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ingerenze nella sfera della propria personalità. Gli atti che importino parziali limitazioni o rinunzie

ai diritti della personalità possono reputarsi validi se alla stregua della coscienza sociale essi siano

compatibili con la dignità della persona umana.

Deve ritenersi giuridicamente invalida una rinunzia, sia pure parziale, alla propria libertà di

pensiero mentre è ammissibile, ad es. che il soggetto autorizzi la pubblicazione della propria

immagine o dei fatti della propria vita privata. Lesiva della dignità umana risulterebbe invece la

definitiva cessione ad un terzo del diritto di utilizzazione della propria immagine o di tutti i fatti

della propria vita.

Suscettibile di risarcimento è il danno patrimoniale, cioè la diminuzione economica del patrimonio

del danneggiato e il mancato guadagno (es. la perdita di una mano ). Ma il danno derivante dalla

violazione dei diritti fondamentali è primariamente il danno non patrimoniale, costituito dalla

lesione del diritto in sé considerata. Questo limite è stato alla fine superato, dapprima con riguardo

cioè al danno consistente nella lesione dell’integrità psicofisica o della

al danno c.d. biologico,

salute della persona.

LA CORTE DEI DIRITTI DELL’UOMO

Ogni persona fisica, ogni organizzazione privata o gruppo di privati può rivolgersi alla Corte per

denunziare la violazione di diritti dell’uomo da parte di uno degli Stati aderenti alla convenzione dei

diritti riconosciuti nella stessa.

LA SPETTANZA DEI DIRITTI FONDAMENTALI AI NASCITURI

Secondo una corretta impostazione occorre avere riguardo alla riferibilità di valori essenziali

all’essere umano anche prima dell’evento della nascita ( es. la salute ): il nascituro è infatti un

essere umano, seppure non ancora dotato di vita autonoma.

LA SPETTANZA DEI DIRITTI FONDAMENTALI AGLI STRANIERI

In quanto i diritti fondamentali sono posti a tutela della dignità umana essi spettano anche allo

straniero. Va osservato al riguardo che la Costituzione impone allo Stato di regolare la condizione

giuridica dello straniero in “conformità” della norme e dei trattati internazionali.

IL DIRITTO ALLA VITA

Il diritto alla vita tutela l’interesse dell’essere umano al godimento del fenomeno naturale della

propria esistenza fisica.

Tale diritto rientra tra i tipici diritti fondamentali dell’uomo ed è proclamato nella Dichiarazione

delle Nazioni Uniti e nella Convenzione di Roma.

La nostra Costituzione ammette la sanzione della pena di morte solo nei casi previsti dalle leggi

militari di guerra.

Nei confronti dei privati il diritto alla vita è un diritto assoluto valevole verso tutti i consociati, sui

quali incombe il dovere di non attentare alla vita altrui.

IL DIRITTO ALL’INTEGRITà PSICOFISICA E IL DIRITTO ALLA SALUTE. GLI ATTI

DI DISPOSIZIONE DEL PROPRIO CORPO. I TRAPIANTI.

Il diritto all’integrità psico-fisica tutela l’interesse dell’essere umano al godimento del proprio

organismo nella sua interezza e sanità.

Il bene dell’integrità psicofisica esige il rispetto ma anche la cura della persona. Il diritto alla salute

comprende queste due forme di tutela, ponendosi come diritto di rispetto della persona da parte dei

terzi e come diritto di solidarietà.

L’integrità psicofisica della persona dev’essere rispettata anzitutto dal potere pubblico. Il diritto

all’integrità psicofisica è tutelato sul piano della responsabilità extracontrattuale, dando luogo al

dell’organismo.

risarcimento del danno biologico, inteso come qualsiasi alterazione fisica o psichica

L’INTEGRITà MORALE

Il diritto all’integrità morale tutela l’esigenza dell’essere umano al godimento del suo onore e del

suo decoro come singolo e come membro di una collettività. fondamentali dell’uomo.

Tale diritto non viene espressamente menzionato tra i diritti

La generalità degli ordinamenti provvede a tale tutela mediante disposizioni penali che vietano

l’ingiuria, cioè l’offesa diretta alla persona presente, e la diffamazione, cioè l’attribuzione alla

sua reputazione. Se questi fatti sono veri sorge il contrasto con un’altra

persona di fatti lesivi della

fondamentale esigenza, e cioè quella della libertà di comunicazione.

Un particolare rimedio, previsto dalla legge sulla stampa è il diritto di rettifica e consiste nel diritto

di far pubblicare sullo stesso periodico e con determinate modalità, risposte, rettifiche o

dichiarazioni.

LE LIBERTà CIVILI

I diritti di libertà tutelano in generale l’esigenza della persona umana di esplicarsi secondo le

proprie scelte.

In questa tipizzazione si distinguono:

 la libertà personale, cioè la libertà fisica;

 la libertà di circolazione e di residenza;

 la libertà di religione;

 la libertà di manifestazione e di comunicazione del pensiero;

 la libertà di lavoro;

 la libertà di associazione;

 la libertà di sciopero;

IL DIRITTO AL SEGRETO

Il diritto al segreto tutela l’interesse della persona a che i fatti della propria vita privata non

vengano abusivamente conosciuti o comunicati a terzi.

Il diritto ha avuto un tradizionale riconoscimento come diritto alla segretezza delle comunicazioni.

Questo riconoscimento ha significato l’affermazione di una sfera inviolabile dell’individuo sottratta

all’ingerenza dello Stato e dei terzi. Tale diritto assoluto importa il divieto di prendere conoscenza

del contenuto della corrispondenza epistolare e delle comunicazioni telefoniche e telegrafiche.

IL DIRITTO ALLA RISERVATEZZA: a) IL DIRITTO AL TRATTAMENTO DEI DATI

PERSONALI; b) IL DIRITTO ALLA PRIVACY; c) IL DIRITTO ALL’OBLIO

Il diritto alla riservatezza ha un duplice significato come diritto alla protezione dei dati personali e

come diritto al rispetto della propria vita privata.

La crescente esposizione dei privati al pregiudizio di schedature utilizzabili a fini di controllo, di

sfruttamento commerciale, ecc, ha richiesto un intervento volgo a regolamentare il trattamento dei

dati personali entro limiti compatibili col rispetto della persona. ( D.lgs 196/2003 ).

Il trattamento disciplinato dalla legge non concerne solamente la diffusione dei dati personali ma

più estensivamente qualsiasi operazione di loro raccolta, conservazione, elaborazione, utilizzazione

o cancellazione.

La riservatezza designa anche il rispetto della vita privata della persona. È questa la nozione

che ha segnato l’origine della dottrina della

comunemente espressa dal termine privacy,

riservatezza.

La distinzione tra protezione dei dati personali e privacy è presente anche nella Carta dei diritti

fondamentali dell’Unione Europea, dove è previsto il diritto di ogni individuo “al rispetto della

propria vita privata e familiare” e, con separata enunciazione, il diritto della persona “alla

protezione dei propri dati personali”.

I due diritti sono per altro connessi, in quanto il diritto al rispetto della vita privata è principalmente

dall’abusivo trattamento dei dati personali. Il diritto alla protezione dei dati personali

minacciato

tutela quindi anche il diritto alla privacy della persona.

Il diritto all’oblio tutela l’interesse del soggetto a che informazioni relative alla propria immagine

o ai propri dati personali del passato siano attualizzate o cancellate.

Tale diritto trova una specifica fonte nella disciplina sul trattamento dei dati personali e in

particolare nel diritto alla cancellazione, trasformazione, blocco, rettificazione, aggiornamento, e

integrazione dei propri dati personali.

IL DIRITTO DI CRONATA: a) IL DIRITTO DI CRITICA; b) IL DIRITTO DI SATIRA

Il diritto di cronaca è una particolare espressione della libertà di stampa, la quale rientra

nell’ambito della libertà di manifestazione del pensiero.

La giurisprudenza formatasi su un tale diritto ha elaborato le seguenti condizioni di liceità della

pubblicazione di notizie lesive della riservatezza o della reputazione (decalogo del giornalista):

a) la verità oggettiva, la quale non sussiste quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti,

siano dolosamente o colposamente taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi

da mutarne completamente il significato;

l’interesse pubblico all’informazione,

b) cioè la pertinenza;

la forma civile dell’esposizione e della valutazione dei fatti,

c) cioè la continenza.

Il diritto di critica viene considerato quale una particolare espressione del diritto di cronaca che

come questo trova fondamento nella libertà di manifestazione del pensiero e viene sottoposto alle

stesse limitazioni. Tuttavia il diritto di critica, a differenza del diritto di cronaca si sostanza in

un’opinione e in un giudizio necessariamente soggettivo dei fatti. Pertanto il diritto di critica può

essere anche esercitato attraverso espressioni lesive della reputazione altrui, purchè esse siano

strumento di manifestazione di un ragionato dissenso e non si risolvano in una gratuita aggressione

distruttiva dell’onore.

Il diritto di satira è una particolare espressione del diritto di critica che trova fondamento oltre che

nella libertà di manifestazione del pensiero nella libertà di manifestazione artistica. A differenza del

diritto di critica, il diritto di satira è tuttavia sottratto alla limitazione della verità trattandosi di un

diritto che si esprime attraverso la riproduzione ironica di un fatto anche mediante lo strumento

dell’inverosomiglianza e dell’iperbole.

IL DIRITTO ALL’IMMAGINE

Il diritto all’immagine tutela l’interesse del soggetto a che il suo ritratto non venga diffuso o

esposto pubblicamente.

Pur non essendo specificamente indicato dalla Costituzione, tale diritto deve ricondursi ai diritti

fondamentali dell’uomo in quanto esso tutela un aspetto di quella intimità della vita privata che è

oramai reputata un valore primario della persona.

L’intimità della vita privata della persona è appunto violata anche quando il ritratto della persona

venga offerto alla pubblica curiosità. La tutela dell’immagine incontra anzitutto il limite della stessa

il quale può liberamente autorizzare l’uso del ritratto.

volontà del soggetto,

L’autorizzazione è valida poiché la libertà della vita di relazione richiede che sia lo stesso

interessato a decidere se offrirsi o meno alla pubblica curiosità.

Il consenso è comunque revocabile, anche se validamente prestato. Il consenso non autorizza una

non prevista utilizzazione o manipolazione dell’immagine che alteri il significato del

comportamento o della personalità.

La pubblicazione dell’immagine non richiede il consenso dell’interessato quando si tratta di un

soggetto che svolge un’attività o ha una carica che lo espongano alla notorietà. È lecita la diffusione

dell’immagine quando essa sia connessa a fatti svoltisi in pubblico o aventi comunque rilevanza

sociale. all’immagine comporta l’obbligo del risarcimento. L’interessato può

La violazione del diritto

ottenere la cessazione della diffusione abusiva dell’immagine. Il provvedimento può essere chiesto

dal coniuge, genitore o figli.

L’IDENTITà PERSONALE. a) IL DIRITTO AL NOME

all’identità personale è il diritto del soggetto ad essere identificato e riconosciuto nella

Il diritto

sua realtà individuale.

L’identità della persona è tutelata da:

a) diritto al nome;

diritto all’identità sessuale;

b) diritto all’identità morale;

c) è l’appellativo

Il nome che identifica socialmente la persona. Esso consta del cognome, che è

l’appellativo comune al gruppo famigliare e del prenome che è l’appellativo individuale.

Il diritto al nome rientra tra i diritti della personalità in quanto esso tutela un interesse che è reputato

essenziale dalla persona.

Il diritto al nome si configura come un diritto assoluto della personalità, indisponibile e non

patrimoniale.

La legge prevede specificamente che il soggetto può chiedere al giudice la cessazione del fatto

lesivo del terzo in caso di contestazione del nome ovvero in caso di uso indebito di esso.

molesta il soggetto impedendo l’uso del nome

Sussiste la contestazione quando il terzo

spettantegli.

l’uso indebito

Sussiste quando il terzo si avvale del nome del soggetto. Si può dividere in

cioè nell’appropriazione del nome da parte del terzo come nome proprio, o

usurpazione,

utilizzazione abusiva, quando il nome è utilizzato dal terzo per identificare personaggi di fantasia

ovvero enti o prodotti commerciali.

PSEUDONIMO

Lo pseudonimo è un nome diverso da quello spettante per legge, che il soggetto usa in una

determinata attività letteraria o artistica.

È tutelato al pari del nome contro la contestazione e l’uso indebito altrui.

IL NOME DEGLI ENTI GIURIDICI

Anche tali enti sono socialmente identificati per mezzo della loro denominazione. Il diritto al nome

degli enti giuridici non rientra tra i diritti della personalità in quanto si tratta di un segno di

non tutela un interesse paragonabile all’interesse essenziale della persona fisica.

identificazione che

La denominazione degli enti giuridici non presenta i caratteri dei diritti fondamentali(

indisponibilità, non patrimonialità)

b) IL DIRITTO ALL’IDENTITà SESSUALE

Il sesso rileva come primo segno di identificazione della persona nel contesto sociale. Il sesso

influenza largamente la vita della persona e i suoi rapporti con l’ambiente. Di qui l’interesse del

soggetto al godimento della propria identità sessuale, e cioè al riconoscimento del proprio sesso.

c) IL DIRITTO ALL’IDENTITà MORALE

Il diritto all’identità morale designa il diritto della persona a non vedere alterata la verità della

propria vita e delle proprie idee.

Il rispetto dell’identità morale esige precisamente che la divulgazione di fatti e idee della persona

non sia falsa o discorsiva. Il diritto all’identità morale si distingue rispetto al diritto all’integrità

morale, che tutela il bene dell’onore e del decoro, mentre il diritto all’identità morale tutela la verità

dell’immagine della persona. L’EGUAGLIANZA

I DIRITTI FONDAMENTALI DI SOLIDARIETà.a)

Il diritto all’eguaglianza tutela l’esigenza dell’essere umano ad essere trattato alla pari degli altri

senza discriminazioni giuridiche, e in particolare discriminazioni fondate sul sesso, la razza, la

lingua, la religione, le opinioni politiche, le condizioni personali e sociali.

Il diritto all’eguaglianza di trattamento o diritto di eguaglianza giuridica è stato tradizionalmente

rivendicato nei confronti dello Stato. Il suo riconoscimento costituzionale sancisce il divieto di una

legislazione discriminatoria ma conferisce al soggetto anche la pretesa a non subire un trattamento

individuale discriminato da parte dell’Autorità pubblica. Il soggetto può quindi chiedere

l’annullamento di un atto amministrativo che lo discrimini arbitrariamente. Se la discriminazione

discende dalla legge, questa deve essere dichiarata incostituzionale mediante pronuncia alla Corte

costituzionale.

b) IL DIRITTO ALLA RETRIBUZIONE

Il diritto alla retribuzione trova ormai generale riconoscimento tra i diritti fondamentali dell’uomo

quale pretesa ad una remunerazione che garantisca al lavoratore e alla sua famiglia una vita

libera e dignitosa.

Questo diritto si pone tra i diritti fondamentali in quanto la retribuzione non è un semplice

corrispettivo del lavoro ma una prestazione dovuta in funzione del sostentamento del lavoratore e

quindi in funzione di una condizione necessaria per l’esplicazione della sua personalità.

Il diritto alla retribuzione è un diritto privato del lavoratore nei confronti del datore di lavoro. Il

diritto alla retribuzione è irrinunciabili e indisponibile nella misura in cui, appunto, esso è

necessario al lavoratore per il mantenimento suo e della famiglia.

I DIRITTI DI FAMIGLIA

La definizione costituzionale della famiglia quale società naturale sta a significare il

riconoscimento dei diritti della famiglia nucleare come diritti fondamentali dell’uomo.

Il bisogno della famiglia come interesse essenziale della persona si specifica nella libertà e nella

solidarietà del nucleo familiare.

La libertà del nucleo familiare deve intendersi come libertà del soggetto di costituire la famiglia

secondo le proprie scelte e come libertà di svolgere in essa la propria personalità.

La solidarietà del nucleo familiare deve intendersi anzitutto come solidarietà reciproca dei

coniugi.

Essa deve poi intendersi come solidarietà nei confronti dei figli. La recente riforma della filiazione

un vero e proprio statuto dei diritti del figlio. Tra questi, oltre al diritto all’ascolto e al

ha introdotto

diritto a crescere nella propria famiglia, di primaria importanza è il diritto all’assistenza morale o

diritto all’amore.

I diritti di famiglia hanno natura non patrimoniale. I diritti familiari possono avere anche un

contenuto economico nel senso che possono avere ad oggetto beni o prestazioni economicamente

valutabili. Ciò tuttavia non tocca la loro natura non patrimoniale trattandosi pur sempre di

disposizioni costituite in funzione di interessi preminenti della persona e pertanto non

commerciabili. Ad es. il diritto agli alimenti è un diritto a prestazioni economiche che ha tuttavia

natura non patrimoniale in quanto costituito in funzione di un fondamentale bisogno di assistenza

della persona.

La stretta personalità dei diritti di famiglia si traduce nella loro incedibilità e nella loro in

trasmissibilità.

ALTRI DIRITTI DELLA PERSONALITà

Figure di diritti della personalità vanno poi emergendo tra l’altro nel campo della solidarietà e della

tutela del minore, della quale si è occupata la Convenzione dell’O.N.U. sui diritti del fanciullo

(1991).

In questa convenzione sono stati proclamati diritti del minore che la nostra legislazione ignorava e

che tendono ad essere riconosciuti anche in Italia quali diritti fondamentali della persona.

CAPITOLO 9 Gli enti giuridici

NOZIONE

Accanto alla persona fisica sono presenti nell’ordinamento altri destinatari di norme, cioè gli enti

giuridici. sono organizzazioni dotate di capacità giuridica, ossia dell’idoneità ad essere

Gli enti giuridici

titolari in proprio di diritti e di doveri.

La soggettività è la qualità di soggetto giuridico, cioè la qualità che designa chi è giuridicamente

dell’ordinamento giuridico.

capace, e come tale è partecipe

Il fatto che l’ente sia soggetto di diritto vuol dire che per la legge è l’ente stesso che è parte di

rapporti giuridici.

Il fatto di essere soggetto di diritto implica che l’ente è titolare di quei diritti della personalità che

non presuppongono la corporeità della persona fisica. Pertanto l’ente è titolare del diritto al nome,

del diritto all’identità personale, del diritto alla privacy, del diritto all’onore ma non può essere

titolare del diritto alla vita o alla salute.

all’ente possono pure essere responsabili singole persone fisiche, ma in tal caso si tratta di

Accanto

una responsabilità che si aggiunge a quella dell’ente.

ENTI ASSOCIATIVI ED ENTI AMMINISTRATIVI

Gli enti associativi hanno al vertice della loro organizzazione un gruppo di soggetti portatori di un

interesse proprio all’esistenza e all’attività dell’ente (soci o associati).

Enti associativi sono:

 le associazioni: organizzazioni stabili di persone per il perseguimento di fini non lucrativi

(es. partiti politici e i sindacati)

 comitati;

 le società: organizzazioni stabili di persone costituite per il perseguimento di fini di lucro

mediante l’esercizio di un’attività economica comune.

Gli enti amministrativi sono quelli che hanno al vertice della loro organizzazione gli

amministratori, ai quali spettano i poteri decisionali e rappresentativi dell’ente.

sono titolari di un ufficio privato, e hanno l’obbligo di gestire l’ente nel suo

Gli amministratori

esclusivo interesse.

Enti amministrativi sono:

 fondazioni: definibili come organizzazioni amministrative dotate di un patrimonio per il

perseguimento di finalità non lucrative.

GLI ORGANI

Oltre ad essere dotato di capacità giuridica, l’ente è anche dotato di capacità di agire. L’ente si

avvale necessariamente di persone fisiche, le quali decidono e compiono gli atti imputati all’ente

medesimo, ma non per ciò esso può essere equiparato ai minori e agli interdetti.

ne richieda l’affidamento. Essi agiscono

Gli enti giuridici non hanno alcuna menomazione che

attraverso persone che fanno parte della loro stessa struttura organizzativa, e cioè attraverso gli

organi.

L’organo è in generale l’ufficio competente ad esercitare una funzione dell’ente.

Gli organi possono essere esterni o interni a seconda che abbiano o no il potere di rappresentanza.

ENTI CON PERSONALITà GIURIDICA ED ENTI NON PERSONIFICATI

Gli enti con personalità giuridica sono gli enti che hanno ricevuto il riconoscimento formale da

parte dell’ordinamento giuridico. Questi enti sono dotati di capacità giuridica generale e autonomia

patrimoniale perfetta.

In quanto dotati di capacità giuridica generale la persona giuridica partecipa in proprio al mondo

delle relazioni giuridiche potendo assumere tutte le posizione giuridiche connesse ai suoi rilevanti

interessi.

In quanto dotata di autonomia patrimoniale perfetta, o capacità esclusiva, la persona giuridica

risponde essa sola dei propri debiti senza coinvolgere la responsabilità di colore che agiscono in

nome e per conto di essa.

Gli enti non personificati sono enti privi della personalità giuridica. Essi possono avere capacità

giuridica generale o parziale ma non hanno autonomia patrimoniale perfetta.

Enti non personificati dotati di capacità giuridica generale sono le associazioni non riconosciute, i

comitati non riconosciuti, le società di persone.

Gli enti non personificati non hanno autonomia patrimoniale perfetta: essi rispondono in proprio dei

debiti assunti in loro nome, ma di tali debiti rispondono personalmente e illimitatamente anche

coloro che hanno agito in rappresentanza dell’ente.

ORGANIZZAZIONI SENZA CAPACITà GIURIDICA

La capacità giuridica deve invece negarsi a tutte quelle forme organizzative di persone e di beni che

non pervengono a costituire un centro unitario di imputazioni giuridiche.

all’azienda

In particolare, la capacità giuridica deve negarsi che è il complesso dei beni organizzati

per l’esercizio dell’impresa. Chi agisce è l’imprenditore, cioè colui (singolo o società) che si avvale

dell’azienda per l’esercizio dell’attività economica. Ed è appunto all’imprenditore che fanno capo i

rapporti giuridici.

Prive di capacità giuridica sono anche le gestioni patrimoniali separate, ossia quelle organizzazioni

amministrative di beni o servizi che hanno una autonomia meramente contabile e interna.

CAPITOLO 10 La fondazione

ATTO COSTITUTIVO E STATUTO DELLA FONDAZIONE

La fondazione è un ente amministrativo con personalità giuridica dotato di un patrimonio per il

perseguimento di uno scopo non lucrativo.

Presupposti della fondazione sono l’atto costitutivo e l’atto di riconoscimento della pubblica

Amministrazione.

L’atto costitutivo è il negozio giuridico unilaterale avente ad oggetto la costituzione della

fondazione sotto condizione legale del suo riconoscimento da parte dell’autorità amministrativa;

deve essere stipulato in forma pubblica a pena di nullità. Esso può tuttavia essere validamente

incluso in un testamento. L’atto costitutivo deve indicare la denominazione, lo scopo, il patrimonio

i modi e i criteri di utilizzazione delle rendite, la sede, l’organizzazione dell’ente.

La parte normativa dell’atto costitutivo prende il nome di statuto. Esso contiene tutte le clausole

che disciplinano l’ente nella sua struttura, attività e vicende.

IL RICONOSCIMENTO E LO SCOPO

Necessario presupposto della fondazione è l’atto di riconoscimento della pubblica

Amministrazione. Senza il riconoscimento la fondazione non ha personalità e non è neppure un ente

dotato di soggettività giuridica.

Competente ad emanare l’atto di riconoscimento è il prefetto. L’atto di riconoscimento implica da

parte della pubblica Autorità una valutazione concernente:

del patrimonio alla realizzazione dello scopo;

a) l’adeguatezza

l’utilità sociale del fine perseguito;

b) sociale del fine perseguito non è specificamente indicata dalla legge, ma dev’essere tale da

L’utilità

giustificare l’immobilizzazione di una ricchezza sottratta ai normali investimenti produttivi.

La fondazione deve avere uno scopo non lucrativo.

LE FONDAZIONI D’IMPRESA

Il carattere non lucrativo dello scopo non esclude che la fondazione svolga attività economica. La

un’attività economica.

stessa amministrazione del patrimonio è

La fondazione non può invece esercitare in via esclusiva o principale un’impresa commerciale,

neanche se il profitto venga utilizzato per il perseguimento di scopi altruistici.

La fondazione può svolgere attività imprenditoriale solo in quanto si tratti di attività secondaria e

funzionale al perseguimento del suo scopo ideale. Se, invece, la fondazione svolgesse un’attività

d’impresa in via principale tale attività diventerebbe essa stessa lo scopo dell’ente, in contrasto

insanabile col suo carattere non lucrativo.

In tal caso conseguirebbe l’applicazione del regime dell’impresa e l’assoggettamento della

fondazione insolvente al fallimento.

Tra le fondazioni speciali, il legislatore ha previsto fondazioni (es. fondazioni bancarie) che

possono svolgere attività imprenditoriale anche in via principale e che possono essere assoggettate

alla liquidazione coatta amministrativa.

IL PATRIMONIO

Al patrimonio provvede preliminarmente il fondatore mediante il negozio di dotazione. Il negozio

dotazione è l’atto di liberalità (donazione o testamento) che conferisce alla fondazione i mezzi

di

occorrenti per la sua attività.

GLI ORGANI

La fondazione è gestita da un organo amministrativo, composto da uno o più amministratori, che ha

il potere di decidere gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione.

Generalmente l’organo amministrativo è collegiale e prende il nome di consiglio di

amministrazione.

La rappresentanza, e cioè il potere di agire in nome e per conto della fondazione, compete allo

stesso organo amministrativo o, più spesso, ad un organo uni personale (presidente, segretario) cui

lo statuto attribuisce appositamente tale potere. Oltre all’organo amministrativo lo statuto può

prevedere organi vari di controllo e di vigilanza.

sono legati all’ente da un tipico rapporto organico; sono quindi responsabili

Gli amministratori

verso la fondazione per i danni derivanti dalla loro negligente gestione.

Gli amministratori sono inoltre responsabili verso i terzi per i danni arrecati mediante illeciti

extracontrattuali. Questa responsabilità si estende alla fondazione se il comportamento illecito

rientra nell’esercizio delle incombenze dell’organo.

I CONTROLLI PUBBLICI non sono senz’altro

Le delibere del consiglio di amministrazione che eccedono i limiti dello statuto

inefficaci ma possono essere annullate dall’autorità governativa.

L’annullamento delle delibere contrarie allo statuto rientra in un più ampio controllo che l’autorità

governativa esercita sull’ente e in base al quale essa provvede ad accertare l’invalidità delle delibere

contrarie alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume.

L’autorità governativa, ancora, ha il potere di nominare o sostituire gli amministratori quando non

L’autorità governativa, inoltre, può

vi si possa provvedere in base alle norme dello statuto.

sciogliere il consiglio di amministrazione e nominare un commissario straordinario quando gli

amministratori violino sistematicamente lo statuto o la legge o non perseguano lo scopo della

fondazione.

TRASFORMAZIONE ED ESTINZIONE

La fondazione esiste in ragione dello scopo perseguito. Se quindi lo scopo diviene impossibile o

perde l’originaria utilità, la fondazione dovrebbe estinguersi. La legge tende tuttavia alla

conservazione dell’ente, prevedendo la possibilità che l’autorità governativa anziché estinguere la

fondazione ne disponga la trasformazione.

importa l’assunzione di un nuovo scopo, che deve tuttavia essere analogo a

La trasformazione

quello originario.

Quando non si fa luogo a trasformazione, l’impossibilità dello scopo si pone come causa di

La fondazione si estingue inoltre a seguito dell’integrale realizzazione

estinzione della fondazione.

dello scopo.

La riforma societaria ha introdotto la novità della trasformazione eterogenea prevedendo che

società di capitali possano trasformarsi in enti non lucrativi e viceversa. Per entrambe le operazioni

è richiesta l’autorizzazione dell’autorità governativa.

IL PROBLEMA DELLE FONDAZIONI DI FATTO E DELLE FONDAZIONI FIDUCIARIE

di “fatto” che, in mancanza di riconoscimento, siano

Il nostro ordinamento non conosce fondazioni

dotate di una sia pur limitata capacità giuridica.

Di una soggettività giuridica può parlarsi con riguardo alla fondazione in attesa di riconoscimento.

rendersi necessaria un’attività di gestione.

Ancor prima del riconoscimento può infatti

FONDAZIONI SPECIALI

Le fondazioni speciali sono fondazioni assoggettate ad un regime speciale diverso rispetto a quello

previsto dal codice civile.

Tra le fondazioni speciali rientrano le fondazioni bancarie, le quali devono perseguire

esclusivamente scopi di utilità sociale e possono esercitare imprese direttamente strumentali ai fini

statuari esclusivamente nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione, dell’arte, della

conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, della sanità e assistenza alle

categorie sociali deboli. Tali fondazioni non richiedono un atto di riconoscimento ma sono

sottoposte ad un’Autorità di vigilanza.

Ad una disciplina particolare sono assoggettate anche le fondazioni musicali. La diretta gestione

dei teatri e l’organizzazione di spettacoli e concerti da parte di queste fondazioni può

accompagnarsi allo svolgimento di “attività commerciali e accessorie” per il perseguimento delle

musicali esercitano quindi attività d’impresa ma quella principale è

loro finalità. Le fondazioni

limitata al campo musicale.

Altre fondazioni speciali sono le fondazioni universitarie. Esse possono essere costituite da una o

l’acquisizione di beni e servizi alle

più università statali (enti di riferimento) al fine di realizzare

migliori condizioni di mercato, nonché per lo svolgimento delle attività strumentali e di supporto

alla didattica e alla ricerca. Tra i soggetti che partecipano alla costituzione della fondazione vi sono,

oltre agli enti di riferimento, gli enti e le amministrazioni pubbliche e i soggetti privati individuati

dagli enti di riferimento.

La peculiarità della struttura “partecipata” di tale fondazione ne fa un modello normativo di

fondazione di partecipazione.

Tra le fondazioni speciali va inoltre ricompresa la fondazione istituita per la mutualità generale

negli sport professionisti a squadre.

FONDAZIONI ATIPICHE

Fondazioni atipiche, ovvero fondazioni che prevedano una struttura e una disciplina diverse rispetto

a quanto stabilito nel modello codici stico.

Essi si caratterizzano per una complessa struttura organizzativa che prevede accanto al consiglio di

amministrazione, organi collegiali, come il comitato di sorveglianza, il collegio dei revisori dei

conti. Caratteristica peculiare di tale fondazione è la partecipazione dei soggetti pubblici e privati.

CAPITOLO 11 Associazioni e comitati

NOZIONE DI ASSOCIAZIONE

L’associazione è un’organizzazione stabile di persone per il perseguimento di uno scopo non

lucrativo.

Nel nostro ordinamento si distingue tra:

 associazione riconosciuta: è una persona giuridica;

 associazione non riconosciuta: è un ente privo di personalità giuridica;

L’ASSOCIAZIONE RICONOSCIUTA. L’ATTO COSTITUTIVO. IL RICONOSCIMENTO

L’associazione ha la sua fonte nell’atto costitutivo, che è il negozio formale mediante il quale più

in gruppo stabile per il perseguimento di uno scopo non lucrativo. L’atto

persone si organizzano

costitutivo dell’associazione è una convenzione plurilaterale che deve essere stipulata per atto

pubblico a pena di nullità.

L’atto costitutivo deve contenere l’indicazione dello scopo, del nome, della sede, del patrimonio.

La parte normativa dell’atto costitutivo rappresenta lo statuto della associazione. Lo statuto può

come l’insieme delle norme negoziali o interne dell’associazione.

definirsi dell’autorità governativa è necessario per l’acquisto della capacità giuridica. In

Il riconoscimento

attesa del riconoscimento l’associazione può tuttavia iniziare la sua attività come associazione non

riconosciuta.

DENOMINAZIONE E SEDE

è l’appellativo che contraddistingue l’associazione.

La denominazione

La denominazione deve essere contenuta nell’atto costitutivo e il suo mutamento importa la

l’autorizzazione governativa.

modifica di tale atto e richiede

La denominazione è tutelata alla stregua del diritto al nome.

è il luogo in cui l’associazione ha il centro principale della sua attività.

La sede

La sede è importante, tra l’altro, anche ai fini processuali perché essa determina il foto generale

dell’associazione.

LO SCOPO E L’ATTIVITà

L’associazione si costituisce per il perseguimento di uno scopo non lucrativo che è la funzione

L’associazione ha spesso

pratica che il gruppo assolve e per la quale è giuridicamente tutelato. uno

scopo ideale o altruistico ma può anche soddisfare un interesse economico dei suoi membri. Se

invece l’attività comune tende a realizzare un profitto e a dividerlo tra i compartecipi, il gruppo si

identifica nello schema della società.

dell’impresa non deve parlarsi con riguardo a quelle iniziative occasionali che spesso

Di esercizio

sono poste in essere dalle associazioni nell’ambito della loro attività istituzionale per raccolte di

fondi o per fini ricreativi.

IL PATRIMONIO

L’associazione è titolare di un proprio patrimonio utilizzato direttamente o indirettamente per il

perseguimento del fine dell’ente.

L’associazione si avvale infatti della collaborazione e degli apporti degli associati. Se

l’associazione, comunque, ha beni produttivi di frutti naturali o civili, il ricavato di tali frutti non

può essere diviso tra gli associati ma deve essere impiegato per lo scopo non lucrativo o per

incrementare il patrimonio sociale.

GLI ORGANI. L’ASSEMBLEA

L’assemblea è la riunione degli associati in funzione deliberante.

Essa è l’organo fondamentale dell’associazione.

L’assemblea esprime in forma collegiale la volontà degli associati.

Un particolare regime di invalidità è previsto dal codice, il quale sancisce l’annullabilità delle

all’atto costitutivo e allo statuto.

delibere contrarie alla legge,

L’azione per l’annullamento dinanzi all’autorità giudiziaria può essere proposta dagli organi

dell’ente, dal pubblico ministero o da qualsiasi associato.

GLI AMMINISTRATORI competenti a gestire e a rappresentare l’associazione.

Gli amministratori sono gli organi

La responsabilità degli amministratori verso l’associazione e verso i terzi è analoga a quella degli

amministratori della fondazione.

IL RAPPORTO ASSOCIATIVO. RECESSO ED ESCLUSIONE DELL’ASSOCIATO

L’associato è membro dell’associazione attraverso un rapporto associativo che lo rende partecipe

degli interessi e dei poteri del gruppo e che lo impegna all’osservanza dello statuto.

La legge prevede il diritto di recesso dell’associato, cioè il potere di scioglimento unilaterale del

rapporto associativo.

Al potere di libero recesso dell’associato non corrisponde un libero potere di esclusione da parte del

gruppo. All’associato è infatti riconosciuto un apprezzabile interesse alla permanenza

nell’associazione e questo interesse è giuridicamente tutelato attraverso un divieto posto al gruppo

di estromettere arbitrariamente l’associato. L’espulsione può essere deliberata dall’assemblea solo

per gravi motivi o nei casi espressamente stabiliti dallo statuto.

delibera che espelle arbitrariamente l’associato è invalida e può essere impugnata

La

dall’interessato di fronte all’autorità giudiziaria.

L’estinzione del rapporto associativo non dà luogo ad alcun diritto di rimborso. Questa regola

esprime il carattere non patrimoniale del rapporto associativo.

ESTINZIONE E LIQUIDAZIONE

Come la fondazione, anche l’associazione si estingue per l’impossibilità o l’esaurimento dello

scopo e per le altre cause indicate dall’atto costitutivo o dallo statuto.

estinzione dell’associazione è la delibera assembleare di scioglimento. Tale

Causa specifica di

delibera richiede il voto favorevole di almeno ¾ degli associati.

Altra causa specifica di estinzione dell’associazione è il venir meno di tutti gli associati.

associati può tuttavia essere ricostituita. L’estinzione deve quindi essere dichiarata

La pluralità degli

quando risulta che il gruppo non si ricostituisce.

Come si è già rilevato per la fondazione, l’estinzione non comporta l’immediata fine dell’ente ma

liquidazione conclusa la quale l’associazione cessa di esistere.

apre una fase di

LA TRASFORMAZIONE ETEROGENEA

Tra le novità della riforma societaria è prevista la trasformazione eterogenea di associazione

riconosciuta in società di capitali.

Non è comunque ammessa per le associazioni che abbiano ricevuto i contributi pubblici oppure

liberalità e oblazioni del pubblico.

L’ASSOCIAZIONE NON RICONOSCIUTA

L’associazione non riconosciuta è un’associazione priva di personalità giuridica.

giuridica l’associazione non riconosciuta è un ente giuridico dotato

Pur essendo priva di personalità

di capacità giuridica generale.

L’associazione non riconosciuta ha una dotazione patrimoniale costituita dal fondo comune. Il

fondo comune è formato dai contributi degli associati e dai bene che con i contributi sono stati

acquistati. Il fondo comune appartiene all’associazione. È infatti l’associazione che può disporre di

esso. L’associato invece, non ha alcun diritto sul fondo comune.

L’associazione non riconosciuta gode inoltre della capacità immobiliare. La revisione della

disciplina dei registri immobiliari che consente ora la trascrizione degli acquisti immobiliari

intestati all’associazione in persona dei suoi rappresentanti.

L’associazione non riconosciuta ha inoltre la capacità processuale. Essa può agire in giudizio o

essere convenuta nella sua identità di ente giuridico, e non come somma di determinati associati. Ai

fini del giudizio l’associazione è legalmente rappresentata da chi ne è presidente.

La mancanza di personalità giuridica comporta soltanto la mancanza di autonomia patrimoniale

perfetta: l’associazione non riconosciuta può assumere obbligazione, ma la sua responsabilità si

accompagna sempre a quella di coloro che hanno agito in nome e per conto di essa.

LE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE

Le associazioni di promozione sociale, le quale perseguono scopi altruistici di utilità sociale.

Tra queste associazioni spiccano le organizzazioni di volontariato.

Le associazioni di promozione sociale, devono essere costituite per atto pubblico e sono iscritte in

un apposito registro.

IL COMITATO

Il comitato è un’organizzazione di persone che persegue uno scopo altruistico mediante la raccolta

pubblica di fondi.

Tipici comitati sono quelli di soccorso o di beneficenza e quelli che si costituiscono per promuovere

opere pubbliche o manifestazione di interesse collettivo (mostre, festeggiamenti, etc).

all’attività

I componenti del comitato sono piuttosto portatori in proprio dell’interesse

dell’organizzazione di cui fanno parte.

I comitati godono di capacità giuridica generale e possono assolvere la loro funzione senza

preclusione alcuna. Se il comitato chiede il riconoscimento, esse deve costituirsi mediante atto

contenente le indicazioni necessarie per identificare l’ente, il suo patrimonio, il suo

pubblico

regolamento. del comitato, e cioè l’appellativo che lo distingue, deve risultare dall’atto

La denominazione

costitutivo se il comitato è persone giuridica. Il comitato senza personalità giuridica, invece,

acquista la denominazione esternata ai terzi nell’esplicazione della sua attività.

Nel perseguimento del suo scopo il comitato può svolgere attività economica ma non può esercitare

un’attività commerciale in via esclusiva o prevalente.

Il comitato ha una dotazione patrimoniale che è costituita essenzialmente dai fondi pubblicamente

raccolti. I fondi raccolti devono essere erogati direttamente per lo scopo dichiarato.

I singoli membri del comitato non hanno alcun diritto sui fondi.

LA RESPONSABILITà DEL COMITATO E DEI SUOI COMPONENTI

Se il comitato non è riconosciuto e quindi non è persona giuridica, rispondono solidalmente e

personalmente tutti i componenti del comitato stesso.

– Il contratto e l’autonomia negoziale

CAPITOLO 33

NOZIONE

Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto

giuridico patrimoniale ( art. 1321 cc).

Il contratto è una speciale figura di negozio giuridico, cioè dell’atto mediante il quale il soggetto

dispone della propria sfera giuridica.

La definizione del contratto quale accordo diretto a costituire, estinguere o modificare un rapporto

giuridico patrimoniale coglie di due momenti essenziali delle nozione di contratto, e cioè il:

 momento soggettivo che identifica il contratto quale atto decisionale delle parti, e

Sul piano sociale, l’accordo è una manifestazione

precisamente come accordo. di volontà, e

come tale esso deve quindi essere inteso.

 momento oggettivo che identifica il contratto come autoregolamento di rapporti giuridici

ovvero la “disposizione” o la “regola” che le parti pongono in essere mediante

patrimoniali,

il loro accordo.

AUTONOMIA PRIVATA E LIBERTà NEGOZIALE

L’autonomia privata è fondamentalmente il potere di autodeterminazione del soggetto, cioè potere

del soggetto di decidere della propria sfera giuridica.

L’atto con il quale i soggetti esplicano l’autonomia privata è il negozio giuridico.

Il contratto è un negozio giuridico bilaterale o plurilaterale a contenuto patrimoniale.

Sono altresì negozi giuridici altri diversi atti come il testamento ( unilaterale a contenuto

patrimoniale ) e il matrimonio ( bilaterale a contenuto non patrimoniale ). Il carattere comune a tutti

gli atti negoziali, che segna la distinzione rispetto agli atti giuridici in senso stretto è l’essere atti di

volontà diretti alla produzione di effetti giuridici. contrattuale quale:

Il codice riconosce il principio dell’autonomia

a) potere del soggetto di liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti

dalla legge;

b) potere del soggetto di autodeterminare i propri rapporti con i terzi mediante contratti tipici o

diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento

atipici, purchè

giuridico;

Oltre che come potere di decidere della propria sfera giuridica personale e patrimoniale,

l’autonomia privata può essere vista come un diritto di libertà, e quindi come un diritto

fondamentale della persona. La libertà del soggetto di disporre dei propri beni e di impegnarsi verso

gli altri secondo le sue scelte, deve considerarsi un valore basilare dell’ordinamento. Nel campo dei

rapporti economici, questo valore trova riconoscimento nel principio della libertà di iniziativa

economica.

Un’espressa indicazione afferma che la libertà d’iniziativa economica non può svolgersi i contrasto

con l’utilità sociale.

Il riconoscimento della libertà del singolo s’inserisce ormai in una concezione dell’ordinamento che

s’ispira al prevalente valore della solidarietà sociale, quale valore di fondo della nostra

Costituzione. Questo valore trova la prima espressione nel principio di uguaglianza di fatto che ha

dell’uguaglianza giuridica. Il principio dell’uguaglianza giuridica

integrato il tradizionale principio

conserva piena validità, ma ora la Costituzione impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli di ordine

economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

IL CONTRATTO QUALE SPECIALE FIGURA DI NEGOZIO GIURIDICO

Il contratto rientra nella più ampia categoria dell’atto di autonomia privata o negozio giuridico, cioè

dell’atto mediante il quale il soggetto dispone della propria sfera giuridica.

Il contratto è precisamente, un negozio giuridico ( il negozio giuridico è l’atto di volontà diretto ad

uno scopo rilevante per l’ordinamento giuridico ) bilaterale o plurilaterale, in quanto si perfeziona

con il consenso di due o più parti e quindi con l’accordo. Esso si distingue, rispetto al negozio

unilaterale, il quale si perfeziona con la sola manifestazione di volontà dell’autore dell’atto, senza

che occorra l’altrui accettazione (es il testamento )

Il contratto si caratterizza anche per la sua patrimonialità. Il contratto è un negozio patrimoniale in

quanto ha per oggetto rapporti suscettibili di valutazione economica.

Elementi essenziali del contratto sono:

 l’accordo;

 l’oggetto;

 la causa;

 la forma, quando questa sia prevista a pena di nullità;

La scelta del nostro codice verso una disciplina generale del contratto anziché del negozio giuridico

trova una prima spiegazione nell’eccessiva ampiezza della categoria dell’atto negoziale. La

profonda diversità riscontrabile nel campo dei negozi rende infatti difficile enunciare una disciplina

generale valevole per tutti i negozi.

LA DELIBERA

La delibera è l’atto decisionale del gruppo con il quale si manifesta la volontà in ordine ad un

interesse di sua competenza. autonomia privata ma l’interesse del quale essa decide è un

La delibera è pur sempre esercizio di

interesse del gruppo, cioè un interesse comune dei partecipanti.

si coglie allora in ciò, che nell’accordo ciascuna delle parti

La distinzione tra accordo e delibera

decide in ordine ad un suo interesse mentre nella delibera ciascun partecipante concorre ad una

decisione in ordina ad un interesse del gruppo.

I RAPPORTI CONTRATTUALI DI FATTO

di fatto s’intendono i rapporti modellati secondo il contenuto di un

Rapporti contrattuali

determinato contratto tipico, che non scaturiscono da atti di autonomia privata ma da un mero

contratto sociale.

Generalmente i casi considerati riguardano rapporti che alla fonte hanno in realtà un accordo tacito (

es. l’utilizzazione di un servizio offerto al pubblico )

La giurisprudenza ha di recente utilizzato la nozione di responsabilità da contatto sociale per

ricondurre nell’ambito della responsabilità contrattuale violazioni del dovere di diligenza e di buona

fede, pur in mancanza del contratto, ricollegandosi alla teoria dell’obbligazione senza prestazione.

Ad es. la responsabilità da contatto sociale è stata individuata nel rapporto di spedalità tra un

paziente e un medico appartenente ad una struttura ospedaliera pubblica. La responsabilità, pur in

mancanza di un rapporto contrattuale, nascere da un fatto: il contatto sociale tra medico e paziente.

CAPITOLO L2 La responsabilità contrattuale

LA RESPONSABILITà CONTRATTUALE

La responsabilità è la soggezione all’obbligo del risarcimento del danno per la violazione di un

dovere giuridico.

Tale responsabilità è detta personale e va distinta rispetto alla responsabilità patrimoniale che è la

soggezione del patrimonio del debitore al diritto di espropriazione forzata dei creditori.

La responsabilità personale si distingue in:

 sanziona l’inadempimento dell’obbligazione, quale dovere

Responsabilità contrattuale: soggetto (detto creditore). L’obbligazione può essere di fonte

specifico verso un determinato

contrattuale o fonte diversa, come restitutoria da indebito o ingiustificato arricchimento;

 Responsabilità extracontrattuale: scaturisce dalla violazione di norme di condotta che

regolano la vita sociale e che impongono doveri di rispetto degli interessi altrui a

prescindere da una specifica causa creditoria.

La distinzione tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale attiene ai seguenti punti:

1) La responsabilità contrattuale non presuppone la capacità di intendere e di volere del

debitore;

Se l’inadempimento non è dovuto a dolo, il debitore è tenuto a risarcire solo i danni

2) prevedibili, mentre l’autore del fatto illecito è tenuto a risarcire tutti i danni arrecati;

ha l’onere di provare la colpa del debitore, mentre di regola il danneggiato

3) Il creditore non

ha l’onere di provare la colpa dell’autore del fatto illecito;

Accanto al rimedio del risarcimento del danno, vi sono rimedi specifici dell’inadempimento;

4) risarcimento del danno da inadempimento si prescrive nell’ordinario termine

5) Il diritto al

decennale, il diritto al risarcimento del danno da illecito si prescrive di regola in 5 anni.

La distinzione tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale si è tuttavia affievolita

nell’applicazione della giurisprudenza che da un lato ha ottenuto la rigidità della regola probatoria

della responsabilità extracontrattuale prevedendo diverse ipotesi di responsabilità presunta,

dall’altro ha identificato figure di responsabilità contrattuale anche in mancanza di una specifica

obbligazione. è un’ipotesi di responsabilità da inadempimento

La responsabilità da contatto sociale

dell’obbligazione di correttezza che nasce dal “contatto sociale” tra due soggetti che non hanno

posto in essere alcuna relazione contrattuale.

Es. A ha un malore e va al pronto soccorso. B, medico appartenente alla struttura pubblica, nel

curarlo gli provoca un danno. Egli ne risponde secondo la regola della responsabilità contrattuale, in

quanto se è vero che non esiste un vero e proprio contratto, nasce tuttavia tra le parti una relazione

obbligatoria che ha fonte nel “contatto sociale”.

Si parla invece di concorso di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale quando coesistono le

fattispecie dell’inadempimento e dell’illecito civile.

Es. il chirurgo che opera malamente il paziente lede l’interesse di questo alla diligente prestazione

professionale e l’interesse alla salvaguardia della salute.

L’INADEMPIMENTO – CONTRATTUALE-

L’inadempimento è la mancata o inesatta esecuzione della prestazione dovuta.

dell’inadempimento sono:

Presupposti

L’obbligazione;

1) L’attualità del tempo e della prestazione:

2) che significa che il debitore è tenuto ad

adempiere senza dilazione di tempo;

L’inadempimento si distingue in:

 Inadempimento definitivo: la prestazione non può più essere eseguita;

 Ritardo: la prestazione è provvisoriamente ineseguita;

Occorre poi distinguere tra:

 è l’inadempimento che comporta la responsabilità del

Inadempimento imputabile:

la soggezione all’obbligo del risarcimento del danno e agli altri rimedi

debitore, cioè

sanzionatori ( danno patrimoniale );

 Inadempimento non imputabile;

LA RESPONSABILITà PER INADEMPIMENTO

La responsabilità per inadempimento è prevista dal codice nel senso che il debitore che non esegue

la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il

ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non

imputabile.

Il debitore è responsabile fino al limite dell’impossibilità sopravvenuta: ma l’impossibilità

è l’impedimento non prevedibile né superabile con la dovuta diligenza.

sopravvenuta

Per diligenza deve intendersi l’impiego normalmente adeguato delle energie e dei mezzi utili al

soddisfacimento dell’interesse del creditore. La deficienza dello sforzo diligente dovuto comporta

pertanto l’inesattezza dell’adempimento. In definitiva il debitore risponde perché in colpa.

Es. la banca è responsabile per i danni subiti ai valori depositati nelle cassette di sicurezza anche se

i danni sono stati cagionati da un’alluvione, in quanto la banca non ha utilizzato materiale per le

cassette di sicurezza idoneo ad evitare tale danno.

La giurisprudenza ha poi individuato fatti che vengono considerati casi di impossibilità della

prestazione e quindi impedimenti tipizzati, non superabili con un comportamento diligente, come ad

es. lo sciopero.

LA RESPONSABILITà PER FATTO DEGLI AUSILIARI

Il debitore risponde dei fatti dolosi o colposi della persona di cui si avvale (ausiliari)

nell’adempimento dell’obbligazione.

Fondamento di questa regola è l’esigenza che chi si appropria dell’operato altrui ne assuma anche il

rischio per i danni arrecati ai terzi.

del debitore per il fatto dell’ausiliario sono:

Presupposti della responsabilità

La posizione di ausiliario dell’autore del fatto:

1) ausiliario è la persona di cui il debitore si

avvale per adempire l’obbligazione. L’ausiliario può quindi essere non solo un dipendente

utilizzata dal debitore per eseguire la prestazione;

ma chiunque presti un’attività

2) Il carattere doloso o colposo del fatto: il debitore risponde del fatto doloso o colposo

dell’ausiliario. Se il fatto dell’ausiliario è immune da dolo o colpa, il debitore non è

l’inadempimento causato da tale fatto;

responsabile per

La connessione tra il fatto e le incombenze dell’ausiliario:

3) affinchè il debitore risponda

del fatto dell’ausiliario occorre cioè che tale fatto sia compiuto nell’esercizio dell’incarico

conferito all’ausiliario medesimo, ma è anche sufficiente che l’incarico sia occasione

necessaria del fatto. Es. il dipendente che esegue la sua prestazione nell’abitazione del

cliente, ne approfitta per impossessarsi di valori che si trovano in detta abitazione. Il datore

di lavoro del dipendente è responsabile dei danni.

LE CLAUSOLE DI ESONERO DA RESPONSABILITà

Il codice sancisce la nullità delle clausole che escludono o limitano preventivamente la

responsabilità del debitore per dolo o colpa grave.

ordine pubblico e il suo fondamento va ravvisato nell’esigenza di

Il divieto ha carattere di

assicurare al creditore un minimo e inderogabile impegno diligente da parte del debitore.

Le clausole vietate dalla legge sono quelle che escludono e quelle che limitano la responsabilità

del debitore come:

 Le clausole che limitano l’ammontare del danno risarcibile

 Le clausole che privano il creditore del diritto di chiedere la risoluzione del contratto;

 Le clausole che esonerano da responsabilità il debitore per il fatto dei suoi ausiliari;

LA PROVA DELL’INADEMPIMENTO

Mentre la prova della mancanza di colpa è a carico del debitore, la prova dell’inadempimento

è a carico del creditore.

Il creditore deve quindi dare prova del suo diritto di credito, ma anche prova dell’inadempimento

del debitore in quanto tale vicenda è elemento costitutivo della pretesa risarcitoria e presupposto

giustificativo degli altri rimedi.

In base al principio della persistenza delle situazioni giuridiche finchè non risulti una loro

estinzione, il creditore può limitarsi a provare il suo diritto poiché la persistenza di tale diritto oltre

il termine di scadenza dell’adempimento implica la presunzione che il credito non sia stato pagato.

l’inesattezza

La giurisprudenza ha ulteriormente affermato che il creditore può limitarsi ad allegare

della prestazione spettando al debitore l’onere di provare che l’obbligazione è stata esattamente

adempiuta.

Nelle obbligazioni di salvaguardia, che sono insieme obbligazioni di mezzi (implicando

prestazione di custodia, cura, ecc) e di risultato (incolumità), le prove del danno alla persona o al

bene varrà a dimostrare l’inadempimento del debitore se la prestazione di quest’ultimo era diretta

alla tutela della persona o del bene.

Se invece il debitore è impegnato a salvaguardare persone o cose contro determinati pericoli di

pregiudizio derivanti dalla sua prestazione, occorrerà dimostrare che la lesione della persona o

del bene ha causa in tale prestazione.

LA MORA DEL DEBITORE

Il ritardo è in generale l’inadempimento provvisorio e l’inesattezza temporale della prestazione.

La mora del debitore è il ritardo imputabile al debitore.

La mora è una nozione distinta rispetto a quella di ritardo, nel senso che il ritardo indica la

fattispecie oggettiva dell’inosservanza del termine, mentre la mora indica il ritardo di cui il debitore

è responsabile.

La mora che presuppone la richiesta del creditore è detta anche mora ex persona, mentre la mora

che si produce per il fatto stesso della scadenza infruttuosa del termine è detta automatica o ex re.

La costituzione in mora deve essere fatta per iscritto.

il codice prevede tre ipotesi nelle quali il debitore è costituito in mora automaticamente, cioè

senza una richiesta formale da parte del creditore:

a) Quando il debito deriva da fatto illecito: la non necessità della richiesta formale si spiega

qui in considerazione dello sfavore sociale che colpisce l’illecito e che rende inammissibile

il presumere che il danneggiato tolleri il ritardo del danneggiante nel riparare l’ingiusta

lesione; ha dichiarato per iscritto di non volere eseguire l’obbligazione:

b) Quando il debitore la

dichiarazione del debitore di non volere adempiere fa divenire superflua la richiesta di

adempimento da parte del creditore in quanto rende certo che la prestazione non sarà

volontariamente eseguita ed esclude per ciò stesso la presunzione di tollerante attesa del

creditore;

Quando è scaduto il termine, se la prestazione dev’essere eseguita al domicilio del

c) creditore: es. il mutuatario è in mora per il fatto stesso di non avere restituito alla scadenza

la somma mutuata.

La mora automatica è ravvisata nell’ipotesi di ritardo intollerabile, cioè quando si superi ogni

ragionevole limite di tollerabilità ossia, l’ipotesi in cui

Ulteriore ipotesi è quella della mora automatica negoziale, le parti,

nell’esercizio della loro autonomia, escludono preventivamente la necessità della richiesta formale.

EFFETTI DELLA MORA SUL RISCHIO

Il debitore in mora non è liberato della sopravvenuta impossibilità della prestazione in quanto si

che il tempestivo adempimento dell’obbligazione avrebbe evitato, e che è quindi

tratta di un evento

a lui imputabile. – La responsabilità extracontrattuale: l’illecito

CAPITOLO L3

ILLECITO CIVILE dell’autore del fatto doloso

La responsabilità extracontrattuale è la responsabilità sancita a carico

o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto (art 2043 cc)

della generale figura dell’illecito sono:

Gli elementi costitutivi

a) Il fatto

b) Il dolo o la colpa

c) Il danno ingiusto

d) Il nesso di causalità tra il fatto e il danno

alla figura generale dell’illecito si pongono figure speciali di responsabilità civile,

Accanto

caratterizzate dalla particolarità del fatto lesivo, in quanto compiuto nell’esercizio di una

tra il responsabile e l’autore del

determinata attività o dalla particolarità del rapporto intercorrente

fatto.

GLI ELEMENTI COSTITUTIVI DELL’ILLECITO. a) IL FATTO ELEMENTO

OGGETTIVO

Il fatto è la vicenda che causa il danno ingiusto ed è riferibile ad un solo soggetto (l’autore).

un’azione umana. Esso può ben consistere in una vicenda

Il fatto non consiste necessariamente di

della natura. Ciò che importa è che la vicenda sia riferibile ad un autore, cioè ad un soggetto che

l’ha provocata o che aveva il dovere di impedire ( inondazione, aggressione di un cane ).

Il fatto può essere

 che si esaurisce nella produzione istantanea dell’evento dannoso;

Istantaneo:

 Permanente: che continua a causare il danno del tempo (immissione continua sost. nocive);

 Omissivo: se il responsabile non compie quanto per legge è tenuto a compiere a tutela di un

altrui interesse ( omissione di soccorso )

b) IL DANNO INGIUSTO ELEMENTO OGGETTIVO

danno ingiusto è la lesione di un interesse giuridicamente tutelato nella vita di relazione.

La dottrina distingue i danni dalle conseguenze.

Rispetto al danno quale evento lesivo occorre piuttosto distingue il danno quale effetto economico

negativo, cioè la complessiva rilevanza economica dell’evento lesivo nella sfera del danneggiato. In

questo secondo significato il danno prescinde dal requisito dell’ingiustizia riguardando in generale

l’incidenza dell’illecito sugli interessi economici connessi alla sfera giuridica del danneggiato.

Per qualificare il fatto come illecito non occorre tuttavia che il danno si sia già verificato, essendo

sufficiente che il fatto sia causalmente idoneo a produrre il danno. La norma che vieta di ledere

l’altrui interesse ha infatti per oggetto il fatto in quanto causa di danno, e il porre in essere quel fatto

integra già l’illecito, ancor prima che il danno si sia verificato.

Solo con la produzione del danno sorge però l’obbligo di risarcirlo. La produzione del danno,

precisamente, è la vicenda in cui si realizza il fatto illecito come fonte dell’obbligo di risarcimento.

c) IL NESSO DI CAUSALITà ELEMENTO OGGETTIVO

oggettivo costitutivo dell’illecito è quindi il nesso di causalità intercorrente tra il

Altro elemento

fatto e il danno.

Trattandosi di un requisito costitutivo dell’illecito, la prova del nesso causale tra fatto e danno grava

sul danneggiato.

ELEMENTI SOGGETTIVI. a) IL DOLO

Gli elementi soggettivi dell’illecito sono:

a) Dolo

b) Colpa l’intenzionalità.

Il dolo designa un particolare momento psicologico del fatto illecito,

Il dolo può definirsi precisamente come l’intenzionalità del fatto illecito.

Requisiti specifici del dolo sono:

 La volontarietà del fatto;

 La consapevolezza della conseguenza

 La consapevolezza dell’ingiustizia

Il dolo va distinto rispetto al dolo-vizio. Nel primo significato il dolo è infatti un requisito

psicologico dell’illecito, mentre nel secondo il dolo è una tipica e autonoma fattispecie d’illecito (il

raggiro) che può rilevare come vizio della volontà contrattuale ed esso stesso come fatto illecito

produttivo di un danno ingiusto.

b) LA COLPA l’inosservanza della diligenza dovuta nella vita di relazione.

La colpa che qualifica il fatto illecito è

Essa ha ormai assunto un significato obiettivo, quale obiettiva non conformità al modello di

condotta diligente.

Il soggetto che tiene un comportamento non conforme ai canoni obiettivi della diligenza è in colpa

anche se abbia fatto del suo meglio per evitare il danno, senza riuscirci a causa della sua inettitudine

personale.

Analogamente alla colpa contrattuale, anche la colpa extracontrattuale si specifica negli aspetti

di:  consiste nel difetto dell’attenzione volta alla salvaguardia altrui. Es.

Incuria: o negligenza,

l’autista si fa sorprendere da un colpo di sonno e la vettura va fuori strada;

 Imprudenza: consiste nel difetto delle misure di cautela idonee a prevenire il danno;

 l’inosservanza delle regole tecniche proprie di una determinata attività;

Imperizia: è

 Illegalità: consiste nella inosservanza delle norme giuridiche che prevedono specifiche

misure idonee ad evitare o diminuire il pericolo di danni ingiusti. Es. il limite legale di

velocità.

DISTINZIONI E GRADI DELLA COLPA

La colpa si distingue in lieve o grave secondo il grado della diligenza dovuta.

La colpa lieve consiste nella violazione dell’ordinaria diligenza; quella grave consiste nella

violazione della diligenza minima.

osservanza delle appropriate regole tecniche e legali connota invece l’attività

La doverosa

professionale, che richiede una diligenza adeguata alla natura dell’attività esercitata, la diligenza

L’inosservanza della diligenza professionale con pregiudizio

professionale. dei terzi designa la

mentre l’inosservanza della diligenza alla quale tutti i consociati sono tenuti

colpa professionale,

nella vita di reazione, designa la colpa comune.

La limitazione di responsabilità ai casi di dolo e colpa grave è sancita a favore del professionista

intellettuale quando la prestazione implichi la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà. Il

professionista generico, non è responsabile se causa un danno che solo lo specialista era in grado di

generico deve per latro astenersi dall’eseguire prestazioni che prestano

evitare. Il professionista

speciali difficoltà, salvo che ricorra un caso di necessità e urgenza e non sai reperibile uno

specialista. Es. medico specialista

LA PROVA DELLA COLPA

La prova della colpa è a carico del danneggiato.

In ciò si riscontra una delle più vistose differenze della responsabilità extracontrattuale

rispetto a quella contrattuale, dove è il debitore che ha l’onere di provare la sua mancanza di

colpa.

Il danneggiato deve provare che il danneggiante non ha osservato la diligenza dovuta. Questa prova

può tuttavia essere data anche mediante una presunzione di fatto ogni qual volta si tratta di un

danno normalmente evitato da una condotta diligente.

Es. se a seguito del mio intervento chirurgico il paziente muore, ciò non è invece prova sufficiente

della colpa perché anche operazioni tecnicamente bene seguite possono avere un esito infausto. Se

però si tratta di operazioni semplici, che non comportano un particolare rischio per la vita del

paziente, la morte rappresenta un risultato anomalo che denunzia la carenza della prestazione.

LA FAMIGLIA

Un consolidato orientamento giurisprudenziale riconosce ai familiari della vittima uccisione il

risarcimento del danno per la perdita delle prestazioni di assistenza o di collaborazione che essi

traevano dalla vittima.

In questa ipotesi i familiari sopravvissuti non fanno valere un diritto della vittima ma un proprio

diritto di risarcimento per un danno che essi hanno subito.

La pretesa risarcitoria viene riconosciuta ai familiari sopravvissuti anche quando non sussisteva un

obbligo giuridico della vittima di corrispondere prestazioni alimentari o di collaborazione, essendo

sufficiente la ragionevole certezza che di fatto la vittima avrebbe effettuato tali prestazioni. La

pretesa risarcitoria prescinde dunque dalla lesione di un diritto di credito. Si tratta piuttosto della

lesione del vincolo familiare che legava il danneggiato alla vittima.

dell’uomo apre la porta alla

Il riconoscimento dei diritti di famiglia come diritti fondamentali

risarcibilità del danno non patrimoniale conseguentemente alla loro lesione anche nella particolare

specie del danno esistenziale ( es. dal figlio per la mancata assistenza morale dal parte del genitore).

L’assistenza morale da parte del genitore è un diritto fondamentale della persona e la sua violazione

può dar luogo ad un danno ingiusto risarcibile anche se di natura non patrimoniale.

Parte della giurisprudenza recente riconosce il c.d. danno endofamiliare, ovvero il danno non

patrimoniale per la violazione di obblighi familiari.

Riassumendo: il danno ingiusto va ravvisato:

1) Nel danno, patrimoniale e non, conseguente alla violazione di diritti fondamentali della

persona incidente sul rapporto familiare;

2) Nel danno conseguente alla inosservanza di obblighi familiari aventi ad oggetto un bene

essenziale della persona.

LA LIBERTà NEGOZIALE

La libertà negoziale, quale diritto alla libera esplicazione dell’autonomia privata, è un diritto

contro le ingerenze dei terzi volte ad alterarne l’esercizio.

tutelato nella vita di relazione

La libertà negoziale, è tutelata contro le ingerenze che integrano la responsabilità precontrattuale (

recesso ingiustificato dalle trattative)

La libertà negoziale è poi tutelata contro la violenza e il dolo. La violenza e il dolo rilevano come

vizi della volontà contrattuale comportando l’annullabilità del contratto e come illeciti civili in

quanto lesivi della libertà negoziale.

La giurisprudenza ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in favore di persone indotte a

concludere affari negoziali in base a informazioni errate colposamente fornite da terzi.

A tutela della libertà negoziale del consumatore sono previsti gli obblighi legali d’informazione

sanciti dal codice del consumo.

PROPRIETà E POSSESSO

La lesione della proprietà altrui mediante fatti dolosi o colposi integra la classica ipotesi di danno

ingiusto, in quanto lesione di un diritto soggettivo assoluto.

Danno ingiusto è, anche, la lesione dolosa o colposa di diritti su beni immateriali ( brevetti ).

Al diritto di proprietà vanno equiparate quelle posizioni di “proprietà sostanziale”, come quelle

dell’acquirente con riservato dominio e del locatario finanziario, le quali comportano il rischio della

perdita e distruzione del bene. Il risarcimento è quindi dovuto al compratore o al locatario

finanziario perché il danno si ripercuote direttamente sulla loro sfera giuridica.

L’intendimento del possesso quale situazione di fatto

IL CREDITO

La visione tradizionale secondo la quale il risarcimento del danno sarebbe ipotizzabile solo in caso

di lesione di diritti soggettivi assoluti è stata superata anche attraverso il riconoscimento della

risarcibilità dei diritti di credito: c.d. tutela aquiliana del credito.

sentenza del 1971, le Sezioni Unite ebbero a ripudiare l’assunto che limita il

Già con una famosa

danno ingiusto alle sole lesioni di diritti assoluti. Tale sentenza riconoscendo che anche il

pregiudizio del credito può integrare gli estremi del danno ingiusto, ha certamente segnato una

svolta importante della giurisprudenza.

Es. pensiamo che A proprietario di una vettura, si fosse obbligato a venderla a B e che C la

distrugga eseguendo una manovra errata. Mentre è certo che C è obbligato a risarcire il danno, è

altrettanto certo che egli non è tenuto a risarcire il danno subito da B, promissario acquirente.

Il creditore non ha una propria pretesa risarcitoria verso il terzo danneggiante.

L’INFORMAZIONE un generale diritto all’informazione da

Al riguardo va detto che nella vita di relazione non sussiste

parte dei terzi.

Il dovere di dare informazioni agli interessati è sancito infatti solo in ipotesi particolari o a carico di

determinati soggetti. Ad es. la pubblica Amministrazione è tenuta a dare le informazioni richieste

dal giudice nel processo.

dovere legale d’informazione, l’illecito è riscontrabile nell’omessa

La dove sussiste un

informazione. Quando non sussiste un dovere legale d’informazione, l’illecito è riscontrabile

nell’informazione non veritiera idonea a ledere rilevanti interessi altrui.

Doveri legali d’informazione – un tradizionale dovere legale d’informazione è riscontrabile come

un aspetto della diligenza che occorre impiegare per evitare un danno a terzi. Precisamente, chi crea

un pericolo per persone o cose deve adoperarsi diligentemente per salvaguardare i terzi contro tale

pericolo anche mediante un’adeguata informazione.

Di particolare rilevanza è l’informazione che è tenuto a dare il personale medico. Questo dovere

d’informazione è inteso a garantire il “consenso informato” del paziente, a garantire cioè che il

paziente accetti la cura medica con la consapevolezza della sua utilità e dei rischi. L’omessa o

incompleta informazione è fonte di responsabilità per il medico e comporta l’obbligo di

risarcimento del danno. Il risarcimento tuttavia deve escludersi se il pregiudizio della mancata o

incompleta informazione sia compensato dal beneficio tratto dalla cura.

La responsabilità del medico si ravvisa anche in capo al medico che non avvisa la gestante circa le

malformazioni del nascituro.

Va ancora notato che il codice del consumo proclama tra i diritti fondamentali del consumatore il

diritto “ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità”.

Informazioni legalmente non dovute chi non è legalmente tenuto ad informare non è

responsabile per omessa informazione ma può esserlo per inesattezza dell’informazione.

Nell’ambito dell’informazione non obbligatoria particolare rilevanza assume l’informazione diffusa

mediante la stampa di libri o periodici o mediante mezzi di comunicazione audiovisivi.

Deve ammettersi, che la ricorrenza della figura dell’illecito civile quando la notizia erronea sia

idonea a causare pregiudizio a persone o cose. In tal caso il danno ingiusto è costituito dalla lesione

di un interesse protetto e la diffusione della notizia erronea integra l’atto lesivo doloso e colposo.

La notizia diffusa può pregiudicare anche l’onorabilità o la riservatezza di determinate persone. La

responsabilità dell’autore della notizia è peraltro esclusa se prevale il diritto di cronaca.

Il risarcimento del danno trova di regola fondamento nella lesione di diritti fondamentali che

vengono lesi attraverso l’attività informativa. ES. un giornalista nel fare un dossier su fatti di

lede la riservatezza dei familiari coinvolti. La responsabilità per l’informazione

cronaca nera,

dannosa può coinvolgere il direttore responsabile del periodico.

GLI INTERESSI LEGITTIMI

Tra le situazioni soggettive la cui lesione determina il risarcimento del danno, la giurisprudenza ha

incluso la categoria degli interessi legittimi.

L’interesse legittimo è l’interesse alla legittimità degli atti amministrativi.

CAPITOLO L4 Le esimenti di responsabilità

NOZIONE

Le esimenti di responsabilità sono in generale le circostanze che escludono la responsabilità

dell’autore del fatto dannoso.

Le esimenti si distinguono in:

 Personali di responsabilità: non autorizzano il compimento del fatto ma lo giustificano

(incapacità, caso fortuito o forza maggiore, stato di necessità);

 Cause di esclusione dell’antigiuridicità: rimuovono il divieto di legge e non consentono al

difesa, consenso dell’avente diritto, adempimento di

danneggiato alcun rimedio (legittima

un dovere legale, esercizio di un diritto)

L’INCAPACITà (personali di responsabilità)

L’autore del fatto dannoso è esente da responsabilità se al momento di commetterlo era incapace di

intere o di volere.

La norma che esenta da responsabilità l’incapace non merita le critiche che una parte della dottrina

reclamandone l’abrogazione. La norma va invece approvata perché il principio di

le muove,

salvaguardia dell’interesse dell’incapace risponde ad un’esigenza sempre avvertita dalla coscienza

sociale.

L’età immatura della persona dovrà comunque essere tenuta in massimo conto nell’accertamento

della capacità di intendere e di volere, che potrà essere esclusa anche in via presuntiva con una

valutazione che dovrà essere svolta in concreto tenendo conto, se del caso, anche di altri fattori che

incidono negativamente sulla formazione della personalità.

All’esonero di responsabilità dell’incapace fa riscontro la responsabilità di chi è tenuto alla sua

sorveglianza. Il sorvegliante è tenuto al risarcimento del danno causato dall’incapace.

CAUSO FORTUITO E FORZA MAGGIORE (personali di responsabilità)

Sicure esimenti di responsabilità sono il caso fortuito e la forza maggiore.

I due termini indicano l’evento non prevedibile né superabile con la diligenza dovuta.

caso fortuito evidenzia l’aspetto della imprevedibilità

Il mentre la forza maggiore quello della

irresistibilità: ma questi due aspetti concorrono a delineare la medesima nozione di evento

imprevedibile e inevitabile alla stregua della diligenza dovuta.

LO STATO DI NECESSITà (personali di responsabilità)

Lo stato di necessità è una situazione di fatto che costringe il soggetto a compiere un fatto lesivo

del diritto altrui al fine di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona,

non volontariamente causato né altrimenti evitabile.

L’autore del fatto è esentato da obbligo di risarcimento del danno ma è comunque tenuto al

pagamento di un’indennità equamente determinata dal giudice.

Lo stato di necessità rileva anche in tema di contratto, ma al diverso fine di tutelare chi negozia in

di pericolo cadendo vittima dell’altrui approfitta mento. Si tratta quindi di una causa

una situazione

di rescindibilità del contratto.

Lo stato di necessità costituisce un’ipotesi di forza maggiore: si tratta infatti di un evento che

rende impossibile il rispetto del diritto altrui.

Occorre tuttavia distinguere tra lo stato di necessità che comporta il sacrificio di un altrui diritto

della personalità e lo stato di necessità che comporta il sacrificio di un altrui diritto economico.

L’ordinamento può tollerare il fatto lesivo compiuto al fine della salvezza ma non può autorizzare il

sacrificio dell’altrui diritto della personalità. Es. per evitare che la zattera di salvataggio affondi,

getto in mare l’altro occupante, il quale può legittimamente difendersi colpendomi a morte.

La seconda fattispecie va qualificata come causa di esclusione dell’antigiuridicità. Es. chi entra in

casa altrui per salvarsi la vita. In tal caso il proprietario non potrebbe legittimamente colpirlo per

impedirgli di entrare.

personale di responsabilità sia come causa di esclusione dell’antigiuridicità, lo

Sia come esimente

stato di necessità obbliga comunque ad indennizzare il danneggiato.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti delle lezioni della Professoressa Bianca Mirzia integrati con il manuale di diritto privato Il Torrente per il suo esame. Gli argomenti trattati sono i seguenti: norma giuridica, fonti del diritto, capacità giuridica e di agire, diritti fondamentali, enti giuridici, fondazione, associazione, comitati, contratto, autonomia negoziale, adempimento, illecito civile, filiazione, risarcimento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione pubblica e d'impresa
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dariozzolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bianca Mirzia Rosa.

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