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Se non c'è stata richiesta di discussione, la decisione viene assunta senza contatti con le parti, con

deliberazione in camera di consiglio secondo le modalità di cui all'articolo 276 c.p.c. (con decisione

graduale delle questioni in base a rotazione) e deposito della sentenza entro 60 giorni dalla scadenza

del termine per il deposito delle memorie di replica (art. 275 c.p.c.). Se c'è stata richiesta di

discussione, il presidente fissa, con decreto, la data dell'udienza, da tenersi entro 60 giorni e nella

quale, dopo la relazione avviene la discussione e, subito, la deliberazione in camera di consiglio (artt.

275 e 276 c.p.c.).La disciplina della deliberazione (per ogni caso di decisione collegiale, con o senza

discussione) configura la decisione graduale delle questioni e la votazione; poi la stesura e la

sottoscrizione del dispositivo; mentre la stesura della sentenza, con la motivazione, è effettuata in

seguito dall'estensore (perlopiù, il relatore) in una minuta che, previa rilettura collegiale, è sottoscritta

dal presidente e dall'estensore. Segue poi il deposito in cancelleria con la pubblicazione, nel termine

di 60 giorni.

56. I diversi provvedimenti dell'organo giudicante in relazione al loro contenuto. A) sentenze definitive

e non definitive.

L'organo decidente -che è investito di tutta la causa- incomincia la sua attività decisoria con l'esame

delle questioni pregiudiziali di rito e di merito e quindi passando al merito in senso proprio, previo

riesame della valutazione del giudice istruttore circa la maturità della causa per la decisione (con

eventuale rimessione l'istruttore con ordinanza) e alla decisione del merito con la pronuncia sulle

spese. L'organo deve, tendenzialmente, definire il giudizio pronunciando sentenza definitiva (art. 277,

1° comma c.p.c.), ma può limitare la pronuncia ad alcune domande (art. 277, 2° comma) come anche

decidere sul solo "an"(condanna generica) ai sensi dell'articolo 278 c.p.c. così pronunciando sentenza

non definitiva. Più precisamente l'organo decidente pronuncia sentenza definitiva nei casi di cui

all'articolo 279, comma, n.1 (quando si pronuncia in senso ostativo su questioni pregiudiziali di rito), 2

(quando si pronuncia in senso ostativo su questioni preliminari di merito), 3 (quando pronuncia su tutto

il merito); mentre pronuncia sentenza non definitiva nei casi di cui all'articolo 279,2° comma, n.4

(quando dispone la prosecuzione dell'istruttoria) e n°5 (quando decide solo alcune delle cause fino a

quel momento riunite: ma se c'è provvedimento di separazione ex articolo 103, 2° comma o 104, 2°

comma o la pronuncia sulle spese, la sentenza è -sulla causa separata e decisa- definitiva).

57. B) Le ordinanze dell'organo giudicante. Rinnovazione di prove.

I provvedimenti per l'eventuale ulteriore istruzione sono dati dall'organo giudicante con separata

ordinanza (art. 279, 3° comma c.p.c.)che è revocabile e non può pregiudicare l'esito della causa (art.

279, 4° comma c.p.c.); la suddetta ordinanza è immediatamente efficace ma se è proposto l' appello

immediato contro la sentenza non definitiva, il giudice istruttore può, su istanza concorde le parti,

sospendere l'istruttoria (art. 279, 4° comma c.p.c.).

58. L'efficacia della sentenza e presupposti per efficacia.

Con la pubblicazione la sentenza acquista piena efficacia ufficiale, con l'esaurimento di poteri del

mentre la sua

giudice sulla causa e con l'acquisizione dell'attitudine all'impugnazione;

incontrovertibilità avviene soltanto col suo passaggio in giudicato. Qualora si tratti di sentenza

costitutiva, solo col passaggio in giudicato produrrà il suo effetto costitutivo, modificativo o estintivo;

così come la sentenza di accertamento con riguardo all'effetto suo proprio. Ma l'efficacia esecutiva

(propria in primo luogo, della condanna) spetta già per legge, alla sentenza di primo grado, che è

quindi provvisoriamente esecutiva (art. 282 c.p.c.) salva la sospensione dell'esecutività

(dell'esecuzione eventualmente iniziata), da parte del giudice di appello quando ricorrano gravi motivi

(art. 283 c.p.c.) e salvi patti di astensione temporanea dall'esecuzione (pactum de non eseguendo). Il

termine per l'eventuale impugnazione (la cui perdurante possibilità impedisce giudicato) decorre dalla

sua notificazione a cura della parte a cui interessa il passaggio in giudicato (salvo il c.d. termine lungo,

che, in assenza di notificazione decorre dalla pubblicazione).

59. La correzione delle sentenze e delle ordinanze.

La correzione delle omissioni e degli errori materiali o di calcolo è uno strumento abbreviato di tipo

amministrativo per eliminare errori che non investono il giudizio, ma solo la sua estrinsecazione. Il

potere di questa correzione, secondo l’art. 287 c.p.c.) appartiene allo stesso giudice che ha

pronunciato la sentenza se non è appellata (giacché altrimenti il potere spetterebbe al giudice

dell'appello) a istanza di tutte le parti (nel qual caso il giudice provvede senz'altro con decreto: art.

288, 1° comma c.p.c.) o di una sola parte, nel qual caso occorre l'istallazione del contraddittorio, a

mezzo di decreto del presidente (o del giudice unico che fissa l'udienza). All'udienza l'organo

decidente, nel contraddittorio delle parti, provvede con ordinanza, la cui notificazione fa decorrere un

nuovo termine per l'impugnazione delle sole parti corrette (art. 288, 2° e 4° comma).

CAPITOLO VI: LE VICENDE ANORMALI DEL PROCESSO

60. Riunione, separazione e trasferimento dei procedimenti.

Se per la stessa causa pendono diversi procedimenti davanti allo stesso giudice istruttore o davanti

allo stesso ufficio giudiziario, l'istruttore (o il presidente) provvedono alla riunione dei procedimenti

(art. 273 c.p.c.). Se pendono cause connesse davanti allo stesso istruttore o allo stesso ufficio

giudiziario, provvedono ugualmente l'istruttore o il presidente; ma qui la legge non impone la riunione,

ma prevede soltanto i provvedimenti opportuni, con riferimento all'opportunità (o meno) della riunione

(art. 174 c.p.c.) restando comunque salva la possibilità della successiva separazione ex articolo 103,

2° comma e 104, 2° comma c.p.c. La separazione delle azioni, cumulate nello stesso processo, può

essere disposta dal giudice istruttore o dal collegio: quando v’è istanza di tutte le parti o quando la

continuazione della loro riunione ritarderebbe o renderebbe gravoso il processo.

61. Il processo in contumacia.

Ricordando che le parti sono già tali, l'una per aver proposto la domanda e l'altra per essere stata

regolarmente citata, ricordiamo che esse non sono obbligate ma solo onerate alla partecipazione

attiva al processo che si concreta nella loro costituzione, e che può anche non avvenire. La mancata

costituzione di una delle parti, come sua inattività unilaterale, dà luogo alla contumacia che va

dichiarata previa verifica dei suoi presupposti. La contumacia è una situazione di fatto che diviene di

diritto con la dichiarazione di contumacia, la cui mancanza non è, per se stessa, motivo di nullità. La

disciplina del processo in contumacia è ispirata dalla funzione di limitare il pregiudizio che il

contumace subisce per effetto della sua assenza. I presupposti per la dichiarazione di contumacia

sono: a) in caso di mancata costituzione dell'attore la dichiarazione del convenuto, di voler continuare

nel processo; mancando questa dichiarazione, la causa va cancellata (art. 290 c.p.c.); b) in caso di

mancata costituzione del convenuto, il giudice all'udienza di prima comparizione verifica d'ufficio la

regolarità della notificazione della citazione e, se rileva un vizio, ne dispone la rinnovazione (art. 291

c.p.c.) per un'udienza successiva nella quale, in caso di protratta mancata costituzione, dichiarerà la

contumacia. Al contumace vanno notificati personalmente l'ordinanza che ammette l'interrogatorio

formale o il giuramento nonchè gli atti contenenti domande nuove o riconvenzionali, se ammissibili

(art. 292 c.p.c.). Il contumace può costituirsi tardivamente fino all'udienza di rimessione in decisione

(art. 293, 1° e 2° comma c.p.c.) può disconoscere le scritture private prodotte contro di lui (art. 293,3°

comma c.p.c.), mentre, con riguardo alle preclusioni maturate nei suoi confronti, può chiedere la

rimessione in termini, se dimostra la nullità della notificazione o altra causa di impedimento a lui non

imputabile; il giudice provvede con ordinanza, eventualmente previe prove sulla non imputabilità

dell'impedimento (art. 294 c.p.c.). Gli effetti della dichiarazione di contumacia sono limitati al grado.

62. La sospensione del processo (artt. 295-298 c.p.c.).

La sospensione è una arresto temporaneo, ma totale dell'iter processuale; a seguito di un

provvedimento idoneo la sospensione può essere: a) volontaria, su istanza concorde delle parti, per

non più di quattro mesi (art. 296 c.p.c.); b) oppure necessaria per pregiudizialità, quando la decisione

della causa dipende dalla soluzione di altra controversia che pende davanti allo stesso o ad altro

giudice (art. 295 c.p.c.). La sospensione è necessaria nel senso che non presuppone alcuna

valutazione di opportunità, ma solo la sussistenza del rapporto di pregiudizialità. Dal che consegue

l'estraneità al sistema della sospensione facoltativa. Può essere evitata nei limiti in cui è possibile

decisione della pregiudiziale incidenter tantum o quando sia possibile la riunione che, tra l'altro, non è

più impedita dall'eventuale differenza di riti. La sospensione è disposta dall'organo decidente (ma la

cassazione è possibilista anche rispetto a provvedimenti dell'istruttore) con provvedimento che,

secondo la cassazione, è un'ordinanza e che è impugnabile col regolamento di competenza (art. 42

c.p.c.) se dispone la sospensione. Se sulla questione pregiudiziale è già intervenuta una sentenza

(che, se non è passata in giudicato, non è vincolante), il giudice può anche non sospendere,

giudicando liberamente (art. 337, 2° comma c.p.c.). Durante la sospensione non possono compiersi

atti del processo tranne quelli urgenti. Una figura particolare di sospensione è prevista per l'ipotesi che

venga sollevata (anche d'ufficio) una questione di illegittimità costituzionale, che il giudice ritenga non

manifestamente infondata, con valutazione che spetta all'organo che dovrebbe applicare la norma

sospetta. L'eventuale sospensione (con rimessione degli atti alla corte costituzionale) durerà fino alla

pronuncia di quest'ultima; la quale pronuncia, se è di accoglimento, rende inapplicabile la norma in

qualsiasi giudizio dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza della corte; e se è di rigetto

esaurisce i suoi effetti nel processo in corso. Per la ripresa dopo sospensione, se non c'è udienza

previamente fissata, la parte interessata alla prosecuzione è onerata a proporre, non oltre 10 giorni

prima della scadenza dei termini di sospensione (sei mesi dalla conoscenza della cessazione della

causa di sospensione), ricorso al presidente della fissazione dell'udienza. Il decreto, steso in calce al

ricorso, è notificato alle altre parti.

63. L'interruzione del processo la sua riassunzione (artt. 299-305 c.p.c.).

L'interruzione del processo consiste, come la sospensione, nell'arresto dell'iter processuale ma sono

diverse le cause (eventi che compromettano l'effettività del contraddittorio) e diversa la funzione

(evitare pregiudizi che potrebbero derivarne per la parte colpita dall'evento). Gli eventi interruttivi

possono riguardare la parte o il difensore. Gli eventi che possono colpire la parte (elencati nell'art. 299

c.p.c.) sono: 1. La morte della parte; 2. La perdita della capacità processuale della parte; 3. La morte o

la perdita della capacità processuale del rappresentante legale (ma non di quello volontario); 4. La

cessazione della rappresentanza legale. Gli eventi che colpiscono il difensore, elencati nell’art. 301

c.p.c., sono: la sua morte, radiazione o sospensione dall'albo (esclusa la revoca della procura, la

rinuncia o la cancellazione volontaria dall'albo).

a) prima della sua costituzione, l'interruzione è automatica (salva la

A) se l'evento colpisce la parte:

costituzione spontanea o la citazione in riassunzione di coloro ai quali spetta proseguire il giudizio)

(art. 299 c.p.c.); sicchè il provvedimento del giudice ha portata solo dichiarativa; b) dopo la

costituzione mezzo di difensore-procuratore, l'interruzione si verifica solo se e quando questo lo

dichiara in udienza o lo notifica, salva costituzione spontanea o la riassunzione di coloro ai quali

spetta proseguire il processo (art. 300 c.p.c.); in mancanza di tale dichiarazione o notifica il processo

prosegue nei confronti della parte che ha subito l'evento, ancorchè defunta o estinta, ma

processualmente ancora in vita (se invece la parte si fosse costituita personalmente, l'interruzione

sarebbe automatica). Se l'evento si verifica dopo che, avvenuta la rimessione in decisione, siano

scaduti termini per il deposito delle memorie di replica, rimane privo di effetti salvo il caso della

riapertura dell'istruzione (art. 300, 5° comma c.p.c.). Se si verifica durante il termine per impugnare

interrompe detto termine (art. 328 c.p.c.).

B) se l'evento colpisce il difensore-procuratore, l'interruzione è automatica (art. 301 c.p.c.) e la

prosecuzione del processo avviene solo con la costituzione in udienza delle persone alle quali spetta

proseguire il giudizio o con la loro citazione in riassunzione. Se non è fissata alcuna udienza, la parte

interessata è onerata a chiedere la fissazione con ricorso al giudice al presidente, che fissa l’udienza

con decreto in calce al ricorso, da notificarsi personalmente a coloro che debbono costituirsi per la

prosecuzione; ciò nel termine perentorio, a pena di decadenza, di 6 mesi dalla conoscenza

dell'interruzione.

64. L'estinzione del processo.

Funzione dell'estinzione del processo è quella di evitare la sua prosecuzione quando l'accordo delle

parti o la loro inerzia o il loro comportamento concludente ne rivela l'inutilità. a) L'estinzione per

rinuncia agli atti (art. 306 c.p.c.)presuppone che questa sia accettata dalle parti costituite che

potrebbero avere interesse alla prosecuzione. Le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione vanno

compiute dalle parti personalmente (o da loro mandatari speciali) all'udienza o con atti sottoscritti dalle

parti e notificati. b) l'estinzione per inattività delle parti (art. 307 c.p.c.) opera in applicazione del

principio dell'impulso di parte attraverso la tecnica di termini acceleratori perentori. Se nessuna delle

parti si è costituita (sicchè la causa non è mai stata iscritta), o se il giudice ha ordinato la

cancellazione dal ruolo l'estinzione si verifica se la causa non è riassunta nel termine perentorio di un

anno, durante il quale la causa resta in quiescenza. La riassunzione avviene con la comparsa di cui

all'articolo 125 disp.att., che ha le caratteristiche della citazione, da notificarsi al procuratore costituito

o altrimenti alla parte personalmente. L'estinzione si verifica, invece immediatamente nei casi di cui

all'articolo 181, 2° comma (assenza alla prima udienza dell'attore costituito in mancanza di richiesta

del convenuto di procedere e previa fissazione di altra udienza) e all'articolo 290 (contumacia

dell'attore senza richiesta del convenuto di procedere) nonché nei casi richiamati dall'articolo 307, 3°

comma (mancata osservanza dei termini perentori specificamente previsti).

65. Dichiarazione di effetti dell'estinzione.

L'estinzione opera di diritto, ma non è rilevabile d’ufficio e deve essere eccepita dalla parte interessata

prima di ogni altra difesa (art. 307, 4° comma c.p.c.): il che significa che, fermo l’operare di diritto, il

processo rivive se l'eccezione non è proposta tempestivamente. L'estinzione è dichiarata con

sentenza se pronunciata dal organo decidente collegiale; se invece è pronunciata dal istruttore,

assume la forma dell'ordinanza reclamabile al collegio. Se invece è dichiarata dal giudice monocratico

è, in quanto avente natura di sentenza, appellabile o, se dichiarata in sede di appello, ricorribile in

cassazione. Il collegio, previo eventuale scambio di memoria, si pronuncia in camera di consiglio.

(art. 310, 1° comma), che può essere riproposta

L'estinzione del processo non estingue l'azione

purché non sia già stata pronunciata sentenza sul merito, che passerebbe in giudicato, anche se non

definitiva. Le sentenze eventualmente pronunciate sul rito restano inefficaci in futuri giudizi, comprese

quelle sulla competenza, salvo che siano state pronunciate dalla cassazione in sede di regolamento di

competenza (art. 310, 2° comma) nel qual caso manterrebbero la loro efficacia in un'altro eventuale

giudizio. Le prove raccolte nel processo estinto sono valutate dal giudice di un eventuale altro

processo ai sensi dell'articolo 116, 2° comma c.p.c. La cessazione della materia del contendere -per

la quale non è prevista una autonoma via processuale per la fine del processo- è solo il riflesso

processuale del mutamento della situazione sostanziale nel senso del venir meno della ragione del

giudizio; del che la sentenza può dare atto.

CAPITOLO VII: PARTICOLARITA' DEL PROCESSO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE

66. La soppressione dell'ufficio del pretore e l'eliminazione delle disposizioni comuni ai procedimenti

davanti al pretore e al giudice di pace.

67. La disciplina del procedimento davanti al giudice di pace.

L'articolo 311 c.p.c. compie un generale richiamo alla disciplina del procedimento davanti al tribunale

per tutto ciò che non è espressamente regolato dal presente titolo o in altre disposizioni. Il giudice di

pace ha ancora le funzioni non contenziose che in precedenza appartenevano al conciliatore ora

previste dall'articolo 322 c.p.c. e che si esercitano a seguito di un'istanza al giudice di pace

competente per territorio in funzione della conciliazione. Se la conciliazione riesce, il relativo verbale

costituisce titolo esecutivo, ma solo se la controversia appartiene alla competenza del giudice di pace

(art. 322, 2° comma c.p.c.). Il che implica la possibilità di richiedere la sola conciliazione anche al

giudice di pace non competente per il merito (attività conciliativa extragiudiziale). Le norme dedicate

alle funzioni contenziose del giudice di pace, in deroga alla disciplina del procedimento davanti al

tribunale, sono (oltre all'articolo 313 c.p.c., riguarda la sospensione nel caso della proposizione della

querela di falso): l'articolo 316 (che riguarda la proponibilità della domanda in forma orale); l'articolo

317 (che riguarda la facoltà della parte di farsi rappresentare da persona anche non rappresentante

volontario nel campo sostanziale, in deroga all'articolo 77 c.p.c.); l'articolo 318, 1° comma (che

configura la citazione con forme semplificate); l'articolo 318, 2° comma (che prevede la riduzione a

metà dei termini a comparire); l‘articolo 319 (che prevede che entrambe le parti si costituiscano col

deposito in cancelleria (oppure in udienza) della citazione con la relazione di notifica e la procura);

l'articolo 320 (in cui è disciplinata la trattazione in modo più rapido, con l' invito a precisare subito i

fatti, le allegazioni, le eccezioni e le istanze istruttorie, con l'eventuale rinvio per una sola volta);

articolo 321 (che disciplina la fase decisoria con l'invito alla precisazione delle conclusioni e alla

discussione orale senza scambi di scritture defensionali). Le sentenze del giudice di pace nelle cause

di valore inferiore a 1100 euro sono inappellabili (ma ricorribili per cassazione in via straordinaria);

sono invece appellabili al tribunale in composizione monocratica nel caso di valore superiore.

CAPITOLO VIII: LE IMPUGNAZIONI

SEZIONE PRIMA: le impugnazioni in generale

68. Nozione e funzione dell'azione in generale.

La funzione dell'impugnazione di un provvedimento di un giudice in generale è quella di eliminarlo,

sostituirlo o modificarlo. Con l'espressione impugnazione si intende sia l'atto introduttivo della nuova

fase di giudizio e sia la fase stessa. Con questo significato si intendono le impugnazioni elencate

nell'articolo 323 c.p.c. Le impugnazioni sono dette necessarie quando la loro mancata proposizione

nei modi e termini di legge rende i provvedimenti incontrovertibile: tali sono le impugnazioni elencate

nell'articolo 324 c.p.c. il cui esaurimento da luogo alla cosa giudicata formale che a sua volta introduce

il giudicato in senso sostanziale ma ferma la sufficienza, agli effetti dell'efficacia esecutiva, del livello di

accertamento offerto dalla sentenza di primo grado (artt. 282 e 337, 1° comma c.p.c.).

69. Condizioni delle impugnazioni contro le sentenze.

Quelle che, in primo grado, sono le condizioni dell'azione si specificano, in sede di impugnazione

come segue:

a) interesse a impugnare, determinato dalla soccombenza, quale divergenza tra il chiesto e

l’ottenuto ma incluso l'eventuale ulteriore margine di vantaggio obiettivo ottenibile;

b) legittimazione ad impugnare, che presuppone la qualità di parte nella fase pregressa (anche il

successore e l’interventore che può in via eventuale all’opposizione di terzo);

c) possibilità giuridica di impugnare, ossia l'obiettiva impugnabilità del provvedimento che di

regola va riferita alla sua forma o a quella che esso avrebbe dovuto assumere e che non ha

assunto per errore nell'impiego delle forme. Nel quadro del normale riferimento

dell'impugnabilità alla forma del provvedimento, eccezionalmente la legge attribuisce rilievo

alla sostanza del provvedimento, come nel caso del ricorso straordinario per cassazione ex

articolo 111 Cost.

La giurisprudenza considera determinante, agli effetti dell'individuazione del mezzo di impugnazione,

la qualificazione del provvedimento, eventualmente effettuata dal giudice. Se manca una delle

condizioni dell'impugnazione questa è inammissibile. Sul piano logico (talora anche sul piano pratico)

il giudizio di impugnazione si scinde tra una fase rescindente e una fase rescissoria.

70. Classificazione e tipologia dell'impugnazione contro le sentenze.

impugnazioni di legalità (rescindenti o a critica

A) Con riguardo alla ragione dell'impugnazione:

vincolata) sono quelle concesse per fare valere errori o vizi (come ad esempio ricorso per

cassazione) e impugnazioni di giustizia (devolutive o a critica libera) sono quelle con le quali si può

far valere anche la semplice ingiustizia (come ad esempio l'appello).

B) Il vizio di nullità come ragione dell'impugnazione: con riguardo in particolare vizi di nullità opera la

regola del loro assorbimento dei motivi di impugnazione con l'implicita portata della sanatoria dei vizi

non fatti valere nei modi e nei tempi delle impugnazioni (art. 161 c.p.c.) e salvi casi di inesistenza (art.

161, 2° comma c.p.c.)

C) Con riguardo all'attitudine a determinare la cosa giudicata: mezzi di impugnazione ordinari sono

quelli che condizionano il passaggio in giudicato della sentenza; sono invece straordinari quelli

proponibili indipendentemente dal passaggio in giudicato della sentenza.

D) Con riguardo alla struttura del giudizio di impugnazione: nei mezzi di impugnazione per far valere

vizi si può distinguere tra momento rescindente (annullamento sentenza) e momento rescissorio

(sostituzione sentenza), anche se non sempre la distinzione si concreta nella ripartizione in fasi (e

talora giudizi) diverse; non sono tali le impugnazioni sostitutive (appello).

E) con riguardo al giudice dell'impugnazione: le impugnazioni sono perlopiù proponibili davanti a un

giudice diverso da quello che pronunciate provvedimenti impugnato; e solo eccezionalmente sono

previsti impugnazioni davanti allo stesso giudice (revocazione). Nessun mezzo di impugnazione è

dotato, ora, di efficacia sospensiva automatica.

71. Termini e decadenza dall'impugnazione.

I termini per proporre le impugnazioni sono perentori perché proprio sulla perentorietà dei termini è

imperniata la tecnica del conseguimento dell'incontrovertibilità. Tali termini (30 giorni per l'appello, la

revocazione ordinaria, l’opposizione di terzo (art. 325, 1°comma c.p.c.) e 60 giorni per il ricorso per

cassazione (art. 325, 2°comma c.p.c.)) decorrono dalla notifica della sentenza (mentre per il

regolamento di competenza decorrono dalla comunicazione): notifica che è effettuata ad istanza di

parte che è interessata al passaggio in giudicato, al procuratore costituito per l'altra parte. Nelle

impugnazioni straordinarie, invece, il termine o manca del tutto (come nel caso dell'opposizione di

terzo semplice) o decorre dal momento in cui si sia verificato un determinato evento (art. 326 c.p.c.).

Se durante la decorrenza del termine, si verifica un evento che potrebbe fondare l'interruzione del

processo, il termine è interrotto e il nuovo termine decorre dalla rinnovazione della notificazione (art.

328 c.p.c.). Indipendentemente dalla notificazione decorre comunque un termine (c.d. lungo) di un

anno (oltre al periodo di sospensione feriale) che decorre dalla pubblicazione (art. 327, 1° comma

c.p.c.). L’atto da compiersi nei suddetti termini per evitare la decadenza è la notificazione dell'atto

introduttivo del giudizio di impugnazione nel domicilio eventualmente eletto nell'atto di notificazione

della sentenza o altrimenti presso il procuratore costituito nel giudizio pregresso o nel domicilio eletto

per quel giudizio (art. 330, 1° comma c.p.c.). Alla parte contumace l'impugnazione va notificata

personalmente. Se la parte vittoriosa è defunta dopo la notificazione della sentenza, l’impugnazione

può essere notificata collettivamente ed impersonalmente agli eredi (art. 330,2° comma).

Dall'impugnazione si decade anche per effetto dell'acquiescenza (art. 329 c.p.c.), ossia

dell'accettazione espressa della sentenza o dell'accettazione che è implicita nel compimento di atti

incompatibili con la volontà di impugnare, come anche nell'impugnazione parziale rispetto alle parti

non impugnate. La decadenza dà luogo all'inammissibilità dell'impugnazione, che se, ed in quanto,

dichiarata, determina la consumazione, ossia la non riproponibilità, dell'impugnazione (artt. 358 e 387

c.p.c.). L'omissione di atti di impulso successivi alla notificazione dell'impugnazione può dar luogo

all'improcedibilità dell'impugnazione.

72. Pluralità di parti e pluralità di impugnazioni.

Premesso che la legge vuole tendenzialmente, che al giudizio di impugnazione partecipino tutte le

parti della fase pregressa e che le impugnazioni dello stesso tipo e contro la stessa sentenza siano

proposte nello stesso processo, l'articolo 331 c.p.c. dispone che nelle cause cumulate inscindibili o tra

loro dipendenti sussista litisconsorzio necessario, anche se non sussisteva nel grado precedente: con

la conseguenza che se l'impugnazione non è stata proposta contro tutte le parti, il giudice deve

ordinare l'integrazione del contraddittorio, fissando all'uopo un termine perentorio la cui mancata

osservanza da luogo all'inammissibilità dell'impugnazione; nelle cause scindibili, nelle quali

litisconsorzio era e resta facoltativo la legge consente che il giudicato scenda su una o alcuna delle

cause cumulate non su tutte, solo disponendo che le eventuali altri impugnazioni siano proposte nello

stesso processo. Perciò l'articolo 332, 1° comma si limita a disporre che l'impugnazione sia notificata

alle parti nei cui confronti l'impugnazione stessa non sia già preclusa con la sospensione del processo

fino a quando tutte le parti siano decadute. In ogni caso (sia nelle cause scindibili che in quelle

inscindibili) le parti chiamate o provocate in giudizio, sono onerate a proporre l'eventuale

impugnazione nello stesso processo, con una impugnazione incidentale, e comunque con la riunione

nello stesso processo dell'impugnazione eventualmente proposte separatamente (art. 335 c.p.c.). La

regola è comunque nel senso che ogni impugnazione delle parti (destinatarie dell'impugnazione o

chiamate o solo provocate) va proposta in via incidentale, a pena di decadenza, col primo atto

d'ingresso nel giudizio di impugnazione (art. 333 c.p.c.). L'articolo 334 c.p.c., consente che

l'impugnazione incidentale, se è proposta nei suddetti tempi e modi, possa essere proposta anche se

è decorso il termine di impugnazione o se c'è stata acquiescenza (c.d. impugnazione incidentale

tardive) peraltro ritenuta ammissibile solo nei confronti dell'impugnante principale. Le sentenze non

definitive possono essere impugnate immediatamente, oppure, a scelta, insieme con le sentenze

definitive, previa riserva. La riforma o la cassazione parziale della sentenza ha effetto anche verso i

capi della sentenza non espressamente investiti da essa (art. 336, 1° comma c.p.c.): è questo l'effetto

espansivo interno; così come la riforma o la cassazione estende i suoi effetti a provvedimenti e agli

atti che ne sono dipendenti (art. 336, 2° comma c.p.c.); è questo l'effetto espansivo esterno.

SEZIONE II: l'appello

73. Nozione funzione dell'appello. Le sentenze appellabili. L'appello contro le sentenze non definitive.

L' appello è mezzo di impugnazione che introduce il giudizio di secondo grado, come nuovo esame

della causa, nei limiti della domanda di appello e, nei suddetti limiti, con la portata sostitutiva della

sentenza impugnata. L'articolo 339 c.p.c. dispone che sono appellabili le sentenze pronunciate in

primo grado rispetto alle quali l'appello non sia escluso dalla legge (come ad esempio le sentenze ex

articolo 114 c.p.c.) o dall'accordo delle parti (come ad esempio il ricorso per cassazione omisso medio

ex articolo 360, 2° comma c.p.c.). Le sentenze non definitive possono essere appellate

immediatamente nei consueti termini, oppure in via differita, previa riserva da compiersi entro il

termine per appellare e comunque non oltre la prima udienza successiva alla comunicazione della

sentenza (art. 340 c.p.c.).

74. L'oggetto del giudizio d'appello (effetto devolutivo e nuovo in appello). Il non più esistente effetto

sospensivo.

L'oggetto del giudizio di appello è quello stesso del giudizio di primo grado, ma nei limiti delle

domande di appello, principale e incidentale e tenendo presente che le domande non riproposte si

intendono abbandonate (art. 346 c.p.c.). La cosiddetta reformatio in pejus non è configurabile se non

per effetto dell'appello incidentale. L'oggetto del giudizio d'appello può essere tendenzialmente tutto

quello del giudizio di primo grado (l’appello infatti ha natura di gravame: riesame), ma comunque è

solo quello di detto giudizio non essendo ammissibili domande nuove (cosiddetto divieto del "nova" in

appello). Neppure sono ammissibili domande riconvenzionali, nè nuove eccezioni non rilevabili

d’ufficio, nè nuovi mezzi di prova, salvo il giuramento decisorio, salva la valutazione di indispensabilità

da parte dell'organo decidente, e salvo dimostrazione che la mancata proposizione nel giudizio di

primo grado è dovuta a causa non alla parte imputabile (art. 245 c.p.c.). E’ salva pure la produzione di

documenti.

75. Il procedimento d'appello: parti, giudice competente, fase introduttiva, fase di trattazione.

Il giudizio di appello è, davanti alla corte d'appello, interamente collegiale e davanti al tribunale,

interamente monocratico, con esclusione, comunque, della fase affidata all'istruttore. Davanti alla

corte è eliminata anche la figura dell'istruttore. Le parti sono l'appellante, l'appellato (eventualmente

appellante in via incidentale) mentre l'interveniente può configurarsi solo ipoteticamente legittimato

all'opposizione di terzo (art. 344 c.p.c.). Competente per l'appello è la corte d'appello rispetto le

sentenze del tribunale e il tribunale in composizione monocratica rispetto alle sentenze del giudice di

pace nelle cause di valore superiore a 2 milioni (art. 341 c.p.c.). L'atto introduttivo è all'atto di appello,

che è un atto di citazione con tutti i suoi requisiti, oltre al requisito proprio dell'indicazione dei motivi

specifici di impugnazione (art. 342 c.p.c.), come aspetto particolare della causa petendi. L'atto di

appello va notificato nel termine dell'appello. Il primo atto difensivo dell'appellato è la comparsa di

risposta, che deve contenere a pena di decadenza l'eventuale appello incidentale (ciò che postula

la costituzione tempestiva) e può essere anche tardivo e/o condizionato. Le modalità di costituzione

sono le stesse del giudizio di primo grado. La costituzione dell'appellato sana i vizi della notificazione

(ex tunc) e della citazione (ex nunc). Alla prima udienza il collegio provvede agli incombenti propri di

questa udienza, disponendo la comparizione personale delle parti solo quando occorre.

L'inammissibilità e l'improcedibilità dell'appello vanno pronunciate con sentenza. L'inammissibilità

consegue alla decorrenza dei termini, all'aquiescenza, al difetto delle condizioni di impugnare,

all'inottemperanza all'ordine di integrazione del contraddittorio, alla presenza di domande nuove.

L'improcedibilità consegue alla mancata costituzione dell'appellante,e alla sua mancata

comparizione alla prima udienza, ma previa fissazione di altra udienza (art. 348, 1° comma c.p.c.).

L'appellante è anche onerato alla produzione della sentenza impugnata, ma non più a pena di

improcedibilità (se non nel caso che la mancanza renda impossibile il giudizio). Alla prima udienza il

collegio provvede, con ordinanza non impugnabile, sull' istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva

o dell'esecuzione, e pronuncia che, in caso di giusti motivi di urgenza, può essere anticipata

provvisoriamente, prima della prima udienza, ad opera del presidente, salva conferma, modifica o

revoca da parte del collegio (art. 351, 2 e 3° comma c.p.c.).

76. La decisione. La sentenza e i suoi possibili contenuti.

avviene con le stesse modalità del giudizio di primo grado, con l'invito alla

La rimessione in decisione

precisazione delle conclusioni con l'eventuale fissazione, su richiesta, dell'udienza di discussione: la

nel giudizio davanti alla corte, deve essere nuovamente richiesta al presidente alla

quale discussione,

scadenza dei termini per le memorie (art. 352, 2° comma) mentre, nei giudizi davanti al tribunale, è

alternativa alle memorie. L'eventuale ammissione di prova costituenda è disposta con ordinanza

dell'organo decidente, che poi provvederà all'assunzione (art. 356, 1° comma). La sentenza del

giudizio d'appello è di secondo grado, anche se pronuncia la nullità del giudizio di primo grado, salvi

casi eccezionali nei quali il giudice di appello deve rimettere la causa giudice di primo grado, elencati

nell'articolo 354 e cioè:

inesistenza del giudizio di primo grado;

- nullità della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio di primo grado;

- mancata integrazione del contraddittorio;

- mancata estromissione oltre all'ipotesi dell'articolo 353, 1° comma: sussistenza della

- giurisdizione negata dal primo giudice.

L'attuazione della rimessione al primo giudice è affidata all'iniziativa della parte che vi ha interesse,

con la notifica della comparsa di riassunzione nel termine perentorio di 6 mesi dalla notificazione della

sentenza. Se viene proposta querela di falso alla corte d'appello, questa sospende il giudizio fissando

il termine perentorio per la riassunzione innanzi al tribunale competente in via esclusiva (art. 355

c.p.c.). La rinuncia agli atti (come anche l'estinzione) in appello danno luogo al passaggio in giudicato

della sentenza di primo grado.

SEZIONE III: il ricorso per Cassazione e il giudizio di rinvio

77. Ricorso funzione del ricorso per cassazione.

Il ricorso per cassazione è un'impugnazione ordinaria, di solito senza effetto devolutivo, a critica

vincolata dai motivi, per vizi di giudizio (rimedio di legalità). Il giudizio di cassazione è di solito limitato

alla fase rescindente (cassazione). I vizi denunciabili sono errores in procedendo o in judicando o

nell'iter logico. Il ricorso non ha effetto sospensivo, salva sospensione da parte del giudice a quo, ai

sensi dell'articolo 373 c.p.c. Il giudizio è affidato alla Corte di cassazione - con la funzione di

assicurare l'esatta uniforme interpretazione della legge (cd nomofilachia). Perciò le decisioni della

corte di cassazione vengono massimate, con l’enucleazione della ratio decidendi, in via ufficiale e, pur

non essendo vincolanti in altri giudizi, godono di un prestigio che rende probabile l'adeguamento ad

esse, in altri giudizi.

78. Provvedimenti impugnabili con il ricorso per cassazione e motivi di ricorso.

Sono impugnabili con ricorso per cassazione le sentenze pronunciate in primo grado di appello(1) o

in unico grado(2) (art. 360 c.p.c.) la quale ultima ipotesi può verificarsi per la particolare struttura del

giudizio o perché l'appello è escluso per legge(2a) o per accordi di ricorso omisso medio(2b). Il ricorso

per cassazione è, d'altra parte, permesso in via straordinaria in forza dell'articolo 111 Cost., nei

confronti anche dei provvedimenti emessi in forma diversa da sentenza, ma idonei al giudicato con

portata decisoria e non altrimenti impugnabili (ordinanza di convalida di sfratto); ciò peraltro solo per

violazione di legge ed esclusi vizi di motivazione (salvo che la motivazione sia addirittura inesistente).

Sono ricorribili le sentenze definitive e quelle non definitive (queste in via immediata oppure

differita previa riserva) (art. 361, 1° comma c.p.c.).

Sono ricorribili anche le decisioni dei giudici speciali(3), ma solo per motivi attinenti alla giurisdizione

(art. 362, 1° comma c.p.c.): in ogni tempo possono essere denunciati conflitti di giurisdizione(4)(sia tra

giudice ordinario e giudici speciali (art. 362 n.1 c.p.c.) e sia tra pubblica amministrazione e giudice

ordinario (art. 362 n.2 c.p.c.)). L'articolo 368 c.p.c. disciplina le modalità del particolare tipo di

regolamento di giurisdizione(5), (che è configurato dall'articolo 41, 2° comma c.p.c).

L'ammissibilità del ricorso per cassazione dipende dalla sussistenza dei motivi di ricorso, la cui

assenza fonda il rigetto (che avviene in camera di consiglio). I motivi possono essere di due tipi:

A) vizi di attività (errores in procedendo): errori di carattere procedurale nella osservanza delle norme

che regolano lo svolgimento del processo. Sono: nullità della sentenza del procedimento; motivi

attinenti alla giurisdizione o alla competenza; vizi di motivazione. (art. 360 n°1,2,4,5 c.p.c.). Il vizio di

motivazione (o vizio logico) è rilevante se riguarda un fatto decisivo della controversia. Rispetto ai vizi

di attività la cassazione è giudice anche dei fatti (ma solo procedimentali).

B) vizi di giudizio (errores in judicando): errori in cui è incorso il giudice nel giudizio di diritto, cioè

nell’individuazione e nell’applicazione delle norme che regolano il rapporto giurdico sostanziale

dedotto in giudizio (art. 360, n°3 c.p.c.). L’articolo 363 c.p.c. prevede una particolare figura di “ricorso

nell’interesse della legge”, proponibile dal Procuratore Generale presso la Corte di cassazione,

quando le parti sono decadute dal potere di presentarlo.

79. Il procedimento davanti a corte di cassazione. il resistente (eventualmente ricorrente

Le parti nel giudizio di cassazione sono il ricorrente,

incidentale), escluso l'intervento di terzi. Non c'è istruzione e non c'è altro organo operante che il

collegio. Il ricorso è rivolto alla corte, non contiene la vocatio in jus (perché l'unica udienza sarà

fissata dal presidente) ed è notificato nei termini di legge e successivamente depositato. Il ricorso

deve contenere a pena di inammissibilità (art. 366 c.p.c.):

1. L'indicazione delle parti;

2. L'indicazione della sentenza impugnata;

3. Esposizione sommaria dei fatti della causa;

4. Motivi di ricorso, con funzione determinativa limitativa dell'oggetto del giudizio, con implicita

limitazione anche della regola jura novit curia, e con l'onere di censurare tutte le ragioni

autonomamente idonee sorreggere la pronuncia;

5. L'indicazione della procura speciale, se conferita con atto separato ed eventualmente del

decreto con il quale la parte è ammessa al gratuito patrocinio.

L'elezione di domicilio in Roma è necessaria per evitare che le notifiche vengano effettuate in

cancelleria (art. 366, 2°comma c.p.c.). Il ricorso va sottoscritto,a pena di inammissibilità, dall'avvocato

iscritto nell'apposito albo dei patrocinanti in Cassazione (art. 365 c.p.c.). Dopo la notifica (a istanza

della parte o del suo difensore nei modi dell'articolo 330 c.p.c.), il ricorso va depositato nella

cancelleria della corte nel termine di 20 giorni dall'ultima notificazione, a pena di improcedibilità (art.

369 c.p.c.) insieme con copia autentica della sentenza impugnata (1), la procura speciale (2), i

documenti e il fascicolo relativo alle fasi di merito(3). Il procedimento in cassazione non ammette

istruttoria tranne la produzione di documenti che concernono la nullità della sentenza impugnata o

l'ammissibilità del ricorso: questi ultimi producibili anche dopo il deposito, ma previa notifica del

relativo elenco (art. 372 c.p.c.). La parte resistente può non replicare al ricorso (nel qual caso può solo

partecipare alla discussione orale), ma può resistere - e di solito resiste - in maniera attiva, notificando

il controricorso (art. 370, 1° comma c.p.c.) (col quale chiede il rigetto del ricorso) alla parte ricorrente

nel suo domicilio eletto, entro 20 giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso (e così 40

giorni dalla notificazione del ricorso). Anche il controricorso va depositato in cancelleria, insieme col

fascicolo, la procura e documenti, entro 20 giorni dalla sua notificazione (art. 370, 2° comma c.p.c.).

L'eventuale ricorso incidentale (col quale il resistente chiede la cassazione della sentenza o di parte

di essa per altri motivi) eventualmente tardivo, va proposto insieme col controricorso (art. 371, 1°

comma c.p.c.), mentre il ricorrente può a sua volta notificare controricorso al ricorso incidentale

(art. 371, 4° comma c.p.c.): si sanano in questo caso gli eventuali vizi del controricorso e del ricorso in

via incidentale. All'eventuale ordine di integrazione del contraddittorio si deve ottemperare con la

notifica di atto secondo le modalità dell'articolo 371bis entro il termine perentorio assegnato e da

può essere

depositarsi entro 20 giorni dalla scadenza del suddetto termine. Il ricorso incidentale

condizionato all'accoglimento del ricorso principale, ma solo quando ci sia state effettiva

soccombenza, della parte vittoriosa, su questioni pregiudiziali di rito o preliminari (e non nelle

situazioni di semplice soccombenza teorica). Il ricorso per cassazione non sospende l’esecuzione

della sentenza impugnata, tranne quando per la parte possa derivare un danno grave e irreparabile

(art. 373 c.p.c.).

80. La fase decisione.

Dopo la fase introduttiva, il presidente fissa l'udienza per la discussione (innanzi al collegio composto

da cinque giudici), con provvedimento che contiene la designazione del relatore e che va comunicato

alle parti almeno 20 giorni prima. Gli avvocati delle parti possono depositare una memoria scritta

(senza nuovi motivi) entro 5 giorni dalla prima udienza. All'udienza, dopo la relazione, le parti

discutono e il PM espone oralmente le sue conclusioni. La corte decide in camera di consiglio. La

rinuncia al ricorso va sottoscritta dalla parte personalmente o dal suo avvocato e presentata prima

dell'inizio della relazione all'udienza. La Corte di cassazione pronuncia a sezioni unite (ossia con un

nonché per eventuale

collegio più ampio) nei casi dell’art. 374 c.p.c.: in materia di giurisdizione(1),

disposizione del primo presidente(2) (eventualmente richiesta di parte) se si tratta di decidere su

questioni già decise in senso difforme dalle sezioni semplici, oppure su questioni di particolare

importanza(3). D'altra parte, la Corte sia a sezioni unite sia a sezioni semplici, pronuncia in camera

di consiglio (ossia senza previa discussione) su richiesta del pm oppure d’ufficio:

a) con ordinanza (art.375, 1° comma c.p.c.) quando: dichiara l’inammissibilità del ricorso

principale e incidentale; ordina l’integrazione del contraddittorio o ne dispone la notificazione;

dichiara l’estinzione del processo per avvenuta rinuncia; pronuncia sulle istanze di

regolamento di competenza e di giurisdizione.

b) con sentenza (art. 375, 2° comma c.p.c.) quando: uno o entrambi sono manifestamente

fondati, e vanno quindi accolti; quando vanno rigettati entrambi (per mancanza di motivi

dell’art. 360 c.p.c. o per manifesta infondatezza degli stessi).

Se la Corte, in camera di consiglio, riscontra l'insussistenza delle ipotesi che consentono questo tipo

di pronuncia semplificata la corte rinvia la causa alla pubblica udienza (art. 375, 3° comma c.p.c.).

Salve, dunque, le ipotesi di decisione in camera di consiglio, la decisione della cassazione avviene di

solito previa in udienza e con sentenza.

Le decisioni della corte possono avere il seguente contenuto:

1) pronunce di inammissibilità o di improcedibilità o rigetto del ricorso

o dichiarazione di estinzione del giudizio, la sentenza impugnata

passa in giudicato

2) nel caso di cessazione della materia del contendere, la Corte cassa

senza rinvio dichiarando l'improcedibilità.

3) pronunce di rettificazione quando la Corte si limita a correggere la

motivazione (art. 384, 2° comma c.p.c.).

4) pronunce di accoglimento quando la corte cassa la sentenza

impugnata:

A) Casi in cui la Corte cassa senza rinvio:

1) quando, risolvendo una questione di giurisdizione o competenza, riconosce che il giudice, del

quale è impugnato il provvedimento, ed ogni altro, difettano di giurisdizione.

davanti al giudice di merito,

2) quando ritiene che, per qualsiasi motivo, la causa non poteva,

essere proposta o il processo proseguito. (art. 382, 3° comma c.p.c.);

3) quando, accogliendo il ricorso per violazione o falsa applicazione di norme di diritto, cassa con

decisione sul merito (così, in questo solo caso, decidendo il rescissorio insieme col

rescindente) quando non siano necessari nuovi accertamenti di fatto. (art. 384 c.p.c.)

4) quando cassa il provvedimento impugnato statuendo sulla competenza (art. 382, 2° comma

c.p.c.); B) Casi in cui la Corte cassa con rinvio:

1) quando giudica sul rescindente accogliendo (in tutto o in parte) il ricorso e rimette il rescissorio

ad un giudice di pari grado a quello che ha pronunciato la sentenza cassata (art. 383, 1°

comma). quando riscontra una nullità nel

2) La corte invece rimette la causa al giudice di primo grado

giudizio di primo grado, per la quale il giudice d’appello avrebbe dovuto rimettere la causa al

primo giudice(art. 383, 3° comma c.p.c.). In questo il giudizio prosegue a mezzo di

riassunzione. In funzione di questo giudizio rescissorio con portata prosecutoria, la cassazione

(in sede rescindente), ove si tratti di error in judicando, enuncia il principio di diritto al quale il

giudice di rinvio si deve uniformare, nel giudicare in sede rescissoria. Quando invece si tratta

di error in procedendo o di nullità per la quale il giudice di appello avrebbe dovuto rimettere la

causa primo giudice, il rinvio ha portata restitutoria. Sulle restituzioni e rimessioni in pristino

provvede il giudice di rinvio. Le sentenze della corte di cassazione non sono impugnabili, salva

l'opposizione di terzo o la revocazione ai sensi dell'articolo 395, n.4 c.p.c. (art. 391bis) con

ricorso nel termine perentorio di 60 giorni dalla notificazione della sentenza (o, in mancanza di

notificazione, di un anno). La cassazione decide in camera di consiglio. Lo stesso articolo

391bis disciplina anche la correzione degli errori materiali e di calcolo, a seguito di ricorso

senza termine. La cassazione decide in camera di consiglio. La pendenza del termine per la

revocazione non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza impugnata col ricorso

respinto (art. 391bis, 3° comma).

81. Il giudizio di rinvio.

Il giudizio di rinvio è la fase rescissoria del processo, che si svolge innanzi al giudice designato dalla

cassazione. L' introduzione di questa fase avviene con la citazione in riassunzione da notificarsi alle

altre parti personalmente, nel termine perentorio di un anno dalla pubblicazione della sentenza della

cassazione (art. 392 c.p.c.). In caso di mancata tempestiva riassunzione, l'intero giudizio si estingue

restando ferme soltanto le pronunce eventualmente già passate in giudicato e restando fermo, in un

eventuale nuovo giudizio, il principio di diritto enunciato dalla cassazione (art. 393 c.p.c.). Se la

riassunzione avviene tempestivamente, il giudizio di rinvio - che non è rinnovazione, ma prosecuzione,

del giudizio sfociato nella sentenza cassata - sostituisce, nella sentenza cassata, solo le pronunce

risultate errate, in applicazione del principio enunciato dalla cassazione. Davanti al giudice di rinvio le

parti conservano la loro posizione e non possono prendere conclusioni diverse da quelle prese nel

precedente giudizio salvo che la loro necessità emerga dalla sentenza della cassazione (art. 394

c.p.c., 2° e 3° comma). Sono escluse anche nuove istanze istruttorie, salvo il potere di deferire il

giuramento è sempre salva l'ipotesi che la loro necessità emerga dalla sentenza della cassazione.

Sono comunque proponibili le domande di restituzione e di rimessione in pristino rispetto a quanto

eventualmente eseguito in forza della sentenza cassata. Davanti al giudice di rinvio sono proponibili le

domande assorbite nonchè le eccezioni basate su fatti nuovi e che potrebbero fondare la revocazione.

Quanto ai poteri del giudice di rinvio nulla dice la legge ma possono valere le seguenti considerazioni:

l’esame del giudice è limitato alle parti della sentenza che sono state cassate (entro tali limiti è

autonomo, limitazioni della sentenza stessa); il giudice ha il potere di interpretare la sentenza della

Corte; la sentenza del giudice di rinvio può essere uguale a quella cassata.

SEZIONE QUARTA: la revocazione

82. Nozione funzione.

La revocazione (art. 395 c.p.c.) è un’impugnazione talora ordinaria (quando impedisce il passaggio

in giudicato, essendo proponibile entro 30 giorni dalla notificazione della sentenza) e talora

straordinaria (quando è proponibile anche dopo il passaggio in giudicato). E’ inoltre un’impugnazione

a critica vincolata, e, perlopiù, di giustizia. Sono impugnabili con la revocazione le sentenze

pronunciate in grado di appello o in un unico grado, nonché quelle della corte di cassazione. a) La

revocazione nei confronti delle sentenze di appello (in sede di rinvio) concorre col ricorso per

cassazione; b) nei confronti della sentenza di primo grado non più appellabile solo in determinati casi.

Quando i due mezzi concorrono, la domanda di revocazione non sospende automaticamente il

termine per proporre ricorso per cassazione o il procedimento relativo; tale sospensione può essere

disposta dal giudice della revocazione quando ritiene questo mezzo non manifestamente infondato e

pertanto i due procedimenti possono pendere contemporaneamente (art. 398, 4° comma c.p.c.). Le

sentenze pronunciate in unico grado sono, qui, anche quelle appellabili e non appellate (art. 395, 1°

comma c.p.c.). La revocazione è straordinaria (casi di cui all'art. 395 n.1,2,3,6) quando il vizio che la

fonda non è rilevabile dalla sentenza e perciò il termine di proposizione (che è sempre di 30 giorni

tranne che nei confronti delle sentenze di cassazione) decorre dal momento in cui viene scoperta la

circostanza eccezionale su cui si fonda la revocazione. È invece ordinaria (casi di cui all'art. 395 n.4 e

5) quando il vizio è rilevabile dalla sentenza, sicchè il termine decorre dalla sua notificazione. I motivi

di revocazione straordinaria sono quelli elencati all'articolo 395 n.1,2,3,6 c.p.c.:

dolo della parte;

- prove riconosciute o dichiarate false dopo la sentenza;

- scoperta documenti decisivi non prodotti per fatto dell’avversario o forza maggiore;

- dolo del giudice.

-

I motivi di revocazione ordinaria sono quelli elencati all'articolo 395 n.4 e 5 c.p.c.:

errore di fatto risultante dagli atti;

- sentenza contraria ad altra passata in giudicato.

-

La revocazione oltre da parte del soccombente è inoltre proponibile dal PM se la sentenza è stata

pronunciata senza che sia stato sentito il PM ove necessario (art. 397 n.1 c.p.c.) o quando la sentenza

sia effetto della collusione delle parti per frodare la legge (c'è la violazione di un interesse pubblico)

(art. 397 n.2 c.p.c.).

83. Il procedimento di revocazione.


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Maxxi88

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Maxxi88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bongiorno Girolamo.

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