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visione dei padri del codice “guarda al passato”, e mantiene il suo carattere etico-retributivo, si applicherà solo ai soggetti

imputabili, quelli – ex art. 85 – capaci di intendere e di volere al momento della commissione del fatto:

Art. 85. Capacità d’intendere e di volere. — Nessuno può essere punito per un fatto preveduto

dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile.

È imputabile chi ha la capacità d’intendere e di volere.

Ai soggetti pericolosi, fra i quali sono ricompresi anche gli incapaci di intendere e di volere, verrà invece applicata la

misura di sicurezza, la quale non guarda all'etica, ma riflette una funzione socialpreventiva, di rimedio alla pericolosità.

Pericolosità la quale prognosi sarà formulata dal giudice, ex. art. 203 c.p.:

Art. 203. Pericolosità sociale. — Agli effetti della legge penale, è socialmente pericolosa la persona, anche

se non imputabile o non punibile, la quale ha commesso taluno dei fatti indicati nell’articolo precedente, quando è

probabile che commetta nuovi fatti preveduti dalla legge come reati.

La qualità di persona socialmente pericolosa si desume dalle circostanze indicate nell’articolo 133.

Esito del sistema del “doppio binario” è che ai soggetti non imputabili ma pericolosi si applicherà la misura di

sicurezza; ai soggetti imputabili ma non pericolosi si applicherà la pena; ai soggetti imputabili e socialmente

pericolosi si applicheranno ENTRAMBE pena e misura di sicurezza.

È questa una soluzione consequenziale rispetto alle premesse, ma che tuttavia finisce col risolversi in una ingiusta

duplicazione della pena.

3 – Pene in senso proprio: principali e accessorie

Le pene principali sono inflitte dal giudice con la sentenza di condanna. Sono quelle che caratterizzano le singole

figure di reato, e che consentono di distinguerli fra delitti e contravvenzioni.

● Delitti: sono delitti i reati per i quali la legge prevede la pena dell'ergastolo, della reclusione o della multa.

● Contravvenzioni: delitti per i quali la legge prevede l'arresto o l'ammenda.

Le pene accessorie sono quelle che, ex art. 20, seguono di diritto alla condanna come effetti penali di essa. La loro

durata può essere perpetua o temporanea; consistono contenutisticamente in limitazioni della capacità giuridica o di

agire (interdizione dai pubblici uffici, divieto di esercitare un'arte, professione, industria, commercio o mestiere;

interdizione legale; incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; decadenza o sospensione nell'esercizio

della potestà genitoriale). In posizione autonoma si pone la pena accessoria della pubblicazione della sentenza di

condanna.

4 – I caratteri fondamentali della pena

Elenchiamo quei caratteri che caratterizzano la pena nel nostro ordinamento e che la caratterizzano rispetto ad altre

sanzioni:

● Personalità: emerge dall'art. 27 Cost. “la responsabilità penale è personale”, ma si ricava anche dall'art. 150 c.p. “la

morte del reo, avvenuta prima della condanna, estingue il reato”. Corollario di questo principio è quello della

irresponsabilità penale delle persone giuridiche, per il quale societas delinquere non potest.

● Principio di legalità: ex art. 25 II comma Cost ed art. 1 c.p.: il quantum e la species della pena possono essere

stabilite solo dalla legge formale del parlamento e dagli atti del Governo aventi forza di legge.

● Irretroattività [rectius: retroattività della sola legge più favorevole al reo]: si ricava dal 25 II comma Cost. e

dall'art. 2 c.p.;

● Tassatività: la pena deve essere chiaramente predeterminata nella specie, nella quantità, nel contenuto afflittivo

dalla legge;

● Riserva di giurisdizione: l'applicazione in concreto della pena criminale è riservata all'autorità giudiziaria;

● Inderogabilità e proporzionalità: la pena, una volta minacciata per un determinato reato, deve essere sempre

applicata a chi si renda responsabile della violazione, e deve essere graduata alla concreta gravità del reato

commesso. Entrambi questi principi, che già nel Codice Rocco delle origini subivano varie eccezioni, sono oggi

nella loro operatività venuti meno.

5 – I caratteri delle misure di sicurezza

Le misure di sicurezza, si dividono in personali e patrimoniali. Quelle personali si dividono, a loro volta, in

detentive e non detentive. Ciò che veramente le differenzia rispetto alle pene è la loro particolare funzione e natura,

insieme alla relativa disciplina.

Le misure di sicurezza condividono però dei caratteri comuni alle pene. Elenchiamoli: 2

● Personalità;

● Riserva di legge;

● Riserva di giurisdizione.

Numerosi, tuttavia, sono anche i caratteri distintivi rispetto alle stesse pene:

● Sono regolate non dalla legge vigente nel tempus commissi delicti, ma da quella in vigore al momento della

loro applicazione o – se questa è diversa – da quella della loro esecuzione. Ciò comporta che una disciplina

successiva più sfavorevole possa modificare il trattamento per il reo: esse hanno sempre efficacia retroattiva, ex

art. 200. Tale disciplina si spiega in virtù della loro stessa natura; se servono a “difendere la collettività”, potranno

essere adattate qualora risultino non più rispondenti a tale funzione.

● Hanno durata tendenzialmente indeterminata, essendo dirette non ad infliggere una pena dal significato

morale, ma a contrastare la pericolosità del reo. Devono quindi perdurare finché tali condizioni di pericolosità

non abbiano cessato di esistere.

6 – Pena: funzione di prevenzione speciale e le eccezioni ai principi di proporzionalità ed inderogabilità

Già nell'impianto originario del Codice Rocco, l'idea della pedissequa idea della pena in funzione retributiva era stata

superata. Si stava affermando l'idea di una funzione di prevenzione: la pena doveva non solo mirare a “retribuire” il

reo, a punirlo per il torto commesso nei confronti della società, ma anche a prevenire la recidiva del soggetto già

condannato. Sulla scorta di questo principio, furono introdotti istituti eccentrici ed eterodossi rispetto a quelli approntati

ad una concezione della pena quale puro castigo.

Anzitutto, all'art. 133, si stabilisce che – nella determinazione in concreto della pena fra il minimo ed il massimo

edittali – il giudice dovrà tenere conto non solo della gravità del reato, ma anche della capacità a delinquere del

colpevole.

Ancora, l'istituto della liberazione condizionale, di cui agli artt. 176 e 177, derogano il principio della inderogabilità:

il condannato alla pena detentiva il quale, durante l'esecuzione della stessa, abbia tenuto un comportamento tale da far

ritenere come sicuro il suo ravvedimento e che abbia scontato almeno metà della pena inflittagli, può essere ammesso

alla libertà vigilata.

L'art. 163, infine, introduce l'istituto della sospensione condizionale della pena, quando pronuncia una sentenza di

condanna a pena detentiva per un tempo inferiore a due anni, qualora si presuma che il colpevole “si asterrà dal

commettere ulteriori reati”.

7 – La proposta di unificazione di pena e misura di sicurezza in una sola sanzione a finalità risocializzatrice

L'idea, sancita anche nell'art. 27 comma III della Costituzione, che la pena debba essere volta alla rieducazione del

condannato, ha nella dottrina – in particolare nel dibattito degli anni '50 e '60 – portato ad auspicare l'abolizione del

sistema del “doppio binario”, per giungere ad una nuova sanzione, dal carattere misto e con finalità risocializzatrice.

Una sanzione il cui limite minimo sia formato dal limite edittale minimo della pena, ed indeterminata nel massimo.

Trapani è dell'idea che una simile sanzione sia incostituzionale, in quanto non prevede un limite massimo; tuttavia la

formulazione della Dottrina presenta un fondo di verità, dal momento che, in certi casi, la fungibilità fra misura di

sicurezza e pena è stata introdotta dallo stesso legislatore ed auspicata dalla Corte Costituzionale.

8 – La crisi della centralità della pena detentiva nel sistema sanzionatorio; il problema del sovraffollamento delle

carceri

L'impianto sanzionatorio del Codice Rocco, basato sul “doppio binario”, entra in crisi negli anni '70, sia per

un'evoluzione politico-ideologica del modo di vedere il diritto, sia per le mutate esigenze dell'ordinamento penale. La

crisi non nasce tanto da evoluzioni coerenti di una linea di politica criminale, quanto da un suo atteggiamento

schizofrenico, oscillante fra la bieca repressione e l'ingiustificata clemenza.

La crisi della pena detentiva nasce, più in particolare, dal problema del sovraffollamento delle carceri. Problema

dovuto sia al vertiginoso aumento della criminalità, a causa dello sviluppo tanto della c.d. criminalità di massa, “effetto

collaterale” del passaggio del nostro paese dall'economia agricola al capitalismo avanzato, come anche all'esplodere della

criminalità politica. Le ragioni del sovraffollamento erano da rinvenirsi non soltanto nell'aumento del numero dei

condannati, quanto all'aumento dei tempi della giustizia, foriera dell'esasperato aumento nelle carceri dei detenuti in

attesa di giudizio, cioè in stato di carcerazione detentiva. Detenuti i quali rappresentavano già nel 1974 più della metà

della popolazione carceraria, fino ad arrivare, nel 1984, a picchi del 70%. 3


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Penale, Trapani. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: sistema delle sanzioni penali, Codici e Costituzione, sanzioni penali: pene e misure di sicurezza, pene in senso proprio: principali e accessorie.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Trapani Mario.

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