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Il rapporto può essere: semplice= 1 sit attiva e 1 passiva; complesso= ciascuna parte fa capo a

diverse situazioni.

Concetto di TERZO= chiunque non sia parte del rapporto giuridico.

CAP 4 – FATTI, ATTI, EFFETTI GIURIDICI

Le situazioni giuridiche mutano continuamente. Entra così in gioco il concetto di “effetti giuridici”,

che sono i mutamenti che si producono nelle situazioni giuridiche dei soggetti. Esse possono

consistere nella estinzione, modificazione o creazioni delle situazioni giuridiche. Essi si

producono solo quando vi è una causa che li determina.

La causa che determina gli effetti giuridici si chiama “fattispecie giuridica”. La fattispecie concreta

produce gli effetti giuridici che la norma prevede, in relazione alla fattispecie astratta descritta

dalla norma stessa. Quando la fattispecie concreta corrisponde alla fattispecie di una norma,

quindi produce effetti giuridici, si dice che ha rilevanza giuridica. La fattispecie causa l’effetto

giuridico solo perché le norme stabiliscono che a quella certa fattispecie consegua un certo effetto

giuridico. La fattispecie può essere semplice o complessa, cioè consiste in vari elementi

combinati tra loro. La fattispecie a formazione progressiva vi è quando gli elementi della

fattispecie si realizzano uno dopo l’altro, in una sequenza temporale più o meno lunga. Questa

produce i suoi effetti solo quando anche l’ultimo dei suoi elementi si è realizzato. I fatti e gli atti

giuridici si differenziano per la consapevolezza umana.

I fatti giuridici sono gli eventi che accadono e producono i loro effetti giuridici indipendentemente

da intenzionalità e consapevolezza umana. Essi riguardano la sfera fisica e biologica, ma sono

anche gli eventi riconducibili ad un’attività umana, quando questa origine sia irrilevante per il

prodursi dell’effetto giuridico considerato.

Gli atti giuridici sono le azioni umane, sostenute da un certo grado di consapevolezza e

intenzionalità, la cui rilevanza giuridica dipende dalla presenza del fattore umano. A seconda di

quest’ultimo, gli atti si dividono in 2 categorie:

-negozi giuridici (atti negoziali): consapevolezze umane si esprimono al più alto grado. Gli atti

negoziali si basano sulla volontà del loro autore: -volontà di compiere l’atto -volontà di produrre

proprio gli effetti giuridici che le norme ricollegano all’atto. L’autore compie l’atto perché vuole che

gli effetti giuridici si producano; se volesse effetti diversi, compierebbe atti diversi.

-atti non negoziali: implicano la volontà di compiere l’atto, ma non anche la volontà di creare gli

effetti giuridici che l’atto produrrà (esempio: pagamento, che estingue il debito).

Prima classificazione degli atti è in base alla natura delle SG a cui si riferiscono gli effetti dell’atto:

-atti patrimoniali= situazioni di tipo economico contratti, rinuncia al credito

-atti non patrimoniali= situazioni di tipo non economico matrimonio

Il testamento è fondamentalmente un atto patrimoniale, ma può essere anche di natura non

patrimoniale.

Seconda classificazione in atti patrimoniali e si fonda sul senso economico dell’atto:

-atti onerosi= tutte le parti coinvolte nell’atto sostengono un sacrificio economico e ricevono un

vantaggio economico.

-atti gratuiti= solo una delle parti coinvolte sostiene un sacrificio economico, mentre l’altra ottiene

un vantaggio senza affrontare un corrispondente sacrificio donazione

2 tipi di atti che si distinguono in base al fattore di produzione degli effetti:

-mortis causa= producono i loro effetti solo in seguito alla morte dell’autore dell’attotestamento

-inter vivos= per produrre gli effetti non presuppongono la morte del loro autore.

Ultima classificazione: -leciti, che rispettano le norme giuridiche. -illeciti, violano la norma giuridica

e sono invalidi.

“Attività giuridica” è indica il fenomeno del continuo compimento di atti giuridici privata. Ciò si

lega all’autonomia privata, ovvero il potere dei soggetti di creare e conformare le proprie

situazioni giuridiche liberamente, secondo la propria volontà, interessi e gusti. L’autonomia privata

si realizza con il compimento di atti giuridici, soprattutto negozi giuridici. Nel diritto privato

troviamo prevalentemente atti autonomi; vi sono anche atti non autonomi in cui l’autore non è

libero di autodeterminarsi, ma è vincolato nel suo comportamento.

CAP 5 – I BENI E IL PATRIMONIO

Vi è relazione tra i diritti e gli interessi: il diritto soggettivo serve a realizzare l’interesse del titolare.

Vi è relazione tra interesse e bene: l’interesse è la tensione verso un bene. Quindi vi è relazione

anche tra diritto e bene: chi ha un diritto, ce l’ha riferito a qualche bene, strumentale all’interesse

cui il diritto è dedicato. Il bene è oggetto del diritto.

Il bene è qualsiasi entità capace di soddisfare i bisogni umani. Sono beni gli oggetti che possono

formare oggetto di diritti, ovvero solo ciò su cui sia immaginabile un conflitto di interessi. Possono

essere beni solo le cose, ovvero porzioni di materia. Essa non si esaurisce nelle entità percepibili

mediante l’uso dei sensi. In senso giuridico non sarebbero beni quelli immateriali. I giuristi

allargano il concetto includendo qualsiasi entità utile all’uomo, materiale o immateriale, purché

suscettibile di aprire conflitti di interessi regolabili dal diritto. I beni quindi si dividono in: -materiali,

capaci di formare oggetto di diritti; -immateriali, entità diverse dalle cose(esempio: brevetto).

I beni immateriali hanno un valore economico e sono ricchezza per il titolare. Distinzione:

-immobili= -in natura, come il suolo, alberi ecc.. ; -per destinazione, come i mulini, i bagni.

-mobili= sono mobili tutti gli altri beni. Vi sono differenze di trattamento giuridico: per gli immobili vi

è il catasto, cioè una organizzazione pubblica per la documentazione della loro consistenza; la

circolazione dei beni immobili richiede formalità rigorose e sono soggette a pubblicità per i loro

trasferimenti; un bene mobile può essere res nullius, ciò non avviene per quelli immobili poiché

quelli di nessuno appartengono allo Stato. I beni mobili registrati sono le navi e gli aeromobili che

vengono registrati in pubblici registri. L’universalità di mobili consiste nei complessi di cose mobili

che appartengono alla stessa persona e hanno una destinazione unitaria. Altra distinzione:

-divisibili, possono essere suddivisi fisicamente in più porzioni e ciascuna mantiene la funziona

economica del bene originario; -indivisibili, la suddivisione è materialmente o economicamente

impossibile; -consumabili, si esauriscono immediatamente con l’uso; -inconsumabili, suscettibili di

uso continuativo; -fungibili, identici ad altri beni dello stesso genere; -infungibili, non sostituibili

con altri beni poiché hanno particolarità qualitative.

Il concetto di “pertinenza” implica il rapporto fra una cosa accessoria e una cosa principale. Esse

sono le cose accessorie destinate in modo durevole a servizio di una cosa principale. Il rapporto

tra queste due si chiama rapporto pertinenziale. Esso piò concorrere tra due cose mobili o due

cose immobili, o tra uno e uno. Nasce solo per iniziativa del proprietario della cosa principale. Ciò

riguarda principalmente il trasferimento dei beni. Se si vuole trasferire la cosa principale senza

pertinenza, è necessario esplicitarlo. I frutti sono beni prodotti da altri beni e si distinguono in:

-naturali= provengono direttamente dalla cosa e spettano al proprietario della cosa fruttifera;

-civili= ritraggono dalla cosa come corrispettivo del godimento che altri ne abbia. La distinzione tra

beni privati e beni pubblici si fonda su due criteri: soggettivo=appartenenza e

oggettivo=destinazione. I beni pubblici: appartengono allo Stato/ente pubblico e sono destinati a

soddisfare gli interessi generali della collettività. I beni privati sono tutti gli altri: appartengono ai

privati e non sono vincolati a soddisfare interessi generali. I beni pubblici sono sottoposti ad un

regime giuridico speciale. Possono classificarsi in: -demaniali= inalienabili (spiagge, porti,

aeroporti); -patrimoniali indisponibili= non possono essere sottratti alla loro destinazione. Dei beni

pubblici si occupa il codice civile, ma anche le leggi speciali.

Il patrimonio è il complesso delle situazioni giuridiche attive e passive di una persona ed è una

entità dinamica.

CAP 6 – LE VICENDE GIURIDICHE E LA CIRCOLAZIONE GIURIDICA

Le vicende dei diritti sono effetti giuridici, determinati da una fattispecie. Con l’acquisto del diritto,

la persona diventa titolare di un diritto che prima non aveva. Esistono due tipi: originario e

derivativo.

È originario quello che non avviene sulla base del rapporto tra titolare precedente e quello nuovo.

È derivativo quello per cui l’acquirente riceve il diritto dal precedente titolare. Tale tipo si definisce

anche “successione”. Chi acquista = successore; chi trasferisce = autore, il quale aliena il diritto. I

diritti dello Stato e degli enti pubblici non sono alienabili, come non lo sono i diritti indisponibili.

L’acquisto può essere:

- gratuito: quando non vi sono contropartite a favore dell’autore (es. donazione proprietà per

eredità)

- oneroso: quando chi acquista promette qualcosa in cambio per il diritto acquistato.

L’acquisto è un istituto per inter vivos; lo è per mortis causa, quando vi sono le successioni.

Distinzione per oggetto di acquisto:

- successione particolare: quando il successore acquista 1 o più diritti determinati dell’autore

- successione universale: quando il successore subentra nel patrimonio dell’autore. Può entrare

sia nelle attività(investimenti) che passività(debiti). La fattispecie che determina l’acquisto del

diritto si chiama titolo di acquisto. I più importanti sono gli acquisti derivativi, e tra essi quelli più

importanti sono gli atti giuridici. L’acquisto del diritto vale se il titolo è valido ed efficace; nessuno

può far valere un diritto se non lo ha. La perdita dei diritti avviene soprattutto per due istituti:

prescrizione estintiva e decadenza.

La prescrizione estintiva determina l’estinzione del diritto, in conseguenza di una prolungata

inerzia del suo titolare.

I diritti imprescrittibili sono quell’insieme di diritti che non si estinguono anche se non vengono

utilizzati per un lungo periodo. Il diritto di proprietà: non si prescrive poiché non vi è un

controinteressato che abbia aspettative fondate su quella inerzia. I diritti indisponibili: non si

prescrivono poiché sono quelli più legati alla sfera intima della persona.

L’inizio della prescrizione è il momento in cui incominci a il contarsi del tempo, che potrà portare

all’estinzione del diritto; ciò coincide con il momento in cui il diritto può essere fatto valere. Per

determinati diritti, l’inizio della prescrizione è fissato dalla legge in base a criteri. Il termine della

prescrizione segna l’estinzione del diritto. Il termine ordinario = 10 anni. Termine speciali: diritti al

risarcimento del danno extracontrattuale = 5 anni. Non si tiene conto del primo giorno del decorso

della prescrizione e il giorno successivo. Il decorso può arrestarsi per determinate cause che

hanno l’effetto di allontanare nel tempo la possibile estinzione del diritto.

Sospensione= con determinate circostanze, il decorso della prescrizione si arresta, ma riprende

quando esse vengono meno. Per capire se la prescrizione è compiuta, si tiene conto del decorso

anteriore alla sospensione e si somma al periodo successivo alla fine di essa. Le circostanze

sono: -particolari rapporti esistenti tra le parti, che possono scoraggiare l’esercizio di azioni legali

del titolare del diritto verso la controparte (marito e moglie); -condizioni soggettive del titolare del

diritto, da opporre gravi difficoltà all’esercizio del diritto stesso.

Interruzione= quando viene compiuto un atto che smentisce il doppio presupposto su cui si fonda

il meccanismo della prescrizione: l’inerzia del titolare del diritto e l’affidamento di controparte circa

la cancellazione del diritto.

Gli atti interruttivi della prescrizione(2): -provenienti dal titolare=esercizio del diritto

stesso(domanda giudiziale o costituzione in mora); -provenienti dalla controparte= riconoscimento

del diritto altrui (D che chiede una dilazione a C)

Dal momento dell’interruzione la prescrizione ricomincia a decorrere, ma si ricomincia da zero.

Non vi è la modifica di durata della prescrizione, pur essendo stato concordata dalle parti. È

ammessa la rinuncia successiva alla prescrizione già compiuta. La prescrizione presuntiva non

determina l’estinzione del diritto, ma crea una presunzione di estinzione. Essa si fonda sul rilievo

che determinati crediti vengono di regola pagati subito dopo la prestazione; quindi una volta

trascorso il periodo di tempo senza che il creditore reclami il pagamento, si presume che il debito

sia stato regolarmente pagato. Il termine è determinato dal tipo di credito in oggetto.

La decadenza ha la stessa funzione della prescrizione estintiva. L’inerzia del titolare e il decorso

del tempo fanno estinguere il diritto. L’unico modo per evitare la decadenza è esercitare il diritto

secondo il suo contenuto tipico.

Se la decadenza riguarda i diritti indisponibili, le parti non possono né modificarla né rinunciarvi.

Se la decadenza riguarda diritti disponibili le parti possono determinare il termine di decadenza

non previsto da legge (convenzionale).

“Circolazione giuridica”= i diritti si trasferiscono continuamente ad altre persone che li acquistano

ed essa riflette l’andamento del sistema economico. “Tutela dell’affidamento”= proteggere la

sicurezza sugli acquisti significa proteggere l’affidamento di chi acquista (affidamento che

l’acquirente fa sulla stabilità dell’acquisto. Spesso essa deroga a principi tradizionali e

fondamentali del diritto privato. È utile che determinati fatti siano conosciuti da chi vi è interessato.

Soddisfatto attraverso mezzi di pubblicità, che rendono determinati fatti conoscibili da chiunque.

La legge stabilisce il modo in cui devono esserlo e anche le conseguenze del mancato rispetto di

esse. I più importanti hanno natura formale e documentale (documenti scritti). Talora la pubblicità

deve essere indirizzata a un singolo destinatario. Quelli più importanti sono quelli destinati alla

generalità dei soggetti. A volte si realizza in modo fattuale pegno. In base agli effetti giuridici che

conseguono all’osservanza o mancata osservanza delle regole sulla pubblicità, si può

distinguere: -pubblicità notizia: legge impone formalità pubblicitarie, ma la mancanza della

pubblicità non impedisce al fatto di esistere e produrre i suoi effetti (pubblicazioni matrimoniali).

-pubblicità dichiarativa: la mancanza non impedisce l’esistenza dell’atto, ma subisce una

diminuzione dei suoi effetti. Essa serve a far sì che l’atto sia opponibile a terzi. In alcuni casi

l’osservanza della pubblicità è sufficiente a rendere l’atto efficace e opponibile, ma anche in

mancanza di pubblicità può risultare tale, dimostrando che il terzo conosceva l’atto.

-pubblicità costitutiva: è necessaria per la stessa esistenza dell’atto ed in mancanza l’atto è come

se non esistesse.

L’apparenza: se uno ha conoscenza falsa e commette un errore, subisce le conseguenze. In

alcuni casi la legge lo tutela. 2 condizioni: deve essere soggettivamente in errore, ovvero in

buonafede; il suo errore deve dipendere da una apparenza, ovvero che ci siano condizioni tali da

indurlo in errore. Un esempio è quello del “creditore apparente” = se il D paga al creditore

sbagliato, ma quest’ultimo appariva il vero creditore e se D era in buonafede, allora D è liberato.

CAP 7 – ATTUAZIONE DEI DIRITTI: TUTELA GIURISDIZIONALE E PROVE

Le norme sull’attribuzione dei diritti si chiamano norme sostanziali.

Principio del divieto di autotutela privata dei diritti = Il titolare del diritto non può farsi giustizia da

sé. Vi corrisponde il principio della tutela giurisdizionale dei diritti. OG pone dei rimedi, cioè mezzi

che servono per l’effettiva attuazione dei diritti soggettivi. Senza essi, i diritti resterebbero

inattuati. La nozione di rimedi per l’attuazione dei diritti allude ai rimedi giurisdizionali regolati da

norme processuali. Il VI libro è dedicato a ciò “Della tutela dei diritti”. Le principali materie trattate

sono: -la tutela giurisdizionale dei diritti e le prove; -la garanzia dei crediti; -la prescrizione e la

decadenza (come è influenzata l’attuazione dei diritti dal decorso del tempo); -la trascrizione, che

costituisce l’attuazione della pubblicità. La funzione giurisdizionale dello Stato consiste nel

sciogliere liti su determinate questioni che si creano tra cittadini. “Giurisdzione”= dire il diritto=

accertare la norma giuridica applicabile ad un caso concreto e disporre le conseguenze. Tale

funzione viene svolta attraverso i giudici, il cui insieme è chiamato “magistratura”. Per arrivare alla

soluzione viene svolto un processo e l’insieme delle norme giuridiche che lo riguardano forma il

diritto processuale. Tali diritti dicono in che modo bisogna procedere per arrivare ad una

soluzione, mentre i diritti sostanziali dicono chi ha ragione e chi ha torto. La giurisdizione civile

nasce dall’attività giurisdizionale sulle liti di rapporti regolati dal diritto privato. Vi è anche la

giurisdizione penale e amministrativa. Le liti civili possono anche essere decise da un arbitrato,

che viene interpretato da privati cittadini scelti dalle parti litiganti (arbitri) e si conclude con il lodo

(soluzione). In giurisdizione civile vale il principio che un processo viene aperto con l’azione

dall’interessato. L’azione si esercita con una domanda per emanare un provvedimento. Il

presupposto dell’azione è l’interesse ad agire, ovvero l’interesse a ottenere dal giudice il

provvedimento che chiede, poiché il provvedimento determina conseguenze favorevoli per il

richiedente. La legittimazione ad agire = situazione giuridica di chi può esercitare l’azione. Esse

si distinguono in base alla loro finalità: -di cognizione= il giudice deve accertare e dichiarare quale

è la situazione giuridica tra i due litiganti (provvedimento= sentenza); -di esecuzione= presuppone

che chi la esercita abbia un titolo esecutivo cioè un documento dal quale risulti in modo certo che

egli ha il diritto che sta pretendendo; -cautelare: garantisce le condizioni necessarie perché i due

processi precedenti possano dare risultati utili si esercita per porre rimedio a situazioni in cui il

diritto è minacciato da pregiudizio irreparabile. Esercitando ciò, si può ottenere dal giudice un

provvedimento idoneo a garantire provvisoriamente la salvaguardia del diritto minacciato. Chi

perde il processo può ribaltare il risultato con un nuovo processo; per questo deve impugnare la

sentenza che gli dà torto. Se non lo fa o il giudice conferma la prima sentenza, ciò si dice passa

in giudicato. Il processo si apre con l’esercizio dell’azione, ovvero quando viene proposta la

domanda nei confronti di una controparte. Due parti: -parte che esercita l’azione= attore;

-controparte= convenuto. L’atto pubblico= documento redatto da un notaio. Scrittura privata=

documento sottoscritto dal suo autore.

CAP 8 – I SOGGETTI DEL DIRITTO. PERSONE FISICHE.

Soggetti del diritto= coloro che possono essere titolari di situazioni giuridiche e che le

movimentano compiendo atti giuridici. Possono essere: -persone fisiche= individui umani;

-organizzazioni. Essere soggetti del diritto= avere capacità giuridica= capacità riconosciuta da OG

di essere titolari di SG. Le limitazioni di capacità giuridica si fondano sulle considerazioni che

determinate qualità dei soggetti rendono impossibile consentire a quei soggetti la titolarità di

determinate SG. Capacità di agire= capacità di porre in essere atti giuridici. Incapacità di agire=

atto può essere compiuto, al posto dell’incapace, da un altro soggetto. Incapacità giuridica= se

incapace non può essere sostituito da nessun altro soggetto nel compimento dell’atto. Capacità

giuridica si acquista al momento della nascita. Per le persone umane, le limitazioni di tale

capacità possono essere date dall’età e le condizioni psichiche. Anche al concepito non ancora

nato possono spettare diritti. Avere capacità giuridica significa che il soggetto può avere diritti, non

che li abbia effettivamente. Ci sono diritti che ognuno di noi ha dalla nascita= diritti della

personalità.

Diritto al nome= prenome + cognome. Prenome è attribuito da chi fa la dichiarazione di nascita;

cognome è attribuito in relazione all’appartenenza familiare. Il nome risponde ad un interesse

individuale, ma anche sociale. Può essere cambiato solo attraverso procedure previste dalla

legge.

Sede della persona= è necessario collegare la persona con un determinato luogo, il quale è il

punto di riferimento necessario per lo svolgimento di molti rapporti giuridici. -Residenza: luogo in

cui la persona ha dimora abituale; -Domicilio: luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei

suoi affari e interessi (di solito concilia con residenza); -Dimora: luogo in cui la persona si trova in

un dato periodo. Cittadinanza è la qualità della persona, che la collega con un OG statale.

Apolide=senza cittadinanza; Doppia cittadinanza= di 2 Stati diversi. Acquisto cittadinanza:

-Iussanguinis (di sangue): si acquista cittadinanza di padre o madre; -Iussoli (di suolo): si acquista

la cittadinanza dello Stato in cui si nasce; -Adozione: minore straniero adottato da padre italiano;

-Matrimonio: il coniuge di un cittadino italiano acquista la sua cittadinanza se lo richiede;

-beneficio di legge: se straniero richiede e se ha un legame con Italia; -naturalizzazione: per

straniero con residenza in Italia. Lo straniero ha capacità di diritto privato in modo uguale

all’italiano, ma solo a condizione di reciprocità e leggi speciali: non capacità di diritto pubblico, ma

ha i diritti fondamentali e inviolabili dell’uomo. Il sesso può operare come criterio per

l’applicazione di trattamenti giuridici. Può esserci un mutamento del sesso e, dopo gli interventi,

sarà il tribunale a dichiarare la rettifica del sesso dell’individuo.

Sono gli atti e i registri dello stato civile a contenere tutte le informazioni necessarie e relative a

ogni individuo. Gli atti dello stato civile= definiscono le qualità della persona più rilevanti per la vita

sociale e sono formati dagli ufficiali pubblici. Sono di 4 tipi: nascita, matrimonio, cittadinanza,

morte. Lo scopo dell’incapacità di agire è proteggere il soggetto con ridotte attitudini psicofisiche,

per evitare che si danneggi con le sue stesse mani compiendo atti di cui non è in grado di capire

la portata= incapacità di protezione. Si prevede che gli atti compiuti dall’incapace non sono validi

e affiancare all’incapace un soggetto capace che compia per lui o con lui atti che esso non può

compiere da solo. Le incapacità legali, definite da legge, sono: -minore di età= fino a 18 anno, ma

il maggiore di 16 può essere autorizzato a sposarsi e diventare minore emancipato; -interdizione

giudiziale= condizione di abituale infermità mentale che li rende incapaci a provvedere ai propri

interessi accertamento condizioni mentali, sentenza che lo dichiara “interdetto” ed essa viene

pubblicata e annotata in atto di nascita; -inabilitazione= casi di malattia meno seria rispetto

all’interdizione abuso abituale di alcool e stupefacenti, sordomuto e cieco da nascita.

Amministrazione di sostegno: presupposto= impossibilità parziale o temporanea di provvedere ai

propri interessi a causa di una menomazione psichica o fisica. Va chiesta al giudice tutelare e

sarà colui a dichiarare la nomina dell’amministratore di sostegno, che viene spesso scelto tra gli

stretti famigliari. Il decreto deve dichiarare la durata, quali atti in cui deve essere sostituito o

assistito e viene annotato all’atto di nascita. Tale istituto conserva la capacità di agire. Interdetto

legale = scopo punitivo e riguarda solo atti patrimoniali. Gli incapaci di agire hanno capacità

giuridica, quindi possono avere un patrimonio che deve essere amministrato con atti giuridici; essi

non possono essere posti in essere da questo, quindi vi deve essere un’altra persona. Incapacità

assoluta (casi più gravi)= minori di età (genitori) e interdetto (tutore). Tutore e genitori

sostituiscono completamente i soggetti ed agiscono in rappresentanza dell’incapace. Per atti più

importanti i rappresentanti devono chiedere autorizzazione dal giudice.

Incapacità relative= minore emancipato (curatore=coniuge) e inabilitato (curatore). Matrimonio e

testamento possono essere svolti dall’inabilitato se ha capacità di intendere e di volere. Minore

emancipato e inabilitato possono svolgere gli atti di ordinaria amministrazione (reddito e

conservazione beni). Gli atti di straordinaria amministrazione (capitale) non possono essere

compiuti da questi in maniera solitaria: devono essere assistiti dal curatore, integrando la volontà

di questi. Gli atti compiuti in violazione delle regole sull’incapacità di agire sono invalidi, cioè

annullabili (effetti possono essere cancellati). Gli atti compiuti dai minori per soddisfare le loro

normali esigenze di vita si considerano validi. Sono invalidi solo quando sono atti estranei alle

normali esigenze di vita. L’incapacità di agire cessa quando: -minori maggiore età; -interdetti

giudiziali e inabilitati guarigione del soggetto, accertata con procedimento e sentenza di revoca;

-beneficiario di amministrazione di sostegno scadenza termine o revoca dal giudice; -interdetto

legale cessazione della pena.

Incapacità legale = minori + interdetti + inabilitati + persone con amministrazione di sostegno.

Incapacità naturale = condizione di incapacità di intendere e di volere in cui di fatto venga a

trovarsi il soggetto che non sia un incapace legale. Per l’incapace naturale: -atti

personali(donazione, testamento, matrimonio) sono sempre annullabili; -atti unilaterali sono

annullabili solo se si dimostra che si è recato un grave pregiudizio all’incapace naturale; -contratti

sono annullabili solo se si prova il grave pregiudizio e la malafede della controparte.

Malafede= consapevolezza che quanto si sta compiendo danneggia ingiustamente un’altra

persona.

La morte della persona fisica  importanti conseguenze giuridiche = cessazione irreversibile di

tutte le funzioni dell’encefalo.

CAP 10 – I DIRITTI DELLA PERSONALITA’

Essi sono i diritti: -non patrimoniali -assoluti -indisponibili -imprescrittibili. La salute è un

fondamentale diritto dell’individuo. Il concetto di salute comprende quello di integrità fisica e

quello di salute psichica. L’integrità fisica della persona può essere minacciata da decisioni della

persona stessa. Il diritto all’integrità fisica e alla salute è protetto contro le aggressioni esterne.

Chi subisce una lesione, può avere un risarcimento da chi l’ha posta in essere. Togliere

ingiustamente la vita a un uomo significa causare un danno che merita risarcimento.

Il diritto al nome è tutelato contro due tipi di aggressione: -contestazione del nome, quando un

estraneo contesta alla persona il diritto all’uso del proprio nome; -usurpazione del nome, quando

un estraneo si appropria indebitamente del nome della persona. Il titolare del diritto violato può

chiedere dei rimedi: -inibitoria= il giudice ordina al violatore di cessare il comportamento lesivo;

-pubblicazione della decisione su giornali; -risarcimento del danno.

Diritto all’immagine: -sempre vietata la pubblicazione dell’immagine altrui quando pregiudica

l’onere, il decoro e la reputazione; -ammessa la pubblicazione solo quando è giustificata e vi sia il

consenso della persona.

Diritto all’onore: non si trova nel codice, ma in codice penale. Il diritto alla riservatezza (privacy)

difende le ingiustificate intromissioni di estranei nella sfera intima della persona e difende la

persona contro la divulgazione all’esterno di fatti che appartengono alla sfera intima. Il diritto

all’identità personale è il diritto della persona a non vedersi attribuire pubblicamente qualifiche e

comportamenti non veri, tali da falsare la propria immagine sociale.

Rimedi del diritto privato per i diritti della personalità: -risarcimento del danno non è molto efficace

poiché il danno che si andrebbe a risarcire è di natura non patrimoniale e non è quantificabile

economicamente, in più non andrebbe a coprire la lesione attuata. Per tale motivo si affiancano

altri rimedi a questo: -inibitoria, ordine del giudice di cessare il fatto lesivo; -pubblicazione della

sentenza, che condanna l’autore della lesione; -rettifica, con cui la vittima può dichiarare la

lesione posta in essere dal soggetto. La moderna organizzazione commerciale si basa sulla

pubblicità e sul marketing e assumono soggetti con notorietà elevata. Facendo ciò, dispongono il

diritto di sfruttare economicamente la propria notorietà presso il pubblico.

CAP 11 – IL DIRITTO DI PROPRIETA’ NEL SISTEMA GIURIDICO

Il diritto di proprietà si qualifica come un diritto di natura privata, patrimoniale, assoluto e

disponibile. Esso è il prototipo del diritto soggettivo e di conseguenza il codice civile gli dedica

tutto il III libro. È il diritto di godere e di disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i

limiti stabiliti da OG. Il proprietario ha dei poteri sulla cosa, che si riassumono in due facoltà:

godimento e disposizione. Tali poteri sono in linea di principio molto forti. I poteri del proprietario

sono limitati dalla legge. Nella Costituzione la proprietà è contemplata all’ART 42, dove si afferma

che la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge. Vi sono dei limiti allo scopo di

assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. Essa può essere espropriata, cioè

tolta al proprietario contro la sua volontà e trasferita all’ente pubblico. Tale possibilità è

accompagnata da 3 garanzie a favore dei proprietari: -l’espropriazione può avvenire non per

capriccio dell’autorità pubblica, ma solo se si fonda su motivi di interesse generale; -può avvenire

solo nei casi preveduti dalla legge; -al proprietario espropriato spetta una contropartita economica

in denaro= indennizzo. Non vengono dati criteri per calcolarlo e non deve corrispondere al valore

di mercato del bene espropriato, ma basta che la somma sia congrua e adeguata al sacrificio

imposto al proprietario.

Principio della funzione sociale: la proprietà deve essere regolata dalla legge in modo che il suo

esercizio non contrasti con l’interesse generale della collettività. Ciò costituisce applicazione di un

altro generale principio, quello di solidarietà. Affermare la funzione sociale del diritto di proprietà

significa rifiutare la tradizionale concezione individualistica del diritto stesso. Funzione sociale =

ragione per cui la legge limita la proprietà. Essa può riferirsi a obiettivi di efficienza economica e

giustizia sociale. Spesso le restrizioni del diritto di proprietà intervengono in presenza di un

conflitto di interessi fra il proprietario, che non utilizza la propria cosa e un soggetto non

proprietario che la utilizza e la fa fruttare; la legge favorisce quest’ultimo poiché l’interesse

coincide con quello della comunità. La funzione sociale della proprietà può realizzarsi anche con

norme che riguardano non direttamente la proprietà dei beni, ma i contratti che si fanno su quei

beni. Essa riguarda i beni: -produttivi, necessari per il funzionamento del sistema economico; beni

privati di interesse pubblico. Assicurare la funzione sociale della proprietà spetta al Parlamento,

dunque i poteri del proprietario sono quelli che la legge riconosce. Il contenuto del diritto di

proprietà è definito dall’essenza intrinseca del diritto stesso. Tale contenuto è conformato

diversamente a seconda dei diversi tipi di bene, perché non tutti i beni hanno la medesima

rilevanza economico-sociale. Ci sono tanti diversi diritti di proprietà, quanti sono gli statuti

differenziati dei beni. Nel senso tecnico, la proprietà è un diritto che ha per oggetto solo cose, cioè

beni materiali. Senso molto più ampio: proprietà anche di beni immateriali, quindi si identifica con

l’intero patrimonio del soggetto, considerato i suoi valori attivi.

CAP 12 – LA PROPRIETA’: ESERCIZIO, ACQUISTO E TUTELA

Il contenuto del diritto di proprietà è l’insieme delle facoltà che spettano al proprietario per

l’utilizzazione del bene. Le 2 facoltà: -di godimento= qualsiasi modo di impiegare la cosa e

ricavarne utilità, che il proprietario possa attuare senza rinunciare alla piena proprietà; -di

disposizione= il proprietario realizza il valore di scambio della cosa: ricava utilità che può ottenere

solo rinunciando alla proprietà della cosa. Il proprietario ha la facoltà di escludere ogni altro

soggetto dal godimento della cosa e di impedire interferenze altrui nel suo godimento poteri di

esclusione. Essi incontrano dei limiti: -non si può impedire l’accesso al fondo. Altro limite: la

proprietà di un fondo si estende sia allo spazio aereo sovrastante e sia al sottosuolo non può

impedire attività le quali si svolgano a profondità o ad altezze tale che egli non abbia interesse ad

escluderle. I limiti della proprietà si ripartiscono in 2 categorie: -interesse pubblico, imposti da

legge al proprietario per soddisfare interessi di collettività; -interesse privato, imposti al

proprietario per soddisfare interessi si altri privati (fondi vicini). In base al divieto di atti emulativi,

il proprietario non può fare atti i quali non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare

molestia ad altri.

Le immissioni di fumo o di calore, i rumori e simili derivanti dal fondo del vicino, il proprietario è

tenuto a sopportarle, ma solo fino a che esse non superano la normale tollerabilità. Sta al giudice

valutare e per rendere la valutazione meno arbitraria, la legge offre alcuni criteri: -condizioni dei

luoghi, rumori intollerabili ecc.. Chi le produce deve pagare un indennizzo a chi le subisce.

Quando un’immissione risulta illecita, chi la subisce ha due possibili rimedi: -azione inibitoria, per

cessazione; -risarcimento.

La legge vuole evitare che fra gli edifici costruiti su fondi confinanti ci siano intercapedini troppo

strette, per tale motivo ci sono delle distanze legali stabiliti dai Comuni. Quando vi è una

violazione di ciò, vi sono due rimedi: -riduzione in pristino(rimozione di quanto fatto);

-risarcimento. Il proprietario deve costruire i tetti in modo tale che le acque piovane scolino sul

terreno e non sul fondo del vicino. La proprietà può essere acquistata a seconda del titolo in base

al quale avviene l’acquisto: -a titolo derivativo= avvengono sulla base di un rapporto tra

acquirente e precedente titolare del diritto; -titolo originario= prescindono dal rapporto con il

precedente titolare.

Titolo originario fattispecie elementari e ciò consiste in fatti materiali. Chia acquista a tale titolo,

acquista un diritto di proprietà pieno e libero dai vincoli e fa un acquisto stabile. L’occupazione è

l’impossessamento di una cosa che attualmente non ha proprietario. Si tratta solo di una cosa

mobile, poiché immobili sono di nessuno. Cose mobili volontariamente abbandonate sono quelle

senza proprietario. Invenzione= ritrovamento modo di acquisto che riguarda le cose mobili

smarrite dal proprietario. Chi trova una cosa smarrita, ha l’obbligo di restituirla al proprietario o

consegnarla al sindaco. Accessione= una cosa accessoria si unisce ad una cosa principale: -per

fatto dell’uomo, quando in un fondo vi sono costruzioni o opere che sono di un soggetto diverso

dal proprietario del fondo -se opere sono eseguite dal proprietario del fondo con materiali altrui,

acquista la proprietà delle opere, pagando il valore dei materiali; se opere sono eseguite dal

proprietario dei materiali sul fondo altrui, il proprietario del fondo può chiedere che siano tolte;

-per fatto naturale, 2 ipotesi: -alluvione, proprietario acquista effetti dell’acqua per terreno;

-avulsione, proprietario acquista parte del fondo altrui per la forza del torrente che l’ha staccata

(indennità a chi ha subito la perdita). Quando uno fa una costruzione sul proprio terreno e, in

buonafede, invade il fondo del vicino, il proprietario del terreno invaso può opporsi. Un’altra

ipotesi: PA espropria un terreno per costruirci un’opera pubblica e, prima del procedimento,

occupa anticipatamente il terreno; se occupazione risulta illegittima, ma l’opera passerà alla PA,

la quale dovrà un risarcimento del pari valore di mercato del terreno espropriato. Unione e

commissione è analoga all’accessione, però riguarda i mobili: quando più mobili, appartenenti a

diversi proprietari, vengono unite andando a formare una cosa non divisibile. Se le cose si

equivalgono per il valore economico, la proprietà diventa comune. Se una cosa prevale, il

proprietario di essa acquista la proprietà della cosa formata. Specificazione= attività di chi crea

qualcosa con il proprio lavoro, utilizzando materiali altrui. Se il valore della materia > manodopera,

il proprietario della materia dovrà pagare la manodopera, acquistando il bene. In altri casi, la cosa

creata spetta a chi l’ha creata. Altri 2 modi per l’acquisto della proprietà a titolo originario sono:

-Usucapione, per mobili e immobili; -Possesso vale titolo, che opera solo per beni mobili non

registrati.

Titolo derivativo -contratto; -successione mortis causa. Il titolo è rappresentato da un atto

negoziale. Essi sono più instabili e fragili. La proprietà non si acquista se il titolo è irregolare e se

chi la trasmette l’aveva acquistata a titolo irregolare, non si acquista da chi non ce l’ha. Azioni

tipiche a difesa della proprietà: rimedi con cui il proprietario ingiustamente privato di utilizzare la

sua cosa, può recuperare il pieno godimento della cosa stessa= AZIONI PETITORIE

Esse sono 4: -rivendicazione; -negatoria; -regolamento di confini; -apposizioni di termini.

Possono essere esercitate solo da chi ha il diritto di proprietà sulla cosa e sono imprescrittibili.

Azione di rivendicazione proprietario si rivolge contro chiunque possiede la cosa senza titolo, per

la riconsegna.

L’azione può essere eseguita contro il possessore anche se, dopo la domanda giudiziale, ha

cessato di possedere la cosa. Il presupposto è dare la prova di essere proprietario.

Azione negatoria Proprietario agisce contro le molestie verso la sua proprietà. Le molestie

possono essere: -di diritto= pretese legali con cui si afferma di avere diritti sulla cosa del

proprietario (si chiede al giudice di accertare che il diritto affermato sia inesistente); -di fatto= chi

afferma il diritto su cosa altrui, fa eseguire concreti comportamenti cagionando un danno (ordini di

cessazione). Il proprietario deve provare di avere la proprietà del bene.

Azione di regolamento dei confini presupposto che il confine dei fondi sia incerto (giudice decide

con mappe catastali). Azione per apposizione di termini presuppone che confine sia certo e che i

segni sono invisibili (richiesta di apposizione con spese comuni).

CAP 13 – COMPROPRIETA’ E CONDOMINIO

Comproprietà: situazione in cui più soggetti hanno insieme il diritto di proprietà sulla stessa cosa.

Ciò rientra nella comunione dei diritti, che vi è quando un diritto ha non un solo titolare, ma più

titolari. La comunione può riguardare anche l’usufrutto, diritto di credito, diritto d’autore. Figure di

comunione: -volontaria= nasce da volontà interessati diretta a crearla; -incidentale= nasce

indipendentemente da volontà di interessati; -forzosa= indipendentemente si crea ed essi non

sono liberi di scioglierla. Quando la proprietà è di un solo proprietario, esso può esercitare tutte le

facoltà che ha= proprietà esclusiva. Quando vi è una cosa con più proprietari, i comproprietari

suddividono il complesso delle facoltà riconosciute al proprietario del bene. La limitazione dei

poteri di ciascuno è necessaria per consentire a tutti una qualche misura di poteri. Tale misura è

definita dalla quota di partecipazione della proprietà.

La quota= entità ideale che esprime la misura dei poteri che il comproprietario ha sul bene ed

esse si presumono uguali. Determina i vantaggi e i pesi. Vantaggi: -godimento= ciascun

partecipante può servirsi della cosa comune, a meno che non impedisca ad altri partecipanti di

farne uso; -disposizione= il partecipante può solo trasferire la quota di comproprietà. Pesi= spese

necessarie per la conservazione e per il godimento della cosa comune. La misura di

contribuzione è definita dalla quota. Anche le cose in comproprietà devono essere amministrate e

sono regolate dal principio maggioritario si calcola in base al valore delle quote: la maggioranza

vincola la minoranza dissenziente. L’atto con cui i esprime la volontà della maggioranza dei

comproprietari si chiama deliberazione. Le maggioranze sono diverse a seconda dagli atti da

compiere: -semplice= ordinaria amministrazione; -qualificata= straordinaria amministrazione;

-unanimità= alienazione del bene. La deliberazione può essere impugnata entro 30 giorni.

L’illegittimità può dipendere da vizi di forma, di sostanza.

Divisione= pone fine alla situazione di comproprietà. Al diritto di ciascun comproprietario si

sostituisce un diritto di proprietà esclusiva su un oggetto, che è una porzione del bene, se tale

appartiene alla divisione in natura; se il bene può essere diviso in parti diverse dalle quote, vi

saranno conguagli in denaro. Se invece il bene è indivisibile, viene venduto e ciascun

condividente riceve la parte in base alla quota. 2 tipi di divisione: -convenzionale= d’accordo tra i

comproprietari; -giudiziale= giudice su richiesta. Divisione ha natura dichiarativa= si limita ad

enunciare la situazione preesistente. Condominio  comproprietà in edifici in appartamenti. Chi ha

appartamento è proprietario esclusivo, ma è comproprietario delle parti in comune. La comunione

non può sciogliersi, è una comunione forzosa. La sua quota viene calcolata con tabella

millesimale. Il condominio non è un autonomo soggetto del diritto. Le decisioni vengono prese in

assemblee dei condomini con principio maggioritario. Un condomino in disaccordo con decisioni

prese in sua assenza, può impugnare la deliberazione davanti al giudice per annullamento.

L’amministratore cura l’esecuzione delle deliberazioni, riscuote i contributi. Se vi sono più di 10

condomini regolamento, approvato in assemblea. Diversi edifici condominiali hanno in comune

una serie di strutture staccate a ciascun edificio, ma destinate al servizio dei condomini=

condominio complesso o supercondominio. La multiproprietà è un nuovo tipo di diritto, vende

ciascuna unità a tanti compratori. Il diritto di ciascun contitolare consiste nella possibilità di

utilizzare il bene solo per un periodo dell’anno limitato e predeterminato. Tale diritto può essere

trasferito.

CAP 14 – I DIRITTI REALI MINORI

Il diritto di proprietà è il più importante dei diritti reali, che sono la principale categoria dei diritti

sulle cose. Vi sono altri diritti reali che attribuiscono al titolare poteri di utilizzazione del bene,

inferiori a quelli che spettano al proprietario= DIRITTI REALI MINORI. Oggetto cose che

appartengono a un soggetto diverso dal titolare del diritto reale minore, si chiamano anche

DIRITTI REALI SU COSA ALTRUI. 2 soggetti diversi: titolare=diritto reale, proprietario.

Il proprietario della cosa su cui nessun altro ha un diritto reale minore ha una proprietà piena=

minorazione dei poteri che normalmente spettano al proprietario della cosa su cui grava il diritto. Il

contenuto dei diritti reali minori corrisponde ad una porzione delle facoltà che formano in

contenuto della proprietà. Il titolare del diritto reale minore acquista il suo diritto sulla cosa dal

proprietario della cosa, che conserva proprietà. Quando il diritto minore si estingue, i poteri del

proprietario si riespandono in tutta la loro pienezza. Il proprietario conserva il potere di disporne e

di trasferirla a terzi. Ma chi acquista, non lo fa in proprietà piena, bensì acquista la cosa gravata

dal diritto reale.

I diritti reali minori si dividono in: -di godimento= attribuiscono al titolare poteri di utilizzazione

diretta della cosa: usufrutto, uso e abitazione, servitù prediali, superficie ed enfiteusi; -di

garanzia= attribuiscono al titolare una sicurezza del credito, fondata sulla cosa: pegno e ipoteca.

USUFRUTTO= attribuisce il godimento della cosa altrui, con la possibilità di trarne ogni utilità che

può dare. Limite di non alterare la destinazione economica della cosa. La posizione del

proprietario, che finché dura l’usufrutto non ha il potere di utilizzare la cosa e percepirne i frutti, si

chiama nuda proprietà. La costituzione dell’usufrutto può avvenire: -per contratto; -per

testamento; -disposizione di leggi; -usucapione. L’usufrutto ha durata temporanea (vita persona

fisica). Se costituito per persona giuridica, non supera il 30 anni. L’usufruttuario ha facoltà: -di

godimento= possesso della cosa e i frutti di questa; -usufruttuario può apportare alla cosa

miglioramenti e addizioni. Esso ha anche degli obblighi verso il nudo proprietario restituire la

cosa, inalterata nella sua sostanza. L’estinzione dell’usufrutto è determinata da: -scadenza

termine; -morte dell’usufruttuario; -rinuncia da l’usufruttuario; -consolidazione (usufrutto + nuda

proprietà); -distruzione cosa; -decadenza. Il “quasi usufrutto” quando usufrutto ha per oggetto

cose consumabili e l’usufruttuario può servirsene. Alla scadenza è tenuto a restituirne il

controvalore in denaro.

USO & ABITAZIONE USO= è un diritto reale simile all’usufrutto, ma attribuisce al titolare poteri

limitati; infatti il titolare può servirsi dei frutti ma nei limiti di quanto occorre ai bisogni suoi e della

sua famiglia. ABITAZIONE= specificazione dell’uso (casa). Attribuisce facoltà di abitarla, ma in

maniera limitata ai bisogni del titolare del diritto. Vengono usate le norme dell’usufrutto, ma non si

possono cedere.

La servitù prediale è il diritto reale che consiste nel peso imposto sopra un immobile per l’utilità di

un altro immobile, appartenente a diverso proprietario. Il fondo che sopporta il peso= fondo

servente; il fondo che gode di utilità= fondo dominante. Il contenuto della servitù è in relazione

con il genere di utilità che reca al fondo dominante. Esse corrispondono allo schema dei diritti

reali minori su cosa altrui e il contenuto si ottiene sottraendo al contenuto del diritto di proprietà

altrui qualcuna delle facoltà che lo compongono. Principi a cui obbediscono: -fondo dominante e

fondo servente appartengono a proprietari diversi; -la servitù deve dare utilità a un fondo, non a

una persona; -la servitù non può consistere in un “fare”, non può obbligare il titolare del fondo

servente a svolgere un’attività positiva in favore del fondo dominante. L’obbligo può essere: di

non fare o di sopportare (sul fondo si realizza qualcosa che di solito il proprietario può vietare). 2

tipi di servitù: -negative= vincolano il titolare del fondo servente ad astenersi dal compiere in esso

attività che avrebbe facoltà di svolgere; -affermative= vincolano il titolare del fondo servente a

sopportare che su questo si svolgano attività che avrebbe diritto ad impedire. Le servitù

affermative si dividono in:

-continue, presuppongono che sia stata costruita un’opera sul fondo servente; -discontinue,

quelle che il titolare esercita con comportamenti tenuti ad intervalli. Servitù possono anche

essere: -apparenti= opere visibili e permanenti; -non apparenti, non esistono opere. La

costituzione delle servitù, 2 modi: -legali, nascono sulla previsione della legge quando fondo si

trova in condizioni che potrebbero pregiudicarne l’utilizzazione, il proprietario può ottenere che si

costituisca una servitù sul fondo del vicino, contro la sua volontà (acquedotto, elettrodotto). La

legge attribuisce al beneficiario il diritto ad ottenere la servitù ed esso è costituito con accordo,

contratto o sentenza costitutiva. -volontarie, nascono su una libera scelta dei soggetti interessati.

Può realizzarsi per contratto, testamento, usucapione, destinazione del padre di famiglia. I modi

di esercizio della servitù sono quelli determinati dal titolo che l’ha costituita. Se il titolo non

provvede si applicano regole legali; la principale è che la servitù deve esercitarsi in modo da

soddisfare il bisogno del fondo dominante con il minor carico del fondo servente. Le spese per le

opere necessarie sono a carico del proprietario del fondo dominante. Quindi le spese vengono

divise se le opere giovano anche al fondo servente; l’obbligato se ne libera rinunciando al fondo

servente. A difesa del diritto, il titolare della servitù può esercitare l’azione confessoria per

contrastare molestie di diritto (contestazioni) e di fatto (disturbi). Si deve provare di avere il diritto

di servitù. L’estinzione avviene per rinuncia, consolidazione (fondo dominante + fondo servente),

prescrizione estintiva (servitù non esercitata per 20 anni). Per servitù affermative discontinue si

parte con ultimo atto di esercizio del diritto; per servitù affermative continue e negative si parte

con momento in cui il titolare del fondo servente ha compiuto un atto lesivo della servitù. Per il

principio dell’accessione, qualunque costruzione esistente sopra o sotto il suolo appartiene al

proprietario di questo. Il diritto di superficie serve a neutralizzare il principio di accessione. E’ il

diritto per il quale chi esegue una costruzione su un suolo altrui, separatamente dalla proprietà

del suolo, può conservare la proprietà della costruzione stessa. Il titolare di tale diritto =

superficiario. L’estinzione può avvenire per rinuncia del superficiario, per consolidazione (riunione

del diritto e della proprietà del suolo), per scadenza del termine, per prescrizione estintiva (20

anni). Estinto il diritto di superficie, si può operare il principio di accessione con la conseguenza

che il proprietario del suolo diventa proprietario della costruzione.

L’ENFITEUSI attribuisce al suo titolare poteri di godimento del fondo altrui ampi. Titolare diritto =

enfiteuta, il proprietario del fondo = concedente. I poteri dell’enfiteuta = trasferire il diritto. Esso ha

degli obblighi: migliorare il fondo e pagare al concedente un canone periodico. Durata = almeno

20 anni. L’estinzione si ha per: scadenza, distruzione, prescrizione estintiva, consolidazione. Si

anche per: -devoluzione= cancellazione del diritto dell’enfiteuta, che può determinarsi per gravi

inadempienze. Dopo ciò il concedente deve rimborsare l’enfiteuta per eventuali miglioramenti o

addizioni. -Affrancazione= consente all’enfiteuta di diventare proprietario del fondo, pagando il

concedente (15 volte tanto). Decidere se affrancare il fondo è un diritto potestativo.

CAP 15 – DIRITTI REALI E DIRITTI DI CREDITO

Esistono anche diritti sulle cose che non sono reali, questi si chiamano diritti PERSONALI. Non

vanno confusi con quelli della personalità, che sono diritti assoluti e non patrimoniali. I diritti

personali sono diritti relativi e patrimoniali, appartengono ai diritti di credito. Distinzione tra diritti

reali e di credito: -reali sono caratterizzati da immediatezza, quelli di credito sono relativi; -reali

sono a numero chiuso, di credito sono atipici. I diritti reali sono caratterizzati dall’immediatezza,

nel senso che il titolare può ricavare le utilità corrispondenti al suo diritto attraverso un rapporto

immediato e diretto con la cosa, senza il bisogno dell’intermediazione di un altro soggetto; per i

diritti di credito il titolare può realizzare il suo diritto solo attraverso la cooperazione con un altro

soggetto. I diritti reali sono diritti assoluti e in virtù della loro assolutezza, il titolare può farli valere

contro chiunque; quindi tali diritti non danno al titolare un diritto di seguito= possibilità di seguire il

bene dovunque esso si trovi. Questi diritti sono caratterizzati dall’inerenza del diritto alla cosa=

diritto diventa come un elemento della cosa e perciò accompagna la cosa ovunque. Un modo per

dire la stessa cosa diritti reali sono opponibili ai terzi. Vale il contrario per i diritti di credito

(relatività). Quelli relativi si possono far valere solo contro il soggetto passivo, controparte del

creditore nel rapporto che ha generato il credito. Il credito non è opponibile ai terzi. Vi è una

eccezione: il diritto del conduttore è opponibile al terzo acquirente. Vi sono due tipi di azioni a

difesa dei diritti sulle cose: -reali= difendono il diritto di proprietà, con presupposto che chi le

esercita dimostri di avere il diritto (si possono rivolgere contro chiunque pregiudichi il diritto) 

rivendicazione. -personali= difendere il diritto personale contro molestie del terzo. Un’azione

personale può essere impiegata anche per difendere la posizione di chi ha un diritto reale. Azione

di restituzione= azione personale che fa valere un diritto basato su un titolo che dà luogo ad un

rapporto di debito/credito; si può esercitare solo verso la controparte di tale rapporto e non verso

terzi. I soggetti non possono costituire diritti reali diversi da quelli previsti da legge. I diritti reali

obbediscono al principio di tipicità: un diritto reale è ammissibile solo se corrisponde ad uno dei

tipi dei diritti reali previsti da legge. Se non è diritto reale, è personale (relativo, non assoluto e

non è opponibile a terzi).

Le obbligazioni reali sono situazioni soggettive, intermedie tra personali e reali. Si tratta di debiti e

crediti che nascono in capo a soggetti, in dipendenza del fatto che essi hanno la proprietà su un

bene. Obbligato si libera dall’obbligo cedendo il diritto reale.

CAP 16 – LA TRASCRIZIONE

La trascrizione serve a rendere pubblici determinati atti relativi a diritti sulle cose; è la più

importante ipotesi di pubblicità. Si collega con circolazione giuridica, poiché rende pubblici atti che

realizzano tale circolazione, per garantire la sicurezza di essa, rendendo certa la posizione di chi

acquista. Riguarda la circolazione dei beni immobili (trascrizione immobiliare= si realizza con

registri in uffici pubblici). Vi sono atti che devono essere resi pubblici e sono esplicitati dalla legge:

-contratti che trasferiscono la proprietà degli immobili (diritti reali su immobili) e i contratti

preliminari relativi; -atti unilaterali, producono stessi effetti del contratto; -provvedimenti giudiziari;

-contratti di locazione di immobili; -acquisti mortis causa di diritti reali immobiliari; -domande

giudiziali che aprono processi relativi a qualcuno degli atti soggetti a trascrizione. Quelli più

importanti sono i contratti e gli atti unilaterali. La funzione della trascrizione di questi 2 atti serve

per risolvere il conflitto tra più persone che abbiano acquistato diritti fra loro incompatibili sullo

stesso immobile prevale non chi ha acquistato per primo, ma chi per primo ha trascritto il suo

acquisto. La trascrizione rientra in pubblicità dichiarativa. Quella per le domande giudiziali rende

la sentenza, che eventualmente accoglie la domanda, opponibile a chiunque abbia acquistato

diritti sul bene coinvolto nel processo, in base a un atto trascritto posteriormente alla trascrizione

della domanda. Grazie alla trascrizione, gli effetti della sentenza che accoglie la domanda si

producono non dal momento della sentenza stessa, ma dal momento della trascrizione della

domanda attribuisce alla sentenza effetto retroattivo. Quando la sentenza è rivolta verso un

contratto invalido per incapacità legale= si opera retroattivamente e sono sempre opponibili a

terzi. Gli atti soggetti a trascrizione devono presentarsi in forma di ATTO PUBBLICO o

SCRITTURA PRIVATA. Il notaio, che riceve l0atto , ha l’obbligo di curarne la trascrizione; per la

parte interessata, la trascrizione è un onere. Ciò viene effettuata dal pubblico impiegato addetto

alla conservatoria a cui verrà consegnato un documento e la copia dell’atto. I nostri registri sono

organizzati in relazione agli autori degli atti, quindi si svolge con riferimento alle parti: si fa a

favore della parte che acquista il diritto e si fa contro la parte che cede il diritto. In alcune parti di

Italia si usa l’intavolazione un sistema a base reale e non personale. Il meccanismo di trascrizione

opera anche per beni mobili registrati (imbarcazioni, aeromobili, autoveicoli). Gli atti soggetti a

trascrizione costituiscono, trasferiscono, modificano o estinguono diritti reali sul bene. Gli effetti

della trascrizione sono uguali a quelli per gli immobili, ma sono diverse le modalità pratiche.

CAP 17 – IL POSSESSO

Il possesso= situazione di fatto di colui il quale esercita sopra una cosa poteri che corrispondono

al contenuto della proprietà. Tale categoria si lega alla distinzione tra situazione di fatto e di diritto:

-di fatto, riguarda l’esercizio effettivo di poteri sopra la cosa; -di diritto, riguarda l’esistenza di

poteri legali su una cosa, riflettendo che lui sia il titolare del diritto soggettivo. Quando mi accerto

che A è il proprietario della cosa  situazione di fatto = di diritto. Può anche non coincidere ha il

possesso ma non la proprietà. B ha il diritto, ma sul piano dei fatti è come se non lo avesse ha la

proprietà ma non ha il possesso. I poteri esercitati dal possessore sono quelli corrispondenti alla

proprietà (possesso pieno), o anche ad un diritto reale minore (possesso minore). È possibile il

compossesso, cioè la situazione in cui più persone esercitano congiuntamente poteri sulla cosa.

Per avere il possesso sono necessari due elementi: -oggettivo= controllo effettivo della cosa;

-soggettivo= intenzione di comportarsi da titolare del diritto.

In alcune occasioni vi è solo l’elemento oggettivo: chi controlla materialmente la cosa non

manifesta l’intenzione di comportarsi da proprietario DETENZIONE. Possesso immediato= si può

possedere direttamente; possesso mediato= si può possedere per mezzo di altra persona, che ha

la detenzione della cosa. La principale distinzione tra le situazioni di possesso si lega al rapporto

che esiste tra situazione di fatto e di diritto. Possesso legittimo= situazioni coincido  chi ha

possesso è il titolare del diritto; possesso illegittimo= non coincidono possessore non ha il diritto

(es. ladro). Possesso in buona fede= chi possiede ignorando di ledere l’altrui diritto. Possesso di

malafede=chi possiede la consapevolezza di ledere il diritto altrui.

La malafede sopravvenuta non nuoce, la buonafede si presume ed è messa fuori gioco dalla

colpa grave.

Il possesso si acquista nel momento in cui si cominciano ad esercitare sulla cosa poteri

corrispondenti alla proprietà/altro diritto reale. Determinare se il soggetto ha acquisito il possesso

è difficile, poiché può essere scambiato con la detenzione. Regole: quando un soggetto esercita

sopra una cosa poteri di fatto, si presume che egli abbia il possesso, senza richiedere alcuna

prova (presunzione di possesso). Spetta al controinteressato dimostrare che è un detentore. Una

detenzione può trasformarsi in possesso. Per far sì che ciò si realizzi: il detentore deve fare

opposizione contro chi fino a quel momento ha avuto il possesso della cosa; il titolo in forza del

quale si esercitano i poteri sulla cosa venga mutato da un atto esterno al soggetto che li esercita.

Interversione del possesso= da possesso minore a possesso pieno. Gli effetti del possesso

presuppongono che questo sia sempre stato esercitato in maniera continuativa (cosa

impossibile), così vi è la presunzione di possesso intermedio= si presume che abbia posseduto

ininterrottamente per tutto il tempo che intercorre. Vi è presunzione anteriore solo quando il

possesso è fondato su un titolo, allora il possesso è iniziato dalla data del titolo. Può acquistarsi

anche sulla base di un rapporto con il precedente possessore.

Se il titolo è: -particolare= il nuovo possessore può unire al suo possesso quello dell’autore 

accessione del possesso; -universale= l’unione del vecchio possesso al nuovo possesso è un

effetto automatico successione nel possesso.

La perdita del possesso può avvenire per abbandono, furto ecc.. Si può perdere quando ho la

cosa materialmente e la continuo ad usare costituto possessorio= il possesso si converte in

detenzione. Il possesso viene tutelato giuridicamente con: -azioni possessorie; -usucapione;

-possesso vale titolo; -disciplina dei frutti e delle spese.

Azioni possessorie azioni date al possessore per neutralizzare gli attacchi portati contro il suo

possesso. Devono impedire che i cittadini si facciano giustizia da soli (divieto di autotutela

privata). Può accadere che azioni petitorie e possessorie si intreccino=> priorità del giudizio

possessorio su quello petitorio. Le azioni possessorie sono:

-Azione di reintegrazione spetta al possessore che sia stato spogliato del suo possesso ed è

diretta a reintegrare il possesso nella sua pienezza. 2 requisiti: lo spoglio deve essere avvenuto in

maniera violenta o clandestina; il possessore deve promuovere l’azione entro 1 anno dallo

spoglio/scoperta. L’azione di spoglio può essere esercitata anche dal detentore, solo da quello

qualificato (detiene l’interesse nel senso proprio).

-Azione di manutenzione spetta al possessore che sia stato molestato nell’esercizio del suo

possesso ed è diretta all’eliminazione delle molestie. Può essere esercitato anche da chi è stato

completamente privato del possesso (spoglio non in maniera violenta/clandestina). Entro 1 anno

da molestia. Tutela solo il possesso di immobili o mobili e non può mai essere esercitata dal

detentore.

-Azioni di nunciazione sono 2 azioni che prevengono un danno da cui la cosa è minacciata.

Offrono tutela d’urgenza come le altre 2. -Azione di nuova opera= chi teme che una nuova opera

possa recare danno alla cosa del suo possesso. -Azione del danno temuto= chi teme che da un

qualcosa derivi pericolo di un danno grave alla cosa del suo possesso.

Le azioni possessorie spettano anche a possessore illegittimo, ma soprattutto a quello legittimo.

La tutela del possesso dà ai proprietari un rimedio semplice e veloce contro le aggressioni alla

proprietà.

USUCAPIONE modo di acquisto originario della proprietà e dei diritti reali di godimento, fondato

sul possesso. Con questo, chi non ha il diritto, ma di fatto esercita poteri corrispondenti, finisce

per acquistarlo. Possono usucapirsi solo i diritti reali di godimento come i beni pubblici. Tale

istituto si giustifica per ragioni di certezza dei rapporti giuridici. Ad un certo punto lo stato di diritto

= stato di fatto. 2 elementi necessari per l’usucapione sono il possesso e il tempo.

POSSESSO  non vizioso= non acquisito con violenza o clandestinità. Il possesso acquistato in

questi due modi, vale per l’usucapione solo quando cessano; deve essere continuo, senza

interruzioni. L’usucapione può essere interrotto dalle stesse cause che determinano l’interruzione

per la prescrizione; ma anche quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un

anno, se entro un anno il possessore esercita l’azione di spoglio, l’interruzione si considera non

avvenuta. L’usucapione può essere anche sospesa (analogo a prescrizione per le cause):

rapporti tra possessore e titolare del diritto. Durante la sospensione, il possesso non è utile per

usucapire; conserva efficacia il possesso anteriore alla sospensione.

TEMPO possessore con buonafede: usucapione ordinaria, prevede 2 termini in base al bene: -

20 anni per proprietà, diritti reali di godimento per beni immobili e mobili; -beni mobili registrati, il

termine è 10 anni.

Usucapione abbreviata requisiti: A ha possesso immobile acquistato da B, che non era

proprietario, acquisto in buonafede, titolo idoneo per trasferimento proprietà e vi è trascrizione del

titolo = 10 anni; beni mobili registrati= 3 anni. La regola “chi acquista una cosa da chi non è

proprietario, a sua volta non può diventare proprietario” ha un’eccezione: quando bene è bene

mobile non registrato possesso cosa tramite consegna da autore; buonafede, cioè che ignori che

l’autore non è il proprietario; titolo astrattamente idoneo. Chi acquista un bene mobile, ha difficoltà

a capire se l’autore sia anche il proprietario. La regola “possesso vale titolo” evita ciò. Si ispira al

principio della tutela dell’affidamento.

La restituzione della cosa posseduta frutti: il possessore di malafede deve restituire tutti i frutti

che questa ha prodotto; il possessore di buonafede deve al proprietario i frutti maturati dopo la

domanda giudiziale. Le spese sostenute dal possessore, ha diritto al rimborso di quelle erogate

per produrre i frutti. Il diritto di ritenzione afferma che il possessore in buona fede può rifiutarsi di

restituire la cosa al proprietario.

CAP 18 – L’OBBLIGAZIONE

Obbligazione = diritti di credito presuppongono la cooperazione di un altro soggetto, il debitore la

cui attività è necessaria per attuare il diritto del creditore. Rapporto obbligatorio = posizione del

titolare del diritto è connessa a quella della controparte. Libro IV “Delle obbligazioni”. Oggetto

delle obbligazioni è la prestazione, vale a dire il comportamento dovuto dal debitore, nell’interesse

del creditore. DI DARE: prestazione= consegnare una cosa; DI FARE: prestazione=

comportamento attivo del debitore, diverso dalla consegna di una cosa. DI NON FARE:

prestazione= comportamento di astensione del debitore. L’obbligazione serve a realizzare

l’interesse del creditore.

La prestazione deve essere: possibile, lecita, determinata/determinabile, patrimoniale (suscettibile

di val. ec.) La prestazione deve essere patrimoniale, anche se l’interesse del creditore è non

patrimoniale. Esistono prestazioni patrimoniale che non danno luogo a nessuna obbligazione=

prestazioni che un soggetto compie per semplice cortesia e sul chiaro presupposto che esse non

sono dovute per obbligo giuridico. La prestazione di cortesia è sempre gratuita. Obbligazioni

naturali: se il debitore ha eseguito la prestazione, non può chiedere la restituzione. Se il debitore

non paga spontaneamente, il creditore può rivolgersi al giudice per ottenere l’attuazione dei diritti

con meccanismi della giurisdizione. Tale tipo di obbligazione, non obbliga il D legalmente, ma

hanno la forza di impedire a D di ottenere la restituzione della prestazione stessa (impossibilità di

ripetere la prestazione eseguita. Prestazione deve essere eseguita spontaneamente e il soggetto

deve essere capace di intendere e di volere.

Parziaria: la prestazione è frazionata fra i diversi debitori. Solidale: il creditore può chiedere

l’intera somma a uno qualsiasi dei condebitori. Il pagamento eseguito da uno dei condebitori

libera tutti gli altri. 2 problemi per rapporti tra creditore e debitore: -la scelta da parte di C, del

condebitore cui rivolgersi per ottenere l’intera prestazione; -vicende riguardanti un singolo

condebitore producono effetti solo rispetto a lui o si estendono. Gli effetti favorevoli giovano a tutti

i condebitori; gli effetti sfavorevoli colpiscono solo il condebitore toccato. Il condebitore che ha

pagato l’intero debito può chiedere che ciascuno degli altri lo rimborsi in proporzione della sua

quota= azione di regresso. Vi è solidarietà attiva quando vi è pluralità di creditori ciascun

concreditore ha diritto di chiedere l’intera prestazione e il pagamento ottenuto da qualunque di

essi libera il debitore verso tutti gli altri.

Alternative: 2 prestazioni poste sul medesimo piano, in esse il debitore si libera eseguendo una

delle due. Dopo la scelta, se una delle due diventa impossibile, l’obbligazione si estingue. Se

diventa impossibile prima della scelta, l’obbligazione diventa semplice. Facoltative: hanno per

oggetto una sola prestazione, ma il debitore ha la facoltà di liberarsi eseguendo una prestazione

diversa, che sostituisce quella originale. Se la prestazione originale diventa impossibile,

l’obbligazione si estingue. L’ART 1173 elenca le fonti delle obbligazioni che sono il contratto e il

fatto illecito, o ogni altro fatto o atto considerato idoneo dalle norme a produrre obbligazioni. C e D

devono comportarsi secondo le regole della correttezza= D deve massimizzare l’utilità che C

riceve, e C deve minimizzare il sacrificio di D.

CAP 19 – ADEMPIMENTO, E ALTRE CAUSE DI ESTINZIONE DELL’OBBLIGAZIONE

L’adempimento = attività che consiste nell’eseguire la prestazione, che forma l’oggetto

dell’obbligazione. Con esso l’obbligazione si estingue, poiché l’interesse di C si è realizzato; di

conseguenza il D è liberato. D può chiedere a C di rilasciargli la “quietanza”= dichiarazione scritta

con cui C riconosce di avere ricevuto da lui una determinata prestazione su un determinato

credito. La quietanza è una dichiarazione di scienza con valore di confessione. L’adempimento

svolto da un D incapace di agire è regolare ed efficace, poiché non può richiedere la prestazione

eseguita indietro. Ciò perché l’adempimento è un atto di autonomia. Per quanto riguarda

l’obbligazione naturale, D incapace può impugnarla e nuovamente eseguirla perché la

prestazione non è dovuta legalmente ma è spontanea.

Se l’adempimento viene eseguito verso un C incapace, l’adempimento risulta inefficace e non

libera D. La ricezione dell’adempimento è un atto di autonomia, implica valutazioni del soggetto. Il

C incapace farebbe cattivo uso della prestazione ricevuta. Infatti il pagamento fatto al C incapace

non libera il D. Questo può liberarsi solo se prova che ciò che ha fatto era a vantaggio del C

incapace. Di norma l’adempimento viene svolto dal D, ma può essere svolto anche da un terzo in

varie situazioni: -la prestazione viene eseguita da un collaboratore di D, per conto di lui. Ciò può

avvenire solo quando la prestazione è fungibile (non richiede l’intervento personale di D); -può

essere svolta anche da un terzo non collaboratore per ragioni varie (affettive, richieste).

L’adempimento del terzo è efficace ed estingue l’obbligazione, anche se C si oppone. C può

rifiutare l’adempimento del terzo solo in due casi: -se ha interesse che l’obbligazione sia eseguita

dal D; -se anche il D si oppone all’adempimento del terzo. Il terzo deve avere la capacità di agire.

Il pagamento del terzo può dare luogo al pagamento con surrogazione: si verifica quando il terzo,

che ha pagato un debito altrui, subentra in luogo di C soddisfatto nel suo diritto verso il D

(risultato analogo con cessione del credito). La surrogazione del terzo può avvenire in 2 modi

diversi: -volontaria, che si produce per iniziativa delle parti per volontà del C, che ricevendo il

pagamento dal terzo lo sostituisce contestualmente nel proprio diritto; volontà di D, prende a

mutuo il denaro necessario per pagare il C, surroga il mutuante nel diritto di questo; -legale, si

produce automaticamente quando ricorre un caso di ART 1203. Vi sono casi in cui l’adempimento

è fatto ad un terzo e non al C: se il C è incapace e la prestazione viene data a lui, non libera D e

per questo deve essere eseguita verso il suo rappresentante legale. Vi sono anche casi in cui il

terzo non è legittimato a ricevere l’adempimento. Regola generale= il pagamento ad un terzo

estraneo non libera il D, per interesse di C. Eccezioni su questa regola per interesse di D il D è

liberato se: -C ratifica il pagamento fatto al terzo o ne approfitta; -pagamento a C apparente= fatto

a una persona che appariva legittimata a riceverlo, sempre che D fosse in buonafede. La norma

costituisce l’applicazione della tutela dell’affidamento. La prestazione deve essere eseguita

“esattamente”: integralmente, la prestazione che forma oggetto dell’obbligazione, nel tempo e nel

luogo stabiliti per l’adempimento. Se non vengono rispettate queste caratteristiche, vi è un

adempimento inesatto, che è una forma di inadempimento. Con la “dazione di pagamento”, D si

libera dall’obbligazione eseguendone una diversa da quella originaria. D è libero solo se: -C

accetta; -la prestazione diversa sia effettivamente eseguita. Per quanto riguarda il tempo, bisogna

distinguere a seconda che il titolo dichiari o meno il termine: -se il titolo fissa il termine,

prestazione va eseguita entro il termine; -se il titolo non lo indica, l’adempimento può essere

richiesto immediatamente.

Se il termine è stabiliti a favore di D, D non può adempiere oltre quel termine, ma C non è tenuto

a richiedere il pagamento anticipato, anche se D può adempiere prima. Se il termine è stabilito a

favore di C, questo può chiedere l’adempimento anticipato, ma D non può eseguirlo prima del

termine. Se il termine è stabilito a favore di entrambi, la prestazione può non essere eseguita fino

alla scadenza del termine e possono rifiutare un adempimento anticipato.

Il computo del termine si fa con gli stessi criteri della prescrizione: fino alla scadenza del termine,

il credito non è esigibile. Termine di pagamento è serio quando obbligazioni pecuniarie, debiti

commerciali (termine breve). Il luogo viene stabilito dalla natura dell’obbligazione e in mancanza

di questa, la legge impone che l’obbligazione si adempie al domicilio di D; se esso subisce

deroghe: -obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata, si adempie nel luogo in cui

la cosa si trovava alla nascita di obbligazione; -obbligazione è pagare una somma di denaro,

domicilio di C.

Se D ha verso C più debiti dello stesso genere e il pagamento fatto non li estingue tutti, D deve

determinare quali debiti ha adempiuto. L’imputazione del pagamento è l’individuazione del debito

a cui si riferisce un determinato pagamento. Se D non ha scelto quali debiti pagare, la legge

impone di estinguere quelli già scaduti. Vi sono casi in cui C non dà la sua cooperazione per

l’adempimento della obbligazione; in questi casi l’impossibilità di adempiere può pregiudicare i

legittimi interessi di D. C non ha un vero e proprio obbligo di ricevere la prestazione da D. C ha un

onere di cooperare con D. Mora di C la situazione di C che trascura ingiustificatamente di

compiere quanto necessario perché il D possa adempiere o rifiuta di ricevere l’adempimento di D.

Gli effetti della mora non si producono in modo automatico, ma solo se D offre la prestazione a C.

L’offerta può essere: -solenne/formale, che deve essere fatta con un pubblico ufficiale. Tale offerta

può essere: -reale, che riguarda la prestazione di consegnare denaro al domicilio di C; -per

intimazione, riguarda la consegna di cose mobili in un luogo diverso da domicilio di C o consegna

di cose immobili.

Da offerta solenne si distingue offerta secondo gli usi, di cui gli effetti sono diversi a seconda del

tipo di prestazione: -prestazione di fare, sufficiente produrre mora di C; -tutti gli altri casi, oltre a gli

effetti già visti, il D deve fare deposito delle cose dovute e metterle a diposizione di C. La mora di

C non produce la liberazione di D, però produce alcuni effetti a favore di D: -D non risponde dei

danni causati da mancato adempimento; -Se D subisce danni, può chiedere il risarcimento; -D

non deve interessi o frutti a C; -si produce lo spostamento a carico di C del rischio

dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione. Quest’ultimo vale per i rapporti obbligatori con

prestazioni corrispettive. Se durante mora di C, la prestazione diviene impossibile per causa

sopravvenuta non imputabile a D, questo è liberato e l’obbligazione si estingue, e in più conserva

il diritto della controprestazione dovuta da C. In caso di offerta non formale, gli effetti della mora

non si producono. Le obbligazioni pecuniarie sono quelle che hanno come prestazione il

pagamento di una somma di denaro. Il problema è inflazione e perdita del valore reale della

moneta. Vale il principio nominalistico, per cui i debiti pecuniari si estinguono con moneta avente

corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Tale principio può

essere non considerato quando vi è un accordo tra le parti. Tale principio vale per i debiti di

valuta, cioè per le obbligazioni che nascono avendo per oggetto una somma di denaro

determinata. I debiti di valore sono diversi poiché la loro somma viene determinata al momento

del pagamento. Un debito di valore non ancora tradotto in moneta si dice non liquido. Per effetto

della liquidazione il debito di valore si trasforma in debito di valuta. Gli interessi sono ulteriore

denaro prodotto da una somma di denaro e quantificato in una % della somma base. Gli interessi

si distinguono in corrispettivi e moratori. Corrispettivi= prodotti a pieno diritto dai crediti liquidi ed

esigibili di somme di denaro e formano oggetto di obbligazione accessoria.

Il meccanismo opera solo per crediti liquidi ed esigibili. La loro misura si chiama tasso di interesse

(%). Gli interessi legali sono quelli che maturano automaticamente quando le parti non hanno

previsto nulla al riguardo (tasso legale). Gli interessi convenzionali sono stabiliti dalle parti del

rapporto. Se le parti non hanno stabiliti questo tasso, si applica quello legale. Se convenzionale >

legale, deve essere messo per iscritto. Moratori= dovuti dal debitore che sia in ritardo nel

pagamento della somma dovuta e che questo sia costituito in mora. La loro funzione è quella di

risarcire C per il danno causato dal ritardo di D. Gli interessi compensativi vengono utilizzati per la

quantificazione del risarcimento del danno nella responsabilità extracontrattuale. Anatocismo=

quando la somma rappresentata dagli interessi maturati, produce a sua volta interessi. Ciò

avviene solo se gli interessi sono scaduti, sono maturati per almeno 6 mesi o vi è un atto

espressamente diretto ad ottenerli. Cause satisfattive e non di estinzione: le prime danno a C

qualche utilità, anche se diversa dal conseguimento della prestazione; le seconde estinguono

l’obbligazione senza alcuna utilità. Le cause di estinzione diverse dall’adempimento sono:

compensazione, confusione, novazione, remissione e impossibilità sopravvenuta. Si può

estinguere per prescrizione, che non dà utilità a C.

Compensazione= si estinguono le obbligazioni che due soggetti hanno reciprocamente l’uno

verso l’altro, per cui ciascuno è al tempo stesso debitore e creditore dell’altro. 3 tipi: -legale, opera

automaticamente (debiti liquidi ed esigibili); -giudiziale, opera quando uno dei due debiti non è più

liquido, ma è di facile liquidazione; -volontaria, quando le parti si accordano per considerare i

debiti estinti.

Confusione= quando le qualità di C e di D si riuniscono in stessa persona.

Novazione= è l’accordo fra C e D per sostituire un’obbligazione diversa a quella originaria che si

estingue. La nuova obbligazione deve distinguersi da quella estinta: novità dell’oggetto o del titolo

(requisito oggettivo della novazione). Analogo a dazione di pagamento, ma diversa poiché questa

non fa nascere nessuna nuova obbligazione. Requisito soggettivo: la volontà di estinguere

l’obbligazione precedente deve risultare in modo non equivoco. Se obbligazione originaria è

inesistente, niente nuova obbligazione; se obbligazione originaria deriva da titolo annullabile,

nuova obbligazione è valida, evitando il difetto. Questa fatta finora è la novazione oggettiva. Con

quella soggettiva, un nuovo D è sostituito a quello originario, che viene liberato. Essa può

derivare dall’espromissione e dall’accollo. Questa non estingue l’obbligazione come quella

oggettiva.

Remissione= atto con cui C rinuncia al proprio credito. Per effetto di essa l’obbligazione si

estingue e il D viene liberato. Si produce l’effetto quando è comunicata a D. D può rifiutare la

remissione. La restituzione volontaria del titolo originario del credito è sufficiente a provare che il

debito è stato rimesso.

Impossibilità sopravvenuta= l’obbligazione si estingue se diventa impossibile dopo la nascita di

essa. Se la prestazione risultava già impossibile al momento della costituzione, questa non

sarebbe nemmeno nata per mancanza del requisito della possibilità. Se prestazione è impossibile

temporaneamente, D potrà eseguirla quando tornerà possibile. Se impossibilità è parziale, D si

libera eseguendo la parte possibile. È l’impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile a D

che estingue l’obbligazione. Se D è la causa dell’impossibilità, l’obbligazione si estingue ma D

deve risarcire il danno cagionato a C. Anche C è liberato dalla controprestazione verso D.

CAP 20 – LE MODIFICAZIONI DELLE OBBLIGAZIONI

La modificazione del lato attivo (successione nel credito) si realizza con la cessione del credito e

con il pagamento con surrogazione del terzo. La modificazione del lato passivo (successione nel

debito) implica un nuovo D. Le modificazioni soggettive incidono diversamente sull’interesse di

chi rimane parte del rapporto obbligatorio. La modificazione di C non richiede il consenso di D. La

modificazione di D richiede il consenso di C.

Cessione del credito= il C può trasferire ad un terzo il suo credito verso il D (C= cessionario). La

cessione è esclusa per i crediti personali e incedibili. Può essere fatta a titolo oneroso o gratuito.

Quindi la cessione è un possibile elemento di tanti diversi tipi di atti (es. contratto del factoring). Si

può realizzare anche senza il consenso di D ceduto. Per far sì che si producano gli effetti, è

sufficiente l’accordo fra cedente e cessionario. Accettazione della cessione da parte di D solo

dopo che la cessione è stata da lui accettata, essa ha effetto nei confronti di D ceduto. Se D paga

al cedente, non è liberato. Ciò serve anche a risolvere il conflitto tra i diversi cessionari dello

stesso credito. Con la cessione cambia C, ma il credito rimane qual era e si trasferisce con tutte

le sue qualità (rimangono ferme tutte le garanzie e le eccezioni). Tra i loro rapporti bisogna

vedere cosa avviene se D non paga il cessionario. Vi sono diverse conseguenze a seconda del

tipo di cessione: -pro soluto, il cedente è tenuto a garantire semplicemente l’esistenza del credito

e se D non paga, il cessionario si tiene il danno perché D non è responsabile nei suoi confronti;

-pro solvendo (sicura per cessionario), il cedente garantisce la solvenza di D. Se D è insolvente, il

cessionario può rivolgersi al cedente e ottenere il pagamento.

La delegazione del debito è uno dei 3 meccanismi per la successione nel debito. Si realizza con

diversi atti: -atto con cui D chiede al terzo di assumere su di sé il debito che D ha verso C; -atto

con cui il terzo, accoglie la richiesta di D, e si obbliga verso C.

La delegazione si fonda su due rapporti: -di valuta, debito di D verso C; -di provvista, un credito

che D ha verso il terzo.

Essa quindi realizza una semplificazione dei rapporti. Può assumere configurazioni diverse:

-titolata, quando il terzo fa riferimento ai sottostanti rapporti di provvista e valuta. Si chiama anche

causale poiché esplica la causa; -pura, quando l’assunzione del debito da parte del terzo verso C

non menziona nessun rapporto. La delegazione piò anche essere: -cumulativa, il D resta

obbligato verso C e il terzo si aggiunge, però D ha il beneficio di escussione, per cui C deve

chiedere l’adempimento prima al terzo; -liberatoria, solo se vi è una espressa dichiarazione di C,

diretta a liberare D (novazione soggettiva). La delegazione di debito serve a far nascere

l’obbligazione da terzo verso C e il terzo diventa debitore di C. Con delegazione di pagamento il

terzo, su invito di D, fa direttamente un pagamento a C e il terzo non diventa debitore di C, perciò

è adempimento del terzo. D è l’obbligato poiché si serve del terzo per adempiere.

Espromissione= atto del terzo che, rivolgendosi a C, assume su di sé l’obbligazione che D ha

verso C. Qui l’assunzione del debito avviene per iniziativa spontanea del terzo che si obbliga.

Sono sempre opponibili dal terzo al C, le eccezioni basate sul fatto che il preteso debito originario

non esiste.

Accollo= accordo tra D e un terzo, per effetto del quale il terzo si assume un debito che D ha

verso C. Esso è un accordo del terzo con D, e non con C. Accollo interno C rimane estraneo,

perché non partecipa e quindi l’impegno preso dal terzo può essere revocato; accollo esterno C

aderisce all’accordo tra D e il terzo. A seconda della posizione di D, accollo può essere:

-cumulativo, se D non viene liberato, ma resta obbligato in solido con il terzo; -liberatorio, quando

D viene liberato e terzo è l’unico obbligato. L’accollo liberatorio avviene quando C dichiara

espressamente di liberare D e se la liberazione di D è una condizione dell’accordo dell’accollo.

Vi sono alcune regole comuni a delegazione, espromissione e accollo: -estinzione delle garanzie

annesse al credito; -conseguenza di eventuale invalidità di obbligazione nuova; -eventuale

insolvenza del nuovo D.

CAP 21 – L’INDADEMPIMENTO DEL DEBITORE; MORA E RESPONSABILITA’

Si ha inadempimento di D quando non esegue nel termine e esattamente la prestazione dovuta.

Esso può essere: -inadempimento radicale e definitivo, quando D non esegue per nulla la

prestazione; -adempimento inesatto, quando D esegue prestazione ma non è adatta; -ritardo

nell’adempimento, quando D esegue prestazione dopo termine. Problema principale è tutelare il

C insoddisfatto con giusta considerazione delle ragioni di D. Vi sono vari rimedi: -mora del

debitore; -risarcimento del danno; -per inadempimento contrattuale vi è risoluzione del contratto

ed eccezione d’inadempimento. La mora di D situazione giuridica quando D non esegue la

prestazione nel termine stabilito per l’inadempimento, quando vi è ritardo. Essa può scattare

quando D è ingiustificato. Presuppone che la prestazione possa ancora essere eseguita. Non ha

senso parlare di mora di D: -quando il ritardo nell’adempimento si identifica con un

inadempimento definitivo; -quando vi sono obbligazioni di non fare. Gli effetti della mora non si

producono automaticamente, ma solo se C costituisce in mora D con intimazione scritta, cioè

richiesta di adempimento. Vi sono 3 eccezioni che fanno produrre gli effetti della mora senza

intimazione: -obbligazione deriva da fatto illecito extracontrattuale; -D ha dichiarato per iscritto di

non voler adempiere; -obbligazione aveva un termine scaduto e doveva essere adempiuta al

domicilio di C. Dopo costituzione in mora di D, 2 effetti. Il primo opera verso le obbligazioni

pecuniarie= interessi moratori. Quando D pagherà la somma, dovrà pagare anche gli interessi

moratori (calcolati con tasso legale, me se prima della mora dovevano essere pagati interessi,

anche essi si calcolano così). Questi hanno funzione risarcitoria e sono dovuti anche se C non

prova di aver sofferto danno. Il secondo effetto della mora è il passaggio del rischio, ovvero lo

spostamento su D del rischio di impossibilità della prestazione a lui non imputabile. Se

l’impossibilità si verifica durante la mora, la regola dell’estinzione dell’obbligazione non viene

applicata. D rimane obbligato a risarcire il C per la perdita della prestazione, perché se D avesse

adempiuto tempestivamente, C avrebbe evitato il danno. D ha solo un rimedio per sfuggire a ciò:

dimostrare che l’oggetto sarebbe andato ugualmente distrutto, anche se si fosse trovato presso

C. Gli effetti della mora vengono meno quando vi è un atto capace di cancellare o interrompere gli

effetti. Può essere un atto di C, ma più di frequente è di D. La responsabilità può essere concepita

secondo una prevalente funzione punitiva nei confronti di D inadempiente o secondo una

funzione di garanzia dell’interesse di C. Responsabilità per inadempimento = responsabilità

contrattuale. ART 1218: D che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al

risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da

impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile. 2 criteri:

possibilità/impossibilità e imputabilità/non imputabilità. Impossibilità oggettiva e assoluta= fatti

esterni e irrecuperabile. La prestazione deve ritenersi impossibile quando occorrerebbero altri

mezzi e attività che vanno al di là di ciò che normalmente può richiedersi per quel tipo di

prestazione. L’inadempimento è imputabile a D, quando esiste una ragione che giustifica

l’attribuzione della responsabilità a suo carico. 2 tipi di responsabilità: -per colpa, quando la

ragione per cui appare giusto dare la colpa a D inadempiente è che l’inadempimento dipende da

sua colpa: D risponde solo degli inadempimenti determinati sa sua colpa; -oggettiva, quando D

risponde anche se non è in colpa.

Colpa= negligenza, imprudenza, imperizia. D che usa diligenza dovuta (del buon padre di

famiglia), non è in colpa.

Colpa ordinaria: violazione di ordinaria diligenza; colpa grave: inosservanza di livelli minimi di

attenzione e prudenza.

Dolo = coscienza e volontà di danneggiare qualcuno. Vi è dolo quando il danno è previsto e

accettato come possibile conseguenza del proprio comportamento. È escluso se D tiene la

condotta che costituisce inadempimento, ma senza spere che sta violando diritto di C. Il dolo è

più grave della colpa. Responsabilità oggettiva= senza colpa. Ci sono casi in cui D inadempiente

è tenuto a risarcire il danno anche se l’inadempimento non dipende da sua colpa. La

responsabilità si fonda sul rischio: D risponde di tutti i fatti, anche non dipendenti da sua colpa,

che si manifestano nella sfera della sua organizzazione. La responsabilità oggettiva tutelano

l’interesse di C. Ipotesi di responsabilità oggettiva di D è quella che deriva dal fatto degli ausiliari

di cui egli si avvale per l’adempimento. La regola è che D che nell’adempimento si vale dell’opera

di terzi, è responsabile anche di fatti dolosi o colposi di costoro. Se D prova che il danno è stato

cagionato da caso fortuito, viene liberato. Obbligazioni di mezzi: D deve svolgere un’attività a

favore di C. Obbligazioni di risultato: D è tenuto a fornire a C il risultato che gli interessa.

Chi fa valere un diritto ha l’onere di provare i fatti che lo fondano C che pretende il risarcimento

deve dimostrare: l’obbligazione tra C e D; -inadempimento di D; -danno; -imputabilità a D.

Quest’ultima è quella più difficile. Su questa vi è una deroga= inversione dell’onere della prova.

Non è C che deve provare che l’inadempimento è imputabile a D, ma è D che deve provare

l’opposto. Danno= diminuzione di valore che il patrimonio del danneggiato subisce per effetto

dell’inadempimento: -danno emergente perdita subita da C; -lucro cessante mancato guadagno.

Il danno considerato qui è quello patrimoniale (perdita di valori economici). Danno non

patrimoniale= lesione di un valore non economico. Risarcimento per equivalente: attribuire una

somma di denaro che equivale al danno. Riparazione in forma specifica: ripristinare, a favore del

danneggiato, proprio quello specifico interesse che l’inadempimento ha leso. Vi è il problema

della quantificazione del danno risarcibile e si risolve con criterio base: afferma che va risarcito

tutto il danno sofferto da C (danno emergente + lucro cessante). Criterio causalità: danno va

risarcito solo quando è conseguenza immediata dell’inadempimento. Criterio prevedibilità:

risarcito solo il danno che poteva essere previsto nel momento in cui è nata l’obbligazione.

Criterio della evitabilità del danno: il risarcimento non è dovuto per i danni che C avrebbe potuto

evitare usando l’ordinaria diligenza. La legge consente a C di ottenere il risarcimento del maggior

danno, se prova di averlo subito. Le parti possono stipulare una clausola penale= accordo tra C e

D con cui si determina convenzionalmente quale somma di denaro/prestazione risarcitoria sarà

dovuta da D a C in caso di inadempimento. A favore di C: risarcimento avviene

indipendentemente dalla prova del danno; a favore di D: il risarcimento si limita a quando previsto

dalla clausola. Sono valide le clausole che escludono la responsabilità da colpa ordinaria. Sono

vietate quelle che escludono responsabilità da dolo o colpa grave/violazione di obblighi.

CAP 22 – LA GARANZIA DEL CREDITO

Esecuzione forzata sui beni di D= meccanismo che consente a C di realizzare effettivamente il

suo diritto al risarcimento. È messa in moto da azione esecutiva di C e si realizza attraverso il

processo di esecuzione. Diversi tipi di esecuzione forzata: -espropriazione forzata, realizzare

crediti pecuniari= vendita beni di D per ricavare un prezzo che viene attribuito a C per suo credito.

Prima avviene il pignoramento dei beni, così i beni non possono essere alienati. -Esecuzione in

forma specifica, attribuisce a C il risultato che si sarebbe dovuto produrre con adempimento.

Responsabilità patrimoniale posizione di D, in quanto titolare di beni idealmente al servizio di C

ed esposti alle sue azioni esecutive. Principio di responsabilità patrimoniale illimitata: D risponde

all’adempimento con tutti i suoi beni presenti e futuri. Tutti i suoi beni possono essere destinati a

soddisfare il diritto di C. Eccezioni: non privare D di beni essenziali per sua vita e lavoro;

destinare beni di D a soddisfare solo certi debiti. Tale responsabilità di D determina la garanzia

patrimoniale del credito = patrimonio è la garanzia patrimoniale del debito. C ha interesse che il

patrimonio di D abbia la massima consistenza; quindi ha dei mezzi di conservazione della

garanzia patrimoniale: azione surrogatoria, azione revocatoria e sequestro conservativo.

Azione surrogatoria= C si sostituisce a D, esercitando al suo posto i diritti e le azioni che a costui

spettano verso terzi che egli trascura di esercitare. I presupposti sono: inerzia di D, pregiudizio

che tale inerzia causa a C, rendendo la garanzia insufficiente, la natura patrimoniale dei diritti e

azioni che C intende esercitare in via surrogatoria. Effetto: incrementare il patrimonio di D.

Azione revocatoria= strumento per C per reagire contro atti di D che minacciano l’integrità del suo

patrimonio alterandolo in modo da rendere precarie le possibilità di soddisfacimento del credito.

Requisiti: D deve aver compiuto un atto di disposizione patrimoniale, cioè un atto che incida sulla

consistenza delle componenti attive del patrimonio di D; occorre che l’atto porti un pregiudizio a

C, cioè che diminuisca la garanzia patrimoniale al punto di rendere impossibile la soddisfazione

del suo diritto; occorre la malafede di D, cioè che fosse consapevole di portare pregiudizio a C.

L’azione revocatoria fa rimanere l’atto valido e continua a produrre effetti tra D e terzo acquirente,

il quale conserva la proprietà del bene acquistato. Produce l’inefficacia relativa all’atto: diventa

inefficacie solo verso C. Così può esercitare le azioni esecutive e conservative sui beni per

realizzare il suo credito. La prescrizione dell’azione revocatoria è di 5 anni.

Sequestro conservativo= 2 requisiti: verisimiglianza del diritto di credito e il rischio di D per la

diminuzione della garanzia patrimoniale. L’effetto è che D non può alienarli. D può pagare i suoi

debiti spontaneamente secondo l’ordine da lui scelto. Alcuni crediti possono essere assistiti da

cause legittime di prelazione. Esse attribuiscono ai crediti il diritto di essere soddisfatti, su

determinati beni di D, prioritariamente rispetto agli altri crediti. 2 categorie di crediti:

-con prelazione, assistiti da tali cause; -chirografari, non assistiti e possono essere soddisfatti solo

dopo l’integrale soddisfazione del primo tipo di crediti. Tali cause sono 3: privilegio, pegno e

ipoteca. Il pegno e l’ipoteca sono diritti reali di garanzia. Il privilegio è un qualità del credito

attribuita al credito stesso dalla legge. Quindi vi sono beni riservati per prima cosa a soddisfare i

crediti con prelazione. A seconda dell’oggetto dei crediti, i privilegi si distinguono in:

-generale, tutti i beni mobile di D; -speciale, singoli beni determinati, mobili o immobili che

presentano una connessione con la causa del credito. I 2 tipi di privilegio hanno una efficacia

diversa: -generale= non può esercitarsi in pregiudizio dei terzi; -speciale su beni mobili, può

esercitarsi anche in pregiudizio dei terzi ed è opponibile a terzi. Il patrimonio di D costituisce la

garanzia del credito (generica). Garanzia specifica quando determinati beni vengono destinati a

garantire un credito e lo garantiscono in modo forte e sicuro. Essa si realizza con pegno e

ipoteca. Tale garanzia dà a creditore di ipoteca/pegno 2 diritti fondamentali riguardo al bene

costituito in garanzia: -diritto di seguito, possibilità di aggredire il bene e sottoporlo ad esecuzione

forzata, anche se è uscito dal patrimonio di D; -diritto di prelazione, possibilità di soddisfarsi sul

bene con priorità rispetto agli altri creditori. Pegno e ipoteca hanno altri principi in comune:

-accessorietà= accessori al credito garantito e non potrebbero esistere indipendentemente da

esso; -esigenza di pubblicità, che punta a tutelare i terzi interessati all’acquisto; -divieto di patto

commissorio. La differenza tra pegno e ipoteca è il tipo di beni che formano l’oggetto.

Pegno è un diritto reale di garanzia costituito sopra beni mobili non registrati o crediti. Il bene può

essere di D o di un terzo. La costituzione: -titolo costitutivo, accordo tra proprietario cosa e C;

-spossessamento, il proprietario rilascia il possesso della cosa, consegnandola a C (essenziale).

Esercizio del diritto: C ha una cosa data in pegno e deve custodirla, però può percepirne i frutti.

Quando D paga, può esigere la restituzione della cosa. Se credito non viene adempiuto, C può

far vendere la cosa o C può chiedere al giudice di farla attribuire direttamente nella sua proprietà.

Ipoteca è un diritto reale di garanzia, che attribuisce al C ipotecario il diritto di seguito e il diritto di

prelazione sul bene ipotecato. L’ipoteca può costituirsi su un bene di D sia su un bene del terzo.

Ipoteca si costituisce su beni immobili, diritti reali immobiliari, mobili registrati. Tutti questi beni

sono scritti su pubblici registri. Nascita, 2 requisiti: -titolo che la giustifichi; -iscrizione nei pubblici

registri. 3 tipi di ipoteca a seconda del titolo: -volontaria, nasce in base ad un atto giuridico

compiuto dal proprietario del bene (contratto o atto unilaterale), forma di atto pubblico o scrittura

privata;

-giudiziale, ogni C può iscrivere sui beni di D in base a sentenza o provvedimento giudiziario che

condanni il D a pagare una somma; -legale, iscriversi su beni di proprietà di D.

L’estinzione del titolo non è sufficiente a costituire l’ipoteca, poiché nasce solo da pubblici registri.

L’iscrizione ha funzione di pubblicità: avvertire ogni terzo che su quel bene grava un diritto reale di

garanzia, che lo assoggetta all’azione esecutiva del creditore. Sullo stesso bene possono gravare

più ipoteche, da creditori diversi. L’ordine cronologico dell’iscrizione determina il grado di

ciascuna; il grado delle diverse ipoteche determina l’ordine di priorità con cui vengono soddisfatti i

creditori (chi ha iscritto prima la sua ipoteca, ha maggiori possibilità di soddisfare il suo credito.

L’iscrizione ha efficacia per 20 anni. Con nuova iscrizione si reiscrive l’ipoteca. Però così perde il

suo grado, finendo per ultima. Ciò può essere evitato se il creditore, prima della scadenza, pone

in essere una rinnovazione dell’iscrizione, che conserva il grado originario e l’opponibilità ai terzi.

L’estinzione può avvenire per: estinzione del credito garantito, distruzione del bene ipotecato,

rinuncia del C, scadenza del termine, vendita forzata del bene, scadenza del 20. Solo con

cancellazione, dopo estinzione, il bene è liberato. La riduzione dell’ipoteca può aversi quando si

registra una eccessiva sproporzione tra il valore del credito garantito e il valore del bene

ipotecato. Il bene ipotecato può risultare di proprietà di un terzo (diverso da D) perché è il terzo

stesso che fin dall’inizio ha costituito l’ipoteca o perché il bene è stato in seguito trasferito a un

terzo. -terzo datore dell’ipoteca che vuole evitare esecuzione forzata, deve pagare egli stesso i

creditore; -il terzo acquirente del bene ipotecato, che vuole evitare l’esecuzione forzata, ha 3

alternative: pagare i debiti, rilasciare il bene, realizzare la purgazione dell’ipoteca (offrire ai C una

somma pari al prezzo che ha pagato per il bene). Il patto commissorio è il patto tra C e D, con cui

si stabilisce che, in caso di inadempimento, la cosa ipotecata o data in pegno passi

automaticamente in proprietà al C. Tale patto è vietato dalla legge, che lo dichiara nullo. La

ragione del divieto sta in una esigenza di tutela di D. Può accadere che chi è interessato voglia

aggirare il divieto, ottenendo lo stesso risultato, per esempio attraverso una vendita con patto di

riscatto. Il prezzo pagato è la somma data a credito e venditore= debitore (frode alla legge).

Pegno e ipoteca sono garanzie reali, perché il modo in cui garantiscono il credito consiste

nell’attribuire a C un diritto reale. Stesso obiettivo munendo il credito di garanzie personali. La più

tipica deriva dal contratto di fideiussione: una persona diversa da D, garantisce a C

l’adempimento del debito altrui. Il terzo diventa obbligato insieme a D. Se D inadempiente, C si

rivolge al terzo. La garanzia del credito è data anche dal patrimonio intero del terzo. Però C non

ha né diritto di prelazione e né diritto di seguito sul patrimonio del terzo.

CAP 23 – LA DEFINIZIONE DEL CONTRATTO

Il contratto si collega con l’obbligazione ed è la principale fonte volontaria di obbligazioni e dei

diritti di credito. Si collega alla circolazione giuridica: il modo per far circolare la proprietà e i diritti.

Si collega all’attività giuridica: contratto= atto giuridico più importante negozio giuridico per

eccellenza= autonomia privata. Il contratto è l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o

estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale. È un atto negoziale, bilaterale e

patrimoniale. L’atto giuridico è un negozio giuridico quando la volontà dell’autore è diretta proprio

a produrre gli effetti giuridici che deriveranno dall’atto. Nel contratto l’elemento della volontà ha un

valore fondamentale e centrale. Le parti devono essere alimentate dalla comune volontà di

produrre gli effetti del contratto. Il contratto si distingue da quello unilaterale, che si formano in

base alla volontà di una sola parte (es. vendita). Anche la donazione è un contratto, poiché può

incidere in maniera vantaggiosa sulla sfera giuridica del donatario. Gli atti unilaterali non

richiedono l’accordo tra due parti. Gli atti vengono classificati dalla legge in base a se e come

esso produce effetti verso soggetti diversi dall’autore, che manifesta la volontà di compierlo. Sono

unilaterali gli atti che incidono esclusivamente sulla sfera giuridica dell’autore. Ci sono atti con

effetti che incidono su sg altrui, ma in modo indirettamente vincolanteprocura, dà il potere di

rappresentanza/ testamento. In tal caso vi deve essere l’accettazione di chi riceve tale lieve

incisione. Ma vi sono anche atti unilaterali con effetti che incidono pesantemente su sg altrui:

recesso unilaterale, che ha effetto di sciogliere il contratto cancellando sg da esso create per le

parti.

La necessaria patrimonialità del contratto fa di questo lo strumento principale per realizzare

operazioni economiche.

Il matrimonio non è un contratto, poiché non si basa sulla patrimonialità. L’interesse e la finalità

possono essere di tipo non economico, ma lo strumento è un meccanismo che incide su

situazioni patrimoniali. 2 diversi significati di contratto: -contratto= atto, formato con accordo delle

parti; -contratto= rapporto, cioè l’insieme degli effetti giuridici prodotti dal contratto-fattispecie.

Contratti possono essere tipici, seguono schemi riportati sul codice civile, o atipici, i quali vengono

regolati esclusivamente dalle parti. Possono essere: -bilaterali, quando sono fatti da 2 parti;

-plurilaterali, quando sono fatti da più di 2 parti. I contratti plurilaterali con comunione di scopo

sono caratterizzati dal fatto che le prestazioni di ciascuna delle parti sono dirette al

conseguimento di uno scopo comune (contratti associativi). Quelli senza comunione di scopo, le

due parti non hanno scopo comune= cessione di credito.

Disciplina generale del contratto si applica a qualunque contratto (IV libro). Vi sono le discipline

dei singoli contratti, ciascuna dei quali si applica solo ai contratti del tipo corrispondente (libro IV).

Se lo stesso aspetto è regolato dalle 2 discipline, prevalgono le norme sul singolo tipo

contrattuale. Esse si possono anche applicare ad atti unilaterali inter vivos aventi contenuti

patrimoniali. La fase che precede e prepara il contratto è regolata da diritto pubblico, ma una volta

che il contratto è stipulato fra l’ente pubblico e privato, esso (sia come atto che rapporto) è

regolato dal diritto privato.

CAP 24 – FORMAZIONE E FORMA DEL CONTRATTO

In prima battuta possiamo dire che il contratto è concluso quando le 2 parti raggiungono

l’accordo. Ma sapere se l’accordo contrattuale si è formato implica una qualificazione di

comportamenti umani fatta in base a norme. Infatti la formazione del contratto è la conclusione

del contratto, implica un procedimento, cioè una sequenza di comportamenti umani, che deve

risultare conforme al modello stabilito dalle norme. Lo schema base regola tutti i contratti, schemi

particolari regolano determinata classe di contratti. La dichiarazione contrattuale esplicita la

manifestazione della volontà di fare il contratto. Le dichiarazioni dirette ad una determinata

persona si chiamano ricettizie e gli atti si dicono ricettizi. Gli effetti si producono solo se, e dal

momento in cui, la dichiarazione arriva a conoscenza del destinatario. Si reputa conosciuta dal

destinatario nel momento in cui perviene al suo indirizzo. Sono dichiarazioni non ricettizie quelle

non indirizzate a un destinatario; gli effetti degli atti così formati producono indipendentemente

dalla conoscenza che altrui soggetti abbiano la dichiarazione (testamento). La proposta e

l’accettazione sono dichiarazioni precontrattuali. Il proponente deve formulare all’oblato la

proposta del contratto. Il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha

conoscenza dell’accettazione dell’altra parte. Il contratto risulta formato quando l’accettazione

giunge all’indirizzo del proponente. Il proponente può dichiarare che il contratto non si è formato

se dimostra che non è mai stato a conoscenza dell’accettazione. Essa deve giungere al

proponente entro un termine e nel luogo deciso dalle parti. L’accettazione deve essere conforme

alla proposta.

Vi sono contratti che richiedono di essere eseguiti senza bisogno di preventiva accettazione

comunicata al proponente. Ciò può accadere per richiesta del proponente stesso.

Si dice che il contratto è concluso nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l’esecuzione della

prestazione. Con contratti con obbligazioni del solo proponente, non occorre l’accettazione e

nessun gesto dell’oblato. Il contratto si forma in base alla semplice proposta, se l’oblato non la

rifiuta nel termine richiesto. Il contratto si conclude se vi è il silenzio consenso dell’oblato. La

ragione è che questi contratti non mettono peso a carico dell’oblato, ma si limitano a dare un

vantaggio. La consegna della cosa equivale all’esecuzione del contratto e non alla conclusione. I

contratti che producono tale schema si chiamano “consensuali”, proprio perché si formano in

base al semplice consenso delle parti. I contratti reali hanno uno schema di formazione che non

si accontenta dell’accordo tra le parti, ma richiede la consegna della cosa. Per essi la consegna

della cosa ha funzione di manifestare la volontà di assumere un impegno legalmente vincolante. I

contratti aperti sono quelli per i quali esiste la possibilità che altre parti entrino successivamente

nel contratto, aggiungendosi alle parti che in origine lo hanno formato (contratti associativi). La

loro adesione ha valore di accettazione della proposta, contenuta nella clausola di apertura del

contratto originario.

Offerta al pubblico= particolare tipo di proposta che deve essere indirizzata non a un destinatario

determinato, ma a una collettività indeterminata di possibili destinatari. L’offerta al pubblico può

valere come una vera e propria proposta di contratto. Ne consegue che per la formazione di esso

basta l’accettazione dell’interessato 2 condizioni: -offerta contenga estremi essenziali del

contratto da concludere; -il valore della proposta non sia escluso dalle circostanze. L’annuncio su

un giornale è un’offerta al pubblico ma in questo caso è un invito a proporre.

Casi in cui può sopravvenire la morte o l’incapacità di chi ha fatto la proposta o l’accettazione, o

può pentirsene e cerca di tornare indietro con la revoca dell’atto. Nel caso di incapacità/morte, il

contratto è concluso e della sua esecuzione se ne occuperà l’erede/rappresentante legale. Se si

verifica prima della conclusione del contratto, la regola è che i 2 atti perdono efficacia e il

procedimento di formazione si interrompe. Vi sono 2 eccezioni: -proposta irrevocabile; -qualità del

dichiarante e del contratto (dichiarante=imprenditore, rimangono efficaci poiché hanno carattere

impersonale). Nel caso del pentimento, la proposta può essere revocata fino al momento in cui il

contratto risulta concluso. Il proponente non può revocare la sua proposta dopo essere venuto a

conoscenza dell’accettazione. Se la revoca della proposta riesce a bloccare la formazione del

contratto, ma la parte ha già accettato non sapendo della revoca ed in buonafede comincia ad

eseguire il contratto, il revocante deve indennizzarla delle spese e delle perdite causate da

questo inizio di esecuzione. Può essere revocabile anche l’offerta al pubblico. Può esserlo anche

l’accettazione, purché la revoca giunga a conoscenza del proponente prima dell’accettazione.

Proposta irrevocabile= spesso stabilito da legge; sennò dipende da una decisione dello stesso

proponente, che volontariamente si obbliga a mantenere ferma la proposta per un certo tempo. Il

proponente non può revocare la proposta fino al termine stabilito e se lo fa, la revoca è inefficace.

Opzione= accordo fra il proponente e l’oblato, per cui il proponente si obbliga a tenere ferma la

sua proposta, per un determinato tempo, con gli effetti della irrevocabilità. Tale per la proposta

irrevocabile, deriva da un atto di impegno unilaterale del proponente, mentre nell’opzione deriva

da un accordo bilaterale.

Prelazione= diritto di essere preferito a chiunque altro, a parità di condizioni, nella conclusione di

un determinato contratto. La differenza rispetto all’opzione è che può essere esercitata solo se la

parte vincolata decide di vendere.

2 tipi di prelazione per effetti e fonte: -convenzionale, nasce per volontà di interessati (efficacia

obbligatoria e non è opponibile a terzi); -legale, disposta da legge (es. conduttore per vendita

immobile locato): ha efficacia reale ed è opponibile a terzi. La formazione del contratto può essere

progressiva, per cui le parti hanno preso accordi su parti del contratto e su altre invece ancora no.

Ci si interroga se il contratto può essere considerato concluso quando è finito integralmente. 2

criteri: -il contratto non si conclude fino a che non si sia raggiunto accordo su tutti gli aspetti del

contratto considerati nella trattativa (essenziali e secondari); -il contratto si conclude se le parti

dicono chiaramente di considerare che l’accordo pur parziale sia sufficiente a impegnarli

contrattualmente. In tal caso il contratto si forma con una lacuna. La ripetizione è un fenomeno

per cui il contratto già concluso e valido viene rifatto dalle parti in altra forma. La conclusione del

contratto viene preceduta da fase di trattative, in cui le parti discutono su affare e ciascuna cerca

di far prevalere il proprio interesse. La legge regola con principio generale che impone alle parti di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraSantu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Ermini Mario.

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