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Diritto Processuale Civile Esame da Avvocato schemi

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Esame di Diritto processuale civile docente Prof. P. Scienze giuridiche

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ESTRATTO DOCUMENTO

Termini per comparire (art. 163-bis c.p.c.): citazione è ad udienza fissa, l’attore deve invitare il

convenuto a comparire in un giorno stabilito e da lui stesso fissato.

Tra il giorno della notificazione della citazione e quello dell’udienza di comparizione devono

intercorrere almeno 90 gg (150 gg se il luogo della notificazione si trova all’estero) – termini liberi,

non si conta primo ed ultimo giorno – pena nullità dell’atto di citazione.

Su istanza dell’attore, nelle cause urgenti, il tribunale con decreto motivato può abbreviare i

termini fino alla metà.

Se l’attore assegna un termine che eccede quello minimo, il convenuto che si costituisce prima

della scadenza del termine minimo può chiedere al Presidente del tribunale di anticipare l’udienza

di comparizione delle parti, sempre osservati i termini minimi. Decreto deve essere comunicato dal

cancelliere all’attore almeno 5 giorni liberi prima dell’udienza fissata dal presidente.

Presidente del tribunale stabilisce con decreto, all’inizio di ogni anno giudiziario, i giorni della

settimana e le ore delle udienze destinate, per ciascun G.I., esclusivamente alla prima comparizione delle

parti (cause nuove).

Se nel giorno fissato dall’attore per la comparizione, il G.I. designato non tiene udienza, la

comparizione delle parti è rimandata all’udienza immediatamente successiva tenuta dal giudice designato

(cancelliere non è tenuto a comunicare alle parti tale rinvio). G.I. può differire la data della prima udienza

fino a 45 gg qualora lo ritenga utile per acquisire un’adeguata conoscenza dei termini della controversia; in

tale caso il cancelliere comunica alle parti costituite la nuova data della prima udienza.

Nullità (art. 164 c.p.c.): vizi della vocatio in ius

(chiamata in giudizio)

manca o è incerta l’indicazione del tribunale, parti, data di udienza;

1) termine a comparire è inferiore a quello minimo legale;

2) manca l’avvertimento al convenuto.

3)

convenuto

si costituisce: sanatoria dei vizi con efficacia ex tunc (fatti salvi gli effetti sostanziali e processuali

della domanda), ma se costituendosi eccepisce il mancato rispetto dei termini a

comparire o la mancanza dell’avvertimento il giudice fissa una nuova udienza nel

rispetto dei termini 163-bis (ossia rinvia ad almeno 90 gg o 150);

non si costituisce: giudice, rilevata la nullità, ordina d’ufficio la rinnovazione della citazione.

se viene eseguita: sanatoria dei vizi con efficacia retroattiva alla prima citazione;

non viene eseguita: causa viene cancellata dal ruolo ed il processo si estingue.

vizi dell’editio actionis

(ragioni per le quali si chiama il convenuto)

manca o è incerto l’oggetto della domanda (petitum);

1) manca l’esposizione dei fatti a fondamento della domanda [no nullità se manca esposizione

2) elementi diritto o prove].

convenuto

si costituisce: giudice, rilevata la nullità, fissa all’attore un termine perentorio per integrare la

domanda, anche mediante una semplice memoria da depositarsi in cancelleria

(integrazione non ha efficacia retroattiva: restano ferme le decadenze o prescrizioni

maturate). Fissa una nuova udienza di trattazione ex art. 183 e restano ferme le

decadenze di cui all’art. 167 c.p.c.;

non si costituisce: giudice, rilevata la nullità, fissa all’attore un termine perentorio per rinnovare la

citazione.

se viene eseguita: sanatoria dei vizi con efficacia ex nunc;

non viene eseguita: causa viene cancellata dal ruolo ed il processo si estingue.

77 Citazione nulla come domanda giudiziale può valere come atto di costituzione in mora.

COMPARSA DI RISPOSTA

art. 167 c.p.c.

Convenuto deve:

proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti posti dall’atto a fondamento della domanda

1) (eccezioni semplici);

indicare generalità, c.f., mezzi di prova, documenti che offre in comunicazione;

2) proporre, a pena di decadenza, le eventuali domande riconvenzionali

3) (se manca o è incerto petitum o

causa petendi della domanda giudice, rilevata la nullità, fissa al convenuto un termine perentorio per integrarla);

chiedere, a pena di decadenza, la chiamata in causa di un terzo, e chiedere, contestualmente al

4) G.I. lo spostamento della prima udienza per consentire la citazione del terzo nel rispetto dei

termini a comparire 163-bis (entro 5 gg il giudice obbligatoriamente sposta l’udienza, dopodiché il convenuto

chiama in giudizio il terzo con atto di citazione nel rispetto dei termini a comparire. Chiamata è libera non

subordinata ad alcuna autorizzazione ≠ attore);

proporre, a pena di decadenza, le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili

5) d’ufficio e quelle di incompetenza per materia, valore e territorio (eccezioni in senso stretto,

riconvenzionali) [per territorio si ha per non proposta se non contiene l’indicazione del giudice che la parte

ritiene competente]. Ritardata costituzione delle parti

se una delle parti si costituisce nel termine a lei assegnato l’altra può costituirsi fino alla prima

udienza davanti al G.I. ferme le decadenze ex art. 167 c.p.c., se non si costituisce neppure in tale

udienza è dichiarata contumace con ordinanza.

attore si costituisce convenuto

tardivamente no cancellazione della causa dal ruolo, entro 3 mesi dalla

scadenza del termine per la costituzione del convenuto

processo deve essere riassunto pena estinzione (estinzione

differita);

attore può costituirsi fino alla prima udienza;

nei termini se il convenuto accetta il contraddittorio senza sollevare

eccezioni circa la inefficace costituzione dell’attore,

tardivamente tardivamente sanatoria per raggiungimento dello scopo. Se i convenuti

sono più ed uno solo si costituisce tardivamente,

cancellazione della causa dal ruolo;

cancellazione della causa dal ruolo, processo si estingue a

78 meno che il convenuto non chieda la prosecuzione;

no nel termine

iscrivendo causa non viene iscritta a ruolo, non viene designato G.I.,

causa a ruolo entro 3 mesi dalla scadenza del termine per la costituzione

del convenuto processo deve essere riassunto pena

estinzione (estinzione differita)

no

no PROCEDIMENTO ORDINARIO INNANZI AL TRIBUNALE

Processo di cognizione ordinario:

accertare la situazione di fatto esistente tra le parti in controversia;

1) individuare la norma giuridica che deve essere applicata nella fattispecie;

2) decidere con sentenza definendo la questione controversa tra le parti.

3) Svolgimento del processo:

attore introduce il processo e chiama in giudizio il convenuto (vocatio in ius);

1. causa viene iscritta a ruolo e viene designato il G.I.;

2. viene svolta dalle parti l’attività istruttoria per far valere le rispettive ragioni e per fornire la prova

3. delle loro rispettive pretese;

al termine dell’istruttoria le parti concludono, precisando le loro richieste;

4. la causa viene, infine, rimessa in decisione.

5. FASE INTRODUTTIVA I°

fase

Atto di citazione formulato ex art. 163 c.p.c. e sottoscritto è consegnato all’Ufficiale giudiziario il

quale lo notifica ex artt. 137 ss c.p.c.

entro 10 gg (5) dalla notificazione della citazione (o dalla prima notificazione se è notificata a più

attore deve costituirsi depositando in cancelleria:

persone)

nota di iscrizione a ruolo (atto con il quale chiede che la causa sia inserita nel ruolo dell’ufficio

giudiziario);

proprio fascicolo (contiene: originale citazione (in caso di più notificazioni deve essere inserito

entro 10 gg dal’ultima), relata di notifica, procura, documenti che offre in comunicazione).

almeno 20 gg (10) prima dell’udienza di comparizione (fissata dall’attore o fissata dal giudice in seguito a

convenuto deve costituirsi depositando in cancelleria:

rinvio)

79 proprio fascicolo (contiene: comparsa di risposta, copia notificatagli della citazione, procura,

documenti che offre in comunicazione).

alla costituzione dell’attore, o se questo non si è costituito, alla costituzione del convenuto, il

Cancelliere iscrive la causa nel ruolo generale (registro della cancelleria, elenca i processi pendenti innanzi

all’Ufficio giudiziario con gli estremi di identificazione. Iscrizione in ordine cronologico numerazione progressiva. Può

avvenire via telematica mediante nota d’iscrizione sotto forma di documento informatico, in tal caso anche il fascicolo

e forma il fascicolo d’ufficio (contiene: nota di

d’ufficio viene fatto sia sotto forma informatica che cartacea)

iscrizione a ruolo; copia atto citazione, comparsa e memorie in carta non bollata; processi verbali

d’udienza; provvedimenti del giudice; atti di istruzione e copia del dispositivo delle sentenze).

[fascicoli di parte sono custoditi in un’unica cartella col fascicolo d’ufficio, possono essere ritirati solo con

autorizzazione del G.I.].

formato il fascicolo d’ufficio il Cancelliere lo presenta al Presidente del Tribunale il quale, con

decreto scritto in calce alla nota di iscrizione a ruolo, deve designare il G.I. entro 2 gg dalla

costituzione della parte più diligente. Designato il G.I., il Cancelliere iscrive la causa sul ruolo del

G.I. designato e gli trasmette il fascicolo.

G.I. designato è investito di tutta l’istruzione della causa e della relazione al collegio, a tal fine

provvede mediante ordinanza, se la legge non prevede diversamente. Soltanto in caso di grave

impedimento o di gravi esigenze di servizio può essere sostituito con decreto del Presidente

(principio dell’immutabilità del giudice istruttore).

FASE ISTRUTTORIA II°

fase UDIENZA PRIMA COMPARIZIONE

art. 183 c.p.c.

G.I. controlla la regolare instaurazione del processo, la regolare costituzione e comparizione

delle parti, la validità dell’atto di citazione e della domanda riconvenzionale.

entrambe le parti non compaiono: fissa nuova udienza, se non compaiono nella nuova udienza

causa viene cancellata dal ruolo ed il processo si estingue;

convenuto costituito non compare: processo continua in sua assenza;

attore costituito non compare: se il convenuto non chiede che si proceda in sua assenza, giudice

fissa una nuova udienza, se attore non compare nemmeno alla nuova udienza e se il

convenuto non chiede che si proceda in sua assenza, causa viene cancellata dal ruolo ed il

processo si estingue;

convenuto non costituito non compare: se necessario viene rinnovata la notifica della citazione,

giudice dichiara la contumacia del convenuto ed il processo prosegue

deve:

rilevare d’ufficio l’eventuale incompetenza per materia, valore e territorio inderogabile;

1) se necessario ordinare l’integrazione del contraddittorio (nei casi di litisconsorzio necessario),

2) concedere un termine perentorio per l’integrazione della citazione e della domanda

riconvenzionale carente;

assegnare un termine perentorio per la costituzione della persona cui spetta la rappresentanza o

3) l’assistenza, per il rilascio delle necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della procura alle

liti, o per la rinnovazione della stessa;

80 fissare una nuova udienza di comparizione quando: dispone la rinotifica dell’atto di citazione

4) al convenuto contumace se la prima notifica è nulla o qualora le parti ne facciano richiesta

congiunta per tentare la conciliazione (tentativo non è più obbligatorio, è possibile in qualsiasi momento

dell’istruzione, solo se le parti ne fanno concorde richiesta. A tal fine le parti possono comparire personalmente

oppure farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale con procura conferita per atto pubblico o scrittura

privata autenticata anche dal difensore la quale deve attribuire il potere di conciliare o transigere. Giudice le

interroga liberamente al fine di provocare la conciliazione. Se la conciliazione riesce si forma processo verbale che

costituisce titolo esecutivo. Se il difensore non è a conoscenza dei fatti di causa senza giustificato motivo, il giudice

;

può valutare tale comportamento come argomento di prova art. 185 c.p.c.)

indicare le questioni rilevabili d’ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione, ed

5) assegnare un termine non inferiore a 20 gg e non superiore a 40 gg per il deposito di memorie da

parte delle parti (pena nullità: evitare di decidere la causa sulla base di questioni non sottoposte al previo

contraddittorio delle parti).

se richiesto anche da una sola parte deve concedere

6) un primo termine perentorio di 30 gg per depositare memorie limitate alle sole precisazioni e

modificazioni delle domande, eccezioni e conclusioni già proposte;

un secondo termine perentorio di ulteriori 30 gg per replicare alle domande ed eccezioni nuove

o modificate dall’altra parte, per proporre eccezioni che sono conseguenza delle

domande e delle eccezioni medesime e per l’indicazione dei mezzi di prova e

produzioni documentali;

un terzo termine perentorio di ulteriori 20 gg per le sole indicazioni di prova contraria (art.

6

183 ).

può:

1) formulare alle parti una proposta transattiva o conciliativa (≠ tentativo di conciliazione su richiesta

delle parti dove manca un intervento diretto del giudice in quanto sono le parti che si scambiano proposta ed

accettazione di accordi convenzionali);

2) chiedere i chiarimenti necessari sulla base dei fatti allegati.

Attore, a pena di decadenza, può proporre le domande nuove e le eccezioni nuove che sono

conseguenza della domanda riconvenzionale e delle eccezioni proposte dal convenuto e chiedere di

essere autorizzato a chiamare un terzo, sempre che l’esigenza sia sorta in conseguenza delle difese

del convenuto, mentre entrambe le parti, possono precisare e modificare le domande, eccezioni e

conclusioni già formulate.

G.I. al termine dell’attività difensiva:

se è necessaria l’istruzione probatoria fissa l’udienza di assunzione dei mezzi di prova ritenuti

1) ammissibili e rilevanti oppure provvede sulle istanze istruttorie formulate dalle parti con

ordinanza emanata fuori udienza e pronunciata entro 30 gg dalla scadenza del terzo termine di 20

gg. In tal caso, se dispone prove d’ufficio, deve concedere alle parti un termine perentorio per

l’indicazione dei mezzi di prova che si rendono necessari in relazione a quelli disposti d’ufficio

ed un ulteriore termine perentorio per il deposito di memorie. Con l’ordinanza che ammette le

prove può disporre, qualora lo ritenga utile, l’interrogatorio libero delle parti fissando una

nuova udienza.

se ritiene la causa matura per la decisione, senza assunzione di mezzi di prova (es. causa si può

2) decidere sulla base di dei documenti prodotti in giudizio oppure si devono risolvere solo

questioni di diritto), rimette le parti davanti al collegio per la decisione (o vi provvede lui stesso

se giudice unico) e fissa l’udienza per la precisazione delle conclusioni (art. 187);

81 se è sollevata una questione preliminare di merito

3) (es. accertamento del rapporto di paternità in

o una pregiudiziale di rito

relazione alla domanda di condanna del convenuto agli alimenti) (es. giurisdizione,

può rinviare la risoluzione di tale questione al momento della decisione definitiva

competenza)

disponendo l’istruzione probatoria (es. sentenza di merito sulla competenza) oppure, se la loro

decisione può definire il giudizio, può rimettere le parti davanti al collegio (provvedervi lui

stesso se giudice unico) per la decisione separata (con sentenza o con ordinanza sulla sola

competenza) e fissa l’udienza per la precisazione delle conclusioni. Se rigetta l’eccezione

provvede con sentenza non definitiva e con ordinanza impartisce i provvedimenti per l’ulteriore

istruzione della causa (art. 187). 6

se non ha ancora concesso i termini delle tre memorie 183 e se si tratta di causa in cui il

4) tribunale giudica in composizione monocratica, la lite e l’istruzione probatoria non sono

complesse (prove documentali) può disporre, previo contraddittorio anche mediante trattazione

scritta, con ordinanza non impugnabile (no Cassazione) il passaggio dal rito ordinario al rito

sommario di cognizione (art. 183-bis)

Invita le parti ad indicare, a pena di decadenza nella stessa udienza di trattazione i mezzi di

prova, ivi compresi i documenti, di cui intendono avvalersi e la relativa prova contraria.

Se richiesto, può fissare una nuova udienza e

un termine perentorio non superiore a 15 gg per l’indicazione dei mezzi di prova e produzioni

documentali

un termine perentorio di ulteriori 10 gg per le sole indicazioni di prova contraria.

Il giudice può separare la domanda riconvenzionale dalla domanda principale qualora la prima sia di

istruzione complessa e la seconda no.

82

83 UDIENZA DI ASSUNZIONE DEI MEZZI DI PROVA

art. 184 c.p.c.

Istruzione probatoria è una parte della fase dell’istruttoria (insieme alla trattazione ed alla rimessione in

: serve a raccogliere le prove necessarie per la decisione delle questioni individuate e

decisione)

discusse in sede di trattazione.

AMMISSIONE

G.I. ammette i mezzi di prova proposti dalle parti negli atti introduttivi, nella seconda e nella terza

memoria (solo le contrarie) previo accertamento

ammissibilità: requisito di legalità della prova la quale non deve contrastare con un divieto di legge

(es. testimonianza è limitata per i contratti);

rilevanza: implica un giudizio preliminare di utilità della prova, si deve accertare che il fatto da

provare sia rilevante per la decisione della causa e la prova sia astrattamente efficace e

non superflua per la dimostrazione del fatto. 7

valutazione di ammissibilità viene effettuata nell’ordinanza riservata di cui all’art. 183 pronunciata

6

fuori udienza entro 30 giorni dalla scadenza dei termini perentori concessi ai sensi dell’art. 183 oppure in

apposita udienza fissata dal giudice al momento della concessione di tali ultimi termini.

ASSUNZIONE

Solo le prove costituende devono essere assunte, le precostituite devono essere semplicemente

prodotte mediante inserimento delle stesse nel proprio fascicolo processuale o mediante deposito

successivo.

L’assunzione si esegue normalmente nella sede del tribunale, tuttavia, se il G.I. non può assumerli

nella stessa udienza, stabilisce tempo, luogo e modo dell’assunzione. Se questa non si esaurisce

nell’udienza fissata, il giudice ne differisce la prosecuzione ad un giorno prossimo.

Se l’assunzione deve farsi

al di fuori della circoscrizione del tribunale, il G.I. delega a procedervi il G.I. del luogo, salvo che le parti

richiedano concordemente ed il presidente del Tribunale consenta che vi si trasferisca il giudice stesso.

Il giudice delegato, su istanza della parte interessata, procede all’assunzione della prova e rimette il

processo verbale al giudice delegante prima dell’udienza fissata per la prosecuzione del giudizio,

anche

all’estero, il giudice ne fa richiesta per mezzo di rogatoria trasmessa per via diplomatica all’autorità

giudiziaria del luogo. Quando la rogatoria riguarda cittadini italiani residenti all’estero, il G.I. delega il

console competente, che provvede a norma della legge consolare.

Giudice che procede all’assunzione pronuncia con ordinanza su tutte le questioni che sorgono nel

corso della stessa.

Dell’assunzione si redige processo verbale sotto la direzione del giudice. Le dichiarazioni delle parti

e dei testimoni sono riportate in prima persona e sono lette al dichiarante.

Le parti ed i difensori possono assistere personalmente all’assunzione dei mezzi di prova (udienza

non pubblica). Se non si presenta la parte su istanza della quale deve iniziarsi o proseguirsi la prova,

il G.I. la dichiara decaduta dal diritto di farla assumere, salvo che l’assunzione sia richiesta dalla

parte comparsa o che la mancata comparizione sia dovuta a causa a lei non imputabile.

84

G.I. dichiara chiusa l’assunzione quando: sono eseguiti i mezzi ammessi; dichiarata la decadenza di

una prova, non vi sono altri mezzi da assumere; ravvisa superflua, per i risultati raggiunti, la

ulteriore assunzione.

VALUTAZIONE

Acquisite le prove al processo, il giudice le valuta liberamente secondo il suo prudente

apprezzamento salvo che si tratti di prove legali (principio del libero convincimento del giudice

(art. 116).

prove libere: possono essere valutate liberamente secondo il suo prudente apprezzamento, deve

motivare il criterio adottato indicando gli elementi determinanti del proprio convincimento e

l’iter seguito nella valutazione degli stessi e per le proprie conclusioni.

prove legali (giuramento, confessione, atto pubblico, scrittura privata riconosciuta): hanno un

valore determinato in modo specifico dalla legge ed escludono il libero convincimento del

giudice, il quale è obbligato a valutare nel modo previsto dalla legge il risultato della prova, a

meno che la prova legale non sia in contrasto con altra prova di pari efficacia, nel qual caso il

giudice è libero di operare una scelta. Al di fuori delle prove legali non esiste un principio di

gerarchia delle prove.

Una volta che la prova è entrata nel processo essa è a disposizione sia del giudice che delle altre

parti e può esplicare efficacia sia a favore che contro la parte per iniziativa della quale è entrata nel

processo (principio dell’acquisizione della prova).

Tutte le risultanze istruttorie concorrono alla formazione del libero convincimento del giudice

indipendentemente dalla parte che le ha proposte (una prova fornita da una parte può essere usata

anche per trarre argomenti favorevoli alla controparte).

La parte che si sia vista rigettare dal giudice di primo grado le proprie richieste istruttorie ha

l’onere di reiterarle al momento della precisazione delle conclusioni, diversamente, le stesse

dovranno ritenersi abbandonate e non potranno essere riproposte in appello.

85 UDIENZA DI PRECISAZIONE DELLE CONCLUSIONI

art. 189 c.p.c.

G.I. prima di rimettere la causa in decisione invita le parti a precisare davanti a lui le conclusioni

che intendono sottoporre al collegio (o a lui stesso) nei limiti di quelle formulate negli atti

introduttivi o a norma dell’art. 183.

Rimessione al collegio (o al giudice monocratico) può essere:

totale (tutta la causa): deve invitare le parti a precisare le conclusioni anche sul merito della causa

2

(art. 189 )

se ritiene la causa matura per la decisione perché non è necessaria l’istruzione probatoria

1) (art. 187) o ha esaurito l’assunzione dei mezzi di prova (art. 184);

se ritiene opportuno rimettere al collegio (o al giudice monocratico) la decisione separata

2) di una questione preliminare o pregiudiziale, quando tale decisione può definire il giudizio,

o quella relativa all’intervento di terzi (art. 272).

parziale: G.I. rimette al collegio la decisione separata sulla querela di falso proposta in via

incidentale. Le parti devono precisare le conclusioni solo in relazione alla questione

incidentale.

Nell’udienza di precisazione delle conclusioni le parti possono solo precisare quanto già esposto

nell’udienza di prima comparizione ex art. 183 possono rinunciare a qualche domanda ma non

,

possono proporre domande nuove o avanzare nuove richieste istruttorie [sono scaduti i termini delle 3

memorie quindi non possono modificare domande ossia cambiare la portata delle domande, eccezioni, richieste

.

istruttorie già formulate né possono produrre nuovi documenti]

Possono sollevare solo nuove eccezioni improprie (mere difese con cui si contrastano solo i fatti

costitutivi della domanda avversa e che non sono soggette alla limitazione di cui all’art. 183) e

nuove questioni rilevabili d’ufficio (es. questioni di diritto).

Dopo che le parti hanno precisato le conclusioni il G.I. rimette la causa in decisione davanti a sé se

è di competenza del tribunale monocratico o al Collegio nei casi previsti dall’art. 50-bis.

86 FASE DECISORIA III°

fase

davanti al COLLEGIO: Presidente + 2 giudici (uno dei quali era il G.I.) casi art. 50-

bis

Dopo la rimessione della causa al collegio di regola non si svolge l’udienza di discussione a meno

che non venga richiesta da almeno una delle parti al momento della precisazione delle conclusioni

potendo le parti svolgere in alternativa le proprie difese per iscritto.

se è la discussione innanzi al collegio

CHIESTA

entro 60 gg dalla rimessione della causa in decisione (termine perentorio) le parti devono depositare

in cancelleria le comparse conclusionali (art. 190) G.I. può fissare un termine più

breve ma non inferiore a 20 gg; [illustrano le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fondano le

domande e le eccezioni già proposte, no nuove domande, eccezioni, se proposte non devono essere prese

in considerazione]. Scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica

entro 20 gg successivi (termine perentorio) le parti devono depositare in cancelleria le memorie di

replica [replicare alle comparse conclusionali, possibile depositare solo la memoria di replica, senza che

aver prima depositato la comparsa conclusionale a condizione che tale memoria non contenga

argomentazioni che dovevano essere contenute nella comparsa conclusionale, controparte non sarebbe in

grado di controreplicare, con violazione del contraddittorio]. Inosservanza dei termini, non vengono

esaminate, parti possono rinunciare d’accordo tra loro ai suddetti termini.

scaduti i termini per il deposito delle memorie di replica, le parti devono rinnovare la richiesta per

la discussione al Presidente del tribunale, il quale a seguito della nuova istanza, fissa

con decreto la data dell’udienza collegiale di discussione che deve tenersi entro 60 gg

dalla richiesta. In questa udienza il G.I. fa la relazione della causa e le parti sono

ammesse alla discussione. La decisione è deliberata in segreto in camera di consiglio e

presa a maggioranza dei voti.

entro 60 gg dall’udienza la sentenza deve essere depositata nella cancelleria del tribunale.

se è la discussione innanzi al collegio

NON È CHIESTA

entro 60 gg dalla rimessione della causa in decisione (termine perentorio) le parti devono depositare

in cancelleria le comparse conclusionali (art. 190)

entro 20 gg successivi (termine perentorio) le parti devono depositare in cancelleria le memorie di

replica.

entro 60 gg dalla scadenza del termine per le memorie la sentenza deve essere deliberata e

depositata nella cancelleria del tribunale.

Collegio deve decidere su tutte le domande e sulle relative eccezioni definendo il giudizio (principio

di concentrazione della decisione, sentenza sul merito di regola è unica), tuttavia, può limitare la

decisione ad alcune domande se riconosce che per esse non sia necessario un’ulteriore istruzione.

Sentenze di condanna di primo grado sono provvisoriamente esecutive tra le parti sin dal momento

della loro pubblicazione. L’impugnazione non sospende l’esecutività a meno che il giudice

d’appello, su istanza di parte, quando sussistono gravi e fondati motivi, anche in relazione alla

87

possibilità di insolvenza di una delle parti, sospenda in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o

l’esecuzione della sentenza impugnata. Ordinanza non impugnabile.

Principio dell’immutabilità del giudice davanti al quale vengono prese le conclusioni, necessario rinnovare tale udienza

ove vi sia una successiva sostituzione del giudice designato (nullità). Tuttavia la sentenza è idonea a passare in

giudicato; ove il giudice d’appello rilevi detta nullità, è tenuto a decidere la causa nel merito, non potendo rimetterla al

giudice di primo grado.

Provvedimenti del Collegio:

sentenza definitiva: quando dichiara il proprio difetto di giurisdizione; decide una questione

pregiudiziale o preliminare preclusiva per l’esame del merito (es. prescrizione); decide

totalmente il merito della causa.

non definitiva: quando respinge l’eccezione del difetto di giurisdizione (causa torna al G.I.); rigetta

eccezioni pregiudiziali o preliminari di merito; pronuncia condanna generica alla prestazione e

rimette con ordinanza al G.I. l’accertamento del quantum (se l’accertamento è rinviato ad un separato

; pronuncia solo su alcune domande già

giudizio è una sentenza definitiva perché conclusiva del giudizio)

mature e con ordinanza da i provvedimenti istruttori necessari per le altre; pronuncia sulla

separazione personale dei coniugi ma il processo deve continuare per l’addebito, l’affidamento

dei minori, questioni economiche.

ordinanza: quando pronuncia solo su questioni relative all’istruzione della causa o decide soltanto

su questioni di competenza e da disposizioni per l’ulteriore corso del processo.

Ordinanze comunque motivate sono modificabili e revocabili dallo stesso collegio; non sono

impugnabili; immediatamente esecutive.

Tuttavia, se insieme all’ordinanza è stata pronunciata una sentenza non definitiva (es. nel caso di

condanna generica sul quantum), il G.I., si istanza concorde delle parti, può sospendere con

ordinanza non impugnabile l’esecuzione dell’ordinanza fino alla definizione dell’appello qualora

ritenga che i provvedimenti dell’ordinanza siano dipendenti da quelli della sentenza impugnata.

Giudice, se in sede di decisione ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata

d’ufficio riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine, non inferiore a 20 e non

superiore a 40 giorni dalla comunicazione, per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni

sulla medesima questione (evitare che la decisione sia adottata sulla base di una questione rilevata d’ufficio

dal giudice sulla quale le parti non hanno avuto la possibilità di interloquire). Se la questione viene rilevata

nel corso dell’istruttoria o all’udienza di precisazione delle conclusioni le parti hanno la facoltà di dedurre in

merito alla stesse nelle proprie memorie difensive ovvero nelle comparse conclusionali e memorie di replica.

88

davanti al GIUDICE MONOCRATICO: G.I. 1

decisione a trattazione scritta (art. 281-quinques )

G.I., fatte precisare le conclusioni, dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle

memorie di replica ; entro 30 gg dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie la

(art. 190)

sentenza deve essere deliberata e depositata nella cancelleria del tribunale.

udienza di precisazione conclusioni

entro 60 gg deposito comparse conclusionali

entro 20 gg successivi deposito memorie di replica

entro 30 gg dalla scadenza deposito della

sentenza. 2

decisione a trattazione mista (art. 281-quinques )

Se una delle parti lo richiede, G.I. dispone lo scambio delle sole comparse conclusionali e fissa

l’udienza di discussione orale non oltre 30 gg dal termine per il deposito delle comparse; entro 30

gg dall’udienza di discussione la sentenza deve essere depositata nella cancelleria del tribunale.

udienza di precisazione conclusioni con richiesta

per la trattazione mista

entro 60 gg deposito comparse conclusionali

entro 30 gg successivi udienza di discussione

entro 30 gg dall’udienza deposito della sentenza.

decisione a trattazione orale (art. 281-sexies)

G.I., se non dispone la decisione a trattazione scritta o mista, fatte precisare le conclusioni, può

ordinare la discussione orale della causa nella stessa udienza o, su istanza di parte, in un’udienza

successiva.

Sentenza è pronunciata al termine della discussione e viene data lettura del dispositivo e della

concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione. Si intende pubblicata con la

sottoscrizione del giudice del verbale che la contiene ed è immediatamente depositata in cancelleria.

Dalla data della lettura della sentenza in udienza decorre il termine lungo per proporre

impugnazione. Il giudice d’appello può sempre, anche alla prima udienza, decidere la causa ex art. 281-sexies.

Deposito/notificazione della sentenza

Una volta depositata la sentenza in cancelleria, il Cancelliere la comunica alle parti mediante

biglietto di cancelleria contenente il dispositivo.

dalla data del deposito (o della pubblicazione se successiva) decorre il termine lungo di 6 mesi

 dalla data della notificazione della sentenza decorre il termine breve di 30 gg

in assenza di impugnazioni nei termini la sentenza passa in giudicato.

La notificazione è fatta ad istanza di parte al difensore costituito, salvo che la parte si sia costituita

personalmente, mediante consegna di una copia della sentenza in forma legale.

La notificazione alla controparte personalmente anziché al difensore costituito è inidonea a far

decorrere il termine breve. Al contumace la notifica deve essere fatta personalmente.

89

Rapporti Collegio-giudice monocratico.

se il collegio rileva che una causa, rimessa davanti a lui per la decisione, deve essere decisa dal

tribunale in composizione monocratica, rimette, con ordinanza non impugnabile, la

causa davanti al G.I. il quale provvederà alla decisione a trattazione scritta, mista o

orale ex artt. 281-quinques o sexies;

se il G.I. rileva che una causa, riservata per la decisione davanti a sé in funzione di giudice

monocratico, deve essere decisa dal tribunale in composizione collegiale, rimette la

causa al collegio per la decisione ex artt. 187, 188 e 189.

se sono connesse cause che devono essere decise in composizione collegiale e cause che devono

essere decise in composizione monocratica, G.I. ordina la riunione e, all’esito dell’istruttoria, le

rimette al collegio, il quale pronuncia su tutte le domande con sentenza definitiva, a meno che

disponga la separazione pronunciando solo su alcune domande già mature e con ordinanza dia i

provvedimenti istruttori necessari per le altre;

Se per errore una causa che doveva essere decisa dal collegio viene decisa dal giudice unico o

viceversa, non si ha un vizio di costituzione del giudice, ma una nullità che deve farsi valere con i

1

mezzi di impugnazione ex art. 161 (ossia convertendo la nullità in motivo di gravame).

Durante il giudizio di primo grado tale vizio può essere rilevato anche d’ufficio.

Procedimento di correzione sentenze, ordinanze non revocabili, decreti (per analogia)

Se contengono omissioni materiali (difetto nella formulazione dovuto a disattenzione), errori

materiali o di calcolo (ipotesi tassative) possono essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso

giudice che le ha pronunciate.

Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa correzione il giudice provvede con decreto, se

invece la correzione è richiesta solo da una delle parti, giudice fissa con decreto (da notificarsi

insieme al ricorso) una udienza, nella quale le parti devono comparire davanti a lui. Sull’istanza

provvede con ordinanza la quale viene annotata sull’originale del provvedimento.

Le sentenze corrette possono essere impugnate solo relativamente alle parti corrette nel termine

ordinario decorrente dal giorno in cui è stata notificata l’ordinanza di correzione. Non è

impugnabile il provvedimento di rigetto dell’istanza di correzione.

Corte Cost. ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui prevedeva che

potessero essere corrette solo le sentenze contro le quali non era stato proposto appello.

Ed ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 391-bis nella parte in cui prevede un termine (60 gg

dalla notificazione della sentenza o entro l’anno dalla pubblicazione) per proporre ricorso per correzioni di

errori materiali delle sentenze della Cassazione. Pertanto sono sempre correggibili.

I provvedimenti istruttori possono essere integrati (es. se manca l’indicazione del giorno

dell’udienza) d’ufficio o su istanza di parte entro 6 mesi dall’udienza in cui i provvedimenti sono

stati pronunciati oppure dalla loro notificazione o comunicazione. Integrazione avviene mediante

decreto, se non avviene il processo si estingue.

90 CONTUMACIA

quando una parte dopo aver proposto la domanda o dopo essere stata regolarmente citata

non si costituisce in giudizio entro i termini stabiliti o davanti al G.I. nella prima udienza di

comparizione qualora l’altra parte si sia costituita nei termini.

attore: se il convenuto chiede che si proceda nel giudizio, il giudice, dichiarata la contumacia

dell’attore, ordina che sia proseguito il giudizio e da le disposizioni previste nell’art. art. 187

(rimette la causa in decisione salvo udienza assunzione prove). Se il convenuto non fa tale

richiesta, causa è cancellata dal ruolo ed il processo si estingue.

convenuto: se il convenuto non si costituisce ed il G.I. rileva un vizio che importa nullità della

notificazione della citazione, fissa all’attore un termine perentorio per rinnovarla. Non

può disporsi la rinnovazione se la notificazione è omessa o inesistente (es. notificazione a persona già

deceduta). Se non viene rinnovata la causa viene cancellata dal ruolo ed il processo si estingue.

Rinnovata se necessario la notifica della citazione, se il convenuto non si costituisce

neppure all’udienza fissata nell’atto di citazione rinotificato, il giudice dichiara con

ordinanza revocabile la contumacia del convenuto ed il processo prosegue.

Una volta dichiarata la contumacia di una parte il processo prosegue nelle forme ordinarie.

Vanno notificate personalmente al contumace nel termine fissato dal G.I. (art. 292)

ordinanze che ammettono interrogatorio o giuramento;

1) comparse contenti domande nuove o riconvenzionali;

2) scritture private non indicate negli atti notificati in precedenza;

3) sentenze.

4)

A pena di nullità relativa deducibile solo dal contumace successivamente costituitosi, se è dedotta in

appello, il giudice d’appello deve, rilevata la nullità della sentenza, decidere la causa nel merito.

Elenco tassativo, tutti gli altri atti non sono soggetti a notificazione o comunicazione e si

considerano comunicate con il deposito in cancelleria o con l’apposizione del visto del cancelliere

sull’originale.

Contumace può costituirsi fino all’udienza di precisazione delle conclusioni (costituzione tardiva

termine ultimo inderogabile) mediante deposito di comparsa e procura o mediante presentazione di

tali documenti in udienza.

Accetta la causa nello stato in cui si trova, salva la facoltà di disconoscere nella prima udienza o nel

termine assegnatogli dal giudice le scritture prodotte contro di lui.

Può chiedere al G.I. di essere ammesso a compiere attività che gli sarebbero precluse se dimostra

che la nullità della citazione o dalla sua notificazione gli ha impedito di avere conoscenza del

processo o che la costituzione è stata impedita da causa a lui non imputabile. G.I. ordinanza se

ritiene verosimili i fatti concede la rimessione in termini.

91 SOSPENSIONE

Durante la sospensione il processo rimane pendente, non possono essere compiuti atti del

procedimento e rimangono interrotti i termini in corso [atti successivamente compiuti sono nulli, relativa].

Giudice sospende il processo:

necessaria: quando è necessario risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la

decisione della causa (art. 295), ossia quando due cause pendenti tra le stessi parti sono

connesse ed il giudicato di merito che definisce una causa è destinato ad avere effetto

anche sull’altra (rapporto di pregiudizialità). Es. quando tra le stesse parti pende una casa per

nullità di un contratto ed una causa per risoluzione del medesimo contratto, in tal caso occorre sospendere

il secondo giudizio.

Sospensione può essere evitata se è possibile la riunione delle cause.

Ordinanza di sospensione è impugnabile con regolamento necessario di competenza e

non è revocabile dal giudice che l’ha pronunciata.

facoltativa: su istanza di tutte le parti, quando sussistono giustificati motivi. Può essere sospeso una

sola volta e per un periodo massimo di 3 mesi. Ordinanza di sospensione fissa l’udienza

per la prosecuzione del processo, non è impugnabile né reclamabile.

impropria: quando è proposto regolamento di competenza, giurisdizione, procedimento di

ricusazione, incidente di legittimità costituzionale. Il processo si sospende solo

apparentemente ma in realtà continua davanti ad altro giudice per lo svolgimento di una

sua fase speciale.

Se l’ordinanza di sospensione ha già fissato l’udienza in cui il processo deve proseguire e le parti

non compaiono viene fissata un’altra udienza, se nuovamente non compaiono la causa è cancellata

dal ruolo ed il processo si estingue.

Se l’ordinanza non ha fissato l’udienza, le parti con ricorso, entro 3 mesi dalla cessazione dalla

causa di sospensione o dalla sentenza che definisce la questione pregiudiziale, o entro 10 giorni

dalla scadenza del termine di sospensione per giustificati motivi, devono chiedere la fissazione

dell’udienza in cui il processo deve proseguire.

Il processo si estingue se non è riassunto nel termine di 3 mesi dalla data di cessazione della causa

di sospensione o in quello stabilito dall’ordinanza di sospensione.

Il trasferimento dell’azione civile in sede penale implica rinuncia all’azione civile con conseguente dichiarazione di

estinzione del giudizio civile salvo che non sussista identità tra le due domande. Se l’azione è proposta in sede civile

dopo la costituzione della parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di primo grado, il processo civile è

sospeso fino al passaggio in giudicato della sentenza penale.

92 INTERRUZIONE

Durante l’interruzione il processo rimane pendente, non possono essere compiuti atti del

procedimento e rimangono interrotti i termini in corso [atti successivamente compiuti sono nulli, relativa].

No: processo esecutivo e Cassazione.

Processo è interrotto per:

morte, interdizione, inabilitazione, fallimento o dichiarazione di assenza della parte o del

 rappresentante legale (anche in caso di cessazione di tale rappresentanza);

morte, radiazione dall’albo o sospensione dell’avvocato (no per revoca o rinuncia della

 procura, cancellazione volontaria dall’albo professionale e malattia).

Se tali eventi riguardano

parte/rappresentante legale e si producono prima della costituzione in giudizio, processo è

interrotto ipso iure; dopo la costituzione in giudizio processo è interrotto soltanto se

l’avvocato di parte dichiara l’evento in udienza o lo notifica all’altra parte (se la parte si è

costituita personalmente è interrotto dal momento dell’evento).

Non si interrompe se coloro a cui spetta proseguire il giudizio si costituiscono

volontariamente oppure l’altra parte li citi in riassunzione.

parte contumace: processo è interrotto dal momento in cui il fatto interruttivo è notificato, è

certificato dall’ufficiale giudiziario o è documentato dall’altra parte.

Se gli eventi si verificano o sono notificati dopo la chiusura della discussione davanti al collegio il

processo non è interrotto salvo che venga riaperta l’istruzione. Termini per impugnare sono

interrotti.

avvocato: processo è interrotto dal momento in cui si verifica l’evento senza bisogno di

dichiarazioni o notifiche, salva la facoltà della parte rappresentata di nominare altro difensore.

Persona o persone legittimate a proseguire il processo possono costituirsi in udienza o depositando

comparsa di risposta. Se non è fissata l’udienza, con ricorso possono chiedere al G.I. o al Presidente

la fissazione dell’udienza. Ricorso e decreto sono notificati alle altre parti (prosecuzione del

processo).

Se nessuna delle persone legittimate si costituisce, l’altra parte con ricorso può chiedere la

fissazione dell’udienza, notificando ricorso e decreto a coloro che debbono costituirsi per

proseguirlo. In caso di morte della parte, il ricorso deve contenere gli estremi della domanda e la

notificazione entro un anno dalla morte può essere fatta collettivamente agli eredi nell’ultimo

domicilio del defunto. Se la parte che ha ricevuto la notificazione non compare all’udienza fissata,

si procede in sua contumacia (riassunzione del processo).

Processo deve essere proseguito o riassunto entro il termine perentorio di 3 mesi dall’interruzione

altrimenti si estingue (dalla dichiarazione in udienza dell’evento o dalla notificazione). È sufficiente

il deposito del ricorso in cancelleria.

Nel caso di trattazione unitaria o di riunione di cause scindibili l’interruzione opera solo per il

procedimento di cui è parte il soggetto colpito dall’evento.

93 ESTINZIONE

Cessazione anticipata del processo, causa di estinzione non satisfattiva.

Processo si estingue

rinuncia agli atti: quando la parte o il procuratore speciale espressamente dichiara, in udienza o

con atti sottoscritti e notificati alle altri parti, di voler porre fine al processo

senza giungere alla sentenza definitiva sulla domanda proposta.

Deve essere accettata dalle parti costituite che potrebbero aver interesse alla

prosecuzione, accettazione non deve contenere riserve o condizioni.

Se rinuncia ed accettazione sono regolari giudice con ordinanza dichiara

estinzione processo. Se sorgono questioni circa la validità della rinuncia e

dell’accezione la dichiara con sentenza.

litisconsorzio necessario: accettazione tutte le parti;

facoltativo: rinuncia provoca l’estinzione solo della causa rispetto alla quale è

avvenuta;

intervento: rinuncia o accettazione devono provenire anche dagli intervenuti. No

dall’interventore adesivo dipendente non è configurabile un suo interesse

alla prosecuzione del giudizio;

se partecipa il P.M.: deve accettare.

Rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti, salvo diverso accordo tra loro.

≠ rinuncia all’azione: rinuncia al diritto sostanziale, preclude ogni altra azione.

inattività delle parti: immediatamente, se le parti alle quali spetta rinnovare la citazione,

proseguire, riassumere od integrare il giudizio non vi provvedono nel termine

perentorio stabilito dalla legge o dal giudice (non può stabilire termini inferiori

ad 1 mese né superiori a 3). Es. quando non si integra il contradditorio nel litisconsorzio

necessario, convenuto non si costituisce per nullità della notifica e l’attore non la rinnova.

dopo un periodo di quiescenza del processo, se le parti non si costituiscono entro

il termine perentorio stabilito dall’art. 166 (10gg dalla notificazione, 20gg prima

o non citano il terzo per ordine del giudice. In tali casi, la causa viene

dell’udienza)

cancellata dal ruolo e solo se non viene riassunta davanti allo stesso giudice nel

termine perentorio di 3 mesi dalla data per la costituzione del convenuto ex art.

166 o dalla data del provvedimento di cancellazione, il processo si estingue.

Estinzione opera di diritto, è dichiarata con ordinanza d’ufficio dal G.I. o con sentenza dal Collegio.

Contro l’ordinanza è ammesso reclamo al Collegio, entro 10 gg mediante dichiarazione nel verbale

d’udienza o ricorso al G.I., il quale provvede in camera di consiglio entro 15 gg con sentenza se

respinge il reclamo, con ordinanza non impugnabile se l’accoglie.

Estinzione del processo non estingue l’azione, possibile l’instaurazione di un nuovo processo.

Rende inefficaci gli atti del processo salvo: sentenze di merito, pronunce che regolano la

competenza, prove raccolte possono valere come argomento di prova.

Spese processo estinto a carico della parte che le ha anticipate.

94

Estinzione ≠ cessazione della materia del contendere (es. morte di un coniuge in un giudizio di separazione): giudizio

si chiude con una pronuncia dichiarativa di cessazione della materia del contendere, non prevista dal codice.

Deve essere rilevata d’ufficio se il fatto che la determina risulta dagli atti e se non c’è contestazione. Sentenza che la

dichiara è inappellabile.

95 RIUNIONE DEI PROCEDIMENTI

Può essere ordinata d’ufficio quando pendono più processi relativi alla stessa causa (riunione

obbligatoria) o a cause connesse (anche per motivi di economia processuale) davanti allo stesso

giudice o davanti ad altro giudice o altra sezione dello stesso tribunale. Anche in appello.

Se pendono davanti a due giudici diversi dello stesso tribunale, il Presidente, sentite le parti, ordina

con decreto la riunione, determinando la sezione o designando il giudice davanti al quale il

procedimento deve proseguire.

L’ordinanza di riunione ha carattere ordinario ed è revocabile, il provvedimento di revoca non è

impugnabile in Cassazione.

Riunione per connessione non può essere disposta quando una delle cause è già matura per la

decisione mentre l’altra deve ancora essere istruita.

Prove raccolte in uno dei giudizi riuniti sono automaticamente utilizzabili nell’altro essendo

sufficiente che siano state raccolte in contraddittorio e discusse fra le parti.

In caso di controversie di lavoro, previdenza, assistenza, dinanzi al giudice di pace, connesse anche

soltanto per identità delle questioni dalla cui risoluzione dipende la decisione delle cause, la

riunione è obbligatoria salvo che renda troppo gravoso o comunque ritardi eccessivamente il

processo (art. 151 disp. att. c.p.c.). In presenza di gravi e motivate ragione può essere disposta

anche tra cause che non si trovano nella stessa fase processuale.

SEPARAZIONE DEI PROCEDIMENTI

È disposta dal giudice nel corso dell’istruzione o della decisione se vi è istanza di tutte le parti o

quando la continuazione della loro riunione ritarderebbe o renderebbe più gravoso il processo

(valutazione discrezionale del giudice).

fase istruttoria G.I. ordinanza;

fase decisoria collegio o giudice monocratico: con sentenza decide alcune delle cause fino a quel

momento riunite e con ordinanza dispone la separazione delle cause decise dalle altre e l’ulteriore

istruzione di quest’ultime.

96 GIUDICE DI PACE

giudice ordinario onorario no legato amm. Statale no rapporto organico di servizio

Competente per valore

­ beni mobili fino a 5.000 euro,

­ risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e natanti fino a 20.000 euro;

­ opposizione ad ordinanza ingiunzione fino a 15.493,71 euro.

Parte può stare, in giudizio da sola: cause valore inferiore 1.100 euro e negli altri casi in cui, in considerazione della

natura e dell’entità della causa, è autorizzato con decreto dal giudice di pace;

Disciplina semplificata rispetto a quella del processo innanzi al tribunale, si applicano le norme di

questo ultimo in quanto applicabili. FASE INTRODUTTIVA I°

fase

Domanda si propone con atto di citazione a comparire ad udienza fissa o verbalmente mediante

esposizione dei fatti al giudice di pace il quale redige processo verbale che a cura dell’atto è

notificato al convenuto con l’invito a comparare ad udienza fissa.

Domanda deve contenere: indicazione del giudice, parti, oggetto ed esposizione dei fatti . Non è

necessaria l’esposizione dei motivi di diritto, l’indicazione delle prove, l’avvertimento circa le conseguenze della

costituzione tardiva.

Termini minimi di comparizione sono ridotti alla metà: 45 gg (notificazione in Italia) 75 gg (estero)

[assegnazione termini minori: nullità della citazione che va rilevata d’ufficio dal giudice a pena di nullità della

sentenza]. Non sono previsti termini di comparizione anteriori all’udienza di comparizione, entrambe le parti possono

costituirsi direttamente alla prima udienza.

Le parti si costituiscono depositando in cancelleria: citazione o processo verbale, relazione della

notificazione, procura (quando occorre) oppure presentando tali documenti al giudice in udienza.

Non necessario fascicolo di parte, possono essere inseriti nel fascicolo d’ufficio.

FASE ISTRUTTORIA II°

fase UDIENZA PRIMA COMPARIZIONE

Giudice interroga liberamente le parti e tenta la conciliazione (giudiziale).

riesce: redige processo verbale, titolo esecutivo;

non riesce: chiede alle parti i chiarimenti necessari sulla base dei fatti allegati; indica le questioni

rilevabili d’ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione; invita le parti a precisare

le domande, difese ed eccezioni; ad indicare i mezzi di prova ed a produrre i

documenti di cui intendono avvalersi.

Tale udienza costituisce il termine ultimo per proporre domande riconvenzionali, indicare mezzi di

prova e chiamare in causa di terzi (non per il giudice il quale può ordinarla in ogni momento nel giudizio di

primo grado).

Quando sia reso necessario dalle attività svolte dalle parti in prima udienza, giudice di pace fissa,

per una sola volta, una nuova udienza per ulteriori produzioni e richieste di prova.

FASE DECISORIA III°

fase UDIENZA DI DISCUSSIONE

Giudice di pace quando ritiene matura la causa per la decisione invita le parti a precisare le

conclusioni ed a discutere la causa. Può anche prevedere la discussione sulla base di difese scritte.

97

Entro 15 gg (termine ordinario) dall’udienza di discussione la sentenza deve essere depositata in

cancelleria.

Se è proposta querela di falso, il giudice di pace, quando ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione,

sospende il giudizio e rimette le parti davanti al tribunale per il relativo procedimento.

Decide secondo equità le cause di valore non superiore a 1.100 euro, escluse quelle aventi ad

oggetto contratti di massa conclusi mediante la sottoscrizione di moduli o formulari (esigenza di

assicurare uniformità nelle pronunce relative ad identiche fattispecie contrattuali).

Deve osservare i principi informatori della materia (quali rispetto contraddittorio), i quali hanno

portata più ristretta dei principi generali.

Sentenze pronunciate secondo equità sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme

sul procedimento, norme costituzionali, comunitarie, principi regolatori della materia.

Nel caso in cui siano proposte al giudice di pace domanda principale di valore non eccedente i limiti

previsti per la decisione secondo equità e domanda riconvenzionale che pur rientrando nella competenza

del giudice di pace, supera il limite di valore fissato dalla legge per le pronunce di equità, l’intero giudizio

deve essere deciso secondo diritto.

Conciliazione in sede non contenziosa

Giudice di pace ha il compito di tentare la preventiva composizione delle controversie in materia

civile (cd. attività conciliativa extragiudiziale).

Procedimento autonomo, preventivo rispetto ad un successivo ed eventuale giudizio e facoltativo

(istanza di conciliazione può essere proposta anche verbalmente)

≠ conciliazione giudiziale che deve obbligatoriamente tentare in prima udienza.

Giudice di pace è competente per valore e per materia su tutte le istanze di conciliazione, tranne

controversie oggetto diritti indisponibili e per le quali sono previsti apposti organi per la

composizione stragiudiziale della lite. Competente per territorio sulle istanze di conciliazione in

base alle regole generali.

Se la controversia rientra tra quelle di competenza del giudice di pace il verbale di conciliazione ha

valore di titolo esecutivo, in caso contrario ha valore di scrittura privata riconosciuta in giudizio.

98 IMPUGNAZIONI

Rimedio concesso dalla legge alla parte soccombente per chiedere la riforma di un provvedimento

del giudice che ritiene ingiusto (error in iudicando) o illegittimo (error in procedendo).

Mezzi di impugnazione (elencazione tassativa) art. 323

regolamento di competenza

1) appello

2) ricorso in cassazione

3) revocatoria

4) opposizione di terzo

5)

ordinarie: impediscono il passaggio in giudicato della sentenza finché sono proponibili o pendenti,

una volta proposte aprono una nuova fase dello stesso processo

[regolamento di competenza, appello, ricorso per cassazione, revocazione ordinaria]

straordinarie: proponibili anche contro sentenze passate in giudicato, una volta proposte danno

vita ad un nuovo processo collegato a quello in cui fu pronunciata la sentenza

[revocazione straordinaria, opposizione di terzo]

devolutive: critica libera, proponibili dalla parte soccombente che ritiene la sentenza illegittima o

ingiusta per un qualsiasi motivo al fine di ottenere che la lite sia decisa di nuovo

[appello]

rescindenti: critica vincolata, presuppongono la denuncia di vizi specifici della sentenza. Se i vizi

affermati sussistono, la sentenza viene annullata (giudizio rescindente) e viene

pronunciata una nuova sentenza sostitutiva di quella annullata (giudizio rescissorio)

davanti allo stesso giudice del rescindente o altro giudice.

[ricorso per cassazione, revocazione, opposizione di terzo revocatoria]

Inclassificabili secondo tali criteri: regolamento di competenza, opposizione di terzo ordinaria.

Sono soggette al principio generale dell’iniziativa di parte (mai d’ufficio), parte interessata ha

l’onere di esercitare il diritto di impugnazione e di determinarne l’ambito (può essere totale o

parziale a seconda che investa tutta la sentenza o parte di essa).

Salvo il caso dell’opposizione di terzo, legittimato all’impugnazione è soltanto

chi è stato parte nel processo in cui la sentenza è stata pronunciata, sia o non sia stato presente in

causa (parti originarie, intervenute, successore a titolo universale e particolare, estromesse,

P.M. se ebbe la qualità di parte);

chi è rimasto soccombente totalmente o parzialmente: parte la cui domanda non è stata accolta o

che ha visto accolta la domanda di controparte. Salvo che abbia prestato acquiescenza alla

sentenza mediante dichiarazione espressa (no avvocato se non procura speciale) o abbia tenuto

un comportamento incompatibile con la volontà di impugnarla (es. ponendo in essere atti

dimostrativi della volontà di non contrastare gli effetti della pronuncia). L’impugnazione

parziale comporta acquiescenza alle parti della sentenza non impugnata.

Deve essere eccepita dalla parte interessata, no rilevabile d’ufficio a meno che si tratti di

acquiescenza parziale .

(successore particolare può impugnare sentenza nonostante acquiescenza dante causa)

Litisconsorzio in I° grado: principio dell’unità del procedimento di impugnazione, tutte le impugnazioni

proposte separatamente contro la stessa sentenza devono essere riunite anche d’ufficio in un solo processo.

se la sentenza è stata pronunciata tra più parti in cause inscindibili o tra loro dipendenti e non è impugnata

nei confronti di tutte le parti, giudice ordina l’integrazione del contraddittorio, se nessuna delle parti

provvede nel termine fissato l’impugnazione è dichiarata inammissibile;

99

se la sentenza è stata pronunciata tra più parti in cause scindibili e non è impugnata nei confronti di tutte le

parti, giudice ordina la notificazione alle altre parti, se nessuna delle parti provvede nel termine fissato il

processo rimane sospeso fino a che non siano decorsi i termini brevi e lunghi per

(art. 325) (art. 327)

impugnare, ossia fino a quando le altre parti non siano decadute dai mezzi di impugnazione ordinaria.

(improrogabili salva la rimessione in termini) a pena di decadenza dal diritto

TERMINI PERENTORI

di proporre impugnazione (rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, non sanabile

per accordo delle parti, determina il passaggio in giudicato della sentenza).

(art. 325)

BREVI

30 gg: appello, revocazione, opposizione di terzo revocatoria contro sentenze Tribunali e giudice di

pace;

30 gg: revocazione e opposizione di terzo revocatoria contro sentenze delle Corti d’Appello

60 gg: ricorso per Cassazione

non ha termini: opposizione di terzo ordinaria

Decorrono dalla data di perfezionamento della notificazione della sentenza in forma esecutiva al

procuratore costituito nel domicilio eletto (se fatta alla parte personalmente non è idonea a far

decorrere il termine breve per l’impugnazione, non è idonea a far decorrere il termine nemmeno la

comunicazione via PEC da parte della cancelleria).

Eccezioni: 1,2,3,6

revocazione straordinaria art. 395 decorrono dal giorno della scoperta del dolo, falsità,

collusione, recuperato il documento, passata in giudicato la sentenza che

accerta il dolo del giudice;

revocazione proponibile dal P.M. decorrono da quando il P.M. ha avuto conoscenza della sentenza;

2

opposizione di terzo revocatoria art. 404 decorrono da quando il terzo ha scoperto il dolo o la

collusione delle parti a suo danno.

Se la sentenza non è stata notificata o la notifica è nulla.

(art. 327)

LUNGHI

6 mesi dal deposito della sentenza (che vale come pubblicazione indipendentemente dalla

comunicazione del Cancelliere): appello, ricorso per Cassazione, revocazione ordinaria art.

4,5

395 .

Parte contumace può proporre impugnazione anche decorso il termine se dimostra di non aver avuto

conoscenza del processo per nullità della citazione, della notificazione o degli atti che gli devono

essere obbligatoriamente notificati (art. 292). No se la controparte riesce a dimostrare che ha avuto

effettiva conoscenza del processo.

Se la parte muore, interdetta, inabilitata o muore, è sospeso, è radiato, l’avvocato, il termine

breve rincomincia a decorrere dal giorno in cui è rinnovata la notificazione della sentenza

lungo è prorogato per tutte le parti di 6 mesi dal giorno dell’evento.

Termini per proporre ricorso per cassazione, se è proposta la revocazione ed il giudice non la ritiene

manifestamente infondata, sono sospesi fino alla comunicazione della sentenza che pronunci sulla

revocazione.

Termini per proporre appello, se è proposto regolamento facoltativo di competenza, sono sospesi fino alla

comunicazione dell’ordinanza che decide sulla competenza.

Termini sono sospesi se la scadenza cade durante il periodo di sospensione feriale (1°agosto-31 agosto) e

riprendono a decorrere dalla cessazione di tale periodo, salvo casi dichiarati urgenti.

Se l’impugnazione è proposta davanti ad un giudice incompetente per grado è inammissibile, negli

altri casi il processo prosegue mediante la riassunzione davanti al giudice competente.

100

L’impugnazione deve essere notificata nella residenza dichiarata o nel domicilio eletto nell’atto di

notificazione della sentenza; se la parte notificante non li ha indicati si fa presso l’avvocato o nella

residenza o domicilio del precedente giudizio (nullità della notificazione sanabile con la

costituzione del notificato o la rinnovazione della notificazione). Si intende perfezionata per il

notificante alla data di consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario.

Impugnazione può essere

: se proposta inizialmente ed in via autonoma con atto di citazione o ricorso per

1) PRINCIPALE

cassazione. Una volta proposta, la parte non può successivamente proporre una nuova

impugnazione su altre parti della sentenza o fondata su motivi nuovi, non è ammesso il

frazionamento dell’iniziativa impugnatoria in atti separati (cd. consumazione

dell’impugnazione).

Appello dichiarato inammissibile o improcedibile non può essere riproposto anche se non è

decorso il termine fissato dalla legge.

: se proposta nello stesso processo da coloro che sono già coinvolti

2) INCIDENTALE

dall’impugnazione principale i quali, anziché limitarsi a chiedere la conferma della sentenza, ne

chiedono la riforma per propri interessi. Legittimato il soccombente, anche parziale, ha l’onere di

impugnare il capo della sentenza di cui vuole ottenere il riesame a pena di decadenza.

L’impugnazione incidentale tempestivamente proposta è autonoma rispetto a quella principale e

non è travolta dall’invalidità di questa.

Le parti contro le quali è stata proposta impugnazione e quelle chiamate ad integrare il

contraddittorio nelle cause inscindibili possono proporre impugnazione incidentale anche quando

per esse è decorso il termine o hanno fatto acquiescenza alla sentenza (impugnazione incidentale

tardiva). In tal caso, però, se l’impugnazione principale è dichiarata inammissibile,

l’impugnazione incidentale perde ogni efficacia [non ammessa per cause scindibili e impugnazione

incidentale adesiva per le quali devono essere rispettati i termini e non vi deve essere stata acquiescenza].

Può essere adesiva dipendente se è connessa ai capi impugnati in via principale (quando tra più

soccombenti c’è identità di interessi) incidentale in senso stretto o riconvenzionale (quando tra

le parti vi sono interessi contrastanti).

Appello e ricorso per cassazione: parte soccombente può riservarsi di impugnare le sentenze non

definitive insieme con la sentenza definitiva, in tal caso l’impugnazione è differita.

Deve essere fatta a pena di decadenza nei termini 325 e 327 e comunque non oltre l’udienza di

prima comparizione davanti al G.I. successiva alla comunicazione della sentenza non definitiva se

tale udienza è fissata in pendenza dei termini 325 e 327 (termini perentori).

Riserva è vincolante ed irreversibile per la parte che l’ha effettuata, non è ammessa se una delle

parti propone immediatamente impugnazione contro la sentenza non definitiva.

La riforma o la cassazione parziale al termine del giudizio di impugnazione ha effetto anche sulle parti della

sentenza dipendenti dalla parte riformata o cassata sebbene non impugnati (effetto espansivo interno). Se

non sussiste tale rapporto di dipendenza, le parti non impugnate passano in giudicato.

La riforma o la cassazione estende i suoi effetti ai provvedimenti ed agli atti dipendenti dalla sentenza

riformata o cassata (effetto espansivo esterno). Es. sentenza definitiva che viene travolta dalla riforma della

sentenza impugnata emessa nello stesso procedimento, provvedimenti ed atti istruttori, provvedimenti

esecutivi promossi sulla base della sentenza riformata o cassata. Tale effetto non è più subordinato dal

passaggio in giudicato della sentenza di secondo grado.

Impugnazione non sospende esecutività della sentenza, salvo che sia disposto dal giudice.

101

Se l’autorità di una sentenza è invocata in un diverso processo, questo può essere sospeso se la

sentenza è impugnata. Ordinanza di sospensione può essere impugnata con regolamento di

competenza. Es. se sulla questione pregiudiziale è già intervenuta una sentenza, il giudice della questione

pregiudicata deve attenervisi, tuttavia se la sentenza è impugnata il giudice della questione pregiudicata può sospendere

il processo in attesa della pronuncia sull’impugnazione (facoltà). Se invece sussiste un rapporto di pregiudizialità-

dipendenza logico-giuridica la sospensione è necessaria.

L’estinzione del procedimento di appello, cassazione revocazione ordinaria per rinuncia agli atti o

inattività delle parti fa passare in giudicato la sentenza impugnata, salvo che ne siano stati

modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto (es. sentenza non

definitiva).

≠ estinzione del procedimento di primo grado che non pregiudica la facoltà di riproporre l’azione in un secondo

momento. APPELLO

Impugnazione ordinaria a critica libera proponibile nei termini 325 e 327 dalla parte soccombente

che ritiene la sentenza illegittima o ingiusta per un qualsiasi motivo.

Ha natura di gravame in quanto comporta un riesame totale della controversia da parte del giudice

d’appello.

Ha effetto devolutivo in quanto la sentenza che statuisce sulle domande e le eccezioni, non accolte

in primo grado e riproposte in appello, sostituisce le relative parti della sentenza di I° grado.

Non dà vita ad un nuovo processo ma costitusce la verifica del processo di primo grado.

appellabili: sentenze pronunciate dal tribunale, dal giudice di pace (quelle decise secondo equità

solo per violazione delle norme sul procedimento, norme costituzionali, comunitarie, principi

regolatori della materia), emesse nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione.

Sentenze non definitive: parte può fare appello immediato o può riservarsi di impugnarle insieme con la

sentenza definitiva. Riserva è vincolante ed irreversibile per la parte che l’ha effettuata, non è ammessa se

una delle parti propone immediatamente impugnazione contro la sentenza non definitiva.

inappellabili: sentenze pronunciate secondo equità per volontà delle parti con oggetto diritti

disponibili; sentenza che hanno risolto una controversia di lavoro o previdenza di valore non

superiore a 25,82 euro; ordinanze che decidono solo sulla competenza; sentenze che si pronunciano

sulla nullità o meno del lodo arbitrale; sentenze per le quali le parti si sono accordate per omettere

l’appello ed impugnare direttamente in cassazione (ricorso per saltum); sentenze dichiarate

inappellabili dalla legge (es. sentenze opposizione agli atti esecutivi).

Giudice competente: Corte Appello per le sentenze del tribunale; Tribunale in composizione

monocratica per le sentenze del giudice di pace (competenza funzionale inderogabile rilevabile

d’ufficio).

Inammissibile l’intervento di terzi, in quanto contrasterebbe con il principio del doppio grado di

giurisdizione (si introdurrebbero domande nuove dal terzo o contro il terzo). È ammesso soltanto

l’intervento dei terzi che potrebbero proporre opposizione a norma dell’art. 404.

Non possono proporsi domande nuove, nuove eccezioni non rilevabili d’ufficio, non sono

ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti (salvo che la parte

dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non

imputabile; può sempre deferirsi il giuramento decisorio). Applicazione del principio del doppio

grado di giurisdizione, in quanto non potrebbero essere a loro volta oggetto di appello. Se proposte

102

devono essere dichiarate inammissibili d’ufficio anche se l’altra parte abbia accettato il

contraddittorio sulla domanda nuova.

Possono domandarsi:

interessi, frutti ed accessori maturati dopo la deliberazione della sentenza impugnata;

1) risarcimento dei danni sofferti dopo tale sentenza (purché la domanda risarcitoria per la stessa

2) causa ed i medesimi danni sia stata già proposta in primo grado);

restituzione delle somme corrisposte in esecuzione della sentenza di primo grado (deve essere

3) formulata a pena di decadenza con l’atto di appello o nel corso del giudizio se l’esecuzione della

sentenza è avvenuta successivamente alla proposizione dell’impugnazione. Inammissibile la

domanda di restituzione proposta con la comparsa conclusionale in appello);

risoluzione del contratto per inadempimento, la quale, potendo essere proposta anche quando il

4) giudizio sia stato promosso per ottenere l’adempimento, non costituisce domanda nuova e deve

2

ritenersi ammissibile anche se introdotta per la prima volta in appello (art. 1453 ).

Si considerano rinunciate le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado che

non sono state espressamente riproposte in appello.

FASE INTRODUTTIVA I°

fase

Domanda si propone con atto di citazione contente indicazioni art. 163 [no avvertimento decadenze

7

163 ].

Appello deve essere motivato e deve indicare, a pena di inammissibilità e conseguente passaggio in

giudicato:

le parti del provvedimento che si intende appellare e le modifiche che vengono richieste alla

1) ricostruzione del fatto compiuto dal giudice di primo grado;

le circostanze da cui deriva la violazione di legge e la loro rilevanza ai fini della decisione

2) impugnata.

Prima della riforma del 2012 era sufficiente l’indicazione sommaria dei fatti e dei motivi specifici.

Tra il giorno della notificazione e quello dell’udienza indicata nell’atto di appello devono

intercorrere termini liberi non minori di quelli previsti dall’art. 163-bis (90/150gg).

entro 10 gg (5) dalla notificazione della citazione appellante deve costituirsi depositando in

cancelleria nota di iscrizione a ruolo e proprio fascicolo (contiene: originale citazione, copia

autentica sentenza impugnata, relata di notifica, procura, documenti che offre in comunicazione).

Se non si costituisce nei termini: appello dichiarato improcedibile d’ufficio.

almeno 20 gg (10) prima dell’udienza di comparizione fissata dall’appellante, il convenuto deve

costituirsi depositando in cancelleria proprio fascicolo (contiene: comparsa di risposta, copia

notificatagli della citazione, procura, documenti che offre in comunicazione).

Se vuole proporre appello incidentale, perché parzialmente soccombente, deve farlo nella

comparsa di risposta, a pena di decadenza. Inammissibile l’impugnazione incidentale proposta oltre il

termine, a nulla rilevando che per l’appellante incidentale non siano ancora decorsi i termini 325 e 327. Tuttavia,

se l’interesse a proporre l’appello incidentale sorge dalla impugnazione proposta da altra parte diversa

dall’appellante principale, può essere proposto nella prima udienza successiva alla proposizione

dell’impugnazione stessa. Non è ammesso l’appello incidentale dell’appellante principale contro l’appello

incidentale dell’appellato. In assenza di impugnazione incidentale la decisione del giudice d’appello non può

essere più sfavorevole all’appellante e più favorevole all’appellato (divieto di refermatio in peius).

Cancelliere richiede al Cancelliere del primo giudice la trasmissione del fascicolo d’ufficio di primo grado.

FASE ISTRUTTORIA II°

fase UDIENZA PRIMA COMPARIZIONE

103

Giudice nella prima udienza di trattazione

verifica la regolarità del contraddittorio e se occorre ordina l’integrazione di esso (cause

1) incidibili) o la notificazione dell’atto di appello (cause scindibili) alle parti del giudizio di primo

grado nei cui confronti non è stata proposta l’impugnazione;

dichiara la contumacia dell’appellato, e fissa una nuova udienza nel caso in cui l’appellante

2) costituito non si sia comparso (se non compare nemmeno alla nuova udienza appello è dichiarato

improcedibile);

provvede alla riunione degli appelli proposti contro la stessa sentenza, procede al tentativo di

3) conciliazione ordinando, quando occorre, la comparizione personale delle parti;

provvede con ordinanza all’eventuale istanza di sospensione dell’esecuzione provvisoria della

4) sentenza impugnata se sussistono gravi e fondati motivi anche in relazione alla possibilità di

insolvenza di una delle parti;

sentite le parti, dichiara inammissibile l’appello quando ha una ragionevole probabilità di

5) non essere accolto (art. 348-bis), con ordinanza succintamente motivata. Inammissibilità è

pronunciata solo quando il giudice ritenga che sia l’impugnazione principale che quella incidentale non abbiano

ragionevoli probabilità di essere accolte; in caso contrario procede alla trattazione di tutte le impugnazioni

comunque proposte. Ammesso ricorso per Cassazione, tuttavia qualora l’inammissibilità sia fondata sulle stesse

questioni di fatto poste a base della sentenza di primo grado, non è ammesso per omesso esame circa un fatto

n.5

decisivo per il giudizio (art. 360 ).

Non può dichiararlo inammissibile nel caso in cui si tratti di cause in cui l’intervento del P.M.

1

è obbligatorio (art. 70 ) o appello di un’ordinanza emessa a seguito di processo sommario di

cognizione (art. 702-bis);

6) se ritiene la causa matura per la decisione, invita le parti a precisare le conclusioni, e decide la causa ex art. 281-

sexies ossia mediante discussione orale: lettura del dispositivo e concisa esposizione ragioni di fatto e di diritto della

decisione in udienza.

Esaurita la trattazione della causa il giudice

può disporre l’assunzione delle prove che la parte dimostri di non aver potuto proporre o produrre

nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile (qualora sia impugnata una sentenza

parziale, non può assumere prove sulle domande e questioni oggetto del giudizio che prosegue in

primo grado); può assumere l’eventuale giuramento decisorio (sempre ammissibile); può disporre la

rinnovazione dell’assunzione di prove già assunte in primo grado (es. rinnovazione dell’audizione

dei testimoni). Se è proposta querela di falso e ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione sospende

con ordinanza il giudizio e fissa alle parti un termine perentorio entro il quale devono riassumere il giudizio davanti al

tribunale.

se non provvede all’ammissione e all’assunzione di mezzi di prova invita le parti a precisare le

conclusioni e rimette la causa in decisione.

FASE DECISORIA III°

fase

se all’udienza di precisazione delle conclusioni la discussione orale

NON È CHIESTA

entro 60 gg le parti devono depositare in cancelleria le comparse conclusionali (art. 190)

entro 20 gg successivi devono depositare le memorie di replica.

entro 60 gg dalla scadenza del termine per le memorie la sentenza deve essere depositata.

se all’udienza di precisazione delle conclusioni è la discussione orale

CHIESTA

se l’appello è proposto alla Corte d’appello

entro 60 gg le parti devono depositare in cancelleria le comparse conclusionali (art. 190)

entro 20 gg successivi devono depositare le memorie di replica;

104

scaduti i termini per il deposito delle memorie di replica, le parti devono rinnovare la richiesta per

la discussione al Presidente della Corte d’Appello, il quale a seguito della nuova istanza,

fissa con decreto la data dell’udienza collegiale di discussione che deve tenersi entro

60 gg dalla richiesta.

entro 60 gg dall’udienza la sentenza deve essere depositata in cancelleria.

se l’appello è proposto al Tribunale in composizione monocratica

entro 60 gg le parti devono depositare in cancelleria le comparse conclusionali (art. 190)

scaduti i termini per il deposito delle comparse conclusionali il giudice fissa con decreto la data

dell’udienza di discussione che deve tenersi entro 60 gg dalla scadenza del termine per

il deposito delle comparse conclusionali;

entro 60 gg dall’udienza la sentenza deve essere depositata in cancelleria.

Decisione del giudice d’appello può consistere:

sentenza non definitiva: quando riformando la sentenza decide questioni pregiudiziali o

preliminari di merito e dispone con ordinanza per gli ulteriori provvedimenti istruttori;

definitiva di conferma della sentenza appellata o di riforma totale o parziale della sentenza

impugnata. In entrambi i casi il titolo esecutivo è costituito unicamente dalla sentenza

d’appello, tuttavia, nel caso di conferma, ai fini dell’esecuzione forzata, dovranno essere

notificate entrambe le sentenze.

Il giudice d’appello deve rinviare la causa al giudice di primo grado (casi tassativi artt. 353-354):

quando il primo giudice abbia negato la giurisdizione che, secondo il giudice d’appello, gli

1) competeva;

quando ha dichiarato la nullità della notificazione della citazione di primo grado perché

2) comporta la irregolare dichiarazione di contumacia (nel giudizio di primo grado). Se la citazione

è inesistente deve dichiarare la nullità del primo giudizio senza rimettere la causa al primo

giudice;

quando in primo grado doveva essere integrato il contraddittorio (ossia nei casi di litisconsorzio

3) necessario salvo che la parte intervenga in appello dichiarando di voler accettare il

contraddittorio nello stato in cui si trova) o non doveva essere estromessa una parte;

quando ha dichiarato la nullità della sentenza di primo grado per mancanza di sottoscrizione;

4) quando il primo giudice ha dichiarato l’estinzione del processo ed il giudice riformi la sentenza.

5)

Negli altri casi il giudice d’appello deve decide le questioni sottoposte al suo esame.

Se il giudice d’appello dichiara l’incompetenza del giudice di primo grado (ritenutosi erroneamente

competente), deve dichiarare l’incompetenza di quest’ultimo indicando il giudice competente in primo

grado – davanti al quale il processo continuerà se riassunto ex art. 50 – e non già trattenere la causa e

deciderla nel merito, violandosi altrimenti il principio del doppio grado di giurisdizione, salvo il caso in cui

il giudice d’appello coincida con quello competente per il primo grado.

105

Quando è disposto il rinvio al primo giudice, le parti devono riassumere la causa entro 3 mesi dalla

notificazione della sentenza o, in mancanza di notificazione, entro 6 mesi dalla pubblicazione della

stessa, pena l’estinzione del processo. Se contro la sentenza d’appello è proposto ricorso per

cassazione, il termine è interrotto.

In merito alle spese quando riforma in tutto od in parte la sentenza impugnata ha il potere di

provvedere d’ufficio ad un nuovo regolamento di dette spese.

106 RICORSO PER CASSAZIONE

Impugnazione ordinaria a critica vincolata proponibile nei termini 325 e 327 dalla parte

soccombente che ritiene la sentenza viziata per uno dei motivi previsti dall’art. 360, giudizio di

legittimità. Assicura esatta osservanza ed uniforme interpretazione della legge (funzione di nomofilachia).

È una impugnazione rescindente in quanto, se i vizi affermati sussistono, la sentenza viene

annullata (giudizio rescindente) e viene pronunciata una nuova sentenza sostitutiva di quella

annullata (giudizio rescissorio) davanti allo stesso giudice del rescindente o altro giudice.

Non ha effetto sospensivo ne devolutivo, non da luogo una nuova valutazione del merito della causa

ma soltanto ad una revisione delle attività processuali.

impugnabili: sentenze d’appello o non appellabili; sentenze del tribunale quando le parti siano

d’accordo per saltare l’appello (ricorso per saltum ammesso solo per violazione o falsa

n.3

applicazione delle norme di diritto 360 ); sentenze di primo grado qualora in appello siano state

dichiarate inammissibili perché non aventi una ragionevole probabilità di essere accolte; sentenze e

provvedimenti che incidono su diritti soggettivi e siano idonei al giudicato per violazione di legge.

altresì competente per: conflitti di giurisdizione; ricorso per regolamento di giurisdizione (S.U.) e

regolamento di competenza.

Motivi di ricorso tassativi (art. 360):

motivi attinenti alla giurisdizione (difetto di giurisdizione, conflitto di giurisdizione);

1) violazione delle norme sulla competenza; salvo il caso in cui il giudice abbia deciso con

2) ordinanza solo sulla competenza in quanto in tal caso è necessario proporre regolamento

necessario di competenza (è un autonomo mezzo di impugnazione);

violazione o falsa applicazione di norme di diritto, contratti, accordi collettivi nazionali di

3) lavoro. Es. giudice ha affermato una norma inesistente o ha applicato una norma esistente ad un fatto non regolato

dalla stessa. Norme di diritto: tutte le fonti del diritto, regolamenti, sentenze Corte cost, consuetudini.

nullità della sentenza o del procedimento;

4) omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.

5) Giudice non ha esaminato una questione proposta la quale avrebbe potuto portare ad una decisione diversa.

Ricorso per Cassazione è sottoposto ad un preventivo vaglio da parte di un’apposita sezione

(sezione filtro) la quale verifica se il ricorso può essere immediatamente definitivo in camera di

consiglio, se cioè va dichiarato inammissibile anche per mancanza dei motivi di cui all’art. 360,

oppure va accolto o rigettato per manifesta fondatezza o infondatezza.

Corte pronuncia a S.U. sulle questioni e conflitti di giurisdizione e, su scelta del Primo Presidente,

sui ricorsi che presentano una questione di diritto già decisa in senso difforme dalle sezioni

semplici o che presentano una questione di particolare importanza. Se la sezione semplice ritiene di

non condividere il principio di diritto enunciato dalle S.U. rimette a queste ultime con ordinanza motivata la decisione

del ricorso (funzione di nomofilachia, uniforme interpretazione ed applicazione della legge). Sono obbligate ad investire

la S.U. e a non emettere una pronuncia difforme.

In tutti gli altri casi pronuncia a sezioni semplici.

Termini perentori per proporre ricorso: 60 gg dalla notifica della sentenza, 6 mesi dalla

pubblicazione della sentenza. Ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile non può essere riproposto anche

se non è scaduto il termine fissato dalla legge.

Non sono ammessi nuovi atti e documenti non prodotti nei precedenti gradi del processo, tranne

quelli riguardanti la nullità della sentenza impugnata e l’ammissibilità del ricorso e del

controricorso.

Ricorso non sospende l’esecuzione della sentenza impugnata, tuttavia, può essere sospesa dal giudice che ha

pronunciato la sentenza impugnata, con ordinanza non impugnabile e non ricorribile, su istanza di parte e qualora

dall’esecuzione possa derivare grave ed irreparabile.

107

Non necessita di atti di impulso processuale delle parti, non si estingue per inattività delle parti e non si interrompe

neppure nel caso di decesso di uno dei ricorrenti. Può estinguersi invece per rinuncia al ricorso con atto sottoscritto

dalla parte o dal suo avvocato notificato prima che sia cominciata la relazione all’udienza o siano notificate le

conclusioni scritte del P.M. FASE INTRODUTTIVA I°

fase

Domanda si propone con ricorso rivolto alla Corte e sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un

avvocato iscritto nell’apposito Albo dei difensori presso la Corte di cassazione munito di procura

speciale.

Deve contenere (art. 366): indicazione parti; sentenza o decisione impugnata; esposizione sommaria

dei fatti della causa; motivi per i quali si chiede la cassazione, con l’indicazione delle norme di

diritto su cui si fondano; specifica indicazione degli atti processuali, documenti e contratti o accordi

collettivi sui quali il ricorso si fonda (principio di autosufficienza deve contenere tutti gli elementi necessari

senza la necessità di fare rinvio a elementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito).

entro 60 gg dalla notificazione della sentenza o entro 6 mesi dalla pubblicazione deve essere

notificato all’altra parte;

entro 20 gg dall’ultima notificazione attore deve depositare in cancelleria: ricorso, copia autentica

della sentenza o decisione impugnata con la relata di notifica se avvenuta (se manca la

relata è improcedibile), procura speciale se è conferita con atto separato, atti processuali,

documenti, contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda.

contrario rispetto alle altre procedure per ricorso, dove prima si deposita e poi si notifica

entro 20 gg dal termine stabilito per il deposito del ricorso, la parte contro la quale il ricorso è

diretto, se intende contraddire, deve notificare al ricorrente un controricorso con lo

stesso contenuto prescritto per il ricorso, con il medesimo atto può proporre ricorso

incidentale se vuole a sua volta impugnare la sentenza per motivi diversi. In mancanza di

tale notificazione, non può presentare memorie ma soltanto partecipare alla discussione

orale. Entro 20 gg dalla notificazione deve depositarlo in cancelleria insieme con gli atti,

documenti e procura speciale.

entro 40 gg dalla notificazione del controricorso, il ricorrente principale, per resistere al ricorso

incidentale, può a sua volta notificare un controricorso.

FASE DECISORIA III°

fase

Non c’è fase istruttoria, decisione avviene in modo diverso a seconda che debba essere deliberata in

camera di consiglio ovvero previa discussione in udienza.

decisione in (art. 375)

CAMERA DI CONSIGLIO

Cass. (sia S.U. sia sez. sempl.) pronuncia ordinanza in camera di consiglio nei casi di:

1) inammissibilità del ricorso principale e di quello incidentale;

2) integrazione del contraddittorio, ordine di notificazione dell’impugnazione ai litisconsorti

necessari in caso di cause inscindibili o rinnovazione della stessa ai litisconsorti facoltativi nel

caso di cause scindibili;

3) estinzione del processo in ogni caso diverso dalla rinuncia;

4) decisione del regolamento di competenza o di giurisdizione;

5) accoglimento o rigetto del ricorso principale e dell’eventuale ricorso incidentale per manifesta

fondatezza o infondatezza.

In tutti gli altri casi:

decisione previa discussione in :

UDIENZA

108

almeno 20 gg dell’udienza il Cancelliere comunica agli avvocati delle parti la data fissata per

l’udienza.

non oltre 5 gg prima dell’udienza, gli avvocati possono presentare memorie in cancelleria e

chiedere di essere sentiti se compaiono

in udienza il Consigliere relatore riferisce sui fatti di causa ed ammette gli avvocati delle parti a

svolgere le loro difese. Successivamente il P.M. espone le sue conclusioni motivate oralmente.

on sono ammesse repliche, tuttavia gli avvocati possono, nella stessa udienza, presentare alla Corte

N

brevi osservazioni scritte sulle conclusioni del P.M.

dopo la discussione della causa, la Corte delibera, nella stessa seduta, la sentenza in camera di

consiglio.

Sentenza della corte può essere di tre tipi:

rigetto: motivi adotti sono infondati, ricorrente è condannato al pagamento delle spese;

rettificazione: sentenza impugnata è erroneamente motivata, ma il dispositivo è conforme al diritto,

Corte corregge la motivazione;

accoglimento: sentenza cassa la sentenza impugnata annullandola (giudizio rescindente: elimina la

sentenza del giudice di merito per rendere possibile un nuovo esame della controversia).

senza rinvio (processo non può proseguire) quando:

1) risolve una questione di giurisdizione o competenza riconoscendo che il giudice che ha

pronunciato il provvedimento ed ogni altro giudice difettano di giurisdizione (difetto

assoluto di giurisdizione es. giurisdizione giudice straniero);

2) ritiene che la causa non poteva essere proposta ed il processo proseguito davanti al giudice

di merito (es. vizio insanabile che ha colpito il primo grado);

3) non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto decide la causa nel merito (cassazione

sostitutiva, sentenza cassazione costituisce titolo esecutivo e titolo per la trascrizione ed

annotazione). Quando la Corte decide di porre a fondamento della decisione una questione rilevata

d’ufficio, riserva la decisione, assegnando alle parti un termine non inferiore a 20 gg e non superiore a 60 gg

dalla comunicazione per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla medesima questione.

con rinvio in tutti gli altri casi, in tal caso il processo prosegue davanti ad altro giudice di grado

pari a quello che ha emesso la sentenza cassata.

Es. regolamento di giurisdizione, pronunce sulla competenza (con ordinanza in caso di regolamento, con

sentenza in caso di impugnazione della sentenza di merito che ha statuito anche sulla competenza), nullità del

giudizio di primo grado per il quale il giudice d’appello avrebbe dovuto rimettere le parti al primo giudice;

accoglimento del ricorso contro la sentenza che ha dichiarato l’appello inammissibile perché ritenuto infondato o

di ricorso per saltum rimanda al giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull’appello al quale le parti hanno

rinunciato.

Giudizio di rinvio

Giudizio volto a sostituire alla sentenza cassata un nuova sentenza (prosecuzione del giudizio nel

quale la sentenza fu cassata).

Le parti devono riassumere la causa con atto di citazione notificato personalmente ex art. 137 ss

entro 3 mesi dalla pubblicazione della sentenza di cassazione, pena l’estinzione dell’intero processo

(in tal caso la sentenza conserva il suo effetto vincolante anche nel nuovo processo che sia

instaurato con la riproposizione della domanda es. sulla statuizione della competenza).

procedimento di rinvio si svolge secondo le norme ordinarie del procedimento di primo o secondo

grado (deve essere prodotta copia autentica della sentenza di cassazione).

109

giudice di rinvio è investito di poteri autonomi ma deve uniformarsi al principio di diritto ed a

quanto statuito dalla Corte ed il suo esame è limitato alle parti della sentenza che sono state

cassate.

sentenza pronunciata dal giudice di rinvio è impugnabile secondo le regole ordinarie.

Correzione degli errori materiali e revocazione

Se le sentenze o le ordinanze della Cassazione sono affette da errore materiale, di calcolo o di fatto la parte interessata

può chiederne la correzione con ricorso da notificare entro 60 gg dalla notificazione della sentenza ovvero di un anno

dalla pubblicazione della sentenza stessa.

Sentenza di merito è inoltre impugnabile per gli stessi motivi per i quali è proponibile la revocazione straordinaria

mediante ricorso proposto entro 30 gg dalla scoperta del vizio.

Corte decide sui ricorsi in camera di consiglio, se ammette il ricorso, rinvia a pubblica udienza e la decisione è presa

con sentenza. Se accoglie decide la causa nel merito se non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto altrimenti

pronuncia la revocazione e rinvia al giudice che ha pronunciato la sentenza cassata.

Opposizione di terzo

Solo contro la sentenza di merito, mediante ricorso. Corte deciderà anche il merito se non sono necessari ulteriori

accertamenti di fatto; in caso contrario dichiarata ammissibile l’opposizione di terzo rinvia la causa al giudice che ha

pronunciato la sentenza cassata. REVOCAZIONE

Impugnazione a critica vincolata perché proponibile dalla parte soccombente nelle sole ipotesi

tassative indicate all’art. 395.

È una impugnazione rescindente in quanto, se i vizi affermati sussistono, la sentenza viene

annullata (giudizio rescindente) e lo stesso giudice pronuncia una nuova sentenza sostitutiva di

quella annullata (giudizio rescissorio).

è quando è proposta per i motivi 4 o 5 ossia:

ORDINARIA

4) sentenza viziata da errore di fatto risultante dagli atti e documenti della causa (decisione è fondata

sulla supposizione di un fatto la cui verità è esclusa oppure è supposta l’inesistenza di un fatto la cui verità è

positivamente stabilita e se il fatto non costituì un punto controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare);

5) sentenza contraria ad altra precedente avente tra le parti autorità di cosa giudicata, purché non

abbia pronunciato sulla relativa eccezione (conflitto di giudicati).

è quando è proposta per i motivi 1, 2, 3 o 6 ossia:

STRAORDINARIA

sentenza è l’effetto del dolo di una delle parti in danno dell’altra

1) (raggiro idoneo ad impedire al

giudice l’accertamento della verità);

se si è giudicato in base a prove riconosciute o dichiarate false dopo la sentenza oppure che la

2) parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate false prima della sentenza;

se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva

3) potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario.

sentenza è l’effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

6)

Revocabili: sentenze pronunciate in appello, inappellabili, decreto ingiuntivo definitivo, lodi

arbitrali (solo straordinaria), ordinanza di licenza o sfratto per finita locazione e per morosità per

errore di fatto e per dolo di una delle parti; sentenza dichiarativa di fallimento (solo straordinaria).

Termini:

ordinaria 30 gg dalla notificazione della sentenza (brevi); 6 mesi dalla pubblicazione della

sentenza (lunghi);

110

straordinaria: 30 gg dalla scoperta del dolo o della falsità, dal recupero del documento, dal

passaggio in giudicato della sentenza che accerta il dolo del giudice.

Proposizione della revocazione non sospende il termine per proporre il ricorso per cassazione salvo che il giudice, su

istanza di parte, conceda la sospensione fino alla comunicazione della sentenza che pronuncia sulla revocazione,

qualora ritenga non manifestamente infondata la revocazione proposta. Se la sospensione non è disposta si verifica la

contemporanea pendenza di due giudizi:

se prima a pronunciarsi è la Corte di cassazione, se annulla la sentenza cessa la materia del contendere in revocazione,

se rigetta il ricorso la revocazione prosegue normalmente;

se la prima pronuncia è la sua revocazione, se accoglie priva il giudizio di cassazione del suo oggetto, ma se la

decisione è impugnata per cassazione si procede alla riunione dei due giudizi di cassazione.

Legittimato anche il P.M. quanto il suo intervento è obbligatorio:

quando la sentenza è pronunciata senza che il P.M. sia stato sentito;

- quando la sentenza è effetto della collusione posta in essere dalle parti per frodare la legge.

- FASE INTRODUTTIVA I°

fase

Domanda si propone con atto di citazione (ricorso in caso di controversie lavoro, previdenziali o locatizie)

davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, contenente il motivo della

revocazione, le prove dei fatti allegati, il giorno della scoperta o dell’accertamento del dolo o della

falsità o del recupero dei documenti, deve essere sottoscritto da difensore con procura speciale.

se è proposta davanti al tribunale o corte d’appello entro 20 gg dalla notificazione, a pena di

improcedibilità, deve essere depositata in cancelleria insieme alla copia autentica della

sentenza impugnata. Le altre parti devono costituirsi entro lo stesso termine depositando in

cancelleria una comparsa contenente le loro conclusioni;

se è proposta davanti al giudice di pace, le parti si costituiscono depositando in cancelleria la

citazione o il processo verbale con la relazione di notifica oppure presentando tali documenti

al giudice in udienza;

Il giudizio si svolge con una fase rescindente in cui si valuta l’esistenza o meno del motivo di

revocazione ed una fase rescissoria in cui è deciso il merito della causa.

Il procedimento si svolge secondo le regole ordinarie del grado in cui è stato pronunciato il

provvedimento oggetto di revoca. Giudice della revocazione, su istanza di parte proposta insieme all’atto di

citazione, può sospendere l’esecuzione della sentenza mediante ordinanza in camera di consiglio.

FASE DECISORIA III°

fase

Procedimento di revocazione si può conclude con sentenza

111

inammissibilità o improcedibilità: per mancata indicazione di prove o mancata costituzione

dell’istante;

rigetto: per infondatezza dei motivi; entrambe con condanna dell’attore alle spese ed ai danni;

accoglimento: la quale revoca la sentenza impugnata e dispone l’eventuale restituzione di ciò che

sia stato conseguito con la sentenza revocata. Con la stessa sentenza il giudice può

decidere il merito della causa ovvero, se ritiene di dover disporre nuovi mezzi

istruttori, rimette la causa al G.I. con ordinanza.

Non sono impugnabili per revocazione le sentenze pronunciate nel giudizio di revocazione, contro

di essa sono ammessi i mezzi di impugnazione ai quali era originariamente soggetta la sentenza

impugnata per revocazione.

112 OPPOSIZIONE DI TERZO

Impugnazione straordinaria proponibile anche contro sentenze passate in giudicato, concessa a chi

non è stato parte in causa al fine di rimuovere gli effetti pregiudizievoli che una sentenza

pronunciata tra altre persone può avere sui suoi diritti.

È facoltativa perché il terzo può far valere le sue ragioni anche mediante un’autonoma azione.

opponibili: sentenze passate in giudicato, sentenze di primo grado di condanna (provvisoriamente

esecutive), lodo arbitrale, decreto ingiuntivo, tutti i provvedimenti aventi carattere decisorio.

1

(art. 404 ): terzo può proporre opposizione contro una sentenza passata in giudicato o

ORDINARIA

esecutiva pronunciata tra altri soggetti, quando pregiudica i suoi diritti.

Rimedio concesso al litisconsorte necessario pretermesso (es. comproprietario lasciato fuori

dal giudizio di divisione). Deve trattarsi di diritti che il terzo avrebbe potuto tutelare mediante

l’intervento in causa in via principale o litisconsortile.

Ha natura di azione di accertamento negativo: accerta l’esistenza del diritto del terzo e compie

un accertamento negativo del diritto altrui. Dichiarata l’illegittimità della sentenza, questa non

può essere eseguita nei confronti del terzo. Non è soggetta a termini.

2

(art. 404 ): creditori o aventi causa di una delle parti possono fare opposizione contro

REVOCATORIA

la sentenza sfavorevole al loro debitore o dante causa, quando è pronunciata per effetto di

dolo o collusione a loro danno.

Ha natura di azione revocatoria ex art. 2901 applicata ai giudizi.

Va proposta entro 30 gg dal giorno in cui è stato scoperto il dolo o la collusione.

FASE INTRODUTTIVA I°

fase

Domanda si propone con atto di citazione, davanti allo stesso giudice che ha pronunciato la

sentenza opposta (competenza funzionale inderogabile).

Deve contenere oltre agli elementi ex art. 163 anche l’indicazione della sentenza impugnata e, nel

caso di opposizione di terzo revocatoria, l’indicazione del giorno in cui il terzo è venuto a

conoscenza del dolo o della collusione e della relativa prova.

Davanti al giudice adito si osservano le norme ordinarie stabilite per il processo davanti a lui.

Giudice, su istanza di parte inserita nell’atto di citazione, può sospendere l’esecuzione.

FASE DECISORIA III°

fase

Procedimento di opposizione si può conclude con sentenza

inammissibilità o improcedibilità: per motivi di rito;

rigetto: per infondatezza dei motivi di merito; entrambe con condanna dell’attore al pagamento di

una pena pecuniaria;

accoglimento: la quale dichiara l’illegittimità della sentenza nei confronti del terzo. Sentenza

tuttavia continua ad esistere tra le parti e potrà spiegare i suoi effetti quando sia

cessato il pregiudizio per il terzo.

113

Sentenza pronunciata sull’opposizione è impugnabile con tutti i mezzi di impugnazione ai quali era

originariamente soggetta la sentenza impugnata, compresa l’opposizione di terzo da parte di altri

terzi. COSA GIUDICATA

FORMALE (O PASSAGGIO IN GIUDICATO): sentenza passa in giudicato formale quando non è più

soggetta a regolamento di competenza, appello, ricorso per cassazione revocazione ordinaria (art. 324)

ossia quando sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione ordinari o sono decorsi tutti i termini per

proporli, la sentenza passa in giudicato. Norma si riferisce a tutti i provvedimenti del giudice che passano in

giudicato nonostante faccia riferimento solo alla sentenza.

Una volta passata in giudicato la decisione non è irrevocabile, non può più essere modificata.

Distinguere giudicato

interno (formato nello stesso processo): preclude il riesame della questione decisa e non impugnata

all’interno del giudizio in cui la pronuncia è stata emessa (efficacia endoprocessuale);

esterno (formato in un processo diverso): pronuncia passata in giudicato vincola anche i futuri giudici

solo nel caso in cui venga prodotta con il relativo attestato di cancelleria (art. 124 disp.) e la

sentenza passata in giudicato sia collegata al successivo giudizio da un nesso di causale

inscindibile tale da costituirne la premessa logica ineludibile (efficacia extraprocessuale).

Entrambi sono rilevabili d’ufficio dal giudice, anche in cassazione, qualora l’esistenza del giudicato

risulti dagli atti allegati al processo.

A seguito del passaggio della sentenza in giudicato formale si verificano gli effetti della cosa giudicata

sostanziale.

SOSTANZIALE (O COSA GIUDICATA): l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato

fa stato ad ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa.

Le parti devono osservare quanto stabilito dal giudice e non possono portare la medesima controversia

una seconda volta davanti al giudice (ne bis in idem). In tal caso il giudice adito deve d’ufficio, in

qualunque stato e grado del giudizio, rilevare l’esistenza del precedente giudicato. Se il giudice

pronuncia una seconda volta sulla medesima controversia, le parti possono ricorrere per cassazione o

agire per revocazione.

Mentre il giudicato formale è un attributo indispensabile di tutte le pronunce, il giudicato sostanziale può

anche mancare (es. decisioni di rito passano in giudicato ma non producono la cosa giudicata pertanto,

l’azione non viene consumata e la parti possono agire nuovamente davanti al giudice).

Limiti

oggettivi: giudicato copre il dedotto ed il deducibile in relazione all’oggetto della domanda, si estende

quindi anche alle eccezioni proponibili, ossia quelle che si sarebbero potute proporre e non lo furono.

Tale preclusione impedisce di riproporre questioni già decise nonché questioni che non siano state

fatte valere in precedenza, ma ricomprese nell’oggetto del processo anteriore.

Si forma su tutto ciò che ha costituito oggetto della decisione compreso quanto costituisce il

presupposto logico-giuridico del giudicato esplicito (giudicato implicito).

Preclusa qualunque allegazione di fatti venuti ad esistenza prima dell’ultimo momento utile per dedurli in giudizio

(udienza di precisazione delle conclusioni) a prescindere dalla loro concreta conoscenza (o conoscibilità con la

normale diligenza).

Nel caso di fatti sopravvenuti all’udienza di precisazione delle conclusioni, gli stessi potranno essere fatti valere in

un successivo giudizio, se produttivi di effetti giuridici capaci di determinare una decisione di contenuto diverso

sulla situazione giuridica oggetto della prima sentenza.

soggettivi: cosa giudicata deve essere riconosciuta da tutti ma fa stato solo tra le parti, i loro eredi ed

aventi causa, i suoi effetti non si estendono ai terzi.

Giudicato ai terzi può solo arrecare dei danni o dei vantaggi di puro fatto che non vengono presi in

considerazione dal diritto. Cd. effetti riflessi del giudicato: effetti che possono eventualmente

114

ripercuotersi nella sfera dei terzi titolari di situazioni caratterizzate da un rapporto di pregiudizialità-

dipendenza rispetto a quello dedotto in giudizio (es. sentenza resa tra locatore e conduttore che

annulla il rapporto di locazione, ha effetto anche nei confronti del sub conduttore rimasto estraneo al

giudizio, travolgendo anche il rapporto di sublocazione).

Il terzo nei confronti del quale si verifica l’effetto riflesso non può dolersi del giudicato (e quindi

attaccarlo) per il solo fatto che gli arreca pregiudizio, ma solo provando che esso è il risultato di un

2

processo fraudolento posto in essere a suo danno mediante impugnazione revocatoria ex art. 404 .

115 PROCESSO ESECUTIVO

Diretto a soddisfare la pretesa del creditore mediante la materiale attuazione del suo diritto, anche

coattivamente.

Ex art. 2740 c.c. il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni assunte con tutti i suoi

beni, presenti e futuri, pertanto, se non adempie, il creditore, avvalendosi del processo esecutivo,

può realizzare il suo credito procedendo ad esecuzione forzata sui beni del debitore.

No fase istruttoria ed istruzione probatoria.

Non c’è contraddittorio, il debitore è soggetto ma non parte, se propone opposizione si apre un

giudizio autonomo di cognizione (carattere tipicamente unilaterale). Sullo stesso bene possono

svolgersi più azioni a parità di diritti.

Giudice dell’esecuzione è uno organo autonomo, assume la funzione di G.I. solo nelle cause di

opposizione, se competente. Ha la direzione del processo esecutivo, potere di ordinanza e di audizione degli

interessati non per costituire un contraddittorio ma per il miglior esercizio della potestà ordinatoria.

Competenza:

valore: opposizione del debitore si determina dal credito per cui si procede; opposizione di terzi si

determina dal valore dei beni controversi; controversie in sede di distribuzione si determina dal

maggiore dei crediti contestati;

materia: tribunale in composizione monocratica, salvi i casi 50-bis. Giudice di pace mai competente;

territorio: esecuzione forzata

su bene mobile o immobile: giudice del luogo in cui le cose si trovano;

autoveicoli e rimorchi: giudice del luogo in cui il debitore ha la sua residenza, domicilio, dimora, sede;

obblighi di fare e non fare: giudice del luogo dove l’obbligo deve essere adempiuto;

crediti (presso terzo): giudice del luogo in cui il debitore ha la residenza, domicilio, dimora o sede

(prima delle riforma 2014 era competente il giudice del luogo di residenza del terzo debitore, ora,

non essendo più ordinariamente necessario per il terzo comparire in udienza per rendere la

dichiarazione, nel caso in cui debitore non sia una P.A., criterio di collegamento territoriale è la

residenza, domicilio, dimora sede del debitore esecutato).

crediti verso P.A.: giudice del luogo dove il terzo debitore ha la residenza, domicilio, dimora o sede.

Tre azioni esecutive:

espropriazione forzata per crediti di denaro (esecuzione forzata in forma generica):

1) procedimento esecutivo volto a sottrarre beni determinati del debitore ed a trasformarli in denaro

per destinarlo alla soddisfazione generica del creditore (mobiliare presso il debitore, presso terzo,

immobiliare, per beni indivisi, contro il terzo proprietario);

esecuzione per consegna o rilascio (esecuzione in forma specifica): procedimento esecutivo

2) volto a far conseguire al creditore la materiale disponibilità di una determinata cosa mobile o

immobile;

esecuzione di obblighi di fare e non fare: procedimento esecutivo volto a far conseguire al

3) creditore una specifica prestazione o la eliminazione di quanto fatto in violazione dell’obbligo di

non fare.

Condizioni dell’azione: interesse ad agire è implicito nella domanda di esecuzione, legittimazione ad agire

risulta dalla coincidenza tra i soggetti dell’azione esecutiva e quelli risultati dal titolo esecutivo.

Quando la legge dispone che di un atto esecutivo sia data pubblicità notizia (art. 490) deve essere inserito sul portale

del Ministero della giustizia in una area pubblica denominata “portale delle vendite pubbliche” un avviso contenente

tutti i dati che possono interessare il pubblico (vecchio: affisso per 3 giorni nell’albo dell’ufficio giudiziario).

In caso di espropriazione di beni mobili registrati di valore superiore ad 25.000 euro e di immobili, l’avviso, l’ordinanza

del giudice e la relazione di stima devono essere inseriti in appositi siti internet almeno 45 giorni prima del termine per

la presentazione delle offerte o della data dell’incanto.

116

Su istanza del creditore procedente o dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo il giudice, inoltre, dispone che il

medesimo avviso sia inserito, almeno 45 giorni prima del termine per la presentazione delle offerte, una o più volte su

quotidiani di informazione locale aventi maggiore diffusione nella zona interessata o, quando opportuno, sui quotidiani

di informazione nazionale o che sia divulgato con le forme della pubblicità commerciale (mancata esecuzione nullità

che può farsi valere con l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 soltanto contro l’ordinanza di aggiudicazione).

ATTI PRELIMINARI O PREPARATORI

Se la legge non dispone diversamente, l’esecuzione forzata deve essere preceduta dalla

notificazione del titolo esecutivo e del precetto. Hanno la funzione di annunciare l’intenzione del creditore di

voler procedere ad esecuzione forzata, consentono al debitore di adempiere spontaneamente al fine di evitare

l’esecuzione e le spese relative e di contestare eventualmente la legittimità dell’esecuzione.

Devono essere notificati alla parte personalmente a norma degli art. 137 ss. (non al procuratore

costituito). Il precetto può essere redatto di seguito al titolo esecutivo ed essere notificato insieme

con questo. (art. 474): atto in base al quale è possibile iniziare l’esecuzione forzata, deve

TITOLO ESECUTIVO

preesistere all’inizio dell’esecuzione (se viene a mancare durante l’esecuzione comporta illegittimità

dell’esecuzione con effetti ex tunc; se viene sospesa l’esecutività si sospende l’esecuzione).

Deve avere ad oggetto un diritto certo (non vi siano dubbi sulla sua esistenza), liquido (determinato

nel suo ammontare), esigibile (non sottoposto né a termine né a condizione). Sono titoli esecutivi:

sentenze (passate in giudicato, II° grado, I° grado di condanna che sono ex lege

1) provvisoriamente esecutive), provvedimenti ed altri atti ai quali la legge attribuisce efficacia

esecutiva;

cambiali ed altri titoli di credito ai quali la legge attribuisce efficacia esecutiva (es. assegno

2) circolare, titolo esecutivo europeo); scritture private autenticate relativamente alle

obbligazioni pecuniarie in esse contenute (devono essere trascritte integralmente nel precetto);

atti pubblici.

3)

Esecuzione per consegna o rilascio può aver luogo solo con sentenza o atto pubblico.

Cambiali e altri titoli di credito valgono ex lege come titoli esecutivi; mentre sentenze, altri

provvedimenti dell’autorità giudiziaria, atti pubblici per valere come titolo esecutivo devono essere

muniti della formula esecutiva, salvo che la legge disponga diversamente.

Cd. spedizione in forma esecutiva: consiste nella intestazione “Repubblica italiana” e nell’apposizione da parte del

cancelliere, notaio o altro pubblico ufficiale della formula “Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano

richiesti ed a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al P.M. di darvi assistenza, ed a tutti gli ufficiali

della forza pubblica di concorrervi quando ne siano legalmente richiesti”. Non può spedirsi senza giusto motivo più di

una copia in forma esecutiva alla stessa parte.

Titolo esecutivo contro il defunto ha efficacia anche contro gli eredi ma si può notificare a loro il precetto solo dopo 10

gg dalla notifica del titolo esecutivo.

(art. 480): formale intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro

PRECETTO

un termine non minore di 10 gg con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà ad esecuzione

forzata (atto recettizio: non produce effetti se non è notificato al destinatario).

Deve contenere a pena di nullità:

1) indicazione delle parti; data di notificazione del titolo esecutivo, se fatta separatamente;

2) trascrizione integrale del titolo se richiesto dalla legge (es. scritture private autenticate);

3) avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di

un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento

concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un

piano del consumatore;

4) dichiarazione di residenza o elezione di domicilio nel comune ove ha sede il giudice

dell’esecuzione (non a pena di nullità, in mancanza opposizioni al precetto si propongono

davanti al giudice del luogo in cui è stato notificato);

117

5) sottoscritto anche solo dalla parte personalmente (non contiene alcuna domanda giudiziale).

inefficace: se l’esecuzione non è iniziata entro 90 gg dalla sua notificazione (termine non sottoposto

alla sospensione nel periodo feriale). Se contro il precetto è proposta opposizione il termine rimane sospeso e

riprende a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza di primo grado che decide sull’opposizione o dalla

comunicazione della sentenza di appello che respinge l’opposizione.

Esecuzione forzata non si può iniziare prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e in

ogni caso non prima che siano decorsi 10 gg dalla notificazione di esso. Presidente del tribunale

competente per l’esecuzione o un giudice da lui delegato per l’esecuzione, se vi è pericolo nel

ritardo, può autorizzare con decreto scritto in calce al precetto l’esecuzione immediata, con

cauzione o senza. ESPROPRIAZIONE FORZATA

O esecuzione in forma generica è il procedimento esecutivo volto a sottrarre coattivamente

determinati beni del debitore ed a trasformarli in denaro per destinarlo alla soddisfazione generica

del creditore (mobiliare presso il debitore, presso terzo, immobiliare, per beni indivisi, contro il

terzo proprietario). Forma di esecuzione indiretta ≠ specifica che si definisce diretta in quanto ha ad oggetto il bene

dovuto.

Tutti i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore, salvo le cause

legittime di prelazione (par condicio creditorum). Tutti i creditori hanno diritto di intervenire nel

processo esecutivo destinato all’espropriazione per rivalersi sul ricavato in proporzione ai loro

crediti.

Debitore può scegliere se procedere con esecuzione mobiliare o immobiliare salvo che sia già titolare di

una garanzia specifica su alcuni beni del debitore (es. ipoteca in quanto in tal caso non può pignorare altri

immobili se non sottopone a pignoramento anche gli immobili gravati da ipoteca).

Può anche procedere cumulativamente con diversi mezzi di espropriazione, tuttavia, su opposizione del

debitore, il giudice dell’esecuzione può limitare l’espropriazione al mezzo che il creditore sceglie o, in

mancanza, a quello che determina il giudice.

ATTI PRELIMINARI O PREPARATORI

Espropriazione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo esecutivo e del precetto.

PIGNORAMENTO I°

fase

L’espropriazione forzata inizia con il pignoramento (salvo che abbia ad oggetto beni pignorati o

ipotecati per i quali inizia direttamente con l’assegnazione o la vendita) il quale è compiuto

dall’ufficiale su istanza del creditore, previa esibizione da parte dello stesso del titolo esecutivo e

del precetto ritualmente notificati.

non può essere compiuto prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e, in ogni caso,

 non prima che siano decorsi 10 gg dalla notificazione dello stesso;

deve essere compiuto prima che siano trascorsi 90 gg dalla notificazione del precetto,

 altrimenti diventa inefficace ed è necessario procedere ad una nuova notifica per poter iniziare

l’esecuzione;

eseguito il pignoramento (orari 7-21 feriali) l’ufficiale giudiziario deposita l’atto di

 pignoramento nella cancelleria del giudice competente per l’esecuzione ed il Cancelliere forma

il fascicolo dell’esecuzione nel quale sono inseriti: atti compiuti dal giudice, dal cancelliere,

dall’ufficiale giudiziario; atti e documenti depositati dalle parti (tra cui l’originale del titolo

esecutivo). Entro 2 gg il fascicolo è presentato al Presidente del tribunale il quale nomina il

giudice dell’esecuzione.

118

pignoramento perde efficacia con conseguente estinzione del processo esecutivo quando dal suo

 compimento sono trascorsi 45 gg (non più 90) senza che sia stata chiesta l’assegnazione o la

vendita (termine perentorio). Decorre: mobiliare dalla chiusura del verbale di pignoramento; presso terzi dalla

data di notificazione del pignoramento al debitore ed al terzo; immobiliari dalla notificazione del pignoramento. È

sospeso in caso di opposizione agli atti esecutivi (automaticamente) o con provvedimento del giudice in caso di

opposizione all’esecuzione. Si applica la sospensione durante il periodo feriale.

Ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre

alla garanzia del credito, esattamente indicato, i beni che vi si assoggettano ed i frutti degli stessi

(art. 492). Funzione di vincolare i beni da assoggettare all’esecuzione sottraendoli alla libera

disponibilità del debitore, gli atti di disposizione eventualmente compiuti dal debitore dopo il

pignoramento sono inefficaci nei confronti del creditore procedente o degli intervenuti (inefficacia

relativa: l’atto è di per sé valido e non produce effetti soltanto nei confronti del creditore procedente

o degli intervenuti).

In seguito al pignoramento non sono opponibili ai creditori:

1) alienazioni di beni immobili o mobili registrati trascritte dopo il pignoramento;

2) cessioni di crediti notificate al debitore ceduto o accettate dal medesimo dopo il pignoramento;

3) alienazioni di universalità di mobili che non abbiano data certa;

4) alienazioni di beni mobili in cui non sia stato trasmesso il possesso anteriormente al pignoramento,

salvo che risultino da atto avente data certa.

Se i beni pignorati appaiono insufficienti o di lunga liquidazione, l’ufficiale giudiziario invita il debitore ad indicare altri

beni pignorabili ed i luoghi in cui si trovano ovvero le generalità dei terzi debitori, avvertendolo della sanzione penale

prevista per l’omessa o falsa dichiarazione.

Su istanza del creditore, il Presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, domicilio, dimora o sede,

verificato il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche

dei beni da pignorare. Istanza deve contenere l’indirizzo di posta elettronica, fax e PEC del difensore e non può essere

proposta prima che sia decorso il termine indicato nel precetto o 10 gg dalla notificazione. Tuttavia se vi è pericolo nel

ritardo il giudice può autorizzare la ricerca prima della notificazione del precetto.

L’ufficiale giudiziario autorizzato accede mediante collegamento telematico alle banche dati della P.A., anagrafe

tributaria, archivio dei rapporti finanziari, enti previdenziali al fine di individuare beni o crediti da sottoporre ad

esecuzione. Terminate le operazioni redige processo verbale nel quale indica le banche dati interrogate con i relativi

risultati e procede, munito del titolo esecutivo e del precetto, al pignoramento dei beni o crediti individuati. Se i beni

individuati si trovano presso luoghi non compresi nel territorio di competenza dell’ufficiale giudiziario, copia autentica

del verbale è rilasciata al creditore che, entro 15 gg, deve presentarla all’ufficiale giudiziario territorialmente

competente. Se l’accesso ha consentito di individuare crediti del debitore o cose di questo ultimo che sono nella

disponibilità di terzi, l’ufficiale giudiziario notifica d’ufficio al debitore ed al terzo il verbale.

assolutamente impignorabili (art. 514) beni demaniali e del patrimonio indisponibile dello Stato; edifici destinati

all’esercizio del culto cattolico, anche se appartenenti a privati; cose sacre e quelle che servono all’esercizio del

culto; beni di Stati e sovrani stranieri che abbiano una destinazione pubblica; usufrutto legale degli ascendenti; diritti

di uso e di abitazione; beni del fondo patrimoniale destinati a far fronte ai bisogni della famiglia e i frutti di essi, per

i debiti che il creditore conosceva per essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia; anello nuziale,

vestiti, biancheria, utensili di cucina etc.;

nel presso terzi: crediti alimentari, tranne per causa di alimenti; crediti aventi ad oggetto sussidi di grazia e di

sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri o sussidi dovuti per maternità, malattia o funerali da enti

vari.

relativamente impignorabili (art. 515): strumenti, oggetti e libri indispensabili per l’esercizio della professione,

dell’arte o del mestiere del debitore nei limiti di un 1/5 (senza limiti per i debitori imprenditori commerciali) quando

il presumibile valore di realizzo degli altri beni non appare sufficiente per la soddisfazione del credito; in mancanza

di altri mobili le cose che il proprietario di un fondo vi tiene per il servizio e la coltivazione del medesimo;

nel presso terzi: solo per crediti alimentari stipendi, salari ed altre indennità dovute da rapporti di lavoro o di

impiego nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato; per crediti dello Stato,

province, comuni fino ad 1/5.

Somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità non possono essere pignorate per un ammontare

corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà.

119

Somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, compreso

quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengano luogo della pensione, o

di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere

pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al

pignoramento; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme

possono essere pignorate nei limiti previsti.

pignorabili solo in circostanze particolari di tempo: frutti non ancora raccolti o separati dal suolo possono essere

pignorati separatamente dall’immobile cui accedono nelle ultime 6 settimane anteriori alla maturazione.

Debitore:

1) può evitare il pignoramento versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario la somma per cui si procede e l’importo

delle spese con l’incarico di consegnarli al creditore. Ha valore di pagamento con effetti liberatori salvo che sia fatto

con riserva di ripetizione e non implichi quindi il riconoscimento del debito e la rinuncia alla contestazione di esso.

2) può evitare il pignoramento di un determinato bene versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario una somma di

denaro uguale all’importo del credito o dei crediti per cui si procede e delle spese aumentata di 2/10 la quale

costituirà oggetto di pignoramento;

3) può chiedere la conversione del pignoramento ossia di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di

denaro pari all’importo dovuto al creditore procedente, creditori intervenuti e spese dell’esecuzione. Istanza di

sostituzione deve essere depositata in cancelleria dal debitore prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione

unitamente ad una somma non inferiore ad 1/5 dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e

dei crediti dei creditori intervenuti. Il giudice, entro 30 gg dal deposito dell’istanza, sentite le parti in udienza,

determina con ordinanza la somma da sostituire al bene. Se il debitore omette il versamento dell’importo

determinato dal giudice le somme versate divengono parte dei beni pignorati. In tal caso il giudice, su istanza del

creditore procedente o intervenuti munitivi di titolo esecutivo, dispone la vendita dei beni pignorati;

4) può chiedere la riduzione del pignoramento quando il valore dei beni pignorati è superiore all’importo delle spese

e dei crediti (è disposta dal giudice sentiti i creditori).

INTERVENTO CREDITORI

Può avvenire:

in via di partecipazione all’atto del pignoramento diventano compignoranti ed assumono la

1) qualità di litisconsorti (es. in caso di pignoramenti contemporanei sullo stesso bene);

in via di partecipazione alla distruzione della somma ricavata, unica via aperta ai creditori

2) che non siano divenuti compignoranti.

Possono intervenire all’esecuzione i creditori

muniti titolo esecutivo anche se il loro credito sia sorto dopo il pignoramento;

a) privi di titolo esecutivo che prima del pignoramento hanno eseguito un sequestro sui beni

b) pignorati, hanno un diritto di pegno o un diritto di prelazione risultante da pubblici registri, o

sono titolari di un diritto di credito di somma di denaro risultante dalle scritture contabili

di cui all’art. 2214 c.c.

creditori intervenuti tempestivamente, ossia non oltre l’udienza in cui è disposta la vendita o

l’assegnazione, partecipano all’espropriazione del bene pignorato e, se muniti di titolo

esecutivo, possono provocarne i singoli atti.

creditori chirografari che intervengono oltre la suddetta udienza ma prima di quella fissata per

l’audizione dei creditori e del debitore sulla distribuzione della somma ricavata (intervento

tardivo), concorrono alla distribuzione di quella parte della somma ricavata che sopravanza

dopo soddisfatti i diritti del creditore pignorante e di quelli già intervenuti tempestivamente.

Tale ultima limitazione non opera per i creditori iscritti e per quelli privilegiati i quali, anche se

intervenuti tardivamente, purché prima dell’udienza fissata per la distribuzione, parteciperanno a

quest’ultima in ragione dei loro diritti di prelazione e, quando sono muniti di titolo esecutivo,

possono provocare atti dell’espropriazione.

120

per intervenire devono depositare un ricorso contenente l’indicazione del credito e del suo titolo,

la domanda di partecipare alla distribuzione della somma ricavata e la dichiarazione di residenza o

elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’esecuzione.

Creditori privi di titolo esecutivo devono notificare al debitore copia del ricorso entro i 10 gg successivi

al deposito dell’intervento (termine non perentorio).

Giudice dell’esecuzione fissa, con la stesa ordinanza con cui è disposta la vendita o l’assegnazione,

l’udienza di comparizione davanti a sé del debitore e dei creditori intervenuti non muniti di titolo

esecutivo. Tra la data dell’ordinanza e la data fissata per l’udienza non possono decorrere più di 60 giorni.

All’udienza di comparizione il debitore deve dichiarare quale dei crediti, per i quali hanno avuto luogo

gli interventi, riconosce in tutto od in parte.

compare e riconosce i crediti: i relativi creditori possono partecipare alla distribuzione della somma per

l’intero o limitatamente alla parte riconosciuta;

non compare: si intendono riconosciuti tutti i crediti (riconoscimento ha efficacia solo all’interno del

processo esecutivo);

disconosce il credito: creditore ha diritto all’accantonamento delle somme che gli spetterebbero in sede di

distribuzione se ne fa istanza e dimostra di avere proposto, nei 30 giorni successivi il

disconoscimento, l’azione necessaria per conseguire il titolo esecutivo. Accantonamento non può

durare più di 3 anni trascorsi quali il giudice dell’esecuzione, d’ufficio o su istanza di una delle parti,

deve fissare una nuova udienza per la distribuzione della somma accantonata, in favore di coloro che

nel frattempo si siano muniti del titolo esecutivo.

Creditori titolari di un diritto di prelazione risultante dai pubblici registri (ipoteca, diritti reali di

godimento, privilegio speciale sui beni pignorati, sequestro conservativo) entro 5 gg dal pignoramento

devono essere avvertiti dell’espropriazione in corso tramite notifica effettuata dal creditore pignorante. In

mancanza della prova di tale notificazione, il giudice non può provvedere sull’istanza di assegnazione o di

vendita. La mancata notifica integra un fatto illecito ex art. 2043 c.c.

Creditori muniti di titolo esecutivo possono scegliere se intervenire in un processo già instaurato per

iniziativa di altro creditore o effettuare un nuovo pignoramento del medesimo bene autonomo rispetto ai

precedenti. Ogni pignoramento ha effetto indipendente anche se è unito agli altri in un unico processo.

Se il pignoramento iniziale viene dichiarato nullo o sia accertata l’inesistenza del credito per cui si

procede, resta travolto l’intero processo esecutivo compresi gli intervenuti, anche se titolati

VENDITA O ASSEGNAZIONE DEL BENE PIGNORATO II°

fase

dopo 10 gg dal pignoramento e non oltre 45 gg il creditore procedente o il creditore intervenuto

munito di titolo esecutivo possono fare istanza per la vendita dei beni pignorati o istanza per la

loro assegnazione (per le cose deteriorabili non è necessario rispettare il termine di 10gg; beni pignorati ed ipotecati

può essere chiesta senza preventivo pignoramento).

A seguito dell’istanza il giudice competente fissa l’udienza per l’assegnazione o la vendita la

quale segna il termine ultimo per l’intervento tempestivo e per le opposizioni agli atti esecutivi

compiuti anteriormente ad essa (dopo tale udienza processo non può essere sospeso se non nei casi di opposizione

all’esecuzione e di opposizione di terzi, con o senza cauzione).

La vendita viene effettuata senza incanto a meno che il giudice ritenga probabile che la vendita

all’incanto abbia luogo ad un prezzo superiore della metà rispetto al valore del bene.

Il creditore pignorante o il creditore intervenuto possono chiedere mediante istanza l’assegnazione

dei beni. Se sono intervenuti altri creditori l’assegnazione può essere richiesta solo a vantaggio di

uno solo o di più d’accordo tra tutti.

assegnazione satisfattiva quando il valore del bene è pari al credito ed alle spese e viene assegnato

al creditore a tacitazione del suo credito;

assegnazione vendita quando il valore del bene è superiore al credito ed il creditore è tenuto al

pagamento di un conguaglio sul quale concorrono gli altri creditori ed eventualmente il

debitore.

121

Ordinanza di assegnazione può essere impugnata con l’opposizione agli atti esecutivi.

Assegnazione è atto concorrente con la vendita rimesso alla discrezionalità dei creditori, espropriazione

mobiliare: può essere chiesta sin dall’inizio solo per i titoli di credito o cose aventi un valore determinato

o determinabile dai listini di borsa o di mercato; per tutti gli altri beni ad eccezione dell’oro e

dell’argento che se restano invenduti sono assegnati per il loro valore intrinseco ai creditori, può

essere chiesta solo qualora sia fallito il secondo incanto fissato ad un prezzo inferiore di 1/5 rispetto

al precedente;

immobiliare: ogni creditore entro 10 gg prima dell’udienza fissata per la vendita può presentare istanza di

assegnazione per il caso in cui la vendita non abbia luogo; assegnazione può essere fatta solo in caso

di esito negativo dell’incanto;

mobiliare presso terzi: assegnazione è l’unica forma satisfattoria prevista quando il pignoramento riguarda

somme di denaro immediatamente esigibili o esigibili in un termine non superiore a 90 gg.

Versato il prezzo della vendita o depositata la parte di prezzo eccedente il credito dell’assegnatario

il giudice pronuncia il decreto di trasferimento con il quale ordina che si cancellino le trascrizioni, i

pignoramenti e le iscrizioni ipotecarie.

Aggiudicatario inadempiente deve pagare le spese del nuovo incanto; perde la cauzione, deve

pagare l’eventuale differenza fra il prezzo ricavato dalla seconda vendita rispetto alla prima.

DISTRIBUZIONE DELLA SOMMA RICAVATA III°

fase

Se c’è un solo creditore pignorante il giudice, sentito il debitore, dispone a favore del creditore il

pagamento di quanto gli spetta per capitale, interessi e spese.

Se ci sono più creditori

se provvedono in via amichevole a formare il piano di riparto, il giudice, si limita ad approvarlo

(contratto plurilaterale di accertamento);

se manca l’accordo, il giudice, dopo averli sentititi tutti, forma un piano di riparto tenendo conto

delle cause legittime di prelazione.

spese di giustizia sono dedotte dalla massa attiva in prededuzione (art. 2777),

1)

il residuo è distribuito, previo accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori

intervenuti privi di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte riconosciuti

dal debitore, nell’ordine ai

creditori con diritto di prelazione

2) (anche se intervenuti tardivamente concorrono alla distribuzione

della somma ricavata in ragione dei loro diritti di prelazione);

122 creditori chirografari tempestivi;

3) creditori chirografari tardivi (intervenuti prima del provvedimento di distribuzione)

4) concorrono alla distribuzione della somma sopravanzata.

L’accantonamento è disposto per il tempo necessario affinché i creditori possano munirsi di

titolo esecutivo e in ogni caso per un periodo non superiore a 3 anni. Decorso il termine

fissato, su istanza di una delle parti o anche d’ufficio, il giudice dispone la comparizione

davanti a sé del debitore, del creditore procedente e dei creditori intervenuti, con l’eccezione

di coloro che siano già stati integralmente soddisfatti, e dà luogo alla distribuzione della

somma accantonata tenuto conto dei creditori intervenuti che si siano nel frattempo muniti di

titolo esecutivo.

Il residuo della somma ricavata dopo tale distribuzione ovvero dopo che sia decorso il

termine è consegnato al debitore o al terzo che ha subito l’espropriazione.

Terminata la fase della distribuzione con l’approvazione del piano di riparto, il giudice emette

ordini di pagamento agli aventi diritto: solo il seguito a tali ordini di pagamento il danaro passa al

creditore.

I creditori di un creditore avente diritto alla distribuzione possono chiedere di essere a lui sostituiti ( cd.

costituzione esecutiva o subcollocazione).

OPPOSIZIONI NELLA FASE DI DISTRIBUZIONE DELLA SOMMA RICAVATA

Se in sede di distribuzione sorge controversia sulla sussistenza o sull’ammontare di uno o più

crediti ovvero sulla sussistenza di cause di prelazione, il G.E., qualunque valore esse abbiano,

sentite le parti e compiuti i necessari accertamenti, provvede con ordinanza impugnabile mediante

opposizione agli atti esecutivi (a sua volta definita con sentenza inappellabile, ma ricorribile in

Cassazione per violazione di legge).

123 ESPROPRIAZIONE MOBILIARE PRESSO IL DEBITORE

Oggetto: beni mobili da pignorare nella casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti.

ATTI PRELIMINARI O PREPARATORI

Espropriazione mobiliare presso il debitore deve essere preceduta dalla notificazione del titolo

esecutivo e del precetto. PIGNORAMENTO I°

fase

Compiuto dall’ufficiale giudiziario, su istanza del creditore, previa esibizione da parte dello stesso

del titolo esecutivo e del precetto ritualmente notificati.

non può essere compiuto prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e, in ogni caso,

 non prima che siano decorsi 10 gg dalla notificazione dello stesso;

deve essere compiuto prima che siano trascorsi 90 gg dalla notificazione del precetto,

 altrimenti diventa inefficace ed è necessario procedere ad una nuova notifica per poter iniziare

l’esecuzione;

ufficiale giudiziario, munito di titolo esecutivo e del precetto, ricerca le cose da pignorare nella

 casa del debitore, negli altri luoghi a lui appartenenti o sulla stessa persona del debitore (se

autorizzato dal giudice può pignorare cose determinate che non si trovano in luoghi del debitore

ma delle quali il debitore possa disporre direttamente).

Nella scelta dei beni da pignorare deve preferire le cose che ritiene di più facile e pronta

liquidazione, nei limiti di un presumibile realizzo pari all’importo del credito precettato

aumentato della metà. In ogni caso deve preferire denaro, oggetti preziosi, titoli di credito ed

ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione. Se trova un pignoramento già compiuto ne dà

atto nel verbale descrivendo i beni mobili precedentemente pignorati e quindi procede al

pignoramento degli altri o fa constatare nel verbale che non ve ne sono.

Pignoramento successivo: in tal caso il processo verbale depositato in cancelleria è inserito nel

fascicolo formato in base al primo pignoramento se il pignoramento successivo è stato compiuto

prima dell’udienza fissata per l’assegnazione o la vendita. Il cancelliere da notizia della riunione ai

creditori del primo procedimento ed l’esecuzione continua in un unico processo. Se il pignoramento

successivo avviene dopo l’udienza assegnazione vendita ha gli effetti di un intervento tardivo

rispetto ai beni colpiti dal primo pignoramento, per cui il secondo creditore concorrerà alla

distribuzione della sola somma sopravanzata dopo siano stati soddisfatti il primo creditore

pignorante e gli altri creditori tempestivi. Se colpisce altri beni per questi ha luogo un separato

processo.

Al termine delle operazioni redige processo verbale delle sue operazioni nel quale descrive le

cose pignorate ed il loro stato, determinandone approssimativamente il presumibile valore di

realizzo, eventualmente nomina un custode ed intima al debitore di astenersi da qualunque atto di

disponibilità dei beni indicati nell’avviso di ingiunzione.

Compiute le operazioni, l’ufficiale giudiziario consegna al creditore il processo verbale, il titolo

esecutivo ed il precetto.

entro 15 gg dalla consegna creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente

 per l’esecuzione (dal 31 marzo 2015 con modalità telematica) la nota di iscrizione a ruolo, con

copie conformi (attestate dal suo avvocato) del processo verbale, titolo esecutivo e precetto

(perde efficacia il pignoramento);

eseguito il deposito il Cancelliere forma il fascicolo dell’esecuzione nel quale sono inseriti: atti

 compiuti dal giudice, dal cancelliere, dall’ufficiale giudiziario; atti e documenti depositati dalle

124

parti (tra cui l’originale del titolo esecutivo). Entro 2 gg il fascicolo è presentato al Presidente del

tribunale il quale nomina il giudice dell’esecuzione.

pignoramento perde efficacia con conseguente estinzione del processo esecutivo quando dal suo

 compimento sono trascorsi 45 gg (non più 90) dalla chiusura del verbale di pignoramento senza

che sia stata chiesta l’assegnazione o la vendita (termine perentorio).

VENDITA O ASSEGNAZIONE DEL BENE PIGNORATO II°

fase

dopo 10 gg dal pignoramento e non oltre 45 gg il creditore procedente o il creditore intervenuto

munito di titolo esecutivo possono fare istanza per la distribuzione del denaro, l’assegnazione dei

titoli di credito e delle altre cose il cui valore risulti da listino di borsa o di mercato, la vendita degli

altri beni pignorati.

A seguito dell’istanza il giudice competente fissa l’udienza per l’assegnazione o la vendita la

quale segna il termine ultimo per l’intervento tempestivo e per le opposizioni agli atti esecutivi

compiuti anteriormente ad essa .

Il giudice dell’esecuzione deve stabilire che il versamento della cauzione, la prestazione delle offerte, lo

svolgimento della gara tra gli offerenti, nonché il pagamento del prezzo, siano effettuati con modalità

telematiche salvo che le stesse siano pregiudizievoli per gli interessi dei creditori o per il sollecito

svolgimento della procedura.

Giudice dell’esecuzione può disporre che sia effettuata la pubblicità prevista dall’art. 490 almeno 10 giorni

prima della scadenza del termine per la presentazione delle offerte o della data dell’incanto.

se G.E. con ordinanza dispone la vendita senza incanto (o a mezzo commissionario) le cose

pignorate devono essere affidate all’istituto vendite giudiziarie o ad altro soggetto specializzato nel

settore iscritto nell’apposito elenco tenuto presso il tribunale, notaio, avvocato o commercialista

iscritto nell’apposito trasmesso ai G.E., affinché proceda alla vendita in qualità di commissionario

(il quale deve documentare tutte le operazioni di vendita).

Con la stessa ordinanza fissa il prezzo minimo e l’importo globale fino al raggiungimento del quale

la vendita deve essere eseguita; il numero complessivo, non inferiore a 3, degli esperimenti di

vendita; i criteri per determinare i relativi ribassi; le modalità di deposito della somma ricavata dalla

vendita ed il termine finale, non inferiore a 6 mesi e non superiore ad un anno alla cui scadenza il

soggetto incaricato della vendita deve restituire gli atti in cancelleria.

se G.E. con ordinanza dispone la vendita all’incanto in quanto ritiene probabile che possa avere

luogo ad un prezzo superiore alla metà rispetto al valore del bene (se no vendita senza incanto), può

affidarla al cancelliere, all’ufficiale giudiziario, ad un istituto apposito, notaio, avvocato o

commercialista iscritto nell’apposito trasmesso ai G.E. (qualora si tratti di beni mobili iscritti in

pubblici registri).

Con la stessa ordinanza fissa il giorno, l’ora, il luogo della vendita nonché il prezzo di apertura

dell’incanto ovvero dispone che la vendita avvenga al miglior offerente senza determinare il prezzo

minimo. Se il valore delle cose risulta da listino di borsa o di mercato il prezzo base è determinato

dal minimo del listino del giorno precedente alla vendita, se si tratta di oggetti d’oro o d’argento il

prezzo base non può essere inferiore al loro valore intrinseco, se restano invenduti sono assegnati

per tale valore ai creditori.

Le cose da vendere si offrono singolarmente oppure a lotti, la prima offerta non può essere inferiore

al prezzo base. Il bene è aggiudicato al maggior offerente quando dopo una duplice pubblica

125

enunciazione del prezzo raggiunto, non è fatta una maggiore offerta. Delle operazioni è redatto

processo verbale.

Se non ci sono offerte si procede a nuovo incanto con prezzo base inferiore di 1/5 rispetto al

precedente. Se non ci sono offerte i creditori possono chiedere l’assegnazione. Se le cose pignorate

risultano invendute o se la somma assegnata non è sufficiente a soddisfare le ragioni dei creditori, il

giudice ordina l’integrazione del pignoramento, se sono pignorate nuove cose ne dispone la vendita

senza che sia necessaria nuova istanza, in caso contrario dichiara l’estinzione del procedimento.

Se l’aggiudicatario non è paga l’organo esecutivo incaricato della vendita procede a nuovo incanto

a spese e sotto la responsabilità dell’aggiudicatario inadempiente.

DISTRIBUZIONE DELLA SOMMA RICAVATA III°

fase

PICCOLA ESPROPRIAZIONE MOBILIARE

Se il valore dei beni pignorati non supera 20.000 euro due deroghe alla procedura ordinaria che si

riducono ad una abbreviazione del termine per l’intervento dei creditori:

se vi è

un solo creditore, il giudice dell’esecuzione provvede sull’istanza di assegnazione o di vendita con

decreto, senza la convocazione delle parti;

altri creditori, questi possono intervenire tempestivamente fino alla data di presentazione del

ricorso per la vendita e l’assegnazione: il G.E. provvede sul ricorso con ordinanza, sentiti i

creditori intervenuti tempestivamente. I creditori possono ancora intervenire in seguito purché

prima del provvedimento di distribuzione, ma, se chirografari, vengono collocati dopo il

creditore precedente e quelli intervenuti in precedenza

Accelerare i tempi del processo esecutivo ogniqualvolta il valore dei beni pignorati risulti, sin da

subito, insufficiente per soddisfare un vasto numero di creditori, impedendo, quindi, a questi ultimi,

di spiegare interventi che ingolferebbero inutilmente lo svolgimento dell’espropriazione.

Oltre alle normali forme di pignoramento su beni mobili, il pignoramento di autoveicoli,

motoveicoli o rimorchi può essere eseguito anche mediante notificazione al debitore e successiva

trascrizione di un atto nel quale si indicano esattamente, con gli estremi richiesti dalla legge speciale

per la loro iscrizione nei pubblici registri, i beni ed i diritti che si intendono sottoporre ad

esecuzione (art. 521-bis)

Il pignoramento deve contenere l’intimazione a consegnare entro 10 giorni i beni pignorati, nonché

i titoli ed i documenti relativi alla proprietà ed all’uso dei medesimi, all’istituto vendite giudiziarie

(I.V.G.) autorizzato ad operare nel territorio del circondario nel quale è compreso il luogo in cui il

debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, o in mancanza, a quello più vicino.

eseguita l’ultima notificazione, l’ufficiale giudiziario consegna senza ritardo al creditore l’atto di

 pignoramento perché proceda alla trascrizione nei pubblici registri.

entro 30 giorni dalla comunicazione che l’I.V.G. fa al creditore pignorante, questo ultimo deve

 depositare nella cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione la nota di iscrizione a

ruolo, con copie conformi (attestate dal suo avvocato) del titolo esecutivo, del precetto, dell’atto

126

di pignoramento e della nota di trascrizione: la violazione di tale termine determina l’inefficacia

del pignoramento.

l’istanza di assegnazione o di vendita deve essere depositata entro 45 giorni dal deposito da parte

 del creditore della nota di iscrizione ovvero dal deposito da parte di questo ultimo delle copie

conformi degli atti.

Pignoramento di quote delle s.r.l. nella disciplina dettata dall’art. 2471 sembra riconducibile all’espropriazione

mobiliare diretta. Giurisprudenza ha ritenuto la pignorabilità anche delle quote delle società di persone nel caso in cui

l’atto costitutivo preveda la loro trasferibilità.

127 ESPROPRIAZIONE PRESSO TERZI

Oggetto: crediti che il debitore ha verso terzi (anche illiquidi o condizionati ma suscettibili di una

capacità satisfattiva futura es. crediti di lavoro), mobili del debitore in possesso di terzi.

Compente: giudice del luogo in cui il debitore esecutato ha la residenza, domicilio, dimora o sede (non più dove il terzo

ha residenza, domicilio, dimora, sede).

ATTI PRELIMINARI O PREPARATORI

Espropriazione presso terzi deve essere preceduta dalla notificazione del titolo esecutivo e del

precetto. PIGNORAMENTO I°

fase

non può essere compiuto prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e, in ogni caso,

 non prima che siano decorsi 10 gg dalla notificazione dello stesso;

deve essere compiuto prima che siano trascorsi 90 gg dalla notificazione del precetto,

 altrimenti diventa inefficace ed è necessario procedere ad una nuova notifica per poter iniziare

l’esecuzione;

Si esegue mediante atto di citazione notificato al terzo ed al debitore a norma degli art. 137 ss. il

quale deve contenere:

indicazione del credito per cui si procede, delle cose o somme dovute dal terzo, del titolo

1. esecutivo e precetto;

intimazione al terzo di non disporre, senza ordine del giudice, delle cose o somme dovute al

2. debitore;

ingiunzione al debitore di astenersi da ogni atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni;

3. la citazione del debitore a comparire davanti al giudice competente (all’udienza fissata non

4. prima di 10 giorni dalla notifica);

con l’invito al terzo a comunicare la dichiarazione di quantità (art. 547) al creditore procedente

5. entro 10 giorni a mezzo raccomandata ovvero a mezzo PEC; con l’avvertimento al terzo che, in

caso di mancata comunicazione della dichiarazione, la stessa dovrà essere resa comparendo in

una apposita udienza e che quando non compaia o, sebbene comparso, non renda la

dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cose di appartenenza del debitore,

nell’ammontare o nei termini indicati dal creditore, si considereranno non contestati ai fini sia

del procedimento esecutivo in corso che dell’esecuzione che dovesse essere eventualmente

instaurata dal creditore contro il terzo sulla base del provvedimento di assegnazione. Con il

pignoramento il terzo è soggetto agli obblighi del custode relativamente alle cose o somme dovute nei limiti

dell’importo del credito precettato aumentato della metà, assumendo quindi una responsabilità personale verso il

creditore pignorante.

dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale

6. competente, nonché l’indirizzo di PEC del creditore procedente.

eseguita l’ultima notificazione l’ufficiale giudiziario consegna al creditore l’originale dell’atto

 di citazione; qualora proceda alla ricerca dei beni da pignorare con modalità telematiche consegna anche il

verbale redatto al termine delle ricerche;

entro 30 gg dalla consegna creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente

 per l’esecuzione (dal 31 marzo 2015 con modalità telematica) la nota di iscrizione a ruolo, con

copie conformi (attestate dal suo avvocato) dell’atto di citazione, titolo esecutivo e precetto

(perde efficacia il pignoramento);

eseguito il deposito il Cancelliere forma il fascicolo dell’esecuzione nel quale sono inseriti: atti

 compiuti dal giudice, dal cancelliere, dall’ufficiale giudiziario; atti e documenti depositati dalle

128

parti (tra cui l’originale del titolo esecutivo). Entro 2 gg il fascicolo è presentato al Presidente del

tribunale il quale nomina il giudice dell’esecuzione.

pignoramento perde efficacia con conseguente estinzione del processo esecutivo quando dal suo

 compimento sono trascorsi 45 gg (non più 90) dalla notificazione dell’atto di pignoramento

senza che sia stata chiesta l’assegnazione o la vendita (termine perentorio).

Dichiarazione del terzo (art. 547)

Con dichiarazione a mezzo raccomandata inviata al creditore procedente o trasmessa a mezzo di

PEC, il terzo, personalmente o a mezzo di procuratore speciale o del difensore munito di procura

speciale, deve specificare:

di quali cose o di quali somme è debitore o di quali cose è in possesso e quando ne deve

1. eseguire la consegna o il pagamento;

sequestri precedentemente eseguiti presso di lui e le cessioni che gli sono state notificate o che

2. ha accettato.

Natura di confessione o di atto di accertamento costitutivo del credito vantato dal debitore nei

confronti del terzo.

Se all’udienza il creditore dichiara di non aver ricevuto la dichiarazione del terzo, il giudice, con

ordinanza notificata al terzo almeno 10 gg prima, fissa un udienza successiva. Se il terzo non

compare alla nuova udienza o, comparendo, rifiuta di fare la dichiarazione, il credito pignorato o il

possesso del bene di appartenenza del debitore, nei termini indicati dal creditore, si considera non

contestato. Se l’allegazione del terzo creditore consente l’identificazione del credito o dei beni di

appartenenza del debitore in possesso del terzo il giudice provvede all’assegnazione o alla vendita.

Se sulla dichiarazione sorgono contestazioni o se a seguito della mancata dichiarazione del terzo

non è possibile l’esatta identificazione del credito o dei beni del debitore in possesso del terzo, il

giudice dell’esecuzione, su istanza di parte, provvede con ordinanza, compiuti i necessari

accertamenti nel contraddittorio tra le parti e con il terzo

Il terzo proporre impugnazione agli atti esecutivi contro l’ordinanza di assegnazione di crediti se

prova di non averne avuto tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso

fortuito o forza maggiore.

In base alla disciplina previgente se il terzo non compariva all’udienza stabilita o, comparendo, rifiutava di

fare la dichiarazione, o se intorno a questa sorgevano contestazioni, il giudice dell’esecuzione, su istanza di

parte, provvedeva all’istruzione di un apposito giudizio (giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo) nel

quale si generava un litisconsorzio necessario tra il debitore, il terzo pignorato ed il creditore procedente. Tale

giudizio era rivolto esclusivamente all’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito pignorato.

Tale giudizio è stato eliminato a favore dell’introduzione di un meccanismo di non contestazione.

VENDITA O ASSEGNAZIONE II°

fase

Se il terzo si dichiara o è dichiarato possessore di beni mobili appartenenti al debitore il G.E.

sentite le parti provvede per l’assegnazione o la vendita delle cose mobili o per l’assegnazione dei

crediti.

Nel caso di crediti per somme esigibili immediatamente o in un termine non maggiore a 90 gg, il

giudice deve assegnarle in pagamento (unica forma di espropriazione ammessa in tal caso);

Nel caso di crediti per somme esigibili in termini maggiori o relative a censi o rendite perpetue o

temporanee, se i creditori non ne chiedono concordemente l’assegnazione, i crediti si vendono nelle

forme disposte per la vendita di cose mobili.

129

Se il credito assegnato o venduto è garantito da pegno, il G.E. dispone che la cosa data in pegno sia

affidata all’assegnatario o aggiudicatario del credito oppure ad un terzo che designa, sentite le parti;

se è garantito da ipoteca, il provvedimento di assegnazione o l’atto di vendita nei registri

immobiliari.

130 ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE

Oggetto: diritto di proprietà e diritti reali di godimento sui beni immobili e loro pertinenze.

ATTI PRELIMINARI O PREPARATORI

Espropriazione immobiliare presso il debitore deve essere preceduta dalla notificazione del titolo

esecutivo e del precetto. PIGNORAMENTO I°

fase

non può essere compiuto prima che sia decorso il termine indicato nel precetto e, in ogni caso,

 non prima che siano decorsi 10 gg dalla notificazione dello stesso;

deve essere compiuto prima che siano trascorsi 90 gg dalla notificazione del precetto,

 altrimenti diventa inefficace ed è necessario procedere ad una nuova notifica per poter iniziare

l’esecuzione;

Si esegue mediante un atto notificato al debitore a norma degli art. 137 ss. sottoscritto dal creditore,

col quale si indicano esattamente i beni e diritti immobiliari che si intendono sottoporre ad

esecuzione, con gli estremi richiesti dal c.c. per l’individuazione dell’immobile ipotecato (natura,

destinazione urbanistica, comune di appartenenza, numero della partita catastale ed almeno 3 dei

suoi confini), e gli si ingiunge di astenersi da atti diretti a sottrarli alla garanzia del credito.

Creditore può fare pignorare insieme con l’immobile anche i mobili che lo arredano (ufficiale giudiziario

forma due processi verbali separati ma li deposita insieme nella cancelleria del tribunale). Creditore

ipotecario non può pignorare altri immobili se non sottopone a pignoramento prima quelli gravati da

ipoteca.

ufficiale giudiziario, immediatamente dopo la notificazione, consegna copia autentica dell’atto

 con le note di trascrizione al competente conservatore dei registri immobiliari che trascrive l’atto

e gli restituisce una delle note. Da tale momento il pignoramento è opponibile ai terzi. Se nel

trascrivere un atto di pignoramento il conservatore trova che sugli stessi beni è stato eseguito un altro pignoramento

ne fa menzione nella nota che restituisce.

Eseguita l’ultima notificazione, l’ufficiale giudiziario consegna al creditore l’atto di

pignoramento, il titolo esecutivo, il precetto e la nota di trascrizione restituitagli dal

conservatore.

entro 15 gg dalla consegna creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente

 per l’esecuzione (dal 31 marzo 2015 con modalità telematica) la nota di iscrizione a ruolo, con

copie conformi (attestate dal suo avvocato) dell’atto di pignoramento, nota di trascrizione, titolo

esecutivo e precetto (perde efficacia il pignoramento);

eseguito il deposito il Cancelliere forma il fascicolo dell’esecuzione nel quale sono inseriti: atti

 compiuti dal giudice, dal cancelliere, dall’ufficiale giudiziario; atti e documenti depositati dalle

parti (tra cui l’originale del titolo esecutivo). Entro 2 gg il fascicolo è presentato al Presidente del

tribunale il quale nomina il giudice dell’esecuzione.

pignoramento perde efficacia con conseguente estinzione del processo esecutivo quando dal suo

 compimento sono trascorsi 45 gg (non più 90) dalla notificazione dell’atto di pignoramento

senza che sia stata chiesta l’assegnazione o la vendita (termine perentorio). In tal caso il giudice

dispone che sia cancellata la trascrizione ed il conservatore provvede alla cancellazione su

presentazione dell’ordinanza.

Con il pignoramento il debitore è costituito custode dei beni pignorati senza diritto a compenso, tuttavia, su istanza del

creditore pignorante il giudice può nominare custode una persona diversa (obbligatoria la scelta di una persona diversa

qualora l’immobile non sia occupato dal debitore stesso). Ha l’obbligo del rendiconto in quanto deve provvedere alla

131

amministrazione ed alla gestione dell’immobile ma non può dare in locazione l’immobile se non autorizzato. Giudice

può disporre con provvedimento che costituisce titolo esecutivo per il rilascio la liberazione dell’immobile pignorato

quando non ritiene di autorizzare il debitore a continuare ad abitare lo stesso.

Trascrizione conserva il suo effetto per 20 anni dalla sua data e cessa se non rinnovata prima del ventennio.

VENDITA O ASSEGNAZIONE DEL BENE PIGNORATO II°

fase

dopo 10 gg dalla notificazione del pignoramento e non oltre 45 gg il creditore procedente o il

creditore intervenuto munito di titolo esecutivo possono chiedere la vendita dell’immobile

pignorato (assegnazione è esercitabile solo in caso di esito negativo dell’incanto).

entro 60 gg dal deposito dell’istanza (termine prorogabile una sola volta per giustificati motivi per

altri 60 gg) il creditore che richiede la vendita deve allegare al ricorso stesso l’estratto del

catasto, i certificati di iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile pignorato effettuate nei

20 anni anteriori alla trascrizione del pignoramento (o un certificato notarile di relazione

ventennale ipocatastale) a pena di inefficacia del pignoramento (con ordinanza con la quale

si cancella anche trascrizione) e di estinzione del processo se non ci sono altri beni

pignorati.

entro 15 gg dal deposito della documentazione il G.E. nomina un esperto che presta giuramento in

cancelleria mediante sottoscrizione del verbale di accettazione e fissa l’udienza per la

comparizione delle parti e dei creditori che hanno un diritto di prelazione e non sono

ancora intervenuti.

Il valore dell’immobile è determinato dal giudice avuto riguardo al valore di mercato sulla base

degli elementi forniti dalle parti e dall’esperto.

L’esperto è incaricato dal giudice di procedere alla stima del bene, procede mediante calcolo

della superficie dell’immobile, specificando quella commerciale, del valore per metro quadro e

del valore complessivo, esponendo analiticamente gli adeguamenti e le correzioni della stima ivi

compresa la riduzione del valore di mercato per l’assenza della garanzia per vizi del bene

venduto, per oneri di regolarizzazione urbanistica, stato d’uso, manutenzione, vincoli ed oneri

giuridici non eliminabili nel corso del processo esecutivo, spese condominio insolute (art. 568).

Entro 45 gg prima dell’udienza l’esperto deve inviare ai creditori ed al debitore copia della

relazione terminata ed i creditori possono depositare all’udienza le note critiche all’elaborato

peritale, purché inviate in anticipo all’esperto, il quale interverrà all’udienza.

Se dispone con ordinanza la vendita forzata, fissa un termine non inferiore a 90 gg, e non superiore

a 120, entro il quale possono essere proposte offerte di acquisto e stabilisce il prezzo base, l’offerta

minima, il termine, non superiore a 120 gg dall’aggiudicazione, entro il quale il prezzo deve essere

depositato, e fissa, al giorno successivo alla scadenza del termine, l’udienza per la deliberazione

sull’offerta e per la gara tra gli offerenti (con la stessa ordinanza può stabilire che versamento cauzione, offerte,

svolgimento della gara e, nei casi previsti, incanto, nonché pagamento del prezzo siano effettuati con modalità

.

telematiche)

Il cancelliere pubblicizza l’ordine di vendita sul portale del Ministero della giustizia ex art. 490 mediante indicazione

dei dati identificativi dell’immobile, del valore e del sito dove è pubblicata la relativa relazione di stima, con

l’avvertimento che maggiori informazioni possono essere richieste alla cancelleria del tribunale da chiunque vi abbia

interesse.

vendita chiunque può offrire eccetto il

SENZA INCANTO (passaggio preliminare alla vendita all’incanto):

debitore. L’offerente deve presentare nella cancelleria una busta chiusa contenente la dichiarazione

scritta compilata personalmente o a mezzo di avvocato contenente il prezzo offerto, il tempo ed il

modo del pagamento, ogni altro elemento utile alla valutazione dell’offerta. Se è stabilito che la cauzione

è da versare mediante assegno circolare, lo stesso deve essere inserito nella busta. Non è efficace se perviene oltre il

132

termine stabilito nell’ordinanza, se è inferiore di oltre 1/5 al prezzo stabilito nell’ordinanza o se l’offerente non presta

cauzione con le modalità stabilite nell’ordinanza di vendita. Irrevocabile salvo che il giudice ordini.

Le buste sono aperte all’udienza fissata per l’esame delle offerte alla presenza degli offerenti.

offerta unica: giudice convoca le parti ed i creditori iscritti non intervenuti, se l’offerta è superiore

al valore dell’immobile stabilito nell’ordinanza di vendita è accolta; se è inferiore in

misura non superiore ad 1/4 il giudice può disporre la vendita quando ritiene che non vi

sia seria possibilità di conseguire un prezzo maggiore con una nuova vendita e non sono

state presentate istanze di assegnazione;

vi sono più offerte: il G.E. invita gli offerenti ad una gara sull’offerta più alta. Se vi sono istanze di

assegnazione ed il prezzo indicato nella migliore offerta è inferiore al valore

dell’immobile stabilito nell’ordinanza di vendita, il giudice procede all’assegnazione.

G.E. con decreto di vendita stabilisce il modo ed il termine del versamento del prezzo, dopo il

versamento, trasferisce la proprietà del bene mediante un secondo decreto.

vendita : G.E. nell’ordinanza stabilisce il prezzo base, giorno ed ora del’incanto,

ALL’INCANTO

termine che deve decorrere tra il compimento delle forme di pubblicità e l’incanto, ammontare della

cauzione in misura non superiore ad 1/10 del prezzo base d’asta ed il termine entro il quale deve

essere presentata dagli offerenti, misura minima dell’offerta in aumento, termine non superiore a 60

gg entro il quale il prezzo deve essere depositato (nullità per inidoneità a raggiungere lo scopo per

cui è prevista).

Chiunque può partecipare eccetto il debitore, è necessario versare la cauzione che sarà restituita

all’offerente non divenuto aggiudicatario, salvo che lo stesso abbia omesso di partecipare al

medesimo senza documentato e giustificato motivo. In tal caso la cauzione è restituita solo nella

misura di 9/10 e la restante parte è trattenuta. Gara tra gli offerenti si svolge nella sala delle

pubbliche udienze davanti al G.E., per potersi aggiudicare l’immobile devono decorrere 3 minuti

dall’offerta. L’aggiudicazione è fatta al miglior offerente tuttavia, se entro 10 gg

dall’aggiudicazione, sono fatte mediante deposito in cancelleria, nuove offerte superiori di 1/5 il

prezzo raggiunto, si fa luogo ad una nuova gara. A tale gara possono partecipare anche gli offerenti

al precedente incanto, in caso di diserzione della gara, l’aggiudicazione diventa definitiva e gli

offerenti in aumento perdono la cauzione (il cui importo è pari al doppio della cauzione fissata per

l’incanto originario).

Avvenuto il versamento del prezzo il G.E., finché non viene emesso il decreto di trasferimento, può

sospendere la vendita ed indire una nuova asta se ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente

inferiore a quello giusto (ordinanza impugnabile con opposizione agli atti esecutivi). In caso

contrario pronuncia il decreto di trasferimento con il quale ordina la cancellazione delle trascrizioni,

pignoramenti, iscrizioni ed ingiunge al debitore di lasciare l’immobile venduto (costituisce titolo

esecutivo per il rilascio). Le somme versate dall’aggiudicatario sono depositate presso una banca o

in un conto postale indicato dal giudice.

Se la vendita all’incanto non ha luogo per mancanza di offerte, la legge ammette tre possibilità:

: se la vendita non ha luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di

1) ASSEGNAZIONE

assegnazione, il giudice provvede su di esse fissando il termine entro il quale l’assegnatario deve

versare l’eventuale conguaglio. Avvenuto il versamento, il giudice pronuncia il decreto di

trasferimento. Sull’istanza non è più necessaria un’udienza.

: se ritiene di non accogliere l’istanza o se non vi sono istanze di

2) SECONDO INCANTO

assegnazione, il giudice con ordinanza può disporre un nuovo incanto sempre che ritenga che la

vendita con tale modalità possa aver luogo per un prezzo superiore della metà rispetto al valore

del bene.

133

Il giudice può, altresì, stabilire diverse condizioni di vendita e diverse forme di pubblicità,

fissando un prezzo base inferiore al precedente fino al limite di 1/4.

Se al secondo tentativo la vendita non ha luogo per mancanza di offerte e vi sono domande di

assegnazione, il giudice assegna il bene al creditore o ai creditori richiedenti, fissando il termine

entro il quale l’assegnatario deve versare l’eventuale conguaglio.

: se ritiene di non accogliere l’istanza o se non vi sono

3) AMMINISTRAZIONE GIUDIZIARIA

istanze di assegnazione, il giudice può emettere un provvedimento di amministrazione

giudiziaria degli immobili sottoposti all’esecuzione. Misura esecutiva eventuale e sussidiaria,

sostitutiva del secondo incanto, per evitare che la vendita dell’immobile avvenga ad un prezzo

svantaggioso.

Disposta per un termine non superiore a 3 anni. È affidata ad uno o più creditori o ad un

istituto all’uopo autorizzato, oppure allo stesso debitore, se tutti i creditori vi consentono.

L’amministratore è tenuto al deposito delle rendite, nonché alla presentazione di rendiconti

parziali e, al termine della gestione, del rendiconto finale. I frutti (naturali o civili)

dell’immobile vengono destinati, detratte le spese, alla soddisfazione dei creditori.

Nel corso dell’amministrazione, il creditore pignorante o uno degli intervenuti può chiedere che si proceda ad un

nuovo incanto o all’assegnazione dell’immobile. In ogni caso, allo scadere del termine, l’amministrazione cessa e

viene disposto un nuovo incanto salvo che il giudice, su richiesta di tutte le parti non conceda una o più proroghe

che non prolunghino complessivamente l’amministrazione oltre i 3 anni.

DISTRIBUZIONE DELLA SOMMA RICAVATA III°

fase

entro 30 gg dal versamento del prezzo, il giudice d’ufficio oppure il professionista delegato,

formano il progetto contenente la graduazione dei creditori e lo depositano in cancelleria affinché

possa essere consultato dai creditori e dal debitore, e fissano un’udienza per l’audizione delle parti.

La mancata comparizione implica approvazione del progetto. Se comparendo non sorgono

contestazioni o, se sorte, sono composte amichevolmente, se ne dà atto nel processo verbale ed il

giudice, o il professionista delegato, ordina il pagamento delle singole quote.

vendita comune ≠ vendita forzata in quanto no garanzie vizi della cosa; no rescissione per lesione,

vengono meno i diritti reali di garanzia, no prelazione in materia locatizia e di eredità.

(art. 591-bis 534-bis)

DELEGA DELLE OPERAZIONI DI VENDITA

G.E., con l’ordinanza con la quale provvede sull’istanza di vendita delega ad un notaio, avvocato o

commercialista iscritti negli elenchi inviati dal tribunale ai G.E. il compimento delle operazioni di

vendita con incanto o senza dei beni mobili registrati e dei beni immobili.

Con la medesima ordinanza stabilisce: termine per lo svolgimento delle operazioni delegate,

modalità della pubblicità, luogo di presentazione delle offerte e luogo dove si procede all’esame

delle offerte, alla gara tra gli offerenti ed alle operazioni dell’eventuale incanto.

Non dispone la delega ove, sentiti i creditori, ravvisi l’esigenza di procedere direttamente alle

operazioni di vendita a tutela degli interessi delle parti.

G.E., sentito l’interessato, dispone la revoca della delega delle operazioni di vendita se non vengono

rispettati i termini e le direttive per lo svolgimento delle operazioni, salvo che il professionista

delegato dimostri che il mancato rispetto dei termini o delle direttive sia dipeso da causa a lui non

imputabile.

Professionista è delegato: determinazione del valore del bene tenendo anche conto della relazione

redatta dall'esperto nominato dal giudice, e delle eventuali note depositate dalle parti; avvisi vendita

134

senza incanto e con incanto; operazioni dell'incanto e all'aggiudicazione dell'immobile; offerte dopo

l'incanto e sul versamento del prezzo; istanza di assegnazione; fissazione del nuovo incanto e del

termine per la presentazione di nuove offerte d'acquisto; fissazione dell'ulteriore incanto; alla

esecuzione delle formalità di registrazione, trascrizione e voltura catastale nonché all'espletamento

delle formalità di cancellazione delle trascrizioni dei pignoramenti e delle iscrizioni ipotecarie

conseguenti al decreto di trasferimento pronunciato dal giudice dell'esecuzione; formazione del

progetto di distribuzione ed alla sua trasmissione al giudice dell'esecuzione.

Avvenuto il versamento del prezzo il professionista delegato predispone il decreto di trasferimento e

trasmette senza indugio al G.E. il fascicolo. Al decreto, se previsto dalla legge, deve essere allegato

il certificato di destinazione urbanistica dell'immobile quale risultante dal fascicolo processuale.

Contro il decreto è proponibile opposizione agli atti esecutivi (art. 617).

G.E. emette il decreto di trasferimento (il quale resta atto del giudice anche se il professionista ne

predispone il testo), contro il decreto con cui il giudice dispone sul ricorso e, comunque, avverso gli

atti del professionista, è ammesso reclamo delle parti e degli interessati sul quale il giudice decide

con ordinanza. Il ricorso non sospende le operazioni di vendita salvo che il giudice, concorrendo

gravi motivi, disponga la sospensione. Contro il provvedimento del giudice è ammesso il reclamo ai

sensi dell’art. 669-terdecies (reclamo corte appello).

135 ESPROPRIAZIONE DI BENI INDIVISI

Oggetto: beni di cui il debitore è titolare in comunione con altre persone, viene espropriata solo la

quota ideale appartenente al debitore, non potendo essere violati i diritti dei comproprietari.

ATTI PRELIMINARI O PREPARATORI

Espropriazione di beni indivisi deve essere preceduta dalla notificazione del titolo esecutivo e del

precetto. PIGNORAMENTO I°

fase

Il pignoramento deve essere notificato, cura del creditore procedente, ai comproprietari non

debitori, ai quali è fatto divieto di lasciare separare dal debitore la sua parte delle cose comuni senza

ordine del giudice.

Avviso deve contenere: indicazione del creditore pignorante, bene pignorato, data dell’atto di

pignoramento e della trascrizione dello stesso. È sottoscritta dal creditore pignorante. Omissione

dell’atto non inficia la validità del pignoramento ma ai comproprietari non è impedito di procedere

alla divisione.

G.E., su istanza del creditore pignorante o dei comproprietari e sentiti tutti gli interessati, può

ordinare:

separazione della quota in natura spettante al debitore, quando è possibile;

1) vendita della quota se ritiene probabile che possa avvenire ad un prezzo pari o superiore al

2) valore della stessa (cessione della qualità di condomino, lo stato di comunione sopravvive ma al

debitore si sostituisce l’acquirente della quota):

divisione se la separazione in natura non è chiesta o non è possibile. L’espropriazione è sospesa

3) finché non si sia proceduto alla divisione in via consensuale o giudiziale.

Competente per il giudizio di divisione è il G.E., se gli interessati

sono tutti presenti, provvede all’istruzione della causa, eventualmente concedendo un termine

per depositare una comparsa di risposta avente i requisiti di cui all’art. 167 rinviando ad

altra udienza per gli incombenti di cui all’art. 183;

non sono tutti presenti nella procedura esecutiva, con ordinanza fissa l’udienza davanti a sé per

la comparizione delle parti concedendo termine alla parte più diligente fino a 60 gg prima

per l’integrazione del contraddittorio mediante la notifica dell’ordinanza.

Tale notifica serve anche ad evitare l’estinzione del processo esecutivo, per inattività delle parti.

Avvenuta la divisione, la vendita o l’assegnazione dei beni attribuiti al debitore hanno luogo

secondo le norme in materia di espropriazione in generale.

ESPROPRIAZIONE CONTRO IL TERZO PROPRIETARIO

Oggetto: terzo ha concesso in pegno un proprio bene o concesso ipoteca su un proprio bene per un

debito altrui; terzo ha acquistato beni gravati da ipoteca o cose date in pegno; alienazione del bene

da parte debitore è stata revocata per frode ex art. 2901 (azione revocatoria). Casi in cui il terzo, pur

essendo estraneo al rapporto debitorio è gravato da responsabilità per debito altrui.

Titolo esecutivo e precetto devono essere notificati anche al terzo. Nel precetto deve essere fatta

menzione del bene del terzo che si intende espropriare.

Il pignoramento e tutti gli altri atti di espropriazione si fanno nei confronti del terzi ed egli è sentito

ogni volta che deve essere sentito il debitore.

136

L’espropriazione colpisce un soggetto diverso dal debitore, tuttavia, nel momento stesso in cui viene iniziato il processo

esecutivo nei suoi confronti, il terzo cessa di essere tale sul piano processuale e diventa parte nel processo esecutivo

essendo l’effettivo soggetto passivo dell’espropriazione.

Il terzo può offrire nella vendita non vigendo per lui il divieto previsto per il debitore.

137 ESECUZIONE IN FORMA SPECIFICA

Casi in cui il diritto del creditore può essere realizzato mediante la consegna del bene o il

compimento dell’attività che ne costituisce lo specifico oggetto.

ESECUZIONE PER CONSEGNA O RILASCIO

Diretta a trasferire dall’esecutato all’esecutante un bene dichiarato appartenente a questo ultimo.

Se non è adempiuto l’obbligo di consegnare un determinato bene, mobile o immobile, l’avente diritto può ottenere la

consegna o il rilascio forzati.

Competenza: tribunale del luogo in cui si trovano i beni mobili da consegnare o gli immobili da

rilasciare.

può compiersi solo in forza di titoli esecutivi giudiziali (sentenze) o atto pubblico.

 provvede direttamente l’ufficiale giudiziario, G.E. interviene, su richiesta di ciascuna parte, per

 emettere i provvedimenti occorrenti solo quando sorgono difficoltà che non ammettono

dilazione;

manca fascicolo d’ufficio.

 ATTI PRELIMINARI O PREPARATORI

Precetto per consegna di beni mobili e rilascio di beni immobili deve contenere oltre alle

indicazioni ex art. 480 (in particolare a consegnare o rilasciare i beni entro 10 gg o entro il diverso

preavviso) anche la descrizione sommaria dei beni stessi.

La qualifica di esecutato spetta al detentore reale del bene, ancorché sia persona diversa da quella nominativamente

indicata nel titolo esecutivo.

: decorso il termine indicato nel precetto, l’ufficiale giudiziario, col titolo e col precetto, si

CONSEGNA

reca sul posto ove si trovano le cose mobili, le ricerca e le consegna alla parte istante o a persona da

lei designata. Se le cose da consegnare risultano pignorate, l’ufficiale giudiziario non può

consegnarle e la parte esecutante potrà far valere le sue ragioni mediante l’opposizione di terzo (art.

619). : l’ufficiale giudiziario notifica alla parte che è tenuta a rilasciare l’immobile, almeno 10 gg

RILASCIO

prima, un avviso contenete l’indicazione del giorno e dell’ora in cui si procederà. Nel giorno e

nell’ora stabiliti, l’ufficiale giudiziario si reca sul luogo dell’esecuzione, munito del titolo esecutivo

e del precetto e richiedendo, quando occorre, l’assistenza della forza pubblica, immette la parte

istante nel possesso dell’immobile, del quale consegna le chiavi, ingiungendo al detentore di

riconoscere il nuovo possessore. L’accesso dell’ufficiale giudiziario, nel procedimento di rilascio di beni

immobili, oltre l’orario stabilito dalla legge, è un atto viziato da nullità relativa, contro il quale è proponibile la

opposizione agli atti esecutivi.

Se nell’immobile si trovano beni mobili che non debbono essere consegnati, l’ufficiale giudiziario intima alla parte

tenuta al rilascio ovvero a colui al quale gli stessi risultano appartenere di asportarli, assegnandogli il relativo termine.

Se entro il termine assegnato l’asporto non è stato eseguito l’ufficiale giudiziario, su richiesta ed a spese della parte

istante, determina, il presumibile valore di realizzo dei beni ed indica le prevedibili spese di custodia e di asporto.

Se ritiene che il valore dei beni sia superiore alle spese di custodia e di asporto nomina un custode e lo incarica di

trasportare i beni in altro luogo. Decorso il termine fissato nell’intimazione, colui al quale i beni appartengono può,

prima della vendita dello smaltimento o distruzione dei beni, chiederne la consegna al G.E. il quale provvede con

decreto e, quando accoglie l’istanza, dispone la riconsegna previa corresponsione delle spese e compensi per la custodia

138

e per l’asporto. In caso contrario, il custode provvede alla vendita senza incanto nelle forme previste per la vendita dei

beni mobili pignorati, la somma ricavata è impiegata per il pagamento delle spese, compensi per la custodia, asporto e

la vendita. In caso di infruttuosità della vendita nei termini fissati dal giudice dell’esecuzione, sono considerati

abbandonati e l’ufficiale giudiziario, salva diversa richiesta della parte istante, ne dispone lo smaltimento o la

distruzione. ESECUZIONE FORZATA OBBLIGHI DI FARE E NON FARE

Diretta a far conseguire al creditore la medesima prestazione specifica di fare oggetto del suo diritto

o l’eliminazione di quanto posto in essere dal debitore in violazione del suo obbligo di non fare.

se non è adempiuto un obbligo di fare fungibile, l’avente diritto può ottenere che esso sia

 eseguito a spese dell’obbligato;

se non è adempiuto un obbligo di non fare, l’avente diritto può ottenere che sia distrutto, a spese

 dell’obbligato, ciò che è stato fatto in violazione dell’obbligo. Tuttavia, se la distruzione è di

pregiudizio all’economia nazionale, non può essere ordinata e l’avente diritto può conseguire

solo il risarcimento dei danni.

Competente: tribunale del luogo dove l’obbligo deve essere adempiuto.

ATTI PRELIMINARI O PREPARATORI

Esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo esecutivo, di regola

costituito da una sentenza, e del precetto.

creditore, dopo la notificazione, deve chiedere con ricorso al G.E. che siano determinate le modalità

dell’esecuzione.

G.E., sentita la parte obbligata, con ordinanza determina tempo e modalità dell’esecuzione, designa

l’ufficiale giudiziario che deve procedere all’esecuzione e le persone che debbono provvedere

materialmente al compimento dell’opera non eseguita o alla distruzione di quella compiuta.

Ufficiale giudiziario immette gli ausiliari nelle loro funzioni, facendosi eventualmente assistere

dalla forza pubblica, e deve chiedere al G.E. le opportune disposizioni per eliminare le

difficoltà che insorgono nel corso dell’esecuzione. Il giudice dell’esecuzione provvede con

decreto.

Al termine dell’esecuzione o nel corso di essa, la parte istante presenta al G.E. la nota delle spese

anticipate vistata dall’ufficiale giudiziario, con domanda di decreto ingiuntivo.

Competente a conoscere dell’eventuale giudizio di opposizione è lo stesso giudice che ha emesso il

decreto ingiuntivo. Inammissibile il reclamo al tribunale avverso tale decreto.

Misure di coercizione indiretta

Al fine di garantire una maggiore effettività della tutela giurisdizionale, con il provvedimento di

condanna all’adempimento di obblighi diversi dal pagamento di somme di denaro (obblighi di fare

infungibile o di non fare), il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di

parte, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva,

ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento.

Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per

ogni violazione o inosservanza (cd. principio dell’esecuzione indiretta degli obblighi di fare

infungibili e di non fare). Il giudice determina l’ammontare della somma tenuto conto del valore

della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra

139

circostanza utile. No: controversie di lavoro subordinato, rapporti di collaborazione continuata e

continuativa.

140 OPPOSIZIONE ALL’ESECUZIONE

Opposizione mediante la quale il debitore o il terzo assoggettato all’esecuzione contestano il diritto

della parte istante a procedere ad esecuzione forzata. Consiste nell’impugnare l’azione esecutiva per

una questione di merito, deducendo l’ingiustizia dell’esecuzione perché senza titolo esecutivo o in

contrasto con essa (art. 615).

titoli esecutivi giudiziali: opposizione non può riguardare la formazione degli stessi (coperta dal

giudicato), ma soltanto la loro efficacia, contestazione è possibile solo per fatti estintivi o

impeditivi posteriori alla formazione del titolo.

stragiudiziali: debitore può far valere tutte le eccezioni e difese che avrebbe potuto far valere in

sede di cognizione. Questo vale senza limitazioni per gli atti pubblici, mentre per le cambiali

occorre tenere conto delle limitazioni poste dalla legge cambiaria.

Una volta proposta da luogo ad un ordinario procedimento di cognizione (in quanto diretto ad un

accertamento) autonomo rispetto al processo esecutivo. Opponente assume la qualità di attore.

No mediazione obbligatoria.

prima dell’inizio dell’esecuzione il debitore o il (terzo assoggettato all’esecuzione) che contesta il

diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata può proporre opposizione al

precetto mediante atto di citazione proposto davanti al giudice competente per materia o

valore e per territorio (tribunale o giudice di pace). Il giudice dell’opposizione, su istanza di

parte, se concorrono gravi motivi sospende l’efficacia esecutiva del titolo esecutivo. Se il

diritto della parte istante è contestato solo parzialmente il giudice sospende l’efficacia

esecutiva del titolo esclusivamente in relazione alla parte contestata. Entro 15 gg è possibile

proporre reclamo contro l’ordinanza che provvede sulla sospensione (ex. art. 669-terdecies

trattandosi di provvedimento di natura cautelare).

Processo prosegue nelle forme ordinarie.

dopo l’inizio dell’esecuzione l’opposizione (anche quella che riguarda la pignorabilità dei beni) si

propone con ricorso al G.E. il quale fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti

davanti a sé ed il termine perentorio per la

(alla quale si applicano norme procedimento camerale)

notificazione del ricorso e del decreto.

se competente per la causa è l’ufficio giudiziario al quale appartiene il G.E., questi fissa un

termine perentorio per l’introduzione del giudizio di merito secondo le modalità previste

in ragione della materia e del rito, previa iscrizione a ruolo, a cura della parte interessata,

osservati i termini ex art. 163-bis ridotti alla metà (45/75).

se non è competente per il merito, rimette la causa al giudice competente assegnando alle

parti un termine perentorio per la riassunzione della causa.

Giudizio di opposizione si conclude con sentenza

rigetto: processo esecutivo riprende il suo corso, può condannare l’escusso opponente che abbia

resistito all’esecuzione con mala fede o colpa grave al risarcimento del danno;

accoglimento: accerta negativamente il diritto di procedere ad esecuzione ossia l’illegittimità di

questa nei confronti dell’opponente, diventano illegittimi tutti i singoli atti esecutivi compiuti

e ne cessano gli effetti. Se l’opposizione è stata proposta quando un atto era già stato

compiuto, l’atto stesso non viene a cadere, né cadono i suoi effetti, per cui il debitore potrà

solo perseguire in tutto o in parte la somma ricavata dalla vendita e, in caso di mala fede,

chiedere i danni al creditore pignorante.

Sentenza è impugnabile nelle forme ordinarie (appello, ricorso cassazione).

141 OPPOSIZIONE AGLI ATTI ESECUTIVI

Opposizione mediante la quale le parti del processo esecutivo (debitore, terzo assoggettato

all’esecuzione, creditore pignorante, intervenuti, terzi coinvolti nel processo esecutivo) contestano

la regolarità formale del titolo esecutivo, del precetto, o della loro notificazione, o degli altri atti del

procedimento di esecuzione. Consiste nell’impugnare l’azione esecutiva deducendo l’illegittimità

dello svolgimento (art. 617).

prima dell’inizio dell’esecuzione si propone mediante atto di citazione proposto davanti al

giudice competente per l’esecuzione da notificarsi nel termine di 20 gg dalla notificazione

del titolo esecutivo o del precetto, a pena di decadenza rilevabile d’ufficio in ogni stato e

grado del giudizio (≠ opposizione all’esecuzione: termine ordinario di prescrizione

decennale).

Se è impugnato il precetto o la regolarità formale del titolo esecutivo, è competente il

giudice della residenza dichiarata o del domicilio eletto nel precetto; in mancanza il giudice

del luogo ove il precetto è stato notificato.

Processo prosegue nelle forme ordinarie. La causa è decisa con sentenza non impugnabile.

dopo l’inizio dell’esecuzione l’opposizione si propone con ricorso, anche orale, al G.E. nel termine

perentorio di 20 gg dal primo atto di esecuzione, se riguarda il titolo esecutivo o il precetto,

oppure dal giorno in cui i singoli atti furono compiuti. G.E. fissa con decreto l’udienza di

comparizione delle parti davanti a sé ed il

(alla quale si applicano norme procedimento camerale)

termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto e dà, nei casi urgenti, i

provvedimenti opportuni.

All’udienza il giudice dà con ordinanza i provvedimenti che ritiene indilazionabili ovvero

sospende la procedura. In ogni caso fissa un termine perentorio per l’introduzione nel

giudizio di merito, previa iscrizione a ruolo a cura delle parte interessata, osservati i termini

a comparire di cui all’art. 163-bis, o altri se previsti, ridotti della metà.

Competenza tanto in sede istruttoria quanto in sede decisoria spetta al tribunale in

composizione monocratica. Il giudizio di merito è trattato da un magistrato diverso da quello

che ha conosciuto degli atti avverso i quali è proposta opposizione.

La causa è decisa con sentenza non impugnabile.

opposizioni all’esecuzione e agli atti esecutivi sono

In materia di lavoro, previdenza ed assistenza:

disciplinate dalle norme previste per le controversie individuali di lavoro in quanto applicabili.

prima dell’inizio dell’esecuzione: si propone con ricorso al tribunale in funzione di giudice del lavoro, che giudica in

composizione monocratica, territorialmente competente. Controversia è interamente assoggettata al rito speciale.

dopo l’inizio dell’esecuzione: opposizione si propone al G.E., competente solo in relazione alla prima fase, il quale

fissa l’udienza per la comparizione delle parti e provvede sull’istanza di sospensione rimettendo le parti al giudice

del lavoro per la cognizione del merito.

opposizione all’esecuzione: opposizione agli atti esecutivi:

soggetta al termine ordinario di prescrizione soggetta al termine di decadenza di 20 gg,

decennale, si contesta la mancanza o l’irregolarità formale di un

si contesta la sussistenza del diritto per la cui tutela si presupposto o di un atto del processo, del titolo esecutivo o del

agisce, o la sussistenza del titolo esecutivo, ovvero la precetto o della loro notifica o di un qualsiasi atto della

142

pignorabilità dei beni. Involge una questione di esecuzione; non si tratta, dunque, di questione di merito, ma di

merito ed implica un controllo sulla legittimità forma, richiedendosi un controllo limitato all’osservanza delle

sostanziale dell’azione esecutiva, in quanto con essa norme processuali disciplinanti la forma degli atti. Per

si deduce l’ingiustizia della esecuzione per la irregolarità formali del titolo esecutivo si intendono quei vizi di

sopravvenuta carenza del diritto, a seguito di fatti forma, che, non escludendo l’esistenza del titolo, non incidono

posteriori alla formazione del titolo esecutivo, o per sul diritto a procedere all’esecuzione.

l’originaria o successiva insussistenza, invalidità, mira semplicemente ad un controllo di legittimità sugli atti

inefficacia o insufficienza del medesimo. dell’esecuzione da parte del giudice competente; in sostanza,

da luogo ad un giudizio di cognizione autonomo, pone al magistrato il problema di come l’esecuzione debba

soggetto alle regole ordinarie sulla competenza e sul essere compiuta; l’opposizione all’esecuzione, invece, pone il

gravame. problema se la medesima debba compiersi.

OPPOSIZIONE DI TERZO

Opposizione proponibile dal terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni

pignorati (art. 619).

L’opposizione non può essere proposta dalla moglie convivente col debitore, relativamente ai beni mobili

pignorati nella casa di lui, tranne che per i beni che essa provi, con atto di data certa, esserle appartenuti

prima del matrimonio o esserle pervenuti per donazione o successione a causa di morte.

L’opposizione di terzo crea un litisconsorzio necessario fra terzo opponente, creditore procedente,

creditori intervenuti e debitore esecutato, il quale deve essere chiamato a partecipare al giudizio fin

dall’inizio. Presuppone l’avvenuto inizio dell’esecuzione in quanto solo con il pignoramento si concretizza l’interesse

a non vedere pregiudicato un proprio diritto.

Una volta proposta da luogo ad un ordinario procedimento di cognizione (in quanto diretto ad un

accertamento) autonomo rispetto al processo esecutivo. Spetta al terzo, in qualità di attore, l’onere

di provare la titolarità del diritto da sottrarre all’esecuzione.

Il terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati può proporre

opposizione con ricorso al G.E. prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione dei beni.

G.E. fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé ed il termine perentorio per

la notificazione del ricorso e del decreto, con o senza cauzione può inaudita altera parte sospendere

l’intrapresa esecuzione.

All’udienza di comparizione il G.E., sentite le parti, può confermare, modificare o revocare

l’eventuale provvedimento di sospensione e può disporre la sospensione dell’esecuzione.

se all’udienza le parti raggiungono un accordo il giudice ne dà atto con ordinanza adottando ogni

altra decisione idonea ad assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo esecutivo

ovvero ad estinguere il processo statuendo anche sulle spese.

se non raggiungono un accordo e se è competente fissa un termine perentorio per l’introduzione

del giudizio di merito secondo le modalità previste in ragione della materia e del rito, previa

iscrizione a ruolo, a cura della parte interessata, osservati i termini ex art. 163-bis ridotti alla

metà (45/75). Se il giudice non è competente per il merito, rimette la causa al giudice

competente assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione della causa.

Se in seguito all’opposizione il giudice non sospende la vendita dei beni mobili o se l’opposizione è

proposta dopo la vendita stessa, i diritti del terzo si fanno valere sulla somma ricavata.

Al fine di evitare collusioni fra il debitore esecutato ed il terzo opponente: il terzo opponente non

può provare con testimoni il suo diritto sui beni mobili pignorati nella casa del debitore o nella sua

143

azienda, tranne che l’esistenza del diritto stesso si renda verosimile dalla professione o dal

commercio esercitati dal terzo o dal debitore (limitazione probatoria)

Giudizio si chiude con sentenza impugnabile nelle forme ordinarie

Alle opposizioni al processo esecutivo non si applica la sospensione feriale dei termini.

144 SOSPENSIONE

Arresto dello svolgimento del processo esecutivo.

Salvo che la sospensione sia disposta dalla legge o dal giudice davanti al quale è impugnato il titolo

esecutivo, l’esecuzione forzata non può essere sospesa che con provvedimento del G.E.

Sospensione è sempre facoltativa, l’istanza di sospensione è presentata in forma di ricorso anche

verbalmente.

Quanto il processo è sospeso nessun atto esecutivo può essere compiuto salvo diversa disposizione

del giudice dell’esecuzione.

per opposizione all’esecuzione

Se è proposta opposizione all’esecuzione (art. 615), opposizione di terzi (art. 619) o opposizione

contro il piano di riparto in sede di distribuzione, il G.E., in presenza di gravi motivi, sospende, su

istanza di parte, il processo esecutivo con cauzione o senza.

Contro l’ordinanza che provvede sull’istanza di sospensione è ammesso reclamo entro 15 gg (art.

669-terdecies).

Se l’ordinanza non viene reclamata o viene confermata in sede di reclamo e il giudizio di merito

non è stato introdotto nel termine perentorio assegnato dal giudice in seguito all’opposizione, il

G.E. dichiara, anche d’ufficio, con ordinanza (reclamabile al collegio ex art. 669-terdecies),

l’estinzione del processo ed ordina la cancellazione della trascrizione del pignoramento.

su istanza delle parti

G.E., su istanza concorde di tutti i creditori muniti di titolo, sentito il debitore può sospendere il

processo per una durata non superiore a 24 mesi. L’istanza può essere proposta fino a 20 gg prima

della scadenza del termine per il deposito delle offerte di acquisto o, nel caso in cui la vendita senza

incanto non abbia luogo, fino a 15 gg prima dell’incanto.

Il giudice provvede sull’istanza nei 10 gg successivi al deposito, sentite le parti, con ordinanza

(revocabile in qualsiasi momento anche su istanza di un solo creditore e sentito comunque il

debitore). Nei casi urgenti può disporre la sospensione con decreto inaudita altera parte nel quale

fissa l’udienza di comparizione delle parti nella quale provvede con ordinanza.

Entro 10 giorni dalla scadenza del termine la parte interessata deve presentare istanza per la

fissazione dell’udienza in cui il processo deve proseguire.

espropriazioni mobiliari l’istanza può essere presentata non oltre la fissazione della data di asporto dei beni

ovvero fino a 10 gg prima della data della vendita se questa deve essere espletata nei luoghi in cui

essi sono custoditi e, comunque, prima della effettuazione della pubblicità commerciale ove

disposta.

presso terzi l’istanza di sospensione non può più essere proposta dopo la dichiarazione del terzo.

Cessata la causa di sospensione, il processo deve essere riassunto con ricorso nel termine

perentorio fissato dal giudice e, in ogni caso, non oltre 6 mesi dal passaggio in giudicato della

sentenza di primo grado o dalla comunicazione della sentenza di appello che rigetta l’opposizione.

145 ESTINZIONE

Caso normale di estinzione del processo esecutivo coincide con il raggiungimento dello scopo di

esso, ossia il soddisfacimento del diritto del creditore.

1) rinuncia agli atti da parte del creditore pignorante ed intervenuti muniti di titolo esecutivo. Dopo la

vendita, il processo si estingue se rinunciano agli atti tutti i creditori concorrenti, siano o non

siano muniti di titolo esecutivo. Non è necessaria l’accettazione del debitore escusso. In caso di

mancata adesione alla rinunzia da parte di qualche creditore, il processo non si estingue, ma la

rinunzia opera nei riguardi dei creditori che l’hanno fatta.

2) inattività delle parti quando le parti non lo proseguono o non lo riassumono nel termine perentorio

stabilito dalla legge o dal giudice (es. cessazione dell’efficacia del pignoramento per mancata presentazione

dell’istanza di assegnazione o di vendita, mancata riassunzione del processo esecutivo sospeso, mancata

riassunzione della causa di opposizione all’esecuzione o di opposizione di terzo avanti al giudice competente).

L’estinzione opera di diritto ed è dichiara, anche d’ufficio, con ordinanza del G.E., non oltre la

prima udienza successiva al verificarsi della stessa.

Contro l’ordinanza che dichiara l’estinzione per rinuncia o inattività delle parti è ammesso reclamo

al collegio entro 20 gg da parte del debitore, del creditore pignorante o dei creditori intervenuti. Il

collegio provvede in camera di consiglio con sentenza.

3) mancata comparizione all’udienza, se nel corso del processo di esecuzione nessuna delle parti si

presenta all’udienza, fatta eccezione per quella in cui ha luogo la vendita, il giudice

dell’esecuzione fissa un’udienza successiva in cui il cancelliere dà comunicazione alle parti. Se

nessuna delle parti si presenta alla nuova udienza, il giudice dichiara con ordinanza l’estinzione

del processo esecutivo.

Tale norma non trova applicazione nel caso in cui l’udienza sia fissata per l’audizione delle parti sul

progetto di distribuzione della somma ricavata perché in tal caso il progetto si considera approvato.

4) omessà pubblicità sul portale delle vendite pubbliche salvo che non sia stata effettuata perché i

sistemi informatici del dominio giustizia non erano funzionati, a condizione che tale circostanza

sia attestata dal responsabile dei sistemi informativi automatizzati del Ministero di giustizia.

5) nei casi di sospensione dello stesso: nei casi di sospensione degli artt. 615, 618 e 619, se l’ordinanza

non viene reclamata o viene confermata in sede di reclamo, ed il giudizio di merito non è stato

introdotto nel termine perentorio assegnato ai sensi dell’art. 616, il giudice dell’esecuzione

dichiara, anche d’ufficio, con ordinanza, l’estinzione del processo e ordina la cancellazione della

trascrizione del pignoramento provvedendo anche sulle spese.

G.E., con l’ordinanza che pronuncia l’estinzione, sentite le parti, dispone la cancellazione della

trascrizione del pignoramento e provvede alla liquidazione delle spese sostenute dalle parti, se

richiesto, e alla liquidazione dei compensi spettanti all’eventuale professionista delegato ai sensi

dell’art. 591-bis.

Se l’estinzione si verifica prima dell’aggiudicazione o assegnazione, essa rende inefficace gli atti

compiuti; se si verifica dopo, la somma ricavata è consegnata al debitore: conservano la loro

efficacia la vendita con incanto e l’assegnazione.

Avvenuta l’estinzione, il custode deve rendere il conto al debitore, chiuso davanti al giudice

dell’esecuzione. Le spese del processo estinto rimangono a carico di chi le ha anticipate.

146 PROCEDIMENTO SPECIALI

Si contrappongono al procedimento ordinario.

di cognizione: giudice emette la pronuncia sulla base di un accertamento fatto in modo

SOMMARI

incompleto o superficiale, oppure è piena ma basata su un procedimento semplificato e

deformalizzato [procedimento sommario di cognizione, per ingiunzione, per convalido di

sfratto].

e : non sono procedimenti di cognizione, diretti a garantire l’efficace

CAUTELARI POSSESSORI

svolgimento ed il proficuo risultato dei procedimenti di cognizioni e di quelli esecutivi.

Giudice decide sulla base di un accertamento sommario [sequestri, denuncia di nuova opera

e di danno temuto, procedimenti possessori, d’urgenza].

: giurisdizione volontaria, non vi è una controversia da risolvere ma un

IN CAMERA DI CONSIGLIO

negozio o affare da gestire che richiede l’intervento di un terzo estraneo ed imparziale

[nomina curatore scomparso, provvedimenti relativi minori ed incapaci, apertura della

successione, apposizione e rimozione dei sigilli, formazione dell’inventario].

Pur non essendo sommari si svolgono con modalità diverse da quello del processo di cognizione

[processo del lavoro, riconoscimento dei provvedimenti giurisdizionali stranieri, arbitrato, rito

locatizio, composizione delle crisi da sovraindebitamento].

147 SOMMARIO DI COGNIZIONE

702-bis-quater (rif. 2009)

Giudizio sommario di primo grado, caratterizzato da un’istruttoria semplificata, volto a definire la lite

con rapidità in ragione della più o meno manifesta fondatezza o infondatezza della domanda.

Esperibile nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica e che non richiedono

una istruttoria particolarmente complessa essendo fondate soprattutto su prove documentali (lite e

istruttoria semplificate), anche per l’opposizione all’esecuzione (art. 615) e di terzi (619),

procedimento per la liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato.

Nel rito ordinario, il G.I., prima di concedere le 3 memorie, se sussistono i presupposti del rito

sommario di cognizione, può disporre, sentite le parti, con ordinanza il passaggio a tale rito

invitando le parti ad indicare nella stessa udienza di trattazione i mezzi di prova ivi compresi i

documenti di cui intendono avvalersi e la relativa prova contraria (se richiesto può fissare nuova

udienza art. 186-bis).

Inapplicabile: giudice di pace, tribunale in composizione collegiale, appello, convalida di sfratto e di

licenza, provvedimenti possessori, processo del lavoro. Controversa applicabilità alle opposizioni a decreto

ingiuntivo. FASE INTRODUTTIVA I° fase

Domanda si propone con ricorso, sottoscritto dalla parte se sta in giudizio personalmente se no dal

difensore, il quale deve contenere le indicazioni previste per l’atto di citazione ex art. 163

compreso l’avvertimento al convenuto che la costituzione oltre 10 gg (non 20 termini abbreviati)

prima dell’udienza fissata dal giudice con decreto comporta le decadenze di cui agli artt. 38 e 167.

depositato il ricorso, il cancelliere forma il fascicolo d’ufficio e lo presenta al Presidente del

tribunale, il quale designa il giudice cui è affidata la trattazione del procedimento. Giudice

designato fissa con decreto l’udienza di comparizione delle parti ed assegna il termine al

convenuto per costituirsi.

almeno 30 gg prima della data fissata per la sua costituzione, ricorso e decreto devono essere

notificati al convenuto, il quale deve costituirsi depositando in cancelleria una comparsa

di risposta nella quale deve proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti di causa,

indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi ed i documenti che offre in

comunicazione, nonché formulare le proprie conclusioni; a pena di decadenza deve

proporre le eventuali domande riconvenzionali, le eccezioni non rilevabili d’ufficio,

chiamata in causa di terzi chiedendo al giudice designato lo spostamento dell’udienza

(provvede con decreto assegnando un termine perentorio per citare il terzo, il quale si

costituisce come il convenuto con comparsa di risposta).

FASE SOMMARIA II° fase

All’udienza fissata con decreto, se il giudice

si ritiene incompetente lo dichiara con ordinanza;

1) se rileva che le domande delle parti rientrano tra quelle di competenza del tribunale in

2) composizione collegiale con ordinanza non impugnabile lo dichiara inammissibile;

se ritiene che sia necessaria un’istruzione non sommaria (in relazione alle prove necessarie per la

3) decisione) con ordinanza non impugnabile, dispone il mutamento del rito fissando l’udienza ex art.

183. Giudizio prosegue nelle forme ordinarie. Se sorge una questione di pregiudizialità rispetto ad

un’altra controversia che impone la sospensione necessaria il giudice deve disporre il passaggio dal

rito sommario al rito ordinario in quanto non si può adottare nel sommario un provvedimento di

sospensione necessaria;

se solo la domanda riconvenzionale richiede un’istruzione non sommaria ne dispone la

4) separazione (domanda principale sarà trattata con giudizio sommario);

148

se tutte le domande proposte possono essere decise in base ad un’istruttoria non complessa, sentite

5) le parti, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione (raccogliere le prove)

e provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto delle domande. Le parti non possono

modificare le proprie domande, proporne di nuove, articolare nuove prove.

Ordinanza con cui il giudice accoglie o rigetta le domande proposte dalle parti (che chiude il

giudizio e può avere una motivazione in forma semplificata) è provvisoriamente esecutiva

costituisce titolo esecutivo, per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale e per la trascrizione;

 passa in giudicato se non è appellata entro 30 giorni dalla sua comunicazione o notificazione;

 è impugnabile con revocazione (straordinaria ed ordinaria nelle materie per le quali la legge

 prevede l’inappellabilità della sentenza), opposizione di terzo (ordinaria e revocatoria).

APPELLO

Domanda si propone con atto di citazione, si conclude con sentenza.

Non può essere dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza non applicandosi gli articoli sul

filtro di ammissibilità (artt. 348-bis e ter).

Sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene

indispensabili ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver potuto proporli nel

corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile.

È ammissibile anche avverso l’ordinanza di rigetto o che dichiari inammissibile la domanda.

149 DI INGIUNZIONE

633 ss

Procedimento a contraddittorio differito ed eventuale in quanto, solo se il debitore propone nei

termini opposizione al decreto ingiuntivo (emesso dal giudice in seguito al ricorso del creditore), si

apre un normale procedimento di cognizione, mentre in mancanza di opposizione il decreto

acquista il valore di una sentenza passata in giudicato.

Possono ottenere un decreto ingiuntivo se forniscono la prova scritta del loro diritto:

creditori di una somma di denaro liquida (predeterminata) ed esigibile (non condizionata) o di

1) una determinata quantità di cose fungibili (es. scrittura privata, polizze, telegrammi, estratti autentici

scritture contabili, libri e registri P.A.)

chi ha diritto alla consegna di una cosa determinata

2) (es. scrittura privata)

avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari e chiunque abbia prestato la sua opera in occasione

3) di un processo per il pagamento degli onorari ;

(es. parcella con parere Consiglio)

notai e altri professionisti per i quali esiste una tariffa legalmente approvata per onorari, diritti e

4) rimborsi spese.

Competente: giudice di pace o il tribunale in composizione monocratica che sarebbe competente per

la domanda proposta in via ordinaria (in caso di crediti per prestazioni giudiziali e stragiudiziali anche il

tribunale che ha deciso la causa; per crediti avvocati giudice del luogo ha sede il Consiglio dell’ordine presso il quale

.

sono iscritti) GIUDIZIO SENZA CONTRADDITORIO

Domanda di ingiunzione si propone con ricorso il quale deve contenere, oltre alle indicazioni

previste dall’art. 125, anche l’indicazione delle prove che si producono, l’indicazione del difensore

(o della parte se è ammessa la costituzione di persona), dichiarazione di residenza o elezione di

domicilio nel Comune dove ha sede il giudice adito. Se è proposto per la consegna di una determinata

quantità di cose fungibili deve indicare anche la somma di denaro che il ricorrente è disposto ad accettare in mancanza

della prestazione in natura.

depositato il ricorso ed i documenti che si allegano, se il giudice accerta che esistono le condizioni

previste dall’art. 633 pronuncia decreto motivato col quale ingiunge all’altra parte di

pagare la somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose richieste, nel termine di 40

gg (dalla notificazione), con l’avvertimento espresso che, nello stesso termine, può essere

fatta opposizione e che, in mancanza di opposizione, si procederà ad esecuzione forzata

(termine perentorio può essere ridotto fino a 10gg ed aumentato fino a 60 se ricorrono giusti motivi). Decreto

deve essere emesso entro 30 gg dal deposito. Liquida anche le spese e ne ingiunge il pagamento. Se non

ritiene sufficientemente giustificata la domanda invita la parte a provvedere alla prova, se non lo fa rigetta

ricorso.

su istanza del ricorrente (art. 642)

deve emettere un decreto provvisoriamente esecutivo se il credito è fondato su cambiale,

assegno bancario o circolare, atto pubblico, se la parte invitata a stipulare una

convenzione di negoziazione assistita non risponde all’invito entro 30 gg o rifiuta lo

stesso ;

(art. 4 L. 162/2014)

può emettere un decreto prov.ese. se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, se il

ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto

fatto valere (può imporre cauzione). Se concede la provvisoria esecuzione può anche autorizzare

l’esecuzione prima del termine minimo di 10 gg dalla notificazione del precetto.

entro 60 gg (90 estero) dalla pronuncia il ricorrente deve notificare (ex art. 137) al debitore in copia

autentica ricorso e decreto (determina la pendenza della lite). A pena di inefficacia.

150

entro 40 gg dalla notifica, il debitore con atto di citazione davanti al giudice che ha emesso il

decreto, notificato al ricorrente può proporre

(al difensore o dove ha residenza o domicilio)

opposizione (art. 645 in mancanza il D.I. diviene esecutivo e passa in giudicato).

Se l’opposizione viene proposta, il processo prosegue secondo le norme ordinarie al fine di

accertare la fondatezza dell’opposizione (competenza funzionale inderogabile, in caso di domanda

.

riconvenzionale che superi la sua competenza per valore deve separare le cause)

Se il decreto era stato concesso già provvisoriamente esecutivo, alla prima udienza il G.I.

può sospendere l’esecuzione su istanza dell’opponente quando ricorrano gravi motivi; se

non era già stato concesso provvisoriamente esecutivo e se l’opposizione non è fondata su

prova scritta o di pronta soluzione può concedere l’esecuzione provvisoria (deve

concederla per le somme non contestate e se la parte che l’ha chiesta offre cauzione per

l’ammontare delle restituzioni, spese e danni).

opposizione tardiva: intimato può fare opposizione anche se è scaduto il termine di 40 gg

se prova di non averne avuta tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione,

caso fortuito o forza maggiore. In ogni caso non è più ammessa decorsi 10 gg dal primo

atto di esecuzione. GIUDIZIO A COGNIZIONE PIENA

Opposto può fornire ogni prova del suo diritto, non essendo più operante il limite della prova scritta valido

solo per l’emissione del decreto ma non può proporre domande diverse da quelle fatte valere nel ricorso per

ingiunzione; può solo precisare e modificare le domande spiegate con il ricorso ed eventualmente, in

conseguenza delle attività difensive svolte dall’opponente (il quale può proporre solo domande

riconvenzionali), proporre una reconventio reconventionis.

se l’opposizione è

rigettata con sentenza passata in giudicato o provvisoriamente esecutiva o è dichiarata con

ordinanza l’estinzione del processo il decreto acquista efficacia esecutiva. L’efficacia

esecutiva del decreto, in tali casi, deve essere espressamente dichiarata dal giudice con la

suddetta sentenza o ordinanza, altrimenti è conferita con decreto del giudice che ha

pronunciato l’ingiunzione scritto in calce all’originale del decreto ingiuntivo.

accolta solo in parte, giudice deve revocare il D.I., ed il titolo esecutivo è costituito esclusivamente

dalla sentenza, ma gli atti di esecuzione già compiuti conservano i loro effetti nei limiti

della somma o della quantità ridotte.

accolta integralmente: D.I. è revocato dalla relativa sentenza e gli atti esecutivi eventualmente

compiuti sono caducati immediatamente, e deve essere cancellata l’eventuale iscrizione

ipotecaria. Giudice provvede alla unitaria liquidazione delle spese, comprensive anche di quelle relative

alla fase monitoria.

D.I. dichiarati esecutivi sono titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale, ai fini dell’esecuzione non

occorre una nuova notificazione del decreto esecutivo ma nel precetto deve farsi menzione del

provvedimento che ha disposto l’esecutorietà e dell’apposizione della formula esecutiva.

D.I. divenuto esecutivo per mancata opposizione o mancata costituzione dell’opponente può essere

impugnato per revocazione straordinaria o opposizione di terzo revocatoria.

Procedimenti per ingiunzione, inclusa l’opposizione, il tentativo di mediazione non costituisce condizione di

procedibilità della domanda, né il giudice può disporne l’esperimento nel corso del giudizio, fino alla pronuncia di

concessione e sospensione della provvisoria esecuzione.

Se nel giudizio di opposizione le parti si conciliano, il giudice, con ordinanza non impugnabile dichiara o conferma

l’esecutorietà del decreto, oppure riduce la somma o la quantità a quella stabilita dalle parti. Rimane ferma la validità

degli atti esecutivi compiuti e dell’ipoteca iscritta, fino a concorrenza della somma o quantità ridotta. Della riduzione

deve effettuarsi apposita annotazione nei registri immobiliari.

151

Giudice dell’opposizione, se accerta l’incompetenza del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo, deve dichiarare

tale incompetenza e revocare il provvedimento monitorio, rimettendo le parti davanti al giudice indicato come

competente. Le parti dovranno riassumere la causa relativa al merito dinanzi a quest’ultimo. In tal caso, il giudizio che

si sposta davanti al giudice dichiarato competente non è più controversia di opposizione a decreto ingiuntivo, ma lite

che si svolge secondo le regole del procedimento ordinario.

152 CONVALIDA LICENZA PER FINITA LOCAZIONE O SFRATTO

Procedimento sommario diretto ad ottenere dal giudice un’ordinanza che convalidi

licenza per finita locazione: si intima prima della scadenza del contratto, nel rispetto dei

1) termini prescritti dallo stesso o dalla legge, per impedire la rinnovazione tacita di esso;

sfratto per scadenza del termine: si intima dopo la scadenza del contratto se, in virtù del

2) contratto stesso o di atti e intimazioni precedenti, è esclusa la tacita riconduzione;

sfratto per morosità: si intima per mancato pagamento dei canoni alle scadenze stabilite con

3) contestuale richiesta di ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti [giurisprudenza anche degli

).

oneri accessori]

dichiarando altresì la risoluzione del contratto.

ammissibile es. locazioni immobili urbani o non urbani; sublocazione; affitto a coltivatore diretto;

non ammissibile es. locazioni beni mobili; affitto d’azienda; comodato; risoluzione del rapporto per

impossibilità sopravvenuta eccessiva onerosità o inadempimento diverso dalla morosità; leasing

immobiliare.

Compente: fase a cognizione sommaria tribunale del luogo dove si trova la cosa locata (no

arbitrato) nella fase a cognizione piena anche arbitri.

FASE INTRODUTTIVA I° fase

Procedura inizia con una intimazione del locatore al conduttore di licenza per finita locazione o

sfratto per scadenza del termine o sfratto per morosità con contestuale citazione per la

convalida, la convalida deve essere redatta a norma dell’art. 125 e deve contenere l’avvertimento al

convenuto che in caso di mancata comparizione o di mancata opposizione il giudice convaliderà la

n.7

licenza o lo sfratto (sostituisce quello 163 ).

intimazione con la citazione deve essere notificata ex art. 137 .

(esclusa la notificazione al domicilio eletto)

tra la notificazione e l’udienza devono intercorrere termini liberi non minori di 20 gg (abbreviabili

dal giudice fino alla metà nei casi che richiedono pronta spedizione).

parti si costituiscono depositando in cancelleria l’intimazione e la relazione di notificazione o la

comparsa di risposta, oppure presentando gli stessi atti in udienza davanti al giudice.

Effetti dell’intimazione cessano se il locatore non compare all’udienza fissata e il procedimento si estingue,

salvo che il conduttore costituito non chieda l’accertamento negativo della pretesa avanzata dall’intimante.

Qualora all’udienza fissata per la convalida non compaiano né il locatore, né il conduttore, il giudice deve

dichiarare estinto il procedimento di convalida, se rinvia la causa ad altra udienza in cui, comparso il locatore,

convalida la licenza (o lo sfratto), il provvedimento è nullo.

FASE SOMMARIA II° fase

UDIENZA DI COMPARIZIONE DELLE PARTI

intimato non compare o comparendo non si oppone: giudice convalida la licenza o lo sfratto con

ordinanza immediatamente esecutiva e fissa la data di esecuzione del rilascio (dichiara risolto il

contratto). Deve ordinare che sia rinnovata la citazione: se risulta o appare probabile che l’intimato

non abbia avuto conoscenza della citazione o non sia potuto comparire per caso fortuito o forza

maggiore. L’ordinanza di convalida deve contenere anche la condanna al pagamento delle spese del procedimento

sostenute dal locatore tranne che nel caso di licenza per finita locazione ove vanno compensate.

intimato compare e oppone eccezioni

se non sono fondate su prova scritta e non esistono gravi motivi, il giudice, su istanza del

locatore, pronuncia ordinanza non impugnabile di rilascio immediatamente esecutiva, con

riserva di esaminare le eccezioni del convenuto (può essere subordinata alla prestazione di

una cauzione per i danni e le spese);

153

se sono fondate su prova scritta o esistono gravi motivi, il giudice non convalida la licenza o lo

sfratto e non pronuncia il rilascio.

in entrambi i casi il giudice deve disporre per la prosecuzione della causa di merito, previa

ordinanza di mutamento del rito ai sensi dell’art. 426 (giudizio prosegue nelle forme del rito del

lavoro).

Opposizione dopo la convalida (opposizione tardiva): se l’intimato prova di non aver avuto tempestiva

conoscenza della causa per irregolarità della notifica, caso fortuito o per forza maggiore o di non essere

comparso per caso fortuito o forza maggiore può fare opposizione alla convalida mediante atto di citazione

davanti al tribunale (nelle forme previste per opposizione a D.I.). Non sospende il procedimento esecutivo,

il quale può essere sospeso solo per gravi motivi con ordinanza non impugnabile dal giudice. In ogni caso

opposizione non è ammessa decorsi 10 gg dall’esecuzione (dalla notifica del preavviso di rilascio).

No ricorso cassazione contro le ordinanze.

FASE DI MERITO III° fase

Con l’ordinanza di mutamento del rito, che il cancelliere deve comunicare al contumace, il giudice

fissa l’udienza di discussione ex art. 420 assegnando alle parti un termine, soggetto a sospensione

feriale, per il deposito di memorie integrative.

Le parti devono esperire il tentativo di mediazione obbligatorio, nel caso in cui la mediazione non

sia stata tentata, il giudice assegna un termine di 15 gg entro il quale debbono provvedervi a pena di

improcedibilità.

All’udienza di discussione, se le parti attestano di non aver provveduto al tentativo di mediazione

obbligatorio, viene a mancare una condizione per la decisione nel merito, ed il processo, su

eccezione di parte o d’ufficio non oltre la prima udienza di discussione ex art. 420 fissata con

ordinanza di mutamento del rito, è dichiarato improcedibile con sentenza.

Nel giudizio di merito il conduttore può sollevare nuove eccezioni, domande riconvenzionali,

chiedere la chiamata in causa di un terzo, nuovi mezzi di prova. La domanda riconvenzionale del

convenuto non deve necessariamente essere proposta con la comparsa di risposta ma può essere

formulata anche nella memoria (ma non oltre) presentata nel termine perentorio fissato con

l’ordinanza di mutamento di rito.

Trasformato il rito, il procedimento si svolge secondo le norme del rito locatizio ordinario (art. 447-

bis) e si conclude con sentenza che assorbe l’ordinanza di rilascio eventualmente concessa, anche se

meramente confermativa delle decisioni ivi adottate.

: la convalida è subordinata all’attestazione in giudizio da parte del

SFRATTO PER MOROSITÀ

locatore o del suo procuratore, che la morosità persiste (giudice può ordinare al locatore di prestare

cauzione). Il giudice, se era stato richiesto nell’atto di citazione per la convalida, emette D.I.,

immediatamente esecutivo, per l’ammontare dei canoni scaduti o da scadere fino all’esecuzione

dello sfratto, e per le spese relative all’intimazione. Contro il decreto può essere proposta

opposizione entro 40 gg ma non toglie efficacia all’avvenuta risoluzione del contratto.

In udienza, se il convenuto

contesta l’ammontare della somma pretesa, il giudice può disporre il pagamento della somma

 non controversa concedendo un termine non superiore a 20 gg: in caso di mancato pagamento

entro il termine, convalida lo sfratto e pronuncia D.I. per il pagamento dei canoni; altrimenti il

giudizio continuerà nella forma locatizia per l’accertamento dell’ulteriore domanda di

risoluzione del contratto.

154

nelle sole locazioni ad uso abitativo, non contesta la morosità ma chiede un termine per purgare

 la mora (cd. termine di grazia), il giudice può concedere un termine perentorio, di regola non

superiore a 90 gg,– per il pagamento dei canoni maturati, interessi legali e spese giudiziali

dell’intimazione di sfratto. Se l’intimato effettua il pagamento integrale di quanto dovuto entro il

termine assegnatogli il processo si estingue, altrimenti il giudice ne convalida lo sfratto.

CAUTELARI

669-bis ss

Procedimenti diretti a garantire l’efficace svolgimento ed il proficuo risultato dei procedimenti di

cognizioni e di quelli esecutivi Procedimenti sommari, nel caso di

(non sono procedimenti di cognizione).

accoglimento dell’istanza, si concludono con un provvedimento destinato ad essere assorbito dalla

successiva pronuncia di merito.

sequestro, azioni di nunciazione (nuova opera e danno temuto), procedimenti di istruzione preventiva,

prevedimenti d’urgenza.

Competenza:

ante causam (art. 669-ter) giudice che sarebbe competente a conoscere il merito

se è competente giudice pace si propone al tribunale; se competente giudice straniero si propone al giudice del

luogo in cui deve essere eseguito il provvedimento cautelare;

in corso di causa (art. 669-quater): giudice della stessa

se pende davanti giudice pace si propone al tribunale; se pende davanti al tribunale si propone al G.I.; se pende

davanti al giudice straniero si propone al giudice del luogo in cui deve essere eseguito il provvedimento cautelare;

in pendenza dei termini per impugnare si propone al giudice che ha pronunciato la sentenza; se è pendente arbitrato

si propone al giudice sarebbe stato competente a conoscere il merito (arbitri e giudice di pace non possono emettere

cautelari in quanto giudici non togati e si tratta di provvedimenti destinati ad incidere sulla realtà sostanziale).

FASE INTRODUTTIVA I°

fase

Domanda si propone con ricorso depositato nella cancelleria del giudice competente il quale deve

contenere oltre i requisiti art. 125 (ufficio giudiziario, parti, oggetto ragioni di fatto e di diritto della

domanda) anche l’indicazione del provvedimento richiesto e dei mezzi di prova attestanti la

sussistenza del:

fumus boni iuris: probabile esistenza del diritto di cui si chiede la tutela in via principale;

periculum in mora: pregiudizio grave ed irreparabile a cui il diritto vantato è esposto.

FASE ISTRUTTORIA E DECISORIA II°

fase

Il giudice con decreto fissa l’udienza di comparizione delle parti davanti a sé ed il termine per la

notificazione, a cura del ricorrente, del ricorso e decreto alla controparte.

All’udienza il giudice, sentite le parti e compiuti gli atti di istruzione indispensabili, provvede con

ordinanza succintamente motivata all’accoglimento o al rigetto della domanda; se l’accoglie

emette la misura cautelare e, se si tratta di misura cautelare conservativa (sequestri) fissa un

termine non superiore a 60 gg per l’inizio del giudizio di merito (se non è già in corso) pena

l’inefficacia della misura cautelare. In mancanza di termine deve essere iniziato entro 60 gg. Termini decorrono

dalla data della pronuncia dell’ordinanza se avvenuta in udienza altrimenti dalla comunicazione ad opera del

cancelliere.

155

[si tratta di cautelari di natura anticipatoria idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito (700, azioni

nunciazione) non deve indicare il termine per l’inizio del giudizio di merito. In tali casi è facoltà delle parti iniziare

il giudizio di merito o meno fino a quando non siano decorsi i termini di prescrizione o di usucapione con

conseguente consolidamento, indiretto del provvedimento cautelare; una volta iniziato, la sua estinzione, non

determina l’inefficacia dei provvedimenti cautelari anche quando la relativa domanda è stata proposta in corso di

causa a differenza dei cautelari di natura conservativa per i quali l’estinzione del giudizio di merito comporta

l’inefficacia del cautelare stesso. Tuttavia, il cautelare cui non abbia seguito il giudizio di merito non è invocabile in

un diverso procedimento]

Se l’urgenza del provvedimento è tale da non consentire la convocazione della controparte in

quanto si potrebbe pregiudicare l’attuazione del provvedimento, assunte ove occorra sommarie

informazioni, emette decreto motivato inaudita altera parte con il quale:

concede in via provvisoria il provvedimento cautelare;

­ fissa l’udienza di comparizione delle parti entro un termine non superiore a 15 gg (45 se estero);

­ assegna al ricorrente un termine perentorio di 8 gg (24) per la notificazione del ricorso e del

­ decreto.

All’udienza il giudice con ordinanza conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati con

decreto.

Rigetto non preclude la riproposizione dell’istanza quando si verifichino mutamenti delle circostanze. Se la causa di

merito rientra nella giurisdizione di un giudice straniero o di un arbitro, sono cause di inefficacia del

provvedimento cautelare la mancata presentazione della domanda di esecutorietà in Italia della sentenza straniera o

del lodo arbitrale nei termini di legge, nonché la dichiarazione di inesistenza del diritto cui la cautela era finalizzata,

contenuta nella sentenza straniera o nel lodo arbitrale.

entro 15 gg dalla pronuncia in udienza o dalla comunicazione o dalla notifica del provvedimento,

contro l’ordinanza con la quale è stato concesso o negato il provvedimento può essere

proposto reclamo (ricorso) al giudice competente (art. 669-terdecies).

contro i provvedimenti del giudice singolo del tribunale si propone al collegio del quale non può

far parte il giudice che ha emanato il provvedimento reclamato;

contro i provvedimenti della corte d’appello si propone ad altra sezione della stessa corte o in

mancanza alla corte d’appello più vicina.

entro 20 gg dal deposito del ricorso, sentite le parti, conferma, modifica o revoca il

provvedimento cautelare con ordinanza non impugnabile (no ricorso cassazione)

(procedimento si svolge in camera di consiglio art. 737).

Se con il reclamo si fanno valere circostanze o motivi sopravvenuti, nel rispetto del principio del

contraddittorio, devono essere sottoposti all’attenzione della controparte nel relativo

procedimento. Il tribunale può sempre assumere informazioni e acquisire nuovi documenti. Non è

consentita la rimessione della decisione al primo giudice.

La proposizione del reclamo non sospende l’esecuzione del provvedimento; tuttavia il presidente

del tribunale o della corte investiti del reclamo, quanto per motivi sopravvenuti il provvedimento

arrechi grave danno, può disporre con ordinanza non impugnabile la sospensione dell’esecuzione o

subordinarla alla prestazione di congrua cauzione.

La sentenza di merito sostituisce integralmente il provvedimento cautelare, il procedimento di

reclamo, pendente nelle more della pronuncia della sentenza di merito, diviene improcedibile.

Se non è stato proposto reclamo, il G.I. nel corso dell’istruzione del giudizio di merito può, su

istanza di parte, modificare o revocare con ordinanza il provvedimento cautelare, ancorché

emesso ante causam, se si verificano mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di

cui si è acquisita conoscenza successivamente al provvedimento cautelare. In tale caso, l’istante

deve fornire la prova del momento in cui ne è venuto a conoscenza.

Se la controversia è devoluta in arbitri o se la causa di merito pende davanti al giudice straniero o se

l’azione civile è stata esercitata o trasferita nel processo penale, sull’istanza di revoca/modifica deve

provvedere il giudice che ha emanato il provvedimento cautelare.

156

Con il provvedimento di accoglimento o di conferma ovvero con il provvedimento di modifica il

giudice può imporre all’istante, valutata ogni circostanza, una cauzione per l’eventuale risarcimento

dei danni.

157 SEQUESTRO

Provvedimento cautelare di natura conservativa, pertanto, perde efficacia nel caso in cui non venga

iniziato il giudizio di merito nei successivi 60 gg dall’ordinanza di accoglimento o nel caso in cui,

una volta instaurato, il giudizio, questo si estingua.

GIUDIZIARIO:

di beni: diretto ad assicurare custodia o gestione beni mobili, immobili, aziende, università di

beni dei quali sia controversa la proprietà o il possesso. Non può avere ad oggetto

cose fungibili e non identificabili nella loro individualità (es. denaro).

di prove: diretto ad assicurare la custodia temporanea di libri, registri, campioni o altre cose

dalle quali si vuole desumere elementi di prova per evitare che siano sottratti o

alterati.

Giudice nomina il custode, stabilisce criteri e limiti amministrazione delle cose sequestrate.

CONSERVATIVO: può essere richiesto dal creditore che ha fondato timore di perdere la garanzia

del proprio credito, può avere ad oggetto beni mobili o immobili del debitore o somme di

denaro a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il pignoramento. Può essere eseguito

su qualsiasi bene del debitore fino a concorrenza del credito tutelato. Il debitore mantiene la

titolarità del bene ma gli eventuali atti di alienazione non hanno effetto in pregiudizio del

creditore sequestrante in conformità alle regole stabilite per il pignoramento.

entro 30 gg dall’ordinanza di accoglimento del ricorso cautelare, il ricorrente, a pena di inefficacia

della stessa, deve procedere all’esecuzione del sequestro:

giudiziario avviene nelle forme dell’esecuzione per consegna o rilascio, ossia mediante la

consegna materiale del bene mobile al custode o mediante la sua immissione nel possesso

del bene immobile. Non viene notificato il precetto e non viene fatta l’intimazione a rilasciare

l’immobile (a meno che il custode sia persona diversa dal detentore).

conservativo avviene nelle forme del pignoramento presso il debitore o presso il terzo (in questo

caso sequestrante deve citare il terzo affinché effettui la dichiarazione) nel caso di beni

mobili o crediti e mediante trascrizione del provvedimento presso la conservatoria per i

beni immobili. Se formano oggetto del sequestro cose deteriorabili il giudice può

disporne la vendita, il prezzo ricavato rimane sequestrato in luogo delle cose vendute.

Debitore può chiedere la revoca del sequestro prestando idonea cauzione.

entro 60 gg dall’ordinanza di accoglimento del ricorso cautelare, il ricorrente, a pena di inefficacia

della stessa, deve iniziare il giudizio di merito.

Emessa la sentenza di condanna esecutiva:

se aveva eseguito un giudiziario acquista un titolo di possesso autonomo sulle cose oggetto del

procedimento;

se aveva eseguito un conservativo, questo si converte in pignoramento. Entro 60 gg dalla

comunicazione dell’avvenuta pubblicazione della sentenza, il sequestrante deve depositarne copia

nella cancelleria del giudice competente; se ha ad oggetto beni immobili, deve chiedere

l’annotazione della sentenza a margine della trascrizione del provvedimento del sequestro. Se i beni

sequestrati sono stati nel frattempo oggetto di esecuzione da parte di altri creditori, il sequestrante

partecipa alla distribuzione della somma ricavata.

Non si applicano le disposizioni del codice di procedura:

158

sequestro convenzionale: contratto col quale due o più persone affidano a un terzo una cosa o una pluralità di cose

perché la custodisca e la restituisca alla parte vincitrice della controversia. Non è frutto di un provvedimento

autoritativo del giudice (come il giudiziario), ma esclusivamente di un accordo concluso fra le parti stesse.

sequestro speciale o liberatorio: sequestro eseguito a richiesta del debitore sulle somme o sulle cose che ha messo

a disposizione del creditore al fine di liberarsi dalle conseguenze della mora, ove egli sia soccombente nella

controversia. AZIONI DI NUNCIAZIONE

Provvedimenti cautelari di natura anticipatoria diretti alla conservazione dello stato di fatto ed a

prevenire ed arrestare in itinere un danno o un pregiudizio, sono idonei ad anticipare gli effetti della

sentenza di merito, pertanto, è in facoltà delle parti iniziare o meno il giudizio di merito ed il

giudice non deve assegnare il termine relativo. Una volta iniziato il giudizio, la sua estinzione non

determina l’inefficacia dei provvedimenti cautelari anche se ottenuti in corso di causa.

Competenza:

ante causam tribunale del luogo in cui è posto l’immobile;

durante il giudizio di merito: giudice della stessa (salvo che si tratti di giudice di pace spetta al trib).

azione di DENUNZIA DI NUOVA OPERA art. 1171) può essere esperita dal proprietario, titolare di

(

un diritto reale di godimento o dal possessore al fine di ottenere un’ordinanza che vieti la

costruzione di una nuova opera, da altri intrapresa sul proprio fondo o sull’altrui fondo, dalla quale

possa derivare danno al proprio diritto o al proprio possesso.

L’azione non può essere proposta se l’opera è terminata o se è trascorso un anno dal suo inizio.

Giudice, presa sommaria cognizione del fatto, può vietare o permettere la continuazione dell’opera,

stabilendo in ogni caso le opportune cautele.

se vieta la continuazione e nell’eventuale giudizio di merito le ragioni dell’istante risultano

infondate, il giudice lo condanna al risarcimento del danno prodotto dalla sospensione

dell’opera;

se permette la continuazione nell’eventuale giudizio di merito l’istante può ottenere la demolizione

o riduzione dell’opera ed il risarcimento del danno eventualmente subito.

azione di DENUNZIA DI DANNO TEMUTO art. 1172) può essere esperita dal proprietario, titolare

(

di un diritto reale di godimento o dal possessore il quale ha ragione di temere che da un edificio,

albero o altra cosa possa derivare un danno grave e prossimo alla cosa che forma oggetto del suo

diritto o del suo possesso. Legittimati passivi: proprietario del fondo, autore dell’opera, possessore.

Giudice, presa sommaria cognizione del fatto, dispone i provvedimenti opportuni per ovviare al

pericolo, imponendo anche idonee garanzie per gli eventuali danni.

a ≠ denunzia di nuova opera è diretta a tutelare da situazioni di pericolo che possano insorgere da

opere già esistenti ed è svincolata da termini particolari.

Se la parte obbligata dal provvedimento cautelare viola il divieto di compiere l’atto dannoso o di

mutare lo stato di fatto, il giudice, su ricorso dell’altra parte, può disporre con ordinanza il ripristino

(anche mediante demolizione) a spese del contravventore. Non impugnabile no cassazione.

159 ISTRUZIONE PREVENTIVA

Quando per ragioni d’urgenza un mezzo istruttorio viene assunto prima dell’inizio del giudizio cui

si riferisce o prima che il G.I. l’abbia ammesso.

A differenza degli altri cautelari non hanno funzione conservativa o anticipatoria dell’oggetto

sostanziale della tutela giudiziaria ma hanno funzione esclusivamente processuale di assicurare al

processo l’acquisizione immediata di mezzi di prova.

Competenza:

ante causam: giudice di pace o tribunale in composizione monocratica che sarebbe competente per

la causa di merito, ma in caso di eccezionale urgenza può proporsi anche al tribunale

del luogo in cui la prova deve assumersi.

assunzione preventiva di testimoni può essere richiesta da chi ha fondato motivo di temere che stiano

per mancare (es. perché gravemente malati) uno o più testimoni, le cui deposizioni possono essere

necessarie in una causa da proporre.

Il ricorso, oltre agli elementi di cui all’art. 125, deve indicare i motivi dell’urgenza ed i fatti sui

quali i testimoni devono deporre, nonché l’esposizione sommaria delle domande e delle eccezioni

cui la prova è preordinata.

Se il giudice all’udienza di comparizione con ordinanza ammette la prova testimoniale, fissa

l’udienza per l’assunzione e designa il giudice che deve procedervi.

accertamento tecnico o ispezione giudiziale (art. 696 c.p.c.) può essere richiesta da chi ha urgenza di

far verificare, prima del giudizio, lo stato di luoghi o la qualità o condizione di cose. L’indagine

peritale, ne ricorre l’urgenza, nel rispetto della dignità e della inviolabilità della persona, può essere

disposta anche sull’istante, e con il suo consenso, anche sulla controparte. Consulenza tecnica in via

preventiva costituisce una sorta di fotografia della situazione presistente al processo.

Se il giudice all’udienza di comparizione con ordinanza ammette l’accertamento tecnico o ispezione

giudiziale nomina il CTU e fissa la data dell’inizio delle operazioni. Può fare valutazioni in ordine

alle cause ed ai danni relativi all’oggetto della verifica.

consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite (art. 696-bis c.p.c.) può essere richiesta

anche al di fuori dei presupposti di urgenza previsti dall’art. 696 al fine di accertare e determinare i crediti

derivanti da responsabilità contrattuale (per mancata o inesatta esecuzione di obbligazioni contrattuali) o

extracontrattuale (per fatto illecito). Giudice nomina il consulente e fissa la data di inizio delle operazioni.

Consulente, prima di provvedere al deposito della relazione, deve tentare la conciliazione delle parti.

se si conciliano: forma processo verbale della conciliazione al quale il giudice attribuisce con decreto

efficacia di titolo esecutivo (con il quale si può intraprendere l’esecuzione o chiedere iscrizione ipoteca

giudiziale);

non si conciliano: ciascuna parte può chiedere che la relazione, depositata dal consulente, sia acquisita agli

atti del successivo giudizio di merito.

D.L. 28/2010: mediazione non è condizione di procedibilità per i procedimenti di consulenza tecnica

preventiva di cui all’art. 696-bis.

160 Accertamento tecnico preventivo delle condizioni della persona, costituisce condizione di procedibilità

della domanda giudiziale nelle controversie in materia di invalidità civile (art. 445-bis), deve essere

domandato con ricorso al tribunale nel cui circondario risiede l’attore.

In caso di eccezionale urgenza, il presidente del tribunale o il giudice di pace può ammette i

provvedimenti di istruzione preventiva con decreto dispensando il ricorrente dalla notificazione alle

altre parti; in tal caso può nominare un procuratore che intervenga per le parti non presenti

all’assunzione (non può emettere decreto inaudita altera parte). Non oltre il giorno successivo il

cancelliere deve notificare il decreto alle parti non presenti all’assunzione.

L’istanza di istruzione preventiva può essere proposta anche in corso di causa e durante

l’interruzione o la sospensione del giudizio. Il giudice provvede con ordinanza.

Un mezzo di prova assunto preventivamente può sempre essere dichiarato non ammissibile o non rilevante nel corso del

giudizio di merito e può sempre esserne rinnovata l’assunzione. Processi verbali delle prove assunte preventivamente

non possono essere prodotti, richiamati, riprodotti in copia nel giudizio di merito, prima che i mezzi di prova siano stati

dichiarati ammissibili nel giudizio stesso. Ordinanza o decreto che ammette l’accertamento tecnico preventivo non può

essere impugnato né con ricorso per cassazione né con regolamento di competenza.

PROVVEDIMENTI D’URGENZA

700

Provvedimenti cautelari di natura anticipatoria atipici e sussidiari, sono idonei ad anticipare gli

effetti della sentenza di merito, pertanto, è in facoltà delle parti iniziare o meno il giudizio di merito

ed il giudice non deve assegnare il termine relativo. Una volta iniziato il giudizio, la sua estinzione

non determina l’inefficacia dei provvedimenti di urgenza anche se ottenuti in corso di causa.

Possono essere domandati con ricorso, quando non sussistono i presupposti per chiedere le altre

misure cautelari tipiche (sussidiarietà) da chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo

occorrente per valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio

imminente ed irreparabile e non sussistano.

Il contenuto del provvedimento può essere il più vario purché idoneo a realizzare provvisoriamente

gli effetti della decisione sul merito (atipicità es. in tema di conflitti familiari i provvedimenti in ordine alla

custodia delle prove in attesa della separazione; in materia di concorrenza commerciale il divieto di usare marchi simili

).

per evitare il pericolo di sviamento della clientela

Presupposti per l’emanazione:

approssimativa verosimiglianza circa l’esistenza del diritto che si intende far valere (fumus boni

1. iuris);

pregiudizio imminente ed irreparabile che minacci il diritto durante il tempo occorrente per farlo

2. valere in via ordinaria (periculum in mora);

inesistenza di un altro provvedimento cautelare tipico, idoneo, nel caso concreto, ad assicurare

3. provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito.

Legittimato a chiedere l’emissione di un provvedimento di urgenza è il titolare del diritto minacciato dal

pregiudizio imminente ed irreparabile.

Inammissibile: quando l’ordine contenuto nel provvedimento sarebbe insuscettibile di esecuzione forzata

e per anticipare gli effetti di una sentenza costitutiva.

Competenza: Tribunale in composizione monocratica che sarebbe competente per la causa di merito

oppure, se già iniziata, il giudice della causa stessa.

Trattandosi di provvedimenti strumentali rispetto al giudizio di merito perdono efficacia se sono

sostituiti ed assorbiti dalla sentenza sul merito (anche se non passata in giudicato), e l’unico rimedio

esperibile contro di essi è il reclamo ex art. 669-terdecies.

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AUTORE

Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Scienze giuridiche Prof.

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