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L'interesse ed il vantaggio nei gruppi societari.

Il decreto non dispone nulla in ordine alla disciplina dei gruppi di società, di modo che spetta

all'interprete ricostruire lo statuto normativo di una società facente parte di un gruppo,

individuandone i presupposti, i limiti e le garanzie. Nel caso di un ente singolarmente considerato,

infatti, la responsabilità si fonda su un interesse o un vantaggio direttamente attribuibile all'ente

stesso a seguito della commissione di un reato da parte della persona fisica qualificata; nel caso di

gruppo, invece la questione di interesse va ricondotta ad una visione di interesse del gruppo di

appartenenza. Di certo, è da escludere una aprioristica identificazione della controllante come

indiscusso ed unitario centro di gestione dell'interesse, a cui ricondurre automaticamente

aprioristicamente la relativa responsabilità amministrativa.

L'interesse e il vantaggio in relazione ai reati colposi.

L'ampliamento del catalogo dei reati presupposto anche ai delitti colposi di omicidio e lesioni gravi

o gravissime derivanti, commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul

lavoro crea difficoltà interpretative in relazione ai requisiti oggettivi dell'interesse e del vantaggio.

Secondo una possibile, ma non soddisfacente, interpretazione, i criteri d'imputazione in esame

potrebbero essere riferibili al risparmio sui costi della sicurezza o al guadagno sui tempi operativi

che si intendeva conseguire a beneficio dell'ente o che è stato effettivamente conseguito.

I criteri di imputazione soggettiva.

Non è sufficiente un collegamento oggettivo tra la persona fisica e la persona giuridica, né che il

reato sia posto in essere nell'interesse o a vantaggio dell'ente perché quest'ultimo sia sanzionabile;

occorre altresì dimostrare la c.d. colpa di organizzazione dell'ente medesimo. A tale scopo, il

legislatore ha previsto e diversificato i criteri di attribuzione soggettiva della responsabilità a

seconda della categoria di appartenenza degli autori individuali, se soggetti apicali o soggetti

dipendenti. Solo nel caso in cui il reato presupposto sia commesso da un apicale, peraltro, è previsto

un'inversione dell'onere probatorio (“l'ente non risponde se prova”); viceversa, nell'ipotesi di

reato commesso dal sottoposto l'onere della prova della mancata adozione e dell'inefficace

attuazione dei modelli organizzativi grava sull'accusa.

I modelli organizzativi.

I modelli organizzativi fungono da criterio di esclusione della punibilità, da un lato; sono criteri

di attenuazione delle conseguenze sanzionatorie conseguenti alla responsabilità dell'ente, se

efficacemente attuati, dall'altro. L'adozione del modello organizzativo dell'ente è facoltativa e non

obbligatoria. La mancata adozione, infatti, non è soggetta ad alcuna specifica sanzione ma espone,

ovviamente, la società alla responsabilità nel caso in cui siano commessi fatti di reato da parte degli

apicali o dei dipendenti dell'ente stesso.

L'organismo di vigilanza.

Nell'ambito della predisposizione di un modello organizzativo, il legislatore ha previsto l'istituzione

di un organo interno all'ente destinato a controllare l'efficacia del modello organizzativo. A tal fine,

l'organismo di vigilanza deve essere dotato di tutti i poteri necessari per assicurare una puntuale ed

efficiente vigilanza sul funzionamento o sull'osservanza del modello organizzativo adottato

dall'ente. La concreta operatività dell'organismo comporta che esso disponga di risorse finanziarie

necessarie per far ricorso, ad esempio, a consulenti esterni, avvalersi delle strutture aziendali, ecc.

Per quando riguarda la configurabilità di una responsabilità penale, in capo ai componenti

dell'organo di controllo, allorché un soggetto facente parte della persona giuridica commetta un

reato nell'interesse dell'ente, pare sia da escludersi un siffatta responsabilità. Infatti, l'obbligo

gravante sull'organismo di controllo è un obbligo di sorveglianza. Ne consegue che l'organismo in

questione è privo di quei poteri di intervento che fondano la posizione di garanzia su cui si basa la

responsabilità omissiva di cui all'art. 40 c.p.

IL SISTEMA SANZIONATORIO.

Il decreto prevede la sanzione pecuniaria come sanzione principale di carattere generale. Le

sanzioni interdittive si applicano invece, congiuntamente a quella pecuniaria, solamente in relazione

ai reati per i quali sono espressamente previste e solo qualora ricorrano determinate condizioni. Si

aggiunge poi la confisca, come sanzione principale e obbligatori, e la pubblicazione della sentenza,

applicabile dal giudice in alcuni casi. Sanzione pecuniaria.

È una sanzione principale di carattere generale. La quantificazione avviene attraverso uno

strumento per quote: in relazione ad ogni reato presupposto è stabilito un numero minimo e uno

massimo di quote ed il valore di ogni quota, che deve, a sua volta, rispettare un minimo ed un

massimo. Quindi il giudice sarà chiamato a determinare: il numero di quote da applicare in

relazione al minimo ed al massimo previsto per la singola ipotesi di reato; il valore delle singole

quote. La somma finale sarà frutto della moltiplicazione. Nella determinazione delle quote da

irrogare il giudice dovrà tenere conto:

• della “gravità del fatto”: relativa all'entità oggettiva dell'offesa arrecata all'interesse tutelato

dalla fattispecie criminosa ed ogni altro tipo di conseguenza derivante dall'illecito;

• del “grado di responsabilità dell'ente”: riguarda, fondamentalmente, la distinzione fra gli

illeciti commessi da soggetti in posizione apicale e quelli attribuibili ai dipendenti; riguarda,

inoltre, apprezzamenti che afferiscono all'intensità del coinvolgimento dell'ente nell'illecito,

desumibile, principalmente, dal grado di efficienza e diligenza dimostrato nell'adozione e

nella implementazione dei modelli di prevenzione del rischio-reato;

• dall'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la

commisurazione di ulteriori reati.

L'importo della quota deve, poi, essere fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali

dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione. Per quanto riguarda le modalità di

accertamento delle condizioni economiche e patrimoniali, il giudice potrà avvalersi dei bilanci o

delle altre scritture comunque idonee a fotografate tali condizioni.

Riduzione della pena pecuniaria.

È prevista una riduzione della sanzione al verificarsi di determinate condizioni. Innanzitutto si fa

riferimento ad una riduzione fissa (della metà), che opererà se “l'autore ha commesso il fatto nel

prevalente interesse proprio o di terzi e l'ente non ne ha ricavato un vantaggio o ne ha ricavato un

vantaggio minimo” oppure se “il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità”.

Viene poi prevista, al secondo comma, una riduzione della sanzione attraverso un “range di

riduzione” (da...a) all'interno del quale il giudice dovrà muoversi per quantificare la riduzione: nel

caso in cui l'ente si sia attivato per una riparazione del danno o una eliminazione delle

conseguenze illecite; oppure abbia colmato le sue lacune in termini di colpa di organizzazione.

Il terzo comma, successivo, prevede un'ulteriore riduzione (dalla metà ai due terzi) se ricorrono

entrambi i comportamenti riparatori. Il quarto ed ultimo comma fissa un limite minimo al di sotto

del quale non è consentito al giudice di scendere (10.329 euro).

Sanzioni interdittive.

Si applicano, congiuntamente a quelle pecuniarie, solamente nei casi in cui sono espressamente

previste e solo qualora ricorrano almeno una di alcune determinate condizioni:

• l'ente ha tratta dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti

in posizione apicale o soggetti sottoposti all'altrui direzione e, in questo caso, la

commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative;

• vi è stata reiterazione degli illeciti (ente che sia stato condannato in via definitiva almeno

una volta per un illecito dipendente da reato e ne commette un altro nei cinque anni

successivi alla condanna definitiva).

Le sanzioni interdittive hanno una durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni e non

possono essere applicate in casi di particolare tenuità del fatto. Le sanzioni interdittive sono:

• interdizione dall'esercizio dell'attività;

• sospensione o revoca delle autorizzazione, licenze o concessioni funzionali alla

commissione dell'illecito;

• divieto di contrattare con la p.a., salvo che per ottenere la prestazione di un pubblico

servizio;

• esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi, sussidi e l'eventuale revoca di quelli


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Exxodus

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto penale sulla responsabilità degli enti con riferimento ai seguenti argomenti trattati: il D.lgs 231/2001, l'ambito di applicazione soggettiva, i criteri di attribuzione della responsabilità, persone fisiche autrici del reato, i soggetti sottoposti all'altrui potere di vigilanza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Mazzacuva Nicola.

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