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La risoluzione ad agire può essere la conseguenza immediata di un impulso ad agire (dolo impeto), oppure può essere presa e

mantenuta ferma fino al compimento dell’azione (dolo di proposito).

Il momento volitivo del dolo può assumere 3 forme:

1. dolo intenzionale, il soggetto agisce allo scopo di realizzare il fatto.

Nei reati a dolo specifico, caratterizzati dalla presenza nel dettato normativo di formule “al fine di”, il legislatore richiede che

l’agente commetta il fatto avendo di mira un risultato ulteriore, il cui realizzarsi non è però necessario alla consumazione del

reato.

Nei reati a dolo generico le finalità perseguite dall’agente sono irrilevanti per l’esistenza del dolo.

2. dolo diretto, l’agente non persegue la realizzazione del fatto, ma si rappresenta come certa o come probabile al limite della

certezza l’esistenza di presupposti della condotta o il verificarsi dell’evento come conseguenza dell’azione.

3. dolo eventuale, il soggetto si rappresenta come seriamente possibile (non come certa) l’esistenza di presupposti della

condotta o il verificarsi dell’evento come conseguenza dell’azione e pur di non rinunciare all’azione e ai vantaggi che si

ripromette, accetta che il fatto possa verificarsi.

Il soggetto decide di agire “costi quel che costi” (accettazione del rischio del verificarsi del fatto).

Il dolo eventuale:

- delinea i confini della responsabilità penale, ciò accade per i fatti che sono previsti nella sola forma del delitto doloso, come

nel caso dei fatti di danneggiamento che possono verificarsi anche per colpa ma che la legge punisce solo se commessi con

dolo;

- rappresenta la linea di confine che separa l’area della responsabilità per dolo da quella della responsabilità per colpa.

Il dolo eventuale va distinto dalla colpa cosciente, infatti sebbene abbiano in comune la previsione dell’evento, nella colpa

cosciente l’agente si rappresenta il possibile verificarsi dell’evento, ma ritiene per colpa che non si realizzerà nel caso concreto

(per leggerezza sottovaluta quella possibilità); nel dolo eventuale, chi ritiene seriamente possibile la realizzazione del fatto,

rassegnandosi, agisce accettando tale eventualità.

La rappresentazione e la volizione devono avere per oggetto il fatto concreto, che corrisponde alla figura legale del fatto

incriminato.

Nei reati a dolo generico l’oggetto della rappresentazione e della volizione è solo il fatto concreto, eventi ulteriori sono al di fuori

dell’oggetto del dolo, rilevano come motivi che aggravano o alterano la pena.

Nei reati a dolo specifico l’oggetto del dolo è più ampio, abbraccia sia il fatto concreto, sia l’evento che l’agente deve perseguire

come scopo (es sequestro di persona a scopo di estorsione).

Quanto al decorso causale è necessario e sufficiente che l’agente abbia attribuito alla sua azione l’attitudine a causare in concreto

quell’evento, mentre è irrilevante che abbia previsto un decorso causale diverso da quello che poi si è verificato (aberratio causae).

L’agente deve rappresentarsi e volere tutti gli elementi costitutivi del fatto di reato, compresa la qualità del soggetto attivo che

caratterizza i reati propri. Il soggetto privo della qualifica richiesta dalla norma incriminatrice risponde di concorso doloso nel reato

proprio se sapeva che la persona da lui istigata possedeva le qualità richieste dalla norma stessa.

L’erronea supposizione di trovarsi in una situazione che, se esistesse veramente, integrerebbe gli estremi di una causa di

giustificazione riconosciuta dall’ordinamento, esclude il dolo, a meno che l’erronea supposizione sia determinata da colpa

(nessuna persona ragionevole sarebbe caduta in quell’errore). L’errore esclude il dolo (la credibilità dell’errore non può fondarsi

solo sulle affermazioni dell’agente, deve essere accertata e provata) anche se inescusabile, il reato è punito come delitto colposo.

L’accertamento del dolo avviene attraverso massime di esperienza, utilizzate tenendo conto di tutte le circostanze del caso

concreto (gli elementi che lo compongono sono desunti da dati esteriori: condotta post delictum, personalità dell’agente e interessi

che lo animavano, movente).

Dolo nei reati omissivi

Quanto al momento rappresentativo il soggetto che ha l’obbligo di agire deve innanzitutto essere a conoscenza, anche in forma

dubitativa, dei presupposti di fatto dai quali scaturisce il dovere di agire.

Il soggetto deve sapere poi qual è l’azione da compiere. Inoltre nei reati omissivi impropri il soggetto deve rendersi conto che il

compimento dell’azione per lui doverosa potrebbe impedire il verificarsi dell’evento, neutralizzando così il decorso causale che

potrebbe produrlo.

Quanto al momento volitivo del dolo è necessario che il soggetto decida di non compiere l’azione doverosa e, nei reati omissivi

impropri, è necessaria l’accettazione dell’eventualità del verificarsi di un evento che sarebbe stato impedito dal compimento

dell’azione doverosa.

2) LA COLPA (art 43 cp)

La realizzazione per colpa di un fatto antigiuridico comporta una responsabilità meno grave rispetto alla realizzazione dolosa dello

stesso fatto. Inoltre si tratta di un criterio di attribuzione della responsabilità che ha una struttura del tutto diversa dal dolo.

La colpa consta di (art 43 cp):

elemento negativo, assenza di dolo, il fatto deve essere stato realizzato involontariamente;

o elemento positivo, negligenza, imprudenza, imperizia o inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.

o

Le leggi la cui inosservanza dà vita a colpa sono quelle che impongono o vietano una data condotta, al fine di neutralizzare o

ridurre il pericolo che da quella condotta possano derivare eventi dannosi o pericolosi rilevanti ai sensi di una fattispecie di reato

colposo (l’inosservanza può dare luogo a sanzione amministrativa o a sanzione penale).

Fonte delle regole di diligenza, prudenza e perizia sono le norme giuridiche emanate dal legislatore (leggi) o dal potere esecutivo

(regolamenti), gli ordini di altre pubbliche autorità, gli atti emanati dai singoli soggetti privati che esercitino un’attività pericolosa

(discipline).

Vi sono poi numerose attività rischiose per le quali è impensabile che possano essere dettate norme scritte.

La colpa che deriva dall’inosservanza di regole codificate è colpa specifica; tutta l’area restante è colpa generica (regole la cui

individuazione grava sul giudice).

Il giudice per individuare le regole di diligenza, prudenza e perizia non fa riferimento a quel che si usa fare, ma a quello che si

doveva fare in un dato momento (si confronta il comportamento del singolo agente con quello di un uomo ideale, preso come

modello di riferimento).

L’inosservanza di una regola cautelare contenuta in una norma giuridica è sempre sufficiente a fondare la colpa? Il quesito ha

senso per le sole regole cautelari a contenuto rigido (impongono al destinatario una condotta precisa, e non rapportata al caso

concreto, regole cautelari a contenuto elastico), l’inosservanza delle quali dà vita a colpa a meno che siano presenti circostanze

concrete tali da rendere il rispetto della norme fonte di aumento del rischio.

Il legislatore ha assunto come prototipo di reati colposi il reato colposo di evento (colposa deve essere sia la condotta sia l’evento

che ne deriva). In tali reati il dovere di diligenza ha un duplice contenuto:

1. riconoscere il pericolo del realizzarsi del fatto antigiuridico con i sensi, con gli strumenti apprestati dalla

tecnica per potenziare i sensi, con le regole di esperienza note all’agente modello;

2. neutralizzare o ridurre il pericolo che si realizzi il fatto antigiuridico; l’adempimento di questo dovere può

comportare la totale astensione dall’agire.

Il carattere colposo della condotta può derivare o dal mancato riconoscimento del pericolo di realizzazione del fatto o dalla

mancata adozione dei comportamenti necessari per neutralizzare il pericolo.

Secondo il principio di affidamento ciascuno degli agenti può considerare che il comportamento dell’altro sia conforme alle regole

di diligenza, prudenza e perizia; limite logico del principio di affidamento è che le circostanze del caso concreto lascino riconoscere

la possibilità di altrui comportamenti colposamente pericolosi.

Nei reati colposi di evento la violazione della stessa regola di diligenza deve caratterizzare come colposa tanto l’azione, quanto

l’evento. Il nesso che intercorre tra colpa ed evento è duplice:

a. l’evento concreto deve essere realizzazione del pericolo che la norma violata mirava a prevenire. L’evento deve essere il

risultato di una delle serie di sviluppi causali il cui prevedibile avverarsi rendeva colposa la condotta dell’agente;

b. bisogna appurare se la condotta rispettosa delle regole di diligenza avrebbe evitato, nel caso concreto, il verificarsi

dell’evento.

L’insussistenza del nesso tra colpa ed evento esclude che chi ha tenuto la condotta colposa possa essere assoggettato alla pena

prevista per la causazione colposa di quell’evento; rimane la possibilità che la condotta colposa sia punita di per sé.

Nei reati colposi di mera condotta il fatto si esaurisce nella realizzazione di una condotta, in presenza di dati presupposti, senza

che debba verificarsi un evento. Le regole di diligenza che l’agente deve rispettare sono finalizzate non a prevenire eventi futuri,

ma ad assicurare che l’agente compia i controlli necessari nel momento in cui esegue l’azione.

Nei reati omissivi impropri la colpa si configura verso chi è destinatario di obblighi di protezione o di controllo. La colpa può

consistere:

nell’inottemperanza al dovere di attivarsi per riconoscere la presenza del pericolo;

o nel mancato compimento delle azioni necessarie per neutralizzare/ridurre il pericolo.

o

L’evento non può essere addebitato a colpa se il soggetto non poteva evitarlo nemmeno compiendo le azioni che la diligenza gli

imponeva di compiere.

Il grado della colpa, cioè il divario tra la condotta concreta e il modello di condotta che l’agente doveva rispettare, rileva ai fini della

commisurazione della pena.

Una forma più grave di responsabilità per colpa è la colpa cosciente, l’agente per leggerezza sottovaluta la possibilità del verificarsi

dell’evento che ha previsto, o sopravvaluta le proprie capacità di evitarlo.

RESPONSABILITA’ OGGETTIVA

Il codice prevede una serie di ipotesi di responsabilità oggettiva nelle quali il fatto di reato è addossato all’agente senza che sia

necessario accertare la presenza del dolo o della colpa. Si tratta però di una disciplina in contrasto con l’art 27 cost (principio di

personalità della responsabilità penale), pertanto il giudice deve interpretare le norme che prevedono la responsabilità oggettiva in

conformità alla costituz.

1) Responsabilità oggettiva in relazione all’evento

La legge prevede un aggravamento della pena al verificarsi di una conseguenza naturalistica del reato, già integrato in tutti i suoi

elementi costitutivi (es abbandono di minori o incapaci con conseguente morte).

La maggior pena potrà essere applicata soltanto se l’evento era uno sviluppo prevedibile ed evitabile, con la diligenza esigibile da

un uomo ragionevole, del fatto concreto volontariamente realizzato dall’agente.

2) Responsabilità oggettiva in relazione ad elementi del fatto diversi dall’evento

Art 117 cp: concorso di persone nel reato proprio; non è necessario che l’estraneo conosca la qualifica soggettiva dell’intraneo

nell’ipotesi in cui la qualità dell’autore determini un mutamento del titolo di reato. Se muta il titolo di reato per taluno di coloro che vi

sono concorsi, anche gli altri rispondono dello stesso reato.

L’aberratio ictus è l’ipotesi in cui si cagiona un’offesa a una persona diversa da quella alla quale l’offesa era diretta (l’agente

risponderà solo se l’offesa è dovuta a colpa).

3) Responsabilità oggettiva in relazione all’intero fatto di reato

Art 116 cp: il fatto concreto realizzato dall’autore integra una figura di reato diversa da quella che chi partecipa voleva contribuire a

realizzare, chi partecipa è comunque responsabile se una persona ragionevole avrebbe potuto prevedere che sarebbe stato

commesso quel diverso reato.

IPOTESI DI RESPONSABILITA’ PER COLPA

Le circostanze che aggravano la pena sono valutate a sfavore dell’agente solo se da lui conosciute o ignorate per colpa o ritenute

inesistenti per errore determinato da colpa.

Nei reati di stampa vi è una responsabilità per colpa se il direttore responsabile poteva, con la dovuta diligenza, rendersi conto ed

evitare che, col mezzo della pubblicazione, venisse commesso un reato.

Nel caso dell’aberratio delicti (per errore nell’uso dei mezzi di esecuzione o per un’altra causa si cagiona un evento diverso da

quello voluto) si ha responsabilità per colpa se un uomo ragionevole, al posto dell’agente, avrebbe potuto rendersi conto che il

sasso scagliato per infrangere una vetrina poteva ferire un passante.

La morte o la lesione di una persona che conseguono alla commissione di un fatto come delitto doloso sono poste a carico

dell’agente solo se cagionate con colpa, solo cioè se si tratti di conseguenze prevedibili da un uomo ragionevole.

3) L’ASSENZA DI SCUSANTI

L’agente ha commesso il fatto in presenza di scusanti, cioè di circostanze anormali che, nella valutazione legislativa, hanno influito

in modo irresistibile sulla sua volontà e sulle sue capacità psicofisiche, ed era inesigibile un comportamento diverso da quello

posto in essere.

Vi è un catalogo tassativo di scusanti, quindi eventuali lacune possono essere colmate solo dal legislatore, e non dal giudice in via

analogica.

4) LA CONOSCENZA O CONOSCIBILITA’ DELLA NORMA PENALE VIOLATA

Infatti non ha senso punire chi non era in grado di scegliere tra il rispetto e la violazione della norma penale.

A differenza del codice del 1889 che prevedeva la regola “nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale”,

ora può essere scusato chi ignori l’esistenza della norma incriminatrice o ne dia un’interpretazione erronea, non chi invece versi in

uno stato di dubbio o ne ignori l’esistenza per sua colpa. L’oggetto dell’ignoranza può essere la rilevanza penale del fatto,

l’antigiuridicità del fatto o alcuni elementi della colpevolezza (in particolare la colpa).

5) LA CAPACITA’ DI INTENDERE E DI VOLERE

L’imputabilità richiede la capacità di comprendere il significato sociale e le conseguenze dei propri atti (capacità di intendere), e la

capacità di autodeterminarsi liberamente (capacità di volere).

La capacità di intendere e di volere deve sussistere al momento del fatto, e non vi è un elenco tassativo delle cause di esclusione

di tale capacità.

- VIZIO DI MENTE (art 88 cp)

Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in uno stato di mente tale da escludere la

capacità di intendere e di volere (vizio totale di mente); invece chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in

uno stato di mente tale da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità di intendere o di volere (vizio parziale di mente),

risponde del reato commesso, ma la pena è diminuita.

Il concetto di infermità ricomprende malattie di tipo psichico e fisico tali da incidere sulle capacità intellettive e volitive.

Per l’accertamento del vizio è sempre necessaria una perizia psichiatrica.

La persona riconosciuta affetta da vizio totale di mente non viene sottoposta a pena per difetto di colpevolezza, ma, se

socialmente pericolosa e se il fatto commesso integri la figura di un delitto doloso punito con la reclusione superiore nel massimo a

2 anni, l’agente verrà sottoposto al ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario o alla libertà vigilata.

In caso di vizio parziale l’agente è sottoposto alla pena diminuita nella misura di 1/3 ove sia ritenuto socialmente pericoloso, verrà

ricoverato in una casa di cura e di custodia, o sottoposto alla libertà vigilata.

- SORDOMUTISMO (art 96 cp)

È riferibile a ogni forma di sordomutismo, congenito o acquisito, non al solo mutismo o alla sola sordità. Il legislatore obbliga il

giudice ad accertare caso per caso se il sordomuto sia capace di intendere e di volere nel momento della commissione del fatto.

Se non sia capace il soggetto è prosciolto per difetto di punibilità, e un’attenuazione di pena, fino ad 1/3, è riservata ai casi in cui la

capacità di intendere o di volere risulti grandemente scemata.

Il sordomuto può essere sottoposto a ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario,ad assegnazione a una casa di cura o di

custodia, o alla libertà vigilata.

- MINORE ETA’

Il compimento del 18° anno di età al compimento del fatto segna il limite oltre il quale il soggetto è imputabile.

Chi al momento della commissione del fatto non aveva ancora compiuto i 14 anni è sempre considerato non imputabile.

Per chi al momento del fatto aveva compiuto i 14 anni, ma non ancora i 18, la legge subordina la dichiarazione di imputabilità ad

un accertamento caso per caso. Per quanto riguarda i criteri il pubblico ministero e il giudice formeranno il loro convincimento sulla

base di elementi quali le condizioni personali, sociali e ambientali del minorenne.

Se imputabile gli verrà inflitta la pena per il reato da lui commesso, diminuita nella misura massima di 1/3; se non imputabile e

riconosciuto socialmente pericoloso verrà sottoposto ad una misura di sicurezza: la libertà vigilata o il riformatorio giudiziario.

- AZIONE DELLE SOSTANZE ALCOOLICHE O STUPEFACENTI (art 91 cp)

Nel complesso tale disciplina fa prevalere finalità di difesa sociale, rispetto al principio di colpevolezza.

Il codice contempla diverse ipotesi:

• ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore, derivata da un accadimento imprevedibile o da una forza

esterna invincibile esercitata da un altro uomo o dalla natura.

Il soggetto non è imputabile se, al momento della commissione del fatto, l’ubriachezza era piena, tale da escludere la

capacità di intendere e di volere; il soggetto è imputabile, ma soggetto ad una pena diminuita nel massimo di 1/3, se

l’ubriachezza non era piena, ma tale da scemare grandemente la sua capacità di intendere e di volere. Nei confronti di

questi soggetti non si possono applicare misure di sicurezza.

• ubriachezza volontaria (assunzione di alcool sorretta dall’intenzione di ubriacarsi) e ubriachezza colposa (il soggetto

assume alcool in misura superiore alla sua capacità di tollerarlo, imprudentemente, ignorando o sottovalutando gli effetti che l’alcool

può avere): entrambe non escludono né diminuiscono l’imputabilità.

• ubriachezza abituale, è tale chi è dedito all’uso di bevande alcoliche in maniera sistematica ed è in stato frequente di

ubriachezza. Questo soggetto è imputabile e viene inoltre sottoposto a un aggravamento della pena nella misura massima di 1/3.

Lo stesso trattamento è previsto per chi commetta un reato sotto l’azione di sostanze stupefacenti , e sia dedito all’uso abituale di

tali sostanze.

• cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti, è vista come una alterazione patologica permanente che

incide sul sistema nervoso e, quindi, equiparata al vizio di mente. Si applicano pertanto le disposizioni relative al vizio totale e

parziale.

• ipotesi di incapacità di intendere e di volere preordinata dall’agente, al fine di commettere il reato o di prepararsi una

scusa. In base alla legge il reato commesso deve essere proprio quello che l’agente si proponeva di commettere nel momento in

cui si è posto in stato di incapacità. Se viene commesso un reato diverso nel caso in cui l’incapacità preordinata è dovuta a

cause diverse dall’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti, il soggetto va prosciolto (art 92 cp); ove invece l’incapacità sia dovuta

all’uso di sostanze alcoliche o stupefacenti, la diversità del reato commesso rispetto a quello programmato non esclude

l’imputabilità.

• stati emotivi o passionali, non escludono né diminuiscono l’imputabilità. Tali stati incideranno sull’imputabilità quando siano

la manifestazione esterna di un vero e proprio squilibrio mentale, tale da integrare gli estremi di un vizio totale o parziale di mente.

CAP IX LA PUNIBILITA’

Insieme delle condizioni, ulteriori ed esterne rispetto al fatto antigiuridico e colpevole, che possono fondare o escludere

l’opportunità di punirlo.

Fondano la punibilità le condizioni obiettive di punibilità, si tratta di accadimenti che non contribuiscono a descrivere l’offesa al bene

giuridico tutelato, ma esprimono solo valutazioni di opportunità in ordine all’inflizione della pena. Sono del tutto svincolate dal dolo o

dalla colpa (art 44 cp).

Escludono la punibilità:

a. alcune situazioni concomitanti alla commissione del fatto antigiuridico e colpevole, che ineriscono alla posizione personale

dell’agente o ai suoi rapporti con la vittima (cause personali di non punibilità);

b. alcuni comportamenti dell’agente susseguenti alla commissione del fatto antigiuridico e colpevole, tali da impedire che la

situazione di pericolo creata si trasformi in lesione, o tali da reintegrare ex post il bene offeso (cause sopravvenute di non punibilità

o di risoluzione della punibilità);

c. alcuni fatti naturali o giuridici successivi alla commissione del fatto antigiuridico e colpevole, che o sono del tutto

indipendenti da comportamenti dell’agente o comunque non si esauriscono in un comportamento dell’agente e intervenuti dopo la

commissione del fatto e prima della condanna definitiva comportano l’inapplicabilità di qualsiasi sanzione penale (cause di

estinzione del reato):

morte del reo avvenuta prima della condanna;

o amnistia propria, interviene prima della sentenza definitiva di condanna, consiste in un provvedimento generale di

o

clemenza, ispirato a ragioni di opportunità politica, ma degenerato in strumento di periodico sfoltimento delle carceri. L’amnistia

deve essere adottata con legge deliberata a maggioranza dei 2/3 dei componenti di ciascuna camera in ogni suo articolo e nella

votazione finale nell’intero testo. Non si applica ai recidivi, nei casi di recidiva aggravata, reiterata, né ai delinquenti abituali,

professionali o per tendenza;

prescrizione (art 157 cp), la legge dà rilievo al venir meno dell’interesse pubblico alla repressione dei reati. Non

o

cadono mai nell’oblio della prescrizione i reati puniti con l’ergastolo. Il tempo per la prescrizione è:

- 2 o 3 anni per le contravvenzioni punite rispettivamente con l’ammenda o con l’arresto;

- 5 anni per i delitti puniti con la sola multa o la reclusione inferiore a 5 anni;

- 10 anni per i delitti puniti con la reclusione pari o superiore a 5 anni;

- 15 anni per i delitti puniti con la reclusione pari o superiore a 10 anni;

- 20 anni per i delitti puniti con la reclusione pari o superiore a 24 anni.

Il termine per la prescrizione decorre dal giorno della consumazione del reato, per il tentativo dal giorno in cui è

cessata l’attività del colpevole, per il reato permanente dal giorno in cui è cessata la permanenza, per il reato

continuato dal giorno in cui è cessata la continuazione.

Tra gli atti interruttivi si annoverano: l’attivazione dell’autorità giudiziaria, l’interrogazione dell’imputato, l’ordinanza

di applicazione di misure cautelari, la richiesta di rinvio a giudizio, la sentenza di condanna non definitiva; la

prescrizione interrotta ricomincia a decorrere dal giorno dell’interruzione.

Si ha sospensione nel caso di forzata inattività dell’autorità giudiziaria, una volta cessata la causa della

sospensione il tempo decorso anteriormente si somma al tempo decorso dopo il venir meno della causa

sospensiva.

oblazione, ha un campo applicativo limitato alle contravvenzioni. Consiste nel pagamento di una somma

o

di denaro corrispondente a 1/3 del massimo di ammenda stabilita dalla legge per la contravvenzione, o la metà

del massimo quando si tratta di contravvenzione punita con l’arresto o con l’ammenda. Il pagamento di tale

somma estingue il reato. Nel quadro dell’oblazione ordinaria, a fronte della domanda proposta tempestivamente

dall’imputato, il giudice ha l’obbligo di ammetterlo all’oblazione. Nell’oblazione speciale, per le contravvenzioni

punite con pene alternative, il giudice deve valutare discrezionalmente se il concreto fatto antigiuridico e

colpevole sia cosi poco grave da meritare solo la pena pecuniaria, in tal caso accoglierà la domanda di oblazione.

o perdono giudiziale, si indirizza ai minori che al momento della commissione del fatto abbiano compiuto

14 anni, ma non ancora 18. E’ disposto discrezionalmente dal giudice, sulla base della previsione che il soggetto

si asterrà dal commettere ulteriori reati, e può consistere o nell’astensione dal rinvio a giudizio o nell’astensione

della pronuncia della condanna. Al giudice si richiede di quantificare la pena che andrebbe inflitta al caso

concreto, dovendo collocarsi al di sotto del tetto massimo di 2 anni o di 1549 €, inoltre il minore non deve avere

riportato precedenti condanne a pena detentiva per delitto, né deve trattarsi di delinquente o contravventore

abituale o professionale e non deve avere già fruito del perdono giudiziale.

Le cause di estinzione hanno in comune la caratteristica dell’autonomia o specificità del loro campo di applicazione, in base alla

quale: • quando un reato è il presupposto di un altro reato, la causa che lo estingue non si estende all’altro reato;

• la causa estintiva di un reato che è elemento costitutivo o circostanza aggravante di un altro reato non si estende

a quest’ultimo;

• la circostanza aggravante prevista per chi commette un reato per eseguirne o occultarne un altro, non si esclude

a causa dell’estinzione di uno dei due reati;

• nel concorso di persone nel reato l’estinzione del reato ha effetto solo per coloro ai quali la causa di estinzione si

riferisce.

L’imputato può rinunciare all’intervenuta prescrizione o amnistia, così da consentirgli la difesa nel merito e l’eventuale

conseguimento di un proscioglimento che elimini ogni ombra sul suo operato.

CAP X FORME DI MANIFESTAZIONE DEL REATO

IL TENTATIVO (art 56 cp)

Rispetto al corrispondente delitto consumato il tentativo rappresenta un titolo autonomo di reato, e non una circostanza attenuante,

pertanto ha una propria cornice edittale di pena, in particolare la pena spazierà da un minimo pari alla pena minima prevista per il

delitto consumato diminuita di 2/3 e un massimo pari alla pena massima per il delitto consumato diminuita di 1/3.

La norma si riferisce al tentativo dei soli delitti e necessariamente deve essere commesso con dolo.

Si può parlare di tentativo solo se gli atti compiuti dall’agente sono idonei a commettere un delitto, cioè se creano la probabilità

della consumazione del reato, e quindi creano un pericolo per il bene tutelato dalla norma incriminatrice. Il legislatore deve stabilire

quali fra gli atti compiuti dall’agente, se idonei, possono rilevare ai fini del tentativo, deve cioè individuare un momento nell’iter

criminis a partire dal quale può configurarsi il tentativo di un determinato delitto.


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto Penale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Manuale di Diritto Penale, Marinucci, Dolcini. I temi analizzati sono: antigiuridicità, cause di giustificazione, la colpevolezza, il dolo, la colpa, responsabilità oggettiva, assenza di scusanti, capacità di intendere e di volere, vizio di mente, minore età.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto Penale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze giuridiche Prof.

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