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3) DELITTI POLITICI COMMESSI ALL’ESTERO

ART. 8 DELITTO POLITICO COMMESSO ALL’ESTERO

1° COMMA  Il delitto politico commesso all’estero dal cittadino o dall’ straniero viene

punito secondo la legge penale italiana. Scatta una prima condizione

1° condizione: a condizione che ne faccia richiesta il ministro della giustizia. Quindi affinché

scatti la punibilità occorre che intervenga questa condizione di procedibilità e cioè la previa

richiesta da parte del ministro della giustizia.

2° COMMA  se si tratta di un delitto punibile a querela della persona offesa occorre,

oltre alla richiesta, anche la querela.

Abbiamo una duplice condizione: è richiesta sempre la condizione della richiesta del

ministro della giustizia. Inoltre nell’ipotesi si tratti di reati punibili a querela occorre che

intervenga anche la querela ad opera della persona offesa.

3° COMMA  fornisce la definizione di delitto politico attraverso una doppia

concettualizzazione nel senso che tale comma prevede 2 diverse tipologie di delitto politico

e cioè:

Delitto oggettivamente politico: delitto politico è ogni delitto che offende un interesse

a) politico dello stato ovvero un diritto politico del cittadino.

Esempio di delitto politico che offende un interesse politico dello stato: nel codice

penale militare è previsto il sabotaggio, non previsto nel codice penale e quindi può

essere considerato un delitto oggettivamente politico diversi da quelli nell’art. 7.

Esempio di delitto politico che offende un diritto politico del cittadino: reati elettorali e

cioè i reati attraverso i quali si cerca di impedire il libero esercizio del diritto di voto nella

prospettiva dell’elettorato attivo che passivo. Tali reati sono esempi di reato

oggettivamente politico perché offendono il fondamentale diritto di voto del cittadino.

Delitto soggettivamente politico: delitto politico è il delitto comune determinato, in tutto

b) o in parte, da motivi politici. Secondo questa definizione un qualunque delitto comune

può diventare un delitto politico quando esso sia determinato in tutto o solo in parte da

motivazioni politiche.

Esempio: anche un furto, una rapina, un sequestro di persona (delitti comuni) possono

diventare politici quando colui che li commette è spinto a commetterli, in tutto o in parte,

da motivi politici.

MOTIVO POLITICO = deve essere inteso in senso restrittivo, non riferendo la motivazione a

un qualunque motivo, interesse di natura sociale. Ma più restrittivamente a motivazioni

ideologiche che riguardino non genericamente i rapporti sociali ma riguardino in particolare il

modo di concepire lo stato e il modo di intendere il modo di intendere i rapporti tra lo stato e

i propri cittadini. Motivo politico è quella motivazione ideologica che coinvolge la visione

complessiva dello stato, lo svolgersi particolare dei rapporti fra le istituzioni e i cittadini.

È quello che avviene nei delitti anarchici o terroristici. Coloro che agiscono per realizzare tali

reati lo fanno perché hanno una loro diversa, particolare concezione dello stato rispetto a

quella rappresentata dall’assetto istituzionale dello stato italiano.

Non basta un generico motivo sociale: non basta a far diventare politico l’omicidio di un

datore di lavoro. Occorrono motivazioni ideologiche.

Esempio: sequestro Moro. Questo poteva essere un delitto politico e cioè il sequestro di un

personaggio politico per finalità ideologiche che riguardavano proprio la diversa visione delle

brigate rosse della conformazione dello stato.

DELITTO POLITICO

a) Nozione di delitto politico del Codice Penale

La nozione di delitto politico così come configurato dall’art. 8 3° comma è molto ampia.

Combinandosi con il 1° comma (che consente di andare a punire il delitto politico commesso

anche all’estero dal cittadino o dallo straniero) fa emergere un volto del delitto politico, nella

prospettiva dell’art. 8, in chiave repressiva, sanzionatoria. Si tende ad andare a perseguire

il maggior numero di delitti politici commessi all’estero.

Il delitto soggettivamente politico è quello determinato in tutto o solo in parte da motivi

politici. Quindi per trasformare un sequestro di persona, una rapina in delitto politico è

sufficiente che il soggetto attivo del reato abbia agito spinto solo in parte da un motivo

politico. Il motivo politico potrebbe anche coesistere con finalità di carattere individuale

egoistico. Le rapine, i sequestri commessi per finanziare un movimento insurrezionistico

rimarrebbero delitto politico anche se il soggetto insurrezionale agisse anche

contemporaneamente allo scopo di arricchirsi. Quindi il motivo politico potrebbe coesistere

con un fine di profitto individuale (lucro) perché è sufficiente che il motivo politico operi

anche solo in parte al fine di trasformare un delitto comune in delitto politico.

b) Nozione di delitto politico della Costituzione

Per effetto delle previsioni costituzionali in materia di estradizione (ma non solo) è possibile

gettare una diversa luce sul delitto politico.

La costituzione parla del delitto politico in relazione all’estradizione vietando l’estradizione, di

regola, sempre ed escludendola rigorosamente nel caso di delitti politici.

ART 26 Cost

ART. 10 4° COMMA Cost  ribadisce il divieto di estradizione in materia di reati

politici per lo straniero.

Dalla costituzione emerge un duplice divieto di estradizione in relazione al delitto politico a

favore sia del cittadino che dello straniero. Da ciò si percepisce come la prospettiva

costituzionale nei confronti del delitto politico sia diversa rispetto a quella del codice. Qui la

natura politica del reato viene vista non più nella prospettiva sanzionatoria, repressiva ma in

una prospettiva garantista.

Mentre il codice penale tende ad allungare la mano il più possibile sui soggetti autori di

delitti politici, dovunque abbiano commesso il reato anche se il reato è parzialmente

soggettivamente politico, la costituzione ritrae la mano.

Questa nuova prospettiva viene ribadita nel codice di procedura penale.

c) Nozione di delitto politico nel Codice di Procedura Penale

ART. 698 CPP 

REATI POLITICI Tutela dei diritti fondamentali della persona.

Mentre l’art. 8 del cp parla di delitto politico, l’art. 698 cpp parla di reati politici: fornisce una

nozione più ampia rispetto a quella del codice.

Tale rubrica ci proietta nella dimensione garantista, fatta già propria dalla Costituzione.

L’estradizione non può essere concessa per un delitto politico quando lo stato richiedente

l’estradizione si serve di questo strumento per sottoporre il soggetto per il quale si richiede

l’estradizione per ragioni politiche ad atti persecutori o discriminatori ovvero lo stato che ha

ottenuto l’estradizione sottoponga l’estradato a trattamenti disumani o degradanti o tali a

configurare una violazione dei diritti fondamentali della persona. In questi casi l’estradizione

non può essere concessa.

Il reato politico diviene un pretesto per sottoporre in realtà certi imputati o condannati o ad

atti discriminatori o persecutori o comunque trattamenti disumani e degradanti e in ogni caso

che violano i diritti fondamentali della persona.

Dalla costituzione e dal codice di procedura penale emerge una possibile nozione di delitto

politico più ampia rispetto a quella che emerge dall’art. 8 cp. Questo perché possono essere

considerati reati politici anche tutti quei reati che non sarebbero politici ai sensi dell’art. 8 ma

che però diventano politici in considerazione del fatto che in conseguenza di questi reati il

soggetto che li ha commessi potrebbe essere sottoposto nello stato richiedente

l’estradizione a trattamenti disumani, crudeli, degradanti o comunque che violano i suoi diritti

fondamentali. Qualunque reato, al di là di quelli che sarebbero politici ai sensi dell’art. 8,

possono diventare politici ai fini del divieto di estradizione ex art. 698 tutti quei reati che

esporrebbero il condannato a quei rischi drammatici a cui fa riferimento l’art. 698. Ne

emerge una nozione più ampia rispetto l’art. 8 perché qualunque delitto può diventare

politico quando in esso sia insito il pericolo che il soggetto che lo ha commesso venga

sottoposto nello stato che richiede l’estradizione a quei trattamenti disumani o deleteri a cui

fa riferimento l’art. 698.

Per altri versi però dalle norme della costituzione emerge la possibilità di concepire il delitto

politico in maniera più ristretta rispetto a quelli dell’art. 8.

Ai fini del divieto di estradizione (ex art. 10.4 e 26 cost.) non possono essere considerati

delitti politici (e quindi l’estradizione può essere concessa perché non vale più il divieto delle

norme costituzionali) quei delitti che, anche se ex art. 8 avrebbero questo connotato politico,

configurano le violazioni più gravi dei diritti fondamentali dell’uomo.

Esempio: genocidio o crimini di guerra o crimini contro l’umanità non possono essere

più considerati delitti politici cioè delitti invocando la natura politica dei quali si possa evitare

l’estradizione. Questo perché il genocidio come i crimini di guerra offendono il minimo senso

di dignità dell’uomo, della persona umana. Rispetto a delitti di questa natura non si può

invocare la loro presunta possibile natura politica. Nonostante la loro teorica valenza

politica, però dato che sono fatti criminosi che offendono l’essere umano nella sua essenza

fondamentale di persona umana, rispetto a questi delitti non si può invocare la natura

politica al fine di evitare l’estradizione.

In questo caso il concetto di delitto politico di restringe.

4) DELITTI COMUNI COMMESSI ALL’ESTERO

ART. 9 10 si tratta di delitti comuni commessi all’estero dal cittadino (art. 9) o dallo

straniero (art. 10).

Il legislatore tende ad applicare a più casi possibili la legge penale italiana. Questo perché

nella visione autoritaria e autarchica dello stato, evidentemente il legislatore italiano si fidava

solo di se stesso e non dell’autorità straniere. Tendeva ad applicare la legge penale italiana

al maggior numero di casi fidandosi solo di se stesso.

ART. 9 DELITTO COMUNE DEL CITTADINO ALL’ESTERO

1° COMMA  si punisce il cittadino che commette in territorio estero un delitto per il

quale la legge italiana stabilisce come pena l’ergastolo o la reclusione non inferiore

minimo a 3 anni.

Basta che venga commesso in territorio straniero un delitto per il quale è stabilita la

reclusione in termini edittali nel mimino di 3 anni per rendere applicabile al cittadino la

legge penale italiana, dovunque abbia commesso questo delitto comune.

In tale ipotesi si richiede un ulteriore condizione (diverse da quelle previste all’art. 8): il

cittadino viene punito solo se ricorre la condizione della presenza del reo nel territorio dello

stato.

È necessario che il cittadino abbia commesso all’estero il delitto in questione ma per

renderlo punibile occorre che egli si trovi nel territorio dello stato italiano. Lo stato italiano

manifesta il suo interesse a perseguire questi reati però questo interesse si concretizza

solo quando il cittadino (reo) metta piede nel territorio dello stato. Se il cittadino ha

commesso il reato all’estero e se ne sta all’estero, lo stato italiano non andrà a punirlo.

2° COMMA  delitto per il quale è stabilita una pena restrittiva della libertà personale di

minore durata senza specificare quanto minore. Quindi è possibile punire il cittadino

italiano che ha commesso all’estero un delitto comune anche se per questo delitto è

prevista una pena inferiore nel minimo 3 anni. Potrebbero bastare anche 15 giorni perché

la pena minima della reclusione è di 15 giorni.

In questo caso, però, aumentano le condizioni. È necessaria la presenza del reo, la

richiesta da parte del ministro della giustizia ed eventualmente la querela o l’istanza

nell’ipotesi in cui sono previste queste ulteriori condizioni di procedibilità.

ART. 10 

DELITTO COMUNE DELLO STRANIERO ALL’ESTERO riguardano i casi di

delitto comune commesso all’estero dallo straniero. La potenza espansiva della legge

penale italiana si manifesta fino a esplicarsi in rapporto a fatti di reato commessi all’estero

dallo straniero.

1° COMMA  ipotesi del delitto comune commesso all’estero dallo straniero ai danni

dello stato italiano o di un cittadino italiano.

2° COMMA  ipotesi del delitto comune commesso all’estero ai danni di uno stato

estero o di uno straniero. Quindi è punibile, in base a questo comma, il delitto comune

commesso all’estero dallo straniero ai danni di un altro straniero. Abbiamo la conferma

ulteriore di quanto forte sia la pretesa punitiva dello stato italiano tanto che si spinge a

rendere punibile, secondo il nostro diritto penale, fatti di reato commessi all’estero da uno

straniero ai danni di uno straniero.

Nelle 2 ipotesi (1 e 2 comma) ciò è possibile sono se ricorrono le condizioni indicate.

Inoltre, nel caso del reato commesso ai danni dello straniero o dello stato straniero, sono

richieste anche altre condizioni: occorre la reclusione non inferiore a 3 anni; estradizione.

5) RINNOVAMENTO DEL GIUDIZIO

ART. 11 

RINNOVAMENTO DEL GIUDIZIO si prevede l’istituto del rinnovamento del

giudizio.

1° COMMA  Nell’ipotesi in cui un cittadino o uno straniero abbia commesso un reato

nel territorio dello stato punibile secondo la legge penale italiana. Successivamente fugge

all’estero.

Il reato è commesso in Italia e il suo autore si ripara all’estero. In questo caso l’art. 11 dice

che anche se il cittadino o lo straniero che ha commesso reati in Italia, si ripara all’estero

ed è stato già giudicato all’estero esso può essere giudicato una seconda volta anche in

Italia. In questo caso si fa eccezione al fondamentale principio NE BIS IN IDEM e cioè che

non si può essere giudicati 2 volte sul medesimo fatto.

2° COMMA  Questa possibilità è estesa anche ai casi degli articoli 7, 8, 9 e 10. se nel

caso dell’art. 6 non occorre nessuna condizione, nei casi degli art. 7, 8, 9 e 10 occorre la

richiesta del ministro della giustizia.

ART. 12 

RICONOSCIMENTO DELLE SENTENZE PENALI STRANIERE parla del

riconoscimento delle sentenze penali straniere. Alla sentenza penale straniera, pronunciata

per un delitto, può essere dato riconoscimento solo a certi fini. Tendenzialmente è ammessa

la possibilità di riconoscere, ad opera del nostro ordinamento interno, una sentenza penale

pronunciata all’estero non pro reo ma contra reum nel senso che il riconoscimento viene

effettuato per trarvi delle conseguenze negative per il reo.

Per stabilire la recidiva: si tratta di un effetto negativo.

1) Esempio: un soggetto commette un reato all’estero. Viene giudicato all’estero e riporta

una condanna. Poi riporta una condanna anche in Italia. Lo stato italiano riconosce la

sentenza straniera perché in questo caso, avendo già il reo commesso un reato per il

quale è stato giudicato all’estero e poi ne commette un altro per il quale riporta una

condanna in Italia allora la sentenza pronunciata all’estero viene riconosciuta ai fini di

dichiarare recidivo il soggetto. Quindi il riconoscimento avviene contra reum.

Quando la condanna importerebbe, secondo la legge italiana, una pena

2) accessoria. Il riconoscimento è negativo perché viene riconosciuta validità a una

sentenza stranera per un reato e con una pena che, secondo la legge penale italiana,

comporterebbe oltre alla pena principale anche la pena accessoria.

C) LA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE CONTRO

IL CRIMINE

1) ESTRADIZIONE ART. 13

Trova la sua disciplina nel codice penale (ex ) e nel codice di procedura penale.

ESTRADIZIONE = strumento delicato perché, per effetto di essa, un soggetto che ha

commesso un reato, viene consegnato da uno stato a un altro stato. C’è estradizione attiva

vista dalla parte del soggetto che la richiede ed estradizione passive vista dalla parte del

soggetto che riceve la richiesta.

È uno strumento molto importante nella strategia di contrasto del crimine transnazionale,

efficace strumento di cooperazione internazionale fra gli stati. Al tempo stesso è uno

strumento molto delicato e che quindi la legge munisce di particolari garanzie enunciando,

rispetto ad essa, una serie di principi.

Principio di Ne bis in idem (non 2 volte per il medesimo fatto): non enunciato

espressamente. L’estradizione è uno strumento supplementare: lo stato che riceve la

richiesta di estradizione può decidere di punire lui il soggetto per il quale viene richiesta

l’estradizione. Per i fatti in materia di estradizione vale la regola OUT DEDERET OUT

PUNIRE (o consegnare o punire). L’Italia riceve una richiesta di estradizione dalla Francia.

L’Italia ha l’alternativa o di punire lei il supposto reo per il quale è stato richiesta

l’estradizione o farlo punire alla Francia.

2) PRESUPPOSTI DELL’ESTRADIZIONE

ART. 13 2° COMMA

  

Principio della Doppia Incriminazione Per concedere

l’estradizione è necessario che il fatto per il quale viene richiesta l’estradizione sia

previsto come reato sia dalla legge dello stato che fa la richiesta sia dalla legge Italiana.

Il fatto deve essere incriminato dalle legislazioni di entrambi gli stati. Questa è una

garanzia perché altrimenti l’estradizione potrebbe essere concessa solo per un fatto che

costituisce reato per una sola delle 2 normative. Quindi tale principio ha la funzione di

limitare il margine di operatività dell’estradizione stessa.

ART. 13 3° COMMA

  

Principio di Reciprocità L’estradizione può essere

concessa per reati che siano previsti dalle convezioni internazionali oppure per reati che

non siano previsti dalle convenzioni internazionali purché le convenzioni non ne facciano

divieto e purché tra gli stati esista questo accordo in termini di reciprocità. Tra gli stati

(stato italiano e stato straniero) deve esistere un fatto di estradizione: entrambi gli stati

sono disposti contemporaneamente a concedere e a richiedere l’estradizione. Ma questo

deve essere reciproco.

Esempio: io Italia ti do un certo soggetto purché tra me e te, nuova Zelanda, vi sia un

accordo per cui tu, per quel fatto specifico, sei disposto anche tu a concedermi

l’estradizione nel caso in cui io te la chiedessi.

Ci deve essere un rapporto bilaterale tra gli stati nei casi non previsti dalle convenzioni

internazionali per cui gli stati preventivamente si riconoscono il diritto di richiedere

all’altro l’estradizione.

ART. 699 CPP

  

Principio di Specialità non previsto nel codice penale ma nel

codice di procedura penale.

La concessione dell’estradizione è subordinata alla condizione che il soggetto che viene

estradato in relazione a un fatto di reato anteriore rispetto alla consegna e diverso da

quello per il quale l’estradizione è stata concessa venga sottoposto a misure restrittive

della libertà personale. Addirittura tale norma afferma che per un fatto anteriore rispetto a

quello per il quale è stata richiesta l’estradizione il soggetto una volta che l’estradizione è

stata concessa dallo stato italiano e ottenuta dallo stato straniero il soggetto non venga

poi consegnato a un altro stato.

Con l’estradizione può succedere che

1 Esempio: Supponiamo lo stato X richiede all’Italia l’estradizione di tizio in relazione a un

fatto di rapina. Ci sono condizioni di reciprocità, c’è la doppia incriminazione e quindi l’Italia

potrebbe concedere l’estradizione. Potrebbe accadere che all’Italia viene richiesta di

concedere l’estradizione per il reato di rapina ma , una volta che l’Italia ha concesso

l’estradizione in relazione a questo reato per il quale sussistono le condizioni, lo stato

straniero potrebbe sottoporre il soggetto estradato ad una pena per un fatto anteriore e

diverso rispetto a quello per il quale ha richiesto e ottenuto l’estradizione. Questo perché, ad

esempio, lo stato straniero vuole sottoporre l’estradato a una pena per un reato ideologico

che in quell’ordinamento è considerato un fatto molto grave mentre invece in Italia non è

reato ma libera manifestazione delle proprie opinioni.

Questo fatto è molto grave perché viola i rapporti di fiducia che si instaurano tra gli stati.

2 Esempio: Oppure può succedere che lo stato X ci richieda l’estradizione per un certo

reato non per punire lui l’estradato ma per poi consegnarlo a sua volta a un altro stato.

Tutto ciò è vietato in base al principio di specialità affermato dall’art. 699 1° comma c.p.p.

Divieto che l’estradizione venga usata come sotterfugio per sottoporre l’estradato a una

pena diversa rispetto a quella per la quale era stata richiesta l’estradizione e anche per

mascherare la consegna dell’estradato a un altro stato in modo che tutto sfugga al controllo

dello stato che ha concesso l’estradizione.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto Penale, Mantovani. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: i limiti spaziali di applicazione della legge penale nazionale, (principio di territorialità, criteri di universalità, di personalità attiva, della difesa), l’obbligatorietà della legge penale, la determinazione del locus commissi delicti (luogo del commesso reato), il criterio della condotta, dell’evento e dell’ubiquità con i relativi esempi.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Mantovani Marco Orlando.

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