Istituzioni di diritto privato
Le fonti del diritto
Codice civile: 1 sola legge, preceduta da una serie di preleggi che ci danno un inquadramento sulle sue fonti.
Codice civile: è ripartito in 6 libri.
- Delle persone e della famiglia
- Delle successioni
- Della proprietà e degli altri diritti reali
- Delle obbligazioni e dei contratti tipici
- Del lavoro
- Della tutela dei diritti
Art.1 (C.C.): sono fonti del diritto:
- Le leggi
- I regolamenti
- Norme corporative
- Gli usi
NB: non è menzionata la Costituzione perché è successiva al codice civile (1942). Oggi per noi la Costituzione è la fonte del diritto che più usiamo. Le corporazioni non sono più fonti del diritto perché non esistono più. Fanno parte delle fonti anche le istituzioni locali (comuni, regioni ecc.).
Le leggi sono fatte da norme, che fondamentalmente sono comandi impartiti dal legislatore; normalmente questo comando è composto da 2 parti:
- Il precetto (cosa bisogna fare)
- La sanzione (provvedimento attuato in caso di mancato rispetto del precetto)
Non tutte le norme contengono sanzione, ad esempio le norme del C.C.
Vi sono norme imperative (o cogenti): si tratta di norme alle quali il cittadino in nessun modo può sottrarsi; in caso subentra una sanzione. Le norme dispositive differiscono perché lasciano libertà al privato di adempire al comando nel modo che ritiene più opportuno, purché non infrangano la legge.
Le norme e le leggi vanno spesso interpretate; tale compito è affidato ai giudici e alla dottrina giuridica, ossia tutti coloro che per mestiere sono studiosi del diritto e danno la loro interpretazione. Nel nostro ordinamento c'è libertà di interpretazione (entro certi limiti), al punto che nel nostro paese spesso si parla di correnti giurisdizionali. Nei sistemi “common law” (anglosassone), per una decisione si osservano le sentenze precedenti di casi simili.
Abbiamo l'interpretazione autentica: quando una norma viene interpretata in modi differenti e costituisce oggetto di discussione interviene il legislatore che fornisce la sua interpretazione. Tuttavia, per la corretta interpretazione delle leggi vi è una norma contenuta nelle preleggi del C.C., l'Art. 12.
- Criterio teleologico, oltre all'interpretazione del legislatore e della dottrina questo criterio indaga sulle motivazioni o scopo che hanno portato il legislatore a creare quella norma.
- Criterio storico: ogni legge per essere correttamente interpretata va considerata nell'epoca in cui è stata emanata.
NB: la legge è sempre in ritardo verso la realtà, indipendentemente dal periodo storico, per questo si parla di vuoti normativi. Perché una situazione possa diventare oggetto di norma tale situazione si deve ripetere più volte ed avere rilevanza nella società.
Nel momento in cui una controversia per la quale non esiste una specifica norma viene portata davanti a un giudice, costui non può decidere di non procedere. Qui entra in gioco l'Art. 12 comma 2 (preleggi C.C.), che in sostanza indica di risolvere la controversia facendo affidamento su norme per casi simili o analoghi.
- Decisione per analogia: il contratto di leasing è un contratto proveniente dal mondo anglosassone, i giudici hanno osservato che tale contratto è simile o analogo al contratto di locazione, quindi la controversia viene risolta applicando parte delle norme del contratto di locazione. Tutto ciò è l'identità di ratio. (casi simili)
NB: non possono essere risolte per analogia le controversie penali. Non possono essere applicate per analogia le norme eccezionali, ossia quelle che fanno riferimento ed aventi particolarmente rilevanti. (Es. calamità)
- Interpretazione estensiva: in questo caso il giudice grazie ai criteri interpretativi citati “allarga” la norma in modo da farci rientrare il caso in questione.
- Promulgazione: viene effettuata dal presidente della repubblica entro un mese dalla approvazione della camera e il senato, dopo la promulgazione la legge esiste ma non si applica per un mese (o più) per permettere alla collettività di adeguarsi tale periodo viene detto “vacatio legis”
- Irretroattività: ogni nuova legge emanata è valida per il futuro, occasionalmente tale principio può essere derogato ma solo se sussistono alcune condizioni:
- Deve esserci un vantaggio per i cittadini.
- Il legislatore deve dichiarare la legge retroattiva e indicare il periodo di retroattività
- Abrogazione: in alcuni casi è il legislatore stesso che dichiara l’abrogazione, questa viene detta “abrogazione espressa”, in altri casi vi è “abrogazione tacita”, ossia quando la norma disciplina qualcosa che ha cessato di esistere, oppure il legislatore modifica la norma adattandola.
Soggetti e rapporti giuridici
Si definisce rapporto giuridico la relazione tra due o più soggetti riconosciuta e regolata dal diritto, es: rapporto tra creditore e debitore, tra il proprietario di un bene e altri, compravendite ecc. Ossia tutti i rapporti che generano nel loro svolgimento diritti e doveri. Per avere un rapporto giuridico sono prima di tutto necessari dei protagonisti, costoro sono detti “soggetti”.
Quando parliamo di soggetti non parliamo solo di persone fisiche ma anche di persone giuridiche. (enti pluralistici o collettivi).
All’interno di un rapporto giuridico i soggetti vengono ad assumere particolari posizioni legate alla natura stessa del rapporto. Tutte queste situazioni vengono dette “situazioni giuridiche soggettive” divise in:
- Attive
- Passive
- Diritto soggettivo: non è altro che un potere che l’ordinamento giuridico riconosce ad un soggetto che consiste nel poter tenere un certo comportamento per il soddisfacimento di un bisogno. (es: diritto di credito nei confronti di un debitore, diritto di proprietà ecc.).
- Diritti relativi: sono invece poteri che un soggetto può far valere solo nei confronti di un determinato soggetto.
- Parallelamente al diritto soggettivi vi sono le “facoltà”, si tratta in sostanza di diritti accessori che valgono finché permane il diritto soggettivo principale su cui si appoggia. (es: diritto di proprietà su un fondo e la facoltà di recintarlo).
- Oneri: si tratta di comportamenti che un soggetto è tenuto a mantenere se vuole che la legge gli permetta di realizzare un suo interesse. (es: presentazione di prove a carico di un debitore).
- Potestà: si tratta di una situazione giuridica ibrida perché attribuisce al possessore di tale diritto certi poteri e autorità e parallelamente dei doveri. (es: potestà genitoriale).
- Avendo la potestà abbiamo quindi anche la “soggezione” ossia la situazione giuridica passiva in cui non ci si può sottrarre dalla sfera di potere altrui.
- Interesse legittimo: situazione giuridica soggettiva attiva che si sostanzia nel poter esercitare la pretesa di correttezza e regolarità nello svolgimento di certe attività.
- Quando si parla di diritto soggettivo spesso si parla di “titolarità” ed “esercizio”, non si tratta di sinonimi. È possibile infatti che il possessore decida di non esercitare un diritto soggettivo che gli appartiene o, in altri casi, il titolare del diritto soggettivo e l’esercitatore non sono la stessa persona.
- Abuso di diritto: subentra quando il possessore di un diritto soggettivo nei confronti di un’altra persona lo fa valere come strumento di pressione per ottenere un risultato estraneo a ciò che il diritto garantisce.
Persone fisiche
Perché vi sia un soggetto questa persona deve essere nata, cioè deve aver acquisito “capacità giuridica”: Può essere limitata per salvaguardare una debolezza della persona ma non può in alcun modo essere tolta, si perde solo con la morte. Un soggetto viene ritenuto nato nel momento in cui viene distaccato dal grembo materno ed abbia avuto anche solo un atto di vitalità.
Il secondo comma Art.1, libro primo C.C. considera come destinatari della capacità giuridica anche i concepiti e i concepturi (non ancora concepiti) ma solo nei casi di successione e donazione.
Perché la capacità giuridica sia completa occorre anche la “capacità di agire” che si acquisisce con il compimento della maggiore età. La capacità di agire è più soggetta a restrizioni rispetto alla capacità giuridica, infatti oltre che limitata può essere tolta qualora questa proibizione possa salvaguardare il possessore del diritto.
- Quando un soggetto è incapace (capacità di agire alterata)?
Esistono due tipi di incapacità, quella assoluta e quella relativa:
- Incapacità assoluta: minori, interdetti
- Incapacità relativa: inabilitati, minori emancipati
Interdizione (Art. 414 C.C.)
Per divenire interdetti bisogna essere maggiorenni o minori emancipati, cioè in entrambi i casi soggetti che hanno acquisito capacità di agire ma che a seguito di esame hanno dimostrato di non poter provvedere ai propri interessi. All’interdizione ci si arriva mediante un processo legale, cioè ci si rivolge a un tribunale, l’istanza di interdizione o inabilitazione può essere richiesta da diverse persone, chi in dettaglio lo enuncia l’Art. 417 C.C.
Fa parte dei soggetti che possono presentare istanza di interdizione anche il pubblico ministero che viene convocato con il ruolo di verificare che l’istanza sia legale o non danneggi terzi.
La fase più delicata del procedimento di interdizione è la fase istruttoria ossia la fase dedicata al raccoglimento di prove. Il giudice durante questo processo ha ampio potere istruttorio. Durante il processo ha molto peso il CTU, consulente tecnico d’ufficio, che nel caso di interdizione si tratterà di medici e psicologi; nel 99% dei casi è proprio la perizia del consulente che influenza maggiormente il giudice. Il CTU spesso è affiancato dai CTP, consulenti tecnici di parte, che collaborano con il CTU (relativamente a favore di chi agiscono).
- Nel caso venga emanata una sentenza di interdizione il tribunale nomina un “tutore legale”, il tutore è il rappresentante legale dell’interdetto, ossia il soggetto che sostituisce l’interdetto negli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione del patrimonio. Nel caso di straordinaria amministrazione prima di procedere il tutore deve ottenere l’autorizzazione del tribunale; per l’ordinaria amministrazione il tutore ha autorità completa.
- Qualora lo si ritenga possibile all’interdetto può essere lasciata l’autonomia nello svolgimento di alcuni atti che devono essere prima autorizzati dal giudice, inoltre ogni anno il tutore deve presentare il rendiconto in tribunale. Dove possibile il tribunale cerca di nominare come tutore una persona appartenente alla stretta cerchia famigliare. Qualora non fosse possibile reperire una figura adatta all’interno della cerchia famigliare il tribunale nomina un professionista d’ufficio.
Nel momento in cui l’interdetto perde la capacità giuridica bisogna impedire a costui di mettere in atto atti giuridici poiché questi sarebbero immediatamente non validi. Il provvedimento di interdizione viene inserito nel “registro delle tutele e delle curatele”, in modo da rendere noto a terzi che potrebbero intraprendere con l’interdetto rapporti giuridici che costui è inabile ai rapporti giuridici.
- La sentenza di interdizione ha effetti immediati, ma non passa subito in giudicato; con tale termine si indica il percorso che segue la sentenza fino alla cassazione.
- La sentenza di interdizione è suscettibile a revoca, che può essere richiesta in tribunale e a seguito di perizia la nuova sentenza può trasformare l’incapace assoluto in incapace relativo.
Interdizione legale
Sino qui abbiamo esaminato l'ipotesi di interdizione giudiziale. In realtà il codice penale (Art. 32) prevede altresì la figura dell'interdizione legale, da intendersi quale sanzione accessoria che viene automaticamente comminata a chiunque, ritenuto colpevole di un reato con sentenza del giudice penale, abbia riportato una pena detentiva non inferiore a cinque anni. A differenza di quanto accade per l'interdetto giudiziale, qui non troviamo traccia di alcun intento di tutela del soggetto, il quale sarà dunque incapace di agire per tutto il tempo della durata della pena, ma solo per quanto riguarda gli atti a contenuto patrimoniale. L'interdetto legale conserva quindi la sua capacità di compiere atti personali e familiari.
L'inabilitato (incapace relativo)
Può essere reso incapace oltre all’infermo di mente coloro che abusano in modo abituale di alcol e sostanze stupefacenti esponendo famiglia e chi a lui vicino a pregiudizi economici. In un processo penale il pubblico ministero può farsi promotore di un’istanza di inabilitazione al giudice civile. Possono essere resi incapaci anche i sordi e i ciechi dalla nascita o dalla prima infanzia. Infine, possono essere inabilitati coloro ritenuti prodighi, ossia affetti da una sindrome che li priva della concezione del valore delle cose e del denaro.
Il minore emancipato (incapace relativo)
L’emancipazione è l’ipotesi in cui un soggetto minorenne, di almeno 16 anni, qualora convolasse a nozze, gli viene attribuita capacità giuridica che si acquisisce normalmente con la maggiore età. L’emancipato è simile all’inabilitato poiché anche in questo caso viene nominato un curatore che sarà uno dei due coniugi nel caso sia maggiorenne, in caso contrario, il tribunale ne nominerà uno preferibilmente nel contesto famigliare.
L'incapace naturale (Art. 428 C.C.)
Si tratta di una persona che sebbene legalmente capace si possa trovare provvisoriamente o transitoriamente in una situazione di incapacità di intendere e volere. Si tratta di una persona maggiorenne, alcuni esempi sono: una persona sotto temporaneo effetto di alcol, assunzione accidentale o meno di sostanze stupefacenti o altre pasticche. Se durante questi momenti di poca lucidità il soggetto ponesse in essere un negozio giuridico, questo potrebbe danneggiare il suo patrimonio.
- Atti e negozi giuridici solenni: se il soggetto contrae matrimonio durante lo stato di poca lucidità, costui potrà richiedere l’annullamento provando che durante il “sì” fosse incapace di intendere e volere, in modo analogo per il testamento.
- Se invece il nostro incapace naturale stipula un contratto, il contratto potrà essere annullato se il soggetto prova che:
- Era incapace durante l’atto.
- Malafede del contraente: il contraente cosciente che l’altra parte non era lucida ha comunque stipulato il contratto.
- Atti unilaterali a titolo gratuito: quando un soggetto dispone un proprio diritto in favore di un altro, ad es: un creditore che abbandona il suo diritto di credito. Anche in questo caso è possibile richiedere un annullamento provando però:
- L’incapacità di intendere e volere al momento della disposizione o abbandono del diritto.
- Il pregiudizio: tale disposizione ha portato ad un ingiustificato impoverimento del patrimonio del soggetto, impoverimento che non sarebbe mai avvenuto in caso di completa capacità di intendere e volere.
- Per interdizione e inabilitazione:
Per entrambe le istanze sono gli stessi i soggetti che possono richiedere la sentenza ed è lo stesso l’iter che viene percorso per l’emanazione. Per l’inabilitato viene nominato un curatore (per atti di straordinaria amministrazione). All’interdetto viene preclusa la possibilità di operare ordinaria e straordinaria amministrazione, ed è inoltre uno dei rari casi in cui viene limitata la capacità giuridica; ad es: non si può sposare, redare testamento o stipulare contratti.
NB: il curatore non è un rappresentante legale dell’inabilitato.
Amministrazione di sostegno
Nel 2004 è stato introdotto un nuovo istituto a tutela degli incapaci: “l’istituto dell’amministrazione di sostegno”, con il compito di fornire una tutela più elastica e più ampia rispetto a quella dell’interdizione. Perché si è presentata la necessità di questo istituto? L’età media oggi supera facilmente gli 80 anni, è dunque facile trovare persone in età avanzata che presentano situazioni più o meno gravi di demenza senile o altre patologie che ledono la capacità di agire e/o intendere e volere. Per queste persone con le più differenti necessità, viene nominato un “amministratore di sostegno” i cui compiti non sono prestabiliti ma gli vengono affidati dal giudice al momento della nomina.
Questo giudice dovrà raccogliere, se necessario con l’aiuto di figure professionali (medici e psicologi), prove sulle condizioni del soggetto per il quale viene nominato l’amministratore di sostegno. Comunque, è il giudice che di volta in volta deve minuziosamente elencare a seconda delle esigenze i compiti che l’amministratore di sostegno dovrà svolgere a favore del soggetto incapace.
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