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società ad altra società dello stesso gruppo senza adeguata contropartita. Il reato di bancarotta

fraudolenta patrimoniale impropria si realizzerebbero, quindi, soltanto nelle ipotesi in cui il bene

sociale sia fuoriuscito in modo irreversibile dal patrimonio della società. La soluzione prospettata

non ha, però, trovato seguito in giurisprudenza.

Il dissesto della società.

La maggior novità introdotta dal d.lgs. 61/2002 è quella di richiedere l'esistenza di un nesso causale

tra la commissione dei reati societari ed il dissesto (“hanno cagionato o concorso a cagionare il

dissesto”), congiuntamente alla necessità della dichiarazione di fallimento. La commissione del

reato societario, peraltro, non deve per forza essere l'unica causa del dissesto, potendo trattarsi

anche di concausa. Per quanto riguarda la condotta tipica, la nuova formulazione ha effettuato una

selezione fra i reati societari rilevanti. In dottrina si è discusso se sia riconducibile alle condotte

punibili di cui all'art.223 n.1 anche l'aggravamento del dissesto già in atto. Alcuni autori hanno

considerato possibile tale ipotesi, mentre la dottrina maggioritaria ha finito col far coincidere il

dissesto con il fallimento, poiché la norma interviene soltanto una volta verificatosi il fallimento.

Questo anche in forza del fatto che il legislatore, all'art. 224, ha esplicitamente previsto l'ipotesi di

aggravamento del dissesto, mentre all'art. 223 non è stato previsto.

IL DELITTO DI CUI AL COMMA 2 NR.2 DELL'ART. 223.

alle disposizioni in esame si applicano le pene previste per la bancarotta fraudolenta agli

amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori che “hanno cagionato con dolo o per effetto

di operazioni dolose il fallimento della società” tale fattispecie costituisce un'ipotesi residuale, nella

quale è possibile far rientrare le ipotesi non riconducibili al n.1. È stato considerato che la dizione

della norma, che fa riferimento genericamente ad una causazione “con dolo”, ben si presta a farvi

rientrare anche una causazione omissiva ai sensi dell'art.40 c.p., dal momento che i soggetti attivi

indicati dalla disposizione sono titolari di una posizione di garanzia in relazione agli interessi dei

creditori e, pertanto, essi rispondono anche del fallimento determinato da fattori esterni che si è

realizzato in conseguenza dell'omesso impedimento; ciò sempre che sia dimostrabile la concreta

possibilità di un efficace intervento impeditivo del soggetto qualificato. È necessaria la precisa

volontà do causare il dissesto (dolo specifico). Quanto alla nozione di operazioni dolose si ritiene

che essa richiami tutti quei comportamenti abusivi, o in violazione di obblighi, che si traducono in

atti di gestione contrari ai principi a cui deve essere ispirata l'attività posta in essere da un buon

amministratore e che si traducano in un danno all'ente, ai soci, ai creditori o ai terzi. Vi rientrano

anche fatti di per sé non costituenti reato purché eseguiti in un contesto di abuso di potere o

violazione di dovere. L'esplicito riferimento ad “operazioni” sembrerebbe escludere la rilevanza di

comportamenti omissivi. Per quanto rigarda la rilevanza di fatti che aggravino il dissesto, a

differenza di quanto precedentemente esposto, una sentenza della Cassazione vi attribuisce

rilevanza se “globalmente considerato e non con riferimento alle singole situazioni debitorie,

sicchè quando l'entità complessiva del dissesto sia comunque rimasta invariata o sia stata ridotta,

la circostanza che la condotta abusiva abbia incrementato determinate voci di passivo non

giustifica, di per sé, un'affermazione di responsabilità ai sensi della disposizione in questione...”.

ELEMENTO SOGGETTIVO.

Per quanto concerne l'elemento soggettivo richiesto per la fattispecie di cui all'art.223, comma 1, si

può senz'altro rimandare alla trattazione relativa alla bancarotta patrimoniale. Per quanto riguarda

l'attuale comma 2, n.1 art. 223, l'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico, che deve essere

inteso quale volontà del fatto nella sua interezza, con rappresentazione sia del legame causale fra il

reato societario base e l'evento di danno, sia del dissesto della società. Si può, peraltro, ritenere

sufficiente il dolo eventuale, consistente nell'accettazione del rischio di provocare il dissesto come

conseguenza della commissione del reato societario. Nell'ipotesi, invece, in cui il soggetto agisca

con colpa, dovrà vagliarsi la possibilità di applicare, se sussistano i necessari requisiti, la

disposizione di cui all'art. 224 n.2, cioè la bancarotta societaria semplice. Ovviamente i reati

societari mantengono la loro identità, quindi dovrà ricorrere l'elemento soggettivo di volta in volta

necessario. Per quanto riguarda il comma 2, n.2 art. 223, la giurisprudenza ritiene che le locuzioni

“con dolo” e “operazioni dolose” siano due autonome fattispecie criminose. Nella ipotesi di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Mazzacuva Nicola.

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