Che materia stai cercando?

Diritto processuale civile Appunti scolastici Premium

Le disposizioni generali del codice di procedura civile
Il processo di cognizione di primo grado
Le impugnazioni
Le controversie di lavoro
L'esecuzione forzata
I procedimenti speciali e l'arbitrato
Il riconoscimento delle sentenze straniere.
I principali regolamenti comunitari in materia di giustizia civile.

Esame di Diritto processuale civile docente Prof. F. Corsini

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Dopo la LEGGE DEL 1998 si parla di:

RIMESSIONE IN DECISIONE AD OPERA RIMESSIONE DELLA CAUSA AL COLLEGIO

DEL GIUDICE UNICO Solo quando il tribunale giudica in

composizione COLLEGIALE. La rimessione

al collegio è:

Se il tribunale giudica in composizione TOTALE PARZIALE

MONOCRATICA. Quando è investito

Quando investito di in ordine ad una

tutta la causa sola questione

L’ART. 50 BIS C.P.C. disciplina le cause nelle quali il TRIBUNALE giudica in COMPOSIZIONE

COLLEGIALE:

a) nelle cause in cui è OBBLIGATORIO L'INTERVENTO DEL PM

b) nelle cause di OPPOSIZIONE, IMPUGNAZIONE, REVOCAZIONE, CAUSE DEVOLUTE

A SEZIONI SPECIALI

c) cause di OMOLOGAZIONE del concordato fallimentare e preventivo.

In caso di connessione tra cause decise dal tribunale sia in COMPOSIZIONE COLLEGIALE

che in COMPOSIZIONE MONOCRATICA, il Giudice istruttore ne ordina la RIUNIONE e

PRONUNCIA SU TUTTE LE DOMANDE, a meno che non vi sia una legge che disponga la

separazione.

Con l’ART. 281 TER. C.P.C. si estendono al GIUDICE MONOCRATICO le norme del

PRETORE, infatti

IL TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE SEMPLICE PUÒ DISPORRE D'UFFICIO LA PROVA

 TESTIMONIALE

Il giudice dispone lo SCAMBIO DELLE SCOMPARSE E DELLA MEMORIA DI REPLICA e

 assegna termine perentorio di

a) 60 GIORNI RIDUCIBILE FINO A 20 per COMPARSE CONCLUSIONALI

GIORNI

b) 20 GIORNI per le MEMORIE DI REPLICA

PROVVEDIMENTI ANTICIPATORI DI CONDANNA

Ai sensi dell’ART. 186 C.P.C., il giudice istruttore ha la possibilità di emettere

PROVVEDIMENTI DI CONDANNA IN CORSO DI CAUSA CHE ANTICIPANO IN TUTTO O IN

PARTE GLI EFFETTI DELL'EVENTUALE SENTENZA DI CONDANNA:

1. L'ORDINANZA PER IL PAGAMENTO DI SOMME NON CONTESTATE DALLE PARTI

COSTITUITE

Essa può essere disposta dal giudice istruttore, su ISTANZA DI PARTE, prima della

precisazione delle conclusioni. La LEGGE 69/2009 ha previsto L’ONERE, IN CAPO AL

CONVENUTO, DI CONTESTAZIONE SPECIFICA DEI FATTI COSTITUTIVI ALLEGATI

DALL'ATTORE che, altrimenti, sono considerati provati, anche se l'attore non li ha provati. Di

“il giudice deve porre a fondamento della decisione i

fatto, l’ART. 113 C.P.C. stabilisce che

fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita ”; al contrario, LA NON

CONTESTAZIONE SPECIFICA DA PARTE DEL CONVENUTO DELLA SOMMA OGGETTO

DELLA PRETESA DELL'ATTORE COSTITUISCE IL PRESUPPOSTO PER LA RICHIESTA, DA

PARTE DELL'ATTORE, DELLA PRONUNCIA DI ORDINANZA DI CONDANNA.

Per esempio: l'attore domanda a quo la condanna del convenuto al pagamento di 10.000 €

data a prestito e mai restituita e il convento afferma di dovergli restituire solo 5000 €; quindi,

solo su questi 5000 € non contestati dal convenuto l'attore può richiedere al giudice a quo,

durante la fase di trattazione della causa, la pronuncia di un'ordinanza anticipatoria di

condanna.

L'ordinanza è SEMPRE REVOCABILE O MODIFICABILE e costituisce TITOLO ESECUTIVO

conservando l'efficacia anche in caso di estinzione del processo. L'ordinanza è subordinata:

all'ISTANZA DI PARTE

 al FATTO NEGATIVO DELLA NON CONTESTAZIONE.

2. INGIUNZIONE DI PAGAMENTO O CONSEGNA (o decreto ingiuntivo)

Il decreto ingiuntivo è il provvedimento attraverso il quale il giudice competente, su richiesta del

titolare di un CREDITO CERTO, LIQUIDO ED ESIGIBILE, fondato su PROVA SCRITTA, ingiunge

(pagare una determinata somma o consegnare una

al debitore di adempiere l'obbligazione

determinata quantità di cose, ecc.), entro il termine di 40 GIORNI DALLA NOTIFICA,

avvertendolo che entro lo stesso termine potrà PROPORRE OPPOSIZIONE e che, in mancanza,

si procederà ad esecuzione forzata.

Se l'ingiunzione è diretta contro la parte costituita, la concessione della PROVVISORIA

ESECUTIVITÀ è subordinata al fatto che le eccezioni proposte dal convenuto NON sono

fondate su PROVA SCRITTA O PRONTA SOLUZIONE. La provvisoria esecutività NON può

essere disposta qualora la controparte:

ABBIA DISCONOSCIUTO LA SCRITTURA PRIVATA PRODOTTA CONTRO DI LEI

 ABBIA PROPOSTO QUERELA DI FALSO CONTRO

 L'ATTO PUBBLICO.

3. ORDINANZA SUCCESSIVA ALLA CHIUSURA Lo scopo è RIDURRE

DELL'ISTRUZIONE I TEMPI DEI GIUDIZI.

Per pronunciare l'ordinanza è necessario che

A. LA FASE ISTRUTTORIA sia ESAURITA

B. DOMANDA RELATIVA ALLA CONDANNA DEL PAGAMENTO DI SOMME

C. CHE VI SIA ISTANZA DA CHI HA PROPOSTO LA DOMANDA.

SE IL PROCESSO SI ESTINGUE,

L'ORDINANZA ACQUISTA

Inoltre, l’ORDINANZA: EFFICACIA DI SENTENZA

può disporre il pagamento nei limiti che il giudice ritiene raggiunta la prova.

• IMPUGNABILE SU OGGETTO

È TITOLO ESECUTIVO DELL'ISTANZA.

• È REVOCABILE CON LA SENTENZA CHE DEFINISCE IL GIUDIZIO.

• ISTRUZIONE PROBATORIA

L’ISTRUZIONE PROBATORIA identifica il MOMENTO IN CUI SI RACCOLGONO LE PROVE

NECESSARIE PER LA DECISIONE DELLE QUESTIONI individuate e discusse in sede di

"MEZZO DI PROVA" è un sinonimo di PROVA; tuttavia va

TRATTAZIONE, prove che forniscono la dimostrazione dell'esistenza di un fatto dedotto da una

delle parti.

L'ASSUNZIONE DELLE PROVE È DETERMINANTE. L'ONERE DELLA PROVA è un principio

giuridico secondo il quale CHI VUOLE DIMOSTRARE L'ESISTENZA DI UN FATTO HA

L'OBBLIGO DI FORNIRE LE PROVE PER L'ESISTENZA DEL FATTO STESSO. Tale regola è

prevista dall'ART. 2697 C.C., secondo cui chi chiede il giudizio su un diritto di cui "dice" o

"afferma" i fatti costitutivi, deve assumere l'impegno implicito di provare ciò che afferma, con

la conseguente responsabilità dell'eventuale difetto o insuccesso di quella prova. L’ONERE

DELLA PROVA RICADE SULLE PARTI. Dunque, se l’attore:

NON PROVA PROVA

Il convenuto dovrà fornire tutte

Il giudice rigetta la domanda le prove per dimostrare il

contrario

Le PROVE si distinguono secondo diversi criteri in relazione a:

1) OGGETTO DIRETTA Se ha per oggetto il fatto stesso che deve esser

 provato

Per esempio: testimonianza di chi conosce i fatti.

INDIRETTA Necessitano di un'operazione logica per far

 risalire il giudice da esse al fatto da provare.

Per esempio: presunzioni semplici o legali.

CONTRARIA Se ha per oggetto l'inesistenza del fatto che deve

 essere provato dalla controparte

Per esempio: testimonianza di chi sa che il fatto

non si è verificato.

4) MOMENTO DI PRECOSTITUITA Si forma fuori e di solito prima del processo.

 Per esempio: atto pubblico.

FORMAZIONE (per esempio:

COSTITUENDA Si forma durante il processo

 testimonianza e giuramento) come esito di

procedimento istruttorio e si articola in:

ISTANZA DI PARTE

 PROVVEDIMENTO DI AMMISSIONE

 ESPERIMENTO DEL MEZZO DI PROVA

6) DIVERSA PROVA Valutata dal giudice secondo il suo prudente

EFFICACIA LIBERAMENTE apprezzamento.

APPREZZABILE

PROVA LEGALE Vincola il giudice che non può valutare in modo

 difforme da quello stabilito per legge.

8) INTENSITÀ PROVA PIENA È richiesta dalla legge.

RICHIESTA

DALLA LEGGE PROVA Si fonda su un criterio di credibilità ed è reputata

 sufficiente per la concessione di determinati

VEROSIMIGLIAN provvedimenti.

ZA Per esempio: Fumus bonis iuris del procedimento

cautelare.

ARGOMENTO DI Si desume dal contegno delle parti nel processo

 PROVA e si distingue dalla prova propriamente detta

perché offre solo elementi per valutare altre

prove.

Per le controversie instaurate POST 2006, qualora le parti non abbiano già completato con il

deposito dei rispettivi atti le proprie difese, CIASCUNA PARTE PUÒ RICHIEDERE UN

TERMINE PER L'INDICAZIONE DEI MEZZI DI PROVA e la produzione dei documenti. Per

l'indicazione della prova contraria e quindi all'esito dell'udienza di trattazione, il giudice deve

concedere 3 termini. SCADUTI QUESTI TERMINI SONO PRECLUSE ALCUNE DEDUZIONI

istruttorie con il potere-dovere del giudice di rilevare d'ufficio la tardività delle stesse.

Gli ORGANI per la raccolta di prove sono:

Il GIUDICE ISTRUTTORE con l'eventuale assistenza del CONSULENTE TECNICO

 Il GIUDICE DEL LUOGO

 Il COLLEGIO

 SONO OGGETTO DI PROVA NON SONO OGGETTO DI PROVA

NORME DI

 DIRITTO

FATTO Cioè noto alla

Tutte le circostanze di fatto dedotte dalle parti generalità di persone

NOTORIO

a fondamento delle loro domande ed (per

di media cultura

eccezioni. esempio: dissesto di

una banca locale)

MASSIME DI Principi logici e nozioni

 comuni

ESPERIENZA

L’ASSUNZIONE della prova deve essere disposta dal giudice con ORDINANZA che fissa:

Tempo

 Luogo

 Modalità

Le prove, PER POTER ESSERE AMMESSE DAL GIUDICE, devono essere

CONFORMI ALLA LEGGE,

 IDONEE A DIMOSTRARE IL FATTO CHE NE COSTITUISCE L'OGGETTO E

 RILEVANTI AI FINI DELLA DECISIONE.

 PROVA

AMMISSIBILE RILEVANTE SUPERFLUA

Quando è configurabile come

una delle prove previste Secondo il giudice, il quale

dalla legge ed il giudice può Quando è utile ai fini allora può chiudere

considerare solo le dell'accertamento dei fatti l'assunzione e aprire la fase

medesime secondo il decisoria

principio della tipicità dei

mezzi di prova MEZZI DI PROVA

I MEZZI DI PROVA RAPPRESENTANO TUTTO CIÒ CHE PUÒ SERVIRE AL GIUDICE PER

ACQUISIRE LA COGNIZIONE DEI FATTI RILEVANTI PER LA DECISIONE. Nel nostro

ordinamento, la disciplina dei mezzi di prova appartiene al diritto sostanziale perché danno

certezza ai diritti e assicurano tutela.

1. PROVA DOCUMENTALE

"DOCUMENTO" È OGNI OGGETTO MATERIALE IDONEO A RAPPRESENTARE O DARE

CONOSCENZA DI UN FATTO. Sono rilevanti il suo CONTENUTO e la PROVENIENZA. Il C.C.

distingue 2 tipologie di prova documentale:

ATTO PUBBLICO SCRITTURA PRIVATA

È il documento redatto, con le formalità È qualunque documento scritto che non

stabilite, dal NOTAIO O DA UN ALTRO proviene da pubblico ufficiale, ma è

PUBBLICO UFFICIALE AUTORIZZATO AD SOTTOSCRITTO DALLA PARTE. Fa PIENA

ATTRIBUIRGLI PUBBLICA FEDE nel luogo PROVA fino a:

dove l’atto è formato. Pertanto, l’atto pubblico QUERELA DEL FALSO

fa PIENA PROVA fino a: DELLA PROVENIENZA DELLE

QUERELA DEL FALSO

 DICHIARAZIONI DA CHI L'HA

DELLA PROVENIENZA

 SOTTOSCRITTA Solo se colui contro il

DICHIARAZIONI E FATTI CHE QUESTI

 quale la scrittura è prodotta in giudizio

ne riconosce come propria la

ATTESTA AVVENUTI IN SUA sottoscrizione.

PRESENZA.

Per esempio:

ROGITO NOTARILE

 VERBALIZZAZIONE DI PUBBLICA UDIENZA

 REDATTA DAL CANCELLIERE

NOTIFICAZIONE DELL’UFFICIALE

 GIUDIZIARIO La stessa validità ed efficacia probatoria è riconosciuta al

DOCUMENTO INFORMATICO, dando attuazione alla legge

BASSANINI che ha previsto il sistema della FIRMA DIGITALE per

garantire la PROVENIENZA e l'INTEGRITÀ del documento informatico.

Come SCRITTURE PRIVATE abbiamo:

TELEGRAMMA ART. 2705 E 2706 Ha l'efficacia probatoria della scrittura privata

 C.C. se l'originale consegnato è sottoscritto al

mittente oppure fatto consegnare al mittente

CARTE E ART. 2707 C.C. Fanno prova contro chi li ha scritti quando

 enunciano espressamente un pagamento

REGISTRI ricevuto o contengono dichiarazione espressa

DOMESTICI

SCRITTURE ARTT. 2709 E 2711 Per le imprese soggetto a registrazione fanno

 C.C. prova contro l'imprenditore

CONTABILI

RIPRODUZIONI ART.2712 C.C. Formano prova piena dei fatti e delle cose

 rappresentate se colui contro il quale sono

MECCANICHE prodotte non disconosce

COPIE DEGLI ARTT. 2714-2719

 C.C.

ATTI

ATTI DI ART. 2720 C.C. Fanno piena prova delle dichiarazioni

 contenute nel documento originale

RICOGNIZIONE E

RINNOVAZIONE

Il valore probatorio di una SCRITTURA PRIVATA varia a seconda delle modalità con cui è stata

redatta; infatti, questa si distingue in

SCRITTURA PRIVATA

AUTENTICATA SEMPLICE

Se sottoscritta in presenza di un Se firmata dalle parti senza alcuna

notaio o di un pubblico ufficiale. autenticazione.

L’importante comunque è che una scrittura privata sia FIRMATA DALLE PARTI; in caso contrario,

infatti, questa NON HA VALORE PROBATORIO, ed è il giudice a stabilire se prenderla in

considerazione ai fini della sentenza.

OGNI PARTE HA LA FACOLTÀ DI DISCONOSCERE UNA SCRITTURA PRIVATA PRODOTTA DALL'ALTRA

PARTE. La legge (ART. 214 e seguenti C.P.C.) pone L'ONERE DEL DISCONOSCIMENTO a carico

di colui contro il quale la scrittura è prodotta: se la scrittura prodotta non viene tempestivamente

disconosciuta si ha il RICONOSCIMENTO TACITO O PRESUNTO.

La SCRITTURA PRIVATA dedotta in giudizio si ritiene RICONOSCIUTA se:

la parte alla quale la scrittura è attribuita è CONTUMACE

 la parte comparsa NON DISCONOSCE O NON DICHIARA DI NON CONOSCERLA nella

 1° udienza, o nella risposta successiva alla produzione.

Dopo il disconoscimento, la parte che intende avvalersi della scrittura privata deve chiederne

la VERIFICAZIONE su cui decide il COLLEGIO con SENTENZA.

2. QUERELA DEL FALSO

È L'ISTANZA FINALIZZATA A CONTESTARE LA VERIDICITÀ DI UN ATTO PUBBLICO O DI

UNA SCRITTURA PRIVATA AUTENTICATA O VERIFICATA.

La querela di falso può proporsi tanto in via PRINCIPALE quanto in CORSO DI CAUSA in

QUALUNQUE STATO E GRADO DI GIUDIZIO, finché la verità del documento non sia stata

accertata con sentenza passata in giudicato. La querela deve

contenere, a PENA DI NULLITÀ, l'indicazione degli elementi e delle prove della falsità, e

 deve

essere proposta personalmente dalla PARTE oppure a mezzo di PROCURATORE

 SPECIALE, con atto di citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale d'udienza.

È OBBLIGATORIO L'INTERVENTO NEL

PROCESSO DEL P.M.

OCCORRE ALTRESÌ RICORDARE CHE:

Il giudice interpella la parte che ha prodotto il documento chiedendo se intende

 avvalersene in giudizio (se risposta è negativa, il documento non è utilizzabile in

processo)

Sulla querela decide il collegio con sentenza (se proposta davanti al giudice di pace, il

 documento è rilevante)

La causa è sospesa finché il Tribunale non ha deciso sulla questione.

 Se il collegio rigetta la querela, ordina la restituzione del documento.

 Se il collegio accerta, procede con disposizioni previste.

3. PROVE COSTITUENDE

A differenza delle prove documentali, le PROVE COSTITUENDE consistono essenzialmente in

una DICHIARAZIONE ORALE SUI FATTI DELLA CAUSA E SI FORMANO SOLO NEL

PROCESSO MEDIANTE L'ASSUNZIONE DI PROVA. Abbiamo:

A. CONFESSIONE

B. GIURAMENTO

C. TESTIMONIANZA

A. CONFESSIONE (ART. 2730 C.C.)

Si tratta della dichiarazione che una parte fa della verità di fatti ad essa sfavorevoli e

favorevoli all'altra parte. Può trattarsi di:

CONFESSIONE SPONTANEA

 CONFESSIONE PROVOCATA CON INTERROGATORIO

Abbiamo altresì un’altra distinzione:

CONFESSIONE GIUDIZIALE CONFESSIONE STRAGIUDIZIALE

Viene fatta fuori dal giudizio

Viene fatta direttamente in udienza

 Deve essere provata sia nel contenuto

L'efficacia è quella propria delle prove

 che nel suo effettivo accadimento,

legali, infatti vincola il giudice nel suo con testimonianza (in caso di

apprezzamento e toglie efficacia alle confessione orale) o con documento

prove con essa contrastanti (se scritta).

La confessione è INEFFICACE se proviene da una persona incapace di disporre il diritto.

Oggetto di essa sono solo i FATTI DELLA CAUSA:

COSTITUTIVI

 ESTINTIVI

 MODIFICATIVI

 IMPEDITIVI

B. GIURAMENTO

È la dichiarazione con cui UNA PARTE ASSERISCE COME VERO UN FATTO NELLA

FORMA SOLENNE PREVISTA DALLA LEGGE. Il giuramento è diverso dalla confessione

perché È PRESTATO DALLA PARTE ALLA QUALE GIOVANO I FATTI. Il giuramento è

solo giudiziale e può essere:

DECISORIO SUPPLETORIO ESTIMATORIO

Quando UNA PARTE È Quando deferito DAL

INVITATA DALLA GIUDICE AD UNA DELLE Deferito DAL GIUDICE AD

CONTROPARTE a giurare PARTI al fine di decidere la UNA DELLE PARTI per

personalmente sui fatti causa, quando la domanda e determinare il VALORE

costitutivi della domanda le eccezioni non sono dell'oggetto della causa.

giudiziale in materia di pienamente provate.

diritti disponibili.

NON È AMMESSO IL GIURAMENTO DECISORIO SU:

FATTI ILLECITI,

 CONTRATTI CHE RICHIEDONO LA FORMA SCRITTA AD SUBTANTIAM,

 DIRITTI INDISPONIBILI O

 SU FATTI CHE IL PUBBLICO UFFICIALE ATTESTA ESSER AVVENUTI IN SUA

 PRESENZA.

L’atto con cui si invita la parte a giurare è il DEFERIMENTO. Il deferimento del

giuramento decisorio

può farsi in QUALSIASI STATO E GRADO DEL PROCESSO,

 deve essere fatto PERSONALMENTE, in modo chiaro e preciso ed

 è REVOCABILE fino a che la parte non sia pronta a giurare.

Colui a cui è stato deferito il giuramento decisorio può a sua volta RIFERIRLO ALLA

CONTROPARTE, sullo STESSO FATTO, nei limiti fissati dal C.C.

IL GIURAMENTO VIENE PRESTATO PERSONALMENTE DALLA PARTE ED HA

EFFICACIA DI PROVA LEGALE. Il giudice dovrà dichiarare vittoriosa la parte che ha

giurato e soccombente l'altra parte non ammessa a provare il contrario. Una volta

esperito giuramento, I FATTI IN ESSO DICHIARATI VERI SONO DA CONSIDERARE ACCERTATI

E VINCOLANTI PER IL GIUDICE e a nulla rileverebbe un’eventuale prova contraria.

C. TESTIMONIANZA

È la DICHIARAZIONE RESA DA UNA PARTE ESTRANEA AL PROCESSO, chiamata

TESTE o TESTIMONE, su fatti rilevanti per la decisione della causa. Il teste è invitato ad

esporre i soli FATTI MATERIALI, SENZA DARE ALCUN GIUDIZIO. Ovviamente le

dichiarazioni rese dovranno essere VALUTATE DA PARTE DEL GIUDICE, in base alla loro

compatibilità con gli altri elementi probatori che si ha a disposizione.

Nel processo civile È IL GIUDICE CHE PONE LE DOMANDE, d'ufficio o su istanza dei

procuratori-difensori. LE PARTI E IL P.M. (CHE È PARTE) NON POSSONO MAI

INTERROGARE DIRETTAMENTE IL TESTIMONE. Il giudice invece di solito si limita a

controllare che le domande poste dagli avvocati siano formalmente legittime, e che siano

poste in modo preciso e non ambiguo.

Per quanto riguarda i limiti, NON È AMMESSA LA PROVA TESTIMONIALE quando:

si tratta di un atto per cui la FORMA SCRITTA è richiesta AD SUBSTANTIAM;

 abbia per oggetto un PAGAMENTO PER UN VALORE > 2,58 EURO;

 ha per oggetto PATTI AGGIUNTI O CONTRARI AL CONTENUTO DI UN

 DOCUMENTO, quando si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o

contemporanea (se invece è indicato che il patto avviene successivamente, il

giudice oltrepassa tale limite);

la legge o la volontà delle parti richiedono FORMA SCRITTA AD PROBITIONEM.

LA PROVA TESTIMONIALE È AMMESSA IN OGNI CASO QUANDO:

PREESISTE PRINCIPIO DI PROVA PER ISCRITTO;

 IL CONTRAENTE È STATO NELL'IMPOSSIBILITÀ MORALE O MATERIALE DI PROCURARSI

 UNA PROVA SCRITTA;

IL CONTRAENTE HA PERSO, SENZA COLPA, IL DOCUMENTO CHE FORNISCE LA

 PROVA.

La QUALITÀ DI TESTIMONE in un giudizio civile può essere assunta solo da chi è TERZO

RISPETTO ALLE PARTI IN CAUSA e non abbia NESSUN INTERESSE che potrebbe

legittimare la sua partecipazione al giudizio.

L'INCAPACITÀ A TESTIMONIARE si identifica con l'interesse a proporre la domanda o

contraddirvi nello stesso giudizio in cui si è chiamati come teste. Il testimone ha il dovere di

deporre e dire la verità e con l'inosservanza di questo dovere, viene punito con la reclusione

da 2 a 6 anni. L'assunzione della testimonianza avviene da parte del GIUDICE

ISTRUTTORE.

Nel 2009 è stata introdotta la TESTIMONIANZA SCRITTA: il giudice, su ACCORDO

DELLE PARTI, tenuto conto della natura della causa e di ogni altra circostanza, può

disporre di assumere la deposizione chiedendo al testimone di fornire, PER ISCRITTO e

nel TERMINE FISSATO, le risposte ai quesiti sui quali deve essere interrogato.

INTERROGATORIO FORMALE E INTERROGATORIO LIBERO

4. INTERROGATORIO

FORMALE LIBERO DELLE PARTI

È il mezzo di prova diretto a

 PROVOCARE LA CONFESSIONE Il giudice, in qualunque stato e grado del

(giudiziale) della parte.

LA PARTE DEVE RISPONDERE

 processo, può chiedere alle parti, dietro

PERSONALMENTE e senza leggere ordine di comparizione personale, dei

appunti, a meno che ciò si renda CHIARIMENTI in contraddittorio sui fatti di

necessario e il giudice l’abbia causa, quando lo ritenga necessario.

autorizzato. Nell’interrogatorio libero le parti si possono

La parte che senza giustificato motivo

 far assistere dal DIFENSORE e delle loro

non si presenti all’interrogatorio formale dichiarazioni si redige PROCESSO

o si rifiuti di renderlo può vedere

AMMESSI i fatti oggetto del mezzo di VERBALE.

prova, se il giudice decidente, alla luce

di altri elementi, ritenga di ammetterli.

5. ISPEZIONE

È L'ATTIVITÀ ISTRUTTORIA DISPOSTA D'UFFICIO, DAL GIUDICE, DIRETTA AD

ESAMINARE:

LUOGHI

 PERSONE

 NEL PROCESSO CIVILE, L’ISPEZIONE

PER CONOSCERE I

COSE MOBILI

 È ORDINATA DAL GIUDICE,

FATTI DELLA

COSE IMMOBILI

 QUALORA SI RENDA

CAUSA

OGGETTI

 INDISPENSABILE UNA PROVA

MATERIALE CHE PER SUA NATURA

NON PUÒ ESSERE ALLEGATA.

L'ordine di consentire l'ispezione può essere rivolto alle parti e ai terzi purché NON COSTITUISCA

GRAVE DANNO. Se la parte rifiuta di eseguire l'ordinanza senza motivo, il comportamento è

valutato come argomento di prova.

Il giudice, nell’esperimento della prova, si può avvalere di un CONSULENTE TECNICO e può:

a) disporre (anche durante l'ispezione) che siano eseguiti

RILIEVI

 CALCHI

 RIPRODUZIONI (ANCHE FOTOGRAFICHE) DI OGGETTI, DOCUMENTI, LUOGHI E

 RILEVAZIONI.

b) Ordinare di procedere alla RIPRODUZIONE MATERIALE DI UN FATTO per accertare se sia o

non sia avvenuto in un dato modo, facendone eventualmente eseguire la rilevazione

fotografica o cinematografica.

6. ESIBIZIONE

Il giudice, su istanza di parte, può ordinare alla MEDESIMA PARTE o ad UN TERZO di esibire in

giudizio un DOCUMENTO, quando lo ritiene necessario. SE L'ESIBIZIONE È RIVOLTA AD

L'ORDINANZA DI ESIBIZIONE è accompagnata dai provvedimenti circa:

UN TERZO, IL GIUDICE

Il TEMPO

 ISTRUTTORE DEVE CONCILIARE

Il LUOGO

 L’INTERESSE DELLA GIUSTIZIA

Il MODO DELL'ESIBIZIONE

 CON RIGUARDO ALLA TUTELA DEI

DIRITTI DELLO STESSO.

SE LA PARTE SI RIFIUTA DI ESIBIRE IL DOCUMENTO, IL GIUDICE PUÒ CONSIDERARLO

COME ARGOMENTO DI PROVA.

7. RENDIMENTO DEI CONTI

La domanda di rendimento del conto (nella specie, tra coeredi) include la domanda di

CONDANNA AL PAGAMENTO DELLE SOMME CHE RISULTANO DOVUTE, in quanto il

rendiconto è finalizzato proprio all'emissione di titoli di pagamento. Il rendimento dei conti non

consiste in un mezzo di prova, ma si tratta di uno SPECIALE PROCEDIMENTO ISTRUTTORIO IN

CUI TROVANO APPLICAZIONE ALCUNI PRINCIPI SULL'ONERE DELLA PROVA E SUI MEZZI

PER L'ASSUNZIONE. Se il giudice ordina la presentazione, a seguito di questa, si il conto è:

ACCETTATO IMPUGNATO

Il GIUDICE ISTRUTTORE ordina il La PARTE che lo impugna deve specificare

pagamento delle somme che risultano

dovute (l'ordinanza è titolo esecutivo non le parti che intende contestare.

impugnabile).

CONSULENTI TECNICI: ARCHITETTI, INGEGNERI, GEOLOGI, PERITI

8. CONSULENZA TECNICA

INDUSTRIALI, GEOMETRI, INTERPRETI TRADUTTORI, BIOLOGI,

CRIMINOLOGI, MEDICI E COSÌ VIA.

NON È CONSIDERATA MEZZO DI PROVA ed ha LA FUNZIONE DI OFFRIRE AL GIUDICE

L'AUSILIO DI COGNIZIONI TECNICHE CHE EGLI NORMALMENTE NON POSSIEDE. Il

consulente tecnico integra l'attività del giudice come organo decisorio.

Il CONSULENTE TECNICO D'UFFICIO (CTU) è un ausiliario del giudice ed il risultato della

sua indagine (la relazione) è fonte di prova quando si tratta di:

CONSULENZA Laddove l'oggetto dell'indagine possa essere accertato solo con

 PERCIPIENTE queste conoscenze e può essere fonte di prova.

CONSULENZA Dove bisogna valutare le prove già acquisite ma con carattere

 tecnico.

DEDUCENTE

Il CTU è nominato con ordinanza da GIUDICE ISTRUTTORE o COLLEGIO in tutti i casi in cui

lo stesso reputi opportuno farsi assistere in parte o per l'intero processo. Il GIUDICE

ISTRUTTORE deve fissare il TERMINE entro cui le parti hanno l'obbligo di trasmettere al

consulente le proprie osservazioni sulle relazioni e un ulteriore termine entro cui il consulente

deve depositare in cancelleria la relazione.

9. PROVA DELEGATA

Se i mezzi di prova debbono assumersi fuori dalla circoscrizione del tribunale, il GIUDICE

ISTRUTTORE delega a procedervi il GIUDICE ISTRUTTORE DEL LUOGO in cui deve essere

assunta la prova. La delega attribuisce al GIUDICE ISTRUTTORE DEL LUOGO una competenza

istruttoria temporanea, sicché egli deve anche risolvere le questioni incidentali che insorgono

durante l'assunzione della prova.

DECISIONE DELLA CAUSA

Quando il GIUDICE ISTRUTTORE ritiene la causa matura per la decisione, invita le parti a

PRECISARE LE CONCLUSIONI, quindi rimette la causa in decisione. Da questa data

decorrono:

60 GIORNI Entro cui le parti devono depositare le COMPARSE

 CONCLUSIONALI

e ulteriori 20 Per il deposito delle MEMORIE DI REPLICA.

 GIORNI

La LEGGE 51/1998 conferma l’affidamento dell’attività:

ISTRUTTORIA DECISORIA

Al COLLEGIO solo per le cause

 elencate dall'ART.50 BIS C.P.C.

Ad un ORGANO MONOCRATICO Fuori da tali casi, il tribunale giudica

(giudice istruttore) in composizione MONOCRATICA ai

sensi dell'ART.50-TER C.P.C.

A. PROCEDIMENTO DAVANTI AL COLLEGIO

La fase decisoria è AUTONOMA SOLO PER LE CAUSE RISERVATE AL COLLEGIO (quelle cause

per le quali sia stata richiesta L'UDIENZA DI DISCUSSIONE). Il COLLEGIO è composto da 3

MEMBRI:

PRESIDENT

che lo presiede

 E

2 GIUDICI uno dei quali è quello che svolge la funzione di GIUDICE ISTRUTTORE

Dopo la rimessione della causa al collegio, di regola NON SI SVOLGE L’UDIENZA DI

DISCUSSIONE, a meno che non sia richiesta espressamente da almeno una delle parti.

Quando le parti non richiedono la discussione orale entro un termine ordinatorio di 60

GIORNI, la sentenza deve essere deliberata e depositata in cancelleria.

B. PROCEDIMENTO IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

NELLE MATERIE SOTTRATTE ALLA COMPETENZA DEL COLLEGIO, IL GIUDICE

MONOCRATICO (sia nel processo di cognizione che in quello esecutivo) DECIDE CON LA

PIENEZZA DEI POTERI.

È previsto lo schema della DECISIONE A TRATTAZIONE SCRITTA con la novità

 dell'abbreviazione da 60 a 30 GIORNI per il deposito in cancelleria della sentenza.

E' previsto in alternativa allo schema consueto, la facoltà su richiesta delle parti, di

 SALTARE LA FASE DELLO SCAMBIO E DELLE MEMORIE DI REPLICA PER FISSARE

.

L'UDIENZA DI DISCUSSIONE

È prevista inoltre la POSSIBILITÀ PER LE PARTI DI CHIEDERE AL GIUDICE che abbia

 optato per la decisione a seguito di trattazione orale, di SPOSTARE LA DISCUSSIONE

ORALE IN UN'UDIENZA SUCCESSIVA.

C. PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE

Il giudice in sede decisoria può emanare 3 TIPI DI PROVVEDIMENTI:

SENTENZE DEFINITIVE

 SENTENZE NON DEFINITIVE

 ORDINANZE

 SENTENZE NON

SENTENZE DEFINITIVE ORDINANZE

DEFINITIVE

NON DEFINISCONO IL

Sono quelle che GIUDIZIO CHE PROSEGUE

DEFINISCONO TUTTO IL PER L'EMANAZIONE

GIUDIZIO. Esse possono DELLA SENTENZA Sono provvedimenti con cui

essere emanate quando il DEFINITIVA. Ciò avviene l'organo giudicante

giudice: quando il giudice: PROVVEDE SU

DECIDE TOTALMENTE

 RESPINGE IL

 QUESTIONI RELATIVE

IL MERITO DELLA DIFETTO DI ALL'ISTRUZIONE

CAUSA GIURISDIZIONE DELLA CAUSA e

DICHIARA IL DIFETTO

 RIGETTA ECCEZIONI

 dà DISPOSIZIONI PER

DI GIURISDIZIONE PREGIUDIZIALI O

RITENGA CHE LA PROSEGUIRE IL

 PRELIMINARI

ACCERTA PROCESSO.

QUESTIONE STESSA

SIA PRECLUSIVA PER L'ESISTENZA

IL MOMENTO MERITO. GENERICA DI UN

DIRITTO AD UNA

PRESTAZIONE.

Le SENTENZE di 1°GRADO (solo di condanna e non di accertamento) sono

PROVVISORIAMENTE ESECUTIVE TRA LE PARTI. La PROVVISORIA ESECUTIVITÀ può

essere sospesa dal GIUDICE D’APPELLO (c.d. inibitoria) se ricorrono GRAVI E FONDATI

MOTIVI, anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti. IL GIUDICE

AGISCE SU ISTANZA DELLA PARTE INTERESSATA (proposta con l’impugnazione principale

o incidentale).

PROCEDIMENTO DI CORREZIONE

Per quanto riguarda il contenuto,

gli ERRORI MATERIALI,

 le OMISSIONI MATERIALI e

 gli ERRORI DI CALCOLO dovuti ad una disattenzione del giudice,

possono essere CORRETTI CON IL PROCEDIMENTO DI CORREZIONE a cui provvede, SU

ISTANZA DI PARTE con decreto o ordinanza, IL GIUDICE STESSO CHE HA REDATTO LA

SENTENZA. È PREVISTA LA CORREZIONE NON SOLO DI

ERRORI CON RIFERIMENTO ALLA SENTENZA

DELLA CORTE DI CASSAZIONE, MA SI POSSONO

CORREGGERE ANCHE LE ORDINANZE CHE

PRESENTANO ERRORI DI CALCOLO O

SITUAZIONI ANORMALI NEL PROCESSO DI

MATERIALI.

COGNIZIONE

Ci sono EVENTI ANORMALI che possono alterare la fisionomia del processo di cognizione e

possono riguardare:

ELEMENTI SOGGETTIVI SVILUPPO DEL PROCESSO

(GIUDICE O PARTI)

1) Quando, mentre INTERVENTO COATTO

pende la lite, si PER ORDINE DEL

VERIFICA UNA GIUDICE:

SUCCESSIONE SUCCESSIONE

PER UNO DEI NEL PROCESSO A

SOGGETTI TITOLO

PROCESSUALI. UNIVERSALE

SUCCESSIONE

 NEL DIRITTO

CONTROVERSO A Quando il processo:

TITOLO viene INTERROTTO o SOSPESO

a)

PARTICOLARE viene RIUNITO AD ALTRO

b)

2) Quando dei INTERVENTO: PROCESSO

SOGGETTI NUOVI VOLONTARIO

 si ESTINGUE PRIMA DELLA

c)

VENGONO AD COATTO SU

 DECISIONE

AGGIUNGERSI ISTANZA DI

AGLI ORIGINARI PARTE.

3) Quando dopo che CONTUMACIA

si è costituto il

rapporto

processuale,

ALCUNI O TUTTI I

SOGGETTI

PRIVATI NON SI

COSTITUISCONO

in giudizio. La dichiarazione formale di contumacia va fatta dal giudice

IL PROCEDIMENTO IN CONTUMACIA

con ORDINANZA alla 1° UDIENZA, e deve essere

preceduta da una serie di controlli tesi a verificare il

rispetto del principio del contraddittorio.

LA PARTE È CONTUMACE QUANDO NON SI È COSTITUITA IN GIUDIZIO. Normalmente:

l'ATTORE si costituisce ISCRIVENDO LA CAUSA A RUOLO

 il CONVENUTO si costituisce DEPOSITANDO LA COMPARSA DI RISPOSTA IN

 CANCELLERIA

La legge distingue tra:

CONTUMACIA DELL'ATTORE CONTUMACIA DEL CONVENUTO

Il giudice prima controlla la regolarità

 della citazione e della notifica.

Se accerta un vizio che comporti nullità

Si ha quando l’attore non si costituisce

 della notifica, FISSA ALL’ATTORE UN

in giudizio.

IL CONVENUTO CHIEDE CHE SI

 TERMINE PERENTORIO PER

PROCEDA NEL GIUDIZIO. RINNOVARLA (non si applica in caso di

Il giudice dichiara la contumacia

 inesistenza di notifica).

Se il convenuto non si costituisce neppure

dell'attore e il processo continua. alla nuova udienza, il giudice dichiara la

sua contumacia.

UNA VOLTA DICHIARATA LA CONTUMACIA IL PROCESSO

CONTINUA .

La contumacia (del convenuto) quindi NON ESONERA l'attore dalla PROVA DEI FATTI.

Vanno notificati al contumace:

il VERBALE DI CUI SI DÀ ATTO ALLA

 PRODUZIONE DELLA SCRITTURA PRIVATA

L'ORDINANZA CHE AMMETTE

 L'INTERROGATORIO O IL GIURAMENTO e Queste sono NOTIFICATE PERSONALMENTE

le COMPARSE CONTENENTI DOMANDE

 ALLA PARTE CONTUMACE nei termini che il

NUOVE O RICONVENZIONALI da chiunque giudice istruttore fissa con ordinanza.

proposte

Quanto alle ALTRE COMPARSE si considerano comunicate una volta

 effettuato il DEPOSITO IN CANCELLERIA.

Tutti gli altri atti, infine, non sono soggetti a

 notificazione o comunicazione, mentre le

SENTENZE sono notificate personalmente alla

parte contumace.

Al contumace è riconosciuta la facoltà, in 1°UDIENZA, di DISCONOSCERE LE SCRITTURE

PRODOTTE CONTRO DI LUI e CHIEDERE AL GIUDICE LA RIMESSIONE IN TERMINI. Se il

giudice istruttore:

ACCOGLIE l'istanza Il soggetto contumace PUÒ COMPIERE ATTIVITÀ

 PROCESSUALE che altrimenti sarebbe preclusa

NON ACCOGLIE

Il soggetto contumace NON PUÒ COMPIERE ATTIVITÀ

 PROCESSUALE che gli è preclusa

l'istanza

SOSPENSIONE DEL PROCESSO

Essa identifica L'ARRESTO TEMPORANEO DEL SUO SVOLGIMENTO, DISPOSTO DAL

GIUDICE QUANDO SI VERIFICANO CERTI EVENTI PREVISTI DALLA LEGGE. Riconosciamo :

A. SOSPENSIONE NECESSARIA E SU ISTANZA DI PARTE:

SOSPENSIONE

NECESSARIA SU ISTANZA DI PARTE

OPE LEGIS OPE IUDICIS Quando le parti ne fanno concorde

Quando è rimesso

Quando una questione richiesta, la sospensione non può

alla

di fatto o diritto deve superare i 4 MESI, ma può essere

DISCREZIONALITÀ

essere RISOLTA IN UN concessa più volte.

DEL GIUDICE

ALTRO PROCESSO Per evitare che si trasformi in un

valutare in che limiti

civile, penale o escamotage tecnico per dilatare la durata

la decisione della dei processi, la LEGGE 69/2009 ha

amministrativo causa rimessa al suo diminuito la durata della sospensione, la

pendente di fronte allo esame dipende dalla quale non può essere > a 3 MESI.

stesso giudice o giudice risoluzione di altre

diverso. controversie.

Per capire se si è in sospensione necessaria si è soliti distinguere tra:

PREGIUDIZIALITÀ LOGICA PREGIUDIZIALITÀ TECNICA

Quando esistono rapporti per

Quando un rapporto giuridico si cui il giudicato sugli uni è

pone come elemento della destinato ad avere effetto sugli

fattispecie dedotta nel altri. La sospensione è prevista

processo solo in questo caso

Per esempio: si domanda il Per esempio: la domanda di

pagamento di una mensilità alimenti presuppone lo status

non corrisposta in un rapporto familiare.

di locazione.

B. SOSPENSIONE IMPROPRIA

Si parla della sospensione impropria per designare alcune ipotesi in cui IL PROCESSO È

SOLO APPARENTEMENTE SOSPESO, MA PROSEGUE IN UNA SEDE DIVERSA PER LO

SVOLGIMENTO DI UNA FASE SPECIALE. I casi riguardano:

REGOLAMENTO DI COMPETENZA

 REGOLAMENTO DI GIURISDIZIONE

 PROCEDIMENTO DI RICUSAZIONE

 INCIDENTE DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE

 TRATTATI ISTITUTIVI DELLA COMUNITÀ EUROPEA PER L'INTERPRETAZIONE

 DA PARTE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA.

INTERRUZIONE DEL PROCESSO

L'INTERRUZIONE È UN ARRESTO TEMPORANEO DEL PROCESSO DETERMINATO DALLA

NECESSITÀ DI ASSICURARE L'EFFETTIVITÀ DEL CONTRADDITTORIO A SEGUITO DI

EVENTI CHE HANNO COMPROMESSO LA PARTECIPAZIONE DELLE PARTI. Tra gli eventi

particolari che portano a tale decisione troviamo:

MORTE O PERDITA DELLA CAPACITÀ D’AGIRE DELLA PARTE

 MORTE, PERDITA DELLA CAPACITÀ DEL RAPPRESENTANTE LEGALE O

 CESSAZIONE DI TALE RAPPRESENTANZA

MORTE, RADIAZIONE DALL’ALTO O SOSPENSIONE DEL PROCURATORE.

 NON HANNO ALCUN RILIEVO:

REVOCA

 RINUNCIA ALLA PROCURA

 CANCELLAZIONE

 VOLONTARIA DALL'ALBO DEL

PROCURATORE

In ogni caso, è necessario fare una distinzione:

SE GLI EVENTI INTERRUTTIVI SI VERIFICANO

PRIMA della costituzione DOPO la costituzione

L’interruzione si verifica:

automaticamen SE LA PARTE SI È

 COSTITUITA

te PERSONALMENTE

dalla SE LA PARTE È

 CONTUMACE

Essi determinano l'interruzione del giudizio comunicazione

dell'ufficiale

IPSO IURE e il processo è interrotto dal giudiziario

giorno dell'evento. preposto alla

notifica

dalla SE LA PARTE SI È

 COSTITUITA PER

dichiarazione MEZZO DEL

del procuratore PROCURATORE

in udienza

La ripresa del processo deve avvenire con RICORSO ad opera della parte più diligente entro 6

MESI e una volta decorsi, SE LE PARTI NON RIASSUMONO IL GIUDIZIO, IL PROCESSO SI

ESTINGUE.

ESTINZIONE DEL PROCESSO

L'ESTINZIONE È LA CESSAZIONE ANTICIPATA DEL PROCESSO PER UNA CAUSA CHE

IMPEDISCE LA PROSECUZIONE. Sono previste 2 casistiche:

RINUNCIA AGLI ATTI DEL GIUDIZIO INATTIVITÀ DELLE PARTI

Essa deve essere:

 FATTA dalla parte personalmente o per Si ha dopo che decorre il termine di 1 ANNO

mezzo di procuratore speciale (ridotto a 3 mesi dopo la LEGGE 69/2009)

 ACCETTATA dalle altre parti costituite. dalla cancellazione della causa da ruolo

 oppure

Precisamente, la RINUNCIA quando le parti cui spetta di proseguire,

 riassumere o integrare il giudizio, non vi

agli all’

ATTI AZIONE provvedono entro il termine perentorio

Determina una stabilito dalla legge.

Agisce sul processo preclusione ad ogni

a cui si riferisce tutela

giurisdizionale

Dopo la LEGGE 69/2009 L'ESTINZIONE OPERA DI DIRITTO ed è dichiarata D'UFFICIO CON

ORDINANZA DEL GIUDICE ISTRUTTORE oppure con SENTENZA DEL COLLEGIO.

RIUNIONE DEL PROCESSO

LA RIUNIONE PUÒ ESSERE ORDINATA QUANDO SONO PENDENTI PIÙ PROCESSI

RELATIVI ALLA STESSA CAUSA OPPURE A CAUSE CONNESSE. In particolare se più

procedimenti uguali o connessi pendono davanti a:

STESSO GIUDICE DIVERSI GIUDICI DELLO STESSO TRIBUNALE

Il giudice o il presidente di sezione ne riferisce al

presidente del tribunale che con decreto ordina:

la RIUNIONE se si tratta di

 LITISDIPEND

ENZA

Questi ne ordina d'ufficio la RIUNIONE che le CAUSE SIANO in caso di

 CONNESSIO

CHIAMANTE DAVANTI NE

ALLO STESSO GIUDICE

per i provvedimenti che

questi ritengono opportuni

SEPARAZIONE DEL PROCESSO

Il GIUDICE ISTRUTTORE o il COLLEGIO possono disporre la SEPARAZIONE DELLE AZIONI

CUMULATE NELLO STESSO PROCESSO:

se vi è ISTANZA DI TUTTE LA PARTI

 quando la continuazione della loro riunione RITARDEREBBE O RENDEREBBE PIÙ

 GRAVOSO IL PROCESSO.

LE IMPUGNAZIONI

Le impugnazioni sono RIMEDI CHE LA LEGGE PONE A DISPOSIZIONE DELLE PARTI PER

PROVOCARE UN NUOVO GIUDIZIO ED EVENTUALMENTE LA RIMOZIONE DELLA

SENTENZA PRECEDENTE. I mezzi di impugnazione sono rivolti:

AD UN GIUDICE DIVERSO DA QUELLO CHE HA EMANATO LA

 SENTENZA

ECCEZIONALMENTE ALLO STESSO GIUDICE CHE HA PRONUNCIATO LA

 SENTENZA IMPUGNATA.

L'ESERCIZIO DELLE IMPUGNAZIONI è limitato

nel TEMPO nei GRADI

Decorso il termine stabilito dalla legge senza

che l'atto sia stato impugnato, In quanto sono consentiti

L'IMPUGNAZIONE È INAMMISSIBILE

 l'APPELLO (giudizio di 2° grado)

E e

L'ATTO ACQUISTA STABILITÀ

 il RICORSO PER CASSAZIONE.

GIURIDICA, diventando cosa giudicata

formale e sostanziale.

Tra i MEZZI DI IMPUGNAZIONE, ai sensi dell'ART. 323 C.P.C. abbiamo:

REGOLAMENTO DI Che può proporsi in via esclusiva o concorrente contro le

 sentenze che contengono una pronuncia sulla

COMPETENZA competenza.

APPELLO Con natura di gravame e dà luogo ad un riesame della

 controversia.

RICORSO PER CASSAZIONE Per soli motivi di diritto.

 REVOCAZIONE Per far valere un vizio della volontà del giudice.

 OPPOSIZIONE DI TERZO Concesso al terzo che abbia subito un pregiudizio della

 sentenza.

Le impugnazioni si distinguono in:

ORDINARIE STRAORDINARIE

POSSONO INVECE ESSERE PROPOSTE

IMPEDISCONO CHE LA SENTENZA INDIPENDENTEMENTE DAL PASSAGGIO IN

IMPUGNATA PASSI IN GIUDICATO. GIUDICATO DELLA SENTENZA.

Pertanto quando sono proposte, aprono una Quindi sono proponibili anche contro le

nuova fase dello stesso processo. sentenze che la legge considera non più

soggette a riesame.

Sono straordinarie:

REVOCAZIONE STRAORDINARIA

Sono ordinarie: OPPOSIZIONE DI TERZO

REGOLAMENTO DI COMPETENZA

 OPPOSIZIONE TARDIVA AL DECRETO

APPELLO

 INGIUNTIVO

RICORSO PER CASSAZIONE

 OPPOSIZIONE TARDIVA A CONVALIDA

REVOCAZIONE ORDINARIA

 DI SFRATTO

OGGETTO dell'impugnazione sono normalmente le SENTENZE, ma ai sensi dell'ART.111

COST. è previsto che possano essere impugnati anche i PROVVEDIMENTI A CONTENUTO

DECISORIO.

Le impugnazioni sono soggette al PRINCIPIO DELL'INIZIATIVA DI PARTE: il controllo sulle

sentenze infatti avviene solo su domanda della parte interessata.

L'impugnazione può essere TOTALE o PARZIALE.

CONDIZIONI PER IMPUGNARE ESISTENZA DI UN

LEGITTIMAZIONE AD INTERESSE PROVVEDIMENTO

IMPUGNARE ALL'IMPUGNAZIONE IMPUGNABILE

Esso RICADE SULLA PARTE

SOCCOMBENTE NELLA

CAUSA, quindi quella parte la

cui domanda non è stata accolta.

È legittimato: Si ritiene sussistente l’interesse

CHI È STATO PARTE

 ad impugnare in capo:

NEL PROCESSO in cui la a) alla parte vittoriosa nel

sentenza è stata emanata merito, ma soccombente su

il CONTUMACE

 una questione pregiudiziale

L'INTERVENTO E

 b) al convenuto che aveva in

1° grado aderito alla

PRINCIPALE E ADESIVO domanda o si era rimesso

AUTONOMO alla giustizia

IL SUCCESSORE A

 c) ad entrambe le parti

TITOLO UNIVERSALE E rispetto alla sentenza che

PARTICOLARE pronuncia l'estinzione

Il P.M. nei casi indicati

 d) Quando in ipotesi di

nell'ART. 72 C.P.C. passaggio in giudicato

possa derivare un

pregiudizio per la parte

vittoriosa.

TERMINI PER LE IMPUGNAZIONI

La legge stabilisce TERMINI PERENTORI entro cui le impugnazioni vanno proposte a pena di

DECADENZA, rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado di giudizio e NON SANABILE per

accordo delle parti, determinando il passaggio in giudicato della sentenza.

Non è previsto un termine per

l'opposizione di terzo,

 per il ricorso per Cassazione e

 per ricorso di parte che sollevi un conflitto di giurisdizione.

Secondo l'ART. 325 C.P.C. il TERMINE per impugnare è:

30 GIORNI 60 GIORNI

Per proporre

APPELLO contro le sentenze

 dei

REVOCAZIONE e

 TRIBUNALI e

OPPOSIZIONE DI

 GIUDICE DI

TERZO Per proporre RICORSO PER CASSAZIONE

PACE

REVOCAZIONE e contro le sentenze

 della CORTE DI

OPPOSIZIONE DI

 APPELLO

TERZO

Questi termini (brevi) decorrono dalla DATA DI NOTIFICAZIONE DELLA SENTENZA AD

ISTANZA DI PARTE O DEL DIFENSORE e fanno ECCEZIONE:

i casi di REVOCAZIONE STRAORDINARIA in cui il termine decorre dal giorno in cui è stato

 scoperto il dolo o la collusione.

La REVOCAZIONE PROPONIBILE DAL P.M. in cui il termine decorre da quando il P.M. ha

 avuto conoscenza della sentenza.

L'OPPOSIZIONE DI TERZO REVOCATORIA, in cui il termine decorre dal giorno in cui il terzo

 ha scoperto dolo o collusione.

Il REGOLAMENTO DI COMPETENZA in cui il termine decorre dalla comunicazione della

 sentenza Se la sentenza non viene validamente notificata, è previsto un termine (lungo)

6 mesi

di decadenza di e vale sia per le sentenze sia per le ordinanze.

Il TERMINE per le impugnazioni viene:

INTERROTTO SOSPESO

Per PROPORRE IL RICORSO PER

Solo se la parte MUORE O PERDE CASSAZIONE o il procedimento

LA CAPACITÀ relativo

Inoltre, può essere sospeso se la scadenza di esso cade durante il periodo di sospensione nei

termini processuali. Ai fini della valutazione della tempestività della proposizione

dell'impugnazione, la notifica si intende perfezionata per il notificante alla data di consegna

dell'atto all'ufficiale giudiziario.

L’ACQUISCENZA

È il comportamento con il quale la PARTE SOCCOMBENTE MANIFESTA LA VOLONTÀ DI

NON IMPUGNARE LA SENTENZA. Indipendentemente dal decorso dei termini, la possibilità

di impugnare può essere preclusa dall'acquiescenza della parte soccombente, vale a dire

dall'ACCETTAZIONE DELLA SENTENZA (ART.329 C.P.C.). L'acquiescenza può essere:

TOTALE PARZIALE ESPRESSA TACITA

Consiste in una

dichiarazione della Consiste nel

Comporta parte interessata a compimento di atti

acquiescenza alle proporre incompatibili con la

parti della sentenza l'impugnazione volontà di avvalersi

non impugnate. rivolta alla parte dell'impugnazione

avversaria.

L'ACQUIESCENZA non può essere rilevata d'ufficio dal

giudice, ma ECCEPITA DALLA PARTE INTERESSATA.

LITISCONSORZIO NELLE IMPUGNAZIONI

Il codice ha sancito il PRINCIPIO DELL'UNITÀ DEL PROCEDIMENTO D'IMPUGNAZIONE

disponendo che TUTTE LE IMPUGNAZIONI PROPOSTE SEPARATAMENTE CONTRO LA

STESSA SENTENZA DEBBONO ESSERE RIUNITE IN UN SOLO PROCESSO. È necessario

distinguere se la sentenza è stata resa in

CAUSE INSCINDIBILI o tra loro dipendenti CAUSE SCINDIBILI

(per esempio: litisconsorzio necessario) (per esempio: litisconsorzio facoltativo),

Il giudice allora ordina la

 Il giudice allora ordina la

REINTEGRAZIONE DEL

CONTRADDITTORIO fissando la NOTIFICAZIONE ALLE ALTRE PARTI.

notificazione e l'udienza di comparizione. Se la notificazione non avviene, il

Se nessuna parte provvede

 processo resta SOSPESO fino a che non

all'integrazione, l'impugnazione è decorrono i termini previsti.

INAMMISSIBILE.

Nelle ipotesi di cause inscindibili le Nelle ipotesi di cause scindibili le

impugnazioni possono essere proposte impugnazioni possono essere proposte

anche DOPO la scadenza del termine per SOLO SE NON VI È ACQUIESCENZA e nel

impugnare anche in caso di acquiescenza. rispetto dei termini

Inoltre, distinguiamo l’IMPUGNAZIONE

PRINCIPALE INCIDENTALE

Si parla di impugnazione incidentale nel caso

in cui COLORO CHE SIANO STATI

COINVOLTI DALL'IMPUGNAZIONE

È quella che INTRODUCE IL GIUDIZIO DI PRINCIPALE CHIEDANO A LORO VOLTA DI

GRADO SUCCESSIVO rispetto alla sentenza RIFORMARE LA SENTENZA PER QUELLA

da impugnare e può essere fatta SOLO DAL PARTE CHE HA PENALIZZATO I PROPRI

SOCCOMBENTE. INTERESSI.

(Quella proposta inizialmente in via Possono proporre impugnazioni incidentali:

autonoma con atto di citazione o con ricorso la PARTE CONVENUTA CON

per Cassazione). L’IMPUGNAZIONE PRINCIPALE

le PARTI CHE HANNO INTERESSE AD

 IMPUGNARE LA SENTENZA.

LA SENTENZA DEL PROCESSO DI IMPUGNAZIONE

La sentenza impugnativa può:

ELIMINARE LA SENTENZA IMPUGNATA

• PRENDERE POSTO DELLA SENTENZA PRONUNCIATA NEL GRADO PRECEDENTE

• Secondo il PRINCIPIO DELL'EFFETTO ESPANSIVO INTERNO, è prevista l'estensione

immediata dell'efficacia della riforma in appello o della cassazione anche ai capi della

sentenza non espressamente investiti dall'impugnazione, ma collegati con rapporto di

dipendenza. Siccome non sussiste un rapporto, sui capi non espressamente impugnati,

scenderà il giudicato.

Secondo il PRINCIPIO DELL'EFFETTO ESPANSIVO ESTERNO, la riforma o la cassazione

estende i suoi effetti ai provvedimenti e agli atti dipendenti dalla sentenza riformata o

cassata. Queste regole vengono applicate per cercare di bloccare i ricorsi per Cassazione che

sono dilatori, in quanto proposti al fine di differire gli effetti della riforma in appello.

ESTINZIONE PROCESSO DI IMPUGNAZIONE

Il processo di impugnazione può ESTINGUERSI PER IL VERIFICARSI STESSO DEGLI

EVENTI GIÀ ESAMINATI.

In caso di ESTINZIONE del procedimento di APPELLO O REVOCAZIONE ORDINARIA, la

SENTENZA IMPUGNATA PASSA IN GIUDICATO: a questo proposito, in caso di estinzione

del giudizio di impugnazione o di intervenuta acquiescenza, l'impugnazione non può essere

riproposta anche se non è scaduto il termine fissato dalla legge in base al PRINCIPIO DELLA

CONSUMAZIONE O CONSUNZIONE DELL'IMPUGNAZIONE.

La pronuncia può essere impedita quando vi è l'inammissibilità dell'impugnazione; invece vi è

improcedibilità quando è la legge che postula certi atti di impulso.

L’APPELLO

L'appello è il primo MEZZO DI IMPUGNAZIONE previsto dal nostro ordinamento. Con esso si

introduce il GIUDIZIO DI 2° GRADO e comporta un RIESAME TOTALE DELLA

CONTROVERSIA DECISA dal giudice di primo grado. L'appello:

ha natura di quindi comporta un riesame totale della

GRAVAME

 controversia;

ha effetto DEVOLUTIVO in quanto devolve al nuovo giudice la cognizione

 dello stesso rapporto sostanziale conosciuto dal 1°

giudice;

è una CONTINUAZIONE DEL quindi non dà vita ad un nuovo processo.

 PROCESSO DI PRIMO GRADO

OGGETTO DELLA COGNIZIONE DEL GIUDICE D'APPELLO È LA MEDESIMA

CONTROVERSIA SULLA QUALE IL GIUDICE DI 1° GRADO HA GIÀ DECISO:

ATTRAVERSO TALE IMPUGNAZIONE, QUINDI, POSSONO ESSERE FATTI

VALERE ANCHE ERRORI DI MERITO E LA SENTENZA EMESSA IN TALE FASE

SOSTITUISCE LA PRECEDENTE.

SI PRECISA CHE OGGETTO DI APPELLO SONO LE SENTENZE.

L'effetto sospensivo è stato eliminato dall'ART. 337 C.P.C.; tuttavia l'ART. 283 C.P.C.

attribuisce al giudice d'appello il potere di SOSPENSIONE DELLA SENTENZA IMPUGNATA

PER GRAVI E FONDATI MOTIVI anche in relazione alle possibilità di insolvenza di una delle

parti con le facoltà di imporre una cauzione. Nel caso in cui con l'istanza di sospensione fosse

stata richiesta la fissazione di un'apposita udienza da tenersi anteriormente alla 1° udienza, il

GIUDICE DEVE FISSARE APPOSITA UDIENZA PER LA DECISIONE DELLA CAUSA,

rispettando i termini di comparizione.

SENTENZE APPELLABILI

Sono APPELLABILI TUTTE LE SENTENZE PRONUNCIANTE IN PRIMO GRADO (ART. 339

C.P.C.), distinguendo se sono:

DEFINITIVE NON DEFINITIVE

Vi è la RISERVA DI APPELLO che non può

Vale la regola dell'IMPUGNAZIONE NEI essere applicata se la sentenza è appellata

TERMINI PRESCRITTI. immediatamente da alcuna delle altre parti.

LE SENTENZE DEL GIUDICE DI PACE, pronunciate secondo equità in seguito alla RIFORMA

DEL 2006, sono APPELLABILI SOLO PER VIOLAZIONE DELLE NORME SUL

PROCEDIMENTO.

Sono INAPPELLABILI le sentenze:

pronunciate secondo EQUITÀ (EX. ART. 114 C.P.C.)

 del GIUDICE DI PACE PRONUNCIATE SECONDO EQUITÀ nelle cause il cui valore non

 eccede € 1.100

in cui le parti sono D'ACCORDO AD OMETTERE L'APPELLO

 che sono tali per PARTICOLARI NORME DI LEGGE

 che DECIDONO SOLO SULLA COMPETENZA.

PROCEDIMENTO D'APPELLO

L'APPELLO DEVE ESSERE PROPOSTO AL GIUDICE DI GRADO IMMEDIATAMENTE

SUPERIORE A QUELLO CHE HA PRONUNCIATO LA SENTENZA CHE SI INTENDE

IMPUGNARE.

LA CIRCOSCRIZIONE È QUELLA IN CUI HA SEDE IL GIUDICE DI 1° GRADO. NELLO

SPECIFICO, L’APPELLO CONTRO LE SENTENZE DEL

GIUDICE DI

 SI PROPONE AL TRIBUNALE

PACE

TRIBUNALE

 SI PROPONE ALLA CORTE D’APPELLO

L'appello si propone con ATTO DI CITAZIONE e deve contenere anche i MOTIVI SPECIFICI

DELL'IMPUGNAZIONE. L'appello deve essere MOTIVATO a PENA DI INAMMISSIBILITÀ e

deve contenere:

l'INDICAZIONE DELLE PARTI DEL PROVVEDIMENTO che si intenda appellare

 INDICAZIONE DELLE CIRCOSTANZE da cui deriva la violazione di legge.

L'appello può essere:

PRINCIPALE INCIDENTALE

ART. 342 C.P.C. ART. 343 C.P.C.

DOPO LA PROPOSIZIONE

 DELL'IMPUGNAZIONE PRINCIPALE, ogni

successiva impugnazione è incidentale

(quindi si innesta nell'impugnazione

principale).

Che si propone con CITAZIONE. L'incidentale dovrà essere proposto a PENA DI

 DECADENZA nella comparsa di risposta

all'atto della costituzione in cancelleria e

qualora l'appellato si costituisce

tardivamente, l'appello incidentale non è

ammissibile.

In sede d'appello, L'INTERVENTO DI TERZI È INAMMISSIBILE AD ECCEZIONE DI QUELLO

DEI TERZI CHE POTREBBERO PROPORRE OPPOSIZIONE DI TERZO. Nel procedimento di

appello davanti al Tribunale o alla Corte, si osservano le norme previste per il procedimento di

1° grado innanzi al Tribunale. Al fine dell'IMPROCEDIBILITÀ è rilevante:

la MANCATA COSTITUZIONE DELL'APPELLANTE nei termini in caso in cui l'appello

 viene immediatamente dichiarato improcedibile d'ufficio.

Se L'APPELLANTE NON COMPARE ALLA PRIMA UDIENZA nel caso il giudice con

 ordinanza non impugnabile rinvia la causa ad un'udienza successiva. Se alla nuova

udienza l'appellante non compare l'appello è dichiarato improcedibile anche d'ufficio.

L'appello è INAMMISSIBILE quando:

viene PROPOSTO DOPO LA DECADENZA per decorrenza del termine o acquiescenza

 vi è DIFETTO DI UN PRECEDENTE GIUDIZIO D'APPELLO

 per MANCATO OTTEMPERAMENTO dell'ordine di integrazione del contraddittorio

 CASO DI ESTINZIONE di un precedente giudizio d'appello

 QUANDO LA MOTIVAZIONE NON CONTIENE INDICAZIONI PREVISTE

Fuori dai casi in cui deve essere dichiarata con sentenza l'inammissibilità o improcedibilità

dell'appello, L'IMPUGNAZIONE È DICHIARATA INAMMISSIBILE DAL GIUDICE

COMPETENTE QUANDO NON HA UNA RAGIONEVOLE PROBABILITÀ DI ESSERE

CASI

ACCOLTA. La norma non si applica in 2 :

Quando L'APPELLO

È PROPOSTO IN RELAZIONE AD UNA RIGUARDA L'ORDINANZA

DELLE CAUSE CHE PREVEDONO CONCLUSIVA DEL

L'INTERVENTO OBBLIGATORIO DEL PROCEDIMENTO SOMMARIO DI

P.M. COGNIZIONE

Per esempio: le cause matrimoniali,

querela del falso.

L'INAMMISSIBILITÀ e l'IMPROCEDIBILITÀ hanno come

conseguenza che L'APPELLO NON È PIÙ PROPONIBILE.

Nel giudizio d’appello

NO DOMANDE NUOVE Se proposte, debbono essere dichiarate

inammissibili d'ufficio.

SÌ INTERESSI

 FRUTTI

 ACCESSORI MATURATI

 DOPO LA SENTENZA

IMPUGNATA

IL RISARCIMENTO DEI

 DANNI SOFFERTI DOPO

TALE SENTENZA.

NO NUOVE ECCEZIONI Che NON siano rilevabili ANCHE d'ufficio.

NO NUOVI MEZZI DI PROVA NON POSSONO ESSERE PRODOTTI NUOVI

DOCUMENTI, salvo che

il collegio non li ritenga indispensabili ai fini

 della decisione della causa ovvero

che la parte dimostri di non aver potuto

 proporli o produrli nel giudizio di 1° grado

per causa ad essa non imputabile.

PUÒ SEMPRE DEFERIRSI IL GIURAMENTO

DECISORIO.

Prima della RIFORMA del 1990, fase dell'istruzione e fase della decisione erano separate. Nel

1995 la dicotomia è stata abolita attuando il PRINCIPIO DELLA COLLEGIALITÀ PIENA, nel

senso che è competenza del collegio anche decidere con SENTENZA su:

IMPROCEDIBILITÀ

 INAMMISSIBILITÀ

 ESTINZIONE DEL PROCESSO.

Nel 1998 è stato deciso che l'appello è a TRATTAZIONE INTEGRALMENTE COLLEGIALE

SOLO IN CORTE D'APPELLO, mentre il TRIBUNALE ha funzione di GIUDICE

MONOCRATICO. Pertanto, davanti a:

CORTE la trattazione è

 COLLEGIALE

D'APPELLO

Il GIUDICE D'APPELLO può emettere:

SENTENZA NON

SENTENZA DEFINITIVA ORDINANZA

DEFINITIVA

Quando il giudice giudica la

causa nel MERITO o in RITO.

La decisione può essere: Quando dispone

SENTENZA DI

 l'ASSUNZIONE DI UNA

Quando il giudice decide per

CONFERMA, quando ULTERIORI PROVA o

conferma la sentenza PROVVEDIMENTI la RINNOVAZIONE

appellata ISTRUTTORI. DELL'ASSUNZIONE già

SENTENZA DI

 avvenuta in 1° grado.

RIFORMA, quando

riformandola decide il

giudizio

LE PARTI, nel giudizio di rinvio, NON POSSONO PROPORRE CONCLUSIONI DIVERSE rispetto

a quelle del giudizio in cui fu pronunciata la sentenza cassata. Il giudice invece può esaminare

solo le sentenze cassate in modo autonomo e con la facoltà di interpretare la sentenza della

corte.

REVOCAZIONE

È un mezzo di impugnazione a carattere ECCEZIONALE, diretto contro un VIZIO DELLA

VOLONTÀ DEL GIUDICE che ha pronunciato la sentenza impugnata ed è fondata

sull'esistenza di particolari circostanze, le quali, se fossero state conosciute dal giudice,

avrebbero portato ad un giudizio diverso. La REVOCAZIONE può essere:

ORDINARIA STRAORDINARIA

Quando IMPEDISCE IL PASSAGGIO IN

GIUDICATO DELLA SENTENZA Quando è PROPONIBILE ANCHE

essendo proponibile entro 30 GIORNI DOPO IL PASSAGGIO IN GIUDICATO

dalla notificazione di questa.

Le SENTENZE IMPUGNABILI PER REVOCAZIONE sono:

quelle pronunciate in GRADO DI APPELLO

 o in UNICO GRADO

le SENTENZE DI 1° GRADO a condizione che sia scaduto il termine per

 l'appello e limitatamente ai motivi indicati

EX ART. 395 C.P.C.

le SENTENZE DELLA SUPREMA CORTE Emesse dopo il 2 MARZO 2006

 SENTENZE DELLA CORTE DI

 CASSAZIONE

I MOTIVI DI REVOCAZIONE sono indicati nell'ART. 395 C.P.C.

1. SE LA SENTENZA È L'EFFETTO DI DOLO DI UNA DELLE PARTI IN DANNO

DELL'ALTRA

2. SE SI È GIUDICATO IN BASE A PROVE RICONOSCIUTE O DICHIARATE FALSE

3. SE DOPO LA SENTENZA SONO STATI TROVATI UNO O PIÙ DOCUMENTI DECISIVI

4. SE LA SENTENZA È L'EFFETTO DI ERRORE DI FATTO RISULTANTE DAGLI ATTI E

DOCUMENTI DELLA CAUSA

5. SE LA SENTENZA È L'EFFETTO DEL DOLO DEL GIUDICE

Rispetto ai punti 4 e 5, la revocazione deve esse proposta prima del passaggio in giudicato

della sentenza.

TERMINI PER LA REVOCAZIONE

I TERMINI per la revocazione sono fissati in 30 GIORNI

dalla NOTIFICA DELLA SENTENZA PER I PUNTI 4-5

 dalla SCOPERTA DEL DOLO O FALSITÀ,

 dal RECUPERO DEL DOCUMENTO. Tuttavia se la scoperta di tali fatti avviene durante

 la decorrenza dei termini per proporre l'appello, questi ultimi sono prorogati in modo da

raggiungere 30 giorni da tale avvenimento.

LEGITTIMATO ATTIVO

In alcuni casi, al fine di revocare, ANCHE IL P.M. È LA PARTE SOCCOMBENTE. La domanda

si propone con CITAZIONE davanti allo STESSO GIUDICE CHE HA PRONUNCIATO LA

SENTENZA e deve indicare, a pena di INAMMISSIBILITÀ, il MOTIVO della revocazione. Il

PROCEDIMENTO è quello ORDINARIO, si svolge con una

a) FASE in cui SI VALUTA L'ESISTENZA O MENO DEL MOTIVO DI

RESCINDENTE REVOCAZIONE

b) FASE in cui è deciso il MERITO DELLA CAUSA

RESCISSORIA

e SI CONCLUDE CON UNA SENTENZA.

L'OPPOSIZIONE DI TERZO

È un mezzo di impugnazione STRAORDINARIO in quanto è PROPONIBILE NONOSTANTE IL

PASSAGGIO IN GIUDICATO DELLA SENTENZA, concesso al terzo per RIMUOVERE GLI

EFFETTI PREGIUDIZIEVOLI che una sentenza può arrecare nella sua sfera giuridica.

L'opposizione è proponibile da un terzo, che NON SIA PARTE DEL PROCESSO ed è un

rimedio FACOLTATIVO in quanto la sua mancata proposizione non determina preclusioni.

L'opposizione può essere:

ORDINARIA REVOCATORIA

Concessa ai CREDITORI o agli AVENTI

Concessa al terzo che sia TITOLARE DI CAUSA DI UNA DELLE PARTI i quali

DIRITTI ASSOLUTAMENTE potrebbero subire un PREGIUDIZIO DI

INCOMPATIBILI con quelli affermati nella FATTO nel caso in cui una sentenza

sentenza pronunciata tra le parti. sfavorevole al loro debitore o dante causa

Il terzo chiede che gli effetti della sentenza sia stata pronunciata per EFFETTO DI

non vengano fatti valere nei suoi confronti. DOLO O COLLUSIONE IN LORO DANNO.

Va proposta sempre ENTRO 30 GIORNI dal

NON È PREVISTO ALCUN TERMINE PER momento in cui il terzo è venuto a

PROPORLA conoscenza del dolo.

PER L'OPPOSIZIONE DI TERZO, LA SENTENZA DEVE

ESSERE:

PASSATA IN GIUDICATO O

 COMUNQUE ESECUTIVA.

LA COMPETENZA APPARTIENE ALLO STESSO

GIUDICE CHE HA PRONUNCIATO LA SENTENZA O

L'ORDINANZA IMPUGNATA.

La citazione deve contenere l'INDICAZIONE DELLA SENTENZA IMPUGNATA e nel caso di

opposizione revocatoria, anche l'indicazione del giorno in cui il terzo è venuto a conoscenza

del dolo. La sentenza che pronuncia sull'opposizione di terzo decide il rescindente e il

rescissore. E ciò si verifica per:

MOTIVI DI GIURISDIZIONE, al fine di evitare il sovraccarico delle sezioni unite nei casi

 in cui già in passato si sia affrontato la stessa questione

DISSIPAZIONE del primo presidente, quando si tratta di giudicare su una questione già

 decisa in modo difforme delle sezioni semplici.

Una novità introdotta è l'introduzione del VINCOLO DELLE SEZIONI SEMPLICI al precedente

delle sezioni unite. In alcuni casi la Corte, sia in sezione unita sia a sezione semplice, decide il

ricorso pronunciando ordinanza in camera di consiglio, in modo tale da ridurre i tempi quando

appare scontato che giungano in fase di discussione. La Corte, secondo l'ART. 375 C.P.C.,

decide il RICORSO CON ORDINANZA IN CAMERA DI CONSIGLIO nel caso in cui debba:

a) DICHIARARE L'INAMMISSIBILITÀ DEL RICORSO PRINCIPALE E DI QUELLO

INCIDENTALE EVENTUALMENTE PROPOSTO

b) ACCETTARE O RIGETTARE IL RICORSO PRINCIPALE PER MANIFESTA

INFONDATEZZA

c) ORDINARE L'INTEGRAZIONE DEL CONTRADDITTORIO O DISPORRE CHE SIA

ESEGUITA LA NOTIFICAZIONE DELL'IMPUGNAZIONE

d) PROVVEDERE ALL'ESTINZIONE IN CASI DIVERSI DALLA RINUNCIA

e) PRONUNCIARE SU REGOLAMENTI DI COMPETENZA E GIURISDIZIONE

Quando si ha il ricorso, il 1° presidente assegna i ricorsi alla sezione filtro che deve verificare

se sussistono i presupposti per la definizione del ricorso in camera di consiglio con la

pronuncia di uno dei provvedimenti:

INAMMISSIBILITÀ

 RIGETTO

 ACCOGLIMENTO

Una volta che il ricorso è assegnato alla sezione filtro, il GIUDICE RELATORE nominato

nell'ambito di tale sezione:

SE RITIENE CHE IL RICORSO POSSA ESSER deposita in cancelleria una relazione;

 DEFINITO IN CAMERA DI CONSIGLIO

SE RITIENE CHE LA SEZIONE FILTRO NON gli atti sono rimessi al 1° Presidente

 che assegna la causa alle sezioni

DEFINISCE IL GIUDIZIOSO, POICHÉ IL RICORSO semplici.

È DICHIARATO INAMMISSIBILE

Nel caso in cui non debbano essere assunti provvedimenti, la Corte rinvia la causa alla

PUBBLICA UDIENZA. Le sentenze della Cassazione possono avere il seguente contenuto:

pronunce di INAMMISSIBILITÀ, improcedibilità o rigetto;

 pronunce di ACCOGLIMENTO e pronunce di rettificazione, per correggere un'eventuale

 motivazione sbagliata

Le pronunce della corte sono suscettibili di correzione per ERRORE MATERIALE O

REVOCAZIONE secondo quanto previsto dall'ART. 391 BIS C.P.C.

LA CASSAZIONE DELLA SENTENZA IMPUGNATA

CASI IN CUI SUBENTRA LA CORTE DI CASSAZIONE

CON RINVIO SENZA RINVIO

Sono tutti i casi in cui il Processo Prosegue

Innanzi Ad Un Altro Giudice. Il rinvio è

disposto:

Il processo NON può proseguire quando la ad un giudice diverso ma di pari grado

Corte: nel caso in cui le parti, d'accordo,

riconosce che il Giudice del quale è

 abbiano adito la cassazione omettendo

impugnato il provvedimento ed ogni l'appello

altro giudice difettano di giurisdizione nel caso che la corte riscontri una

ritiene che la causa non poteva essere

 nullità della sentenza di 1° grado

proposta o il processo proseguito al giudice che avrebbe dovuto

decide la causa nel merito, qualora non

 pronunciare sull'appello quando sia

siano necessari ulteriori accertamenti di stato accolto il ricorso per cassazione

fatto. avverso l'ordinanza con cui il giudice

aveva dichiarato inammissibile

l'impugnazione.

In questo caso si apre il GIUDIZIO DI RINVIO, in quanto il giudizio deve essere riassunto

entro 3 MESI dalla pronuncia della Corte con citazione notificata alla parte personalmente. Il

giudice di rinvio deve uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Corte. Precisamente, il

GIUDIZIO DI RINVIO è quel giudizio che segue alla Cassazione con RINVIO DELLA

SENTENZA IMPUGNATA INNANZI ALLA CORTE. È diretto alla sostituzione della sentenza

cessata con una nuova sentenza. La RIASSUNZIONE della causa avviene con ATTO DI

CITAZIONE DELLE PARTI, e se la causa non viene riassunta entro il termine previsto, il

processo si estingue ma sopravvive l'effetto vincolante della sentenza di cassazione.

RICORSO PER CASSAZIONE

Il ricorso per cassazione è un MEZZO DI IMPUGNAZIONE ORDINARIO, nel senso che

quando viene proposto, non si può essere in giudicato. Questo dà luogo ad una REVISIONE

DELLE ATTIVITÀ PROCESSUALI, per valutare se sono stati commessi o meno errori

riguardanti norme sostanziali. Questo ricorso non ha effetto sospensivo né devolutivo. La

Corte opera:

da un lato come GIUDICE UNICO

 dall'altro con la MONOFILACHIA

Ciò assicura l'uniforme interpretazione della legge e l'unità del diritto nazionale in quanto le

sentenze emanate vengono raccolte in massimari e possono influenzare i giudici di merito

nella loro decisione. Questo processo vale:

per le sentenze

 per i provvedimenti pubblicati del 2 MARZO 2006.

Il ricorso per Cassazione, come del resto gli altri, è previsto nell'interesse della parte lesa

dell'ingiustizia di una sentenza. Il nuovo ART. 363 C.P.C. prevede, oltre alla tradizionale

impugnazione del procuratore generale, un potere della Corte di stabilire il PRINCIPIO DI

DIRITTO anche in caso di declaratio di inammissibilità del ricorso.

Il PROCURATORE GENERALE può chiedere che la Corte enunci nell'interesse della legge, il

principio di diritto al quale il Giudice di Merito avrebbe dovuto attenersi: la richiesta è rivolta

al primo presidente che può disporre che la corte si pronunci a sezioni unite e se ritiene che la

questione è di particolare importanza. È stato introdotto poi il potere d'ufficio della Corte di

pronunciare il PRINCIPIO DI DIRITTO anche quando il ricorso proposto dalle parti è

dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che la questione è di particolare importanza. La

pronuncia della Corte, comunque, non produce effetti sul provvedimento del Giudice di Merito.

Possono essere impugnate con ricorso per cassazione:

sentenze del giudice ordinario, pronunciate in grado di appello o in unico grado

 sentenze appellabili del tribunale, quando le parti siano d'accordo per omettere l'appello

 sentenze e provvedimenti che incidono su diritti soggettivi, siano idonei al giudicato

 provvedimenti di 1° grado contro i quali è stato proposto oppure per appello dichiarato

 inammissibile ai sensi dell'ART. 348 C.P.C.

Diversamente dal passato, NON è ammessa la possibilità di proporre ricorso immediato e

diretto contro le SENTENZE NON DEFINITIVE. Il ricorso per cassazione verso queste

sentenze è possibile solo se è impugnata la sentenza che definisce il giudizio, ma senza

necessità di riserva. La parte soccombente può proporre il ricorso contro le sentenze parziali;

tale ricorso può essere differito entro e non oltre la 1° udienza successiva alla comunicazione

della sentenza.

Le SENTENZE PARZIALI sono quelle che non definiscono l'intero giudizio e definiscono le

domande, al contrario delle non definitive.

La CORTE DI CASSAZIONE è competente a giudicare nei casi di:

1. Ricorso contro le DECISIONI DEI GIUDICI SPECIALI PER MOTIVI RIGUARDANTI LA

GIURISDIZIONE O VIOLAZIONE DI LEGGE

2. CONFLITTI DI GIURISDIZIONE che possono esser denunciati:

conflitti positivi (+) o negativi (-) di GIURISDIZIONE tra giudici speciali o tra questi e

 gli ordinari

Conflitti negativi (-) di ATTRIBUZIONE tra P.A. e Giudice Ordinario

3. Ricorso per regolamento di GIURISDIZIONE

4. Ricorso per regolamento di COMPETENZA.

Il Ricorso per Cassazione è ammesso solo contro gli ERRORI DI DIRITTO:

A. ERRORES in IUDICANDO (vizi di In cui incorre il Giudice nel giudizio di diritto

Giudizio)

B. ERRORES in PROCEDENDO(vizi Errori di carattere procedurale

di Attività)

I motivi di ricorso sono indicati nell'ART. 360 C.P.C.

VIOLAZIONE DELLE NORME SULLA

1. Ammissibile quando la sentenza impugnata

COMPETENZA non abbia pronunciato unicamente sulla

competenza o Litispendenza

MOTIVI ATTINENTI ALLA

2. GIURISDIZIONE

3. VIOLAZIONE O FALSA Si tratta dell'ERRORES in IUDICANDO

APPLICAZIONE DI UNA NORMA DI

DIRITTO

4. NULLITÀ DELLA SENTENZA O DEL

PROCEDIMENTO

5. OMESSO ESAME SU UN FATTO Esso è escluso in 2 casi:

DECISIVO PER IL GIUDIZIO nel caso in cui la sentenza di appello

 abbia confermato la decisione di 1°

grado;

contro l'ordinanza del Giudice d'appello

 che ha dichiarato l'inammissibilità

dell'impugnazione.

IL PROCEDIMENTO PER CASSAZIONE

La domanda assume la forma del ricorso: esso è rivolto alla Corte ed è sottoscritto da un

avvocato iscritto all'albo dei difensori presso la Corte di Cassazione e munito di procedura

Speciale a pena di INAMMISSIBILITÀ. Il ricorso contiene:

INDICAZIONE DELLE PARTI, DELLA SENTENZA, DELLA PROCURA

 ESPOSIZIONE DEI FATTI, MOTIVI PER CUI SI CHIEDE LA CASSAZIONE

 INDICAZIONE DEGLI ATTI PROCESSUALI

 SU CUI SI FONDA

Il ricorso è INAMMISSIBILE in 2 casi:

1. quando il procedimento impugnato ha deciso le QUESTIONI DI DIRITTO in modo

conforme alla Giurisprudenza della Corte (è ammissibile quando la parte prospetti gli

elementi che risultano idonei a confermare o mutare l'interpretazione della corte)

2. quando è manifestamente infondata la CENSURA riferita alla violazione dei principi

regolatori del giusto processo (affinché possa essere ammessa, è necessaria che

l'impugnazione non appaia infondata).

Il ricorso deve essere notificato entro 60 GIORNI dalla notifica della sentenza o entro 6 mesi

dalla pubblicazione. Successivamente deve essere depositato in cancelleria entro 20 GIORNI

dall'ultima notificazione alle parti (DEPOSITO A PENA DI IMPROCEDIBILITÀ). L'ATTO DI

INTEGRAZIONE del contraddittorio va depositato entro 20 GIORNI dalla scadenza del

termine assegnato per la notificazione. Se la parte contro cui è diretto il ricorso, intende

contraddire, deve farlo con CONTRORICORSO in forma di atto scritto pari al ricorso e

corrisponde alla comparsa di risposta nel GIUDIZIO DI MERITO (ha solo contenuto

difensivo). Questo deve essere notificato alla controparte nel domicilio eletto 20 giorni e

depositato in cancelleria con la procura entro 20 giorni dalla notificazione. Se la parte che

presenta controricorso, vuole impugnare la sentenza, può proporre RICORSO INCIDENTALE

con lo stesso atto contenente il CONTRORICORSO.

Normalmente, il procedimento in cassazione non ammette NUOVA ISTRUTTORIA; il ricorso in

cassazione non sospende l'ESECUZIONE DELLA SENTENZA IMPUGNATA.

LA DECISIONE DEL RICORSO

Il giudizio è RESCINDENTE, cioè elimina la sentenza del giudice di merito in modo tale da

avere un nuovo giudizio rescissorio, il cui oggetto è costituito da:

SENTENZA IMPUGNATA

 DOMANDA DI CASSAZIONE DI TALE SENTENZA

La Corte decide a SEZIONE SEMPLICE (Collegio con 5 votanti) e in alcuni casi a SEZIONI

UNITE (9 membri) per:

motivi di giurisdizione

 disposizione del Primo Presidente

In alcuni casi, la Corte sia a SEZIONE SEMPLICE che a SEZIONI UNITE decide il ricorso

pronunciando ordinanza in camera di consiglio (ART. 375 C.P.C.) È un modo semplice e

rapido per impedire che i ricorsi la cui sorte appare scontata sin dall'inizio giungano in fase di

discussione, evitando così un'utile perdita di tempo. L'attuale formulazione dell'ART.375

C.P.C. prevede che la Corte, sia a sezioni unite sia a sezione semplice, decide il ricorso

pronunciando ordinanza in camera di consiglio nel caso in cui debba:

1. DICHIARARE L'INAMMISSIBILITÀ del ricorso principale e di quello incidentale

eventualmente proposto

2. ORDINARE L'INTEGRAZIONE DEL CONTRADDITTORIO o disporre che sia eseguita la

notificazione dell'impugnazione

3. PROVVEDERE IN ORDINE ALL'ESTINZIONE del processo in ogni caso diverso dalla

rinuncia

4. PRONUNCIARE sulle istanze di regolamento di competenza e giurisdizione

5. ACCOGLIERE O RIGETTARE IL RICORSO PRINCIPALE e l'eventuale ricorso incidentale

per manifesta fondatezza o infondatezza

La sezione filtro è tenuta a verificare in via preliminare se sussistono i presupposti per la

definizione del ricorso in camera di consiglio, mediante la pronuncia di uno dei seguenti

provvedimenti:

DICHIARAZIONE DI INAMMISSIBILITÀ DEL RICORSO PRINCIPALE E DI QUELLO

 INCIDENTALE EVENTUALMENTE PROPOSTO

DICHIARAZIONE DI INAMMISSIBILITÀ PER MANCANZA DEI MOTIVI DI

 IMPUGNAZIONE

RIGETTO DEL RICORSO PRINCIPALE O DELL'EVENTUALE RICORSO INCIDENTALE

 PER MANIFESTA INFONDATEZZA

ACCOGLIMENTO DEL RICORSO PRINCIPALE O DI QUELLO INCIDENTALE PER

 MANIFESTA FONDATEZZA

Il GIUDICE RELATORE nominato nell'ambito di tale sezione, se ritiene che il ricorso possa

essere definito in camera consiglio, deposita in cancelleria una relazione con una concisa

esposizione delle ragioni che possono giustificare la relativa pronuncia. A questo punto il

presidente fissa l'udienza della Corte con decreto che, insieme alla relazione, deve essere

notificato almeno 20 giorni prima della data stabilita per l'adunanza agli avvocati delle parti.

LA COSA GIUDICATA

La cosa giudicata indica la immodificabilità del provvedimento del giudice, la quale si realizza

quando sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione contro di esso ovvero quando tali

mezzi non sono più proponibili per il decorso dei termini o per l'intervenuta acquiescenza. Si

ha dunque una cosa giudicata in senso FORMALE quando la sentenza diviene:

INCONTESTABILE in giudizio ad opera delle parti

 correlativamente, INTOCCABILE da parte del giudice

La nozione del giudicato in senso sostanziale si ricava dall'ART. 2909 C.C. in forza del quale

"l'accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le

parti, i loro eredi o aventi causa."

EFFETTI DEL GIUDICATO

Il giudicato determina:

- LA CONCLUSIONE DEL PROCESSO

- LA PRECLUSIONE PER LE PARTI DI CHIEDERE AL GIUDICE DI GIUDICARE UNA

SECONDA VOLTA SULLO STESSO OGGETTO

La giurisprudenza generalmente distingue tra: (riguardante ad

GIUDICATO Formatosi all'interno dello stesso processo

 esempio l'opposizione a decreto ingiuntivo proposta

INTERNO successivamente alla scadenza del termine perentorio fissato

dalla legge).

GIUDICATO Formatosi in un diverso processo intercorso fra le stesse parti

 avente anche il medesimo oggetto di quello pendente.

ESTERNO

Se poi il giudice si pronuncia per errore una seconda volta sulla medesima controversia,

malgrado il precedente giudicato, le parti possono:

ricorrere per cassazione se il giudice ha rigettato una eccezione di cosa

 giudicata

agire per revocazione.

LIMITI DEL GIUDICATO

I limiti del giudicato sono OGGETTIVI o SOGGETTIVI:

OGGETTIVI SOGGETTIVI

Si riferiscono all'OGGETTO della sentenza

ed alla CAUSA PETENDI. La cosa giudicata

infatti si forma su tale oggetto, nei limiti

della causa petendi (e non anche sulle

questioni eventualmente presentatesi in La cosa giudicata non fa stato che tra le sole

corso di causa e risolte incidenter tantum). parti, i loro eredi ed aventi causa: essa cioè

In giurisprudenza si afferma che DEVE ESSERE RICONOSCIUTA DA TUTTI,

l'accertamento su un punto di fatto o di MA I SUOI EFFETTI NON SI ESTENDONO

diritto che costituisce la premessa A TERZI.

necessaria della decisione definitiva, quando

sia comune ad una causa introdotta

posteriormente, preclude allora il riesame

della questione anche se il giudizio

successivo ha finalità diverse

ARBITRATO E METODI ALTERNATIVI DI

RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE (ADR)

La giustizia italiana è in una posizione critica: questo perché i processi risultano lunghi ed è

richiesto molto tempo per ottenere una sentenza di 1° grado. Oltre a cagionare un danno

all'economia, vista la quantità dei processi, la Corte di Giustizia UE ha contato numerose

condanne per IRRAGIONEVOLE DURATA. Per cercare di ridurre i tempi del processo, prende

spazio la giustizia privata, dunque ARBITRATO e ADR, avendo il vantaggio appunto di

RIDURRE L’ECCESSIVA DURATA DEI PROCESSI. Come svantaggi vi sono i COSTI

SUPERIORI RISPETTO ALLA GIUSTIZIA ORDINARIA. Tra le forme di giustizia privata

abbiamo:

ARBITRATO

 MEDIAZIONE/CONCILIAZIONE (in auge negli ultimi 5-6 anni)

 TRANSAZIONE

 PERIZIA

 ARBITRAGGI VARI (il più importante disciplinato dall'ART.1349 C.P.C.)

1. MEDIAZIONE/CONCILIAZIONE

Esse possono essere:

GIUDIZIALI O A seconda che avvengano davanti al giudice o al di fuori del

 processo

STRAGIUDIZIALI

FACOLTATIVA O È OBBLIGATORIA quando è condizione di procedibilità

 

OBBLIGATORIA per poter andare avanti al giudice

È FACOLTATIVA quando una delle parti può scegliere

 affinché si eviti di andare dinanzi al giudice

Grazie al DECRETO LEGISLATIVO 28/2010 (dove è stata introdotta la figura del

"MEDIATORE") queste forme di giustizia privata hanno ricevuto un forte sviluppo negli ultimi

anni; in particolare facciamo riferimento al PROCEDIMENTO DI MEDIAZIONE che si chiude

generalmente con un verbale di conciliazione, il quale può diventare titolo esecutivo. Ruolo

fondamentale del mediatore è CERCARE UN ACCORDO CONCILIATIVO TRA LE PARTI

facendo una sintesi delle posizioni, diversamente dall’ARBITRO, che ha funzione decisoria. Il

verbale di mediazione ha valore di SCRITTURA PRIVATA e può divenire titolo esecutivo in

caso di omologazione.

2. TRANSAZIONE (ART. 1965 S.S C.C.)

Questo istituto trae le proprie origini all'interno del C.C. e di conseguenza risulta essere la

forma antica più utilizzata ad oggi. E' UN CONTRATTO CON CUI LE PARTI, FACENDOSI

RECIPROCHE CONCESSIONI, PONGONO FINE O CERCANO DI PREVENIRE UNA LITE. La

transazione è possibile solo su DIRITTI DISPONIBILI (quali i diritti patrimoniali), e la forma

deve essere scritta ad probationem. La transazione:

È NULLA SE i diritti oggetto della transazione sono sottratti alla disponibilità

  delle parti, e può essere sempre fatta valere

è relativa ad un contratto illecito

PUÒ ESSERE è stata compiuta sulla base di documenti riconosciuti come falsi

 

ANNULLATA SE riguarda una lite già decisa con passaggio in giudicato anche se le

 parti non ne avevano conoscenza

NON PUÒ ESSERE errore di diritto per questioni oggetto tra le parti

 

ANNULLATA PER

NON PUÒ ESSERE lesione

 

IMPUGNATA PER

3. PERIZIA

La perizia è un istituto che trova fondamento nel diritto romano e ad oggi non vi sono norme

specifiche che rimandano a questa forma. Sostanzialmente È IL PROCEDIMENTO CON CUI IL

PERITO PONE FINE D UNA CONTROVERSIA TRA LE PARTI. Si caratterizza per il fatto che le

parti discutono non tanto sull'intero rapporto contrattuale, ma su una QUESTIONE SPECIFICA

del medesimo. Si può ricorrere alla perizia in caso di:

valutazione della qualità, per stabilire se una merce corrisponde a quella pattuita dal

 contratto;

nei contratti di assicurazione, per determinare il grado di invalidità di un soggetto;

 nei contratti internazionali, per valutare determinate clausole

Il PERITO è una figura che non concilia ma DECIDE SU UNA CONTROVERSIA FORNENDO

PARERI TECNICI essendo un tecnico.

4. ARBITRAGGIO (ART. 1349 C.C.)

L’arbitratore è un terzo soggetto diverso dalle parti che determina l’oggetto del contratto:

l’arbitraggio integra un CONTRATTO NON PERFETTO nei suoi elementi ma non decide

sull'esito di una lite, anche se può essere considerato uno strumento per la risoluzione delle

(pensiero del professore).

controversie Vi sono forme di arbitraggio introdotte negli ultimi

anni, quali:

ART. 37 D.LGS La norma prevede che qualora sorgano contrasti nella gestione di

 una S.R.L o di società di persone, gli amministratori potranno

N.5/2003 demandare la cognizione della controversia ad un arbitratore

fornendo indicazioni vincolanti.

ART. 64 D.LGS Qualora le parti non siano d'accordo sull'equo premio spettante al

 dipendente inventore, sarà prevista una forma di arbitraggio con

N.30/2005 C.P.I un collegio di 3 membri, il quale fornirà un parere vincolante sul

(PROPRIETÀ compenso (nonché l'oggetto della controversia) senza

INDUSTRIALE) condannare al pagamento.

5. ARBITRATO (ART. 806 S.S. C.P.C.)

L’ARBITRO è un PRIVATO CITTADINO, SENZA QUALIFICA DI GIUDICE poiché non ha

eseguito il concorso di magistratura, a cui VIENE AFFIDATO IL POTERE DECISIONALE SU

UNA CONTROVERSIA TRA PRIVATI. È' un soggetto imparziale e indipendente.

Per INDIPENDENZA si intende l'assenza di relazione con le parti, mentre

 l'IMPARZIALITÀ è una connotazione soggettiva che si riferisce all'assenza di preconcetti

 (e pregiudizi) riguardo alle parti.

Per legge, tra i requisiti troviamo la CAPACITÀ D'AGIRE. Nella scelta del medesimo, viene

lasciata ampia discrezionalità, ma generalmente per tecnicismi ci si affida alla figura degli

avvocati.

Le parti possono scegliere:

un UNICO ARBITRO

 un COLLEGIO ARBITRALE composto generalmente da 3 membri (o comunque di

 numero dispari) che decidono a maggioranza

Per quanto riguarda la NOMINA:

SE ARBITRO UNICO La scelta è congiunta e in caso di disaccordo ci si rivolge ad un

 organo terzo ed imparziale quale presidente della camera di

commercio o presidente dell'ordine degli avvocati.

SE COLLEGIO La clausola compromissoria prevede un meccanismo di nomina

 binario, vale a dire ciascuna parte nomina un arbitro e il terzo

ARBITRALE nominato congiuntamente o da terzo con funzione di presidente.

Quando si ha l'ARBITRATO MULTIPARTE, ogni soggetto non può nominare il proprio arbitro e

quindi si può ovviare al problema: (ad esempio 2 venditori a 4

raggruppando in due centri di interesse omogenei

 acquirenti)

qualora non fosse possibile il raggruppamento, gli arbitri saranno nominati da un terzo.

Sostanzialmente, l'arbitrato è uno strumento di risoluzione delle controversie alternativo

rispetto alla giustizia ordinaria. L'arbitrato NON È MAI OBBLIGATORIO perché violerebbe i

principi costituzionali contenuti negli ART.24 e 111 COST. e ART.25 COST. (Giudice naturale

precostituito). Ci si rivolge ad esso tramite ACCORDO, sottoscrivendo una clausola

compromissoria o un compromesso (il compromesso presuppone una lite già in essere).

La CLAUSOLA COMPROMISSORIA è contenuta in un contratto più ampio e deve essere

scritta. Gli effetti della clausola sono quelli di ESCLUDERE IL RICORSO AL GIUDICE

ORDINARIO, e deve essere accertata autonomamente rispetto alla validità del contratto in

cui è inserita. La clausola è soggetta a:

LIMITI SOGGETTIVI, perché può vincolare solo i soggetti che hanno sottoscritto il

 contratto

LIMITI OGGETTIVI, in quanto è relativa solo al contratto in cui è inserita.

NON SI PUÒ ARBITRARE CON RIFERIMENTO A DIRITTI INDISPONIBILI, così come non

possono essere soggette ad arbitrato le impugnazioni di delibere assembleari. Abbiamo

l’arbitrato:

RITUALE ED IRRITUALE Che si verificano in base al lodo

 DI DIRITTO E DI A seconda che applichino norme di diritto o equità

 EQUITÀ

AD HOC O Quello AD HOC si svolge negli uffici dei professionisti

 

AMMINISTRATIVO Quello AMMINSTRATIVO si svolge solitamente presso

 organismi arbitrali (cioè camere di commercio)

DOMESTICO O ESTERO Nel primo caso (DOMESTICO), se l’arbitrato è svolto

  in Italia si applicano le norme italiane, anche se le parti

sono straniere

Nel caso ESTERO, vi devono essere apposite sedi per

 radicare l'arbitrato -societario, giuslavoristico o

sportivo.

IL PROCEDIMENTO ARBITRALE

Rispetto al processo ordinario, l’arbitrato è un procedimento snello e deformalizzato, che

lascia alle parte un ampio limite di decisionalità. Il limite fondamentale è quello del

CONTRADDITTORIO, cioè il diritto alla difesa. Una differenza sostanziale con il processo

ordinario è la possibilità di NON AVVALERSI DELLA FIGURA DELL'AVVOCATO.

INTERVENTO DEI TERZI

È risaputo che L'ARBITRATO NECESSITA DEL CONSENSO E VINCOLA LE PARTI DEL

CONTRATTO. La RIFORMA DEL 2006 pone facoltà che un soggetto terzo intervenga

volontariamente nel procedimento o che venga interpellato dalle parti con il consenso di tutti

(ART. 816 QUINQUES C.P.C.). Il medesimo articolo configura due possibilità:

1. INTERVENTO ADESIVO DIPENDENTE Vedi riassunti parte generale

2. INTERVENTO DEL LITISCONSORTE Se un soggetto ha firmato la clausola

NECESSARIO compromissoria potrà sempre intervenire senza il

consenso delle parti, mentre se è estraneo deve

essere autorizzato

RAPPORTI CON IL GIUDIZIO ORDINARIO

Se È PRESENTE UNA CLAUSOLA COMPROMISSORIA e le parti, violandola, si

 presentano dinanzi al giudice, questo deve accertare la propria incompetenza.

Se invece NON È PRESENTE UNA CLAUSOLA COMPROMISSORIA e una delle parti

 aziona ugualmente l'arbitrato e l'altra eccepisce l'incompetenza degli arbitri allora, il

procedimento torna al giudice ordinario.

IL LODO

Il lodo può essere definito come un NEGOZIO GIURIDICO ASSIMILABILE AD UNA

SENTENZA CON CUI SI CONCLUDE UN ARBITRATO. Il principio generale è quello di poter

scegliere il termine entro cui gli arbitri devono pronunciare il lodo (per legge il termine

corrisponde a 240 giorni che inizia a decorrere con l'accettazione dell'ultimo arbitro), in

alternativa il termine può anche essere prorogato per volontà delle parti o degli arbitri. Il lodo

deve essere reso:

secondo diritto

 secondo equità

per iscritto e contenere i requisiti del collegio arbitrale e delle parti, nonché:

1. NOME DELLE PARTI

2. NOME DEGLI ARBITRI

3. SEDE DELL’ARBITRATO

4. DISPOSITIVO In esso si concentra la portata percettiva del lodo arbitrale in cui è

individuabile il vincitore della controversia

5. MOTIVAZIONI È l'iter logico giuridico che gli arbitri hanno seguito per raggiungere il

dispositivo

La decisione deve essere sottoscritta dagli arbitri, e poi il lodo viene consegnato alle parti.

Il lodo arbitrale rituale ha la STESSA EFFICACIA DELLA SENTENZA, e ai sensi dell'ART. 824

BIS. C.P.C. viene attribuita una natura giurisdizionale premettendo che debba derivare da un

atto negoziale come la clausola compromissoria. Per l’esecuzione, è necessario che venga

depositato presso la cancelleria del tribunale del luogo in cui l’arbitrato ha sede, affinché

venga omologato. Il decreto relativo all'esecuzione può essere reclamato di fronte alla corte

d'appello entro 30 giorni dalla comunicazione.

Il lodo arbitrale, in caso di errori, può essere corretto con il PROCEDIMENTO DI

CORREZIONE, e la correzione va chiesta entro 60 giorni dalla ricezione del lodo; e se gli

arbitri non provvedono, si presenta l’istanza al tribunale. Il lodo può essere impugnato anche

se non ne è avvenuto il deposito dinanzi alla Corte d’appello nella cui circoscrizione è stata

situata la sede dell’arbitrato (ART. 825 C.P.C.). Ci sono 3 TIPI DI IMPUGNAZIONE:

1. NULLITÀ Dopo la RIFORMA DEL 2006, il lodo non è impugnabile per la

violazione delle norme applicate alla controversia (con

eccezione all'ordine pubblico). La nullità può essere parziale o

totale.

2. REVOCAZIONE

3. OPPOSIZIONE DI

TERZO

È necessario evidenziare che vi sono dei vizi procedimentali che possono essere impugnati

(violazione del principio del contraddittorio).

I PROCEDIMENTI SPECIALI

I procedimenti speciali sono disciplinati nel LIBRO IV C.P.C.: essi sono disorganici tra di loro

ma accomunati dal carattere di specialità. Si classificano in 3 gruppi:

1. Procedimenti che offrono RITI DIFFERENZIATI con funzione e struttura di cognizione

che hanno caratteristiche sommarie (procedimento ingiuntivo e convalida di sfratto) o

(separazione, divorzio, ecc).

non sommarie

2. PROCEDIMENTI CAUTELARI E PROCEDIMENTI IN CAMERA DI CONSIGLIO

3. PROCEDIMENTI DI VARIO GENERE, tra cui il procedimento sommario di cognizione.

1. RITI DIFFERENZIATI

A. PROCEDIMENTO INGIUNTIVO

Il PROCEDIMENTO D’INGIUNZIONE è un procedimento di cognizione e di condanna,

che rientra tra quelli che Chiovenda (padre della disciplina processuale) chiama

accertamenti con prevalente funzione esecutiva perché, da un punto di vista funzionale,

devono conseguire il più rapidamente il titolo per l'esecuzione forzata. Si articola in due

fasi:

1) SENZA CONTRADDITTORIO Ad iniziativa di colui che si afferma come titolare

(PRIMA FASE) del diritto, e si conclude con il decreto ingiuntivo

pronunciato senza convocare l’altra parte; quindi

il debitore ingiunto non viene a conoscenza della

prima fase fino a che non gli viene notificato, e

se vuole difendersi bisogna passare alla seconda

fase.

2) CON CONTRADDITTORIO È eventuale e si instaura come un procedimento

(SECONDA FASE) di primo grado.

Le condizioni di ammissibilità del decreto ingiuntivo sono indicate nell’ART. 633 C.P.C.

1) Il decreto può essere usato solo per far valere un CREDITO, nel senso di diritto ad

ottenere una prestazione altrui. Il diritto deve riguardare un credito:

liquido

 certo

 esigibile

2) Per far valere il diritto di credito, deve esserci una PROVA SCRITTA per un rapido

(ad esempio le scritture contabili dell'imprenditore e i

riscontro dell'esistenza

registri della P.A.).

La domanda del procedimento d’ingiunzione avviene con RICORSO (e non tramite

citazione).

Mentre nella CITAZIONE sono presenti entrambi gli elementi della EDITIO ACTIONIS

(elementi della domanda) e della VOCATIO IN IUS (elementi per il giudizio del convenuto,

cioè invito a comparire e fissazione udienza), nel RICORSO invece si avrà solamente

l'EDITIO ACTIONIS. Il ricorso, deve essere depositato presso il GIUDICE COMPETENTE,

il quale decide se accogliere o rigettare la domanda. Il giudice può:

RIGETTARE, con decreto motivato, se non ci sono i requisiti indicati dalla legge, e

 in questo caso non si forma il giudicato.

ACCOGLIERE la domanda, quando il decreto motivato ingiunge al debitore il

 pagamento o la consegna della cosa entro 40 giorni. Se l’intimato risiede in uno

stato dell’UE il termine è di 50 giorni, se risiede in altri stati è di 60 giorni. Entro 40

giorni può essere fatta dall’intimato, opposizione al decreto ingiuntivo: se il termine

trascorre senza l’opposizione, si procede ad esecuzione forzata, salvo ci che si dirà

sulla provvisoria esecutività.

La PROVVISORIA ESECUTIVITÀ attribuisce efficacia al decreto in modo tale da avviare

il procedimento di espropriazione. La provvisoria esecutività può verificarsi:

a) QUANDO IL CREDITO È FONDATO SU CAMBIALE, ASSEGNO BANCARIO O

ATTO RICEVUTO DA NOTAIO;

b) NEL CASO DI GRAVE PREGIUDIZIO NEL RITARDO

c) NEL CASO IN CUI IL DEBITO SIA STATO RICONOSCIUTO DALL’INGIUNTO

In seguito alla pronuncia del decreto ingiuntivo, vi è la notificazione, che deve avvenire

entro 60 giorni, altrimenti perde efficacia.

OPPOSIZIONE AL DECRETO INGIUNTIVO

Tramite la NOTIFICAZIONE DEL DECRETO INGIUNTIVO, l'ingiunto viene a conoscenza

del fatto che è stato ottenuto appunto un decreto ingiuntivo nei suoi riguardi.

L’opposizione è OPZIONALE e si può proporre con citazione davanti all’ufficio giudiziario

a cui appartiene il giudice che ha emesso il decreto che deve essere notificato al

ricorrente. Allo stesso tempo l'UFFICIALE GIUDIZIARIO NOTIFICA L'OPPOSIZIONE AL

cancelliere affinché venga presa nota sul decreto originale (ART. 645 C.P.C.). In seguito

all’opposizione, il giudizio si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti

al giudice adito (ART.645 COMMA 2 C.P.C.). Emergono 2 scenari:

1) se non è proposta l’opposizione entro 40 giorni, il giudice che ha pronunciato il

decreto, lo dichiara esecutivo (ART. 647 C.P.C.).

2) Nel caso in cui l’ingiunto si opponga, e il decreto non sia stato dichiarato

provvisoriamente esecutivo, si vuole evitare che l'opposizione sia dovuta a un

tentativo di ritardo al passaggio in giudicato. Pertanto, il giudice istruttore:

può CONCEDERE CON ORDINANZA NON IMPUGNABILE L'ESECUZIONE

 PROVVISORIA DEL DECRETO, nel caso in cui l'opposizione non sia fondata

su prova scritta o pronta soluzione.

Può SOSPENDERE L'ESECUZIONE PROVVISORIA, CON ORDINANZA NON

 IMPUGNABILE qualora ricorrano gravi motivi e su istanza dell'opponente (la

valutazione dei gravi motivi è rimessa alla discrezionalità del giudice).

I possibili esiti dell'opposizione sono:

1) CONCILIAZIONE DELLE Il giudice con ordinanza non impugnabile dichiara

PARTI l'esecutorietà del decreto o riduce la somma del

credito stabilita.

2) RIGETTO

3) ACCOGLIMENTO Comporta la revoca o la perdita d'efficacia del decreto

DELL’OPPOSIZIONE ingiuntivo in tutto o in parte.

B. IL PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI SFRATTO

E’ un PROCEDIMENTO DI COGNIZIONE E DI CONDANNA, caratterizzato anch’esso

dalla funzione di conseguire il più rapidamente possibile un titolo esecutivo. L’oggetto

del diritto è il RILASCIO DI UN IMMOBILE a favore del locatore o del concedente in

conseguenza del termine o della risoluzione del contratto di locazione, affitto.

Anche in questo caso devono essere rispettati i DIRITTI DI DIFESA DEL CONVENUTO e

il PRINCIPIO DEL CONTRADDITTORIO. E’ un procedimento facoltativo e alternativo

rispetto al rito locatizio. E’ necessario che ci sia l’INTERESSE AD AGIRE, intesa come

tutela giurisdizionale per la tutela di un diritto. L’atto introduttivo ha un duplice

contenuto:

PROCESSUALE

 SOSTANZIALE, cioè di impedire il rinnovo del contratto.

LO SFRATTO PUÒ ESSERE INTIMATO PER FINITA LOCAZIONE prima o dopo lo

scadere del contratto (ART. 657 COMMA. 2 C.P.C.) o per morosità (ART. 658 C.P.C.).

L’INTIMAZIONE DI LICENZA è quel procedimento con cui il locatore intima il rilascio

dell’immobile, manifestando prima della scadenza del contratto, la volontà di non

rinnovarlo, e di riottenere quindi, al termine, la disponibilità del bene. L’atto introduttivo

della convalida (ART. 163 C.P.C.) è un atto di citazione, che deve essere notificato entro

20 giorni.

Se l’attore, l’intimante, non compare in prima udienza, l’atto di citazione perde

 d’efficacia.

Se l’intimante non compare o non si oppone, il giudice convalida lo sfratto e appone

 la formula esecutiva.

L’ordinanza quindi passa IN GIUDICATO e diventa definitiva, e si intima di lasciare

l’immobile. Se l’intimato si oppone alla convalida, il rito sommario diventa ordinario.

Se l’opposizione NON È FONDATA SU PROVA SCRITTA, il giudice pronuncia

 un’ordinanza di rilascio immediato.

Se l'opposizione È FONDATA SU PROVA SCRITTA, l’ordinanza non viene pronunciata

 e avviene la trasformazione del rito.

Lo sfratto può verificarsi anche in caso di MANCATO PAGAMENTO DEL CANONE

D’AFFITTO, chiedendo l’ingiunzione di pagamento per gli eventuali canoni scaduti.

2. PROCEDIMENTI CAUTELARI E PROCEDIMENTI IN CAMERA DI

CONSIGLIO

A. LA TUTELA CAUTELARE (ART. 669 BIS C.P.C.)

I PROCEDIMENTI CAUTELARI sono procedimenti speciali disciplinati NEL LIBRO IV

C.P.C., e sono diretti ad assicurare il risultato dei procedimenti di cognizione o

"il tempo non

esecuzione svolgendo una funzione strumentale. Secondo CHIOVENDA

deve tornare a danno dell'attore che ha ragione", cioè il protrarsi nel tempo di alcune

situazioni può andare a scapito dell'attore e dunque sarà necessaria una tutela

Per esempio: quando si parla di un bene che rischia di

provvisoria (la tutela cautelare).

subire pregiudizi, sarà necessaria una tutela cautelare volta ad integrare il bene stesso

dall'inizio alla fine del processo. E’ possibile richiedere la tutela in due momenti:

1) DURANTE IL GIUDIZIO DI MERITO

2) ANTE CAUSAM quindi prima dell’avvio del giudizio di

merito

La funzione della tutela cautelare può essere CONSERVATIVA e ANTICIPATORIA.

Affinchè possano essere concessi i provvedimenti cautelari, devono esserci 2 REQUISITI:

FUMUS BONI Quindi l’esistenza del diritto che si vuole far valere, la

 fondatezza della domanda.

JURIS

PERICULUM IN Quindi il probabile verificarsi di un pericolo che potrebbe

 derivare all'attore a causa della durata del processo.

MORA

IL PROCEDIMENTO DEL PROCESSO CAUTELARE UNIFORME

È disciplinato dagli ART. 669 BIS e 669 QUATERDECIES C.P.C. introdotti dalla LEGGE

353/1990. La domanda cautelare si chiede con RICORSO al giudice competente e

contiene solo l’EDITIO ACTIONIS (non la vocatio in ius come nella citazione). Il ricorso

viene depositato in CANCELLERIA, successivamente il giudice fissa l’udienza con

decreto, che viene messo in calce al ricorso e poi notificato alla controparte. IL

RICORSO DEVE CONTENERE L’INDICAZIONE DELLA CAUSA DI MERITO,

ALTRIMENTI È NULLO. La competenza ANTE CAUSAM spetta al giudice che sarebbe

competente a conoscere il merito della controversia (se il giudice è il giudice di pace, la

domanda si fa al tribunale). La competenza in corso di causa spetta al giudice cui pende

la causa di merito (ART. 669 QUATER C.P.C.). Bisogna specificare che ai sensi dell'ART.

818 C.P.C., gli arbitri (dell'arbitrato) non possono concedere sequestri né altri

provvedimenti cautelari salvo diversa disposizione di legge. Il giudice, sentite le parti e

omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede con ordinanza di rigetto

o accoglimento della domanda (ART. 669 SEXIES C.P.C.). Lo schema da seguire è:

RICORSO,

 DEPOSITO IN CANCELLERIA

 DECRETO

 NOTIFICA

In sede cautelare, il mezzo di prova più utilizzato è la PROVA DOCUMENTALE. Il

procedimento si conclude con:

1) ACCOGLIMENT Il giudice deve concedere il provvedimento richiesto

O dall’attore, e l’ordinanza di accoglimento deve fissare un

termine previsto perentorio non superiore a 60 giorni per

l’inizio del giudizio di merito.

2) RIGETTO A sua volta può basarsi su:

INCOMPETENZA

 DIFETTI PROCESSUALI

 MERITO

Nel nostro ordinamento abbiamo:

1) SEQUESTRO CONSERVATIVO

2) SEQUESTRO GIUDIZIARIO

3) SEQUESTRO LIBERATORIO

1) SEQUESTRO CONSERVATIVO (ART. 671 C.P.C.)

È essenziale partire dall'analisi dell'ART. 2740 C.C. che disciplina il principio della

"il debitore risponde

RESPONSABILITÀ PATRIMONIALE DEL DEBITORE:

dell'adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri" . Esso

consiste nel garantire la garanzia patrimoniale per ASSICURARE LA FRUTTUOSITÀ

DELL’EVENTUALE ESPROPRIAZIONE FORZATA SUI BENI DEL DEBITORE (è uno

spossessamento anticipato dei beni, destinati alla futura soddisfazione del credito).

L’ART. 492 C.P.C. disciplina il PIGNORAMENTO: è l’atto con cui ha inizio

l’espropriazione forzata e consiste nell'atto di ingiunzione che l'ufficiale giudiziario

pone al debitore nell'astenersi da ogni atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito,

i beni ad essi assoggettai ed i frutti di essi, con l'avvertimento che qualsiasi atto

compiuto su di esso sarà invalido.

Il sequestro conservativo comporta un PIGNORAMENTO ANTICIPATO, dunque

avviene una conversione come dimostrato dall'ART.686 C.P.C. che la disciplina. Se i

beni sequestrati sono stati oggetto di esecuzione da parte di altri creditori, il

sequestrante partecipa con essi alla distribuzione della somma ricavata. Vi sono

limitazioni ai beni sequestrabili.

NON SONO PIGNORABILI SONO PIGNORABILI

BENI MOBILI

 BENI IMMOBILI

ANELLO NUZIALE

 CREDITI (TITOLO DI

LETTO NUZIALE

 CREDITO/ TITOLI

BENI DEMANIALI

 AZIONARI/ CONTO

CORRENTE)

La FINALITÀ del sequestro conservativo è duplice:

RENDE INEFFICACI nei confronti del creditore sequestrante gli atti di

 disposizione del bene compiuti dal debitore dopo il sequestro.

GARANTISCE CON LA CUSTODIA, la permanenza del bene nel patrimonio del

 debitore.

L’ART. 671 C.P.C. afferma che il giudice autorizza il sequestro conservativo di beni

mobili, beni immobili del debitore o somme e cose a lui dovute nei limiti a cui la legge

ne permette il pignoramento se il creditore ne ha fondato timore di perdere garanzia.

Il fondato timore è il PERICULUM IN MORA del sequestro conservativo e si accompagna

a seconda delle situazioni al FUMUS BONI IURIS.

2) SEQUESTRO GIUDIZIARIO (ART. 670 C.P.C.)

Vi sono 2 tipologie di sequestro giudiziario:

GIUDIZIARIO DI BENI GIUDIZIARIO DI PROVE

Beni mobili, beni immobili, aziende o Libri, registri, documenti e altri elementi

altre universalità dei beni quando ne è di prova, quando è controverso il diritto

controversa la proprietà od il possesso all'estinzione o comunicazione ed è

ed è opportuna la custodia e gestione opportuno provvedere alla custodia

temporanea temporanea

La finalità di entrambi i sequestri (conservativo e giudiziario) è conservativa, ma nel

caso di:

1) SEQUESTRO Si mira a proteggere il diritto di credito per evitare

CONSERVATIVO che con il tempo venga ridotto.

2) SEQUESTRO Indica specificatamente il bene oggetto del sequestro

ed è onere di prova. Il sequestro giudiziario deve

GIUDIZIARIO essere chiesto ante causam e non è necessaria che

la controversia davanti al giudice sia già pendente.

B. PROCEDIMENTI IN CAMERA DI CONSIGLIO

Secondo l'opinione prevalente, i procedimenti camerali sono quelli medianti i quali viene

esercitata la c.d. VOLONTARIA GIURISDIZIONE in quanto non vi è una controversia da

risolvere, ma un NEGOZIO O UN AFFARE DA GESTIRE che per numerosi motivi,

richiede l'intervento partecipativo di un terzo estraneo ed imparziale.

In tali atti la volontà del giudice si affianca a quella del soggetto privato, consentendone

la formazione. I principali procedimenti in camera di consiglio sono:

1) NOMINA CURATORE DELLO SCOMPARSO

2) I PROVVEDIMENTI RELATIVI A MINORI E INCAPACI

3) I PROVVEDIMENTI PER L'APERTURA DI SUCCESSIONI

4) APPOSIZIONI E RIMOZIONI DEI SIGILLI

5) FORMAZIONE DELL'INVENTARIO

I PROVVEDIMENTI D’URGENZA (TUTELA CAUTELARE ATIPICA) (ART. 700

C.P.C.)

Chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente, per far valere il suo

diritto in via ordinaria, questo possa essere minacciato da giudizio imminente, può

richiedere al giudice i PROVVEDIMENTI D’URGENZA più idonei per la situazione. Il

giudice potrà autorizzare il provvedimento d’urgenza tutte le volte in cui NON CI SONO

LE CONDIZIONI PER OTTENERE UN ALTRO TIPO DI PROVVEDIMENTO CAUTELARE.

Il provvedimento d’urgenza è una TUTELA CAUTELARE ATIPICA, ma questo non fa

venir meno il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. I requisiti per

la pronuncia sono anche qui:

il FUMUS BONI IURIS

 il PERICULUM IN MORA

 la MANCANZA DI UNA MISURA CAUTELARE TIPICA.

I PROCEDIMENTI DI ISTRUZIONE PREVENTIVA (ART. 692 S.S C.P.C.)

Si tratta di diversi procedimenti cautelari che consentono l’ASSUNZIONE DI MEZZI DI

PROVA:

PRIMA dell’avvio del giudizio di merito, quindi ante causam

 oppure DOPO l'avvio del giudizio di merito

Per quanto riguarda i mezzi di prova ci riferiamo a:

PROVE TESTIMONIALI

 CONSULENZA TECNICA

 ISPEZIONE GIUDIZIALE

Anche questi si caratterizzano per il PERICULUM IN MORA, infatti si teme che nel

tempo intercorrente per arrivare alla fase istruttoria nel processo di cognizione, possano

venir meno le condizioni su cui deve essere svolta consulenza o ispezione. Essi sono

cautelari perché:

hanno lo scopo di TUTELARE L’ESITO DI UN ALTRO PROCEDIMENTO, quello

 ordinario di cognizione

sono SOMMARI

 sono PROVVISORI

Ci sono DUE PROVE CHE NON POSSONO ESSERE ASSUNTE IN VIA ANTICIPATA

RISPETTO ALL’ISTRUTTORIA:

GIURAMENTO DECISORIO

 INTERROGATORIO FORMALE

Anche questa misura cautelare richiede il FUMUS BONI IURIS e il PERICULUM IN MORA.

LA PROVA DEVE ESSERE AMMISSIBILE E RILEVANTE. L’istanza si richiede con

ricorso al giudice che sarebbe competente per la causa di merito, e in casi eccezionali si

può proporre al tribunale del luogo in cui la prova deve essere assunta. Il RICORSO

deve contenere:

l’indicazione dei motivi dell’urgenza

 fatti su cui debbono essere interrogati i testimoni

 l’esposizione sommaria delle domande

 eccezioni alle quali la prova è preordinata

I PROCEDIMENTI POSSESSORI E LE DENUNCE (ART. 1168 S.S. C.C. E ART.

703 S.S. C.P.C.)

Una delle azioni possessorie è disciplinata dall’ART. 1168 C.C., cioè l’AZIONE DI

“violentemente o

REINTEGRAZIONE, che viene concessa a colui che è stato

occultamente spogliato del possesso e che può, entro l’anno dal sofferto spoglio,

chiedere contro l’autore la reintegrazione del possesso”. L'azione è concessa non solo al

possessore della cosa ma anche al detentore.

L’AZIONE DI MANUTENZIONE (ART. 1170 C.C.) serve per fare cessare le molestie nel

“chi è stato molestato nel possesso di un immobile, o di un’universalità di beni

possesso:

mobili può, entro l’anno dalla turbativa, chiedere la manutenzione”.

Le domande di reintegrazione e manutenzione si propongono con RICORSO AL

GIUDICE COMPETENTE. Il procedimento possessorio, grazie alla LEGGE 80/2005, si

articola in 2 fasi:

1° FASE Caratterizzata da accertamento sommario


PAGINE

98

PESO

262.73 KB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche dell'impresa e della pubblica amministrazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vanessina18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Corsini Filippo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto processuale civile

Riassunto di Processuale Civile, prof. Filippo Corsini, libri consigliati M.Bove + Compendio Simone (parte generale) e G.Verde (parte speciale)
Appunto
Appunti delle lezioni di Diritto Processuale Civile del Prof. Filippo Corsini, Anno Accademico 2014/2015
Appunto
Diritto amministrativo- prof Maria Cristina Santini-Appunti lezioni
Appunto
Riassunto esame Filosofia del diritto, prof. Belvisi, libro consigliato Filosofia del diritto, Jhering
Appunto