - determina la pendenza

della lite. Ed infatti è in quel momento che il contraddittorio può dirsi attuato,

sia pure nella forma embrionale della provocazione al contraddittorio stesso

sotto pena delle conseguenze proprie dell'acquiescenza. In relazione a ciò sta la

veduta disposizione per la quale i documenti allegati al ricorso debbono

rimanere in cancelleria fino alla scadenza del termine per l'opposizione: il

debitore deve poterli conoscere per poter formulare la sua opposizione o per

decidere di non opporsi.

La fase (eventuale) di opposizione

Competente per il giudizio di opposizione è l'ufficio giudiziario al quale

appartiene il giudice monocratico che ha emesso il decreto: giudice di pace o

tribunale in composizione monocratica. Si tratta di competenza che non tollera

deroghe, neppure nel caso di incompetenza del giudice che ha pronunciato il

decreto, nonché neppure in caso di continenza, connessione sia generica e sia

specifica.

L'atto col quale viene introdotta la fase di opposizione del procedimento

ingiuntivo è un normale atto di citazione, da sottoscriversi dal difensore munito

di procura e che va notificato al ricorrente. Tale notificazione deve essere

effettuata nel domicilio che il ricorrente ha eletto nel ricorso o nella residenza

dichiarata, nel comune dove ha sede il giudice adito e quindi, nella maggior

parte dei casi, presso il procuratore del ricorrente. Questo atto di citazione di

opposizione è al tempo stesso l'atto introduttivo della fase di opposizione e l'atto

il cui compimento impedisce la decadenza dalla proposizione dell'opposizione;

è, insomma, l'atto che l'opponente ha l'onere di compiere nel termine perentorio

assegnatogli col decreto e che è di quaranta giorni.

Il meccanismo introduttivo di questa fase è in tutto identico al meccanismo

introduttivo di un'impugnazione e più precisamente del giudizio di appello a

cominciare dalla legittimazione ad agire, che spetta all'ingiunto e non ad altri.

Una volta introdotto, il giudizio di opposizione costituisce un giudizio di primo

grado, che conduce ad una sentenza assoggettata alle comuni impugnazioni

previste per le sentenze, a cominciare dall'appello. Se ne deve desumere che il

giudizio di opposizione è soltanto una fase eventuale del giudizio di primo

grado, la cui introduzione avviene con le forme e le modalità proprie

dell'impugnazione e la cui mancata introduzione dà luogo all'immediata

formazione del giudicato.

Il legislatore ha chiaramente mostrato di voler configurare l'atto di opposizione

come l'atto introduttivo non già di un giudizio autonomo e neppure di un grado

autonomo, ma semplicemente di una fase (eventuale) del giudizio già pendente;

più precisamente ha mostrato di voler attribuire alla suddetta (eventuale)

introduzione della fase di opposizione, la portata di una autentica riconduzione

del procedimento entro i binari del processo ordinario di cognizione.

In seguito all'opposizione, il giudizio si svolge secondo le norme del

procedimento ordinario davanti al giudice adito. Questo significa, in pratica, che

l'opposizione che, da un lato, non toglie automaticamente di mezzo il decreto

ingiuntivo, dall'altro lato, gli sottrae ogni efficacia diretta sicché le parti si

ritrovano davanti al giudice di primo grado nella stessa posizione sostanziale

che avrebbero avuto se il decreto non fosse mai stato pronunciato; mentre, sotto

il profilo formale, il decreto rimane come punto di riferimento della pronuncia

che chiude il giudizio di primo grado, nel quale l'attore in opposizione è colui

che nel giudizio ordinario sarebbe stato il convenuto, e viceversa. Più

concretamente: la pronuncia del decreto inverte solo l'onere dell'instaurazione

dell'effettivo contraddittorio senza ulteriormente influire sulla posizione delle

parti davanti al giudice, ed in particolare senza invertire l'onere della prova, per

il quale vigono le regole generali, così come con riguardo alla portata e all'

efficacia delle prove. In pratica, l'atto di opposizione, che ha la struttura dell'atto

di citazione, ha il contenuto della comparsa di risposta. Il tutto in funzione di un

giudizio (di primo grado) che investe senz'altro e comunque il merito della

pretesa del creditore, senza arrestarsi agli eventuali vizi della procedura

monitoria.

Si è veduto che l'opposizione va proposta entro il termine assegnato, che è

normalmente di quaranta giorni. In via del tutto eccezionale l'art. 650 consente l'

opposizione (c.d, tardiva) nonostante l'avvenuta scadenza del termine, quando

l'opponente prova di non aver avuto tempestivamente conoscenza del decreto,

per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o per forza maggiore e

purché non siano trascorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione.

Si tratta di un rimedio di carattere straordinario che, d'altra parte, preclude ogni

altro rimedio.

Dobbiamo ora vedere i casi nei quali l'esecutorietà provvisoria, non concessa al

momento della pronuncia del decreto, può essere concessa in seguito, ossia

dopo la proposizione dell'opposizione, e nonostante tale proposizione. La

suddetta possibilità si verifica alla prima udienza innanzi all'istruttore nel

giudizio di opposizione. Più precisamente, l'art. 648 c.p.c. attribuisce il potere di

concedere l'esecutorietà provvisoria, con decreto non impugnabile, all'istruttore

alla prima udienza, in due ipotesi: a) che l'opposizione non sia fondata su prova

scritta o di pronta soluzione: in tal caso la concessione dell'esecutorietà è

meramente facoltativa; b) che la parte che l'ha chiesta offra cauzione: per questo

caso la norma in esame disponeva che l'istruttore deve concederla; ma la Corte

costituzionale, con sua sentenza 4 maggio 1984 n. 137, ha restituito al giudice

istruttore il potere e dovere di valutare discrezionalmente l'opportunità della

concessione, avuto riguardo sia all'idoneità della cauzione e sia alla consistenza

della prova scritta offerta.

Nell'ipotesi che, invece, l'esecutorietà provvisoria sia stata concessa all'atto

della pronuncia del decreto ai termini dell'art. 642, l'istruttore può, su istanza

dell' opponente e purché ricorrano gravi motivi; concedere - con ordinanza non

impugnabile -la sospensione del/' esecuzione provvisoria (art. 649 c.p.c.). Tale

concessione che, può avvenire già all'udienza di prima comparizione, è quanto

meno dubbio che possa avvenire prima di tale udienza ed ancora più dubbio se

possa avvenire prima della designazione del giudice istruttore. È, d'altra parte,

esclusa, secondo il diritto vigente, la revocabilità dell' esecutività provvisoria.

Durante il corso dell'istruzione, può avvenire che le parti si concilino, per

effetto, o meno, del tentativo di conciliazione svolto dal giudice. In questo caso

il decreto ingiuntivo può essere utilizzato per sanzionare l'accordo in un titolo

definitivo ed esecutivo e ciò per l'intero importo, oppure per quello inferiore sul

quale le parti si sono accordate. In quest'ultimo caso, rimane ferma la validità

degli atti eventualmente compiuti e dell'ipoteca eventualmente iscritta, fino a

concorrenza della somma ridotta. Ché se, invece, le parti si fossero accordate

nel senso di non considerare esistente il credito, occorrerebbe un'esplicita

rinuncia al decreto, ad evitare che l'estinzione del giudizio di opposizione dia

luogo alla definitività del decreto, come stiamo per accennare.

Indipendentemente dalla conciliazione, il giudizio di opposizione può chiudersi

anche per effetto dell'estinzione disciplinata. In tale ipotesi, si verifica un

fenomeno analogo a quello che si verifica quando si estingue un giudizio

d'impugnazione: il provvedimento impugnato - qui il decreto opposto - diviene

definitivo, come se non fosse mai stato opposto, così acquisendo un'efficacia

che è quella della vera e propria incontrovertibilità che fonda il giudicato.

Ma naturalmente la conclusione normale del giudizio in discorso, come quella

di ogni altro giudizio ordinario di cognizione, è la sentenza, la cui pronuncia è

affidata all'organo giudicante (giudice di pace o tribunale in composizione

monocratica). Questa sentenza, come ogni altra sentenza di primo grado, può

essere impugnata con i consueti mezzi, fino a quando, per l'esaurimento della

serie dei mezzi o per il decorso dei termini, essa, o un'altra di grado superiore,

passa in giudicato, salva naturalmente la possibilità che durante le fasi

d'impugnazione abbia ad operare l'istituto dell'esecutorietà provvisoria. In ogni

caso, la sentenza, quale che sia il suo grado, si sostituisce al decreto ingiunti vo,

che viene tolto di mezzo salvo che, per effetto del rigetto dell'opposizione, sia

confermato o recepito nella sentenza per relationem.

L'opposizione può, innanzi tutto, essere rigettata. Il rigetto dell'opposizione può

fondarsi sia su ragioni processuali e sia su ragioni di merito. Ragioni processuali

sono ad es. l'inammissibilità dell'opposizione proposta fuori termine o la sua

improcedibilità per mancata o ritardata costituzione dell' opponente o per altre

cause o, ancora, l'incompetenza funzionale del giudice in quanto diverso da

quello che ha pronunciato il decreto mentre nel caso di dichiarazione

dell’incompetenza per territorio o per valore del giudice che ha pronunciato il

decreto, la pronuncia è di accoglimento dell'opposizione. Ragioni di merito

sono il riscontro dei fatti costitutivi c/o l'accertata insussistenza di fatti estintivi

o impeditivi e comunque il rilievo della sussistenza del credito.

Altra ipotesi che può verificarsi è quella che l'opposizione sia in parte accolta e

in parte respinta. Per questa ipotesi, l'art. 653, 2 comma dispone che «il titolo

esecutivo è costituito esclusivamente dalla sentenza ma gli atti esecutivi già

compiuti in base al decreto conservano i loro effetti nei limiti della somma o

della quantità ridotta».

Infine, può verificarsi l'ipotesi dell' accoglimento totale dell' opposizione in

merito o anche in rito. Per queste ipotesi la legge non dispone specificamente

nulla, ma è chiaro che l'accoglimento totale dell'opposizione implica la

caducazione integrale del decreto, sicché, mentre sotto il profilo sostanziale, i

rapporti tra le parti restano regolati dalla sentenza sull'opposizione, sotto il

profilo processuale il decreto perderà ogni efficacia, compresa quella esecutiva,

qualora ne fosse munito. In conclusione le norme ora richiamate sono

nuovamente riconducibili alla tecnica che, nelle impugnazioni, caratterizza i

rapporti tra la pronuncia impugnata e la pronuncia sull'impugnazione, salvo poi

vedere se prevale la tecnica dell'impugnazione sostitutiva o quella

dell'impugnazione rescindente.

Nel caso della mancata costituzione da parte dell'opponente, nonché quello della

sua costituzione fuori termine, l'art. 647 dispone che il giudice che ha

pronunciato il decreto, su istanza, anche verbale, del ricorrente, dichiara

esecutivo il decreto. Nel caso della mancata opposizione, il giudice deve


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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