Ordinamento giuridico e campi di applicazione
L'ordinamento giuridico è l'insieme delle regole che disciplinano il nostro stare assieme. L'ordinamento giuridico si distingue in vari campi:
- Civilista: Riguarda i rapporti fra le persone.
- Penalista: Quando si parla di reati.
- Amministrativo: Riguarda l'amministrazione.
Funzionamento e interpretazione delle regole
Questi tre campi hanno ulteriori sottocategorie. Per funzionare, c'è bisogno della certezza del diritto. Le regole vanno interpretate: si prende una regola scritta e si applica in concreto analizzandone il significato. Proprio a causa dell'interpretazione c'è la possibilità che in luoghi diversi ci siano sentenze diverse.
Il sistema giuridico in Italia e nei paesi anglosassoni
In Italia funziona così perché il sistema giuridico si basa sulla civil law. Nei paesi anglosassoni c'è la common law.
Civil Law
Il parlamento, eletto dai cittadini, fa le leggi (le crea). Il suo potere viene separato dal potere esecutivo (applica le leggi), affidato al governo, e dal potere giudiziario (garantisce che la legge venga rispettata), affidato alla magistratura. Attraverso questo sistema le leggi vengono interpretate ed applicate nel concreto dal giudice. Questo è sia un vantaggio sia uno svantaggio (possono esserci risoluzioni difformi, ma il giudice è più vicino al cittadino e al caso specifico). La vicinanza con le persone scompare però a causa della mancanza di tempo, dovuta all'alto numero di sentenze, in quanto questo sistema incentiva a creare le cause sfruttando la discrezionalità del giudice. L'esito di una causa è quindi incerto in molti casi.
La legge è generale ed astratta. Si applica a chiunque. Si basa sul principio di uguaglianza. La legge inizia a produrre i suoi effetti dopo essere stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.
Tribunale > corte d’appello > cassazione.
Common Law
Nella common law, il precedente è vincolante. Vengono citate sentenze precedenti; i giudici successivi sono tenuti ad applicare la legge come è stato fatto dai giudici precedenti. Se non ci sono precedenti, è il giudice che crea la regola (in base al senso "comune"). È più facile sapere quali saranno gli esiti.
Fattore culturale e sanzioni
Va anche considerato il fattore culturale. In Italia si cerca sempre un modo per aggirare le regole. Si tende a fare un calcolo di rischi e benefici e si guarda il grado di condivisione della regola. L'ordinamento giuridico si differenzia da altre tipologie di regole dal fatto che l'ordinamento possa applicare sanzioni e farle rispettare con la forza. Le sanzioni dipendono dal campo in cui ci si trova.
- Penale: Prigione (anche se non viene richiesto vi è la sanzione).
- Civile: Economica (ho diritto al risarcimento solo se lo richiedo); in base a questo principio vengono favorite le grandi aziende che possono comportarsi illegittimamente in modo consapevole.
- Amministrative: Economica a favore dello stato.
Norme e gerarchia delle fonti
Tipologie di norme
Non tutte le regole sono imperative. Alcune norme sono dispositive. Le norme dispositive servono quando alcuni termini non vengono specificati. Garantiscono delle regole generali. Le regole hanno nomi diversi in base al soggetto che le approva e alla procedura che viene adottata (per esempio il parlamento fa le leggi e le leggi costituzionali). Questa differenza è causata dalla complessità del nostro sistema sociale.
Fonti del diritto
Le fonti del diritto sono:
- Norme unione europea e costituzione
- Legge e gli altri atti che hanno forza di legge e leggi regionali
- Regolamenti
- Usi
Gerarchia delle fonti: Norme europee e costituzione sono quasi allo stesso livello. Leggi e leggi regionali sono allo stesso livello. In generale le norme sotto ordinate non devono andare in conflitto con le leggi sovraordinate.
Per quanto riguarda la costituzione e l'Unione Europea si deve dare la precedenza alle norme europee, a meno che queste non siano in contrasto con i principi fondamentali della costituzione. Quando si guardano leggi e leggi regionali si applica il principio di competenza. In alcuni casi prevale lo stato, in altri la regione.
Conflitti tra norme
In caso di conflitti ci sono due modi per risolverlo. O si usa un organo accentrato (dichiarazione di incostituzionalità delle leggi), la Corte costituzionale. Questo garantisce la presenza dei migliori giuristi e di una decisione uniforme. (valido solo in caso di conflitto fra legge e costituzione). Questo metodo viene utilizzato solo in due casi oltre a questo (in caso di conflitto fra stato e regione e quando ci sono conflitti fra differenti poteri dello stato).
- Così da non riempire di lavoro la Corte costituzionale e per non intaccare il principio di separazione dei poteri.
- O si fa riferimento al singolo giudice (in tutti gli altri casi). In questo modo si ha una decisione più veloce, però ci possono essere difformità nelle decisioni da parte di diversi giudici.
Norme europee
Norme europee: trattati, regolamenti europei, direttive. Sono sullo stesso livello.
- Trattati: Fatti per spiegare come funziona l’UE "costituzione dell’UE".
- Regolamenti: Simili alle leggi. Approvati dall’UE, contengono regole che si applicano in tutti i paesi membri.
- Direttive: Invito a creare delle regole negli stati membri seguendo delle indicazioni. Servono perché molto spesso vanno a modificare o completare regole già presenti negli ordinamenti degli stati membri. Riduce il rischio di conflitti fra norme dello stato e norme europee. Questo processo è chiamato "armonizzazione del diritto".
Fino a quando lo stato non si adatta con una legge la direttiva non vale. Fino a quando non viene approvata è come se non esistesse. In caso di ritardi però la responsabilità è dello stato che non ha ancora creato le leggi. A livello europeo, infatti, il singolo stato risponde dei propri danni.
Costituzione e leggi costituzionali
Costituzione e leggi costituzionali: le leggi costituzionali vanno create quando non voglio rischiare che una norma venga dichiarata incostituzionale (attuare un principio che potrebbe essere considerato incostituzionale). Per essere applicate queste regole richiedono la maggioranza assoluta (50%+1 degli eletti). In certi casi servono i 2/3 dei voti. In caso di mancanza dei 2/3 si usa il referendum. Serve inoltre un doppio voto (Camera e Senato votano due volte a testa).
Legge o altri atti con forza di legge
Legge o altri atti che hanno forza di legge: legge, decreto-legge e decreto legislativo valgono uguale. Cambia il procedimento.
- Legge: Approvata dal parlamento (camera + senato).
- Decreto-legge: Compete eccezionalmente al governo (avrebbe normalmente il potere esecutivo). Il governo può proporre le leggi al parlamento, ma in caso di necessità e urgenza può utilizzare il decreto-legge (attuare una normativa senza dover attendere) e vale per 60 giorni. Deve essere approvato entro 60 giorni dal parlamento.
- Decreto legislativo: Delega che il parlamento fa al governo per attuare una determinata normativa. Ci sono delle direttive.
Referendum abrogativo (non è una fonte del diritto, è il contrario): Cancellazione di una regola esistente o di una parte. Questo può in concreto creare regole nuove.
Leggi regionali
Leggi regionali: In certe materie ha competenza la legge regionale. Hanno lo stesso valore delle leggi.
Regolamenti e usi
Regolamenti: Norme di carattere amministrativo subordinate alla legge di carattere amministrativo. Ci sono alcuni ambiti in cui non possono essere utilizzati in modo da tutelare i cittadini ed evitare abusi di potere, oltre a garantire la separazione dei poteri.
Usi: Usi contrattuali e usi normativi. Si è soliti fare una certa cosa.
- Usi contrattuali: Abitudini che si creano con una certa parte contrattuale (non serve mettersi d’accordo ogni volta).
- Usi normativi: Usanze che riguardano l’intera collettività (deve essere diffuso). È un comportamento non doveroso (non regolato da una legge) ma che viene normalmente attuato e reiterato nel tempo.
Equità
Equità (non propriamente una fonte): Le regole per definizione non sono sempre eque. L’equità è applicabile in rari casi. Devono essere casi di basso valore che spettano al giudice di pace.
Durata e abrogazione delle leggi
La legge dura fino a quando non viene abrogata. L’abrogazione di una legge può essere espressa o tacita.
- È espressa quando una regola successiva di pari o superiore grado la cancella.
- È tacita quando una regola successiva prevede delle disposizioni incompatibili con regole precedenti. Generalmente la regola successiva prevale su quella precedente.
In alcuni casi solo alcuni aspetti potrebbero essere incompatibili. Questo genera complessità. Una norma può essere cancellata quando viene dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale (sentenza di accoglimento). In questo caso la norma viene cancellata con effetto retroattivo (non è mai andata bene quindi anche le cose successe in passato non hanno valore). La retroattività non vale per le decisioni definitive (ormai sono già state prese e non possono più essere cambiate).
Nel Codice civile (in generale) e nella costituzione (norme penali) è indicato che le norme non possono avere valore retroattivo (se la creo oggi non vale per ieri). “principio della irretroattività” (articolo 11 preleggi). Questo significa che per l’ambito non penale è possibile creare norme retroattive (deve essere giustificata). Un esempio è l’interpretazione autentica (interpretazione fatta dal legislatore in caso di disposizioni dubbie). Questa differenza fra civile e penale esiste perché sarebbe totalmente illogico recludere qualcuno attraverso la retroattività. Per quanto riguarda il penale però, vale la retroattività nel caso in cui tu sia imputato (esempio Berlusconi con falsi in bilancio).
Interpretazione della legge
Il parlamento fa le leggi, il giudice la interpreta. Prende una regola generale ed astratta e le dà un significato. Di base lo fa usando l’interpretazione letterale (legge e interpreta le parole). Un altro criterio è quello della “ratio legis” (funzione della regola). Trovo l’obiettivo della regola e do un significato in base a quello. Quando esamino un caso e non esistono regole che lo disciplinano ci si basa sul principio di analogia, cioè applicare regole a un caso seguendo delle regole che disciplinano una situazione simile.
In altri casi si usa l’interpretazione autentica (interpretazione fatta dal legislatore stesso). Si crea una nuova regola che va a chiarire le incertezze. La sua particolarità è che ha valore retroattivo.
Titolare del diritto
Il titolare del diritto è la persona (fisica o giuridica) al quale la legge attribuisce la facoltà di esercitare quel determinato diritto. Posso acquisire un diritto a titolo derivativo (lo acquisto da un altro soggetto che era il precedente titolare di quel diritto) o a titolo originario (senza che ci sia un passaggio da un proprietario precedente, anche contro la volontà del proprietario precedente).
A titolo originario anche da parte di uno che non è proprietario (se compro un bene mobile da qualcuno che l’ha rubato diventa comunque mio anche se non era il reale titolare di quel bene). Questo accade solo nel caso in cui ci sia la buona fede (non lo sapevi e non potevi nemmeno immaginarlo), sia stato concluso un contratto e sia stato consegnato il bene. I diritti possono durare per un tempo limitato o per sempre (perpetui). Il diritto di proprietà è imprescrittibile. Quando il proprietario muore il diritto passa in eredità. Altri diritti sono a tempo indeterminato (non scadono ma non durano per sempre).
Si ha un abuso del diritto in alcuni casi espressi dalla legge. Per esempio, quando la proprietà viene utilizzata per creare un danno ad altri e non per se stesso. Posso esercitare un diritto nei limiti per cui io ne ho un interesse. (atti emulativi)
Soggetto del diritto
Il soggetto è colui che è titolare del diritto. Può essere una persona fisica (persone vere) o persone giuridiche (creazioni di altri soggetti). Le persone giuridiche possono essere create da altri soggetti (società per esempio). Le persone giuridiche non devono necessariamente svolgere attività economiche.
La persona fisica ha tre capacità:
- Capacità giuridica (capacità di essere titolare di diritti e di doveri. Si acquisisce con la nascita. Quindi anche un minorenne può essere titolare di un diritto.);
- Capacità di agire (con la maggiore età. Si è liberi di esercitare ogni diritto e di concludere contratti. I contratti conclusi dai minorenni sono annullabili. Se quindi concludi un contratto da minorenne lo puoi fare in quanto rappresentante dei genitori, però bisogna considerare l’età e l’entità della transazione.);
- Capacità naturale (capacità di intendere e di volere. Normalmente una persona maggiorenne si presume sia capace di intendere e di volere. È però possibile che questa non ci sia in casi definitivi o in situazioni temporanee).
Se non si è capaci di intendere e di volere il contratto è annullabile. Il contratto è stato quindi concluso con il vizio del consenso di una delle due parti. In questi casi però vanno comunque tutelate entrambe le parti, quindi l’annullamento è ottenibile solo se anche l’altra parte se ne è accorta (e ne ha approfittato) o poteva accorgersene.
Limitazioni della capacità di agire
In alcuni casi la capacità di agire può essere limitata del tutto o in parte. È necessario che si sia a conoscenza di una problematica, in modo da tutelare la persona che rischierebbe dati i problemi. Ci sono tre possibili casi: interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno. Le prime due valgono in caso di un’infermità di mente e non una mera difficoltà fisica.
- Interdizione: Si ha nelle forme più gravi. Comporta la perdita totale della capacità di agire, la quale viene consegnata ad un tutore, che amministra nell’interesse dell’interdetto, dovendo però rendere conto ad un giudice tutelare.
- Inabilitazione: Esiste in casi meno gravi. Viene nominato un curatore che si occupa della straordinaria amministrazione (atti di disposizione del patrimonio). Il soggetto invece mantiene l’ordinaria amministrazione.
- Amministratore di sostegno: La più comune e duttile. Si può usare non solo in caso di difficoltà mentali. Il provvedimento varia a seconda delle esigenze della persona.
La limitazione della capacità di agire garantisce che in caso di contratti conclusi senza la consapevolezza la persona sarà sempre tutelata.
Scomparsa e morte presunta
Se una persona scompare può essere morta o no. È importante capire perché se una persona muore si apre la successione. Bisogna anche gestire il suo patrimonio. Ci sono tre possibili situazioni, a seconda del tempo trascorso.
- Quando una persona scompare viene dichiarata la sua scomparsa e il tribunale nomina un curatore dei beni (per esempio se i conti bancari sono intestati solo all’uomo scomparso la famiglia non può utilizzarli).
- A due anni dalla scomparsa può essere dichiarata l’assenza. Si apre una successione provvisoria (i beni vanno in eredità, ma possono essere utilizzati senza disporli). Non posso quindi vendere una casa, ma posso utilizzarla.
- Dopo 10 anni, si dichiara la morte presunta. La persona viene considerata giuridicamente morta. La successione diventa quasi definitiva. Il matrimonio viene meno.
Nel caso in cui la persona tornasse dopo i 10 anni la persona ha diritto a riottenere il patrimonio nei limiti in cui sia ancora disponibile. Torna in vigore il matrimonio ed eventualmente viene meno quello nuovo.
Luoghi della persona
Esistono due luoghi indicati come caratteristici della persona: il domicilio e la residenza. La residenza non sempre coincide con il luogo in cui si vive. Si distinguono quindi due tipi di residenza.
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