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Per le opere che non appartengono ne all’ambito dell’attività edilizia libera, ne a quello dell’attività subordinata al

permesso di costruire come l'apertura di porte, finestre o opere di manutenzione straordinaria è richiesta la

presentazione da parte dell’interessato di una segnalazione certificata di inizio attività (accompagnata da una relazione

di un progettista abilitato che si assicuri della conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici e ai

regolamenti edilizi vigenti e del rispetto delle norme di sicurezza e igienico-sanitarie); l’attività oggetto della

segnalazione può essere cominciata dalla data di presentazione della segnalazione alle autorità competenti;

l’amministrazione in caso di accertata carenza dei requisiti previsti, entro trenta giorni adotta motivati provvedimenti di

divieto di prosecuzione dell’attività.

La S.C.I.A. è prevista per molti interventi (restauro, manutenzione straordinaria di parti strutturali, risanamento

conservativo,..) che un tempo richiedevano la denuncia di inizio attività. Questa invece va presentata 30 giorni prima

dell’effettivo inizio dei lavori. La D.I.A. continua ad essere richiesta, in alternativa al permesso di costruire, in relazione

ad alcuni interventi (ad esempio aumento di unità immobiliari, aumento del volume, modifica della sagoma,…).

88) Quali sono i modi di acquisto della proprietà?

I MODI DI ACQUISTO A TITOLO DERIVATIVO sono i più frequenti ed importanti e sono:

- contratto;

- successione a causa di morte

I MODI DI ACQUISTO A TITOLO ORIGINARIO sono:

a) l’occupazione riguarda le cose mobili che non sono proprietà di alcuno. Si acquistano prendendone possesso. Si

parla di cose abbandonate (non smarrite) o ad esempio di pesci delle acque pubbliche. La selvaggina invece è parte

del patrimonio indisponibile dello Stato e può essere acquistata dal cacciatore solo nel rispetto delle norme sulla

caccia. Se un immobile viene abbandonato questo diventa proprietà dello stato.

b) L'invenzione riguarda le cose mobili smarrite. Chi le trova ha il dovere di restituirle al proprietario o di consegnarle al

sindaco (all’ufficio comunale delegato). Dal ritrovamento può derivare o l’acquisto della proprietà (dopo un anno) o il

diritto ad un premio se il proprietario si presenta a reclamare la cosa (5% del valore). Nel caso di ritrovamento di un

tesoro (cosa mobile di valore, nascosta o sotterrata di cui nessuno può provarne la proprietà) questo spetta per metà al

trovatore e per metà al proprietario del fondo in cui è stato trovato.

c) L’accessione si verifica tra una cosa mobile e una immobile; ogni bene mobile che venga materialmente unito ad un

bene immobile accede a questo, ossia diventa proprietà del proprietario del bene immobile. Ad esempio le piante e i

materiali da costruzione, sono attratti nella proprietà dal suolo su cui si pianta o si edifica; se un individuo pianta un

albero in un terreno che non gli appartiene, il proprietario del terreno diviene proprietario dell'albero. L’art. 938 prevede

il caso di accessione invertita: ovvero se il costruttore, iniziata la costruzione sul suolo di sua proprietà, costruisce

erroneamente anche in parte sul fondo altrui può chiedere al giudice di trasferire il diritto di proprietà sulla superficie

occupata, corrispondendo un pagamento al proprietario del doppio del valore nominale.

L'usucapione è un modo di acquisto della proprietà a titolo originario basato sul perdurare per un determinato periodo

di tempo del possesso su una cosa (mobile o immobile).

Un altro modo per acquisire la proprietà è esercitando il diritto di riscatto, cioè il diritto riconosciuto ad un soggetto di

acquistare o riacquistare la proprietà di una cosa mediante una dichiarazione unilaterale di volontà. Si distingue tra

diritto di riscatto di fonte:

- contrattuale: diritto spettante al venditore in caso di vendita con patto di riscatto;

- legale: è il caso in cui la legge riconosce a un soggetto il diritto di prelazione cioè il diritto di essere preferito ad altri

acquirenti in caso di alienazione di un bene ma tale prelazione non è rispettata dall'alienante. L'avente diritto alla

prelazione si tutela esercitando il riscatto.

92) Cos'è l'alluvione? Cos'è l'avulsione?

Sono modi di accensione (da immobile a immobile):

- alluvione: fiumi o torrenti trasportano, impercettibilmente, la terra da monte a valle, modificando l'estensione dei fondi

rivieraschi: il proprietario del fondo a valle acquista, per accessione, la proprietà della maggiore estensione che il suo

fondo ha ricevuto;

- avulsione: la corrente stacca da un fondo e trasporta più a valle o sull'altra riva una parte considerevole e riconoscibile

di suolo: chi ha ricevuto l'incremento ne diventa proprietario, ma deve un'indennità all'altro proprietario (si tratta qui di

un'applicazione dei principi generali sull'arricchimento senza causa).

93) Cos' è l'unione/commistione?

E' anche questo un modo di acquisto della proprietà. Si parla di unione o commistione tra cose mobili (art. 939)

quando vi è una mescolanza di cose che non possono poi essere separate senza deterioramento. E’ importante

valutare se vi è una cosa principale o molto superiore di valore tra le due mescolate: in questo caso il proprietario della

cosa principale acquista la proprietà del tutto pagando il valore della cosa unita o mescolata (ad esempio se io vernicio

la mia automobile con colore di proprietà altrui dovrò pagare il valore della vernice); se non c’è una cosa principale la

proprietà diventa comune in proporzione al valore delle cose unite (ad esempio se A e B hanno ognuno una bottiglia di

vino mezza vuota e decidono di mescolare i due vini in una bottiglia sola, la bottiglia che conterrà il vino mescolato

apparterrà per metà ad A e per metà a B).

94) Cos'è la specificazione? Quale caso particolare può presentarsi?

Anche la specificazione è una forma di accessione di mobile a mobile. Una persona adopera materiale non suo per

formare una cosa nuova (con legname non mio costruisco un tavolo). Il principio è che il lavoro prevale sulla proprietà

dei materiali: chi ha compiuto l’opera diventa il proprietario della cosa nuova, e dovrà pagare i materiali. Se però il

valore della materiale supera di molto il valore della mano d’opera la cosa spetta al proprietario della materia, il quale

deve pagare il prezzo della mano d’opera.

95) Cos'è il possesso vale titolo?

L'art. 1153 del codice civile testualmente dispone : "colui al quale sono trasferiti beni mobili da parte di chi non è il

proprietario, ne acquista la proprietà mediante il possesso (possesso vale titolo), purchè sia in buona fede al momento

della consegna e sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà" (≠ da usucapione, acquista immediatamente

la proprietà non dopo tempo). Il vero proprietario non può agire contro il nuovo proprietario.

95 b) Come può divenire proprietario lo Stato?

Innanzitutto l’acquisizione di beni al patrimonio dello Stato può avvenire secondo le norme di "diritto comune": lo Stato

e gli altri enti possono comperare beni sul mercato. In altri casi prevale l’autorità dello Stato. E’ prevista quindi

l’espropriazione per motivi di interesse generale. Per effettuare l'espropriazione è necessario:

a) una causa di pubblico interesse;

b) il pagamento di una giusta indennità.

La costituzione stabilisce che solo attraverso una legge formale si possano stabilire le cause di espropriazione: l'

espropriazione può avvenire in ogni caso in cui il proprietario abbia abbandonato la conservazione, la coltivazione o

l'esercizio di beni che interessano la produzione nazionale, nuocendo sulla produzione stessa; l'espropriazione è

prevista anche quando il deperimento di beni in proprietà di privati ha per effetto di nuocere gravemente al decoro della

città. In caso di urgenti necessità pubbliche, militari o civili (terremoti) è prevista la requisizione di beni mobili e immobili,

sottraendo temporaneamente al proprietario il godimento e la disponibilità della cosa. Anche qui è prevista una giusta

indennità. Ai fini di utilità generale è possibile la nazionalizzazione delle imprese: allo stato è riservata la possibilità di

espropriare determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscono a servizi pubblici essenziali.

Nella maggior parte dei casi la giusta indennità è pari al valore venale del bene, suscettibile di essere ridotto del 25%,

quando l'espropriazione è finalizzata ad attuare interventi di riforma economico-sociale. A differenza del valore di

mercato, il valore venale è quel tipo di valore squisitamente riferito alla somma dei valori dei componenti del bene,

deprivata di qualsiasi riferimento ad eventuali fattori soggettivi che possano avere influenza nella determinazione della

libera scelta del potenziale acquirente. Se io produco una borsa con gli stessi materiali di Louis Vuitton il valore venale

della mia borsa sarà uguale al valore venale della borsa di LV, ma il valore di mercato delle due borse sarà sicuramente

diverso (valore di mercato è incrementato dal prestigio del marchio LV).

96) Quali sono i diritti reali di godimento?

Sono: usufrutto, uso, superficie, abitazione, enfiteusi e servitù

97) Cos'è il diritto di superficie?

Di regola ciò che è costruito sul suolo appartiene al proprietario del suolo, ma può anche accadere che vi sia

separazione tra proprietà del suolo e proprietà di ciò che è costruito sopra o sotto il suolo. E’ una deroga al principio

dell’accessione immobiliare. Questa separazione può verificarsi quando il proprietario di un'area costituisce a favore di

un altro soggetto il diritto di costruire; si tratta di un diritto reale su cosa altrui, che se viene esercitato determina

l'acquisto della proprietà dell'edificio separatamente da quella del suolo. La situazione è dunque a due facce: sul suolo

c'è un diritto reale limitato che si esaurisce nella facoltà di edificare (dritto di superficie), sull'edificio se costruito c'è

proprietà superficiaria, cioè proprietà piena, ma limitata all'edificio, non all'area.

98) Come funziona l'enfiteusi?

Si realizza quando il proprietario di un fondo concede ad un’altra persona (enfiteuta) il diritto di goderne, con l’obbligo di

migliorarlo e di pagare un canone annuo in denaro o in natura. L’istituto nasce per risolvere il problema dell’abbandono

dei terreni agricoli, quindi l’obbligo della miglioria è essenziale. La durata minima è ventennale, necessaria per poter

impiegare lavoro e capitale con prospettiva di goderne i risultati. C’è anche la possibilità di concessioni perpetue, anche

se molto rare. L’enfiteuta può disporre del suo diritto per atto tra vivi o per testamento (art. 965) e ha il diritto di

affrancazione (diritto ad acquistare il fondo pagando una somma pari a 15 volte l’ammontare del canone annuo).

99) Cos'è l'uso e l'abitazione?

L’uso attribuisce al titolare il diritto di servirsi della cosa e quello di goderne i frutti, ma limitatamente ai bisogni suoi e

della famiglia (art. 1021). L’uso è personalissimo e non può essere ceduto (come invece può accadere per l’usufrutto).

Si estingue con la morte dell’usuario.

Il diritto di abitazione ha un contenuto più specifico: attribuisce al titolare e alla sua famiglia la facoltà di abitare

nell’immobile in oggetto (art. 1022). Anche questo diritto è incedibile.

100) Quali sono i limiti per l'usufruttuario? A carico di chi sono le spese? Come si estingue?

L’usufruttuario ha il diritto di godere della cosa e può trarre dalla cosa ogni utilità che questa può dare (percezione dei

frutti naturali e civili). Per poter realizzare il godimento l’usufruttuario ha il diritto di possedere la cosa (disponibilità

materiale). L’usufruttuario ha di regola (se non escluso dall’atto costitutivo) il potere di disporre del proprio diritto

(cedere il diritto di usufrutto per un certo tempo o per tutta la sua durata; la cessione va notificata al proprietario). Limite

essenziale è che l’usufruttuario non può cambiare la destinazione economica della cosa (art. 981), ma può apportarvi

delle migliorie avendo in tal caso diritto ad un indennizzo da parte del proprietario (pari alla somma minore tra quanto

ha speso l’usufruttuario e l’aumento di valore della cosa). Se l’usufrutto comprende cose deteriorabili (impianti di

riscaldamento...) l’usufruttuario ha il diritto di servirsene e può restituirle nello stato in cui si trovano (art. 996).

Tra gli obblighi dell’usufruttuario troviamo:

- restituire la cosa alla cessazione del diritto;

- usare la diligenza del buon padre di famiglia (diligenza media) nel godimento (art. 1001);

- fare l’inventario e prestare garanzia (art. 1002);

- pagare le spese per l’ordinaria manutenzione e amministrazione della cosa;

- pagare le imposte, canoni, rendite e tutti i pesi che gravano sul reddito.

Durante l’usufrutto il proprietario (“originale”) viene detto nudo proprietario poiché non ha la facoltà di godere, ma

conserva il potere di disporre della nuda proprietà. Non ha facoltà di godere del bene ma conserva su di esso un certo

controllo (compito suo riparazioni straordinarie, approvare cambiamento di destinazione economica).

L’usufrutto nasce per volontà privata (contratto, testamento), per usucapione o per legge (art. 978) ed è caratterizzato

da durata limitata: non può eccedere la vita dell’usufruttuario (art. 980) o essere superiore a 30 anni se in capo a

persona giuridica.

I casi di estinzione (art. 1014) sono:

- prescrizione, per non uso ventennale.

- riunione di usufrutto e proprietà nella stessa persona (confusione)

- totale perimento della cosa (se perisce un edificio l’usufrutto permane sull’area)

- provvedimento del giudice in caso di abuso del diritto (alienando i beni o deteriorandoli)

101) Quali tipi di servitù prediali esistono?

La servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo per l’utilità di un altro fondo appartenente ad un diverso

proprietario (art. 1027). La servitù determina quindi un obbligo a carico del proprietario del fondo (fondo servente) e una

reciproca pretesa a favore di un fondo vicino (fondo dominante). L’obbligo deve essere dell’ordine di non fare qualcosa

o lasciar fare qualcosa (ad esempio non sopraelevare, lasciar passare...).

Anche se la proprietà dei fondi passa ad altri soggetti le servitù permangono, rappresentando quindi un limite della

proprietà. Il proprietario del fondo dominante si arricchisce di un vero diritto su cosa altrui. Il doppio legame tra i fondi

(peso sul fondo servente, utilità del fondo dominante) si riassume nella parola "prediale".

I fondi devono essere vicini, ma non necessariamente confinanti (ad esempio se acquisto il diritto di attingere acqua da

una sorgente con una condotta, saranno gravati di servitù tutti i fondi che stanno tra il mio e la sorgente).

L’art 1031 dice che le servitù prediali si possono costituire in 4 modi:

- coattivamente (attraverso un contratto o una sentenza);

- volontariamente (attraverso un contratto o tramite testamento);

- per usucapione ventennale;

- per destinazione del padre di famiglia.

Le servitù coattive sono elencate prevedono una serie di situazioni in cui la piena utilizzazione di un fondo esige che

sia imposto un peso ad altri fondi, ad esempio per condurre acqua, elettricità, per costruire funivie,... La parola coattivo

significa che la situazione prevista crea il diritto di ottenere la servitù, che dovrà poi essere ottenuta per contratto con il

proprietario del fondo che sarà il servente, o per sentenza di un giudice se questi si rifiutasse di concedere la servitù. I

limiti di vicinato sono reciproci, automatici e gratuiti, le servitù legali sono unilaterali, nascono per contratto o per

sentenza, e suppongono un’indennità (chi usufruisce del fondo altrui paga una somma in denaro al proprietario del

fondo).

Le servitù volontarie sono quelle servitù la cui costituzione non è obbligatoria.

Gli ultimi due modi di costituzione valgono solo per le servitù apparenti (servitù che richiedono un’opera visibile e

permanente come acquedotti, elettrodotti,…). Un primo modo di costituzione è per destinazione del padre di famiglia. E’

il caso di un fondo unico che viene poi diviso: elementi prima comuni (come sorgenti) diventano oggetto di servitù.

L’altro è l’usucapione (intesa come l’esercizio di fatto della servitù) ininterrotto per 20 anni.

Le opere necessarie alla servitù devono essere costruite nel tempo e nel modo in cui rechino minore incomodo al

proprietario del fondo servente e le spese di costruzione sono a carico del fondo dominante. I modi di estinzione delle

servitù sono per confusione (1072) e per prescrizione in caso di non uso prolungato per 20 anni.

102) Quali sono le azioni a tutela della proprietà? E quelle a tutela del possesso? E quelle a tutela dei diritti reali

di godimento?

Le azioni a tutela della proprietà e dei diritti reali di godimento si chiamano azioni petitorie, mentre quelle a difesa del

possesso si chiamando azioni possessorie.

103) Cosa sono le azioni petitorie?

AZIONI A DIFESA DELLA PROPRIETÀ

La prima azione a tutela del diritto di proprietà è la rivendicazione (art. 948). Si chiede la consegna o la restituzione del

possesso, che il proprietario ha perduto o non ha mai avuto. L’azione si rivolge contro chiunque tiene presso di sé la

cosa. Tuttavia una volta che l'azione è iniziata, il convenuto non può più liberarsene cedendo ad altri il possesso della

cosa. Chi agisce in rivendicazione deve dare prova di essere proprietario, secondo la regola generale sull’onere della

prova che impone a chiunque vuol far valere un diritto in giudizio di provare i fatti che ne sono a fondamento.

Se il proprietario ha interesse solo alla restituzione della cosa in possesso di altri e non anche all’accertamento del suo

diritto di proprietà, può ricorrere ad azioni dove non è richiesta la prova della proprietà. Si parla quindi di azioni

possessorie o di azioni che derivano da un contratto per il quale egli abbia il diritto alla restituzione o alla consegna.

Può essere richiesto anche di ottenere l'accertamento della proprietà senza domanda di restituzione: non si tratterà di

rivendicazione ma di un azione di accertamento.

Come il diritto di proprietà, neanche l’azione di rivendicazione è prescrittibile.

L’azione negatoria è diretta a far dichiarare l’inesistenza dei diritti reali affermati da altri sulla cosa, quando il

proprietario ha motivo di temerne pregiudizio (art. 949). Oltre all'accertamento il proprietario può chiedere che il giudice

ordini la cessazione delle eventuali molestie turbative e condanni l'altra parte al risarcimento del danno.

Vi sono due ultime azioni che riguardano il problema dei confini:

- azione di regolamento dei confini: si può chiedere che un confine sia stabilito giudizialmente nel caso questo sia

incerto o contestato. L’azione spetta ad entrambi i proprietari e quindi i ruoli di attore e convenuto sono intercambiabili:

per questo non valgono le regole sull’onere della prova. Se le prove fornite non sono sufficienti a fare chiarezza il

giudice può decidere in base alle mappe catastali, che normalmente non costituirebbero un mezzo di prova;

- azione di apposizione di termini: suppone che non ci siano controversie sui confini ma che le parti non si accordino

per mettere i segni di delimitazione dei fondi: in tal caso ciascuno dei proprietari può richiedere che i termini siano

collocati a spese comuni.

AZIONI A DIFESA DEI DIRITTI LIMITATI

Ci concentriamo sulle azioni a disposizione del titolare di una servitù, il quale può:

- farne riconoscere in giudizio l’esistenza contro chi ne contesta l’esercizio (azione confessoria);

- far cessare le turbative e gli impedimenti;

- chiedere la rimessione in pristino, cioè che sia ricostituito lo stato di cose preesistente alle turbative;

- chiedere il risarcimento dei danni.

Per gli altri diritti su cosa altrui non è prevista un’eguale azione, si applica però per analogia la norma relativa all’azione

confessoria (che è in realtà l’immagine speculare dell’azione negatoria, dove il proprietario vuole far dichiarare

l’inesistenza di un diritto limitato, mentre in questo caso è il titolare di un diritto reale su cosa altrui a farne dichiarare

l’esistenza).

105) Cosa sono le azioni possessorie?

Al possessore (legittimo o illegittimo, in buona o in cattiva fede) sono attribuite l'azioni possessorie, cioè la possibilità di

rivolgersi al giudice e chiedere provvedimenti a tutela della sua posizione. Si distinguono due gradi diversi di protezione

del possesso:

a) qualunque possessore è protetto contro lo spoglio, cioè la privazione violenta o clandestina del possesso; egli può

chiedere al giudice, entro un anno dallo spoglio, di essere reintegrato nel possesso (reintegrazione). Ad esempio se un

ladro è entrato in possesso di una cosa mediante un furto, e il proprietario tollera la situazione per un anno, perde la

possibilità di agire in reintegrazione; se decidesse di rubare a sua volta la cosa, sarebbe il ladro a questo punto a poter

chiedere la reintegrazione perché ha subito lo spoglio. Quindi in sede possessoria il proprietario ha torto e deve

restituire; potrò però agire in sede petitoria e cioè con l'azione di rivendicazione. Anche il detentore può agire per lo

spoglio: per esempio un inquilino. Anche colui che ha subito uno spoglio non violento o clandestino può chiedere di

essere rimesso nel possesso.

b) l’azione di manutenzione (art. 1170): chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale sopra un

immobile o di un’universalità di mobili (in questo caso potrebbe trattarsi di disturbi arrecati dal vero proprietario che

vuole riavere l'immobile) può, entro l’anno dalla turbativa, chiedere la manutenzione del possesso medesimo: verrano

fatte cessare le molestie e se queste hanno avuto carattere materiale, verrà ripristinata la situazione precedente.

L’azione è data se il possesso dura da oltre un anno, continuo e non interrotto, e non è stato acquistato violentemente

o clandestinamente. Qualora il possesso sia stato acquistato in modo violento o clandestino, l’azione può nondimeno

esercitarsi, decorso un anno dal giorno in cui la violenza o la clandestinità è cessata.

106) Cosa sono le azioni di nunciazione?

Sono due azioni che spettano sia al possessore che al proprietario, o titolare di altro diritto reale.

La denunzia di nuova opera può essere esperita quando si ha ragione di temere che da una nuova opera (costruzione,

scavo, ecc.) intrapresa sul fondo altrui, possa derivare come diretta conseguenza un danno alla propria cosa. L’opera

però non deve essere terminata (art. 1171).

La denunzia di danno temuto si riferisce invece al pericolo di un danno grave e prossimo, ma derivante da uno stato di

cose già esistente, cioè da un edificio, albero o altra cosa siti nel fondo altrui (art. 1172).

107) Cos'è la comunione?

Le norme dedicate alla comunione regolano le situazioni in cui la proprietà o un altro diritto reale spetta in comune a più

persone. Comunione equivale a contitolarità di un diritto reale (comproprietà, cousufrutto, cosuperficie) o di un diritto di

credito o riguardo a diritti di beni immateriali (co-autori o co-inventori).

Si distinguono quattro possibili origini alla situazione di comunione:

- comunione volontaria (per volontà delle parti);

- comunione incidentale: si attua indipendentemente dalla volontà delle parti (comunione tra gli eredi);

- comunione forzosa: imposta dalla legge (comunione del muro, nel condominio delle parti comuni);

- comunione legale fra coniugi, riguarda i beni acquistati dopo il matrimonio (artt.159 e ss); tuttavia qui le parti sono

ovviamente libere di evitare la comunione scegliendo la separazione dei beni.

Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non alteri la destinazione e non impedisca agli altri

partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

A ciascuno spetta un diritto su una quota del bene cioè non una parte materiale ma una frazione ideale, matematica

dell'intero. La quota è sua volta un bene, un cespite attivo nel patrimonio del singolo partecipante, ne può quindi

disporre (la può vendere donare,…) e ne può fare l'oggetto di una garanzia per i suoi creditori. Tuttavia per poter

disporre sulla cosa comune è necessario il consenso di tutti i partecipanti all’unanimità.

Ciascun partecipante ha inoltre il potere di chiedere in ogni momento lo scioglimento della comunione. Se gli altri non

acconsentono la domanda va rivolta al giudice che procederà alla divisione. Non si può chiedere lo scioglimento

quando si tratta di cose che, se divise, cesserebbero la loro utilità (art. 1112).

Per l’amministrazione del bene comune prevale invece il criterio della tutela dell’interesse collettivo che si esprime nel

principio della maggioranza : le decisioni per l’ordinaria amministrazione vengono prese a maggioranza semplice

calcolata in base al valore delle quote, per la straordinaria amministrazione, invece, con la maggioranza dei due terzi.

108) Che differenza c'è tra possesso e detenzione?

Il POSSESSO (≠ da proprietà) è "il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della

proprietà o di un diritto reale (come l'usufrutto, la servitù, la comunione)". Nella fattispecie non è indicato se il potere

sulla cosa sia esercitato in modo lecito o meno.

La definizione di possesso specifica due requisiti importanti della fattispecie:

- il controllo o l'uso della cosa non può derivare solo dalla benevola tolleranza del proprietario: tolleranza non crea

possesso;

- possessore è colui che tiene o utilizza la cosa come la terrebbe il titolare di un diritto: non è possessore, ma è

detentore chi dà segno di riconoscere un diritto altri.

Si può possedere direttamente o per mezzo di un altra persona, che ha detenzione della cosa: per esempio, se io

presto l'automobile a un mio amico, non per questo smetto di possederla; la possiedo tramite il mio amico che la

detiene. Detenzione è quindi il potere di fatto sulla cosa di chi la tiene o la utilizza riconoscendo un diritto altrui. La

detenzione non può mutarsi in possesso per effetto della pura volontà del detentore; se non c'è un oggettivo

cambiamento della situazione occorre un atto di opposizione, con cui il detentore dà segno di non riconoscere un

potere altrui. Il possesso non è solo la situazione corrispondente all'esercizio di proprietà ma anche quella che

riproduce l'esercizio di diritti reali limitati. Se una persona possiede a titolo di usufrutto, non può mutare il suo possesso

in possesso a titolo di proprietà se non compie un atto di opposizione contro il potere del proprietario: questo

mutamento si chiamo interversione del possesso.

109) Chi è l'imprenditore?

Un imprenditore è una persona che istituisce e/o gestisce, in toto o in parte assieme ad altri soci imprenditori,

un'attività economica d'impresa organizzata e diretta a produrre bene o servizi, sul mercato e per il mercato,

assumendosi il cosiddetto rischio d'impresa.

110) Chi è piccolo imprenditore?

Imprenditori che esercitano un’attività “organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della

famiglia (ci possono essere terzi ma la maggior parte dei lavoratori devono essere parte della famiglia)"; la prevalenza

è riferita alla forza-lavoro e al capitale investito. Solitamente è un'impresa artigiana. Non è soggetta all’obbligo di

iscrizione al Registro delle Imprese (iscrizione in una sezione speciale), è esonerato dalla tenuta dei libri obbligatori e

delle altre scritture contabili, in caso di fallimento non può essere sottoposta alle procedure concorsuali.

111) Differenza tra imprenditore agricolo e commerciale.

IMPRESA AGRICOLA: se l’attività è diretta alla “coltivazione del fondo e/o silvicultura/allevamento di animali e attività

connesse ” (ad esempio allevatore che vende il latte delle proprie mucche; oppure crea un’apposita organizzazione per

la sua vendita).

ATTIVITÀ COMMERCIALI:

1) attività industriale, diretta alla produzione di beni e di servizi

2) attività intermediaria nella circolazione dei beni

3) attività di trasporto per terra per acqua o per aria

4) attività bancaria o assicurativa

5)altre attività ausiliarie delle precedenti (ad esempio mediatore, agente, agenzie di pubblicità).

Solo le attività commerciali sono soggette all’obbligo di tenere delle scritture contabili e alle procedure concorsuali:

sono quelle procedure giudiziali cui è assoggettata un'impresa commerciale che sia insolvente ed in possesso dei

alcuni requisiti dimensionali (vedi dopo).

112) Caratteristiche dell'impresa familiare.

Può accadere che i familiari prestino continuativamente e di fatto (senza stipula di contratto di società o associazione in

partecipazione) la loro attività lavorativa nell’ambito della sua impresa. Il legislatore tutela questi familiari che

concorrono al successo dell'impresa riconoscendo loro una serie di diritti nei confronti dell'imprenditore: diritto al

mantenimento, a partecipare agli utili dell'impresa,...

113) Quali sono i segni distintivi dell'azienda.

E' fondamentale per l'azienda avere dei segni distintivi quanto lo è per i consumatori affinché possano riconoscere i

prodotti/servizi. All'imprenditore deve essere quindi riconosciuto e garantito l’uso esclusivo dei segni distintivi.

1) Marchio: segno apposto sui prodotti o servizi offerti, per marcarne la provenienza e può consistere in un emblema

(immagine, come come il cavallino rampante per la Ferrari) o in una denominazione (FIAT) o nella combinazione di

emblema e denominazione: è necessaria la registrazione presso ufficio marchi e brevetti; deve avere carattere della

novità e della capacità distintiva (non puoi chiamare una marca di lavatrici "lavatrice").

2) Ditta: è il nome sotto il quale opera l’imprenditore, contiene il cognome o la sigla dell’imprenditore individuale; ad

esempio se il signor Andrea Bianchi intende aprire un negozio fotografico una possibile ditta sarà: "Tuttofoto di A.B."

3) Insegna: contraddistingue i locali dove si svolge l’impresa; sussiste l'obbligo di non usare insegne che siano uguali o

simili a quelle di altri imprenditori.

Un discorso simile vale anche per il “domain name” su internet.

114) Quali sono gli atti di concorrenza sleale? Come vengono risarciti? Qual è la particolarità?

Il legislatore prevede che la concorrenza sia corretta e leale, e qualifica in alcune categorie gli atti di “concorrenza

sleale”:

1) atti idonei a produrre confusione tra i nomi o segni distintivi utilizzati dall’imprenditore;

2) atti di denigrazione, diffusione di notizie o apprezzamenti su prodotti o attività idonei a determinarne il discredito;

3) ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale (ad esempio spionaggio industriale,

dumping, boicottaggio).

L'autore degli atti di concorrenza sleale compiuti con dolo o colpa dovrà risarcire i danni arrecati. La quantificazione del

danno da concorrenza sleale si identifica con l'utile lordo che l'attore non ha realizzato in conseguenza della condotta

illecita. Se manca la certezza circa la quota di mercato che l'attore avrebbe occupato in assenza del comportamento

illecito, la giurisprudenza mette a confronto la diminuzione delle vendite o la mancata espansione dell'impresa attrice

con l'incremento delle vendite del convenuto, anche utilizzando la presunzione che il concorrente sleale abbia praticato

prezzi inferiori a quelli che avrebbe praticato l'attore. La determinazione del quantum si basa sul risultato realizzato dal

concorrente sleale, ma non sempre il risarcimento ha finalità riparatorie, ed assume anzi colorazioni sanzionatorie,

facendo conseguire al danneggiato un introito superiore a quello che in condizioni di normalità sarebbe stato capace di

realizzare.

115) Quali tipi di società esistono? Come si possono classificare? Quali tipi di attività possono svolgere?

I soci possono solo scegliere se adottare una piuttosto che un'altra delle discipline predisposte dal legislatore; tuttavia il

sistema legislativo della società risulta essere chiuso: le parti non possono dare vita ad un nuovo modello di società.

Il nostro ordinamento prevede una pluralità di tipi di società ciascuno dei quali è destinato a soddisfare esigenze mirate

e determinare nell'ambito del sistema economico ed è caratterizzato da precise regole in tema di costituzione della

società, di rapporto tra i soci,… Essi sono:

SOCIETÀ DI PERSONE

- società semplice;

- società in nome collettivo;

- società in accomandita semplice;

SOCIETÀ DI CAPITALI

- società per azioni;

- società in accomandita per azioni;

- società a responsabilità limitata.

Inoltre sono previste la società cooperativa e la mutua assicuratrice.

Le società commerciali sono quelle che hanno per oggetto l'esercizio di un'attività commerciale e possono essere

costituite soltanto scegliendo tra tutti i tipi di società tranne la società semplice. Quando l'attività non è di natura

commerciale (attività agricola) i contraenti possono ricorrere anche allo schema della società semplice.

116) Caratteristiche delle società di persone. (vedi sulla dispensa capitolo 35)

117) Caratteristiche delle società di capitali. (vedi sulla dispensa capitolo 34)

117 b) Differenze tra Società di persone e società di capitali

Nelle società di persone ogni socio è fondamentale, contano le sue capacità, le sue doti di affidabilità ed onesta; i soci

decidono di rischiare insieme, in una comune iniziativa economica perché tra loro scorre un rapporto di reciproca

fiducia.

Ogni socio è amministratore e rappresentante della società (potere di gestione e rappresentanza) nei confronti di terzi.

Come “contrappeso” a ciò ciascun socio amministratore sopporta una responsabilità personale illimitata: se la società è

in perdita risponde con il patrimonio personale se quello sociale non è abbastanza capiente). Di regola il singolo socio

può trasferire la propria quota di partecipazione solo con il consenso degli altri soci.

Le società di capitali trattano attività particolarmente rischiose, che richiedono massicci investimenti, in queste società i

soci contano solo in ragione delle ricchezze dei capitali che hanno investito nella società. I soci non rispondono

personalmente delle obbligazioni sociali, risponde solo la società con il suo patrimonio.

La trasferibilità delle quote di partecipazione è libera e in caso di morte di un socio l’erede subentra automaticamente.

Per le modificazioni del contratto sociale nelle società di persone si richiede il consenso di tutti i soci, mentre nelle

società di capitali basta la maggioranza.

Per quanto riguarda la divisione degli utili nelle società di persone ciascun socio ha un vero e proprio diritto alla

integrale divisione annuale degli utili così come è sempre esposto pro quota alle perdite. Nelle società di capitali invece

sarà l'assemblea a deliberare sulla distribuzione degli utili: sull'interesse del singolo socio potrebbe prevale l'interesse

della società a non distribuirli per destinarli a consolidare o potenziale la struttura della società.

118) Società cooperative, mutue assicuratrici e consorzi. (vedi sulla dispensa capitolo 37)

119) Enti no profit (vedi sulla dispensa capitolo 38)

120) Matrimonio-atto e matrimonio-rapporto.

Con il termina matrimonio si intende l’atto che costituisce il vincolo coniugale (matrimonio-atto) e il rapporto che lega tra

loro i coniugi (matrimonio-rapporto).

Per quanto riguarda il matrimonio atto esistono il matrimonio civile e il matrimonio concordatario (matrimonio religioso

con effetti civili).

Nel diritto civile italiano, il matrimonio concordatario è il matrimonio canonico (il matrimonio celebrato nelle forme,

liturgiche e sostanziali, previste dal codice di diritto canonico e dalle altre norme della Chiesa cattolica tra un uomo e

una donna) trascritto nei registri civili dello Stato . Con la trascrizione viene a costituirsi un rapporto di coniugio civile,

come quello che si costituisce per effetto di matrimonio civile; tale rapporto è regolato dalle regole dello Stato. Diritti e

obblighi dei coniugi sono quelli stabiliti dal codice civile: ovviamente il giudice può disporre l'attenuazione (separazione)

o lo scioglimento del vincolo (divorzio)

122) Caratteristiche dell'atto di matrimonio.

L’istituto del matrimonio è regolato da norme inderogabili. Il matrimonio:

- è un atto puro che non sopporta quindi condizioni o termini. Eventuali clausole di questo tipo sarebbero nulle;

- è un atto libero e quindi non sono valide le promesse di matrimonio e clausole contrattuali che prevedano l’obbligo di

sposarsi o non sposarsi;

- è un atto personalissimo che non ammette sostituzione o rappresentanza (né volontaria né legale); in realtà l’art. 111

permette di celebrare il matrimonio per procura quando uno dei coniugi sia al seguito delle forze armate o risieda

all’estero e per gravi motivi non può essere presente;

- è un atto solenne per il quale la legge prescrive requisiti inderogabili di forma; si presenta perciò come un atto

pubblico.

123) Differenza tra impedimenti dirimenti e impedienti impedimenti

Il codice civile prevede infatti alcune situazioni che costituiscono impedimenti a contrarre matrimonio.

Essi si distinguono in impedimenti dirimenti, la cui presenza dà luogo alla nullità, e impedimenti impedienti, la cui

presenza obbliga a pagare un'ammenda. Sono impedimenti dirimenti:

• esistenza di un precedente vincolo matrimoniale,

• incapacità di intendere e di volere di uno dei nubendi,

• minore età di uno dei nubendi (salvo che per lo stesso non sia intervenuta l'emancipazione),

• rapporto di parentela, affinità, adozione e affiliazione tra i nubendi.

Sono impedimenti impedienti:

• lutto vedovile (è un impedimento che colpisce solo la donna che non può passare a nuove nozze se non siano passati

trecento giorni dallo scioglimento o dall'annullamento degli effetti civili del precedente matrimonio)

• mancanza di pubblicazione.

124) Nullità sanabile e insanabile dell'atto di matrimonio.

Collegato al tema degli impedimenti trattiamo ora il tema della nullità del matrimonio: non si distingue tra annullabilità e

nullità, ma si parla in entrambi i casi di impugnazione e si intende comunque matrimonio dichiarato nullo. Nel diritto il

termine impugnazione designa tanto l'atto giuridico con il quale un soggetto chiede al giudice di eliminare o modificare

un determinato atto giuridico, quanto il procedimento che in tal modo viene avviato.

Vi sono casi in cui il matrimonio può essere impugnato da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo e attuale

(nullità assoluta):

- matrimonio concluso da persona coniugata;

- matrimonio tra parenti in linea retta o in linea collaterale fino al 3° grado (zio-nipote) o tra cognati o tra legami

connessi all’adozione;

- ...

- nel caso di invalidità per difetto di età la legittimazione è un po' più ristretta: possono agire solo i coniugi, i loro genitori

e il P.M..

Si parla di nullità relativa se l’azione spetta ad uno solo dei coniugi: ad esempio si tratta di far valere l'incapacità

naturale, la violenza o l'errore essenziale (è un errore che deve essere stato tale da aver determinato la parte a

concludere il contratto, in parole semplici, se l' errore non ci fosse stato un soggetto non avrebbe stipulato l'accordo).

In base al criterio della possibilità di sanare l'invalidità, distinguiamo:

- le invalidità insanabili (in cui la possibilità d'impugnativa resta sempre aperta; vincoli di parentela non disponibili,…);

- le invalidità sanabili: sono quelle in cui l'impugnativa è esclusa (così che il matrimonio, pur invalido, resta

inattaccabile) se ci sia stata coabitazione tra i coniugi per un anno a partire dalla cessazione del vizio:, incapacità

naturale, violenza, timore ed errore, simulazione.

Per l’impugnazione per incapacità naturale è sufficiente la prova dell’incapacità di intendere o di volere al momento

della celebrazione.

Anche i vizi del volere sono causa di annullamento del matrimonio:

- violenza morale

- errore (sull’identità, come lo scambio di persona, o sulla qualità come l’esistenza di malattie fisiche o psichiche

preesistenti)

- timore (per reazioni dell’ambiente, della comunità religiosa ecc..)

Ipotesi di impugnazione è anche la simulazione, che spesso ha lo scopo di far acquistare la cittadinanza a stranieri,

godere di pensioni o trattamenti assistenziali,…

L'annullamento del matrimonio ha effetti retroattivi (tranne nel caso dei figli che restano figli legittimi non diventano figli

naturali).

125) Tipi di regime patrimoniale della famiglia.

Il legislatore ha introdotto la comunione dei beni come regime patrimoniale legale (cioè di regola). In realtà è una

comunione degli acquisti: gli acquisti compiuti dopo il matrimonio cadono in comunione dei beni, anche se viene

acquistato da un coniuge solo, senza la presenza dell’altro.

L’art. 179 elenca però i beni personali del coniuge, che non cadono nella comunione legale:

- beni acquistati prima del matrimonio;

- beni acquistati per donazione o successione;

- beni di uso strettamente personale;

- beni che servono all’esercizio della professione;

- beni ottenuti a titolo di risarcimento danni;

- beni acquistati con il ricavato dalla cessione di altri beni personali;

E' importante precisare che i due coniugi avranno un patrimonio comune (patrimonio autonomo) ma anche un loro

patrimonio individuale.

Per i debiti presi da entrambi i coniugi o da uno solo (ma nell’interesse della famiglia) risponde il patrimonio comune.

Tuttavia i creditori possono agire in via sussidiaria sui beni personali dei coniugi quando i beni della comunione non

sono sufficienti a soddisfare i debiti. Avremo quindi autonomia imperfetta.

Per i debiti presi da ciascuno dei due coniugi separatamente e non giustificati dall'interesse della famiglia risponde il

coniuge debitore con i suoi beni personali; il creditore può aggredire i beni della comunione solo sussidiariamente e fino

al valore corrispondente alla quota dell'obbligato.

La comunione si scioglie per separazione personale, scioglimento del matrimonio per morte o divorzio, annullamento,

per accordo tra i coniugi o per provvedimento del giudice su domanda di uno dei coniugi, per fallimento di uno dei

coniugi. La fase successiva è la divisione, di regola in parti uguali.

Il regime patrimoniale legale può essere sostituito o modificato attraverso l’accordo dei coniugi (convenzioni

matrimoniali) da:

- SEPARAZIONE DEI BENI: è l'accordo con il quale si esclude la comunione degli acquisti e di conseguenza si

stabilisce che ciascun coniuge rimarrà esclusivo titolare dei beni da lui acquistati.

- COMUNIONE CONVENZIONALE: i coniugi possono modificare il regime patrimoniale e comprendere nella

comunione dei beni che altrimenti sarebbero esclusi, o viceversa; è inderogabile l’esclusione dei beni per uso

strettamente personale, dei beni usati per la professione e dei proventi da risarcimenti per danni: non è quindi possibile

una comunione totale.

- FONDO PATRIMONIALE: si costituisce destinando determinati beni immobili, mobili registrati o titoli di credito ai

bisogni della famiglia; è un patrimonio autonomo di cui i coniugi sono contitolari (anche solo uno può essere titolare).

Le convenzioni devono essere stipulate in forma di atto pubblico e per essere opponibili a terzi devono essere annotate

a margine dell’atto di matrimonio.

126) Cosa può portare alla separazione di fatto?

Diversamente dal passato, oggi la separazione può essere dichiarata per cause oggettive, cioè indipendentemente

dalla colpa di uno dei due coniugi. È possibile quindi che i coniugi si separino perché avvenimenti esterni si

frappongono alla coppia, perché sopraggiungono circostanze non previste, né prevedibili, al momento della

celebrazione del matrimonio, perché ci si rende conto dell'esistenza di un'incompatibilità caratteriale insuperabile e, in

generale, per tutti quei fatti che "rendono intollerabile la prosecuzione della convivenza o recano grave pregiudizio

all'educazione della prole"

127) La separazione legale.

Prima di arrivare al divorzio si passa da una fase intermedia, la separazione personale. Si distingue la separazione

giudiziale (contenziosa) da quella consensuale. In entrambi casi, si tratta di separazione legale. Infatti, dato che agli

occhi della legge la separazione di fatto tra i coniugi è ininfluente, se si vogliono ottenere gli effetti legali della

separazione occorre rivolgersi al giudice.

Il primo passo che i due coniugi fanno è quello di tornare a vivere da soli, è quella che abbiamo chiamato separazione

di fatto; non è ancora stata avviata una procedura diretta a ottenere un provvedimento. Questo pur non cambiando lo

status giuridico ha delle conseguenze giuridiche: se uno dei due coniugi se ne va dalla casa coniugale si sospendono i

doveri di assistenza morale e materiale (allontanamento ingiustificato); se la reazione è conseguenza di violazioni di

doveri del matrimonio da parte dell’altro coniuge l’allontanamento è giustificato.

Di separazione personale in senso proprio si può parlare quando subentra un provvedimento del giudice che pronuncia

la separazione e costituisce il nuovo status dei coniugi, quello di separazione legale. Alla pronuncia di separazione si

può arrivare in due modi come affermato sopra:

- SEPARAZIONE CONSENSUALE richiede l’accordo tra i coniugi sia sulla separazione, che sulla situazione

patrimoniale, che sull’affidamento dei figli. A questo punto se il giudice accerta che l’interesse dei figli è tutelato può

omologare (rendere efficace) l’accordo tra i coniugi, instaurando la separazione. Il giudice anche se trova l'accordo

poco vantaggioso per una delle due parti non può modificarlo ma può rifiutare l'omologazione; i coniugi la

modificheranno e la riproporranno.

- Se le parti non riescono ad accordarsi, ciascuna può chiedere la SEPARAZIONE GIUDIZIALE (avviene tramite

sentenza di separazione), oppure può essere richiesta se si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione

della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole.

Con la separazione legale il vincolo matrimoniale non si scioglie, ma il rapporto tra i coniugi viene ridotto ai minimi

termini:

- cessa l’obbligo di convivenza e il dovere di assistenza morale e materiale

- si attenua il dovere di fedeltà, nel senso di evitare comportamenti di grave offesa per l’ex

- la moglie separata conserva il cognome del marito, anche se il giudice può autorizzarla a non farne uso

- si scioglie la comunione legale

- il coniuge che non ha mezzi o capacità concrete di lavoro può chiedere all’altro un assegno di mantenimento

- i coniugi conservano i diritti successori

Questi effetti possono modificarsi a sfavore di uno dei due coniugi quando la separazione su domanda dell'altra parte

gli sia addebitata in ragione del suo comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio (simile a separazione

per colpa). Il coniuge a cui la separazione è addebitata:

- non può chiedere il mantenimento ma solo un assegno alimentare ove dimostri il proprio stato di bisogno;

- perde i diritti successori.

EFFETTI RIGUARDO AI FIGLI

Per quanto riguarda l'affidamento dei figli il giudice può stabilire che i figli siano affidati ad un solo genitore (affidamento

esclusivo, attualmente raro, al genitore non affidatario spetta comunque il diritto di vigilanza e di visita) o ad entrambi

(affidamento condiviso) stabilendo tempi e modalità della loro presenza presso ciascun genitore; esiste anche

l'affidamento congiunto che obbliga i genitori a cooperare nella gestione dei minori.

La potestà (la situazione giuridica soggettiva che consiste nell'attribuzione di un potere ad un soggetto allo scopo di

tutelare un interesse altrui) sui figli spetta in ogni caso ad entrambi i genitori, ma il suo effettivo esercizio spetta solo al

genitore affidatario per questioni di ordinaria amministrazione mentre le decisioni più importanti devono essere prese

da entrambi. In ordine al mantenimento entrambi i genitori hanno dei doveri: il giudice fissa la misura e il modo in cui

ciascuno di essi deve provvedere al mantenimento, a l'istruzione e alla cure dei figli. Per tutto quello che è stato detto il

giudice prende atto degli accordi intervenuti tra i genitori ovviamente.

Generalmente il godimento della casa famigliare è attribuito al coniuge affidatario dei figli ma esistono delle eccezioni

per cui può anche non essere così (se la casa viene assegnata alla moglie perché affidatari a dei figli e poi la moglie si

risposa con un altro uomo, il godimento della casa familiare può venire meno).

Lo stato di vita separata può cessare per volontà dei coniugi con la riconciliazione, che può essere anche tacita.

128) Quali possono essere le cause di divorzio?

Il giudice può disporre il divorzio quando accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere

mantenuta o ricostituita per l’esistenza di una delle seguenti cause:

- separazione legale durata per tre anni

- diverse cause penali (ergastolo o superiore a 15 anni, o delitti connessi alla prostituzione, o di incesto o contro il

coniuge,…)

- altre cause civili (non consumazione del matrimonio, annullamento del matrimonio ottenuto all’estero da coniuge

straniero, o nuovo matrimonio da lui contratto all’estero,…)

129) Quali sono gli effetti del divorzio?

Con il divorzio la donna perde il cognome del marito, anche se può ricevere l’autorizzazione dal giudice ad utilizzarlo;

viene meno il diritto successorio anche se il coniuge più debole ha diritto ad un assegno periodico che può essere

confermato anche dopo la morte dell’altro, a carico dell’eredità.

Per quanto riguarda gli effetti del divorzio relativi ai rapporti con i figli vale ciò che è stato detto per la separazione.

130) Quali documenti/atti vengono redatti dopo il parto?

Quando nasce un bambino chi assiste la partoriente ha l’obbligo di fare una attestazione di avvenuta nascita, sulla

base della quale deve essere rilasciata in comune la dichiarazione di nascita. In seguito verrà redatto l’atto di nascita,

che può contenere o meno il nome dei genitori a seconda delle circostanze. La maternità è accertata, la paternità viene

presunta se la donna non è nubile (sposata o divorziata, separata, vedova da non più di 300 giorni), altrimenti la

paternità viene indicata solo con dichiarazione del padre.

131) Quando un figlio è considerato legittimo? Quando è possibile il disconoscimento?

Se il figlio nasce nel periodo che va da 180 giorni dopo le nozze a 300 giorni dopo la separazione, il divorzio,

l’annullamento, la morte del marito scatta la presunzione legale assoluta (possiamo esserne ceri al 100%) in base alla

quale il figlio si considera concepito durante il matrimonio. Di conseguenza si presume che il figlio sia del marito, questa

è una presunzione relativa (non ne possiamo esserne certi al 100% ma molto probabilmente è così). La presunzione

ovviamente non sorge se la moglie dichiara che il figlio non è stato concepito con il marito. Ipotizziamo ora che il marito

sia convinto di non essere il padre del figlio appena nato. Può intraprendere un'azione di disconoscimento della

paternità che serve a far cadere la presunzione di paternità. Se il figlio è stato concepito durante il matrimonio il

disconoscimento può avvenire solo in casi tassativi:

- se i genitori non hanno coabitato nel periodo legale del concepimento;

- se nello stesso periodo il marito era affetto da impotenza;

- se la donna ha tenuta nascosta gravidanza e parto o se si può provare che nel periodo del concepimento ha

commesso adulterio.

L'attore è ammesso a provare con ogni fatto e mezzo che possa escludere la paternità.

Se il figlio è stato concepito fuori dal matrimonio l’azione è liberamente esperibile dall’attore a cui carico avrà l’onere

della prova.

L'azione di disconoscimento è inoltre sottoposta a rigorosi termini di decadenza previsti all'articolo 244 del codice civile,

ed esattamente:

• da parte della madre deve essere proposta entro sei mesi dalla nascita del figlio;

• da parte del marito nel termine di un anno dalla nascita del figlio, o dal momento della scoperta dell'adulterio;

• da parte del figlio l'azione deve essere proposta entro un anno dal compimento della maggiore età o dal momento in

cui viene conoscenza di fatti che rendono possibile il disconoscimento.

Con la contestazione di legittimità chiunque vi abbia interesse può provare a far venir meno lo stato di figlio legittimo.

dimostrano che:

- non esiste un matrimonio valido tra i genitori,

- il figlio non è stato partorito dalla donna sposata,

L’azione di reclamo della legittimità serve invece ad accertare l’esistenza dei presupposti dello stato di figlio legittimo e

può essere esperita direttamente dall’interessato.

132) Come si instaura un rapporto giuridico di filiazione naturale? A chi spetta la potestà di un figlio naturale?

La Costituzione parla di figli nati fuori dal matrimonio nel art. 30 della costituzione. Il pieno rapporto giuridico di filiazione

si costituisce in questi casi solo per effetto del riconoscimento del figlio naturale (atto volontario del genitore) o per

dichiarazione giudiziale di paternità/maternità (accertamento ad opera del giudice).

Il riconoscimento è un atto unilaterale (ma può essere fatto congiuntamente dai due genitori), è personalissimo (no

rappresentanze) e puro (no condizioni o termini); è irrevocabile. Sulla base della dichiarazione si forma l’atto di nascita

che è titolo dello stato di figlio naturale. E’ possibile riconoscere figli nati da relazioni adultere, è invece vietato

riconoscere figli incestuosi a meno che non ci fosse ignoranza incolpevole fra i genitori.

Per riconoscere un figlio naturale occorre aver compiuto 16 anni. È possibile riconoscere un figlio prima che nasca se

invece il figlio da riconoscere ha più di 16 anni è necessario il suo consenso (benché sia un atto unilaterale) oppure se

minore di 16 anni c’è bisogno del consenso del genitore che lo ha riconosciuto per primo.

Quanto alla forma il riconoscimento può avvenire nell’atto di nascita o con dichiarazione apposita o con un testamento.

Gli effetti del riconoscimento del figlio naturale possono essere eliminati solo con l’impugnazione che è prevista per i

seguenti casi:

- difetto di veridicità, cioè contrasto oggettivo con la realtà dei fatti;

- interdizione giudiziale;

-...

Dato che mantenere un figlio è anche un dovere esiste la dichiarazione giudiziale di paternità o maternità che permette

di instaurare un rapporto di filiazione anche contro la volontà del genitore naturale che non riconosce il figlio.

Il figlio naturale ha gli stessi diritti e doveri di un figlio legittimo verso i genitori. Tuttavia vi sono alcune differenze ad

esempio il figlio naturale di persona unita in matrimonio non può essere immesso nella casa familiare se non con

autorizzazione del giudice (devono acconsentire i figli legittimi maggiori di 16 anni, il coniuge e l’altro genitore naturale).

Per la potestà dei genitori ci sono varie situazioni:

- se il figlio è stato riconosciuto da entrambe i genitori e con entrambi convive, allora si applica la disciplina simile a

quella per i figli legittimi;

- se è stato riconosciuto da entrambi ma non convivono, la potestà è esercitata dal genitore che vive con il figlio;

- se il figlio è affidato a terzi la potestà è esercitata dal genitore che l’ha riconosciuto per primo.

Quanto al cognome se il riconoscimento è stato congiunto il figlio riceverà il cognome del padre, altrimenti riceverà il

cognome del primo che l'ha riconosciuto.

Con la legittimazione, ovvero con il matrimonio, il figlio diventa legittimo. E’ possibile legittimare il figlio anche senza

matrimonio, ma solo con un provvedimento del giudice.

134) Quali caratteristiche devono avere gli adottanti?

Si parla di filiazione civile poiché il rapporto è fondato non sulla procreazione ma su un provvedimento di giurisdizione

volontario.

L'adozione dei minorenni riguarda minori che siano dichiarati in stato di adottabilità dal Tribunale dei minori perché si

trovano in situazione di abbandono, privi di assistenza morale e materiale,…

Adottanti possono essere solo due coniugi il cui vincolo sia stabile (uniti in matrimonio da almeno tre anni e non essersi

separati negli ultimi tre anni). I coniugi devono essere effettivamente idonei e capaci di educare e mantenere i minori

che intendono adottare; ne possono adottare anche più di uno.

Differenza di età minima tra adottato e adottante è 18 anni, la massima è 45. Una deroga a questo limite viene fatta nei

seguenti casi:

- solo uno dei coniugi ha superato i 45 anni di differenza;

- se gli adottanti hanno già figli naturali o adottivi di cui uno sia ancora minorenne;

- se l’adozione riguarda un fratello o una sorella minore di un bambino già adottato.

Per adottare un bambino con più di 14 anni è necessario il suo consenso.

L’adozione rescinde completamente i legami con la famiglia d’origine, e il minore acquista lo status di figlio legittimo

degli adottanti (è quindi fratello degli altri figli, nipote dei nonni ecc..).

136) In quali casi l'adottato mantiene i legami con la famiglia d'origine?

È possibile anche l’adozione di un maggiorenne: ha lo scopo di dare un discendente all’adottante, e non dare una

famiglia all’adottato. I legami di tale adottato con la famiglia d’origine non vengono recisi e conserva per cui i suoi diritti

oltre ad acquisirne di nuovi verso l’adottante (non però verso i parenti dell’adottante). Tale adottato antepone al proprio

cognome quello dell’adottante. E' necessario il consenso dell'adottando, dei genitori dell'adottando dei coniugi

dell'adottando e dell'adottante se esistono.

137) Quali tipi di testamento conosci? Quali principi deve rispettare?

Il diritto delle successioni è retto da due principi fondamentali che si limitano l'uno con l'altro: libertà testamentaria e

trasmissione familiare della ricchezza:

- in base al primo principio si riconosce ad ogni persona il potere di stabilire la sorte dei propri beni dopo la sua morte;

- il secondo principio riguarda il caso in cui manchi un testamento e quindi ha luogo la successione legittima tra i

parenti; questo principio sancisce anche che un quota dell’eredità spetta per legge ad alcuni stretti congiunti, detti

legittimari (coniuge e figli legittimi/naturali) anche se il testatore ha stabilito diversamente.

La forma più semplice è il TESTAMENTO OLOGRAFO (forma scritta): è un atto scritto di pugno dal testatore, datato e

sottoscritto. Solo il testatore ne è a conoscenza, ma si presta ad essere distrutto, contestato…

Con il TESTAMENTO PUBBLICO (atto pubblico) si evitano questi rischi. Viene redatto dal notaio sotto indicazione del

testatore in presenza di due testimoni, viene sottoscritto da tutti e 4. Una copia di tale documento è custodita dal notaio.

Esiste poi il TESTAMENTO SEGRETO (atto pubblico) che garantisce certezza della data, riservatezza e sicura

conservazione. Può essere scritto a mano o a macchina anche non dal testatore, sottoscritto dal testatore e

consegnato in busta sigillata al notaio, di fronte a due testimoni.

I TESTAMENTI SPECIALI si configurano come dichiarazioni rese dal testatore ad un pubblico ufficiale od assimilato in

circostanze particolari e redatte per iscritto ad opera di quest'ultimo, con un efficacia limitata nel tempo e pari a tre mesi

dal ritorno della situazione normale. Si collocano dunque nel novero dei testamenti speciali quelli redatti in occasione di

malattie contagiose, calamità pubbliche ed infortuni, durate la guerra,…

137 b) Annullabilità/nullità del testamento

Anche nel testamento abbiamo la distinzione tra nullità e annullabilità, anche se con qualche differenza rispetto al

contratto. L’azione di annullamento di un testamento può essere promossa da chiunque vi abbia interesse, nel termine

di cinque anni dalla data in cui è stata data esecuzione alle volontà testamentarie, o dal giorno in cui si ha avuto notizia

della violenza, del dolo o dell’errore.

E’ causa di nullità il difetto di forma: quando manca la sottoscrizione nel testamento olografo; oppure quando manca la

redazione per iscritto da parte del notaio delle dichiarazioni del testatore o la sottoscrizione dell'uno o dell'altre nel

testamento pubblico. Il testamento segreto che manca di qualche requisito suo proprio, ha effetto come testamento

olografo, qualora di quest'ultimo abbia i requisiti.

Una singola disposizione testamentaria può essere nulla se è caratterizzata da un motivo, una condizione, un onere

illecito, solo se il motivo la condizione o l'onere sono ciò che ha spinto il testatore a disporre.

Le cause di annullabilità invece sono:

- mancanza della data;

- incapacità legale o naturale;

- errore, violenza e dolo; ci soffermeremo su quest'ultimo punto.

Nel testamento l’errore motivo è causa di annullamento ma solo se è stato detto errore ad aver condizionato le scelte

del testatore.

Per quanto riguarda l'errore ostativo (è l'errore che cade sulla dichiarazione, voglio dire 100 ma dico 1000; ad esso è

equiparata l'ipotesi in cui la dichiarazione è stata inesattamente trasmessa dalla persona o dall'ufficio che ne era stato

incaricata) la legge prevede che se possa essere ricostruita la volontà del testatore (cioè se dal testamento si capisce a

chi il testatore volesse lasciare cosa) la disposizione testamentaria abbia effetto.

Si noti, in ogni caso, che l'errore induce all'annullamento del testamento solo quando riguardi l'intero suo contenuto; se

invece soltanto una singola disposizione sia viziata per errore, l'annullamento non potrà che riguardare solo questa

disposizione (questa è un osservazione che potrebbe essere fatta in senso generico riguardo a questo argomento).

Un esempio di comportamento violento: minaccio il testatore al fine di ricevere parte dell'eredità. Il comportamento

doloso di chi vuole raggirare e guidare la volontà del testatore è detto captazione. L’annullabilità è assoluta e l'azione

può essere esperita (avviata) da chiunque vi abbia un interesse legittimo.

Il testamento diviene efficace al momento dell’apertura della successione; se è un testamento pubblico diventa anche

eseguibile altrimenti, se olografo o segreto, diventa eseguibile solo dopo la pubblicazione da parte di un notaio.

138) Apertura della successione vocazione e delazione.

Con la morte della persona si verifica l’apertura della successione. Prima della morte l'intero sistema successorio è del

tutto inerte: non si può parlare di diritto o di aspettativa dei possibili successori, la loro successione è una pura

eventualità. Dopo la morte è invece possibile parlare di un vero e proprio titolo a succedere per i soggetti: questo titolo

è la vocazione all'eredità. Con il termine vocazione ci si riferisce alla individuazione dei soggetti chiamati alla

successione in relazione al titolo in base al quale avviene questa chiamata:

si distingue tra:

- vocazione legittima (titolo a succedere è una situazione prevista dalla legge); la SUCCESSIONE LEGITTIMA è

regolata dalla legge e ci si ricorre se manca del tutto o in parte il testamento; la legge stabilisce che l'eredità si devolve:

al coniuge, ai discendenti legittimi o naturali, agli ascendenti legittimi, ai collaterali, agli altri parenti entro il sesto grado,

e infine allo Stato. Ovviamente il testatore può escludere uno o alcuni di questi soggetti; si ricordi però che il legittimario

(coniuge e figli), come già detto, ha diritto in ogni caso ad una quota del patrimonio, non possono essere quindi

diseredati.

- vocazione testamentaria (titolo a succedere è l'istituzione di erede contenuta in un testamento): la SUCCESSIONE

TESTAMENTARIA è regolata dal testamento, cioè quell’atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui

avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse; dove il testamento non sia sufficiente si integra

con le norme sulla successione legittima.

La delazione dell’eredità è la messa a disposizione agli eredi dell’eredità, (gli eredi vengono chiamati all'eredità) a

seguito dell’apertura della successione; questo momento coincide con l’acquisizione da parte dei chiamati del diritto di

accettare. Poteri del chiamato prima dell'accettazione: compiere atti conservativi, di vigilanza e di amministrazione

temporanea dell'eredità.

139 a) Differenza tra legato e istituzione di erede?

Oggetto della successione a causa di morte è la totalità dei rapporti trasmissibili, attivi e passivi, di cui una persona è

titolare al momento della morte. L’insieme di questi beni forma l’eredità. La successione nell’eredità è successione a

titolo universale (nell’universalità dei rapporti che facevano capo al defunto). Erede colui che succede nella totalità dei

rapporti o in una quota matematica, subentra nei rapporti attivi ma anche in quelli passivi, acquista i beni ma anche i

debiti del defunto.

Alcuni beni possono però essere staccati dall'eredità e destinati a una successione a titolo particolare. Ciò avviene nel

legato che è l’attribuzione di un determinato bene fatta per testamento ad un soggetto indicato dal testatore ovviamente

può anche essere un erede. Con legato si può intendere anche l'oggetto che non deve essere necessariamente un

bene.

Riassumendo una distinzione fondamentale nella successione testamentaria è quella tra eredità e legato:

• quando il testamento contiene disposizioni a titolo universale, si ha l’istituzione di erede;

• quando contiene disposizioni a titolo particolare, istituisce dei legati.

L’erede quindi subentra nell’intero patrimonio o in una quota di esso (per esempio un terzo o un diciottesimo),

comprendente sia rapporti attivi che passivi.

Il legatario invece acquista diritti patrimoniali specifici (es. un immobile, una somma di denaro) e non risponde dei debiti

ereditari.

139 b) Che cos'è il prelegato

Il legato può essere disposto anche a favore di uno degli eredi, si chiama allora prelegato (è il tipo di legato, il soggetto

è l'erede, il beneficiario).

140) La vocazione legittima.

I soggetti che hanno titolo a succedere per vocazione legittima (i legittimati):

- discendenti legittimi e naturali

- coniuge

- ascendenti legittimi

- fratelli e sorelle legittimi

- collaterali dal terzo al sesto grado

- altri parenti (fratelli naturali)

- lo Stato

La posizione favorita è quella dei figli: in presenza di figli tutti gli altri parenti, tranne il coniuge (esistono anche altre

eccezioni), sono esclusi dall'eredità. I figli non riconoscibili (incestuosi) sono esclusi dall’eredità, anche se gli viene

riconosciuto un assegno vitalizio pari alla rendita che riceverebbe dalla suo eventuale quota di eredità. La presenza del

coniuge e di di un figlio fa si che l'eredità venga divisa a metà tra i due. Se c'è più di un figlio al coniuge spetterà

sempre un terzo dell'eredità. La presenza del coniuge in mancanza di figli basta ad escludere i parenti collaterali oltre il

secondo grado. Il coniuge infatti concorre con i fratelli e con gli ascendenti legittimi. Fratelli e sorelle legittimi

concorrono con il coniuge, con i genitori e con gli ascendenti; la loro presenza esclude tutti i collaterali. I fratelli naturali

vengono prima solo dello Stato. I parenti collaterali dal terzo al sesto grado succedono quindi solo in mancanza di figli,

genitori o ascendenti, coniuge, fratelli legittimi. Nel caso di mancanza di successibili l’eredità è dovuta allo Stato, che

non ha bisogno di accettazione ed è responsabile dei debiti solo nel limite del valore dei beni acquistati.

141) Vocazione testamentaria

Il testamento è l’atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie

sostanze o di parte di esse. E’ un atto a contenuto patrimoniale. Le disposizioni testamentarie che assolvono la

funzione di determinare la sorte del patrimonio del defunto sono:

- istituzione di erede

- legato

- modo o onere

L’istituzione di erede è l’intento di designare una persona (o più di una) come proprio successore, come titolare del

patrimonio per intero o per una sua quota.

Come abbiamo già detto alcuni beni possono però essere staccati dall'eredità e destinati a una successione a titolo

particolare. Ciò avviene nel legato che è l’attribuzione di un determinato bene fatta per testamento ad un soggetto

indicato dal testatore. Avremo:

- legato di specie: ha per oggetto la proprietà di una cosa determinata o di un altro diritto esistente nel patrimonio del

testatore;

- legato di genere: ha per oggetto una somma di denaro o una quantità di cose fungibili.

Il modo, o onere, è un peso imposto dall'autore di un atto di liberalità sul beneficiario dell'atto stesso. Di solito quando si

pone in essere un atto di liberalità, per esempio una donazione, non si pretende nulla dal beneficiario dell'atto; tuttavia,

in certi casi, l'autore dell'atto può volere qualcosa dal beneficiario, potrebbe stabilire, ad esempio, che il beneficiario

della donazione di una casa dovrà erigere nel giardino una statua del donante.

Non bisogna però confondere in modo con la condizione; il donante, infatti, non dice: "ti darò la mia casa a condizione

che mi erigerai la statua" ma dice: " ti ho donato la casa, e se la accetti dovrai costruire una statua nel giardino". Di

conseguenza il modo obbliga semplicemente il beneficiario, ma non sospende l'efficacia dell'atto di liberalità. Potrebbe

darsi che l'autore dell'atto di liberalità imponga un onere eccessivamente gravoso per il beneficiario; in questo caso il

beneficiario non è tenuto all'esecuzione dell'obbligo oltre il valore di ciò che ha ricevuto. Nel caso in cui il modo fosse

impossibile o illecito, si ha per non apposto, salvo che non risulti essere l'unico motivo che ha determinato la liberalità.

Se, infine, il beneficiario non adempie l'onere, chiunque ha interesse può agire per il suo adempimento. In ogni caso,

però, inadempimento dell'onere non comporta la risoluzione del negozio, a meno che questa non sia stata prevista

come conseguenza dell'inadempimento.

142) I diritti dei legittimari .

Si è detto che coniuge, figli (legittimi, naturali, adottivi) e in mancanza di figli gli ascendenti (legittimari impropri):

ricevono una particolare tutela. Una quota delle sostanze (da un minimo di 1/3 ad un massimo di 3⁄4) è riservata ai

legittimari. Detta quota indisponibile è chiamata legittima. La quota indisponibile si calcola su una base data dalla

somma:

- del valore dei beni che il defunto ha lasciato alla sua morte, meno i debiti;

- dal valore dei beni donati durante la sua vita (+).

Questa operazione di calcolo si chiama riunione fittizia. Ad esempio Tizio lascia beni per 800 € e debiti per 200 € e ha

donato beni per 400 €. La base di calcolo sarà uguale a 1000 €. Ipotizziamo ora che Tizio lascia solo un figlio

(legittimario) che avrà diritto a 500 € (1/2 della base)

Se c’è stata lesione i legittimari possono agire in riduzione contro le disposizioni che hanno determinato la lesione, e

quindi:

- istituzioni d’erede o legati fatti con il testamento

- donazioni

L'azione di riduzione è un'azione che la legge concede ai legittimari per ottenere la reintegrazione della legittima

mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva

disporre (cosiddetta disponibile). Il risultato può essere la restituzione in natura dei beni acquistati o il diritto del

legittimario a conseguirne il valore in denaro.

Le quote di legittima sono così ripartite:

- testatore lascia un solo figlio: metà della base (come abbiamo già visto);

- testatore lascia più di un figlio: 2/3 della base;

- testatore lascia il coniuge, se solo, metà della base;

- testatore lascia il coniuge e gli ascendenti: metà al coniuge, 1⁄4 agli ascendenti;

- testatore lascia il coniuge che concorre con 1 figlio: 1/3 ciascuno;

- testatore lascia il coniuge che concorre con più figli: la metà ai figli, 1⁄4 al coniuge

- testatore lascia solo ascendenti: 1/3 della base.

143) Azione di riduzione.

L'azione di riduzione è un'azione che la legge concede ai legittimari per ottenere la reintegrazione della legittima

mediante la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore poteva

disporre (cosiddetta disponibile). Il risultato può essere la restituzione in natura dei beni acquistati o il diritto del

legittimario a conseguirne il valore in denaro.

144) Legato in sostituzione/conto di legittima.

Il testatore può disporre in favore di un legittimario un legato in sostituzione di legittima. Il legittimario può rifiutare il

legato e chiedere la legittima, oppure conseguire il legato e non diventare erede.

Nel caso in cui non ci sia per il legittimario la possibilità di scelta, il legato sarà imputato alla quota di legittima, andando

a ridurre o ad eliminare la lesione del diritto del legittimario; avremo un legato in conto di legittima.

146) In caso di devoluzione (cosa vuol dire?), quali procedure si seguono?

Quando il chiamato all’eredità non può o non vuole accettare, il sistema successorio mette l’eredità a disposizione di un

altro successibile. Questa ulteriore delazione si chiama devoluzione dell’eredità. Nel caso di vocazione testamentaria il

primo criterio di devoluzione è la sostituzione volontaria che può essere:

- ordinaria: se il testatore nomina un sostituto nel caso il primo chiamato non possa o non voglia accettare

- fedecommissaria: il primo chiamato riceve l’eredità con l’obbligo di conservarla perché alla sua morte sia acquistata

da un secondo chiamato (un esempio potrebbe essere il seguente: primo chiamato è l’incapace che come già detto

non può accettare, secondo chiamato è l’ente, la persona o l’associazione che si occupa dell’incapace)

Il secondo sistema di devoluzione è la rappresentazione: se il primo chiamato è figlio, fratello o sorella del defunto, in

caso di impossibilità o di non volontà ad accettare, subentrano al primo chiamato i suoi discendenti legittimi o naturali

(del primo chiamato).

Nel caso in cui il chiamato muoia prima di aver accettato l’eredità, il diritto di accettare, che è parte del suo patrimonio,

passa agli eredi: trasmissione del diritto di accettare.

Il quarto sistema di devoluzione è l’accrescimento delle quote: se un coerede rinuncia o non può accettare, la sua

quota viene divisa tra gli altri coeredi. I presupposti per l’accrescimento tra coeredi sono:

- che i coeredi siano stati istituiti nello stesso testamento o senza la determinazione delle quote;

- che non risulti la volontà del testatore di sostituzione volontaria:

- che non esistano i presupposti per la rappresentazione e per la trasmissione del diritto di accettare;

Se mancano questi presupposti la quota del chiamato che non può o non vuole accettare si devolve agli ulteriori

successibili ovviamente.

147) Capacità di succedere e indegnità

L’erede deve essere capace a succedere e quindi:

- aspetti della capacità giuridica: capacità a succedere e capacità di ricevere per testamento

- aspetti della capacità d’agire: capacità d’accettare l’eredità

Sono considerati capaci di succedere i nati o concepiti al momento dell’apertura della successione. Un chiamato

all’eredità che deve ancora nascere acquisterà definitivamente l’eredità al momento della nascita (un minore può infatti

ha la capacità di succedere). Nel caso di vocazione testamentaria è valida anche l’istituzione di un erede che deve

ancora essere concepito, purché figlio di una determinata persona.

L’indegnità a succedere colpisce l’erede o il legatario che abbia compiuto azioni particolarmente gravi contro il defunto

(come l’attentato alla vita, denuncia calunniosa, raggiri per influenzare la volontà testamentaria) ed è causa di

rimozione dalla successione. Solo la persona della cui successione si tratta, può, prima della morte e con atto pubblico,

riammettere l’indegno alla successione.

148) Che tipo di comunione si instaura nelle successioni?

Si ha comunione dell'eredità quando più persone, per effetto di una vocazione congiuntiva, acquistano l'eredità. È una

ipotesi che spesso si verifica nella realtà, poiché di solito la chiamata ereditaria riguarda più di una persona; abbiamo,

quindi, la figura del coerede che è titolare "pro quota" dell'asse ereditario insieme agli altri eredi; si tratta, quindi, di

titolarità di una quota ideale dei beni ereditari, e non di una parte determinata di questi. Tale situazione di comunione è

destinata a risolversi con la divisione.

L’oggetto della comunione ereditaria non coincide con l’intero asse ereditario. Sono esclusi:

- i beni oggetto di legati di specie;

- debiti divisibili (si dividono di diritto tra i coeredi).

La comunione ereditaria può estendersi anche a beni che non facevano parte al momento della morte del patrimonio

del defunto. I coeredi (o meglio discendenti e coniuge) devono aggiungere alla comunione anche i beni ricevuti dal

defunto per donazione (si parla di collazione). Questo serve per non alterare l'equilibrio della distribuzione effettiva dei

beni del defunto. La collazione può avvenire:

- in natura: il donatario conferisce i beni immobili o il denaro che aveva ricevuto;

- per imputazione: il donatario trattiene quanto ha avuto ma ne considera il valore nella sua quota ereditaria.

Ogni coerede può alienare la sua quota, sulla quale però gli altri coeredi hanno diritto di prelazione.

La divisione della comunione può avvenire per contratto tra i coeredi (divisione convenzionale) oppure, in mancanza di

accordo tra i coeredi, si procede alla divisione giudiziale, dove le porzioni formate sono assegnate per estrazione a

sorte.

Il testatore può pilotare la divisione. Può designare una persona (che non sia erede o legatario) di fiducia che effettui la

divisione oppure può stabilire direttamente le divisioni. Per evitare disguidi può distribuire direttamente tutti i beni fra gli

eredi: in questo caso non sorge la comunione. Per gli eventuali beni dimenticati si agisce come per il testamento

parziale, si apre un successione legittima.

Ciascun erede ha diritto ad ottenere una parte in natura dei beni mobili e immobili che fanno parte dell’eredità.

La divisione ha efficacia retroattiva: una volta effettuata gli eredi acquistano l’eredità come se la comunione non ci

fosse stata. Inoltre è soggetta ad annullamento per violenza o dolo.

149) Cos'è la commutazione? Chi ne ha diritto e nei confronti di chi?

La posizione dei figli legittimi (anche quelli adottivi) è parificata rispetto a quella dei figli naturali, anche se i primi hanno

il diritto di commutazione, cioè possono soddisfare la quota dei figli naturali con beni immobili o denaro; se questi si

oppongono interviene il giudice.

150) Quali diritti ha il vedovo/la vedova?

Al coniuge vedovo/vedova spetta il diritto di abitazione nella casa familiare e di uso dei mobili che la corredano. Il

coniuge separato con addebito ha diritto ad un assegno vitalizio di tipo alimentare, solo se già in precedenza lo

percepiva. Il coniuge divorziato, benché escluso dalla successione, può chiedere per uno stato di bisogno un assegno

alimentare a carico dell’eredità, che perde se passa a nuove nozze (vedi anche diritti dei legittimari e vocazione

legittima).

152) Quali sono le fonti del diritto italiano?

Art. 1 delle Disposizioni preliminare al cod. civ. trova il seguente elenco delle fonti di diritto:

1) leggi;

2) i regolamenti;

3) le norme corporative;

4) gli usi.

Questa disposizione va però letta ormai alla luce della Costituzione e dell'evoluzione dell'orizzonte normativo in cui si

inserisce il nostro ordinamento in ambito Europeo.

153) Qual Ë la differenza tra regolamenti e direttive dell'UE?

I Trattati della CEE e dell' UE sono stati qualificati da tempo come fonti di rango costituzionale, le cui disposizioni

vincolano il legislatore italiano: in particolare si è affermato il principio della prevalenza del diritto comunitario sul dritto

nazionale nelle materie di competenza dell'UE.

Con il Trattato di Lisbona (2007) il Consiglio dell'Unione Europea può emanare dei regolamenti che hanno IMMEDIATA

EFFICACIA nel diritto interno degli Stati membri e prevalgono sulle norme nazionali difformi.

Tra gli obiettivi della Comunità europea vi è l'armonizzazione delle legislazioni degli stati membri: a questo scopo il

Trattato prevede che il Consiglio dell'Unione Europea emani delle direttive volte a ravvicinare il diritto interno dei singoli

Stati. I vari GOVERNI DEGLI STATI MEMBRI A CUI LE DIRETTIVE SONO DIRETTE DEVONO POI PROVVEDERE

ALL'ARMONIZZAZIONE DELLE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE, AMMINISTRATIVE,…

Regolamenti e direttive possono essere emanati soltanto nelle materie su cui l'Unione Europea risulta avere

competenza: principio della competenza. Regolamenti e direttive vengono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della

Comunità Europea.

154) Quali usi sono fonte del diritto e quali no?

Gli usi valgono come fonte del diritto se richiamati da altre fonti (ad esempio l’art. 1374) o in materie non regolate da

altre fonti. L’uso per valere come fonte di diritto deve avere come requisito una generale e costante uniformità di

comportamento e la convinzione di osservare un obbligo giuridico. Tra gli usi:

- usi normativi: si tratta della consuetudine come fonte di diritto in mancanza di regole scritte o per espresso richiamo di

queste;

- usi contrattuali: si tratta della prassi contrattuale diffusa nel traffico economico, o in particolari ambienti e zone; del

modo cioè in cui comunemente si regolano, negli accordi contrattuali particolari questioni;

- usi interpretativi: il codice ne fa un criterio per stabilire il significato di clausole contrattuali ambigue.

155) Cos'è una norma imperativa? Cos' una norma derogabile?

Le norme imperative sono norme inderogabili, ossia norme la cui applicazione è imposta dall'ordinamento. Queste

norme si distinguono da quelle relative (o derogabili) la cui applicazione può essere evitata dagli interessati, regolando

il rapporto in maniera difforme dal dettato normativo.

157) Cos'è e quanto dura una vacatio legis?

Una volta che la disposizione normativa è stata prodotta, affinché divenga parte dell’ordinamento, è necessario

pubblicarla sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica (se si tratta di una legge statuale) o sul Bollettino Ufficiale della

Regione (se si tratta di un atto regionale) o affissarla all’albo (se si tratta di norme comunali). In questo modo si

garantisce la conoscibilità della norma prima della sua entrata in vigore. Dopodichè deve trascorrere un periodi di

vacanza (vacatio legis) che normalmente è di 15 giorni (art. 73, comma 3 Cost – art.10 comma 1, disp. Prel.).

Trascorso il termine di vacanza, la norma entra in vigore ed è applicabile e vincolante senza riguardo alla conoscenza o

conoscibilità di fatto da parte dei destinatari.

158) Come può essere abrogata una legge?

Nel caso in cui due norme siano in conflitto tra loro è necessario cancellare una delle due. Il criterio è quello

cronologico: se le norme derivano dalla stessa fonte o da fonti di pari forza prevale la norma più recente. Altrimenti

prevale la norma che deriva dalla fonte più forte (principio gerarchico). L’art.15 delle disposizioni preliminari indica tre

ipotesi di abrogazione di una norma:

- per dichiarazione espressa dal legislatore (abrogazione espressa)

- per incompatibilità tra le vecchie e le nuove disposizioni (abrogazione tacita)

- perché la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore (abrogazione tacita)

L’art.75 della costituzione prevede il referendum popolare abrogativo indetto su richiesta da 500mila elettori o da 5

consigli regionali.

Si ha un’applicazione interessante dell’abrogazione quando il legislatore provvede a raccogliere ed a riordinare in un

unico atto normativo la disciplina di un interna materia prima regolata da norme sparse in vari testi legislativi: si tratta

della formazione dei testi unici, fra i quali si possono classificare anche i codici.

La consuetudine di inosservanza di una certa norma (desuetudine) non produce, nell'ordinamento italiano, alcun effetto

abrogativo, né sulle leggi, né sui regolamenti. Una volta abrogata una legge questa non scompare definitivamente,

bensì perde vigore dalla data dell’abrogazione mantenendo la forza prescrittiva per i casi avvenuti in data precedente

all’abrogazione. Ciò è coerente con il principio di irretroattività della legge, cioè la legge non dispone che per l’avvenire.

160) A cosa serve l'analogia? Quali tipi di analogia esistono?

L'analogia è un criterio logico che prevede soluzioni simili per problemi simili. Si utilizzeranno disposizioni che regolano

casi simili o materie analoghe. L’analogia non porta ad applicare al caso non previsto la regola che disciplina il caso

simile ma avendo riguardo alla disposizione che vale per la situazione analoga, il giudice stabilirà una regola concreta

adatta alla questione che deve risolvere. Le leggi penali non possono essere applicate per analogia, visto il carattere

“creativo” di questo sistema.

161) Che cos'è la fattispecie?

Per indicare la situazione a cui una norma collega certe conseguenze si usa il termine fattispecie. La situazione tipo

descritta dalla norma è la fattispecie astratta, la situazione pratica a cui viene applicata la norma è la fattispecie

concreta.

Per ogni fattispecie (se…) la norma definisce un determinato comportamento (allora…) e lo qualifica come lecito,

obbligatorio o vietato; questo collegamento viene descritto dicendo che un determinato fatto ha certi effetti o

conseguenze giuridiche.

Si parla di fattispecie complessa se è composta di elementi di fatto tra loro distinti la cui somma è necessaria per

completare le schema normativo. Ne è un esempio gli art. 927-929 che riguardano l’acquisto della proprietà in caso di

invenzione.

Si parla di fattispecie a formazione progressiva quando una fattispecie complessa non si forma istantaneamente, ma

lungo un certo decorso di tempo: prima si realizza un elemento della fattispecie, poi l'altro che la completa. Un modo di

acquisto di una proprietà previsto all' art. 922 è il contratto; può succedere che venditore e compratore pattuiscano di

subordinare gli effetti del contratto, e quindi il passaggio della proprietà ad una condizione, esempio: la vendita di un

terreno può essere subordinata alla condizione: "se sarà approvato il progetto di costruzione già presentato". In tal caso

la fattispecie che determina il trasferimento della proprietà è complessa e a formazione progressiva.

La sussunzione è un aspetto molto importante nel lavoro del giudice: riconoscere nel caso concreto i connotati della

fattispecie astratta.

163) Situazioni giuridiche attive. Situazioni giuridiche passive.

La regola pone due soggetti in una situazione giuridica (soggettiva), stabilendo così un rapporto giuridico tra i soggetti.

Il rapporto giuridico è una relazione disciplinata dalla legge che prevede due situazioni giuridiche soggettive:

- situazione giuridica attiva, cioè quella della parte avvantaggiata, il cui interesse è protetto nel rapporto;

- situazione giuridica passiva, cioè quella della parte svantaggiata, il cui interesse è sacrificato.

Sono situazioni giuridiche attive:

• il diritto soggettivo;

• la potestà;

• il diritto potestativo;

• la facoltà;

• l'aspettativa e interesse diffuso;

• l'interesse legittimo.

Sono situazioni giuridiche passive:

• il dovere;

• l'obbligo;

• la soggezione;

• l'onere.

165) In cosa consiste il diritto all'identità personale?

Il valore dell’identità affiora gradualmente nel diritto privato, in singoli tradizionali aspetti (nome,immagine) poi come

valore in sé (identità personale).

Il nome è protetto contro l’uso indebito da parte di altri: al giudice si può chiedere la cessazione dell'abuso, il

risarcimento degli eventuali danni,...

Il cognome è attribuito secondo criteri legali: la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito, l’adottato

assume il cognome dell’adottante e lo premette al proprio. Le modifiche del nome e del sesso sono ammesse con le

formalità ammesse dalla legge (si pensi alla legge sui transessuali). Lo pseudonimo è tutelato qualora abbia acquistato

l’importanza del nome (Ad esempio per ragioni di protezione artistica). Il nome del dominio su Internet è soggetto a

tutela.

La protezione dell’immagine: è vietata la riproduzione e la diffusione senza il consenso della persona raffigurata, salvo i

casi di personaggio o avvenimento di interesse pubblico. La tutela dell’identità personale è il diritto a non essere

presentato agli occhi del pubblico in modo falsato rispetto ai valori e ai connotati fondamentali con i quali si caratterizza

la presenza sociale della singola persona. La tutela dell’identità genetica è il diritto di conoscere le proprie origini

genetiche.

166) In cosa consiste il diritto all'integrità morale/fisica?

La lesione all’integrità fisica è considerata danno ingiusto e fondamento di responsabilità civile (art. 2043). L’art 5 vieta

gli atti di disposizione del proprio corpo se ne consegue una diminuzione permanente dell’integrità o che siano altresì

contrari alla legge (sperimentazioni mediche, schiavitù, offesa al pudore).

167) In cosa consiste il diritto alla vita? Quale dei seguenti diritti è presente nel nostro sistema: il diritto a

nascere, il diritto a nascere sano o il diritto a non nascere se non sano?

Il diritto alla vita è talmente ovvio che non viene nemmeno menzionato nella nostra costituzione. Nella legge ordinaria il

bene della vita è protetto da norme penali che sanzionano i delitti contro la vita e l’incolumità individuale (artt. 575 e ss).

Nel nostro sistema è presente solo il diritto a nascere sano.

168) In cosa consiste il diritto all'autodeterminazione.

Il diritto all'autodeterminazione è il riconoscimento della capacità di scelta autonoma ed indipendente dell'individuo.

L'auto determinazione si articola nella gestione del proprio corpo: un esempio di autodeterminazione è la libertà

sessuale (non riconosciuta però sotto i 14 anni) oppure la possibilità che il paziente rifiuti le cure mediche (che è

diverso dall’eutanasia, dare la morte a chi la chiede), nessuno può essere obbligato a trattamento sanitario. Per prelievi

e trapianti di organi e tessuti da cadavere la legge 1 aprile 1999, n.91 disciplina che ogni cittadino è tenuto a dichiarare

la propria volontà in ordine di donazione dopo il decesso. Tuttavia in caso di mancata dichiarazione vale il silenzio-

assenso (alla donazione).

L’autodeterminazione si articola anche nelle libertà fondamentali: libertà personale, libertà di circolazione, di riunione, di

associazione, di fede religiosa, di manifestazione del pensiero (artt 13-21 cost).

169) Cos'è un fatto giuridico? Cos'è un atto giuridico?

L’espressione fatto giuridico indica in generale ogni fatto al quale una norma giuridica collega un qualsiasi effetto. Con

la parola fatto indichiamo qualsiasi accadimento come la nascita, il crollo di un edificio o la dichiarazione fatta davanti

ad un notaio. Con l’aggettivo giuridico indichiamo che il fatto è previsto da una regola di diritto che collega al suo

accadere determinate conseguenze attribuendogli rilevanza giuridica.

Esaminiamo una prima distinzione nella grande classe dei fatti giuridici:

- fatti in senso stretto, considerati in modo oggettivo (tra questi la nascita o il crollo di un edificio)

- atti, cioè le azioni umane, delle quali è importante l’aspetto soggettivo cioè la consapevolezza e la volontarietà

dell’azione (tra questi il contratto, matrimonio, testamento, confessione).

In generale si può parlare di atto giuridico per ogni comportamento, lecito o illecito, che la legge prende in

considerazione in quanto imputabile ad una persona come sua propria azione.

171) Cos'è un negozio giuridico o atto negoziale?

Il negozio giuridico, categoria essenzialmente non nominata nel c.c., ma a cui fa riferimento la dottrina, è l'atto che

rileva non solo in quanto consapevole e volontario (come l'atto giuridico in senso stretto), ma anche in quanto vi è

anche la volontà degli effetti collegati all'atto stesso; in parole povere, le parti si rappresentano e vogliono gli effetti

giuridici che conseguono alla loro manifestazione di volontà (cosa che non accade nell'atto in senso stretto, dove

l'effetto si verifica con il semplice porre in esser l'atto).

Per intenderci è un atto giuridico una camminata durante il coprifuoco. Un negozio giuridico è la stipulazione di un

contratto. Sono entrambi atti giuridici ma nel secondo vi è volontà degli effetti collegati con l'atto stesso.

172) Cos'è un atto recettizio?

Alcuni atti unilaterali hanno caratteristiche simili ai contratti. Le regole dettate per i contratti valgono anche per questi

particolari atti unilaterali. Gli atti unilaterali simili ai contratti si definiscono recettizi: sono diretti ad un destinatario

determinato, come ad esempio una dichiarazione di recesso, un'intimazione a pagare. Il destinatario dell'atto assume il

ruolo di controinteressato pur non essendo parte dell'atto; a lui si applicheranno quelle regole che nella disciplina del

contratto presuppongono una controparte. Si chiama recettizio perché deve essere portato a conoscenza dell'oblato

(destinatario) perché il negozio possa produrre i suoi effetti nella sfera del terzo;

173) Differenza tra atti unipersonali e unilaterali.

Unilaterale è l'atto posto in essere da un'unica parte come la donazione che può essere fatta anche da enti (che sono

composti da più persone fisiche).

Unipersonale è l'atto posto in essere da un unica persona, come per esempio il testamento.

174) Cos'è l'autonomia contrattuale e quali sono i suoi limiti?

Autonomia contrattuale è una traduzione (in linguaggio giuridico) di liberalismo economico; principio cardine

dell'autonomia contrattuale è la libertà dei fini in economica. Questo principio vuole che lo stato non intervenga a

dettare autoritariamente gli obiettivi dell’attività economica; vuole che siano i singoli o i gruppi a stabilire tali obiettivi.

In realtà ci sono delle limitazioni alla libertà in questo senso, con lo scopo di garantire interessi generali o collettivi (lo

Stato stabilisce “le regole del gioco” ma non conduce la partita”).

a) Tutela di interessi tenuti prevalenti rispetto alla libertà di mercato. E tutelata la libertà di iniziativa economica, ma

essa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla

dignità umana. Prevalgono poi sull’autonomia contrattuale interessi come lo sviluppo ordinato delle aree urbane, la

sanità, i trasporti, l’utilizzazione appropriata delle fonti di energia, la protezione di settori produttivi (interessi generali).

b) Tutela della libera concorrenza. La libertà del mercato va difesa anche contro se stessa, vanno difesi i principi di

libera concorrenza; in un mercato senza regole si sviluppano fenomeni monopolistici; e quindi ecco le norme a limitare

la concentrazione delle imprese nelle mani di pochi soggetti economici, a vigilare sui comportamenti delle imprese

(Antitrust).

c) Tutela delle parti più deboli del mercato: i soggetti più deboli sono il prestatore di lavoro o il consumatore, lasciarli

soccombere spesso è una scelta contraria a giustizia. Un ruolo fondamentale a favore di questi soggetti lo svolgono gli

strumenti di controllo del marcato: per esempio, i prezzi di vendita di alcuni beni di grande consumo (generi alimentari,

energia elettrica,… e le tariffe di alcuni servizi (telefono, trasporti,…) sono determinati periodicamente dal Comitato

interministeriale dei prezzi.

175) Descrivi la rappresentanza.

E’ una fonte particolare di legittimazione. E’ il potere conferito ad un soggetto (rappresentante) di compiere atti giuridici

che producano direttamente i loro effetti nei confronti di un altro soggetto (rappresentato). L’art. 1387 distingue tra:

- rappresentanza legale (conferita dalla legge): il potere non è conferito dall’interessato, l’esercizio del potere non è

sotto il controllo dell’interessato, ma si attua secondo norme particolari con il controllo del giudice. E' la rappresentanza

dei genitori per i figli minorenni, del tutore per l’interdetto,…

- rappresentanza volontaria (conferita dall’interessato)

Lo stesso articolo (1387) regola anche la procura, che è l’atto mediante il quale una persona conferisce il potere di

rappresentanza ad un’altra. La procura è un atto unilaterale, diretto ai terzi, significa che non si tratta di un accordo tra

rappresentate e rappresentato; la procura serve a informare i terzi del fatto che il rappresentato ha il potere di agire in

nome e per conto del rappresentato. La procura è un atto unilaterale di attribuzione del potere di rappresentanza.

Il rappresentante ha dei doveri: se usa la procura deve comportarsi in modo da fare gli interessi del rappresentato.

Quando il sostituto ha solo il potere di trasmettere una dichiarazione dell’interessato, viene definito messo non è un

vero e proprio rappresentante. Il rappresentante invece è colui che ha qualche margine di discrezione nel concludere il

contratto.

Si usa dire che:

- il rappresentante è la parte formale dell’atto (è sua la dichiarazione di volontà),

- mentre il rappresentato è la parte sostanziale (titolare dei rapporti regolati dall’atto o destinatario degli effetti).

Il rappresentante può agire solo nei limiti della procura e nell’interesse del rappresentato. Se il rappresentante è del

tutto sprovvisto di potere (falso procuratore) siamo nel caso di eccesso dal potere (manca la legittimazione) dove solo

la ratifica può determinare l’efficacia del contratto nei confronti del rappresentato. La ratifica è quindi è una procura

successiva attraverso la quale il (falsamente) rappresentato rende efficace retroattivamente nei suoi confronti il

contratto concluso dal falso procuratore. La ratifica può essere espressa (dichiarazione che abbia la forma della

procura) o tacita (semplice esecuzione del contratto). Per mancanza di ratifica il contratto è inefficace e il

rappresentante deve rispondere della sua responsabilità precontrattuale, dovendo risarcire i danni all’altra parte.

La procura è revocabile ma la revoca va portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei.

In caso di “abuso di potere” è quando un rappresentate ha il potere ma lo usa in modo deviante dallo scopo: contratto

non è inefficace dall’origine, anzi produce i suoi effetti ma il rappresentante può chiederne l’annullamento.

Si usa distinguere tra:

- rappresentanza diretta: quando un soggetto ha potere di agire in nome e per conto di un altro (rappresentanza in

senso proprio è solo questa) (mandato con rappresentanza è il contratto che lega mandante e mandatario);

- rappresentanza indiretta: quando un soggetto agisce per conto di altri ma in nome proprio. L’atto compiuto ha effetti

immediati nella sfera del rappresentante indiretto e non in capo all’interessato, il quale se ne potrà riappropriare in

seguito ad un atto di ritrasferimento (mandato senza rappresentanza è il contratto che lega mandante e mandatario).

176) Il mandato

il mandato è il contratto col quale una parte (mandatario) si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell'altra

(mandante).

178) Chi sono i soggetti giuridici?

In diritto il soggetto di diritto (o soggetto giuridico) è un essere o entità che in un determinato ordinamento giuridico può

essere parte di rapporti giuridici ed è quindi destinatario delle norme dello stesso ordinamento. Solitamente si parla di

persone fisiche e persone giuridiche.

180) Capacità giuridica: cos'è quando si acquista?

La Capacità giuridica è l’attitudine ad essere titolari di diritti e obblighi ovvero di rapporti giuridici (di situazioni

giuridiche).

La capacità giuridica per le PERSONE FISICHE si acquista con la nascita (principio fondamentale); la prova della

nascita viene fatta coincidere tradizionalmente con la prova dell’autonoma respirazione. Nessuno può essere privato

della capacità giuridica (prerogativa costituzionale).

Per l'ordinamento italiano la morte, la fine della vita si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni

dell’encefalo (morte celebrale).

Questo evento si può accertare in due modi:

- cessazione irreversibile del battito cardiaco e della respirazione (elettrocardiogramma piatto per 20 minuti).

- cessazione irreversibile delle funzioni dell'encefalo (stato di incoscienza, assenza di riflessi del tronco celebrale e di

respiro spontaneo,…)

Nel nostro sistema l'effetto principale della morte è l' estinzione della personalità anche dal punto di vista del diritto.

La PERSONA GIURIDICA, in quanto soggetto, è dotata di capacità giuridica. Come appare intuitivo, questa capacità

risulta più limitata di quella che fa capo alle persone fisiche. Occorre evitare di ritenere che la capacità delle persone

giuridiche sia puramente riferibile a rapporti di indole patrimoniale. Si afferma generalmente che la capacità giuridica

delle persone giuridiche è generale. Come è evidente non è tuttavia concepibile parlare di matrimonio, di filiazione, di

adozione. E' tuttavia configurabile la tutela (art. 354 cod. civ.). Anche alle persone giuridiche spettano inoltre i cosiddetti

diritti personalissimi, ovviamente in relazione alle caratteristiche dell'ente: così non v'è alcun dubbio che siano tutelati il

diritto al nome, alla riservatezza, all'integrità morale. Non avrebbe al contrario alcun senso parlare di diritto all'integrità

fisica o alla salute. Pure nell'ambito dei rapporti patrimoniali devono essere escluse quelle situazioni che non possono

far riferimento se non ad una persona fisica. Si pensi ai diritti di uso e di abitazione, la cui titolarità è connessa al

riferimento di parametri quali i bisogni della famiglia.

181) Quali procedure si seguono nel caso di scomparsa?

Sono dettate norme speciali per le persone scomparse in incidenti aerei, terremoti, naufragi o in guerra. Non potendo

provare che la persona esiste non si può ad esempio far valere il diritto di eredità (art. 70). Per quanto riguarda i

rapporti che fanno capo allo scomparso abbiamo tre fasi:

- nella prima e immediata fase il Tribunale può nominare un curatore che amministri i beni dello scomparso (art. 48); il

titolare del patrimonio rimane la persona scomparsa;

- dopo due anni si può chiedere la dichiarazione di assenza (art. 49) che consente l’apertura di un eventuale

testamento, ma non scioglie il matrimonio.

- dopo dieci anni si può chiedere la dichiarazione di morte presunta (art. 58 e ss.).

Dal punto di vista patrimoniale la sentenza produce gli stessi effetti della morte; si verifica l’apertura della successione.

182) Differenza tra domicilio e residenza.

il domicilio è il luogo in cui una persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi (non solo di natura

economica, ma anche personale, sociale e politica). Da questo si distingue il domicilio speciale o elettivo che viene

esplicitamente dichiarato dal soggetto come domicilio per una serie determinata di affari o atti. L’incapace di agire ha un

domicilio legale mentre il minore ha domicilio nel luogo di residenza della famiglia. La residenza è il luogo in cui la

persona ha dimora abituale. Non vi è definizione esplicita di dimora, per cui si intende il luogo in cui una persona abita

temporaneamente. Esempio: Marco è un tecnico informatico che esercita la propria attività a Pisa e abita stabilmente

con la propria famiglia a Lucca; attualmente si trova a Venezia per una vacanza di venti giorni. Egli ha (temporanea)

dimora in Venezia, è residente a Lucca ed è domiciliato a Pisa. La residenza è un fatto giuridico oggetto di pubblicità

nei registri anagrafici. Per le persone giuridiche si parla di sede.

183) Capacità di agire. Cos'è e come si acquista?

Con la maggiore età si acquista la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia stabilita un’età diversa. La


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale e management
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cikiwolta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Moriotti Bonetti Laura.

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