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Diritto privato

Appunti di diritto privato basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. D'Adda dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e legislazione d'impresa. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Istituzioni di diritto privato docente Prof. A. D'Adda

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ESTRATTO DOCUMENTO

1) Il soggetto scompare, c’è bisogno di gestire il suo patrimonio → i parenti vanno dal

giudice e chiedono un’autorizzazione, la nomina di un curatore del patrimonio che sia

autorizzato a gestire il patrimonio.

2) passano due anni dalla scomparsa, i congiunti posso andare dal tribunale e

chiedere la dichiarazione di assenza e succede che si cominciano ad attribuire i beni

agli eredi quindi si apre il testamento oppure per legge ereditaria. Gli effetti giuridici

sono però reversibili, quindi e assegnazioni sono provvisorie, possesso temporaneo

degli eredi che possono usarli, metterli a frutto ma non possono alterare la consistenza

dei beni stessi.

3) dopo 10 anni dalla dichiarazione di assenza sarà possibile chiedere la dichiarazione

di morte presunta, si presume che sia morto il soggetto anche se non è stato

recuperato il cadavere. Gli eredi saranno quindi titolari dei beni e il coniuge può

risposarsi. Se il morto presunto torna la regola prevede che se gli eredi hanno

consumato i beni ereditati, il morto presunto non ha diritti di rivendicazione; se invece

l’erede è ancora nella piena titolarità dei beni ereditati, cioè se ce ne sono ancora, il

morto presunto ha diritto a riprendere la piena titolarità di ciò che rimane. Per il

matrimonio invece rivive il primo matrimonio.

I luoghi della persona: domicilio e residenza. Per certe regole giuridiche è

necessario radicare una certa persona in un certo luogo tipo diritti elettorali, acquisto

di un bene… i criteri usati dalla legge per effettuare questo radicamento sono due:

domicilio e residenza. Residenza= luogo abituale di dimora, criterio usato soprattutto

per l’individuazione del giudice competente, esercizio diritti elettorali. Domicilio= sede

dei principali affari ed interessi. Il criterio del domicilio è più usato per le regole legate

a contratti, al diritto privato, perché tiene conto della sostanza dei miei interessi.

Possono anche coincidere.

16/03/2017

Capacità di agire: l’art. 2 del codice si occupa della capacità di agire intesa come la

capacità di compiere validi atti giuridici. Le capacità di stipulare un contratto, di

disporre per testamento dei propri beni: il problema è quello che il soggetto che pone

in essere questi atti, sia un soggetto che abbia la capacità e la consapevolezza della

portata di questi atti. Normalmente la capacità è esclusa ai soggetti che non hanno

acquisito una maturazione sufficiente per la disposizione del proprio patrimonio. Il

legislatore ha stabilito che la capacità di agire si acquista con la maggiore età= scelta

generale convenzionale. Il soggetto non maggiorenne quando deve compiere un atto

giuridico lo deve compiere per mezzo del proprio rappresentante (tipo i genitori).

L’ordinamento giuridico vuole avere chiarezza sul fatto che vi sia un criterio chiaro e

netto sicuro che individui dove inizi la capacità di agire e dove non ci sia; per trovare

questo criterio si affida ad un dato convenzionale che è la maggiore età, presumendo

che con la maggiore età si sia maturi abbastanza per la gestione della propria sfera

giuridica= presunzione su una convenzione. Il minore non ha capacità di agire, i suoi

atti sono fatti da un rappresentante e se il minore pone in essere degli atti giuridici,

questi possono essere annullati in quanto invalidi perché conclusi da un soggetto

incapace. Ci sono temperamenti:

a) prendere atto che il maggiorenne non è in concreto capace di provvedere ai propri

interessi: la soluzione c’è.

b) un minorenne non può in ogni caso acquisire la capacità di agire.

La soluzione al punto a): il maggiorenne incapace [sempre più diffuso a causa

dell’allungamento della vita]. I limiti di capacità sono una tutela per l’incapace. Ci sono

degli strumenti che consentono la sottrazione della capacità al maggiorenne incapace:

interdizione o inabilitazione o amministratore di sostegno usati quando viene accertata

l’incapacità legale di agire, derivante da una sentenza giudiziaria. Se nessuno va dal

giudice a chiedere interdizione o inabilitazione, nessun provvedimento toglie al

soggetto la capacità quindi in termini legali è capace. Se il soggetto capace

legalmente perché non interdetto o inabilitato stipula un contratto, esso può essere

annullato per la sua incapacità naturale/di fatto di intendere e di volere. Potrebbe

essere anche transitoria. Nel caso di incapacità naturale, l’annullabilità opera solo ad

una condizione: a condizione che la controparte fosse consapevole o in grado di

percepire l’incapacità della controparte. L’incapacità legale del maggiorenne può

passare da una procedura di interdizione o inabilitazione o da un provvedimento che

nomina un amministratore di sostegno.

Interdizione= strumento molto rigido, perché toglie integralmente la capacità al

“opera nel caso di abituale infermità di mente che rende

soggetto interdetto. Art. 414

incapaci di provvedere ai propri interessi”. Così succede che il maggiorenne è allo

stato di capacità di un minorenne. Sarà necessario un tutore nominato dal giudice

anche in ragione del tipo di incapacità.

Inabilitazione= quando l’incapacità non è così grave da dar luogo all’interdizione, si

provvede all’inabilitazione. Non c’è una totale negazione della capacità. Il soggetto

può fare atti di non ordinaria amministrazione solo attraverso il curatore e sono validi

se sottoscritti anche dal curatore. Mentre quelli di ordinaria amministrazione può farli

in autonomia.

Dal 2004 però il legislatore ha modificato il codice civile: ha introdotto un ulteriore

strumento utile nel caso di maggiorenni con problemi di capacità= amministratore

di sostegno. Amministratore di sostegno supplisce alla forte rigidità che i due sistemi

precedenti hanno con se’. Supera la rigidità di interdizione e inabilitazione per

prendere atto che spesso il soggetto maggiorenne incapace non è così incapace da

giustificare una completa negazione delle capacità ma ha bisogno di essere assistito in

determinati ambiti tipo in ambito giuridico. Preso atto che ci sono molti profili di

incapacità, si è introdotto l’amministratore di sostegno: il giudice non lascia o toglie la

capacità ma dispone la nomina di un soggetto e incarica questo soggetto, in base al

caso, di assistere l’amministrato solo per il compimento di determinati atti o attività. In

questo modo si riesce a perseguire una soluzione più duttile e meno radicale di quella

dell’interdizione e dell’inabilitazione. Per gli altri atti il soggetto conserva

integralmente la propria capacità. Oggi si sono ridotte interdizione e inabilitazione a

favore dell’amministratore di sostegno.

È possibile che il minorenne sia capace pienamente? Normalmente no, ma c’è

un’eccezione: il minore emancipato che avveniva quando il soggetto minorenne si

sposava e contraendo il matrimonio aveva la necessità di provvedere alla cura della

propria famiglia, con la necessità di lavorare, stipulare contratti ecc che richiedevano

la capacità giuridica. Oggi è molto poco diffusa l’emancipazione del minore. Poi ci sono

forme speciali di capacità: le leggi sul mercato del lavoro prevedono che dai 16 anni si

possano stipulare tipi di contratti di lavoro. I contratti che concludiamo quando siamo

minorenni, sono contratti di assoluta ed ordinaria amministrazione e quindi nessuno

avrà un interesse ad annullarli o comunque possono essere ritenuti fatti dal minorenne

in vece dei genitori.

L’interdizione di cui si è parlato fino a qui è quella che toglie capacità legale di agire ad

un soggetto che non è in grado di fare i propri interessi. Questa è diversa

dall’interdizione legale, che toglie capacità non perché il soggetto non è capace di

intendere ai propri interessi ma in logica sanzionatoria perché il soggetto è stato

condannato per un reato e l’interdizione legale risulta essere una pena accessoria alla

condanna penale; dura un determinato numero di anni correlato all’entità della pena

principale → il soggetto non può ricoprire determinate cariche.

Ad essere rappresentante del minorenne è di solito il genitore, anzi sono entrambi i

genitori. Profili della podestà dei genitori: diritti e obblighi. Hanno il diritto e dovere

di mantenere ed educare i figli, diritto di controllare i beni dei figli, in taluni casi però è

necessario il consenso del giudice per determinate operazioni perché non devono fare

i propri interessi ma quelli dei figli. Hanno usufrutto legale dei beni dei figli e la

rappresentanza legale dei figli.

Poteri simili, anche se meno intensi, di rappresentanza e amministrazione spettano ai

tutori. Il tutore ha poteri analoghi a quelli dei genitori, i controlli che il tribunale fa

però sono più intensi di quelli esercitati sui genitori. Il tutore può essere revocato se

inadeguato. L’altra figura di tutore è quella affiancata all’interdetto. Nominati in due

casi:

a) minorenni che perdono i genitori

b) genitori dichiarati decaduti dalla potestà genitoriale.

La persona giuridica:

molto spesso gli attori delle relazioni giuridiche sono enti costituiti da persone fisiche

ma che diventano soggetto di diritto autonomi rispetto alla pluralità di soggetti che lo

costituiscono. Più persone si mettono assieme per realizzare certi affari o perseguire

certi scopi perché mettendosi assieme riescono a perseguire meglio questi scopi

rispetto a quanto avrebbero potuto fare da soli. Bisogna distinguere due grandi

famiglie di enti: enti che perseguono uno scopo di lucro e enti che non perseguono

uno scopo di lucro. Gli enti a scopo di lucro sono le società, di cui si tratta nel diritto

commerciale. Gli enti che non perseguono uno scopo di lucro, soggetti del diritto

privato, non distribuiscono il profitto tra i soci dell’ente.

Gli enti sono: associazioni che hanno pluralità di soggetti, fondazioni (sempre

riconosciute) e comitati; in questi ultimi due è più forte il patrimonio destinato ad uno

scopo.

I criteri distintivi: nell’associazione è centrale il fatto che molte persone si mettono

assieme per raggiungere uno scopo e più sono, più sarà perseguito → elemento

personale è centrale (es: sindacati, partiti politici, ex studenti, associazioni culturali

per attività ricreative). L’organo principale è l’assemblea perché si ritrovano gli

associati per decidere delle scelte della vita associativa.

La fondazione potrebbe essere anche costituita da un solo soggetto o per testamento;

non è centrale la pluralità ma l’esistenza di un patrimonio destinato ad un scopo (es:

musei, teatri, collegio universitario). Organo centrale è quello che gestisce il

patrimonio cioè l’organo amministrativo/amministrazione. Questo ha un effetto: gli

scopi dell’associazione e le modalità di realizzarli, li decide l’assemblea, anche

modificando ciò che era stato precedente deciso; nella fondazione è più difficile

modificare gli scopi perché il patrimonio non può essere distratto dal suo scopo per

fare cose diverse. La modalità per diventare soci di un’associazione dipende da caso a

caso. Chi controlla gli amministratori della fondazione? La legge prevede che le

fondazioni quando vengono costituite debbano sempre passare per un controllo

pubblico fatto dalle prefetture, il quale controllo si applica anche nel caso della verifica

dell’operato degli amministratori. All’origine della fondazione ci sono: atto di

fondazione e conferimento di un patrimonio.

Il comitato è un ente che si costituisce per raccogliere e costituire un patrimonio che

una volta raccolto verrà poi destinato ad un determinato scopo; la differenza con la

fondazione è che in questa il patrimonio è dato alla costituzione, mentre nel comitato

viene costituito dopo. Il comitato chiede offerte (=oblazioni), poi destinate allo scopo

secondo le modalità previste.

Come nascono gli enti? Accordo per associazioni e comitati fra più soggetti; le

fondazioni possono nascere con accordo ma anche con un atto unilaterale.

Atto costitutivo= il contratto o atto unilaterale che documenta il negozio costitutivo

del nuovo ente, quello che fa nascere il nuovo ente. Più persone che vogliono

costituire una fondazione vanno dal notaio ed egli accerta che sono presenti queste

persone che dichiarano di voler costituire la seguente associazione con la seguente

finalità → esplicita l’accordo, la volontà delle parti nel costituire un nuovo soggetto del

diritto. Deve risultare nell’atto il nome del nuovo ente, lo scopo dell’ente, la sede

dell’ente e il patrimonio che viene attribuito dai fondatori o di costituenti l’ente

medesimo. Questo perché questo contratto regola rapporti patrimoniali e fa nascere

un nuovo soggetto di diritto e quini serve sapere tutte queste cose e che siano

attestate davanti ad un notaio che accerta che tutte queste cose ci siano. L’atto

costitutivo fa nascere l’ente mentre lo statuto regola la vita dell’ente: dice quali sono

gli organi, le modalità, come vengono ammessi nuovi soci ecc. Gli enti potrebbero

avere due diversi status:

1) potrebbero chiedere il riconoscimento all’autorità pubblica

2) potrebbero non chiedere alcun tipo di riconoscimento.

La differenza tra le due possibilità è che se l’ente chiede di essere riconosciuto allora

acquisterà personalità giuridica, se l’ente non chiede di essere riconosciuto non

acquista la personalità giuridica. Se acquista personalità giuridica c’è un effetto

pratico che si consegue che è l’autonomia patrimoniale dell’ente= il patrimonio

dell’ente è separato dal patrimonio dei singoli associati o dei singoli soggetti che

hanno costituito l’ente. Se l’ente non è stato riconosciuto non c’è autonomia

patrimoniale e quindi un eventuale creditore può chiedere il pagamento del debito non

solo all’associazione ma ad alcuni dei singoli associati. L’autonomia è un vantaggio per

i costituenti l’ente perché nel caso esso abbia debiti, il creditore non può chiedere il

pagamento alle singole persone fisiche che hanno costituito l’ente perché i due

patrimoni sono distinti. Quando si costituisce un ente bisogna capire se farlo

riconoscere o meno. Se seguo la strada del riconoscimento, ci saranno controlli

maggiori ma ci sarà il vantaggio dell’autonomia patrimoniale dell’ente. Se invece non

si fa riconoscere ci sarà il vantaggio di non essere così controllato ma non avrò

autonomia patrimoniale. Il vantaggio di autonomia patrimoniale è subordinato al

riconoscimento perché nel riconoscere, l’autorità fa controlli riguardo la consistenza

del patrimonio e può intervenire nel caso ci siano irregolarità finanziarie. Art. 38 del

codice dice che nel caso in cui l’associazione non sia riconosciuta, il creditore di questa

può chiedere il pagamento anche agli associati ma solo nei riguardi degli associati che

abbiano stipulato il contratto per conto dell’associazione da cui è nato quel debito. Se

manca il riconoscimento dell’autonomia patrimoniale, si può chiedere il pagamento a

tutto il comitato.

Le fondazioni sono sempre riconosciute a differenza degli altri perché il patrimonio è

molto grosso e importante e non c’è una assemblea che controlla l’operato della

fondazione.

Anche gli enti senza riconoscimento della personalità giuridica, sono comunque

soggetti di diritto perché hanno piena soggettività giuridica.

Personalità giuridica= enti che godono di autonomia patrimoniale perfetta, cioè che

rispondono alle loro obbligazioni solo con il patrimonio.

Soggettività giuridica= appartiene all’organizzazione cui l’ordinamento attribuisce

la capacità giuridica di essere titolare di situazioni giuridiche soggettive di contenuto

sostanzialmente analogo rispetto a quello delle situazioni giuridiche accessibili alla

persona giuridica.

Come si ottiene il riconoscimento? Nel passato era una procedura complicata, previo

un controllo a livello centrale del ministero degli interni e riconosciuta con un formale

decreto del presidente della repubblica. Adesso avviene con l’iscrizione nel registro

delle persone giuridiche previa una domanda al prefetto, che dichiara e ammette

all’iscrizione, ma i controlli pubblici sono molto più blandi.

Nel 1997 è avvenuta l’abrogazione dell’art 17 del codice civile che diceva che tutti gli

acquisti della persona giuridica di beni immobili, dovevano essere autorizzati

dall’autorità governativa= abrogazione delle limitazioni alla capacità giuridica degli

enti.

La vita dell’ente senza scopo di lucro ha un inizio con l’atto costitutivo e può avere una

fine secondo le seguenti modalità:

- Spesso nell’atto costitutivo potrebbe essere prevista una durata dell’ente;

- L’assemblea decide di estinguere l’ente;

- Quando lo scopo dell’ente è stato raggiunto o è divenuto impossibile; se restano

soldi, l’autorità pubblica dice di usarli per altre finalità senza eliminare l’ente;

- Nel caso dell’associazione, se mancano gli associati o se il numero degli

associati non è sufficiente.

Quando si estinguono restano dei problemi: il patrimonio, se resta? Anche debiti e

crediti → problema di liquidazione: viene costituito un organo che incassa i crediti,

paga i debiti, liquida i beni residui. Quando i beni sono liquidati e restano dei soldi,

questi vanno:

- A chi era previsto nell’atto costitutivo;

- A chi decide l’assemblea;

- Alla pubblica autorità che decide a chi darli.

Riassumendo per costituire un ente servono:

I soggetti: persone fisiche che costituiscono la persona giuridica: devono essere in

genere più di uno, tranne per la fondazione.

Patrimonio: necessario per lo svolgimento dell’attività.

Scopo: sempre non di lucro

Organi: centrale l’assemblea nell’associazione mentre centrale l’amministrazione per

gli altri

Riconoscimento giuridico dell’ente

Pubblicità.

17/03/17

I diritti della personalità: a questi diritti è dedicato il libro primo del codice civile.

L’art.6 (fino al 9) tratta il diritto al nome (sia al nome che al cognome). Ogni persona

ha diritto al nome che gli è stato affidato dalla legge. Non sono ammesse modifiche al

nome se non nei casi e nelle formalità stabilite dalla legge. Il nome viene tutelato dalla

legge perché qualcuno potrebbe rubare l’identità. L’art. 7 infatti si occupa della tutela.

Emergono tre condotte in questo articolo:

-contestazione, se un marito separato (ancora coniuge perché non divorziato) contesta

l’uso del proprio cognome alla moglie;

-usurpazione, l’uso indebito del nome da parte di altri;

-utilizzazione abusiva, variante dell’usurpazione, in questo caso utilizzazione abusiva

del nome.

Le tutele sono le seguenti:

-richiesta della cessazione del fatto lesivo, riguarda l’ambito futuro, va a colpire la

fonte in modo che in futuro non avvenga nuovamente il fatto (tutela inibitoria);

-richiesta del risarcimento del danno, riguarda l’ambito passato, essa porta al

pagamento di una somma, è una tutela che vuole rimediare a dei fatti dannosi del

passato;

-richiesta della pubblicazione della sentenza= rendere nota la violazione.

Chi sono i legittimati attivi (chi mette in atto la tutela)? Il titolare e se sussistono certi

interessi anche altri soggetti (famiglia).

diritto all’immagine.

L’art. 10 parla del Qui si prevede il divieto di esporre o pubblicare

l’immagine altrui senza il consenso dell’interessato e nei limiti dati dall’interessato. Ci

sono dei casi in cui la legge consente di utilizzare le immagini per alcune ragioni

specifiche, secondo ragioni giudiziarie (foto di un ricercato) o ragioni di notorietà

(entro alcuni limiti). Anche in questi tuttavia devono essere utilizzate le immagini per

fini diversi da quelli commerciali e in ogni caso non si può ledere l’onore e la

reputazione del soggetto, salvo nel diritto di cronaca (ma il fatto deve essere vero e

esplicitare il fatto in maniera veritiera). Nel 1948 è entrata in vigore la carta

costituzionale che all’art. 2 esplicita che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti

inviolabili dell’uomo: fondamento base di nuovi diritti della personalità. L’uomo nasce

con dei diritti naturali già dalla nascita. Anche l’art.2 contiene una clausola per i diritti

sopra elencati.

Caratteri dei diritti della personalità:

-necessarietà, i diritti della personalità sono dei diritti che si acquisiscono dalla

nascita (acquisisce anche la capacità giuridica).

-assolutezza che è un carattere che si applica ai diritti reali, cioè i diritti che si fanno

valere verso tutti

-imprescrittibilità, questi diritti non possono mai cadere in prescrizione (per i diritti

del nome non esiste la prescrizione).

-indisponibilità, uno non può non disporre un proprio diritto, non vi si può rinunciare

anche se si può permettere l’utilizzo sempre maggiore del diritto da parte di altri

-non patrimonialità, perché tutelano i valori della persona non suscettibili di

valutazione economica.

Diritto alla vita ed all’integrità fisica: il diritto alla vita è un diritto presupposto.

Dal 1978 è stata creata la legge 194 che è la legge sull’aborto. Il soggetto che è stato

concepito è tutelato davanti alla legge ed è un reato interrompere la gravidanza da

parte di terzi se la donna non è consenziente. Si concede alla madre, però, di avere

una diversa regolamentazione prima che siano decorsi 90 giorni dal concepimento. Nei

primi 90 giorni è più facile interrompere la gravidanza, alcune cause possono essere

patologie del nascituro o salute psichica e fisica della madre.

Il concepito può essere già chiamato a succedere ancora prima della nascita.

La tutela esiste se ad operare è un altro: nascono quindi le ipotesi di omicidio del

consenziente o collaborazione al suicidio.

Per quanto riguarda l’eutanasia parliamo di un malato terminale, nessuno può essere

obbligato a essere curato contro la sua volontà.

Il problema sorge con un’incoscienza.

L’autodeterminazione

I profili di indisponibilità parlano dell’integrità fisica.

Il problema dell’art.5 sostiene il divieto degli atti cui segue una lesione permanente.

Atti che riguardano alcuni alcune parti del proprio corpo.

Io posso cedere parti del mio corpo che non sono necessarie per la mia vita (unghie,

capelli).

Ci sono delle regole specifiche che consentono la donazione di organi.

In uno stato di incoscienza consiste un problema, disciplina silenzio-assenso.

Si è obbligati dalla legge a cure sanitarie per quanto riguarda i vaccini.

Il diritto alla integrità e dignità morale

Si fa riferimento alla sfera dell’onore e della reputazione, specie lesi da condotte

integranti i reati di ingiuria e diffamazione.

Possono infatti, nascere conflitti di interesse.

Per quanto riguarda l’attività giornalistica esiste la libera manifestazione del proprio

pensiero, ma esso deve tutelare l’onore delle persone citate.

Diritto all’identità personale

Emerge il tema dell’integrità personale, la generalità dei propri caratteri.

Essa conduce ad una tutela risarcitoria.

Diritto alla riservatezza

Il diritto alla riservatezza si concentra sul tema della privacy.

Esiste il potere di vietare che altri facciano circolare informazioni personali.

Esistono due profili:

-diritti a non subir interferenze nella propria sfera;

-controllo di divulgazioni di notizie su se stessi.

Parliamo quindi della legge sulla privacy che consiste nella disciplina che tratta i dati

personali raccolti nelle banche dati.

Esse necessitano del consenso del soggetto interessato, salvo casi in cui i dati sono

già pubblici.

Necessaria è anche la l’autorizzazione garante nel caso di dati particolarmente

sensibili (razza, convinzioni politiche, religione).

23/03/17

I diritti reali= diritti assoluti che hanno ad oggetto un diritto che un soggetto ha su

una cosa. Reale deriva da res. Normalmente un diritto reale pensiamo al godimento,

ad un diritto che consenta la facoltà di godimento della cosa medesima. La maggior

parte sono infatti diritti di godimento es: di proprietà, o su cosa altrui. I diritti reali

possono anche non consentire una facoltà di godimento di una cosa: diritti reali di

garanzia es: pegno e ipoteca.

I diritti reali di godimento: i caratteri dei diritti reali:

-sono diritti assoluti, fatti valere verso chiunque → chiunque rechi molestia ad un mio

diritto reale, può essere richiesto di cessare questa attività di molestia; sono opponibili

erga omnes (assolutezza)

-normalmente hanno ad oggetto l’utilizzo di una cosa, tuttavia non sempre: come i

diritti reali di garanzia che non hanno ad oggetto un diritto immediato di godimento su

una cosa (immediatezza)

-posso opporre il mio diritto a chiunque possieda o vanti diritti sulla cosa → es: io sono

proprietario di un terreno e qualcuno lo possiede, ma io posso far rivalere il mio diritto

di proprietà e riaverlo (inerenza)

-se io penso ad un bene, su ogni bene io dico che è di qualcuno, che è proprietario di

quel bene. Significa che su ogni bene c’è un soggetto che è proprietario che ha diritto

su quella cosa che si chiama diritto reale di proprietà. Se però io dico che su un bene,

oltre alla proprietà, ci possono essere altri diritti reali sulla cosa diversi dalla proprietà

tipo usufrutto o servitù di passaggio. Questi diritti reali diversi dalla proprietà, nei fatti

costituiscono un limite rispetto al diritto principale del proprietario. Se io immagino

che esistano anche diritti reali diversi dalla proprietà vuol dire che immagino che altri

soggetti abbiano diritti sulla mia cosa che hanno carattere reale. È un diritto sulla cosa

altrui/di proprietà altrui → diritto di godimento sulla cosa che è però limitativo del

diritto di proprietà altrui. I diritti reali di godimento diversi dalla proprietà significa

immaginare diritti reali in capo a soggetti che non sono proprietari della cosa. Questi

numerus clausus,

diritti costituiscono un esistono solo se determinati dalla legge. È la

legge che dice quali sono i diritti reali diversi dalla proprietà e se esistono. Il diritto è

direttamente sulla cosa: non è mediato ma immediato. Se il vicino che mi consentiva

di passare sulla proprietà se ne va, io dovrei chiedere al nuovo vicino di ripassare MA

NON è COSì perché il diritto è immediato sulla cosa. Ciò significa che il mio diritto è sul

terreno e anche se cambia il proprietario, il mio diritto di servitù di passaggio continua

ed è opponibile a tutti i futuri proprietari= diritto di sequela= il diritto segue il fondo a

prescindere da chi ne diviene titolare.

La proprietà: art. 832: il diritto di proprietà dà diritti illimitati sulla proprietà nei limiti

dell’ordinamento giuridico. Esso limita ma senza alterare l’idea di una proprietà che

tendenzialmente deve trovare un oggetto di godimento importante. Il godimento

significa il trarre utilità dalla cosa. Il potere di disposizione: facoltà di trasferire il

diritto. Esclusività: escludo terzi che molestino il mio diritto di godimento. La pienezza

ha anche un effetto: la proprietà è imprescrittibile, anche se io non godo direttamente

del bene, se lo lascio abbandonato, io non perdo la proprietà perché nella pienezza del

diritto del proprietario c’è la libertà di scegliere di tenerlo come voglio. Cd ius in re

propria.

L’estensione del diritto di proprietà: si estende nei limiti dei confini della mia area che

delineano il limite orizzontale. In linea verticale art. 844 dice che non c’è un limite

perché il diritto di proprietà si estende concettualmente dal sottosuolo al cielo. L’840

dice che se le attività del sottosuolo o soprassuolo non turbano le attività del singolo, il

singolo non può opporsi.

Limiti art 832 facoltà di godere in modo pieno ed esclusivo salvo i limiti previsti

dall’ordinamento giuridico. Dopo art 832 vengono disciplinate le limitazioni al diritto di

proprietà: possiamo distinguere limitazioni che sono più nell’interesse privato dei vicini

oppure limitazioni nell’interesse pubblico (iura in re aliena). Art 844 regola e disciplina

le immissioni, esalazioni, rumori… che dalla mia proprietà si diffondono nell’area

circostante → non violo direttamente il fondo del vicino, io faccio qualcosa nel mio

fondo ma questa attività del mio fondo ha una ricaduta indiretta (=esternalità

negativa) sui terreni circostanti. La soluzione individuata dal legislatore ha queste

caratteristiche: si dice che le immissioni normali non possono essere fatte cessare

perché limiterebbe il diritto di proprietà e perché in via reciproca è necessario che

ciascuno tolleri immissioni tollerabili (es: rumori dell’officina, rumore del pianoforte…).

Il problema è quando le immissioni superano la normale tollerabilità e si può chiedere

un ordine di cessazione della immissione intollerabile al giudice: il giudice nel caso

concreto decreterà in cosa consiste la normale tollerabilità tenendo conto della priorità

di un determinato uso, dello stato dei luoghi. Se le immissioni ledono il diritto alla

salute del vicino, sarà anche più rigorosa la cessazione.

Altro limite sono le distanze tra costruzioni: art 873 regola le distanze e stabilisce che

le costruzioni su fondi confinanti se non sono unite o aderenti devono essere tenute a

distanza non minore di tre metri. Se ci sono due terreni, il primo che decide di

costruire può costruire ovunque. A sua volta il secondo deve costruire a tre metri dalla

costruzione del primo oppure se la prima costruzione è sul confine, il secondo può

costruire attaccato alla costruzione del primo. La finalità è evitare che si costruiscano

immobili con poca distanza tra l’una e l’altra lasciando delle intercapedini.

Altra limitazione: luci e vedute. La luce: è quando ci sono delle aperture sui muri o sul

tetto che consentono l’immissione di luce e di aria ma senza consentire la vista verso

l’esterno → non ci sono obblighi di rispetto di distanze ma se la apro nel muro

confinante, saprò che se il vicino decide costruire in aderenza, il vicino ha il diritto di

chiuderlo. Le vedute: distanza minima 1,5 m dal confine non tra costruzione. Se uno

non osserva queste regole si può ottenere la condanna alla distruzione di queste

costruzioni.

Limiti di carattere pubblicistico: limiti urbanistici allo sfruttamento edilizio della

proprietà, limiti coincidenti con le misure di espropriazione.

a) diritto di godere in modo pieno ed esclusivo → ma sono state introdotte una serie di

discipline urbanistiche che limitano la possibilità di costruire su terreni di proprietà

privata senza un processo autorizzativo

b) espropriazione nell’interesse pubblicistico. Succede che lo stato ha avuto bisogno di

costruire opere pubbliche, per farlo hanno bisogno di spazio che derivano da

appezzamenti di proprietà privata. È quindi prevista l’espropriazione. Il problema è

capire quanto spetta all’espropriato a titolo di indennizzo. Se i terreni vengono pagati

al prezzo di mercato, l’opera pubblica costa tantissimo; bisogna quindi capire se

l’indennizzo possa essere inferiore al prezzo di mercato in ragione dell’utilità della

collettività. Si è giunti a scelte legislative che hanno ridotto in maniera troppo

significativa gli indennizzi e hanno autorizzato indennizzi quasi simbolici, molto

inferiori al valore di mercato → sono state dichiarate incostituzionali. Oggi il valore

della quantità indennizzabile non possono essere ridotti in modo tale da dare un

indennizzo simbolico → rasentano i valori di mercato del bene espropriato.

Modi di acquisto della proprietà: a titolo derivativo o a titolo originario. Nel caso di

titolo derivativo bisogna accertare che il precedente proprietario sia effettivamente

proprietario, poi stipulo un contratto. Gli acquisti a titolo originario: occupazione,

invenzione, accessione e usucapione.

Quando parliamo di titolo originario, parliamo di casi in cui un soggetto è il primo

proprietario di un bene nuovo ma quando in termini giuridici parliamo di acquisto a

titolo originario non solo di beni nuovi ma anche di beni vecchi non a titolo derivativo

perché è irrilevante il precedente titolare.

Occupazione: acquisto di beni vecchi a titolo originario art. 923, delle cose

 abbandonate che sono sempre MOBILI, è il modo di acquisto della proprietà di

cose abbandonate, anche caccia e pesca.

Invenzione: acquisto a titolo originario di cose vecchie: non cose abbandonate

 ma smarrite. Se ne diventa proprietari all’esito di una minuziosa procedura che

comporta che il ritrovatore debba portare l’oggetto in comune, dove il

proprietario potrebbe recuperarlo. Se però dopo un anno, nessuno si va avanti,

la legge prevede che la cosa appartiene a chi l’ha trovata. Se ritorna il

proprietario, il ritrovatore ha diritto ad un pagamento del 10% del valore del

bene. Il tesoro invece se viene trovato dal proprietario del fondo appartiene a

lui, se invece lo trova qualcun altro spetta per metà al proprietario del fondo e

per metà al ritrovatore.

Accessione: acquisto originario di cosa nuova: la regola dell’accessione:

 principio in base al quale il legislatore prende in considerazione l’ipotesi in cui

sia costituito un bene nuovo. Generalmente esso è costituito da più beni che si

mettono assieme: forza lavoro, materiali per la costruzione, terreno dove

edifico. La regola dice che normalmente quando si costituisce un bene nuovo da

questi bene, il proprietario del bene nuovo sarà il proprietario del più importate

tra i beni che sono serviti a costruire il bene nuovo, salvo il fatto che egli sia

tenuto a indennizzare coloro che hanno messo gli altri materiali senza divenire

proprietari del bene nuovo.

3 casi di accessione disciplinati dal legislatore:

-cessione in senso stretto: ipotesi importante art. 934: tutto ciò che sta/viene costruito

sopra o sotto il suolo, appartiene al proprietario del suolo. Se non ci fosse il contratto

di appalto da cui deriva il prezzo, esiste una regola che sancisce che il fatto che

l’impresa abbia messo mezzi e forza per costruire la casa che è comunque di mia

proprietà, mi obbliga a pagare il prezzo dei materiali e il costo del lavoro.

-unione o commistione: art. 939 quando più cose appartenenti a diversi proprietario,

sono state unite o mescolate per costituire un bene unitario, se sono separabili si

separano, se non sono separabili il proprietario della cosa principale acquista il bene

ma ha l’obbligo di pagare gli altri

-specificazione: unione tra materia e forza lavoro. Se taluno ha usato una materia che

non era sua, per costruire una cosa, ne acquista la proprietà pagando al proprietario il

prezzo della materia salvo che il prezzo della materia superi notevolmente il prezzo

della manodopera. Es: 1) c’è un artigiano a cui chiedo di costruirmi una lastra

rettangolare di marmo; il marmo glielo procuro io, lui deve solo squadrarla. 2) Vado da

uno scultore e gli chiedo una scultura e gli porto io il marmo. In entrambi i casi ci si

accorda per quanti soldi devo dare all’uno e all’altro. Ma qual è la logica per cui do più

soldi al secondo o al primo? La specificazione mette assieme forza lavoro e materia

prima per creare una cosa nuova e la norma dice che se è più importante la materia

prima della forza lavoro, concettualmente chi è proprietario della lastra di marmo

squadrata resta proprietario della lastra perché il marmo costa più del lavoro di

squadratura. Nel secondo caso invece l’artista rende il marmo con molto più valore

perché la sua forza lavoro fa sì che sia superiore alla materia prima che io favorisco.

Quindi pago di più la statuetta perché è come se comprassi una cosa che all’esito della

lavorazione è dell’artista, l’artista è proprietario a titolo perché la sua manodopera

valeva di più del mio marmo, quindi io lo acquisto dall’artista.

Accessione invertita: art. 938 vuol dire che se io costruisco su un fondo che non è il

mio, io divento proprietario del fondo e dell’immobile. Succede quando io sto

costruendo sul mio terreno e io in buona fede debordo sul terreno del vicino e il vicino

non si oppone entro tre mesi dal giorno in cui è iniziata la costruzione; se viene

provata la buona fede e la non opposizione, il proprietario del palazzo diventa quello

che ha debordato ma deve risarcire il danno e pagare il doppio del valore del pezzo

“rubato”.

Il proprietario è limitato da qualcun altro tipo passaggio sul mio terreno, viene meno

l’esclusività. Finché c’è un diritto di servitù è come se la proprietà sia compressa e

limitata. Il diritto reale su cose altrui potrebbe avere durata limitata e potrebbe venire

meno, se viene meno allora in via automatica quella compressione del diritto di

proprietà viene meno e si riespande la pienezza del diritto di proprietà= elasticità del

diritto di proprietà. Dopo tot anni ricompro il terreno quindi non si parla più di diritto di

servitù perché divento proprietario.

Diritti reali di godimento

Usufrutto: art 881 l’usufruttuario ha diritto di godere della cosa, l’unico limite è che

deve rispettarne la destinazione economica; deve essere dirigente del godimento, ma

quando l’usufrutto si estingue, è costretto a restituire la cosa al proprietario. Il

proprietario è compresso tantissimo, perché il proprietario non può fare nulla. La

facoltà di godimento integralmente spetta all’usufruttuario= nuda proprietà del

proprietario. Conviene comprare una nuda proprietà perché risparmio all’acquisto e

perché l’usufrutto è a tempo necessariamente determinato e non può mai avere

durata superiore alla vita dell’usufruttuario e nel caso di persone giuridiche, non più di

30 anni, quindi prima o poi ne sarò pienamente proprietario. Il valore della nuda

proprietà non è correlato al potere ma al potere di compressione del pieno diritto di

proprietà. La durata art. 879.

30/03/17

L’usufrutto devolve ad un soggetto diverso dal proprietario, un godimento quasi pieno

della cosa, al punto che il proprietario ha la cosiddetta nuda proprietà; non ha un

godimento nemmeno indiretto del bene come potrebbe essere la riscossione di un

canone di affitto. Se io metto in affitto casa mia, faccio un contratto di locazione. Il

contratto di affitto di una casa si chiama contratto di locazione, l’affitto invece è per i

terreni. Con l’usufrutto, l’usufruttuario ha un diritto diretto e plenario sul bene; io

proprietario non posso goderne per nulla. Quando riscuoto l’usufrutto magari pago per

averlo, oppure lo eredito, ma poi non pago più niente, come potrebbe succedere se

fossi in affitto, e ne ho pieno diritto reale. L’affitto invece concede il diritto da parte del

proprietario all’affittuario mese per mese dietro pagamento del canone. L’usufrutto è

un diritto reale, un diritto di credito è invece, ad esempio, l’affitto. Nell’usufrutto il vero

proprietario tornerà ad interessarsi del bene solo quando scadrà l’usufrutto, nel

frattempo non ha alcun diritto. L’usufrutto lo esercito a prescindere dalla

collaborazione del proprietario. L’usufrutto nasce con:

-contratto (es: la vecchia vende la nuda proprietà, chi lo compra le cede però

l’usufrutto su quel bene → la vecchia porta a casa i soldi della nuda proprietà, che di

solito sono meno del prezzo di mercato, e siccome ha anche l’usufrutto lei continua a

godere della casa esattamente come prima);

-disposizione testamentaria (es: marito muore lasciando moglie e figli, lascia in eredità

in parti uguali i propri beni ma vuole evitare che i tre figli possano decidere di vendere

la casa dove la madre abita ancora e dividersi i ricavi, per evitarlo succede che il

marito lascia in eredità ai 4 ma lascia l’usufrutto alla moglie di modo tale che la moglie

non è solo proprietaria di ¼ del bene, ma ha anche un usufrutto. Prima la legge

prevedeva che addirittura fosse intrinseco nel testamento che la moglie avesse

l’usufrutto.).

L’usufrutto si estingue, non la proprietà:

-per prescrizione quando per 20 anni non c’è l’uso della cosa;

-per confusione, cioè quando l’usufruttario acquista la nuda proprietà. Si chiama per

confusione perché non esiste più distinzione tra nuda proprietà e usufrutto (es: molti

appartamenti in usufrutto a un nipote, poi la zia muore e morendo lascia la nuda

proprietà al nipote che aveva usufrutto → si costituisce piena proprietà);

-quando il bene in usufrutto viene distrutto.

Uso e abitazione: sono sottospecie di usufrutto perché si hanno quando viene

attribuito al soggetto usuario (titolare del diritto di uso e di usufrutto) la possibilità di

godere della cosa data in uso o della cosa su cui è istituito un diritto di abitazione ma

questo godimento non è senza limiti come l’usufrutto → l’uso è permesso solo in via

personale o per l’interesse del proprio nucleo famigliare. Ci sono dei casi in cui

usufruttuario dà in affitto il bene di cui è in usufrutto perché può, avendo pieni diritti

sul bene. La differenza tra usufrutto e uso ed abitazione, è che negli ultimi due non

può allocarla. (es: la zia lascia in eredità dei beni ad un nipote un po' pazzo quindi la

zia lascia la casa al nipote attribuendo solo il diritto di abitazione → il nipote ha la casa,

ma se gli attribuisse la casa egli potrebbe affittarla e venderla. Così facendo invece il

nipote può solo viverci.)

Diritto di superficie: diritto reale su cosa altrui. Art. 934 accessione: se costruisco

su un terreno, il proprietario del terreno diventa anche proprietario della cosa

costruita. Il diritto di superficie è un’eccezione a questa regola: consente la scissione

tra la proprietà del terreno e la titolarità superficiale del bene costruito sul bene

(=terreno) altrui; è una deroga alla disciplina generale dell’accessione. Si distingue in:

-diritto di costruire sul luogo altrui (divento proprietario di ciò che costruisco, non del

terreno)

-alienazione della proprietà già esistente sul bene altrui.

Non è molto usato, ma spiega certi istituti (es: nel condominio applichiamo il diritto di

superficie perché siamo proprietari esclusivi di porzioni di piano condominiale ma il

titolare del suolo siamo tutti quanti → c’è un pezzo di costruzione che è di mia titolarità

che sorge su un suolo che non è totalmente di mia proprietà). Il diritto di superficie

può essere a tempo determinato: allo scadere del termine il diritto si estingue e il

diritto di proprietà della costruzione va al proprietario del suolo. La prescrizione per

non uso è ventennale.

Enfiteusi: è un diritto reale scomparso: fondo concesso agli enfiteuti che erano

contadini che avevano un pieno diritto sul fondo con il diritto a trattenere frutti e

avevano obbligo di pagare un canone e di migliorare il fondo ma la gestione era

autonoma. Avevano durate temporali elevatissime. È venuta meno perché i contratti di

enfiteusi non prevedevano più termini temporali finiti e i canoni da pagare e si sono

tradotti in piene proprietà. “peso imposto sopra il fondo per

Le servitù prediali: art. 1027 e seguenti. È un

l’utilità di altro fondo appartenente a diverso proprietario” . Il fondo è gravato di un

peso, non il proprietario. Quello avvantaggiato non è il proprietario del fondo su cui

grava il peso, ma il fondo vicino → è un rapporto tra fondi e il peso della servitù è un

diritto sulla cosa, sulla resa, diritto reale. Il fondo avvantaggiato si chiama fondo

dominante, quello svantaggiato si chiama fondo servente. Caso classico: servitù di

passaggio (es: fondo A e fondo B. Dal fondo A si può passare dal fondo B per accedere

alla strada pubblica). Il fatto che si tratti di rapporti tra fondi ha delle conseguenze:

- i fondi devono essere vicini, non necessariamente confinanti. Significa che i due fondi

quantomeno debbano entrare in una qualche relazione materiale;

- ad essere gravato è il fondo quindi il proprietario del fondo servente è obbligato a

tollerare che il proprietario del fondo dominante, per esempio, passi sul fondo

servente. Il proprietario del fondo servente non ha obbligo a fare, ma a tollerare. Deve

sopportare il passaggio.

L’obbligo del fondo servente e la pretesa del fondo dominante non sono un rapporto

tra i proprietari ma attengono alla relazione tra i fondi e se cambiano i proprietari non

cambia niente perché è un rapporto tra fondi (es: il fondo A è servente del fondo B per

una servitù di passaggio. Se il proprietario del fondo A cambia, non cambia il fatto che

il fondo sia servente per B). Per questo motivo i diritti di servitù vanno registrati in

modo che quando io lo compro, so che questo fondo ha un peso= diritto di sequela,

che caratterizza i diritti reali su cosa altrui.

Le servitù personali: due titolari di fondi possono anche accordarsi per creare tra

loro obblighi personali tipo diritti di credito (es: io ho un fondo, e il vicino un altro. Io ho

una serie di arbusti belli sul confine, se il proprietario b li apprezza mi chiede se posso

curarli anche dalla sua parte dietro pagamento. Questo è un debito personale non un

peso sul fondo/servitù prediale).

Come nascono le servitù: contratto, testamento, coattivamente, per usucapione o per

destinazione del padre di famiglia.

-Coattivamente: servitù coattive: ipotesi in cui le servitù possono essere costituite

anche se il titolare del fondo servente non è d’accordo → es: io ho interesse a passare

sul fondo di un altro perché la strada è più breve, vado dall’altro e chiedo la

concessione della servitù di passaggio dietro pagamento. Se lui accetta okay, se non

accetta ci sono dei casi particolari in cui in realtà succede che quello che non mi ha

concesso il passaggio è titolare di un fondo che rappresenta l’unica strada di

passaggio con un’autovettura di dimensioni medie per arrivare alla strada pubblica. La

legge in questi casi prevede che nel caso di un fondo che o non ha diretto accesso alla

via pubblica o ha accesso alla via pubblica inadeguato, allora in tali casi il titolare del

fondo medesimo ha diritto a costituire in via coattiva la servitù, quindi anche contro la

volontà dell’altro. Si va dal giudice e si chiede una sentenza costitutiva (così chiamata

perché crea un diritto reale nuovo), previo verifica che ci siano le condizioni di legge

che sono: l’interclusione totale o relativa del mio fondo. Il giudice stabilisce anche

l’indennità da dare al proprietario dell’altro fondo e chiede che venga resa disponibile

la visione della somma da pagare quando emana la sentenza. È un diritto relativo e

potestativo perché è diretto solo ad una persona e posso farlo anche contro la volontà

dell’altro.

-Per destinazione del padre di famiglia: due terreni erano di un solo proprietario: il

padre, poi li divide ai due figli. Uno prende una parte e uno l’altra e l’uno per avere, ad

esempio, l’acqua deve usare l’acquedotto presente nel terreno dell’altro. Quello che ha

l’acquedotto non può distruggerlo e privare l’altro dell’acqua perché era stato posto in

essere dall’unico proprietario del fondo totale, cioè il padre.

Il diritto di servitù si prescrive in 20 anni ma ai fini dell’operare si deve distinguere tra

servitù negative e affermative. Se sono affermative si distinguono ulteriormente in

continue o discontinue.

Servitù negativa= quando il proprietario del fondo non può fare qualcosa sul fondo es:

su quel fondo c’è una servitù di non costruire oltre 3 piani; la prescrizione potrebbe

iniziare da quando, in violazione della servitù, uno costruisce oltre i tre piani e il vicino

non si lamenta. La prescrizione inizia dal momento in cui viene violata la servitù da

parte del fondo servente e il fondo dominante non attiva alcuna querela.

Le servitù affermative continue= non si esercitano ad intervalli, è ad esempio la

servitù del caso dell’acquedotto; la prescrizione parte da quando l’acquedotto viene

chiuso dal titolare del fondo servente. La prescrizione inizia da quando il fondo

servente viola la servitù.

Le servitù affermative discontinue= si esercitano ad intervalli, cioè ogni tanto esercito

il mio diritto tipo servitù di passaggio; la prescrizione si calcola dall’ultima volta che è

stato esercitato il diritto da parte del fondo dominante.

Comunione: molto spesso ci sono più persone che insieme hanno un diritto reale su

una cosa: art. 1100= comunione. Contitolarità della proprietà o dei diritti reali:

comunione pro indiviso = il diritto di ciascuno è su tutto il bene ma sono più persone

ad avere il diritto su tutto il bene → impatto in amministrazione, godimento ed

alienazione del bene. Qui vengono meno pienezza ed esclusività del concetto di

proprietà. Un secondo aspetto collegato: se tutti abbiamo il diritto su tutto, vuol dire

che la gestione del bene deve essere collettiva? Teoricamente si, secondo la

comunione germanistica. In realtà nei sistemi moderni prevale il modello di comunione

della tradizione romanistica in cui il diritto è sì di ciascuno plenario, ma è anche

possibile conferire a ciascuno una quota astratta su un pezzo del bene di contitolarità

per cui se sono 3 contitolari, grazie a questo tipo di ragionamento si può concludere

che tutti sono proprietari del tutto ma in capo a ciascuno è identificabile una quota

stratta di contitolarità. Questo determina delle conseguenze in termini di gestione,

amministrazione e trasferimento del diritto di ciascuno.

Le fonti della comunione: volontaria, incidentale, forzosa, legale tra coniugi.

-Comunione volontaria: io e un mio amico compriamo assieme una seconda casa al

mare. Siamo due acquirenti e la titolarità dell’appartamento sarà in capo ad entrambi,

nasce dal fatto che il contratto di acquisto è concluso nella veste di acquirente da più

persone. volontariamente

-Comunione incidentale: l’aspetto dell’essere in comunione viene

meno. Es: comunione ereditaria: siamo tre eredi di nostro padre in parti uguali di tutti i

beni perché muore senza lasciare testamento, quindi si applicano i criteri di

successione legali quindi si distribuiscono in parti uguali i beni del morto. Su ogni

singolo bene di nostro padre, noi tre figli siamo titolari in comunione. Poi nella pratica,

i beni mobili vengono ripartiti, per i denari idem, per i beni immobili ci sono 4 beni in

comunione di titolarità. Alternative: vendere a terzi e ci si divide il ricavato, oppure

uno dei fratelli potrebbe essere interessato ad una casa, allora questo paga agli altri

due le quote di titolarità, liquidandoli e acquisendo la piena proprietà della casa. La

comunione in questo caso è detta incidentale perché non deriva da una scelta delle

parti di acquisire un bene in comunione.

-Comunione forzosa: non nasce dalla volontà delle parti e non ce ne si può liberare

perché è imposta dalla legge. Es: comunione degli spazi condominiali. Non posso

rinunciare alla titolarità del giardino ad esempio, o di una porzione di piano. Si fa sì che

tutti contribuiscano alla manutenzione degli spazi.

-Comunione tra i coniugi: la regola sancisce che salvo diverso patto tra le parti, il

regime patrimoniale tra i coniugi è un regime di comunione → tutti i beni acquistati in

costanza di matrimonio anche solo da uno dei due coniugi, cadono in comunione. C’è

un’armoniosa contribuzione alla ricchezza familiare da parte di entrambi. Al momento

del matrimonio o con una pattuizione diversa notarile si può optare per la separazione

dei beni. Se questo non viene sancito, tutti i beni vanno ad entrambi. L’eccezione ci

può essere solo per quei beni collocati fuori dalla logica di contribuzione familiare: es:

eredità, beni funzionali alla attività lavorativa di uno dei due.

Diritto di godimento del bene in comunione: esigenza del contemperamento del diritto

di ciascuno con il diritto degli altri condomini. Tutti possono usare il bene nel rispetto

dei diritti degli altri. Alle volte sarà necessario un regolamento della cosa comune. Il

regolamento può essere approvato a maggioranza dei partecipanti secondo le quote

astratte. Il regolamento non deve essere lesivo dei diritti del soggetto eventualmente

dissenziente. Il godimento può essere turnario. Se fosse necessaria sempre l’unanimità

per l’approvazione, il bene può finire per non essere gestito in modo efficiente quindi è

istituito che sia necessaria solo la maggioranza. Tutti i partecipanti hanno diritto a far

parte della vita amministrativa, ma per tutte le scelte deve esserci la maggioranza per

l’approvazione.

Lo scioglimento della comunione: posso vendere la mia quota di beni in comunione,

oppure può avvenire per natura. La vendita potrebbe avvenire al titolare di un’altra

quota, es: io e i miei fratelli siamo titolari di tre quote sulla casa del papà morto ma a

me non interessa la casa, ad un mio fratello nemmeno mentre all’altro sì, quindi noi

due disinteressati vendiamo le nostre quote in modo che lui diventi pieno proprietario;

ma se c’è litigiosità questo non avviene, impedendo la fine della comunione, potendo

provocare ulteriori danni. Art. 1111: ciascuno dei proprietari di comunione ha diritto a

chiedere lo scioglimento della comunione medesima e prevede che i proprietari in

comunione potrebbero anche pattuire qualcosa tra loro in forza del quale si

impegnano a non dividere necessariamente il bene. La legge dice però che questo può

avvenire per massimo 10 anni perché la legge non vuole che i beni vengano bloccati

dalle insidie della comunione. Si chiede lo scioglimento introducendo la richiesta di

divisione chiedendo al giudice di dividere il bene secondo: in natura o con la vendita a

terzi. Si fa in natura se è per esempio un terreno. Il risultato è che i tre fratelli di prima

non dimostrano di essere stati saggi nella cura dei propri interessi perché: 1) il bene

viene venduto dal giudice all’asta, che è normalmente ad un prezzo inferiore 2) ci sono

le spese legali pagate da chi non ha voluto tenere la casa.

La disciplina del condominio: necessariamente comporta una comunione forzosa

degli spazi condominiali. Delinea una combinazione tra proprietà individuale e

collettiva. La quota millesimale non può essere alienata, è indisponibile, non si può

mettere in atto la disciplina dello scioglimento. La disciplina è molto dettagliata: i

problemi si pongono in tema di amministrazione: a deliberare è l’assemblea dei

condomini sulla amministrazione con determinate maggioranze stabilite dal codice

civile che prevedono la necessità della maggioranza dei condomini per

l’amministrazione ordinaria in prima convocazione, la sufficienza ad 1/3 per la

seconda convocazione; per la straordinaria amministrazione la maggioranza richiesta

è più significativa cioè superiore alla metà del valore dei millesimi complessivi. È

necessario che l’assemblea condominiale approvi un regolamento previsto a

maggioranza dei 501/1000esimi, non maggioranze totalitarie o significative. Oltre gli 8

condomini è necessaria la nomina di un amministratore che cura nella pratica

l’amministrazione art 1136 (GUARDA ARTICOLO). Per straordinaria amministrazione ½.

Per innovazioni condominiali 2/3.

31/03/17

I regolamenti condominiali sono necessari se ci sono più di 10 condomini. Questi

regolamenti devono essere approvati a maggioranza. Essi regolano la vita

condominiale. Il regolamento deve avere dei contenuti particolari, deve avere riguardo

solo al godimento degli spazi comuni, non può alterare la fruizione di ciascun

proprietario del proprio spazio di proprietà esclusiva. Es: non si può dire che non si può

tenere un animale, o avere uno studio medico perché in questo caso il regolamento

finirebbe per limitare il diritto di proprietà esclusivo. Una clausola che finisce per

incidere sulla fruizione della proprietà individuale è invalida. Diverso il caso in cui il

regolamento di questo tipo sia approvato all’unanimità dei condomini → ci si trova a

votare un regolamento che dice che non si può fare un’attività in uno spazio privato,

se approvato all’unanimità vale perché vuol dire che ciascun condomino rinuncia alla

propria fruizione individuale di quella cosa. Un regolamento approvato all’unanimità

costituirebbe una serie di servitù reciproche ma devono essere tutti d’accordo e

approvare il regolamento all’unanimità.

La multiproprietà: è la proprietà turnaria. Es: una casa in montagna: non viene

venduto un appartamento ad un singolo soggetto acquirente ma viene venduto il

diritto all’utilizzo frazionato nel tempo per un periodo predeterminato di quella casa. Io

compro una quota di multiproprietà che mi permette di godere della casa una

settimana a febbraio. Non compro solo un godimento spaziale ma anche temporale. in

questi casi è fortissimo il peso delle spese di gestione degli immobili. Non è un

affitto/locazione, ma il mio diritto non ha un limite temporale a meno che non vendo a

qualcuno la mia quota di multiproprietà → diritto reale sulla cosa associabile al

fenomeno della comunione: gli acquirenti sono comproprietari del bene e quando

acquistano la quota, aderiscono al regolamento. C’è una regola della comunione che

nella multiproprietà non funzionerà: la divisione del bene: qualcuno dall’esterno

potrebbe essere interessato ad acquistare la quota nella multiproprietà cosa che non

avviene nella comunione perché nella comunione non compro 1/10 di appartamento.

Il possesso: non è un diritto ma è una situazione di fatto produttiva di effetti giuridici.

art 1140 dice che il possesso è l’esercizio di fatto di un potere su una cosa

corrispondente a quel potere che normalmente spetta al proprietario. Il possesso è

una situazione di fatto e l’ordinamento giuridico prende in considerazione il mero fatto

senza andare a vedere se sotto questo esercizio di fatto c’è una corrispondete

titolarità di una posizione giuridica soggettiva; es: una tizia gode di un terreno in

campagna con una casetta e normalmente reputo che ci vada perché è proprietaria

dello spazio o ci sia in affitto, ma quello che io vedo è una mera situazione di fatto.

Talora l’ordinamento giuridico tutela questa situazione di fatto in se’ e per se’ a

prescindere dal fatto che la tizia dia poi prova di essere realmente proprietaria o in

affitto. Ipotesi di tutela: 1) poniamo il caso che qualcuno non le consenta più di

continuare ad esercitare quel godimento di fatto che lei ha esercitato negli ultimi 10

anni mettendo 3 panettoni davanti al cancello; si dice quindi che la tizia è stata

spogliata del suo possesso; l’ordinamento rispetto allo spoglio consente al possessore

spesso di reagire chiedendo al giudice un ordine che disponga la cessazione dello

spoglio. La tutela spetta alla tizia sulla base della sola prova del fatto che possedeva,

non è necessario che la tizia dia prova del fatto di essere proprietaria di quella casa, è

sufficiente la prova della mera situazione possessoria. 2) Un’azione a tutela del

possesso è breve, arriva veloce; un’azione a tutela della proprietà non è veloce.

Perché? Perché la situazione di fatto è facile da accertare, bisogna solo provare che la

tizia andava regolarmente lì, che possedeva quel bene. Nell’azione a tutela della

proprietà devo accertare che davvero la tizia abbia un diritto inattaccabile reale su

quel bene. I tempi delle due azioni quindi sono molto diversi, e la tutela possessoria

diventa quindi un ottimo strumento per il possessore che sia anche proprietario perché

gli consente di ottenere una tutela rapida che se fosse solo proprietario non potrebbe

ottenere così velocemente. Nel caso in cui la tizia possiede ma non è proprietaria,

potrebbe essere che il vero proprietario non si è fatto mai vedere e quindi la tizia va e

possiede il terreno → il possesso viene comunque tutelato, perché se si vuole tutelare

il possessore proprietario bisogna assumersi il rischio che possa anche non esserlo, e

perché il vero proprietario se torna dopo un po' non può andare lì e con la violenza

spogliare la tizia del possesso; avrà diritto di recuperare prima o poi il diritto sulla cosa

attuando la tutela del diritto di proprietà per fare accertare definitivamente chi è il

proprietario. Nella prima fase possessoria vince la tizia, nella seconda fase vince il

proprietario perché è la fase proprietaria.

La seconda tutela del possesso: qualche volta succede che grazie al possesso, se

questo possesso è prolungato per un tempo molto significativo, il possessore può finire

per acquistare il diritto di proprietà sulla cosa= usucapione .

Il possesso si ha quando un soggetto ha una relazione di fatto con una certa cosa che

ne comporta il godimento ma il possesso è qualcosa in più: certamente è necessaria la

l’animus possidendi

situazione di fatto, ma oltre a questa serve che sussista significa

che detiene la cosa e non riconosce il diritto di nessun altro sulla cosa così il

proprietario che gode del proprio bene è anche possessore ma anche il possessore non

riconosce il diritto di altri sulla cosa. Ma 3° ipotesi di tutela del possesso: il terreno è

abbandonato da anni, la tizia sa che il terreno non è suo ma non riconosce il diritto di

nessun altro sulla cosa.

Il possesso può essere: legittimo quando possesso e proprietà coincidono, illegittimo

quando possesso e proprietà fanno capo a due soggetti diversi. A su volta il possesso

illegittimo può essere: in buona fede quando il possessore ha acquisito la materiale

disponibilità del bene ignorando di stare ledendo un diritto altrui; possesso in mala

fede quando il possessore ha acquisito la materiale disponibilità del bene conoscendo

la mancanza del proprio titolo di acquisto; possesso vizioso quando ha acquisito in

mala fede e con violenza. La buona fede è presunta.

L’acquisto del possesso:

-in modo originario: apprensione del bene contro o senza la volontà del precedente

possessore;

-modo derivativo: consegna del bene stesso dal precedente possessore oppure non c’è

traditio brevi manu

necessità della consegna nel caso di a) cioè quando il detentore

acquista il possesso del bene (da affittuario divento proprietario) e nel caso di b)

costituto possessorio cioè quando il possessore, perdendo il possesso, diventa

detentore (il proprietario vende ma resta affittuario nella casa);

-per successione nel possesso quando l’erede eredita il possesso dal defunto nella sua

totalità e con i medesimi caratteri.

Tra gli effetti del possesso c’è il problema del fatto che il possessore può dover

restituire la cosa; cosa succede ai frutti/miglioramenti? Es: un terreno è stato sfruttato

per l’agricoltura per un certo numero di anni. Posso tenere i frutti se ero possessore di

buona fede, cioè se credevo che quel terreno fosse mio. La buona fede viene meno

quando mi è fatta richiesta di restituzione del bene, quindi viene meno il mio diritto a

tenere i frutti. I miglioramenti/addizioni: c’è un diritto: se i miglioramenti possono

essere staccati e portati via si portano via, ma se non si può ho diritto a essere

indennizzato se non sono miglioramenti normali e se il proprietario decide di usarlo. La

tutela è anche per il possessore di mala fede, cioè so che il terreno non è mio ma ho

comunque esercitato una funzione di supplenza rispetto al proprietario portando

miglioramenti ed addizioni; se sono funzionali e vanno ad arricchire il proprietario, c’è

il diritto comunque al pagamento di un indennizzo. Se l’indennità non viene pagata,

viene rafforzata la tutela: se il possessore che ha fatto miglioramenti e è in buona

fede, il possessore può tenersi il bene finché l’indennità non viene pagata.

Possesso vale titolo: effetto del possesso legato al secondo tipo di tutela del possesso

(talora la situazione di fatto diventa posizione soggettiva di diritto= usucapione):

attraverso il possesso posso diventare proprietario del bene. Acquisti a titolo

derivativo: per i beni mobili si risolvono i problemi di capire chi era il proprietario

precedente con la regola possesso vale titolo, che è a presidio generale della

circolazione dei beni mobili che ritiene decisivo anche la situazione possessoria del

bene mobile acquistato. Es: se io compro un bene mobile ma poi risulta che chi me

l’ha venduto non è il vero proprietario. La regola normale prevede che io non divento

proprietario del bene, se però vi è: 1) valido contratto di acquisto, 2) buona fede

dell’acquirente che consiste nel fatto che non sapessi che chi me lo vende non era il

vero proprietario, 3) di quel bene ho già preso il possesso → se ricorrono questi tre

elementi io diventerò grazie all’acquisto di buona fede e alla presa di possesso

proprietario del bene medesimo. Siccome l’originario proprietario perde la proprietà, il

problema è capire come risarcirlo da parte del falso proprietario. La proprietà

originaria è svantaggiata, la regola è sbilanciata a favore dell’acquirente piuttosto che

della vera proprietà ai fini di assicurare la certezza nella circolazione dei beni mobili a

livello generale. Altrimenti tutti dopo anni tornerebbero a dire “quel bene è mio”. La

circolazione dei beni mobili è più importante della tutela della proprietà. L’acquisto di

un bene attraverso la regola possesso vale titolo è considerato un acquisto a titolo

originario e annulla i diritti altrui sulla cosa.

L’animus possidendi non sussiste quando sono in affitto perché ne godo ma non

possiedo, è detenzione= ho relazione di fatto con una cosa ma riconosco che sto

godendo di quella cosa perché il proprietario me lo concede. Chi ne gode davvero è il

proprietario che in via indiretta ne gode grazie ai canoni di locazione. La distinzione è

fondamentale perché solo nel caso di possesso scattano le tutele possessorie, nel caso

di detenzione no quindi il detentore non può diventare proprietario. Es: io e i miei

cugini ereditiamo dei beni dallo zio, li ripartiamo e mio cugino si prende una statua

della casa ma egli vive a Francoforte quindi non può portarsela via e quindi la lascia

dov’era nella casa, ma la casa è stata attribuita a me e me la lascia in comodato

(=affitto gratuito di bene mobile) gratuito. Dopo un po’ di anni va in pensione e torna

in Italia, compra una casa in Italia e vuole riprendersi la statua, viene da me e io gli

dico “no, l’ho acquistata per usucapione”, ma lui mi dice che io sono solo detentore

non possessore. Ma io dico che ho deciso di modificare il testamento e cambiato

animus, ma non posso averlo fatto perché avrei dovuto comunicarglielo. Il mutamento

dell’animus deve avvenire con un atto in cui il detentore rappresenta al concesso in

detenzione di non riconoscere più il diritto altrui. Però il cugino deve avere ancora il

contratto di detenzione perché altrimenti la legge presume il possesso. Il possessore

può essere anche di servitù, ecc…

La detenzione si distingue in: detenzione qualificata quando il detentore ha acquisito

la materiale disponibilità del bene nell’interesse proprio (autonoma) o nell’interesse

del possessore (non autonoma); detenzione non qualificata quando il detentore ha

acquistato la disponibilità materiale del bene per ragioni di ospitalità, di servizio, di

lavoro.

terzo caso di possesso: possesso mediato che si ha ad esempio quando io sono

proprietario di un appartamento che ho dato in affitto, quindi il possesso è

dell’inquilino, ma io mi comporto comunque come proprietario → la disponibilità

materiale del bene spetta al detentore.

La perdita del possesso: si verifica quando viene meno uno dei due elementi del

possesso: viene meno il corpus perché è distrutto o irrecuperabile, o viene meo

l’animus possidendi.

06/04/17

Per i beni immobili, non funziona la regola possesso vale titolo perché le regole di

circolazione dei diritti si fondano sul fatto che l’accertamento davanti al notaio assicuri

che la traslazione venga registrata nei registri. L’acquirente è in grado di essere sicuro

circa la provenienza proprietaria del bene (è nella titolarità del venditore) perché va a

controllare nei registri, quindi l’acquisto è valido e saldo. È importante la provenienza

da un venditore il cui bene risulta trascritto nei registri prima della vendita.

Usucapione: se io possiedo per tanti anni (20 anni) un bene immobile, anche se il

bene immobile non è mio, io potrò acquisirne la titolarità → anche per i beni immobili

anche la situazione di fatto possessoria può legittimare l’acquisto di una titolarità sul

bene medesimo. Le conseguenze: il godimento ventennale da parte del non

proprietario è possibile quando il non proprietario si mette a godere del bene immobile

e quando il proprietario non se ne serve. Es: un contadino gode di un terreno senza

che il proprietario se ne occupi, se il contadino ne gode per 20 anni scatta

l’usucapione= il contadino diventa proprietario del terreno. La ragione di questa regola

è che c’è un soggetto proprietario inerte e c’è un altro soggetto che invece si dà da

fare e si comporta verso i terzi come se fosse il vero proprietario. La scelta di attribuire

la proprietà al contadino è dovuta al fatto che l’inerzia del vero proprietario non lo

rende degno/meritevole di una difesa giuridica, mentre invece il contadino è

meritevole di tutela giuridica. L’usucapione è importante in punto di incertezza del

diritto: rende giuridicamente vincolante una situazione di fatto che si è ormai

consolidata → consolida situazione di fatto di molti anni in situazioni giuridiche

tutelate. L’usucapione, il possesso ad usucapionem in realtà è un possesso che deve

durare per tanti anni (20 anni) → consolidano l’inerzia e l’esigenza di certezza di

situazioni giuridiche soggettive. La differenza tra acquisto mediante il possesso nel

caso della regola possesso vale titolo e nel caso dell’usucapione: nell’usucapione non

c’è il contratto, nell’altro sì quindi nell’altro il possesso è immediato, basta la presa di

possesso perché la ragione della regola è tutelare chi paga un bene e ne prende il

possesso e dopo 6 mesi scopre che chi lo aveva venduto non era il vero titolare; la

logica dell’usucapione è premiare chi non è inerte al posto del titolare inerte, ma è

necessario che le inerzia e la non inerzia siano prolungate nel tempo. Il presupposto

della regola possesso vale titolo prevede la buona fede cioè non sapevo che chi mi ha

venduto il bene non era il vero proprietario; nell’usucapione la ragione giustificativa è

che una che funziona anche quando il terzo sa che il bene non è suo, è contemplata la

mala fede. Es del contadino: il contadino sa che il terreno non è suo, magari non sa di

chi sia ma nessuno si occupa di coltivarlo, ma la regola è che viene premiata l’attività

piuttosto che l’inerzia comunque; diverso è il caso di occupazione di una casa; per i

terreni invece posso occuparli e coltivarli. Es 2: non ho chiaro quale sia il confine del

mio terreno e coltivo fino ad un certo pezzo ma il vicino dice che un pezzo è suo, il

vicino ha ragione ma io ho posseduto in buona fede perché non sapevo che non fosse

mio. Se il possesso dura 20 anni, potrebbe essere acquistata la proprietà. La buona

fede potrebbe legittimare la riduzione del numero di anni necessario ad acquisire un

bene per usucapione.

I tempi per l’usucapione: da art 1158 e seguenti regolano i tempi dell’usucapione: se

non è previsto diversamente, l’usucapione si completa con 20 anni di possesso sia per

i beni mobili che immobili ma per i beni mobili se il possessore è di mala fede restano

20 anni, se il possessore è di buona fede può consentire l’usucapione in soli 10 anni.

Es: prendo un bene da casa del nonno che sta per morire perché mio cugino che era

destinatario a testamento non lo viene a ritirare: so che il bene non è mio, ne

diventerò proprietario dopo 20 anni perché so che il bene non era stato attribuito a me

quindi sono in mala fede. Se invece so che quel bene era stato attribuito a me ma poi

si scopre che era in realtà di mio cugino, per l’usucapione mi serviranno solo 10 anni.

Nel caso dei beni immobili per eventuale riduzioni da 20 a 10 anni non è sufficiente il

possesso di buona fede ma sarà necessario che quel bene immobile io lo abbia

acquistato con un valido contratto di acquisto per via della regola possesso vale titolo.

Se invece il bene è mobile l’acquisto è immediato. L’usucapione potrebbe anche

essere chiesto dal vero proprietario → es: carte vecchie e non si capisce se il

proprietario sia il vero proprietario, ma se lo ha coltivato per 20 anni è suo.

Caratteristiche:

- Non deve essere acquistato in modo violento e clandestino

- Deve essere un possesso continuato tipo 20 anni o 10 anni. Se il proprietario

ricompare un mese l’anno, il tempo si azzera perché mancherebbe l’inerzia.

Quanto al calcolo della continuità c’è però una regola di presunzione del

possesso intermedio: se io sono il contadino e provo di aver posseduto nel

gennaio 1961 e provo di aver posseduto nel dicembre 1993, si presume il

possesso intermedio che non significa dire che se provo il possesso del punto

iniziale e del punto finale non c’è nessun problema; ma se c’è possesso

intermedio il proprietario deve dare prova dell’assenza di continuità della

fruizione del bene. Un’altra regola del calcolo: il possesso continua con l’erede,

è ereditario. Es: mio padre è il contadino che coltiva il campo, lui muore e io gli

succedo e nel succedergli se io non vado a coltivare il terreno tornerà ad essere

incolto quindi decade il possesso, se invece vado a coltivarlo l’art 1146

consente di sommare gli anni di possesso di mio padre e gli anni di possesso

miei per arrivare al termine di usucapione. Avviene anche nel caso di

successione a titolo particolare, posso comunque unire gli anni quindi anche se

siamo due eredi e lo uso solo io, posso sommare gli anni.

Le azioni petitorie: tutelare il possesso quando qualcuno cerca di portarmi via il bene è

importante perché l’azione possessoria è più rapida rispetto alla tutela della proprietà

da provare. Se invece il possessore non è proprietario, può difendersi dalla privazione

violenta nell’immediato ma il vero proprietario potrà nel lungo periodo riavere la

propria proprietà perché si prova che è sua. Le azioni che spettano al proprietario e al

possessore: le prime sono cosiddette petitorie, cioè azioni a difesa della proprietà:

sono: azione di rivendicazione che il proprietario può introdurre per tutti i casi in cui il

bene gli sia stato portato via o per i casi in cui il bene sia nella situazione di

disponibilità e possessoria di un altro soggetto → si chiede al giudice che accerti che io

sono il proprietario e si chiede di condannare il debitore/attuale possessore a restituire

il bene. Es: il possessore sono io e vengo citata in giudizio per riavere la mia proprietà

allora do la proprietà al mio convivente, questo inibirebbe qualsiasi azione di

rivendicazione perché devo chiudere un processo e aprirne un altro. Per evitare questo

il codice prevede che anche se si sposta il possesso della cosa, non venga interrotto il

processo. Basta la domanda giudiziale per interrompere il decorso ventennale.

L’azione di rivendicazione non si prescrive, quindi se anche per tanti anni non ho

goduto del mio bene e poi vado e lo rivoglio indietro lo posso fare sempre perché

l’azione di rivendicazione non si prescrive anche se sono passati 30 anni da quando

non metto piede nel terreno ereditato, salvo il fatto che ci sia qualcuno che lo sta

possedendo da 20 anni. Può essere bloccato solo dall’usucapione.

Azione negatoria: l’offesa al diritto del proprietario è minore, si ha quando nessuno mi

toglie il bene ma ci sia un soggetto terzo che reca molestie al godimento del mio bene.

Es: un terzo tutte le mattine e tutte le sere passa su un pezzo del mio terreno con la

macchina per andare a lavorare, pur non avendo una servitù di passaggio. Io posso

andare dal giudice e accertare la mia proprietà, accertare che non ci sia la servitù di

passaggio che legittimerebbe la condotta che per me è molestia, chiedo al giudice di

negare che il turbatore/molestatore abbia un diritto a porre in essere quelle attività

limitative del mio diritto di proprietà. Accertata la proprietà e negato che ci sia un

diritto di godimento della cosa, chiederò al giudice un ordine di cessazione della

condotta e posso chiedere una condanna pecuniaria per ogni volta che sono stato

molestato= penale per l’inosservanza del divieto.

Azione e regolamento dei confini: non siamo sicuri di quali siano i confini della

proprietà, entrambi rivendicano. È un’azione di accertamento dei confini e di un

eventuale ordine di restituzione se chi sta occupando la striscia di confine è

soccombente.

Apposizioni di termini: sappiamo i confini ma non c’è muro di cinta né segni che

delimitano ma io li voglio mettere e lui no, allora chiedo al giudice un ordine di

apposizione dei termini.

Azioni possessorie: si distinguono in ragione del tipo di violazione del possesso che è

stato posto in essere; differenza tra azione di reintegrazione e azione di manutenzione,

la prima opera nel caso di spoglio violento e clandestino, la seconda per molestie.

Azione di reintegrazione: quando qualcuno mi porta via un bene che posseggo il primo

rimedio che viene attivato è l’azione di reintegrazione perché è un provvedimento

veloce, anche se sono proprietario chiedo questa perché è veloce. La reintegrazione

prevede la richiesta di ordine al giudice che faccia cessare lo spoglio violento e

clandestino. Ci sono dei requisiti per chiederla: 1) l’azione deve essere esercitata entro

un anno dallo spoglio perché è una tutela della situazione di fatto quindi se io faccio

passare 7 anni dalla azione e chi mi ha spogliato lo usa, io perdo il possesso pur

rimanendo proprietario. 2) l’azione spetta anche al detentore, quindi il detentore (cioè

chi è in affitto) perché è possessore ma riconosce la proprietà di un altro → può

chiedere la reintegrazione. Se invece il detentore non è qualificato quindi non c’è

contratto, non può reintegrare. L’azione di manutenzione può essere fatta solo per i

beni immobili e spetta solo al possessore che possieda da almeno un anno e che non

ne abbia acquistato il possesso in modo violento e clandestino per evitare che l’azione

di manutenzione possa essere usato da un possessore contro il precedente

possessore.

OBBLIGAZIONI E CONTRATTI

Obbligazione: lo riferiamo con due significati correlati ma non coincidenti: “io ho

un’obbligazione”= debito, “tra le parti si è instaurata un’obbligazione/ le modificazioni

soggettive dell’obbligazione”= non è sempre il debito a può essere il complessivo

rapporto obbligatorio tra debitore e creditore. L’obbligazione grava su un soggetto che

lo obbliga a compiere una prestazione, è vincolato ad una determinata prestazione in

favore del creditore. La diversità di contenuto della prestazione consente di

distinguere le obbligazioni a seconda delle prestazioni: obbligazioni di fare, di dare, di

non fare, a seconda che le prestazioni sono di fare, di dare, di non fare. Le obbligazioni

di non fare: es patto di non concorrenza: io ho un bar, lo vendo ad un altro. Non devo

aprire un altro bar accanto mio perché i clienti tornerebbero da me e avrei venduto un

bar che non avrà clienti.

Da cosa nasce un’obbligazione: è successo qualcosa nella realtà dei fatti che fa

nascere obbligazioni giuridiche vincolanti. Libro IV codice civile, art 1173 stabilisce che

le fonti delle obbligazioni possono essere il contratto, il fatto illecito e ogni atto o fatto

idoneo a produrre obbligazioni in conformità all’ordinamento giuridico. Sovente nasce

da un contratto es: stipulo un contratto di compravendita di un armadio con un

artigiano, nascono le obbligazioni di pagare una somma di denaro da parte mia,

l’artigiano deve darmi l’oggetto. L’altra famiglia di obbligazioni, quanto alla fonte è

quella che riguarda le obbligazioni che hanno fonte in un fatto illecito. Es:

danneggiamento, a cui segue un’obbligazione di risarcire il danno con una somma di

denaro che consenta di riparare ciò che è stato rotto, stabilita dal giudice di solito.

Terza fonte: raggruppa quelle ipotesi non riconoscibili in contratti o fatti illeciti: es:

promesse unilaterali, gestione d’affari di altrui, obbligo alla restituzione del debito.

L’oggetto dell’obbligazione è la prestazione: la valutazione della prestazione come

valore economico può essere diversa dal tipo di prestazione in rilievo es: se devo

consegnare un anello, esso ha un valore economico intrinseco; se invece io mi obbligo

a suonare il pianoforte per uno spettacolo a pagamento → diventa suscettibile di

valore economico nel momento in cui ho una platea che paga per sentirmi.

L’obbligazione è un vincolo e porta con sé una responsabilità nel caso in cui il vincolo

non venga osservato, segue al vincolo la responsabilità che si traduce nel fatto che

tutti i miei beni sono destinati alla soddisfazione dell’interesse creditorio= il creditore

può pignorare i miei beni e soddisfarsi fino all’esaurimento dell’interesse creditorio.

Entrambe le parti art 1175 devono comportarsi secondo le regole della correttezza o

secondo le regole della buona fede: riguarda l’obbligazione intesa come rapporto

obbligatorio. Perché entrambe le parti? Sia debitore che creditore perché: debitore è

tenuto a fare ciò che è scritto nel contratto ma la regola della buona fede lo obbliga a

porre in essere quelle norme che sono state imposte. La buona fede serve ad integrare

le scarse norme contenute nel contratto. Può riguardare anche la posizione del

creditore perché anche lui deve comportarsi correttamente. La buona fede è intesa

come clausola generale. La regola può e deve essere riempita di contenuto con

riguardo alle circostanze. È una buona fede non soggettiva come era per il possesso,

qui la buona fede è intesa come correttezza, come buona fede oggettiva, deve essere

coerente con una corretta esecuzione del programma obbligatorio.

Adempimento dell’obbligazione: emerge la nozione di adempimento ricavata dall’art

1218 che si occupa però di responsabilità del debitore e inadempimento delle

obbligazioni; se lo leggo al rovescio capisco cosa sia l’adempimento. Art 1218 a

“Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al

memoria:

risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato

determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non

imputabile.” L’adempimento si ha solo quando il soggetto esegue esattamente la

prestazione oggetto dell’obbligazione. Art 1177 obbligazione di consegnare una cosa

determinata: obbligazione di dare → nell’obbligazione ci sta anche e sempre una

ulteriore obbligazione di fare che attiene alla custodia della cosa determinata che deve

essere consegnata, ho io la responsabilità della cosa. Obbligazione generica: consegna

Quando

di cose genericamente individuate (tot quintali di mele) art 1178 “

l'obbligazione ha per oggetto la prestazione di cose determinate soltanto nel genere, il

debitore deve prestare cose di qualità non inferiore alla media Se consegno cose

.”

diverse posso ritenere inadempito il compito. Art 1176: diligenza nell’adempimento.

07/04/17

Per l’adempimento dell’obbligazione, un ruolo fondamentale gioca il luogo

dell’adempimento: dove deve essere eseguita l’obbligazione; non è irrilevante dal

punto di vista economico es: devo ricevere un mobile comprato lontano → ci sarà da

considerare il costo del trasporto e da definire chi lo deve sostenere perché se il luogo

della consegna è il domicilio del creditore vorrà dire che il venditore si libererà della

obbligazione solo quando me lo viene a consegnare quindi i costi del trasporto se li

deve imputare lui, se invece il luogo è quello dell’artigiano li devo sostenere io. Il luogo

normalmente viene deciso dalle parti: nell’accordarsi sul prezzo del mobile terranno

conto dei costi di trasporto. Art 1182 prende atto che normalmente queste cose

vengono decise/regolate dalle parti nel contratto ma prende in considerazione anche

quando questo non avviene quindi prevede delle regole per quando non abbiamo

deciso le parti= regole dispositive suppletive, non si impongono universalmente

perché possono essere derogate dalle parti ma intervengono a supplenza quando il

contratto sia lacunoso sul punto del luogo della prestazione. Tre regole: 1) consegna di

cosa determinata: ho l’obbligazione a pagare e l’altro deve consegnarmi il bene; se le

parti non si dicono nulla, la consegna deve avere luogo ove la cosa si trovava nel

momento della conclusione del contratto. 2) obbligazioni a vendere l’oggetto a somme

di denaro/obbligazioni a pagare: es nel caso del mobile io devo pagare: la legge

stabilisce che devono essere eseguite/pagate al domicilio del creditore → il debitore si

deve attivare per far arrivare il denaro al creditore. 3) per tutte le altre prestazioni

resta la regola dell’esecuzione del pagamento al domicilio del debitore es: se andiamo

all’ikea a comprare dei beni, siamo noi a doverli ritirare, se vogliamo farceli

consegnare dobbiamo pagare la consegna.

Art 1183 si occupa del tempo dell’adempimento: quando devo pagare o devo

consegnare. Di solito il tempo dell’adempimento viene deciso dal contratto però la

legge prende in considerazione l’ipotesi in cui ciò non accada. Per queste ipotesi c’è

l’art 1183: se non è previsto un tempo per l’adempimento, allora io sarò tenuto ad

eseguire immediatamente la prestazione. L’idea del legislatore è: se le parti mettono

un termine, vuol dire che il creditore ha dato al debitore una dilazione di pagamento;

se invece questo non avviene si presume che nessuna dilazione è stata concessa al

debitore quindi il pagamento deve avvenire in via immediata. Tuttavia ci si rende

conto che questo ragionamento funziona perfettamente nel caso di somme di denaro

ma può funzionare meno per altri tipi di prestazione es: costruzione di un macchinario,

poiché richiede tempo per essere costruito. In questi casi: usi di affari o natura della

prestazione dovuta è necessario un termine, in questo caso il termine potrebbe essere

dettato dal giudice.

Caso in cui effettivamente è prevista una dilazione es: devo consegnare una serie di

materiale petrolifero ad un’azienda petrolchimica per la raffinazione, si prevede la

consegna il 30/06 quindi il termine è fissato. Il debitore può chiedermi una consegna

precedente? No, perché mi ha accordato una dilazione. Io posso, avendo a

disposizione tutto, consegnare prima? Si perché si presume che quando si è fissato un

termine, è a favore del debitore → è possibile un adempimento precedente ma non si

può pretendere il pagamento precedentemente art 1184. Ci sono però dei casi in cui

potrebbe essere un interesse da parte del debitore a non ottenere prima i beni es: ho i

depositi pieni, allora posso rifiutare la prestazione ma deve risultare nel contratto che

quel termine anticipato non è previsto.

La quietanza: disciplina delle modalità di rendimento: quando la prestazione è

eseguita, il debitore ha diritto a farsi dare una quietanza di pagamento= dichiarazione

proveniente dal creditore medesimo in cui il creditore accerta di avere ricevuto la

prestazione dovuta. Questa serve successivamente come prova dell’effettivo

pagamento. A volte si richiede che in assenza di quietanza possa essere il debitore

legittimato a sospendere il pagamento a rilascio della quietanza. Es: caso in cui ho una

serie di debiti diversi per beni diversi verso una ditta, ho più fatture non pagate;

comincio a mettere via i soldi che tuttavia non sono sufficienti a coprire le 4 fatture e

io dico al mio fornitore che metto lì dei soldi a dimostrazione che pagherò. Cosa

coprono questi soldi? Normalmente decide cosa coprono il debitore, se invece non c’è

un’imputazione l’art 1193 prevede che prima saranno estinti i debiti scaduti, se sono

tutti scaduti quello meno garantito, se sono tutti scaduti e non garantiti quello più

pesante, se sono tutti pesanti si estinguono quelli più vecchi. Es: io pago un debito di

1200 euro più interessi di 200, totale 1400, io pago 1200 e inputo il pagamento alla

parte di capitale e lascio indietro i 200 euro di interessi che pagherò più avanti → non

posso farlo. Se io ho debito sia di interessi che di capitale, io prima dovrò coprire gli

interessi perché se io pagassi solo capitale e poi interessi, sugli interessi rimasti rischio

di essere incentivato ad accumulare ritardo perché gli interessi non producono

interessi ulteriori → art 1194 prima pagamenti degli interessi e poi solo capitale.

Tema della legittimazione: a ricevere e a pagare. Chi può pagare? A chi si deve pagare

per essere liberati? Normalmente paga il debitore, l’interrogativo è: è possibile che un

terzo paghi al posto del debitore? Se esiste, può, perché l’interesse del creditore viene

comunque fatto es: somme di denaro. Ci potrebbero però essere dei casi in cui il

creditore non è contento di questo es: prestazione di un’impresa, cioè io mi affido ad

una determinata impresa per la qualità dei servizi, loro non possono mandarmi

un’altra impresa → interesse personale ad una prestazione, contratti connotati

dall’intuitus personae. A chi devo pagare? Al creditore, se pago al creditore giusto il

mio pagamento andrà a buon fine e io sarò liberato. Il problema si pone se pago a chi

non è creditore: non sono liberato quindi devo ancora pagare il vero creditore: pago

due volte, ma nel primo caso ho diritto al rimborso da parte del creditore errato. Se il

primo falso creditore è scappato, il rischio nell’esecuzione del rimborso cade su di me

perché io ho sbagliato a pagare. Questa regola ha delle eccezioni, cioè casi in cui non

devo pagare due volte: 1) creditore falso ma indicato dal creditore vero: se il creditore

ratifica il pagamento al soggetto sbagliato, io sono liberato dal mio obbligo di

pagamento es: pago al figlio invece che al padre e il figlio li gira al padre. 2) caso in

cui il debitore paga ad un soggetto sbagliato non per un errore ma per una situazione

diversa: in quanto in base a circostanze univoche quel soggetto appariva essere il vero

creditore anche se non lo era: creditore apparente, ma io devo essere in buona fede →

il pagamento al creditore apparente può essere comunque liberatorio es: pago al figlio

del creditore il canone di affitto perché in tutto l’anno passato avevo fatto così e il

creditore non aveva contestato perché il figlio aveva ratificato il pagamento, ma gli

ultimi due pagamenti il figlio non li gira al creditore, cioè al padre, e scappa coi soldi; il

creditore vero dice che ho pagato alla persona sbagliata quindi chiede di essere

pagato a sua volta, ma l’art 1189 dice che il debitore è liberato. Ovviamente succede

che il creditore ha diritto di andare a recuperare il pagamento verso il terzo apparente

creditore. 3) se io non pago né al creditore né all’indicato dal creditore ma appare

legittimato a ricevere il pagamento: in questo caso la liberazione non avviene per via

diretta, ma solo se viene disciplinato il pagamento al creditore apparente.

Problema del debitore o creditore che diventa incapace: l’incapacità incide? Se il

debitore diviene incapace, deve pagare comunque perché quando ha stipulato il

contratto era capace. Nel caso di incapacità del creditore: il problema è che se io do

dei soldi ad un soggetto incapace, il rischio è che lui disperda la prestazione e finisca

pe non beneficiare del pagamento; in questo caso allora in sua tutela devo effettuare il

pagamento a chi lo rappresenta legalmente; se invece faccio bonifico va bene.

Inadempimento: quando c’è? norma dice art 1218 “chiunque non esegua esattamente

la prestazione oggetto dell’obbligazione, è tenuto al risarcimento del danno” = norma

sulla responsabilità del debitore. C’è una seconda parte dell’art che dice “salvo che il

debitore non provi che la mancata esecuzione della prestazione deriva da una

impossibilità a lui non imputabile” → l’effetto che ne consegue è che il debitore non

sarà tenuto al risarcimento del danno seppur non abbia eseguito la prestazione.

L’inadempimento si divide in inadempimento totale: la prestazione è mancata

interamente; parziale: la prestazione è stata effettuata non correttamente; assoluto:

quando non potrà nemmeno essere effettuato in futuro. In questo caso la prestazione

risarcitoria si sostituisce alla prestazione originaria; relativo: la prestazione non è

ancora stata eseguita ma potrà essere eseguita in futuro. In questo caso la

prestazione risarcitoria si aggiunge alla prestazione originaria. È centrale capire cosa

voglia dire impossibilità: quando si parla di impossibilità ci sono teorie diverse: 1)

l’impossibilità è talora intesa come oggettiva ed assoluta, cioè coincidente con il caso

fortuito → tesi sostenuta nei primi anni di vigore del codice civile: io posso dire che non

ho eseguito per impossibilità solo nel caso in cui il bene sia stato distrutto per una

causa a me non imputabile es: terremoto che ha fatto cadere il capannone con il bene.

È una nozione di impossibilità molto ristretta quindi questa tesi è più favorevole al

creditore, è la tesi tradizionale. 2) tesi diffusa in tempi successivi che enfatizza anche

le difficoltà all’adempimento: l’impossibilità è un’impossibilità soggettiva. Si parla di

impossibilità soggettiva quando la prestazione sia risultata impossibile in quanto,

anche se materialmente non è successo nulla dall’esterno della mia sfera che ha

determinato quella impossibilità oggettiva ed assoluta, io non sono riuscito ad

eseguire la prestazione nonostante la mia diligenza → questa tesi dice che se sono

stato diligente ma non ce l’ho fatta, sono comunque liberato es: mi ero impegnato a

costruire 5 materassi entro il 30/4 ma per via di scioperi o difetti della piuma, non ce la

faccio a farli in tempo. Secondo la tesi soggettiva, basterebbe invocare questa

difficoltà. Si fonda anche sull’art 1176. Tesi 3) che è la tesi intermedia: viene definita

come tesi della impossibilità oggettiva ma questa impossibilità oggettiva non è

assoluta bensì relativa: un evento esterno rende l’esecuzione della prestazione così

complicata da dovere ricorrere ad un tipo di sforzo che è estraneo al tipo di impegno

contrattuale che io ho assunto, è uno sforzo a cui non mi sono obbligato in relazione al

tipo di contratto che ho stipulato es: devo trasportare delle merci, vivo ad Aosta e mi

impegno a trasportarle a Lione, stipulo un contratto che tiene conto della mezza

giornata di trasporto, ma improvvisamente le condizione metereologiche determinano

al chiusura dei trafori; a questo punto la prestazione diventa proibitiva, anche se

astrattamente non è impossibile il trasporto perché potrei fare un’altra strada ma in

relazione al tipo di contratto che ho stipulato non è esigibile una prestazione di questo

tipo da parte del creditore, perché la prestazione diventa impossibile in relazione al

tipo di impegno che avevo preso. La responsabilità contrattuale: l’impossibilità obbliga

il debitore a risarcire il creditore del danno subito.

La mora del debitore: tre presupposti: A) ritardo nell’adempimento dell’obbligazione B)

imputabilità del ritardo al debitore C) è avvenuta un’intimazione da parte del creditore

verso il debitore ad attuare la prestazione. Il ritardo nel pagamento fa sorgere la mora

debendi: obbligo al pagamento di interessi moratori.

La mora del creditore: non ci sono conseguenze in capo al debitore ma il debitore

stesso può chiedere il risarcimento dei danni al creditore.

27/04/17

Modi di estinzione dell’obbligazione: è un fenomeno fisiologico: nasce per essere

estinta, chi è titolare di un credito mira a che il credito sia estinto perché il modo

fisiologico dell’estinzione è l’adempimento. Ma ci sono casi in cui avviene secondo

modalità diverse: 5 modalità, due di esse sono al pari dell’adempimento sono

satisfattive dell’interesse creditore mentre tre di esse non soddisfano il creditore.

-Impossibilità sopravvenuta: diversa da impossibilità originaria in cui il fatto che il

rapporto obbligatorio sia gravato da un’impossibilità, preclude che il rapporto stesso

possa nascere. L’inadempimento: se io non eseguo la prestazione oggetto

dell’obbligazione nasce il diritto del creditore di essere risarcito del danno o

l’obbligazione al risarcimento del danno da parte dell’inadempiente. Ma nel caso in cui

la prestazione sia divenuta impossibile non per colpa del creditore, non c’è la

responsabilità risarcitoria perché l’impossibilità è un modo di estinzione

dell’obbligazione, liberando il debitore. Caratteristiche dell’impossibilità: totale,

parziale, definitiva o temporanea. Totale: preclude integralmente la possibilità da parte

del debitore di soddisfare l’interesse creditorio; es: se il bene viene distrutto. Parziale:

preclude solo in parte il soddisfacimento dell’interesse creditorio; es: se io dovevo

consegnare 6 lampade, le ultime 6, ma tre di queste vanno distrutte, pago solo quelle

che ho ricevuto e sulle altre tre è estinto il debito. Ma se me ne servono per forza 6,

può estinguersi tutta l’obbligazione perché non c’è interesse ad averne solo 3.

Temporanea: determinata da un impedimento di natura transitoria; es: se io devo

importare petrolio e c’è un embargo, non posso operare una prestazione con quel

territorio, ma l’impossibilità è temporanea quindi sono scusato nel ritardo e quando

l’embargo finisce sono obbligato ad adempierla a meno che sia venuto meno

l’interesse del creditore nell’operare la transazione o perché passa tanto tempo e il

debitore non può ritenersi ancora obbligato a pagare. L’impossibilità determinata dal

fatto che la cosa che devo consegnare si è smarrita, si tratta come impossibilità

temporanea. Definitiva: determinata da un impedimento irreversibile.

-Novazione: i soggetti dell’obbligazione sostituiscono il precedente rapporto

obbligatorio con uno nuovo che abbia autonome situazioni giuridiche. Es: c’è

un’obbligazione e io mi obbligo a cedere un patrimonio di conoscenze scientifiche che

sono applicate alla produzione sementiera, la vendo dietro pagamento ad un’azienda.

Ma litigo con l’azienda e ad un certo punto decidiamo di stipulare un nuovo contratto

in cui cancelliamo le obbligazioni originarie e le sostituiamo con nuove obbligazioni

diverse, più specifiche: con questo contratto abbiamo cancellato le obbligazioni

originarie e le abbiamo sostituite con nuove obbligazioni; questo estingue

l’obbligazione originaria attraverso una costituzione di nuova obbligazione. Quindi

succede che non ho più la vecchia obbligazione ma ne ho una nuova: è necessario che

le obbligazioni siano diverse e che la seconda cancelli la prima per crearne una nuova.

Bisogna distinguere tra contratto novativo e modificativo: nel primo caso quella nuova

esisterà solo quando è estinta la prima; nel secondo caso si modifica e basta. Anche in

termini di prescrizione: nel primo caso sono due termini diversi di prescrizione, nella

seconda solo uno. La novazione si distingue in novazione soggettiva e novazione

oggettiva. Novazione soggettiva: la sostituzione riguarda il debitore. Novazione

oggettiva: la sostituzione riguarda l’oggetto o il titolo; servono due presupposti:

presupposto oggettivo= modificazione dell’oggetto della prestazione, presupposto

(animus novandi)

soggettivo = chiara volontà delle parti di estinguere l’obbligazione

Datio in solutum

originaria per sostituirla con una nuova. o prestazione in luogo

dell’adempimento si distingue dalla novazione oggettiva per l’animus novandi: io ho

un’obbligazione con una determinata prestazione es: vendo macchine usate d’epoca e

ho promesso al mio acquirente di procurargli una auto d’epoca del mercato americano,

e ho già il contratto ma poi succede che ho problemi col fornitore e non riesco a

trovare esattamente quel modello ma riesco a trovarne uno molto simile e chiedo

all’acquirente se gli va bene, se lui dice di sì se c’è questo accordo si chiama di datio

in solutum: prestazione di una cosa diversa rispetto a quella che avrebbe adempito

pienamente l’obbligazione. La differenza tra novazione e datio: nell’accordo novativo

cancello l’accordo originario, nel datio non la cancello ma nella fase finale di

esecuzione dico al creditore che mi libero dell’obbligazione con un altro bene.

-Remissione del debito: non satisfattorio, viene condonato un debito. Il creditore

spontaneamente decide di condonarlo totalmente o parzialmente. Il dubbio si pone

nelle modalità di remissione del debito: necessita di un’accettazione da parte del

beneficiato? Tendenzialmente sì, art 1236 dice che è efficace anche se non è stata

formalmente accettata dal debitore, si presume che sia stata accettata. Ma è sempre

fatta salva la possibilità del debitore di dire che non vuole condonato il debito, qui ci

deve essere una dichiarazione in tempo congruo di rifiuto del condono. Pattum de non

petendo: se la zia non mi condona il debito, ma invece mi dice di pagarli tra un po’ di

tempo: ci obblighiamo a non compiere l’obbligazione per un determinato periodo di

tempo.

-Confusione: si ha quando debitore e creditore divengono la stessa persona;

l’estinzione per confusione libera anche i terzi che abbiano prestato garanzia per il

debitore. Es: la zia mi aveva dato 20000 euro, lei muore e io sono il suo unico erede, in

questo caso il debito si estingue, eredito un credito nei riguardi di me stesso. Vale

anche al contrario. Da qui si deduce che è un modo satisfattivo.

-Compensazione legale: importante e diffuso. I due rapporti possono estinguersi

totalmente o parzialmente senza bisogno che vengano entrambi adempiuti.

Presuppone che due soggetti abbiamo debiti/crediti reciproci. I presupposti sono: ci

devono essere due crediti 1) reciproci, che devono essere crediti 2) omogenei, 3)

liquidi e 4) esigibili. Omogenei significa che devono avere ad oggetto beni fungibili

(sostituibili) dello stesso tipo. Liquidi vuol dire che al sorgere del rapporto, essi sono

già determinati nel loro ammontare. Ad es con una somma di denaro, è liquido se ne

conosco perfettamente l’ammontare. Esigibili: sono suscettibili di richiesta di

adempimento da parte del creditore; i crediti sono esigibili quando sono scaduti es: io

devo 500 euro ad un tizio, e il tizio tra 6 mesi mi deve 2000 euro, non posso rifiutare i

soldi che lui mi dà oggi nonostante tra 6 mesi io gliene debba 2000. Es: io devo 500,

lui mi deve 2000 → eccepire la compensazione: la compensazione determina che il mio

credito e il suo credito si estinguano reciprocamente in modo identico per 500 euro,

cioè per le quantità corrispondenti. La compensazione giudiziale: ci sono tutti i

requisiti di prima, ma uno dei due crediti non è ancora stato liquidato ma sta per

esserlo. Es: io devo 500 euro ad un tizio, tizio però mi investe ed è sua la

responsabilità ma non è ancora stato quantificato il danno da risarcire, nel momento in

cui c’è in corso il processo tizio mi chiede i 500 euro, in questo caso la legge autorizza

a sospendere il pagamento dei 500 fino alla definizione del giudizio che quantifica il

danno da risarcire (difetta la liquidità). Compensazione volontaria: due soggetti si

accordano per non eseguire le obbligazioni reciproche totalmente o in parte.

Modificazione dei soggetti dell’obbligazione: prima che l’obbligazione si estingua

cambiano o debitore o creditore. Dal lato attivo: cambia il creditore: possono essere

determinate da due fattispecie diverse: 1) cessione del credito 2) surrogazione nel

credito. La 1) si ha quando il creditore (cedente) venda/ceda il proprio credito ad altri

detti cessionari, il ceduto è il debitore. A volte la cessione del credito è una modalità di

pagamento. Es: se io produco e vendo ma esigo il pagamento tre 6 mesi, ho problemi

di liquidità per rifinanziarmi e per farlo potrei usare lo strumento della cessione del

credito → lo cedo ad un’altra società che mi dà liquidità. Il debitore dovrà quindi

pagare al cessionario. Il ceduto può opporsi alla cessione? No, perché in ogni caso

deve pagare, non è parte del negozio di cessione. Il fatto che il bene sia un credito,

rende necessario che il debitore ceduto sappia che è cambiato colui a cui deve pagare.

Per questo la legge stabilisce che le parti del contratto di cessione comunichino,

notifichino la cessione al debitore ceduto → onere di notifica di cessione al debitore. Se

la notifica non avviene, il ceduto paga al vecchio creditore (cedente), questo

pagamento è ad un soggetto sbagliato fatto in buona fede e quindi questo pagamento

va ritenuto pienamente liberatorio → il pagamento al creditore sbagliato è liberatorio,

perché è un pagamento al creditore apparente. Sarà il cessionario ad avere interesse a

provare che il debitore era a conoscenza della cessione. Se io cedo il mio credito a più

persone, bisogna capire chi è il vero titolare cioè quello la cui cessione sia stata

notificata per primo, e gli altri devono essere risarciti. Il ceduto non può intervenire

nella cessione, ma è possibile che debitore e creditore originari abbiano pattuito un

divieto di cessione e se viene ceduto ad un terzo, se il terzo sapeva del patto di divieto

di cessione è come se non ci fosse stata, se non lo sapeva, il debitore può chiedere il

risarcimento. Ci sono poi dei debiti strettamente personali non cedibili per legge. E

altri che per legge non possono essere ceduti: es: un avvocato difende il proprio

cliente per fare valere un diritto di credito del cliente e nello stesso tempo si fa cedere

il diritto di credito in relazione del quale sta svolgendo l’attività → non è cedibile per un

conflitto di interessi. Cosa succede se il debitore ceduto non paga al nuovo creditore?

Può il nuovo creditore rifarsi sul primo creditore cedente? Normalmente non posso,

perché accettando la cessione si è assunto il rischio delle vicende. Ci può essere il

caso in cui vi sia un patto tra cedente e cessionario in forza del quale il cessionario

chiede di essere garantito dal cedente per l’ipotesi in cui il debitore ceduto sia

insolvente, ma ci deve essere una clausola esplicita nel contratto= cessione pro

solvendo. 2) surrogazione del credito: surrogazione a seguito del pagamento: caso in

cui un soggetto, terzo rispetto al rapporto obbligatorio, intervenga per pagare in via

diretta o indiretta il creditore al posto del debitore: questo soggetto terzo potrebbe

vere interesse a subentrare nel diritto di credito del precedente creditore. Può avvenire

in due casi: a) adempimento del terzo: il terzo paga al mio posto il creditore, che sarà

soddisfatto perché un terzo ha pagato, e questo terzo nel pagare potrebbe chiedere di

essere surrogato al posto del primo creditore diventando il nuovo creditore=

surrogazione per volontà del creditore b) per pagare il debitore chiede finanziamento

ad un soggetto terzo, che nel concederlo potrebbe chiedere la condizione di essere

surrogato nel diritto di credito, vantando il diritto di credito. c’è interesse alla

surrogazione quando il credito originario era assistito da garanzie quindi ho interesse a

subentrare in un credito più forte perché garantito. Casi ex lege: surrogazione

dell’assicuratore: es: io vivo in un appartamento, la vicina è una vecchietta che lascia

acceso la notte il gas e fa esplodere il condominio → io ho il diritto nel riguardo degli

eredi di essere risarcito per illecito perché non c’è un contratto preesistente. Io ho però

anche un’assicurazione sui danni, e la compagnia assicurativa me ne indennizza una

parte. A questo punto chiederò il risarcimento dei danni agli eredi della vecchia ciò che

l’assicurazione non mi paga: l’assicurazione si rifà sugli eredi, surrogandosi nei limiti di

quanto ha pagato nei limiti del mio diritto risarcitorio.

Modificazione del debitore: normalmente il cambio del debitore dovrà essere

autorizzato dal creditore. Il cc prevede 3 diverse modalità per cambiare debitore:

delegazione, estromissione e accollo (rapporto di provvista, motivo per cui il terzo

accetta di assumersi il debito):

-Delegazione: abbiamo i tre soggetti, il debitore originario incarica un soggetto terzo di

pagare al suo posto il proprio creditore e questo soggetto terzo che viene incaricato

dal debitore originario e in ragione di questo incarico il debitore originario è detto

delegante e il terzo detto delegato. Un terzo dovrebbe accettare questo incarico

perché può avvenire l’incaricato delegato abbia un debito nei confronti del delegante

→ ha senso che il delegato paghi direttamente al delegatario. La ragione per accettare

discendono dal particolare rapporto tra debitore originario e terzo (delegante e

delegato). Il delegato accetta e paga= delegazione di pagamento. Ma ci sono dei casi

in cui il delegato fa qualcosa di più, non solo paga il creditore originario ma può essere

che il delegato si incarichi di assumersi l’obbligo di pagare il debito del delegante che

andrà a scadere di lì a qualche tempo. La differenza tra delegazione di pagamento e di

assunzione di debito è che nel primo caso al momento della scadenza il delegato

pagherà al creditore originario, invece se il delegato si assume l’obbligo verso il terzo

vuol dire che il creditore quando sarà scaduta l’obbligazione potrà pretendere dal

delegato il pagamento perché è come se fosse reale debitore. Es sul delegato che

assume il debito: alla scadenza ci si può chiedere: ma il creditore originario può

chiedere il pagamento solo al nuovo delegato o anche al debitore originario

delegante? Dipende se la delegazione è cumulativa o liberatoria: se la delegazione è

liberatoria vuol dire che quando il delegato assume il debito, libera il debitore

originario solo se ci è un’espressa volontà di liberazione formulata; se invece è

cumulativa non libera il debitore originario, cioè sono entrambi obbligati al pagamento

del debito, ma può chiedere il pagamento solo ad uno. Nel caso di delegazione

cumulativa c’è un ordine a cui richiedere il pagamento: prima al nuovo debitore

perché la più recente manifestazione di volontà di obbligarsi è quella del nuovo

debitore (il delegato). La delegazione può essere causale o astratta: es: il delegato ha

assunto il debito e avendolo assunto alla scadenza il creditore originario gli andrà a

chiedere il pagamento, il delegato potrebbe rifiutare il pagamento per motivi tra lui e il

precedente debitore? No, perché gli affari interni tra delegante e delegato non posso

pregiudicare la posizione del creditore originario. A meno che quando ha accettato la

delegazione abbia imposto una clausola di eccepire eventuali problemi con il delegato,

accettata dal creditore. Lo stesso se invece il delegato dica che non pagherà perché il

delegante ha detto che non deve più i soldi → non può, al massimo si fa restituire dopo

il denaro. Perché questo schema di delegazione che pone anche il creditore esposto a

rischi, il rapporto di delegazione è astratta dai rapporti sottostanti= i rapporti di

provvista e di valuta non posso essere eccepiti dal delegato per rifiutare il pagamento

che gli viene richiesto.

28/04/17

Se il creditore si assume un’obbligazione, il creditore può pretendere l’adempimento al

delegato. Nei rapporti bancari, si dice che l’assegno è dotato di provvista o privo di

provvista a seconda che ci sia liquidità sul conto o meno → la banca paga se c’è

provvista sul conto, che lega la banca terza delegata al pagamento al cliente della

banca debitore che è il debitore originario delegante la banca. Tre schemi delineati nel

codice civile che inquadrano le modificazioni dal lato passivo:

-estromissione: soliti tre soggetti: c’è un terzo che si assume l’obbligazione del

debitore originario ma nella delegazione tutto parte dal debitore originario, qui invece

l’iniziativa viene gestita direttamente dal creditore con il terzo; nasce da un contratto

direttamente stipulato tra creditore estromissario e terzo estromittente. Viene usato

nei rapporti con le anche quando la banca è estromissaria e ha un credito nei confronti

di un’azienda che ha difficoltà economiche → la banca potrebbe inaugurare iniziative

di recupero del credito che potrebbero portare al fallimento, quindi interviene un terzo

tipo la società capogruppo che stipula un contratto con la banca in forza del quale si

assume il debito in modo che se l’azienda non riesce a pagare, paga la capogruppo.

Tutto parte da iniziativa di creditore e terzo. L’estromittente si obbliga e può dare

luogo ad un’estromissione cumulativa o liberatoria. Cumulativa: il debitore originario

non è liberato ma resta obbligato assieme all’estromittente; liberatoria: rimane solo

l’obbligazione dell’estromittente. L’estromittente non può eccepire problemi relativi ai

suoi rapporti con il debitore principale, per quanto riguarda il rapporto di valuta invece

siccome si è assunto spontaneamente il debito, se si scopre che non c’è lui può

eccepire l’inesistenza al creditore. Nella delegazione il creditore subisce, mentre

nell’estromissione il creditore fa parte e quindi può eccepire assenza o venir meno del

debitore.

-accollo: si ha quando c’è un accordo tra debitore e terzo, tutto nasce in un negozio

originario tra questi due come nella delegazione, e in base a questo accordo il terzo si

impegna ad accollarsi il peso del debito del debitore originario ma questo accollarsi

può avere significati diversi, può darsi che l’accollo abbia un oggetto interno più

limitato: la differenza con la delegazione è che l’accollo può rimanere confinato nella

sfera interna dei rapporti tra debitore originario e terzo, può capitare che il creditore

non lo sappia nemmeno. Può capitare che l’accollo si apra al terzo, diventa accollo

esterno quando le due parti del contratto di accollo vanno dal creditore e gli chiedono

se vuole aderire e il creditore potrebbe farlo maturando un diritto anche nei riguardi

del terzo. Potrebbe capitare che quando l’accollo si chiede al creditore, le parti non lo

facciano gratuitamente: dicano al creditore che può aderire ma a condizione che lui

liberi il debitore principale. A differenza che nella delegazione, il terzo accollante può

rifiutarsi di pagare se il contratto di accollo è nullo o se si scopre che il debitore non

deve niente al creditore relativi cioè sia al rapporto di provvista che di valuta.

Regole che valgono solo per alcune obbligazioni:

obbligazioni pecuniarie: disciplina particolare, hanno ad oggetto denaro, l’obbligazione

che ha ad oggetto la moneta dipende dalla volatilità del valore monetario → l’unità di

misura (dollaro, euro...) non ha un valore stabile ma volatile che ah un effetto sui

rapporti giuridici perché es: il tasso di inflazione in Italia negli anni 80 era alto, io

assumo un’obbligazione di un milione di lire da qui a 12 mesi, in un contesto inflattivo

così elevato determina che nell’arco dei 12 mesi il potere di acquisto di quella quantità

monetaria cambia significativamente quindi in termini di diritto di obbligazioni non si

sa quanto si debba effettivamente pagare → art 1277 dice che il debito pecuniario si

estingue tenendo conto del valore nominale della moneta quindi resta di un milione di

lire. Se invece pago con un anno di ritardo, non ho il beneficio del valore nominale

perché devo pagare gli interessi che risarciscono il danno. Quando l’obbligazione

nasce dall’inizio come pecuniaria posso usare questa regola. Nel caso invece in cui

non nasca come pecuniaria ma lo diventa successivamente in ragione della particolare

finalità che la somma debba realizzare es: io vengo investito e mi viene distrutta la

bicicletta, l’obbligazione assunta dall’investitore è di risarcirmi il danno quando il

giudice lo condanna al risarcimento; il danno è risarcibile dopo la sentenza che è

avvenuta un anno e mezzo dopo; il risarcimento deve avere riguardo al costo della

bicicletta al momento della sentenza perché risarcire il danno significa mettere il

patrimonio del danneggiato come se non fosse stato danneggiato. Il debito risarcitorio

non nasce pecuniario ma è rappresentativa del valore di un bene nel patrimonio del

danneggiato e quindi se devo risarcire il danno devo tenere conto del venire meno del

bene al momento della condanna. Il principio nominalistico quindi vale per le

obbligazioni che nascono pecuniarie, mentre per quelle che non nascono pecuniarie si

fa diversa la regola. I periodi di inflazione sono clausole di riadeguamento, ma a volte

si potevano agganciare i debiti all’oro per arginare il fluttuamento, altro modo era

pattuire il debito in moneta straniera stabile.

Interessi: la regola principale è che se io tengo dei denari che non sono miei ma

spetterebbero ad altri tipo perché dovevo pagare un mio debito 4 mesi fa, il cc dice

che io devo pagare degli interessi al creditore medesimo perché c’è l’idea che la

disponibilità di denaro produce altro denaro. Ci sono sia nel caso di ritardo: interessi

corrispettivi, sia nel caso in cui prendo soldi in prestito dal finanziatore in cui non sono


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lucib.28

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e legislazione d'impresa (MILANO)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucib.28 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof D'Adda Alessandro.

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