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Nei casi in cui e' fatto obbligo al giudice di astenersi, ciascuna delle parti puo' proporne la ricusazione

mediante ricorso contenente i motivi specifici e i mezzi di prova.

Il ricorso, sottoscritto dalla parte o dal difensore, deve essere depositato in cancelleria due giorni

prima dell'udienza, se al ricusante e' noto il nome dei giudici che sono chiamati a trattare o decidere

la causa, e prima dell'inizio della trattazione o discussione di questa nel caso contrario.

La ricusazione sospende il processo. Art. 54.

(Ordinanza sulla ricusazione)

L'ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice che deve sostituire quello ricusato.

La ricusazione e' dichiarata inammissibile, se non e' stata proposta nelle forme e nei termini fissati

nell'art. 52.

L'ordinanza, che dichiara inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e condanna la

1

parte o il difensore che l'ha proposta a una pena pecuniaria non superiore a € 5. ( )

Dell'ordinanza e' data notizia dalla cancelleria al giudice e alle parti, le quali debbono provvedere

alla riassunzione della causa nel termine perentorio di sei mesi.

ART. 51 1° COMMA

Lo suddividiamo in due parti:

Numeri 2,3 e 5

Numeri 1 e 4

I numeri 2,3,5 configurano l’interesse INDIRETTO del giudice nella causa per una

RELAZIONE con una delle parti o dei difensori.

I numeri 2 e 4 configurano l’interesse DIRETTO per un’incompatibilità con

l’OGGETTO della causa.

Vi può essere anche la situazione d’interesse sia diretto che indiretto.

Ipotesi di scuola:

Controversia ereditaria fra 2 dei 3 eredi di un fondo. Il giudice è il marito dell’erede

NON coinvolto nel giudizio.

Siamo alla presenza d’interesse sia diretto che indiretto.

Ipotesi di cui al N. 2

Il giudice o la moglie ( nel codice è testuale e si parla di moglie, ma ovviamente

l’articolo va interpretato nel senso di coniuge) sono parenti entro il 4° grado o affini

entro il 1° grado di una delle parti o dei difensori.

Il grado di parentela sussiste necessariamente nei casi di famiglia legittima.

13

In caso di filiazione NATURALE rileva solo se è avvenuto il riconoscimento ai sensi

del c.c.

Sussiste inoltre parentela tra ADOTTATO e famiglia dell’adottante solo nei casi

d’adozione SPECIALE, in caso contrario la parentela si avrà solo fra adottante e

adottato.

Si prosegue con l’ipotesi che il giudice sia “CONVIVENTE” o sia

“COMMENSALE ABITUALE”.

E’ ovviamente un retaggio di carattere medievale ma tutto reso a chiarire delle

situazioni chiare certe ed evidenti.

Per esempio la Cassazione ha escluso l’abituale commensalità nel caso di giudice ed

avvocato frequentanti abitualmente la stessa mensa, ma non lo stesso tavolo.

Abituale commensalità può intendersi anche un avvocato lavorasse in una stanza data

in comodato gratuito nello stesso palazzo dove lavora il giudice (nel caso in specie il

giudice e l’avvocato si frequentavano per rapporti professionali).

CONVIVENZA è da intendersi la frequenza di rapporti dai quali si possa

presumere una simpatia reciproca (non significa necessariamente convivenza sotto lo

stesso tetto.)

IPOTESI DI CUI AL N° 3

Si ha quando il giudice o il coniuge hanno una lite pendente civile con una delle

parti o con i difensori di esse.

La data di riferimento sembra essere l’atto di citazione: se esso interviene PRIMA

della causa, il giudice ha l’OBBLIGO di astenersi.

Se il giudice viene citato dopo la situazione si complica perché potrebbe essere una

strategia per ricusare un giudice SCOMODO.

La valutazione spetterà al giudice della Ricusazione.

Altra ipotesi si ha quando il giudice o il coniuge abbiano una GRAVE INIMICIZIA

con una delle parti.

Non è questo un dato di fatto ma uno STATO SOGGETTIVO.

Per la giurisprudenza queste situazioni devono essere ESTERNE al processo.

All’interno del processo si rilevano solo violazioni ECCEZIONALI E

PATOLOGICHE nel rito processuale tali da far determinare, con la violazione di

PRINCIPI DI DIRITTO una situazione di sfavore di una parte.

Altra ipotesi: Rapporti di DEBITO/CREDITO con una delle parti.

IPOTESI DI CUI AL N° 5

Giudice che è tutore, procuratore, curatore, agente di una delle parti o dei loro

difensori.

Gli unici problemi sorgono nel caso di agente che sembra intendersi ai soli casi di

contratto di agenzia ai sensi del c.c. 14

Giudice DATORE DI LAVORO subordinato o autonomo di una delle parti (alcuni

sostengono anche in caso di rapporto cessato).

Giudice AMMINISTRATORE, GERENTE di comitati, associazioni anche non

riconosciute, società, stabilimenti che abbiano interesse nella causa.

INTERESSE DIRETTO

Riguarda il rapporto diretto con l’OGGETTO della controversia.

Ipotesi di cui al n° 1

Il giudice non deve avere interesse nella causa o su una causa vertente sull’identica

questione di diritto ( la seconda ipotesi è una norma ormai desueta).

Ipotesi di cui al n° 4

Il giudice non deve aver già conosciuto la controversia; non deve cioè aver fornito

consigli o pareri, redatto perizie, deposto come testimone.

In tali casi la conoscenza della controversia è avvenuta fuori della sua sede naturale e

cioè il processo.

E anche un giudice che ha già giudicato in primo grado non potrà giudicare in

appello.

Mentre nei casi di cui al primo comma il giudice si limiterà ad una dichiarazione di

astensione, nei casi di cui al secondo comma dell’art. 51 è prevista UNA

CLAUSOLA APERTA.

In tal caso l’AUTORIZZAZIONE è elemento necessario dell’astensione e spetta

al capo dell’ufficio.

Nonostante la clausola aperta in caso di gravi ragioni di convenienza il giudice

DEVE astenersi pena severe sanzioni disciplinari, ma le parti non potranno mai

PROPORRE RICUSAZIONE.

ASPETTI GENERALI SULLE PROVE

Tutto ciò che si afferma deve essere provato, salvo i casi di PROVE D’UFFICIO.

Il principio dispositivo è attenuato dall’inquisitorio.

Vige il principio della libera valutazione delle prove da parte del giudice SALVO IL

LIMITE DELLE PROVE LEGALI:

1) LA CONFESSIONE = si ottiene per mezzo dell’interrogatorio FORMALE

15

2) IL GIURAMENTO DECISORIO

Al di là di questi fatti vi sono anche FATTI NOTORI e ARGOMENTI DI PROVA.

Iura novit curia = il giudice è libero di scegliere la norma da applicare alla fattispecie.

GIUDIZIO DI EQUITA’

Art. 114.

(Pronuncia secondo equita' a richiesta di parte)

Il giudice, sia in primo grado che in appello, decide il merito della causa secondo

equita' quando esso riguarda diritti disponibili delle parti e queste gliene fanno

concorde richiesta.

E’ il fenomeno per il quale il giudice può giudicare SENZA fare riferimento a una

norma: in altre parole si tratta di un giudizio LIBERO.

2 tipologie:

Nei giudizi innanzi al Giudice di Pace se il valore della causa è inferiore a 1.100

a) euro (è esclusa l’equità nei giudizi sui contratti prestampati di mera adesione).

Il giudice di pace può giudicare secondo BUON senso, ma secondo la Corte

Costituzionale deve sempre tenere conto dei Principi che regolano il diritto.

Le parti CONCORDI sia in primo sia in secondo grado possono chiedere un

b) giudizio di EQUITA’.

Esso però non deve vertere su DIRITTI INDISPONIBILI.

P.es. Se i coniugi si accordano che uno solo dei due deve assistere e mantenere un

figlio questo non è possibile. Mantenere un figlio è un obbligo di ENTRAMBE.

CORRISPONDENZA FRA CHIESTO E PRONUNCIATO

Art. 112.

(Corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato)

Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa; e non puo'

pronunciare d'ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti.

16

Non vi può essere quindi ULTRA o INFRA sentenza; è la parte attrice che determina L?

OGGETTO del processo con una domanda a cui il giudice dovrà dare risposta.

Le CONCLUSIONI delle parti sono:

1) DOMANDA DELL’ATTORE

2) LA RICHIESTA DI RESPINTA DEL CONVENUTO

Art. 113.

(Pronuncia secondo diritto)

Nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le norme del diritto, salvo che la

legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equita'.

Il giudice di pace decide secondo equita' le cause il cui valore non eccede millecento

euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le

1

modalità di cui all'articolo 1342 del codice civile. ( )

Nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le norme del diritto, salvo che la

legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equita'.

Il giudice di pace decide secondo equità le cause il cui valore non eccede millecento

euro, salvo quelle derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti conclusi secondo le

modalità di cui all'articolo 1342 del codice civile.

Art. 101.

(Principio del contraddittorio)

Il giudice, salvo che la legge disponga altrimenti, non puo' statuire sopra alcuna

domanda, se la parte contro la quale e' proposta non e' stata regolarmente citata e non

e' comparsa .

. Questo “e” nasconde un GRAVISSIMO ERRORE in quanto deve

assolutamente intendersi per “o”

Quindi non si può arrivare a sentenza se la parte, per vizio di notifica non è

stata posta a conoscenza dell’Atto di citazione contro di lei.

Se l’atto di citazione è stato regolarmente notificato e la parte NON si presenta (non

ne ha obbligo ma solo facoltà) il processo si fa lo stesso.

17

Art. 99.

(Principio della domanda)

Chi vuole far valere un diritto in giudizio deve proporre domanda al giudice competente

. TIPI DI AZIONE

Almeno 4 tipi importanti di azione:

1) Azione di Cognizione

2) Azione di esecuzione

3) Azione cautelativa

AZIONE DI COGNIZIONE

Abbiamo 3 tipologie (cap. III par. 15 Mandrioli).

1) ACCERTAMENTO MERO

2) AZIONE COSTITUTIVA NECESSARIA

3) AZIONE COSTITUTIVA NON NECESSARIA

4) AZIONE DI CONDANNA

ACCERTAMENTO MERO = Si limita a dichiarare una situazione esistente (azione

desueta).

E’ un’azione che corrisponde ad un semplice vanto = chiedo al giudice che dichiari che

un fondo è mio solo per il fatto che qualcun altro che invece è suo.

Nel periodo in cui è nato il C.P.C. era importante riaffermare la proprietà in mancanza di

un catasto attendibile.

La fase di accertamento mero la ritroverò anche nelle altre due tipologie solo che non ci

si limiterà al mero accertamento.

AZIONE COSTITUTIVA = Si chiede al giudice di COSTITUIRE oppure di

DEMOLIRE dei diritti (divorzio, adozione, fallimento)

18

E’ questo un percorso OBBLIGATO in quanto solo a seguito di sentenza si modifica il

diritto.

C’è però un altro ramo, L’AZIONE COSTITUTIVA NON NECESSARIA.

Ciò avviene in realtà, quando le parti hanno un’ALTERNATIVA per costituire il

diritto.

ES. Se le parti stipulano un preliminare di compravendita di un immobile la parte

obbligata, può andare dal notaio per il rogito.

Se non lo fa l’acquirente può andare dal giudice affinché emetta una sentenza che

sostituisca il rogito.

Siccome non si può obbligare fisicamente una persona ad andare dal notaio la sentenza

farà stato e luogo del mancato rogito e sarà trascrivibile nei registri immobiliari.

SENTENZA DI CONDANNA

Prevede la soccombenza di una delle parti in modo da ripristinare il diritto che ha subito

una lesione o una violazione.

La sentenza è una fattispecie aperta in quanto dipende dal fatto concreto.

2 ELEMENTI: L’AN E IL QUANTUM

An = comporta la verifica sull’evento

Quantum = accerta il valore

Queste due anime della sentenza possono essere separate.

Infatti, si può chiedere solo l’AN e rimettere il QUANTUM a un altro procedimento

separato oppure a TRATTATIVE .

P.es. Chiedo solo di verificare la colpa sul sinistro, in quanto il danno è evidente ed è

stato già quantificato dal perito 19

CONDANNA CONDIZIONATA (Pag 52 e ss libro)

CONDANNA IN FUTURO

Si può agire per ottenere una condanna, anche se non si è ancora verificata una

condizione.

Condanna in futuro = attiene a un TERMINE.

Esempio classico = SFRATTO.

Posso sfrattare il mio inquilino PRIMA che scada il contratto di affitto.

La forma sarà un’ordinanza del giudice

Questo perché il giudice dell’Esecuzione, se io sfratto l’inquilino due anni prima gli darà

un termine breve x lasciare la casa (2 mesi dopo la scadenza del contratto), se invece lo

sfratto 1 mese prima della scadenza, il giudice gli potrà dare magari anche un anno di

tempo prima di lasciare l’appartamento.

PROVVEDIMENTI CON FUNZIONE ESECUTIVA = Sono le c.d. provvisionali, cioè

somme di denaro da dare PRIMA della sentenza.

IL PUBBLICO MINISTERO

Art. 112 Cost.

Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

Troviamo questa figura anche nel processo civile in qualità di MAGISTRATO, cioè

parte nel processo, e non di GIUDICE.

Il P.M. ha il compito d’intervenire in cause in cui sia in gioco un interesse pubblico.

Il sistema, infatti, prevede che il P.M. prenda il posto della PARTE LESA come

rappresentante della collettività.

Quindi nel processo assume il ruolo di PARTE PRIVATA alla quale l’ordinamento

affida il compito di iniziare l’azione in difetto d’iniziativa di parte.

ESEMPIO: Persona malata di mente NON interdetta, e quindi teoricamente capace ad

agire. 20

Occorre iniziare l’azione d’interdizione, che in mancanza di parenti stretti titolari del

potere d’azione o nel caso di loro inerzia, è esercitata dal P.M. in quanto garante di

INTERESSI SOCIALI.

Il problema si propose in modo urgente dopo la legge Basaglia di chiusura dei

manicomi, quando occorreva interdire una gran massa di persone.

69.

.

(Azione del pubblico ministero)

Il pubblico ministero esercita l'azione civile nei casi stabiliti dalla legge.

E’ questa la posizione così detta del P.M. attore, nei casi in cui cioè il P.M. può egli

stesso iniziare l’azione civile in caso di inerzia di un titolare o di mancanza di un titolare

all’azione. (azione d’interdizione) 1

Art. 70. ( )

(Intervento in causa del pubblico ministero)

Il pubblico ministero deve intervenire, a pena di nullita' rilevabile d'ufficio:

1) nelle cause che egli stesso potrebbe proporre;

2) nelle cause matrimoniali, comprese quelle di separazione personale dei coniugi;

3) nelle cause riguardanti lo stato e la capacita' delle persone;

5) negli altri casi previsti dalla legge.

Deve intervenire in ogni causa davanti alla Corte di cassazione.

Puo' infine intervenire in ogni altra causa in cui ravvisa un pubblico interesse .

Quindi Tutte le volte in cui egli AVREBBE POTUTO INIZIARE L’azione, ma

qualcuno (parenti) lo ha fatto per lui, egli è comunque INTERVENIENTE

NECESSARIO

Nel caso di separazione coniugale la sua funzione è la tutela del minore che subisce la

sentenza senza la possibilità di essere rappresentato nel processo.

Tutte le volte in cui un giudice si trova davanti a una di queste cause la deve trasmettere

al P.M.

Nell’ultimo comma dell’art. 70 il P.M. è da intendersi quale Interveniente Facoltativo

(PUO’) Art. 71.

(Comunicazione degli atti processuali al pubblico ministero)

21

Il giudice, davanti al quale e' proposta una delle cause indicate nel primo comma

dell'articolo precedente, ordina la comunicazione degli atti al pubblico ministero

affinche' possa intervenire.

Lo stesso ordine il giudice puo' dare ogni volta che ravvisi uno dei casi previsti

nell'ultimo comma dell'articolo precedente. (n.d.r. Pubblico interesse)

Il P.M. di solito si limita ad un VISTO, ma se lo ritiene ha la possibilità di partecipare al

giudizio come parte. Art. 72.

(Poteri del pubblico ministero)

Il pubblico ministero, che interviene nelle cause che avrebbe potuto proporre, ha gli

stessi poteri che competono alle parti e li esercita nelle forme che la legge stabilisce

per queste ultime.

Negli altri casi di intervento previsti nell'art. 70, tranne che nelle cause davanti alla

Corte di cassazione, il pubblico ministero puo' produrre documenti, dedurre prove,

prendere conclusioni nei limiti delle domande proposte dalle parti.

Il pubblico ministero puo' proporre impugnazioni contro le sentenze relative a cause

matrimoniali, salvo che per quelle di separazione personale dei coniugi.

Lo stesso potere spetta al pubblico ministero contro le sentenze che dichiarino

l'efficacia o l'inefficacia di sentenze straniere relative a cause matrimoniali, salvo che

per quelle di separazione personale dei coniugi.

Nelle ipotesi prevedute nei commi terzo e quarto, la facolta' di impugnazione spetta

tanto al pubblico ministero presso il giudice che ha pronunciato la sentenza quanto a

quello presso il giudice competente a decidere sull'impugnazione.

Il termine decorre dalla comunicazione della sentenza a norma dell'art. 133.

Restano salve le disposizioni dell'art. 397.

Quando aveva possibilità di azione, ma è stato preceduto da una parte, egli NON E’

LIMITATO DALLA RICHIESTA DELLE PARTI.

Se non aveva questo potere si deve muovere all’interno della domanda delle parti.

Vi è anche la possibilità che il P.M. intervenga spontaneamente quando ravvisi un

INTERESSE PUBBLICO.

Il giudice ha la facoltà di trasmettere i fascicoli al P.M. quando ritenga sussistano

interessi pubblici. 22

Esempio: Il Giudice di Pace si arroga una separazione consensuale (non può), a questo

punto interviene il P.M.

Avremmo la REVOCAZIONE DELLA SENTENZA (art. 397 C.P.C.) perché in tal caso

il P.M. era un INTERVENIENTE NECESSARIO.

Art. 397.

(Revocazione proponibile dal pubblico ministero)

Nelle cause in cui l'intervento del pubblico ministero è obbligatorio a norma

dell'articolo 70 primo comma, le sentenze previste nei due articoli precedenti possono

essere impugnate per revocazione dal pubblico ministero:

1) quando la sentenza è stata pronunciata senza che egli sia stato sentito;

2) quando la sentenza è l'effetto della collusione posta in opera dalle parti per frodare

la legge.

Il P.M. ha la capacità di impugnare la sentenza sia nella qualità di INTERVENIENTE

NECESSARIO IN 1° GRADO, sia nella qualità di INTERVENIENTE

NELL’APPELLO (che si deve ancora svolgere.)

Tutte le sentenze in ambito matrimoniale comprese quelle estere hanno il P.M. come

interveniente necessario.

Il P.M ha l’obbligo di astenersi, quando ricorrono i casi di cui all’art. 51 C.P.C.

Art. 73.

(Astensione del pubblico ministero)

Ai magistrati del pubblico ministero che intervengono nel processo civile si applicano le

disposizioni del presente codice relative all'astensione dei giudici, ma non quelle

relative alla ricusazione

Anche ove ricorrano i casi di cui all’art. 51 c.p.c. il P.M. NON POTRA’ MAI

ESSERE RICUSATO DALLE PARTI , in quanto è egli stesso parte del processo.

Art. 2907 Attività giurisdizionale 23

Alla tutela giurisdizionale dei diritti provvede l'autorità giudiziaria su domanda di parte

(Cod. Proc. Civ. 99 e seguenti) e, quando la legge lo dispone, anche su istanza del

pubblico ministero o d'ufficio (Cod. Proc. Civ. 69).

La tutela giurisdizionale dei diritti, nell'interesse delle categorie professionali, è attuata

su domanda delle associazioni legalmente riconosciute, nei casi determinati dalla legge

e con le forme da questa stabilite (Cod. Proc. Civ. 409 e seguenti

La RICUSAZIONE HA OGGETTO SOLO IL MAGISTRATO GIUDICANTE E

NON IL P.M

Nei casi di cui all’art. 51 C.P.C. ove il giudice non si astenga la parte o il suo difensore

lo possono RICUSARE.

Perché il codice parla sia del difensore che della parte?

Perché molte cause di astensione possono riguardare il giudice e un difensore e anche

perché il ricorso per RICUSAZIONE deve avere una sua tempistica.

Art. 52.

(Ricusazione del giudice)

Nei casi in cui e' fatto obbligo al giudice di astenersi, ciascuna delle parti può proporne la ricusazione

mediante ricorso contenente i motivi specifici e i mezzi di prova.

Il ricorso, sottoscritto dalla parte o dal difensore, deve essere depositato in cancelleria due giorni

prima dell'udienza, se al ricusante e' noto il nome dei giudici che sono chiamati a trattare o decidere

la causa, e prima dell'inizio della trattazione o discussione di questa nel caso contrario.

La ricusazione sospende il processo. Art. 53.

(Giudice competente)

Sulla ricusazione decide il presidente del tribunale se e' ricusato un giudice di pace; il collegio se e'

1

ricusato uno dei componenti del tribunale o della corte. ( )

La decisione e' pronunciata con ordinanza non impugnabile, udito il giudice ricusato e assunte,

quando occorre, le prove offerte.

La giurisprudenza ci dice che se l’occasione per la ricusazione interviene nel processo la

parte deve proporre ricusazione nell’udienza successiva sennò perde l’opzione (non deve

essere occasione per sbarazzarsi di un giudice scomodo).

Si svolge quindi un vero e proprio contraddittorio fra GIUDICE e PARTE che lo vuole

ricusare. 24

Se la parte non individua un motivo specifico la domanda viene rigettata con

un’ORDINANZA (non è una sentenza perché non si arriva al merito)

L’ORDINANZA NON E’ IMPUGNABILE

Se la ricusazione viene accolta il provvedimento indica il nuovo giudice, se viene

rigettata il ricorrente è condannato a pagare 10 euro.

La domanda di ricusazione SOSPENDE IL PROCESSO e la sospensione è

OBBLIGATORIA (sul Mandrioli c’è un errore)

Per la ricusazione giudica:

Giudice di Pace = presidente del Tribunale

Giudice Ordinario = Collegio

Giudice d’Appello = Collegio

RESPONSABILITA’ DEL GIUDICE

La responsabilità era già prevista: Art. 28.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente

responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in

violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti

pubblici .

Se il giudice produce un danno, per il concetto di IMMEDESIMAZIONE

ORGANICA risarcisce lo stato.

Successivamente lo Stato agirà per mezzo della Corte dei Conti nei confronti del giudice

(principio dell’affidamento dei cittadini nei confronti della P.A.)

Questo principio è da vedere anche nei confronti della Ragionevole durata del processo.

E’ un principio ovvio che se una sentenza arriva dopo 20 anni vi saranno 2 soccombenti

solo perché è passato un periodo di tempo spropositato.

Legge 13/4/1988 n. 117 25

Art 2 . Responsabilità per dolo o colpa grave.

1. Chi ha subìto un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un

provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave

nell'esercizio delle sue funzioni ovvero per diniego di giustizia può agire contro lo Stato

per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali

che derivino da privazione della libertà personale.

2. Nell'esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l'attività

di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove.

3. Costituiscono colpa grave:

a) la grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile;

b) l'affermazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui

esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;

c) la negazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza

risulta incontestabilmente dagli atti del procedimento;

d) l'emissione di provvedimento concernente la libertà della persona fuori dei casi

consentiti dalla legge oppure senza motivazione.

Come si può notare il giudice NON è responsabile sotto il profilo dell’applicazione della

norma e del merito della sentenza, ma solo nei casi di dolo o colpa grave riferita alla sua

NEGLIGENZA (non anche imperizia o imprudenza).

La causa deve essere intentata nei confronti del presidente del consiglio dei Ministri.

Non può dar luogo a responsabilità l'attività di interpretazione di norme di diritto

né quella di valutazione del fatto e delle prove.

Solo la NEGLIGENZA INESCUSABILE può dar luogo a responsabilità da parte del

giudice (o s’inventa una prova che non c’è o non considera una prova che c’è)

La legge sulla responsabilità del giudice è una legge DISTONICA perché prevede solo i

casi di dolo o di colpa grave solo nel caso di negligenza

L’ordinamento giudiziario prevede inoltre altri soggetti sui quali grava una precisa

responsabilità.

COLLABORATORI (E NON AUSILIARI) DEL GIUDICE

26

Vi sono alcuni soggetti che agiscono non in qualità di dipendenti del giudice, ma come

portatori di DOVERI AUTONOMI.

Essi sono il CANCELLIERE e L’UFFICIALE GIUDIZIARIO (sono nei ruoli della

Pubblica Amministrazione) che sono indispensabili all’attività del giudice.

IL CANCELLIERE

1) Svolge compiti di segreteria (ricevimento atti, formazione fascicolo, rilascio copie,

ma non è un dipendente del giudice

2) Verbalizza le udienze e pubblica le sentenze.

Questa tipologia di attività è del tutto autonoma in quanto partecipa autonomamente alla

FORMAZIONE DELL’ATTO.

L’udienza viene verbalizzata (in teoria dal cancelliere) e deve essere sottoscritta dal

cancelliere e dal giudice, quindi la formazione dell’atto avviene con l’apporto congiunto

del cancelliere e del giudice.

C’è da dire che a causa della carenza di cancellieri è quasi impossibile che esso sia

presente e provveda alla materiale redazione del verbale, che viene steso o dal giudice o

dalle parti stesse e poi trasmesso in cancelleria per la firma.

Solo con la firma del cancelliere L’ATTO VIENE AD ESISTENZA

La sentenza senza l’apposizione della firma, della data, del numero da parte del

cancelliere è TAMQUAM NON ESSET.

Dalla data della firma decorrono i termini per l’appello.

L’UFFICIALE GIUDIZIARIO

E’ il soggetto al quale l’ordinamento affida la collaborazione con il giudice.

In via autonoma egli esegue il pignoramento mobiliare ed è quindi il DOMINUS di

quest’attività.

Provvede anche alla NOTIFICA degli atti che è il modo più FORMALE per portare un

terzo a conoscenza di un documento che lo riguarda.

Può anche effettuare notifiche su disposizione del cancelliere.

Il C.P.C. prevede una grossa responsabilità.

Ricordiamo l’art. 28 Cost. Art. 28 Cost.

I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente

responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in

27

violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti

pubblici.

Art. 60 c.p.c. (Responsabilità del cancelliere e dell’ufficiale giudiziario).

Il cancelliere e l’ufficiale giudiziario sono civilmente responsabili (28 Cost. 2043

ss.c.c.):1) quando, senza giusto motivo, ricusano di compiere gli atti che sono loro

legalmente richiesti oppure omettono di compierli nel termine (328 c.p.) che, su istanza

di parte, è fissato dal giudice dal quale dipendono o dal quale sono stati delegati;

2)quando hanno compiuto un atto nullo con dolo o colpa grave (1622).

Quindi il cancelliere e l’ufficiale giudiziario sono responsabili per DOLO O COLPA

GRAVE se provocano un vizio nell’atto rendendolo NULLO secondo quanto previsto

dall’art. 156 c.p.c.

Se possibile il giudice può disporre il RINNOVAMENTO dell’atto ponendo a carico del

cancelliere le spese.

Inoltre sono responsabili se RICUSANO (rifiutano) di compiere un atto che è loro

legalmente richiesto.

Il procedimento di cancelleria prevede un Cancelliere Centrale del Ruolo generale che

provvede l’iscrizione a ruolo del procedimento

a) Attore

b) Convenuto

c) Codice controversia

d) Data deposito in cancelleria

Il fascicolo viene poi trasmesso al Capo dell’Ufficio il quale lo assegna alla Sezione

Competente.

Il cancelliere della sezione riceve il fascicolo e lo trasmette al presidente della

sezione che lo assegna ad un giudice.

Il cancelliere riceve gli atti da depositare in cancelleria mettendo un timbro, una data

e una firma.

Tali atti fanno fede fino a querela di falso.

Il cancelliere rilascia COPIE CONFORMI.

Il BIGLIETTO DI CANCELLERIA è l’atto che forma il cancelliere quando p. es.

Il giudice scioglie una riserva (è presente solo il dispositivo non il merito)

Quando il giudice deposita la sentenza in cancelleria il cancelliere vi appone timbro ,

data, numero e firma: SOLO IN QUEL MOMENTO LA SENTENZA VIENE AD

ESISTENZA 28

Come già detto il cancelliere non redige materialmente il verbale di udienza perché

non sempre riesce ad essere presente, per cui la verbalizzazione viene spesso fatta

dalle parti o dal giudice.

La firma del giudice e del cancelliere sono però ASSOLUTAMENTE

NECESSARIE

Deve essere chiaro che tanto il giudice quanto il cancelliere CONCORRONO alla

formazione dell’atto ciascuno per la PROPRIA COMPETENZA e su posizioni

PARITARIE

Il cancelliere e l’ufficiale giudiziario non sono ausiliari del giudice ma funzionari

dell’amministrazione della giustizia

AUSILIARI DEL GIUDICE

Essi sono :

Il CUSTODE = soggetto che custodisce i beni sequestrati o pignorati

Il NOTAIO = Compie attività di ausilio per esempio di vendita di beni pignorati

IL CONSULENTE TECNICO D’UFFICIO (C.T.U.)

E’ il principale ausiliario del giudice Art. 61.

(Consulente tecnico)

Quando e' necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o

per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica.

La scelta dei consulenti tecnici deve essere normalmente fatta tra le persone iscritte in

albi speciali formati a norma delle disposizioni di attuazione al presente codice.

Art. 62.

(Attività del consulente)

29

Il consulente compie le indagini che gli sono commesse dal giudice e fornisce, in

udienza e in camera di consiglio, i chiarimenti che il giudice gli richiede a norma degli

artt. 194 ss. e degli artt. 441 e 463. Art. 63.

(Obbligo di assumere l'incarico e ricusazione del consulente)

Il consulente scelto tra gli iscritti in un albo ha l'obbligo di prestare il suo ufficio,

tranne che il giudice riconosca che ricorre un giusto motivo di astensione.

Il consulente può essere ricusato dalle parti per i motivi indicati nell'art. 51.

Della ricusazione del consulente conosce il giudice che l'ha nominato.

Art. 64.

(Responsabilità del consulente)

Si applicano al consulente tecnico le disposizioni del codice penale relative ai periti.

In ogni caso, il consulente tecnico che incorre in colpa grave nell'esecuzione degli atti

che gli sono richiesti, e' punito con l'arresto fino a un anno o con l'ammenda fino a €

10.329. Si applica l'art. 35 del codice penale. In ogni caso e' dovuto il risarcimento dei

1

danni causati alle parti. ( ) Art. 192.

(Astensione e ricusazione del consulente)

L'ordinanza è notificata al consulente tecnico a cura del cancelliere, con invito a

comparire all'udienza fissata dal giudice.

Il consulente che non ritiene di accettare l'incarico o quello che, obbligato a prestare il

suo ufficio, intende astenersi, deve farne denuncia o istanza al giudice che l'ha

nominato almeno tre giorni prima dell'udienza di comparizione; nello stesso termine le

parti debbono proporre le loro istanze di ricusazione, depositando nella cancelleria

ricorso al giudice istruttore.

Questi provvede con ordinanza non impugnabile.

Art. 193.

(Giuramento del consulente)

All'udienza di comparizione il giudice istruttore ricorda al consulente l'importanza delle

funzioni che è chiamato ad adempiere, e ne riceve il giuramento di bene e fedelmente

adempiere le funzioni affidategli al solo scopo di fare conoscere ai giudici la verità.

Art. 194.

(Attività del consulente)

30

Il consulente tecnico assiste alle udienze alle quali è invitato dal giudice istruttore;

compie, anche fuori della circoscrizione giudiziaria, le indagini di cui all'articolo 62,

da sè solo o insieme col giudice secondo che questi dispone. Può essere autorizzato a

domandare chiarimenti alle parti, ad assumere informazioni da terzi e a eseguire

piante, calchi e rilievi.

Anche quando il giudice dispone che il consulente compia indagini da sè solo, le parti

possono intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei propri consulenti tecnici e

dei difensori, e possono presentare al consulente, per iscritto o a voce, osservazioni e

istanze. Art. 195.

(Processo verbale e relazione)

Delle indagini del consulente si forma processo verbale, quando sono compiute con

l'intervento del giudice istruttore, ma questi può anche disporre che il consulente rediga

relazione scritta.

Se le indagini sono compiute senza l'intervento del giudice, il consulente deve farne

relazione, nella quale inserisce anche le osservazioni e le istanze delle parti.

La relazione deve essere depositata in cancelleria nel termine che il giudice fissa.

Art. 196.

(Rinnovazione delle indagini e sostituzione del consulente)

Il giudice ha sempre la facoltà di disporre la rinnovazione delle indagini e, per gravi

motivi, la sostituzione del consulente tecnico.

Art. 197.

(Assistenza all'udienza e audizione in camera di consiglio)

Quando lo ritiene opportuno il presidente invita il consulente tecnico ad assistere alla

discussione davanti al collegio e ad esprimere il suo parere in camera di consiglio in

presenza delle parti, le quali possono chiarire e svolgere le loro ragioni per mezzo dei

difensori. Art. 198.

(Esame contabile)

Quando è necessario esaminare documenti contabili e registri, il giudice istruttore può

darne incarico al consulente tecnico, affidandogli il compito di tentare la conciliazione

delle parti.

Il consulente sente le parti e, previo consenso di tutte, può esaminare anche documenti e

31

registri non prodotti in causa. Di essi tuttavia senza il consenso di tutte le parti non può

fare menzione nei processi verbali o nella relazione di cui all'articolo 195.

Art. 199.

(Processo verbale di conciliazione)

Se le parti si conciliano, si redige processo verbale della conciliazione, che è

sottoscritto dalle parti e dal consulente tecnico e inserito nel fascicolo d'ufficio.

Il giudice istruttore attribuisce con decreto efficacia di titolo esecutivo al processo

verbale. Art. 200.

(Mancata conciliazione)

Se la conciliazione delle parti non riesce, il consulente espone i risultati delle indagini

compiute e il suo parere in una relazione, che deposita in cancelleria nel termine fissato

dal giudice istruttore.

Le dichiarazioni delle parti, riportate dal consulente nella relazione, possono essere

valutate dal giudice a norma dell'articolo 116 secondo comma.

Art. 201.

(Consulente tecnico di parte)

Il giudice istruttore, con l'ordinanza di nomina del consulente, assegna alle parti un

termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un

loro consulente tecnico.

Il consulente della parte, oltre ad assistere a norma dell'articolo 194 alle operazioni del

consulente del giudice, partecipa all'udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi

interviene il consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con l'autorizzazione del

presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche.

Il Giudice teoricamente è il peritus peritorum, ma in pratica si serve della consulenza

tecnica d’ufficio (chiesta d’ufficio) oppure su richiesta delle parti.

I consulenti , su loro istanza, sono inseriti in un apposito albo, diviso per materie, e

quindi NON POSSONO RIFIUTARE L’INCARICO

Vi sono però alcuni consulenti in materie particolari (es. perizia su moneta tibetana) che

essendo fuori elenco hanno la possibilità di astenersi.

Il consulente tecnico d’ufficio può astenersi per gli stessi motivi di cui all’art 51 c.p.c. e

può anche essere RICUSATO dalle parti.

Il consulente tecnico deve prestare GIURAMENTO SOLENNE

32

Anche le parti possono nominare propri consulenti affinché si apra il

COSTRADDITTORIO TECNICO

Il C.T.U. potrà essere presente anche in camera di consiglio ma di solito provvede al

deposito della perizia, della quale potrà essere richiesta dalle parti un

INTEGRAZIONE

A causa della forte immigrazione un attività di consulenza che sta diventando molto

rilevante è quella dei TRADUTTORI, in quanto solo grazie ad essi si realizza il

principio del CONTRADDITTORIO

E’ la cancelleria che provvede alla stesura dell’atto di nomina del CTU (il giudice

nominerà sempre un perito di cui si fida) il quale deve poi prestare giuramento

Vediamo ora i concetti di INCONTROVERTIBILITA’ E COSA GIUDICATA

Fondamentali per l’attività del giudizio sono i TERMINI.

I termini sono stabiliti:

a) Dalla legge

b) Dal giudice SOLO quando la legge glielo consente

Art. 152.

(Termini legali e termini giudiziari)

I termini per il compimento degli atti del processo sono stabiliti dalla legge; possono essere stabiliti

dal giudice anche a pena di decadenza, soltanto se la legge lo permette espressamente.

I termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne che la legge stessa li dichiari espressamente

perentori.

Ai fini dell’economia processuale la legge dispone che non si possa andare oltre certi

termini e in questo senso il termine è : PROPULSIVO E COGENTE.

Nel computo dei termini in genere si OMETTE il DIES a QUO (giorno da cui decorre il

termine) e si calcola il DIES A QUEM (giorno di scadenza)

Quando la legge parla di GIORNI LIBERI, il computo NON prevede né il dies a quo né

il dies a quem. Art. 155.

(Computo dei termini)

33

Nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono il giorno o l'ora iniziali.

Per il computo dei termini a mesi o ad anni, si osserva il calendario comune.

I giorni festivi si computano nel termine.

Se il giorno di scadenza e' festivo la scadenza e' prorogata di diritto al primo giorno seguente non

festivo.

La proroga prevista dal quarto comma si applica altresi' ai termini per il compimento degli atti

processuali svolti fuori dell'udienza che scadono nella giornata del sabato.

Resta fermo il regolare svolgimento delle udienze e di ogni altra attivita' giudiziaria, anche svolta da

1

ausiliari, nella giornata del sabato, che ad ogni effetto e' considerata lavorativa. ( )

I termini di solito sono ordinatori ma ve ne sono alcuni assolutamente PERENTORI

Il termine ordinatorio può essere derogato dal giudice che ha il potere di rinviare il

termine. Art. 154.

(Prorogabilita' del termine ordinatorio)

Il giudice, prima della scadenza, puo' abbreviare, o prorogare anche d'ufficio, il termine che non sia

stabilito a pena di decadenza. La proroga non puo' avere una durata superiore al termine originario.

Non puo' essere consentita proroga ulteriore, se non per motivi particolarmente gravi e con

provvedimento motivato.

Il termine perentorio come previsto dalla legge non si può più rinnovare.

Art. 153.

(Improrogabilita' dei termini perentori)

I termini perentori non possono essere abbreviati o prorogati, nemmeno sull'accordo delle parti

Esempio: Il termine (breve) per appellare è di 30 giorni dalla data di notifica della

sentenza.

Il termine lungo in mancanza di notifica è invece un anno che non corrisponde a 12 mesi

perché occorre calcolare anche il termine di sospensione estiva

Nella ricusazione la parte che ha interesse ha l’onere di RIASSUMERE il processo entro

6 mesi.

Il sistema dei termini nel nostro codice ha come scopo quello di arrivare ad un punto

fermo e incontrovertibile

E’ prevista la sospensione estiva dei termini dal 1 agosto al 15 settembre , ma in caso di

necessità e urgenza tale sospensione non opera (esecuzione sfratti, cause alimentari).

34

FORME DEGLI ATTI

Negli atti processuali vige in linea di principio la libertà delle forme, ma questa

affermazione non corrisponde a verità. Art. 121.

(Liberta' di forme)

Gli atti del processo, per i quali la legge non richiede forme determinate, possono essere compiuti

nella forma piu' idonea al raggiungimento del loro scopo.

Ogni atto ha una sua forma ben precisa, stabilità dalla legge a pena nullità: nel diritto

processuale il vizio dell’atto è la NULLITA’.

La legge però ci dice anche che la forma è disposta dal codice per RAGGIUNGERE LO

SCOPO e quindi gli elementi necessari dell’atto sono strumentali al raggiungimento

dello scopo di quel preciso atto.

Supponiamo ora che l’atto MANCHI di qualche elemento formale: il vizio si chiama

NULLITA’ Art. 156.

(Rilevanza della nullita')

Non puo' essere pronunciata la nullita' per inosservanza di forme di alcun atto del processo, se la

nullita' non e' comminata dalla legge.

Puo' tuttavia essere pronunciata quando l'atto manca dei requisiti formali indispensabili per il

raggiungimento dello scopo.

La nullita' non puo' mai essere pronunciata, se l'atto ha raggiunto lo scopo a cui e' destinato

La legge quindi ci dice che se l’atto NULLO per difetto di forma raggiunge comunque

lo scopo, la nullità è SANATA.

NULLITA’ RELATIVE E ASSOLUTE

La nullità relativa è un peccato veniale dell’atto e può essere rilevato solo dal soggetto

che ne ha interesse (non quindi d’ufficio)

Art. 157.

(Rilevabilita' e sanatoria della nullita')

Non puo' pronunciarsi la nullita' senza istanza di parte, se la legge non dispone che sia pronunciata

d'ufficio. 35

Soltanto la parte nel cui interesse e' stabilito un requisito puo' opporre la nullita' dell'atto per la

mancanza del requisito stesso, ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all'atto o alla

notizia di esso.

La nullita' non puo' essere opposta dalla parte che vi ha dato causa, ne' da quella che vi ha rinunciato

anche tacitamente.

La parte deve eccepire il vizio SUBITO; se non lo fa la nullità, è sanata (quiescenza).

NULLITA’ ASSOLUTA

E’ un “peccato mortale” del procedimento ed è senz’altro rilevabile d’UFFICIO.

Il problema che viene in evidenza è che la nullità si riflette su tutti gli atti successivi,

quindi se la nullità non è sanata, si arriverà in buona sostanza a una sentenza NULLA.

La sentenza può essere anche di per se stessa NULLA come atto (dimentico di indicare

il nome dell’erede A, in un giudizio fra eredi A, B,C,D).

Che scelta ha fatto quindi il legislatore?

La scelta è quella di giungere alla INCONTROVERTIBILITA’ della sentenza che pur

essendo NULLA si sana se non viene proposto APPELLO.

Quindi il rimedio concesso per rilevare la NULLITA’ è l’appello ordinario.

Art. 161.

(Nullita' della sentenza)

La nullita' delle sentenze soggette ad appello o a ricorso per cassazione puo' essere fatta valere

soltanto nei limiti e secondo le regole proprie di questi mezzi di impugnazione.

Questa disposizione non si applica quando la sentenza manca della sottoscrizione del giudice

Se non viene proposto appello la sentenza nulla si sana per la QUIESCENZA della

parte e passa così in giudicato.

Nota bene: la parte soccombente se appella sa già che il giudice di 2° grado entrerà

anche nel merito, e quindi non gli conviene ricorrere SOLO per il vizio.

La legge prevede 2 NULLITA’ INSANABILI (ma che in realtà insanabili non sono).

Art. 158.

(Nullita' derivante dalla costituzione del giudice)

La nullita' derivante da vizi relativi alla costituzione del giudice o all'intervento del pubblico ministero

e' insanabile e deve essere rilevata d'ufficio, salva la disposizione dell'art. 161.

36

1) Vizio della costituzione del giudice (giudice messo in pensione; comunicazione

arriva alcuni mesi dopo; lui continua ad emettere sentenze anche se non è più

costituito)

2) Mancata presenza del P.M. quando interveniente NECESSARIO.

Nonostante si proclami l’INSANABILITA’ della nullità, comunque è richiamato

l’art. 161 che prevede l’obbligo di appello o ricorso in cassazione.

L’unico caso davvero insanabile è la mancanza di SOTTOSCRIZIONE DEL

GIUDICE che rende la sentenza non nulla, bensì INESISTENTE

Quindi possiamo riassumere i concetti detti fin’ora dicendo che l’ordinamento

CONVERTE LA NULLITA’ IN MOTIVI DI GRAVAME

Abbiamo visto come l’unico motivo che causa veramente la nullità è la mancata

sottoscrizione della sentenza da parte del giudice.

Art. 162.

(Pronuncia sulla nullita')

Il giudice che pronuncia la nullita' deve disporre, quando sia possibile, la rinnovazione degli atti ai

quali la nullita' si estende.

Se la nullita' degli atti del processo e' imputabile al cancelliere, all'ufficiale giudiziario o al difensore,

il giudice, col provvedimento col quale la pronuncia, pone le spese della rinnovazione a carico del

responsabile e, su istanza di parte, con la sentenza che decide la causa puo' condannare quest'ultimo

al risarcimento dei danni causati dalla nullita' a norma dell'art. 60, n. 2.

L’art. 162 si riallaccia all’art. 60 sulla responsabilità del cancelliere.

Come si vede l’art. 162 pone l’obbligo al giudice di salvare il procedimento ordinando la

rinnovazione degli atti.

Altra cosa è il risarcimento del danno alla parte offesa dall’atto nullo.

Essa NON può essere pronunciata d’ufficio dal giudice ma deve essere chiesta dalla

parte. 37

Vediamo ora il concetto di PASSATO IN GIUDICATO.

Una volta che una sentenza è passata in giudicato essa non è più riformabile

A parte il giudizio per Cassazione che è definitivo, una sentenza passa in giudicato se

decorrono i termini per l’impugnazione. Art. 323.

(Mezzi di impugnazione)

I mezzi per impugnare le sentenze, oltre al regolamento di competenza nei casi previsti dalla legge,

sono: l'appello, il ricorso per cassazione, la revocazione e l'opposizione di terzo.

La revocazione può essere ordinaria o straordinaria.

Art. 324.

(Cosa giudicata formale)

Si intende passata in giudicato la sentenza che non e' piu' soggetta ne' a regolamento di competenza,

ne' ad appello, ne' a ricorso per cassazione, ne' a revocazione per i motivi di cui ai numeri 4 e 5

dell'articolo 395. Art. 325.

(Termini per le impugnazioni)

Il termine per proporre l'appello, la revocazione e l'opposizione di terzo di cui all'art. 404, secondo

comma, e' di trenta giorni. E' anche di trenta giorni il termine per proporre la revocazione e

1

l'opposizione di terzo sopra menzionata contro le sentenze delle corti di appello. ( )

Il termine per proporre il ricorso per cassazione e' di giorni sessanta.

Art. 2909 c.c Cosa giudicata

L'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro

eredi o aventi causa (1306, 1595; Cod. Proc. Civ. 324).

La cosa giudicata produce l’effetto di cui all’art. 2909 c.c.

Nel giudizio di appello si contesta non solo l’eventuale nullità della sentenza ma anche il

merito; a volte anche la parte vittoriosa ricorre in appello contro la compensazione delle

spese, ma in genere si contesta il sillogisma del giudice e si chiede la riforma della

sostanza. 38

Il ricorso per cassazione invece contesta l’applicazione corretta di una norma di legge.

1

Art. 360. ( )

(Sentenze impugnabili e motivi di ricorso)

Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico grado possono essere impugnate con ricorso per

cassazione:

1) per motivi attinenti alla giurisdizione;

2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non e' prescritto il regolamento di

competenza;

3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di

lavoro;

4) per nullita' della sentenza o del procedimento;

5) per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il

giudizio.

Puo' inoltre essere impugnata con ricorso per cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se le

parti sono d'accordo per omettere l'appello; ma in tale caso l'impugnazione puo' proporsi soltanto a

norma del primo comma, n. 3.

Non sono immediatamente impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze che decidono di

questioni insorte senza definire, neppure parzialmente, il giudizio. Il ricorso per cassazione avverso

tali sentenze puo' essere proposto, senza necessita' di riserva, allorche' sia impugnata la sentenza che

definisce, anche parzialmente, il giudizio.

Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si applicano alle sentenze ed ai provvedimenti

diversi dalla sentenza contro i quali e' ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge.

Del ricorso per revocazione si occupa l’art. 395 c.p.c.

Art. 395.

(Casi di revocazione)

Le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico grado possono essere impugnate per

revocazione: 1

1) se sono l'effetto del dolo di una delle parti in danno dell'altra; ( )

2) se si e' giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure

che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza;

3) se dopo la sentenza sono stati trovati uno o piu' documenti decisivi che la parte non aveva potuto

produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell'avversario;

4) se la sentenza e' l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa. Vi e'

questo errore quando la decisione e' fondata sulla supposizione di un fatto la cui verita' e'

incontrastabilmente esclusa, oppure quando e' supposta l'inesistenza di un fatto la cui verita' e'

positivamente stabilita, e tanto nell'uno quanto nell'altro caso se il fatto non costitui' un punto

2

controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare; ( )

5) se la sentenza e' contraria ad altra precedente avente fra le parti autorita' di cosa giudicata, purche'

non abbia pronunciato sulla relativa eccezione;

6) se la sentenza e' effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

I termini per decorrere sono sempre di 30 giorni.

39

Vediamo ora l’OPPOSIZIONE DEL TERZO

E’ il caso in cui un terzo esterno alle parti in causa si vede subire gli effetti della

sentenza.

Ripetiamo i concetti esposti nel codice civile:

Art. 2907 Attività giurisdizionale

Alla tutela giurisdizionale dei diritti provvede l'autorità giudiziaria su domanda di parte (Cod. Proc.

Civ. 99 e seguenti) e, quando la legge lo dispone, anche su istanza del pubblico ministero o d'ufficio

(Cod. Proc. Civ. 69).

La tutela giurisdizionale dei diritti, nell'interesse delle categorie professionali, è attuata su domanda

delle associazioni legalmente riconosciute, nei casi determinati dalla legge e con le forme da questa

stabilite (Cod. Proc. Civ. 409 e seguenti).

Alla tutela dei diritti provvede il giudice su istanza di parte

Art. 2908 Effetti costitutivi delle sentenze

Nei casi previsti dalla legge, l'autorità giudiziaria può costituire, modificare o estinguere rapporti

giuridici, con effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa.

Art. 2909 Cosa giudicata

L'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro

eredi o aventi causa (1306, 1595; Cod. Proc. Civ. 324).

Quindi in sostanza la sentenza vincola non solo le parti, ma anche i loro eredi e gli

aventi causa (acquirenti di un bene).

Inoltre la sentenza fa stato anche ERGA OMNES (sentenza di divorzio).

Occorre ora sottolineare un principio:

La parte di un processo continua a rimanere tale anche in caso p.es. di MORTE;

continua ad avere , in altre parole, una vita processuale e può continuare ad essere parte

nel processo fino a sentenza. 40

Inoltre se l’attore o il convenuto vendono il bene oggetto della contesa, continuano a

rimanere parti del processo in quanto l’ordinamento non impedisce la vendita della RES

LITIGIOSA.

GIURISDIZIONE E COMPETENZA

La giurisdizione è il potere che un giudice ha su quella causa, cioè il potere del giudice

di emettere una sentenza. Art. 102.

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle

norme sull'ordinamento giudiziario.

Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali. Possono soltanto

istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate

materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.

La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo

all'amministrazione della giustizia.

La costituzione ci dice che il giudice ORDINARIO è il soggetto che GLOBALMENTE

ha il potere giurisdizionale.

Le regole stabilite dalla legge, quindi, non sono altro che COMPRESSIONI a questo

potere generale.

I limiti al potere giurisdizionale del giudice ordinario sono dati dal combinato disposto

degli artt. 1, 5, 37, 41 del c.p.c. i quali conferiscono oppure sottraggono potere

giurisdizionale Art. 1.

(Giurisdizione dei giudici ordinari)

La giurisdizione civile, salvo speciali disposizioni di legge, e' esercitata dai giudici ordinari secondo le

norme del presente codice.

Il potere generale spetta al giudice ordinario.

Art. 37.

(Difetto di giurisdizione)

41

Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei

giudici speciali e' rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo.

Questa norma ci dice che il potere del giudice ordinario può essere compresso dal potere

della P.A. o dalla competenza dei giudici speciali.

Il potere della P.A. è il cosiddetto secondo potere dello stato (potere esecutivo), è un

potere COGENTE, può imporre coattivamente, può costringere a pagare tasse.

Il potere della P.A. si identifica a livello provinciale con la figura del PREFETTO che

esercita un potere di MERITO e tutela il potere della P.A.

Chi sono i giudici speciali?

La legge 2248 nell’allegato E contempla accanto ai diritti soggettivi dei cittadini anche

la figura dell’INTERESSE LEGITTIMO.

Le parti qui non sono poste in parità perché vi è un soggetto FORTE che è la P.A. le cui

controversie con i cittadini non possono essere devolute al giudice ordinario (cives a

cives).

I giudici Amministrativi non sono imparziali perché sono interni alla P.A., che ha quindi

confezionato un giudice DOMESTICO.

I giudici amministrativi sono:

TAR

CONSIGLIO DI STATO

CORTE DEI CONTI

TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE PUBBLICHE

COMMISSIONI TRIBUTARIE

COMMISSARIO LIQUIDATORE DEGLI USI CIVICI

Nota bene: le commissioni tributarie si occupano di imposte e tasse relativamente al loro

ammontare, il tribunale si occupa del fatto SE quella tassa poteva essere imposta (non

succede mai). 42

Per risolvere i possibili conflitti fra le varie giurisdizioni possibili l’ordinamento si è

inventato un istituto detto REGOLAMENTO DI GIURISDIZIONE.

Il REGOLAMENTO DI COMPETENZA invece è messo nelle forme di

IMPUGNAZIONE.

Il regolamento di giurisdizione NON è una forma di impugnazione in quanto non vi è

NULLA da impugnare, ma è un metodo per risolvere il dubbio su chi abbia il potere

giurisdizionale su quella lite.

Ricordiamo che è l’ATTORE con l’atto di citazione che sceglie il giudice della

controversia e d a ciò il convenuto potrebbe NON essere d’accordo (ritiene sia

competente un altro giudice).

In teoria il difetto può essere uno dei motivi di appello anche fino alla cassazione.

E’ inevitabile quindi che potrebbe passare molto tempo e nella giurisdizione Non esiste

il fenomeno della TRANSLATIO IUDICII, cioè occorre ricominciare tutto da capo col

pericolo che siano nel frattempo trascorsi i periodi di prescrizione e decadenza.

A ciò l’ordinamento ovvia con il regolamento di giurisdizione

Art. 41.

(Regolamento di giurisdizione)

Finche' la causa non sia decisa nel merito in primo grado, ciascuna parte puo' chiedere alle Sezioni

unite della Corte di cassazione che risolvano le questioni di giurisdizione di cui all'art. 37. L'istanza si

propone con ricorso a norma degli artt. 364 ss., e produce gli effetti di cui all'art. 367.

La pubblica amministrazione che non e' parte in causa puo' chiedere in ogni stato e grado del

processo che sia dichiarato dalle Sezioni unite della Corte di cassazione il difetto di giurisdizione del

giudice ordinario a causa dei poteri attribuiti dalla legge all'amministrazione stessa, finche' la

giurisdizione non sia stata affermata con sentenza passata in giudicato.

Il giudice contrariamente a quanto accadeva nel passato ha la FACOLTA’ e non

L’OBBLIGO di sospendere il processo.

L’art. 41 prevede che il regolamento può essere proposto fino a quando non venga

pronunciata la sentenza di MERITO

Nel 1996 la Cassazione ha interpretato questa norma COME SE VI FOSSE

“SENTENZA” E BASTA.

Si vuole evitare che una parte aspetti la fine del processo; se vuole proporre il

regolamento, lo deve fare SUBITO.

L’art. 41 consente alla P.A. che Non è parte in causa (nella persona del prefetto) di

ricorrere in Cassazione contro il difetto di giurisdizione, con il solo limite della sentenza

passata in giudicato. 1

Art. 5. ( )

(Momento determinante della giurisdizione e della competenza)

43

La giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto

esistente al momento della proposizione della domanda, e non hanno rilevanza rispetto ad esse i

successivi mutamenti della legge o dello stato medesimo

La domanda determina il momento del procedimento ed a esso sono ESTRANEI i

cambiamenti legislativi e i cambiamenti di fatto.

La domanda dell’attore FISSA il momento e l’evento c.d. PERPETUATIO

JURISDICTIONIS. Art. 37.

(Difetto di giurisdizione)

Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei confronti della pubblica amministrazione o dei

giudici speciali e' rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo .

Vediamo ora il problema della giurisdizione per il cittadino straniero.

Come si può notare dall’analisi del codice di procedura civile sono stati cancellati gli

artt. 2, 3 e 4 e sostituiti dalla legge 218/95

Art. 3

Ambito della giurisdizione

1. La giurisdizione italiana sussiste quando il convenuto è domiciliato o

residente in Italia o vi ha un rappresentante che sia autorizzato a stare in

giudizio a norma dell'art. 77 Cod. Proc. Civ. e negli altri casi in cui è

prevista dalla legge.

2. La giurisdizione sussiste inoltre in base ai criteri stabiliti dalle Sezioni 2, 3 e 4

del Titolo II della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e

l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale e protocollo, firmati

a Bruxelles il 27 settembre 1968, resi esecutivi con la L. 21 giugno 1971, n. 804,

e successive modificazioni in vigore per l'Italia, anche allorché il convenuto non

sia domiciliato nel territorio di uno Stato contraente, quando si tratti di una delle

materie comprese nel campo di applicazione della Convenzione. Rispetto alle altre

materie la giurisdizione sussiste anche in base ai criteri stabiliti per la

competenza per territorio.

La novellazione ha spostato il criterio dalla cittadinanza al criterio del DOMICILIO O

RESIDENZA dello straniero, apolide o stato estero.

Quindi il criterio di collegamento fra il Giudice Ordinario e straniero è rapportabile al

Domicilio o residenza. 44

Il domicilio è preferito alla residenza in quanto centro degli affari e quindi è un

CRITERIO DINAMICO.

Quindi è possibile CITARE lo straniero che abbia il domicilio in italia

Nei tempi passati il giudice italiano tendeva a proteggere il cittadino italiano e quindi

cercava di cogliere qualsiasi forma di collegamento per affermare la giurisdizione dello

stato italiano.

Con la nuova normativa questo potere è venuto parzialmente meno.

Vediamo ora la situazione del cittadino straniero ATTORE : egli può farsi ATTORE

innanzi al giudice italiano con l’unica eccezione della causa che ha come oggetto un

immobile sito all’estero (questo per problemi di trascrizione della sentenza).

Se invece lo straniero è convenuto ha 2 vie.

1) OPPORSI

2) NON OPPORSI

Ovviamente se non si oppone non sorge il problema e quindi il giudice dovrà

giudicare sulla controversia.

Ovviamente il giudice dovrà verificare D’UFFICIO che la causa non riguardi un

immobile situato all’estero e ciò deve avvenire anche se il convenuto è contumace.

11. Rilevabilità del difetto di giurisdizione.

1. Il difetto di giurisdizione può essere rilevato, in qualunque stato e grado del

processo, soltanto dal convenuto costituito che non abbia espressamente o

tacitamente accettato la giurisdizione italiana. È rilevato dal giudice

d'ufficio, sempre in qualunque stato e grado del processo, se il convenuto è

contumace, se ricorre l'ipotesi di cui all'articolo 5, ovvero se la giurisdizione

italiana è esclusa per effetto di una norma internazionale.

Deve inoltre verificare se esistono normative internazionali che escludono il potere

del giudice ordinario.

L’OPPOSIZIONE del convenuto deve essere immediata ( addirittura la

giurisprudenza richiede che sia la prima eccezione della comparsa di risposta).

Non può essere convenuto lo Stato straniero nella SUA SOVRANITA’.

Per il cittadino straniero valgono le regole della convenzione di Bruxelles per la

materia civile (non tutta) e commerciale.

Con la legge 218/1995 viene affermata la capacità del procuratore in italia e

rafforzata la posizione dell’institore. Art. 77.

(Rappresentanza del procuratore e dell'institore)

45

Il procuratore generale e quello preposto a determinati affari non possono stare in giudizio per il

preponente, quando questo potere non e' stato loro conferito espressamente per iscritto, tranne che per

gli atti urgenti e per le misure cautelari.

Tale potere si presume conferito al procuratore generale di chi non ha residenza o domicilio nello

Stato e all'institore.

Il procuratore di un residente all’estero si presume possa rappresentare in giudizio il

residente estero anche senza delega espressa.

La giurisdizione può essere derogata per accordo scritto fra le parti esclusi i diritti

indisponibili

Art. 4

Accettazione e deroga della giurisdizione

1. Quando non vi sia giurisdizione in base all'art. 3, essa nondimeno sussiste se

le parti l'abbiano convenzionalmente accettata e tale accettazione sia provata per

iscritto, ovvero il convenuto compaia nel processo senza eccepire il difetto di

giurisdizione nel primo atto difensivo.

2. La giurisdizione italiana può essere convenzionalmente derogata a favore

di un giudice straniero o di un arbitrato estero se la deroga e provata per

iscritto e la causa verte su diritti disponibili.

3. La deroga è inefficace se il giudice o gli arbitri indicati declinano la giurisdizione

o comunque non possono conoscere della causa.

Art. 5

Azioni reali relative ad immobili siti all'estero

1. La giurisdizione italiana non sussiste rispetto ad azioni reali aventi ad oggetto

beni immobili situati all'estero.

Le pagine da studiare sul libro sono 114-115-116 119-120

LA COMPETENZA

La competenza e la giurisdizione rimangono fissate al diritto vigente e allo stato di fatto

al momento della proposizione della domanda.

La competenza riguarda La suddivisione interna sotto il profilo della differente qualità

del giudice e della sua distribuzione sul territorio.

COMPETENZA PER MATERIA E PER VALORE

46

Abbiamo i seguenti giudici Ordinari:

Giudice di pace

Tribunale (monocratico e collegiale)

Corte d’Appello

Corte di cassazione

La competenza a giudicare si identifica attraverso i criteri della MATERIA e del

VALORE

p.s. Molti articoli contengono ancora riferimenti al Pretore figura oramai soppressa.

Al contrario non vi è differenza fra giudice MONOCRATICO e giudice COLLEGIALE

Il collegio è ECCEZIONALE rispetto alla regola del giudice monoctratico

Art. 50-bis.

(Cause nelle quali il tribunale giudica in composizione collegiale)

Il tribunale giudica in composizione collegiale:

1) nelle cause nelle quali e` obbligatorio l'intervento del pubblico ministero, salvo che sia altrimenti

disposto;

2) nelle cause di opposizione, impugnazione, revocazione e in quelle conseguenti a dichiarazioni

tardive di crediti di cui al regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, [al decreto legge 30 gennaio 1979, n.

1

26, convertito con modificazioni dalla legge 3 aprile 1979, n. 95] ( ) e alle altre leggi speciali

disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa;

3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate;

4) nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del concordato preventivo;

5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea e del consiglio di amministrazione,

nonche` nelle cause di responsabilita` da chiunque promosse contro gli organi amministrativi e di 2

controllo, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari ( ) e

i liquidatori delle società, delle mutue assicuratrici e società cooperative, delle associazioni in

partecipazione e dei consorzi;

6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima;

7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117.

7-bis) nelle cause di cui all'articolo 140-bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6

3

settembre 2005, n. 206 ( )

Il tribunale giudica altresì in composizione collegiale nei procedimenti in camera di consiglio

disciplinati dagli articoli 737 e seguenti, salvo che sia altrimenti disposto.

La Corte di Appello di solito è giudice di secondo grado, ma eccezionalmente è giudice

di primo grado nel giudizio di DELIBAZIONE

47

In Italia il procedimento si svolge dinanzi alla Corte d'Appello territorialmente

competente e deve accertare che il procedimento straniero si sia svolto con le regole del

contraddittorio, che la sentenza in oggetto sia passata in giudicato, che questa stessa

sentenza non sia contraria ad un'altra pronunciata in Italia e che non contenga statuizioni

contrarie ai principi fondamentali dell'ordinamento italiano.

Un caso molto frequente di delibazione si ha in presenza di procedimenti civili per

scioglimento di matrimonio, in quanto si deve conferire efficacia alle sentenze

ecclesiastiche di nullità, (sentenze della Sacra Rota) in modo che sia permesso un nuovo

matrimonio religioso.

Il VALORE è il criterio generale e di base

La MATERIA è un criterio SPECIALE che prevale sul valore

Il valore viene determinato dalla domanda dell’attore, cioè l’atto di citazione, che

comprende:

Capitale

Interessi

Rivalutazione monetaria

Spese

Risarcimento del danno

Il tutto alla data di presentazione della domanda

Questo calcolo avrà valore per determinare la competenza del giudice di pace o del

tribunale Art. 10.

(Determinazione del valore)

Il valore della causa, ai fini della competenza, si determina dalla domanda a norma delle disposizioni

seguenti.

A tale effetto le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra

loro, e gli interessi scaduti, le spese e i danni, anteriori alla proposizione si sommano col capitale.

48

GIUDICE DI PACE

1

Art. 7. ( )

(Competenza del giudice di pace)

Il giudice di pace e' competente per le cause relative a beni mobili di valore non superiore a €

2.582,28, quando dalla legge non sono attribuite alla competenza di altro giudice.

Il giudice di pace e' altresi' competente per le cause di risarcimento del danno prodotto dalla

circolazione di veicoli e di natanti, purche' il valore della controversia non superi € 15.493,71.

[Il giudice di pace e' inoltre competente, con il limite di valore di cui al secondo comma, per le cause di

opposizione alle ingiunzioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689, salvo che con la sanzione

pecuniaria sia stata anche applicata una sanzione amministrativa accessoria. Resta ferma la competenza

del pretore in funzione di giudice del lavoro e per le cause di opposizione alle ingiunzioni in materia di

2

previdenza ed assistenza obbligatorie.] ( )

E' competente qualunque ne sia il valore:

1) per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai

regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi;

2) per le cause relative alla misura ed alle modalita' d'uso dei servizi di condominio di case;

3) per le cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in

materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni che

superino la normale tollerabilita';

Quindi la competenza del giudice di pace è sempre esclusa quando l’oggetto della

controversia è un IMMOBILE 1

Art. 9. ( )

(Competenza del tribunale)

Il tribunale e' competente per tutte le cause che non sono di competenza di altro giudice.

Il tribunale e' altresi' esclusivamente competente per tutte le cause in materia di imposte e tasse, per

querela di falso

quelle relative allo stato e alla capacita' delle persone e ai diritti onorifici, per la ,

per l'esecuzione forzata e, in generale, per ogni causa di valore indeterminabile

Se vi è un problema di QUERELA DI FALSO p.es. davanti al giudice di pace il

problema si sposta in Tribunale.

La querela di falso è l'unico strumento per contestare l'aspetto estrinseco di un

atto pubblico e di una scrittura privata riconosciuta. È un'iniziativa giudiziaria con

struttura simile al giudizio di verificazione. Non ha alcun collegamento con la

querela penale. 49

La querela di falso può proporsi tanto in via principale quanto in corso di causa

in qualunque stato e grado di giudizio, finché la verità del documento non sia

stata accertata con sentenza passata in giudicato. La querela deve contenere, a

pena di nullità, l'indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e deve

essere proposta personalmente dalla parte oppure a mezzo di procuratore

speciale, con atto di citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale d'udienza.

È obbligatorio l'intervento nel processo del pubblico ministero

Nel procedimento, particolarmente grave, non serve l'assistenza di un difensore

ma va proposta direttamente dalla parte; necessario è l'intervento del

pubblico ministero .

A decidere sulla querela di falso è sempre l'organo collegiale.

Quando si parla di tribunale si intende sempre l’ORGANO MONOCRATICO, se non

disposto altrimenti dalla legge.

LA COMPETENZA

Abbiamo una competenza per valore e per materia che regola la competenza del TIPO

DI GIUDICE.

La competenza per territorio regolerà il potere di GIUDICI DELLO STESSO TIPO di

conoscere della causa.

La regola generale è che il valore della competenza è determinato dall’ATTORE

secondo quanto previsto dal codice. Art. 12.

(Cause relative a rapporti obbligatori, a locazioni e a divisioni)

Il valore delle cause relative all'esistenza, alla validita' o alla risoluzione di un rapporto giuridico

obbligatorio si determina in base a quella parte del rapporto che e' in contestazione.

[Nelle cause per finita locazione d'immobili il valore si determina in base all'ammontare del fitto o

della pigione per un anno, ma se sorge controversia sulla continuazione della locazione, il valore si

1

determina cumulando i fitti o le pigioni relativi al periodo controverso.] ( )

Il valore delle cause per divisione si determina da quello della massa attiva da dividersi.

Si dice quota di discussione quando la lite verte su un rapporto obbligatorio: la quota di

discussione è il valore di quella causa ai fini della competenza.

Art. 11.

(Cause relative a quote di obbligazione tra piu' parti)

50

Se e' chiesto da piu' persone o contro piu' persone l'adempimento per quote di un'obbligazione, il

valore della causa si determina dall'intera obbligazione.

Per le cause di divisione il valore è la massa attiva.

Somministrazioni periodiche:

1) Crediti alimentari = 2 anni

2) Rendite perpetue = 20 anni

3) Rendite vitalizie = 10 anni Art. 13.

(Cause relative a prestazioni alimentari e a rendite)

Nelle cause per prestazioni alimentari periodiche, se il titolo e' controverso, il valore si determina in

base all'ammontare delle somme dovute per due anni.

Nelle cause relative a rendite perpetue, se il titolo e' controverso, il valore si determina cumulando

venti annualita'; nelle cause relative a rendite temporanee o vitalizie, cumulando le annualita'

domandate fino a un massimo di dieci.

Le regole del comma precedente si applicano anche per determinare il valore delle cause relative al

diritto del concedente.

Il calcolo spetta sempre all’attore nell’atto di citazione.

Il convenuto può contestare il valore IMMEDIATAMENTE nella comparsa di risposta.

A questo punto il giudice , senza svolgere alcuna istruttoria guarda sommariamente gli

atti e decide la competenza per valore Art. 14.

(Cause relative a somme di danaro e a beni mobili)

Nelle cause relative a somme di danaro o a beni mobili, il valore si determina in base alla somma

indicata o al valore dichiarato dall'attore; in mancanza di indicazione o dichiarazione, la causa si

presume di competenza del giudice adito.

Il convenuto puo' contestare, ma soltanto nella prima difesa, il valore come sopra dichiarato o

presunto; in tal caso il giudice decide, ai soli fini della competenza, in base a quello che risulta dagli

atti e senza apposita istruzione.

Se il convenuto non contesta il valore dichiarato o presunto, questo rimane fissato, anche agli effetti

del merito, nei limiti della competenza del giudice adito.

Il problema non sussiste per i beni immobili in quanto le cause inerenti ad essi sono

SEMPRE di competenza del tribunale.

Se la competenza riguarda la materia il giudice farà invece un analisi più dettagliata.

51

LA MATERIA

Nel concetto di competenza per territorio troviamo anche il concetto di materia.

TERRITORIO

Qui si ha la suddivisione della competenza nel territorio fra giudici UGUALI.

Ricordiamo che la corte di Appello di Genova è competente anche per la provincia di

MASSA. FORI GENERALI (DI BASE)

Abbiamo:

FORO GENERALE DELLE PERSONE FISICHE = dove il convenuto ha la residenza,

il domicilio o la dimora.

La residenza è un concetto STATICO, ad tabulas.

Il domicilio è il luogo dove il soggetto svolge la propria vita esterna.

Il domicilio può essere eletto ex art. 30.

La dimora è un concetto di fatto e cioè il luogo dove mi trovo anche temporaneamente

(solitamente non si usa) Art. 30.

(Foro del domicilio eletto)

Chi ha eletto domicilio a norma dell'art. 47 c.c. puo' essere convenuto davanti al giudice del domicilio

stesso. Art. 18.

(Foro generale delle persone fisiche)

Salvo che la legge disponga altrimenti, e' competente il giudice del luogo in cui il convenuto ha la

residenza o il domicilio, e, se questi sono sconosciuti, quello del luogo in cui il convenuto ha la

dimora.

Se il convenuto non ha residenza, ne' domicilio, ne' dimora nello Stato o se la dimora e' sconosciuta, e'

competente il giudice del luogo in cui risiede l'attore.

52

Se l’attore non conosce la residenza o il domicilio o la dimora scatta la regola secondo

cui si guarda la residenza dell’ATTORE (non succede quasi mai …perché sennò dove

notifico l’atto di citazione?) Art. 19.

(Foro generale delle persone giuridiche e delle associazioni non riconosciute)

Salvo che la legge disponga altrimenti, qualora sia convenuta una persona giuridica, e' competente il

giudice del luogo dove essa ha sede. E' competente altresi' il giudice del luogo dove la persona

giuridica ha uno stabilimento e un rappresentante autorizzato a stare in giudizio per l'oggetto della

domanda.

Ai fini della competenza, le societa' non aventi personalita' giuridica, le associazioni non riconosciute

e i comitati di cui agli articoli 36 ss. del codice civile hanno sede dove svolgono attivita' in modo

continuativo.

Nota bene: Il rappresentante autorizzato avrà capacità processuale per le vertenze

commerciali…ma MAI per una causa di separazione.

Art. 20.

(Foro facoltativo per le cause relative a diritti di obbligazione)

Per le cause relative a diritti di obbligazione e' anche competente il giudice del luogo in cui e' sorta o

deve eseguirsi l'obbligazione dedotta in giudizio.

Nota bene : E’ ANCHE competente, quindi si intende che in questo caso, L’ATTORE

E SOLO LUI ha 3 possibilità di scelta:

1) Foro generale

2) Foro del luogo in cui è sorta l’obbligazione

3) Foro del luogo in cui deve eseguirsi l’obbligazione

ECCEZIONI AI FORI GENERALI

Le eccezioni alle regole generali vengono date sempre dall’OGGETTO e la dottrina

le fa rientrare nel concetto di competenza per MATERIA.

Vi sono deroghe in base a cui secondo l’oggetto della causa viene spostata la

competenza per territorio. Art. 21.

(Foro per le cause relative a diritti reali e ad azioni possessorie)

53

Per le cause relative a diritti reali su beni immobili, per le cause in materia di locazione e comodato

di immobili e di affitto di aziende, nonche` per le cause relative ad apposizione di termini ed

osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento

degli alberi e delle siepi, e` 1

competente il giudice del luogo dove e` posto l'immobile o l'azienda. ( ) Qualora l'immobile sia

compreso in piu` circoscrizioni giudiziarie, e` competente il giudice della circoscrizione nella quale e`

compresa la parte soggetta a maggior tributo verso lo Stato; quando non e` sottoposto a tributo, e`

competente ogni giudice nella cui circoscrizione si trova una parte dell'immobile.

Per le azioni possessorie e per la denuncia di nuova opera e di danno temuto e' competente il giudice

del luogo nel quale e' avvenuto il fatto denunciato

L’immobile attrae la vertenza nel luogo dove esso si trova

Art. 23.

(Foro per le cause tra soci e tra condomini)

Per le cause tra soci e' competente il giudice del luogo dove ha sede la societa'; per le cause tra

condomini, il giudice del luogo dove si trovano i beni comuni o la maggior parte di essi.

Tale norma si applica anche dopo lo scioglimento della societa' o del condominio, purche' la domanda

sia proposta entro un biennio dalla divisione

Così avviene anche per il condominio.

Art. 24.

(Foro per le cause relative alle gestioni tutelari e patrimoniali)

Per le cause relative alla gestione di una tutela o di un'amministrazione patrimoniale conferita per

legge o per provvedimento dell'autorita' e' competente il giudice del luogo d'esercizio della tutela o

dell'amministrazione.

E per la tutela e amministrazione. Art. 22.

(Foro per le cause ereditarie)

E' competente il giudice del luogo dell'aperta successione per le cause:

1) relative a petizione o divisione di eredita' e per qualunque altra tra coeredi fino alla divisione;

2) relative alla rescissione della divisione e alla garanzia delle quote, purche' proposte entro un

biennio dalla divisione;

3) relative a crediti verso il defunto o a legati dovuti dall'erede, purche' proposte prima della divisione

e in ogni caso entro un biennio dall'apertura della successione;

4) contro l'esecutore testamentario, purche' proposte entro i termini indicati nel numero precedente.

Se la successione si e' aperta fuori della Repubblica, le cause suindicate sono di competenza del

giudice del luogo in cui e' posta la maggior parte dei beni situati nella Repubblica, o, in mancanza di

questi, del luogo di residenza del convenuto o di alcuno dei convenuti.

54

E per le cause ereditarie (le fattispecie non bisogna ricordarle)

Art. 25.

(Foro della pubblica amministrazione)

Per le cause nelle quali e' parte un'amministrazione dello Stato e' competente, a norma delle leggi

speciali sulla rappresentanza e difesa dello Stato in giudizio e nei casi ivi previsti, il giudice del luogo

dove ha sede l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato, nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe

competente secondo le norme ordinarie. Quando l'amministrazione e' convenuta, tale distretto si

determina con riguardo al giudice del luogo in cui e' sorta o deve eseguirsi l'obbligazione o in cui si

trova la cosa mobile o immobile oggetto della domanda

E questo il foro erariale della P.A. speciale nei confronti di tutti.

POSSIBILITA’ DI DEROGA

Art. 6.

(Inderogabilita' convenzionale della competenza)

La competenza non puo' essere derogata per accordo delle parti, salvo che nei casi stabiliti dalla

legge.

La competenza può essere derogata convenzionalmente con atto scritto, in ordine

solo ai FORI GENERALI (competenza territoriale).

Deve risultare da atto scritto e contenere la clausola di esclusività precedentemente

all’instaurazione della causa (succede nei contratti….competente a dirimere la

controversia sarà il foro di….) Art. 28.

(Foro stabilito per accordo delle parti)

La competenza per territorio puo' essere derogata per accordo delle parti, salvo che per le cause

previste nei nn. 1, 2, 3 e 5 dell'art. 70, per i casi di esecuzione forzata, di opposizione alla stessa, di

procedimenti cautelari e possessori, di procedimenti in camera di consiglio e per ogni altro caso in cui

l'inderogabilita' sia disposta espressamente dalla legge.

Art. 29.

(Forma ed effetti dell'accordo delle parti)

L'accordo delle parti per la deroga della competenza territoriale deve riferirsi ad uno o piu' affari

determinati e risultare da atto scritto. 55

L'accordo non attribuisce al giudice designato competenza esclusiva quando cio' non e' espressamente

stabilito.

Se il convenuto non è d’accordo sulla competenza deve sollevare l’eccezione nella

COMPARSA DI COSTITUZIONE e dire qual è il giudice, secondo lui,

territorialmente competente.

NON E’ AMMESSA L’ECCEZIONE AL BUIO

Se il convenuto non propone eccezione al foro generale si presume competente il

giudice adito dall’attore

COMPETENZA PER MATERIA

COMPETENZA PER VALORE

COMPETENZA FUNZIONALE

In tal caso il sistema non vale più e il giudice deve verificare d’ufficio.

Il giudice però dovrà rilevare l’incompetenza nella prima udienza (è giudice di se

stesso) sennò si arroga la causa.

La quiescenza delle parti fa salva la scelta dell’attore.

Se il giudice di pace decide su un bene immobile il vizio diventerà un MOTIVO di

GRAVAME.

RIPETIAMO CHE IL SISTEMA E’ STATO CONCEPITO PER CERCARE

COMUNQUE DI SALVARE IL MERITO

CAUSE DI GARANZIA ED ACCESSORIE

Art. 31.

(Cause accessorie)

56

La domanda accessoria puo' essere proposta al giudice territorialmente competente per la domanda

principale affinche' sia decisa nello stesso processo, osservata, quanto alla competenza per valore, la

disposizione dell'art. 10 secondo comma. 1

Art. 32. ( )

(Cause di garanzia)

La domanda di garanzia puo' essere proposta al giudice competente per la causa principale affinche'

sia decisa nello stesso processo. Qualora essa ecceda la competenza per valore del giudice adito,

questi rimette entrambe le cause al giudice superiore assegnando alle parti un termine perentorio per

la riassunzione.

Nella accessorietà e nella garanzia potrei trovare una CAUSA CONTINENTE.

NE BIS IN IDEM

Il sistema vuole evitare a tutti i costi il (due sentenze contrastanti

aventi lo stesso oggetto)

Il giudice adito per secondo che ha notizia di una causa identica la rimette al

giudice adito per primo. Come data vale la data di NOTIFICA dell’atto di citazione.

Nella CONTINENZA il giudice della causa contenuta la rimetterà al giudice della

causa continente. REGOLAMENTO DI COMPETENZA

1

Art. 42. ( )

(Regolamento necessario di competenza)

La sentenza che, pronunciando sulla competenza anche ai sensi degli artt. 39 e 40, non decide il

merito della causa e i provvedimenti che dichiarano la sospensione del processo ai sensi dell'art. 295

possono essere impugnati soltanto con istanza di regolamento di competenza.

(1) Articolo cosi' sostituito dall'art. 6, L. 26 novembre 1990, n. 353.

Art. 43.

(Regolamento facoltativo di competenza)

La sentenza che ha pronunciato sulla competenza insieme col merito puo' essere impugnata con

l'istanza di regolamento di competenza, oppure nei modi ordinari quando insieme con la pronuncia

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Processuale Civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Bianco Rosanna.

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