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Diritto processuale civile II - ingiunzione Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto processuale civile II sull'ingiunzione. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il procedimento d'ingiunzione, la fase (eventuale) di opposizione, procedimento di cognizione, la sommarietà (c.d. superficialità) della cognizione.

Esame di Diritto Processuale Civile II docente Prof. A. Carratta

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ESTRATTO DOCUMENTO

Il ricorso, corredato con i documenti, depositato in cancelleria, viene, dal

cancelliere, sottoposto immediatamente all'esame del giudice, il quale,

pronunciandosi inaudita altera parte può rigettare oppure accogliere la

domanda.

Il rigetto della domanda consegue al difetto di uno o più dei presupposti o

requisiti specifici sopra esaminati oppure ad una insufficiente giustificazione

della domanda. In quest'ultimo caso, il giudice, prima di pronunciare il rigetto,

dispone che il cancelliere inviti il ricorrente ad eventualmente integrare la

documentazione. Se questa integrazione non viene effettuata o risulta

insufficiente o comunque se la domanda non appare fondata, il giudice la rigetta

con decreto motivato. La caratteristica di questo decreto di rigetto sta nel fatto

che esso non pregiudica minimamente la riproposizione della domanda né in via

ingiuntiva né in via ordinaria. In altri termini, esso non dà luogo al giudicato e,

correlativamente, non è impugnabile, mancando, tra l'altro, ogni ragion d'essere

dell'impugnazione.

Se invece esistono le condizioni previste dalla legge ed il giudice ritiene fondata

la domanda, il giudice accoglie la domanda; per far ciò pronuncia, in calce al

ricorso, un decreto motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del

ricorso che è appunto il decreto ingiuntivo - col quale ingiunge al ritenuto

debitore di pagare la somma entro il termine di quaranta giorni.

Se l'intimato risiede in uno degli altri Stati dell'Unione europea il termine è di

cinquanta giorni e può essere ridotto fino a venti giorni. Se l'intimato risiede in

altri Stati, il termine è di sessanta giorni e, comunque non può essere inferiore a

trenta né superiore a centoventi.

Nel medesimo decreto è contenuto l'espresso avvertimento:

a) che nel termine suddetto può essere proposta, dallo stesso ritenuto debitore,

l'opposizione che introduce la seconda fase e di cui si parlerà tra poco

b) che, se il suddetto termine trascorrerà senza che l'opposizione sia stata

proposta, si procederà ad esecuzione forzata. Ancora col medesimo decreto, il

giudice liquida a favore del creditore le spese del procedimento e ne ingiunge il

pagamento.

Naturalmente il decreto ingiuntivo non acquista efficacia esecutiva se non se e

quando sia decorso il termine dei quaranta giorni senza che sia stata proposta

opposizione. Tuttavia, la legge contempla alcune ipotesi eccezionali nelle quali

il decreto ingiuntivo può essere dichiarato provvisoriamente esecutivo. Tali

ipotesi eccezionali possono riscontrarsi o al momento stesso della pronuncia del

decreto, oppure nel momento iniziale della fase di opposizione.

Se il credito è fondato su cambiale, assegno, certificato di borsa o atto notarile

o, comunque, su atto pubblico, e sempre che il creditore ne abbia fatta richiesta

col ricorso, nonché quando il credito concerne il recupero di contributi

obbligatori da parte degli enti previdenziali, il giudice attribuisce al decreto

efficacia esecutiva provvisoria; più precisamente, ingiunge al debitore di

adempiere all'obbligazione immediatamente (cioè subito dopo la notificazione)

autorizzando, in mancanza, l'esecuzione provvisoria. Ciò naturalmente non

costituisce ostacolo alla proposizione dell'opposizione, in funzione della quale,

pertanto, il giudice ha ancora motivo di fissare il termine che di solito è di

quaranta giorni. Oltre che per queste ragioni di particolare qualificazione della

prova scritta, l'esecutorietà provvisoria può essere attribuita al decreto

ingiuntivo nell'eventualità che sussista un pericolo di grave pregiudizio nel

ritardo.

Se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il

diritto fatto valere»; il giudice può tuttavia imporre al ricorrente una cauzione.

Nell'uno e nell'altro caso, il giudice può anche dispensare il creditore

dall'osservanza del termine che di regola deve essere concesso col precetto.

Non mancano, infine, ipotesi eccezionali nelle quali il decreto ingiuntivo è

esecutivo ex lege.

Mentre l'originale del ricorso, con l'originale del decreto steso in calce ad esso,

rimane depositato in cancelleria insieme con i documenti il ricorrente deve aver

cura di provvedere alla notificazione del ricorso e del decreto in copia autentica.

Se tale notificazione non avviene entro il termine di sessanta giorni dalla

pronuncia del decreto, quest'ultimo perde ogni sua efficacia; salva tuttavia la

possibilità di riproporre la domanda.

L'atto della notificazione del ricorso e del decreto assume un'evidentissima

importanza rispetto alla tecnica su cui è imperniato il procedimento ingiuntivo e

rispetto alla sua funzione. Basti tener presente, al riguardo, che appunto

attraverso quella notificazione l'asserito debitore viene finalmente a conoscere

la domanda del ricorrente, di cui fino a quel momento era rimasto all'oscuro; ed

insieme viene a conoscere il decreto pronunciato contro di lui e senza il suo

contraddittorio. Nel momento in cui apprende tutto ciò, il debitore si sente

provocato al contraddittorio in quanto legge sul decreto che, se ha ragioni da far

valere, e per le quali ritiene ingiusto il decreto, può proporre opposizione nel

termine; e contemporaneamente legge che se lascerà decorrere tale termine

senza aver proposto l'opposizione, egli subirà l'esecuzione forzata; e ciò in forza

di un provvedimento che, sebbene pronunciato senza la sua partecipazione, egli

avrà praticamente accettato con la sua acquiescenza, In relazione a ciò, la legge

enuncia che la notificazione - che, come si ricorderà, costituisce il momento

d'inizio della decorrenza del termine per l'opposizione - determina la pendenza

della lite. Ed infatti è in quel momento che il contraddittorio può dirsi attuato,

sia pure nella forma embrionale della provocazione al contraddittorio stesso

sotto pena delle conseguenze proprie dell'acquiescenza. In relazione a ciò sta la

veduta disposizione per la quale i documenti allegati al ricorso debbono

rimanere in cancelleria fino alla scadenza del termine per l'opposizione: il

debitore deve poterli conoscere per poter formulare la sua opposizione o per

decidere di non opporsi.

La fase (eventuale) di opposizione

Competente per il giudizio di opposizione è l'ufficio giudiziario al quale

appartiene il giudice monocratico che ha emesso il decreto: giudice di pace o

tribunale in composizione monocratica. Si tratta di competenza che non tollera

deroghe, neppure nel caso di incompetenza del giudice che ha pronunciato il

decreto, nonché neppure in caso di continenza, connessione sia generica e sia

specifica.

L'atto col quale viene introdotta la fase di opposizione del procedimento

ingiuntivo è un normale atto di citazione, da sottoscriversi dal difensore munito

di procura e che va notificato al ricorrente. Tale notificazione deve essere

effettuata nel domicilio che il ricorrente ha eletto nel ricorso o nella residenza

dichiarata, nel comune dove ha sede il giudice adito e quindi, nella maggior

parte dei casi, presso il procuratore del ricorrente. Questo atto di citazione di

opposizione è al tempo stesso l'atto introduttivo della fase di opposizione e l'atto

il cui compimento impedisce la decadenza dalla proposizione dell'opposizione;

è, insomma, l'atto che l'opponente ha l'onere di compiere nel termine perentorio

assegnatogli col decreto e che è di quaranta giorni.

Il meccanismo introduttivo di questa fase è in tutto identico al meccanismo

introduttivo di un'impugnazione e più precisamente del giudizio di appello a

cominciare dalla legittimazione ad agire, che spetta all'ingiunto e non ad altri.

Una volta introdotto, il giudizio di opposizione costituisce un giudizio di primo

grado, che conduce ad una sentenza assoggettata alle comuni impugnazioni

previste per le sentenze, a cominciare dall'appello. Se ne deve desumere che il

giudizio di opposizione è soltanto una fase eventuale del giudizio di primo

grado, la cui introduzione avviene con le forme e le modalità proprie

dell'impugnazione e la cui mancata introduzione dà luogo all'immediata

formazione del giudicato.

Il legislatore ha chiaramente mostrato di voler configurare l'atto di opposizione

come l'atto introduttivo non già di un giudizio autonomo e neppure di un grado

autonomo, ma semplicemente di una fase (eventuale) del giudizio già pendente;

più precisamente ha mostrato di voler attribuire alla suddetta (eventuale)

introduzione della fase di opposizione, la portata di una autentica riconduzione

del procedimento entro i binari del processo ordinario di cognizione.

In seguito all'opposizione, il giudizio si svolge secondo le norme del

procedimento ordinario davanti al giudice adito. Questo significa, in pratica, che

l'opposizione che, da un lato, non toglie automaticamente di mezzo il decreto

ingiuntivo, dall'altro lato, gli sottrae ogni efficacia diretta sicché le parti si

ritrovano davanti al giudice di primo grado nella stessa posizione sostanziale

che avrebbero avuto se il decreto non fosse mai stato pronunciato; mentre, sotto

il profilo formale, il decreto rimane come punto di riferimento della pronuncia

che chiude il giudizio di primo grado, nel quale l'attore in opposizione è colui

che nel giudizio ordinario sarebbe stato il convenuto, e viceversa. Più

concretamente: la pronuncia del decreto inverte solo l'onere dell'instaurazione

dell'effettivo contraddittorio senza ulteriormente influire sulla posizione delle

parti davanti al giudice, ed in particolare senza invertire l'onere della prova, per

il quale vigono le regole generali, così come con riguardo alla portata e all'

efficacia delle prove. In pratica, l'atto di opposizione, che ha la struttura dell'atto

di citazione, ha il contenuto della comparsa di risposta. Il tutto in funzione di un

giudizio (di primo grado) che investe senz'altro e comunque il merito della

pretesa del creditore, senza arrestarsi agli eventuali vizi della procedura

monitoria.

Si è veduto che l'opposizione va proposta entro il termine assegnato, che è

normalmente di quaranta giorni. In via del tutto eccezionale l'art. 650 consente l'

opposizione (c.d, tardiva) nonostante l'avvenuta scadenza del termine, quando

l'opponente prova di non aver avuto tempestivamente conoscenza del decreto,

per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o per forza maggiore e

purché non siano trascorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione.

Si tratta di un rimedio di carattere straordinario che, d'altra parte, preclude ogni

altro rimedio.

Dobbiamo ora vedere i casi nei quali l'esecutorietà provvisoria, non concessa al

momento della pronuncia del decreto, può essere concessa in seguito, ossia

dopo la proposizione dell'opposizione, e nonostante tale proposizione. La

suddetta possibilità si verifica alla prima udienza innanzi all'istruttore nel

giudizio di opposizione. Più precisamente, l'art. 648 c.p.c. attribuisce il potere di

concedere l'esecutorietà provvisoria, con decreto non impugnabile, all'istruttore

alla prima udienza, in due ipotesi: a) che l'opposizione non sia fondata su prova

scritta o di pronta soluzione: in tal caso la concessione dell'esecutorietà è

meramente facoltativa; b) che la parte che l'ha chiesta offra cauzione: per questo

caso la norma in esame disponeva che l'istruttore deve concederla; ma la Corte

costituzionale, con sua sentenza 4 maggio 1984 n. 137, ha restituito al giudice

istruttore il potere e dovere di valutare discrezionalmente l'opportunità della

concessione, avuto riguardo sia all'idoneità della cauzione e sia alla consistenza

della prova scritta offerta.

Nell'ipotesi che, invece, l'esecutorietà provvisoria sia stata concessa all'atto

della pronuncia del decreto ai termini dell'art. 642, l'istruttore può, su istanza

dell' opponente e purché ricorrano gravi motivi; concedere - con ordinanza non

impugnabile -la sospensione del/' esecuzione provvisoria (art. 649 c.p.c.). Tale

concessione che, può avvenire già all'udienza di prima comparizione, è quanto

meno dubbio che possa avvenire prima di tale udienza ed ancora più dubbio se

possa avvenire prima della designazione del giudice istruttore. È, d'altra parte,

esclusa, secondo il diritto vigente, la revocabilità dell' esecutività provvisoria.

Durante il corso dell'istruzione, può avvenire che le parti si concilino, per

effetto, o meno, del tentativo di conciliazione svolto dal giudice. In questo caso


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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Carratta Antonio.

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