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bancarie, le quali sono dichiarazioni di quietanza rilasciate dal creditore e consegnate poi ad una

banca perché provveda all'incasso dei crediti ivi indicati; la banca riceve a tal fine uno specifico

mandato. Di recente sono poi entrate in uso le ricevute bancarie elettroniche (RIBA), che

permettono più agevoli operazioni estintive. Infine è doveroso dar conto del fenomeno crescente dei

trasferimenti dei fondi in via elettronica,.oltre che delle carte di credito, emesse da operatori

finanziari specializzati a favore di un determinato cliente, il quale può acquisire beni presso

un'impresa convenzionata.

CAPITOLO VIII – Il contratto

Il contratto è lo strumento fondamentale previsto dal nostro ordinamento per la mediazione e

attuazione degli interessi e per la creazione di vincoli e rapporti giuridicamente rilevanti. Esso

rappresenta la principale fonte di obbligazioni e si identifica (art. 1321 c.c.) come l'accordo di due

o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale. Nell'art.

1322 c.c., è ben espresso il concetto di autonomia contrattuale, per il quale, le parti possono

liberamente determinare il contenuto del contratto nei limiti imposti dalla legge, o possono

concludere contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare. L'autonomia è

dunque la possibilità concessa ai privati di autoregolare i propri interessi, essa rappresenta ciò che

viene chiamata libertà contrattuale. Il contratto, vincolando i contraenti che vi aderiscono, non

produce nessun effetto ed interesse verso i terzi, i quali però, devono astenersi dal turbare il

rapporto contrattuale altrui. Per considerare un contratto valido, sono necessari alcuni requisiti,

elencati all'art. 1325 c.c., che sono:

1. accordo tra le parti, per accordo si intende il consenso di due o più soggetti, che

convergono su una comune pattuizione, finalizzata ad un determinato assetto d'interessi. Per

l'art. 1321 c.c., l'accordo parrebbe definirsi nel contratto stesso (“il contratto è l'accordo”);

mentre per l'art. 1325 c.c., l'accordo diviene solo uno degli elementi costitutivi del contratto.

Questi due articoli, apparentemente contraddittori, in realtà da una parte, ci dicono che

l'accordo è un elemento necessario e sufficiente affinché il contratto si formi (il consenso

produce conseguenze giuridiche, affermando e consacrando ciò che è chiamato principio

consensualistico); dall'altra parte invece, ci dicono che esso debba esser basato su di un

oggetto, senza il quale ovviamente, le parti non potrebbero raggiungere un consenso e

quindi l'accordo stesso, e viene inoltre esplicitato il processo attraverso il quale si articola e

si compie l'accordo stesso. Nel momento in cui l'accordo è raggiunto, il contratto è dunque

concluso e perfetto e da quello stesso momento nasce il vincolo contrattuale al quale parti

restano impegnate.

2. causa, essa riguarda la ragione che giustifica l'impegno assunto e lo spostamento

patrimoniale tra le sfere dei contraenti. Il codice del 1942, ne propone un concetto unitario

che tende ad identificarsi con la ragione unica del negozio. Lo studio di questo requisito

contrattuale è molto complesso ed inoltre ha subito un mutamento nel corso degli anni: si è

passati da una valutazione del contratto dal punto di vista dell'ordinamento a quello dei

contraenti. Così facendo, si è passati da una funzione economico-sociale, ad una economico-

individuale, e si è inoltre introdotto il concetto di causa in concreto. Si sono poi inseriti i

giudizi di meritevolezza e di liceità, i quali si articolano su due piani diversi: il primo si

riferisce alla ricostruzione tipologica dell'operazione posta in essere dai privati, al fine di

verificare la congruità dello schema adottato (quando il contratto è tipico, la condizione di

meritevoleza è presunta in astratto); il secondo incide sulla causa del contratto, al fine di

verificarne la conformità alle norme e ai principi dell'ordinamento. Ovviamente nei contratti

tipici, la causa in astratto sarà sempre lecita, visto che l'ordinamento giuridico non userebbe

schemi contrattuali contrari ai canoni generali di liceità. L'aspetto che deve essere analizzato

e che accomuna contratti tipici e atipici in una ricerca della meritevolezza e della liceità,

riguardo la causa in concreto, ossia l'ammissibilità e la compatibilità degli intenti specifici

delle parti con lo strumento giuridico adoperato. Il problema della causa non può procedere

per vie astratte, chiedendosi quale sia la causa individuata nello schema legislativo

adoperato. È dunque necessario distinguere la causa dal tipo. Il tipo indica il modello, la

composizione degli elementi di un contratto, il suo schema organizzativo. La causa

individua invece l'elemento di valutazione, il giudizio complessivo sulla specifica funzione

di un determinato assetto di interessi. Vanno poi distinti dalla causa, i motivi, i quali si

atteggiano come giustificazioni psicologiche, ragioni individuali e soggettive: essi

consistono negli impulsi personali variabili che spingono le parti del contratto. I motivi

possono provocare la nullità del contratto nei casi in cui essi siano illeciti e comuni alle

parti. Nel caso di: assenza della causa, illiceità della causa, o nel caso la stessa sia contraria

contraria a norme imperative, ordine pubblico o al buon costume, per l'art. 1418 c.c.

Comma 2, il contratto sarà annullato. Le norme imperative costituiscono limiti alla libera

iniziativa dei privati per realizzare interessi protetti in conformità dell'ordinamento

giuridico, ovvero interessi generali e pubblici. Per ordine pubblico si intendono invece i

principi generali dell'ordinamento giuridico, talvolta sanciti dalla Costituzione o desumibili

dalla stessa. Il buon costume viene delineato dalla giurisprudenza della Suprema Corte di

Cassazione come l'insieme delle esigenze etico-sociali alle quali la collettività di persone

oneste e corrette deve uniformare il proprio comportamento.

3. oggetto, esso è adoperato in significati diversi, ora individuando la cosa o il bene sul quale

si forma il consenso, ora il complesso delle prestazioni che emergono dall'autoregolamento

predisposto dai privati, ora rappresentando l'effetto giuridico (dove l'oggetto rappresenta il

complesso degli effetti di quel determinato tipo contrattuale). Le caratteristiche dell'oggetto,

sono indicate nell'art. 1346 c.c., nel quale si stabilisce che l'oggetto debba essere: possibile,

lecito e determinato (o determinabile). Dell'impossibilità si discute sia in termini

fisici/materiali che in termini giuridici, individuando un'impossibilità del primo tipo qualora

il bene promesso sia inesistente o non posso mai essere realizzato; mentre per impossibilità

giuridica, si deve distinguere tra quella assoluta e quella relativa. La prima si ha in quelle

ipotesi in cui l'oggetto non è idoneo ad essere dedotto in contratto; la seconda si ha qualora

essa sia riferibile soltanto ad alcuni modelli organizzativi di interessi e non ad altri. La

valutazione relativa alla possibilità, va riferita al momento in cui l contratto produrrà i suoi

effetti. La liceità dell'oggetto indica la sua non contrarietà a norme imperative, ordine

pubblico e buon costume. La liceità va valutata al momento della conclusione del contratto,

si che il sopravvenire di una legge che rendesse illecito ciò che prima non lo era non

inciderà sul profilo genetico dell'atto colpendolo con la nullità, ma solo sullo svolgimento ed

esecuzione del rapporto. Per la determinatezza, la ratio della legge è quella di assicurare

che l'accordo contenga indicazioni sufficienti a rendere intellegibile il rapporto contrattuale;

4. forma, essa è richiesta solo se prescritta dalla legge, sotto pena di nullità. Essa può essere

richiesta per provare l'esistenza di un contratto in giudizio, essendo esclusa la prova

testimoniale e quella per presunzioni ed ammessi solo il giuramento e la confessione. Nel

nostro ordinamento, vige il principio della libertà delle forme, con il quale le parti possono

eleggere la forma che ritengono più confacente ai loro accordi (è dunque anche questa

un'espressione di autonomia contrattuale). Si devono ora distinguere, due tipi di forma: ad

substantiam (ossia per la configurazione di un contratto valido) e ad probationem. Nel

primo caso, la forma non solo condiziona il sorgere dell'atto, ma viene anche ad impedire

che le parti possano eseguirlo o confermalo; il codice civile impone dunque, a volte, l'atto

pubblico o l'onere minimo della scrittura privata. In questo caso saremo in presenza di un

contratto nullo e chi ha eseguito la prestazione potrà chiederne la restituzione. In caso di

forma ad probationem, non sussisterà alcun diritto alla restituzione, dato che il contratto sarà

pienamente valido tra le parti.

L'accordo si considera raggiunto quando la proposta e l'accettazione si incontrano. La proposta è

l'atto di iniziativa per la formazione del contratto e l'accettazione è l'atto di adesione al contenuto

della proposta. L'evento della conclusione del contratto è rilevante ai fini della determinazione del

luogo e del tempo in cui esso può dirsi avvenuto. Per l'art. 1326 c.c., si considera concluso il

contratto, allorquando l'autore della proposta ha conoscenza dell'accettazione dell'altra parte.

Essendo proposta ed accettazione due atti unilaterali, essi produrranno effetto dal momento in cui

pervengono a conoscenza del destinatario (proponente od oblato) e si presumono conosciuti dallo

stesso allorchè pervengono al suo indirizzo. Il codice ha eletto la regola della conoscenza,

richiedendo che la dichiarazione giunga almeno nella sfera di conoscibilità del destinatario, sfera

compendiata nell'indirizzo di quest'ultimo. La proposta, per essere tale, dovrà contenere alcuni

requisti necessari e dovrà perciò essere: completa, attuale e definitiva. Altra caratteristica

fondamentale della proposta, è la sua generale revocabilità, che perdura fino alla conclusione del

contratto. È però possibile attribuirle carattere di irrevocabilità, o per la unilaterale volontà del

proponente (proposta irrevocabile) o per espresso accordo delle due parti del contratto, che daranno

vita così, ad un'autonoma convenzione che prende il nome di di patto di opzione. Con riferimento

all'accettazione tardiva, si dispone che, scaduto il termine, la proposta diviene inefficace, ma il

proponente può ritenere come efficace l'accettazione a lui pervenuta dopo la scadenza del termine

prestabilito, così rinunciando ad eccepirne la tardività. L'art. 1329 c.c. prevede che la proposta

irrevocabile non decade per quegli eventi che normalmente renderebbero inefficace la proposta

semplice, vale a dire la morte o la sopravvenuta incapacità, facendo comunque salve le ipotesi in cui

la natura dell'affare o altre circostanze escludano tale efficacia. In oltre, il silenzio dell'oblato non

produrrà la caducità della proposta, ma se entro un dato termine, non pervenga al proponente il

rifiuto, il contratto si intenderà concluso (ciò è previsto solo per i contratti con obbligazioni del solo

proponente, in quanto all'oblato spetterebbero solo vantaggi). Laddove dal contratto scaturiscano

obbligazioni per ambo le parti, allora saranno necessarie le manifestazioni di volontà di entrambe le

parti per la conclusione del contratto. È opportuno distinguere la proposta delle figure dell'offerta al

pubblico e dell'invito ad offrire. L'offerta al pubblico fa riferimento ad una figura riconducibile alla

proposta, ma non destinata ad un oblato già precedentemente individuato, bensì diretta al pubblico,

inteso come insieme di persone non definito, all'interno del quale sarà individuato colui che

concluderà il contratto. Questa figura va distinta dalla promessa al pubblico, alla quale è

accomunata solo dal fatto dell'indeterminazione dei soggetti cui entrambe si rivolgono. La promessa

non mira alla conclusione di un contratto e impegna colui che la fa non appena viene resa pubblica,

nei confronti di chi si trovi nella situazione o ponga in essere il comportamento previsti. L'invito ad

offrire si configura in un atto rivolto al pubblico per stimolarne l'iniziativa della proposta di

stipulare un futuro contratto, ovvero ad iniziare una trattativa. Nel processo di formazione del

contratto, infine, possono raggiungersi intese parziali e di progressiva acquisizione del consenso, in

vista dell'obiettivo finale perseguito dalle parti; in questa visuale, si parla di contratto preliminare.

Il contratto preliminare esprime quell'accordo con il quale le parti si obbligano, ovvero una

soltanto di esse si obbliga a concludere, entro un termine fissato, un futuro contratto, maturando

quegli interessi o quelle condizioni in genere che impediscono o sconsigliano un'immediata

esplicazione del consenso. Questo contratto produce quindi, una specifica efficacia obbligatoria,

creando un vincolo alla conclusione del futuro contratto definitivo. Da questa figura contrattuale si

deve distinguere la prelazione, la quale non obbliga alla stipula di un contratto, ma a dare la

preferenza ad un determinato soggetto, a parità di condizioni, se ed in quanto si intenda alienare un

certo bene. Il contratto preliminare non va poi confuso con il preliminare improprio, il quale

racchiude in sé già una compravendita definitiva, ma per la quale le parti si sono accordate di

ripeterla nelle forme idonee a conseguire gli effetti derivanti dalla trascrizione. Con il codice civile

del 1942 si è introdotta una particolare forma di tutela, consistente nella possibilità di chiedere

l'esecuzione in forma specifica del vincolo assunto e non adempiuto, ottenendo una sentenza che

produca gli stessi effetti del contratto non concluso, determinando un acquisto a titolo derivativo

della proprietà o di altro diritto. La sentenza in esame non può però essere emessa qualora il giudice

debba intervenire con variazioni al contratto preliminare, in quanto infrangerebbe il principio di

intangibilità del preliminare. Gli effetti della trascrizione del contratto preliminare cessano e si

considerano come mai prodotti, se non viene eseguita la trascrizione del contratto definito.

Figura che sembra differenziarsi dal contratto, è quella del negozio giuridico, il quale è considerato

come espressione suprema dell'autonomia dei soggetti. Questa figura rappresenta solamente una

categoria di studio e non una categoria normativa, non essendo prevista dal Codice italiano. In

Germania invece, il codice civile disciplina partitamente il negozio giuridico (ciò non accade invece

ne in Francia ne in Italia). Il negozio si caratterizza dunque, per essere una manifestazione di

volontà diretta a conseguire effetti giuridici riconosciuti dall'ordinamento giuridico (il contratto è

invece la concreta specificazione, quella realmente visibile nella dinamica giuridica). Negozio è

quindi sinonimo di attività giuridica, espressione di volontà regolatrice, nonché di potere

dispositivo. Dunque la differenza tra Italia (e Francia) e Germania sta proprio nella scelta del

prototipo per gli atti di autonomia: nel primo caso il legislatore ha scelto il contratto; nel secondo il

negozio.

La struttura essenziale del contratto, analizzata in precedenza, è spesso arricchita da clausole e

pattuizioni particolari, le quali formano i cosiddetti elementi accidentali, che sono:

1. condizione, si parla di condizione quando si fa riferimento ad un fatto futuro e incerto, da

cui si fa dipendere l'efficacia o la risoluzione del contratto. Questa figura si intreccia con

quella della rilevanza/irrilevanza dei motivi (ragioni soggettive); per il diritto non ha

rilevanza la motivazione personale per cui un oggetto acquista un bene, ma se si vuole che

una di queste motivazioni assuma oggettività, la si dovrà esplicitare nel contratto, in modo

da costituire una condizione (es. vendo la casa a condizione che sia trasferito). In

conclusione, la condizione è una clausola inserita in un contratto attraverso la quale un

contraente fa valere un suo specifico interesse o motivo, nel senso di subordinare l'efficacia

del contratto al verificarsi di un certo fatto o circostanza. Nel caso in cui le parti subordino

l'efficacia del contratto, si parla di condizione sospensiva; se invece le parti subordinano la

risoluzione del contratto, allora si parlerà di condizione risolutiva. In quest'ultimo caso si

stipula un contratto e si vuole che produca subito i suoi effetti, ma se ne prevede il venir

meno se un certo fatto si verificherà. Un contratto sottoposto a condizione deve sempre

essere: perfetto, dal punto di vista della formazione, valido, in ordine alla sua genesi,

inefficace, per volontà delle parti (avendo esse usato la stessa condizione). Alla verificazione

del fatto dedotto in condizione, il contratto produrrà i suoi effetti come se li avesse prodotti

fin dall'inizio. Durante la pendenza della condizione, cioè nel periodo di incertezza della

sua verificazione, le parti devono comportarsi secondo buona fede, al fine di non

pregiudicare le rispettive ragioni e aspettative. Nel caso in cui il bene oggetto del contratto

di compravendita, perisca durante il periodo di pendenza, questo non passerà nella proprietà

del compratore (cosa che invece succede se il bene perisce prima della consegna).

2. termine, si parla di termine quando si fa riferimento ad un fatto futuro e certo, da cui si fa

dipendere l'efficacia o la risoluzione del contratto. In questo caso, se il contratto di

compravendita fosse sottoposto ad un termine e il bene perisse, il compratore dovrebbe

pagare il corrispettivo perchè il termine non incide sul congegno attributivo della proprietà;

è infatti certo il passaggio della proprietà, benchè differito.

3. onere (o modo), indica una misura, un limite; questa limitazione afferisce alla disposizione

attributiva introducendo un temperamento al beneficio previsto a favore del destinatario

della disposizione (es. dono al Comune una mia casa, ma prevedo che una parte di essa sia

destinata al ricovero dei poveri). Nel caso di inadempimento, la risoluzione può operare solo

se il donante l'abbia prevista in contratto; in caso contrario, allora l'inadempimento potrà

generare una domanda di risarcimento, ma il beneficiario conserverà il bene.

Possiamo quindi operare un confronto tra questi elementi accidentali, notando che: la condizione

sospende l'effetto del contratto fino al verificarsi dell'evento; il termine fissa nel tempo l'inizio

dell'efficacia di un atto; il modo consiste nella previsione di un'obbligazione accessoria a carico del

destinatario di una donazione, di un'istituzione di erede, di un legato e anche di un negozio a titolo

gratuito.

Caratteristiche fondamentali del contratto, sono la sua vincolatività e stabilità, in principio della

quali la legge prevede che esso non possa essere sciolto che per mutuo consenso o per cause

ammesse dalla legge (art. 1372 c.c.). Vincolatività non significa immunità dagli interventi del

legislatore, intesi ad adeguare o modellare il contenuto del contratto o a fissare i limiti

dell'intangibilità del vincolo; essa costituisce il coerente e logico effetto ordinario del contrarre.

L'esecuzione del contratto indica invece l'attuazione concreta ed effettiva del programma e del

regolamento, mediante l'adempimento delle obbligazioni e l'esercizio dei diritti. Gli effetti del

contratto sono relativi alle parti, che risultano assoggettate al vincolo che ne deriva. Con riguardo al

contenuto e al tipo degli effetti che si producono, di notevole rilievo è la distinzione tra contratti ad

effetti reali, comportanti il trasferimento, costituzione di un diritto reale su cosa altrui o della

proprietà; contratti ad effetti obbligatori, i quali portano alla costituzione di diritti di credito e di

obbligazioni o la loro modificazione o estinzione.

La legge detta alcune regole che si configurano quali criteri legali d'interpretazione del contratto;

questi criteri si distinguono in due gruppi: il primo riguarda l'interpretazione soggettiva del

contratto, orientata ad accertare la comune intenzione delle parti; il secondo gruppo mira ad

attribuire il significato oggettivo del contratto, secondo criteri di ragionevolezza, lealtà,

conservazione, equilibrio e di equo comportamento degli interessi svolti. Infine, il profilo

normativo dell'accordo individua il regolamento contrattuale, inteso quale insieme di regole poste

dalle parti ed alle quali l'ordinamento riconosce efficacia giuridica. Vi è però l'art. 1322 c.c., che

stempera ogni preteso connotato di assolutezza della volontà privata quale fonte di costruzione del

regolamento negoziale, riservando al sistema giuridico la facoltà di introdurre limiti e correttivi al

potere di autodeterminazione dei privati. L'integrazione può quindi essere chiamata a svolgere nel

sistema di disciplina del contratto una duplice funzione. Ai sensi dell'art. 1339 c.c., a fronte di un

accordo nullo in talune parti per contrarietà a norme imperative, il contratto si mantiene in virtù

della sostituzione automatica delle clausole nulle con il dispositivo normativo; tale “manovra”

prende il nome di integrazione correttiva. Questa sostituzione automatica, nonostante modifichi

parzialmente i termini iniziali, ne evita la conseguenza estrema della totale invalidazione. La

seconda funzione dell'attività integrativa, riconducibile all'art. 1374 c.c., è quella suppletiva nei

confronti dell'autonomia privata, che prevede la ricostruzione di aspetti lacunosi del contenuto

pattizio, laddove quest'ultimo sia sorto incompleto o sia divenuto tale successivamente, a causa del

verificarsi di sopravvenienze che abbiano reso inefficaci talune clausole. L'art. 1374 c.c., nel dettare

le singole fonti di integrazione suppletive del contratto richiama la legge, intesa quale insieme di

norme dispositive, inserite nell'ambito della disciplina dei vari tipi negoziali. In posizione

subordinata alla legge, il richiamo nel sistema delle fonti di integrazione va agli usi, ossia alla

consuetudine, quale insieme di comportamenti reiterati nel tempo, in un apprezzabile contesto

sociale, tali da generare nei consociati la convinzione del carattere obbligatorio di tali pratiche. Le

clausole generali devono considerarsi quali norme elastiche di disciplina che pongono una regola

di correttezza e proporzionalità nei rapporti nascenti dal contratto, sulla base del richiamo a quei

principi e a quei valori percepiti nel più ampio contesto di riferimento. L'equità è destinata a

supplire la mancata determinazione delle parti in ordine a profili economici del rapporto o a

rideterminare tali profili laddove quest'ultimi siano divenuti inadeguati in seguito al sopraggiungere

di sopravvenienze squilibranti. Insieme all'equità viene in rilievo, quale clausola generale, la buona

fede. Essa rileva quale canone comportamentale, sia nella fase delle trattative precontrattuali che

dell'esecuzione del rapporto e quale criterio oggettivo di interpretazione del contratto. La buona

fede assume una specifica valenza integrativa qualora una puntuale adesione al regolamento pattuito

precluda il raggiungimento dello scopo programmato. Essa trova impiego nella ricostruzione del

significato oggettivo del contratto, nel caso in cui questo risulti ambiguo sulla base di una mera

interpretazione letterale dell'accordo. Un'esigenza di revisione del rapporto può sorgere anche a

fronte del verificarsi di sopravvenienze in fase esecutiva. Per l'art. 1467 c.c., nel caso si verifichino

eventi sopraggiunti, tali da squilibrare in maniera eccessiva il contratto, riconosce al debitore

onerato il diritto di risoluzione del rapporto. Ciò salvo, che la controparte non proponga un'offerta

equa di revisione. Per questo motivo, è di recente introduzione nei contratti, la clausola di

hardship, grazie alla quale il contratto può essere adeguato nel caso di sopravvenienze, o può

prevedere un obbligo di rinegoziazione tra le parti, con eventuale revisione coattiva del contratto.

La promessa del fatto del terzo consiste nell'assunzione di un impegno da parte di un soggetto nei

confronti di un altro in ordine al compimento da parte di un terzo di una determinata azione,

consiste nell'assunzione di un'obbligazione. Il terzo, non avendo preso parte all'accordo, non può

essere in alcuna misura considerato vincolato nei confronti del promissario a causa di quanto

prospettato a quest'ultimo dal promittente. Se il terzo si rifiuta di obbligarsi o non compie il fatto

promesso, colui che ha promesso l'obbligazione del terzo è tenuto ad indennizzare l'altro contraente.

Gli art. 1411-1413 c.c., dettano la disciplina del contratto a favore di terzo; in questo caso due

parti contraenti (stipulante e promittente) convengono che la prestazione del secondo sia attribuita

direttamente al terzo, estraneo al rapporto contrattuale tra essi instaurato. Il beneficiario è

individuato con il termine terzo, per indicare che la sua posizione non è di parte del contratto. I due

rapporti che uniscono l'operazione trilatera, ovvero il rapporto di valuta (tra stipulante e terzo) ed il

rapporto di provvista (tra stipulante e promittente), assumono un fondamento causale che non

necessariamente dovrà coincidere, se è vero che ad un rapporto oneroso può contrapporsi un

rapporto giuridico gratuito e liberale. Funzione rilevante assume il ruolo e la natura dell'interesse

dello stipulante, la cui assenza determina la nullità della stipulazione. In riferimento alla locuzione

dell'art. 1411 c.c., “salvo patto contrario”, si deve precisare che essa non può essere intesa nel

senso che le parti parti potrebbero configurare un contratto a favore di terzo, anche quando si

stabilisca tra esse che egli non acquisti il corrispondente diritto a pretendere la prestazione nei

confronti del promittente. In relazione invece alla formula secondo cui il “terzo acquista il diritto

per effetto della stipulazione”, l'orientamento prevalente afferma che il momento dell'acquisto

dell'attribuzione per il terzo coincida logicamente, con la conclusione del contratto tra stipulante e

promittente. Il contratto a favore di terzo deve esser distinto da alcune figure di confine, quali:

contratto per persona da nominare, da questo si distingue poiché qui il nominato subentra quale

parte contrattuale con efficacia ex tunc nel contratto, beneficiando dei diritti ma anche assumendo

tutti gli obblighi che da esso derivano; cessione del contratto, da questo si differenzia in quanto il

cessionario subentra nei diritti e negli obblighi, comprese le azioni di impugnativa contrattuale;

accollo, il quale viene diversamente interpretato, ora rilevandosi aperto all'adesione dell'accollatario

solo in via eventuale, ora privando l'arricchimento del patrimonio del beneficiario di una nuova

situazione giuridica, facendogli ottenere solo un vantaggio; contratto con prestazione da eseguirsi

al terzo, questo individua una figura in cui il beneficiario della prestazione è indicato come mero

termine esterno per il recepimento della prestazione; contratto con effetti protettivi verso il terzo, è

espressione di quegli obblighi generali di protezione, specialmente articolati nello svolgimento della

prestazione medica all'interno di una struttura sanitaria; donazione modale, si differenzia dalla

stipulazione a favore del terzo in quanto il modus non consiste in un'autonoma attribuzione.

La legge appresta vari congegni idonei ad attuare gli specifici intenti degli operatori, ispirati da

ragioni di convenienza, manifestantesi posticipatamente alla stipula del contratto, con finalità

speculative, fiscali o in relazione al trasferimento dei beni. Questo sono figure caratterizzate da un

effetto di sostituzione soggettiva, contemporanea o successiva alla stipula. Ne esistono due figure:

1. contratto per persona da nominare, in questo caso lo stipulante si riserva della facoltà di

nominare il soggetto che acquisterà i diritti e assumerà gli obblighi derivanti dal contratto

con efficacia retroattiva. In questo caso si ha un fenomeno di successione a livello di fonte

del rapporto, con la conseguenza che il cedente rimane parte del contratto per il periodo

antecedente la cessione, e il cessionario acquista diritti e obblighi con efficacia ex nunc. In

caso di mancata nomina o di nomina inefficace o invalida, gli effetti contrattuali si

produrranno tra i contraenti originari. Questo tipo di contratto si configura quindi come uno

strumento volto ad agevolare la circolazione dei beni e delle situazione giuridiche. Nei

rapporti tra terzo e rappresentante, quest'ultimo ha la possibilità di compiere la electio

amici, ovvero si tratta di un onere in senso stretto: qualora non venga effettuata la nomina,

colui che ha contrattato per sé o per persona da nominare rimane vincolato in proprio al

contratto;

2. cessione del contratto, è l'accodo mediante il quale una delle parti di un contratto a

prestazioni corrispettive sostituisce a sé un terzo con il consenso dell'altra parte. Vi sono due

teorie che interpretano diversamente questa figura: per la teoria atomistica, la cessione ha

struttura trilaterale, in quanto la partecipazione del ceduto ha rilevanza costitutiva ai fini del

completamento della fattispecie; per la teoria unitaria, la cessione deve ritenersi

perfezionata con l'intesa tra cedente e cessionario, costituendo il consenso del terzo solo un

presupposto di efficacia del contratto di cessione. Quanto al contenuto della cessione del

contratto, gli elementi essenziali che erano stati convenuti tra i due iniziali contraenti non

potranno essere variati per effetto della cessione. Le condizioni affinchè possa ricorrere la

cessione del contratto sono due: che si tratti di un contratto a prestazioni corrispettive e che

le prestazioni non siano state ancora eseguite. Tra ceduto e cedente, quest'ultimo sarà

liberato nel momento in cui la cessione diverrà efficace nei confronti del primo. Tra ceduto e

cessionario potranno essere fatte valere tutte le eccezioni derivanti dal contratto, essendoci

stato un subingresso nello stesso. Tra cedente e cessionario, il primo è tenuto a garantire la

validità del contratto.

Mediante la previsione anticipata del risarcimento, la clausola penale e la caparra hanno

storicamente rappresentato due tecniche contrattuali assai diffuse do autotutela dell'interessa del

creditore ad un puntuale adempimento. Tramite la clausola penale, il creditore concorda

preventivamente con il debitore una soluzione pattizia, stipulando un patto con cui si conviene che

uno dei contraenti è tenuto ad una determinata prestazione, la quale ha l'effetto di limitare il

risarcimento alla prestazione promessa, se non è stata convenuta la risarcibilità del danno ulteriore.

La caparra confirmatoria, disciplinata dall'art. 1385 c.c., stabilisce che se al momento della

conclusione del contratto una parte da all'altra una somma di denaro o una quantità di altre cose

fungibili, la caparra in caso di adempimento deve essere restituita o imputata alla prestazione

dovuta. Inoltre se la parte che ha dato la caparra è inadempiente, l'accipiens può recede dal contratto

tenendosi la caparra, che soddisfa il danno derivante dall'inadempimento. Qualora sia l'accipiens

legittimato a recede è il tradens che ha diritto al doppio della caparra. La caparra è dunque un

contratto autonomo ma accessorio a quello principale che intende sanzionare e si perfeziona con la

dazione della somma o della cosa fungibile. Questa figura va distinta dall'acconto che costituisce

solo un'anticipazione del prezzo e quidi un adempimento parziale, che in caso di inadempimento

non legittima l'incameramento dovendo essere restituita, salvo risarcimento del danno. Del tutto

diversa poi dalla caparra confirmatoria è la caparra penitenziale, la quale costituisce la somma

versata quale corrispettivo del diritto di recesso previsto dal contratto. Si definisce in fine multa

penitenziale, la prestazione pattuita come corrispettivo per il recesso; rispetto alla caparra

penitenziale la figura in esame si differenzia perchè in essa la dazione di denaro è prevista come

condizione di efficacia del recesso, mentre nella prima la dazione è concomitante alla stipulazione

del contratto.

Nel caso si verifichi, una dissociazione tra l'autore formale dell'atto e il portatore di interesse, la

legge deve assicurarsi se ciò sia dovuto o ad un abuso o alla scelta del titolare dell'interesse di non

agire personalmente, ma di farsi sostituire da altri. In quest'ultimo caso si parla di rappresentanza,

la quale può essere: legale, prevista nell'ipotesi di incapacità legale di agire o in altre situazioni

particolari ed ha un contenuto vincolato; volontaria, dove un soggetto affida volontariamente ad

altri il potere di rappresentarlo, legittimandolo ad agire nel suo interesse. Rappresentare un soggetto

significa quindi agire in nome e per conto altrui, dichiarando nel contratto stesso tale investitura.

Al di fuori della rappresentanza, la sostituzione nell'attività giuridica può aversi attraverso una

gestione fondata sul contratto di mandato, per il quale un soggetto si obbliga a compiere per altri

atti giuridici, ma senza rappresentanza. Il mandatario agisce per nome e conto suo; sarà in un

secondo momento che dovrà procedere con un secondo atto, indirizzato al trasferimento verso il

mandante. La rappresentanza invece, è un atto giuridico in forza del quale gli atti compiuti dal

rappresentante hanno la stessa efficacia degli atti compiuti dal rappresentato. È importante precisare

però, che l'atto va comunque imputato al rappresentante. L'atto di autorizzazione ad agire in nome e

per conto del dominus si definisce procura, la quale è un atto unilaterale col quale il dominus

investe il rappresentante del potere di agire (individua anche i limiti della competenza del

rappresentante). Con la procura non si ha però un rapporto obbligatorio tra rappresentato e

rappresentante; essa regola e disciplina la modalità esterna di esercizio di un potere, ma non la

funzione di regolare i diritti ed obblighi (rapporti interni). Il regolamento di tali rapporti, dominus-

rappresentante, trova la sua disciplina nel mandato, il quale rappresenta l'assunzione di un impegno

da parte del mandatario. Se al mandatario verrà anche conferita la procura, allora si applicheranno

le norme della rappresentanza. Si possono quindi verificare tre ipotesi:

1. procura senza mandato, in questo caso vi è un soggetto legittimato verso i terzi ad agire in

nome e per conto di altri, ma senza esservi obbligato; come conseguenza, l'azione del

rappresentante si ripercuoterà direttamente nella sfera del dominus;

2. mandato senza procura, qui il mandatario obbligato ad agire, ma potrà farlo solo in nome

proprio, con la conseguenza che poi dovrà ritrasferire gli effetti giuridici al dominus;

3. mandato con procura, per effetto della procura il mandatario agirà in nome e per conto del

dominus, con ricaduta immediata degli effetti in capo al mandante.

Nel caso della seconda ipotesi, può verificarsi che il mandatario si rifiuti di adempiere al

ritrasferimento degli effetti dell'atto compiuto, in tal caso, per l'art. 2932 c.c., il mandante può

ottenere una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso. Nel caso della

rappresentanza, si pone un problema, quello relativo al rappresentante che agisca senza poteri, o

perché privo della procura o perché ecceda i limiti della procura stessa. In questo caso si parlerà di

falso procuratore, il quale agisce senza avere il potere (procura). Dunque, il contratto stipulato dal

falso procuratore col terzo non produrrà effetti nella sfera giuridica del dominus. Il terzo non potrà

neanche reclamare che sia il rappresentante stesso ad adempiere agli obblighi derivanti dal

contratto; potrà invece chiedergli un risarcimento dei danni, per aver confidato senza sua colpa nella

validità del contratto. Caso diverso si prospetta nel mandato: in questo caso infatti, l'atto che

esorbita dal mandato, e che non sia ratificato dal dominus, resta a carico del mandatario. Nel caso in

cui, il dominus accetti quanto compiuto in suo nome dal falso procuratore, ecco che viene compiuta

una ratifica, ovvero una legittimazione successiva. Ove il dominus abbia lasciato credere ai terzi la

sussistenza/permanenza di un potere rappresentativo e non li informi della situazione di intervenuta

carenza della procura, ove queste parti stipulino atti, gli effetti di questi potranno esser fatti valere

su volontà dei terzi, in modo da tutelare quest'ultimi. I terzi fanno così valere il principio di

apparenza giuridica, il quale fa si che il contratto si possa considerare validamente sorto. Infine si

può verificare un conflitto tra rappresentante e rappresentato quando venga a determinarsi una

situazione di incompatibilità, perseguendo il rappresentante abusivamente il conseguimento di un

proprio vantaggio a danno dell'interesse del dominus. Rientra in tale ambito l'ipotesi del contratto

con sé stesso, che si ha quando il rappresentante opera in proprio, assumendo contemporaneamente

la posizione dei due contraenti (es. acquistando per sé il bene che il venditore voleva vendere). Il

mandato si estingue per: scadenza del termine o compimento dell'incarico, revoca da parte del

mandante, rinunzia del mandatario, morte,interdizione o inabilitazione del mandante o del

mandatario, fallimento del mandatario. Il contratto di mandato poi, si collega alla tematica

dell'interposizione reale di persona e della fiducia; quest'ultima esprime un concetto generico di

affidamento, ma individua il trasferimento della titolarità di beni, gravata o accompagnata da un

pactum fiduciae implicante lo svolgimento di un compito determinato da parte del fiduciario. Vi è

un elemento comune tra mandato e fiducia ed è l'interposizione reale, pur se forse è da precisare

che nel mandato l'attività gestoria non opera sulla base di un'investitura reale preventiva.

Secondo il concetto di causa in concreto, i contraenti spesso vengono a disporre dello strumento

giuridico predisposto dalla legge, per finalità non sempre congruenti con l'astratto modello. In

questo contesto, si distingue la figura della simulazione. Simulare significa fingere, porre in essere

azioni che non corrispondono all'effettiva intenzione delle parti, le quali stipulano un contratto,

senza volere che esso produca gli effetti suoi proprio. Si possono verificare tre ipotesi simulazione:

la stipula di un contratto senza volerne gli effetti (simulazione assoluta); la stipula di un contratto e

la produzione degli effetti di un contratto diverso (simulazione relativa); la simulazione soltanto di

alcuni elementi del contratto. Ovviamente, essendo disciplinata dalla legge, la simulazione non è

considerata illecita, ciò può però avvenire in base all'uso che se ne fa: se essa è fatta a scopo di

eludere eventuali norme imperative, allora risulterà sicuramente illecita. Nel caso io venda

simulatamente un bene a Tizio e questo poi, a sua volta, lo alieni ad un terzo, sarà quest'ultimo ad

esser tutelato, nel caso in cui abbia acquistato i diritti dal titolare apparente in buona fede, ovvero

ignorando la situazione di simulata titolarità del dante causa. Per quanto riguarda l'interpretazione

del contratto simulato, le opinioni divergono significativamente. Vi è infatti chi sostiene l'invalidità

del contratto, appellandosi alla nullità per mancanza del requisito della volontà. Questa ipotesi è

però errata, infatti il contratto simulato si presenta come un ordinamento privato, riconoscibile

quindi solo tra i contraenti, mentre di fronte allo Stato emerge la situazione formale del contratto

concluso. Quindi in questo contratto è presente una volontà, essa è proprio quella di stipulare un

contratto, senza l'attuazione dei suoi effetti. Potremmo addirittura rinvenire due volontà: la prima è

quella di stipulare un contratto; la seconda è quella di voler il contratto inefficace. Dunque l'errore è

ritenere che la simulazione si risolva in una mera e impalpabile funzione, mentre invece il contratto

è realmente stipulato e formalmente valido, solo gli effetti non sono voluti. Analizzata finora la

simulazione assoluta, passiamo alla simulazione relativa. In questo caso, le parti stipulano un

contratto ma vogliono gli effetti di un contratto diverso. Per l'art. 1414 c.c., ha effetto il contratto

dissimulato, se ne sussistono i requisiti di sostanza e forma. Il requisito di sostanza si risolve nella

validità e liceità del contratto stesso. Il problema è accertare la presenza del requisito formale, in

quanto questo può esser manifestato solo dal contratto apparente. Il contratto dissimulato viene

dunque a consistere in uno specifico comportamento, che si riferisce ad una determinata figura

contrattuale. Un'altra ipotesi di simulazione relativa, ma parziale, è quella di persona. In questo

caso, la simulazione riguarda l'effettivo contraente del contratto. Infatti, se l'effettivo destinatario

della prestazione manifesti di non voler apparire, si ricorrerà all'interposizione di una persona

compiacente, ad un terzo, che è chiamato uomo di paglia (o soggetto interposto). A riguardo si

parla di interposizione fittizia, tale perché colui che appare non è il vero destinatario del contratto.

Perché si configuri tale interposizione, è necessario un accordo simulatorio tra tutti e tre i soggetti

coinvolti nella vicenda; occorre quindi, che ci sia il consenso dei soggetti coinvolti dal contratto.

Quando si parla di invalidità del contratto ci si riferisce a quelle carenze, anomali, difformità e a

quei vizi che rendono il contratto inidoneo a produrre gli effetti giuridici per i quali è sorto. Il

codice civile distingue due forme principali di invalidità: la nullità, forma più grave che non

ammette sanatoria, e l'annullabilità, forma che consente rimedi e ipotesi di conservazione dell'atto.

La nullità è riguardata quale espressione di un giudizio negativo di censura dell'agire privato nel

rapporto con l'ordinamento. L'art. 1418 c.c., racchiude i diversi tipi di nullità:

1. nullità virtuale, stabilita dal primo comma, sancisce la nullità dei contratti contrari a

norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente. È dunque compito

dell'interprete stabilire l'eventuale nullità degli atti che non risultino conformi ed adeguati.

2. nullità strutturali, stabilite dal secondo comma, sono legate alla carenza di un requisito

essenziale del contratto. L'atto è invalido quando manca l'accordo, la causa, l'oggetto o la

forma se richiesta ad substantiam. La mancanza dell'accordo deve intendersi come

assoluta carenza del consenso delle parti rispetto al programma negoziale; ne è un esempio

la violenza fisica (da non confondersi con la violenza morale, riconducibile all'annullabilità),

che attua un esito che risulta privo completamente di volontà da parte del soggetto costretto.

Per quanto riguarda l'oggetto, esso deve essere: determinato, determinabile, possibile e

lecito. La nullità consegue soltanto all'impossibilità originaria dell'oggetto, in caso essa sia

sopravvenuta, si parlerà di risoluzione e non di nullità. Per quanto riguarda la causa, essa

deve essere concreta, cioè si devono controllare e verificare i parametri di liceità e

sussistenza che devono caratterizzarla. Infine, per la forma, la legge prevede per alcuni tipi

di contratto, la sua obbligatoria presenza, pena la nullità del contratto. Oltre che dalla legge,

la prescrizione di una determinata forma, può essere concordata dalle parti.

3. nullità funzionali, sancite sempre al secondo comma, sonno invece connesse alla

valutazione della coerenza e della compatibilità tra l'assetto degli interessi concordato tra le

parti ed i principi dell'ordinamento giuridico.

4. forma informativa, è una forma di tutela per il “contraente debole”, in quanto prevede

un'obbligatoria forma scritta per alcuni contratti, in modo tale da poter evidenziare e rendere

conoscibile il contenuto contrattuale, comprese le clausole.

5. nullità di protezione, questa è prevista dall'art. 36 del Codice del Consumo, e investe le

clausole vessatorie a danno del consumatore. Il fondamento di tale forma di nullità consiste

nella funzione protettiva degli interessi del contraente debole (rappresentato dal

consumatore, nel rapporto impresa-consumatore).

6. nullità parziale necessaria nella nullità di protezione, sempre prevista dal codice del

consumo, si focalizza su quelle clausole nulle che sono sostituite di diritto da norme

imperative (la nullità totale si ha invece quando senza quelle clausole, le parti non avrebbero

concluso il contratto). Il giudizio circa l'essenzialità della parte dell'atto colpita da nullità si

avvale di parametri soggettivi, tesi a comprendere l'importanza della clausola nulla.

7. nullità parziale necessaria operante nelle nullità di protezione, in questo caso il

legislatore impone che il contratto rimanga valido per il resto, escludendo ogni tipo di

valutazione sull'importanza della parte invalida.

La nullità determina l'inefficacia dell'atto, ma invalidità e inefficacia non si identificano.

L'inefficacia è categoria che segnala la non produttività degli effetti cui il contratto è preordinato.

Non sempre l'invalidità si accompagna all'inefficacia: infatti il contratto annullabile pur essendo

invalido è efficace (anche se precariamente); può poi succedere il contrario, ovvero che esista un

contratto valido ma inefficace, in quanto sottoposto a condizione sospensiva. Talvolta, l'asserita

totale inefficacia dell'atto nullo è smentita da alcune previsioni normative, le quali ammettono

un'efficacia, mediante meccanismi che per tale ragione vengono definiti sananti o di recupero. Ne

sono esempi: la conversione del contratto nullo, la trascrizione sanante, la conferma di donazioni o

disposizioni testamentarie nulle. L'azione volta ad ottenere la declaratoria della nullità può essere

proposta da chiunque vi abbia interesse. La nullità è inoltre imprescrittibile e si conclude con una

sentenza dichiarativa, che accerta la suddetta nullità con efficacia retroattiva.

Fra le forme di patologia del contratto spesso se ne menziona una assoluta ed estrema, l'inesistenza.

Questa figura è riferibile al caso di un contratto che risulti privo di un requisito essenziale pertinente

alla sua dimensione logica (prima che giuridica). L'ordinamento giuridico non può neppure esprime

una valutazione a riguardo. La nullità invece, designa pur sempre una qualificazione e un giudizio

di tipo giuridico, anche se negativo. La distinzione tra nullità e inesistenza è utile ai fini di

un'eventuale sanatoria o recupero dell'atto. L'atto inesistente non consente azioni di recupero,

mentre ciò è possibile per l'atto nullo. Le disposizioni del testamento falso e quelle espresse

attraverso una dichiarazione orale di ultima volontà sono certamente entrambe nulle, ma mentre nel

primo caso non si potrà parlare di esecuzione convalidante, in quanto non esiste una volontà del

soggetto defunto, lo si potrà fare nel secondo caso, in quanto si ritiene preferibile tutelare la

presunta volontà di colui che non c'è più, ciò quando però dal contesto si possa trarre qualche

elemento minimo di sostegno.

L'annullabilità è forma di invalidità meno grave della nullità; essa infatti non suppone la carenza di

un elemento essenziale del contratto, in quanto i requisiti fondamentali sussistono, anche se

presentano delle alterazioni o anomalie che li viziano. Gli atti sono annullabili: per incapacità di

contrarre di una delle parti, per vizi del volere, a seguito di dichiarazione inesatta, compiuta con

dolo o colpa grave; e in altri casi. È importante elencare alcune considerazioni, riguardanti il

concetto di annullabilità:

1. il contratto annullabile è efficace dal momento della sua conclusione fino a quando

interverrà una sentenza di annullamento;

2. l'azione di annullamento può essere proposta solo dal contraente che la legge ritiene leso;

3. il contratto annullabile può essere convalidato dal contraente cui spetta l'azione di

annullamento mediante apposita dichiarazione espressa o tacitamente;

4. l'azione di annullamento si prescrive in 5 anni (con diversa decorrenza dipendente dalla

causa dell'annullabilità); l'annullabilità però può essere opposta dalla parte convenuta per

l'esecuzione del contratto anche se è prescritta l'azione per farla valere;

5. non sono ammissibili clausole di rinuncia preventiva;

6. l'annullamento che non dipenda da incapacità legale non pregiudica i diritti acquistati a

titolo oneroso dai terzi di buona fede; vengono perciò inficiati i diritti: chi contratta con un

incapace legale; dei terzi in mala fede; di coloro che acquistano a titolo gratuito; di chi ha

trascritto il proprio acquisto dopo la trascrizione della domanda di annullamento.

L'ordinamento giuridico mira a garantire che l'accordo contrattuale si formi nel modo più libero e

consapevole possibile, secondo un processo decisionale che si svolga senza condizionamenti che

renderebbero viziato, con la conseguente esigenza di attivazione di un rimedio che, è costituito

dall'annullabilità del contratto. Ci sono tre elementi in particolare che viziano il consenso e sono:

1. errore, qui la volontà di contrarre si è formata sulla base di una visione distorta di alcuni

elementi rilevanti, cioè su una falsa rappresentazione della realtà. L'errore genera un

problema di corrispondenza tra ciò che è stato concluso e ciò che si sarebbe voluto; per

questo motivo, il contraente “sfavorito”, merita una tutela giuridica. Per questa ipotesi di

vizio, oltre all'erronea interpretazione di un soggetto, deve persistere la diligenza e la buona

fede dell'altro contraente, il quale confida nella validità del contratto. Al fine di tutela

entrambi le parti, l'ordinamento pone dei limiti e correttivi, quali: non ogni tipo di errore da

luogo all'annullabilità: perchè costituisca errore-vizio, esso deve essere essenziale. L'errore

è essenziale: quando cade sulla natura o sull'oggetto del contratto; quando cade sull'identità

dell'oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello stesso che deve ritenersi

determinante del consenso; quando cade sull'identità o sulle qualità della persona dell'altro

contraente; quando, trattandosi di errore di diritto, è stato ragione unica o principale del

contratto. Per tutelare ulteriormente l'altro contraente, la legge impone come ulteriore

requisito dell'errore la sua riconoscibilità.

2. violenza, essa si riferisce solo alla violenza psichica o morale (quella fisica determina la

nullità del contratto, in quanto non c'è consenso da parte di un contraente). Essa si base sul

fatto che la volontà di contrarre sussista, anche se imposta. La violenza comprime la libertà

contrattuale, annullando o limitando le possibilità di scelta del soggetto che viene posto di

fronte ad una alternativa: o subire il male minacciato o concludere il contratto propostogli. Il

male minacciato deve essere ingiusto, cioè ingiustificato, antigiuridico, nella sua sostanza o

anche per gli scopi perseguiti, e notevole, cioè tale da fare impressione su una persona,

secondo criteri oggettivi di media impressionabilità, corretti da valutazioni soggettive

(relative ad età, sesso e condizione delle persone). La soggezione, il mero timore

reverenziale che si provi verso una determinata persona, non rappresenta violenza morale.

3. dolo, si ha quando il consenso di un contraente è carpito con l'inganno, ossia quando una

parte con artefici e raggiri provochi l'errore dell'altra, che esprime la sua volontà a contrarre.

Il dolo non si pone il problema dell'essenzialità dell'errore, in quanto qualunque errore

provocato da comportamento doloso, genera annullabilità. Se il dolo non fosse determinante

per il consenso, cioè la parte sarebbe comunque pervenuta all'accordo ma a condizioni

diverse, il dolo si definisce incidente e non è causa di annullabilità ma del sol obbligo di

risarcire il danno conseguenziale. I raggiri devono essere tali da trarre in inganno una

persona accorta e non credulona (per questo non si considera annullabile il dolus bonus).

La rescissione è prevista nel caso in cui il contratto sia stato concluso a condizioni inique, in

dipendenza dello stato di bisogno nel quale versava un soggetto o anche per lo stato di pericolo

nel quale si trovava, egli sia stato costretto ad assumere un'obbligazione esorbitante, facendo venir

veno il principio di equità. L'art. 1452 c.c. stabilisce che la rescissione non pregiudica i diritti

acquistati dai terzi; inoltre la rescindibilità del contratto non può essere opposta in via d'eccezione

quando l'azione è prescritta e il contratto rescindibile non può essere convalidato. La legge offre poi

la possibilità all'altro contraente di sottrarsi all'azione del soggetto leso attraverso l'offerta di

modificazione del contratto, che sia sufficiente a ricondurlo ad equità. Occorre poi analizzare i

rapporti tra rescissione per lesione e usura a seguito dell'intervento del legislatore. La legge

stabilisce il limite oltre il quale la prestazione degli interessi deve ritenersi usuraria, ma egualmente

sono da ritenersi usurari gli interessi che risultano sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro,

quando chi li ha dati o promessi si trovava in condizioni di difficoltà economica o finanziaria. Oggi

il dibattito su tale argomento è se ritenere l'usura un contratto nullo o rescindibile.

Analizziamo il seguente esempio: Tizio acquista un quadro ritenuto del pittore Giotto,

successivamente scopre che il quadro non è autentico, decidendo di contestare la cosa al venditore.

Si possono verificare così tre ipotesi: 1. Tizio fa valere l'errore, attribuendosi la colpa dell'errata

interpretazione del quadro; 2. Tizio si appella al dolo, accusando il venditore di averlo ingannato; 3.

si può verificare o un'inadempienza del venditore, il quale ha consegnato una cosa priva della

qualità rappresentata, o il difetto di autenticità può rilevare e incidere sulla formazione della volontà

(vizio del consenso) : in questo caso si delinea la figura della risoluzione del contratto per

inadempimento. Dunque, se il difetto è collegabile nella fase della rappresentazione dei

presupposti (cioè della descrizione dell'oggetto), allora si è in presenza di un vizio del volere e si

deve perciò procedere con l'annullamento del contratto. Se invece viene accertato che la

rappresentazione da parte del venditore non è stata alterata e poi nella fase d adempimento il

compratore riscontra che il bene non ha le qualità promesse, allora siamo in presenza di un vizio del

consenso e si dovrà perciò procedere alla risoluzione. La risoluzione determina il venir meno del

contratto, significa scioglimento di esso, che pertanto non potrà più produrre gli effetti cui era

destinato. Vi sono diverse ipotesi di risoluzione, collegate a diverse cause, che sono:

1. risoluzione per inadempimento, si ha nel caso vi sia inadempimento di obbligazioni

derivanti da contratti con prestazioni corrispettive (detti contratti sinallagmatici). Sono tali

quei contratti in cui le prestazioni a favore e a carico di ciascuna delle parti sono legate da

un vincolo di interdipendenza tale, per cui ognuna ha senso e resiste solo nella misura in cui

lo stesso valga per l'altra. L'art. 1453 c.c., stabilisce che il contraente adempiente possa a sua

scelta chiedere l'adempimento o la risoluzione del contratto. Per ottenere la risoluzione è

necessario il verificarsi non di un qualsiasi inadempimento ma di una violazione grave del

contratto. La valutazione sulla gravità dell'inadempimento deve essere compiuta

considerando, non solo il giudizio oggettivo sulla natura e finalità del contratto, ma anche

l'interesse dell'altra parte. L'art. 1454 c.c., attribuisce alla parte non inadempiente il potere di

intimare per iscritto all'altra, di adempiere entro un certo termine, decorso il quale il

contratto si intenderà risolto di diritto.

2. risoluzione per impossibilità sopravvenuta della prestazione, un esempio di questo tipo

di risoluzione è il seguente: viene pattuita la somministrazione di petrolio tra due Stati; a

seguito di una guerra in Medio Oriente, il contraente non può più fornire il petrolio

concordato; il contratto dunque si risolve. Questa modalità di risoluzione si distingue dal

caso in cui le parti avessero pattuito sin dall'origine un bene impossibile, infatti, in tale

eventualità, ne conseguirebbe la nullità, essendoci un problema strutturale del contratto.

3. risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta, considerando sempre un contratto che

prevede la fornitura periodica del petrolio, supponiamo che in seguito ad un evento

straordinario (es. guerra), si verifichi un aumento assai consistente del prezzo del petrolio;

ciò determina un'eccessiva onerosità, tale da sconvolgere l'originaria previsione delle parti.

La parte che si trova a pagare quindi questa eccessiva onerosità, può richiedere la

risoluzione del contratto, almeno che l'altro contraente non modifichi le condizione del

contratto. Gli avvenimenti devono necessariamente essere straordinari e imprevedibili. ,

4. mutuo dissenso, è un accordo diretto a sciogliere un contratto precedentemente stipulato,

quale espressione del potere di estinguere un rapporto giuridico patrimoniale. Alla base

opera un mutato apprezzamento che i contraenti fanno dell'assetto di interessi apprestato con

il contratto stipulato, implicante la reciproca valutazione e convenienza a non dar corso al

contratto o ad eliminare gli effetti già prodotti.

Nell'attuale contesto normativo comunitario e italiano, la tutela del consumatore rappresenta una

delle maggiori novità normative e sistematiche. Il Consiglio dell'Unione Europea, nel 1975, ha

individuato i cinque diritti fondamentali del consumatore, che sono: la salute e la sicurezza, la

protezione degli interessi economici ed il risarcimento del danno, l'educazione e l'informazione e la

rappresentanza. In Italia la materia afferente ai rapporti è oggi disciplinata dal Codice del

Consumo; detto codice è teso a tutelare gli interessi del consumatore, il quale, nel rapporto col

professionista, rappresenta la parte debole tendenzialmente incapace di incidere sul contenuto del

contratto. Il codice pone così delle regole e dei principi per ambo due le parti, come ad esempio: la

tutela della salute, la sicurezza e la qualità dei prodotti e dei servizi, l'adeguata informazione e la

corretta pubblicità, l'educazione al consumo, la correttezza e così via. La regolamentazione dei

contratti tra consumatore e professionista, costituisce uno dei momenti principali della tutela del

consumatore. L'art. 3 cdc. (codice del consumo), definisce professionista la persona fisica o

giuridica che agisce nell'esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o

professionale; e consumatore la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività

imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta. In questo tipo di

rapporto, la disparità di potere contrattuale presente tra le due parti, è dovuta a diverse ragioni:

1. deficit formativo, il consumatore ha poche informazioni su ciò che riguarda il contratto, la

maggior parte di esse provengono dallo stesso imprenditore;

2. diversa avvedutezza e preparazione nella contrattazione;

3. standardizzazione dei contratti: la diffusione di moduli e formulari fa si che al

consumatore sia lasciata la mera adesione al contratto senza alcuno spazio per la trattativa.

L'art. 33 cdc., afferma che nel contratto concluso tra il consumatore e il professionista si

considerano vessatorie le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del

consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

L'espressione “ malgrado la buona fede” ha prodotto due diverse interpretazioni: una traduce una

buona fede soggettiva del professionista, la quale ricorrerebbe quando egli sia stato ignaro dello

squilibrio che le clausole avrebbero determinato; l'altra interpreta una buona fede oggettiva, la quale

è di per sé sintomatica delle contrarietà al significativo squilibrio. Il “significativo squilibrio” si

riferisce invece allo squilibrio sotto il profilo dei diritti, degli obblighi e delle facoltà

rispettivamente attribuite a ciascuna parte del contratto. Le clausole non si considerano vessatorie

quando riproducono disposizioni di legge o convenzioni internazionali ratificate dall'Unione

Europea o dai suoi Stati membri. Il Codice del Consumo individua poi, due elenchi di clausole:

la lista grigia, la quale riguarda clausole che hanno per oggetto o per effetto di escludere o limitare

la responsabilità del professionista, di riconoscere il diritto di recesso al solo professionista,

consentire al professionista di modificare unilateralmente le clausole del contratto senza giustificato

motivo; la lista nera, riguarda invece clausole che sono sempre vessatorie e quindi non ammettono

prova contraria, come quelle che escludono o limitano le azioni del consumatore nei confronti del

professionista. Le clausole vessatorie sono nulle, in modo da proteggere il consumatore. Gli art. 64-

67 cdc., prevedono la facoltà del consumatore di recede da qualsiasi contratto stipulato a distanza,

senza specificare il motivo e senza sopportare nessuna penalità, entro il termine di quattordici giorni

lavorativi. Tale disciplina tutela il consumatore che abbia stipulato un contratto fuori dai locali

commerciali o a distanza; egli può infatti aver subito il cosiddetto effetto sorpresa, ovvero

l'eventualità di dover affrontare una negoziazione senza essere preparati, senza la possibilità di

effettuare confronti con altre offerte e in forza di una sollecitazione proveniente dal professionista.

Il recesso del consumatore è un atto unilaterale recettizio, i cui effetti decorrono dal momento in cui

il professionista riceve la comunicazione del recesso e retroagiscono sciogliendo le parti dalle

rispettive obbligazioni, determinando l'insorgenza degli obblighi restitutori. Il professionista è

obbligato ad informare il consumatore del diritto che egli ha di recedere il contratto. L'adempimento

di quest'obbligo incide sulla modalità di esercizio del diritto di recesso, nel caso in cui il

professionista non informi il consumatore di tale diritto, i giorni iniziano a decorrere dal momento

in cui gli obblighi informativi del professionista sono stati adempiuti. Infine, il Codice del Consumo

prevede diverse azioni a tutela del consumatore e, precisamente:

1. azione inibitoria contro l'utilizzo di clausole abusive, finalizzata ad inibire in via

preventiva rispetto alla stipulazione del contratto, l'uso delle clausole di cui sia accertata la

vessatorietà;

2. azione inibitoria a carattere generale, questa è rivolta a contrastare non solo la diffusione

di clausole abusive ma anche a conseguire l'inibitoria di atti in generale lesivi degli interessi

dei consumatori e degli utenti;

3. azione risarcitoria collettiva, il suo scopo è quello di far accertare il diritto dei consumatori

e degli utenti al risarcimento del danno ed alla restituzione delle somme loro spettanti.

In conclusione, la Nuova Direttiva Europea, propone una regolamentazione uniforme dei contratti

negoziati fuori dai locali commerciali e quelli on-line, introducendo importanti cambiamenti, come:

1. divieto di spese e costi nascosti, per evitare le “trappole dei costi nascosti” il consumatore

dovrà confermare esplicitamente di aver capito sottoscrivendo il prezzo da pagare;

2. trasparenza dei prezzi, i venditori on-line dovranno indicare esplicitamente e chiaramente

il costo totale del bene o servizio compreso dei costi supplementari;

3. eliminazione delle caselle preselezionate sui siti web, la caselle preselezionate sono vietate

e sarà lo stesso consumatore a doverle selezionare in caso di utilità;

4. nuovo diritto di recesso, sarà quattordici giorni e non più sette;

5. prenotazione contro carenza di informazioni, nel caso in cui il venditore non informi il

consumatore sulla possibilità di recesso, il ripensamento all'acquisto è di 1 anno e 14 giorni;

6. diritto di rimborso, i venditori e i commercianti sono tenuti al rimborso entro 14 giorni dal

recesso coprendo anche le spese di consegna della merce sostenute dal cliente;

7. eliminazione di sovrattasse per l'uso di carte di credito.

CAPITOLO IX – I contratti tipici

L’ordinamento giuridico fissa e delinea i principi e le regole generali del contratto, al fine di

garantire uno strumento efficace di realizzazione degli interessi dei soggetti. Nel programmare un

determinato assetto di interessi, i contraenti possono adottare modelli previsti dall’ordinamento

(Codice Civile), dalle leggi speciali o anche dalla prassi sociale, i quali vengono così denominati

contratti tipici. Le parti possono anche, in virtù della loro autonomia, combinare più tipi

contrattuali, creando così i cosiddetti contratti misti, ai quali sarà applicata la disciplina del

contratto che in concreto sarà prevalente (es. contratto di vendita misto a quello di appalto). Questi

contratti vanno distinti dai contratti collegati; infatti mentre nei primi si combinano diversi

modelli, realizzando un unico contratto, i secondi sono contratti tra loro autonomi, anche se

preordinati alla realizzazione di uno scopo unitario. Il contratto, benché tipico, non preclude il

controllo della sussistenza e della liceità della sua funzione; è sempre necessaria la verifica della

liceità. I contratti tipici, si possono classificare in contratti: traslativi, di utilizzazione, per la

prestazione di servizi, bancari, aleatori, di credito e garanzia, per la composizione delle liti.

La vendita è il contratto con cui si realizza il trasferimento della proprietà di una cosa o di un altro

diritto a fronte del corrispettivo pagamento di un prezzo. La legge configura il modello tipico di

vendita quale contratto: consensuale, in quanto si perfeziona con il consenso delle parti; a

prestazioni corrispettive, poiché il sinallagma contrattuale è rappresentato dalla reciprocità e

interdipendenza delle prestazioni dei contraenti; ad effetti reali, in quanto produce il trasferimento

del diritto di proprietà o di altro diritto. In alcuni particolari casi, l’effetto traslativo non coincide

con la perfezione del contratto di vendita; in questo caso si parla di vendite obbligatorie, che, nel

caso in cui il compratore non acquisti immediatamente la titolarità del diritto, impone al venditore

l’obbligo di fargliela acquistare in un momento successivo. Sono dunque gli effetti reali ad essere

differiti (mentre quelli obbligatori sono immediati). Tra le vendite obbligatorie sono comprese:

1. vendita di cosa futura, si ha nel caso in cui oggetto della compravendita è un bene non

ancora esistente. Il diritto si trasferirà al tempo della venuta esistenza del bene; dovrà esser

inoltre precisata qual è l’identità ritenuta sufficiente ad integrare la sua esistenza ed attualità.

Nel caso in cui la cosa non venga ad esistenza, la vendita sarà nulla, almeno che le parti non

abbiano stipulato un contratto aleatorio: in questo caso, la possibile mancanza dell’oggetto

ricadrà sul compratore, il quale sarà tenuto a pagarne il prezzo, avendone assunto il rischio.

È complesso distinguere la vendita di cosa futura da altri contratti simili, come ad esempio

l’appalto, nel quale un soggetto, dietro pagamento, si obbliga a compiere un determinato

sevizio attraverso la propria organizzazione imprenditoriale.

2. vendita di cosa altrui o parzialmente altrui, qui l’immediato trasferimento è impedito

dall’insussistenza della titolarità del titolo in capo al venditore al momento della conclusione

del contratto; il venditore trasferisce quindi un diritto di cui non è titolare, obbligandosi però

a diventarlo, per poi ritrasferirlo al compratore. Nel caso in cui il venditore non informi il

compratore dell’altrui titolarità, quest’ultimo può chiedere la risoluzione del contratto e il

risarcimento, salvo che non gli sia stato già trasferito il bene/diritto in questione. Se invece

la cosa trasferita era solo in parte altrui, il compratore può chiedere la risoluzione del

contratto e il risarcimento del danno, quando deve ritenersi obiettivamente che egli non

avrebbe acquistato il bene senza quella parte di cui non è divenuto titolare.

3. vendita di cosa generica, l’effetto reale non è immediato, ma è demandato al momento

dell’individuazione del bene. La cosa generica si differenzia da quella fungibile, poiché

quest’ultima è quella che può essere sostituita da una cosa equivalente; mentre la prima

indica la sua appartenenza ad una data categoria di beni.

4. vendita alternativa, si ha nel caso in cui il compratore ha facoltà di scegliere tra due

prestazioni dedotte in obbligazione, quindi tra diversi beni quello da acquistare. L’effetto

traslativo si realizzerà quando il compratore avrà operato la scelta tra i vari beni possibili.

La vendita con riserva della proprietà, benché ad efficacia reale differita, non è tecnicamente

definibile quale vendita obbligatoria incombendo al compratore, e non al venditore, l’onere

dell’adempimento al fine di prodursi l’effetto reale. Questo contratto prevede il pagamento del

prezzo del bene, in modo dilazionato e rateale, e solo nel momento del pagamento dell’ultima rata,

si determina l’effetto traslativo. In caso di inadempimento del compratore, la legge tutela comunque

quest’ultimo. L’art. 1525 c.c., prevede un limite minimo per la valutazione della gravità

dell’inadempimento, cioè il mancato pagamento di almeno due rate e la nullità della clausola

risolutiva; l’art. 1526 c.c., prevede invece che se la risoluzione ha luogo a causa

dell’inadempimento del compratore, il venditore deve restituire le rate riscosse, se non fosse stato

concordato che le rate dovessero restare venditore a titolo di indennità (che può essere ridotta).

La vendita è un contratto commutativo, in quanto nel momento in cui si perfeziona la vicenda

contrattuale, le parti sono in grado di valutare con sicurezza i reciproci vantaggi e svantaggi. Per

quanto riguarda il diritto trasferito, può essere oggetto della compravendita: il diritto di proprietà di

cosa mobile o immobile o altro diritto, quale un diritto reale, un diritto di credito , una quota di

eredità, una partecipazione sociale. Nel caso di vendita di beni mobili, la forma è libera, mentre nel

caso di vendita di beni immobili (inclusi quindi anche i beni mobili registrati), è richiesta la forma

scritta a pena di nullità e la trascrizione per l’opponibilità a terzi. Nella permuta si realizza un

reciproco trasferimento di beni o diritti, mancando il corrispettivo di un controvalore. L’oggetto è

quindi costituito dallo scambio di beni, senza riferimento ad un prezzo. Vi possono essere casi in cui

il prezzo non sia indicato, ma è facilmente ricavabile in quanto, il bene in considerazione, è

abitualmente venduto ad un certo prezzo dal venditore.

L’effetto traslativo può avere conseguenze in ordine alla responsabilità per l’eventuale

danneggiamento del bene, durante il periodo tra la stipula e la sua consegna. Secondo il principio

del consenso traslativo il comprato, seppur no ha ricevuto il bene, è a tutti gli effetti titolare del

diritto, per cui in caso di perimento (non imputabile al venditore), non sarà liberato

dall’obbligazione del prezzo. Quanto alla garanzia per l’evizione della cosa, con essa si intende la

mancata attuazione dell’effetto traslativo per l’emergere di un titolo fatto valere da un terzo che si

pretenda titolare del bene trasferito. Si ha evizione limitativa, quando la cosa venduta è gravata da

diritti reali o personali non apparenti che ne diminuiscono il libero godimento e non conosciuti dal

compratore all’epoca della vendita (il compratore può chiedere la risoluzione). Il venditore deve

inoltre garantire l’assenza di vizi nella cosa venduta. Il compratore ha l’onere di effettuare la

denunzia, entro otto giorni dalla scoperta dei vizi. L’esercizio dell’azione si prescrive entro un anno

dalla consegna del bene. La garanzia consiste nella risoluzione del contratto o nella riduzione del

prezzo oltre il risarcimento del danno. Il venditore è inoltre tenuto a consegnare una che cosa che

abbia le qualità promesse, ovvero quelle essenziali per l’uso cui è destinata. I meccanismi di tutela

della compravendita si rafforzano nelle vendite di beni di consumo, nelle quali l’acquisto di beni

mobili è operato da parte di soggetti, non nell’esercizio di un’attività imprenditoriale, e venditori,

che invece operano e trasferiscono il bene nell’esercizio della propria attività. Il venditore ha

l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita (per conformità del

bene si intende l’idoneità all’uso al quale sono destinati abitualmente i beni dello stesso tipo).

La vendita con patto di riscatto rappresenta una particolare ipotesi in cui il venditore si riserva il

diritto di riavere la cosa mediante la restituzione del prezzo; la vendita produce i suoi effetti, ma

questi vengono meno nel caso in cui il venditore intenda esercitare il riscatto del bene. L’art. 1501

c.c., prevede un termine massimo per l’esercizio del riscatto: due anni per i beni mobili e cinque per

i beni immobili. Questo tipo di contratto si distingue dal patto di retrovendita, nel quale il

compratore si obbliga alla stipula di un nuovo contratto di vendita, avendo dunque effetti

meramente obbligatori e non è quindi opponibile a terzi. Lo schema della vendita con patto di

riscatto spesso è utilizzato per realizzare e perseguire uno scopo di garanzia: il debitore in questo

caso, trasferisce con patto di riscatto la proprietà di un bene, facendo corrispondere il prezzo,

all’importo del finanziamento concesso dal creditore/compratore. Vi sono altre tipologie di vendita,

non particolarmente diffuse, che comprendono:

1. vendita con riserva di gradimento, questa si perfeziona nel momento in cui il compratore

espressamente comunica il proprio gradimento entro un determinato termine;

2. vendita a prova, questa è sottoposta alla condizione sospensiva che la cosa abbia le qualità

pattuite e sia idonea all’uso a cui è destinata;

3. vendita su campione, in tal caso il campione rappresenta il parametro per valutare la qualità

della merce acquistata;

4. vendita su documenti, ha per oggetto titoli rappresentativi di merci. Il venditore adempie

all’obbligazione della consegna trasmettendo i documenti previsti dal compratore, il quale,

dovrà pagare il prezzo pattuito.

Il riporto, invece, è un contratto ad efficacia traslativa avente ad oggetto il trasferimento di una

quantità di titoli di credito di una certa specie, con l’obbligo per il ricevente di ritrasferire altrettanti

titoli con rimborso del prezzo ricevuto. Il contratto estimatorio risponde alle esigenze di quei

soggetti che hanno interesse ad acquisire una o più cose mobili, al fine di poterne disporre, senza

assumersi il rischio che, una volta ricevute, le stesse restino invendute. Elemento essenziale del

contratto, è la presenza di un’obbligazione facoltativa a carico dell’accipiens ed avente ad oggetto

la restituzione al tradens, entro il termine fissato dalle parti, delle cose consegnateli, in luogo del

pagamento del prezzo. Questo contratto attribuisce all’accipiens il diritto di disporre delle cose a lui

consegnate, ferma restando la proprietà in capo al tradens fino a quando detti beni non saranno

venduti a terzi. Il contratto estimatorio si differenzia dal contratto di commissione a vendere, nel

quale la diffusione e la vendita di beni avviene in nome proprio, ma per conto dell’altra parte; per

questo motivo, tale contratto, si qualifica come mandato senza rappresentanza.

Il contratto di somministrazione si caratterizza per essere un contratto di durata, in quanto

corrisponde ad esigenze e periodiche del somministrato. Il somministrante sarà allora l’altra parte

del contratto, il quale si impegna nella consegna periodica della merce promessa. A fronte delle

singole prestazioni, il somministrato adempierà l’obbligo del pagamento del prezzo convenuto.

Questo contratto si differenzia dalla vendita a consegne ripartite, nella quale la prestazione

effettuata dal venditore, anche se frazionata nel tempo, rimane unica ed unitaria. Il contratto di

somministrazione è poi “rimpiazzato” da quello di appalto, ogniqualvolta oggetto del contratto è un

facere. L’appalto si distingue dalla somministrazione di lavoro in quanto esso ha ad oggetto la

fornitura di manodopera organizzata dall’appaltatore, mentre nella somministrazione ciò che il

somministrante fornisce è unicamente manodopera da organizzare. Tornando al contratto di

somministrazione, l’inadempimento legittima la risoluzione qualora lo stesso, oltre che di notevole

importanza, sia tale d compromettere la fiducia nell’esattezza dei successivi adempimenti. È

possibile poi per entrambi i contraenti, stipulare un patto di esclusiva: l’esclusiva a favore del

somministrante, risponde ad esigenze di limitazione della concorrenza; l’esclusiva a favore del

somministrato, garantisce all’avente diritto un migliore sfruttamento ed un incremento di carattere

patrimoniale. Infine è previsto un patto di preferenza di durata non superiore a cinque anni, in

favore del somministrante per la stipula di un nuovo contratto avente lo stesso oggetto.

Anche i crediti possono essere oggetto di atti di trasferimento: il creditore può trasferire a titolo

oneroso, gratuito o liberale il suo diritto, anche senza il consenso del debitore. In questo caso siamo

in presenza di una cessione del credito. I soggetti della cessione sono il titolare del credito, cedente,

e l’acquirente, cessionario. Occorre che l’atto di cessione del credito sia opponibile al debitore, che

abbia cioè efficacia nei suoi confronti, il quale deve inoltre venire a conoscenza della cessione, in

modo da poter adempiere all’obbligo non verso il vecchio creditore, ma bensì verso il nuovo

cessionario. Una particolare forma di questo contratto, è la cessione a scopo di garanzia: in questo

caso il debitore trasferisce ad una banca un credito che ha a sua volta nei confronti di un terzo, in

modo tale che il cessionario potrà esigere il credito in caso di inadempimento del cedente. Nel caso

opposto, il cessionario dovrà ritrasferire al cedente il credito offerto in garanzia.

Con il contratto di factoring un’impresa si obbliga a sottoporre al factor (impresa specializzata), i

contratti conclusi o da concludere con i clienti tutti, oppure relativi ad uno specifico settore

aziendale. Il factor acquista dunque dall’imprenditore i crediti che costui ha verso i propri clienti.

Con il contratto d’appalto, l’appaltatore si obbliga a realizzare una determinata opera/servizio a

favore del committente, che si obbliga al pagamento di un corrispettivo. Si parla di appalto

pubblico nel caso in cui siano gli Enti Pubblici a commissionare tali opere. La forma scritta al fine

della validità, è prevista solo per alcuni contratti, quali: costruzione di navi o aeromobili e per gli

appalti pubblici. L’obbligazione dell’appaltatore è considerata un’obbligazione di risultato, in

quanto non conta come costruisca il bene, ma il rispetto delle qualità prestabilite col committente.

La gestione d’impresa, dunque, non può essere subordinata al committente, ma è predisposta

dall’appaltatore, il quale quindi si assume il rischio del progetto. Per l’art. 1667 c.c., l’appaltatore è

tenuto a garantire l’assenza di vizi e difformità; in presenza di tali, queste verranno eliminate a

spese sue o si dovrà ridurre proporzionalmente il corrispettivo. Per dieci anni successivi alla

realizzazione delle opere, l’appaltatore è responsabili in caso in cui l’opera rovini o presenti pericoli

di rovina o gravi difetti, derivanti da difetti costruttivi o vizio del suolo. Una volta terminata l’opera,

si procede alla verifica che viene eseguita dal committente, a spese dell’appaltatore, e se ha esito

positivo segue la dichiarazione con accettazione dell’opera. Può succedere poi, che l’appaltatore

necessiti di appaltare a terzi le opere o parte di esse, costituendo così un contratto di subappalto, il

quale deve essere però autorizzato dal committente. L’originaria appaltatrice è completamente

responsabile della subappaltatrice, in particolar modo in caso di suo inadempimento. Il subappalto

va distinto dalla cessione del contratto di appalto: in questo caso infatti, l’appaltatrice originaria

trasferisce la medesima posizione contrattuale alla nuova parte (dunque il cedente è liberato dalle

sue obbligazioni verso il contraente ceduto, non ha più responsabilità verso il committente).

Il contratto d’opera, relativo alle forme di cooperazione materiale, obbliga a compiere un servizio

o un’opera secondo la propria competenza e realizzando il risultato programmato dai contraenti.

Quando l’opera si collega all’esercizio di una libera professione, si applica una forma di

cooperazione tecnica-materiale, caratterizzata da precise competenze formalmente accertate ed

attestate. La legge disciplina l’esercizio del recesso unilaterale da parte del cliente (anche del

professionista, ma con particolari cautele). Questi contratti sono svolti senza vincolo di

subordinazione e per questo motivo si distinguono dal lavoratore subordinato, il quale è definito

come colui che si obbliga, mediante retribuzione, a collaborare nell’impresa, alle dipendenze e

sotto la direzione dell’imprenditore.

Il contratto di deposito è un contratto reale, in forza del quale una parte, depositante, consegna

all’altra, depositario, una cosa mobile, affinché questi la custodisca e la restituisca in natura. La

custodia costituisce la ragione del contratto e fonda l’obbligazione principale del depositario, che

nell’adempimento dovrà osservare la diligenza del buon padre di famiglia. Questo contratto si

distingue da quello di comodato, in quanto in quest’ultimo, la consegna del bene è finalizzata a

garantirne il godimento al comodatario. Tornando al deposito, esso viene considerato a titolo

gratuito, salvo diverse disposizioni dei contraenti. Salvo autorizzazione del depositante, è fatto

divieto al depositario usufruire del bene depositato e di darla in deposito ad altri. Nel caso di titolo

gratuito, grava sul depositante l’obbligo di rimborso delle spese sostenute dal depositario per la

conservazione della cosa, nel caso invece di titolo oneroso, si aggiunge il pagamento del

corrispettivo. Nel deposito irregolare, non si ha per oggetto una cosa mobile infungibile, ma bensì

una somma di denaro o un bene fungibile. In questo caso, il depositario ha la facoltà di servirsi di

quanto depositato. Nel caso del sequestro convenzionale, a causa di una controversia tra due o più

persone, le stesse consegnano ad un terzo, sequestratario, uno o più beni mobili o immobili,

affinché questi li custodisca e li restituisca alla persona alla quale spettano.

Con il contratto di trasporto, un soggetto, vettore, si obbliga a trasferire persone o cose da un

luogo ad un altro. A seconda dell’oggetto del contratto (persone o cose), sono previste diverse

norme e principi significativi. Ulteriore precisazione si deve fare a riguardo del mezzo di trasporto

utilizzato: se trasporto per terra, disciplinato unicamente dalle norme codicistiche, acqua o aria,

integrati dalla legislazione speciale del Codice della Navigazione. A carico del trasportatore vi sono

particolari obblighi, quali: l’obbligo di concludere il contratto con chiunque intenda avvalersi del

relativo servizio; l’obbligo di assicurare la parità di condizioni generali stabilite o autorizzate

nell’atto di concessione. La responsabilità del vettore per i danni occorsi alla persona del

trasportato, si estende alle cose che quest’ultimo porta con sé; inoltre esse sorge in un momento

anteriore alla partenza del mezzo, ricomprendendo anche i danni verificatesi nel corso delle fasi

preparatorie (comprese quelle accessorie di discesa dal mezzo). Non vi è distinzione di

responsabilità tra trasporto oneroso e trasporto gratuito, quest’ultimo però, deve esser distinto dal

trasporto di cortesia, il quale si caratterizza per il fatto che è eseguito in via amichevole, per

l’interesse del trasportato. Nel trasporto di cose, sul vettore grava anche l’obbligo di custodia delle

cose, dal momento del ricevimento a quello della consegna. Nel caso in cui mittente e destinatario

non coincidano, cosa che accade spesso, il contratto si qualifica quale contratto a favore di terzi.

La locazione è il contratto con il quale una parte, locatore, si obbliga a far godere un bene all’altra,

conduttore o locatario, per un periodo di tempo determinato, in cambio di un corrispettivo in

denaro, canone. Non c’è un trasferimento d proprietà, ma la concessione del suo godimento. La

locazione è quindi un diritto personale di godimento di un bene altrui per un tempo determinato. Il

contratto è solitamente a forma libera, è però richiesta necessariamente la forma scritta nel caso in

cui la durata del contratto sia ultranovennale e per l’oggetto. Per quanto riguarda la durata, il

contratto non può eccedere i trent’anni, salvo diversa disposizione. La prima obbligazione che

incombe sul locatore, è quella di consegnare al conduttore la cosa locata in buono stato di

manutenzione e dunque priva di vizi; deve poi mantenerla in stato da servire l’uso convenuto, deve

quindi eseguire tutte le riparazioni necessarie, fatta eccezione per quelle di piccola manutenzione,

che sono a carico del conduttore. Le principali obbligazioni del conduttore invece, sono: di prendere

in consegna la cosa e osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel servirsene; pagare il

canone nei termini convenuti; riconsegnare la cosa al locatore, nello stato medesimo in cui l’ha

ricevuta. Vi sono diverse tipologie contrattuali per il contratto di locazione:

1. contratto libero, è quello più adottato per le locazioni ad uso abitativo, così chiamato

perché le parti sono libere di stabilire l’entità del canone, purché sia trasparente. Vi è però

una durata minima prevista dalla legge, che è di quattro anni, ai quali si aggiungono altri

quattro anni in virtù di un rinnovo automatico.

2. contratto convenzionato, ad uso transitorio, in relazione a particolari situazioni o esigenze

dei conduttori (es. studenti universitari).

3. contratto con equo canone, è previsto quando l’immobile è da utilizzare per uso

industriale, commerciale, alberghiero o comunque diverso dall’uso abitativo. La durata

minima di tali contratti è pari a sei anni (ad eccezione per la destinazione alberghiera, con

durata di nove anni), con rinnovo ex lege per altri sei (nove per la destinazione alberghiera).

Si parla di contratto d’affitto, quando la locazione ha per oggetto il godimento di una cosa

produttiva, mobile o immobile, e dunque l’affittuario deve curarne la gestione in conformità della

destinazione economica della cosa e dell’interesse della produzione. Oggetto del contratto è quindi

il godimento di una cosa produttiva. L’attività di gestione acquista un effettivo rilievo nella

correlativa individuazione dei caratteri distintivi dell’affitto rispetto alla locazione. L’attività

dell’affittuario deve essere svolta rispettando la destinazione economica della cosa e dell’interesse

della produzione. La destinazione economica indica la destinazione della produzione. Per quanto

riguarda la durata, se questa non è stata prestabilita dalle parti, ciascuna di esse può recedere dal

contratto in qualsiasi momento, dando all’altra un congruo preavviso. L’art. 1618 c.c., permette

all’affittante, di risolvere il contratto al verificarsi di alcuni comportamenti dell’affittuario,

considerati inadempienti. L’art. 1624 c.c. vieta il subaffitto senza il consenso del locatore.

Il contratto di leasing finanziario consiste in un rapporto tra tre soggetti: impresa concedente,

produttore del bene e soggetto utilizzatore. Il concedente si obbliga a concedere all’utilizzatore il

godimento di un bene per un tempo determinato, alla scadenza del quale, all’utilizzatore può essere

concessa un’opzione di acquisto della proprietà del bene. In quest’ultimo caso allora, il concedente

acquista il bene dal produttore, per poi ritrasferirlo all’utilizzatore. Questo contratto svolge una

funzione essenzialmente di finanziamento, in quanto la società cedente finanzia il godimento di un

bene a favore dell’utilizzatore, il quale restituisce il finanziamento pagando un canone. Il leasing si

differenzia dalla locazione, per gli elementi strutturali propri dell’operazione: il concedente non è il

proprietario originario del bene, che invece acquista dal terzo produttore su indicazione

dell’utilizzatore; in oltre il concedente non è tenuto a mantenere la cosa in stato da servire all’uso

pattuito. Il leasing si differenzia poi dalla vendita con riserva di proprietà, in quanto l’eventuale

acquisto da parte dell’utilizzatore non è un effetto programmato, ma è l’effetto di una specifica

dichiarazione di opzione. Sono infine previste, altre due forme di leasing: leasing traslativo, usato

ove in presenza di un’opzione di acquisto, il valore del bene al termine del contratto tenda ad

adeguarsi rispetto all'importo dei canoni versati; leasing operativo, si configura quando il

concedente mette a disposizione il suo bene attribuendole in godimento all'utilizzatore: in questo

caso viene meno la funzione di finanziamento.

Il contratto di comodato è il contratto in forza del quale una parte, comodante, consegna all'altra,

comodatario, un bene mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o un uso determinato,

con l'obbligo di restituirlo. Il contratto si perfeziona con la consegna del bene. Non è richiesta

nessuna forma solenne, essendo sufficiente il comportamento concludente delle parti. Solitamente,

oggetto del contratto sono beni deteriorabili con l’uso, ma non consumabili. Caratteristica

fondamentale e principale del comodato è la sua gratuità, la quale lo distingue dalla locazione. Le

obbligazioni che sorgono col contratto, sono solo a carico del comodatario, il quale deve custodire e

conservare la cosa con la diligenza del buon padre di famiglia. Nel comodato precario, le parti non

specificano il termine del contratto, dunque, la durata dello stesso dipenderà dalla volontà del

comodante, che unilateralmente, otterrà la fine del contratto e la restituzione del bene.

Tra i contratti di cooperazione più importanti, ci sono:

1. contratto di mandato, di cui si è già parlato nel capitolo VIII.

2. contratto di commissione, con questo il commissionario si obbliga in nome proprio ad

acquistare o vendere beni per conto del committente (sul quale ricadono i rischi connessi al

buon esito); si configura quindi un mandato senza rappresentanza. È possibile poi l'ipotesi

dell'entrata del commissionario nel contratto, per effetto della quale egli può acquistare

per sé o fornire le cose che deve comprare divise, o merci aventi un prezzo ufficiale.

3. contratto di spedizione, in questo caso un soggetto si obbliga a stipulare, in nome proprio e

per conto del mandante, un contratto di trasporto ed a compiere le operazioni ad esso

accessorie; tra queste operazioni si annovera la temporanea custodia dei beni consegnati allo

spedizioniere in attesa della stipula del contratto di trasporto. Nel caso in cui lo spedizioniere

assuma nei confronti del committente, l’obbligo di eseguire il trasporto, o parte di esso, con

mezzi propri, avrà luogo un contratto misto di spedizione e trasporto.

4. contratto di agenzia, qui una parte, agente, assume stabilmente l’incarico di promuovere,

per conto dell’altra, preponente, la conclusione di contratti in una zona determinata.

All’agente spetta una retribuzione, provvigione, a carico del preponente. L’agente non

conclude i contratti, ma si limita a promuoverne la conclusione (solo nel caso in cui egli sia

munito di procura potrà anche concluderli in nome e per conto del preponente). Il diritto di

esclusiva, che è reciproco, consiste nel fatto che né il preponente può valersi di più agenti

nella stessa zona, né l’agente può assumere più incarichi di trattare affari di più imprese in

concorrenza tra di loro. Le caratteristiche essenziali di tale contratto sono l’autonomia

dell’agente e la stabilità del rapporto. Per quando la provvigione, essa non viene calcolata

su di un corrispettivo fisso, ma in proporzione al valore e al numero dei contatti conclusi.

5. mediazione, il Codice Civile non individua questa come un tipo di contratto, ma comunque

si interessa della figura del mediatore, il quale, senza vincolo di collaborazione e di

subordinazione o di rappresentanza, mette in relazione due o più parti per la conclusione di

un affare. Ad affare concluso, il mediatore ha diritto ad un corrispettivo, da calcolarsi in

proporzione ad una percentuale del contratto intermediato. Con la mediazione si intrecciano

tre rapporti: il contratto intermediato e di due rapporti tra i singoli contraenti e il mediatore.

Il legislatore ha cercato di rendere la figura del mediatore più professionale e garantita,

attraverso l’introduzione di corsi e il sostenimento di un esame, senza il quale, il mediatore

non può richiedere la provvigione.

La transazione, invece, è quel contratto con cui le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono

fine ad una lite già incominciata o prevengono la sua formazione. Si distinguono in questo ambito:

transizione semplice, che si ha quando l’oggetto della stessa coincide con quello della lite, e

transizione complessa, che si realizza quando con le reciproche concessioni si modificano anche

rapporti diversi rispetto a quello che ha formato oggetto della pretesa e della contestazione.

Presupposto di questo contratto è comunque in ogni caso la lite, intesa come conflitto giuridico

nascente da una pretesa fatta valere da un soggetto nei confronti di un altro soggetto, che la

contesta. La transazione è nulla o quando ha ad oggetto diritti indisponibili (come gli alimenti) o

quando è relativa ad un contratto illecito. Spesso la transazione è affiancata dalla figura del

contratto di accertamento (non riconosciuto però come tale dal nostro ordinamento), il quale

sarebbe da ricomprendere nella stessa transazione, in quanto ha anche la finalità di comporre una

lite. Per altri invece, le due figure sono nettamente distinte: il contratto di accertamento sarebbe

preordinato al superamento dell’incertezza di una situazione, mentre la funzione della transazione

sarebbe quella di comporre una lite, attraverso reciproche concessioni che le parti compiono.

Con il compromesso le parti si accordano di far decidere da arbitri le controversie tra di loro

insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili. La decisione dell’arbitro si definisce lodo.

L’arbitrato potrà poi essere: rituale, in questo caso la decisione avrà l’efficacia di una sentenza;

irrituale, qui invece la decisione varrà come una determinazione negoziale producendo gli effetti di

un contratto.

Nel nostro ordinamento manca una definizione legislativa di contratto aleatorio; è però evocato,

con più articoli, il concetto di aleatorietà. L’alea indica l’assunzione di un rischio, connesso al

verificarsi di una evento incerto. Nei contratti non aleatori, ovvero nei contratti commutativi, sono

rappresentabili la misura e la portata di vantaggi e sacrifici sin dalla stipula. La dottrina si divide a

riguardo dell’interpretazione del concetto di aleatorietà: una parte valorizza il suo profilo

funzionale, concetto secondo il quale il contratto sarebbe permeato dall’incertezza del risultato

economico finale, sarebbe così aleatori tutti i contratti in cui l’oscillazione del risultato dipendesse

da un elemento esterno al negozio; l’altra parte valorizza invece il profilo strutturale, secondo il

quale, l’alea permeerebbe il contenuto del contratto, configurandone l’oggetto e incidendo sulla sua

funzione, essa inciderebbe così, sulla causa del contratto. L’alea giuridica non deve poi essere

confusa con quella normale del contratto, la quale indica la generica incertezza degli effetti

economici riferibili a qualsiasi operazione. I contratti aleatori tipici sono:

1. assicurazione, è il contratto mediante il quale una parte, assicuratore, dietro il pagamento di

un corrispettivo, premio, si obbliga a rivalere la controparte, assicurato, sia del danno

prodotto da un sinistro incidente su un bene del suo patrimonio, sia per un evento attinente

al vita umana, mediante la corresponsione di un capitale o di una rendita. Elemento che

assume particolare importanza, è il rischio, senza il quale il contratto è nullo, in quanto

verrebbe meno la sua funzione economica oltre che giuridica; esso inoltre, contribuisce ad

identificare la responsabilità dell’assicuratore e sia il se dovuto sia il quanto per la

determinazione della sua prestazione indennitaria. Viene meno l’obbligo dell’assicuratore

per i sinistri cagionati con dolo o colpa grave, salvo patto contrario. La prima sottospecie di

assicurazione è quella contro i danni, volta a coprire economicamente, a carico

dell’assicuratore, i danni recati al patrimonio dell’assicurato. Il principio indennitario deve

rispettare un equo bilanciamento tra il premio corrisposto ed il valore della cosa assicurata.

Esempio di questo tipo di contratto, è la responsabilità da incidenti automobilistici, la RCA.

Altra figura di assicurazione è invece quella sulla vita, la quale può essere stipulata sia per il

caso di morte, che per il caso di sopravvivenza ad una data scadenza.

2. gioco e scommessa, sono contratti in cui l'alea assume un rilievo particolarmente

qualificato, essendo fondati su un evento incerto, sulla pura sorte o sul risultato di una

competizione, quali presupposti per l'esecuzione di una prestazione. Devono distinguersi

però. I giochi d'azzardo espressamente vietati e puniti dal codice penale, con conseguente

nullità dei relativi contratti e anche di quelli ad essi collegati.

3. rendita vitalizia, gli art. 1861-1872-1873 c.c., permettono di individuare la rendita quale

prestazione, per tutta la durata della vita del beneficiario, di una somma di denaro o di

un'altra quantità di cose fungibili, eseguita da una parte, vitaliziante, a favore dell'altra,

vitaliziato, verso il corrispettivo dell'alienazione di un bene immobile, mobile o della

cessione di un capitale. Vi sono varie modalità di costituzione per questo tipo di contratto,

che sono: negozio tra vivi a titolo oneroso, per donazione o per testamento. La forma

richiesta è obbligatoriamente quella scritta. La caratteristica principale del contratto è la

durata del medesimo; solitamente essa corrisponde alla vita del beneficiario, ma si possono

usare anche parametri diversi (come la vita di un terzo/vitaliziante). Altro elemento

essenziale della rendita vitalizia a titolo oneroso è la presenza dell'alea, rappresentante la

situazione di incertezza in ordine al vantaggio o alla perdita economica che possono derivare

dal contratto. La rendita congiunta è quella convenuta a favore di più persone, con

l'accrescimento della parte spettante al creditore premorto a favore degli altri. La rendita

perpetua, invece, non è un contratto aleatorio (essendo certa la sua durata) e ricorre allorché

due parti convengono che una di esse attribuisca all'altra il diritto di esigere in perpetuo la

prestazione periodica di una somma di denaro o di una certa quantità di cose fungibili.

4. contratto di mantenimento, fa parte dei contratti di vitalizio improprio (come il vitalizio

alimentare e il contratto di assistenza personale), i quali differiscono leggermente dallo

schema della rendita vitalizia, in quanto il corrispettivo dovuto dal vitaliziante al vitaliziato

non consiste solo in un dare, ma bensì anche in un facere. Questo specifico contratto, è volto

a garantire al vitaliziato l'assistenza morale e materiale per tutta la sua vita. Le prestazioni

dovute si caratterizzano dunque, per la loro esecuzione continua ed esulano dalla

patrimonialità in quanto infungibili. Comune elemento alla rendita vitalizia, è la presenza

dell'alea, la quale si traduce nell'incertezza della vita.

L'attività bancaria mira a soddisfare due fondamentali esigenze della clientela: la prima, ovvero la

raccolta del risparmio fra il pubblico, consiste nel bisogno di affidare la custodia dei propri

risparmi ad un soggetto qualificato, capace di garantire integrità e redditività; la seconda, ovvero

l'esercizio del credito, è rappresentata invece, dalla necessità di ottenere credito, al fine di

fronteggiare eventuali bisogni di liquidità. Rispettivamente, a tali funzioni corrispondo operazioni

bancarie attive, dove la banca si costituisce debitrice della loro restituzione, e passive, che si

manifestano quando la banca eroga finanziamenti ai clienti, obbligati poi alla restituzione,

incentivata degli interessi pattuiti. Si aggiunge poi la funzione dei servizi a favore della clientela,

comportante funzione gestorie. In questa situazione, i contratti bancari rappresentano quella serie

di atti coordinati che sono collegati tra loro proprio dalla funzione di realizzare complessivamente

l'interposizione fra il risparmio ed il credito. Inizialmente, la banca era concepita come un soggetto

di diritto pubblico e l'esercizio della sua attività era subordinato all'autorizzazione della Banca

d'Italia ed era inoltre fortemente limitata l'autonomia contrattuale e di organizzazione. Oggi, la

riforma del diritto bancario ha condotto a qualificare la banca come impresa commerciale di

diritto privato, che agisce in regime di libera concorrenza. La disciplina dei contratti bancari è

articolata in molteplici fonti normative, al vertice delle quali, vi è la Costituzione, la quale enuncia

la tutela del risparmio e della funzione creditizia e rimette alla legislazione esclusiva dello Stato la

materia in esame. Vi sono poi gli atti normativi di derivazione comunitaria, quali regolamenti e

direttive. Ci sono poi le Istruzioni della Banca d'Italia; infine sono da considerare gli art. 1341-

1342 c.c., relativi alla disciplina del contratto, e anche quelli presenti nel Codice del Consumo. Il

titolo sesto del TUB (Testo Unico Bancario) è diretto a salvaguardare il cliente della banca,

garantendo la sua effettiva consapevolezza in ordine al contenuto del contratto bancario in ogni fase

del rapporto. A tal fine, l'art. 116 impone alle banche di rendere noti ai clienti i tassi di interesse, i

prezzi e le altre condizioni economiche attraverso messaggi pubblicitari; queste informazioni sono

necessarie a determinare il contratto valido, in assenza di esse si tratterebbe di nullità relativa,

ovvero rilevabile solo dal cliente o d'ufficio dal giudice. I principali tipi di contratti bancari sono:

1. deposito bancario, qui il cliente consegna una somma di denaro alla banca, la quale ne

acquista la proprietà e rimane obbligata a restituire, con gli interessi, l'equivalente entro la

scadenza del termine pattuito (nel caso di deposito vincolato) o su semplice richiesta del

cliente (deposito libero). Questo è un contratto: reale, in quanto si perfeziona con la

consegna del denaro; oneroso, in virtù della maturazione degli interessi; unilaterale, in

quanto ne derivano obbligazioni solamente per la banca. Le modalità di svolgimento

possono essere: deposito ordinario, dove il cliente può eseguire un solo versamento e un

unico prelievo, con i quali si perfeziona e estingue il contratto; deposito a risparmio, qui è

facoltà del depositante effettuare successivi versamenti e prelievi, che vengono annotati sul

libretto di deposito, poiché le annotazioni ivi contenute fanno piena prova tra le parti delle

operazioni eseguite.

2. apertura di credito bancario (fido), è il contratto con cui la banca si obbliga a tenere a

disposizione del cliente una certa somma di denaro. È quindi un contratto consensuale ed ad

effetti obbligatori, poiché il suo perfezionamento richiede non la consegna, ma la messa a

disposizione del denaro. Si differenzia dal mutuo in quanto questo è un contratto reale, nel

quale il mutuante consegna una determinata somma di denaro al mutuatario, il quale ne

diventa proprietario. Dobbiamo distinguere due figure di fido: l'apertura di credito semplice,

nella quale il cliente può utilizzare il credito tramite successivi prelievi parziali, ma solo una

volta, in quanto i versamenti non valgono a ripristinare la disponibilità del credito, bensì

solo ad estinguere l'esposizione debitoria; e l'apertura in conto corrente, qui il cliente può

utilizzare tramite successivi prelevamenti parziali, per più volte, poiché i versamenti

ripristinano la disponibilità del credito. L'apertura di credito può poi essere: allo scoperto,

quando la banca ritiene sufficiente il patrimonio del cliente quale garanzia sufficiente; o

garantita, ove ilo cliente rilasci alla banca una garanzia reale o personale.

3. conto corrente ordinario, è il contratto col quale due parti, pattuiscono di annotare in un

conto i crediti derivanti da reciproche rimesse, considerandoli insesigibili e indisponibili

fino alla chiusura del conto. Questo si differenzia dalle operazioni bancarie in conto

corrente, le quali non sono contratti, ma modalità di esecuzione che le parti possono

adottare in relazione a ciascun tipo di contratto bancario.

4. conto corrente bancario, è un regolamento che accede alle operazioni bancarie con le quali

si costituisce la disponibilità con conseguente sequenza di addebitamenti e accreditamenti.

Con l'apertura di questo conto, si sottoscrivono: la convenzione di assegno, di un contratto

bancomat e del modulo di richiesta del servizio home banking (che permette di gestire il

conto con internet).

5. sconto bancario, con questo contratto la banca anticipa al cliente l'importo di un credito

pecuniario non ancora scaduto di cui egli è titolare, previa detrazione degli interessi che

maturano dal giorno dell'operazione sino alla scadenza del termine, nonché cessione alla

banca del credito stesso. Il cliente quindi, cede un proprio credito alla banca, ad una somma

inferiore al suo valore, al fine di ottenere una liquidità immediata di cui altrimenti non

avrebbe potuto godere (per l'inesigibilità del credito). Il cliente deve garantire sia l'esistenza

del credito sia l'adempimento del debitore.

6. mutuo bancario, l'art. 120-ter, stabilisce la nullità di qualunque patto o clausola, anche

posteriore alla conclusione del contratto, con il quale si convenga che il mutuatario sia

tenuto al pagamento di un compenso a favore del soggetto mutuante per l'estinzione

anticipata o parziale dei mutui immobiliari stipulati da persone fisiche. Speciale figura di

questo mutuo, è il mutuo fondiario, che consiste in un finanziamento a medio-lungo

termine, garantito da ipoteca di primo grado e di ammontare non superiore al limite

determinato dalla Banca d'Italia.

7. credito al consumo, è definito come il contratto con cui un finanziatore concede in favore

di un consumatore un credito sotto forma di dilazione di pagamento, di prestito o di altra

facilitazione finanziaria. Sul finanziatore grava l'obbligo di pubblicizzare e stabilire il TAEG

(tasso annuo effettivo globale), che indica il costo del credito per il consumatore.

Vi sono poi dei servizi bancari definiti accessori, in quanto esulano dall'attività di intermediazione

nella circolazione del denaro. Uno di questi è il servizio bancario di cassette di sicurezza, il quale

consiste nella messa a disposizione, dietro pagamento di un canone, di una cassetta in cui il cliente

può porre al sicuro i propri beni. L'apertura della cassetta è operata con due chiavi, una appartenente

al cliente e una alla banca.

Il mutuo non è un contratto bancario, esso è il contratto col quale una parte, mutuante, consegna

all'altra una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili, e l'altra, mutuataria, ne acquista

la proprietà e si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità, tantundem. Il

contratto è considerato reale da coloro che individuano il momento perfezionativo del contratto

nella consegna; è invece considerato consensuale, da coloro che traggono argomenti dalla promessa

del mutuo. Vi è anche un'analisi riguardante l'unilateralità o bilateralità del mutuo: si è nel primo

caso considerando la consegna un atto perfezioantivo e non esecutivo, così che l'unica obbligazione

graverebbe sul mutuatario; si è nel secondo caso ove si ritenesse perfezionato il contratto con la sola

manifestazione del consenso e dunque, la consegna costituirebbe una prestazione dovuta dal

mutuante in virtù di un'obbligazione contrattuale.gli interessi da pagarsi devono essere in funzione

di un tasso o fisso o variabile. Possono però presentarsi interessi usurari, in presenza dei quali il

contratto va considerato nullo. Gli interessi sono usurari ove, seppur inferiori al tasso-soglia

previsto dalla legge, risultino sproporzionati rispetto alla prestazione ricevuta, se chi li ha dati

versava in condizioni di difficoltà economica o finanziaria. Quanto ai tempi e alle modalità di

pagamento, di solito le parti pattuiscono una restituzione rateale del capitale, attraverso un piano di

ammortamento. Infine, si può individuare una particolare forma di mutuo, ovvero il mutuo di

scopo, la cui peculiarità consiste nel fatto che il mutuatario è tenuto a destinare quanto ricevuto a

mutuo, ad una specifica finalità predeterminata. L'inadempimento giustifica la risoluzione.

Le garanzie di credito hanno la funzione di procurare al creditore un rafforzamento del suo diritto e

un mezzo di soddisfacimento in caso di inadempimento del debitore. Tra questi tipi di garanzie,

rientrano le garanzie personali, con le quali un soggetto garantisce con il suo patrimonio,

l'adempimento di un'obbligazione altrui. Si instaura perciò un nuovo rapporto obbligatorio, tra

creditore e garante. I contratti di garanzia di credito più diffusi e noti sono:

1. fideiussione, la quale è lo strumento di garanzia più diffuso è ha più fonti, tra le quali: il

contratto, il negozio unilaterale (es. testamento) e l'imposizione del giudice o della legge.

L'art. 1936 c.c. non definisce la fideiussione, ma identifica il fideiussore quale soggetto che

garantisce l'adempimento di un'obbligazione altrui. L'obbligazione fideiussoria può essere

assunta all'insaputa del debitore principale (il cui interesse è irrilevante), ma in caso

contrario, il rapporto di fideiussione è preceduto da un'intesa tra debitore e fideiussore.

L'effetto prodotto dalla fideiussione è la responsabilità solidale con il debitore nei confronti

del creditore, il quale potrà rivolgersi o all'uno o all'altro al fine di esigere il pagamento. La

solidarietà opera anche tra più fideiussori, nel caso di cofideiussione, ove ciascuna parte può

corrispondere dell'intero debito, o si può procedere con una sua equa suddivisione. Il

fideiussore subentrerà poi, una volta pagato il debito, come creditore del debitore originale,

sia nel credito sia nelle garanzie proprie del vecchio creditore. Il garante, nei confronti del

creditore, diventa egli stesso debitore: la sua è però un'obbligazione accessoria rispetto

all'obbligazione garantita; ne segue che la fideiussione non è valida se non è valida

l'obbligazione principale. Fattispecie peculiare di garanzia personale atipica, è il contratto

autonomo di garanzia, col quale un terzo (di solito banca) si impegna, nei confronti del

creditore, a pagare quanto dovuto, nell'eventualità che il debitore non adempia al contratto

principale. Dunque, il terzo garante rinuncia a sollevare, nei confronti del creditore, qualsiasi

eccezione relativa al sottostante rapporto garantito e quindi all'adempimento preteso dal

creditore. Questo contratto quindi, garantisce la soddisfazione immediata dell'interesse

economico del beneficiario conseguente all'inadempimento del debitore. La causa concreta

di questo contratto è la sua funzione indennitaria di traslazione del rischio di inadempimento

del contratto principale dal creditore al garante. Tornando alla fideiussione, essa, per l'art.

1938 c.c., può essere prestata anche per un'obbligazione futura o condizionale (cioè non

ancora esistente ma suscettibile di farlo). È problematico però individuare lo stadio in cui si

trovi l'obbligazione stabilita che renderebbe così la fideiussione validamente sorta. Alcuni

ritengono necessaria l'esistenza di un rapporto fondamentale dal quale scaturiscono le

obbligazioni future; altri invece non credono nell'esistenza di un vincolo giuridico da cui

sorgerà l'obbligazione, ma piuttosto sarebbe opportuno stabilire un limite all'ammontare del

debito che intende garantire. Un'altra forma di fideiussione è la fideiussione omnibus

debitis, con la quale si intende l'impegno assunto da un soggetto verso una banca, nel

garantire l'adempimento di tutti i debiti, facenti capo ad un terzo, debitore principale, nei

confronti della stessa. Nel caso ci si riferisca a debiti futuri, l'ammontare di tali è incerto e

potrebbe gravare troppo sul garante, dunque per ridurre questo suo rischio particolarmente

elevato, il legislatore ha imposto che sia specificato, con riguardo alla soglia quantitativa del

debito, l'importo massimo garantito all'interno del contratto.

2. lettera di patronage, è una dichiarazione avente oggetto e tenore variabili, redatta in forma

epistolare e resa ad unte creditore, al fine di indurlo ad accordare, mantenere o prorogare un

finanziamento a favore di un terzo. Tali dichiarazioni sono rilasciate da un soggetto,

patrocinante, formalmente terzo rispetto al debitore principale, patrocinato, ma a questo

legato da un rapporto di controllo, giuridico/economico. Possono ravvisarsi due tipologie di

questo contratto: le lettere di patronage deboli, prive di valore giuridicamente

impegnativo, che si hanno quando le dichiarazioni hanno un contenuto meramente

informativo, circa l'esistenza della posizione di influenza e circa le condizioni patrimoniali,

economiche e finanziarie del patrocinato; le lettere di patronage forti, ricorrono invece

quando il patrocinante assume anche degli impegni, i quali danno, quindi, vita ad un

rapporto obbligatorio. Quest'ultime si suddividono a loro volta in due gruppi: quelle che

contengono impegni finalizzati a rassicurare il creditore sulla circostanza che l'operazione da

porre in essere a favore del patrocinato presenterà uno scarso rischio imprenditoriale; e

quelle che contengono precise assunzioni di responsabilità nel caso di inadempimento del

debitore.

3. mandato di credito, è un accordo con il quale un persona, mandatario, si obbliga verso

un'altra, che le ha conferito l'incarico, mandante, a fare credito ad un terzo, in nome e per

conto proprio. Colui che ha dato l'incarico, risponde come un fideiussore di un debito futuro.

L'impegno a divenire garante costituisce l'essenza peculiare di questa figura e nasce prima

del credito garantito, la cui concessione è garantita dall'attività del garante stesso. Il

mandatario non può rifiutare l'incarico dopo averlo accettato, anche se il mandante può

revocarlo, salvo l'obbligo di risarcire il danno.

4. anticresi, è un istituto antico, avente origine greca. L'art. 1960 c.c., la definisce come il

contratto mediante il quale il debitore si obbliga a consegnare un immobile a garanzia del

credito, affinché il creditore ne percepisca i frutti, imputandoli agli interessi e poi al capitale

dovuto; deve trattarsi perciò di immobile fruttifero, urbano o rustico. È vietato il patto che

attribuisca al creditore la proprietà dell'immobile nel caso di mancato pagamento del debito.

5. cessione dei beni ai creditori, con questo il debitore, in difficoltà di adempimento,

promuove una forma di liquidazione dei suoi beni concordata con i creditori, allo scopo di

evitare un'esecuzione forzata. Il debitore potrà inoltre esercitare il controllo sulla gestione in

ragione della finalità della cessione.

6. avallo, è una dichiarazione con la quale si garantisce il pagamento di una cambiale o di un

assegno bancario, con vincolo di solidarietà. L'avallo, a differenza della fideiussione, è una

garanzia personale autonoma, ne segue che, l'obbligazione assunta dall'avallante è valida e

sopravvive ancorché l'obbligazione garantita sia nulla per un qualsiasi motivo che non sia un

vizio di forma.

Con la denominazione contratti d'impresa si indicano tutti quei contratti che hanno in comune

come parti due o più imprenditori. Sono però emerse nuove figure riguardo alla qualità dei

contraenti, come il consumatore e il professionista, che hanno modificato la configurazione di tali

contratti; si presentano così diversi tipi, focalizzati sulla qualità dei contraenti: i contratti B to B,

sono stipulati tra imprese; quelli B to b, tra imprese grandi ed imprese piccole; quelli B to c, sono

tra imprese e consumatori; infine quelli c to c, sono stipulati tra soggetti che non agiscono

professionalmente sul mercato. Attraverso un criterio normativo, è possibile attuare una prima

rappresentazione di questi contratti. Vi sono poi particolari norme, relative a questi contratti, che si

differenziano dai rapporti di diritto comune. Tra queste ci sono: l'art. 1330 c.c. sancisce che la

proposta o l'accettazione fatta dall'imprenditore nell'esercizio della sua attività non perde efficacia

se l'imprenditore muore o diviene incapace; l'art. 1368 c.c. invece, dispone che nei contratti dove

una delle parti è imprenditore, le clausole ambigue si interpretano secondo ciò che si pratica

generalmente nel luogo in cui ha sede l'impresa; la legge sulla cessione del credito d'impresa detta

una disciplina particolare per la cessione dei crediti che si applica nei casi in cui il cedente sia un

imprenditore, i crediti derivino da contratti stipulati nell'esercizio dell'impresa e il cessionario sia

una banca, o un intermediario finanziario ai sensi TUB. Secondo un criterio soggettivo, il comune

denominatore della contrattazione d'impresa sarebbe individuabile nella partecipazione

dell'imprenditore al contratto; secondo invece un criterio funzionale, le caratteristiche omogenee

delle norme, riferibili ai contratti tra imprenditori, sarebbero desumibili dalla circostanza che

attraverso tali contratti si esplica e si realizza un'attività d'impresa. Questo criterio permetterebbe

così di ampliare la categoria dei contratti di impresa (es. spedizione, somministrazione, trasporto).

Tra i contratti d'impresa più noti, si elencano i seguenti:

1. contratto di subfornitura, qui un imprenditore si impegna ad effettuare per conto di

un'impresa committente, lavorazioni su prodotti semilavorati o su materie prime forniti dalla

committente medesima, o si impegna a fornire prodotti o servizi destinati ad essere

incorporati nell'ambito dell'attività economica del committente, in conformità a progetti

esecutivi, conoscenze tecniche e tecnologie fornite dall'impresa committente. Nell'effettuare

la propria prestazione di lavorazione, il subfornitore non ha alcuna possibilità di intervento

nella elaborazione del progetto e gode di esigui margini di autonomia esecutiva, dovendosi

attenere alle direttive del committente. L'affidamento della lavorazione di un prodotto da

parte di un'impresa verso un'altra, è conosciuto come decentramento produttivo. È vietato

l'abuso da parte di una o più imprese dello stato di dipendenza nel quale si trova, nei suoi o

nei loro riguardi, un'impresa cliente o fornitrice. In conclusione, il subfornitore è tutelato

particolarmente, infatti: sono introdotti termini perentori di pagamento a suo favore; si

prevedono interessi moratori predeterminati; ci sono diverse nullità.

2. contratto di rete, con questo più imprenditori perseguono lo scopo di accrescere la propria

capacità innovativa e la propria competitività sul mercato; a tal fine si obbligano a

collaborare in forme e in ambiti predeterminati attinenti all'esercizio delle proprie imprese,

ovvero a scambiarsi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale tecnica o

tecnologica. Le parti possono costituire un fondo patrimoniale comune e la nomina di un

organo comune incaricato della parte gestoria del contratto; si tratta perciò di un contratto

plurilaterale, avente ad oggetto l'esercizio di una o più attività economiche. La rete di

imprese, quindi, è quell'insieme di relazioni di tipo cooperativo e stabili tra due o più

imprese distinte, tra le cui attività esista una qualche interdipendenza ed emerga un'esigenza

di coordinamento. La forma è scritta, soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese.

3. contratto di concessione di vendita, è nato dal bisogno dei produttori di beni, di attuare

attività di promozione e commercializzazione dei propri prodotti, senza essere tenuti a

sopportare i costi ed i rischi della vendita e con la previsione di coordinare e indirizzare

l'attività della rete di distribuzione e di vendita di prodotti stessi. Quindi, in questo contratto

si rinvengono un soggetto, concedente, il quale si obbliga a vendere in modo stabile e

durevole ad un altro soggetto, concessionario, i propri prodotti, che quest'ultimo si impegna

ad acquistare, con l'obbligo di curarne la promozione e commercializzazione in una certa

zona. Particolare rilievo assume la clausola di esclusiva che generalmente ha natura

bilaterale, ma che può essere posta anche in favore di uno solo dei contraenti. Per il

concedente, il patto di esclusiva determina l'obbligo di vendere i propri prodotti solo al

concessionario, mentre per quest'ultimo, detta clausola produce l'obbligo in capo allo stesso

di vendere in un determinato territorio, unicamente i beni del concedente.

4. contratto di franchising, si colloca fra i contratti di distribuzione, finalizzati ad agevolare

la vendita di prodotti o servizi dell'imprenditore produttore interessato a diffonderli,

garantendo nel contempo al soggetto al quale è affidata la commercializzazione di detti beni

di entrare a far parte della catena di distribuzione del produttore. Dunque, una parte,

franchisor, concede all'altra, franchisee, il diritto di vendere i propri prodotti o fornire i

propri servizi, contestualmente al diritto di utilizzare i propri marchi, le proprie conoscenze

tecniche, i propri brevetti e garantendogli assistenza commerciale e formativa. Incombono

sul franchisor, obblighi precontrattuali tra i quali figura quello di consegnare al franchisee,

almeno trenta giorni prima della stipula del contratto, una copia dello stesso, contenente

tutte le informazioni relative alla sua impresa. Questo è un contratto oneroso, essendo tenuto

il franchisee a corrispondere all'affiliato un corrispettivo all'atto della stipula dell'affiliazione

commerciale (definizione italiana di franchising), il cosiddetto diritto di ingresso. Inoltre,

nel corso del rapporto, il franchiseeè tenuto a versare periodicamente al franchisor le

royalties, ovvero somme di denaro, determinate o in percentuale rispetto al fatturato

dell'affiliato, o in quota fissa. Anche qui è permesso un patto di esclusiva.

La nozione gratuità può apparire di immediata comprensione, in quanto l'atto gratuito è quello che

non implica diritti ed obblighi per entrambe le parti, ma nel quale i sacrifici gravano su una sola di

esse a fronte dei diritti e dei vantaggi che competono all'altra. Vi sono ipotesi in cui i negozi gratuiti

si presentano come funzionali alla realizzazione di esigenze di corrispettività indiretta, cioè di

gratuità tesa ad uno scambio di interessi. Altri campi di disposizione gratuita sono quello delle

promesse al pubblico fatte dall'impresa (la quale attribuisce gratuitamente suoi prodotti al fine di

aumentare la loro stessa domanda), e quello del mecenatismo (qui un'impresa promuove iniziative

artistiche, culturali, scientifiche). Queste indicazioni ci permettono di analizzare il rapporto tra atto

gratuito e atto di liberalità, il quale si distingue all'interno della categoria degli atti gratuiti. Nella

categoria di atti di liberalità si opera una distinzione tra fra donazioni e liberalità non donative.

L'art. 769 c.c. attribuisce rilievo, nella definizione di donazione, al profilo effettuale e a quello

causale (spirito di liberalità). In base al primo si definisce il concetto di arricchimento, il quale si

allontana da un'iniziale concezione economica (dove era gratuito ciò che non comportava un

aumento di capitale), per abbracciare un'interpretazione ora giuridica ora soggettiva. Per la prima,

nella liberalità l'arricchimento si verifica quando il patrimonio del beneficiario viene ad accrescersi

di un diritto prima non esistente; si tratterebbe invece di arricchimento soggettivo, nel senso che

sono le parti che collocano le due prestazioni fra loro. Ma forse anche questa ricostruzione non

permette una netta distinzione fra atti gratuiti ed atti liberali. Per questo motivo, gli interpreti si sono

concentrati sul concetto che secondo loro appare come qualificante della donazione: lo spirito di

liberalità (animus donandi). Inizialmente la causa di questa, era identificata dall'intento di

beneficare il donatario, intento non presente negli atti gratuiti. Ma a tale idea si è opposta la

considerazione che come non è sufficiente l'arricchimento a identificare la liberalità, così non lo è

l'animus donandi, essendoci ipotesi di donazioni in cui l'intento liberale non è l'unico intento del

donante. Dunque questi due elementi appena citati, possono essere recuperati considerando il

profilo dell'interesse che induce il donante a compiere il suo atto; così quando l'attribuzione gratuita

avviene per soddisfare un interesse patrimoniale del disponente si è al di fuori degli atti liberali.

La donazione si distingue, dagli altri atti di liberalità, poiché l'incremento patrimoniale del

beneficiario, si realizza col ricorso ad un preciso schema, per il quale il codice detta una specifica

disciplina. Essa si qualifica come contratto consensuale e formale. Quest'ultimo profilo assume un

diverso atteggiamento a seconda dell'oggetto (bene mobile o immobile), del suo valore economico

(modico o no) e delle modalità attraverso cui la liberalità si attua (donazione diretta o indiretta).

Dalla lettura dell'art. 769 c.c. si possono distinguere quattro figure di donazione:

1. donazione traslativa, ha per oggetto il trasferimento della proprietà o di un altro diritto già

presente nel patrimonio del donante;

2. donazione reale costitutiva, ha per oggetto la costituzione di un diritto reale nuovo;

3. donazione obbligatoria, ha per oggetto l'assunzione di un'obbligazione da parte del donante

nei confronti del donatario;

4. donazione liberatoria, ha per oggetto la liberazione del donatario da un'obbligazione.

Vi sono poi casi in cui la donazione è preclusa, e perciò da ritenersi nulla; questo è il caso in cui

oggetto della donazione siano beni non appartenenti al donante, o beni futuri. Dunque, la sanzione

della nullità colpisce tutti gli atti perfezionati prima che il loro oggetto entri a comporre il

patrimonio del donante. Il divieto non è però applicabile ai beni che successivamente si aggiungano

alle universalità di mobili e alle donazioni obbligatorie, stante l'attualità dell'acquisto del diritto

della prestazione, anche se l'esecuzione della stessa debba intervenire successivamente al donazione

medesima. Di dubbia interpretazione, è anche quella riguardante la donazione di beni altrui, in

quanto questi al momento della stipula non si trovano nel patrimonio del donante. Anche in questo

caso il divieto sembrerebbe poco attinente, in quanto questa figura si identificherebbe come

donazione obbligatoria. Studiati oggetto e forma della donazione, si osserva ora la capacità di

donare, la quale è preclusa a coloro che non hanno la capacità di disporre dei propri beni, quali:

minori, interdetti, inabilitati, emancipati e incapaci naturali. Ovviamente, essendo la donazione un

volere e un diritto personale, essa non può essere compiuta, nel caso dell'incapace legale, dal suo

rappresentante legale. Nel caso di persona beneficiaria di amministratore di sostegno, non è detto

nulla a riguardo, ma ciò non vuol dire che il soggetto in questione possa compiere qualsiasi atto di

donazione, ma che l'indagine andrà condotta alla luce dei principi e circostanze generali. Nel caso di

enti e, in generale, delle persone giuridiche private si pensa che queste possiedano una capacità di

donare limitata, in quanto concepita entro i confini della funzionalità degli scopi propri dell'ente

medesimo, rispetto ai quali l'atto di liberalità rivelerebbe una completa estraneità. Inoltre, è nullo il

mandato con cui si attribuisce ad altri la facoltà di designare la persona del donatario o l'oggetto

della donazione. In ordine, invece, alla capacità di rivere per donazione, l'art. 784 c.c. dispone

che la donazione può essere fatta a favore di chi è soltanto concepito, ovvero a favore dei figli di

una persona vivente al tempo della stipula, benché non ancora nati. Sono capaci di ricevere

donazione, anche le persone giuridiche e gli enti non riconosciuti. Distinte dalla donazioni, sono le

liberalità atipiche (o donazioni indirette); esse sono soggette alle stesse norme che regolano la

revocazione della donazione per causa di ingratitudine e per sopravvenienza di figli, nonché a

quelle sulla riduzione delle donazioni per integrare la quota dovuta ai legittimari. La donazione

modale, invece, è la donazione gravata da un onere, imposto al donatario. La sua disciplina è

contenuta in tre articoli del c.c.: art. 793, all'adempimento dell'onere il donatario è tenuto solo entro

il limite di valore della cosa donata, inoltre, la risoluzione può essere richiesta solo dal donante, o

dagli eredi, solo se prevista nell'atto; art. 794, la nullità è prevista ove l'onere illecito o impossibile

ad essa apposto sia stato il solo motivo che ha determinato il donatore a disporre; art. 797, in ordine

alla garanzia per evizione posta a carico del donante, è posto un limite alla stessa, consistente

nell'ammontare degli oneri gravanti sul donatario. L'onere (o modus), consiste in un'obbligazione

che viene imposta al donatario dal donante e che può consistere sia nell'erogazione di una parte del

vantaggio ricevuto per uno scopo di pubblica utilità, sia nel compimento di una determinata azione

in favore del donante medesimo o terzi. L'onere quindi, determina una limitazione in senso

economico, di quegli effetti tipici del negozio cui eccede, ponendo a carico del beneficiario

un'obbligazione. Altra forma di donazione, è la donazione rimuneratoria, la quale può essere

dettata: da un particolare sentimento di gratitudine verso il donatario (d. per riconoscenza); da un

sentimento di ammirazione per le qualità personali o per la particolare attività svolta dal donatario


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.dimattia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Alcaro Francesco.

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Riassunto esame Istituzioni di Diritto Privato, prof. Cuffaro, libro consigliato Diritto Privato - linee essenziali, Roppo
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Diritto privato
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Famiglia e Successioni
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