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Beni esclusi dalla comunione legale (art. 179). I beni esclusi dalla comunione legale sono:

a) i beni del quale il coniuge era titolare prima del matrimonio o prima della comunione legale;

b) i beni acquistati per effetto di donazione o successione;

c) i beni di uso strettamente personale e i relativi accessori;

d) i beni strumentali all’esercizio della professione, tranne quelli destinati all’azienda facente parte

della comunione;

I beni immobili o mobili registrati sono esclusi dalla comunione legale, se tale esclusione è

espressamente dichiarata nell’atto di acquisto e l’altro coniuge abbia partecipato alla redazione

dell’atto; questi beni devono essere trascritti nei rispettivi registri.

Essi sono considerati come beni personali: per i mobili non registrati, tale dichiarazione non è

sufficiente.

Separazione: nozione e funzione. La separazione non scioglie il vincolo, ma pone i diritti e i doveri

del matrimonio in uno stato di quiescenza (di riposo).

La separazione personale è comunque un metodo per recuperare il rapporto entrato in crisi, infatti

per avere il divorzio ci vogliono 3 anni di separazione; cessa qualora i coniugi si riappacifichino.

Oltre alla separazione giudiziale e consensuale, abbiamo:

• la separazione temporanea ordinata dal giudice nel caso di giudizio di invalidità dal

matrimonio, di separazione, o di divorzio;

• la separazione di fatto che produce effetti molto limitati.

Separazione giudiziale. Si ha quando si verificano fatti che rendono intollerabile la continuazione

della convivenza, in modo da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

Importante è la rilevanza dell’addebito della separazione deciso dal giudice per il coniuge che ha

avuto un comportamento contrario ai doveri del matrimonio; l’addebito influisce unicamente sulle

conseguenze patrimoniali della separazione e può anche essere pronunciato a carico di entrambi i

coniugi.

La separazione giudiziale può essere richiesta da entrambi o da uno dei coniugi al giudice del

tribunale del luogo di residenza o domicilio del coniuge convenuto: il giudice come prima fase

cerca di conciliarli e nel caso sia fallito tale tentativo, il presidente del tribunale dispone i

provvedimenti temporanei ed urgenti nell’interesse dei figli e dei coniugi.

Separazione consensuale. Quando entrambi i coniugi di comune accordo pervengono alla

separazione si ha la separazione consensuale. Il consenso non è sufficiente alla produzione degli

effetti, ma occorre il decreto di omologazione emesso dal tribunale su richiesta di uno o entrambi i

coniugi; il presidente del tribunale prima cerca di conciliare le parti, poi, in caso di fallimento,

concede l’omologazione non valutando le motivazioni della separazione.

L’omologazione può essere anche rifiutata qualora negli accordi presi preventivamente tra i

coniugi ci siano contenuti pregiudizievoli all’interesse della prole.

Carattere importante della separazione consensuale è l’accordo preso preventivamente dai coniugi

sul mantenimento (e non solo sugli alimenti) del coniuge e della prole.

Separazione temporanea. Nei casi di giudizio di invalidità del matrimonio o di divorzio, il

tribunale può disporre la separazione temporanea. Effetto della separazione temporanea è la

sospensione dell’obbligo di coabitazione e l’emanazione di conseguenti provvedimenti necessari a

regolare i rapporti tra i coniugi con i figli.

La separazione temporanea, comunque, ha effetti molto ridotti: essa, difatti, non determina

lo scioglimento della comunione legale né la sospensione dei doveri coniugali. 189

Separazione di fatto. La separazione di fatto, invece, è una stabile interruzione della convivenza

attuata al di fuori delle ipotesi previste dalla legge. A differenza dell’allontanamento, con la

separazione di fatto il coniuge manifesta all’altro la volontà di interrompere la convivenza e l’altro

coniuge tollera tale decisione: questa separazione non sospende i doveri coniugali che possono

essere sospesi solo con la separazione legale.

Comunque, al coniuge “tollerante” spetta di diritto la richiesta di separazione giudiziale con

addebito.

Effetti della separazione per i coniugi. Mutamento del titolo della separazione. La separazione

legale sancisce l’interruzione della convivenza coniugale senza, però, comportare lo scioglimento

del matrimonio.

Effetti personali: la separazione non esonera i coniugi dal dovere di fedeltà, dal dovere di assistenza

morale e non priva la moglie del diritto di continuare ad usare il cognome del marito salvo diversa

disposizione del giudice, cioè quando comporti un grave pregiudizio per il marito o per la stessa

moglie.

La separazione produce però, la sospensione del dovere di convivenza e di coabitazione dei coniugi.

Effetti patrimoniali: la separazione modifica il dovere reciproco di assistenza materiale; il coniuge

al quale non sia stata addebitata la separazione ha diritto di ricevere dall’altro un assegno di

mantenimento non solo per se stesso, ma anche per la prole.

L’assegno di mantenimento è calcolato in base non solo al reddito, ma anche alle sostanze

patrimoniali non produttive di reddito. Se il coniuge a cui spetta il mantenimento teme che vi sia un

inadempimento da parte dell’altro coniuge, il giudice può imporre la garanzia: difatti, la sentenza di

condanna di pagamento dell’assegno di mantenimento è titolo per l’iscrizione dell’ipoteca

giudiziale.

In caso di inadempimento, il coniuge beneficiario dell’assegno può procedere al sequestro dei beni

oppure ottenere l’attribuzione diretta di una parte delle somme che il coniuge obbligato riceve da

terzi (datori di lavoro, pensione).

La determinazione dell’assegno di mantenimento è suscettibile a revoca o modificazione.

Per quanto riguarda l’abitazione, essa si preferisce lasciarla al coniuge a cui vengono affidati i figli,

affinché questi non subiscano ulteriori traumi; questo provvedimento di assegnazione della casa

deve essere trascritto ai fini dell’opponibilità ai terzi.

Con la separazione legale, comunque, permane l’obbligo da parte dei coniugi di agire e provvedere

all’interesse della famiglia, anche se viene sciolta la comunione legale.

La separazione giudiziale o consensuale senza addebito può essere mutata in separazione

giudiziale o consensuale con addebito per comportamenti contrari ai doveri coniugali.

Affidamento dei figli. La separazione lascia inalterati i diritti e i doveri dei coniugi nei confronti dei

figli, ma rende necessario decidere a chi dei genitori essi devono essere affidati.

Nella separazione consensuale la decisione spetta ai coniugi ma il giudice, in sede di

omologazione, valuta se l’accordo preso rispetti l’interesse dei figli.

Nella separazione giudiziale è il giudice che decide a chi affidare la prole, logicamente

nell’interesse dei minori.

L’affidamento può essere congiunto, cioè ad entrambi in coniugi, o alternativo, cioè un periodo a

un coniuge e un altro periodo all’altro coniuge.

Il giudice nello stabilire l’affidamento può anche sentire l’opinione dei minori, nel caso essi

siano in grado di esprimere un giudizio; il giudice, comunque, può decidere per gravi motivi

l’affidamento ad altre persone o ad un istituto di educazione.

Dopo aver deciso l’affidamento, il giudice stabilisce i modi di svolgimento dei rapporti patrimoniali

(mantenimento) e personali del genitore non affidatario con i figli: dispone un versamento periodico

di una somma di denaro per l’educazione, per il mantenimento e l’istruzione; tale versamento gode

delle stesse garanzie di cui gode l’assegno di mantenimento del coniuge. 190

Per i rapporti personali, il giudice regola il diritto di visita ai figli e i periodi nei quali costoro

possono essere tenuti presso l’altro genitore, salvo che il contatto con quel genitore sia considerato

dannoso per costoro.

La potestà dei genitori non cessa con la separazione, ma spetta in via esclusiva al coniuge

affidatario; l’altro coniuge ha il compito di controllare che le decisioni prese dal coniuge affidatario

non siano pregiudizievoli per la prole.

Le decisioni più importanti spettano ad entrambi i coniugi e, in caso di disaccordo, la decisione è

presa dal giudice.

Tutti i provvedimenti riguardanti la prole sono soggetti a revoca o modifica da parte del tribunale

ordinario. Nel caso di separazione o di divorzio dei coniugi di diversa nazionalità, vengono

applicate le convenzioni internazionali, tenendo conto sempre di scegliere la soluzione migliore per

la prole e per i loro interessi.

Riconciliazione. La riconciliazione si può avere mediante dichiarazione espressa oppure tacita.

La riconciliazione espressa ha natura negoziale ed è revocabile nel caso in cui il proponente

non abbia avuto notizie dell’accettazione del destinatario.

Con la riconciliazione, vengono meno gli effetti della separazione: una nuova separazione può

essere proponibile, ma deve basarsi su situazioni successive alla precedente separazione.

La riconciliazione può avvenire anche mediante l’abbandono della domanda di separazione.

La riconciliazione non determina automaticamente il ripristino della comunione legale, in quanto è

richiesta la stipula di un’apposita convenzione.

Annullamento e scioglimento del matrimonio. Il divorzio è stato introdotto, dopo tanti contrasti, il

1° dicembre 1970 e produce lo scioglimento del rapporto.

Il matrimonio si definisce nullo quando si accerta l’originaria inidoneità alla produzione

degli effetti giuridici.

L’invalidità, come il divorzio, non estingue gli effetti già prodotti, né cancella l’esigenza di tutelare

il coniuge in difficoltà economica.

La differenza è che il divorzio offre una tutela più ampia al coniuge economicamente svantaggiato.

Divorzio: presupposti e procedimento. Lo scioglimento del matrimonio può avvenire o con la

morte di uno dei coniugi, o con il divorzio.

Il divorzio può avvenire solo giudizialmente: è un rimedio all’irreparabile rottura di matrimonio

(c.d. divorzio-rimedio) e non una sanzione alla violazione di gravi doveri coniugali (c.d. divorzio-

sanzione).

Ciò è confermato dal fatto che il divorzio può derivare anche da fatti incolpevoli, ma soprattutto che

l’azione di divorzio può essere presentata anche dal coniuge responsabile del fallimento del

matrimonio. Cause di divorzio sono:

• la condanna subita da un coniuge dopo il matrimonio anche per reati commessi prima;

• la condanna per alcuni delitti contro la libertà sessuale, la moralità e il buon costume;

• la condanna per omicidio volontario di un figlio o del coniuge, tentato o consumato;

• la condanna per lesioni personali aggravate, violazione degli obblighi di assistenza,

circonvenzione d’incapace (trarre in inganno) in danno del coniuge o di un figlio;

• la sentenza di assoluzione o proscioglimento del reato d’incesto per mancanza di pubblico

scandalo.

La causa più importante di divorzio è la separazione legale dei coniugi; per la separazione

giudiziale, la sentenza deve passare in giudicato. Mentre per la separazione consensuale essa deve

essere stata omologata.

La separazione deve necessariamente protrarsi ininterrottamente per 3 anni e per la separazione

legale il tempo comincia a decorrere con la presentazione dei coniugi dinanzi al presidente del

tribunale.

Legittimati a fare la domanda di divorzio sono entrambi i coniugi. 191

Il divorzio può anche avvenire quando l’altro coniuge straniero abbia ottenuto all’estero

l’annullamento o lo scioglimento, oppure abbia contratto nuovo matrimonio all’estero; in

quest’ultimo caso legittimato è il coniuge cittadino italiano.

Altra causa può essere la mancata consumazione del matrimonio causata dall’impotenza;

altra causa può essere la rettifica di attribuzione del sesso, dove il divorzio appare necessario.

La domanda di divorzio si propone con ricorso al tribunale del luogo di residenza o

domicilio del coniuge convenuto o, in mancanza, al tribunale di residenza o domicilio, o di

residenza all’estero del coniuge ricorrente.

L’azione di divorzio è limitata ai coniugi, cioè non possono farsi sostituire da

rappresentanti essendo azione personale.

Il procedimento si apre con la fase preliminare, dove il presidente del tribunale tenta la

riconciliazione; fallito il tentativo, oppure il coniuge convenuto non compare, e sentiti i figli minori,

il presidente del tribunale emette anche d’ufficio con ordinanza:

• i provvedimenti temporanei e urgenti nell’interesse dei figli e dei coniugi;

• nomina il giudice istruttore;

• fissa l’udienza di comparizione delle parti (fase istruttoria).

La sentenza è emessa dal collegio (fase collegiale).

La sentenza per divenire definitiva e opponibile ai terzi deve essere annotata, cioè

trasmessa all’ufficio di stato civile del luogo dove fu trascritto il matrimonio.

L’annotazione è importante per l’opponibilità del divorzio a terzi, ma gli effetti per le parti si

producono con il passaggio in giudicato della sentenza.

Effetti del divorzio. Con il divorzio, il matrimonio si scioglie e i coniugi riacquistano lo stato libero

e possono risposarsi.

Per il coniuge economicamente svantaggiato vi è l’assegno di divorzio che ha funzione

assistenziale ed è dovuto solo quando il beneficiario non è in grado di provvedere a se stesso.

La quantificazione è fatta in base a:

• le condizioni dei coniugi;

• il reddito dei coniugi;

• il criterio risarcitorio, ossia le ragioni della decisione;

• il criterio compensativo, ossia il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge o

alla condizione familiare, o al fondo comune, o all’altro coniuge.

La corresponsione dell’assegno può avvenire in un’unica soluzione su accordo delle parti.

Il diritto di assegno si estingue con il passaggio del beneficiario a nuove nozze o con la morte

dell’obbligato; al coniuge divorziato, come per quello separato, può spettare l’abitazione.

Il divorzio lascia inalterati i doveri dei genitori nei confronti dei figli e quindi gli obblighi di

mantenimento, istruzione e educazione permangono anche nelle ipotesi di passaggio a nuove nozze.

Diritti e doveri da rapporto di procreazione e stato di figlio. I figli legittimi sono i figli nati da

genitori uniti in matrimonio, i figli naturali sono i figli nati da genitori non uniti in matrimonio, i

figli adottivi sono i figli adottati con provvedimento giudiziario, i figli incestuosi sono coloro nati

da persone che tra loro sono parenti o affini.

Tuttavia l’interprete cerca di uniformare la condizione giuridica della filiazione, infatti anche al

figlio naturale devono essere assicurati il mantenimento, l’istruzione e l’educazione: si ha quindi il

principio d’eguaglianza.

fino al 1975 non era possibile per i figli adulterini; dopo il 1975, con una

Il riconoscimento

riforma, sono dichiarati irriconoscibili i figli incestuosi, salvo che il genitore era in buona fede o che

il matrimonio sia stato annullato. 192

Atto di nascita: caratteri e funzioni. L’atto di nascita, redatto dall’ufficiale di stato civile negli

appositi registri, è l’atto che accerta la filiazione ed ha funzione probatoria.

La dichiarazione può essere effettuata entro i 10 gg. successivi alla nascita, altrimenti il

tribunale dovrà pronunciare l’efficacia dell’atto dopo la rettificazione; in sua mancanza, la

formazione del relativo atto dovrà essere decisa dal Tribunale.

La dichiarazione è resa indistintamente da uno dei genitori, o da un loro procuratore speciale; in

loro mancanza può essere fatta dal medico, dall’ostetrica o da chi abbia assistito al parto.

Il nome è scelto di comune accordo e i figli legittimi prendono solo il cognome del padre,

mentre quelli naturali assumono il cognome del genitore che per primo li ha riconosciuti.

In caso di genitori sconosciuti il nome e il cognome sono imposti dall’ufficiale di stato civile.

Se l’atto di nascita dichiara cosa diversa dalla realtà, esso può essere modificato mediante azioni

giuridiche di stato, oppure, in caso di discrasìa (alterazione) dipendente da errore materiale

dell’ufficiale di stato civile, esso può essere modificato mediante l’azione di rettificazione.

Il rapporto di filiazione ha fonte nel fatto della procreazione e l’atto di nascita ha una

funzione di pubblicità dichiarativa e non soltanto di mera pubblicità notizia.

Accertamento della filiazione legittima: presunzioni, atto di nascita e possesso di stato.

L’accertamento della filiazione legittima avviene mediante 2 presunzioni:

1. il marito è padre del figlio concepito in costanza di matrimonio (p. di paternità);

2. si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato dopo 180 gg. dalla celebrazione del

matrimonio, o quando non siano trascorsi 300 gg. dalla data di annullamento, scioglimento o

cessazione degli effetti civili del matrimonio (p. di legittimità).

Se il figlio è nato dopo 300 gg. dalla data di annullamento, scioglimento o cessazione del

matrimonio, non si presume legittimo, ma la sua legittimità può essere dimostrata con ogni mezzo.

Diritto della madre è quello di non essere nominata all’atto di nascita; pertanto

l’accertamento è automatico solo per il padre, mentre la madre deve sempre acconsentire ad essere

indicata nell’atto di nascita.

Il figlio nato dopo 300 gg. dallo scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili

del matrimonio è riconosciuto come figlio naturale e non come figlio legittimo, poiché non opera

la presunzione di paternità.

La filiazione legittima può essere provata anche con il possesso di stato che deve risultare

da una serie di fatti utili a dimostrare la relazione di filiazione; ad esempio:

• l’interessato ha sempre portato il cognome del padre;

• è stato sempre trattato e ritenuto da costui come figlio;

• è stato sempre considerato come parte della famiglia dai suoi componenti.

Azioni di stato di figlio legittimo e rettificazione degli atti di stato civile. L’ordinamento prevede

per la filiazione legittima delle azioni di stato: l’azione di disconoscimento della paternità,

l’azione di contestazione della legittimità, l’azione di reclamo della legittimità.

Per la filiazione naturale l’ordinamento prevede l’azione di dichiarazione giudiziale di paternità o

maternità e l’impugnativa di riconoscimento.

Disconoscimento della paternità. Con l’azione di disconoscimento della paternità si mira a far

cadere la presunzione di paternità.

La presunzione di paternità per il figlio nato prima dei 180 giorni dal matrimonio è meno forte di

quella del figlio concepito in costanza di matrimonio; in questo caso il disconoscimento è consentito

quando:

• i coniugi non abbiano coabitato nel periodo compreso tra il 300° e il 180° giorno prima della

nascita;

• sia dimostrato che nello stesso periodo il marito fosse affetto di impotenza, anche solo di

fecondare; 193

• qua ndo la moglie ammette che nello stesso periodo abbia commesso adulterio o abbia nascosto

la gravidanza e la nascita del figlio.

Dopo la riforma del 1975, l’azion e spetta anche alla madre, al figlio maggiorenne e al figlio

sedicenne tramite il curatore speciale nom

inato dal giudice. Legittimati ad agire sono:

- il padre, entro 1 anno dalla nascita;

la madre, entro 6 mesi dalla nascita;

-

- il figlio, entro 1 anno dal compimento della maggiore età o dal momento della conosce

nza dei

fatt i che rendono ammissibile il disconoscimento, se è avvenuta dopo la maggiore età.

In caso di accoglimento dell’azione, il figlio risulta figlio naturale ric onosciuto dalla madre.

La legittimazione passiva spetta al padre, alla madre e al figlio: se uno dei legittimati è

minore o interdetto, si procede alla nomina di un curatore speciale.

Contestazione della legittimità. L’azione di contestazione della legittimità è diretta a rimuovere

lo stato di legittimità risultante dall’atto di nascita mediante impugnazione di un elemento diverso

dalla presunzione di paternità.

Nel caso manchi la prova del matrim

onio, l’azione non è consentita se i genitori sono

entram

bi morti e hanno pubblicamente convissuto come coniugi e il figlio abbia goduto di un

possesso di stato conforme all’atto di nascita.

La legittimazione attiva spetta ai genitori e a chiunque vi abbia interesse; legittimati passivi

sono entrambi i genitori e, nel caso non sia promossa da lui stesso, il figlio.

rsone premorte, minori o incapaci si

Se l’azione di contestazione è promossa nei confronti di pe

rocede alla nomina di un curatore speciale, come per il disconoscimento.

p

L’azione di contestazione della legittimità è imprescrittibile.

.

Reclamo della legittimità Qualora manchi l’atto di nascita o il possesso di stato si può esperire

l’azione di reclamo della legittimità: spetta al figlio che mira ad ottenere l’accertamento dello

stato di figlio legittimo.

Lo stato di figlio legittimo può risultare alterato nell’atto di nascita in diversi modi: 1) quando il

figlio è dichiarato figlio di genitori ignoti, 2) oppure figlio naturale riconosciuto da uno o entrambi i

genitori, 3) oppur e figlio legittimo di genitori diversi da quelli reali.

legittimati passivi sono i genitori o i rispettivi eredi; l’azione è

Legittimato attivo è il figlio;

imprescrittibile.

Accertamento della filiazione naturale mediante riconoscimento. Il riconoscimento del figlio

naturale fatto nell’atto di nascita è integrato o dalla dichiarazione di nascita resa dal genitore

personalmente, o dall’atto pubblico dal quale risulta il consenso dei genitori ad essere nominati.

o come figlio di genitori ignoti ed è

Se il figlio non è riconosciuto da nessun genitore, è indicat

segnalato entro 10 giorni dall’ufficiale di stato civile al giudice tutelare che provvederà all’a pertura

della tutela del minore. Il riconoscimento è un atto giuridico:

- formale, in quanto può essere fatto solo nelle forme prev iste dalla legge, pena la nullità;

- irrevocabile, anche se contenuto in un testamento poi revocato;

- puro, in quanto non ammette né condizione né termine;

impugnabile solo

- per difetto di veridicità, violenza o interdizione giudiziale;

- personale, in quanto può essere fatto solo dal genitore e non dai suoi eredi, né dal suo

rappresentante.

Il ricon oscimento può essere realizzato da uno o da entrambi i genitori: il riconoscimento congiunto

ha conseguenze sull’assunzione del cognome da parte del figlio.

Il riconoscimento è vietato per il genitore che non ha compiuto 16 anni: qualora l’atto fosse

posto in essere, non è nullo ma annullabile.

Il riconoscimento tardivo (di figlio ultrasedicenne) è sott

oposto a controlli rigidi perché

potrebb e avere ripercussioni sociali sul figlio: difatti, l’assenso del figlio sedicenne è indispensabile

per l’efficacia del riconoscimento. 194

Se il figlio è < di 16 anni, il riconoscimento non può avvenire senza il consenso del genitore

che lo ha riconosciuto per primo; un rifiuto ingiustificato del genitore può essere superato da una

sentenza del tribunale per i minori.

È consentito il riconoscimento del figlio premorto: tuttavia, per tutelare la sua eredità da un

presunto interesse egoistico dei genitori, questi sono esclusi dall’eredità che va interamente a favore

dei discendenti legittimi del figlio premorto.

La funzione del ri

conoscimento è quella di rendere certa nei confronti del suo autore un

rapport

o di filiazione con una determinata persona.

Il riconoscimento retroagisce fino alla nascita del figlio, salvo nei casi di conseguenze irretroattive

(acquisto del cognome).

Con il riconoscimento, i di ritti e i doveri inerenti alla filiazione naturale sono gli stessi

p revisti per la filiazione legittima.

Comunque, il figlio ha il diritto di ottenere l’accertamento giudiziale del rapporto di filiazione

anche contro il volere del genitore.

ugnazioni del riconoscimento. La violazione dei requisiti formali del riconoscimento lo rende

Imp

nullo. Il riconoscimento può essere impugnato per:

● difetto di veridicità; esso è proponibile quando il riconoscimento non risponde alla verità o

anche quando l’autore del riconoscimento fosse consapevole della falsità della sua

dichiarazione.

Esso è imprescrittibile e può essere promosso dall’autore del riconoscimento, da colui che è

da chiunque vi abbia interesse. La non veridicità è provata con ogni mezzo.

riconosciuto e

● violenza; essa è proposta dall’autore del riconoscimento entro 1 anno dalla cessazione della

violenza e, se il riconoscimento è fatto da un minore, entro 1 anno dal compimento della

maggiore età;

● to dal rappresentante

interdizione giudiziale; il riconoscimento può essere impugna

dell’interdetto e, dopo la revoca dell’interdizione, dall’autore del riconoscimento entro 1 anno

dalla revoca. Tale disciplina si applica in via estensiva anche all’impugnazione per difetto di

decadenza.

età dell’autore. I termini sopra elencati sono considerati di

Accertamento giudiziale della paternità e della maternità del figlio naturale riconoscibile. Il figlio

può ottenere il riconoscimento di figlio naturale anche contro la volontà dei genitori, m

ediante

l’azion e giudiziale di paternità o di maternità che, se accolta, produce gli stessi effetti del

riconoscimento.

L’accertamento giudiziale è escluso quando è vietato il riconoscimento dei figli incestuosi.

L’atto di nascita impedisce che si possa fare accertare giudizialmente un rapporto di

filiazione diverso, legittimo o naturale, formalmente attribuito; occorre prima rimuovere le

risultanze dell’atto di nascita che sono inco mpatibili con l’accertamento giudiziale richiesto.

Legittimato ad agire è il figlio e nei suoi riguardi l’azione è imprescrittibile; se egli morisse

prima di averla esercitata, i legittimati all’azione sono i suoi discendenti, che però possono

verla entro 2 anni dalla morte.

promuo

Se il figlio è minore d’età, l’azione può essere promossa dal genitore che esercita la potestà o dal

tutore; essa, comunque, non può essere espletata senza il consenso del figlio 16enne.

Nell’ipotesi di interdizione del figlio, può agire il tutore previa autorizzazione del giudice.

Legittimato passivo è il presunto genitore o, se deceduto, i suoi eredi.

il figlio è maggiorenne, la competenza è del tribunale ordinario del luogo di residenza del

Quando

genitore convenuto in giudizio; qualora il figlio fosse minorenne, è compe tente il tribunale per i

minore

nni.

Una volta che l’azione è giudicata ammissibile, si apre la fase di merito dinanzi al tribunale:

con essa la paternità e la maternità possono es sere provate con ogni mezzo.

La maternità è dimostrata provando l’identità di chi si pretende essere figlio; qualora la

funzione procreativa si sia avvalsa di donne diverse, la madre in senso giuridico è la donna che ha

partorito e non quella che ha donato l’ovulo. 195


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2009-2010

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