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DIRITTO PRIVATO

PERSONA FISICA. Ogni individuo alla nascita acquista la capacità giuridica che è quella capacità di essere

soggetti a diritti e obblighi e di essere titolari di rapporti giuridici. Tale capacità è acquistata da tutti gli individui e può

essere limitata in alcuni casi specifici (es. i condannati sono esclusi dagli uffici pubblici, gli stranieri nono hanno diritti

elettorali). La capacità giuridica si differenzia dalla capacità di agire, che è quella capacità di disporre dei propri diritti

e di modificare tramite la volontà rapporti giuridici. Tale capacità si acquista nel 18° anno di età, indicando con questa

tappa il momento dell’acquisto di una certa maturità. Anche la capacità di agire può essere limitata e tale limitazione

si attiene alla mancanza della capacità di intendere e di volere. La restrizione della capacità di agire si riferisce al

diritto di proteggere l’individuo incapace da un danno ricavato a se stesso, producendo un rapporto giuridico

sfavorevole. I rapporti giuridici prodotti dall’incapace sono annullabili, poiché il compito di stipulare rapporti tali

rapporti è sotto la potestà di altre figure (genitori, tutore). Tali figure comunque non potranno mai sostituirsi

all’incapace soprattutto nelle scelte di carattere personale (l’interdetto non può contrarre il matrimonio o fare

testamento). Quando l’incapace è abitualmente infermo di mente e non è capace di provvedere ai propri interessi si

dà luogo alla sentenza di interdizione che rende totalmente privo l’individuo della capacità di agire. Quando, invece,

l’infermità non è così grave da emettere una sentenza di interdizione, allora si pronuncia la sentenza di

inabilitazione, tale sentenza limita la capacità di agire e attribuisce all’inabilitato un curatore. I minori, gli interdetti, gli

inabilitati sono incapaci legali, tale incapacità può essere assoluta nei casi in cui siano interdetti e minori, relativa

per quanto riguarda gli inabilitati e i minori emancipati. L’incapacità legale ha come effetto un annullamento del

rapporto o del contratto stipulato, poiché in qualsiasi momento la controparte può accertare con sicurezza l’esistenza

dello stato di incapacità. Quando invece vi è il caso di incapacità naturale non seguita dall’incapacità legale, i rapporti

o i contratti sono valutati caso per caso e secondo l’ordinamento. Per quanto riguarda i diritti di famiglia il rapporto

può essere annullato perché la giurisprudenza vuole per l’attuazione del negozio una piena e totale consapevolezza.

L’incapacità naturale rende annullabile qualsiasi atto negoziale, di donazione e testamento. Da ciò risulta che

qualsiasi contratto prodotto da un minore di età è annullabile, ma questa condizione presuppone l’esistenza di una

manifestazione di volontà presa in considerazione nel traffico giuridico, es. quando vi siano parole dette da un

bambino in un negozio giuridico tale caso è inesistente, poiché e privo di effetti fin dall’inizio e non ha bisogno di

azione giudiziale di annullamento. La cura della persona del minore e l’amministrazione dei beni è affidata ai genitori

che hanno una serie di poteri e costituiscono la potestà dei genitori. Tali poteri sono esercitati di comune accordo

da entrambi. Se vi sia un contrasto tra i genitori subentra il giudice, che comunque non potrà imporre una propria

decisione, ma cercherà di favorire un accordo, in caso contrario attribuirà potere alla decisione più consona e idonea

di uno dei genitori. Quando non vi siano i tempi per tale procedura l’ultima parola spetta al padre , anche contro i

voleri della madre. La potestà deve essere esercitata nell’interesse del minore e costituisce prima di tutto un dovere.

Oltre al dovere del mantenimento, vi è il potere-dovere di sorveglianza, che implica il potere di tenere presso di

sé il figlio e da tale potere dipende la responsabilità dei genitori verso i terzi danneggiati da fatto illecito del minore. Il

potere-dovere di educazione comprende la facoltà di compiere scelte circa i corsi di studio del minore o

l’educazione religiosa. Inoltre la potestà dei genitori comprende il potere-dovere di amministrazione del

patrimonio e di rappresentanza legale, se tali atti non si riferiscono a scelte strettamente personali. Tutti gli atti di

straordinaria amministrazione possono essere compiuti solo se per necessità o utilità del figlio e sempre dopo

l’autorizzazione del giudice tutelare (es. la continuazione di un’impresa commerciale). Gli atti non compiuti con tale

procedura sono annullabili. Il potere-dovere di ordinaria amministrazione rientra nei contesti della disposizione del

reddito e dei beni compresi nel patrimonio, mentre gli atti di straordinaria amministrazione riguardano la disposizioni

del capitale. Quando un minore, per cause di decesso, non ha genitori, la potestà viene esercitata da un tutore

nominato dai genitori precedentemente o da un tutore nominato dal giudice, regolarmente scelto tra i parenti

prossimi. Il tutore ha la cura del minore, lo rappresenta e amministra i beni ad ha poteri-doveri analoghi a quelli dei

genitori. Il tutore in primo luogo procede all’inventario dei beni del minore, propone provvedimenti circa l’educazione e

l’amministrazione dei beni e provvede ad investirli sotto l’autorizzazione del giudice tutelare. Inoltre il tutore deve

rendere conto ogni anno al giudice tutelare della sua amministrazione e al termine dovrà produrre una contabilità

generale. Anche il tutore per atti straordinari di amministrazione deve ricevere l’autorizzazione dal giudice tutelare, in

caso contrario tali atti sono annullabili. Per abuso, negligenza, inettitudine il tutore può venire rimosso dal suo ufficio e

dovrà risarcire il danno provocato dalla sua amministrazione. L’emancipazione del minore avviene quando per casi

gravi un giovane di 16 anni contrae il matrimonio, dopo autorizzazione. Questa capacità gli attribuisce il potere di

amministrare i propri beni autonomamente per quegli atti di ordinaria amministrazione , dopo il consenso per tutti gli

altri atti. In questo caso l’ufficio del giudice è quello di assistere, aggiungendo il proprio assenso alle dichiarazioni di

volontà del minore, e non quello di sostituirsi al minore.

PERSONE GIURIDICHE. Oltre a persone fisiche, e cioè materialmente esistenti, il nostro ordinamento concepisce la

figura delle persone giuridiche, e cioè enti o istituzioni, che sono posti sullo stesso piano delle persone fisiche.affinché

si costituisca un’istituzione o un ente vi deve essere il presupposto di uno scopo da raggiungere. Uno potrà essere il

volere destinare un patrimonio a scopo culturale o benefico (fondazione). Una caratteristica fondamentale della

persona giuridica è la possibilità di conferirle la responsabilità limitata, affinché persone attive in campo sociale

abbiano la possibilità di lavorare, ma rischiare un determinato numero di beni e denari, tale possibilità è data

esclusivamente ad organizzazioni collettive in modo, appunto, da incentivare la cooperazione di diversi individui in

diversi gruppi. Mentre la legislazione italiana prevede che un’impresa composta da un individuo singolo, poiché ha la

capacità di operare in piena autonomia e con pieni poteri a ciò deve corrispondere una responsabilità illimitata nei

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confronti dei creditori. Elemento essenziale affinché vi sia la costituzione di una persona giuridica è al presenza del

patrimonio (insieme di rapporti giuridici attivi e passivi), il quale sia staccato e autonomo dal patrimonio della

persone fisiche, che fanno parte di tale organizzazione. Il concetto di autonomia patrimoniale perfetta è

riscontrabile nella società per azioni, nella quale i soci non sono responsabili dei debiti della società, così come il

patrimonio sociale non è intaccabile dai creditori del singolo socio. Per altri tipi di organizzazioni si usa un concetto

intermedio e cioè l’autonomia patrimoniale imperfetta, che diversa applicazione per le diverse tipologie di enti; nel

caso di una società semplice il creditore particolare del socio può chiedere la liquidazione forzata della quota del

debitore, ma solo se i beni del debitore sono insufficienti a soddisfare le pretese del creditore; nelle associazioni non

riconosciute i creditori particolari del singolo socio non possono in alcun modo intaccare il patrimonio

dell’associazione; nel caso di una società in nome collettivo il creditore non può pretendere la quota sociale del

debitore per soddisfarsi, ma se i debito lo inducono al fallimento, tale quota dovrà essere liquidata. Queste

separazioni parziali tra il patrimonio dei soci e quello della persona giuridica cerca di tutelare in qualche modo le

attività dell’ente dai contraccolpi del creditore particolare dei soci. Comunque anche quando le varie quote vengono

liquidate per soddisfare il debitore, tali quote verranno calcolate al netto dei debiti dell’organizzazione stessa. Ciò vuol

dire che nonostante tutto saranno garantiti i creditori dell’organizzazione. Le persone giuridiche possono presentare

la struttura di istituzione o di corporazione. Le istituzioni sono vincolate ad uno scopo che è che è prestabilito

nell’atto costitutivo e nello statuto ed è relativamente immutabile. L’istituzione può proporsi di realizzare un fine di

carattere generale (ist. di ricerca scientifica) o particolare (centro assistenziale invalidi di guerra). Le corporazioni

sono gruppi di persone che gestiscono la propria organizzazione e dispongono liberamente del patrimonio, anche qui

i fini possono essere di carattere generale (cooperazione per lo sviluppo e la cultura) o a carattere particolare (club),

in questo modo lo scopo può essere modificato o comunque interpretato liberamente dal gruppo. Fra le istituzioni di

diritto privato ritroviamo le associazioni che sono enti a struttura corporativa ed hanno essenzialmente finalità

culturali, religiose o politiche, sindacali, sportive. Se lo scopo di tale unione è lucrativo o mutualistico, tali enti

vengono denominati società. Se lo scopo , invece, comporta un soddisfacimento di un bisogno economico dei

partecipanti attraverso il compito di un’opera o la prestazione di un servizio tale ente prende il nome di consorzio. Le

associazioni sono organizzazioni collettive composte da una pluralità di individui, che perseguono uno scopo diverso

dall’esercizio di un’attività commerciale. Nasce dall’accordo di tali persone e per effetto di un atto costitutivo, le quali,

inoltre, stabiliscono le regole e i meccanismi di funzionamento dell’associazione in uno statuto. Le associazioni più

importanti sono i sindacati e i partiti politici. Nel nostro ordinamento giuridico vi sono 2 tipologie di associazioni quelle

riconosciute e quelle non riconosciute. Le prime sono riconosciute con un decreto del capo dello stato o del

presidente della giunta regionale. Il riconoscimento non è un presupposto per l’efficacia giuridica dell’ente, ma solo

per conferirgli la personalità giuridica, intesa come autonomia patrimoniale perfetta. Ciò vuol dire che per ogni

associazione non riconosciuta ogni responsabilità cade sull’individuo che ha agito nel nome dell’associazione. In

alcuni casi il riconoscimento può essere negato, e soprattutto quando tenuto conto dell’ampiezza delle attività svolte

dall’associazione, il patrimonio risulta insufficiente per garantire le pretese dei creditori. Una volta acquisito il

riconoscimento l’associazione sarà sottoposta ad un controllo amministrativo da parte degli organi governativi, infatti

non si potranno fare modifiche allo statuto, non potranno essere acquista beni se non sotto l’approvazione e

l’autorizzazione delle autorità amministrative, ed anche i principali atti della vita dell’associazione saranno soggetti a

pubblicità. Tutto ciò per garantire una maggiore efficacia e trasparenza delle attività dell’associazione e la possibilità

che atti vengano approvati a condizioni svantaggiose per l’ente. La capacità giuridica è un elemento caratterizzante

delle associazioni, ma trova una limitazione nell’acquisizione di alcuni beni, come abbiamo detto le associazioni

riconosciute hanno bisogno dell’autorizzazione da parte delle autorità preposte, per tali acquisti, ma anche per

accettare donazioni o eredità vale la stessa procedura, tutto ciò per garantire che ingenti patrimoni non si accumulino

che non si propongono scopi produttivi. Così come le associazioni non riconosciute, pur non avendo autonomia

patrimoniale perfetta, sono sottoposte a simili controlli per l’accettazione di lasciti testamentari o donazioni e godere

di un’autorizzazione per l’acquisizione di beni. Il fondo delle associazioni è costituito dai contributi degli associati e

dai beni dell’associazione. Tale fondo è proprietà dell’associazione e non dei consociati, così come non hanno diritto

ad una liquidazione qualora l’associato sia receduto o sia stato espulso dall’associazione. Il patrimonio sociale

dell’associazione è distinto rispetto a quello del singolo associato, tanto nelle associazioni riconosciute tanto in quelle

non riconosciute. Gli organi dell’associazione sono: l’assemblea degli associati che delibera a maggioranza.

Nell’ordinamento interno sono poi regolate le disposizioni per la convocazione dei membri, le presenze per

convalidare la costituzione dell’associazione e le maggioranze necessarie per le delibere. Tale controllo è necessario

da parte del potere giudiziario per la tutela dei singoli soci, ma non è un controllo sull’orientamento dell’attività

dell’associazione, ma sulla conformità della legge, dell’atto costitutivo e dello statuto(controllo di legalità). Ogni

associazione è aperta all’adesione di altri individui, basti che abbiano requisiti specifici, spesso indicati nello statuto.

Per non tutti i terzi che abbiano determinanti requisiti sono ammessi. L’associato non può recedere dall’associazione

se ha assunto l’obbligo di farne parte per un tempo determinato. È nullo invece l’obbligo di partecipare

all’associazione a vita, ciò per tutelare la liberta dell’individuo. L’associato potrà recedere quando vi sia un impegno

valido e per giusta causa ( per es. il dissenso per l’avvenuta modifica dello statuto). L’esclusione avviene solo se vi

siano motivi gravi (mancanza di uno dei requisiti previsti, mancato pagamento di una quota ecc.) e dovrà essere

motivata. L’atto di esclusione potrà essere impugnato di fronte l’autorità giudiziaria per abuso di potere o per

violazioni di regole legali o dell’atto statutario o insussistenza dei fatti prodotti nella motivazione. Comunque l’autorità

giudiziaria non potrà sostituire la propria motivazione a quella dell’associazione rispettando tale libertà.

L’annullamento di un atto di esclusione può venir pronunciato quando la deliberazione ha un carattere discriminatorio

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o manifestamente iniquo. Un’associazione si estingue o quando è espressamente citato nell’atto costitutivo e nello

statuto o quando lo scopo è raggiunto o quando è irraggiungibile o quando vengono a mancare tutti i consociati,

inoltre l’estinzione, può essere approvata da una delibera in assemblea con il voto di almeno ¾ degli associati. In tale

momento l’associazione non è ancora estinta, ma è in liquidazione, in questa fase non si possono fare altre

operazioni, ma si devono definire i rapporti pendenti. Si pagano i creditori, i beni sono devoluti secondo le indicazioni

dell’atto costitutivo o dello statuto o secondo le deliberazioni dell’assemblea, in mancanza di un’indicazione l’autorità

governativa devolverà i beni ad altri enti con fini analoghi. Finita la liquidazione, l’associazione cessa di esistere, si

estingue.

La fondazione è un ente creato da uno o più fondatori per attuare la destinazione di un patrimonio a un determinato

scopo, che può essere di natura scientifica, assistenziale o culturale. La fondazione esegue finalità esterne

predeterminate dal fondatore e che sono pressoché immutabili. Tale istituto si costituisce per mezzo di un atto

pubblico o di un testamento. Tali atti devono contenere la denominazione dell’ente, lo scopo, il patrimonio, la sede e

le norme che regolano e amministrano l’ente. Anche per la fondazione vi è la differenza tra riconosciuta e non

riconosciuta e tale caratteristica si acquista similmente come le associazioni ed ha lo stesso effetto. Per quanto

riguarda la capacità di agire e soprattutto nell’atto di acquisto anche le fondazioni hanno gli stessi limiti delle

associazioni. Infine per qualunque atto importante della vita della fondazione è prevista l’iscrizione ai pubblici registri.

Gli amministratori di tali enti sono nominati con criteri espressi nell’atto di fondazione, se ciò non è previsto vengono

nominati dall’autorità amministrativa. In tal modo si controlla l’effettiva e regolare attività dell’ente. Esistono casi in cui

lo scopo della fondazione si esaurisce o diventa impossibile o di scarsa utilità o il patrimonio diviene insufficiente,

allora l’autorità amministrativa può trasformare la fondazione allontanandosi, però, il meno possibile dallo scopo

originario. Nel caso specifico in cui il patrimonio diventi insufficiente per raggiungere un determinato scopo, invece,

l’autorità assume il provvedimento della fusione, accorpando con altre fondazioni aventi lo stesso scopo. Tale

procedura non è possibile quando tali fatti sono indicati nell’atto costitutivo come causa di estinzione. La fondazione

si estingue per cause previste nell’atto costitutivo, o quanto lo scopo è raggiunto o impossibile e l’autorità non

provvede alla trasformazione. Per la liquidazione valgono le stesse procedure applicabile alle associazioni. I

comitati sono gruppi di persone che raccolgono presso terzi fondi destinati ad uno scopo annunciato, tale scopo

costituisce un vincolo di destinazione, rispetto ai fondi raccolti e che i componenti del comitato non possono

modificare. Il comitato è un ente senza persona giuridica, se ottiene tale caratteristica diventa una vera e propria

fondazione. In assenza del riconoscimento, e quindi il beneficio dell’autonomia patrimoniale perfetta, per le

obbligazioni assunte risponde sia il fondo sia i componenti del comitato in maniera solidale. I fondi però hanno una

certa autonomia perché non appartengono a chi li ha offerti (oblatori) e neppure ai componenti del comitato.

Comunque la responsabilità grava non sugli oblatori, ma sui componenti del comitato, gli oblatori dovranno

semplicemente effettuare i versamenti promessi. Le attività dei comitati e la corretta destinazione dei fondi viene

controllata dall’autorità amministrativa in maniera analoga alle norme previste per le fondazioni riconosciute.

I rapporti giuridici sono anche detti diritti soggettivi, tale concetto indica un’insieme di pretese, facoltà, immunità e

poteri riconosciuti al singolo per soddisfare i propri interessi. I diritti soggettivi si differenziano in diritti relativi che sono

quei diritti o pretese che si possono far valere nei confronti di una o più persone determinate, i diritti assoluti, invece,

assolvono la possibilità di far valere le proprie pretese nei confronti di una moltitudine di gente, vi sono anche i diritti

della personalità (diritto alla vita, al nome, all’onore e i diritti derivati dai vincoli familiari), e i diritti patrimoniali quelli

che per contenuto hanno un’utilità economica. I diritti patrimoniali, a sua volta, si dividono in diritti patrimoniali

assoluti che sono anche detti diritti reali e sulle opere dell’ingegno (diritto di proprietà e altri diritti sulle cose) e diritti

patrimoniali relativi che sono i diritti di credito o diritti personali e i rapporti che producono sono detti obbligatori

(obbligazioni). L’oggetto dei rapporti giuridici si chiama parte. La parte in un rapporto giuridico può avere l’interesse

a tutelare un proprio diritto, allora si chiamerà soggetto attivo o sarà obbligato a rispettare o realizzare un interesse

altrui, in tal caso sarà denominato soggetto passivo ( es. il creditore di una somma è il soggetto passivo, il debitore

che è tenuto a pagare è il soggetto passivo). Comunque spesso nei rapporti giuridici non vi è mai una correlazione

semplice tra i diritti e le obbligazioni, ma una serie di diritti e doveri collegati fra loro in maniera complessa. I rapporti

giuridici sono spesso creati, modificati o estinti da due fattispecie: i fatti giuridici veri e propri (nascita o morte) o gli

atti giuridici che vengono chiamati in diritto privato atti negoziali. Gli atti giuridici sono manifestazioni di volontà con

i quali i singoli, nell’esercizio dell’autonomia privata, intendono costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici o

regolare i propri rapporti. Un elemento fondamentale dell’atto negoziale è l’autonomia privata, tale caratteristica

permette una libertà nella costituzione di rapporti giuridici tra individui, gli effetti prodotti sono tutti regolati

dall’ordinamento giuridico e l’ordinamento tutela i diritti soggettivi tra le parti. Dato l’elemento fondamentale dell’atto

negoziale, nel diritto privato esistono due tipologie di contratto: contratti atipici dove le parti decidono in autonomia

gli effetti del contratto o contratti tipici dove stipulato tale rapporto le parti si assumono rispettivamente i doveri e i

diritti prodotti dall’ordinamento. Vi sono atti negoziali dove non vi sono più parti, ma una sola. Tali rapporti si

chiamano atti unilaterali e sono costituite dal testamento, offerte pubbliche o prestazioni di servizi. Fino ad ora

abbiamo parlato dei diritti soggettivi, ma vi sono altri diritti regolati dall’ordinamento privato. Importantissimi sono i

diritti reali che è il diritto di trarre da una cosa le sue utilità economiche legalmente garantite, corrispettivo di tale

diritto è il dovere di chiunque di astenersi dall’impedirne o turbarne l’esercizio. Fra i diritti reali il diritto di proprietà

ha una posizione di predominio ed è quel diritto che consente di godere e disporre della cosa in modo pieno ed

esclusivo, entro i limiti regolati dall’ordinamento. Altri diritti reali sono il diritto reale di godimento: l’usufrutto

consente di usare la cosa altrui e trarne i rispettivi frutti, rispettandone la destinazione economica; l’uso, analogo

all’usufrutto, consente di utilizzare la cosa e trarne frutti, solo per se e la propria famiglia; l’abitazione è il diritto che

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consente di abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia; la superficie consente di usare il

suolo altrui per una costruzione; la servitù prediale peso imposto su un fondo per l’utilità di un’altro fondo con diverso

proprietario; l’enfiteusi diritto di utilizzare un fondo e farne propri i frutti con l’obbligo di migliorare il fondo stesso.

Inoltre vi sono i diritti reali di garanzia il pegno che ha per oggetto i beni mobili non iscritti ai pubblici registri e

l’ipoteca che ha come oggetto i beni immobili o comunque i beni iscritti nei pubblici registri. Tali diritti garantiscono il

soddisfacimento del creditore, con preferenze rispetto agli altri creditori, nei confronti dei loro debitori. Vi sono anche i

diritti di credito che attribuiscono al creditore la pretesa di esigere la prestazione da una o più persone determinate.

Tale rapporto si chiama obbligazione. RAPPORTI GIUGIURIDICI

DIRITTI SOGGETIVI

Diritti reali

Diritti Patrimoniali

Diritti Relativi Diritti Assoluti Diritti della personalità

Con contenuto di utilità

Pretese verso Pretese verso molti di Diritti alla vita, al nome ecc.

economica

determinati individui individui

Diritti Patrimoniali Assoluti Diritti Patrimoniali Relativi

Diritti di proprietà Diritti di credito

L’oggetto del diritto di credito è la prestazione che può essere positiva e consta di un’azione o negativa ed equivale

ad un’astensione. Il contenuto dell’obbligazione può essere il più vario, basti che sia suscettibile di valutazione

economica, di prestazione a carattere patrimoniale ed entro i limiti che non offendano i principi della morale e del

buon costume. Tale rapporto obbligatori stipulato tra il creditore e il debitore non ha una struttura semplice, infatti vi

sono dei diritti e doveri complementari da entrambe le parti per adempiere effettivamente all’obbligazione. Infatti al

debitore è imposto di comportarsi secondo regole di correttezza e rispetto, di protezione, di informazione ecc., così

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come il creditore ha l’obbligo di cooperare affinché sia agevolato l’adempimento dell’obbligazione. Se un’obbligazione

non viene effettuata dal debitore il creditore può rivolgersi alle autorità giuridiche, perché gli procurino coattivamente

ciò che gli spetta. Tale potere che garantisce il diritto di credito è l’azione. Se invece non esiste al causa e la

prestazione viene eseguita comunque, questa sarebbe ingiustificata e chi l’avesse ricevuta dovrebbe restituirla o

comunque restituirne il valore. Nei casi di obbligazioni imperfette, invece, non esiste l’azione nei confronti dei

debitori, ma se comunque il soggetto passivo estingue il debito il creditore non ha l’obbligo di restituirlo (debiti di

gioco). La distinzione fra i diritti reali e i diritti di credito consiste nella differenza che l’oggetto dei diritti reali sono

tutte le cose, il titolare di tale diritto lo esercita direttamente ed è solo necessario che la generalità dei terzi si astenga

dal frapporgli ostacoli. Il diritto reali è in relazione con la cosa, aderisce ad essa e la segue presso chiunque (diritto di

seguito). Per quanto riguarda i diritti di credito l’oggetto è una prestazione del debitore, tale azione po’ essere positiva

(pagare una somma, svolgere un lavoro) o negativa (astenersi dal fare concorrenza). Lo strumento con il quale viene

soddisfatto il diritto di credito è l’obbligazione. Tale diritto segue solo ed esclusivamente il debitore, e non come i diritti

reali la generalità dei terzi.

Il negozio giuridico è un atto o un insieme di atti rivolti a produrre effetti giuridici garantiti dall’ordinamento giuridico.

Gli atti negoziali consistono normalmente in dichiarazioni o in comportamenti che diano materialmente attuazione. In

taluni negozi vi è la possibilità di regolare gli interessi voluti tramite un’autonomia del singolo, tale possibilità si chiama

autonomia privata.tale esigenza viene limitata in casi in cui gli interessi particolari del singolo si trovino in contrasto

con quelli della società. Talvolta l’ordinamento consente ai privati la scelta fra vari contratti tipici e cioè gia determinati

e regolati dal codice (negozi patrimoniali, successioni, costituzione persone giuridiche). Mentre per una vasta area di

atti negoziali vale il principio di autonomia. Comunque tali contratti per produrre effetti ed essere garantiti

dall’ordinamento non dovranno essere illeciti. In molti casi all’interno dei contratti si possono trovare lacune del

regolamento negoziale, tali casi vengono colmati con disposizioni di legge. Affinché il contratto negoziale produca

effetti, tali effetti devono essere stati voluti dalle parti. Gli elementi essenziali del negozio giuridico (1329 c.c.)

sono: accordo tra le parti, la causa, l’oggetto, la forma. Il primo elemento va riferito alla manifestazione della volontà,

così da essere riferito non solo a negozi con due o più parti, ma anche a quelli che costituisco un comportamento

unilaterale. La causa è la ragione essenziale del negozio, occorre che sia lecita e degna di tutela. L’oggetto consiste

nella prestazione negoziale, deve essere possibile, lecito, determinato e determinabile. La forma è un requisito del

negozio e si riferisce a forme speciali e vincolanti da norme. Tali atti sono essenziali poiché la loro mancanza o i loro

difetti influiscono sulla validità del negozio. Vi sono poi elementi accidentali, la cui presenza è solo eventuale, e sono:

la condizione, il termine e il modo.

Le manifestazioni di volontà sono dichiarazioni. In un negozio giuridico le dichiarazioni sono sempre recettizie, e

tali atti producono affetto una volta che sono arrivate alla controparte. Mentre nei negozi unilaterali le dichiarazioni

possono essere sia recettizie che non recettizie (le prime sono i recessi unilaterali da società o associazioni, le

seconde sono i testamenti, le donazioni o l’eredità). La volontà si può manifestare anche in maniera tacita attraverso

un comportamento concludente o in casi particolari con il silenzio assumendo un valore dichiarativo (es. il presidente

di una associazione domanda chi sia contrario ad un data delibera, il silenzio in questo caso è l’espressione di un

voto favorevole), ma per vari negozi la legge prescrive che la volontà sia dichiarata espressamente. Il

comportamento concludente è un comportamento che non costituisce un mezzo di espressione o di

comunicazione, che presuppone e realizza una volontà, e così indirettamente la manifesta (es. un individuo entra in

un self-services e si serve di una cosa posta in vendita, egli conclude un contratto anche se non vi è stata una

particolare manifestazione di volontà, ma tale è dedotta dal comportamento adottato). Nella formazione del negozio

giuridico la manifestazione della volontà può essere viziata. Vi sono tre vizi della volontà: l’errore, il dolo, la violenza.

L’errore consiste in una falsa conoscenza o nell’ignoranza di situazioni, qualità, rapporti. L’errore può cadere sulla

dichiarazione (errore ostativo) è ciò accade quando per distrazione o per ignoranza del significato delle parole o dei

segni usati, si dichiara cosa diversa da quella che si vorrebbe (es. vorrei scrivere 650, ma per distrazione scrivo 560).

L’errore può cadere su circostanze che influenzano la formazione della volontà negoziale (errore vizio) (es. acquisto

u oggetto poiché credo che sia oro mentre in realtà è ottone). La giurisprudenza italiana risolve il problema dell’errore

distinguendo tra contratto a titolo oneroso tutelando l’affidamento, mentre facendo prevalere la tutela del dichiarante

per quei contratti a titolo gratuito. Comunque l’errore per essere tale e produrre un annullamento del contratto a titolo

oneroso dovrà essere riconoscibile dall’altro contraente, si considera riconoscibile quando in relazione al contenuto o

alle circostanze del contratto, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rivelarlo, ma anche essenziale,

intendendo con ciò un errore che cada sulla natura o sull’oggetto del contratto, sull’oggetto della prestazione, o

sull’identità o le qualità della persona dell’altro contraente. In ogni altro caso l’errore è irrilevante anche se è stato

determinate del consenso. L’errore nei contratti a titolo gratuito può essere causa di invalidità anche se non è

riconosciuto dall’altra parte ed anche se non è essenziale, ovviamente dovrà essere determinante. Vediamo più da

vicino gli errori essenziali del contratto oneroso: errore sulla natura o sull’oggetto del contratto ( es. voglio affittare

un appartamento, ma poiché non capisco la lingua in cui è scritto finisco per acquistare il fabbricato); errore

sull’identità e sulle qualità dell’oggetto della prestazione (es. credo di comprare olio di oliva invece compro olio di

semi. In questo caso la qualità dell’oggetto si riferiscono non solo alla forma o alla composizione chimica, ma a

qualsiasi altra circostanza che influenzi il valore economico ad es. l’antichità di un mobile); errore sull’identità o sulle

qualità della persona dell’altro contraente, in determinati contratti (appalto, mandato, contratti societari) l’identità e le

qualità del contraente sono sempre determinati del consenso (es. la compravendita se il bene viene venduto in

contanti tali qualità del contraente non sono rilevanti, mentre risulta determinante se il bene viene venduto a credito,

sono determinanti del consenso anche vicende passate, ad es. se l’uomo abbia mai fallito o abbia avuto condanne

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penali ecc); errore di diritto, quando si ignora o si interpreta male una determinata legge (es. si credeva che un’opera

d’arte potesse essere esportabile, mentre non lo era, quest’errore rende annullabile il contratto); errore sul regime

giuridico del contratto vi è un errore in tal senso quando stravolge il contratto in modo radicale da cambiare la natura

e lo scopo, in tali casi il contratto è annullabile. Per quanto riguarda gli errori del contratto a titolo gratuito come

abbiamo detto non importa che sia riconoscibile o essenziali, occorre che siano determinanti del consenso, inoltre la

legge richiede che l’errore risulti dall’atto in quei contratti in cui è prevista la forma scritta (donazione, successione,

testamento ecc.). Per gli errori nei contratti unilaterali la legge non dà disposizioni specifiche, quindi,

analogicamente su applicano le norme relative ai contratti a titolo oneroso e alle donazioni. Alla prima categoria

appartiene la procura rilasciata per la stipulazione dei contratti a titolo onero, mentre agli altri appartiene la promessa

al pubblico.

Dolo nel negozio giuridico vuol dire inganno. Costituiscono dolo il raggiro, l’artifizio ingannevole ed anche la

menzogna. In alcuni casi anche il silenzio è considerato dolo, quando costituisce violazione intenzionale di un

obbligo, e nel più dei casi riguarda un obbligo di correttezza nelle trattative. Il dolo prodotto nei contratti vizia la

volontà negoziale e provoca un errore, ma tale concetto non è del tutto simile all’errore, anche perché l’ordinamento

in questo campo tutela in maniera più intensa chi ha subito un inganno. Il dolo si dice determinante quando senza di

esso non si sarebbe stipulato il contratto. In tal caso il negozio è annullabile. Quando il dolo viene prodotto da un

terzo con responsabilità e conoscenza del contraente, l’ingannato potrà impugnare il contratto e far annullare il

negozio. Il negozio viziato dal dolo, a differenza dell’errore, per essere annullabile non importa che sia essenziale,

basta che sia determinante, ciò per quanto riguarda i contratti a titolo oneroso, per quei negozi a titolo gratuito è

annullabile anche se ha provocato errore su un motivo non risultante dall’atto. Oltre all’invalidità dell’atto, nel negozio

viziato da dolo, si aggiunge una responsabilità dell’autore che dovrà risarcire il danno. Il dolo si dice incidente

quando non determina la stipulazione del negozio, ma si limita ad influenzare il suo contenuto (es. avrei comprato la

casa, ma se mi sarebbe stato detto che era in pessime condizioni avrei stipulato il contratto ad un prezzo inferiore). In

questi casi il contratto è valido, ma l’autore del raggiro dovrà risarcire il danno cagionato.

La violenza nel linguaggio giuridico ha due significati: 1) impiego diretto della forza per costringere altri (forza

fisica), ma tale concezione è impossibile perché vuol dire che l’individuo abbia firmato un determinato contratto

sottoposto ad ipnosi, in tal caso il negozio è privo di effetti e quindi nullo; 2) minaccia ingiusta esercitata con lo

scopo di costringere un soggetto ad emettere una dichiarazione negoziale che altrimenti non avrebbe e messo

(estorsione 629 cod. pen.), in tali casi se il minacciato cede il negozio giuridico è annullabile per vizio del consenso.

Caratteristiche fondamentali della violenza dovranno essere: un’intensa minaccia, comparata ad una persona

sensata tale da far temere per se e per i suoi beni o i suoi cari; e ingiusta inteso come minaccia di far valere un diritto

per ottenere qualcosa che vada aldilà di ciò che è già dovuto (es. è illecito che un creditore sfruttando un momento di

difficoltà economica del suo debitore minacci un’esecuzione forzata, a meno che non gli venga venduto un terreno

tanto ambito), mentre non è violenza minacciare l’uso dell’esecuzione forzata per ottenere che il debitore costituisca

un pegno o un’ipoteca, ciò è tutela dei propri diritti e mira a garantirsi in modo più certo.

L’oggetto elemento fondamentale del negozio consiste nella prestazione negoziale (es. il trasferimento della

proprietà o di qualche altro diritto, del comportamento promesso ecc.). e deve avere caratteristiche specifiche: deve

essere possibile, lecito, determinato e determinabile. L’impossibilità dell’oggetto rende nullo il negozio, tale

impossibilità dovrà essere oggettiva e assoluta, nel senso che nessuno possa operare tale prestazione. Se

l’impossibilità è soggettiva da parte del proponente il negozio è valido, tale criterio si riferisce alla regola che ciascuno

è responsabile e garante delle proprie capacità e possibilità. L’oggetto sarà lecito quando non violerà norme

imperative, l’ordine pubblico e il buon costume. Mentre sarà determinato quando è definito direttamente dalle parti,

determinabile quando le parti definiscono il criterio della determinazione (es. fanno riferimento al prezzo di mercato)

o quando lasciano tale determinazione ad una terza persona, l’arbitratore.

La causa è lo schema dell’operazione economico-giuridica che il negozio realizza immediatamente. È la ragione

giustificatrice del negozio sia dal punto dei soggetti che lo producono, sia dal punto di vista dell’ordinamento giuridico.

Ogni scopo ulteriore è estraneo alla causa e viene designato come motivo. Può accadere che un motivo sia comune

ad entrambe le parti (es. un socio concede un mutuo affinché tale somma sia destinata ad un aumento di capitale per la

loro società). Anche tale motivo comune è estraneo e indifferente alla causa, perché la causa principale del mutuo è il

trasferimento di denaro con successiva restituzione. La causa è intesa con struttura essenziale del negozio, deve

essere astratta dalle molte particolarità concrete che ogni negozio può produrre. Infatti la compravendita potrà avere

come oggetto un bene mobile o immobile, potrà essere stipulata ad un prezzo più basso o più alto, ma la causa

essenziale sarà sempre il trasferimento della proprietà o di un diritto per il corrispettivo di un prezzo. Il negozio

indiretto è caratterizzato dalla convergenza tra lo scopo pratico delle parti e lo schema negoziale adottato (es. volendo

donare un immobile lo si vende ad un prezzo irrisorio). La causa resta sempre la fonte di analisi essenziale, in questo

caso la compravendita. Mentre lo scopo del negozio indiretto assume particolare rilevanza quando costituisce un

tentativo di elusione all’ordinamento giuridico (negozio in frode alla legge). Per molti negozio la causa consiste nella

sintesi degli effetti giuridici essenziali, la causa del contratto di assicurazione contro i danni consiste nell’obbligo

dell’assicurato di pagare un premio, con l’obbligo dell’assicurazione di rivalere il danno, nei limiti del contratto, ogni volta

che viene prodotto un sinistro. Se nell’atto negoziale non vi sono i presupposti logicamente necessari affinché il negozio

si possa realizzare, tale atto risulta mutilato. Si dice allora che manca di causa (es. la compravendita di una cosa è

nulla se al compratore già appartiene quella cosa). Si avrà mancanza di causa ogni volta che sia inesistente

l’obbligazione che il negozio intende eseguire, garantire o modificare. Il negozio giuridico ha validità per l’ordinamento

quando abbia una causa lecita e degna di tutela. La causa del negozio è illecita quando sia contraria a norme

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Sara F

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto Privato – Programma. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Programma del corso da 9 crediti formativi, Diritto e ordinamento giuridico. Le fonti del diritto. L'interpretazione della legge, Le situazioni giuridiche soggettive. I soggetti. La capacità giuridica e di agire, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Sinesio Domenico.

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