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PRINCIPI COSTITUZIONALE DEL DIRITTO ECCLESIASTICO

Atteggiamento interventista volto a rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che

limitano la libertà e l’eguaglianza e impediscono il pieno sviluppo della persona umana anche in materia

di libertà di coscienza e di culto.

PERSONALISTA (art. 2): Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo sia come

singolo sia nell’ambito delle formazioni sociali, comprese le confessioni religiose, ove si svolge la sua

personalità.

Persona è un fine rispetto allo Stato, che costituisce il mezzo per perseguire i diritti inviolabili. Credenze religiose

contribuiscono al progresso spirituale della società, persona è oggetto di attenzione anche nelle aggregazioni e

organizzazioni in cui realizza i suoi interessi e bisogni, anche spirituali.

Formazioni sociali, fra cui sono comprese anche le confessioni religiose, costituiscono uno strumento indispensabile per

lo sviluppo della personalità umana, l’ordinamento riconosce ad esse diritti e garanzie uguali rispetto a quelli riservati ai

singoli (principio pluralistico).

DI EGUAGLIANZA (art. 3):

formale: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di

sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali

sostanziale: Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di

fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e

l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del

Paese. Trattamenti differenziati, in virtù del principio di eguaglianza sostanziale, sono consentiti se se

rappresentano il contenuto di una legislazione premiale a favore di quelle persone che si trovino in

una condizione di discriminazione. Vietati se incidono sul godimento di diritti e libertà.

DI LAICITÀ (artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20): con gli Accordi di Villa Madama è stato abrogato il principio

confessionale affermato nei Patti Lateranensi nei quali si affermava che la religione cattolica romana era

la sola religione di Stato.

Principio di laicità rappresenta un principio supremo dell’ordinamento, Stato deve garantire la

salvaguardia della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale.

Corollari del principio di laicità: pluralismo confessionale, eguaglianza sulla liberta religiosa, il dovere

nei confronti dei culti di equitanza ed imparzialità dello Stato, incompetenza dello Stato in specifiche

materie religiose salvo i limiti del buon costume e dell’ordine pubblico.

1

PLURALISMO CONFESSIONALE (art. 8 ): tutte le confessioni religiose sono egualmente libere

davanti alla legge.

10

LIBERTÀ RELIGIOSA: libertà, garantita dallo Stato ad ogni cittadino, di scegliere la propria credenza

in fatto di religione e di non sceglierne alcuna cd libertà negativa di non credere (ateismo es. diritto di

.

non avvalersi dell’insegnamento religioso)

Diritto pubblico rientrante nel genus dei diritti di libertà, postula la pretesa di una prestazione negativa da parte dello

Stato, che è tenuto ad astenersi da tutti quegli atti che possano impedirne il libero esercizio.

Parte della dottrina: diritto soggettivo inviolabile che fa capo all’individuo ed alle formazioni sociali:

non esclusivamente pubblico: tutela non deve provenire solo dallo Stato ma anche dagli altri consociati;

non negativo: principi e diritti costituzionalmente garantiti esigono non solo che lo Stato non si ingerisca ma che

favorisca il pacifico svolgimento;

non unico: se il concetto di libertà è uno solo diversi e autonomi sono i diritti e i regimi religiosi che li regolano;

no assoluto: trova un limite nei diritti degli altri.

Solo con la Costituzione il principio di libertà religiosa è stato sancito in modo completo, sia sotto il

profilo individuale sia collettivo.

art. 19: tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma,

individuale o associata, di farne propaganda e di esercitare in privato o in pubblico il culto,

purché non si tratti di riti contrari al buon costume (libertà di culto). Termine “tutti” include

chiunque si trovi in territorio italiano anche se non cittadino italiano;

Repubblica riconosce a tutte le religioni piena libertà nell’esercizio del proprio culto, senza

imporre la sua ingerenza in condizioni di reciprocità in quanto un provvedimento di una

autorità appartenente ad una confessione religiosa non può essere mai lesivo degli interessi dello

Stato. Libertà si estende anche alla nomina dei ministri del culto e a tutti coloro che fanno

parte della gerarchia e dell’organizzazione religiosa che, nei confronti dello Stato godono

tutti di uno status paritario. Hanno il diritto di mantenere il segreto d’ufficio su ciò che hanno

appreso in confessione.

art. 20: il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di un’associazione o istituzione non

possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la

sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Garantisce la facoltà dei singoli e delle confessioni religiose di creare associazioni o istituzioni

aventi carattere ecclesiastico o finalità religiosa, senza che la legge possa introdurre trattamenti

sfavorevoli o discriminatori a carico degli enti religiosi rispetto ad altre associazioni che

perseguano scopi diversi, né utilizzare lo strumento fiscale per rendere più difficoltosi la

costituzione e il funzionamento degli stessi.

Diritto di libertà religiosa è personalissimo, inalienabile, indisponibile, inviolabile e intangibile,

riconosciuto a ciascun individuo e a tutte le comunità religiose.

Libertà religiosa include tre libertà:

DI FEDE: libertà di professare qualunque fede, di mutare convincimento, di non professare alcuna fede

(libertà di ateismo), di essere indifferenti al fenomeno religioso, senza che ciò comporti alcuna

conseguenza o discriminazione.

DI PROPAGANDA: tutti possono fare proseliti sia all’interno dei luoghi di culto sia al di fuori,

mediante la parola, scritti, libri e altri mezzi di esternazione del pensiero. Anche con

l’esaltazione della propria fede o attraverso la contestazione o la negazione della religione degli

altri sia con argomentazioni motivate sia con asserzioni immotivate, purché non rappresentino

ingiuria al credente o oltraggio i valori etici di cui si sostanzia il suo credo.

DI CULTO: libertà di compiere atti di culto, sia in privato sia in luogo pubblico. Cittadini possono

riunirsi pacificamente e senza armi. Possono riunirsi anche in luoghi aperti al pubblico senza

preavviso alle autorità. Per riunirsi in luoghi pubblici devono dare preavviso alle autorità, le

quali possono vietare la riunione solo per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità

pubblica (art. 17).

11

Limiti:

esplicito: riti contrari al buon costume sono vietati (offendono il pudore sessuale, libertà sessuale e

sentimento morale dei giovani). Concetto elastico e caratterizzato dal principio di relatività storica; deve

essere escluso ogni riferimento al concetto generico di “ordine pubblico”, come invece previsto dall’art. 1

della L. 1159/1930 per i culti acattolici.

implicito: ordinamento può limitare la libertà di una confessione religiosa quando è necessario per

tutelare altri diritti o interessi aventi rilevanza costituzionale. Nello svolgimento dei riti di culto

non è mai consentita la limitazione dei diritti di libertà per motivi religiosi.

Spazi della libertà religiosa:

famiglia: nubendi sono liberi di scegliere tra matrimonio civile e canonico; genitori, in posizione

paritaria, devono curare libera formazione religiosa (compreso l’ateismo); figli maggiorenni

hanno il pieno diritto di scegliere il proprio credo;

scuola: libertà religiosa si riferisce alla libertà di istituire scuole di ogni ordine e grado a sfondo

religioso (art. 33 Cost.). Agli alunni deve essere garantito un trattamento equipollente alle scuole

pubbliche statali anche in relazione agli esami di Stato. L’insegnamento della religione cattolica

è facoltativo è rimesso all’apprezzamento dei genitori degli alunni fino a 14 anni, poi

direttamente agli alunni;

lavoro: divieto di discriminare i lavoratori per motivi religiosi, dovere, per i datori, di consentire ai

dipendenti l’adempimento degli obblighi legati alla propria fede

I)

12 ORGANI STATUALI CON MANSIONI INERENTI AI CULTI

Competenza in materia di culti è demandata a diversi organi statali con competenze diverse.

Presidente della repubblica: : ratifica i trattati

Capo dello Stato e rappresentante dell’unità nazionale

internazionali, compresi quelli con la Santa Sede, salva l’approvazione delle Camere nei casi in cui è

richiesto dalla Costituzione; accredita l’ambasciatore italiano presso la Santa Sede e riceve il Nunzio

pontificio presso l’Italia; nomina i plenipotenziari, designati dal Governo per le trattative

concordatarie e promulga le leggi di esecuzione della revisione concordataria e delle intese con i culti

acattolici; promulga le leggi basate sulle intese con i legittimi rappresentanti delle religioni diverse dalla

cattolica.

Presidente del consiglio dei ministri: dirige e coordina, anche in materia ecclesiastica, l’opera dei

singoli Ministri. Compito definire le politiche e gli indirizzi generali concernenti la elaborazione delle

leggi e degli atti pattizi in materia religiosa.

Commissioni istituite presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con competenza in materia

ecclesiastica e di libertà religiosa: interministeriale per le intese con le confessioni religiose; consultiva per la

libertà religiosa; governativa per l’attuazione delle disposizioni dell’Accordo tra Italia e Santa Sede; governativa per la

soluzione di alcune difficoltà interpretative delle disposizioni normative di derivazione concordataria; governativa

avente il compito di procedere alla revisione dell’importo deducibile ed alla valutazione del gettito della quota IRPEF al

fine di predisporre eventuali modifiche;

Consiglio dei ministri: determina l’indirizzo politico in materia di culti e designa i plenipotenziari per

le trattative sia per la revisione del Concordato, sia le commissioni per la stipula delle intese. Delibera,

sugli atti concernenti i rapporti fra Stato e Chiesa e sugli atti concernenti i rapporti previsti dall’art. 8.

Ministri: a parte le specifiche competenze del Ministro dell’Interno, cui compete la tutela dei diritti civili, ivi compresi

quelli delle confessioni religiose, i singoli Ministri rappresentano l’autorità statale competente, ciascuno nell’ambito del

proprio dicastero, a negoziare le numerose materie per le quali il Concordato rinvia la regolamentazione pratica a

successive intese bilaterali con l’autorità ecclesiastica.

Ministero dell’Interno esplica i suoi compiti in materia di confessioni religiose attraverso il

Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, articolato nella Direzione centrale degli affari di

culto e Direzione centrale per l’amministrazione del Fondo edifici di culto, sempre presso il

Ministero dell’interno è istituita la Consulta per l’Islam italiano.

Prefetture: competente nel caso di vendita di immobili per un valore superiore ad Euro 775.000, da parte

degli Istituti diocesani per il sostentamento del clero a soggetti – non aventi la qualifica di enti

ecclesiastici – diversi dallo Stato, dal Comune, dalle Università, dalla Regione o dalla Provincia

A seguito dell’entrata in vigore delle norme del nuovo Concordato venute meno le mansioni concernenti: nomine dei

Parroci e dei coadiutori parrocchiali con diritto di successione;concessione e liquidazione dei supplementi di congrua;

competenza ad autorizzare gli acquisti di immobili, le accettazioni di donazioni, eredità o legati di valore inferiore a 130

milioni di lire – attualmente non sono più necessarie autorizzazioni, a tal fine, per le persone giuridiche.

Fondo edifici di culto

Istituto con L. 222/1985 è un fondo immobiliare gestito dalla Direzione Centrale per l'Amministrazione

del Fondo Edifici di Culto. Il legale rappresentante è il Ministro dell'Interno è coadiuvato da un

Consiglio di amministrazione nominato, su sua proposta, dal Presidente della Repubblica

ha personalità giuridica (consente una gestione separata rispetto ai beni pubblici, disponibili o

indisponibili, o appartenenti al demanio dello Stato);

bilancio preventivo e quello consuntivo del Fondo sono sottoposti all’approvazione del parlamento;

ha il compito di provvedere alla conservazione, al restauro, alla tutela e alla valorizzazione degli edifici

di culto appartenenti al Fondo stesso (oltre 700 chiese, tutte le opere d’arte custodite nelle chiese, i

mobili antichi e i libri della Biblioteca della direzione generale degli affari dei culti; beni

13 produttivi di rendite (appartamenti, caserme, cascine); complesso forestale di Tarvisio, di Quarto

Santa Chiara, di Monreale e di Giardinello).

14 ORGANIZZAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA

Chiesa: società dei battezzati che professano la stessa fede, partecipano agli stessi sacramenti e tendono

alla realizzazione degli stessi fini spirituali, sotto la potestà del Romano Pontefice e dei Vescovi.

Società giuridicamente perfetta, autosufficiente, corporazione istituzionale, non territoriale, provvista di

sovranità originaria e di capacità soggettiva, pubblica e privata.

TERRITORIALE

Chiesa cattolica si divide territorialmente in quelle che il diritto canonico chiama “Chiese particolari”,

cioè le diocesi a loro volta ripartite in parrocchie (raggruppamenti, province ecclesiastiche, regioni

ecclesiastiche, Conferenze episcopali).

S S A : identifica il Romano Pontefice, Segreteria di Stato, Consiglio per gli Affari

ANTA EDE POSTOLICA

pubblici della Chiesa e gli altri organismi della Curia romana

A : sede dell'Arcivescovo, è una diocesi di particolare importanza o per motivi storici o per

RCIDIOCESI

dimensioni, influenza ecc. Se da un’arcidiocesi dipendono diocesi suffraganee è detta

metropolitana ed il vescovo metropolita (es. Milano è un'arcidiocesi metropolitana da cui

dipendono le diocesi di Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia e

Vigevano). Roma è una diocesi, di cui è vescovo il Papa, da cui dipendono diocesi suburbicarie.

D : “porzione del popolo di Dio”, secondo il diritto canonico è la “Chiesa Particolare”

IOCESI

circoscritta territorialmente, affidata alla cura pastorale di un Vescovo.

equiparate alla prelatura territoriale (Prelato) e abbazia territoriale (Abate).

Organi fondamentali:

Vescovo: vi sta a capo, eventualmente coadiuvato da Vescovi ausiliari o coadiutori;

Curia diocesana: persone e organismi che aiutano il Vescovo, tra cui il Vicario generale e il

Cancelliere della Curia;

Capitolo dei canonici: assemblea dei presbiteri (parroci).

Possono essere ripartite in vicariati foranei a loro volta divisi in zone pastorali (più parrocchie tra loro

omogenee dal punto di vista pastorale).

Santa sede si è impegnata a non includere alcuna parte del territorio italiano in una diocesi la cui sede vescovile

si trovi nel territorio di altro stato.

Sono enti ecclesiastici civilmente riconosciuti (attualmente sono 228).

P : determinata comunità di fedeli che si costituisce all’interno di una diocesi. Diocesi

ARROCCHIA

sono pertanto ripartite in parrocchie, affidata alla cura pastorale di un Parroco, sotto l’autorità del

Vescovo diocesano.

Organi fondamentali:

Parroco: vi sta a capo;

1. Vicari parrocchiali: vice parroci, eventualmente affiancano il parrocco.

2.

C : complesso di organi ed autorità che costituiscono l'apparato amministrativo della

URIA ROMANA

Santa Sede, coordina e fornisce l'organizzazione necessaria per il corretto funzionamento

della Chiesa cattolica e il raggiungimento dei suoi obiettivi. Viene generalmente considerata

"il governo della Chiesa". Ogni diocesi cattolica ha una curia nella sua amministrazione

Composta da uffici o dicasteri mediante i quali il Pontefice esercita il suo ufficio nel governo

della Chiesa universale. Composta da: Segreteria di Stato o Papale; Consiglio per gli affari

pubblici della Chiesa; Congregazioni (commissioni di Vescovi che hanno il compito di

trattare gli affari della Chiesa e le varie pratiche); Pontifici Consigli; Tribunali (Supremo

Tribunale della Segnatura Apostolica e la Rota Romana unico tribunale della Santa Sede

competente in materia di cause matrimoniali); Altri organismi per lo più denominati Consigli.

15

16 ECCLESIASTICA

Organizzazione ecclesiastica: insieme delle persone che partecipa alla potestà della Chiesa.

Vige un principio gerarchico, organi e persone inferiori sono subordinati ai superiori.

R P : Vescovo della Chiesa di Roma, suprema autorità della Chiesa (è al vertice) ha

OMANO ONTEFICE

potestà suprema, piena, immediata e universale su tutta la Chiesa. Quando definisce le

supreme verità di fede e di morale gode dell’infallibilità. Eletto dai Cardinali, riuniti nel

conclave (riunione plenaria e solenne), eleggibile ogni fedele cattolico maggiorenne (viene

eletto sempre un Cardinale). Violazione del segreto del conclave comporta la scomunica. L’elezione

canonica è perfetta dal momento in cui il Cardinale Decano annunzia il risultato della votazione

C : più alti collaborati del Romano Pontefice. L’insieme dei cardinali forma il Sacro Collegio,

ARDINALI

ufficiosamente è il senato del Pontefice ed ha personalità giuridica.

Concistoro: assemblea, di regola segreta, nella quale i Cardinali si riuniscono per ordine del

Romano Pontefice e sotto la sua presidenza al fine di collaborare nel governo della chiesa

universale, può essere ordinario o straordinario

V : pastori propri di una Diocesi, successori degli Apostoli mediante lo Spirito Santo che è stato

ESCOVI loro donato. Si diventa vescovi attraverso l'Ordinazione episcopale primo grado del

Sacramento dell'Ordine Sommo Pontefice nomina

(superiore al diaconato ed al presbiterato).

liberamente i Vescovi oppure conferma quelli che sono stati legittimamente eletti (Abati

territoriali e Vescovi di rito orientale).

diocesani: Vescovi a cui è affidata la cura di una diocesi nella quale hanno potestà ordinaria; titolari: gli

altri.

A M ha potestà vescovile su una arcidiocesi (diocesi

RCIVESCOVO O ETROPOLITA

metropolitana) ed ha determinati poteri di giurisdizione ecclesiastica sulle diocesi suffraganee

che costituiscono la provincia o regione ecclesiastica.

Hanno diritto di esercitare liberamente le potestà spirituali e giurisdizionali che loro

competono secondo il diritto canonico ed il Concordato; per tutto ciò che si riferisce al

ministero pastorale, comunicano e corrispondono liberamente con la Santa Sede, con la

Conferenza episcopale italiana, con il loro clero e con tutti i fedeli; diritto di affliggere e

pubblicare all’interno e sulla porta degli edifici di culto od uffici del proprio ministero; deve

essere informato dall’autorità giudiziaria del deferimento al magistrato penale di

ecclesiastici e religiosi; possono rilasciare certificazioni circa la qualità di ecclesiastico o

religioso; visitare senza prevista autorizzazione carceri e case di rieducazione.

Si riuniscono nel:

Concilio Ecumenico (cioè universale es. Concilio Vaticano II): assemblea di tutti i Vescovi

del mondo il cui capo è il Sommo Pontefice. Le disposizioni conciliari (approvate dal

Pontefice) sono considerate vere e proprie atti normativi di diritto oggettivo ed hanno

forza obbligatoria.

Sinodo dei Vescovi: assemblea di Vescovi scelti dalle diverse parti del mondo, si riunisce

periodicamente (ultimo è stato sinodo famiglia 2015) per favorire una stretta unione tra

il Romano Pontefice ed i Vescovi stessi; per prestare aiuto, con il loro consiglio, al

Romano Pontefice nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi,

nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica; per studiare i

problemi riguardanti l’attività della Chiesta nel mondo.

17

P : presiede la parrocchia (prete). L'autorità del parroco è dipendente da quella del vescovo, per

ARROCI realizzare gli orientamenti che questi propone alla sua diocesi.

Si diventa presbiteri attraverso l'Ordinazione Presbiterale secondo grado del Sacramento

dell'Ordine (superiore al diacono ed inferiore al vescovo). Provvista, ossia il conferimento

dell’ufficio di Parroco, spetta al Vescovo diocesano.

Hanno la rappresentanza legale delle singole parrocchie, diritto di certificare l’avvenuta

celebrazione del matrimonio canonico, ai fini della trascrizione e del riconoscimento agli

effetti civili; potere di certificazione in ordine agli atti di nascita, matrimonio e morte, di data

anteriore all’istituzione dei registri di stato civile; diritto di disporre liberamente circa

l’esercizio del pubblico culto e la disciplina da eseguirsi nella loro chiesa. Vanno autorizzate

dalla autorità di pubblica sicurezza quelle funzioni, cerimonie o processioni, che si debbano svolgere fuori

; potere di pubblicare e diffondere tutti gli atti e documenti relativi al

dei luoghi destinati al culto

governo spirituale dei fedeli senza assoggettamento ad oneri fiscali.

Nel loro insieme costituiscono il presbiterio, che una sorta di senato capace di prestare la

propria consulenza al vescovo nell’amministrazione della diocesi. I preti diocesani sono sacerdoti

secolari vivono nel mondo, possono avere una casa propria poiché non hanno il voto di povertà. I sacerdoti

regolari invece sono dei sacerdoti che appartengono a qualche istituto religioso (es. domenicani) vivono

secondo una regola approvata dall'autorità ecclesiastica. In genere abitano nei conventi o nei monasteri.

Quando detiene una qualche giurisdizione sulle parrocchie limitrofe prende il titolo di

vicario, arciprete o decano. Nel linguaggio quotidiano viene anche chiamato sacerdote, tale termine,

però, indica propriamente sia il presbitero che il vescovo.

R : presbitero cui il Vescovo diocesano affida la cura di una chiesa che non

ETTORE DI CHIESA

è né parrocchiale né capitolare né annessa alla casa di una comunità religiosa o di una società

di vita apostolica.

D membro effettivo del clero, fa parte della gerarchia ecclesiastica di una specifica Diocesi in

:

IACONI cui è incardinato. Diaconato è il primo grado del Sacramento dell'Ordine, è finalizzato

all’aiuto e al servizio dell'Episcopato e del presbiterato.

Può amministrare alcuni sacramenti (battesimo e matrimonio) su delega del parroco. Ministro

ordinario della Comunione (può conservare e distribuire l'Eucaristia) ed esercita il ministero della

parola (può leggere la sacra Scrittura ai fedeli nelle celebrazioni e concelebrazioni eucaristiche,

presiedute da un presbitero o da un vescovo, la lettura del vangelo è sempre di competenza dei

diaconi).

A differenza di coloro che sono costituiti nell'ordine dell'episcopato o del presbiterato non riceve la

missione e la facoltà di agire nella persona di Cristo Capo.

Possono essere diaconi i battezzati celibi, coloro che sono sposati (purché non siano in seconde

nozze); se però sono celibi, dopo l'ordinazione diaconale non possono più sposarsi

ISTITUTO PER LE OPERE DI RELIGIONE I.O.R.

erroneamente considerato la banca centrale della Sante Sede (compito svolto Amministrazione del

Patrimonio della Sede Apostolica), provvede alla custodia ed amministrazione dei beni mobili ed

immobili ad esso trasferiti o affidati da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione e

carità.

18

C : ecclesiastici nominati dalle autorità italiane competenti su designazione dell’autorità

APPELLANI

ecclesiastica. Prestano assistenza spirituale alle forze armate, Polizia di Stato o altri servizi

assimilati; ai degenti in ospedale, case di cura o di assistenza pubblica; ai detenuti.

Tutti gli appartenenti ai servizi di assistenza spirituale alle Forze Armate, prima di assumere

l’incarico, devono prestare giuramento. Una volta nominati, sono pienamente integrati nelle

forze armate, nell’ambito di un rapporto di lavoro riconducibile al pubblico impiego.

Per quanto riguarda l’assistenza alle forze armate, la materia è disciplinata dal Codice

dell’ordinamento militare 2010, ecclesiastici sono legati da un rapporto di impiego con

l’amministrazione militare ed inquadrati nelle gerarchie militari.

Ordinario militare per l’Italia (Arcivescovo castrense): direzione del servizio, dignità

vescovile, equiparato al generale del corpo d’armata. Giurisdizione ecclesiastica su

tutto il personale addetto agli ospedali o enti militari.

Dall’ordinario dipendono tutti i cappellani militari i quali hanno giurisdizione parrocchiale

per il personale ed il territorio a ciascuno di essi assegnato.

Vicario generale: grado di maggior generale, funzioni vicarie e di rappresentanza;

tre Ispettori: con grado di brigadiere generale, con funzioni di vigilanza.

Santa Sede comunica al Governo, in via confidenziale, i nomi degli ecclesiastici che devono

assumere l’ufficio di Ordinario militare, di Vicario generale e di Ispettore. Se il Governo

ritiene di non poter nominare la persona designata, ne dà notizia alla Santa Sede, la quale

deve procedere ad altra designazione. Raggiunto l’accordo, la nomina è fatta con decreto del

Capo dello Stato.

Nomina a cappellano militare ha luogo con decreto del Capo dello Stato, proposto dal

Ministro della Difesa, previa designazione dell’Ordinario militare.

Sacerdoti nominati cappellani devono godere dei diritti politici ed essere idonei

all’incondizionato servizio militare.

Nomina a cappellano militare addetto in servizio permanente è conferita a cappellani militari addetti di

complemento che ne facciano domanda, abbiano prestato almeno 2 anni di servizio continuativo riportando

la qualifica di “ottimo” e non abbiano superato il 50° anno di età; allievi cappellani militari che abbiano

superato il prescritto ciclo di formazione per l’ordinazione sacerdotale presso il relativo istituto, abbiano

svolto almeno 2 anni di servizio in qualità di cappellani militari addetti di complemento, siano riconosciuti

idonei a giudizio dell’Ordinario militare e non abbiano compiuto il 50° anno di età

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Assemblea permanente dei Vescovi italiani, il suo Presidente è nominato dal Pontefice, presieduta dal

2007 dal cardinale Angelo Bagnasco (arcivescovo metropolita di genova), ha sede in Roma.

Ha persona giuridica pubblica, è civilmente riconosciuta, ha un proprio statuto.

membri di diritto: Arcivescovi e Vescovi delle diocesi e delle altre Chiese particolari italiane; Vescovi

coadiutori e ausiliari; Vescovi titolari che hanno ricevuto uno speciale ufficio stabile a carattere

nazionale (es. Ordinario Militare).

È organicamente collegata con le Conferenze episcopali regionali italiane, aderisce al Consiglio

europeo delle Conferenze episcopali e mantiene rapporti, con la Santa Sede e le Conferenze episcopali

di altre nazioni.

19

Compiti: studia i problemi che interessano la vita della Chiesa in Italia; dà orientamenti nel campo

dottrinale e pastorale; mantiene i rapporti con le pubbliche autorità dello Stato italiano; gestisce

l’8 per mille.

Concordato tra Italia e Santa sede ha affidato alla CEI il compito di gestire i termini delle intese

per dare attuazione a molte norme del concordato.

Emana disposizioni per l’attuazione nel diritto canonico delle norme sui beni ecclesiastici e sul

sostentamento del clero.

STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Sorto in virtù dei Patti Lateranensi, territorio sul quale la Santa Sede ha sovranità.

Stato in quanto ha personalità giuridica internazionale autonoma ed ha un fine generale assicurare la

libertà e l’assoluta e visibile indipendenza della Santa Sede nel governo pastorale della Chiesa

universale.

Possiede tutti gli elementi caratteristici delle persone statali:

territorio: spazio geografico, sottratto del tutto alla sovranità italiana, soggetto a quello della Santa

Superficie di 0,49 km² costituita da Piazza San Pietro in

Sede e alla sua potestà di governo.

Roma e dai circostanti palazzi del vaticano. Sovranità sul territorio vaticano si estende al

sottosuolo e alla colonna d’aria sovrastante, nonché su alcune zone di Roma e fuori Roma, che

godono del diritto di extraterritorialità.

È un enclave piccolo territorio circoscritto da un territorio di maggiori dimensioni. Protetto della Convenzione

dell’Aja sulla tutela dei beni culturali in caso di conflitto armato; riconosciuto come patrimonio UNESCO.

popolo: è costituito da: Cardinali residenti in Roma, anche fuori dalla Città del Vaticano; coloro che

hanno nel Vaticano stabile residenza, per ragioni di dignità, carica, ufficio o impiego; coloro che

sono autorizzati dal Sommo Pontefice a risiedere nel Vaticano; coniuge, figli, ascendenti,

fratelli e sorelle di cittadini vaticani, conviventi e autorizzati a risiedere nel territorio dello Stato.

Cittadinanza: per rapporto di lavoro o su permanenza autorizzata si acquista su concorde volontà

della Santa Sede e dell’interessato (non valgono gli usuali criteri dello ius soli nascita nel

territorio dello Stato, ius sanguinis nascita da genitori cittatini, ius coniugii matrimonio con un

cittadino).

Perdita della cittadinanza può essere: volontaria, per rinuncia all’ufficio o impiego; abbandono

spontaneo definitivo della residenza e abitazione nel territorio; imposta ope legis in caso di:

revoca dell’ufficio o dell’autorizzazione a risiedere; cessazione delle condizioni in base alle quali

era stata concessa la residenza, ecc

Quelli che prima erano cittadini italiani tornano ad esser tali, mentre tali diventano coloro che sono discendenti

di cittadini italiani, o, pur essendo originariamente cittadini stranieri, non hanno titolo per riacquistare o godere

della cittadinanza di alcun altro Stato.

Cittadinanza vaticana è cumulabile con quella dello Stato di originaria appartenenza, alle persone residenti in

Vaticano sono applicabili, nel territorio dello Stato italiano e anche nelle materie in cui deve essere osservata la

legge personale, le norme della legge italiana, e, nei confronti dello straniero, quelle dello Stato di appartenenza

sovranità: potere d’imperio, di comando e di governo assoluto spetta costituzionalmente al Sommo

Pontefice, che ha pienezza di potere legislativo, esecutivo, giudiziario.

Unico caso di monarchia elettiva: Sommo Pontefice capo dello Stato è eletto dal Collegio dei

Cardinali. Sovrano assoluto: Capo visibile della Chiesa cattolica e Sovrano dello Stato della Città

del Vaticano (tutti i poteri dello Stato sono concentrati nell’organo supremo).

Stato patrimoniale: potere sovrano spetta al Capo dello Stato come “diritto inerente la sua persona fisica” e si

esplica anche come dominio sul territorio, oggetto della sua piena proprietà personale; Stato confessionale: in

ragione del suo fine.

20 Ordinamento

nuova Legge fondamentale dello Stato Città Vaticano 2001 Giovanni Paolo II

Sommo Pontefice ha potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Durante il periodo di Sede

vacante, gli stessi poteri appartengono al Collegio dei Cardinali, il quale però può emanare

disposizioni legislative solo in caso di urgenza e con efficacia limitata alla durata della vacanza,

previa conferma del pontefice successivamente eletto.

rappresentanza dello Stato e i suoi rapporti con gli altri Stati sono riservati al Sommo Pontefice,

che li esercita per mezzo della Segreteria di Stato.

potere legislativo: salvi i casi in cui il Sommo Pontefice intenda riservarlo a sé stesso, è esercitato

tramite una Commissione cardinalizia, in carica un quinquennio esercita il suo potere entro i

limiti della Legge sulle fonti del diritto, secondo particolari disposizioni ed un proprio

regolamento.

Leggi e regolamenti vaticani, dopo la firma del Pontefice e l’apposizione del sigillo dello

Stato, vengono depositate nell’Archivio delle Leggi dello Stato e vengono pubblicati in un

supplemento degli Acta Apostolicae Sedis.

Salvo che non sia diversamente disposto, entrano in vigore nel settimo giorno dalla loro

pubblicazione

potere esecutivo è esercitato dal Presidente della Commissione coadiuvato dal Segretario Generale

e dal Vice Segretario Generale, nelle materie di maggiore importanza si procede di concerto

con la Segreteria di Stato;

potere giudiziario è esercitato

Giudice Unico, con competenza in materia civile e penale;

Tribunale di prima istanza, organo collegiale competente per le cause civili e penali non

deferite al giudice unico, nonché delle impugnazioni avverso le decisioni di quest’ultimo,

competenza specifica in materia di stato civile e tributaria;

Corte d’Appello, composta dal Decano della Rota Romana e da due Uditori, decide sulle

impugnazioni avverso i provvedimenti del Tribunale di prima istanza ed è competente dei

giudizi di delibazione delle sentenze e dei provvedimenti giudiziari stranieri;

Corte di Cassazione, costituita dal Cardinale Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura

Apostolica e da altri due Cardinali: si occupa dei ricorsi, per motivi di diritto, avverso ogni

provvedimento degli organi giudiziari suindicati.

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica: supremo tribunale della santa sede.

Rota Romana unico tribunale della Santa Sede competente in materia di cause matrimoniali

In ogni causa civile o penale e in qualunque stadio di essa, il Sommo Pontefice può deferirne l’istruttoria e la

decisione ad una particolare istanza, anche con facoltà di pronunciare secondo equità e con esclusione di

qualsiasi ulteriore gravame. La facoltà di concedere amnistie, indulti, condoni e grazie è riservata al Sommo

Pontefice

Legge numero 71 sulle fonti del diritto 2009 Benedetto XVI: ordinamento canonico risulta la prima

fonte normativa e il primo criterio di riferimento interpretativo; abrogato il principio del

recepimento automatico (per tacito consenso) della legislazione italiana nel diritto vaticano.

Necessaria un’approvazione espressa dello Stato Vaticano per evitare che la Chiesa cattolica possa

21 recepire normative (es. testamento biologico) contrarie ai suoi principi. Questa regola vale anche di

fronte ai trattati sovranazionali ed internazionali (es. in materia di aborto) che siano in contrasto con

l’ordinamento dello S.C.V.

Legge antiriciclaggio 2010 Benedetto XVI: previsto controlli sul denaro contante in entrata o in uscita dallo Stato e

della Città del Vaticano, obblighi sul trasferimento di fondi e, infine, presidi sanzionatori amministrativi; costituita

l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF), organismo autonomo e indipendente, con compiti di prevenzione

e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

impianto si è dimostrato insufficiente: decreto d’urgenza 2012 introdotta la responsabilità amministrativa delle

persone giuridiche in caso di reati di riciclaggio; inasprite le sanzioni pecuniarie amministrative, per le persone

fisiche fino a 250.000 euro, per le persone giuridiche fino a un milione di euro; disposta la registrazione di tutte le

persone giuridiche presso il Governatorato; nuove misure cautelari prima della condanna e della confisca per

riciclaggio; affermato il principio di preminenza della prevenzione e del contrasto del riciclaggio e del

finanziamento del terrorismo sul diritto alla riservatezza.

Rapporti con lo Stato italiano

Viste le ridotte dimensioni del territorio dello Stato Città Vaticano e la sua posizione di enclave (Stato

circondato interamente dal territorio dello Stato Italiano), la sua sovranità, indipendenza e la sua stessa

possibilità di sopravvivenza dipende in gran misura dallo Stato che lo circonda.

Patti Lateranensi prevedono una serie di guarentigie direttamente o indirettamente rilevanti nel diritto

interno italiano.

Obblighi dello Stato italiano: dotazione di acque; collegamento ferroviario, telegrafico, telefonico,

radiotelegrafico, radiotelefonico e postale; coordinamento degli altri pubblici servizi; consultazione

preventiva con la Santa Sede per eventuali trasformazioni urbanistiche nelle zone adiacenti la Città del

Vaticano; libertà di corrispondenza da tutti gli Stati, compresi i belligeranti, alla Santa Sede e

viceversa; libertà di accesso dei Vescovi di tutto il mondo alla Sede apostolica; Immunità

diplomatiche e libertà di passaggio in territorio italiano di rappresentanti diplomatici sia della Santa

Sede sia di Stati esteri presso quest’ultima; esenzione dai diritti doganali e daziari delle merci

provenienti dall’estero; libertà di transito, in Italia, per Cardinali e Vescovi, senza limitazione della

libertà personale, anche nel caso di conclave o concili.

Obblighi della Santa sede:

Piazza San Pietro: deve rimanere normalmente aperta al pubblico e soggetta ai poteri di polizia delle

autorità italiane, fino ai piedi della scalinata della Basilica, oltre, le autorità possono accedere solo

se richieste dalle competenti autorità vaticane;

Tesori d’arte e scienza esistenti nella Città del Vaticano e nel palazzo Lateranense, devono rimanere

visibili agli studiosi e ai visitatori, riservata alla Santa Sede libertà di regolare l’accesso del

pubblico.

Rapporti di diritto penale: a richiesta della Santa Sede o per delegazione, l’Italia provvede nel suo

territorio alla punizione dei delitti che vengono commessi nella Città del Vaticano, in tal caso il giudice

applica il diritto penale italiano (funzione punitiva attiene all’esercizio di una prerogativa sovrana cui lo

Stato non può rinunciare applicando le leggi di altro Paese).

Se l’autore del delitto si è rifugiato nel territorio italiano si procede in automatico a norma delle leggi

italiane. Santa Sede si impegna a consegnare allo Stato italiano coloro che si rifugiano nella Città del

Vaticano o in immobili dichiarati immuni a meno che i preposti ai detti immobili preferiscano invitare

gli agenti italiani ad entrarvi per arrestarle (imputati di atti commessi nel territorio italiano, ritenuti

delittuosi dalle leggi di entrambi gli Stati).

Esecuzione in Italia delle sentenze dei tribunali dello stato della città del vaticano: si applicano le

relative norme del diritto internazionale, nonché le norme comuni interne italiane: civile artt. 64-71, L.

218/1995; penale art. 12 c.p. e artt.730-741 c.p.p.

22

In Italia hanno piena efficacia giuridica, anche agli effetti civili, sentenze e provvedimenti emanati da autorità

ecclesiastiche o ufficialmente comunicati alle autorità civili, circa persone ecclesiastiche o religiose e concernenti

materie spirituali e disciplinari.

Notificazione

verso il Vaticano su istanza di soggetti che si trovano in Italia, istante deve rivolgersi al Procuratore

della Repubblica perché questi inoltri domanda di notificazione al Promotore di giustizia

presso il Tribunale di prima istanza della Città del Vaticano

notificazione in Italia, su istanza di soggetti che si trovano in Vaticano, istante dovrà rivolgersi al

Promotore di giustizia perché questi inoltri domanda al competente Procuratore della

Repubblica in Italia.

Eventuali difficoltà devono essere risolte per via diplomatica. Per la reciproca notifica degli atti in

materia penale occorre seguire la procedura di notifica in via diplomatica.

Chiesa cattolica nell’ordinamento internazionale

Dal punto di vista del diritto internazionale, lo Stato della Città del Vaticano è uno:

stato riconosciuto direttamente dall’Italia con i Patti Lateranensi; indirettamente da parte degli altri

Stati che mantenevano rapporti diplomatici con la Santa Sede e che furono a suo tempo

tempestivamente informati, in forma ufficiale, dell’intenzione della Santa Sede di sottoscrivere

con l’Italia un trattato che dava vita al nuovo Stato;

vero e proprio stato che provvede autonomamente alla sua organizzazione e attività e che stringe, con

gli altri soggetti di diritto, atti internazionalmente rilevanti;

stato neutralizzato: ha il diritto di non essere offeso da operazioni belliche di altri Stati e il dovere di

non porne in essere. Santa Sede deve rimanere estranea alle competizioni temporali tra gli altri Stati ed ai

Congressi Internazionali indetti per tale oggetto, a meno che le parti contendenti facciano concorde appello alla

sua missione di pace, riservandosi in ogni caso di far valere la sua potestà morale e spirituale.

Vaticano è consideato territorio neutrale ed inviolabile

23 PREROGATIVE DELLA CHIESA NEL DIRITTO ITALIANO

GARANZIE DI CARATTERE PERSONALE

S P : posizione particolare e serie di prerogative che si avvicinano a quelle del Capo

OMMO ONTEFICE

dello Stato italiano. Persona del Sommo pontefice è sacra e inviolabile, non risponde di alcun atto

penalmente rilevante nei confronti della giustizia italiana (sia che si tratti di atti commessi nell’esercizio

delle sue funzioni e prerogative, sia che si tratti di atti o fatti privati).

Reati contro il Pontefice sono punibili con l’autorizzazione a procedere del Ministro di Giustizia,

senza che occorra la specifica richiesta dello Stesso Ministro, così come previsto per le offese ai Capi

degli Stati esteri (attentato contro la sua persona, provocazione a commetterlo ed offese ed ingiurie

pubbliche commesse nel territorio dello Stato Italiano sono punibili con le stesse pene stabilite per il

Presidente della Repubblica).

C : godono degli onori dovuti ai Principi del Sangue (dignitari cui spettava il posto successivo

ARDINALI

a quello del Re). Se residenti in Roma sono cittadini del Vaticano anche se non residenti nello Stato del

Vaticano. Sono dispensati dall’ufficio di tutore (hanno facoltà di rinunziare a tale dispensa); in caso di

testimonianza in cause civile o penali, possono essere uditi nel proprio domicilio; se stranieri, non sono

soggetti alle disposizioni del T.U. sull’immigrazione; se cittadini italiani sono esenti: prestazione del

servizio militare; ufficio di giudice popolare presso le Corti d’Assise; ogni altra prestazione di

carattere professionale.

Durante il Conclave l’Italia deve garantire il libero transito dei Cardinali attraverso il territorio italiano,

l’accesso al Vaticano e la piena libertà personale dei medesimi; curare che, nel territorio circostante la

Città del Vaticano, non vengano commessi atti che, comunque, possano turbare le adunanze del

Conclave. Dette norme valgono anche per i Conclavi che eventualmente dovessero essere tenuti al di fuori della Città

del Vaticano, ma in Italia; e per i Concilii presieduti dal Sommo Pontefice o dai suoi legati e nei confronti dei Vescovi

.

chiamati a parteciparvi

D , : tutti i funzionari di ruolo

IGNITARI DELLA CHIESA CORTE PONTIFICIA UFFICIALI DI CURIA

indispensabili e addetti in modo stabile agli uffici della Santa Sede , anche se non cittadini vaticani,

purché inclusi in appositi elenchi: esenti: prestazione del servizio militare; ufficio di giudice popolare

presso le Corti d’Assise; ogni altra prestazione di carattere professionale.

Ecclesiastici che, per ragioni d’ufficio, partecipano fuori della Città del Vaticano, alla emanazione degli

atti della Santa Sede, non possono essere soggetti a nessun adempimento, investigazione e molestia da

parte delle autorità italiane;

Ogni persona straniera investita di ufficio ecclesiastico in Roma gode delle garanzie personali spettanti

ai cittadini italiani.

24 GARANZIE NELL’ESERCIZIO DELLA POTESTÀ GIURISDIZIONALE

È esclusa ogni ingerenza da parte dello Stato italiano nei confronti degli enti centrali della Chiesa

cattolica. Enti centrali

Enti individuati dal diritto canonico che sono in collegamento diretto con la Santa Sede, la quale li

utilizza per perseguire i propri scopi istituzionali con funzioni strumentali e ausiliarie (es. enti che

formano la Curia Romana).

Santa Sede ed enti centrali hanno personalità giuridica di diritto privato (compresi IOR e CEI).

Enti centrali anche se situati in territorio italiano vanno considerati enti stranieri, rispetto ai quali, il

diritto italiano detta norme peculiari, in aggiunta o in deroga a quelle di diritto comune riguardanti le

persone giuridiche straniere. Diritto di legazione

Italia ha riconosciuto alla Santa Sede il diritto di legazione attiva e passiva, secondo le regole di diritto

internazionale.

rappresentanti diplomatici di Stati esteri presso la Santa Sede godono, nel territorio della Repubblica,

di tutte le prerogative e immunità che spettano agli agenti diplomatici secondo il diritto

internazionale: sono coperti da inviolabilità personale ed esentati dalla giurisdizione penale e

civile.

sedi della rappresentanza diplomatica, di regola situate in territorio italiano, godono delle immunità di

diritto internazionale, anche se i loro Stati non hanno rapporti diplomatici con l’Italia: sono

coperte da immunità reali, sottratte a controlli e ispezioni di agenti italiani, salvo che vi sia il

previo consenso dell’agente diplomatico.

Italia e Santa Sede hanno stabilito fra loro normali rapporti diplomatici mediante accreditamento di

Ambasciatore italiano presso la Santa Sede: risiede nel territorio italiano e non è esente dalla

giurisdizione penale e civile italiana.

Nunzio pontificio presso l’Italia: decano del corpo diplomatico accreditato presso il Governo italiano.

Diplomatici della Santa Sede, corrieri spediti in nome del Sommo Pontefice godono nel territorio

italiano dello stesso trattamento dovuto ai diplomatici e ai corrieri di gabinetto degli altri Governi esteri,

secondo le norme di diritto internazionale.

Governo della chiesa universale

Santa Sede può comunicare e corrispondere liberamente con i Vescovi, il clero e con tutto il mondo

cattolico, senza alcuna ingerenza del Governo italiano.

Libertà di corrispondenza con tutti gli Stati, compresi quelli belligeranti, e viceversa; di accesso dei

Vescovi di tutto il mondo alla Sede Apostolica; di transito, attraverso il territorio italiano, dei

diplomatici e inviati della Santa Sede, dei diplomatici e inviati dei Governi esteri presso la Santa Sede e

dei dignitari della Chiesa provenienti dall’estero e diretti alla Città del Vaticano, purché muniti del

passaporto degli Stati di provenienza, vistato dai rappresentanti pontifici all’estero.

Repubblica attribuisce ad una legge statale la disciplina dell’ordinamento di Roma: la specialità del regime di tale città

deriva anche dal fatto che essa è sede del Romano Pontefice.

Governo della Chiesa in Italia

Santa Sede ha diritto di pubblicare liberamente e fare affiggere, nell’interno e alle porte esterne delle

chiese, gli atti riguardanti il governo spirituale dei fedeli; ha diritto di amministrare le basiliche della

Santa Casa di Loreto, San Francesco in Assisi e Sant’Antonio in Padova, con edifici ed opere annesse,

eccetto quelle di carattere meramente laico, nonché agli altri enti di qualsiasi natura gestiti dalla Santa

Sede in Italia, collegi di missioni; ha diritto di amministrare le università, dei seminari, delle

accademie, dei collegi e degli altri istituti cattolici per la formazione e la cultura degli ecclesiastici.

Materia del riconoscimento dei titoli nobiliari pontifici era regolata da due norme del vecchio Concordato, non essendo

state riprodotte, devono considerarsi abrogate.

25 GARANZIE DI CARATTERE REALE

Relative ad immobili, per lo più siti in Roma: Italia ha riconosciuto alla Santa Sede la piena proprietà

delle Basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo, edificio di San Callisto

presso Santa Maria in Trastevere e del palazzo pontificio di Castelgandolfo. Ha inoltre trasferito alla

Santa Sede la proprietà della Villa Barberini a Castelgandolfo, immobili esistenti nella zona nord del

Gianicolo, edifici ex conventuali annessi alla basilica dei Santi dodici Apostoli e alle chiese di

Sant’Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari.

Tranne per gli immobili trasferiti, gli altri immobili, godono, benché facenti parte del territorio

italiano, delle immunità riconosciute dal diritto internazionale alle sedi degli agenti diplomatici di

Stati esteri: non possono essere espropriati per causa di pubblica utilità; non possono essere soggetti a

tributi di qualsiasi specie; esenti da ogni sorveglianza e autorizzazione amministrativa per l’assetto

edilizio che la Santa Sede creda di dare ad essi.

Tale disciplina è stata estesa ad una zona a nord di Roma, adibita a sede dei Centri radio vaticani;

Riservata alla Santa Sede la disponibilità delle catacombe cristiane esistenti nel suolo di Roma e nelle altre

parti del territorio italiano, con l’onere della custodia, manutenzione e conservazione.

GARANZIE DI CARATTERE ECONOMICO

Con la Convenzione finanziaria contenuta dei Patti del 1929, il Regno d’Italia ha liquidato a titolo di

risarcimento alla Santa Sede, per la perdita dello Stato Pontificio e le spoliazioni subite, la somma di

750 milioni di lire e di ulteriori titoli di Sato consolidati al 5% per un valore nominale di un miliardo di

lire. Erano state inoltre previste esenzioni tributarie per gli immobili pontifici; esenzione da diritti

doganali e daziari per merci estere dirette alla Città del Vaticano o ad istituti della Santa Sede ovunque

situati; esenzioni tributarie sia verso lo Stato sia verso ogni altro ente per le retribuzioni dovute dalla

Santa Sede, dagli altri enti centrali e dagli enti gestiti direttamente dalla Santa Sede, anche fuori Roma,

a dignitari, impiegati e salariati, anche non stabili.

All’interno della Santa Sede, nel 1994, è stato creato l’Ufficio del lavoro della Sede Apostolica (ULSA), il

quale ha poteri di proposta legislative e regolamentare in materia di lavoro prestato dal personale alle

dipendenze della Curia Romana, del Governatorato dello S.C.V. Al suo interno è composta la Direzione e

Collegio di conciliazione e arbitrato per le controversie di lavoro, sia individuali sia plurime o collettive, in

caso di fallita conciliazione, provvede all’esame ed alla decisione il Collegio di conciliazione ed arbitrato.

Con la Convenzione monetaria 1991 Governo italiano mette a disposizione la propria Zecca per la coniazione di

monete e medaglie, le monete italiane e quelle vaticane hanno, in entrambi i territori, identico corso legale.

La nuova Convenzione monetaria 2010, sottoscritta tra Stato della Città del Vaticano e l’UE, ha sostituito quella del

2000 con cui si introduceva la moneta dell’euro come valuta ufficiale dello Stato Pontificio.

26 POSIZIONE DELLA CHIESA NEL DIRITTO ITALIANO

Ci si riferisce alla Chiesa nel suo complesso, ove l’organizzazione locale non è mai scissa da quella centrale e i poteri

gerarchici del Sommo Pontefice concorrono con quelli dei Vescovi delle singole diocesi.

AUTONOMIA DELLA CHIESA

art. 7 Cost. Stato e Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani,

entrambi esercitano autonomamente, ciascuno nel proprio ordine, le loro potestà (ordinamenti giuridici

primari).

Stato riconosce la Chiesa, nella sua unità costituzionale, come un istituto a sé estraneo provvisto di

sovranità originaria ed organizzato con un ordinamento giuridico primario (diritto canonico). Chiesa è

una società giuridica perfetta.

Rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi, le modifiche, se accettate dalle due parti, non richiedono

procedimento di revisione costituzionale. 2 3

Vige il principio della bilateralità (o cooperazione) desumibile dalla lettura congiunta degli art. 7 e 8

Cost.: lo Stato si impegna a non legiferare in via unilaterale sulle materie che riguardano la libertà

religiosa e si impegna a procedere in via bilaterale mediante la stipulazione specifici concordati tra le

parti. A differenza delle Intese, il Concordato Stato-Chiesa, implicando l’intervento di due soggetti di

diritto internazionale ed assume un rango interstatuale e internazionale.

Nelle materie mixtae, che presentano aspetti che potrebbero farle ritenere appartenenti sia all’uno sia

all’altro campo, per dirimere eventuali controversie, la Santa Sede e la Repubblica italiana affideranno

la ricerca di un’amichevole soluzione ad una Commissione paritetica da loro nominata.

Patti Lateranensi possono essere modificati mediante

nuovo accordo tra Stato e Chiesa, il quale dopo l’approvazione delle Camere e la ratifica dal Capo dello

Stato, necessita di una legge ordinaria di attuazione per diventare pienamente ed interamente

esecutivo nello Stato (NON costituzionale) ;

(es. L. 121/1985 data attuazione al Nuovo Concordato)

mediante revisione costituzionale ex art. 138 Cost.: legge adottata da ciascuna Camera con due

successive deliberazioni ad intervallo non minore di 3 mesi, ed approvate a maggioranza assoluta dei

componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione

Conflitti tra le norme: norma bilaterale (pattizia) ha efficacia pari a quella costituzionale: prevale su quelle interne; su

quelle costituzionali, a meno che non sia in contrasto con principi supremi dell’ordinamento costituzionale dello Stato;

su quelle di attuazione dei Patti che, per quanto successive, sono di minor forza vincolante perché norme di legge

ordinarie. PERSONALITÀ DELLA CHIESA

Secondo dottrina prevalente la Chiesa considerata nel suo complesso non ha capacità privatistica, la

quale è riconosciuta al suo organo centrale, la Santa Sede in quanto: Chiesa non ebbe alcuna personalità

privatistica negli ordinamenti degli ex Stati italiani; e la tradizione giuridica italiana indica come

soggetti titolari dei beni ecclesiastici i singoli enti della Chiesa, e non questa considerata in modo

unitario.

P sostiene la tesi affermativa rifacendosi al riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa

ETRONCELLI

sancito nel codice di diritto canonico.

Dottrina la Chiesa Chiesa è una istituzione di diritto pubblico, un soggetto al quale fanno capo

rapporti giuridici nel campo del diritto pubblico italiano. Soggettività speciale e sui generis, rientra ex

art. 11 c.c. tra gli enti pubblici o persone giuridiche pubbliche che, provviste o meno di capacità di

diritto privato, godono dei diritti secondo le leggi e gli usi osservati come diritto pubblico.

È una società indipendente e sovrana nel proprio ambito (o ordine), titolare di diritti di supremazia e

di imperio sui membri che la costituiscono (fedeli); un organismo disciplinato da un proprio ed

originario ordinamento giuridico (quello canonico) e come tale dotata di tutta una serie di pubblici

poteri in ordine alla realizzazione dei fini suoi, i quali, sia pure parzialmente, vengono ad assumere

rilevanza diretta nel diritto italiano.

27 POTESTÀ DI GIURISDIZIONE DELLA CHIESA

Chiesa ha il libero e pubblico esercizio della giurisdizione in materia ecclesiastica:

potere legislativo: c’è un complesso di materie e di rapporti che, anche nel diritto interno, è

sottratto alla competenza dello Stato e ritenuto di competenza esclusiva della chiesa, in tal

caso il diritto canonico acquista rilevanza automatica in virtù di una sorta di rinvio basato

sul presupposto costituzionale dell’incompetenza dello Stato a regolare la materia che

genericamente potrebbe designarsi come religiosa o spirituale. In tal caso gli atti

producono ipso facto modificazioni nell’ambito dell’ordinamento statuale (es. il

riconoscimento degli enti ecclesiastici; disciplina del matrimonio).

potere esecutivo: esercitato mediante gli atti delle competenti autorità ecclesiastiche, cui vengono

riconosciuti effetti nel diritto italiano, sia in relazione a persone sia a cose (es. erezione canonica

di nuovi enti; conferimento degli uffici ecclesiastici; atti di certificazione es. attestazione

dell’avvenuta celebrazione del matrimonio secondo il rito canonico).

potere disciplinare o penale (potere di applicare pene ecclesiastiche): ordinamento italiano disconosce

le norme canoniche che comportano misure restrittive nei confronti dei dissenzienti.

potere giudiziario: Chiesa ha il potere di decidere controversie con effetti nel diritto italiano solo in

materia matrimoniale (cause concernenti la nullità del matrimonio canonico trascritto agli effetti

civili).

Tra gli atti ecclesiastici occorre distinguere tra quelli che hanno immediata e diretta rilevanza agli

effetti civili (conferimento di uffici e benefici); quelli che per essere efficaci agli effetti civili hanno

bisogno di un atto di ricognizione e registrazione da parte delle autorità civili (celebrazione del

matrimonio canonico; sentenze ecclesiastiche in materia matrimoniale); quelli che costituiscono un

mero presupposto per l’emanazione di un provvedimento discrezionale dell’autorità italiana

(riconoscimento di enti ecclesiastici; erezione, modificazione e soppressione di benefici o altri istituti

ecclesiastici). POTESTÀ DI MAGISTERO DELLA CHIESA

Complesso di poteri finalizzato ad attuare la dottrina della Chiesa stessa.

Consiste nella dichiarazione, diffusione e difesa dei dogmi della religione cattolica; formazione della

cultura dei chierici; formazione della cultura laicale, informata ai principi della religione cattolica

(insegnamento religioso).

Stato consente l’insegnamento religioso e la predicazione, entro e fuori i luoghi di culto, e riconosce

l’autonomia della Chiesa nell’adottare tutti quei provvedimenti (censure, notificazioni, ecc.) finalizzati

alla difesa della fede.

Chiesa ha il diritto esclusivo di formare i chierici, cioè coloro che sono destinati ai ministeri sacri,

sia per quanto riguarda la formazione culturale comune laicale sia quella speciale clericale.

28 PROVVISTA (nomina) DEGLI UFFICI ECCLESIASTICI

In passato la Chiesa concedeva il diritto o il privilegio di partecipare alle nomine dei Vescovi.

Legge delle Guarentigie 1871: abolito, per rinuncia dello Stato, il diritto di nomina e proposta regia dei

benefici maggiori (le diocesi), ma non per quelli minori. Stato manteneva il diritto dell’ exequatur

o placet cd. regio assenso alle nomine.

Fuori da ogni ingerenza regia gli uffici non beneficiati.

Patti Lateranensi 1929: aboliti tutti gli istituti mantenuti dalla L. Guarentigie.

Disinteresse totale dello Stato quanto alle nomine degli uffici ecclesiastici non beneficiali,

beneficiali della diocesi di Roma e delle diocesi suburbicarie per i quali l’autorità ecclesiastica era

del tutto libera nella nomina e lo Stato considerava titolari di essi coloro che erano tali

canonicamente.

Quanto agli uffici beneficiali extraromani, la nomina spettava all’autorità ecclesiastica

competente, lo Stato, tuttavia, richiedeva che i soggetti nominati avessero anche determinati

requisiti di natura civile: cittadinanza italiana e non essere stati condannati alla pena accessoria

dell’interdizione dai pubblici uffici. Il nome della persona prescelta doveva essere comunicata al

Governo italiano il quale poteva sollevare ragioni di carattere politico contro la nomina.

Vescovi dovevano prestare giuramento di fedeltà allo Stato italiano, nelle mani del Capo dello

Stato. Anche il nome del vescovo prescelto doveva essere comunicato riservatamente al Governo

italiano, che aveva 30 gg per manifestare riservatamente le eventuali gravi ragioni che si

opponevano alla nomina. Se tali ragioni permanevano, il Vescovo deferiva il caso alla Santa Sede.

Nomina degli investiti dei benefici maggiori e minori e di chi rappresentava temporaneamente la sede o il

beneficio vacante, aveva effetto dalla data della provvista ecclesiastica e doveva essere comunicata

ufficialmente: al Ministro dell’Interno per i benefici maggiori; al Prefetto della provincia per i benefici minori.

Accordo di Villa Madama 1984: nomina dei titolari di uffici ecclesiastici è liberamente effettuata

dall’autorità ecclesiastica, venuta meno qualsiasi ingerenza da parte dello Stato.

Competente autorità ecclesiastica ha tuttavia l’obbligo di comunicare alle competenti autorità

civili la nomina degli Arcivescovi e Vescovi diocesani, dei Coadiutori, degli Abati e Prelati con

giurisdizione territoriale, dei Parroci e dei titolari degli altri uffici ecclesiastici rilevanti per

l’ordinamento dello Stato.

Esclusa la diocesi di Roma e quelle suburbicarie, i soggetti nominati devono essere cittadini

italiani. Caduti anche i due unici casi in cui il conferimento dei benefici ecclesiastici, anche dopo il concordato

del 1929, rimaneva di competenza dello Stato italiano: Chiese palatine e Capitolo del Pantheon.

Norme analoghe sono contenute nelle intese con le confessioni acattoliche;

per i culti che non hanno stipulato intese con lo Stato, l’art. 3 L. 1159/1929 prevede che la

nomina dei ministri di culto sia approvata dal Governo secondo un procedimento specifico.

Ecclesiastico, investito di un ufficio ecclesiastico, nell’esercizio delle sue specifiche funzioni, può, per

inosservanza delle norme dell’ordinamento statuale, incorrere in responsabilità civile per danni ingiusti

derivanti a terzi da comportamento doloso o colposo; penale per inosservanza delle disposizioni del

T.U. delle leggi di pubblica sicurezza per le pubbliche riunioni e le cerimonie religiose fuori dei templi e

le processioni.

Non è più prevista alcuna responsabilità disciplinare.

29 ECCLESIASTICI

Appartenenti alla Chiesa cattolica possono essere divisi in due categorie:

fedeli laici: battezzati non insigniti dell’ordine sacro. Per il principio di uguaglianza, la qualità di fedele non

determina alcuna differenza di trattamento né prevede alcuna forma di discriminazione, è irrilevante per il

diritto (art. 3 Cost.)

ecclesiastici

chierico: fedele che ha ricevuto il sacramento dell’Ordine sacro (diaconi, presbiteri, Vescovi).

Formano il Clero cattolico. Sono ministri di culto.

religioso: appartenente agli istituti di vita consacrata, fedele che, pur non essendo ordinato in

sacris, è chiamato per speciale vocazione di Dio ad una vita consacrata, fa parte di un

istituto religioso, canonicamente eletto, ha emesso i voti pubblici, perpetui o

temporanei, di povertà, castità e obbedienza e conduce vita fraterna in comunità. Non

sono ministri di culto.

Nostro ordinamento non riconosce gli effetti dei voti, i religiosi conservano, nel diritto

italiano, la loro capacità patrimoniale con le relative conseguenze.

Per il diritto canonico il novizio prima di pronunciare i voti deve cedere a chi voglia

l’amministrazione dei propri beni (cedendo uso o usufrutto) e redigere testamento.

Se l’istituto lo richiede, deve rinunciare ai propri beni, ed una volta prestati i voti perde

la capacità di acquistare e possedere, i beni che dovesse ricevere in seguito toccheranno

all’Ordine di appartenenza.

Atti di cessione devono essere compiuti in forma valida per il diritto civile, tuttavia,

l’ordinamento può considerarli annullabili o nulli qualora violino norme del nostro

ordinamento (es. prevedendo irrevocabilità del mandato o del testamento; donazione di

beni futuri). Religioso che lascia l’associazione religiosa nulla può pretendere come

corrispettivo della attività prestata.

Ministro di culto colui che può svolgere determinate funzioni (es. ricevere testamento speciale) e colui

che è formalmente investito secondo la disciplina relativa alla singola confessione religiosa.

30 Condizione giuridica

erano esentati dal servizio di leva (sospeso dal 2005): sacerdoti, diaconi e religiosi che hanno preso i

voti potevano ottenere l’esonero dal servizio militare o chiedere di essere assegnati al servizio civile

sostitutivo.

Studenti in teologia, quelli degli ultimi 2 anni di propedeutica alla teologia avviati al sacerdozio e i

novizi degli istituti religiosi potevano, a richiesta, usufruire degli stessi rinvii che erano previsti per

gli altri studenti universitari italiani.

In caso di mobilitazione generale: ecclesiastici non assegnati alla cura di anime sono chiamati ad

esercitare il ministero religioso, come cappellani, fra le truppe, oppure, in subordine, assegnati ai

servizi sanitari. Si considerano in cura d’anime Vescovi, Parroci, Vicari parrocchiali, Rettori di chiese aperte al

culto e sacerdoti addetti ai servizi di assistenza spirituale in ospedali, istituti di pena, ecc.

Disposizioni analoghe valevano per i ministri di culti acattolici che avessero stipulato intese; per i

culti acattolici che non hanno stipulato intese, i ministri di culto possono essere dispensati su

attestazione del prefetto, il quale dichiari che l’opera loro è assolutamente indispensabile e

insostituibile per l’assistenza religiosa dei fedeli affidati alle loro cure.

segreto professionale: ecclesiastici non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno

conosciuto per ragione del proprio ministero (art. 200 c.p.p.). Segreto vale non solo su quanto

abbiano appreso durante la confessione ma su ogni notizia appresa in ragione della qualifica di

ecclesiastico (compresi atti, i documenti).

Tale regola vale anche per i ministri dei culti acattolici.

Violazione della norma comporta l’inutilizzabilità della prova raccolta ed è rilevabile d’ufficio

in ogni stato e grado del procedimento. Tuttavia, il giudice può disporre accertamenti se ha motivo

di dubitare che la dichiarazione resa da tali soggetti per esimersi dal deporre sia infondata. Se i

sospetti risultano fondati, il giudice ordina la testimone di deporre.

Divieto di intercettare conversazioni o comunicazioni quando hanno ad oggetto fatti conosciuti

per ragione del loro ministero.

Reato la rivelazione di segreto professionale (art. 622).

ineleggibilità e incompatibilità ministri di culto non possono essere: giudici popolari, notai, avvocati,

giudice di pace, vice-procuratore onorario, giudice onorario di Tribunale.

Nel territorio in cui esercitano il loro ufficio non possono essere eletti a Sindaco, Consigliere

regionale e comunale.

capacità speciali: ministri di culto, alla presenza di due testimoni con più di 16 anni, possono ricevere

testamento in caso di pubblica calamità, malattia reputata contagiosa o infortunio.

sono pubblici ufficiali, quando esercitano funzioni che sono da ritenere pubbliche per le conseguenze

che esse determinano nella sfera legislativa, amministrativa o giudiziaria dello Stato ad es. quando:

riceve testamento; certifica, ai fini della trascrizione, l’avvenuta celebrazione del matrimonio

canonico; è delegato all’assistenza alla celebrazione del matrimonio cattolico.

31 Retribuzione

Concordato 1929: prevedeva che gli stipendi e gli altri assegni di cui godevano gli ecclesiastici in

ragione del loro ufficio, erano esenti da pignorabilità nella stessa misura in cui lo erano gli

stipendi e gli assegni degli impiegati dello Stato. Anche se tale norma non è stata riprodotta

nel nuovo Concordato, gli stipendi corrisposti ai ministri di culto (cattolici e non cattolici)

restano impignorabili secondo le misure previste dall’art. 545 c.p.c. Stipendi sono

equiparati, ai fini IRPEF, al reddito da lavoro dipendente.

Italia continuava a garantire ai titolari di determinati uffici ecclesiastici (Arcivescovi,

Vescovi, Abati e Prelati, Parroci, Vicari, cappellani) un reddito minimo, facendo integrare

dal Fondo culto i redditi beneficiari risultati inadeguati: c.d. supplemento di congrua

(

sistema di sostentamento del clero fondato sulla determinazione legislativa di un reddito congruo, cioè di un

minimo idoneo ad assicurare una vita dignitosa agli ecclesiastici. Qualora il reddito dei benefici non fosse stato

sufficiente a garantire detto minimo interveniva il Fondo per il culto che pagava un supplemento).

L. 222/1985 ha abrogato il supplemento di congrua ed ha istituito nuovi enti dotati di personalità

giuridica addetti al sostentamento del clero cattolico che svolge servizio in favore delle

diocesi:

Istituto per il sostentamento del clero: eretto in ogni diocesi con decreto del Vescovo

diocesano.

Istituto centrale per il sostentamento del clero: eretto dalla C.E.I. al fine di integrare le

risorse degli istituti diocesani e interdiocesani.

Enti hanno personalità giuridica civile dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale

del decreto del Ministro dell’Interno che conferisce ad essi la qualifica di enti ecclesiastici

civilmente riconosciuti.

Hanno il compito di assicurare e garantire a tutti i sacerdoti che svolgono servizio in favore

della diocesi una remunerazione per il loro congruo e dignitoso sostentamento.

diocesi deve assicurare una remunerazione pari alla misura periodicamente stabilita dalla

C.E.I.; può erogare una remunerazione inferiore solo se le sue risorse siano

particolarmente modeste, fermo il minimo periodicamente stabilito dalla stessa C.E.I.

I sacerdoti devono comunicare annualmente al proprio istituto diocesano l’importo

della remunerazione che, secondo le norme stabilite dal Vescovo diocesano, sentito il

Consiglio presbiteriale, ricevono dagli enti ecclesiastici presso i quali esercitano il

ministero; e gli stipendi eventualmente ad essi corrisposti da altri soggetti.

Alla remunerazione dei Vescovi titolari che esercitano in territorio italiano uno speciale incarico

stabile a carattere nazionale provvede l’ente presso il quale essi svolgono il proprio ministero.

istituti diocesani integrano gli stipendi dei sacerdoti, qualora non raggiungano la misura

determinata dalla C.E.I., con i redditi del proprio patrimonio. Qualora tali redditi

risultino insufficienti, gli istituti diocesani richiedono all’Istituto centrale la somma

residua necessaria.

Istituti per il sostentamento del clero operano le ritenute IRPEF e pagano i contributi

previdenziali e assistenziali.

Entrate dell’Istituto centrale sono costituite principalmente dalle entrate dell’8 per mille che lo

Stato versa alla Chiesa cattolica italiana tramite la C.E.I.; erogazioni liberali in danaro

ricevute dalle persone fisiche; una quota parte degli eventuali avanzi di gestione degli istituti

diocesani.

Confessioni acattoliche disciplinate da intese: alcune prevedono assegni per il sostentamento totale

o parziale dei ministri di culto che vengono equiparati, ai soli fini fiscali, al reddito di lavoro

dipendente; altre prevedono che i ministri di culto svolgono il loro servizio a titolo gratuito, senza

richiedere alcun compenso.

32 Previdenza sociale del clero

Gestita dalla Cassa di sovvenzioni per il clero secolare d’Italia costituita nel 1941; l’Istituto

centrale e gli Istituti diocesani per il sostentamento del clero, possono svolgere anche funzioni

previdenziali integrative autonome per il clero.

Stato riconosce agli ecclesiastici una tutela previdenziale:

generale in quanto cittadini che prestano opera retribuita alle dipendenze di terzi, devono iscriversi

alle rispettive forme previdenziali per quanto concerne i rischi di vecchiaia e invalidità,

escluso dalla tutela il rischio della disoccupazione .

(obbligo di assicurazioni sociali)

Ecclesiastici godono delle prestazioni del S.S.N.

speciale in quanto sacerdoti: per gli ecclesiastici cattolici e i ministri di culto acattolici è stato

istituito apposito Fondo previdenziale gestito dall’I.N.P.S. al quale devono essere

obbligatoriamente iscritti tutti i sacerdoti cattolici secolari e i ministri di culto acattolici

(sono equiparati ai liberi professionisti regolarmente iscritti agli Albi, aventi proprie ed obbligatorie Casse

professionali di previdenza).

Obbligo decorre dall’ordinazione sacerdotale o dall’inizio del ministero.

Iscrizione è estesa anche ai cittadini non italiani, purché l’interessato sia presente in Italia

al servizio delle diocesi italiane o di chiese o enti acattolici riconosciuti. L’obbligo sussiste

anche per i cittadini italiani che lavorano all’estero alle dipendenze di diocesi o

organizzazioni italiane.

I contributi a carico degli iscritti sono determinati in misura annua e sono rivalutati in

relazione agli aumenti del costo della vita.

Fondo previdenziale eroga la pensione:

di vecchiaia: a 68 anni o 65 anni e 40 anni contribuiti. Requisito contributivo minimo è 15

anni.

di invalidità: spetta agli iscritti che hanno versato almeno 5 anni di contribuiti e si trovino

nella permanente impossibilità materiale di esercitare il proprio ministero a causa di

malattia o difetto fisico o mentale. Spetta anche all’iscritto ridotto allo stato laicale o esonerato

dalle funzioni di ministro di culto che sia stato riconosciuto invalido e abbia i requisiti contributivi

previsti.

ai superstiti: spetta ai superstiti di pensionati o di iscritti che, al momento del decesso,

avevano versato almeno 15 anni di contribuiti.

Lavoro degli ecclesiastici e degli altri ministri di culto

Competenza su tali materie spetta al diritto canonico.

Vige principio della prevenzione: una volta che l’ecclesiastico ha adito la giurisdizione canonica, non

può più rivolgersi a quella statale per la definizione di una controversia relativa alla retribuzione che gli

spetta; l’ecclesiastico ha diritto di adire direttamente la giurisdizione ordinaria, senza che questa possa

negare la sua competenza.

chierici: coloro che svolgono servizio in favore della diocesi hanno diritto di ottenere una

remunerazione che assicuri il congruo e dignitoso sostentamento del clero. Tale remunerazione è

equiparata, ai fini fiscali, al reddito da lavoro dipendente e su di essa l’Istituto centrale opera le

ritenute fiscali e versa i contributi previdenziali ed assistenziali dovuti.

chi assume i voti di castità, povertà ed obbedienza, eventualmente entrando in un istituto di vita

consacrata, se svolge prestazioni nei confronti dell’istituto di appartenenza, ha diritto ad una

retribuzione salvo che sussista la prova che il rapporto è stato instaurato per motivo di affetto e

benevolenza (affectionis vel benevolentiae causa) da parte di chi fruisce della prestazione stessa.

33 Diritto penale

L. Siccardi 1850: ha abolito il foro ecclesiastico ed ha stabilito il principio della completa soggezione

degli ecclesiastici, come gli altri cittadini, alle leggi penali dello Stato.

L’Autorità giudiziaria deve dare comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei

procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici.

La carica di ministro di culto può rilevare come elemento costitutivo del reato es. abuso delle funzioni di

ministro di culto in materia elettorale o come aggravante se il soggetto ha commesso il fatto con abuso

di poteri o con violazione dei doveri inerenti la qualità di ministro di un culto.

Costituisce circostanza aggravante commettere il fatto contro un ministro di culto. Può costituire anche

elemento costitutivo (punito chiunque offende pubblicamente una confessione religiosa mediante

vilipendio di un ministro di culto).

Potere disciplinare dell’autorità ecclesiastica

Sentenze e provvedimenti in materia spirituale o disciplinare emanati da autorità ecclesiastiche nei

confronti di ecclesiastici e religiosi hanno efficacia in Italia dalla loro comunicazione alle Autorità

italiane.

Dottrina prevalente: Stato italiano non ha giurisdizione in quanto se le autorità civili potessero svolgere

il loro sindacato sul provvedimento ecclesiastico, sarebbe leso l’ambito di autonomia riconosciuto alla

Chiesa dal nostro ordinamento. Autorità civile è incompetente ad annullare o modificare

provvedimenti ecclesiastici di carattere disciplinare e spirituale i quali non possono essere impugnati

dinanzi al giudice italiano allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni arrecati dal provvedimento

ecclesiastico.

Possono essere sindacati dall’autorità giudiziaria solo sotto il profilo del rispetto delle garanzie

costituzionali.

34 ENTI ECCLESIASTICI

Enti ecclesiastici quelli sorti da un provvedimento canonico o da un provvedimento di una

confessione acattolica (es. ente religioso per l’Unione Buddista ed Induista ed ente della Chiesa per i Testimoni di

Geova).

Stato si impegna a riconoscere, su domanda dell’autorità ecclesiastica o con il suo assenso, la

personalità giuridica degli enti ecclesiastici aventi sede in Italia, eretti o approvati secondo le norme

del diritto canonico, i quali abbiano finalità di religione o di culto.

Nell’ordinamento giuridico italiano le confessioni religiose non sono, come tali, dotate di personalità

giuridica (es. Chiesa cattolica non ha personalità giuridica), invece, possono ottenere la personalità giuridica

gli enti cui tali confessioni danno vita.

Dottrina e giurisprudenza prevalenti escludono che si possa parlare di enti pubblici.

Gli enti ecclesiastici che hanno la personalità giuridica nell’ordinamento dello Stato assumono la

qualifica di enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.

Presupposti per il riconoscimento (L. 225/1985):

riconoscimento canonico: devono essere enti costituiti o approvati dall’autorità ecclesiastica;

1) devono avere sede in Italia;

2) devono avere fini di religione o di culto: per determinati enti è presunto (es. parrocchie e gli enti

3) che fanno parte della costituzione gerarchica della Chiesa) per gli altri deve essere accertato di

volta in volta dallo Stato (es. fondazioni, in generale gli enti ecclesiastici che non hanno

personalità giuridica nell’ordinamento della Chiesa).

Agli effetti civili, si considerano attività di religione e di culto quelle dirette all’esercizio del

culto e alla cura delle anime, alla formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla

catechesi, all’educazione cristiana.

Possono svolgere anche attività diverse da quelle di religione e di culto: es. assistenza e beneficienza, istruzione,

educazione e cultura e, in ogni caso, le attività commerciali o a scopo di lucro.

per determinate categorie di enti (Istituti di diritto diocesano, chiese aperte al culto pubblico,

4) fondazioni di culto) occorre anche il requisito della “sufficienza dei mezzi per il

raggiungimento dei propri fini” o della “necessità ed evidente utilità” dell’ente stesso, cioè la

sua rispondenza alle esigenze della popolazione. L’adeguatezza dei mezzi al raggiungimento dei propri fini

viene accertata anche per gli enti di culto acattolico che non hanno stipulato intese (L. 1159/1929): domanda deve

essere corredata dal testo dello statuto, da cui risultino, fra l’altro, i mezzi finanziari dei quali l’ente dispone per il

raggiungimento dei propri fini. Per alcune confessioni acattoliche che hanno stipulato intese: richiesta la

cittadinanza italiana e il domicilio in Italia del rappresentante giuridico e di fatto dell’ente.

35

Riconoscimento può avvenire

: procedimento amministrativo.

PER DECRETO

rappresentante dell’ente, previo assenso dell’autorità ecclesiastica competente, deve

presentare alla Prefettura della provincia in cui l’ente ha sede domanda di

riconoscimento indirizzata al Ministero dell’interno. Domanda deve contenere i dati

essenziali: denominazione, natura, fini, sede, indicazione del rappresentante legale e deve essere

allegata tutta la documentazione necessaria per dimostrare il possesso dei requisiti necessari al

riconoscimento. Se l’ente svolge attività strumentali nel campo della pubblica istruzione, assistenza

sanitaria, qualificazione professionale al lavoro o di altre attività sociali devono essere interpellati

Provveditore agli studi, Presidente dell’azienda sanitaria, l’Ispettore regionale del lavoro per

conoscere se l’ente ha osservato le leggi civili in materia.

completata l’istruttoria la Prefettura trasmette gli atti con esplicito parere al Ministero

dando contestuale notizia agli interessati dell’avvenuta trasmissione.

Ministero dell’interno provvedere al riconoscimento con decreto (non è più obbligatorio il

parere del Consiglio di Stato).

ottenuto il decreto, gli enti ecclesiastici devono iscriversi nel registro delle persone

giuridiche (devono risultare norme di funzionamento, poteri degli organi di

rappresentanza dell’ente).

In caso di esito negativo della procedura di riconoscimento, deve essere data comunicazione al

rappresentante dell’ente interessato indicando le ragioni che si oppongono al provvedimento richiesto: il

rappresentate può inoltrare ricorso agli organi di giustizia amministrativa per motivi di legittimità.

Procedimento è uguale per i culti acattolici che hanno stipulato intese, mentre per quelli

che non hanno stipulato intese, la proposta di riconoscimento deve essere inviata al

Ministro dell’Interno ed il decreto è assunto dal Presidente della Repubblica, udito il

Consiglio dei Ministri.

: nel caso di enti che, per la loro importanza, rendono superfluo il procedimento

PER LEGGE

ordinario (es. CEI o le Unione delle Comunità ebraiche) o di enti che sono organi-

istituzioni (es. Istituto avventista di cultura biblica o Istituto evangelico Betesda);

: se l’ente già godeva dello status di persona giuridica civile

PER ANTICO POSSESSO DI STATO

prima del Concordato del 1929 (es. Santa Sede), il riconoscimento è attestato del Ministero

dell’interno; : giudizio di omologazione da parte dell’autorità

PER PROCEDIMENTO ABBREVIATO

governativa controlla solo la regolarità e la legittimità degli atti dell’autorità ecclesiastica

(es. Istituto per il sostentamento del clero, diocesi, parrocchie). Decreto del Ministero

dell’Interno è emanato entro 60 gg dalla data di ricezione dei provvedimenti canonici di

istituzione.

Nell’esercizio delle attività diverse da quelle di religione e di culto gli enti ecclesiastici devono

rispettare le norme previste dalla legislazione ordinaria (es. tenuta delle scritture contabili). Tali

attività sono soggette comunque alle leggi dello Stato ed al relativo regime tributario. La prevalenza

di attività diverse da quelle di religione e di culto può far venire meno il carattere essenziale del fine

di religione e di culto e determinare la revoca del riconoscimento.

Enti ecclesiastici ed enti delle confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato patti, accordi e

intese possono acquisire la qualifica di impresa sociale: attività economica organizzata con oggetto

principale la produzione o dello scambio di beni e servizi di utilità sociale, diretta a realizzare

finalità di interesse generale (es. assistenza sociale, assistenza sanitaria e socio-sanitaria,

educazione, istruzione e formazione). In tal caso si applica la disciplina dell’imprenditore, compresa

quella fallimentare.

36 Rispetto alla disciplina generale: obbligo del solo deposito del regolamento e delle sue modificazioni al fine

della costituzione dell’impresa, sottrazione al regime di responsabilità patrimoniale, non obbligatorietà

dell’uso dell’espressione impresa sociale, applicazione delle norme in tema di trasformazione, fusione,

scissione, cessione d’azienda.

Riconoscimento è revocato

quando l’ente perde uno dei requisiti prescritti per il riconoscimento, revoca viene effettuata con

decreto del Ministro dell’Interno, sentita l’autorità ecclesiastica (non è più obbligatorio il

parere del Consiglio di Stato);

su richiesta dell’autorità ecclesiastica competente per i capitoli cattedrali e i collegi non più

rispondenti a particolari esigenze o tradizioni culturali della popolazione, revoca con

decreto del Ministro dell’Interno.

Notifica dell’avvenuta revoca dell’erezione di un ente da parte dell’organo della confessione

determina la cessazione con provvedimento statale della personalità giuridica dell’ente stesso.

Autorità ecclesiastica può, nelle condizioni e nelle forme stabilite dal diritto canonico, apportare

modificazioni allo status degli enti ecclesiastici, anche dopo che questi abbiano ricevuto il

riconoscimento statuale. Perché tali trasformazioni abbiano anche efficacia civile è necessaria

l’approvazione mediante decreto del Ministro dell’Interno che va iscritto d’ufficio nel registro delle

persone giuridiche (ogni mutamento sostanziale nel fine, destinazione dei beni e nel modo di

esistenza di un ente ecclesiastico civilmente riconosciuto).

Ente ecclesiastico si estingue senza alcun provvedimento canonico se ha cessato di agire per lo

spazio di 100 anni; mentre può essere soppresso con un provvedimento da parte della competente

Autorità ecclesiastica.

Per gli enti civilmente riconosciuti, il provvedimento di soppressione ed estinzione deve essere

trasmesso, a cura dell’autorità ecclesiastica, al Ministero dell’Interno, il quale, con decreto ne

dispone l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche e provvede alla devoluzione dei beni

dell’ente soppresso o estinto (hanno effetto civile solo dopo l’iscrizione).

Devoluzione avviene secondo quanto prevede il provvedimento ecclesiastico, salvi in ogni caso la volontà dei

disponesti, i diritti dei terzi e le disposizioni statutarie, e, osservate, in caso di trasferimento ad altro ente, le leggi civili

relative agli acquisti delle persone giuridiche.

37 AMMINISTRAZIONE DEL PATRIMONIO ECCLESIASTICO

È soggetta a controlli previsti dal diritto canonico sono estranei a quelli in uso nel diritto amministrativo e non

determinano condizioni esterne di efficacia, ma elementi costitutivi necessari alla validità di un contratto.

Con l’istituzione degli Istituti del sostentamento del clero è cessato il controllo dello Stato sugli atti eccedenti

l’ordinaria amministrazione originariamente previsto per i precedenti enti beneficiali ecclesiastici.

Normative canoniche disciplinando il ruolo, i diritti e i doveri degli amministratori e dei rappresentanti degli enti

ecclesiastici ed hanno forza di legge nell’ordinamento italiano in virtù di espresso rinvio formale.

Culti acattolici che non hanno stipulato intese lo Stato ha la facoltà di ordinare visite ed ispezioni agli istituti e di

dichiarare nullità di atti o deliberazioni degli istituti quando contengono violazioni di leggi o di regolamenti.

Pubblicità:

enti ecclesiastici civilmente riconosciuti devono iscriversi nel registro delle persone giuridiche, dal

quale devono risultare anche le norme di funzionamento ed i poteri degli organi di rappresentanza

dell’ente (non possono essere opposte a terzi, che non ne fossero a conoscenza, le limitazioni dei

poteri di rappresentanza o l’omissione di controlli canonici che non risultino dal codice di diritto

canonico o dal registro delle persone giuridiche).

provvedimenti canonici con cui la Santa Sede e la CEI determinano quali atti siano da qualificare come

eccedenti l’ordinaria amministrazione, nonché il limite di competenza per valore oltre il quale

alla competenza del Superiore o dal Vescovo ad autorizzare l’atto, subentra quella della Santa

Sede, devono essere comunicati dalla CEI al Ministro dell’interno entro 30 gg dalla

promulgazione nell’ordinamento della Chiesa.

38 Regime tributario

Ferme restando le agevolazioni tributarie già stabilite per gli enti ecclesiastici, il fine di religione o

di culto è equiparato, a tutti gli effetti tributari, ai fini di beneficienza e di istruzione.

Attività diverse da quelle di religione e di culto, svolte dagli enti ecclesiastici, sono soggette alle

leggi dello Stato concernenti tali attività e al regime tributario previsto per le stesse.

Enti ecclesiastici delle confessioni religiose con cui lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese per fruire delle

agevolazioni fiscali previste limitatamente alle attività rientranti tra quelle proprie di tutte le ONLUS

(Organizzazioni non lucrative di utilità sociale), nei rispettivi atti costitutivi devono prevedere

espressamente lo svolgimento della propria attività nell’ambito dell’assistenza sociale e socio-sanitaria,

beneficienza, istruzione, formazione, sport dilettantistico, ecc; devono tenere separatamente le scritture

contabili previste per le attività non religiose; tuttavia non sono tenuti a usare la locuzione ONLUS né a

prevedere una disciplina uniforme del rapporto associativo, come tutte le altre ONLUS.

Agevolazioni fiscali:

non si considerano produttivi di reddito, se non sono oggetto di locazione, i beni immobiliari destinati esclusivamente

all’esercizio del culto, compresi i monasteri di clausura e le loro pertinenze;

dal reddito complessivo delle persone fisiche si deducono le erogazioni liberali in denaro, fino all’importo di

1.032,91 euro, a favore dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero;

dall’imposta lorda del contribuente si detrae un importo pari al 26% delle erogazioni liberali in denaro, per importo

non superiore a 30.000 euro annui a favore delle ONLUS, iniziative umanitarie, religiose o laiche, nei Paese non

appartenenti all’OCSE; per un importo pari al 19% per quelle a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e

grado, statali e paritari senza scopo di lucro, appartenenti al sistema nazionale di istruzione.

Agevolazioni fiscali riguardanti gli enti ecclesiastici:

Imposta sul Reddito delle Società ridotta alla metà nei confronti degli enti che pongono in essere attività di religione o

di culto purché abbiano personalità giuridica;

Imposta sul Valore Aggiunto non è dovuta non avendo come oggetto principale gli enti ecclesiastici l’esercizio

abituale di una attività commerciale. Considerate commerciali le cessioni di beni nuovi, prodotti per la vendita,

incluse le pubblicazioni delle associazioni religiose non cedute prevalentemente ai propri associati.

Imposta Municipale Propria non va versata per i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e le loro

pertinenze e per gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali, destinati solo allo svolgimento di attività non

commerciali assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, comprese quelle dirette alla

formazione del clero e dei religiosi, a scopi missionari, alla catechesi e all’educazione cristiana.

Se l’immobile ha una destinazione mista, l’esenzione si applica solo alla frazione di unità in cui si svolge attività

non commerciale, se identificabile attraverso l’individuazione degli immobili o porzioni di immobili adibiti

esclusivamente a tale attività. Se non può procedersi a tale identificazione l’esenzione si applica in proporzione

all’utilizzazione non commerciale dell’immobile, quale risulta da apposita dichiarazione.

Le attività istituzionali dell’ente sono svolte con modalità non commerciali quando l’atto costitutivo e lo statuto

dell’ente prevedono il divieto di distribuire utili in favore degli amministratori, soci, lavoratori o collaboratori, a

meno che tali stanziamenti non siano previsti dalla normativa. Gli atti costitutivi devono, inoltre, contenere

l’obbligo di rinvestire gli eventuali utili per sviluppare attività istituzionali di solidarietà sociale in modo esclusivo,

nonché l’obbligo di devolvere il patrimonio ad altro ente che svolga analoga attività, in caso di scioglimento.

Imposta di Bollo non riguarda le quietanze per il versamento di contributi o quote associative ad associazioni religiose

o assistenziali ed è altresì prevista l’esenzione per le quietanze relative ad oblazioni a scopo di beneficienza, a

condizione che dall’atto risulti tale scopo.

Imposta comunale sulle Affissioni è ridotta del 50% per la pubblicità relativa a manifestazioni religiose, da chiunque

realizzate, con il patrocinio o la partecipazione degli enti pubblici territoriali e per la pubblicità relativa a

festeggiamenti religiosi. Del tutto esenti gli avvisi e ogni pubblicazione riguardanti il governo spirituale dei fedeli,

esposti sulle porte e sulle facciate esterne degli edifici destinati al culto.

Imposta sulle Successioni e Donazioni non si applica ai trasferimenti a favore, fra l’altro, di fondazioni e associazioni

legalmente riconosciute che abbiano come scopo esclusivo l’assistenza, lo studio, la ricerca scientifica,

l’educazione, l’istruzione e altre finalità di pubblica utilità.

39 SINGOLI ENTI ECCLESIASTICI

Tre gruppi fondamentali:

1. sopravvissuti alla legislazione eversiva e già riconosciuti prima del Concordato del 1929;

2. riconosciuti in base alle disposizioni concordatarie del 1929;

3. aventi finalità di religione e di culto riconosciuti a decorrere dal 1985, in base alla nuova normativa.

sopravvissuti alla legislazione eversiva e già riconosciuti prima del 29

Con la legislazione (1848-1890) la Chiesa fu espropriata di numerosi enti non ritenuti dallo Stato

necessari per i bisogni religiosi della popolazione. Quelli che sopravvissero furono qualificati come enti

ecclesiastici provvisti di personalità giuridica nell’ordinamento statuale.

S A (o Santa Sede): Ufficio del Romano Pontefice, complesso degli organi di cui egli si

EDE POSTOLICA

avvale per il governo delle Chiesa, personalità giuridica fu riconosciuta in via generale con la

legge delle guarentigie.

C e C C : dottrina ne ha ammesso la personalità considerando

ONGREGAZIONI OLLEGIO DEI ARDINALI

che, in passato, era stata loro riconosciuta e, successivamente, non revocata dal legislatore

italiano.

T S S (es. tribunale della Rota romana).

RIBUNALI DELLA ANTA EDE

per la città di Roma le diocesi suburbicarie, seminari, accademie, collegi.

M e B : entrambi estinti dal 1986.

ENSE VESCOVILI ENEFICI PARROCCHIALI

C : vennero soppressi i capitoli collegiali, eretti per rendere più solenne il culto in qualche

APITOLI

chiesa, senza collaborare con il Vescovo della diocesi; furono conservati i capitoli cattedrali,

che coadiuvano il Vescovo e lo sostituiscono nel governo della diocesi in caso di vacanza (su

richiesta dell’autorità ecclesiastica competente, può essere revocato il riconoscimento civile a quei capitoli

cattedrali o collegiali non più rispondenti a particolari esigenze o tradizioni religiose e culturali della

popolazione). Nuovi capitoli potranno essere riconosciuti, agli effetti civili, solo a seguito di soppressione o

fusione di capitoli già esistenti o di revoca del loro riconoscimento civile.

S : attualmente gli istituti universitari, seminari, accademie, collegi e altri istituti per ecclesiastici e religiosi o

EMINARI

per la formazione nelle discipline ecclesiastiche, istituiti secondo il diritto canonico, continuano a dipendere

.

unicamente dall’autorità ecclesiastica

riconosciuti in base alle disposizioni concordatarie del 1929

C : riconoscimento delle chiese è ammesso solo se aperte al culto

HIESE APERTE AL CULTO PUBBLICO

pubblico e non annesse ad altro ente ecclesiastico, sempre che siano fornite di mezzi

sufficienti per la manutenzione e la officiatura.

Necessario il requisito giuridico di carattere pubblico serve per lo svolgimento del servizio religioso a

favore della comunità dei fedeli; ed il requisito di fatto cioè l’apertura al culto ossia attualità della funzione

cui la chiesa adempie.

Richiesta di riconoscimento deve essere avanzata dall’Ordinario diocesano o, se si tratta di

chiese appartenenti ad enti soppressi, dal rappresentante della rispettiva associazione o

provincia, previa approvazione della competente superiore autorità ecclesiastica (di regola il

Vescovo ove la Chiesa è situata).

La domanda deve essere corredata dei documenti atti a provare chiesa è stata dedicata al culto

divino; è fornita, oltre che delle suppellettili e degli arredi sacri occorrenti, dei mezzi sufficienti

per provvedere alla manutenzione e alla ufficiatura.

Decreto di riconoscimento deve essere trascritto nell’apposito registro presso la Prefettura,

acquista personalità giuridica, dopo di che, il Prefetto emana l’ordine, esecutivo nei confronti

di chiunque, che la chiesa sia consegnata al rappresentante della stessa.

Chiese cattedrali e chiese parrocchiali, perdono la personalità giuridica nel caso di acquisto

della personalità giuridica da parte delle diocesi o delle parrocchie. In tal caso, i loro patrimoni

40 sono trasferiti di diritto, rispettivamente, alle diocesi o alle parrocchie, le quali succedono

all’ente estinto in tutti i rapporti attivi e passivi.

F : enti con personalità giuridica, costituiti da una massa patrimoniale gestita da un C.d.A.

ABBRICERIE

destinata alla manutenzione e conservazione di un edificio di culto di particolare rilievo.

Secondo parte della dottrina possono solo considerarsi organi ausiliari delle chiese

perseguendo una finalità indiretta di culto.

Vigilanza e tutela sull’amministrazione delle chiese aventi una fabbriceria sono esercitate dal

Ministro dell’Interno, d’intesa con l’autorità ecclesiastica.

Dottrina prevalente: hanno conservato la personalità giuridica le fabbricerie che già l’avevano prima del

Concordato; successivamente possono essere riconosciute solo quelle che abbiano avuto l’erezione canonica.

S : chiesa o altro luogo sacro ove i fedeli, per un peculiare motivo di pietà, si recano numerosi

ANTUARIO

in pellegrinaggio, con l’approvazione dell’Ordinario del luogo. Si distinguono in diocesani,

nazionali e internazionali, e sono retti da statuti approvati dall’autorità ecclesiastica.

Consiglio di Stato ha più volte definito santuario un luogo o una chiesa di particolare

devozione per miracoli che vi si sono operati o vi si operano, per le memorie religiose che vi si

ricollegano, per le sante immagini che vi si adorano, per le insigni reliquie che vi si venerano,

per le indulgenze che vi si lucrano.

A : codice canonico distingue

SSOCIAZIONI RELIGIOSE

istituti di vita consacrata con professione di voti suddivisi in istituti religiosi e istituti

secolari, a seconda che i membri vivano o meno in comunità;

società di vita apostolica con vita in comune ma senza emissione di voti, assimilate agli

istituti di vita consacrata.

Possono essere riconosciuti agli effetti civili solo se hanno la sede principale in Italia e se sono

rappresentati, giuridicamente e di fatto, da cittadini italiani aventi il domicilio in Italia.

A : private: se costituite dai fedeli mediante accordo privato tra loro e

SSOCIAZIONI DEI FEDELI

successivo riconoscimento da parte della chiesa, pubbliche: se erette direttamente dall’autorità

ecclesiastica. Entrambe devono avere i loro statuti e la loro autonomia è relativa e imperfetta.

Qualifica di ente ecclesiastico civilmente riconosciuto può attribuirsi alle sole associazioni

pubbliche di fedeli, previo assenso della Santa Sede e sempre che non abbiano carattere locale.

Fuori di questa ipotesi, le associazioni comunque denominate potranno sempre essere

riconosciute come persone giuridiche alle condizioni previste dal codice civile.

C : associazioni di laici, senza professione di voti, erette in persone giuridiche.

ONFRATERNITE

con scopo esclusivo o prevalente di culto: soggette solo all’autorità ecclesiastica e, quindi,

considerate come enti ecclesiastici;

non aventi scopo esclusivo o prevalente di culto: continuano ad essere disciplinate dalla

legge dello Stato, salva la competenza dell’autorità ecclesiastica per le attività dirette a scopi di

culto.

F possono essere riconosciute se hanno un patrimonio proprio destinato

ONDAZIONI DI CULTO

sufficiente per il raggiungimento dei fini di culto; rispondono alle esigenze religiose della

popolazione.

Persone giuridiche il cui patrimonio è vincolato in perpetuo a scopo di culto. Esclusa la

possibilità di un riconoscimento di una fondazione senza un preventivo provvedimento

canonico di erezione o di approvazione.

I : riconosciuti per procedimento abbreviato.

STITUTI PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO

41

42 PATRIMONIO ECCLESIASTICO

Complesso di beni mobili ed immobili che lo Stato riconosce sottoposti al potere dell’autorità

ecclesiastica, anche se di proprietà di terzi.

Esclusi dal patrimonio ecclesiastico: beni destinati solo dalla volontà privata a scopi di culto; beni che lo

Stato, senza riconoscimento della Chiesa, volesse dedicare a scopi di culto.

Non comprende tutti i beni aventi scopo di culto ma comprende anche beni non appartenenti agli enti

ecclesiastici.

beni sacre: cose destinate, in seguito a consacrazione o benedizione, al culto divino in modo “diretto”

(es. edifici destinati al culto);

beni temporali (o ecclesiastici comuni): cose destinate a finalità temporali, servono al culto in modo

“indiretto” in quanto costituiscono fonte di reddito per il mantenimento del clero etc. Sono

soggetti alle norme del c.c. in quanto non è diversamente disposto dalle leggi speciali che li

riguardano. EDIFICI DESTINATI AL CULTO

Luoghi nei quali i fedeli esercitano le loro funzioni di culto o atti ad esse ricollegabili (es. chiesa).

Per essere qualificati come edifici destinati all’esercizio pubblico del culto è necessario che la

celebrazione avvenga a porte aperte, potendo accedere chiunque, senza dover giustificare un titolo di

ammissione. Non si ha esercizio pubblico se la celebrazione del culto è destinato solo agli appartenenti ad una

comunità religiosa, ad una confraternita, ad un seminario, ad una scuola, ad un ospizio, senza che vi siano ammesse

altre persone. Legislatore non tutela, l’uso privato di culto.

non possono essere requisiti, occupati, espropriati o demoliti se non per gravi ragioni e previo

accordo con la competente autorità ecclesiastica.

forza pubblica non può entrare senza avvisare l’autorità ecclesiastica, a meno che non si tratti di

urgente necessità.

se appartengono a privati, non possono essere sottratti a tale destinazione, neppure per effetto di

alienazione, fino a che tale destinazione non sia cessata in conformità della legge. Tale disciplina

si estende alle pertinenze destinate durevole, attualmente ed effettivamente al servizio

dell’esercizio principale (es. sacrestia; campanile).

se costruiti con contributi regionali o comunali non possono essere sottratti alla loro destinazione,

neppure per effetto di alienazione, se non sono decorsi 20 anni dalla erogazione del contributo.

Vincolo deve essere trascritto nei registri immobiliari e può essere estinto prima del compimento del termine,

d’intesa tra autorità ecclesiastica e autorità civile erogante e previa restituzione delle somme percepite a titolo di

contributo. Nulli atti e negozi che comportino violazione del vincolo.

opere di urbanizzazione secondarie per le quali i Comuni sono autorizzati a provvedere con specifici

finanziamenti ai fini della conservazione e riparazione.

In diritto canonico, costituiscono luoghi sacri anche i cimiteri e sepolcri i quali possono essere di proprietà sia dei

comuni (beni demaniali) sia di privati (proprietà dei titolari) sia ecclesiastici (sottoposti anche alle norme del diritto

canonico oltre che a quelle di diritto ecclesiastico).

BENI CULTURALI DI INTERESSE RELIGIOSO

edifici di culto di interesse storico o artistico appartenenti a tutte le confessioni religiose: tutela del

patrimonio culturale (protezione e conservazione per fine di pubblica funzione) spetta allo Stato,

mentre la valorizzazione dello stesso (promuoverne la conoscenza ed assicurarne le migliori

condizioni di utilizzazione e di fruizione pubblica al fine di promuovere lo sviluppo della cultura)

spetta alla competenza legislativa delle Regioni (art. 117 Cost.). Tutelati dal Codice dei beni

culturali e del paesaggio (2004

Se i beni culturali di interesse religioso appartengono ad enti pubblici (Stato, Regioni, Comuni), si applica il

regime del demanio pubblico, rivestendo tali beni natura di beni demaniali (demanio culturale).

Archivi degli enti ecclesiastici (Pontificio Vaticano, archivi diocesani, di capitoli, curie, parrocchie,

confraternite, ordini religiosi e monastici) devono essere depositati presso l’archivio storico della diocesi

competente per territorio o, se relativi a istituti di vita consacrata o a società di vita apostolica, presso l’archivio

storico della provincia corrispondente o, in mancanza, presso quello generale purché siti nel territorio italiano.

43 Autorità ecclesiastiche assicurano: conservazione, apertura alla consultazione, inventariazione,

vigilanza, custodia e sicurezza.

Biblioteche degli enti ecclesiastici: Ministero per i beni e le attività culturali e la C.E.I. concordano sul

principio che i beni librari di interesse storico appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche

devono rimanere nei rispettivi luoghi di conservazione; devono essere attuati tutti gli interventi

atti a garantire la sicurezza delle biblioteche appartenenti ad enti e istituzioni ecclesiastiche; deve

essere utilizzato come sistema di riferimento la rete italiana per le informazioni e i servizi

bibliografici del Servizio bibliotecario nazionale (SBN).

Autorità ecclesiastiche assicurano: conservazione, apertura alla consultazione, inventariazione,

catalogazione, riproduzione e prestito, vigilanza, custodia e sicurezza.

A livello statale esistono strutture dirigenziali deputate all’amministrazione dei beni librari e degli istituti culturali le

quali formulano pareri e proposte per tutto quanto concerne la formazione del personale e le attività di

inventariazione, catalogazione e tutela del patrimonio librario.

BENI MOBILI DESTINATI AL CULTO

Cose sacre: beni mobili destinati per l’esercizio del culto divino con la dedicazione o la benedizione e

per l’amministrazione dei sacramenti (sacre suppellettili: calici, crocifissi, altari, immagini

sacre, vasi etc). Non possono essere utilizzate per usi profani od impropri. Assolutamente

impignorabili.

Dato il rapporto di accessorietà devono considerarsi pertinenze di mobili ad immobili, con conseguente

estensione del regime della cosa principale (chiesa), salvo che sia diversamente disposto.

Campane: spetta all’autorità ecclesiastica il potere di regolamentare il modo ed i tempi di suonare le

campane. Il Comune può utilizzarle nelle ricorrenze di feste nazionali civili purché l’uso sia

regolato da specifici accordi. Ammesso l’uso profano delle campane per annunciare un

pericolo.

Suono delle campane che superi la normale tollerabilità può costituire illecito civile

(immissioni di rumori) oltre che integrare la fattispecie penale del disturbo delle occupazioni e

del riposo delle persone. A questa forma di inquinamento acustico è equiparabile il richiamo del Muezin

dei fedeli dell’islam alla preghiera nelle moschee se viene utilizzato un altoparlante che tenga toni

insopportabilmente alti (previsto l’uso di appositi strumenti di misurazione dei decibel).

BENI PATRIMONIALI ECCLESIASTICI

A differenza dei beni sacri, i beni patrimoniali (cd. beni temporali) appartenenti agli enti ecclesiastici

sono destinati a finalità quali il mantenimento del clero, le spese per le festività religiose etc.

Enti ecclesiastici possono liberamente possedere beni mobili ed immobili (es. case e terreni), a cui sono

riconosciuti determinate agevolazioni fiscali, sono assoggettati a norme particolari per quanto riguarda

la sua amministrazione e la sua alienazione.

Leggi eversive: Stato riconobbe agli enti ecclesiastici conservati la capacità di possedere solo beni mobili, immobili

appartenenti a detti enti furono devoluti al demanio e convertiti in rendita.

Concordato 1929: non prevede la restituzione dei beni tolti alla Chiesa in base alle leggi eversive, prevede solo

un’indennità che lo Stato ha pagato alla Santa Sede (Convenzione finanziaria).

Disciplinati alcuni casi di retrocessione: enti ecclesiastici conservati i cui beni immobili non erano

stati ancora convertiti in rendita, potevano rientrare nel possesso dei beni stessi purché ne

facessero domanda entro i 2 anni.

In seguito alla Legge Bassanini 1997 gli enti ecclesiastici, al pari di tutte le altre persone giuridiche, possono acquistare

diritti reali immobiliari, sia a titolo oneroso che a titolo gratuito, senza necessità dell’autorizzazione governativa.

Stato ha diritto di prelazione sugli immobili di valore eccedente i 774.685,35 euro che gli Istituti del

sostentamento del clero intendono vendere.

Istituto del sostentamento del clero che intende vendere un bene immobile deve comunicare al Prefetto

competente per il luogo in cui l’immobile è ubicato la sua intenzione ed il prezzo di vendita.

entro 6 mesi Prefetto può comunicare all’interessato la decisione dello Stato, Comune, Università,

Regione o Provincia di esercitare il diritto di prelazione.

44

decorsi 6 mesi, anche senza la comunicazione del Prefetto (silenzio-assenso) l’istituto può procedere

alla vendita entro 3 anni per il prezzo indicato.

Non c’è diritto di prelazione se l’acquirente è un altro ente ecclesiastico o se opera altro diritto di

prelazione legale o convenzionale. In caso di inosservanza il contratto di compravendita è nullo, a

differenza di quanto avviene nelle altre ipotesi di prelazione legale ove è concesso il diritto di riscatto.

45 ENTRATE DEGLI ENTI ECCLESIASTICI

Fonti del patrimonio ecclesiastico.

DI DIRITTO PUBBLICO

I : Chiesa, in quanto società perfetta, può imporre e riscuotere tributi dai

MPOSTE ECCLESIASTICHE

fedeli quanto le è necessario per le proprie finalità. Tuttavia, la nostra Cost. prevede che

nessuna prestazione patrimoniale e personale può essere imposta se non in base alla legge.

Sono state abolite tutte le decime e tutte le prestazioni corrisposte per l’amministrazione dei

sacramenti o per altri servizi spirituali. Decime sacramentali erano degli oneri reali

proporzionali ai frutti prodotti da un fondo o da attività giustificati dai servizi spirituali che gli

enti ecclesiastici prestavano alla popolazione (di regola la decima parte, ma anche in misura

diversa).

Uniche imposte ecclesiastiche riconosciute dalla legge sono le decime dominicali, somme che

il proprietario di un immobile deve versare periodicamente quale corrispettivo della cessione in

proprietà di un immobile ecclesiastico.

Chiesa può prelevare somme dagli enti ecclesiastici, proporzionate all’entità del patrimonio dei

singoli enti, per i bisogni generali degli uffici. Vescovo può imporre alle persone giuridiche

soggette al suo governo un contributo proporzionato ai redditi di ciascuna per le necessità della

diocesi (cathedraticum) nonché un tributo per il seminario (seminaristicum).

T : Stato riconosce alla Chiesa il diritto di esigere il pagamento di tasse come

ASSE ECCLESIASTICHE

corrispettivo dei servizi resi da uffici ecclesiastici (es. somme percepite in occasione

dell’amministrazione dei sacramenti; spese di giudizio dinanzi ai tribunali ecclesiastici).

8 : dal 1990 l’8 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche può essere destinata

PER MILLE

in parte a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione statale, ed in

parte a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica.

Le destinazioni dell’8 per mille vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai

contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi; in caso di scelte inespresse la

destinazione si stabilisce basandosi sulle percentuali calcolate sulla base di chi ha espresso una

scelta.

Stato eroga tale contribuito direttamente alla Santa Sede tramite la C.E.I. (entro il mese di

giugno eroga un anticipo) la quale trasmette annualmente al Ministero dell’Interno un

rendiconto relativo all’effettiva utilizzazione delle somme con indicazione riassuntiva delle

spese e la distribuzione dei fondi tra le voci principali e lo pubblica sull’organo della

conferenza.

Somme dell’otto per mille devono essere utilizzate:

dallo Stato per interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai

rifugiati, conservazione di beni culturali;

dalla Chiesa per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del clero, interventi

caritativi della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo.

Per poter partecipare alla distribuzione dell’8 per mille è necessario che le confessioni

acattoliche abbiano stipulato una intesa (secondo la giurisprudenza non è a discrezione dello

Stato ma sussiste un vero e proprio obbligo giuridico avviare le trattative).

Unione delle chiese avventiste; Tavola valdese; Unione delle Comunità ebraiche; Unione Buddhista e

Induista partecipano alla ripartizione; Mormoni hanno rifiutato di partecipare; Testimoni di Geova finché

Stato non ratifica intesa non possono partecipare.

5 : dal 2005 (a regime dal 2015) il 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche,

PER MILLE

diminuita del credito di imposta per redditi prodotti all’estero e degli altri crediti di imposta

spettanti, è destinata, in base alla scelta del contribuente al sostegno delle ONLUS o associazioni

riconosciute senza scopo di lucro iscritte nei registri che operano in determinati settori (assistenza sociale,

sanitaria, beneficenza, istruzione, formazione, ecc.); finanziamento agli enti della ricerca scientifica e

sanitaria ; a sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza del contribuente; associazioni

sportive dilettantistiche riconosciute; finanziamento alle attività di tutela, promozione e valorizzazione

dei beni culturali e paesaggistici.

46 Confessioni religiose non partecipano direttamente alla ripartizione del 5 per mille, posso

partecipare solo se i propri enti rientrano in una delle categorie disciplinate dalla legge.

Prestazioni a carico dello Stato o di enti pubblici ed a favore della Chiesa: contributo annuo per la

copertura degli oneri del Fondo per l’assicurazione invalidità e vecchiaia del clero; spese di culto che

possono gravare su qualsiasi ente pubblico; interventi saltuari od occasionati da speciali circostanze

(es. zone colpite da fenomeni sismici o da altre calamità naturali che prevedono il ripristino, da parte

dello Stato, delle chiese parrocchiali e relative canoniche); somme destinate dallo Stato al pagamento

delle retribuzioni degli insegnanti di religione, dei cappellani militari o in servizio presso altri Corpi

armati dello Stato; buoni-scuola a sostegno delle scuole private non statali ed a favore degli oratori;

forme indirette di contribuzione come la concessione e locazione a titolo gratuito o a canone

agevolato di beni immobili dello Stato.

DI DIRITTO PRIVATO

O : offerte che i fedeli spontaneamente versano alla Chiesa. Sono considerate

BLAZIONI DEI FEDELI

donazioni manuali di modico valore che si esauriscono col trasferimento dal fedele offrente al

sacerdote o all’istituto accettante.

Persone fisiche possono dedurre dal proprio reddito complessivo le erogazioni in denaro – fino

all’importo di € 1032,91 – a favore dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero della

Chiesa cattolica italiana o delle confessioni acattoliche firmatarie d’intesa.

Se l’offerente fa l’offerta come corrispettivo di determinate prestazioni (es. celebrazione di

messa in ora e luogo stabiliti) è considerato contratto di locazione d’opera.

D ’ : testatore può disporre un lascito a favore di enti ecclesiastici per ottenere

ISPOSIZIONI PER L ANIMA

in cambio la celebrazione di messe in proprio favore o in favore della propria famiglia.

Lascito può essere effettuato: direttamente istituendo erede o legatario un ente ecclesiastico ed

imponendogli l’onere della celebrazione; creando una fondazione di culto; prevedendo tale

prestazione come onere testamentario imponendolo alle persone fisiche o giuridiche non

ecclesiastiche.

Se sono determinati i beni o può essere determinata la somma da impiegare a tal fine si

considerano come un onere a carico dell’erede o del legatario, per il cui adempimento può

agire qualunque interessato, provocando, se ne ricorrano gli estremi, la risoluzione della

disposizione testamentaria quando è stato sufficientemente indicato il beneficiario della

disposizione (es. chiesa ove debbono essere celebrate le funzioni).

In caso contrario si tratta di una obbligazione naturale ed il suo adempimento è rimesso alla

coscienza dell’onerato. Il testatore può designare una persona che curi l’esecuzione della

disposizione, anche nel caso in cui manchi la designazione dell’interessato a richiederne

l’adempimento.

R : rendite che gli enti ecclesiastici ricavano dai beni grazie ai frutti, naturali o

EDDITI PATRIMONIALI

civili dei beni stessi (entrate interne).

L : fedeli mediante donazione o testamento possono devolvere

EGATI PII E LE FONDAZIONI DI CULTO

beni temporali ad un ente ecclesiastico già esistente con determinati oneri temporanei o

perpetui per fini di culto o di beneficenza (cd. pia fondazione non autonoma); oppure possono

disporre con donazione o testamento che beni mobili od immobili costituiscano un ente nuovo,

una nuova fondazione di culto (cd. pia fondazione autonoma). Tali fondazioni possono essere

riconosciute quando risultino la sufficienza dei mezzi per il raggiungimento dei fini e la

rispondenza alle esigenze religiose della popolazione.

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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto ecclesiastico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Scienze giuridiche Prof.

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