Diritto privato dei mercati digitali
Il diritto
Il diritto è un sistema di regole cogente, ovvero di disposizioni generali e astratte vincolanti per tutti i cittadini di un certo ordinamento. Il diritto è molto pervasivo nelle nostre vite, ma non tutti i comportamenti sociali sono disciplinati da regole vincolanti (ad esempio invitare qualcuno a pranzo non è altro che un rapporto di cortesia, non vi sono vincoli di natura giuridica). Non sempre è semplice delimitare la linea di separazione tra rapporti di cortesia e rapporti giuridici.
Diritto privato
Quando parliamo di diritto privato facciamo riferimento alle regole che disciplinano i rapporti tra soggetti privati. Il diritto non è una scienza neutra: le regole delle quali è composto sono maturate in determinati periodi storici, con date caratteristiche politiche. Molte delle regole che applichiamo al mondo della rete sono datate, e di conseguenza generano problemi di interpretazione, problemi legati all’adattamento di regole a fatti reali.
Codice civile
Il diritto privato è disciplinato da regole contenute, in Italia, nel codice civile, che disciplina gli istituti principali del rapporto tra privati (proprietà, contratto, responsabilità). Il diritto privato non è contenuto interamente all’interno del codice civile, ma a causa dello sviluppo dell’evoluzione della società ha prodotto una serie di regole raccolte in altri testi di legge, quale il codice del consumo (adottato in Italia nel 2005, contiene le regole che disciplinano i rapporti tra consumatore-professionista).
La dimensione della rete internet
La dimensione della rete internet è sovranazionale. Le regole di cui parliamo si trovano in testi di legge italiani, che però sono stati adottati a seguito di normative dell’Unione europea. L’Unione europea ha potere di legislazione, ed essendo il mercato digitale un fenomeno che produce conseguenze piuttosto uniformi, in tutti gli stati membri dell'Unione europea la linea è stata quella di uniformare le legislazioni nazionali, in modo tale da non avere grosse differenze di regole tra uno stato e un altro.
Direttive e regolamenti
Le direttive sono atti normativi dell’Unione europea che spingono a uniformare e armonizzare le regole degli stati membri, i quali devono adottare queste direttive (adottandole possono differenziarle in relazione alla linea giuridica nazionale). Non vi è un termine a partire dal quale una direttiva debba essere adottata, ma negli ultimi anni, soprattutto quando si tratta di direttive che assegnano diritti civili, lo stato può essere citato in giudizio per inerzia.
I regolamenti sono fonti di diritto dell’Unione europea che trovano applicazione diretta negli stati membri, ciò vuol dire che essi non necessitano di adottarli attraverso leggi nazionali: quando l’UE emana un regolamento, questo è immediatamente vincolante.
Diritti della persona
Sono molto importanti i diritti della persona, che vengono tutelati in Italia con la Costituzione italiana (1948) e a livello europeo con la Carta dei diritti dell’Unione europea, nota anche come Carta di Nizza (2001). Si tratta di una carta dei diritti fondamentali riconosciuti a tutti i cittadini dell’UE. Le regole sono molto datate: ad esempio il codice civile italiano risale al 1942, ed è dunque stato adottato in epoca fascista. Questo codice racconta un mondo che per certi versi non esiste più, un mondo totalmente diverso da quello degli scambi online attuali.
La geografia delle corti
Se dovessimo ricostruire la gerarchia dell’ordinamento giudiziario civile (organo che risolve i conflitti regolati dalle norme del diritto privato), troveremmo alla base il Giudice di Pace; di seguito i Tribunali di merito (Tribunale di Torino, di Milano); più in alto l’Organo di Appello; e al vertice la Corte di Cassazione.
Nel linguaggio giornalistico viene riportato che in Italia esistono tre gradi di giudizio, espressione non perfettamente corretta: quando le parti litigano su una vicenda di qualsiasi carattere (proprietario, conflittuale, di responsabilità civile), viene innanzitutto richiesta giustizia al Tribunale o al Giudice di Pace, di seguito la parte che risulta soccombente potrà appellare dinanzi al Giudice di Appello per vedere se l’esito della vicenda giudiziaria potrà cambiare. Alla fine del secondo grado di giudizio dell’appello, la parte soccombente può richiedere di andare in Corte di Cassazione, ma c’è da tenere a mente che il giudizio di cui si occupa la Corte di Cassazione è diverso da quello dei giudici di primo e secondo grado (che cercano di capire come si sono svolti i fatti): la Corte di Cassazione si occupa dell’interpretazione del diritto, cioè verifica se i giudici di primo e secondo grado abbiano interpretato le regole in maniera corretta.
Diritto dei mercati digitali
Nell’ambito del diritto dei mercati digitali, gli scontri tra le parti sono stati perlopiù emessi da Tribunali di merito, ciò vuol dire che incontreremo principalmente decisioni di primo grado e solo raramente decisioni della Corte di Cassazione.
Corte di Giustizia dell'Unione europea
L’Unione europea ha un organo giudiziario, la Corte di Giustizia dell'Unione europea (CGE), che ha la funzione di assicurare che l’interpretazione delle norme di diritto nazionale dei diversi stati membri sia conforme alle regole del diritto dell’UE (ossia che non vi sia alcun tipo di violazione di queste). Ciò accade perché il mondo del diritto privato dei mercati digitali è molto più giovane del mondo del diritto privato analogico. La Corte di Giustizia dell’unione europea ha il compito di verificare che le norme di diritto nazionale siano applicate in maniera conforme alle norme di interpretazione di diritto dell’Unione europea. Non ci si può rivolgere direttamente alla CGE, ma quando durante un giudizio nazionale si pone un problema di conformità dell’interpretazione di una norma di uno dei paesi membri a fonti del diritto dell’UE, il giudice nazionale può rimettere la causa (chiedere alla corte di giustizia di risolvere quel problema) alla CGE.
Corte costituzionale italiana
La Corte costituzionale italiana si occupa di verificare la legittimità o illegittimità costituzionale delle norme di diritto interno, ossia verifica se una regola è conforme ai diritti costituzionali, e nel caso in cui non lo fosse, la dichiara illegittima (che rende impossibile la sua applicazione). I privati non possono rivolgersi direttamente alla Corte, ma è sempre un giudice che, durante il processo, decide se sottoporre la causa a un dubbio sulla conformità costituzionale di una regola, richiedendo così un’interpretazione più precisa alla Corte.
Le rivoluzioni industriali
Nell’era moderna il momento in cui l’innovazione tecnologica ha assunto un ruolo da protagonista nella trasformazione dei processi produttivi e dei mercati è identificato con l’invenzione della macchina a vapore. Essa diede vita alla Prima rivoluzione industriale (1760-1840) e ad un cambiamento epocale nello stile di vita dell’umanità. Nel momento in cui si verifica la Prima rivoluzione industriale, ha nascita anche il diritto privato, necessario per porre dei limiti ai poteri del proprietario.
La Seconda rivoluzione industriale (1870-1900) ha modificato il sistema economico e il modo di vivere grazie ad alcune tecnologie, quali l’energia elettrica e l’acqua corrente.
La Terza rivoluzione industriale è quella digitale (1960-1990), di cui sono protagonisti i computer, i semiconduttori e internet. Da un punto di vista del diritto privato è stata una fase complessa, in quanto le trasformazioni erano incredibili e mai viste prima, di conseguenza bisognava capire il ruolo dell’intervento legislativo nella regolazione. La rivoluzione digitale e l'innovazione tecnologica cambiano molto più rapidamente di quanto non possa fare un ordinario procedimento legislativo (intorno al 2015, quando è esplosa la sharing economy, si dibatteva se il legislatore dovesse regolare questa innovazione con delle norme specifiche originali, oppure se dovesse applicare, interpretare e adattare le vecchie regole al fenomeno).
Secondo alcuni oggi ci troviamo nella Quarta rivoluzione industriale, caratterizzata dalla diffusione di Internet e dalla sua crescente portabilità grazie a smartphone e GPS. In essa giocano un ruolo sempre maggiore l’intelligenza artificiale, il machine learning e la grande produzione a costi ridotti dei sensori che consentono lo sviluppo dell’Internet of things (IOT): oggetti comuni tradizionalmente non dotati di sensori e non connessi in rete vengono resi intelligenti, trasformati in smart objects. Con l’IOT si fa riferimento a questi dispositivi in grado di connettersi in rete, raccogliere e processare dati.
Industria 4.0
Si utilizza l’espressione industria 4.0 per identificare un nuovo modello di produzione e gestione aziendale basato sulla totale automazione del processo di produzione. Cruciali per il compimento di questa transizione sono alcune tecnologie, quali la robotica, l’informatica, l’intelligenza artificiale, i big data, le stampanti 3D e l’IOT. L’obiettivo finale è la trasformazione delle imprese dal modello fordista-taylorista alla produzione industriale di massa, basata sulla gerarchia e sulla suddivisione del lavoro a favore di una gestione più efficiente e flessibile. Da ciò si attendono vari vantaggi, quale la riduzione degli sprechi.
Rivoluzione digitale
L’espressione ‘rivoluzione digitale’ descrive il passaggio dalle tecnologie analogiche (la meccanica, la stampa a caratteri mobili) alle tecnologie digitali, ossia la possibilità di tradurre messaggi di testo in un linguaggio comprensibile e riproducibile da una macchina. La parola digitale deriva dall’inglese digit e dal latino digitus. Nel sistema digitale, qualunque messaggio è tradotto in sequenze numeriche attraverso il sistema a base due, noto come sistema binario. Il sistema binario è composto da sequenze di due valori, espressi per convenzione con zero e uno. Qualunque segnale è tradotto in due stati possibili (acceso o spento). In un sistema analogico un certo segnale viene riprodotto per analogia: ad esempio la televisione analogica riceve impulsi elettrici che viaggiano nell’etere trasformandoli in audio e video. Nel digitale non c’è nessuna analogia diretta tra il segnale e la sua traduzione binaria.
Il codice binario
Il codice binario è il linguaggio che capiscono i calcolatori. I computer sono capaci di gestire segnali digitali, codificare e decodificare queste sequenze di zero e uno in modo da consentire alle persone di ricevere tali informazioni in forma comprensibile, ossia sotto forma di suoni, testi, video e immagini. L’entità minima di informazione della comunicazione digitale è il bit. Un singolo bit può esprimere un’informazione che può assumere due soli valori, zero e uno. Se dobbiamo descrivere informazioni più complesse sarà necessario utilizzare un’aggregazione di 8 bit, detta byte, in grado di gestire 256 informazioni.
Dagli atomi ai bit
All’inizio della rivoluzione digitale i computer non processavano ogni tipo di informazione, ma si limitavano a trattare i numeri e a fare i calcoli. La trasformazione dei computer da strumenti di calcolo alle macchine attuali si consuma parallelamente alla digitalizzazione delle informazioni: con questa espressione ci si riferisce al processo di registrazione, rappresentazione e conversione delle informazioni analogiche in digitale. Grazie ai processi della tecnologia digitale, contenuti analogici di ogni tipo sono trasformati in sequenze binarie di numeri leggibili e processabili dalle macchine.
Economia dei bit
A differenza dell’economia degli atomi, quella dei bit risponde a regole di un’economia:
- Free: in cui è possibile trasmettere un’informazione digitalizzata a costi irrisori, prossimi allo zero;
- Perfect: senza che in questi passaggi l’informazione subisca alcuna perdita di qualità;
- Instant: in modo rapido e veloce.
Inoltre, una volta digitalizzata, l’informazione può essere conservata in uno spazio piccolissimo grazie ai servizi di cloud.
Esempio: libro cartaceo vs file di testo
Una volta generato il file, la creazione di copie successive è gratuita; tali copie sono identiche all’originale; la loro distribuzione avviene in modo istantaneo, indipendentemente dalla distanza geografica. Per contro, la produzione di altre copie del libro cartaceo ha dei costi non trascurabili; la copia non mantiene identiche le caratteristiche dell’originale; i costi di distribuzione non sono indifferenti poiché legati alla distanza geografica.
Processo di digitalizzazione
Il processo di digitalizzazione prende avvio negli anni Novanta, per poi esplodere nel decennio successivo. La prima macchina fotografica digitale viene commercializzata a metà degli anni Novanta, quando Kodak era al massimo del proprio successo commerciale. In pochi anni, il crollo degli affari e il fallimento della Kodak nel 2012 sono divenuti il simbolo di questa transazione dall’analogico al digitale, che non sempre porta a risultati positivi (come appunto al fallimento di imprese o anche alla nascita di problemi di copyright, oggi parzialmente risolti in seguito alla diffusione dello streaming, che consente di evitare il trasferimento di file. Permangono però streaming in grado di violare le regole di tutela del copyright. L'esperienza più nota è quella delle partite di calcio).
Dalle informazioni ai dati
Grazie al processo di digitalizzazione l’umanità dispone oggi di un immenso patrimonio di informazioni. Per intendere al meglio la portata di quanto accaduto, dobbiamo concentrarci sulla trasformazione delle informazioni digitali in dati, processo designato con l’espressione di datizzazione. La trasformazione di un’informazione in dato presuppone la capacità di misurazione e di registrazione delle informazioni in modo da poterle analizzare.
Il GPS e la geolocalizzazione
Un progresso importante si consuma alla fine degli anni Settanta con l’invenzione del GPS (Global Positioning System), sistema di satelliti lanciati in orbita i quali una volta nello spazio inviano segnali ad appositi ricevitori sulla terra, che riescono ad identificare la propria posizione in base al ritardo con cui ricevono il segnale dal satellite. Con il GPS e la diffusione di ricevitori digitali il posizionamento geospaziale diviene un dato facile da ottenere, comunicare e condividere. La digitalizzazione e datizzazione delle informazioni relative alla posizione nello spazio si presta a innumerevoli utilizzi: mappe, navigatori satellitari, forme di controllo a distanza.
Google Books
Nel 2004 Google annunciò il proprio piano di digitalizzare tutti i libri presenti sulla terra e renderli gratuitamente disponibili al pubblico (nel rispetto della normativa sul diritto d’autore). Per farlo, concluse diversi accordi con biblioteche pubbliche e private e, utilizzando scanner capaci di girare automaticamente le pagine, riuscì a digitalizzare una gran quantità di informazioni prima disponibili solo in formato analogico. Una volta digitalizzato, un libro poteva essere riprodotto e condiviso in modo istantaneo, gratuito e perfetto.
L’enorme biblioteca creata da Google aveva però un’utilità parzialmente ridotta, dato che i libri, convertiti in semplici immagini, non erano pienamente interrogabili (ad esempio attraverso una ricerca per parola). Il passaggio successivo fu quello di trasformare l’informazione digitale in dati, grazie ad un software ottico capace di riconoscere i caratteri e di trasformare le immagini digitali in pagine leggibili dai computer.
Digitalizzazione e datizzazione sono operazioni diverse: la prima identifica un processo di conversione dall’analogico al digitale, dagli atomi ai bit; la seconda riguarda il procedimento attraverso il quale l’informazione digitalizzata è processata dalla macchina per estrarne ulteriori informazioni. I vantaggi di questa trasformazione sono molto evidenti: vi è la possibilità di cercare all’interno di un’enorme biblioteca senza dover sfogliare tutti i libri che la compongono.
La rivoluzione del silicio
Digitalizzazione e datizzazione non bastano a spiegare la rivoluzione digitale. Negli anni Sessanta i computer erano macchinari ingombranti e costosi, accessibili solo da apparati pubblici e grandi imprese. Sul finire degli anni Settanta tutto cambia, in quanto nasce il personal computer (Apple II e PC IBM) (anche se già dieci anni prima Olivetti aveva realizzato un computer di dimensioni ridotte, il primo alla portata di privati).
L’evoluzione dei calcolatori continua e i processori diventano sempre più piccoli, al punto che diviene possibile portarli con sé: nascono i primi telefoni cellulari e gli smartphone. Com’è stato possibile il passaggio dai mega processori ai computer portatili, fino ad arrivare agli smartphone? Occorre richiamare la famosa legge di Moore, che afferma che i microprocessori sono destinati a raddoppiare ciclicamente i componenti elettronici che sono in grado di contenere al loro interno. Secondo questa legge, i progressi nelle tecnologie digitali consentono di raddoppiare ogni 12-24 mesi i componenti elettronici di un microprocessore.
Internet e la rete (World Wide Web)
Un passaggio epocale della rivoluzione digitale è stato l’avvento di internet e, successivamente, del web. Internet è l'infrastruttura di comunicazione, mentre il web è il sistema attraverso cui comunichiamo e ci orientiamo nel mondo. Possiamo definire internet come una rete di collegamenti informatici su scala globale che consente di connettere tra lor
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