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quale è stipulato il contratto, nella fase esecutiva, normalmente avviene

una scissione tra mittente e destinatario. Quest’ultimo è colui che riceve

la prestazione ossia il soggetto al quale le merci devono essere

riconsegnate nel luogo di destinazione e normalmente è persona

diversa dal mittente ed assume la veste di terzo perché, pur non

avendo partecipato alla stipulazione del contratto, ne acquista i

benefici. Se il termine destinatario identifica il soggetto al quale la merce

viene spedita, lo stesso termine può indicare anche il soggetto non terzo

Rel.Min.n al quale il vettore è tenuto a consegnare la merce dopo averla trasferita da

.708 un luogo all’altro. L’art. 1683 recita: il mittente deve indicare con esattezza al

. Questo è un onere

vettore il nome del destinatario ed il luogo di destinazione

1689 preciso in qualunque ipotesi anche nei casi in cui il destinatario sia lo

DIRIT stesso mittente o un suo rappresentante. La posizione del destinatario ha

TI DEL

DESTINATARIO indotto la prevalente dottrina e giurisprudenza a costruire il c.t. come

contratto a favore di terzi: il mittente ( ) designa un terzo

stipulante

) come colui che ha diritto alla prestazione dovuta dal vettore

(destinatario

( ). Il terzo acquista il diritto nei riguardi del promittente in base

promittente

al contratto, ma lo stipulante può modificare o revocare la disposizione a

favore del terzo fino a quando questi dichiari di volerne profittare. La

Rel.Min.n.708 afferma: la posizione del destinatario è quella di un terzo

beneficiario del contratto, il suo diritto sorge e trae misura dal contratto, ma si

perfeziona con la richiesta di riconsegna, al momento in cui le cose siano arrivate a

destinazione o sia scaduto il termine in cui sarebbero dovute arrivare; esso è

subordinato nel suo esercizio al pagamento dei crediti del vettore e degli assegni di

L’art. 1689 disciplina il momento

cui siano gravate le cose trasportate (1689).

in cui il diritto del destinatario si perfeziona stabilendo che i diritti

nascenti dal contratto di trasporto verso il vettore spettano al destinatario dal

momento in cui, arrivate le cose a destinazione o scaduto il termine in cui sarebbero

L’art.

dovute arrivare, il destinatario ne richieda la riconsegna al vettore.

1689 disciplina l’esercizio del diritto stabilendo che Il destinatario non

può esercitare i diritti nascenti dal contratto se non verso pagamento al vettore dei

rediti derivanti dal trasporto e degli assegni da cui le cose trasportate sono gravate.

Nel caso in cui l’ammontare delle somme dovute sia controverso, il destinatario deve

. Il prezzo del

depositare la differenza contestata presso un istituto di credito

trasporto grava sul destinatario, tuttavia, il mittente può accollarsi il

pagamento così il destinatario beneficia semplicemente del diritto alla

prestazione di riconsegna gravante sul vettore. In questo caso , il contratto

a favore del terzo opera sul piano delle attribuzioni solo dal punto di vista attivo e,

quindi, della investitura del destinatario in tutte le azioni derivanti dal trasporto ma

Dopo la domanda di riconsegna da parte del

non negli obblighi corrispondenti.

destinatario, il vettore matura il diritto di pretendere il pagamento del

corrispettivo cui è tenuto il destinatario. Sorge il problema di stabilire se

spetti al mittente o al destinatario, nel caso di perdita od avaria delle

cose trasportate, l’esercizio dell’azione di responsabilità nei confronti

del vettore. C.Cass.: Secondo quanto stabilito nell’art. 1689, per effetto

della riconsegna, il destinatario acquista solamente i diritti attribuitigli dal

contratto ed inerenti alla prestazione di trasporto e non i diritti spettanti al

mittente ed al vettore che restano le uniche parti in senso tecnico. Il

mittente, pertanto, conserva la titolarità dell’azione di risarcimento

per i danni subiti a seguito dell’inadempimento del contratto. Questa

pronuncia ha invertito la tendenza ( ) secondo la quale, una volta

anni 70

avvenuto lo svincolo simbolico o reale, tutti i diritti e le facoltà circa la

disponibilità della merce, reclami ed azioni giudiziarie (

compresa l’azione di

)

risarcimento danni nei confronti del vettore per la perdita o avaria della merce

spettavano unicamente al destinatario. Secondo la C.Cass., dunque, se

l’inadempimento è stato cagionato al mittente è costui il legittimato ad

19

agire per il risarcimento. La tesi viene sostenta anche in dottrina: l’art.

1689 stabilisce che : i diritti nascenti dal contratto di trasporto verso il vettore

spettano al destinatario dal momento in cui, arrivate le cose a destinazione o scaduto

il termine in cui sarebbero dovute arrivare, il destinatario ne richieda la riconsegna

Esclude che il risarcimento del danno sia subordinato al

al vettore .

pagamento del porto, esso non è diritto nascente dal contratto, pertanto, è

escluso dalla portata del 1°. Ma un ragionamento più convincente per

affermare che il vettore, nonostante la riconsegna, sia responsabile nei

confronti del mittente per l’avaria e la perdita delle cose trasportate di sua

14

proprietà viene fatto sulla base dell’ Art. 1692 Se il vettore risponde

.

verso il mittente degli assegni dovutigli, in caso di perdita della cosa

gravata egli è responsabile anche per il valore della medesima. La

giurisprudenza, contrariamente, sostiene che, qualora una parte di

carico sia andata perduta od avariata, se il destinatario chiede ed

ottiene la riconsegna della parte restante trova applicazione l’art.

1689 per il quale i diritti nascenti dal contratto di trasporto verso il

vettore spettano al destinatario e non al mittente. Il problema va

affrontato secondo una prospettiva giuridica diversa perché non si può

affermare una aprioristica esclusione della legittimazione all’azione del

mittente o del destinatario. Poiché ognuno è titolare di un interesse

legittimo all’esatta esecuzione dell’obbligazione del vettore, una sua

violazione comporta un distinto e parallelo diritto alla riparazione

del danno subito. Dal momento in cui le cose trasportate passano nella

disponibilità del destinatario, costui diviene l’unico creditore della

riconsegna e quindi anche titolare dell’azione di risarcimento danno per

la perdita o avaria delle cose trasportate. Il mittente,però, può esigere il

risarcimento perché ha interesse all’esatta prestazione del vettore. Se si

escludesse che il mittente non abbia diritto al risarcimento dopo lo

svincolo della merce, il contratto con l’adesione del destinatario

diverrebbe per lui res inter alios. Questo è incompatibile col principio

che il mittente conserva, anche dopo lo svincolo, la sua veste di parte del

contratto. Questo è chiaramente ribadito dall’art. 1692 in ordine alla

responsabilità del vettore per la mancata riscossione degli assegni

gravanti la cosa trasportata. Se dopo lo svincolo, al destinatario compete

il risarcimento del danno corrispondente al valore delle merci perdute, al

mittente spetterà sempre la riparazione per il diverso pregiudizio subito

come diretta conseguenza della violazione degli obblighi del vettore.

L’oggetto del trasporto

Si deve parlare dell’oggetto delle prestazioni assunte contrattualmente dal

vettore e dal mittente nel contratti di trasporto di cose ( ). La

CTC

prestazione tipica del vettore è il trasporto, quella del mittente è il

pagamento del corrispettivo. Il trasporto deve essere possibile ed

1692 avere un’utilità patrimoniale.

Il requisito della possibilità giuridica assume una notevole importanza per la

Art. 41-26 presenza di divieti legali imposti dalla legislazione speciale. L’art. 41

L.298/74 prescrive che

L.298/74 per effettuare il trasporto cose conto terzi è necessario che

14 (Responsabilità del vettore nei confronti del mittente) Il vettore che esegue la riconsegna al destinatario

senza riscuotere i propri crediti o gli assegni da cui è gravata la cosa, o senza esigere il deposito della somma

controversa, è responsabile verso il mittente dell'importo degli assegni dovuti al medesimo e non può

rivolgersi a quest'ultimo per il pagamento dei propri crediti, salva l'azione verso il destinatario (2951).

20

l’imprenditore sia iscritto all’albo nazionale trasportatori cose conto terzi e deve aver

. L’art. 26

ottenuto l’autorizzazione vieta e sanziona l’esercizio abusivo

.Il CTC stipulato ed eseguito da imprenditore non

dell’autotrasporto

iscritto all’albo e/o non autorizzato è nullo e senza effetto, pertanto

non fa sorgere tra le parti né un’obbligazione né una responsabilità

contrattuale. Questo è in sintonia con quanto sancito dalla C.Cost..

Il corrispettivo del trasporto. L’abolizione delle tariffe a forcella

La L. 298/74 ha posto rigidi vincoli sulle modalità di esercizio di tale attività. Al

tempo si riteneva che fosse essenziale una penetrante ed incisiva azione

di controllo sull’autotrasporto cose perché attività considerata di interesse

pubblico. L’istituzione delle tariffa a forcella risiede nella necessità di

Art. 50-53 ristabilire un equilibrio economico nella gestione delle imprese di

L.298/74 autotrasporto, compromesso dallo loro estrema polverizzazione. L’ art.

50 prevedeva l’istituzione del sistema di tariffe a forcella da applicare

al TCCT. L’ art. 51 specificava che : il sistema consiste in tariffe definite

ciascuna da un limite minimo e massimo, i prezzi per un trasporto determinato

possono essere liberamente fissati tra il limite minimo e massimo della tariffa a

forcella corrispondente. E’ vietata la stipulazione di contratti che comportino prezzi

Gli

di trasporto determinati al di fuori dei limiti minimi e massimi delle forcelle.

artt. 52 e 53 dettavano i criteri e le procedure per la fissazione delle

tariffe. Il legislatore trasse esempio da altri paesi dell’Unione Europea

come la Germania (1952) e la Francia (1961). Il Reg.CEE 4058/89

sanciva il superamento di questa posizione stabilendo un regime di libera

determinazione dei corrispettivi. Si sosteneva che l’introduzione di un

sistema obbligatorio di fissazione dei prezzi non era volto a tutelare

una specifica categoria di imprese, ma perseguiva l’interesse generale

alla corretta concorrenza tra le imprese evitando che le tariffe sottocosto

concordate tra le parti incidessero sulla sicurezza dei trasporti e creassero

situazioni monopolistiche. I benefici che ne derivavano erano: a) indurre

stimolandole a

le imprese a reggere economicamente la propria gestione

perfezionarsi; b) garanzia di offrire un prezzo che contenesse un certo margine di

; c) le situazioni di ;d)evitare lo

utile evitare concorrenza sleale sfruttamento dei

;e) permettendo di

lavoratori realizzare il principio di trasparenza del mercato

operare sulla base di elementi certi e determinati. La normativa interna,

sensibile al mutamento emerso in sede comunitaria, ha abbandonato il

principio della necessità di una prederminazione amministrativa del

corrispettivo che la succ. L. 162/93 aveva addirittura rinforzato. L.

162/93 estese a) il regime tariffario obbligatorio a tutti i contratti di

trasporto merci; b) il termine prescrizionale di 5 anni per poter far

valere i diritti derivanti dal contratto; c) prevedeva una sospensione della

decorrenza dei termini nel caso in cui l’impresa offrisse prestazioni e

servizi coordinati e continuativi a favore del mittente fino al termine di

tali prestazioni; d) stabiliva deroghe alle regole processualistiche in

sede di emissione del decreto ingiuntivo, l’organo giudicante aveva

facoltà di concedere la provvisoria esecutività se erano comprovate

l’esecuzione del trasporto e la conformità e congruità del

corrispettivo richiesto rispetto ai parametri previsti dal sistema tariffario

obbligatorio. Essa finì con l’aggravare la posizione degli utenti e

rafforzare quella dei vettori dimostrando che essa era un sostegno

alle imprese di autotrasporto. Nel momento in cui la disciplina

comunitaria si stava muovendo verso la liberalizzazione, la CGE (1993)

ritenne che se la normativa di uno stato membro prevedesse la fissazione

21

L.

Reg.CEE

162/93

4058/89 delle tariffe e le rendesse obbligatorie per tutti gli operatori non erano

violati i principi del Tr. CEE. La L. delega n. 32/05 delegava al

L. delega n. Governo il riassetto del settore e con la L. 286/05 venne abolito il

32/05 sistema tariffario obbligatorio attuato con DM 18/11/1982. il sistema

286/05 tariffario obbligatorio aveva comunque avuto un impatto applicativo

d.lgs assolutamente insoddisfacente. Tra i criteri della L. delega n. 32/05

spiccava il superamento del sistema delle tariffe a forcella obbligatorie

e la libera contrattazione dei corrispettivi a far data dal 28/02/2006.

L’art. 3 stabiliva l’abrogazione di tutte le disposizioni incompatibili con

il dlgs. L’art. 4 stabiliva la libera contrattazione sui corrispettivi.

Profili critici del passaggio dal sistema tariffario vincolistico a quello

Art.51 liberalizzato

L.298/74 Il sistema delineato dalla L.298/74 veniva irrigidito dalla L.162/93 che sanciva

l’inderogabilità ed obbligatorietà del regime tariffario. L’art. 51 L.298/74

sanciva il divieto di stipulare contratti che comportassero prezzi di trasporto fuori

dai limiti massimi e minimi delle tariffe a forcella. L’art. 8 DPR 56/78 stabiliva:

Art. 8 DPR non è ammessa la stipulazione di contratti particolari o speciali, sotto qualsiasi forma, i quali

56/78 prevedano prezzi di trasporto non compresi nella forcella e comunque non rientranti nella

La normativa estendeva l’operatività del sistema delle

disciplina tariffaria ex L. 298/74 .

tariffe a forcella a tutti i rapporti che prevedessero un’attività di autotrasporto. Tutto

questo indusse a stipulare contratti atipici di appalto di servizi di autotrasporto o di

noleggio perché ad essi non era applicabile il regime tariffario obbligatorio. La

giurisprudenza riteneva che il sistema cogente non fosse applicabile al trasporto

puro e semplice. L’art. 50 L.298/74, infatti, diceva che le disposizioni del presente titolo

Artt. L’art. 51 stabiliva che

si applicano agli autotrasporti di merci effettuati conto terzi. i prezzi …

50 51 . L’art. 52 :

possono essere liberamente fissati tra un limite massimo e minimo il prezzo base è

. L’art.

determinato tenendo conto del costo medio delle corrispondenti prestazioni di trasporto

55 parlava di L’art. 56

contatto di trasporto concluso con l’intervento di un ausiliario.

parlava di . L’art. 59

spedizione soggetta a regime tariffario e di più trasporti dello stesso tipo

. Il DM 18/11/1982 determinando il

elencava i trasporti esenti campo di applicazione del

sistema tariffario obbligatorio precisava che si applicava ai trasporto eseguiti sul territorio

. Tali norme risultavano essere dettate

italiano in virtù di contratti di trasporto

esclusivamente per il trasporto in senso stretto, la loro operatività era esclusa

quando si trattasse di altri tipi di contratto come quello di locazione, noleggio,

appalto di sevizi di trasporto. Secondo un orientamento opposto le norme

andavano applicate ai singoli trasporti indipendentemente dal tipo di contratto

prescelto. Questo orientamento è stato seguito dalla C.Cass. che ha sostenuto che la

disciplina de qua mira a garantire alle imprese di trasporto la realizzazione di un certo margine di

utile e ad evitare situazioni di concorrenza sleale mediante il contenimento dei corrispettivi, con

possibili riflessi negativi sulla qualità e sicurezza deil trasporto. Pertanto la normativa andava

applicato a qualsiasi contratto che prevedesse una prestazione di trasporto, compreso il contratto

Il problema fu superato con la L. 162/93 che sanciva l’applicabilità della

d’appalto.

disciplina a tutti i contratti che prevedessero la prestazione di un autotrasporto cose

conto terzi. L’attività presa in considerazione era l’attività imprenditoriale ex art.

40 L. 298/74, definizione che metteva in evidenza dei profili comuni al contratto

d’appalto. La C.Cost. investita della questione di costituzionalità dell’art. 3 L.

162/93 per contrasto con gli artt. 3-41 cost. ne ha escluso l’incostituzionalità. Si

riteneva, inoltre, pacifico che il sistema di tariffe a forcella non potesse essere

invocato da impresa non iscritta all’albo e priva del titolo autorizzativo.

Iscrizione all’albo e titolo autorizzativo sono tutt’ora requisiti indispensabili. In

conclusione il sistema di tariffe a forcella costituiva un sistema imperativo ed

inderogabile, si applicava indipendentemente dallo schema negoziale prescelto

dalle parti. Se il corrispettivo veniva determinato in deroga alla disciplina legale

era automaticamente sostituito ex art. 1339 da quello previsto dalla legge. Le

22

nuove regole di mercato dell’autotrasporto hanno recepito l’esigenza di superare il

sistema tariffario obbligatorio. Ma il meccanismo per il suo superamento non

appare pienamente convincente soprattutto per la previsione di un termine di

decadenza per l’esercizio dei diritti relativi alla determinazione del

corrispettivo. L’esercizio di tali azioni doveva avvenire entro il termine

decadenziale del 25/07/2005. Se una vertenza tariffaria, per differenze di

corrispettivo, fosse proposta successivamente era soggetta al termine

prescrizionale di 5 anni. Questo meccanismo determinava una disparità di

trattamento perché discriminava in modo iniquo la posizione delle imprese in

relazione al momento perfezionativo del contratto rispetto a quello in cui facciano

valere i diritti derivanti dal sistema tariffario. La norma si colora di

anticostituzionalità. Questo ragionamento è stato messo in discussione dal Trib. di

Verona che con argomentazioni non condivisibili ha proposto una diversa

interpretazione dell’art. 3 dlgs 286/00. Esso ha ritenuto che il termine

decadenziale di 4 mesi andasse riferito all’azione di nullità e non all’azione

recuperatoria della differenza di credito. La norma si riferirebbe ad una specifica

azione di nullità del contratto, stipulato per iscritto, causata dalla mancata

annotazione sulla copia del contratto degli estremi di iscr.albo e dell’autorizzazione,

precludendola se venisse esercitata dopo il termine decadenziale dei 4 mesi.

Secondo il Trib.VR ciò spiega la ratio stessa della disposizione limitativa in commento:

difatti, una volta venuto menol’obbligo di annotazione testè indicato, il legislatore

dell’art. 3 dlgs 286/05 per esigenze di certezza dei traffici negoziali, ha

ragionevolmente ritenuto di porre una secca dead line per l’esercizio della

corrispondente azione di nullità essendo venuto meno l’interesse pubblico generale

all’invalidazione dei contratti difformi da uno schema legale cogente oramai

La decisione non è condivisibile perché l’art. in questione

superato .

riferendosi ad azioni da esercitare ha inteso quelle che abbiano ad

oggetto diritti derivanti dal sistema di tariffe a forcella. A conferma,

la C.Cost. ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 26 L. 298/74 nella parte

in cui prevede la nullità del contratto di autotrasporto, concluso per

iscritto, se nella copia del contratto da consegnare al committente non

siano annotate iscr.albo e autorizzazione. La C. Cost. ha ravvisato nel

disposto una disparità di trattamento tra colui che stipula oralmente

il contratto e quello che lo stipula verbalmente se entrambi siano in

possesso dei titoli abilitanti. Cancellata questa norma è irrragionevole

pensare che il legislatore abbia successivamente inteso – introducendo

il termine decadenziale quadrimestrale – riferirsi ad una specifica

azione di nullità del contratto per il semplice motivo che l’intervento

della corte è già risolutivo sul punto.

LA CONCLUSIONE E LA DOCUMENTAZIONE DEL CONTRATTO

Le modalità di perfezionamento del contratto – profili innovativi del d.lgs. n.

286/05

Il contatto di trasporto è consensuale con assoluta libertà di forma. Si perfeziona

con la semplice prestazione del consenso. La mancanza di una forma

vincolata o solenne , prima dell’entrata in vigore della legislazione

speciale, non pregiudicava la possibilità di adottare una determinata

forma scritta. Il consenso può essere manifestato sia oralmente sia per

art. 1 n. 2 iscritto, la lettera di vettura non è affatto richiesta come modalità

L. 162/93 essenziale e necessaria del contratto. L. 162/93 art. 1 n. 2- rovescerà il

tutto: al momento della conclusione del contratto TCC, a cura di chi effettua il

trasporto, sono annotati nella copia del contratto da consegnare al committente, pena

1-3-6

Art. 6 23

Dlgs 286/05 L’introduzione di

nullità, i dati relativi agli estremi dell’iscr.albo e dell’autorizz.

una forma solenne e vincolata non incideva sulla natura consensuale

del contratto ed era consentito l’inserimento di clausole negoziali che

possono fare del trasporto un contratto reale es. ipotesi in cui il

mittente ed il vettore stabiliscano che sia necessaria la materiale consegna

delle merci. Il trasporto ha attuazione solo nel momento in cui al vettore

vengono consegnate le merci. La consegna non attiene al momento

perfezionativo del contratto ma ne costituisce il primo atto di esecuzione.

Con il Dlgs. 286/05 art. 6 viene reintrodotta la libertà di forma: il

contratto di trasporto merci su strada è, di regola, stipulato in forma scritta per

favorire la correttezza e trasparenza tra i contraenti, ai sensi delle vigenti disposizioni

Il 3° individua gli elementi essenziali, mentre il 6° prevede che

di legge

. in

assenza di anche uno solo degli elementi indicati nel comma 3, il contratto si

In ogni caso la forma scritta è

considera non stipulato in forma scritta.

consigliata dal legislatore per le rilevanti conseguenze per i soggetti

interessati alle operazioni di trasporto.

La reintroduzione del principio della libertà della forma del contratto di

trasporto. La forma scritta concepita non come requisito di validità del

contratto, ma come elemento discriminante la posizione dei soggetti

interessati alle operazioni di trasporto.

art. 1 Da un’accurata lettura dell’art. 1 L. 162/93 sembra difficile non considerare la

L. 162/93 forma scritta come requisito di validità del contratto e non

ricollegarvi, in caso di eventuale mancanza, la nullità del rapporto

contrattuale. L’adozione di una forma solenne o di quella orale

comporta evidenti posizioni di vantaggio/svantaggio. Le fattispecie

idonee a determinare la nullità del contratto sono risultate nella pratica

assai estese con ripercussioni negative sull’operatività della disciplina,

del limite risarcitorio e del sistema tariffario all’epoca vigente. Secondo

la dottrina la comminazione della nullità ex L. 162/93 poneva le

premesse per una ridotta applicabilità delle disposizioni qualificanti il

contratto di trasporto. La legge in questione, oltre alla ,

forma scritta

poneva il vincolo della menzione ed annotazione dei dati relativi agli

estremi dell’iscr.albo e dell’autorizz. rilasciati dai competenti comitati provinciali

dell’albo nazionale degli autotrasportatori, da cui risulti il possesso dei prescritti

. In tal modo veniva rafforzato il principio della nullità che

requisiti di legge

non era semplicemente collegato alla conclusione del contratto ma anche

nell’omesso rispetto di questa ultima formalità. La rigidità della L.

162/93 emergeva anche dall’imposizione dell’obbligo di iscrizione e

possesso del titolo anche per il vettore di fatto. Questa interpretazione

era avvallata dal dato testuale ( ) e si poneva in

chi effettua il trasporto

sintonia con l’orientamento della C.Cost. che considerava iscr.albo

autrasp. requisito necessario per l’esercizio dell’attività e nullo il

contratto stipulato con un autotrasportatore abusivo.

L’interpretazione era troppo rigorosa perchè l’iscr.albo autotrasp. del

vettore di fatto non era in linea con l’intendimento del legislatore, più

preoccupato di assicurare il controllo sull’attività esercitata piuttosto che

sul rapporto negoziale. Secondo alcuni sarebbe stata sufficiente la sola

indicazione dei dati di chi stipulava il contratto diversamente si

sarebbe sancita l’interdizione del sub-trasporto. La tesi più

ragionevole, che ha prevalso, è che i dati da menzionare

obbligatoriamente sul contratto dovevano essere quelli del vettore di

3°-6°

Art. 7 fatto. Tutto questo serve a capire il d.lgs 286/05 sulla rilevanza

d.lgs 3°

dell’adozione della forma scritta od orale. Secondo l’art. 7 del d.lgs

286/05 24

286/05 se il contratto è stipulato in forma scritta, il conducente che

effettua il trasporto e violi le norme di sicurezza della circolazione

stradale ex 7 , il mittente, il caricatore ed il proprietario delle merci

che abbiano fornito indicazioni circa le modalità ed i tempi di consegna,

sono obbligati in solido con il conducente se le modalità di esecuzione

risultino dalla documentazione contrattuale e siano incompatibili col

rispetto delle norme di sicurezza della circolazione stradale. La

responsabilità è accertata dagli organi preposti all’effettuazione dei

servizi di Polizia Stradale. E’ sancita la nullità di quei patti e

comportamenti diretti a far gravare sul vettore le conseguenze

economiche delle sanzioni applicate nei confronti dei soggetti sopra

menzionati. Il vettore non deve rispondere patrimonialmente per

comportamenti tenuti in violazione a norme di legge quando gli sono

imposti da altre parti interessate al trasporto. Se manchino tali

indicazioni non vi sarà il coinvolgimento dei citati soggetti. Comunque

sia la norma è facilmente eludibile perché basta che si introducano in

contratto parametri premianti in termini di resa.. Se il contratto fosse

stipulato oralmente mittente vettore sono tenuti a produrre la

documentazione dalla quale si evinca la compatibilità delle istruzioni

trasmesse al vettore in merito all’esecuzione dello specifico trasporto, se

la documentazione non sia fornita il vettore ed il mittente sono tenuti in

solido con l’autore delle violazione. L’art. 7 prevede che se il

trasporto sia concluso in forma orale, il committente-stipulante è

tenuto ad acquisire la copia della carta di circolazione del veicolo e la

7 dichiarazione sottoscritta dal vettore che attesti la regolarità dell’iscr.

Albo e autorizzazione. Se il committente non provvede in tal senso è

sempre applicabile la sanzione amministrativa pecuniaria ex art. 26 L.

298/74. La difficoltà ad acquisire la documentazione del vettore di

fatto, rappresenta un aggravamento della posizione del committente

che abbia stipulato il contratto in forma orale il che dovrebbe spingerlo

a mutarne la modalità. L’art. 9 dlgs 286/05 prevede che nelle

controversie sui contratti stipulati in forma orale sono applicati gli usi

e le consuetudini raccolti nei bollettini predisposti dalle CCIAA. Il che

significa che nelle controversie relative al corrispettivo, se il contratto

viene stipulato in forma scritta è intangibile, mentre se è stipulato in

forma orale è data al vettore la possibilità di ottenere un adeguamento

tariffario. Questa opzione data al vettore ha prodotto un notevole

contenzioso ecco perché il legislatore “consiglia” l’adozione della forma

scritta.

La documentazione del contratto: la lettera di vettura e la documentazione

obbligatoria dell’autotrasporto merci conto terzi.

1684 L’ Art. 1684 stabilisce che

Art.9 Su richiesta del vettore, il mittente deve rilasciare una lettera di

vettura con la propria sottoscrizione, contenente le indicazioni enunciate nell'articolo precedente

Lettera di vettura

dlgs e le condizioni convenute per il trasporto. Su richiesta del mittente, il vettore deve rilasciare un

286/05 duplicato della lettera di vettura con la propria sottoscrizione o, se non gli è stata rilasciata lettera

Questa norma va coordinata con

di vettura, una ricevuta di carico, con le stesse indicazioni.

L’Art. 1683 che, relativamente al dovere di cooperazione del mittente, stabilisce Il

1683 mittente deve indicare con esattezza al vettore il nome del destinatario e il luogo di destinazione,

la natura, il peso, la quantità e il numero delle cose da trasportare e gli altri estremi necessari per

Art. 56

Indicazioni del eseguire il trasporto. Se per l'esecuzione del trasporto occorrono particolari documenti, il mittente

mittente deve rimetterli al vettore all'atto in cui consegna le cose da trasportare. Sono a carico del mittente

L. 298/74 i danni che derivano dall'omissione o dall'inesattezza delle indicazioni o dalla mancata consegna

Art.16 Nel previgente sistema il contratto di trasporto si

o irregolarità dei documenti .

DPR 56/78

DPR 472/96 25

DM 16/02/84

DM 22/12/82 configurava come un contratto non formale ed era ammesso ogni mezzo di prova, a

richiesta della controparte e a tutela dei contraenti poteva essere imposto un onere

di forma. Il mittente, pertanto, poteva essere tenuto a rilasciare una lettera di

vettura contenente tutti gli elementi ex Art. 1683 facente prova contro di lui. Il

vettore poteva essere tenuto a rilasciare un duplicato della lettera di vettura,

controfirmato per il ricevimento merci, facente prova contro di lui della consegna

delle merci da trasportare e delle condizioni del contratto. La lettera di vettura è a

tutt’oggi un documento importante e costituisce ex L. 298/74 una documentazione

obbligatoria. L’art. 56 L. 298/74 prevede che per ogni spedizione soggetta a regime

tariffario obbligatorio la compilazione di un apposito documento, emesso dal vettore e contenente

e

tutte le indicazioni atte a consentire il controllo sull’osservanza delle norme del presente titolo

l’art. 16 DPR 56/98 per ogni spedizione soggetta al reg.tariff. è obbligatoria la compilazione

del documento di trasporto ex art. 56 L,298/74 denominato lettera di vettura in almento 4

Il DPR 472/96 ha tolto l’obbligo della bolla di

esemplari originali firmati dal vettore.

accompagnamento ( ) e la possibilità di utilizzare la lettera di vettura

doc.fiscale

integrativa prevista dal DM 16/02/84 , ora vi è l’obbligo di compilare la lettera di

vettura originariamente prevista dal DM 22/12/82.

L’ESECUZIONE DEL CONTRATTO

La fase della consegna delle merci al vettore

La consegna del carico costituisce obbligazione caratteristica del mittente ed è

Art. 2 atto di cooperazione ai fini della prestazione. La consegna consiste nel

dlgs 286/05 trasferimento della detenzione del carico al vettore, pur restando al

mittente il possesso mediato. L’art. 2 dlgs 286/05 introduce la nozione di

CARICATORE

IL caricatore colui che consegna la merce al vettore, curandone la sistemazione sul veicolo

La figura è stata introdotta per estendere la

adibito all’esecuzione del trasporto .

responsabilità per i danni avvenuti in fase di carico delle merci e può

rendere non necessario l’obbligo di cooperazione del mittente (consegna

merci), salvo vi sia coincidenza tra le 2 figure. La consegna delle merci è a

carico del caricatore nella misura in cui egli stesso proceda alla sistemazione

del carico. La locuzione curando sottolinea la rilevanza delle operazioni

materiali di cura e sistemazione delle merci sul veicolo ai fini dell’assunzione

della qualità di caricatore. Consegna e sistemazione sono collegate

inscindibilmente tra loro e dovranno sussistere affinché si possa qualificare

caricatore il soggetto che le compie. Il c.civ non regola direttamente

LA MANCATA l’obbligo di consegna delle cose al vettore di conseguenza non disciplina

CONSEGNA nemmeno le eventuali responsabilità dei soggetti interessati alla spedizione

nel caso di mancata consegna. La dottrina ritiene si debba far ricorso ai

principi generali, la mancata consegna rende impossibile l’esecuzione del

contratto stipulato e costituisce inadempimento del mittente tenuto a

risarcire il danno all’altra parte. Le parti, ai fini della più efficace e corretta

esecuzione del trasporto, possono liberamente pattuire la modalità della

consegna circa il luogo, tempo, operazioni di imballaggio e l’eventuale

deposito prima della caricazione. Il contenuto di queste pattuizioni è di notevole

importanza per determinare la responsabilità del vettore in caso di perdita od

avaria delle cose. La consegna è un atto di cooperazione necessario per

consentire al vettore di eseguire quanto contrattualmente convenuto, è dubbio

se costituisca un vero e proprio obbligo giuridico o sia un semplice onere.

La riconducibilità della mancata o ritardata consegna alla figura dell’obbligo

riveste una notevole importanza pratica. Se non esiste un obbligo in senso

tecnico di consegna delle merci, la mancata consegna determina mora

credendi o accipiendi del mittente e non mora solvendi. La dottrina sostiene

26

che la consegna, pur non rappresentando una prestazione a cui il vettore abbia

diritto come attribuzione patrimoniale, rappresenta l’atto necessario del

mittente perchè la prestazione del trasporto possa essere iniziata e per far

sì che il vettore possa liberarsi della sua obbligazione. Il mittente sarà

responsabile verso il vettore della ritardata consegna se costui dimostri di esser

pronto ad eseguire il trasporto ha diritto a vedersi corrispondere il prezzo anche

in caso di ritardata consegna.

Gli atti di cooperazione del mittente

1683 L’art. 1683 elenca gli obblighi che, adempiuti, pongono il vettore in grado di

°

effettuare esattamente la prestazione. Al 1 stabilisce che Il mittente deve indicare

COOPERAZIONE 1° con esattezza al vettore il nome del destinatario e il luogo di destinazione, la natura, il peso, la

quantità e il numero delle cose da trasportare e gli altri estremi necessari per eseguire il

L’inciso fa intendere che

trasporto. estremi necessari per eseguire il trasporto

l’elencazione è puramente indicativa e lascia la porta aperta ad una notevole

elasticità di valutazione legata alla natura, oggetto e alle particolari previsioni

contrattuali. In ogni caso il vettore deve filtrare tali indicazioni che se

eseguite alla lettera potrebbero avere riflessi negativi in ordine agli obblighi

di custodia e conservazione del carico che gravano su di esso. Se manca

l’indicazione di alcuni estremi necessari, il vettore non è legittimato ad

adottare una diligenza minore. Se si vuole garantire un regolare svolgimento

del trasporto, si deve imporre al mittente l’obbligo di indicare con esattezza gli

estremi essenziali, ma l’inadempimento a tale obbligo non può svuotare il

correlativo obbligo del vettore di adoperarsi secondo la diligenza professionale

per garantire il risultato promesso. Nel 2° stabilisce che Se per l'esecuzione del

2° trasporto occorrono particolari documenti, il mittente deve rimetterli al vettore all'atto in cui

Si tratta di adempimenti amministrativi che si

consegna le cose da trasportare.

estrinsecano nella consegna della documentazione richiesta da norme nazionali

o internazionali che si ottiene ottemperando alle prescrizioni dettate da queste

3° ultime. 3° : Sono a carico del mittente i danni che derivano dall'omissione o dall'inesattezza

Il legislatore non

delle indicazioni o dalla mancata consegna o irregolarità dei documenti .

addebita al vettore gli inadempimenti derivanti dall’obbligo di cooperazione

gravante sul mittente, ma vi deve essere un nesso causale tra l’inosservanza

degli obblighi ed i danni conseguenti alla perdita ed avaria delle cose

trasportate. Rimangono nella sfera di responsabilità del vettore i danni che

derivano dalla sua condotta colposa in ordine ai quali l’omissione o l’inesattezza

delle indicazioni fornite dal mittente costituiscono una semplice occasione.

Secondo alcuni tali indicazioni vanno date al vettore all’atto di consegna delle

merci ed in ogni caso prima dell’inizio del trasporto. La tempestività della

comunicazione va valutata in relazione alle esigenze cui le stesse appaiano

connesse, ma vanno date prima dell’inizio del trasporto. Il vettore può essere in

grado di predisporre una adeguata struttura organizzativa ed imprenditoriale

solo se sappia previamente la natura,peso, quantità, numero di cose da

trasportare e di tutti quegli estremi necessari per eseguire il trasporto.

1685 Il diritto di contrordine

CONTRORDINE

1° Art. 1685 Il mittente può sospendere il trasporto e chiedere la restituzione delle cose, ovvero

ordinarne la consegna a un destinatario diverso da quello originariamente indicato o anche

disporre diversamente , salvo l'obbligo di rimborsare le spese e di risarcire i danni derivanti dal

Il contenuto e la portata di tale diritto è ampia e comprende la facoltà di

contrordine.

sospendere e modificare il contenuto del contratto. Qualcuno sostiene che il diritto

in questione sia riconducibile al recesso, altri che costituisca esercizio di un diritto

27

3° potestativo ossia jus variandi delle condizioni del contratto ed esclude il recesso.

Questa tesi è da preferire alla prima perché chiarisce che lo jus variandi possa

spingersi fino al recesso, ma non sempre si sostanzia in un atto risolutorio. Al 3°

viene previsto che Il mittente non può disporre delle cose trasportate dal momento in cui esse

La disposizione va raccordata con l’art. 1689

sono passate a disposizione del destinatari.

( ), pertanto, il contrordine può essere esercitato fino al momento in

diritti del destinatario

cui, giunte le merci a destinazione o scaduto il termine entro il quale sarebbero

dovute arrivare, il destinatario ne chiede la riconsegna. Per il suo esercizio non si

richiedono particolari formalità, devono essere idonee a far conoscere al vettore le

sopravvenute modalità di esecuzione. E’ complesso delineare l’ambito e la portata

di tale diritto: dalla designazione di un destinatario diverso alla sospensione del

trasporto con restituzione della merce. Bisogna trovare un equilibrio tra l’esercizio

del diritto senza aggravare eccessivamente l’onere del vettore. Se il mittente

chiedesse la consegna ad un destinatario diverso che non abbia la sede nello stesso

luogo del destinatario originale, il vettore non è libero di non attenersi al nuovo

ordine. Non è condivisibile l’opinione di chi sostiene che tale diritto opererebbe

legittimamente solo nel caso di abbreviazione del percorso o se i luoghi si

trovino lungo il tragitto. La locuzione non consente

disporre diversamente

interpretazioni eccessivamente restrittive. Nemmeno è condivisibile la

considerazione che un tale diritto non sia attuabile se incida negativamente

sull’organizzazione del vettore. L’art. 1678 parla di obbligazione di trasferire

quindi di conseguire un risultato utile consistente nel trasferimento e non di una

obbligazione di prestare energie a tal fine. Di conseguenza il vettore è gravato

dal rischio di una maggiore onerosità della prestazione anche in relazione alla

modificazione dell’assetto originario in forza dell’esercizio del diritto di

contrordine. Il contrordine può essere esercitato con sufficiente ampiezza, salva

l’osservanza dei principi di correttezza e buona fede. Il vettore non potrà

sottrarsi alle nuove indicazioni del mittente, salvo che possano oggettivamente

arrecargli pregiudizio o siano scelte del tutto arbitrarie. Le parti possono

specificarne pattiziamente l’esercizio in quanto non è diritto irrinunciabile. La

previsione di chiusura ex art. 1685 salvo l'obbligo di rimborsare le spese e di risarcire i

rappresenta il punto di equilibrio tra le opposte esigenze

danni derivanti dal contrordine

entrambe meritevoli di tutela. Permettere al mittente l’esercizio del contrordine

nell’ampiezza consentitagli dal testo normativo, non aggravare illimitatamente la

posizione del vettore.

Impedimenti e ritardi nell’esecuzione della fase di trasporto

1686

IMPEDIMENTO

Art. 1686 Se l'inizio o la continuazione del trasporto sono impediti o soverchiamente ritardati

per causa non imputabile al vettore , questi deve chiedere immediatamente istruzioni al mittente,

1° Il problema è quello ricollegato alla

provvedendo alla custodia delle cose consegnategli.

portata da attribuire alle ipotesi dell’art. 1686 rispetto a quelle disciplinate dal

15 16

diritto comune delle obbligazioni ex artt. 1256 e 1463 . Se il comportamento del

vettore va valutato alla luce dei principi generali, calati nella regolamentazione

1

specifica dell’art. 1686 , è legittimo concludere che l’articolo esaurisca la sua

funzione nell’ambito dell’impossibilità sopravvenuta definitiva o temporanea

15 Art. 1256 (Impossibilità definitiva e impossibilità temporanea) L'obbligazione si

estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa

impossibile (1218, 1463 e seguenti). Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore,

finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell'adempimento. Tuttavia

l'obbligazione si estingue se l'impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo

3° dell'obbligazione o alla natura dell'oggetto, il debitore non può più essere ritenuto

obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla

(1174). 28

derogando alla disciplina generale ex artt. 1256-1463 perché l’impossibilità

della prestazione non determina la risoluzione automatica del contratto. Il

mittente, infatti, può modificare il contenuto della prestazione a causa della

sopravvenuta impossibilità di eseguirla nel modo originariamente convenuto. Ex

art. 1686 se il trasporto è stato iniziato, egli ha diritto anche al pagamento del prezzo in

proporzione del percorso compiuto, salvo che l'interruzione del trasporto sia dovuta alla perdita

Vi sarà, quindi, risoluzione del contratto solo

totale delle cose derivante da caso fortuito.

del caso in cui vi sia la perdita totale delle cose trasportate, l’obbligazione del

vettore si estingue e si scioglie il rapporto contrattuale ex artt. 1256-1463. Le

conseguenze ricadono su entrambe le parti perché resta a carico del mittente la

perdita, mentre il vettore perde ogni pretesa derivante dal contratto. Quest’ultimo

non è più eseguibile ma non si può configurare alcuna responsabilità in capo al

vettore poiché il caso fortuito è causa di esonero ex art. 1693 se prova che la perdita

. In tutti gli altri casi il rapporto non si scioglie. Il

o l'avaria è derivata da caso fortuito

vettore,infatti, deve questo significa che

chiedere immediatamente istruzioni al mittente,

rimane in capo al mittente il diritto di contrordine ossia di modificare il contratto

che mantiene vitalità. Se il trasporto non sia iniziato il vettore ha diritto al rimborso

, se il trasporto sia iniziato

delle spese al pagamento del prezzo in proporzione del percorso

compiuto , salvo che l'interruzione del trasporto sia dovuta alla perdita totale delle cose derivante

Si è espresso l’avviso che il mittente sia tenuto al rimborso delle

da caso fortuito.

spese solo in 2 casi: a)se il trasporto non ha avuto inizio; b) se ha avuto inizio esso

sia interrotto per perdita ed avaria delle cose derivante da caso fortuito. Sarebbero a

carico del vettore le operazioni di carico,scarico,custodia nelle more delle

istruzioni del mittente. Nel secondo caso qualcuno sostiene che vada attribuito al

vettore il rimborso di tutte le spese relative alle operazioni di trasporto e della quota

di prezzo proporzionale al percorso compiuto, questo però comporterebbe un lucro

ingiustificato per il vettore. Un’interpretazione logico-sistematica suggerisce,

invece, che il cumulo deve avvenire limitatamente al rimborso delle spese

straordinarie nelle quali il vettore è incorso a causa del verificarsi

dell’impedimento ossia di quelle spese non comprese tra quelle che avrebbero

dovuto essere computate al momento della sua fissazione. Ma in tale ottica, si è

giustamente affermato che, se il trasferimento sia iniziato sussistendo

concretamente l’operazione di trasporto, al vettore si deve riconoscere la

remunerazione della prestazione nei limiti previsti dalla norma ed il rimborso

delle spese affrontate. L’art. 1686 equipara l’impedimento con il caso in cui

l’esecuzione del trasporto sia . Si tratta di una nozione

soverchiamente ritardata

sufficientemente elastica e rimessa alla valutazione delle circostanze e degli

interessi in gioco. E’ ragionevole sostenere che si abbia soverchio ritardo nei casi in

cui il ritardo abbia una certa entità. L’esecuzione del trasporto dovrà considerarsi

soverchiamente ritardata sia nel caso in cui l’esecuzione, cessata la causa del

ritardo, non presenti più alcuna utilità, sia quando il ritardo ecceda quel periodo di

tempo durante il quale si possa ragionevolmente pretendere di tener impegnata

l’organizzazione di trasporto del vettore.

La fase di riconsegna delle merci a destinazione. L’obbligo del vettore di metterle

a disposizione del destinatario

1687

RICONSEGNA 16 Art. 1463 (Impossibilità totale) Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte

liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta (1256) non può

chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le

norme relative alla ripetizione dell'indebito (2033 e seguenti).

29

L’ Art. 1687 stabilisce che Il vettore deve mettere le cose trasportate a disposizione del

destinatario nel luogo, nel termine e con le modalità indicati dal contratto o, in

L’espressione

mancanza, dagli usi. mettere le cose trasportate a disposizione del

ha una portata più ampia di quella di riconsegna perché

destinatario

1° coinvolge tutta una serie di attività esecutive del contratto o, in mancanza,

. Lo strumento necessario a specificare il tutto è il contratto

dagli usi

mentre l’art. 1687 stabilisce che il vettore deve mettere le cose trasportate a

disposizione del destinatario nel luogo, nel termine e con le modalità indicati dal

. In assenza di una disposizione contrattuale del termine di

contratto

riconsegna, il tempo in cui le cose consegnate dovranno esser messe a

disposizione nel luogo di destinazione potrà essere determinato in

relazione alla quantità di tempo occorrente ad un vettore diligente per

compiere il viaggio, tenuto conto dei mezzi tecnici, degli usi e di tutti gli

altri dati che possano influire sul calcolo del tempo di durata

dell’operazione di trasporto. Riguardo alle modalità di messa a

disposizione della merce, le parti possono determinarle liberamente

anche al fine della ripartizione dei rischi e delle responsabilità del vettore

in quanto sono norme meramente dispositive, quindi derogabili. Gli

interessi possono essere regolati da dettagliate norme comportamentali

che saranno d’ausilio interpretativo per valutare l’incidenza dei rischi,

gravanti sul vettore e mittente. Se la riconsegna non deve eseguirsi presso il

2° destinatario , il vettore deve dargli prontamente avviso dell'arrivo delle cose

Per l’avviso non è richiesta alcuna forma particolare. Se il

trasportate.

vettore non ottempera all’obbligo di avviso, sarà responsabile dei danni

derivanti da un tale inadempimento, anche se la riconsegna avviene nei

termini previsti. L’obbligo di avviso opera nel caso in cui la riconsegna

, non sussiste se deve essere fatta al

non deve eseguirsi presso il destinatario

destinatario. La norma prevede che l’avviso deve essere dato prontamente

perché è preciso interesse del destinatario entrare in possesso delle cose

trasportate il più presto possibile.

1690 Gli impedimenti alla riconsegna( rifiuto-irreperib.-ritardo rich.ricons.)

IMPEDIMENTI ALLA L’Art. 1690 stabilisce che

RICONSEGNA se il destinatario è irreperibile ovvero rifiuta o ritarda a chiedere

Al verificarsi di queste ipotesi

la riconsegna delle cose trasportate. il vettore

1° La norma intende

deve domandare immediatamente istruzioni al mittente.

contemperare le posizioni e gli interessi del vettore e del mittente. Il

rifiuto,irreperibilità o ritardo nella richiesta di riconsegna sono fatti che

precedono l’acquisto del diritto del destinatario ed il mittente può ancora

esercitare il diritto di contrordine. Si dice testualmente che si applicano le

1686 pertanto il vettore potrà ex 2° art.1686

disposizioni dell'art. 1686 depositare le

IMPEDIMENTO cose a norma dell'art. 1514, o se sono soggette a rapido deterioramento, può farle

dandone comunicazione al mittente. Il rifiuto

vendere a norma dell'art. 1515

è un fatto indipendente rispetto agli atti preliminari alla riconsegna ex

art. 1687: mettere le cose trasportate a disposizione del destinatario nel luogo, nel

. Per quel

termine e con le modalità indicati dal contratto o, in mancanza, dagli usi

che concerne il ritardo bisogna avere un punto di riferimento

temporale, un ritardo nell’inizio dell’attività di collaborazione del

destinatario per rendere possibile l’adempimento del vettore ha come

punto di riferimento il momento in cui il vettore ha posto in essere

tutta l’attività destinata a rendere possibile e a preparare la

collaborazione del destinatario. Se la riconsegna deve essere fatta

presso il destinatario e qui che dovrà avvenire la messa a disposizione,

questo momento è punto di riferimento per valutare il ritardo nella

30

2° richiesta di riconsegna. L’irreperibilità del destinatario comporta che lo

stesso non possa collaborare col vettore, costui dovrà domandare

e al contempo

immediatamente istruzioni al mittente provvedendo alla custodia

. Diverso è il caso in cui le difficoltà si verifichino in

delle cose consegnategli 2°

una fase successiva alla riconsegna. Ex art. 1690 se sorge controversia tra

più destinatari o circa il diritto del destinatario alla riconsegna o circa l'esecuzione di

questa, ovvero se il destinatario ritarda a ricevere le cose trasportate, il vettore può

depositarle a norma dell'Art. 1514 o, se sono soggette a rapido deterioramento, può

Rimane fermo

farle vendere a norma dell'art. 1515 per conto dell'avente diritto.

che il vettore deve informare prontamente il mittente del deposito o della vendita.

IL REGIME DI RESPONSABILITA’ DEL VETTORE

1693 I lineamenti fondamentali del regime di responsabilità

1218 La dottrina ha individuato una bipartizione della responsabilità del vettore in

responsabilità: inesecuzione contrattuale e custodia. L’Art. 1693

responsabilità del

vettore regola unicamente

(Responsabilità per perdita e avaria) l’inadempimento da

( mentre

custodia perdita avaria) l’inesecuzione parziale o tolale ritardo nella

Rel min. sono disciplinate dai principi generali ex art. 1218. La

riconsegna

n.710 rel.min. 710 al c.civ. evidenzia quanto alla responsabilità del vettore si è

ritenuto di far regolare dai principi generali la liquidazione del danno dipendente da

ritardo, per quel che concerne la perdita ed avaria delle cose trasportate, fermi restanti

i principi ex art. 400 cod.comm che si ricollegano al receptum ( art. 1693), si è

ammessa la validità delle clausole che stabiliscono presunzioni di caso fortuito ex art.

Non viene riprodotta la disposizione ex art. 403 c.comm. che

1694.

stabiliva che il vettore non è responsabile del ritardo se prova che esso sia derivato

.

da caso fortuito o da forza maggiore o da fatto del mittente o del destinatario

L’articolo 1693 si limita a disciplinare esclusivamente la perdita e

l’avaria delle cose trasportate. L’inesecuzione totale e parziale ed il

ritardo ricadono nell’ambito di applicazione dell’art. 1228. La

responsabilità per custodia è improntata ex art. 1693 , invece, con

maggior rigore. Il comportamento del vettore, in relazione

all’effettuazione del trasporto, va vagliato alla luce dei principi generali

sull’adempimento alle obbligazioni. La prova richiesta al vettore per

liberarsi da responsabilità per inadempimento si colloca su 2 piani: 1)

natura e portata dell’impedimento 2) identificazione e qualificazione

della causa che lo ha provocato. Il vettore quindi deve 1) dimostrare

che si è verificato un impedimento che ha concretato l’impossibilità

della prestazione 2) dare prova positiva che l’impedimento è stato

causato da un evento che non gli può essere imputato. Il vettore è

sempre responsabile se l’impossibilità è determinata da causa ignota.

Esiste insomma una simmetria logica tra l’art. 1693 e 1228 entrambi si

riferiscono al fatto non imputabile. Tale riferimento non è in funzione

della qualificazione causale dell’inesecuzione, ma in funzione della

qualificazione causale di una circostanza che è distinta

dall’inesecuzione che potrebbe essere una delle sue possibili cause. Se

questa circostanza determina l’inesecuzione e questa derivi da un fatto

non imputabile al vettore costui va esente da responsabilità.La

circostanza, in questione, è individuata dall’art. 1228 nell’impossibilità

della prestazione, dall’art. 1693 nella perdita ed avaria. La perdita e

l’avaria, in realtà, potrebbero essere casi particolari di applicazione del

concetto generale di impedimento delineato dall’art. 1228. L’avaria

comporta una situazione di impossibilità d’esatto adempimento

consistente nell’impossibilità di consegnare le cose nello stato e

31

condizioni in cui furono ricevute. Tra le due norme non esisterebbero

significative differenze dal punto di vista del regime probatorio.

L’unica novità dell’art. 1693 risiederebbe in una formula più analitica

dei fatti per i quali il debitore è tenuto a rispondere. La violazione agli

obblighi di custodia è disciplinata in modo rigoroso ed impone al

vettore di dar prova positiva della sua non imputabilità identificando

la causa del danno, poiché per l’art. 1693 è insufficiente la generica

prova di diligenza. Questo emerge dall’ art. 1693 che stabilisce che Il

vettore è responsabile della perdita e dell'avaria delle cose consegnategli per il

trasporto, dal momento in cui le riceve a quello in cui le riconsegna al destinatario, se

non prova che la perdita o l'avaria è derivata da caso fortuito , dalla natura o dai vizi

delle cose stesse o del loro imballaggio, o dal fatto del mittente o da quello del

. La disposizione adotta criteri di maggior rigore rispetto

destinatario

all’art. 1228: il debitore è tenuto al risarcimento del danno se non prova che

l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione

. Il normale debitore deve solo fornire

derivante da causa a lui non imputabile

la dimostrazione negativa in ordine alla propria assenza di colpa, ossia

provare che l’inadempimento è dipeso da una causa che non gli può

essere ascritta perché ha adottato quel grado di diligenza che gli poteva

essere richiesta e non deve identificare la vera causa del danno. L’ art.

1693 richiede, invece, una prova liberatoria che dimostri un elevato

grado di diligenza ( ) e si

aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno

spinge fino a pretendere la positiva identificazione della causa del

danno che non deve essere imputabile al vettore e rientrare nelle cause

di esonero previste dall’art. art. 1693 ossia la perdita l'avaria caso

fortuito natura o dai vizi delle cose stesse imballaggi fatto del mittente o del

Tutto questo evidenzia che la peculiarità dell’articolo in

destinatario .

questione non sia l’aggravamento della responsabilità del vettore rispetto

a quella che deriva dai principi generali, quanto il fatto che essa si

manifesta esclusivamente sul terreno della prova.

L’individuazione del limite temporale della responsabilità del vettore ex art. 1693

1693

responsabilità del L’attuale sistema non riproduce il contenuto dell’art. 308 cod. comm. i cui principi

vettore sono assorbiti dall’art. 1218. La durata della responsabilità ex recepto è in

relazione all’obbligo di custodia. L’art. 1693 individua tale durata: Il vettore è

responsabile della perdita e dell'avaria delle cose consegnategli per il trasporto, dal momento in

. Il sistema presuppone la

cui le riceve a quello in cui le riconsegna al destinatario

conclusione del contratto, in assenza in capo al vettore non sorge alcuna

responsabilità. In questo caso il vettore potrà esser chiamato a rispondere

esclusivamente per responsabilità extracontrattuale, l’onere probatorio sarà a

carico del danneggiato. E’ necessario che sia avvenuta la consegna delle cose da

trasportare. Se il vettore riceve in consegna il carico, prima della conclusione del

contratto, la sua responsabilità per perdita o avaria, se non trova titolo in un

contratto di deposito, sussisterà nei limiti della colpa extracontrattuale. La

responsabilità sorge al momento della consegna che può avvenire all’inizio della

prestazione del trasporto o all’atto di conclusione del contratto, cioè in un

momento precedente all’inizio del trasporto. In questo caso il deposito è assunto

dal vettore in esecuzione del contratto. La C.Cass. ha sostenuto che il regime di

responsabilità del vettore per perdita ed avaria opera non solo nel caso in cui le

merci siano andate perse durante il viaggio ma anche nel caso che, una volta

consegnate, si trovino nel magazzino del vettore in attesa di essere caricate. La

responsabilità del vettore perdura sino al momento .

in cui le riconsegna al destinatario

Non solo fino al momento dell’accessione al contratto del destinatario ma anche

dopo tale momento fino al trapasso materiale delle cose dal vettore al

32

destinatario. Il vettore dal momento in cui riceve in consegna le merci assume

un obbligo di custodia che permane fino alla consegna materiale al

destinatario. Le fasi intermedie, precedenti o successive al trasporto sono

considerate attività accessorie e strumentali al contratto. La giurisprudenza

ritiene che la sottrazione della merce dal magazzino del sub-vettore non vale ad

escludere che la perdita si sia verificata durante il trasporto dal momento che la

custodia è obbligazione tipica del vettore. La cd. mora accipiendi del destinatario si

verifica quando ex art. 1690 il destinatario è irreperibile ovvero rifiuta o ritarda a chiedere

in questi casi il vettore ha l’obbligo di

la riconsegna delle cose trasportate domandare

. Ci si è chiesti se, cessando la responsabilità del

immediatamente istruzioni al mittente

vettore per il ritardo nella riconsegna, si debba considerare cessata anche la sua

responsabilità per la custodia. La risposta è negativa perché ex 1693 Il vettore è

responsabile della perdita e dell'avaria delle cose consegnategli per il trasporto, dal momento in

. Il legislatore ha inteso estendere la

cui le riceve a quello in cui le riconsegna al destinatario

responsabilità del vettore senza distinguere le ragioni ed i motivi per i quali la

riconsegna non abbia potuto materialmente aver luogo. Nel caso di mora

accipiendi del destinatario, il vettore rimane onerato dall’obbligo di custodia.

La nozione di perdita ed avaria

1693 L’inesecuzione del trasporto o la ritardata consegna impediscono che la prestazione

responsabilità del

vettore venga utilmente attuata. La perdita e l’avaria, invece, investono

direttamente il comportamento cui è tenuto il vettore e violano il

dovere di custodia che ha carattere strumentale rispetto al dovere

principale di trasferire le merci. Si ha avaria tutte le volte che la merce

presenta una qualunque alterazione della qualità interna od esterna,

determinando una diminuzione di valore. Essa può avere un incidenza

totale o parziale sulle merci. Se si presenta con entità tale da privare la

merce di ogni valore essa equivale alla perdita totale. In questo caso il

creditore ha diritto ad essere risarcito, dal vettore, come se la merce

fosse andata totalmente perduta. Non può essere ricondotto al concetto

di avaria quel deprezzamento che la merce subisca a causa del

ritardo nella riconsegna, rimanendo integra nelle sue qualità esterne ed

interne. In questo caso il deprezzamento è coperto dall’indennità

dovuta dal vettore per la mancata riconsegna. Riguardo alla perdita

vi sono diversi problemi. La perdita può essere totale o parziale. Gli

eventi riconducibili alla nozione di perdita sono eterogenei tra loro,

pertanto alla nozione va attribuito il significato di mancata riconsegna

al destinatario. Sono considerati perdita: la distruzione, lo smarrimento,

la consegna a persona diversa, la consegna di una cosa diversa. La

riconsegna a persona diversa ha creato dei problemi. Il problema

diventa delicato per quegli eventi che, non comportino di per sé il

perimento della cosa, ma una sua diversa destinazione influendo sulla

stessa prestazione facendo sì che comportamento del vettore sfoci

nell’ordinaria inadempienza disciplinata dai principi generali. La

perdita e l’avaria danno luogo alla speciale responsabilità ex art. 1693

perché il vettore si è assunto non solo l’obbligo di trasferire la merce ma

anche di custodirla. Le 2 ipotesi rientrano nell’inadempimento, ma la

responsabilità che ne deriva trova la sua fonte nella violazione del

dovere di custodia. Se il dovere violato si sostanzia nella prestazione

principale siamo nell’ambito dell’ordinario inadempimento. Questa tesi

non è condivisibile , la consegna delle merci a destinatario diverso da

quello contrattualmente previsto, seguita dall’impossibilità che il vettore

possa recuperarle deve far ritenere che le merci siano andate perdute.

L’art. 1693 non fa riferimento alla causa della perdita ma si riferisce

1693 33

responsabilità del

vettore alla perdita come fatto oggettivo, non sono rilevanti la ragione ed i

motivi che possono averla determinata.

La ripartizione dell’onere probatorio tra i soggetti interessati alla spedizione

Si tratta di responsabilità presunta, grava sul vettore l’onere probatorio. Il

mittente o il destinatario devono provare la perdita o avaria, il

vettore si può liberare dalla responsabilità dimostrando che la

derivazione dell’evento dannoso è dipeso da caso fortuito, fatto del

mittente o del destinatario, natura o vizi delle cose, loro imballaggio.

Il vettore è esente da responsabilità solo nel caso in cui riesca ad

individuare positivamente l’esistenza di una delle cause estranee e a

lui non imputabile previste tassativamente dalla norma. In generale tale

prova positiva non è richiesta perché il vettore deve dimostrare solo di

aver adottato l’ordinaria diligenza. Ex art. 1693 resta a carico del vettore

la perdita del avaria dovute a causa ignota.

1693 Il caso fortuito

CASO

FORTUITO L’art.1693 lo prevede espressamente. L’art. 1694, richiama la nozione e

stabilisce che Sono valide le clausole che stabiliscono presunzioni di caso fortuito per eventi

1694 che normalmente, in relazione ai mezzi e alle condizioni del trasporto, dipendono da caso fortuito .

Quindi è possibile limitare pattiziamente la responsabilità per eventi dannosi da

PRESUNZIONI DI

CASO FORTUITO ricondurre al caso fortuito sulla base del criterio id quoad plerumque accidit. La

limitazione introdotta con tale clausola comporta un’inversione dell’onere

probatorio. Spetta al danneggiato provare che il danno è dovuto ad un

comportamento imputabile al vettore. Asquini: caso fortuito o forza maggiore è

qualunque evento estraneo alle persone e ai mezzi impiegati dal vettore determinato

dalla natura, dai pubblici poteri o da fatto di terzi che rendano impossibile al

vettore riconsegnare il carico nelle condizioni in cui l’ha ricevuto. Il vettore che

allega il caso fortuito deve dare la prova specifica della sua inevitabilità ed

estraneità. I requisiti del caso fortuito sono l’inevitabilità ed imprevedibilità che

vanno valutati in rapporto al caso concreto. Riguardo al furto del carico,

tendenzialmente la giurisprudenza non lo riconduce al caso fortuito, salvo i casi in

cui sia commesso con violenza o minaccia grave alle persone o in circostanze di

tempo e luogo imprevedibili. Inevitabilità ed imprevedibilità sono connotazioni

importanti. Qualcuno ha giudicato questa tendenza eccessivamente rigorosa e ha

posto in evidenza una netta differenziazione tra furto e rapina. Il caso fortuito e la

forza maggiore consentono al vettore di liberarsi dalla responsabilità in caso di

perdita/avaria ma l’evento dovrà essere estraneo alla condotta del vettore ed

assolutamente imprevedibile ed inevitabile. Gli orientamenti recenti non

ritengono più la rapina, al contrario del furto, un evento idoneo a sollevare il

vettore dalla responsabilità. La rapina è solo potenzialmente idonea ad

integrare gli estremi del caso fortuito perché operi come esimente occorre che la

sottrazione sia avvenuta in tempi e luoghi tali da renderla imprevedibile ed

inevitabile. La rapina non esonera in senso assoluto la responsabilità del vettore

perchè va accertata in concreto tenuto conto del comportamento del vettore e dei

suoi dipendenti e preposti. Bisogna accertare ex ante, alla stregua dei criteri di

prevedibilità ed evitabilità, se siano state in concreto adottate dal vettore tutte

le precauzioni imposte dal dovere di diligenza ex art. 1176 al fine di evitare la

possibile consumazione del reato . La rapina può costituire causa liberatoria solo

se è assistita da imprevedibilità ed inevitabilità e non risulti agevolata da

comportamenti del vettore o suoi dipendenti o preposti inidonei a prevenire

1693 34

NATURA – VIZI

DELLA COSA

IMBALLAGGIO l’aggressione dell’autista. Non sono caso fortuito tutti quei fatti che non siano

estranei al vettore e alla sua organizzazione.

La natura o i vizi delle cose trasportate o del loro imballaggio

La prova della diretta connessione di causa /effetto tra la natura e le condizioni delle

cose o del loro imballaggio e la perdita/avaria costituisce un aspetto delicato. Le

cause di alterazione di qualunque cosa non risiedono, a rigore, mai o quasi mai

esclusivamente nella natura o difetti della cosa stessa o dei suoi imballaggi ma

hanno bisogno del concorso di cause esteriori ( ). Si dirà

es. intemperie-scuotimenti

che la perdita o l’avaria dipenderanno da quelle circostanze quando siano la causa

decisiva in relazione a date condizioni ambientali prevedibili dal mittente e da date

modalità medie di trattamento usate nel trasporto da un vettore diligente.

L’espressione usata dal legislatore comprende tutte le possibili cause di perdita ed

avaria che risiedono nelle qualità di sostanza o forma (natura) o nello stato di

conservazione esterno od interno ( ) delle cose trasportate nel momento della

vizio

consegna. Tra le indicazioni dovute al vettore , l’art. 1683 enumera la natura delle

merci per rendere possibile l’impiego di idonei accorgimenti atti a garantirne

l’integrità. In caso di inesattezze od omissioni sarà configurabile una

responsabilità del mittente che esonera quella del vettore. L’art. 1683 menziona

il difetto di imballaggio la prova è a carico del vettore. Oltre all’art. 1693 ( vizi

) dei vizi dell’imballaggio si occupa anche il 1693 stabilisce che

non apparenti se il

vettore accetta le cose da trasportare senza riserve, si presume che le cose stesse non presentino

. In questo caso la presunzione dell’assenza di vizi non può

vizi apparenti d'imballaggio

essere vinta da prova contraria, diversamente la norma verrebbe svuotata di ogni

utilità.

1693 Il fatto del mittente o del destinatario

FATTO DEL

MITTENTE O DEL

Bisogna collegare l’art. 1693 con l’art. 1683: il mittente deve fornire al vettore

DESTINATARIO determinate informazioni che consentano una corretta esecuzione del trasporto.

Le pattuizioni sulle modalità di carico-scarico, imballaggio e consegna assumono

una notevole importanza perchè incidono sull’esclusione di responsabilità del

vettore quando siano causa immediata e diretta della perdita ed avaria. Per

esonerarsi da responsabilità, il vettore deve fornire la prova che il fatto del

mittente o del destinatario è stato la causa che ha determinato il danno. Per

verificare quale sia tale fatto bisogna prendere in considerazione la situazione

reale. Ex art. 1683 l’onere di indicare la natura è qualità delle merci fa capo al

mittente ex 3° rimangono a suo carico i danni derivanti dall’omissione o

inesattezza di tali indicazioni. Bisogna, tuttavia, verificare se la mancanza delle

indicazioni sia stata la causa del danno nella misura in cui il vettore non abbia

adottato adeguate misure di custodia in ragione della loro mancanza. Deve

esistere un nesso di causalità efficiente tra fatto del mittente/destinatario ed evento

dannoso. Il regime convenzionale della responsabilità del vettore

2

Contrariamente a quanto disposto nell’art. 1861 °

( Sono nulle le clausole che limitano la

per il trasporto

responsabilità del vettore per i sinistri che colpiscono il viaggiatore (1229))

persone, per il trasporto cose non sussiste il principio di inderogabilià . Sono

valide le clausole contrattuali che modifichino il regime legale di responsabilità

del vettore. La modifica può consistere tanto in una attenuazione quanto in un

aggravamento e sono ammesse le clausole che stabiliscano l’inversione della

prova. Il vettore può invocare una causa liberatoria ex recepto ma anche una

1694

1695 35

presunzioni di

Calo naturale

fortuito causa convenzionale che abbia una tale efficacia. La previsione di una clausola di

esonero non introduce di per sé alcuna inversione dell’onere probatorio in materia

di responsabilità ex recepto. In presenza di una clausola contrattuale di esonero,

l’avente diritto deve provare il dolo o la colpa grave. Il regime di responsabilità

del vettore è derogabile. L’art. 1694 esplicitamente stabilisce che Sono valide le

clausole che stabiliscono presunzioni di caso fortuito per eventi che normalmente, in relazione ai

. Trattasi di presunzione

mezzi e alle condizioni del trasporto, dipendono da caso fortuito

iuris tantum, pertanto il danneggiato può fornire prova contraria. Operando la

presunzione si inverte l’onere probatorio. L’art. 1695 stabilisce che per le cose che

data la loro particolare natura, sono soggette durante il trasporto a diminuzione nel peso o nella

misura, il vettore risponde solo delle diminuzioni che oltrepassano il calo naturale , a meno che il

mittente o il destinatario provi che la diminuzione non è avvenuta in conseguenza della natura

delle cose o che per le circostanze del caso non poteva giungere alla misura accertata. Si deve

Per calo si intende la diminuzione di

tener conto del calo separatamente per ogni collo.

peso o volume. La presunzione ex 1695 determina l’inversione dell’onere della

prova. Una volta che il vettore abbia provato che si tratta di merce che per

natura è soggetta a subire cali, il mittente o il destinatario dovranno provare

che la diminuzione non sia stata conseguenza della natura o delle circostanze

del caso perché la diminuzione riscontrata non poteva giungere alla misura

accertata.

La responsabilità del vettore per le obbligazioni accessorie al contratto di

trasporto: la mancata riscossione degli assegni.

1692 Il vettore può assumere obbligazioni accessorie ex Art. 1692 - Il vettore che esegue la

riconsegna al destinatario senza riscuotere i propri crediti o gli assegni da cui è gravata la cosa, o

riscossione assegni senza esigere il deposito della somma controversa, è responsabile verso il mittente dell'importo

degli assegni dovuti al medesimo e non può rivolgersi a quest'ultimo per il pagamento dei propri

L’articolo sembra implicitamente

crediti, salva l'azione verso il destinatario (2951).

ammettere che il vettore sia incaricato dal mittente di riscuotere i crediti di cui

la cosa da consegnare sia gravata e che derivano da un rapporto diverso dal

contratto di trasporto. Vi è la necessità di un apposito accordo perché la

riscossione dei crediti del mittente non costituisce un elemento essenziale del

contratto perciò non può essere considerata un’obbligazione da esso nascente. Si è

assimilata la posizione del vettore a quella di un mandatario senza

rappresentanza, la fonte di questa obbligazione andrebbe ricercata in uno specifico

contratto di mandato. Per sostenere che tale obbligazione sia assunta in esecuzione

di un autonomo contratto si è osservato che il vettore possa obbligarsi a

compiere determinati e diversi tipi di obbligazione, nell’ambito delle quali solo

2951 quelle che riguardano la custodia sono tipiche del contratto di trasporto. L’art.

17

2951 stabilisce che 1 anno

Si prescrivono in i diritti derivanti dal contratto di spedizione e

Termine prescr. e si riferisce alla nozione di trasporto ex art. 1678, non alle

dal contratto di trasporto

1 anno per

contr.trasporto eventuali ulteriori prestazioni assunte con un autonomo contratto. Questa

impostazione è contestata dalla giurisprudenza, ma la cosa non è da condividere. E’

vero che il contratto che contenga una tale clausola deve essere considerato un

contratto oggettivamente complesso, ma questo non intacca la natura unitaria

Art. 2951

17 ( Prescrizione in materia di spedizione e di trasporto) Si prescrivono in 1

anno i diritti derivanti dal contratto di spedizione (1737) e dal contratto di trasporto

(1678). La prescrizione si compie con il decorso di 18 mesi se il trasporto ha inizio o

termine fuori d'Europa. Il termine decorre dall'arrivo a destinazione della persona o, in

caso di sinistro, dal giorno di questo, ovvero dal giorno in cui è avvenuta o sarebbe

dovuta avvenire la riconsegna della cosa al luogo di destinazione. Si prescrivono

parimenti in un 1 anno dalla richiesta del trasporto i diritti verso gli esercenti pubblici

servizi di linea indicati dall'art. 1679.

36

del rapporto che rimane di trasporto. In tal modo vi è la sostanziale limitazione

dell’autonoma rilevanza giuridica del mandato e la sua regolamentazione sarà

quella tipica del contratto di trasporto, compreso il termine breve di prescrizione.

I problemi in ordine alla responsabilità del vettore derivano dall’omissione, da

parte del mittente della modalità in cui devono essere riscossi i crediti perché

crea il presupposto per il sorgere di controversie relative all’applicabilità dell’art.

1692. Le parti possono definire esattamente le clausole d’assegno che sono fonte

di determinati obblighi. L’orientamento prevalente è di considerare il vettore,

pur in assenza di precisi accordi, non solo come mero esecutore, ma soggetto attivo

e diligente ai fine di adempiere correttamente anche a questa obbligazione.

Non si può aggravare ingiustificatamente la responsabilità del vettore che va

esente da responsabilità nel caso in cui, accettati dal destinatario degli assegni

circolari, questi risultino rubati perché in mancanza di una previsione pattizia di

dettagliati obblighi a carico del vettore si dovrà far ricorso agli usi negoziali e alle

pratiche del mercato con conseguente legittimità di una deroga all’art. 1227 che

impone il pagamento in contanti. Ex art. 1692 l’inottemperanza all’obbligazione

assunta contrattualmente verso il mittente in forza della clausola d’assegno,

comporta per il vettore la perdita dell’azione verso il mittente per il pagamento dei

crediti derivanti dall’esecuzione del trasporto.

Estinzione dell’azione nei confronti del vettore

1698 Nell’interesse generale, la natura delle prestazioni di massa che le imprese di

trasporto tendono ad assumere è condizionata dalla massima economicità. Il che

Estinzione dell’azione

nei confronti del vettore

comporta che le contestazioni ed i reclami non si protraggano a distanza di

tempo dal compimento dell’operazione di trasporto. Ai fini della tempestiva

conoscenza, da parte delle imprese, delle possibili richieste risarcitorie l’art. 1698

stabilisce che Il ricevimento senza riserve delle cose trasportate col pagamento di quanto è

dovuto al vettore estingue le azioni derivanti dal contratto , tranne il caso di dolo o colpa grave del

vettore. Sono salve le azioni per perdita parziale o per avaria non riconoscibili al momento della

8

riconsegna, purché in quest'ultimo caso il danno sia denunziato appena conosciuto e non oltre

Le riserve possono essere opposte in qualsiasi forma,

giorni dopo il ricevimento.

purchè siano rese note al vettore e abbiano un contenuto determinato, in

quanto il testo non indica come devono essere formulate. Il destinatario per

decadere dai suoi diritti deve aver ricevuto la merce senza riserve e pagato il

vettore. Nella pratica è rilevante se la mancata ottemperanza alle disposizioni ex

l’art. 1698 determini la decadenza dal diritto d’agire anche per la mancata

riconsegna delle merci, oltre che per la perdita e l’avaria. 2 decisioni hanno

affermato il principio che se il destinatario non solleva riserve in ordine al

ritardo, decade dall’azione di risarcimento danni verso il vettore. La dottrina

sostiene che l’atto volontario del destinatario di pagare il porto e ricevere le

merci senza riserva implichi la dichiarazione di voler riconoscere

l’irresponsabilità del vettore per ogni eventuale inadempimento contrattuale

( ). Tali impostazioni sono state messe in discussione

perdita-ritardo-avaria suscita riserve

l’estensione all’ipotesi del ritardo di una norma le cui finalità sembrano non sussistere

. La ragione pratica di quelle impostazioni

nell’ipotesi di ritardo da mancata riconsegna

risiede nell’esigenza di contenere le eventuali contestazioni e reclami sull’esatta

e puntuale esecuzione del trasporto a distanza di tempo e non si capisce come

mai la disposizione dovrebbe esser riferita alle sole ipotesi di perdita ed avaria. E’

logico ritenere che l’esigenza di tutelare il vettore deve sussistere per ogni genere

d’azione che il destinatario sia in condizione di esercitare. Il trascorrere del tempo

pregiudica la possibilità di reperire elementi probatori a sostegno della difesa

del vettore in tutte le ipotesi ( ). Il legislatore usando l’espressione

perdita-ritardo-avaria

ha inteso ricomprendere tutte le ipotesi di

azioni derivanti dal contratto 37

inadempimento. In le azioni del creditore non

caso di dolo o colpa grave del vettore

sono soggette ad estinzione. Il disposto secondo il quale Il ricevimento senza riserve

delle cose trasportate col pagamento di quanto è dovuto al vettore estingue le azioni derivanti dal

subisce un’eccezione nel caso in cui

contratto perdita parziale o avaria non riconoscibili al

Il destinatario conserva intatti i suoi diritti purchè

momento della riconsegna . il danno sia

denunziato appena conosciuto e non oltre 8 giorni dopo il ricevimento .

Il soggetto legittimato all’esperimento delle azioni nei confronti del vettore

Il contratto di trasporto comporta un rapporto trilatere : promittente ( )-

1689 mittente

stipulante( )- terzo ( ). Il terzo acquista, normalmente, salvo diversa

vettore destinatario

Diritti del destinatario volontà delle parti, i diritti nei confronti del mittente per effetto della

stipulazione (art. 1411). Per il contratto di trasporto L’ Art. 1689 stabilisce che I

diritti nascenti dal contratto di trasporto verso il vettore spettano al destinatario dal momento in

cui, arrivate le cose a destinazione o scaduto il termine in cui sarebbero dovute arrivare, il

. Inoltre

destinatario ne richiede la riconsegna al vettore Il destinatario non può esercitare i

diritti nascenti dal contratto se non verso pagamento al vettore dei crediti derivanti dal trasporto

. E’ di notevole importanza

(2761) e degli assegni da cui le cose trasportate sono gravate

stabilire chi sia il soggetto legittimato nei confronti del vettore per la perdita o

avaria delle merci, le tesi sono in merito all’interpretazione dell’art. 1689

sono 3:

a) Il legislatore del 1942 ha inteso escludere dai diritti spettanti al destinatario

verso il vettore quello dell’id quod interest che spetta al mittente, il diritto

del destinatario è legato esclusivamente al potere di chiedere la riconsegna.

Questa tesi è stata sostenuta dalla C.Cass. che ha stabilito che per effetto

della richiesta di riconsegna, il destinatario acquista solo i diritti che gli

spettano in base al contratto e non i diritti che competono al mittente e al

vettore che rimangono le uniche parti in senso tecnico. Il mittente conserva

anche dopo la richiesta la titolarità dell’azione di risarcimento per i

danni subiti a seguito dell’inadempimento del contratto di trasporto. Parte

della dottrina è orientata in tal senso. Sarebbe del tutto giustificata

l’ammissibilità della legittimazione del mittente alla vocatio in ius del

vettore qualora risulti il suo interesse alla tacitazione delle aspettative del

destinatario e ne subisca un danno patrimoniale.

b) Tra i diritti spettanti al destinatario rientra quello il risarcimento dei

danni. 1°

c) L’ art. 1689 fa riferimento ai diritti nascenti dal contratto, quindi anche

quello del risarcimento, il 2° deve essere interpretato restrittivamente e

non riguarda l’esercizio delle azioni di danno.

L’orientamento dominate è quello di ritenere che la richiesta di riconsegna

segna il momento in cui il destinatario acquista i diritti da esso derivanti

compreso quello di agire contro il vettore responsabile per il risarcimento dei

danni subiti dal carico. Il pagamento degli oneri ed assegni non condiziona

l’esercizio dell’azione in danno. L’Art. 1692 stabilisce che se Il vettore che esegue la

Art. 1692 riconsegna al destinatario senza riscuotere i propri crediti o gli assegni da cui è gravata la cosa, o

Responsabilità perde l’azione verso il mittente, mentre

senza esigere il deposito della somma controversa,

del vettore nei confronti del mittente

conserva quella contro il destinatario. Pertanto è agevole comprendere la norma

ex art. 1689 Il destinatario non può esercitare i diritti nascenti dal contratto se non verso

pagamento al vettore dei crediti derivanti dal trasporto e degli assegni da cui le cose trasportate

. Il vettore deve far pressione sul destinatario per ottenere quanto da

sono gravate

questi dovuto. Prima della riconsegna della merce, il destinatario non è obbligato

nei confronti del vettore. Una volta avvenuta la riconsegna senza la

corresponsione del nolo e degli assegni -ex art. 1692 - Il vettore… è responsabile

38

verso il mittente dell'importo degli assegni dovuti al medesimo e non può rivolgersi a quest'ultimo

. Questa esigenza di

per il pagamento dei propri crediti, salva l'azione verso il destinatario

tutela del vettore non sussiste se il destinatario agisca per il risarcimento dei

danni. In questa ipotesi ( ) è verosimile che il destinatario non

perdita-ritardo-avaria

chieda la riconsegna di conseguenza il vettore è esposto alla sanzione ex 1692. La

tesi che sostiene che il destinatario abbia l’onere di ottemperare a quanto previsto

nell’art.1689 anche quando agisca per i danni non è condivisibile.

Conclusivamente: tra i diritti nascenti dal contratto e che spettano al destinatario

va compreso il diritto al risarcimento dei danni, l’onere del pagamento dei

crediti di trasporto e degli assegni non condiziona il diritto alla riconsegna

delle merci e l’esperimento delle azioni in danno.

Il regime prescrizionale

2951

Prescrizione Ex Art. 2951: 1 anno

Si prescrivono in i diritti derivanti dal CONTRATTO di spedizione e

1 anno La L. 162/93 stabiliva che

dal contratto di trasporto). per i contratti stipulati

( ),

successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto ai diritti

DL 32/93 conv. L. 162/93 (

derivanti dal CONTRATTO ACCT, per i quali è previsto il regime di tariffe a forcella titolo III L.

), – questa disposizione è stata abrogata

si applica il termine di prescrizione di 5 anni

298/74

dal dlgs 286/05. L’art. 2 L.162/93 si riferiva ai diritti derivanti dal CONTRATTO ACCT

escludeva il TCP. Si aveva un duplice regime

soggetti al sistema di tariffe a forcella

prescrizionale il tutto non era convincente. La L. 162/93 restringeva la propria

operatività ai alla sua entrata in vigore. Si parlava di

contratti stipulati successivamente

stipulazione, irrilevante che il contratto avesse avuto esecuzione nel periodo

successivo. Un altro problema riguardava l’an dell’applicazione del termine

prescrizionale di 5 anni a tutti i diritti nascenti dal CONTRATTO ACCT o meno.

Il DL 19/93 ( ) recitava: 1°

il termine previsto dall’art. 2951 non si applica in

antecedente al DL 32/93

materia di prescrizione dei diritti derivanti da contratto di trasporto a quelli nascenti dal CACCT,

. Comparando il testo dei due DL era

per i quali è previsto il regime di tariffe a forcella

difficile dare un significato diverso all’art. 2 L.162/93 che non faceva più

esclusivo riferimento ma ai

ai diritti nascenti dal SISTEMA di tariffe a forcella diritti

: a tutti i trasporti andava applicato il termine

derivanti dal CONTRATTO ACT

prescrizionale di 5 anni. Questo sistema si prestava a seri dubbi interpretativi. A

causa della polverizzazione delle imprese i rapporti che si instauravano

difficilmente si esaurivano in un limitato arco temporale, tendevano verso

rapporti ad esecuzione differita e continuata nel tempo. Nasceva, infatti, la

tendenza a qualificare tali contratti come appalto di servizi di trasporto o

rapporto di lavoro parasubordinato. Il vettore aveva interesse a vedersi

qualificare il rapporto come appalto di servizi perché era riconosciuta

l’applicabilità del sistema tariffario obbligatorio. La norma, dichiarata

costituzionalmente legittima, fece ritenere che il sistema tariffario obbligatorio

si dovesse sempre e comunque applicare qualora fossero previste in contratto

delle prestazioni di trasporto. Le imprese avevano un interesse in tal senso

perché non operava il termine breve. La giurisprudenza maggioritaria

sosteneva che le azioni per il recupero di crediti nascenti da differenze

tariffarie, nell’ambito di un rapporto di lavoro parasubordinato, soggiaceva al

termine prescrizionale breve. La C.Cost. dichiarò a) manifestamente infondata la

questione di illegittimità dell’art. 2951 nella parte in cui non prevedeva che esso

trovasse applicazione nell’ ambito di rapporto di lavoro parasubordinato; b) non

rilevante la diversa modalità di svolgimento del trasporto sia esso uno solo

ovvero una molteplicità eseguita in modo continuativo e protratto nel tempo; c) non

rilevante che il vettore sia strutturato come impresa o che il trasporto fosse

effettuato prevalentemente a carattere personale ed in modo continuativo e

coordinandosi con le esigenze produttive del soggetto committente. Riguardo al

39

trasporto come contratto di durata, l’orientamento prevalente era di

considerare assoggettati alla prescrizione breve tutti i diritti ricollegabili alle

prestazioni di trasporto. Laddove si ipotizzasse l’esistenza di un contratto di

appalto di servizi o misto di appalto e trasporto andava applicato il termine

prescrizionale breve. Abrogato l’art. 2 L.162/93 e le norme collegate al sistema

tariffario obbligatorio il tutto appare chiaro pertanto opera sempre il termine

breve indipendentemente dal momento in cui è stato concluso il contratto di

trasporto. Il termine, per la richiesta risarcimento danni e perdita della merce a

causa di furto, decorre dalla data di consegna della merce o dal giorno in cui

essa doveva avvenire. Il termine è quello previsto dall’art. 2951 e non quello

dell’art. 2947 perché è coinvolta la responsabilità contrattuale e non quella del fatto

illecito, non decorre dal giorno del furto ma dal giorno in cui doveva avvenire la

18

consegna. Oggi riprende vigore il termine annuale previsto dal codice del 1942 .

L’art. 2951 estende il termine a tutti i diritti nascenti dal contratto di trasporto

( ). Restano esclusi i diritti che

azioni relative – obbligazioni normali eventuali ed accessorie

presuppongono l’esistenza di un contratto di trasporto, ma che non nascono da

esso es. restituzione del prezzo a causa dell’inesecuzione –deposito antecedente o

successivi al contatto di trasporto. Il ripristino del termine di prescrizione breve ha

annullato la disparità di trattamento tra trasporto in conto proprio e conto terzi.

Il concorso della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale del vettore.

2043 Quando un medesimo fatto violi contemporaneamente i diritti derivanti dal

contratto ed il principio neminem laedere si ha concorso tra azione contrattuale ed

1678 extracontrattuale. Ad un interprete che si fermasse a tale enunciazione formale

potrebbe sembrare che la regola del concorso sia principio generale: quando

l’inadempimento di un contratto si configura come illecito aquiliano, al danneggiato

è data la possibilità di valersi tanto della tutela contrattuale quanto di quella prevista

dall’art. 2043, ma non è così. Non in tutte le ipotesi di illecito extracontrattuale è

ammissibile, vale solo nei casi in cui vi sia lesione di un diritto soggettivo

assoluto ( ). La C.Cass. ha affermato che

vita-incolumità personale – proprietà-onore la

responsabilità contrattuale ed extracontrattuale concorrono quando un unico comportamento

imputabile al medesimo autore sia lesivo, non solo dei specifici diritti derivanti al contraente dalle

clausole contrattuali, ma anche dei diritti assoluti che spettano alla persona offesa di non subire

. La sent.

pregiudizi all’onore, alla propria incolumità personale, alla proprietà di cui è titolare

5152/83 ha escluso ( ) il concorso tra responsabilità contrattuale ex

trasporto marittimo

art. 422-423 e quella extracontrattuale ex art. 2043. Ammettere che l’avente

diritto al carico abbia l’azione aquiliana equivarrebbe a vanificare il regime

d’esonero dei cd pericoli eccettuati e la limitazione per package or unit del

danno risarcibile Il regime di responsabilità del vettore marittimo è oggetto di

normativa uniforme che prevede limitazioni della responsabilità e del danno

risarcibile. Essa va applicata a qualsiasi azione nei confronti del vettore

responsabile per perdita-avaria-ritardo, sia che si tratti di responsabilità

contrattuale o extracontrattuale o di altra natura. Secondo altra pronuncia è

esclusa la possibilità di invocare la resp.extracontr. nel caso di perdita della

merce per omessa custodia. Nel comportamento omissivo del vettore è ravvisabile

un elemento non qualificabile come individualità ontologicamente diversificata da

quella qualificata come inadempimento nel rapporto obbligatorio. Alcune pronunce

hanno ammesso il concorso quando un unico comportamento doloso o colposo

abbia causato la lesione dei diritti specifici derivanti dal contratto e ai diritti

primari che spettano alla persona indipendentemente dall’esistenza di un

rapporto contrattuale. Non può invocarsi la tutela ex delicto da parte di chi

18 Il termine contenuto nell’abrogato c.comm. art. 926 era di 6 mesi o di un anno unicamente per diritti da far valere contro il

vettore e non era applicabile alle azioni contro il mittente o il destinatario

40

Sent.

5152/83

vanti un diritto relativo che riceva protezione proprio dalla disciplina legale

del contratto. es. è tutelato unicamente come titolo di credito il fatto che il

vettore abbia omesso di versare al mittente la somma che il destinatario della

merce spedita in contrassegno gli aveva corrisposto. Il diritto al versamento a

favore del mittente non preesiste al contratto, ma sorge fuori da esso quindi

non può essere tutelato tramite l’art. 2043 Nel trasporto cose, l’orientamento

.

favorevole al concorso risulta meno consolidato rispetto al trasporto persone. Il

trasporto regolato dalle convenzioni internazionali ( ) è

trasporto marittimo – aereo

costituito da norme che risolvono alla radice il problema del concorso perché vi è

l’applicazione dei cd pericoli eccettuati e dei limiti quantitativi di

responsabilità. Le esigenze di uniformità internazionale richiederebbero un

ripensamento perché per la giurisprudenza nazionale opera il concorso, mentre le

regole convenzionali lo negano.

IL RISARCIMENTO DEL DANNO: IL SUO CALCOLO E L’ISTITUTO

DEL LIMITE RISARCITORIO

1696 Calcolo del L’art. 1696 – ambito di applicazione-

danno in caso di perdita o di

avaria 1°

Art. 1696 prevede che -Il danno derivante da perdita o avaria si calcola secondo il prezzo

1° il criterio

corrente delle cose trasportate nel luogo e nel tempo della riconsegna.

adottato riguarda solo il . La norma non

Il danno derivante da perdita o avaria

trova applicazione in altre ipotesi di inadempimento che non

riconducibili all’obbligo di custodia e non opera nemmeno in caso di

ritardo danni derivanti da ritardo. Relativamente al ritardo ci si è chiesti se si

potesse applicare per analogia il criterio oggettivo ex art. 1696 oppure

se si dovesse applicare il criterio soggettivo di liquidazione ex art.

19

1223 . Si è ritenuto di dover applicare quest’ultimo che è sostenuto dalla

Rel.Min. 708 Rel.Min. 708 quanto alla responsabilità del vettore si è ritenuto di far regolare dai

. Il sistema di

principi generali di liquidazione del danno dipendente da ritardo

determinazione del calcolo ex art. 1696 è correlato al regime delineato

dall’art. 1693 che disciplina la sola ipotesi di perdita ed avaria. Per il

ritardo, non si applicano i criteri dell’art. 1696 ma l’art. 1223, quindi

bisognerà tener conto del danno effettivamente patito comprensivo del

danno emergente e lucro cessante.

Il criterio di calcolo del danno

1° Il sistema di calcolo per perdita/avaria abbandona il criterio soggettivo ex art.

1223 per adottare quello oggettivo si calcola secondo il prezzo corrente delle

In materia di perdita ed

cose trasportate nel luogo e nel tempo della riconsegna .

avaria viene adottato un criterio più favorevole al vettore. Il sistema ha

carattere derogabile e consente alle parti di introdurre criteri diversi di

liquidazione del danno es. dichiarazione di valore antecedente all’inizio

del trasporto. Il criterio di calcolo ex 1696 deroga al principio ex 1223

secondo il quale il debitore risponde di tutte le conseguenze immediate e

dirette dell’inadempimento, quindi del danno emergente e del lucro

cessante. Un orientamento giurisprudenziale ha stabilito che il prezzo

rappresenti

corrente delle cose trasportate nel luogo e nel tempo della riconsegna

19 Art. 1223 ( ) Il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo

Risarcimento del danno

deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne

siano conseguenza immediata e diretta. 41


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei servizi giuridici
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Tributario e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Tomassetti Simona.

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