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mantenimento della famiglia); ma gli effetti giuridici più numerosi e importanti incidono su

situazioni di tipo personale.

Gli atti patrimoniali possono, a loro volta, classificarsi in atti onerosi e atti gratuiti; questa

classificazione si fonda sul senso economico dell’atto.

Gli (o a titolo oneroso) sono quelli in cui tutte le persone coinvolte nell’atto sostengono

atti onerosi

un sacrificio economico e correlativamente ricevono un vantaggio economico. È il caso della

compravendita, della locazione, dell’appalto, del contratto di lavoro, ecc…

Gli (o a titolo gratuito) sono quelli in cui solo qualcuna delle persone coinvolte

atti gratuiti

sostiene un sacrificio economico, mentre qualcun altro ottiene un vantaggio senza sobbarcarsi un

corrispondente sacrificio economico. Caso tipico è la donazione, dove il donatario si arricchisce

gratis, perché riceve la proprietà di una cosa senza dare nulla in cambio.

Inoltre, vi sono atti che si distinguono in base al criterio del momento di produzione degli effetti, e

sono:

Gli che producono i loro effetti non dal momento in cui sono formati, ma solo

atti a causa di morte

in seguito alla morte dell’autore dell’atto; ne è prototipo l’atto di testamento.

Gli che sono quelli che per produrre effetti non presuppongono la morte del loro

atti fra vivi

autore, e come regola producono i loro effetti dal momento in cui sono formati; ne sono esempi i

contratti, matrimoni, riconoscimenti di figli naturali, ecc…

Vi è un’altra classificazione che, però, fa riferimento al criterio della struttura dell’atto e

comprende:

Gli che sono formati dal comportamento di una sola parte: ad esempio il

atti unilaterali

testamento, l’accettazione di eredità. Ciò non significa che gli atti unilaterali riguardino

elusivamente il loro autore, infatti essi possono benissimo coinvolgere gli interessi e le situazioni di

altre persone: ad esempio A nel suo testamento nomina erede B; questo atto avvantaggia B.

Gli sono quelli formati da comportamenti di due parti, ciascuna delle quali compie

atti bilaterali

l’atto per un proprio interesse, distinti e talora contrapposto rispetto all’interesse di controparte. È il

caso della compravendita e in genere di tutti i contratti e anche del matrimonio, in quanto la vendita

si forma solo se entrambe le parti dichiarano di volerla fare; il matrimonio , solo se entrambi gli

sposi dichiarono di prendersi come marito e moglie.

Gli sono quelli formati da comportamenti di tre o più parti. Le parti dell’atto

atti plurilaterali

plurilaterale possono trovarsi su posizioni di interesse contrastanti fra loro, ma possono anche

trovarsi su posizioni di interesse comuni poiché l’atto persegue un risultato giuridico che torna a

vantaggio di tutti indistintamente: si pensi all’atto con cui diversi soci creano una società, per

esercitare insieme un’attività economica e percepire i relativi utili.

Gli sono gli atti di un’organizzazione, formati dai comportamenti di più persone che

atti collegiali

compongono un collegio interno all’organizzazione stessa: ad esempio, la deliberazione

dell’assemblea di una società. Questi comportamenti consistono nel voto, con cui ciascun socio

manifesta la sua volontà di approvare o non approvare la deliberazione proposta all’assemblea. La

deliberazione approvata non viene riferita ai singoli soci che hanno votato a favore, ma – in quanto

atto collegiale – viene riferita all’intero collegio complessivamente considerato.

LE DICHIARAZIONI: DI VOLONTA’ E DI SCIENZA

I più importanti fra gli atti giuridici sono le dichiarazioni, che si possono definire come: atti

giuridici, che hanno la funzione di rappresentare o comunicare.

Inoltre, le dichiarazioni si dividono in due categorie:

Dichiarazioni di volontà

• Dichiarazioni di scienza

Le sono quelle che comunicano una volontà dell’autore, una sua

dichiarazioni di volontà

decisione, una sua tensione verso uno scopo e un risultato: cioè verso la produzione di determinati

effetti giuridici. Le dichiarazioni di volontà danno luogo, di regola, ad atti negoziali, infatti è in

base ad esse che si formano contratti, testamenti, matrimoni. Inoltre, gli effetti giuridici di tali

dichiarazioni corrispondono normalmente agli effetti voluti dal dichiarante.

Le invece, sono quelle che rappresentano e comunicano una realtà, così

dichiarazioni di scienza,

come conosciuta dal dichiarante. Ne sono esempio la confessione, il giuramento o la quietanza

con cui chi riceve un pagamento attesta di averlo ricevuto. Inoltre è opportuno precisare che,questi

atti non rappresentano un’intenzione del dichiarante, ma una realtà.

ATTI LECITI E ILLECITI

Gli atti leciti e gli atti illeciti, sono una categoria di atti giuridici che vengono definiti così in

relazione alla conformità o difformità dell’atto rispetto alle norme giuridiche.

Gli sono quelli che rispettano le norme giuridiche, nel senso che non violano nessun

atti leciti

comando e nessun divieto posto da esse.

Gli invece, sono quelli che violano qualche norma giuridica. Ad esempio, il contratto

atti illeciti,

con cui X vende a Y una cosa al prezzo di 100, quando esiste una norma che per quel generedi

cose fissa il prezzo massimo di 80.

Gli effetti giuridici dell’atto illecito possono essere diversi. Normalmente esso fa nascere

responsabilità a carico dell’autore,ovvero chi danneggia la proprietà altrui è obbligato a risarcire

il danno. Ma possono esserci anche altre conseguenze, diverse dal sorgere di una responsabilità.

Ad esempio, se l’atto illecito è un negozio giuridico, la conseguenza dell’illiceità è che l’atto non

produce gli effetti giuridici che le parti volevano.

L’ATTIVITA’ GIURIDICA PRIVATA E PUBBLICA: L’AUTONOMIA PRIVATA

è l’espressione con cui si indica l’insieme degli atti giuridici che si compiono, o

Attività giuridica

meglio il fenomeno del continuo e incessante compimento di atti giuridici.

Negli ordinamenti giuridici moderni, l’attività giuridica si lega ad un concetto di fondamentale

importanza: il concetto di autonomia privata.

Nel linguaggio giuridico, l’autonomia è il potere, che lo Stato riserva ai privati di creare

privata

e conformare le proprie situazioni giuridiche liberamente, secondo la propria volontà, i propri

interessi, i propri gusti.

Il discorso risulta più chiaro se consideriamo il seguente esempio: se io vendo un terreno che mi

appartiene, mi privo della proprietà di esso e, in cambio , ne ottengo un prezzo; ora, se anziché

vendere il mio terreno, ne vengo espropriato dalla pubblica autorità, la proprietà del bene passa a

questa, che in cambio mi versa una somma di denaro. Ma la differenza fra le due ipotesi è

profondissima, poiché nel primo caso, il trasferimento della proprietà avviene attraverso un atto di

autonomia privata in quanto sono io che ho deciso liberamente di vendere; io ho fissato, d’accordo

con il compratore, il prezzo e le altre condizioni dell’affare. Nel secondo caso, invece, la mia

situazione di proprietà viene toccata senza, anzi contro, la mia volontà: e quindi non sono più io

che autodetermino le mie situazioni giuridiche; qui pertanto l’autonomia privata non trova spazio.

L’autonomia privata è dunque una categoria fondamentale del diritto privato, anzi s’identifica con

l’essenza del diritto privato. Quindi la maggior parte degli atti di diritto privato sono atti di

ma esistono anche ovvero, sono gli atti rispetto ai quali l’autore

autonomia, atti non autonomi:

non è libero di autodeterminarsi sul se e sul come compierli, ma è vincolato nel suo

comportamento.

Inoltre, l’autonomia privata ha un chiaro valore politico, in quanto esprime un principio di libertà

del cittadino nei confronti del potere pubblico, dello Stato.

CLASSIFICAZIONE DEGLI ATTI, E DISCIPLINA DEGLI ATTI

Fra i due hanno particolare importanza:

problemi generali degli atti giuridici,

1. il problema della capacità di intendere e di volere dell’autore dell’atto;

2. il problema della corretta formazione della volontà dell’autore dell’atto.

Per quanto riguarda il primo problema, ovvero quello della capacità di intendere e di volere,

diciamo che per ricollegare all’atto i suoi effetti tipici, le norme richiedono che l’autore dell’atto

abbia almeno un certo grado di consapevolezza circa l’atto stesso, di comprensione del senso e

delle conseguenze di quello che sta facendo; se non ce l’ha, le norme preferiscono che l’atto non

produca i suoi normali effetti.

Per quanto riguarda, invece, il secondo problema, ovvero quello della corretta formazione della

diciamo che per ricollegare all’atto i suoi effetti tipici, le norme richiedono che il

volontà,

procedimento attraverso il quale è maturata la volontà di fare quell’atto, non sia stato disturbato

troppo gravemente da fattori capaci di avere un effetto discorsivo sulla volontà stessa; se qualche

fattore del genere è presente, le norme preferiscono che l’atto non produca i suoi normali effetti.

I DIRITTI SOGGETTIVI

Il diritto soggettivo è la più importante fra le situazioni giuridiche attive, e si definisce come il

potere di agire nel proprio interesse, o di pretendere che qualcun altro tenga un determinato

comportamento nell’interesse del titolare del diritto.

L’elemento comune a tutti i diritti soggettivi è l’autonomia con cui il titolare può esercitarlo.

Il complesso dei poteri che il diritto soggettivo dà al titolare, in vista del raggiungimento delle

corrispondenti utilità, si definisce stesso. Pertanto possiamo dire che i diritti

contenuto del diritto

soggettivi si possono classificare in relazione al loro contenuto.

Una prima classificazione è data da diritti soggettivi pubblici e privati;

I attribuiscono al titolare poteri che gli consentono di incidere

diritti soggettivi pubblici

sull’organizzazione politica, o comunque definiscono la sua posizione all’interno

dell’organizzazione politica della società. Si pensi, per esempio, al diritto di voto, al diritto di

candidarsi alle elezioni.

I riguardano, invece, poteri ed interessi del titolare che non toccano la

diritti soggettivi privati

sfera pubblica, ovvero l’organizzazione politica della società: ad esempio,un diritto di proprietà, un

diritto di credito.

Inoltre, i diritti soggettivi si classificano in diritti patrimoniali e non patrimoniali;

I sono quelli che procurano al titolare utilità di natura economica, come ad

diritti patrimoniali

esempio il diritto di proprietà e i diritti di credito.

I procurano, invece, un’utilità non economica, ma morale o ideale o

diritti non patrimoniali

comunque attinente alla sfera personale, come ad esempio il diritto all’onore e il diritto al rispetto

della propria integrità fisica.

Ancora i diritti soggettivi si classificano in diritti assoluti e relativi;

I sono quelli che il titolare può far valere nei confronti non solo di uno o più soggetti

diritti assoluti

determinati, ma tendenzialmente di tutti gli altri soggetti, i quali hanno – tutti – una corrispondente

situazione passiva di dovere. Ad esempio, il diritto di proprietà perché il proprietario può esigere

che tutti gli altri soggetti evitino di danneggiare o disturbare la sua proprietà.

I sono, invece, quelli che il titolare può far valere solo nei confronti di uno o più

diritti relativi

soggetti determinati. Tipico esempio è il diritto di credito, in cui il creditore si attende le sue utilità

solo dal debitore. Per indicare la posizione del titolare di un diritto relativo, si usa anche il termine

secondo la quale, infatti, il creditore ha una pretesa verso il debitore.

pretesa

Infine i diritti soggettivi si distinguono in diritti disponibili e indisponibili;

I sono quelli che il titolare può liberamente trasferire o autolimitare o

diritti disponibili

addirittura cancellare, compiendo atti giuridici che producano tali effetti.

I invece, sono quelli che il titolare non può liberamente trasferire,

diritti indisponibili,

autolimitare o cancellare. In questo caso, l’attività giuridica del titolare subisce una restrizione, in

quanto gli è vietato compiere atti che producano tali effetti; dunque subisce una restrizione la sua

autonomia privata. Tale restrizione (dell’autonomia privata) si spiega con la natura degli interessi e

dei valori sottostanti ai diritti indisponibili, poiché sono interessi e valori così preziosi per la

persona umana, che si reputa assolutamente inammissibile una loro menomazione; oppure sono

interessi e valori che non riguardano solo il titolare del diritto, ma hanno una portata generale che

tocca l’intera collettività, così che una loro menomazione danneggerebbe la società nel suo insieme.

La categoria del diritto soggettivo assume,al pari dell’autonomia privata, un valore politico in

quanto esprime la libertà dei cittadini nei confronti del potere pubblico.

L’ABUSO DEL DIRITTO

Il problema di impedire che i diritti soggettivi esercitati in modo contrastante con l’interesse

generale è espresso talora con la formula “dell’abuso del diritto” .

Bisogna fare una precisazione concettuale, e cioè dalla distinzione che esiste fra abusare del proprio

diritto e superare i limiti del proprio diritto. Quando le norme dicono che il titolare di un diritto può

fare a,b,c,…w, e aggiungono che non può fare z, se uno fa z non abusa semplicemente del suo

diritto, ma supera i limiti.

Un problema di abuso si pone invece se il titolare fa b (e quindi si tiene dentro i limiti del suo

diritto), ma in circostanze tali, per finalità tali e con risultati tali che questo suo comportamento

danneggia in modo assurdo e irragionevole l’interesse generale o comunque un altro interesse

meritevole di tutela. E la sostiene che anche un tale comportamento

teoria dell’abuso del diritto

deve considerarsi vietato, e da colpire con sanzioni.

La teoria dell’abuso del diritto nasce nell’ambito di movimenti di pensiero attenti alle esigenze

sociali, e critici verso l’individualismo e “l’egoismo” dei vecchi principi liberali. Essa viene infatti

elaborata, ai primi del novecento, negli ambienti del solidarismo cattolico e del “socialismo

giuridico”, particolarmente forti in Francia e Germania. Al suo apparire, incontra subito le critiche

dei giuristi liberali: i quali sostenevano che un diritto o si ha o non si ha, e quando si ha lo si può

esercitare in tutta la sua estensione.

I BENI E IL PATRIMONIO

Esiste una relazione fra diritto e bene che viene comunemente espressa con la formula per cui il

bene è l’oggetto del diritto. Ad esempio, se A è proprietario di un’automobile, quell’automobile è il

bene che forma oggetto del diritto di proprietà di A.

In genere si può definire bene qualsiasi entità capace di attribuire utilità agli uomini, realizzando

loro interessi. Nel linguaggio giuridico il codice offre una definizione normativa di bene. Infatti

all’art. 810 dice che “Sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti”.

Può formare oggetto di diritti solo ciò,su cui sia immaginabile un conflitto di interessi, ovvero quel

conflitto che si risolve proprio attribuendo il diritto a uno e negandolo all’altro.

È opportuno precisare che, la persona umana non si può considerare un bene poiché, a differenza

degli ordinamenti che ammettono la schiavitù (dove uomini sono trattati giuridicamente come

cose), nel nostro ordinamento l’uomo non è oggetto di diritti, bensì è soggetto del diritto.

Per l’art. 810 sono beni solo le cose; le cose sono porzioni di materia, percepibili dall’uomo con

l’uso dei sensi; pertanto ciò che non si vede e non si tocca non è una cosa.

In questo modo la legge accoglie una concezione molto restrittiva di bene. Tuttavia, questa

concezione limitativa è smentita dallo stesso codice civile che considera beni anche “le energie

naturali che hanno valore economico”. Ecco perché si preferisce una concezione più ampia di

quella suggerita dall’art. 810 secondo la quale è bene in senso giuridico qualsiasi entità utile

all’uomo, materiale o immateriale, purchè suscettibile di aprire conflitti di interessi regolabili dal

diritto. Questa definizione permette di considerare beni in senso giuridico anche i cosiddetti beni

immateriali; e quindi – possiamo dire – che i beni si dividono in due categorie:

Beni materiali e

• Beni immateriali.

I sono (dunque) le cose, in quanto capaci di formare oggetto di diritti.

beni materiali

Sono, invece, quelle entità diverse dalle cose, che sono utili all’uomo e

beni immateriali

suscettibili di aprire conflitti di interessi regolabili dal diritto.

Ad esempio, è bene immateriale il brevetto per invenzione industriale, che permette di fabbricare e

vendere in esclusiva un determinato prodotto.

Le principali sono le seguenti:

classificazioni dei beni materiali

I che sono individuati attraverso due criteri, cui corrispondono due classi di

beni immobili

immobili:

- Beni che sono il suolo, le sorgenti e i corsi d’acqua, gli alberi, gli

immobili in natura,

edifici e le altre costruzioni, e in genere tutto ciò che naturalmente o artificialmente è

incorporato al suolo (come lampioni, tralicci dell’alta tensione).

- I beni e cioè i mulini, i bagni e gli altri edifici galleggianti

immobili per destinazione,

quando sono saldamente assicurati alla riva o all’alveo e sono destinati ad esserlo in modo

permanente per la loro utilizzazione

Per quanto riguarda i diciamo che essi si individuano in via residuale, giacchè “sono

beni mobili

mobili tutti gli altri beni”.

Fra i due tipi di beni esistono significative differenze fisico-economiche, in quanto gli immobili

hanno quasi sempre un notevole valore economico, mentre fra i mobili ce ne sono alcuni che

possono valere moltissimo (gioielli,opere d’arte), ma più spesso si incontrano oggetti di valore

limitato.

Questo determina differenze di trattamento giuridico, in particolare:

- Le possibilità di uso degli immobili da parte dei privati sono soggette a limiti più stretti di

quelli che valgono per i mobili;

- Esiste per gli immobili una speciale organizzazione pubblica per l’accertamento e la

documentazione della loro consistenza: il che è tenuto dagli uffici tecnici erariali ed

catasto

è formato da un complesso di mappe che descrivono tutti gli immobili rustici e urbani;

- La circolazione degli immobili richiede formalità più rigorose di quelle previste per i

mobili.

Inoltre, vi è un ulteriore differenza giuridica secondo la quale, mentre è ammissibile che un bene

mobile si trovi a non appartenere a nessun proprietario questo non è concepibile per gli

immobili che devono sempre avere un proprietario in quanto, altrimenti, gli immobili che non

risultano di proprietà di nessuno (i cosiddetti immobili vacanti) sono automaticamente dello

Stato.

Alcuni tipi di mobili sono di grandi dimensioni, hanno sempre un certo valore economico, e la

loro circolazione è abbastanza controllabile. Sono gli le e gli

autoveicoli, navi aeromobili.

Per questo si è ritenuto utile istituire per essi particolari meccanismi di registrazione fondati

sulla loro iscrizione in pubblici registri: per questo si chiamano beni mobili registrati, o beni

mobili iscritti in pubblici registri.

Le sono: complessi di cose mobili che appartengono alla stessa persona

universalità di mobili

e hanno una destinazione unitaria (una “serie completa” di francobolli, un paio di orecchini,

giacca e pantaloni dello stesso abito) art. 816.

È possibile disporre del complesso unitario con un unico atto; ma è possibile anche disporre

frazionatamene, con atti diversi, dei singoli beni che lo compongono.

Inoltre abbiamo beni divisibili e indivisibili;

I sono quelli che possono essere suddivisi fisicamente in più porzioni, ciascuna

beni divisibili

delle quali mantiene la funzione economica del bene originario, sia pure in misura

quantitativamente ridotta: è il caso di un appezzamento di terreno, o di una somma di denaro.

I sono, invece, quelli per cui tale suddivisione è materialmente o

beni indivisibili

economicamente impossibile: si pensi ad un animale vivo, una macchina.

Ancora abbiamo beni consumabili e in consumabili;

I sono quelli che si esauriscono immediatamente con l’uso; come il cibo, o il

beni consumabili

denaro, o la benzina.

I invece, sono quelli suscettibili di uso continuativo o ripetuto; come una

beni in consumabili,

casa, o un’automobile.

I beni, inoltre, possono essere beni fungibili e infungibili;

I di genere o generici) sono quelli che risultano identici, per qualità, ad altri

beni fungibili (o

beni dello stesso genere. Tipicamente fungibile è il denaro.

I (o di specie) sono quelli non sostituibili indifferentemente con altri beni per la

beni infungibili

presenza di apprezzabili particolarità qualitative che fanno di quel bene una cosa unica. Ad

esempio, l’originale di un’opera d’arte è tipicamente infungibile; normalmente infungibili sono

gli immobili.

Il concetto di pertinenza implica il rapporto fra una e una Le

cosa accessoria cosa principale.

pertinenze sono le cose (accessorie) destinate in modo durevole a servizio o ad ornamento di

un’altra cosa (principale).

Il rapporto fra pertinenza e cosa principale si chiama rapporto o vincolo pertinenziale. Esso può

correre fra due cose mobili (l’autoradio è pertinenza dell’automobile; la cornice è pertinenza del

quadro); oppure fra due cose immobili (il box è pertinenza dell’appartamento); o ancora fra un

mobile ed un immobile (la caldaia dell’impianto di riscaldamento di una casa).

La disciplina delle pertinenze riguarda essenzialmente il trasferimento dei beni: il proprietario è

libero di trasferire la pertinenza insieme con la cosa principale; oppure l’una separatamente

dall’altra. Se invece si vuole trasferire la cosa principale senza pertinenza, bisogna dirlo

esplicitamente (art.818).

I sono beni prodotti da altri beni (che proprio per la loro capacità di produrre frutti si

frutti

chiamano beni fruttiferi). Si distinguono in due tipi: frutti naturali e frutti civili.

I sono “quelli che provengono direttamente dalla cosa, vi concorra o non l’opera

frutti naturali

dell’uomo”. Ad esempio, i prodotti agricoli, la legna, i prodotti delle miniere.

Fino a che non sono separati dalla cosa fruttifera, i frutti si dicono pendenti e si considerano una

cosa futura.

I sono quelli che si ritraggono dalla cosa come corrispettivo del godimento che altri

frutti civili

ne abbia. Ad esempio gli interessi dei capitali prestati.

Infine abbiamo beni privati e pubblici;

Questa distinzione si fonda su due criteri: il criterio (soggettivo) dell’appartenenza, e il criterio

(oggettivo) della destinazione.

I sono quelli che presentano due requisiti:

beni pubblici

- Un requisito soggettivo, consistente nell’appartenere allo Stato o comunque alla

pubblica amministrazione;

- Un requisito oggettivo, consistente nell’essere destinati a soddisfare interessi generali

della collettività.

sono, invece, tutti gli altri, cioè tutti quelli che appartengono a privati e che non

Beni privati

sono vincolati a soddisfare interessi generali.

I beni pubblici sono soggetti ad un regime giuridico speciale, cioè a regole diverse da quelle che

valgono normalmente per i beni privati.

Inoltre diciamo che, i beni pubblici – a sua volta – possono classificarsi in beni demaniali e beni

patrimoniali indisponibili.

I (dal latino “dominium”= proprietà) hanno la caratteristica di appartenere agli

beni demaniali

enti pubblici territoriali.

Il codice civile agli artt.822 menziona il demanio dello Stato, dei Comuni e delle Province.

Il può essere di due tipi: necessario o accidentale.

demanio dello Stato

Il comprende beni che possono appartenere esclusivamente allo

demanio statale necessario

Stato; nel suo ambito si individuano: il demanio marittimo, il demanio idrico,il demanio militare.

Il (o eventuale) comprende beni che possono appartenere non solo

demanio statale accidentale

allo Stato, ma anche ad altri enti pubblici o a privati; nel suo ambito si individuano:

demanio stradale, il demanio ferroviario, il demanio aeronautico, il demanio culturale.

Il comprende in generale beni rientranti

demanio delle Regioni, delle Province e dei Comuni

nei tipi che formano il demanio accidentale dello Stato, nel caso che tali beni appartengono ad

una Regione, ad una Provincia o ad un Comune. Ad esempio, una strada è demanio statale se

appartiene allo Stato; è demanio regionale, provinciale o comunale se appartiene a qualcuno di

questi enti territoriali.

Secondo il particolare regime giuridico dei beni demaniali essi sono “inalienabili”, cioè non

possono essere trasferiti a persona diversa dall’ente pubblico proprietario, in quanto vi è

l’esigenza di mantenere la loro destinazione al soddisfacimento dell’interesse generale.

Può accadere che un bene demaniale perde la idoneità a soddisfare l’interesse generale; tale

situazione deve essere accertata mediante apposito procedimento amministrativo, che si

conclude con un provvedimento si sdemanializzazione in cui per effetto di questo il bene

cessa di essere demaniale, e non è più assoggettato al relativo regime giuridico.

I BENI PATRIMONIALI: DISPONIBILI E INDISPONIBILI

Sono beni patrimoniali tutti i beni degli enti pubblici, che non siano demaniali. Però nell’ambito

dei beni patrimoniali esistono profonde differenze, a seconda che i beni appartengano all’una o

all’altra di due categorie: quella del patrimonio indisponibile e quella del patrimonio disponibile.

Le varie classi di possono distinguersi in relazione al tipo di

beni patrimoniali indisponibili

ente proprietario.

Il patrimonio indisponibile dello Stato comprende:

Le miniere;

• Le cose di interesse culturale trovate nel sottosuolo;

• La dotazione del Presidente della Repubblica;

• Caserme, armamenti, aerei militari e navi da guerra.

Il patrimonio indisponibile delle Regioni comprende:

Le foreste;

• Le cave e le torbiere.

Il patrimonio indisponibile dei Comuni, Province e degli altri enti pubblici comprende:

Gli edifici destinati a pubblici uffici, con i loro arredi;

• Tutti gli altri beni destinati a un pubblico servizio.

Per quanto riguarda il loro regime giuridico diciamo che, i beni del patrimonio indisponibile

sono caratterizzati da un vincolo di destinazione secondo il quale “essi non possono essere

sottratti alla loro destinazione, se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano ”.

I sono tutti gli altri, e pur non appartenendo alla pubblica

beni patrimoniali disponibili

amministrazione, non sono assoggettati ad un regime giuridico speciale, ma seguono le

stesse regole che valgono normalmente per i beni privati.

IL PATRIMONIO

Spesso il concetto di patrimonio assume un significato materiale, poiché di solito si intende con

esso l’insieme delle cose (materiali) che uno ha in proprietà. Nel linguaggio del diritto, la

nozione di patrimonio ha un duplice significato: in primo luogo, nel patrimonio si comprendono

non solo le cose materiali, ma anche i beni immateriali. Così, del patrimonio di un soggetto

fanno parte, per esempio, anche i crediti non ancora incassati.

In secondo luogo, nel patrimonio si comprendono non solo gli elementi attivi (quali: beni

materiali,beni immateriali, crediti), ma anche gli elementi passivi, e cioè i debiti.

E questo perché anche i debiti contribuiscono a determinare l’entità del patrimonio, pertanto più

debiti uno ha, meno consistente è il suo patrimonio.

Ad esempio, chi ha una casa da 400.000 € e 400.000 € di debiti, ha un patrimonio pari a 0.

Questo concetto di patrimonio (l’attivo meno il passivo) si definisce anche con la formula

patrimonio netto, e se le passività di una persona superano le sue attività, il suo patrimonio netto

è negativo. Possiamo , pertanto, definire il patrimonio come il complesso delle situazioni

Il patrimonio, perciò, non è

giuridiche attive e passive che fanno capo a una persona.

un’entità statica, ma dinamica, che si muove e muta continuamente con il mutare delle

situazioni giuridiche del titolare.

LE VICENDE DEI DIRITTI E LA CIRCOLAZIONE GIURIDICA

LE VICENDE DEI DIRITTI

I diritti, e in generale le situazioni giuridiche, di solito non restano ferme, ma si muovono

continuamente; questi movimenti, e le conseguenti modifiche, si usano chiamare vicende dei diritti.

Dal punto di vista del diritto, le vicende possono essere:

La del diritto

nascita

• Il del diritto

trasferimento

• L’estinzione del diritto

Se invece ci collochiamo dal punto di vista della persona cui il diritto si collega, le vicende

possono essere:

L’acquisto del diritto

• La del diritto

perdita

Pertanto – possiamo dire che – le vicende dei diritti sono degli effetti giuridici, determinati da una

fattispecie.

Se uno è titolare di un diritto, vuol dire che lo ha acquistato in qualche modo. I diritti si possono

acquistare in modi diversi; la prima distinzione è fra acquisti originari e acquisti derivativi.

È acquisto quello che non avviene per effetto di trasmissione del diritto da un

originario

precedente titolare al nuovo titolare. Ad esempio, acquista la proprietà a titolo originario il

pescatore che cattura il pesce, il quale non ha mai avuto un proprietario precedente.

È, invece, acquisto quello per cui l’acquirente riceve il diritto da un’altra persona, che

derivativo

ne era in precedenza titolare. Ad esempio, chi compra il pesce dal pescatore che l’ha pescato ne

acquista la proprietà a titolo derivativo.

L’acquisto derivativo di un diritto si definisce anche nel diritto. Colui che acquista è

successione

detto successore o avente causa; mentre, colui che trasferisce è detto autore o dante causa.ù

Nell’ambito degli acquisti derivativi è possibile un’ulteriore sottodistinzione:

Si ha acquisto quando il nuovo titolare acquista esattamente lo stesso diritto che

traslativo,

• prima apparteneva al vecchio titolare; e quindi in questo caso si ha il semplice

trasferimento del diritto da una persona a un’altra.

Si ha acquisto quando – invece – il diritto acquistato è un diritto nuovo, che

costitutivo,

• però scaturisce da un precedente diritto del dante causa, il quale conserva la titolarità di

quel diritto.

Quello stesso fenomeno che, dal punto di vista dell’avente causa, è l’acquisto derivante del diritto,

dal punto di vista del dante causa si chiama del diritto. “Alienare” un diritto significa

alienazione

farlo diventare di un altro. La vendita, ad esempio, è un atto di alienazione; però non tutti i diritti

sono alienabili, infatti – ad esempio – lo Stato e gli enti pubblici non possono alienare i loro diritti

su beni demaniali. Inoltre non sono alienabili i diritti indisponibili.

Un altro modo per acquistare i diritti è acquisti onerosi e acquisti gratuiti;

l’acquisto è quando avviene senza contropartite a favore del dante causa, e quindi

gratuito

l’avente causa non sopporta alcun sacrificio economico, come corrispettivo dell’acquisto. Ad

esempio chi acquista la proprietà di un bene per donazione o per eredità.

L’acquisto è invece, quando chi acquista dà o promette qualcosa in cambio del diritto

oneroso,

trasferito. Ad esempio, chi acquista la proprietà di un bene per compravendita paga un prezzo.

Ancora l’acquisto di un diritto può riguardare acquisti fra vivi e a causa di morte;

l’acquisto dei diritti è , quando non presuppone la morte del dante causa.

fra vivi

Si ha invece acquisto dei diritti a quando l’acquisto si produce per effetto della

causa di morte,

morte del dante causa (come la l’acquisto dell’erede). Quando si parla di “successione” senza altra

qualifica, ci si riferisce di solito al fenomeno della successione a causa di morte.

Si ha successione quando l’avente causa acquista uno o più diritti determinati del

particolare,

dante causa. Invece, la successione è quando il successore subentra nell’intero

universale,

patrimonio del dante causa; e siccome il patrimonio è fatto di attività ma anche di passività , il

successore universale subentra anche nelle passività. Successione universale è per esempio quella

dell’erede che subentra nel patrimonio del defunto.

Le vicende dei diritti sono effetti giuridici, determinati da una fattispecie. La fattispecie che

determina l’acquisto di un diritto si usa chiamare titolo dell’acquisto. Ecco perché si parla di

acquisto a titolo originario o a titolo derivativo, a titolo oneroso o a titolo gratuito, a titolo

particolare o a titolo universale.

Fra tutti i possibili acquisti di diritti, i più importanti sono quelli derivativi. E fra i titoli degli

acquisti derivativi, i più importanti sono rappresentati da atti giuridici, e in particolare da atti

negoziali. Vale al riguardo, un principio generale secondo cui l’acquisto del diritto si realizza, solo

se il relativo titolo è regolare cioè “valido” ed “efficace”.

Inoltre vi è un altro principio secondo il quale nessuno può trasferire un diritto che non ha. E

viceversa: nessuno può diventare titolare di un diritto, acquistandolo da chi non ce l’ha. Ad

esempio X non può vendere a Y un bene che non è suo, bensì di Z; se comunque lo fa, Y non

acquista la proprietà di quel bene.

Nell’ambito degli acquisti derivativi, generalmente all’acquisto del diritto da parte dell’avente causa

fa necessariamente riscontro la perdita del medesimo diritto da parte del dante causa. Ma non

sempre è così, infatti ci sono casi in cui uno acquista un diritto, senza che nessuno altro lo perda:

ciò si verifica con gli acquisti originari (come nell’esempio del pescatore che cattura la preda).

Ci sono casi, invece, in cui uno perde un diritto, senza che nessun altro lo acquisti: semplicemente

il diritto si estingue. Ciò accade, ad esempio, quando il proprietario abbandona deliberatamente la

sua cosa (cosiddetta o quando il creditore rinuncia al suo credito (remissione del

derelizione);

debito). Ma accade soprattutto per l’operare di due importanti istituti: la prescrizione estintiva e la

decadenza.

-La è il meccanismo giuridico che determina l’estinzione del diritto, in

prescrizione estintiva

relazione alla prolungata inerzia del suo titolare, che quindi lo perde.

Il principio per cui chi non esercita il suo diritto per un determinato periodo di tempo lo perde e non

può più esercitarlo ha due giustificazioni. La prima è l’esigenza di certezza delle situazioni e dei

e questo perché bisogna considerare che chi ha un diritto, cioè una situazione

rapporti giuridici,

attiva, normalmente ha di fronte a sé un controinteressato, cioè il titolare della corrispondente

situazione passiva.

Quindi di fronte alla persistente inazione del titolare del diritto, la parte passiva del rapporto finisce

per regolarsi e organizzarsi come se quel diritto non esistesse più; e una pretesa fatta valere contro

di lui a lunghissima distanza di tempo disturberebbe i nuovi programmi formulati sul ragionevole

presupposto che quella sua vecchia posizione passiva è oramai cancellata.

La seconda ragione riguarda il Ad esempio, il creditore

favore per l’uso produttivo delle risorse.

che non chiede i suoi 100 milioni al debitore trascura di acquisire e utilizzare questo valore

economico; ma anche il debitore non è libero di utilizzare quella somma, che un giorno o l’altro il

creditore potrebbe pretendere da lui; così quei 100 milioni rischiano di essere sottratti

indefinitamente al circuito della valorizzazione delle risorse. Per evitarlo, a un certo punto conviene

dire “basta”: il creditore non ha più diritto a quei 100 milioni.

I DIRITTI IMPRESCRITTIBILI

Ci sono diritti non soggetti a prescrizione, ovvero diritti che non si estinguono, anche se il titolare

sta per lunghissimo tempo senza esercitarli. Non si prescrive il diritto di proprietà,diritti

cioè quelli che si legano ai valori più preziosi e alla sfera più intima della persona

indisponibili,

(come i diritti alla personalità),e le comprese nel diritto in quanto esse non sono

singole facoltà

autonome, ma costituiscono modi diversi di attuazione di un medesimo interesse del titolare,

l’interesse che sta alla base del diritto.L’inizio è il momento in cui comincia a

della prescrizione

contarsi il tempo, che potrà portare all’estinzione del diritto: esso coincide con il momento in cui il

diritto può essere fatto valere (art.2935).

Il è il periodo di tempo, trascorso il quale il diritto si estingue. La legge

termine della prescrizione

fissa un termine ordinario per la generalità dei diritti, termini speciali per particolari categorie di

diritti. Il è 10 anni; mentre i possono essere:

termine ordinario termini speciali

Più lunghi di quello ordinario, come per i diritti reali su cosa altrui che si prescrivono in 20

• anni;

O più brevi, come ad esempio, il diritto al risarcimento del danno si prescrive in 5 anni dal

• fatto dannoso.

Il si fa con i criteri indicati dall’art. 2963. In particolare:

calcolo del tempo

Non si tiene conto del cosiddetto dies a quo (cioè del giorno in cui si verifica l’evento che

• partire il decorso della prescrizione); il primo giorno del termine di prescrizione è il giorno

successivo a questo;

Se il termine scade in un giorno festivo, è prorogato automaticamente al giorno seguente non

• festivo.

Il decorso della prescrizione può arretrarsi per determinate cause. Si distingue, al riguardo, fra

sospensione e interruzione della prescrizione.

Si ha quando, in presenza di particolari circostanze, il decorso della prescrizione si

sospensione

arresta, e riprende solo quando esse siano venute meno.

Le circostanze che determinano la sospensione sono di due tipi:

Particolari che per varie ragioni possono scoraggiare

rapporti esistenti fra le parti,

• l’esercizio di azioni o iniziative legali del titolare del diritto verso controparte: la

prescrizione è sospesa, per esempio, fra marito e moglie e, fino a che dura il rapporto di

lavoro, fra l’imprenditore e il lavoratore, esposto alla possibilità di licenziamento.

Particolari del diritto, tali da opporre gravi difficoltà

condizioni soggettive del titolare

• all’esercizio del diritto stesso: per esempio i militari in tempo di guerra.

Inoltre diciamo che, le cause di sospensione indicate dalla legge sono tassative e quindi l’interprete

non può ricavarne altre per analogia.

Si ha quando viene compiuto un atto che smentisce il doppio presupposto su cui si

interruzione

fonda il meccanismo della prescrizione.

Gli della prescrizione possono essere dunque di due tipi:

atti interruttivi

Atti provenienti dal titolare del diritto, che rappresentino un esercizio del diritto stesso;

• Atti provenienti da controparte e consistenti nel riconoscimento, anche implicito, del diritto

• altrui: si pensi al debitore che paga un acconto.

Dal momento dell’interruzione la prescrizione ricomincia a decorrere: ma, naturalmente, ricomincia

da zero, perché il periodo anteriore all’atto interruttivo viene azzerato.

Per quanto riguarda la posizione delle parti rispetto alla prescrizione diciamo che, il fondamento

della prescrizione riguarda il buon funzionamento del sistema giuridico-economico; questo spiega

l’inderogabilità legale della prescrizione, per cui:

della disciplina

Non è ammessa la modifica dei termini di durata della prescrizione, anche se concordata da

• entrambe le parti;

Non è ammessa la rinuncia preventiva alla prescrizione, cioè la rinuncia fatta dalla parte

• passiva quando la prescrizione non è ancora maturata;

È ammessa, invece, la rinuncia successiva alla prescrizione già compiuta e tale rinuncia può

• ricavarsi anche per implicito;

Se, prescritto il credito, il debitore tuttavia paga spontaneamente, non può poi pentirsi e

• chiedere la restituzione;

Se la parte passiva invece vuole avvantaggiarsi della prescrizione compiuta, spetta a lei

• prendere l’iniziativa di farla valere in quanto la prescrizione non è rilevabile d’ufficio dal

giudice.

Ciò significa che se, ad esempio, un creditore chiede al debitore il pagamento di un credito già

caduto in prescrizione, tocca al debitore difendersi opponendo l’avvenuta prescrizione; se non lo fa,

il giudice non può rilevarla di sua iniziativa.

La si distingue nettamente dalla prescrizione estintiva, perché non

prescrizione presuntiva

determina l’estinzione del diritto, ma ha un effetto meno radicale.

Essa si fonda sulla considerazione che determinate categorie di crediti (per soggiorni in albergo, per

acquisti al dettaglio,…) vengono di regola pagati subito dopo la prestazione. E allora, una volta

trascorso un determinato periodo di tempo – piuttosto breve – senza che il creditore reclami il

pagamento, si presume che il debito sia stato regolarmente pagato.

Se in realtà il debito non è stato pagato, il creditore conserva il diritto di credito anche dopo che sia

decorso il termine della prescrizione presuntiva. L’unico problema è che gli riesce più difficile farlo

valere dandone la prova in giudizio, in quanto la legge limita i mezzi di prova a disposizione del

creditore, stabilendo che egli ha solo due mezzi per dimostrare di non essere stato pagato:

O contare su una spontanea confessione giudiziale del debitore;

• O deferire giuramento al debitore stesso.

Il termine della prescrizione presuntiva è, a seconda del tipo di credito su cui si applica, di sei mesi,

di un anno, o di tre anni.

-La ha in comune con la prescrizione il meccanismo per cui un diritto, non esercitato per

decadenza

un certo periodo di tempo, si estingue.

Però, la decadenza, differisce dalla prescrizione sia quanto alla sia quanto

ragione giusitificativa,

alle modalità della disciplina.

La decadenza risponde esclusivamente a una esigenza di certezza delle situazioni e dei rapporti

giuridici. Se il titolare del diritto lascia scadere il termine senza esercitarlo, egli perde il diritto

quindi l’unico modo per evitare la decadenza è esercitare il diritto secondo il suo contenuto tipico.

Ad esempio, è soggetto a decadenza il diritto, spettante a chi ha perso una causa nel primo grado di

giudizio, di impugnare la sentenza sfavorevole. Se l’interessato non fa l’atto di impugnazione entro

il termine di decadenza, egli perde il diritto di impugnare, e la sentenza contro di lui diventa

definitiva.

Nella decadenza non ha senso parlare di interruzione poiché o il diritto viene esercitato entro il

termine, e allora la decadenza non opera; oppure il diritto non viene esercitato entro il termine, e

allora il titolare ne decade, senza che qualsiasi altro atto compiuto da lui o da controparte possa

impedire la decadenza, interrompendone il decorso.

La disciplina della decadenza è inderogabile, se la decadenza concerne come

diritti indisponibili,

ad esempio quelli in materia familiare; in tal caso le parti non possono rinunciarvi, e il giudice deve

rilevarla d’ufficio.

Termini legali di decadenza possono però riguardare anche ad esempio, il

diritti disponibili:

compratore di una cosa difettosa ha rimedi legali contro il venditore solo se denuncia l’esistenza dei

difetti entro otto giorni dalla loro scoperta. Nel caso in cui l’interesse in gioco è solo individuale, e

allora la disciplina della decadenza obbedisce a regole diverse:

La decadenza può essere impedita anche dal riconoscimento del diritto, ad opera della parte

• passiva, contro cui il diritto deve farsi valere;

Le parti possono modificare la disciplina;

• Il giudice non la può rilevare d’ufficio.

Nel campo dei diritti disponibili, le parti interessate possono inoltre fissare d’accordo termini di

decadenza non previsti dalla legge (decadenza però con un limite: cioè essi non

convenzionale),

devono rendere “eccessivamente difficile a una delle parti l’esercizio del diritto”.

LA CIRCOLAZIONE GIURIDICA E LA TUTELA DELL’AFFIDAMENTO

è il nome che si dà al fenomeno per cui i diritti, anziché rimanere fermi in

Circolazione giuridica

capo ai titolari, sono da questi trasferiti ad altre persone, che li acquistano.


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vipviper

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Roppo Vincenzo.

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