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ESTRATTO DOCUMENTO

prevedere l’alienazione di un diritto

I CONTRATTI CON IL CONSUMATORE

La protezione del consumatore, fa riferimento al contratto che intercorre tra parti così

definite:

un professionista: chiunque, sia esso un imprenditore, individuale o collettivo, oppure un

ente a scopo ideale oppure una pubblica amministrazione oppure un esercente una

professione intellettuale, svolga in modo non occasionale una attività diretta alla

produzione o alla distribuzione dei beni oppure alla prestazione di servizi;

un consumatore, intendendosi per tale solo la persona fisica che si procura, per

contratto, i beni o i servizi, del professionista per utilizzarli a fini estranei alla propria

attività imprenditoriale o professionale, ossia a fini personali.

Le clausole vessatorie sono clausole contrattuali che provocano uno significativo squilibrio

dei diritti e degli obblighi reciprochi. Lo squilibrio si riferisce ai diritti e ai doveri che dal

contratto derivano a favore dell’una o dell’altra parte. Esistono venti clausole vessatorie

aperte, in quanto il consumatore può sempre dare la prova che una data clausola prova un

significativo squilibrio. La sorte delle clausole è diversa a seconda che rientrino le ipotesi

delle clausole 1,2,10, ovvero sono inefficaci; se fa parte delle altre 17, la clausola è

inefficace solo se sia stata unilateralmente predisposta dal professionista.

L’inefficacia è relativa, in quanto, opera solo a vantaggio del consumatore e può essere

rilevata d’ufficio dal giudice ed è parziale, in quanto non colpisce l’intero contratto, ma solo la

singola clausola.

VALIDITÀ E INVALIDITÀ DEL CONTRATTO

Capitolo dodicesimo

La nullità e l’annullabilità sono sanzioni che rientrano nella categoria della invalidità del

contratto.

NULLITÀ: ciò che nullo non produce alcun effetto.

è la sanzione più grave prevista dal nostro ordinamento giuridico;

l’atto nullo non produce alcun effetto;

la nullità ha effetto retroattivo (agisce fin dalla formazione dell’atto).

-

C (art.1418 CC)

AUSE DI NULLITÀ DEL CONTRATTO

Il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga

diversamente. Producono nullità del contratto la mancanza di uno dei requisiti indicati

dall'articolo 1325 (accordo tra le parti, forma, oggetto causa), l’illiceità della causa, l’illiceità

dei motivi nel caso indicato dall'articolo 1345 e la mancanza nell’oggetto dei requisiti stabiliti

dall'articolo 1346 (possibile, lecito, determinato).

(art.1419 CC): se le clausole colpite da nullità sono elemento determinante

NULLITÀ PARZIALE

per il consenso delle parti l’intero contratto diviene nullo. Se le clausole nulle sono sostituite

da norme imperative il contratto non è soggetto a nullità.

Salvo diverse disposizioni di legge, la nullità può essere fatta valere da chiunque vi ha

interesse e può essere rilevata d’ufficio dal giudice. (art.1421 CC) 29

L’azione per far dichiarare la nullità non è soggetta a prescrizione (art.1422 CC) ed inoltre il

contratto nullo non può essere convalidato (art.1423 CC).

Esiste però la conversione dell’atto nullo che è comunque cosa differente dalla convalida.

Mentre la convalida sana il negozio viziato con la conversione si permette di salvare gli

effetti di un contratto diverso a determinate condizioni cioè che abbia i requisiti di forma e di

sostanza previsti dalla legge (art.1424 CC) es. cambiale nulla diventa promessa di

pagamento.

ANNULLABILITÀ

Cause di annullabilità sono: l’errore, la violenza, il dolo e gli altri casi stabiliti dalla legge.

Le cause annullabilità possono essere suddivise in due grandi gruppi:

le cause attinenti all’incapacità di chi contrae (art.1425 CC) es. minore, interdetto,

inabilitato;

le cause che attengono ai vizi del consenso: il soggetto che contrae è pienamente

capace ma la sua volontà è viziata (errore, violenza o dolo) art.1427 CC.

L’ può essere: errore vizio o errore ostativo.

ERRORE

L’errore è dovuto ad una falsa rappresentazione della realtà che nasce dalla mia percezione

di essa. Se è indotta si parla di dolo. Viene a costituirsi un conflitto tra la salvaguardia del

soggetto in errore ed il libero traffico economico. Quindi i tratti fondamentali perché l’errore

sussista è la riconoscibilità dell’errore dall'altro contraente (art.1428 CC) e l’essenzialità

dell’errore stesso.

Essenzialità dell’errore (art.1429 CC):

L’errore è essenziale:

1) quando cade sulla natura o sull’oggetto del contratto;

2) quando cade sull'identità dell’oggetto della prestazione ovvero sopra una qualità dello

stesso che, secondo il comune apprezzamento o in relazione alle circostanze, deve ritenersi

determinante del consenso;

3) quando cade sull’identità o sulle qualità della persona dell’altro contraente, sempre che

l’una o le altre siano state determinanti del consenso;

4) quando, trattandosi di errore di diritto, è stato la ragione unica o principale del contratto.

Esiste anche l’ipotesi dell’errore di calcolo che però non porta alla nullità del contratto ma

solo ad una sua modificazione.

La può essere: fisica o psichica.

VIOLENZA

La violenza è causa di annullamento del contratto, anche se esercitata da un terzo (art.1434

CC).

Solo la violenza psichica porta all’annullabilità del contratto in quanto lascia due scelte: la

scelta di stesura del contratto o conoscere se la minaccia era vera. La violenza fisica porta al

contratto nullo in quanto fa mancare uno dei suoi elementi fondamentali: l’accordo tra le

parti.

Il può essere: determinante o incidente.

DOLO

Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti

sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contrattato (art.1439 CC).

Il dolo incidente non è causa di annullabilità del contratto in quanto il contratto sarebbe stato

ugualmente stipulato anche se diversamente (art.1440 CC). 30

La può essere solo per i contratti annullabili e non i nulli:

CONVALIDA

espressa : è effettuata mediante un atto che contenga la menzione del contratto e del

 motivo di annullabilità e la dichiarazione che si intende convalidarlo;

tacita : si estrinseca dal comportamento concludente del contraente cui spetta l’azione

 di annullamento, il quale dà volontaria esecuzione al contratto conoscendo il motivo

dell’annullabilità.

DIFFERENZE TRA NULLITÀ E ANNULLABILITÀ:

causa;

natura dell’interesse protetto (un interesse generale per la nullità mentre un interesse

particolare per l’annullabilità);

soggetti e legittimazione attiva (i criteri distintivi attengono ai soggetti che possono far

valere il vizio; più esteso nella nullità, più ristretto nella annullabilità);

prescrizione (l’atto nullo non si prescrive mai, l’atto annullabile si prescrive in 5 anni);

convalida (i negozi annullabili possono essere convalidati mentre non quelli nulli);

effetti (il negozio nullo non produce effetti fin dal suo nascere mentre il negozio

annullabile produce effetti fino a quando non è esercitata con successo l’azione di

annullamento).

EFFICACIA E INEFFICACIA DEL CONTRATTO

Capitolo tredicesimo

Il contratto invalido è anche inefficace: la sentenza che dichiara nullità o che pronuncia

l’annullamento del contratto lo rende improduttivo di effetti giuridici ed elimina gli effetti

prodotti nel frattempo.

Si fa riferimento a:

C : è un avvenimento futuro e incerto al cui verificarsi si producono o vengono meno

ONDIZIONE

gli effetti del contratto.

Condizione sospensiva, se si verifica la condizione si producono gli effetti;

Condizione risolutiva, se si verifica la condizione produce la risoluzione del contratto e gli

effetti si eliminano

La condizione può essere:

causale se si tratta di elementi estranei al soggetto;

potestativa se si tratta di elementi determinati dal soggetto;

mista se si verificano entrambi i casi.

La condizione meramente potestativa consente in un fatto il cui compimento o la cui

omissione non dipende dalla volontà del terzo ma dal mero arbitrio (se vorrò); per

questo motivo è nulla;

: avvenimento futuro e certo dal quale, o fino al quale, debbono prodursi gli effetti del

TERMINE

negozio;

: peso che si oppone ad una liberalità allo scopo di limitarla.

MODO

SIMULAZIONE

creare un’apparenza al fine di creare uno stato di cose fittizie, conoscibili dai terzi.

Il negozio simulato crea per il terzo una apparenza, una finzione, che non corrisponde a

realtà. 31

simulazione assoluta: le parti fingono di porre in essere un negozio, mentre in realtà non

ne vogliono porre in essere nessuno;

simulazione relativa: le parti fingono di porre in essere un negozio, mentre in realtà ne

vogliono porre in essere un altro, diverso, denominato contratto dissimulato.

Effetti della simulazione (non produce effetto tra le parti ed è nullo). Effetti tra le parti

(art.1414 CC) Il contratto simulato non produce effetto tra le parti. Se le parti hanno voluto

concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra esse il contratto

dissimulato, purché ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma;

Prove della simulazione (art.1417 CC):

La prova per testimoni della simulazione è ammissibile senza limiti, se la domanda è

proposta da creditori o da terzi e, qualora sia diretta a far valere l’illeicità del contratto

dissimulato, anche se è proposta dalle parti.

Tra le parti la simulazione si prova a mezzo della contro-dichiarazione.

LA RAPPRESENTANZA

Capitolo quattordicesimo

RAPPRESENTANZA

Il contratto concluso dal in nome e nell'interesse del rappresentato, nei limiti

RAPPRESENTANTE

delle facoltà conferitegli, produce direttamente effetto nei confronti del RAPPRESENTATO

(art.1388 CC).

Tra rappresentante e rappresentato vi è l’attribuzione di poteri per sostituirsi nel compimento

di una attività giuridica cosicché gli effetti risalgono direttamente nella sfera giuridica del

rappresentato.

Il rappresentante concludere il contratto

DEVE

in nome del rappresentato; deve cioè spendere il nome

 nei limiti della facoltà conferitegli; ciò che ecceda i limiti è invalido, inefficace

 nell’interesse del rappresentato; se c’è conflitto di interessi del rappresentante il

 contratto è annullabile.

I tipi di rappresentanza sono:

legale: dalla legge (genitori rappresentano i figli minorenni);

 →

volontaria: procura atto unilaterale

 →

mandato contratto;

organica: il potere di rappresentanza consegue all’organo della persona giuridica (es.

 Presidente S.p.A.).

CONTRATTO DI MANDATO Il mandato è il contratto con il quale una parte si obbliga a

compiere uno o più atti giuridici per conto dell'altra (art.1703 CC).

Il mandato può essere:

con rappresentanza (art.1704 CC) se al mandatario è stato conferito il potere di agire

 in nome del mandante. Si applicano le regole della rappresentanza;

senza rappresentanza (art.1705 CC) Il mandatario che agisce in proprio nome

 acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dagli atti compiuti con i terzi (salvo

l’obbligo di trasferire il diritto al mandante). 32

GLI EFFETTI DEL CONTRATTO

Capitolo quindicesimo

Il contratto ha forza di legge tra le parti. Non può essere sciolto che per mutuo dissenso o

per cause ammesse dalla legge (art.1372 CC).

M : nuovo accordo fra le parti diretto a estinguere il già costituito rapporto

UTUO DISSENSO

contrattuale.

L’art.1373 prevede altresì il che può scaturire dalla volontà delle parti

RECESSO UNILATERALE

(convenzionale) o per legge (legale). Nel primo caso sono le parti stesse che al momento

della stipulazione del contratto convengono che una di esse potrà, a certe condizioni,

recedere. Nel secondo caso invece è il recesso attribuito per legge come nei rapporti di

durata con assenza del termine finale e dove l’ordinamento deroga al principio generale per

il quale il contratto ha forza di legge tra le parti e ammette che la volontà di un solo soggetto

determini lo scioglimento del contratto.

Nel nostro ordinamento vige il ad effetto translativo nei contratti ad

PRINCIPIO CONSENSUALISTICO

effetti reali (art.1376 CC): la proprietà si trasmette o si acquista per effetto del consenso

delle parti legittimamente manifestato.

Basta il consenso per perfezionare il contratto e non serve la consegna del bene. C’è un

distinguo nell’art.1377 CC dove per il trasferimento di massa di cose occorre una

misurazione stabilita.

L’art.1378 CC per trasferimento di cose determinate solo nel genere il momento del

trasferimento della proprietà è l’individuazione, cioè l’isolare la massa di cose che viene

trasferita. Se il trasferimento è da piazza a piazza l’individuazione avviene mediamente la

consegna al vettore o spedizioniere.

Art.1380 CC: questa norma risolve il conflitto tra persone che abbiano diritti personali di

godimento sulla medesima cosa adottando un criterio temporale (il primo che ha goduto) o il

titolo di data anteriore.

Altri effetti del contratto

Una caparra se non si specifica si intende confirmatoria (circa 30% del valore)

: ha la funzione di rinforzare l’impegno ad adempiere ed ha la funzione

CAPARRA CONFIRMATORIA

di liquidazione convenzionale del danno in caso di risoluzione del contratto per

inadempimento (art.1385 CC);

: è il corrispettivo del diritto di recesso; la funzione è quindi di corrispettivo

CAPARRA PENITENZIALE

del diritto di recesso (art.1386 CC);

: somma di denaro corrisposta in conto prezzo (pagamento frazionato);

ACCONTO : si inserisce quando si crede che l’altra parte sarà inadempiente o

CLAUSOLA PENALE

parzialmente inadempiente.

-il soggetto deve adempiere + pagare la penale

-il soggetto deve pagare la penale senza adempiere 33

Interferenze tra contratto ed i terzi

Chi, per contratto, promette la prestazione di un terzo esprime una valida promessa, ma

obbliga solo se stesso: se il terzo si rifiuta di obbligarsi, il promittente dovrà indennizzare il

danno subito dell’altro contraente (art. 1381 CC)

Nel momento della conclusione del contratto una parte può riservarsi la facoltà di nominare

successivamente la persona che deve acquistare i diritti e assumere gli obblighi nascenti dal

contratto stesso (art.1401 CC). La nomina deve essere fatta entro 3 giorni e non ha effetto

se non viene accettata restando così obbligata nel contratto il soggetto nominante.

Effetti della nomina art.1404 CC: Quando la dichiarazione di nomina è stata validamente

fatta, la persona nominata acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dal contratto con

effetto dal momento in cui questo fu stipulato.

Contratto a favore di terzi (artt.1411 ss CC):

Gli effetti positivi del contraente vanno a favore di un terzo (es. assicurazione sulla vita con

beneficiario altro soggetto). Lo stipulante deve avere interesse nella stipula. Non è un

contratto trilaterale.

Cessione del contratto (artt.1406 ss CC):

Ciascuna parte può sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti da un contratto con

prestazioni corrispettive, se queste non sono state ancora eseguite, purché l’altra parte vi

consenta.

La differenza con la cessione del credito è che nella cessione del contratto è necessario il

consenso dell’altra parte, mentre non nella cessione del credito. 34

RESCISSIONE E RISOLUZIONE

Capitolo sedicesimo

Sono rimedi previsti dall’ordinamento a causa di anomalie del contratto.

La rescissione si applica ad anomalie genetiche cioè che erano presenti alla formazione del

contratto:

contratto concluso in stato di pericolo (art.1447 CC);

azione generale di rescissione per lesioni (art.1448 CC).

La risoluzione si applica ad anomalie sorte in fase successiva alla formazione del contratto,

durante la sua vita:

per inadempimento;

per impossibilità;

per eccessiva onerosità.

RESCISSIONE (art.1447 CC): Il contratto con cui la parte ha assunto obbligazioni a

condizioni inique, per la necessità, nota alla controparte, di salvare sé o altri dal pericolo

attuale di un danno grave alla persona, può essere rescisso sulla domanda della parte che si

è obbligata.

Elementi necessari alla rescissione sono quindi: lo stato di pericolo attuale e grave per la

persona e che la situazione sia nota alla controparte.

Vi è una somiglianza tra la rescissione e l’annullamento causa violenza con la differenza che

nell’annullamento la violenza e fatta da un soggetto verso l’altro mentre nella rescissione la

violenza è solo conosciuta dall’altro soggetto.

Art.1448 CC: Azione generale di rescissione per lesione. Se vi è sproporzione tra la

prestazione di una parte e quella dell’altra, e la sproporzione è dipesa dallo stato di bisogno

di una parte, del quale l’altra ha approfittato per trarne vantaggio, la parte danneggiata può

domandare la rescissione del contratto. L’azione non è ammissibile se la lesione non eccede

la metà del valore che la prestazione eseguita o promessa dalla parte danneggiata aveva al

tempo del contratto.

Non sono ammessi i contratti aleatori.

RISOLUZIONE:

per inadempimento. Occorre distinguere tra:

la nozione di inadempimento dell’obbligazione;

l’inadempimento come causa di risoluzione del contratto.

Art.1453 CC risoluzione del contratto per inadempimento: Nei contratti con prestazioni

corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a

sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il

risarcimento del danno.

La risoluzione può essere domandata anche quando il giudizio è stato promosso per

ottenere l’adempimento; ma non può più chiedersi l’adempimento quando è stata

domandata la risoluzione.

Dalla data della domanda di risoluzione l’inadempiente non può adempiere la propria

obbligazione.

Non ogni inadempimento dà luogo all’azione di risoluzione, ma solo un inadempimento

che, ai sensi dell’art.1455 CC, non sia di scarsa importanza avuto riguardo degli interessi

dell’altra parte. L’inadempimento deve essere quindi grave. 35

E’ l’azione giudiziaria che porta alla risoluzione del contratto. Stante però la difficoltà e la

lunghezza dei tempi per l’azione giudiziaria si può pervenire ad una risoluzione di diritto:

diffida ad adempiere (art.1454 CC): non c’è più interesse nella prosecuzione del contratto e

quindi tramite una sollecito scritto si invita l’altra parte ad adempiere entro un determinato

periodo di tempo, trascorso il quale il contratto si riterrà risoluto di diritto;

clausola risolutiva espressa (art.1456 CC): è prevista alla stipulazione del contratto e copre

l’interesse fondamentale di una parte, di cui è a conoscenza anche l’altra, dei modi della

prestazione;

termine essenziale (art.1457 CC): scrivere sul contratto dell’essenzialità del termine

temporale di esecuzione trascorso il quale c’è la risoluzione di diritto.

per impossibilità sopravvenuta. Si distingue tra:

impossibilità genetica comporta la nullità del contratto;

impossibilità funzionale comporta la risoluzione del contratto.

L’impossibilità può inoltre essere:

totale (art.1463 CC) comporta la restituzione, da parte del liberato, di ciò che ha ricevuto

secondo le norme della ripetizione dell’indebito;

parziale (art.1464 CC) riduzione della controprestazione oppure possibilità di risoluzione.

per eccessiva onerosità (art.1467 CC). E’ presente nei contratti a prestazioni corrispettive

(l’esecuzione è continuata o periodica ovvero differita). Non si trova quindi nei contratti a

prestazione istantanea o i contratti aleatori oppure i contratti unilaterali.

L’articolo stride un po’ con il principio del contratto che ha forza di legge tra le parti.

Elementi sono la eccessiva onerosità; il verificarsi di avvenimenti straordinari ed

imprevedibili nel momento della conclusione del contratto.

E’ prevista una riconduzione all’equilibrio della prestazione.

L’art.1468 prevede che anche i contratti unilaterali si possono ricondurre ad equità.

Presupposto fondamentale per la riconduzione ad equità è che la prestazione (divenuta

eccessivamente onerosa) non sia stata ancora eseguita.

Caratteristiche della risoluzione per eccessiva onerosità sono:

l’azione della parte a cui spetta la prestazione onerosa (non agisce automaticamente);

gli effetti della risoluzione retroagiscono al momento della stipulazione;

la risoluzione può essere evitata con la riconduzione del contratto ad equità.

L’evoluzione socio-economica ha portato al crearsi di una molteplicità di contratti speciali ed

evoluti che sono regolati non solo dal Codice Civile.

La disciplina dei contratti è composta da:

disciplina generale del contratto (artt.132-1469 CC);

disciplina dei contratti speciali (dei singoli tipi di contratto).

L’evoluzione normativa è stata dovuta:

trasformazione interna ai tradizionali contratti tipici (es. contratto di locazione);

emergere di nuovi tipi di contratto (realtà mutevole e transnazionale es. leasing);

individuare nell’ambito del contratto diversi sottotipi (es. assicurazione vita o danni).

E’ quindi sulla base del tipo di contratto che se ne evidenziano le norme regolatrici.

La presupposizione consiste in un presupposto oggettivo del contratto che le parti hanno

avuto presente nel momento della sua conclusione, ma che non hanno menzionato nel

contratto, al successivo venir meno di quel presupposto viene ricollegata la possibilità, per il

contraente che vi ha interesse, di ottenere dal giudice la risoluzione del contratto. L’opposta

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soluzione tende a basarsi sull’applicazione delle clausole generali di buona fede

nell’interpretazione e nell’esecuzione del contratto. 37

CRITERI DI COMPORTAMENTO DEI CONTRATTI E

D’INTERPRETAZIONE DEL CONTRATTO

Capitolo diciassettesimo

La buona fede esprime un dovere: il dovere delle parti contraenti di comportarsi con

correttezza e lealtà. La buona fede contrattuale ha la funzione di colmare le inevitabili lacune

legislative: la legge non può prevedere tutte le possibili soluzioni; il principio generale della

correttezza e della buona fede consente di identificare altri divieti e altri obblighi oltre a quelli

previsti dalla legge.

Il dovere di buona fede opera:

nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto (art.1337); ha un dovere

di informazione e di reticenza; chi viola la buona fede, ha cagionato danno ed è,

quindi, tenuto a risarcire;

nell’esecuzione del contratto (art.1375); c’è l’obbligo di comportarsi secondo buona fede

in pendenza della condizione, per conservare integre le ragioni dell’altra parte

(art.1358); c’è il divieto di rifiutare la propria prestazione, avvalendosi della eccezione

di inadempimento, se il rifiuto è contrario alla buona fede (art.1460);

I criteri per l’interpretazione del contratto vincolano le parti, allorché dal testo contrattuale

desumono i diritti loro spettanti o le obbligazioni loro derivanti; sono criteri dei quali si avvale

il giudice, allorché vi sia una controversia fra le parti.

L’interpretazione soggettiva si basa sulla ricerca della comune interpretazione delle parti;

l’interpretazione oggettiva si rifà al concetto di buona fede contrattuale o ad altri oggettivi

elementi non riconducibili all’intenzione delle parti.

Criteri oggettivi sono:

• le clausole ambigue, alle quali si possono attribuire più sensi;

• le clausole delle condizioni generali di contratto, si interpretano contro l’autore della

clausola, cioè il contraente più debole;

Secondo il principio di conservazione del contratto la clausola si interpreta nel senso in cui è

valida o efficace, anziché in quello per il quale sarebbe invalida o inefficace (art.1367). 38

SINGOLI CONTRATTI

Capitolo diciottesimo

La vendita può avere per oggetto sia il trasferimento della proprietà di una cosa, mobile o

immobile, sia il trasferimento di un altro diritto (art.1470).

È un contratto a titolo oneroso: attua il trasferimento di un diritto verso il corrispettivo di una

somma di denaro, detta prezzo; la sua causa consiste nello scambio tra un diritto e una

somma di denaro. Il prezzo in denaro è l’elemento che distingue la vendita dalla permuta

che ha per corrispettivo il trasferimento di un altro diritto (art.1552).

Il contratto di vendita produce due ordini di effetti:

a. effetti reali: la proprietà o l’altro diritto si trasferisce dal venditore al compratore per

effetto del solo consenso;

b. effetti obbligatori: sul compratore incombe l’obbligazione di pagare il prezzo (art.1498)

sul secondo gravano varie obbligazioni:

• l’obbligazione di consegnare la cosa al compratore (art.1476);

• l’obbligazione di fargli acquistare la proprietà della cosa o il diritto;

• l’obbligazione di garantire il compratore dall’evizione (un terzo rivendica con

successo la proprietà della cosa e il compratore ne perde la proprietà);

• l’obbligazione di garantire il compratore dai vizi occulti della cosa;

Si tratta di vizi materiali della cosa, che la rendono inidonea all’uso cui è destinata o che ne

diminuiscano in modo apprezzabile il valore (art.1490). Deve trattarsi di vizi occulti, che il

compratore non conosceva al momento del contratto o che non poteva facilmente

riconoscere (art.1491). Ai vizi occulti la legge equipara la mancanza delle qualità promesse o

delle qualità essenziali della cosa (art.1497).

La garanzia per i vizi occulti può essere esclusa o limitata dal contratto, ma il patto che la

esclude o la limita non ha effetto a favore del venditore che conoscesse i vizi della cosa e li

avesse in mala fede taciuti al compratore (art.1490).

Il compratore deve denunciare i vizi occulti entro otto giorni dalla scoperta; effettuata, ha poi

il termine di prescrizione di un anno dalla consegna per far valere in giudizio la garanzia

(art.1495).

In giudizio il compratore può esercitare due azioni:

1. azione redibitoria: si richiede la risoluzione del contratto e il rimborso del prezzo

(art.1493);

2. azione estimatoria: si chiede la riduzione del prezzo (art1492);

In ogni caso il compratore ha diritto al risarcimento dei danni subiti, se il venditore non prova

di avere senza colpa ignorato i vizi della cosa (art.1494).

Si parla di vendita obbligatoria, con riferimento ai casi nei quali il trasferimento della

proprietà della cosa venduta non è effetto immediato del contratto, e sul venditore incombe

l’obbligazione di fare acquistare al compratore la proprietà del bene venduto (art.1476).

1. la vendita di cose determinate solo nel genere: la proprietà passa solo al momento

dell’individuazione della cosa;

2. la vendita di cose future: sono le cose che ancora esistono al momento della

conclusione del contratto, ma che si spera vengano ad esistenza. Qui il contratto non

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può trasferire subito la proprietà: questa passa solo nel momento in cui la cosa viene

ad esistenza (art.1472);

3. la vendita di cosa altrui: per vendere un bene non occorre esserne proprietario: è

valida la vendita di cose che non appartengono al venditore. È fonte dell’obbligazione

del venditore procurarsi la proprietà della cosa; e il compratore ne acquisterà la

proprietà nel momento stesso in cui il venditore ne sarà divenuto proprietario

(art.1478);

4. la vendita a rate con riserva di proprietà: si basa su tre principi (art.1523):

• il venditore è obbligato a consegnare immediatamente la cosa al compratore,

che ne acquista subito la facoltà di godimento;

• il compratore diventa proprietario della cosa solo nel momento del pagamento

dell’ultima rata del prezzo;

• i rischi relativi alla cosa venduta passano al venditore al compratore già al

momento della consegna;

La locazione è il contratto mediante il quale una parte, il locatore, si obbliga a far godere

all’altra parte, detta locatario o conduttore, una cosa mobile o immobile per un dato tempo,

verso un determinato corrispettivo (art.1571). È un contatto consensuale perché si

perfeziona solo con l’accordo delle parti; ha effetti obbligatori ed è a titolo oneroso: infatti, è

essenziale la pattuizione di un corrispettivo.

Il proprietario concede ad altri il godimento della propria cosa, ma solo per un dato tempo

(art.1571) e solo per un uso determinato (art.1587). La locazione può avere per oggetto

qualsiasi bene, mobile o immobile; può trattarsi di una cosa produttiva, ossia di una cosa di

per sé idonea a procurare frutti e allora la locazione assume un nome specifico, quello di

affitto.

La forma scritta è però richiesta, a pena di nullità, per le locazioni immobiliari ultanovennali

(art.1350).

Con il contratto di locazione, il locatore si obbliga (art.1575):

1. a consegnare la cosa al conduttore;

2. a mantenerla in condizioni tali da servire all’uso convenuto nel contratto. Spetta al

locatore di eseguire le riparazioni necessarie a tal fine, mentre è a carico del

conduttore la piccola manutenzione (art.1576);

3. garantire il pacifico godimento della cosa da parte del conduttore;

Il conduttore è, a sua volta, obbligato:

1. a prendere in consegna la cosa e a servirsene con la diligenza del buon padre di

famiglia per l’uso stabilito nel contratto (art..1587);

2. a dare il corrispettivo nei termini stabiliti (art.1587);

3. a restituire la cosa al termine della locazione nel medesimo stato in cui l’ ha ricevuta,

salvo il deterioramento derivante dall’uso (art.1590)

Essenziale alla locazione è la temporaneità del godimento: non può essere stipulata una

durata maggiore a trenta anni (art.1573). Può essere a tempo determinato (cessa con il

termine) oppure a tempo indeterminato (cessa con la disdetta); la locazione a tempo

determinato è suscettibile di rinnovazione tacita.

La locazione che ha per oggetto una cosa produttiva prende il nome di affitto (art.1615) ma

occorre che la cosa sia di per sé produttiva di frutti, come un fondo rustico o un’azienda.

L’affittuario ha l’ulteriore obbligo di curare la gestione della cosa produttiva secondo la sua

destinazione economica (art.1615).

La locazione finanziaria (leasing) è la locazione di beni, mobili o immobili, acquistati o fatti

costruire dal locatore su indicazione del conduttore, dietro versamento di un prezzo

prestabilito. 40

L’ammontare del canone è rimesso all’accordo delle parti; esso dipenderà dalla legge di

mercato della domanda e dell’offerta. Sugli opposti interessi delle parti influisce anche la

durata della locazione: il canone pattuito resta immutato per tutta la durata del contratto.

a. Le case per abitazione: il canone può essere liberamente determinato; è solo stabilita

una durata minima del contratto che non può essere inferiore a quattro anni, con

rinnovo per altri quattro anni (n. B.: abolito equo canone);

b. Immobili urbani ad uso diverso dall’abitazione: il canone si determina secondo le leggi

di mercato; la durata minima è di sei anni e si rinnova tacitamente salvo disdetta di

ciascuna delle parti. Il canone resta invariato per i primi tre anni: poi può essere

aumentato a intervalli di due anni, in misura non superiore al 75% dell’aumento del

costo della vita.

Il mandato è il contratto con il quale una parte, il mandatario, si obbliga nei confronti

dell’altra, il mandante, a compiere uno o più atti giuridici per conto di quest’ultima (art.1703).

Il suo oggetto è una prestazione di fare, il compimento di un servizio, nel senso più ampio di

questa espressione. Differisce dal contratto d’opera per la specifica natura del servizio che il

mandatario si obbliga a compiere, il quale non consiste, nello svolgimento di una qualsiasi

attività, ma nel compimento di atti giuridici per conto altrui.

Il mandato può essere:

• speciale, riguarda il compimento di uno o più atti giuridici specifici;

• generale, che investe globalmente la cura di tutti gli interessi del mandante o di un

certo tipo o zona;

Il mandato è un contratto a titolo oneroso: il compenso spettante al mandatario, se non è

fissato dal contratto, è determinato dal giudice (art.1709). Il mandatario deve eseguire

l’incarico con la diligenza del buon padre di famiglia; ma, se il mandato è gratuito, la

responsabilità per colpa è valutata con minor rigore (art.1710). Il mandante deve

somministrare al mandatario i mezzi necessari, rimborsargli le spese, pagargli il compenso

(art.1719/1720).

Il mandato si basa sulla fiducia del mandante nella persona del mandatario. Ne deriva:

• che il mandatario non può farsi sostituire da altri, salvo che non sia stato autorizzato

dal mandate, altrimenti risponde di persona dell’operato del sostituto (art.1717);

• che il mandato si estingue per morte del mandante o del mandatario (art.1722);

• che il mandate può, in ogni momento, revocare il mandato (art.1723), ossia recedere

al contratto, risarcendo i danni al mandatario se si trattava di mandato oneroso

(art.1725);

Il mandatario può, a sua volta, rinunciare al mandato; ma risponde dei danni che il suo

recesso provoca al mandante, salvo che non ricorra una giusta causa di rinuncia (art.1727).

Il prestito assume due distinte forme:

il comodato, che ha per oggetto cose immobili o cose mobili fungibili, è un contratto

reale dove, il comodante, consegna all’altra, il comodatario, una determinata cosa

affinché se ne serva per un uso determinato, con l’obbligazione di restituire la stessa

cosa ricevuta (art.1803). È un contratto a titolo gratuito e la sua causa è,

generalmente, lo spirito di liberalità. La gratuità distingue il comodato dalla locazione:

se per l’uso della cosa altrui, mobile o immobile, è previsto un corrispettivo, il contratto

è di locazione. La cosa dovrà essere restituita alla scadenza del termine pattuito. Si

parla di precario nell’ipotesi in cui sia stato espressamente pattuito che il comodatario

dovrà restituire la cosa non appena il comodante ne faccia richiesta;

il mutuo è il prestito di determinate quantità di danaro o di altre cose fungibili. La

conseguenza è che le cose consegnate dal mutuante al mutuarlo passano in

41

proprietà al mutuatario (art.1814), il quale è obbligato a restituire al mutuante

altrettante cose della specie e quantità (art.1813) ossi un’equivalente quantità di

danaro. Il mutuo può essere sia un contratto reale sia un contratto consensuale. La

promessa di mutuo, che nel linguaggio corrente prende il nome di contratto di

finanziamento, ha la funzione di proteggere non solo l’interesse del mutuante alla

restituzione della somma, ma anche l’interesse del mutuarlo a riceverla. È un

contratto a titolo oneroso, infatti, il corrispettivo consiste negli interessi (art.1815) che

sono dovuti secondo il tasso legale.

L’appalto è il contratto mediante il quale l’appaltatore si obbliga verso il committente, dietro

corrispettivo di denaro, a compiere un’opera o un servizio, con propria organizzazione dei

mezzi necessari e con gestione a proprio rischio (art.1655).

L’appaltatore ha l’onere di numerosi rischi:

il rischio di non coprire, con il corrispettivo pattuito, i costi di costruzione dell’opera o di

esecuzione del servizio; dopo la conclusione del contratto, oltre al 10% del

corrispettivo pattuito, l’appaltatore può chiedere una revisione del corrispettivo;

il rischio di non ricevere dal committente alcun corrispettivo se, non riesce a realizzare

l’opera (art.1672) o se non l’ ha realizzata secondo il progetto convenuto o a regola

d’arte (art.1667) o se l’opera perisce prima della consegna per causa non imputabile

al committente (art.1673).

L’appaltatore è inadempiente se, non procura al committente il risultato pattuito e quando

l’opera realizzata sia difforme dal progetto convenuto o presenti intrinseci vizi: il committente

ha 60 giorni dalla scoperta per denunciare difformità e vizi e invocare la garanzia (art.1667).

il committente può recedere dal contratto ma deve rimborsare l’appaltatore delle spese

sostenute e risarcirlo del mancato guadagno (art.1671).

Nel contratto d’opera il prestatore d’opera si obbliga verso il committente a compiere, dietro

corrispettivo, un’opera o un servizio; esegue l’opera con il lavoro prevalentemente proprio

(art.2222) quindi è il contratto del piccolo imprenditore.

Il lavoro del quale si parla è lavoro autonomo: occorre che ci si obblighi a compiere un’opera

o un servizio senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente. Con questo

contratto il lavoratore autonomo si procura il sostentamento; il corrispettivo si determina in

relazione al risultato ottenuto ed al lavorato normalmente necessario per ottenerlo (art.2225).

Il contratto d’opera è definito come contratto d’opera manuale per distinguerlo dal contratto

d’opera che ha per oggetto una prestazione d’opera intellettuale (art.2230).

Il trasporto: il servizio sta qui nel trasferire persone o cose da un luogo all’altro; il

committente è il viaggiatore nel trasporto di persone, il mittente nel trasporto di cose, e chi si

obbliga, verso corrispettivo, al trasporto è il vettore (art.1678). Il vettore si obbliga a portare

intatte cose o incolumi persone alla destinazione convenuta.

Il vettore è inadempiente e responsabile del danno:

per la mancata esecuzione del trasporto;

per il sinistro che durante il trasporto abbiano subito le persone trasportate o per la

perdita o l’avaria delle cose oggetto del trasporto;

Nel trasporto di cose (art.1693) il vettore è responsabile della perdita o dell’avaria delle cose

consegnategli per il trasporto dal momento in cui le riceve al momento in cui le consegna al

destinatario.

Nel trasporto di persone (art.1681) il vettore è liberato da responsabilità per il sinistro solo se

prova di aver adottato tutte le misure idonee per evitare il danno. 42

Il deposito: lo specifico servizio dedotto in contratto consiste nella custodia di una cosa

mobile, cui il depositario si obbliga nei confronti del depositante, con l’obbligo del depositario

di restituirla in natura (art.1766) a richiesta del depositante. Il deposito è un contratto reale

che si perfezione con la consegna della cosa: è, di norma, gratuito.

Il deposito ha per oggetto cose infungibili delle quali il depositario non può servirsi e che

deve restituire in natura (art.1770). è ammesso il deposito irregolare, avente per oggetto

danaro o altre cose fungibili, delle quali il depositario diventa proprietario, con la facoltà di

servirsene (art.1782). secondo l’articolo 1768, il depositario deve custodire la cosa con la

media diligenza.

{Gli albergatori sono responsabili di ogni deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose

portate dal cliente in albergo.

Sono considerate cose portate in albergo:

1) le cose che vi si trovano durante il tempo nel quale il cliente dispone dell’alloggio;

2) le cose di cui l’albergatore, un membro della sua famiglia o un suo ausiliario assumono la

custodia, fuori dell’albergo, durante il periodo di tempo in cui il cliente dispone dell’alloggio;

3) le cose di cui l’albergatore, un membro della sua famiglia o un ausiliario assumono la

custodia sia nell’albergo, sia fuori dell’albergo, durante un periodo di tempo ragionevole,

precedente o successivo a quello in cui il cliente dispone dell’alloggio (art.1783).

La responsabilità di cui al presente articolo è limitata al valore di quanto sia deteriorato,

distrutto o sottratto, sino all’equivalente di cento volte il prezzo di locazione dell’alloggio per

giornata. La responsabilità dell’albergatore è illimitata:

1) quando le cose gli sono state consegnate in custodia;

2) quando ha rifiutato di ricevere in custodia cose che aveva l’obbligo di accettare(art.1784)

}. 43

I FATTI ILLECITI

Capitolo diciannovesimo

FATTO ILLECITO: qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto

(art. 2043). L’obbligazione che ne deriva è, in particolare, l’obbligazione di risarcire il danno;

infatti, le obbligazioni derivano da fatto illecito (art. 1173) e un’obbligazione di risarcimento

del danno, può derivare anche da contratto (art. 1453).

Il fatto illecito presenta elementi oggettivi:

1. il fatto: è un comportamento umano, commissivo (consiste in un fare) od omissivo

(consiste in un non fare);

2. il danno ingiusto: è la lesione di un interesse altrui, meritevolmente di protezione

secondo l’ordinamento giuridico; casi in cui il danno non è ingiusto:

• quando sia stato leso un diritto della personalità (diritto alla salute,all’integrità

fisica);

• quando sia stato leso un diritto reale (diritto di proprietà);

• quando l’uccisione di una persona comporti lesione del diritto al mantenimento

dei suoi familiari;

• quando sia stato leso un diritto relativo (diritto di credito);

• quando sia stata lesa la libertà contrattuale;

• quando sia stata lesa una situazione di fatto (uccisione del concubino);

• quando sia stato leso, da parte della P.A., un interesse legittimo;

3. il rapporto di casualità fra il fatto e il danno: deve esserci un rapporto di causa ed

effetto tra fatto e danno, per cui si possa dirsi che il primo ha “cagionato” il secondo;

4. il dolo o la colpa: è dolo l’intenzione di provocare l’evento dannoso, è colpa la

mancanza di diligenza, prudenza (l’onere di provare il dolo o la colpa del

danneggiante incombe sul danneggiato).

RESPONSABILITÁ INDIRETTA: è responsabile del danno un soggetto diverso da quello

che ha commesso il danno (art. 2043). Ipotesi:

a. responsabilità dei padroni o dei committenti: se il danno è cagionato da un

dipendente, del danno risponde il suo datore di lavoro (art.2049);

b. responsabilità di chi è tenuto alla sorveglianza di incapaci: se il fatto illecito è

commesso da persona incapace di intendere e di volere, questa non ne risponde

(art.2046), ne risponde chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace (art.2047);

c. responsabilità dei genitori, dei tutori, dei percettori: i genitori sono responsabili dei

fatti illeciti dei propri figli, il tutore lo è per l’interdetto o per il minore, gli insegnanti

44

dei propri allievi (art.2048); i responsabili in b e c possono liberarsi da

responsabilità, provando di non aver potuto impedire il fatto.

RESPONSABILITÁ OGGETTIVA: si risponde di un fatto produttivo di un danni anche se lo

si è commesso senza dolo e senza colpa. Si basa sulla sola esistenza, tra fatto e evento

dannoso, di un rapporto di casualità: si risponde se il danno appare conseguenza evitabile

del fatto commesso; ci si libera da responsabilità con la prova dell’imprevedibilità o

dell’inevitabilità dell’evento dannoso.

I casi più importanti di responsabilità oggettiva sono:

1. esercizio di attività pericolose: sia per la natura dell’attività che per i mezzi usati

(art.2050);

2. animali o cose in custodia (art.2051/2052);

3. rovina di edificio (art. 2053);

4. circolazione dei veicoli (art.2054);

IL RISARCIMENTO DEL DANNO: chi è responsabile del danno, o a titolo di dolo o di colpa

oppure a titolo di responsabilità diretta o oggettiva, deve risarcirlo, ossia corrispondere al

danneggiato una somma di danaro (art.2056).

In luogo del risarcimento in danaro si può ottenere, se possibile una reintegrazione in forma

specifica (art.2058); il danno risarcibile è solo il danno patrimoniale e comprende lucro

cessante e danno emergente. Il primo è sempre danno futuro, mentre il secondo può essere

sia presente sia futuro (mancato guadagno, spese per le cure).

I danni non patrimoniali (morali) sono sofferenze fisiche o psichiche del danneggiato, sono

risarcibili solo nei casi presenti dalla legge (art.2059). Il danno biologico è la lesione

dell’integrità psico – fisica della persona.

Se più persone sono responsabili, rispondono solidamente; il danneggiato può richiedere

risarcimento da ciascuno di essi, sarà poi chi ha pagato che avrà azione di regresso nei

confronti degli altri responsabili e solo ora si potrà tenere conto del diverso grado della colpa

di ciascun (art.2055).

IL DANNO DA PRODOTTI: una qualità che si richiede ad ogni prodotto industriale è la

possibilità di essere usato in condizioni di sicurezza, senza pregiudizio in pratica per integrità

fisica e per i beni dell’utente. Al danneggiato spetta l’onere di provare il danno, il difetto e la

connessione casuale fra difetto e danno. La responsabilità oggettiva ammette la prova

liberatoria che concede al produttore di liberarsi da responsabilità in vari modi. 45

ALTRI ATTI O FATTI FONTE D’OBBLIGAZIONI

Capitolo ventesimo

LE PROMESSE UNILATERALI: nei contratti, l’obbligazione sorge per effetto di una

dichiarazione di volontà da parte dell’obbligato mentre nei fatti illeciti nasce

indipendentemente dalla volontà dell’obbligato.

Gli atti che producono obbligazione sono atti unilaterali tra vivi aventi contenuto patrimoniale

(art.1324): possono essere atti produttivi di effetti reali (atto di fondazione) e atti produttivi di

effetti obbligatori ovvero promesse unilaterali. Un soggetto, promettente, è obbligato ad

eseguire una data prescrizione per il solo fatto di averla unilateralmente promessa,

indipendentemente dall’accettazione del soggetto a favore del quale la prestazione deve

essere eseguita.

Le promesse unilaterali sono rette dal principio della tipicità: producono effetti solo nei casi

espressi dalla legge (art.1987).

La dichiarazione fa presumere l’esistenza del rapporto fondamentale fino a prova contraria:

inverte, fra creditore e debitore, l’onere della prova, addossando al secondo l’onere di

provare che il pagamento o il debito non ha causa.

PROMESSA AL PUBBLICO: è la dichiarazione di chi, rivolgendosi al pubblico, promette

una prestazione a chi si trova in una data situazione o compie una data azione: il

promettente è vincolato dalla sua unilaterale dichiarazione appena questa è resa pubblica

(art.1989).

GESTIONE DI AFFARI ALTRUI: è il caso di chi si comporta come mandatario altrui senza

aver ricevuto alcun mandato; può accadere quando, in assenza dell’interessato, altri si

preoccupa di curare i suoi interessi. Da questo mero fatto discendono due obbligazioni:

il gestore è tenuto a continuare la gestione dell’affare altrui, allo stesso modo del

mandatario e secondo le norme, fino a quando l’interessato non sia in grado di

provvedere da solo (art.2028/2030);

l’interessato è tenuto ad adempiere le obbligazioni che il gestore ha assunto in suo nome

ed a rimborsargli le spese affrontate (art.2031);

È sufficiente che la gestione sia stata utilmente iniziata perché sorgano queste obbligazioni;

se poi l’interessato ratifica la gestione altrui,si producono gli stessi effetti dei un contratto di

mandato (art.2032).

PAGAMENTO DI INDEBITO: è l’esecuzione di una prestazione non dovuta. Può trattarsi di

indebito oggettivo: il pagamento non ha, oggettivamente, alcuna valida giustificazione. Se un

diritto di credito viene dichiarato nullo vi è l’obbligazione di restituire ciò che si è

indebitamente ricevuto e il diritto correlativo di ripetere, riottenere, ciò che si è indebitamente

46

dato (art.2033). se la prestazione indebitamente eseguita era consistita nella consegna di

una cosa determinata, il debitore dovrà restituire la cosa (art.2037).

Il diritto di ripetere ciò che si è indebitamente pagato viene meno quando: la prestazione è

eseguita in esecuzione delle cosiddette obbligazioni naturali, si tratta di doveri morali o

sociale dette naturali perché nessuna norma di legge esige di adempierle. Chi le ha

spontaneamente eseguite non può ripeter ciò che ha dato (art.2034). Chi ha vinto al gioco

delle carte non ha azione di giudizio per ottenere il pagamento della posta vinta; il perdente

che abbia spontaneamente pagato il debito naturale non può ripetere ciò che ha pagato,

salvo che non vi sia stata frode (art.1933).

Anche le prestazioni contrarie al buon costume vengono a meno del diritto di pagare

l’indebito: il contratto contrario al buon costume è nullo ma, chi, in esecuzione del contratto,

abbia eseguito la prestazione non può ripeter ciò che ha dato (art.2035).

L’indebito è soggettivo quando si paga un debito altrui credendolo proprio: è ammessa la

ripetizione (art.2036).

ARRICCHIMENTO SENZA GIUSTA CAUSA: può accadere che tra due soggetti si verifichi,

senza alcuna giustificazione, uno spostamento patrimoniale; oltre che per eventi della

natura, casi del genere possono verificarsi anche per fatto dell’uomo. Si è in presenza, in

tutti i casi, di un arricchimento senza giusta causa, ossia privo di un titolo che lo giustifichi.

Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un altro è tenuto, nei limiti

dell’arricchimento, a indennizzarlo della correlativa diminuzione patrimoniale (art.2041).

L’azione di arricchimento è un’azione generale e sussidiaria: è generale perché esperibile in

una serie illimitata di ipotesi; è sussidiaria perché proponibile solo quando il danneggiato non

può esercitare nessun’altra azione (art.2042). 47

RESPONSABILITÁ DEL DEBITORE E GARANZIA DEL

CREDITORE

Capitolo ventunesimo

LA RESPONSABILITÁ PATRIMONIALE: il debito è il dovere del debitore di eseguire una

data prestazione avente valore economico; il credito è il diritto del creditore di esigere quella

data prestazione. Il rapporto obbligatorio, che nasce, è destinato ad estinguersi con

l’adempimento, cioè con l’esecuzione della prestazione: il creditore realizza così il proprio

diritto, il debitore consegue la propria liberazione.

Secondo il principio della responsabilità patrimoniale, il debitore risponde dell’adempimento

delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti o futuri (art.2740). essi costituiscono la

garanzia del creditore.

Il debito ha per oggetto una specifica prestazione, mentre la responsabilità, l’intero

patrimonio. Il credito è il diritto ad una data prestazione, la garanzia del credito è costituita

dall’intero patrimonio del debitore.

Il rapporto fra debito e responsabilità si manifesta:

in fase costitutiva;

in fase estintiva, in quanto il creditore può procedere all’esecuzione forzata;

in fase intermedia, riguarda le vicende che possono investire il patrimonio del debitore.

LE GARANZIE REALI, IL PEGNO: ha la funzione, come l’ipoteca, di vincolare un dato bene

a garanzia di un dato credito; il bene può essere dello stesso debitore oppure di un terzo che

acconsenta di garantire per un debito altrui. Il pegno si costituisce su cose mobili, oppure su

diritti di credito (art.2784). Sono diritti reali di garanzia, diritti reali su cosa altrui: il bene resta

di proprietà di chi lo ha dato in pegno e può essere, liberamente, alienato. Ma il creditore,

che è detto creditore pignoratizio (ipotecario) nel caso dell’ipoteca, acquista un duplice

diritto:

il diritto di procedere ad esecuzione forzata sul bene anche nei confronti del terzo

acquirente (il pegno o l’ipoteca segue la cosa nei successivi passaggi di proprietà,

fino a quando il credito non sia estinto) detto diritto di seguito;

il diritto di soddisfarsi sul prezzo ricavato dalla vendita forzata del bene con preferenza

rispetto agli altri eventuali creditori del medesimo debitore (diritto di prelazione).

La cosa data in pegno ha, normalmente, un valore superiore all’ammontare del credito che

garantisce; di questo maggior valore, il creditore non può approfittare: è nullo il patto

commissorio, ossi il patto con il quale creditore e debitore convengano che, in caso di

mancato pagamento, la cosa data in pegno passi di proprietà del creditore (art.2744).

Il pegno si costituisce per contratto reale di cose mobili, che si perfeziona solo con la

consegna della cosa dal proprietario al creditore (art.2786); quando si tratta di pegno di

48

crediti, un contratto si perfeziona solo con la notificazione del pegno del debitore del credito

oppure con l’accettazione da parte di questo (art.2800).

Se il debitore paga, in capitale, il credito garantito da pegno su cosa mobile, il creditore

dovrà restituirgli la cosa (art.2794). Se non paga, il creditore, dopo avergli intimato di pagare,

può far vendere la cosa da un mediatore o chiedere al giudice che gli sia assegnata la

proprietà.

Per il pegno di crediti, il creditore pignoratizio è tenuto, alla scadenza, a riscuotere il credito:

tratterà quanto a lui dovuto e, quindi verserà l’eventuale eccedenza al proprio debitore

(art.2803). perciò il pegno dei crediti implica anche un mandato a riscuotere il credito del

proprio debitore.

L’IPOTECA: si distingue dal pegno perché ha ad oggetto beni immobili oppure beni mobili

iscritti in pubblici registri e perché la sua costituzione richiede una specifica modalità:

l’iscrizione in pubblici registri.

L’ipoteca può avere diverse fonti:

ipoteca volontaria: si basa su un contratto fra debitore o terzo datore di ipoteca e

creditore o su un atto unilaterale del debitore o del terzo datore di ipoteca. Devono

avere forma scritta a pena di nullità (art.2821);

ipoteca giudiziale: si basa su una sentenza di condanna al pagamento di una somma di

danaro o all’adempimento di un’altra obbligazione o al risarcimento del danno da

liquidarsi successivamente (art.2818);

ipoteca legale: può essere iscritta, anche contro la volontà del debitore, nei casi

espressamente indicati dalla legge (alienazione bene immobile). In questo caso

l’ipoteca si costituisce su bene alienato e garantisce il pagamento del prezzo

(art.2817).

Sia l’ipoteca giudiziale che quella legale, si costituiscono per iniziativa del creditore.

Dalla trascrizione, che è pubblicità solo dichiarativa, l’iscrizione dell’ipoteca differisce perché

è pubblicità costitutiva: l’ipoteca esiste solo se iscritta nei registri e solo dal momento

dell’iscrizione (art.2852), quindi, l’iscrizione è condizione necessaria per l’esistenza

dell’ipoteca.

Su un medesimo bene si possono iscrivere più ipoteche, alle quali viene assegnato un

grado, in base alla loro successione. Se il bene viene sottoposto a vendita, verrà soddisfatto

prima il creditore di primo grado, poi quello di secondo…

Caratteristiche:

• l’iscrizione conserva il suo effetto per vent’anni, trascorsi i quali l’ipoteca si estingue,

salvo che non venga rinnovata prima dell’iscrizione (art.2847);

• è un diritto reale di garanzia: il bene ipotecato può essere venduto, ma chi lo

compera, compera un bene gravato da ipoteca;

• il creditore non pagato ha diritto di promuovere la vendita forzata del bene anche in

confronto al terzo acquirente (art.2808);

• l’ipoteca si estingue con la sua cancellazione nel registro; il conservatore dei registri

non può procedere d’ufficio alla cancellazione, serve una domanda dalla parte

interessata (art.2884).

LA FIDEIUSSIONE: è il contratto con il quale una persona, fideiussore, garantisce

l’adempimento di un’obbligazione altrui, obbligandosi personalmente verso il creditore

(art.1936). 49

L’effetto che produce è la responsabilità solidale nei confronti del creditore: esso può esigere

il pagamento dal debitore o dal fideiussore, senza necessità di rivolgersi prima al debitore

principale, salvo che ciò non sia previsto dal contratto.

Il fideiussore diventa debitore: la sua è un’obbligazione accessoria, valida solo se è valida

l’obbligazione del debitore principale (art.1939). La causa del contratto di fideiussione è la

garanzia di un debito altrui e se esso manca, viene meno la causa della fideiussione; la

fideiussione non può eccedere ciò che è dovuto dal debitore (art.1941).

Se il creditore si rivolge al debitore principale e questo paga, si estingue l’obbligazione

principale e anche la fideiussione; se, invece, il creditore si rivolge al fideiussore, questi ha

azione di regresso verso il debitore principale per il rimborso di quanto ha pagato (art.1950).

IL CONCORSO DEI CREDITORI E LE CAUSE DI PRELAZIONE: una medesima persona

può avere più creditori: il suo patrimonio può costituire la garanzia patrimoniale di una

pluralità di crediti; vale la regola generale della parità di trattamento: i creditori hanno uguale

diritto di essere soddisfatti sui beni del creditore (art.2741). A ciò fanno eccezione le cause di

prelazione, le quali consistono nel diritto di preferenza che è riconosciuto dalla legge a

determinati crediti.

I privilegi sono diritti, di preferenza, accordati dalla legge a determinati crediti in

considerazione della causa del credito, ossia della specifica natura del rapporto dal quale

derivano. Il privilegio generale spetta su tutti i beni mobili del debitore, il privilegio speciale

solo su determinati beni, mobili o immobili e ha diritto di seguito, segue la cosa anche se è

stata acquistata da terzi (art.2746/2747).

I creditori non muniti di cause di prelazione sono detti creditori chirografari, i creditori muniti

di pegno, ipoteca o privilegi sono detti creditori privilegiati. Il privilegio si basa su una

specifica connessione fra il credito e la cosa, mobile o immobile.

I MEZZI DI CONSERVAZIONE DELLA GARANZIA PATRIMONIALE:

l’azione revocatoria: se il debitore compie atti di disposizione del suo patrimonio, che

rechino pregiudizio alle ragioni del creditore, questi può richiedere al giudice che l’atto

di disposizione a lui pregiudizievole sia dichiarato inefficiente nei suoi confronti

(art.2901) o sia revocato. Il creditore potrà soddisfarsi sul bene che ne ha formato

oggetto, come se esso non fosse mai uscito dal patrimonio del suo debitore

(art.2902).

Il creditore deve provare:

il fatto oggettivo del pregiudizio che l’atto di disposizione del debitore ha arrecato

alle sue ragioni, ossia l’impossibilità per lui di soddisfarsi sul restante

patrimonio del debitore;

il fatto soggettivo della conoscenza di questo pregiudizio da parte del debitore e,

anche da parte del terzo acquirente, ossia deve provare che questi sapeva

che, acquistando dal suo dante causa, pregiudicava la garanzia patrimoniale

dei creditori di questo;

se l’atto di disposizione del quale chiede la revoca è anteriore al sorgere del

credito, l’ulteriore fatto soggettivo della dolosa preordinazione dell’atto da parte

del debitore e anche da parte del terzo acquirente.

L’azione revocatoria si prescrive in cinque anni dalla data dell’atto (art.2903). Tutto si

semplifica se il debitore è un imprenditore commerciale insolvente, dichiarato fallito: si

potrà esperire l’azione revocatoria fallimentare.

L’azione surrogatoria: può accadere che il debitore trascuri di esercitare i propri diritti

ledendo così la garanzia patrimoniale dei propri creditori. Ciascun creditore può

50

sostituirsi al debitore ed esercitare i diritti e le azioni che al debitore spettano verso i

terzi, esclusi solo i diritti e le azioni di carattere personale (art.2900).

DECADENZA: può accadere che il debitore diventi insolvente; per il creditore si delinea

allora la negativa prospettiva che gli altri creditori daranno fondo a tutto ciò che resta del

patrimonio del debitore comune e al termine di scadenza lui non troverà più nulla. Il codice

civile, pone rimedio, concedendo al creditore di esigere immediatamente la prestazione e di

concorrere sul patrimonio del debitore insieme a tutti gli altri creditori (art.1186).

DIRITTO DI RITENZIONE: il creditore, che detenga una cosa del debitore, può rifiutarsi di

restituirla fino a quando il suo credito non sia stato soddisfatto. Si parla di ritenzione

privilegiata quando sulla cosa il creditore ha qualche privilegio.

CIRCOLAZIONE E ALTRE VICENDE DEL CREDITO E DEL

CONTRATTO Capitolo ventiduesimo

CESSIONE DEL CREDITO: il creditore trasferisce ad altri, a titolo oneroso o a titolo gratuito,

il proprio diritto di credito, senza necessità del consenso del debitore (art.1260). Il primo è il

cedente, il secondo è il cessionario, il terzo è detto il debitore del ceduto. La cessione del

credito può essere a titolo oneroso o a titolo gratuito: sarà vendita o permuta del credito nel

primo caso e donazione del credito nel secondo. Non tutti i crediti sono cedibili: sono esclusi

quelli di “carattere strettamente personale” (art.1260).

La cessione del credito è efficace solo dal momento in cui è stata notificata dal debitore

ceduto o è stata da lui accettata. Dopo quel momento, se paga nelle mani del cedente, paga

male e può essere costretto dal cessionario a pagare una seconda volta (art.1264). se lo

stesso credito è ceduto a più persone, prevale non la cessione in data anteriore, ma quella

che sia stata notificata per prima al debitore ceduto (art.1265).

Il credito ceduto può essere inesistente o può accadere che il debitore ceduto non adempia.

La prima ipotesi è regolata in modo corrispondente all’evizione nel trasferimento di cose: il

cedente, se la cessione è a titolo oneroso, deve garantire l’esistenza del credito; se, invece,

la cessione è a titolo gratuito, la garanzia è dovuta solo se espressamente pattuita

(art.1266).

Per il mancato adempimento, il cedente non garantisce la solvenza del debitore ceduto:

l’inadempimento di questo è un rischio del quale il cedente si libera addossandolo al

cessionario. Con un’apposita clausola si può pattuire che il cedente garantisca la solvenza

del debitore ceduto, così, se il debitore non paga, potrà rivolgersi al cedente (art.1267).

DELEGAZIONE:

1. delegazione di debito: il debitore (delegante) assegna al proprio creditore

(delegatario) un nuovo debitore (delegato), il quale si obbliga verso il creditore. Il

rapporto fra il delegante e il delegatario è detto rapporto di valuta; quello tra il

delegante e il delegato è detto rapporto di provvista. La funzione della delegazione è

di far si che un unico pagamento estingua simultaneamente due rapporti obbligatori.

Se il creditore delegatario dichiara espressamente di liberare il debitore originario,

questi è sostituto del nuovo debitore.

2. delegazione di pagamento: in questo caso il delegato è invitato a pagare il debito del

delegante, ma non è tenuto ad accettare l’incarico (art.1269). 51

ESPROMISSIONE: l’espromittente si obbliga spontaneamente nei confronti

dell’espromissario ad adempiere il debito dell’espromesso.

ACCOLLO: è un contratto nel quale l’accolante si obbliga verso l’accolato ad assumere il

debito di questo verso l’accollatario.

CESSIONE DEL CONTRATTO: il cedente, sostituisce a sé il cessionario, nei rapporti

derivanti da un contratto a prestazioni corrispettive, con la conseguenza che il terzo

cessionario assumerà rispetto all’altro contraente, il contraente ceduto, la medesima

posizione già occupata dal cedente. Per perfezionare la cessione, è necessario il consenso

del contraente ceduto (art.1406).

Il cedente garantisce la validità del contratto ceduto (art.1410) ma non garantisce, salvo

patto contrario, l’adempimento del contratto da parte del contraente ceduto.

PRESCRIZIONE E DECADENZA

Capitolo ventitreesimo

PRESCRIZIONE: è l’estinzione dei diritti a causa del loro mancato esercizio per un tempo

prolungato (art.2934); il tempo ordinario di prescrizione è di dieci anni (art.2946), un termine

maggiore vale per i diritti reali su cosa altrui, che si estinguono per mancato esercizio

ventennale. La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto poteva essere

esercitato (art.2935). Il diritto di proprietà non è sottoposto a prescrizione.

Il decorso del termine di prescrizione è interrotto se:

il titolare del diritto compie un atto di esercizio dello stesso, come l’atto con il quale si

inizia un giudizio (art.2943);

il soggetto passivo riconosce l’esistenza del diritto (art.2944).

Diversa dall’interruzione è la sospensione della prescrizione: il decorso del termine di

prescrizione si arresta con il verificarsi di una causa di sospensione e ricomincia a decorrere,

per la parte residua, quando la causa di sospensione è cessata.

DECADENZA: è l’estinzione di un diritto per mancato esercizio entro un dato tempo

(art.2964). Essa consiste nel limitare entro un breve tempo lo stato di incertezza delle

situazioni giuridiche; non ammette né sospensione, né interruzione. Essa non può essere

impedita se non dal compimento dell’atto (art.2966); può essere pattuita: il contratto può

sottoporre a termine di decadenza l’esercizio dei diritti che da esso derivano. Ma è nullo il

patto con cui si stabiliscono termini di decadenza che rendono eccessivamente difficile a una

delle parti l’esercizio del diritto (art.2965). 52


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Istituzioni di Diritto Privato, Pascucci.
Analisi dei seguenti argomenti trattati: i poteri che creano diritto quali Stato, Comunità Europea e Regioni, Provincie, le autorità giudiziarie e la Corte di giustizia, il diritto oggettivo, il soggetto attivo e il soggetto passivo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Pascucci Paolo.

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