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componenti del consiglio di gestione e del consiglio di sorveglianza.

La riforma ha inciso anche sul complesso dei poteri e doveri degli amministratori e sindaci,

rendendo necessaria una valutazione approfondita ai fini dell'individuazione di forme di

responsabilità penale di tipo omissivo ex art. 40 c.p. L'esempio è quello del sindaco assenteista o

distratto che ignori colposamente che gli amministratori abbiano posto in essere comportamenti

criminosi e non si sia attivato per impedire l'evento. La giurisprudenza nel corso degli anni ha

adottato un criterio di accertamento della responsabilità di tipo “presuntivo”: nell'assenza di una

prova circa la sussistenza del dolo intenzionale o diretto, il residuale dolo eventuale, quale

necessario elemento costitutivo minimo della responsabilità penale, verrebbe desunto

dall'inadempimento di doveri di vigilanza e controllo. Da tale inosservanza, insomma, si dedurrebbe

la consapevolezza del reo che dalla propria inerzia possa derivare la realizzazione di un reato,

prescindendo dalla prova di un collegamento causale psichico tra l'omissione e il successivo evento

non voluto, e ciò sarebbe sufficiente per attribuire all'autore una responsabilità a titolo di concorso

omissivo nel reato doloso. Questa impostazione non può ritenersi corretta, poiché per parlarsi di

dolo eventuale è necessario che il risultato sia stato previsto come possibile, anche se solo in termini

di mera probabilità. Quindi, il sindaco inerte, potrà essere condannato per concorso omissivo doloso

nel reato doloso, solo previa prova di una sua effettiva rappresentazione del fatto criminoso, come

conseguenza della sua disattenzione. Deve cioè esserci un nesso causale fra l'effettiva previsione

dell'evento come probabile conseguenza della condotta omissiva (e non mera, astratta prevedibilità)

e l'evento dannoso.

L'art. 2392 c.c. prevede una serie di obblighi in capo all'amministratore, il quale deve svolgere la

propria funzione con la diligenza che l'incarico specifico impone. Al secondo comma, la norma

accolla agli amministratori il dovere di porre in essere ogni possibile condotta per impedire eventi

dannosi per la società, tra cui “l'inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione

dell'integrità del patrimonio sociale” (art. 2394). per questa ragione è configurabile in capo

all'amministratore della società una posizione di garanzia, che lo obbliga ad un comportamento che

tuteli gli interessi indicati dal codice, in assenza del quale sorge la responsabilità penale per omesso

controllo, per il tramite del nesso causale descritto dall'art.40 c.p., comma 2. La prova della

rappresentazione dell'evento non suppone una completa conoscenza dello stesso, né è richiesto che

pervenga al soggetto per tramiti formali o pre-determinati, anche se, come già detto, la sua

dimostrazione non può discendere da presunzioni, bensì dalla positiva verifica della

rappresentazione di una ragionevole probabilità del suo avveramento. Al riguardo, in relazione

all'accertamento del dolo eventuale, sono di decisivo rilievo gli indici d'allarme (segnali perspicui

e peculiari), sintomi eloquenti relativi all'evento illecito. La presenza o la dimostrata percezione di

questi sintomi di pericolo in capo all'imputato, preposto alla posizione di garanzia, concreta un

adeguato riscontro della responsabilità penale, salvo che sia fornita convincente e legittima

giustificazione sulle ragioni che hanno indotto all'inerzia.

La riforma del 2005 ha introdotto, nel novero dei soggetti attivi, la nuova figura dei dirigenti

preposti alla relazione dei documenti contabili societari, che può quindi essere autore dei reati di

false comunicazioni sociali. Tale soggetto è titolare anche di un rilevante ruolo di tipo certificativo.

Egli infatti, con il direttore generale, deve attestare in apposita relazione la veridicità degli atti e

delle comunicazioni sociali, previste dalla legge o diffuse al mercato, contenenti informazioni sulla

situazione economica, patrimoniale, finanziaria della società stessa, nonché attestare la

corrispondenza del bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili. Deve, inoltre,

predisporre adeguate procedure amministrative e contabili per la predisposizione del bilancio e di

ogni altra comunicazione di carattere finanziario e, delle stesse, devve attestarne l'adeguatezza ed

effettiva applicazione. Tale configurazione del nuovo soggetto risulta normativamente riferita solo

alle società quotate, dal che se ne deduce che solo coloro che operano in tali contesti potranno

rivestire la nuova qualifica ed essere soggetti attivi, in via autonoma, delle relative fattispecie

tipiche di false comunicazioni.

OGGETTO MATERIALE DELLA CONDOTTA.

Il legislatore ha inteso perseguire l'obiettivo di porre un argine all'applicazione generalizzata del

precedente delitto che, mediante l'eccessiva dilatazione della nozione di comunicazione sociale,

finiva per ricomprendere ogni dichiarazione in qualunque modo espressa. Secondo l'attuale

formulazione, risultano certamente meglio definite le comunicazioni che assumono rilievo ai sensi

degli artt. 2621 e 2622. Innanzitutto, si tratta dei bilanci, intendendosi sia il vero e proprio bilancio

di esercizio, che qualsiasi bilancio straordinario cui gli amministratori siano obbligati in

particolari circostanze. In caso di più voci infedeli, si ha comunque unitarietà del comportamento

illecito. È altresì pacifico l'inserimento, fra i documenti rilevanti, del bilancio consolidato, cioè quel

complesso documento destinato a rappresentare la situazione patrimoniale, finanziarie ed

economica di un gruppo di imprese unitariamente considerate. Il richiamo al bilancio consolidato è

reso esplicito dalle nuove formulazioni laddove incriminano qualsiasi comunicazione, prevista dalla

legge e diretta a soci o al pubblico, che riporta notizie mendaci “sulla situazione economica,

patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene”. In questo modo

viene, però, lasciato irrisolto il problema relativo all'incolpevole trasferimento nel bilancio

consolidato di dati falsi provenienti dalle società controllate (Suprema Corte distingue tra falsità

originaria e falsità derivata). Mancando un obbligo normativo di vigilanza e/o verifica della

veridicità dei dati, l'affermazione di responsabilità ex art. 2621 c.c. degli amministratori della

controllante perde evidentemente ogni fondamento. In conclusione, in caso di trasposizione

inconsapevole di dati falsi, può condividersi l'opinione di quanti ritengano responsabili del reato

soltanto gli amministratori che abbiano trasmesso i dati non veritieri: ciò in forza del principio

espresso dall'art. 48 c. p. che, appunto, regola l'errore o la situazione di non conoscenza determinata

dall'altrui inganno o dall'altrui condotta illecita. In senso analogo si è espressa la Suprema Corte.

Quanto alle comunicazioni sociali, la norma incriminatrice contiene un espresso riferimento a

quelle “previste dalla legge”, così rinviando, anche x quanto riguarda le “relazioni”, agli strumenti

individuabili in ambito civile (es. art.2428 impone la redazione di una relazione allegata al bilancio

sulla situazione della società e sull'andamento della gestione; art. 2441 riguardo la relazione

necessaria per le proposte di aumento del capitale; ecc.). Le comunicazioni sociali rilevanti sono, sì,

circoscritte a quelle previste dalla legge, ma è altresì da tener conto che dovrà pur sempre trattarsi di

comunicazioni provenienti dai soggetti qualificati, concernenti la situazione economica,

finanziaria o patrimoniale della società e rivolte ai soci o al pubblico (essendo così penalmente

rilevanti soltanto le false comunicazioni dirette nei confronti di categorie aperte di soggetti).

Anche alla luce della nuova normativa, non mancano però casi dubbi. Mentre resta aperta la

questione relativa al libro giornale, non ci sono dubbi circa la rilevanza penale, ai sensi degli artt.

2621 e 2622 c.c., di eventuali falsità presenti nella nota integrativa , anche poiché si tratta di una

parte costitutiva del bilancio ai sensi dell'art. 2423 c.c. E', inoltre, da considerare che la locuzione

“fatti materiali non rispondenti al vero” include il riferimento ad un dato attuale. Pertanto la falsità

sarà rilevante soltanto qualora ricada su dati presenti, mentre non lo sarà se relativa a possibili

avvenimenti futuri, o consista in impegni, assicurazioni, promesse ecc., trattandosi di condotte che

non rivestono il carattere della dichiarazione di scienza.

L'OMESSA COMUNICAZIONE DI INFORMAZIONI DOVEROSE PER LEGGE.

Il nuovo modello punitivo di cui agli artt. 2621 e 2622 prevede l'incriminazione dei soggetti

qualificati allorché “omettano informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge”. Viene

quindi previsto un reato omissivo proprio, con un generico riferimento a comunicazioni sociali

obbligatorie, il cui contenuto non risulta, poi, precisamente definito. Perciò, è necessario fare

riferimento al principio di trasparenza (es. l'obbligo di indicare i fatti rilevanti avvenuti dopo la

chiusura dell'esercizio nella redazione del bilancio, cioè fatti necessari a comprendere le risultanze

del bilancio stesso). Quanto alla informazione societaria che è l'oggetto dei documenti contabili,

occorre distinguere fra comunicazioni sociali spontanee, non previste né richieste dalla legge, e

comunicazioni richieste da terzi. L'omissione delle prime, infatti, non potrà avere alcuna rilevanza,

in quanto la norma appunto richiede che siano “previste dalla legge”. Quanto le seconde, cioè


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Mazzacuva Nicola.

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