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c.p.p., come misura cautelare l'allontanamento dalla casa familiare del soggetto imputato o

indagato. Il co. 2 dello stesso articolo consente al giudice di corredare l'ordine di allontanamento

con una serie di prescrizioni finalizzate ad impedire che il soggetto allontanato possa continuerei

contatti con la persona offesa o coi suoi congiunti. Il co. 6 dello stesso art. Introduce una deroga ala

gravità del reato nei confronti di alcune norme, quali quelle sui reati sessuali. Questa disciplina

derogatoria è riservata solo ad alcune ipotesi delittuose, pertanto sorgono dubbi si costituzionalità in

relazione all'art. 3. Un'estensione dovrebbe essere esclusa, in considerazione del fatto che questa

norma risponde ad esigenze sostanziali e special-preventive e non processuali. La misura cautelare

consente di superare le lacune date dal punire con pene lievi condotte intrafamiliari ed è conforme

allo scopo di tutela del soggetto vulnerabile. La tutela del minore può essere diretta, nel caso in cui

il soggetto sia destinatario delle condotte illecite, o indiretta nel caso in cui il soggetto minore,

anche se non destinatario della condotta illecita, sia comunque leso dalla mancanza di un ambiente

sereno ed equilibrato.

Con novella del 2009 è stata poi introdotto l'art. 282 ter, che prevede la misura cautelare del divieto

di avvicinamento. Anche questa sembra rispondere in primo luogo ad esigenze sostanziali. È stata

introdotta con l'intento di tutelare le vittime del reato di atti persecutori, art. 612 bis c.p.. Il

contenuto dell'obbligo può essere duplice: può concretizzarsi in un divieto di avvicinamento a

determinati luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero può caratterizzarsi per il

contenuto più specifico di mantenere una determinata distanza da questi luoghi. Il divento può

coinvolgere anche i luoghi frequentati dal convivente o da persone legate alla vittima da una

relazione affettiva, può inoltre prevedersi il divieto di comunicare in qualsiasi modo con i soggetti

da cui deve stare a distanza. Ai fini di agevolare le esigenze lavorative del soggetto sottoposto a

misura il giudice può temperare l'obbligo permettendogli di frequentare quei luoghi, secondo

specifiche modalità da esso prescritte. La stessa novella ha poi introdotto l'art. 282 quater c.p.p.

secondo cui le ordinanze dei due art. precedenti vanno comunicate all'autorità di pubblica sicurezza

per gli eventuali provvedimenti in materia di armi e munizioni, alla persona offesa dal reato e ai

servizi sociali.

- art. 573 e 574 c.p., disciplinano la sottrazione consensuale di minore ultra-quattordicenne e la

sottrazione di persona minore di quattordici anni o inferma di mente. Originariamente erano

fattispecie poste a tutela della potestà parentale. In questa prospettiva il minore rimane semplice

oggetto materiale del reato. Tutelati sarebbero la potestà del genitore e del minore e l'interesse dei

genitori affinché il loro diritto-dovere di controllo e di vigilanza dei figli non sia offeso da

comportamenti di terzi.

È la stessa corte di Cassazione a sostenere che la condotta realizzi "schemi di comportamento lesivi

della patria potestà come indirizzare i minori, svincolandoli ed affrancandoli dal freno paterno,

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verso una vita extra-familiare in cui il minore stesso viene ad essere guidato non più dai genitori,

ma da amici, compagni o camerati".

Dal 1975 si fa strada un'interpretazione adeguatrice, che vede nella norma la tutela si della patria

potestà, ma alla luce del dovere dei genitori di guidare i figli e di prevenire da parte loro la presa di

decisioni che potrebbero pregiudicare la loro vita futura. In questo modo si cerca di tutelare il

minore attraverso il programma educativo che il genitore o il tutore ha predisposto per lui.

La Corte Costituzionale ha evidenziato l'esigenza di tutelare il minore in senso personalistico e

quindi di permettergli di compiere le scelte più adeguate per lui, anche se in contrasto con la volontà

del genitore. Secondo la Corte, quindi, è necessario reinterpretare la norma tenendo conto delle

capacita acquisite dal minore e delle sue aspirazioni.

Oggi la potestà genitoriale, alla luce della Costituzione e del diritto di famiglia, deve intendersi

come preposta alla salvaguardia del minore. Quest'orientamento è stato seguito dalla giurisprudenza

di merito, che ha negato il reato di sottrazione consensuale di minore, nel caso in cui la madre si

allontani dalla casa familiare coi figli prossimi alla maggiore età che esprimano la volontà di

seguirla. Considerato reato impossibile per inidoneità alla lesione del bene giuridico.

Quest'interpretazione rende però più complesso l'accertamento della condotta tipica che non è più

identificabile con una condotta fisico-spaziale. La condotta tipica può essere qualsiasi condotta di

interferenza con l'esercizio del potere parentale. Per la Cassazione non bisogna considerare secondo

schemi presuntivi il dissenso dei genitori, ma deve essere accertato in concreto. L'attualità dell'art.

573 sta nella capacità di risposta al problema del bilanciamento fra i due interessi, quello di ciascun

genitore all'esercizio dei poteri di vigilanza e controllo e quello del minore a godere dei diritti

fondamentali. Il mancato riconoscimento di questa realtà significa esporre la norma al rischio

strumentalizzazioni, per controllare le libertà dei minori. Bisogna riconoscere ai minori la

possibilità di esercitate le proprie libertà, anche sessuali.

Alla luce di queste considerazioni andrebbe letta anche la nuova fattispecie di sottrazione e

trattenimento di minore all'estero di cui all'art. 574-bis, introdotta nel 2009. Per la configurazione

del reato è necessario oltre al dissenso del genitore, anche che la condotta impedisca in un tutto o in

parte l'esercizio della potestà. Quando si tratta di minore che abbia compiuto gli anni quattordici

tale tutela va garantita in funzione del rispetto del programma educativo che il genitore ha pensato

nell'interesse preminente del minore.

6. Ancora fattispecie solidaristiche a tutela rafforzata della persona in quanto minore di età.

Figure criminose in cui la responsabilità penale deriva dalla violazione di uno specifico obbligo di

protezione del minore. Si incrimina il mancato adempimento di un obbligo di assistenza, cura o

custodia di soggetti bisognosi. Artt. 591 (abbandono di minore o incapace) e 593 (omissione di

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soccorso di minore di dieci anni), figure crimine tradizionali, che offrono tutela maggiore alla

vittima se minore. Sono norme collocate fra i delitti contro la vita o l'incolumità personale.

L'obbligazione di protezione non è interesse preminente della disposizione in esame. L'obbligazione

concorre a definire la condotta tipica, e il suo adempimento risulta tutelato in via secondaria e

strumentale alla protezione del bene personale della incolumità individuale. In relazione all'art. 591

è da preferire l'orientamento che ritiene che ai fini della responsabilità occorre la sussistenza di un

rapporto giuridico fra soggetto attivo e minore, qualificato da uno specifico obbligo giuridico di

protezione, di fonte legale o contrattuale. Nel caso dell'art. 593 invece l'obbligo di protezione ha

carattere generale che si realizza nel momento in cui si realizzano le condizioni fattuali descritte

dallo stesso articolo, cioè l'attualità di una situazione di fatto in cui è necessario soccorrere una

persona minore degli anni dieci. La prima norma si riferisce ai minori degli anni quattordici contro

condotte di abbandono da parte di colui che si è assunto che si è assunto un'obbligazione di cura o

custodia, e il minore di anni diciotto da condotte di abbandono all'estero da parte di colui al quale è

stato affidato nel territorio dello Stato per ragioni di lavoro. La cerchia dei soggetti si restringe a

coloro che sono titolari di uno specifico rapporto con il minore. Si prevede un'aggravante nel caso

in cui il soggetto attivo sia un genitore. Incrimina condotte che possono mettere in pericolo il bene

tutelato, cioè la vita e l'integrità fisica. L'abbandono non deve essere definitivo, ma è sufficiente sia

temporaneo, fino ad identificarsi con qualsiasi situazione di degrado generale o di grave

insufficienza e inadeguatezza delle strutture e delle persone nell'assistenza agli incapaci, tale da

esporre a pericolo la vita o l'incolumità di questi. La valutazione della messa ,in pericolo del bene

protetto deve essere fatta alla luce delle particolari e concrete modalità del fatto, anche se è

sufficiente un pericolo anche solo potenziale. Anche l'art. 593 incrimina condotte di pericolo,

concreto in relazione al co. 2 che incrimina l'omesso soccorso in caso di ritrovamento di un corpo,

non concreto nel caso del co. 1 relativo all'omesso soccorso nei confronti di un minore di dieci anni.

Il principio di offensività sembra spingere a favore della natura concreta del pericolo, perciò ai fini

della sussistenza del reato diventa necessario accertare la persona minore o incapace sia anche in

una situazione di effettivo pericolo per la vita o l'incolumità. Secondo alcuni il pericolo presunto si

adatta meglio al tenore letterale della norma. Il pericolo sarebbe insito nella particolare situazione e

qualità del soggetto passivo. Questa interpretazione rende più gravosi i doveri di solidarietà sociale,

ma tutela in modo più adeguato il soggetto. Al co. 1 l'art. 593 prevede un dovere di soccorso

indiretto, cioè di avviso alle autorità. Per essere destinatari dell'obbligo è necessario un contatto

materiale diretto con la persona bisognevole.

7. Minore età e abusi sessuali: violenza sessuale e tutela differenziata del minore 11 di 20

L. 66 del 1996 riforma dei reati contro la libertà sessuale. I reati sessuali sono stati ricondotti fra i

reati contro la persona. In questo modo la libertà sessuale rientra nel catalogo dei diritti,

adeguandosi alla prospettiva costituzionale.

La prima esigenza è stata quella di fissare delle soglie di età:

- sotto i dieci anni si assicura una rigorosa e assoluta tutela del minore contro esperienze che per lui

sarebbero traumatiche.

- fra i 10 e i 14 anni vige una tutela assoluta nei confronti di atti sessuali imposti o consensuali con

adulti.

- fra i 14 e 16 anni viene tutelato nei confronti di atti sessuali consensuali con adulti ai quali il

minore è legato da particolari relazioni.

Al di sopra dei 14 anni si riconosce il diritto ad una piena sessualità del minore, salvo i casi di

violenza o minaccia per costringere agli atti sessuali o nei casi di abuso di posizioni particolari,

almeno fino ai 16 anni del minore.

La legge del 2006, anche grazie al recepimento di documenti internazionali, ha introdotto

significativi cambiamenti, quali la modifica dell'art. 609 quater, prevedendo fra i soggetti attivi del

reato anche il convivente del genitore. Non sembra questa una modifica significativa, poiché già nel

1996 si prevedevano come soggetti attivi tutti i soggetti conviventi col minore. Si tratta di

un'aggiunta simbolica, rilevante soprattutto nei casi in cui il convivente del genitore non sia anche

convivente del minore (genitore separato a cui non sia stato affidato il minore). Il co. 2 dello stesso

art. l'ascendente, il genitore, il convivente del genitore o il tutore, che con l'abuso dei poteri

connessi alla sua posizione , compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni 16.

In questo modo il codice appresta protezione anche al minore che ha un età compresa fra i 16 e i 18

anni. La condotta tipica in questi casi dovrebbe identificarsi con quella di approfittamento tale da

indurre il minore a cedere al rapporto sessuale, senza che vi sia alcuna costrizione. L'abuso può

esplicassi in una condotta minacciosa, quando non una violenza psichica di natura costrittiva. Non

sarà sempre facile, nella prassi, distinguere un abuso non connotato da violenza o minaccia (art. 609

quater) dall'abuso che presenti tali connotati e realizzi una vera e propria coercizione fisica (art. 609

bis co. 1). Può essere utile la distinzione fra costrizione agli atti sessuali e induzione agli atti

sessuali, che figure tutti quei comportamenti capaci di influenzare la volontà dell'incapace senza

coartarla. L'art. 609 bis contempla anche la violenza sessuale con abuso di autorità. Diviene

problematico perciò distinguere l'abuso di autorità costrittivo, che integra gli estremi della violenza

sessuale, dall'abuso previsto dall'art. 609 quater co. 2 che si dovrebbe esplicare, in quanto abuso di

poteri e non di autorità, in induzione rilevante per il delitto di atti sessuali con minorenne. Il punto

nodale che interessa noi è comunque il significato che queste fattispecie hanno per quanto riguarda

la volontà dello Stato di tutelare la personalità del minore, contro qualsiasi condotta che la possa

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offendere. Tutela che rischia di essere vanificata laddove la minore età viene considerata come

aggravante e perciò bilanciabile. Al giudizio di bilanciamento non si sottraggono nemmeno le tre

circostanze aggravanti previste dalla l. 2009 n. 94:

1- violenze commesse all'interno o nelle adiacenze di istituti di istruzione o di formazione

2- all'interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori

3- all'interno o nelle immediate vicinanze di istituti di formazione o di istruzione frequentati dalla

persona offesa

La prima e la seconda riguardano il minore di età. La prima è una circostanza aggravante comune

applicabile nel caso di delitti contro la persona a danno di minore. Con istituti dovrebbero intendersi

quelli frequentanti dal minore e con adiacenze, non sarebbe sufficiente la contiguità fisica, ma

dovrebbe riferirsi ad una connessione funzionale e non puramente spaziale, cioè indica i luoghi in

cui il minore può trovarsi in funzione della frequentazione dell'istituto. Anche la circostanza

aggravante speciale del delitto di atti osceni, art. 527, richiama espressamente luoghi abitualmente

frequentati da minori, prevedendo l'operatività solo se da tale situazione deriva il pericolo che essi

assistano agli atti. Ricomprende tutti i luoghi frequentanti dai minori, anche per motivi di svago.

Occorre però un concreto pericolo che il minore assista a questo tipo di atti e che l'autore sia

consapevole di questo pericolo. La terza circostanza aggravante si applica qualora sia la vittima

stessa a frequentare il luogo indicato e trova applicazione anche nel caso di vittime maggiorenni.

Spetterà alla prassi arginare le conseguenze derivanti dal giudizio di bilanciamento. In particolare in

relazione all'attenuante di minor gravita del fatto, la Corte di Cass. ha previsto che la gravità del

fatto deve essere valutata in relazione alla modalità di condotta, al danno cagionato alla persona

offesa e alle condizioni psichiche in cui questa versava al momento della commissione dell'abuso.

Inoltre in una sentenza recente ha sostenuto che la minore età del soggetto vittima esclude

l'applicabilità dell'attenuante della minore gravità del fatto. L'attenuante in esame non risponde ad

esigenze di adeguamento del fatto alla colpevolezza del reo, ma concerne la minore lesività del fatto

rapportata al bene giuridico tutelato. Non rileva nemmeno, secondo la corte, la disponibilità e la

libertà del minore nell'intraprendere rapporti sessuali.

La nuova normativa prevede poi la non punibilità di atti sessuali con minore consenziente ultra-

tredicenne quando la differenza di età fra i soggetti non supera i tre anni. È una norma destinata ad

operare in una fascia ristretta di casi. Quelli in cui il minore vittima consenziente è in una fase età

compresa fra i tredici e quattordici anni e il minore autore non ha compiuto i diciassette anni.

Esprime l'orientamento ideologico tollerante, ma restio a liberalizzare in modo assoluto i rapporti

sessuali fra minori.

È poi previsto che l'autore del reato non possa addurre come scusa il fatto di ignorare la minore età

della vittima. L'errore sull'età della vittima non può escludere la colpevolezza del reo. La Corte

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Costituzionale investita di una questione di legittimità al riguardo ha risposto con una sentenza

interpretativa di rigetto. Ha perciò introdotto un coefficiente di colpevolezza, quello della evitabilità

dell'errore sull'età, come requisito di operatività della disposizione che sancisce l'irrilevanza dell'età

del minore dei delitti sessuali. Non sono sufficienti le dichiarazioni del minori a rendere scusabile

l'errore. L'errore colposo, cioè evitabile, lascia impregiudicata la responsabilità. E tale responsabilità

rimane in ogni caso in cui possono residuare dubbi sull'età del partner. Il giudice dovrà perciò

valutare se, un uomo ragionevole, in quella situazione non sarebbe stato sfiorato dal dubbio di

trovarsi in presenza di una minorenne. Il rischio è quello di punire a titolo doloso, un soggetto

accusabile solo di colpa.

Le esigenze di tutela hanno spinto il legislatore a limitare la portate del principio generale della

procedibilità a querela, introducendo una serie di eccezioni a questo regime. La procedibilità

d'ufficio è stata prevista nei casi più gravi, in particolare quando si procede a tutela di perdoni

particolarmente deboli ed esposte.

Inoltre la tutela della libertà sessuale del minore ha assunto connotati sia negativi, cioè tutela

dell'integrità fisica del minore nei confronti di possibili abusi, ma anche positivi, cioè protezione

dell'intera personalità in formazione, quale presupposto del libero dispiegarsi dell'esercizio della

libertà sessuale.

Con l. n. 269 del 1998 sono state introdotte disposizioni contro lo sfruttamento della prostituzione,

della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori. Riformata nel 2006 in relazione alla

decisione quadro 2004/68/GAI. La legge potenzia gli strumenti di tutela dell'integrità e della libertà

sessuale del minore da condotte di mercificazione della persona. Fino al compimento del

diciottesimo anno di età. La corte di Cassazione individua in queste norme non solo la tutela della

libertà sessuale del minore, ma anche la punizione di condotte prodromi che portano a mettere a

repentaglio il libero sviluppo personale del minore. Si individuano perciò figure incriminatrici di

condotte preparatorie o strumentali alla pratica della pedofilia. La disciplina presume l'invalidità del

consenso del minore e sancisce la punibilità di qualsiasi condotta di fruizione diretta o indiretta

delle prestazioni sessuali del minore di anni diciotto. La disciplina punisce: induzione,

favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di minore; fruizione della prostituzione

minorile, se la vittima ha un età compresa fra 14 e 16 anni; detenzione di materiale pornografico. Si

prevede un trattamento più severo, ma si ignora la protezione della vittima fornendo aiuto alle

famiglie della stessa. Le norme introdotte per ultime arrivano a punire la pornografia solo virtuale,

cioè pornografia che utilizza immagini di minori non reali, in quanto frutto di tecniche di

elaborazione grafica. Rimane comunque un termine dubbio, in particolare non si capisce se debba

ricomprendervi anche il materiale pornografico che rappresenta una persona reale, che sembra

essere un bambino. La decisione quadro distingue il materiale pornografico che rappresenta persone

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reali che sembrano bambini, da quello costituito da immagini realistiche di bambini inesistenti. La

decisione quadro non ha però effetto diretto nell'ordinamento nazionale, anche se ha acquistato

rilievo a livello di interpretazione della normativa interna. Con la sent. 16 giugno 2005 la Corte di

Giustizia ha espresso il principio secondo cui il giudice interno deve interpretare le norme in modo

conforme al diritto comunitario, purché non si tratti di interpretazione contra legem o in malam

partem. E l'incriminazione della pornografia anche apparente, integra un ipotesi di interpretazione

analogica. L'incriminazione della stessa si presta inoltre a critiche dal punto di vista dell'offensività.

Infatti non esiste un minore vittima del reato e perciò manca la vittima del reato. All'interesse della

presunta potenzialità offensiva della pseudo-pornografia si contrappone l'interesse alla libera

esplicazione della propria personalità sessuale, anche se deviata. La corte Surema americana ha

dichiarato l'illegittimità costituzionale delle disposizioni del Child Pornografy Prevention Act del

1996 per violazione della libertà di espressione. Secondo la corte non si può giustificare la

punizione della pornografia virtuale se non vi è una prova diretta che questa sia collegata ad abusi

su minori reali.

Sono state rilevate incongruenze interne alla normativa. In particolare il fatto che il fruitore di

prestazioni sessuali con soggetto compreso fra i 16 e i 18 anni non viene punito, mentre il semplice

detentore di pornografia riguardante minore di anni 18 era ed è punibile. Questa differenza di

trattamento era spiegata in relazione all'esigenza di reprimere e controllare il mercato del materiale

pornografico minorile. La nuova normativa ha innalzato l'età del minore prostituitosi da 16 a 18

anni e ha aumentato la pena per il cliente. È stata inoltre introdotta una pena aggravata per il minore

di 16 anni. Queste disposizioni contrastano comunque, esternamente, con quelle esaminate in

precedenza, che puniscono la violenza sessuale. È sembrato logico al legislatore introdurre una

tutela assoluta nel caso in cui entri in gioco l'interesse economico. Da queste norme sembra

discendere una drastica compressione della libertà di determinazione sessuale, anche dal punto di

vista del minore, le cui condotte potrebbero essere semplicemente esplicazione di forme di

perversione sessuale. In particolare se si tratta di minore quasi maggiorenne. Al fine di favorire il

rispetto di spazi di autonomia sessuale, sembra preferibile l'interpretazione che aggancia al requisito

della abitualità condotte quali quella di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della

prostituzione. Ma con la riforma del 2006 queste considerazioni non sembrano più applicabili.

Infatti nel caso della condotta di pornografia minorile si è sostituito il verbo sfruttamento con quello

di utilizzazione. Una parte della dottrina ritiene che questa condotta debba essere ricostruita nei

termini di reato di danno. Infatti l'offesa al corretto sviluppo psico-fisico del minore sarebbe

connaturale alle condotte tipiche, indipendentemente dalla successiva diffusione del materiale, che

potrebbe incrementare l'offesa sotto il profilo della dignità della persona. Comporta un ampliamento

delle condotte di pornografia minorile, anche la pornografia domestica sarebbe punibile,

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indipendentemente da una successiva diffusione, diversamente da quanto ritenuto dalla

giurisprudenza. Si potrebbe pensare diversamente se si volesse ancorare la punibilità ad un fine di

lucro. Il dato del fine di lucro non è stato però introdotto. Ciò che conta penalmente è il fatto di

realizzare esibizioni pornografiche, di produrre materiale pornografico o di detenere questo

materiale, indipendentemente dalla finalità. Nonostante fossero previste cause di non punibilità

dalla legge quadro europeo, nessuna di essere è stata introdotta. In particolare non è stata prevista

come causa di non punibilità la detenzione con il consenso del minore e senza intenzione di

diffondere il materiale. La previsione di queste cause di non punibilità avrebbe evitato riserve di

incostituzionalità alla luce del principio di inoffensività. La finalità personale, il consenso del

minore e l'età prossima prossima alla maggiore età fanno propendere per una condotta tipica non in

grado di offendere il bene giuridico, cioè lo sviluppo psico-fisico del minore. Secondo la Corte di

Cass. il requisito dell'interazione sostituirebbe quello tradizionale di contiguità e sarebbe rinvenibile

in qualsiasi condotta di prestazione sessuale, purché compiuta dietro pagamento di un corrispettivo

e finalizzata a soddisfare la libidine del destinatario. Sarebbe questo secondo la Cassazione

l'elemento che caratterizza la prostituzione e la distingue dalla mera esibizione del proprio corpo.

Infatti, secondo la corte, anche nella prostituzione realizzata tramite internet l'operatrice e il cliente

sono in un contatto che non elimina il significato di disvalore sociale di atti che implicano l'uso

strumentale della propria sessualità per riceverne un corrispettivo. Valutazioni diverse in termini di

disvalore andrebbero espresse con riferimento a quei comportamenti nei quali manca qualsiasi tipo

di relazione. L'art. 600 quater prevede un'aggravante nel caso in cui il materiale detenuto sia di

ingente quantità. Si tratta di una circostanza aggravante indefinita, che ha sollevato dubbi di

incostituzionalità sotto il profilo della sua indeterminatezza. Il co. 4 dell'art. 600 ter ha ampliato la

portata del concetto di cessione o offerta di materiale pornografico, eliminando l'avverbio

consapevolmente, dalla norma precedente. Perciò il dubbio sulla natura del materiale o sull'età dei

soggetti rappresentati, diventa compatibile con il dolo della fattispecie. In questo senso ciò che

appare tutelata è la dignità umana, intesa come insieme delle qualità personali riferibili ad un

soggetto determinato. In altri ordinamenti prevale la tutela del minore fanciullo, cioè del minore di

età inferiore a 14 anni.

Le forme moderne di prostituzione si combattono anche intervenendo alle fonti di

approvvigionamento del materiale umano. Per far ciò il legislatore ha modificato l'art. 601 c.p.

"Tratta e commercio di schiavi" inserendo nell'art. una specifica figura criminosa di tratta e

commercio di minori finalizzata all'avviamento alla prostituzione. Più altre fattispecie volte a

limitare il mercato degli esseri umani. In questo modo si vuole tutelare l'individuo contro qualsiasi

attività di annientamento psico-fisico e morale della persona attraverso forme di schiavitù non tanto

di diritto, ma di fatto. È stato modificato l'art. 600 secondo una tecnica definitoria che mira a

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superare incertezze derivanti dalla indeterminatezza della vecchia formulazione. Questa, con

l'espressione riduce una persona in schiavitù, rinvia alla schiavitù di diritto e con l'espressione

condizione analoga alla schiavitù, introduce una componente di indeterminatezza. La prassi aveva

dilatato la scali sola fino a ricomprendervi qualsiasi condizione di fatto. La riforma del 2003 aveva

come obbiettivo quello di riempire le lacune e incrementare la tutela delle vittime. La riforma

legalizza al co.1 dell'art. 600 l'orientamento della prassi al favore di un interpretazione allargata

dello stato di schiavitù come qualsiasi situazione di mero fatto nella quale il soggetto passivo, a

seguito dell'attività esplicata da altri sulla persona, si venga a trovare ridotto nell'esclusivo dominio

dell'agente, il quale materialmente ne usi, ne tragga profitto e ne disponga. Si è posta la questione se

l'utilizzo di bambini per raccogliere denaro destinato alle esigenze del gruppo, togliendo loro ogni

possibilità di un percorso alternativo di carattere educativo, formativo o di svago, possa configurare

il delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù. La Cassazione non ha esitato a dare

una risposta affermativa a simile quesito, sulla base del fatto che a scriminare queste condotte non

può invocarsi il consenso delle vittime, che presuppone la disponibilità del diritto. Né può invocarsi

l'esercizio del diritto da parte dei genitori, giacché esula dalla potestà parentale di educazione e

direzione la facoltà di ridurre i figli in stato di soggezione. Né si può far derivare tale diritto dalle

abitudini e consuetudini dei popoli zingari.

Nessun popolo può invocare propri usi per scriminare comportamenti vietati dalle norme penali,

eccetto il caso in cui siano richiamati dalle leggi territoriali. Non è necessaria ai fini della

configurabilità dei reati in esame una connotazione economica delle condotte tipiche. Viene

incriminata anche la condotta di mantenimento in stato di schiavitù o servitù, in modo da colpire le

condotte di coloro che intervengono in una fase successiva. In via prodromi va si prevede anche la

punizione del traffico di esseri umani liberi al fine del loro asservimento. Si tratta di qualsiasi

condotta che induce o costringe un'altra persona, con violenza, minaccia, abuso di autorità o

approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o mediante promessa o dazione di

somme di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità, a fare ingresso ovvero a

soggiornare ovvero ad uscire dal territorio dello Stato. Viene modificato l'art. 602 c.p., che

disciplina il reato di acquisto e alienazione di schiavi, di persona cioè che si trova già in stato di

assoggettamento. Ha un campo di applicazione residuale, soprattutto dopo la riforma, che ha

esplicitato che l'art. 601 possa applicarsi anche nel caso di un solo individuo. Tale art. trovare perciò

applicazione solo nel caso di condotte non tipicizzate 'art. 601. È con l'aggravante che vengono

tutelati i minori, infatti è previsto un aumento di pena da 1/3 ad 1/2, quando la vittima è minore

degli anni 18. Si prevede poi un'attenuante speciale, cioè si concede una diminuzione della pena nel

caso di ravvedimento operoso, cioè quando il reo si adoperi per evitare che il reato sia portato ad

ulteriori conseguenze. Si procede perciò secondo una duplice finalità: salvare il minore da condotte

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Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
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A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tatina89df di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale minorile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Dodaro Giandomenico.

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